ONOREVOLI SENATORI. - La proposta di Forza Italia per la riforma della
Costituzione vuole realizzare cambiamenti fondamentali della forma di Stato
e di Governo, in coerenza con le convinzioni di fondo che animano il nostro
movimento sia dalla sua nascita.
Siamo profondamente convinti, oggi piú che mai, della
necessità di restituire al popolo l'effettivo esercizio della
sovranità ed al cittadino la concreta possibilità di far
valere ogni giorno ed in ogni sede i diritti di libertà. Quei diritti
che, proclamati nella prima parte della nostra Costituzione, troppo spesso
stentano ad affermarsi o sono addirittura negati. Essi devono invece
divenire la regola, il metro di misura del rapporto tra l'individuo e le
burocrazie, tra la persona e l'amministrazione della giustizia.
La sovranità deve tornare al popolo, per troppo tempo relegato al
ruolo di spettatore passivo dei giochi di palazzo. Abbiamo detto piú
volte, e lo ripetiamo ora, che ció puó avvenire unicamente
attraverso l'elezione diretta del massimo responsabile dell'esecutivo, vale
a dire attraverso la scelta di un indirizzo politico legato alla
capacità di un leader
e del suo schieramento. Ad essi deve essere data la possibilità di
realizzarlo cosí che alla fine del mandato la responsabilità
risulti chiara e gli elettori possano riconfermarlo o conferire ad altri la
guida del Paese.
L'azione del Governo dovrà svolgersi lungo il solco tracciato
dalle leggi del Parlamento e sotto il controllo che questo sarà
chiamato a svolgere con una vasta gamma di nuovi e piú incisivi
strumenti, in particolare quelli che il nostro progetto ha apprestato per
l'Opposizione, il cui compito é fondamentale per il mantenimento
delle garanzie di libertà.
Questi princípi possono essere realizzati secondo diverse formule
costituzionali, tra le quali abbiamo scelto, quale base della nostra
proposta, il modello imperniato sull'elezione diretta del Primo ministro e
sul Governo di legislatura.
Nel nostro progetto, il Primo ministro é eletto direttamente dal
popolo a maggioranza assoluta, contestualmente alla votazione per le Camere.
I candidati al Parlamento devono dichiarare il proprio collegamento con uno
dei candidati a Primo ministro all'atto della candidatura. Ciascun candidato
all'elezione a Primo ministro indica il nome del proprio vice Primo
ministro. Primo ministro e Camere durano in carica quattro anni.
Le candidature per l'elezione a Primo ministro possono essere presentate da
partiti o gruppi politici che presentino propri candidati al Parlamento in
almeno due terzi del territorio nazionale. Qualora nessun candidato consegua
la maggioranza assoluta si procede, dopo due settimane, al ballottaggio tra
i due candidati piú votati. Il Presidente della Repubblica nomina
Primo ministro il vincitore.
Il Primo ministro impegna di fronte alle Camere la responsabilità
del Governo sul suo programma.
Le Camere possono approvare, a maggioranza assoluta, una mozione di
sfiducia al Governo.
Il Primo ministro puó chiedere la fiducia alle Camere sul suo
programma o su un testo. La fiducia é accordata se i voti contrari
non sono pari alla maggioranza assoluta delle Camere.
Qualora il Parlamento voti la sfiducia, o respinga a maggioranza assoluta
la richiesta di fiducia, il Primo ministro presenta le proprie dimissioni al
Presidente della Repubblica che procede allo scioglimento delle Camere
stesse ed indice le elezioni per il rinnovo del Governo e del Parlamento. Il
Presidente della Repubblica scioglie altresí il Parlamento ed indice
nuove elezioni su proposta del Primo ministro avanzata in un momento
successivo alla conclusione del dibattito parlamentare sul programma del
Governo.
In caso di dimissioni, di morte o di impedimento permanente del Primo
ministro, dichiarato dal Presidente della Repubblica, questi procede alla
nomina, in sua vece, del vice Primo ministro, che ne eserciterà le
funzioni per il prosieguo della legislatura.
Chi ha ricoperto per due mandati la carica di Primo ministro non é
rieleggibile.
Il Primo ministro nomina e revoca i ministri.
La nostra proposta prevede forti contrappesi e garanzie. La prima,
fondamentale garanzia, in una società libera, é data dalla
diffusione del potere, della sua articolazione su livelli territoriali
diversi, governati da enti autonomamente legittimati e garantiti nella
possibilità di difendere il proprio ambito di attribuzioni e poteri
con strumenti sia politici che giuridici. Nelle società complesse,
quale é quella in cui viviamo, ció rende inevitabile i
contrasti ed i conflitti: uno dei compiti piú alti della politica
é quello di costruire binari sicuri per il loro ordinato svolgimento
e per la loro utile composizione, cosí che nessuna voce resti
soffocata, che le ragioni di tutti possano essere ascoltate.
Ció dovrà avvenire nel quadro di un nuovo assetto della
distribuzione del potere legislativo tra lo Stato e le Regioni.
In questa formula giuridica trova espressione quel grande principio di
organizzazione politico-sociale che é il principio di
sussidiarietà, al quale noi aderiamo fermamente. Questo é
l'unico valido criterio che deve essere necessariamente e rigorosamente
applicato all'interno di ciascun ordinamento regionale. É lo
strumento decisivo per salvaguardare il ruolo politico-istituzionale che la
nostra storia assegna agli enti locali territoriali, primo tra tutti il
comune. Il principio di sussidiarietà diviene in tal modo, nella
nostra proposta, una regola costituzionale che le autonomie locali possono
invocare ricorrendo direttamente alla Corte costituzionale. La costruzione
autonomistica da noi immaginata trova il necessario completamento nelle
norme che istituiscono il federalismo fiscale, integrando cosí la
potestà legislativa delle regioni.
Nel sistema che proponiamo, il livello delle garanzie giurisdizionali
é destinato ad elevarsi. Per questo motivo abbiamo previsto un ruolo
ancor piú incisivo della Corte costituzionale.
La preoccupazione di rafforzare i diritti individuali di libertà
informa tutta la nostra proposta riformatrice e in particolare le norme
sulla riorganizzazione dell'amministrazione della giustizia. Il principio
ispiratore che ci ha guidato é quello della parità delle parti
nel processo: accogliendo una richiesta che da molti anni proviene dagli
operatori del diritto, proponiamo innanzi tutti una precisa prescrizione
costituzionale che impone al legislatore di adottare norme idonee a
garantirla.
Inoltre, anche in coerenza con la concezione che ci porta ad articolare
quanto piú possibile l'organizzazione dei poteri, riteniamo
necessario conferire rango costituzionale al principio della separazione
delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Il nostro scopo non
é soltanto quello di perseguire l'eguaglianza delle parti nel
processo ma anche quello di esaltare l'indipendenza dei due corpi della
magistratura, per i quali prevediamo infatti distinti organi di autogoverno.
Un terzo obiettivo é quello di assicurare una serena ed
equilibrata amministrazione della giurisdizione e della funzione requirente;
a questo fine abbiamo previsto che le modalità di elezione dei due
Consigli superiori siano ispirate al principio non corporativo della
partecipazione degli operatori del diritto.
Queste sono le finalità ed i princípi ai quali ispireremo
con fermezza la nostra azione nel lavoro della Commissione bicamerale.
|
|
Indice |