ONOREVOLI SENATORI. - Questa proposta di riforma costituzionale nasce
sulla scorta dell'elaborazione condotta nell'ambito del progetto finalizzato
del Consiglio nazionale delle ricerche in materia di organizzazione e
funzionamento della pubblica amministrazione, di cui é stato
direttore Sabino Cassese.
Obiettivo di questo disegno di legge é una pubblica
amministrazione al servizio del pubblico. Una burocrazia imparziale ed
efficiente. Una giustizia amministrativa rapida e tempestiva. Non si tratta
di ferri vecchi del repertorio retorico, né di chimere, ma di
obiettivi possibili per un serio disegno riformatore.
La pubblica amministrazione é, in Italia, il principale datore di
lavoro, raccoglie e distribuisce una larga parte delle risorse del Paese,
gestisce i servizi piú importanti per la vita dei cittadini: essa
é la faccia del potere pubblico rivolta verso la società. Nel
dibattito sulle riforme istituzionali l'attenzione si é concentrata
sui "rami alti" del sistema (la riforma elettorale, la forma di Stato),
mentre le questioni relative all'amministrazione non sono state considerate:
seguendo una impostazione formalistica che si stenta ad abbandonare,
l'amministrazione apparterrebbe ai "rami bassi", sarebbe macchina che esegue
automaticamente gli impulsi e le decisioni che vengono dalla politica,
attraverso le leggi e gli indirizzi del Governo.
L'eccessiva fiducia nella capacità salvifica della legge e il
disinteresse per i problemi connessi all'attuazione della legge stessa, fa
tornare alla mente la massima di Bismarck: con cattive leggi e buoni
funzionari si puó pur sempre governare, ma con cattivi funzionari le
buone leggi non servono a niente. Ormai da tempo le ricerche in materia
hanno messo in luce come le maggiori disfunzioni del sistema
politico-istituzionale siano dovute proprio alla debolezza costituzionale
della pubblica amministrazione. Ad una produzione legislativa sovrabbondante
risponde, infatti, in Italia, un rendimento delle istituzioni, dei servizi
resi alla collettività, assai insoddisfacente.
I motivi ispiratori della proposta sono fondamentalmente quattro: la
distinzione fra direzione politica e gestione amministrativa; la
necessità di una burocrazia indipendente e capace; la definizione di
regole chiare e trasparenti per lo svolgimento dell'attività
amministrativa; l'esigenza di ammodernare e rendere efficente il controllo,
anche giurisdizionale, sull'amministrazione. La separazione fra indirizzo
politico e gestione amministrativa é già stata affermata con
alcune leggi recenti: la legge sul procedimento amministrativo (1990), la
riforma delle autonomie locali (1990), il decreto legislativo sul pubblico
impiego (1993), il decreto legge sull'Istituto nazionale di previdenza per i
dipendenti dell'amministrazione pubblica (1993).
Il principio della responsabilità ministeriale affermato nella
Costituzione del 1948 era stato "trapiantato" in Italia dall'esperienza
inglese, senza tenere conto, peró, delle condizioni necessarie,
realizzate in Gran Bretagna, perché quel principio avesse risultati
soddisfacenti. La prima fra queste condizioni é una burocrazia non
subordinata alla politica, responsabile dei propri compiti e non soggetta a
interferenze esterne: una burocrazia retta dal principio di
imparzialità, che funga da contrappeso alla politica. Agli organi di
direzione politica spetta determinare gli indirizzi entro i quali
l'amministrazione deve operare, ma la gestione amministrativa deve svolgersi
nell'interesse del pubblico.
Perché questo sia possibile é necessario rafforzare,
insieme, le garanzie di indipendenza e le responsabilità del
personale am ministrativo. Si deve ribadire, quindi, il principio
dell'accesso per concorso e della selezione secondo merito e capacità
e non per affiliazione e appartenenza a partiti, gruppi, famiglie.
Occorre affermare, contestualmente, il principio della
responsabilità dei funzionari per l'attività amministrativa
svolta e, in particolare, per i risultati dell'attività stessa, di
modo che il rispetto della legittimità formale non possa piú
fungere da schermo per inadempienze ed errori sostanziali.
Una amministrazione posta al servizio del pubblico deve rispettare, poi,
regole rigorose nello svolgimento dei suoi compiti. L'attività
amministrativa deve essere non solo imparziale e trasparente, ma anche
tempestiva. Le decisioni devono essere espresse e motivate. Gli amministrati
hanno il diritto di essere informati, di partecipare, di controllare.
L'amministrazione non puó rifugiarsi nell'inerzia: poiché la
sua inazione puó essere dannosa e illegittima, devono assicurarsi
rimedi sostitutivi.
Sui risultati dell'attività svolta deve esercitarsi il controllo
della Corte dei conti: ai tanti inutili controlli oggi previsti, si deve
sostituire la verifica del raggiungimento effettivo dei fini e degli
obiettivi. La Corte dei conti mantiene alcune delle sue attribuzioni in
materia di contabilità pubblica. L'indipendenza della Corte dei conti
é, infine, garantita e tutelata da un apposito organo, come
già accade per la magistratura ordinaria. Disposizione analoga
é prevista per il Consiglio di Stato.
Anche il sistema di giustizia amministrativa va modificato in
profondità. Si prevede che non possano esservi comportamenti
dell'amministrazione sottratti al controllo del giudice, che la tutela debba
essere efficace, che sia sempre possibile il risarcimento per i danni
provocati dall'amministrazione.
La Commissione Iotti si é pronunciata per l'unificazione della
giurisdizione ordinaria e della giurisdizione amministrativa. Ove tale
orientamento venisse confermato, la proposta prevede comunque che il riparto
di giurisdizione non sia determinato da una norma costituzionale, ma
definito con legge ordinaria e, insieme, che per i giudici chiamati a
controllare l'operato della pubblica amministrazione debbano valere
particolari requisiti di ammissione e criteri di specializzazione. Che i
guasti e le disfunzioni del sistema politico e amministrativo, messi in
evidenza da ultimo dalle inchieste sulla corruzione, non siano piú
sopportabili, né sopportati, dalla collettività é fuor
di dubbio. L'insieme delle norme qui proposte é ispirato
dall'esigenza di elaborare una Costituzione che tenga conto dei bisogni
attuali della società: una Costituzione per domani e non per ieri.
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