PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE - C3067



Onorevoli Colleghi! -
Riteniamo che gli articoli di questa proposta di legge costituzionale dovrebbero essere collocati nella parte prima della Costituzione, ma poiché la legge costituzionale istitutiva della Commissione bicamerale è competente soltanto per l'elaborazione di «progetti di revisione della parte seconda della Costituzione», riteniamo opportuno includere in questa parte della Carta fondamentale un riferimento costituzionale alla lingua italiana, mancante nella sua parte prima, che riconoscerà il ruolo unificante del mezzo di comunicazione più impiegato dai cittadini dello Stato italiano.
Forse non fu ricordata esplicitamente dai Costituenti che scrissero la nostra Carta fondamentale del 1^ gennaio 1948 perché sembrava loro un dato che non aveva bisogno di essere citato. Ora però riteniamo che in sede di revisione della Costituzione sia dovere del Parlamento ovviare a questa omissione, certamente non voluta, per sottolineare insieme l'ufficialità della lingua italiana ed il diritto delle minoranze di usare la loro lingua anche negli atti ufficiali secondo le disposizioni stabilite dalla legge ordinaria.
Abbiamo inserito in questa proposta di legge costituzionale anche un articolo che prevede la creazione del difensore civico e un altro che sancisce il diritto di voto e di eleggibilità per i cittadini dell'Unione europea nelle elezioni comunali, non perché ci sia un rapporto funzionale fra gli articoli ma perché essi, in qualche modo, sono legati da un unico filo, che è quello dell'estensione dei diritti dei cittadini italiani, sul modello dei Paesi europei, per quanto riguarda il difensore civico e il diritto per i cittadini degli altri Stati dell'Unione europea di far parte dell'elettorato attivo e passivo per le amministrazioni comunali.
Le condizioni di applicazione, che potrebbero anche essere estese, ad esempio, alle elezioni regionali, saranno determinate da una o più leggi ordinarie. Per i proponenti era importante scrivere un articolo che, in sede di revisione ed aggiornamento della nostra Costituzione, costituisse un'apertura verso l'unità europea del principio del primo comma dell'articolo 3; apertura che l'Assemblea costituente, che lavorò dal 1946 al 1948, non poteva statuire, anche se molti suoi componenti lo speravano o almeno lo sognavano.
E questa dell'Unione europea sarà proprio la strada su cui gli italiani dovranno camminare nel millennio che sta per iniziare, se vogliamo un futuro di pace, di libertà e di benessere. A questa strada noi dobbiamo dare il marchio, anche in Italia, di una cittadinanza civile e politica europea.


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