Onorevoli Colleghi! - Che cos'è la «Carta dei diritti del contribuente»?
La Carta dei diritti del contribuente è un paragrafo di un capitolo programmatico che ormai da tempo stiamo scrivendo come forze progressiste: il capitolo che potremmo intitolare «Per uno statuto dei diritti del cittadino».
Consumatore, utente, contribuente e tanti altri ruoli: comunque cittadino che, nel corso della propria vita e spesso, nell'arco di una stessa giornata, si trova in condizioni di debolezza, di disagio, di impotente inferiorità. E vede i propri diritti calpestati e negati, sia dalle strutture pubbliche che da quelle private: in ospedale come al supermercato, sull'autobus come in banca.
Per questo la necessità politica e al tempo stesso molto concreta di uno «Statuto dei diritti del cittadino»: un atto che non solo riconosca al cittadino i suoi diritti nelle diverse situazioni della vita e nei diversi ruoli sociali che è chiamato ad interpretare, ma che gli attribuisca poteri reali. Perché di questo si tratta: ridisegnare la mappa dei poteri all'interno della società. Ricollocare gli attori sociali, economici, sindacali e politici.
È indispensabile spostare e riequilibrare tali poteri a favore del cittadino, in ogni sfera della vita sociale: nei confronti delle pubbliche amministrazioni, del mercato, del sistema dei servizi, della politica stessa.
Elemento chiave di tale processo è sicuramente la questione dell'informazione, del diritto all'informazione: diritto in sé e condizione essenziale per l'esercizio di tutti gli altri diritti.
Porre la questione del diritto all'informazione significa contemporaneamente attribuire a qualcuno il «dovere di informare». Ma non solo questo. Significa che tale informazione ci sia (quindi che i dati vengano raccolti, elaborati, resi disponibili, aggiornati, eccetera); che sia intellegibile e comprensibile da parte di chi la vuole apprendere; che sia accessibile; che ci sia quando serve; che sia basata su dati comparabili, discussi e confrontati pubblicamente; e l'elenco potrebbe continuare.
Quindi porre la questione del diritto all'informazione significa, innanzitutto porre, nella società delle comunicazioni di massa, multimediale e telematica, una grande questione democratica: la garanzia effettiva dell'uguaglianza dei cittadini, il loro eguale potere in termini di scelte, di opportunità, di responsabilità, di doveri e di diritti. Bisogna poi garantire che questo potere sia esercitabile per il fatto che è posto direttamente in mano all'interessato.
Come non ritenere vera, infatti, l'affermazione di John Stuart Mill, secondo cui: «I diritti o gli interessi di chicchessia hanno la sicurezza di non essere mai tralasciati solo là dove gli interessati posseggano essi stessi la forza di difenderli»?
Ovviamente l'informazione, pur essendo condizione indispensabile, da sola non dà garanzie rispetto all'esercizio reale dei propri diritti.
Sono necessari mezzi, strumenti concreti e diversi perché i diritti possano essere fatti valere.
Un esempio per tutti: quanti sono i servizi, pubblici o privati che siano, con i quali il cittadino entra quotidianamente in relazione? Poste, telefoni, aerei, treni, ospedali, banche: un'infinità. Perché non definire un insieme di standard minimi di qualità che devono essere garantiti da chi gestisce questi servizi? Perché non istituire un'apposita Autorità pubblica cui affidare il compito di effettuare severi controlli e cui attribuire il potere di far rispettare tali standard? Perché infine non definire un meccanismo automatico (come il compensation scheme in Inghilterra) che, al di là dell'intervento dell'Autorità pubblica, indennizzi adeguatamente ed immediatamente il cittadino (restituzione dei soldi, riduzione del canone, eccetera) qualora il gestore del servizio non stia al contratto e non fornisca le prestazioni dovute? Ecco uno dei tanti modi per cercare di dare contemporaneamente al cittadino diritti sulla carta (standard di qualità dei servizi) e strumenti nei fatti per farli valere (Autorità, indennizzi automatici ed altro ancora).
Nella presente proposta di legge costituzionale sono ricomprese le garanzie che si ritengono meritevoli di una tutela di livello costituzionale, sopraordinata al valore di legge ordinaria.
A tal fine si propone di modificare gli articoli 53, 81 e 97 della Costituzione, in modo da assicurare dignità costituzionale ai già menzionati diritti fondamentali del contribuente a una equa applicazione dei tributi, nonché alla informazione ed alla imparzialità ed economicità delle attività procedimentali in materia tributaria.
La opportunità di una modifica della Costituzione sul punto si spiega in ragione della necessità di vincolare al rispetto di tali diritti fondamentali innanzi tutto lo stesso legislatore ordinario.
Pertanto vengono posti o ribaditi precisi limiti al legislatore in materia tributaria volti a rendere concretamente conoscibile ed intellegibile la normativa tributaria medesima (articolo 1) ed a garantire l'effettiva equità del sistema fiscale (articoli 2 e 3).
|
|
Indice |