Signore Colleghe, Signori Colleghi! - Ci attende un compito importantissimo: la Commissione bicamerale appena istituita dovrà elaborare quelle norme che muteranno l'assetto della nostra forma di Stato, di Governo, e il sistema delle garanzie costituzionali.
Le competizioni elettorali acquisteranno un significato sempre più importante, poiché è largamente condivisa la volontà di approvare riforme che consentano all'elettorato la formazione di maggioranze chiare e forti, in grado di garantire la stabilità degli esecutivi. È a partire da queste convinzioni che abbiamo, nel recente passato, mutato le leggi elettorali a livello regionale e locale.
La proposta di legge costituzionale che qui presentiamo intende garantire che tutte le consultazioni elettorali e referendarie si svolgano in condizioni di sostanziale parità tra tutti i soggetti.
La proposta introduce nella Costituzione l'articolo 139-bis, che è composto di due commi. Nel primo comma viene confermato un principio che è alla base di ogni democrazia consolidata: tutte le consultazioni elettorali e referendarie devono svolgersi nel rispetto del principio della uguale opportunità tra i vari soggetti partecipanti. Tale principio rafforza quindi quelle misure già adottate dal legislatore per consentire a tutti i soggetti, indipendentemente dalla propria capacità economica, di partecipare realmente alle competizioni elettorali.
Il secondo comma introduce una riserva di legge in materia di pari trattamento e accesso ai mezzi di comunicazione di massa durante le campagne elettorali referendarie.
Stiamo vivendo in un'epoca di grandi innovazioni tecnologiche che hanno condotto alla società delle comunicazioni e dell'informazione. Eppure i mass media tradizionali continuano, e fortunatamente continueranno, ad essere strumento di informazione fondamentale. Questa è la ragione per cui tutti i Paesi democratici hanno approvato norme speciali dirette a garantire che durante le campagne elettorali e referendarie i diversi mass media assicurino eguali condizioni ai diversi soggetti politici. Ma il legislatore dovrà stabilire tali condizioni tenendo conto delle peculiarità di ciascun mezzo. La stampa - che utilizza una risorsa disponibile a tutti, la carta, e che in ogni caso richiede che il cittadino si rechi in edicola per l'acquisto e compia lo sforzo della lettura - potrà essere assoggettata al solo vincolo della parità di offerta per le inserzioni pubblicitarie. Diverso è il problema della televisione via etere, che utilizza una risorsa scarsa, l'etere, e quindi non costituisce una attività di impresa accessibile a tutti. In secondo luogo la giurisprudenza delle varie corti costituzionali ha rilevato come la sua forza consista nella capacità di entrare nelle case di tutti, registrando i più alti indici di ascolto nelle ore serali, quando la soglia di attenzione delle persone diminuisce. In questo caso le norme sulla parità di trattamento e di accesso dovranno essere più stringenti, e riguardare anche la presenza in video dei vari soggetti. È ovvio che ancora diversa potrà essere la disciplina per le emittenti via cavo, qualora la disponibilità di canali sia in grado di garantire eguali opportunità alle varie forze politiche e sociali. Infine, è evidente che ai mass media controllati da soggetti pubblici potranno essere richiesti adempimenti aggiuntivi per assicurare una adeguata informazione ai cittadini.
È superfluo ricordare che la proposta non ha alcun intento censorio nei confronti dell'attività giornalistica. L'obiettivo è garantire la parità di trattamento durante le campagne elettorali e referendarie, riaffermando così i princìpi vigenti in tutte le democrazie più mature.
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