ONOREVOLI SENATORI. - La trasformazione del sistema politico italiano,
avviata dalla volontà degli elettori con il referendum
del 1993, é oggi bloccata. Certamente questa situazione di stallo
deriva dalla resistenza di uomini, gruppi, oligarchie che temono che la
trasformazione faccia crollare con le loro vecchie abitudini, le loro
situazioni di vantaggio, le loro rendite di posizione. Con altrettanta
certezza si puó dire che la trasformazione é ostacolata dal
permanere di un sistema istituzionale che blocca la strada della democrazia
maggioritaria, impedendo che la scelta su chi deve governare sia compiuta
dai cittadini-elettori, dal popolo. Ma lo sviluppo della democrazia
maggioritaria non puó essere ulteriormente fermato, pena un ritorno
alla democrazia dimezzata, alla stagnazione e alla non-scelta.
Non é piú tempo di rendite oligarchiche; non é
piú tempo di scelte eluse e rinviate. Nei trascorsi cinquant'anni i
vertici del nostro sistema politico hanno potuto sottrarsi a quasi tutte le
responsabilità: l'alleanza occidentale garantiva sicurezza in cambio
di fedeltà, la politica finanziaria e di bilancio poteva erigere la
montagna del debito pubblico per garantirsi la tranquillità
oligarchica mascherata con il nome di "pace sociale". Tutto questo é
finito per sempre ed é venuto il tempo delle responsabilità e
delle scelte: la sicurezza della Nazione non dipende piú da altri che
dagli italiani, la libertà economica ed il mantenimento degli
standard raggiunti non sono piú garantiti dall'esterno, ma
dipendono dalle capacità di scelta dei soggetti politici e dal
sistema istituzionale in cui essi agiscono.
Si deve dunque ripartire dalla riforma dell'ordinamento della Repubblica,
per realizzare un sistema presidenziale, che é lo strumento
piú adatto per mettere l'Italia all'altezza dei problemi imposti dal
quadro nazionale ed internazionale.
La deriva in cui rischia di trovarsi la nazione italiana é stata
costruita all'insegna di una sola regola: decidere tutti insieme su quasi
tutto e se possibile non decidere, non scegliere e rinviare. Bisogna
perció uscire dalla palude della transizione in cui si perpetua
l'assenza di scelte e rovesciare i rapporti distorti tra uno Stato
onnipotente ed una società ed un mercato dipendenti e subalterni, tra
un centro che decide tutto e delle comunità locali questuanti e prive
di autonomia, tra un Parlamento e un Governo senza responsabilità e
senza capacità di azione ed entrambi reciprocamente paralizzati.
L'obiettivo della nostra proposta di sistema presidenziale ha quindi tre
aspetti: liberare la società e l'economia dalle servitú
statalistiche e burocratiche, ridistribuire il potere tra Stato centrale ed
autonomie territoriali, riformulare i rapporti tra Parlamento e Governo,
mettendo entrambi in grado di funzionare autonomamente, di non paralizzarsi
a vicenda e di assumersi responsabilità precise, chiaramente
percepibili e giudicabili dai cittadini-elettori.
La piú importante tra le ragioni che ci portano a presentare un
disegno di legge costituzionale per dare vita ad un sistema presidenziale
é che l'Italia ha bisogno di una vera e propria rivoluzione
costituzionale: il nostro sistema politico ha bisogno di uno shock
istituzionale, che rompa le prassi incancrenite della prima Repubblica, che
spezzi i pregiudizi consolidati e che, finalmente, determini una compiuta
democrazia maggioritaria. La nostra organizzazione politica e giuridica ha
bisogno delle due cose che le sono fino ad oggi mancate: una direzione
politica responsabile, le cui azioni siano visibili e i cui meriti e difetti
siano giudicabili dai cittadini elettori; e una tutela efficace dei diritti
individuali. Siamo invece oggi in una fase di stallo, in una morta gora
in cui la Nazione rischia di affondare. Deve terminare l'avvilente pratica
delle leggi "annunciate" che sono solo manifesti per la trattativa. Deve
terminare l'ancora piú avvilente prassi per cui quando
l'amministrazione non sa, non puó, non vuole agire carica sui
cittadini oneri burocratici, defatiganti procedure, gravi sanzioni e gravi
minacce, di cui la vita quotidiana degli abitanti della Repubblica é
costellata.
Bisogna, purtroppo, constatare che la tendenza alla trasformazione
rischia di arrestarsi bruscamente e che tutto il sistema puó tornare
indietro, nella conservazione istituzionale e nella palude di una democrazia
senza responsabilità. É facile constatare, per esempio, che
molta parte dell'attuale discorrere sul presidenzialismo o sul
"cancellierato", sul modello americano o su quello francese, é fatta
piú di retorica che di proposte, piú di sentimentalismo sulle
astrazioni che di valutazione degli effetti di precise regole di diritto.
É per questa ragione che vogliamo partire da una proposta precisa, un
progetto di legge costituzionale da sottoporre alla discussione e al
confronto.
Lo schema di Governo presidenziale che presentiamo é stato
costruito tenendo conto delle esperienze di altri Paesi e della loro
adattabilità al nostro sistema e alla nostra cultura, evitando, per
quanto possibile, "invenzioni" prive di riscontri applicativi.
Il nostro intento non é quello di imitare questo o quel modello,
bensí di delineare le strutture fondamentali di un presidenzialismo
ben ordinato ed equilibrato, con una proposta che ambisce ad essere organica
e coerente, ma soprattutto aperta ad un dibattito che ci auguriamo il
piú ampio possibile.
* * *
Il testo del progetto si ispira ai princípi della tradizione
liberale.
Il principio di responsabilità: le decisioni sulle politiche
pubbliche devono essere attribuibili ad un soggetto preciso, che se ne
assuma il bene e il male di fronte al corpo elettorale. Senza chiarezza su
chi decide non solo non vi é responsabilità, ma la democrazia
é stagnante perchè copre accordi oligarchici.
Il principio di separazione e controllo reciproco dei poteri. Nella sua
applicazione liberale (non in quella giacobina, fondata sull'idea del
primato dell'assemblea) questo principio afferma che non vi é nessun
"sovrano assoluto", nessun erede del diritto divino dei Re, ma che il potere
deve essere frammentato in modo che nessuno abbia l'ultima parola. Proprio
il sistema presidenziale si é dimostrato storicamente il piú
adatto a creare una situazione di equilibrio tra i poteri, in virtú
del quale nessuno di essi - non il legislativo, non il giudiziario, non
l'esecutivo - possa essere "il vincitore". L'ultima parola spetta sempre ai
cittadini, la cui libertà é maggiormente assicurata proprio
dal conflitto fisiologico tra i poteri piuttosto che da una presunta
"armonia", magari tutelata in modo incontrollabile da arbitri e da garanti.
Nel presidenzialismo ad un'assemblea legislativa eletta si contrappone un
potere esecutivo ugualmente eletto, in modo che nessuno sia "superiore".
Questa é la strada per garantire la piena responsabilità, ma
anche la piena autonomia, di esecutivo e di legislativo.
Il principio della governabilità: votare significa soprattutto
produrre un sistema di decisioni, si vota per "fare il governo". L'elezione
diretta del vertice dell'esecutivo fa sí che le opinioni politiche
presenti all'interno di una comunità siano obbligate ad aggregarsi, a
polarizzarsi in vista di grandi scelte. L'elezione diretta del vertice
dell'esecutivo é perció un mezzo sicuro per scoraggiare le
micro-formazioni politiche, dotate di un elevato potere di interdizione. Ed
é allo stesso tempo un mezzo per spezzare le oligarchie che nella
frammentazione trovano una ragione di sopravvivenza, l'acqua in cui meglio
nuotare. É il sistema per costruire i confini visibili, suggellati
dal voto, tra maggioranza e minoranza.
* * *
Sulla base di questi princípi il testo del nostro disegno di legge
compie scelte precise.
In primo luogo la scelta di un esecutivo "monocratico"; il Capo dello
Stato ed il Capo del Governo sono la stessa persona. Il Capo dell'esecutivo
che sia anche Capo dello Stato puó dare alla struttura amministrativa
unità di indirizzo, puó impedirne la spartizione "feudale",
puó garantire la visibilità delle decisioni. Questa scelta
evita, inoltre, il rischio di un conflitto paralizzante all'interno dello
stesso potere esecutivo.
I punti cardine del sistema proposto sono dunque i seguenti.
Il Presidente della Repubblica é il Capo del Governo ed
é eletto direttamente dal popolo. L'elezione avviene sulla base di
candidature proposte da cinquecentomila elettori; qualora le candidature
siano piú di due, in ciascuna regione si svolgono, alla data
stabilita dalla giunta regionale, elezioni primarie alle quali partecipano
tutti i candidati ammessi. I due candidati che ottengono il maggior numero
di voti su base nazionale partecipano alla elezione per la Presidenza, nella
quale vince chi consegue la metà piú uno dei voti validi.
Questo meccanismo garantisce una forte legittimazione all'eletto
perchè é ispirato al principio per cui gli elettori non solo
scelgono il vincitore, ma selezionano le candidature: spettano a loro la
prima e la seconda scelta.
Queste modalità di elezione esaltano il vantaggio principale del
sistema presidenziale: l'eletto non é solo il vertice delle
istituzioni, ma anche un leader "popolare". La sua
leadership
non dipende dagli apparati, dalle burocrazie di partito, ma dagli elettori.
Questo presidenzialismo ha quindi l'effetto di scompaginare, ad ogni
elezione, le oligarchie partitocratiche, di impedire la loro
cristallizzazione: ogni quattro anni si deve ricominciare.
* * *
Il sistema presidenziale ha due caratteri strutturali: il rapporto tra
Parlamento e Governo ed il rapporto tra Presidente ed amministrazione
pubblica.
Il rapporto tra Parlamento e Governo nel nostro progetto é fondato
sul principio della tradizione liberale: i rispettivi compiti sono quello
del controllo per l'Assemblea, e quelli della decisione e dell'indirizzo per
l'Esecutivo. Il controllo parlamentare si esprime attraverso il parere sulle
nomine, su vigorosi poteri di inchiesta e con la messa in stato d'accusa del
Presidente, anche per corruzione. Per contro l'autonomia di indirizzo
dell'esecutivo é garantita soprattutto dal diritto di veto del
Presidente sulle leggi deliberate dalle Camere. Per dare corpo a questi
princípi il nostro progetto articola la figura del Presidente in
questo modo:
il Presidente dura in carica quattro anni; nomina i ministri dopo aver
acquisito il parere delle Camere e puó revocarli;
il Presidente ha il potere di iniziativa legislativa, é
titolare di un potere regolamentare garantito da una riserva costituzionale
e puó porre il veto nei confronti delle leggi approvate dal
Parlamento, il quale puó peró superare il veto riapprovando la
legge a maggioranza dei tre quinti;
il Presidente presenta il bilancio e le altre leggi in materia di
finanza pubblica, durante il cui esame puó porre il veto nei
confronti di singole disposizioni, fermo restando il potere del Parlamento
di superare il veto a maggioranza dei tre quinti.
Il Presidente non ha il potere di adottare decreti-legge e decreti
legislativi; puó peró chiedere che una Camera si pronunci su
un disegno di legge entro un termine da lui fissato.
Per quanto riguarda il rapporto tra vertice dell'esecutivo e pubblica
amministrazione, il fattore innovativo introdotto dal presidenzialismo
é quello della visibilità e responsabilità dei soggetti
amministrativi. Il sistema presidenziale (e questo vale sia per l'esperienza
statunitense sia per quella francese) riesce infatti a contemperare il
principio di neutralità e di legalità dell'azione
amministrativa (l'organizzazione amministrativa agisce "in conformità
alla legge") con il principio di responsabilità (le violazioni della
legalità e dei diritti sono imputabili a qualche soggetto ed il "capo
dell'amministrazione" ne risponde direttamente agli elettori). Ed é
questa la ragione per cui nel nostro progetto il Presidente nomina, con il
parere del Parlamento, i dirigenti dello Stato e degli enti pubblici.
Tra i sistemi democratici e rappresentativi quello presidenziale é
il piú dinamico: ad ogni elezione cambiano le èlites
politiche, ogni partito che aspira a far vincere il suo candidato si
dà un nuovo capo ed una nuova struttura di comando. Ma l'elemento
dinamico del presidenzialismo deriva soprattutto dal fatto che esso produce
effetti "a cascata" sul sistema politico e sulla dinamica delle istituzioni.
Le implicazioni del presidenzialismo riguardano in primo luogo il
rapporto tra governo centrale e governi locali: un potere centrale forte
deve avere come controparte poteri locali altrettanto forti. In una parola:
il presidenzialismo avvia un esteso sistema di decentramento legislativo. Il
che rappresenta un ulteriore elemento di separazione e bilanciamento dei
poteri, un rafforzamento del principio della separazione.
Nel progetto qui presentato il rafforzamento delle autonomie regionali
trova i suoi pilastri in queste innovazioni:
gli statuti di tutte le regioni - non solo quelle ad autonomia
speciale - sono approvati con leggi costituzionali proposte, ed anche questa
é una novità, dalle regioni stesse;
lo Stato puó approvare leggi solo nelle materie comprese in un
elenco tassativo, tutte le altre rimanendo affidate alla competenza
"esclusiva" delle regioni, senza che lo Stato possa in alcun modo
intromettersi;
le funzioni amministrative dei comuni, delle province e delle regioni
sono stabilite secondo criteri di autonomia e sussidiarietà, fissati
da leggi dello Stato;
le funzioni amministrative decentrate nelle materie di competenza
legislativa dello Stato sono svolte, tranne quelle relative alla giustizia,
alla difesa, alla sicurezza pubblica, alla finanza e ai servizi pubblici
svolti dallo Stato, attraverso le amministrazioni delle regioni, delle
province e dei comuni;
le regioni, le province ed i comuni hanno autonomia finanziaria e
possono imporre tributi propri; ad esse spettano quote del gettito dei
tributi erariali riscossi nei rispettivi territori; lo Stato trasferisce
risorse alle regioni al solo scopo di promuovere il riequilibrio delle aree
meno favorite.
Il nostro progetto di presidenzialismo prevede la trasformazione del
"bicameralismo perfetto" in un sistema di assemblee differenziate. La Camera
dei deputati, eletta contemporaneamente al Presidente della Repubblica,
é composta di 475 membri, dura in carica quattro anni, adotta la
maggior parte delle leggi, ed esercita una penetrante azione di controllo
sull'esecutivo. Il Senato della Repubblica viene eletto a metà del
mandato presidenziale, é composto di 235 membri elettivi, ed é
integrato dai Presidenti delle regioni ogni volta che delibera su grandi
progetti e su questioni relative alle competenze regionali. Quando la Camera
ha approvato una legge, entro trenta giorni e su proposta di almeno un terzo
dei componenti, il Senato puó chiedere il riesame della legge o
proporre modifiche alla stessa. La Camera é allora chiamata a
pronunziarsi in maniera definitiva.
* * *
Il sistema presidenziale implica un rafforzamento degli strumenti di
garanzia. Nel nostro progetto le minoranze parlamentari di entrambe le
Assemblee potranno avvalersi di due nuovi strumenti istituzionali:
commissioni di inchiesta istituite automaticamente su richiesta di un quinto
dei componenti di una Camera; ricorso diretto alla Corte costituzionale, da
parte di almeno un quinto dei componenti, per sollevare la questione di
costituzionalità di una legge (il ricorso é previsto anche per
la Corte dei conti, in relazione a difetti di copertura delle leggi).
Il sistema presidenziale consente di avviare la trasformazione del potere
giudiziario fuori dalle gabbie corporative, per farne il soggetto che tutela
a tutti i livelli i diritti individuali. Ció sarà
concretizzato attraverso la previsione di uno strumento di carattere
giurisdizionale che aumenti ulteriormente l'effettività delle
libertà e delle garanzie dei cittadini: la possibilità di
ricorrere alla Corte costituzionale per chiunque sia stato leso da un atto
dei pubblici poteri nei diritti di libertà garantiti dal titolo primo
della parte prima della Costituzione, che costituiscono un patrimonio
irrinunciabile della nostra democrazia.
* * *
Possiamo riassumere in poche frasi le ragioni che sostengono la nostra
proposta di un "ben ordinato presidenzialismo" per l'Italia.
L'elezione decisiva di tutto il sistema politico diventa quella del
Presidente. Ció costringe le forze politiche ad aggregarsi in modo
tendenzialmente bipolare.
Il presidenzialismo introduce un meccanismo di elevata
responsabilità e visibilità su chi prende decisioni: ogni
elettore saprà da chi derivano le decisioni che lo agevolano e quelle
che lo danneggiano.
Il sistema presidenziale é un meccanismo anti-oligarchico,
perchè ogni elezione scompiglia equilibri, alleanze, compromessi
locali e nazionali.
Il sistema presidenziale garantisce efficienza e visibilità delle
decisioni relative alle politiche pubbliche.
Il sistema presidenziale, infine, rafforza le capacità di
controllo delle Assemblee parlamentari perchè indebolisce la
dipendenza del singolo parlamentare dalle burocrazie di partito.
Tutto ció si puó riassumere in una formula: il
presidenzialismo non é nient'altro che un Governo scelto dal popolo.
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