PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE - C3055


Onorevoli Colleghi! - Questa proposta di legge costituzionale vuole introdurre nel dibattito sulle riforme un punto di vista fortemente ancorato alla necessità di salvaguardare il carattere parlamentare del nostro ordinamento costituzionale.
Non condividiamo infatti l'idea e le proposte di chi, ponendo giustamente il problema di una più efficace funzionalità dei meccanismi decisionali del nostro sistema politico istituzionale, utilizza queste convinzioni per introdurre riforme orientate ad un presidenzialismo più o meno temperato.
L'onestà intellettuale e politica impone di ricordare che l'opzione della politica istituzionale della sinistra ha un suo fondamento nel grande valore che non solo i costituenti del 1948, ma tutta la migliore dottrina costituzionalista continua a dare al Parlamento, inteso non solo come sede della sovranità popolare, ma anche e soprattutto come luogo da cui derivano e discendono gli altri poteri politici e decisionali.
Il Parlamento non è un «laccio» che impedisce la governabilità, ma è il luogo in cui governabilità e sovranità popolare trovano la naturale sintesi ed efficacia con un'interdipendenza reciproca che non può scindersi, se non si vuol far venir meno il carattere democratico e partecipato del nostro impianto costituzionale. Il presidenzialismo, in assenza di presupposti storici e sociali propri dell'esperienza statunitense, e in una fase di disaffezione della politica e di priorità dell'informazione radiotelevisiva è indubbiamente la riforma più pericolosa. Essa esprime l'immagine semplificata della democrazia come delega autoritaria, per sua natura non rappresentativa della complessità e pluralità delle forze e degli interessi che confliggono nella società. Il modello francese, indebitamente etichettato come semipresidenzialismo è inoltre ancora peggio, equivalendo ad una sostanziale liquidazione del ruolo del Parlamento.
Il nostro dissenso dalla proposta presidenzialista non significa affatto che non avvertiamo la necessità di riforme volte a rimediare alla crisi delle nostre istituzioni.
È il nostro presupposto di partenza che è invece profondamente diverso: noi avvertiamo la necessità di valorizzare effettivamente la rappresentanza e la centralità del Parlamento, introducendo il bicameralismo differenziato capace di distinguere la Camera dei deputati dal Senato delle autonomie, luogo quest'ultimo di rappresentanza effettiva, non solo delle Regioni, ma di tutte le autonomie locali. Da più parti, e la realtà conferma questo dato, si denuncia la complessità e la lunghezza dei tempi di definizione dell'iter legislativo nell'attuale sistema. A questo problema crediamo sia possibile dare una risposta che non stravolga la funzione del Parlamento, ma che, al contrario, ne rafforzi la centralità delle Commissioni, la differenziazione delle priorità legislative da affrontare tra le due Camere, nonché la modifica dei regolamenti.
Il rafforzamento del Parlamento non solo non esclude il rafforzamento del Governo, ma ne rappresenta, in una democrazia fondata sulla diversità dei poteri, il necessario presupposto. La stabilità del rapporto di fiducia tra Parlamento ed esecutivo sarebbe senz'altro accresciuta dall'elezione del Presidente del Consiglio dei ministri, secondo il modello tedesco, da parte della Camera dei deputati. Questa soluzione aumenterebbe, tra l'altro, anche il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, che rimarrebbe estraneo dalle funzioni di indirizzo politico inevitabilmente connesse alla designazione del Presidente del Consiglio dei ministri. Al Presidente del Consiglio dei ministri deve essere poi riservato il potere di nomina e revoca dei ministri. Quanto all'esigenza di dare stabilità ai Governi essa sarebbe adeguatamente soddisfatta dall'introduzione dell'istituto della sfiducia costruttiva, ossia dalla possibilità di revocare il Governo solo con una mozione che raccolga la maggioranza dei voti a sostegno di un altro Governo.
Vi è poi un'altra importante novità in questa proposta di legge costituzionale che è rappresentata dal vincolo del 28 per cento del bilancio corrente del nostro Stato per spese a finalità sociali. Attualmente le spese sociali nel nostro bilancio ricoprono circa il 25 per cento del bilancio. Questo vincolo sociale e solidaristico deve essere un valore costituzionale entro cui lo Stato sociale, anche se necessariamente riformato deve trovare protezione e sviluppo soprattutto nel momento in cui correttamente la sovranità europea si sovrappone alla sovranità nazionale. Questa proposta di legge costituzionale, che ha carattere aperto, é stata frutto di un'elaborazione teorica e istituzionale che riprende anche alcune riflessioni delle associazioni che da mesi si stanno battendo per mantenere il contenuto parlamentare della nostra Costituzione, contro ogni forma di presidenzialismo. Tra queste, per correttezza, voglio citare il Comitato per la democrazia istituzionale a cui aderiscono, tra gli altri, il dottor Franco Ippolito, l'onorevole Franco Russo, e i comitati per la Costituzione a cui aderisce, tra gli altri, l'ex giudice della Corte costituzionale Ugo Spagnoli.
Tra i lavori parlamentari, il contributo fondamentale alla stesura di questa proposta di legge costituzionale viene dalla proposta di legge costituzionale presentata il 20 maggio 1994, firmata dagli onorevoli Iotti, Bassanini, Berlinguer, Occhetto, Guerzoni, Napolitano, Giugni, Mussi, Novelli, Mattioli, Spini, che riprende i lavori della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, istituita nella XI Legislatura e che, pur con alcune modifiche è da noi ritenuta punto di equilibrio per una proposta di modifica della parte seconda della Costituzione, ancora oggi valido e coerente al disegno dei Costituenti del 1948.


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