Onorevoli Colleghi! - Il testo proposto all'attenzione della Camera dei deputati è stato la prima Costituzione dall'impronta marcatamente federalista ad essere presentata nella storia della Repubblica. Un segno significativo di una certa difficoltà dell'idea federalista, i cui depositari sono stati per molti anni una voce minoritaria e spesso incompresa.
Ora a sei anni dalla prima presentazione (eravamo nella X legislatura), quello stesso testo viene riproposto, pur con qualche modificazione, nella certezza che si tratti di un utile confronto in vista della stagione delle riforme e non è un caso che la ripresentazione coincida con l'ormai deciso avvio della Commissione bicamerale per le riforme, a cui si danno grandi speranze e alla cui attenzione sarà assegnata questa proposta.
Ma, mentre ancora alcuni anni fa, l'impostazione federalista era poco diffusa, oggi - almeno apparentemente - il federalismo è sempre più, e soprattutto per un numero crescente di forze politiche, la strada da intraprendere. Ma quale federalismo? Ognuno sembra dare a questo termine una propria interpretazione e forse contenuti diversi. Per evitare equivoci, come già avvenuto in passato, abbiamo ritenuto utile offrire questa nostra proposta, che vuole tra l'altro essere una risposta precisa a chi - pensiamo agli studi della Fondazione Agnelli - vorrebbe con un tratto di penna cancellare secoli di storia, come nel caso sciagurato in cui il nuovo assetto italiano togliesse dalla carta geografica e dal panorama istituzionale la Valle d'Aosta. Una logica macro-regionale che ha purtroppo fatto tendenza e che spesso torna alla ribalta.
Noi siamo invece per un'Italia federale, all'interno di un'Europa federalista, immaginando questa Costituzione come parte integrante di una costruzione europea rispettosa dei piccoli popoli, come antidoto ai danni del vecchi e nuovi nazionalismi.
Già nell'XI legislatura la Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, bocciata l'opzione federalista, pur affidando al futuro costituente materiale utile per il confronto, non ottenne gli esiti sperati. Ecco perché in questa fase storica appare nuovamente utile riproporre all'attenzione dei colleghi la proposta di legge costituzionale presentata una prima volta nell'ottobre 1991, ripresentata nel novembre 1993 e nuovamente nell'aprile 1994. Una sua riproposizione vale, anche questa volta, come testimonianza di una Costituzione federalista, i cui contorni principali, benché sia trascorso del tempo, restano validi ed originali.
Il valore del testo presentato deriva proprio dal fatto che si tratta di uno sforzo, pur imperfetto e certamente correggibile, di concretizzare le istanze federaliste in un momento nel quale si deve entrare nel vivo e lasciare il terreno alla mera teorizzazione.
Nel riproporre alcune parti della relazione che accompagnava la proposta di legge costituzionale nel testo presentato già nel 1991, non si può non osservare come alcuni temi abbiano poi avuto uno sviluppo importante. Pensiamo ad esempio al risveglio delle nazionalità, al dibattito ricco sull'integrazione europea, alla consapevolezza in Italia della crisi della politica. In particolare, i vasti fenomeni di corruzione emersi in questi anni risultano anche conseguenza di un imperfetta organizzazione istituzionale della Repubblica e di una cattiva applicazione della Costituzione vigente. Da segnalare inoltre la riscoperta dei problemi etnici e delle identità culturali e anche il recente dibattito sul secessionismo, che non deve essere liquidato come fenomeno folcloristico o propagandistico ma che ha in sé il senso profondo di cosa potrebbe avvenire qualora non si imboccasse la strada del federalismo.
Per altro in tutti i Paesi europei si discute sul superamento dello Stato nazionale nella duplice chiave di lettura dell'organizzazione interna (autonomia e decentramento) e dell'integrazione europea (Europa degli Stati, Europa delle Regioni o Europa dei popoli).
I movimenti autonomistici storicamente radicati, come l'Unione Vald|f.taine, hanno elaborato dal dopoguerra ad oggi una serie di analisi sull'Italia repubblicana ed hanno indicato nelle soluzioni che si rifanno al cosiddetto federalismo integrale l'unica strada percorribile in una visione di confronto con le più mature forze autonomistiche ed etniche europee e in un rapporto di collaborazione in Italia fra le forze politiche che credono in questa scelta.
È indubbio che nell'analisi storica e politica dello Stato italiano quel che si nota dall'unità d'Italia in poi è il progressivo e periodico fallimento della versione centralista dello Stato nazionale tradizionale. Molti ed autorevoli commentatori nel periodo risorgimentale, nell'Italia liberale, nel periodo fascista e nel dopoguerra hanno analizzato a fondo i limiti e le carenze che hanno avuto come conseguenza l'attuale stato di sfascio e di degrado del sistema politico italiano. Ci sono dunque una serie di «tare» che sin dall'inizio hanno caratterizzato lo Stato unitario, solo formalmente corrette da una Costituzione repubblicana di compromesso e nella realtà dei fatti dimostratasi scarsamente autonomistica, in parte per i propri contenuti ed in parte per l'interpretazione che ne è stata data dal sistema dei partiti che ha guidato l'Italia dal 1945 sino ad oggi. Al quadro bisogna aggiungere proprio la degenerazione, definita «partitocrazia», che non a caso ha generato le varie «tangentopoli» ed ha aumentato la distanza fra i cittadini e le istituzioni ed un crescendo di richieste di cambiamento culminato con la fine presunta della prima Repubblica.
È in questa fase che si pone la necessità di decidere quale strada intraprendere e quali strumenti adoperare per giungere ad una totale revisione della Costituzione, per conciliare la stabilità di governo con i rapidi tempi di decisione che oggi sono richiesti, per sviluppare il ruolo di ogni comunità prevedendo tuttavia momenti di sintesi e di confronto. Solo una riscrittura radicale della Costituzione può consentire l'uso del termine «seconda Repubblica». La speranza è che lo Stato italiano, Stato unitario in cui la concentrazione dei poteri è solo parzialmente attenuata dall'articolazione amministrativa e legislativa regionale, divenga uno Stato federale. Non si tratta più semplicemente di variare equilibri fra gli organi di vertice delle istituzioni repubblicane. Bisogna rifondare la Costituzione materiale, avendo ben chiaro che è necessario porre al centro di questo processo costituente le entità regionali. Ed è quanto l'Union Vald|f.taine ha fatto con uno studio attento e con la presente proposta di legge costituzionale, discussa ed approvata in passato anche dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
I tempi di attuazione della Costituzione repubblicana in vigore sono stati lenti e spesso le scelte sono state molto contraddittorie. L'esempio lampante sono i limiti frapposti negli anni alla già limitata possibilità di esprimersi delle Regioni e delle Province autonome. In maniera disinvolta si è ricorso nei tempi agli escamotage più diversi per limitare le autonomie speciali. Significativo in questo senso, addirittura al di fuori della Costituzione, il concetto di «funzione di indirizzo e coordinamento» che assegna allo Stato poteri enormi di compressione delle possibilità delle Regioni e delle Province autonome. Dei ritardi è facile dire: basti pensare alla tardiva nascita delle Regioni a statuto ordinario, al loro scarso peso e, più in generale, alla sopravvivenza, in parallelo, di uno Stato delle autonomie e di una articolazione locale dello Stato, dagli uffici periferici dei ministeri ai prefetti, che sono la perfetta conseguenza di un disegno falsamente autonomistico. Esemplificativa appare la trattazione che è stata fatta, dal dopoguerra sino ad oggi, di tutta la finanza locale, con le Regioni e i Comuni costretti ad un rapporto di sudditanza e di passività nei confronti delle decisioni centrali. Si può dire, in fondo, che il disegno regionalista è fallito proprio per i limiti strutturali, ma anche per il processo di asfissia a cui lo Stato centrale lo ha costretto.
Aggiungiamo ancora che ad occupare l'attuale Repubblica è stato un sistema dei partiti che ricalcano in scala, influenzando ed essendone influenzati, il sistema statale. I grandi partiti di massa, nelle loro trasformazioni, si sono sempre più sclerotizzati, occupando tutti gli spazi possibili, chiudendo ogni possibilità reale di confronti interni e vanificando i propositi costituzionali che assegnavano al momento partecipativo il loro ruolo più rilevante.
Da questa premessa discende un atteggiamento scettico nei confronti della reale possibilità di un processo di spontaneo cambiamento all'interno dell'attuale sistema politico e costituzionale. Il rischio cioè è che si perpetui uno spirito trasformistico, modernamente forse lo si potrebbe chiamare consociativo, che si limiti a parlare delle necessità delle grandi riforme, ma che nella realtà dei fatti, con abile operazione di immagine, porti a lievi aggiustamenti per garantire la sopravvivenza dell'attuale Stato nazionale e di tutti i soggetti che ne sono intrinseca espressione.
L'Union Vald|f.taine, che rigetta ogni forma di violenza e teme semmai che possa prevalere in questa fase la tentazione di svolte autoritarie, ritiene dunque che il dibattito in corso non potrà sortire alcun effetto se si limiterà ad essere affrontato sul semplice terreno del confronto tattico fra i partiti.
È per questo che, pregiudizialmente ad ogni ulteriore approfondimento, quel che importa anzitutto è definire un sistema che permetta di dibattere sul nuovo Stato federale. Infatti bisogna rifuggire da tentazioni di qualunquismo e cercare vie nuove che permettano di ricostruire un clima di fiducia. Perché la gente, la società civile, gli operatori economici, insomma noi tutti abbiamo bisogno di essere governati in modo serio ed onesto, da una classe politica responsabile, secondo regole che consentano una reale partecipazione ed una vera autonomia.
La Valle d'Aosta ha grandissime potenzialità che spesso non vengono sfruttate a causa di un centralismo oramai anacronistico ed invasivo.
Il bisogno di aria nuova richiede un nuovo tipo di sforzo progettuale coraggioso e lucido, che dal basso costringa i vertici al cambiamento.
L'Union Vald|f.taine studiando la presente proposta di legge costituzionale ha fatto la sua parte in questo pensando al futuro della Valle d'Aosta, dell'Italia e dell'Europa in un quadro diverso, moderno ed efficiente. Per non essere la zavorra dell'Europa ma una parte viva e vitale di questo continente che nel progetto di integrazione europea, se l'Europa sarà federalista, ha trovato la via per assicurarci un futuro di benessere materiale e morale.
Proponiamo con forza un progetto di Costituzione federale per l'Italia, una proposta articolata e ragionata che vede nelle Regioni attuali, trasformate attraverso una loro libera scelta in Repubbliche federate fra loro, il pilastro di un nuovo modo di concepire lo Stato in Italia.
Sintetizziamo ora alcuni punti:
i diversi popoli che formano lo Stato italiano esercitano il diritto di autodeterminazione, si costituiscono in Repubbliche sovrane, le quali si uniscono con un patto federale per costituire la Federazione italiana;
le competenze della Federazione sono fissate dalla Costituzione federale, quelle che non sono demandate in modo esplicito alla Federazione sono esercitate direttamente dalle Repubbliche;
gli organi della Federazione si costituiscono seguendo princìpi della democrazia rappresentativa. Essi sono: il Presidente della Federazione, il Parlamento federale formato dalla Camera dei deputati e dal Senato delle Repubbliche, il Governo federale, il Tribunale supremo federale;
la Camera dei deputati, che incarna il vincolo federale, è eletta a suffragio universale;
il Senato delle Repubbliche, in cui queste hanno pari dignità, è eletto dai Parlamenti delle Repubbliche federate e assicura un raccordo diretto e permanente fra le Repubbliche e la Federazione.
Queste sono in sintesi le linee direttrici della nostra proposta, che certo appaiono come del tutto innovative rispetto all'attuale quadro centralistico che al sistema esistente somma la politica delle Authorities, degli interventi straordinari dello Stato, di un Parlamento che tende a legiferare anche nelle materie più minute. La strada da intraprendere è un'altra, che prevede lo scardinamento dell'attuale Stato, la soppressione di gran parte di Ministeri e una profonda riforma della pubblica amministrazione, un riavvicinamento dei cittadini alla politica ed una forte assunzione di responsabilità da parte degli elettori e degli eletti.
Solo ultimamente, con i disegni di legge noti come «Bassanini» si è visto qualche passo in avanti nella direzione del cambiamento.
Con la nostra proposta di legge costituzionale si esprime la necessità di fondare assieme i cambiamenti dello Stato e della politica.
In questo siamo aperti al confronto ed al dialogo con tutte le forze politiche e sociali, senza preconcetti o chiusure, certi che nel federalismo si possano trovare molte delle soluzioni necessarie contro lo sfascio ed il degrado dell'attuale Repubblica italiana. Uno sfascio ed un degrado che hanno innescato una reazione nell'opinione pubblica che attende oramai da anni il tanto annunciato arrivo di una seconda Repubblica (ogni numerazione progressiva si giustifica solo con un cambio di Costituzione e non con affermazioni verbali).
Questa proposta di una nuova Costituzione vuole essere dunque un segnale: cambiare è possibile e doveroso soprattutto se l'alternativa è la tragica e rischiosa dissoluzione della Repubblica esistente. I segnali in questo senso sono numerosi e crescenti e l'alternativa alle riforme è il caos, a cui ogni comunità reagirà a seconda delle proprie scelte e sulla base delle proprie determinazioni.
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