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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni
concernenti la tragedia di Soverato (Vedi l'Allegato A - Interpellanze ed interrogazioni - sezione 1).
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Signor Presidente, onorevoli deputati, la tragedia di Soverato e le discussioni che ne sono seguite hanno sollecitato e sollecitano ulteriormente alcune riflessioni, soprattutto da parte di chi ha la responsabilità della tutela dell'ambiente e di chi, anche in questa veste, presiede oggi, su delega del Presidente del Consiglio, il comitato dei ministri per la difesa del suolo.
più generale; osservo quindi in via preliminare che le domande, le perplessità e i dubbi prospettati dalle interrogazioni e dalle interpellanze all'ordine del giorno, come da quelle discusse pochi giorni fa al Senato, sono gli stessi che si pone l'opinione pubblica la quale, come il Governo, non vuole né può rassegnarsi di fronte a tragedie provocate da frane ed alluvioni che funestano con allarmante periodicità il territorio italiano. È possibile evitarle o almeno è possibile non dover registrare simili danni al patrimonio, oltre ai morti e ai feriti, il più delle volte ignari ed inermi di fronte ai pericoli che si possono e si devono poter prevedere. Colgo l'occasione per esprimere i sentimenti di cordoglio per quanti hanno perso la vita in questa tragedia e i più generali sentimenti di solidarietà per le loro famiglie. Esprimo anche solidarietà a tutti coloro che con uno straordinario lavoro di volontariato hanno doppiamente pagato un prezzo in questa drammatica occasione.
bacino, che richiederanno 10 o 15 anni di lavoro e uno sforzo finanziario considerevole, superiore a 100 mila miliardi, ma alla portata di un paese attivo e ormai in via di risanamento qual è l'Italia.
SAURO TURRONI. Come l'Italia!
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. ...come quelle migliaia di case costruite in modo irregolare, malgrado vi fosse la totale inedificabilità dei suoli! È il gigantesco problema dell'abusivismo edilizio. Voglio ripetere con altrettanta forza ed incisività che da parte del Governo vi è la volontà di sollecitare i colleghi parlamentari affinché il disegno di legge contro l'abusivismo edilizio, depositato già da oltre un anno dall'esecutivo presso le Camere, riesca a diventare quanto prima legge dello Stato e comunque perché non vi siano più provvedimenti che abbiano il sapore di sanatorie, più o meno generalizzate, perché, ovviamente, in questa maniera si creano le condizioni, al di là di quello che si afferma nelle occasioni in cui commemoriamo queste tragedie, per il ripetersi di situazioni di questo tipo.
FORTUNATO ALOI. Lo vedremo nei fatti!
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Lo si vedrà ovviamente nei fatti, non c'è alcun dubbio, ma qualche volta, oltre ai fatti, contano anche le intenzioni...
FORTUNATO ALOI. La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni!
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Di quelle buone, figurarsi di quelle cattive! Lo dico perché, quando sento dichiarazioni, tentazioni o intenzioni di
sanatorie addirittura di migliaia e migliaia di abusi edilizi ancora esistenti e, in taluni casi, dislocati entro 150 metri dalle coste marine, sento - altro che buone - cattive intenzioni che, accanto a quelle buone, fanno diventare quel cemento una vera e propria autostrada. Voglio sperare che su questo - mi creda il collega di Alleanza nazionale - non vi siano differenziazioni tra le forze politiche, perché dovremmo avere un comune interesse nella tutela del patrimonio fondamentale della nostra nazione che è quello culturale e ambientale, come giustamente ci ricorda il titolo I della nostra Carta costituzionale.
Va inoltre segnalato che, nell'ambito delle ordinarie procedure di pianificazione, come ad esempio nel caso dell'autorità di bacino del Po, sono state puntualmente individuate situazioni di dissesto idrogeologico che, pure interessando centri abitati o infrastrutture, e quindi rientrando pienamente nelle previsioni del «decreto Sarno», non sempre sono state inserite nell'ambito dei piani straordinari.
Questa azione ha avuto lo scopo di richiedere con forza che nei programmi operativi delle regioni fosse dato adeguato risalto alle azioni essenziali per una politica di difesa attiva del suolo e di manutenzione del territorio, a fronte di un vasto programma di sviluppo e, conseguentemente, di importanti interventi infrastrutturali ed insediativi che verranno realizzati in assenza di un quadro pianificatorio adeguato nelle regioni del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno.
ANIELLO DI NARDO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Presidente, onorevoli colleghi, le interpellanze e le interrogazioni iscritte all'ordine del giorno della seduta odierna, presentate da larga parte dei gruppi politici in Parlamento, introducono anche in questa Camera, dopo quanto già fatto al Senato la settimana scorsa, un dibattito sulla tragedia di Soverato e sui problemi connessi con le emergenze, il rischio di catastrofi e le possibilità di prevenzione dei disastri.
Da una prima valutazione delle precipitazioni, fornita dall'analisi dei dati pluviometrici riferiti al bacino imbrifero del torrente in oggetto (a cura dell'ufficio idrografico e mareografico di Catanzaro), si desume che nell'ora più critica la portata dell'onda di piena defluita nel bacino sia stata di circa mille metri cubi al secondo. I dati in questione sono stati rilevati in quattro diverse stazioni, Serralta, Chiaravalle, Palermiti e Soverato, e i valori più intensi di precipitazione si sono verificati nella stazione di Chiaravalle (tra le 2,40 e le 3,40 del giorno 10 è stato raggiunto un valore di 84,2 millimetri nelle ventiquattro ore), posta a quota più alta. Inoltre, l'andamento temporale evidenzia come i valori più intensi siano stati registrati prima nelle stazioni di Chiaravalle, Palermiti e Serralta e solo successivamente in quella di Soverato, per cui è da presumere che la perturbazione possa aver seguito uno spostamento da monte verso valle che potrebbe avere amplificato il picco dell'onda di piena.
come quella di Soverato, che si sono verificate al di fuori delle aree già individuate e perimetrate.
definita «Attività preparatoria e procedure di intervento in caso di emergenza per protezione civile».
ha espletato la gara e il relativo contratto è stato registrato dalla Corte dei conti il 25 agosto scorso.
In provincia di Cosenza i vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in salvo 24 persone.
straordinaria degli alvei dei corsi d'acqua, nonché per adeguate opere di prevenzione dei rischi utilizzando, per l'attuazione dei singoli interventi, gli enti locali competenti. Possono essere ricompresi nel piano interventi urgenti finanziati dalla Comunità europea, dalle amministrazioni statali, dalla regione e dagli enti locali.
da parte del dipartimento della protezione civile. La stessa indagine dovrà stabilire se sono state adottate tempestivamente le procedure di primo soccorso e di informazione nei confronti degli organi centrali della protezione civile. L'indagine è stata disposta dal ministro Bianco e sarà chiusa entro 30 giorni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Turroni, al quale ricordo che ha 4 minuti di tempo a disposizione.
SAURO TURRONI. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto delle risposte ampie e documentate che il ministro dell'ambiente e il sottosegretario di Stato per l'interno ci hanno fornito. Vorrei soltanto sottolineare alcune questioni riguardanti un aspetto che, a mio avviso, non è stato sufficientemente chiarito. Il ministro dell'interno, nell'audizione promossa dalla Commissione da me presieduta, ha affermato di aver disposto una verifica (ovvero, un'indagine), che si sarebbe conclusa in 30 giorni, su talune responsabilità. Tale indagine sarebbe stata incentrata sul perché (come tutti si domandano) quel campeggio fosse in quel luogo. Si dice che il campeggio si trovasse lì grazie ad un condono. Affinché sia utile alle nostre riflessioni, vorremmo sapere chi ha condonato e perché si è condonato; non si è trattato, infatti, di un abuso per necessità né è consentito condonare opere realizzate in alvei di fiumi.
FORTUNATO ALOI. Natura non facit saltus.
SAURO TURRONI. Ricacciamo indietro, allora, quel progetto di legge! Faremo un ostruzionismo tremendo contro quella proposta legislativa. Nel recente passato vi è stata la tentazione - anche in ampi settori della maggioranza - di vendere il demanio naturale del nostro paese. Queste tentazioni vanno ricacciate: non si fa cassa con ciò che è necessario allo Stato per mantenere l'integrità del territorio e la sicurezza dei cittadini!
ciascuno avanza, per ritagliarsi pezzi e spazi di potere.
PRESIDENTE. Onorevole Turroni, deve concludere.
SAURO TURRONI. Ho finito, signor Presidente. Vogliamo vedere l'esercizio di poteri sostitutivi nei confronti di tutti i soggetti inadempienti che il ministro ha giustamente elencato nella sua informativa, per la quale lo ringrazio. C'è una forte tentazione a fare carte, disegni, pacchi e plichi, quando, invece, abbiamo bisogno di atti che rimuovano le situazioni di rischio, che delocalizzino e spostino i fattori di rischio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Tassone.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione gli interventi del ministro dell'ambiente e del sottosegretario di Stato per l'interno e, diversamente dall'onorevole Turroni, non sono assolutamente soddisfatto.
viaggi turistici, propagandistici e politici di alcuni colleghi ed esponenti del Governo, che hanno portato molto poco alla regione Calabria sul piano delle risorse finanziarie e degli interventi più urgenti.
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Guardi che è il presidente della regione, il suo presidente!
MARIO TASSONE. Sì, signor ministro, questa è una sua responsabilità, perché è finita l'emergenza e lei mantiene ancora questa gestione e sa che quando vi sono queste gestioni ovviamente vanno a sacrificare alcuni controlli, alcune regole, sul territorio.
GIUSEPPE SORIERO. Il commissario è il presidente della regione!
MARIO TASSONE. Non mi importa se è il presidente della regione, il commissario è un rappresentante del Governo...
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, deve concludere.
MARIO TASSONE. Ho finito, signor Presidente; ho avuto l'interruzione amabile di un caro collega che mi voleva ricordare che il presidente della regione, essendo della mia area politica, avrebbe dovuto provvedere. Non è questo il problema, onorevole Soriero, se facciamo ancora queste battute di basso livello (ovviamente dal punto di vista politico, perché lei ha una grande intelligenza), non possiamo capirci né confrontarci in termini seri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Romano Carratelli.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Presidente, credo che, anche se è passato qualche tempo tra gli eventi e questa discussione, sia giusto - e noi lo facciamo - rinnovare i sentimenti di solidarietà e di cristiana pietas nel senso più alto e nobile del termine nei confronti dei morti e delle famiglie colpite. Esprimiamo, altresì, gratitudine e ammirazione verso quel mondo del volontariato (in questo caso specifico, in particolare verso l'Unitalsi) e verso tutti coloro che si sono adoperati in questa terribile vicenda; per tutti voglio citare i carabinieri di Soverato e il loro comandante.
l'alluvione. Non è stata una fatalità, ma una tragedia annunciata, addirittura discussa in sede parlamentare; una tragedia che mai era stata così prevista e prevedibile. Si è realizzato un camping nell'alveo di una fiumara calabrese; una rappresentanza dello Stato, l'intendenza di finanza, ha fatto un contratto in cui addirittura ha ipotizzato stupidamente - consentitemi il termine - che le eventuali responsabilità delle alluvioni ricadessero sull'affittuario, come se coloro che poi sono stati colpiti potessero sapere a chi rivolgersi o chi ne dovesse rispondere in caso di danni enormi.
franata e che corre il rischio di franare ulteriormente, isolando i due paesi. Si tratta di situazioni che realizzano condizioni oggettive di pericolo che vanno immediatamente eliminate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Soriero.
GIUSEPPE SORIERO. Intervengo, anche a nome degli onorevoli Bova, Oliverio, Olivo e degli altri firmatari della interpellanza che anch'io ho sottoscritto, per esprimere l'apprezzamento sulle posizioni illustrate dai rappresentanti del Governo sia in relazione alle misure di emergenza e ai problemi che tutti abbiamo avuto di fronte nelle prime ore dopo quella grave calamità naturale, sia in relazione alle posizioni espresse dall'esecutivo sugli impegni relativi a interventi strutturali necessari a tutelare il territorio e a prevenire il rischio di altre calamità. Su questa impostazione, politica e culturale, vi è tutto il sostegno del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra e della maggioranza.
altre due volte ha avuto momenti di calamità alluvionali molto gravi: quella del 1951 che ha particolarmente colpito i comuni di Fabrizia, Nardodipace e i comuni del Serrese e quella del 1971-1972 che, oltre a quelle zone, ha colpito anche il comune di Satriano dove sono nato. Parlo dunque per esperienza diretta e personale.
territorio in alcune aree del paese, in particolare nel Mezzogiorno ed in Calabria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Leone.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo al posto della collega D'Ippolito, che per motivi familiari non è presente: so quanto abbia a cuore le sorti
della sua terra e questa vicenda nefasta. Ritengo che sarebbe facile portare all'attenzione dei colleghi e del Governo argomenti demagogici, di strumentalizzazione che, invece, ritengo debbano essere messi da parte in questo frangente.
che non va attuata solo con i monitoraggi. Ricordo che in Calabria sono state individuate 406 situazioni analoghe, se non sbaglio - non sono calabrese, ma mi pare sia così -, e che in Puglia ce ne sono altrettante.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Aloi.
FORTUNATO ALOI. Onorevole Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, potrei esordire dicendo heri dicebamus, perché, come sa il ministro, onorevole Bordon, in Commissione ambiente abbiamo avuto uno scambio piuttosto vivace dal punto di vista della dialettica politica. Infatti, su un tema drammatico qual è quello relativo alla Calabria e agli eventi calamitosi della Calabria, che attengono alle alluvioni e ai fatti sismici, certamente l'argomento principe resta quello della ricerca delle responsabilità da una parte e della soluzione da dare ai problemi dall'altra, oltre che del tentativo o, quantomeno, della capacità di evitare che, in effetti, gli eventi possano ripetersi e riproporsi in termini drammatici, come purtroppo avviene in questa nostra martoriata regione.
il 90 per cento è costituito da montagne e da colline. Ci sono ben poche pianure e su di esse, tra l'altro, abbiamo visto abbattersi, da una parte, le folli politiche siderurgiche degli anni settanta (il famigerato pacchetto Colombo che ha distrutto la zona più ubertosa della Calabria qual era la piana di Gioia Tauro), dall'altra, le alluvioni e i disastri della natura dovuti a folli politiche di disboscamento. Questo dobbiamo ricordarlo, perché quando si offende la montagna è la pianura a subire i guasti più atroci e più devastanti. Sono dati su cui penso che l'onorevole ministro, che ha senz'altro sensibilità ambientale, non possa non convenire.
il Corpo forestale dello Stato, è perché si era compreso che la montagna va difesa.
confidando che gli impegni assunti dal Governo consentano di raggiungere gli obiettivi fissati perché, in caso contrario, vi saranno conseguenze amare per tutta la Calabria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Galdelli.
PRIMO GALDELLI. A Soverato si è compiuta l'ennesima tragedia derivante dal dissennato uso del territorio, dalla superficiale o, per altri versi, interessata rimozione di ogni regola che non tiene in nessun conto le possibili conseguenze. Tra l'altro, la tragedia è avvenuta in una regione già definita «lo sfasciume pendulo sul mare» e, dunque, le precauzioni avrebbero dovuto essere massime. D'altra parte, dai resoconti giornalistici sembrerebbe che il campeggio avesse ottenuto tutte le autorizzazioni prescritte e fosse, per così dire, in regola. Se questa circostanza venisse confermata - e così è -, ci troveremmo di fronte ad una situazione molto difficile, perché ciò significherebbe che o gli interessi connessi all'ottenimento di queste autorizzazioni hanno impregnato, per così dire, molte pubbliche amministrazioni o - ma la cosa non sarebbe meno grave - i funzionari preposti ai diversi uffici e servizi autorizzatori non hanno la più pallida consapevolezza di situazioni di degrado quali quelle di Soverato.
- situazioni che non sono risolvibili soltanto con l'irreggimentazione indotta dalla costruzione di dighe.
caso da molti disabili? Il ministro dell'interno ha sostenuto che debbano essere puniti i responsabili ed anche noi invitiamo la magistratura a farlo. Mi chiedo però perché i vigili del fuoco, la polizia, i carabinieri, la Guardia di finanza, la magistratura, tutti gli organi di controllo e di giustizia dello Stato operanti nell'area di Soverato, non hanno mai eccepito qualcosa sulla localizzazione di questo camping. È una domanda inquietante che attende risposta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole De Cesaris.
WALTER DE CESARIS. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo,
cui iter è fermo al Senato, quello sugli incendi boschivi, il cui iter è sempre bloccato al Senato, quello sulla valutazione d'impatto ambientale, all'esame della Camera.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Galati.
GIUSEPPE GALATI. Signor Presidente, signor ministro, ci troviamo in quest'aula a parlare ancora una volta rispetto alla Calabria di una triste vicenda di morte. Le discussioni, le lacrime di questi giorni, che di solito vengono versate nei momenti della sciagura, poi si diradano e rimangono i problemi e soprattutto la considerazione che nella nostra regione troppo spesso questi eventi si sono verificati e che tante risorse - come si ricordava prima - sono state spese per la ricostruzione, senza che siano stati risolti i problemi di fondo!
questa tragedia alle 8 del mattino, dopo ben quattro ore!
GIUSEPPE SORIERO. È una situazione diversa da quella di Soverato.
GIUSEPPE GALATI. Certo, certo, comunque si tratta di una città che ha recuperato la sua vitalità, mentre vi sono altre zone abusive in alcune città che lei ben conosce.
GIUSEPPE SORIERO. Vi dispiace che il Governo sia stato tempestivo!
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni concernenti la tragedia di Soverato.
Avverto che lo svolgimento degli atti di sindacato ispettivo, come convenuto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo nella seduta del 19 settembre 2000, inizierà con gli interventi del ministro dell'ambiente e del sottosegretario di Stato per l'interno. Successivamente avranno luogo interventi per un tempo complessivo di 15 minuti per ciascun gruppo. Un tempo aggiuntivo è previsto per il gruppo misto.
Comunico inoltre che l'interrogazione a risposta scritta D'Ippolito n. 4-31515 è stata trasformata in interrogazione a risposta orale e, vertendo sullo stesso argomento degli atti all'ordine del giorno, sarà svolta nella seduta odierna.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'ambiente.
Come sapete, sono nate anche delle polemiche ed una in particolare, che, tengo a ripeterlo, non ho personalmente innescato, sull'inserimento o meno del comune di Soverato tra le aree ad elevato rischio idrogeologico previste dal cosiddetto decreto per Sarno. Il comune, infatti, avrebbe dovuto essere inserito, a' termini di legge, tra quelli per i quali la regione Calabria ha predisposto, nei termini previsti dall'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge n. 180 del 1998, il piano straordinario diretto a rimuovere le situazioni a rischio più alto.
Nell'ambito di tali piani sono stati elencati 120 comuni, per i quali è stato dichiarato lo stato d'emergenza ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, tanto per capirci, la legge quadro in materia di protezione civile. Per 98 di essi, tra cui il comune di Soverato, non è stata individuata, invece - anche se era evidente il carattere ope legis -, e perimetrata alcuna area a rischio idrogeologico molto elevato. La mancata individuazione di aree appartenenti a tale gruppo di comuni nell'ambito del piano straordinario era stata tra l'altro formalmente rilevata dal Ministero dell'ambiente, prima con una nota del 5 giugno 2000 e poi con una successiva nota del 20 luglio 2000, con la quale si invitava l'autorità di bacino a provvedere alla perimetrazione delle aree, secondo quanto previsto, come dicevo, dal decreto n. 180.
L'opportunità di prestare un'attenzione particolare alla situazione di rischio del comune di Soverato nasce anche da un'indagine conoscitiva precedente che era stata condotta dallo stesso Ministero dell'ambiente, in collaborazione con il dipartimento dei servizi tecnici nazionali, il dipartimento della protezione civile e l'ANPA, e trasmessa alla regione dal mio predecessore con nota del 16 luglio 1999.
È questo un aspetto molto importante e io ho avuto modo pochi giorni fa di recarmi a Soverato e verificare direttamente i presupposti di questa vicenda. Ho avuto modo anche di verificare come da parte di quell'amministrazione comunale vi sia la giusta preoccupazione che il nome di Soverato sia associato ormai in maniera irreversibile a quel drammatico avvenimento e quindi a fattori non positivi, mentre da tempo in quel comune si presta un'attenzione costante ai temi dell'ambiente, manifestando la volontà di non far dimenticare il proprio straordinario patrimonio culturale, ambientale, turistico ed economico.
Quando si ricordano gli avvenimenti, non lo si fa con intento polemico nei confronti di alcuno, ma solo per raccontare esattamente i fatti e al fine di comprendere se, nelle disposizioni amministrative e nella legislazione vigente, non vi sia qualche aspetto da migliorare.
Preferisco affrontare, come hanno fatto i colleghi che hanno presentato interpellanze e interrogazioni, questioni di carattere
La risposta a tali domande deve essere affermativa. Vi sono le premesse, le condizioni perché ciò avvenga; è necessario un decisivo sforzo affinché le attese e le promesse divengano realtà. Molto è stato fatto dal 1989 quando, dopo oltre venti anni di discussione, fu varata la legge sulla difesa del suolo; ancora di più è stato fatto dalla fine del 1998 ad oggi dando sostanziale, puntuale e corretta applicazione al decreto-legge sul rischio idrogeologico emanato dopo i tragici eventi di Sarno. Nonostante ciò - credo sia giusto affermarlo - permangono elementi che dimostrano che difficoltà di applicazione e di operatività si possono notare in alcuni casi; pur avendo ogni amministrazione fatto il proprio percorso, vi è la sensazione che manchi qualcuno che chiuda, in situazioni come quelle che si sono verificate, il cosiddetto cerchio.
La macchina in taluni momenti procede con fatica, con tempi e modalità che non tengono conto che in gioco ci sono non solo la reputazione e la credibilità del paese e delle sue istituzioni, quanto esseri umani ed il loro bene più prezioso, la loro vita.
Ritoccare, modificare, sveltire e, soprattutto, dare concretezza alla macchina burocratica amministrativa centrale, regionale e locale da cui dipende l'effettiva applicazione delle decisioni che il Governo e il Parlamento assumono è, dunque, dovere ed impegno del Governo nel suo insieme e del ministro dell'ambiente, in particolare. In tal senso, assicuro all'Assemblea che mi sono mosso ricevendo grande collaborazione dal ministro Bianco e da tutti i colleghi del Governo.
È già definito - e sarà messo a punto in tempi brevi - un provvedimento che potrà consentire di chiudere il cerchio rispetto a questi adempimenti che presentano aspetti di inefficienza dal punto di vista operativo, che porterà a compimento il disegno strategico avviato nel lontano 1989. Non si tratta semplicemente di fare un'altra legge, perché la legislazione di base è già efficace; si tratta, casomai, di varare un provvedimento che miri ad una maggiore operatività e ad una soluzione rapida ed efficace di ciò che le leggi in vigore già prevedono. A questo disegno devono collaborare ancor di più le regioni, le province, gli enti locali, nelle cui mani è realmente il controllo del territorio e, in definitiva, la sicurezza dei cittadini.
Fondamentale sarà come sempre la sensibilità del Parlamento, nelle cui mani è, tra l'altro, il potere di assicurare le necessarie risorse finanziarie per dare attuazione ad un disegno che deve contenere divieti e prescrizioni, ma che deve anche essere accompagnato da adeguate misure preventive e, quindi, attive. Prima fra tutte il rafforzamento delle strutture regionali di difesa del suolo e delle autorità di bacino, senza il cui apporto qualificato e massiccio le politiche di difesa del suolo sono destinate a fallire qualunque sia la composizione del Governo e del Parlamento. In secondo luogo, si deve attuare una politica reale e diffusa di pianificazione dell'emergenza nelle migliaia di casi in cui il rischio è noto e conclamato. Infine, si deve prevedere un adeguato finanziamento a medio e lungo termine delle politiche di riassetto territoriale messe a punto dalle autorità di
Di pari importanza e non in contrasto con tale obiettivo è il rifinanziamento nel breve termine del decreto-legge n. 180 che mira - come voi sapete - a risolvere, in attesa degli interventi di medio-lungo periodo, i problemi di più alta emergenza ed evidenza. Questo decreto-legge si è rivelato in generale efficiente ed efficace nei limiti delle disponibilità effettive di cassa e di tempo. L'impostazione del decreto-legge è la stessa che ha ispirato i provvedimenti urgenti disposti dal Governo a seguito di eventi alluvionali che nel 1996 colpirono numerosi comuni della Versilia e del Friuli-Venezia Giulia e che possiamo così sintetizzare: tutte le aree colpite dall'evento devono essere perimetrate dalla regione; al loro interno devono essere adottare rigide misure di salvaguardia fino alla totale inedificabilità; infine, devono essere realizzati, anche mediante ordinanze di protezione civile, gli interventi per la messa in sicurezza delle popolazioni.
Sul problema della messa in sicurezza, fino a giungere alla totale inedificabilità dei suoli, vorrei essere chiaro perché in taluni casi la situazione di rischio può essere presente; nel caso di Soverato, la presenza di un camping in un luogo in cui non avrebbe mai dovuto essere è lì a ricordarcelo, ma tutto ciò non rende inutili - tutt'altro - le misure di messa in sicurezza che possono impedire, in presenza di una situazione di pericolo che essa si aggravi. È una questione centrale ed è una delle contraddizioni forti che generano difficoltà a mettere in sicurezza determinate aree e che fanno scattare la contrapposizione di interessi ben presenti nel territorio. Parlo ovviamente e solamente dei cosiddetti interessi legittimi, per non parlare poi di quelli illegittimi! Lo dico anche perché una delle questioni che non possiamo assolutamente ignorare è che, per quanto riguarda il dissesto territoriale idrogeologico nel paese, è grande come una casa...
Il Governo sarà fermissimo anche rispetto ad eventuali iniziative che dovessero sorgere in alcune regioni, perché non potremmo assolutamente consentire che si violi quello che è un dettato costituzionale, che quindi viene prima - come ha ricordato più volte la Corte costituzionale - di qualsiasi, pur importante, autonomia o provvedimento legislativo.
Come dicevo, questo è il termine fondamentale e solo a conclusione di questo processo virtuoso si sarebbe potuto - secondo l'impostazione - e si potrà procedere alla ricostruzione dei luoghi disastrati e quant'altro.
In generale, dunque, il processo messo in moto dal decreto su Sarno può dirsi positivamente avviato, ma non certo concluso. Fornisco alcuni dati per far capire di cosa sto parlando.
Sono state costituite tutte le nuove autorità di bacino interregionali, si sono rafforzate quelle esistenti, insieme a quelle nazionali e regionali, ed oggi possiamo dire che tutte le autorità di bacino sono in grado di procedere meglio e più speditamente sulla via delineata dalla legge n. 183 del 1989.
Anche la pianificazione straordinaria, prevista dallo stesso decreto, ha segnato significativi passi avanti. I piani straordinari delle regioni e delle autorità di bacino sono stati tutti approvati e, per la quasi totalità, lo sono stati entro il termine che il provvedimento fissava, ossia quello del 30 ottobre 1999. Grazie a tali piani sono state individuate e perimetrate ben 4.561 situazioni ad elevato rischio, che interessano 2.078 comuni. Su di esse sono state adottate stringenti misure di salvaguardia.
Su 733 aree, tra quelle individuate nei piani straordinari, sono stati anche avviati gli interventi per la loro messa in sicurezza, con un finanziamento di 919 miliardi di lire, tra l'altro già totalmente erogato. Anche su questo non credo di dover spendere molte parole: non abbiamo problemi di impegni cui non sono seguite erogazioni o, addirittura, di risorse che, formalmente assegnate, non sono state neanche impegnate.
Altri interventi sono stati avviati con finanziamenti per 257 miliardi e sono in corso di realizzazione altri interventi per oltre 1.150 miliardi.
Esistono tuttavia, purtroppo, numerose altre situazioni per le quali non è stato possibile avviare alcun intervento, anche a causa della mancanza di risorse finanziarie: d'altra parte ho ricordato in precedenza la mole complessiva di tali realtà.
Nonostante i positivi risultati finora raggiunti, molto rimane ancora da fare per garantire la sicurezza a tutte le popolazioni che risiedono nelle aree a più alto rischio idrogeologico.
A tale riguardo, è necessario innanzitutto colmare le lacune più vistose rilevate in sede di attuazione del decreto-legge n. 180 del 1998 per la parte relativa ai piani straordinari già approvati.
Ricordo che entro il 31 ottobre tutti o quasi (la stragrande maggioranza) hanno presentato le perimetrazioni ma, ovviamente, bisognava poi verificare con un esame puntuale se queste corrispondessero davvero, formalmente (mi riferisco alle aree soggette ad ordinanze della protezione civile) o sostanzialmente (perché presentanti ulteriori elementi di elevato rischio) alle perimetrazioni.
Da un esame puntuale dei dati disponibili sono state evidenziate, infatti, ben 406 situazioni ad elevato rischio, in altrettanti comuni, per le quali non è stata ancora effettuata la perimetrazione dell'area (290 casi) ovvero è stata effettuata la perimetrazione (116 casi) ma non sono state adottate le relative misure di salvaguardia. È inoltre emerso che i piani straordinari non sempre hanno imposto misure di salvaguardia conformi alle prescrizioni contenute nell'atto di indirizzo e coordinamento approvato dal Consiglio dei ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni.
Il Ministero dell'ambiente, in collaborazione con le autorità di bacino, sta procedendo ad una specifica valutazione di tali situazioni; probabilmente, come prima ricordavo, già in una molto prossima riunione del Consiglio dei ministri si valuterà se sia il caso, al di là di tali valutazioni, di adottare qualche provvedimento d'urgenza.
Tralasciando per il momento considerazioni di carattere generale sulla riforma della citata legge n. 183 del 1989, ritengo comunque necessario ed urgente intervenire sotto il profilo amministrativo e/o legislativo per portare a compimento, se necessario con un'accelerazione dei tempi, il disegno individuato nel provvedimento straordinario (decreto-legge n. 180 del 1998) relativamente alle aree a rischio idrogeologico molto elevato.
Le proposte di modifica prevedono, in particolare: di giungere in tempi rapidi alla perimetrazione di tutte le aree comprese nei comuni per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale o per le quali le stesse regioni e l'autorità di bacino abbiano autonomamente evidenziato situazioni di elevato rischio, senza tuttavia adottare alcuna misura di salvaguardia; di applicare in modo omogeneo, su tutte le aree ad elevato rischio, già perimetrate o da perimetrare, le misure di salvaguardia previste dal citato atto di indirizzo; di prevedere, per i comuni ad alto rischio idraulico, specifiche norme di salvaguardia - ope legis - per le fasce fluviali, che entrino in vigore in modo automatico ed immediato e rimangano valide sino al completamento della perimetrazione delle aree che regioni e autorità di bacino individueranno nell'ambito dei comuni medesimi; infine, di prevedere adeguate risorse sia per il completamento degli interventi già individuati e finanziati, per i quali risulta un ulteriore fabbisogno di 880 miliardi di lire, sia per realizzare ulteriori 644 interventi per la messa in sicurezza di altrettante aree ad elevato rischio, individuati nei piani straordinari e per i quali sono già definiti i dettagli progettuali, per un costo complessivo stimato in circa 2.000 miliardi di lire.
Sul piano più generale degli interventi per la manutenzione del territorio, il Ministero dell'ambiente condivide in pieno, quindi, alcune osservazioni avanzate da taluni interroganti. Ritengo, infatti, di fondamentale importanza sostenere e promuovere azioni di manutenzione del territorio come strumento indispensabile di difesa attiva del territorio stesso e per un'efficace riduzione del rischio idrogeologico.
In tale ottica, il Ministero dell'ambiente, già nel marzo 1999, nell'ambito della programmazione dei fondi comunitari 2000-2006, aveva promosso un programma di manutenzione del territorio e delle opere idraulico-forestali e agrarie per le regioni dell'obiettivo 1, per un ammontare complessivo di circa 5000 miliardi nel medesimo periodo.
Tale programma ha trovato il sostegno del Ministero per le politiche agricole, del Corpo forestale dello Stato, dell'UNCEM e dell'ANBI consapevoli dell'importanza di affrontare la prevenzione e la riduzione del rischio idrogeologico attraverso un sistema integrato di interventi di difesa attiva e di programmati usi del suolo che comprendano azioni di manutenzione dei territori utilizzati a fini agricoli e pastorali, soprattutto in aree collinari e montane.
La proposta è stata quindi inserita nel rapporto interinale difesa del suolo e, successivamente, nell'asse 1 risorse naturali del quadro comunitario di sostegno 2000-2006 per le regioni obiettivo 1, dell'obiettivo specifico relativo al «recupero della funzionalità dei sistemi naturali e delle aree agricole, a scala di bacino, nei territori di montagna, collina e pianura».
Ad oggi, l'analisi dei programmi operativi regionali presentati ha però evidenziato solo in pochi casi - ad avviso del Ministero dell'ambiente - una adeguata attenzione.
Mi auguro che, anche su sollecitazione dei parlamentari più sensibili all'argomento, le regioni dell'obiettivo 1 diano più spazio e più attenzione alle predette proposte che risultano, come è evidente, fondamentali per poter creare quell'operazione più generale di restauro del territorio, che è l'elemento basilare della messa in sicurezza della nostra penisola.
Da parte di tutti i deputati interpellanti e interroganti viene chiesta una ricostruzione dell'episodio, le ragioni dei ritardi dei soccorsi, i provvedimenti assunti in favore delle popolazioni colpite e le iniziative volte ad accertare le responsabilità. Si chiede, infine, un giudizio complessivo sul livello di efficacia e sul funzionamento del dispositivo di protezione civile in occasione di questa emergenza.
Prima di rispondere alle singole questioni poste nei vari documenti parlamentari, desidero comunicare a questa Assemblea che il ministro Bianco sarebbe voluto intervenire personalmente in questo dibattito, ma concomitanti impegni, peraltro già programmati, non lo hanno reso possibile.
A nome del Governo, esprimo vivo cordoglio per le vittime di questa sciagura ed un vivissimo ringraziamento a quanti, volontari, forze dell'ordine, vigili del fuoco, protezione civile, Croce rossa, si sono prodigati notte e giorno per ridurre al minimo il rischio di vite umane e per lenire le sofferenze ed il disagio delle popolazioni.
La violenta ondata di maltempo del 9 e 10 settembre si è abbattuta sul versante ionico delle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza e, in misura minore, a Crotone, provocando allagamenti, smottamenti e frane fino all'evento più grave verificatosi in località Soverato il 10 settembre.
Come è ormai noto, il territorio colpito dall'evento si estende sull'intero arco ionico del compartimento calabro-lucano, dalle pendici aspromontane sino al basso bacino del fiume Sinni in Basilicata.
Le abbondanti precipitazioni, anche a carattere temporalesco, hanno provocato danni, interruzioni di diversa gravità e durata alla viabilità stradale e ferroviaria e dei servizi essenziali, quali luce, acqua, fognature e telefoni. I fenomeni di dissesto e di esondazione nel reticolo fluviale, con danni alle infrastrutture, sono stati diffusi con maggior concentrazione nei comprensori del basso Ionio reggino e sul versante ionico della Sila, in provincia di Cosenza, oltre che in provincia di Catanzaro.
Dai dati in nostro possesso, le province di Reggio Calabria e di Catanzaro sono risultate le più colpite.
Il campeggio «Le Giare», nella periferia nord del comune di Soverato, è stato travolto intorno alle ore 5 del 10 settembre dall'esondazione del torrente Beltrame che ha causato il decesso di 12 persone e il mancato ritrovamento di una tredicesima.
L'onorevole Fino, nella sua interpellanza, chiede se le cause del disastro possono essere ricondotte ad una situazione analoga a quella che causò, nell'ottobre del 1996 un eguale sciagura a Crotone, vicino Soverato, e se il fenomeno può essere addebitato all'abbandono delle zone montane sovrastanti. Probabilmente esistono analogie tra i due fenomeni in questione. La più evidente è che tutti e due si sono abbattuti su alvei fluviali rispettivamente occupati da insediamenti umani e che la situazione atmosferica in entrambi i casi è stata straordinaria con picchi di intensità elevata. Mentre per l'evento di Crotone il fenomeno è rimasto isolato (poche ore) per quello di Soverato le precipitazioni hanno assunto un carattere prolungato (ben tre giorni).
Si noti che le frequenze registrate in entrambi le situazioni sono superiori a quelle rilevate nel passato. È possibile affermare che tali fenomeni possono ripetersi con il nuovo andamento climatico anche in altre zone dell'Italia. Inoltre, l'entità delle conseguenze dell'evento di Soverato potrebbe essere imputabile anche agli incendi boschivi che si sono sviluppati sul versante nelle settimane precedenti all'alluvione. Dal 21 giugno al 21 settembre sono stati registrati nella provincia di Catanzaro circa 532 incendi, in seguito ai quali sono bruciate circa 4.046 ettari di superficie boscata e circa 1.368 ettari di superficie non boscata. Potrebbero essere questi, infatti, i responsabili della produzione di una abbondante quantità di materiale generato dalla combustione del bosco, che poi la pioggia avrebbe fatto precipitare nell'alveo.
A Crotone, diversamente, è stato osservato che l'uso del suolo per pratiche agricole può avere mobilitato una grande quantità di materiale, che la forza delle precipitazioni abbondanti e concentrate avrebbero poi mosso e condotto in alveo. A questo proposito, e in risposta al quesito posto dall'onorevole Tassone, desidero evidenziare che la stagione estiva appena conclusa è stata caratterizzata da una notevole recrudescenza di incendi su tutto il territorio nazionale, che in alcuni casi la distruzione totale della copertura vegetale può determinare anche il venir meno dell'effetto di stabilizzazione del suolo. Anche per queste ragioni, il direttore dell'agenzia della protezione civile ha emanato una circolare, il 22 settembre scorso, diretta alle regioni, alle province e ai ministeri interessati (politiche agricole, ambiente e lavori pubblici), e per conoscenza alle prefetture, che detta gli indirizzi per la predisposizione e l'attuazione di programmi di previsione e di prevenzione del rischio idrogeologico da porre in essere sulle aree percorse da incendio.
La circolare nasce in attuazione di quanto già previsto dagli articoli 107 e 108 del decreto legislativo n. 112 del 1998 che affidano alle regioni, alle province e ai comuni il compito di predisporre i programmi di previsione e prevenzione per l'individuazione delle eventuali mutazioni delle condizioni di rischio idrogeologico.
La circolare invita inoltre a porre la massima attenzione alle zone individuate, ai sensi della legge n. 267 del 1998, come aree ad elevato rischio idrogeologico, di esondazione e frane e a riesaminare situazioni,
È importante evidenziare come la località su cui insisteva il campeggio non risulti essere stata inserita da parte della regione Calabria nell'elenco delle zone dichiarate ad alto rischio, ai sensi della legge 3 agosto 1998, n. 267. La legge in questione ha stabilito che entro il 30 giugno 1999 le autorità di bacino e le regioni dovessero procedere all'individuazione e alla perimetrazione delle aree ad alto rischio idrogeologico, con priorità per quelle come Soverato che erano state oggetto della dichiarazione dello Stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992.
La regione Calabria ha provveduto a stilare il programma di interventi urgenti ed è attualmente in via di registrazione alla Corte dei conti il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato il 28 luglio 2000 di approvazione del programma di interventi urgenti. Il comune di Soverato, come già accennato, non è ricompreso nell'elenco delle zone ad alto rischio ed il ministro dell'ambiente, fin dal 6 giugno, aveva chiesto di apportare alcune integrazioni al provvedimento fra le quali quella dell'inserimento del comune di Soverato.
In risposta al quesito posto dagli onorevoli Oliverio, Soro, Aloi e Giordano, desidero segnalare che l'esposto di un privato del novembre 1994, nel quale si denunciava la situazione di rischio nella zona del camping Le Giare, era stato preso in considerazione tanto che il sottosegretario pro tempore per la protezione civile aveva scritto al comune di Soverato e, per conoscenza, alla prefettura di Catanzaro, perché disponesse gli accertamenti ed i conseguenti provvedimenti necessari per la riduzione del rischio e la salvaguardia della pubblica incolumità e dell'ambiente. In risposta, la prefettura di Catanzaro comunicava, in data 14 aprile 1995, che il locale ufficio del genio civile aveva accertato che le opere di recinzione realizzate in prossimità del torrente Beltrame non avrebbero creato ostacolo al regolare deflusso del torrente. La documentazione relativa è stata trasmessa l'11 settembre alla procura della Repubblica di Catanzaro, quale contributo alle indagine sulle responsabilità del disastro.
Infine, per quanto il problema delle incomprensibili autorizzazioni rilasciate al camping Le Giare, la cui competenza è del Ministero delle finanze, risultano già in corso attività ispettive in merito. Circa le valutazioni sul funzionamento del dispositivo di prevenzione e di soccorso della protezione civile, che l'onorevole Soro richiede, desidero sottolineare che la possibilità di abbondanti precipitazioni era stata preannunciata nei due avvisi meteo che il dipartimento della protezione civile aveva emanato sin dal 7 settembre. Il primo messaggio per avverse condizioni meteorologiche per le regioni meridionali Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia è stato diramato alle 13,30 del 7 settembre: il messaggio, sulla base dei dati di previsione meteorologica provenienti sia dall'aeronautica militare sia dai servizi meteo regionali, analizzati dalla «veglia meteorologica» della protezione civile, preannunciava, a partire dalle prime ore di venerdì 8 settembre e per le successive 36-48 ore, precipitazioni abbondanti, anche a carattere temporalesco, più intense sui versanti ionici.
Alcuni dati quantitativi desunti dai modelli matematici utilizzati per la previsione segnalavano particolare attenzione sulla Sicilia orientale e sulla Calabria centro-meridionale. Successivamente, il 9 settembre, alle ore 22, è stato diramato un nuovo avviso, sempre relativo alle regioni Basilicata, Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, nel quale venivano ribadite le previsioni già diffuse e relative a fenomeni già in corso, nonché un prolungamento delle condizioni negative per le successive 12-18 ore. Il messaggio concludeva prorogando la validità dell'avviso precedente fino alle ore 6 di lunedì 11 settembre. Questi messaggi, come da prassi consolidata, sono stati inviati a tutte le strutture operative della protezione civile interessate, a livello sia centrale sia locale per attivare le procedure codificate nella direttiva
La direttiva, emanata per la prima volta in via sperimentale nel dicembre 1995, sulla base delle esperienze maturate nella tragica alluvione del Piemonte del novembre 1994, per sopperire alla mancanza di una specifica direttiva collegata ai messaggi di allertamento meteo e diramata in seconda edizione ai soggetti interessati nel dicembre 1996, stabilisce che tutti i messaggi di allerta contengano riferimenti alle disposizioni contenute nella stessa direttiva relative al rischio idrogeologico, alle quali è dedicata una specifica sezione.
I messaggi si aprono, infatti, con la dicitura «RIFE: Direttiva direzione protezione civile II edizione - dicembre 1996» e si concludono con la conferma, rivolta alle regioni e alle prefetture in indirizzo, delle raccomandazioni contenute nella direttiva medesima.
Una volta ricevuto il messaggio, la direttiva, in estrema sintesi, prevede, in primo luogo, che le regioni valutino il contenuto dell'allerta anche sulla base delle informazioni dei propri servizi regionali, individuando le zone a rischio e diramando, a ragione veduta, tramite i massmedia locali, notizie dettagliate sulle condizioni meteorologiche previste e che informino le prefetture e allertino le strutture operative regionali (il tutto entro un massimo di sei ore); in secondo luogo, che le prefetture attivino le varie fasi del piano provinciale di emergenza e diramino, a ragion veduta, istruzioni a comuni, province e comunità montane delle aree a rischio e alla popolazione (entro un massimo di sei ore); in terzo luogo, che le province attivino le proprie strutture operative in particolare per la viabilità, interdicendone i tratti eventualmente a rischio e attivino le disposizioni loro assegnate nel piano provinciale della prefettura; infine, che i comuni e le comunità montane attivino le proprie strutture operative secondo le previsioni del piano di emergenza comunale. Quanto alle misure adottate effettivamente, in questo specifico caso, alla ricezione del messaggio si è ancora in attesa di relazione dalla regione e dalle prefetture interessate.
È opportuno sottolineare che, pur essendo significativamente migliorata negli ultimi anni, la previsione meteorologica in Italia non consente, a causa delle caratteristiche fisiografiche del nostro territorio, di effettuare una previsione precisa sulle precipitazioni a scala locale. Gli avvisi meteo riguardano spesso grosse estensioni territoriali, in questo caso tutte le regioni del Mezzogiorno, dalla Basilicata alla Sicilia. L'avviso meteo deve quindi essere inteso come un preallarme che richiama l'attenzione delle autorità locali sull'elevata probabilità che il proprio territorio venga colpito dai fenomeni preannunciati. Quanto al fatto, riportato da alcuni organi di informazione, che alcune amministrazioni avrebbero lamentato l'eccessiva frequenza e la bassa precisione degli avvisi meteo, con conseguente tendenza alla loro sottovalutazione, si porta a conoscenza che dal 1o gennaio al 12 settembre 2000 relativamente alla Calabria sono stati emessi solo tredici avvisi di «avverse condizioni meteo», tre dei quali relativi al pericolo di incendi boschivi in seguito a ondate di calore e solo dieci per intense precipitazioni, venti forti o mareggiate.
Affinché l'avviso meteo possa avere effettiva efficacia, sarebbe necessario che ogni bacino idrografico disponesse di un'adeguata copertura di strumenti (radar meteorologici, pluviometri) atti a rilevare in tempo reale l'effettiva entità delle precipitazioni e a dare l'allarme nelle zone a rischio, una volta raggiunte soglie predeterminate di precipitazione. Purtroppo solo nelle regioni centro-settentrionali esiste una rete di monitoraggio meteo-idropluviometrica che può considerarsi adeguata.
Il decreto-legge n. 180 del 1998 (il cosiddetto decreto Sarno) ha previsto il potenziamento delle reti di monitoraggio. Per quanto riguarda la Calabria, il servizio idrografico e mareografico nazionale
L'ordinanza n. 3081 del 12 settembre 2000, che verrà illustrata più dettagliatamente in seguito, prevede un finanziamento di 1,5 miliardi di lire all'ufficio compartimentale di Catanzaro del servizio idrogeologico e mareografico nazionale (SIMN) ai fini di assicurare un servizio di preannuncio e allarme di fenomeni idrogeologici di particolare rilevanza. Tale finanziamento è destinato, quanto a lire 1 miliardo, per integrate la rete di telemisura in Calabria e per realizzare un sistema di allertamento, a scala comunale, basato sul superamento di soglie pluviometriche e, quanto a lire 500 milioni, per assumere personale a contratto a tempo determinato nel limite di dieci unità per un periodo di 12 mesi.
Per quanto riguarda il presunto ritardo, evidenziato da vari onorevoli interpellanti, con il quale sarebbero intervenuti i soccorsi, si fa presente che la prima richiesta di aiuto che ha avviato le operazioni di soccorso è pervenuta alla stazione dei carabinieri di Soverato poco dopo le 5 della mattina di sabato. I carabinieri si sono recati sul posto entro i quindici minuti successivi, seguiti subito dopo dai vigili del fuoco. Nonostante la tempestività dell'intervento, le operazioni sono state rallentate dall'impossibilità di raggiungere la zona colpita con i mezzi meccanici per la presenza di un ingente volume di fango ed acqua, che ha reso l'area impraticabile, tanto che si è dovuto procedere all'abbattimento di un muro per far defluire l'acqua e poter utilizzare i mezzi.
La sala operativa dei vigili del fuoco ha avvisato il dipartimento della protezione civile alle ore 8,50, fornendo informazioni preliminari. Notizie più precise sono state comunicate alle ore 9,55 dalla prefettura di Catanzaro che, confermando quanto comunicato dalla sala operativa del Viminale, comunicava che il torrente Beltrame straripando aveva causato l'allagamento del camping Le Giare. Il campeggio invaso dal fango rendeva difficili le operazioni di soccorso dei 70 disabili ospitati (in seguito risulteranno essere molti di meno) e gli elicotteri non erano in grado di operare a causa del maltempo persistente.
Nel campeggio, ubicato all'interno di un'area demaniale e situata dentro gli argini di un torrente, al momento dell'evento era ospitato un gruppo di disabili e di accompagnatori dell'Unitalsi: in tutto 49 persone, oltre ad alcune famiglie di turisti.
Alle operazioni di soccorso hanno partecipato le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, la Croce rossa italiana, tecnici, volontari e unità cinofile. Numerose squadre di vigili del fuoco sono intervenute anche dai comandi di Napoli, Salerno, Matera e Taranto, con l'ausilio di tre elicotteri provenienti da Roma e Salerno e con nuclei di sommozzatori e, da Bari, con un gruppo SAF (speleo-alpin-fluviale).
Alle operazioni di ricerca in mare dei dispersi hanno partecipato anche un velivolo della guardia costiera e due elicotteri dell'Arma dei carabinieri, un velivolo della Guardia di finanza, uno della marina militare e due motovedette.
Nella giornata del 10 settembre è stato attivato il comitato coordinamento soccorsi ed un COM a Soverato; il ministro dell'interno e il direttore dell'Agenzia di protezione civile, professor Barberi, si sono recati sul posto.
Il maltempo dei giorni 8, 9 e 10 settembre ha colpito numerosi altri comuni determinando vari danni ed una situazione di danneggiamento diffuso. Particolarmente colpita la viabilità statale, provinciale e comunale e le linee ferroviarie.
Gravi sono stati i problemi nella fornitura di energia elettrica per la caduta di alcuni tralicci e l'allagamento di cabine di trasformazione.
Per sopperire alla carenza d'acqua è stato disposto l'invio di autobotti per il rifornimento idrosanitario e idropotabile, avendo le frane compromesso tratti di condotte idriche, nonché le pompe di rilancio degli acquedotti.
Anche la provincia di Reggio Calabria ha subito situazioni di diffusa emergenza, per cui è stata disposta l'attivazione di ulteriori rinforzi di mezzi e personale dei Vigili del fuoco e una maggiore concentrazione di mezzi delle forze dell'ordine sulla fascia ionica.
Vari comuni hanno segnalato persistenti e seri problemi nei collegamenti viari e ferroviari e allagamento di abitazioni, magazzini e cantine. La viabilità sulle strade statali, provinciali e interne è risultata spesso critica e per evitare tracimazioni sono stati disposti numerosi interventi lungo torrenti e fiumare. Anche in questa provincia si è reso necessario procedere allo sgombro di nuclei familiari dalle proprie abitazioni.
La prefettura di Crotone ha infine reso noto che non si sono registrati danni alle persone, anche se alcune abitazioni sono state allagate e si sono verificati problemi alla viabilità statale e provinciale.
La natura dei dissesti e degli effetti indotti sul territorio e sulle infrastrutture saranno accertati anche dall'ufficio idrografico e mareografico di Catanzaro, in collaborazione con l'istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR di Cosenza e con il dipartimento di difesa del suolo dell'università della Calabria, secondo gli accordi raggiunti con il professor Barberi nella riunione che si è tenuta a Soverato il 10 settembre.
Al fine di determinare una stima complessiva dei danni sono stati avviati una serie di sopralluoghi tecnici ad opera di vigili del fuoco, tecnici del genio civile e delle province, in collaborazione con funzionari del dipartimento della protezione civile.
Si è provveduto immediatamente ad avviare misure urgenti, convocando una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, che si è tenuta l'11 settembre e nella quale è stato dichiarato lo stato di emergenza per le province ioniche della Calabria, che ha permesso l'emanazione della prima ordinanza di protezione civile firmata dal ministro dell'interno in data 12 settembre.
In base a tale ordinanza i prefetti di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria, per la parte di rispettiva competenza, attueranno gli interventi necessari per assicurare i primi soccorsi e l'assistenza alla popolazione. Essi provvederanno al rimborso degli oneri sostenuti per il trasporto dei beni mobili della protezione civile, al rimborso delle organizzazioni di volontariato, compresi gli oneri sostenuti dai datori di lavoro dei volontari impiegati, nonché al rimborso degli oneri degli interventi disposti in emergenza dagli enti locali.
Inoltre, i prefetti provvederanno a corrispondere ai nuclei familiari evacuati dall'alloggio distrutto o dichiarato totalmente o parzialmente inagibile un contributo mensile fino a lire 600 mila, per la durata massima di dodici mesi. Provvederanno, altresì, ad erogare contributi fino ad un massimo di 40 milioni per favorire il rapido rientro nelle unità abitative oggetto di ordinanze sindacali di sgombero per inagibilità totale o parziale emesse in connessione con gli eventi calamitosi e ad erogare contributi fino a un massimo di 60 milioni per favorire la ripresa delle attività produttive danneggiate. Per le finalità anzidette è stata stanziata la somma complessiva di circa 28 miliardi.
L'ordinanza dispone, inoltre, che la regione Calabria dia immediata attuazione all'accordo di programma quadro, firmato con il Governo il 19 ottobre 1999, che contempla uno stanziamento di 150 miliardi di lire per la difesa del suolo, assicurando il supporto degli organismi tecnici competenti. La regione stessa, sentita l'autorità di bacino e d'intesa con le province interessate, dovrà inoltre adottare, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell'ordinanza sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, un piano di intervento infrastrutturale urgente per il ripristino in condizioni di sicurezza delle infrastrutture pubbliche danneggiate, per la pulizia e la manutenzione
Detto piano dovrà essere articolato in due distinti programmi di interventi finanziati, il primo, nei limiti di un impegno quindicennale, di circa 25 miliardi a decorrere dall'anno 2001 ed il secondo nei limiti di un impegno quindicennale di lire 15 miliardi a decorrere dall'anno 2002. Le province, per l'attuazione degli interventi, potranno contrarre mutui quindicennali con la Cassa depositi e prestiti o con altri enti creditizi nazionali ed esteri, in deroga al limite di indebitamento stabilito dalla normativa vigente e trasferiscono le risorse ai soggetti attuatori. A tal fine, il dipartimento della protezione civile è autorizzato a concorrere con contributi pari a 25 miliardi annui per l'anno 2001 e di lire 40 miliardi annui a decorrere dall'anno 2002. Questi mutui attiveranno più di 400 miliardi di risorse.
Inoltre, in conseguenza degli eventi calamitosi, l'ordinanza in parola prevede un'indennità da corrispondere, durante il periodo di sospensione o di riduzione dell'orario e comunque non oltre il 30 novembre 2000, in misura pari al trattamento straordinario di integrazione salariale, ovvero proporzionata alla riduzione di orario, nonché gli assegni per il nucleo familiare ove spettante. Detta indennità verrà attribuita ai lavoratori dipendenti dai datori di lavoro privati e ai soci lavoratori delle cooperative di lavoro non rientranti negli interventi ordinari di «cassa integrazione», sospesi dal lavoro o lavoranti ad orario ridotto, per effetto degli eventi calamitosi.
L'esigenza di intervenire sullo stato di attuazione della legge n. 183 del 1989 è stata da più parti richiamata. Un'attività migliorativa è comunque stata avviata, anche sulla base di indagini conoscitive parlamentari, con la legge n. 267 del 1999. Il Governo sta valutando ulteriori passi avanti in questo senso, relativi all'ampliamento delle aree a rischio da sottoporre a misure di salvaguardia, per il potenziamento delle reti di monitoraggio, in vista di un più efficiente sistema di allerta operativa a scala locale e per accelerare la pianificazione di emergenza.
Rispetto all'ultimo quesito posto dall'onorevole Fino, in merito all'ordine del giorno n. 9/2371/020 del 16 novembre 1996, con il quale si impegnava il Governo ad assumere con urgenza ogni opportuna iniziativa d'intesa con la regione Calabria per superare, nel rispetto del vincolo delle risorse finanziarie disponibili, il blocco sancito dalla legge n. 422 del 1984, la regione Calabria interpellata al riguardo riferisce che l'ordine del giorno in questione è superato da un accordo di programma intercorso tra il Governo e la stessa regione, che inserisce la soluzione del problema nell'ambito di uno specifico programma che ricomprende anche questo tipo di interventi.
Circa la richiesta di verifica dei danni subiti da cittadini privati a seguito dell'alluvione dei giorni 9 e 10 settembre scorso residenti nella provincia di Vibo Valentia, si rende noto che il direttore dell'Agenzia di protezione civile ha invitato provincia e prefetture a far pervenire ogni utile elemento conoscitivo al riguardo, al fine di poter valutare l'opportunità di ricomprendere anche la provincia di Vibo Valentia nelle zone danneggiate dalle avversità atmosferiche del 9 e 10 settembre scorso.
Questa è la chiara successione dei fatti, degli orari e delle operazioni di immediato soccorso. Tuttavia, è necessario che venga fugato ogni residuo dubbio sulla rapidità di alcuni passaggi nell'attivazione dei primi aiuti. Per questo il ministro Bianco ha subito disposto un'indagine amministrativa che dovrà innanzitutto chiarire se si sono verificati ritardi, nella diramazione ai comuni e agli altri enti locali, sulle condizioni meteorologiche lanciate nei giorni precedenti l'inondazione
La seconda domanda che ci poniamo è la seguente: perché quell'area è stata concessa, sebbene si trattasse di area demaniale? Sappiamo, tra l'altro, che è stata concessa su una base di un disciplinare secondo cui non vi sarebbero stata le responsabilità poste in capo allo Stato, in ordine ad eventuali danni che potessero derivare da eventi naturali (come, purtroppo, è accaduto). Chi ha concesso quell'area e sulla base di quale motivazione? Sono queste le domande alle quali dobbiamo avere risposta, non tanto perché i responsabili debbano - come chiedo io e come chiedono i Verdi - essere colpiti, ma perché ciò è necessario, anche per spazzare via dalla discussione parlamentare qualche progetto di legge che, pur dichiarando di avere altri obiettivi, nei fatti otterrebbe gli stessi risultati.
C'è qualcuno che propone - è all'ordine del giorno dei lavori di questa Assemblea - la cessione di tutte le aree demaniali fluviali. Mi dispiace che non siano presenti i colleghi della Lega nord, ma i colleghi del Polo hanno sottoscritto quel progetto di legge, come pure molti colleghi della maggioranza. La natura e i fiumi hanno bisogno del proprio spazio: la natura non si può spezzettare per rispondere alle esigenze di ognuno; dobbiamo lasciare spazio alla natura; come ci hanno insegnato la tragedia di Soverato ed altre tragedie, la natura ha le sue leggi, che non ammettono condoni. Neppure è ammissibile che la natura venga divisa a pezzetti, secondo le esigenze dei vari territori.
Signor Presidente, dovremmo rivedere alcuni elementi contenuti in riforme che abbiamo recentemente approvato - come il decreto legislativo n. 112 - là dove si dividono le competenze tra lo Stato, le regioni, le autonomie locali, senza tenere conto dei beni di cui ci si deve occupare, delle loro caratteristiche, della loro natura, della loro ampiezza; quelle riforme rispondono semplicemente alle rivendicazioni che in questa smania federalista
Vogliamo vedere le ruspe, signor ministro! È questo che leggo nel decreto legislativo per Sarno, là dove è scritto che le situazioni di rischio debbono essere rimosse.
Non abbiamo bisogno di dighe, non abbiamo bisogno di cemento negli alvei dei fiumi, abbiamo bisogno di risorse - e mi auguro che oltre a quelle di cui ha parlato il ministro ce ne siano anche altre - per delocalizzare, per spostare, per costruire una situazione nella quale la natura possa, insieme con gli uomini, trovare lo spazio per consentire la vita e l'arricchimento insieme con un equilibrio della natura stessa, che l'azione degli uomini ha compromesso, con risultati che purtroppo ci costringono a dibattiti come questo, che veramente non vorremmo fare.
Onorevole Tassone, ha a sua disposizione tre minuti.
Questo è un momento di riflessione su una vicenda drammatica, per la quale esprimiamo solidarietà alle famiglie delle vittime. Questo non è il tempo di scaricare le responsabilità, perché dalle parole che ho ascoltato da parte dei rappresentanti del Governo sembra che le responsabilità siano di altri. Certo, le responsabilità vanno individuate senza nessun tentennamento, senza nessuna riserva e senza nessuna debolezza, però pensavo che oggi il Governo sulla vicenda di Soverato, sul dramma di tante famiglie ed anche sulla situazione della costa ionica calabrese avrebbe detto una parola più completa in relazione alla politica dell'ambiente e del territorio.
Ritengo, signor ministro, signor sottosegretario, che oggi ci troviamo di fronte al fallimento della politica ambientalista nel nostro paese, al di là della presenza di un ministro dell'ambiente in questa compagine di Governo. Anche la protezione civile vissuta soprattutto come soccorso e non come prevenzione, con un'assenza di raccordo tra le autorità dello Stato, sta ad indicare una grande debolezza. Certo, noi dovremmo dire anche qualcosa in più (mi rivolgo anche al ministro). Se la regione ha delle responsabilità, che emergano, però io so che la regione aveva indicato al ventiseiesimo posto Soverato come zona a rischio e che la sollecitazione del suo Ministero riguardava solamente la rete fognaria. Se c'era una lacuna rispetto a questi dati, perché il ministero non è intervenuto con forza?
Anche il problema degli incendi, ricordato dall'amico sottosegretario per l'interno e più volte riproposto in quest'aula, certamente ha determinato il fallimento di alcune politiche, tra cui ovviamente quella del presidio del territorio. Quando Barberi era sottosegretario per l'interno ci disse, finalmente, dopo molti anni, che molti degli incendi erano dolosi, ma non c'è stato nessun controllo del territorio, nessun presidio. Questa è una responsabilità complessiva che noi dobbiamo segnalare; fare polemiche, ovviamente, non serve a nessuno, come non sono serviti, signor ministro, signor sottosegretario, i
Vi è allora una valutazione complessiva da fare per quanto riguarda l'ambiente ed alcuni interventi che violentano il territorio, interventi effettuati sia da privati - e qui vi sono responsabilità che vanno individuate -, sia da enti come l'Enel. Perché non si è parlato anche dell'Enel, che violenta il territorio? Perché, signor ministro, non ci viene a dire perché lascia ancora in Calabria una gestione speciale per quanto riguarda i rifiuti e le acque reflue? Questa è una sua responsabilità. È finito il momento dell'emergenza, lei ha prorogato ancora per alcuni mesi la gestione dei rifiuti, con un commissario speciale, e questo è un errore, perché sfugge ad ogni controllo; alcune regole sul territorio...
Lei può anche alzare le braccia, certamente io non posso farci niente, mi dispiace per lei, almeno queste responsabilità per quanto ci riguarda non le abbiamo, perché ritengo che lasciare...
Ho voluto evidenziare con molta umiltà e con molta cortesia al ministro dell'ambiente, che è stato molto attivo anche nel polemizzare, un aspetto che certamente non dà decoro alla politica del territorio le cui regole spesso sfuggono ai controlli statali e della magistratura.
La risposta del Governo, che certamente in parte chiarisce e testimonia quello che sta avvenendo, mi soddisfa parzialmente.
Sulla vicenda di Soverato è stato detto e scritto molto. Da tutto ciò emerge in maniera inequivocabile che, per quanto riguarda la vicenda del camping Le Giare, non siamo in presenza di una fatalità. Anche oggi nel dibattito è stata usata la parola alluvione a proposito di Soverato. Non è così, in questo caso non si tratta di alluvione; gli altri comuni hanno subito
Non si può fare a meno di dire che vi sono responsabilità che devono essere accertate, non per una volontà di persecuzione, ma perché la gente, la comunità e i responsabili devono sapere che i loro comportamenti, se producono conseguenze nefaste come nel caso di Soverato, saranno puniti dallo Stato, dalla giustizia e dal senso civico del paese. Per la tragedia di Soverato va fatta una distinzione: la tragedia riguarda Soverato perché lì si sono avute le vittime e ciò ovviamente assume un valore assoluto. Comprendiamo quindi che tutta la discussione si incentri su quel comune. Se però per Soverato si tratta di tragedia, nel resto della Calabria si tratta di alluvione. A Soverato vi è stato un torrente, una fiumara che ha riconquistato il suo territorio; altrove sono state le piogge che hanno straripato ed invaso territori non propri.
Si è avuta dunque un'ondata di maltempo eccezionale, ma in Calabria questi fenomeni atmosferici, storicamente, sono ciclici e periodici, come - sventuratamente per noi che siamo calabresi - ciclici e periodici sono i terremoti che hanno segnato la nostra storia e la nostra civiltà.
Sappiamo - e lo Stato dovrebbe sapere - che il territorio della Calabria è per il 93 per cento collinare o montagnoso, un territorio quindi che dirupa a mare e che è attraversato da innumerevoli torrenti, le terribili fiumare. Sappiamo cosa è avvenuto a Soverato ed anche perché e, se non possiamo rimediare, non possiamo restituire la vita ai morti né togliere il dolore ai sopravvissuti, possiamo però da questo evento trarre elementi di valutazione per i comportamenti futuri dello Stato che, nei limiti dell'umana possibilità, riducano o addirittura eliminino situazioni analoghe.
Per non rendere il dibattito solo un elenco di elementi su questa vicenda, voglio richiamare alcuni aspetti particolari. In primo luogo, sottosegretario Di Nardo, va detto che tutte le province calabresi hanno subito danni. Quando lei riferisce che la maggiore piovosità si è avuta nei comuni di Chiaravalle e di Palermiti, che si trovano a monte di Soverato, nelle Serre, afferma una verità: può allora pensare che nel territorio intorno o a monte di Chiaravalle, nelle Serre vibonesi, non vi siano stati danni? I danni vi sono stati, solo che l'emergenza ed il pensiero sono stati subito occupati dalla vicenda di Soverato e di Roccella e gli altri eventi, giustamente, sono passati in secondo piano. Oggi, però, emergono e ad essi va data anche una risposta.
Nella provincia di Vibo Valentia, che lei ha citato solo alla fine, si sono avuti danni per decine di miliardi e noi sappiamo - e il suo Ministero dovrebbe sapere - che quella provincia ed i suoi comuni sono stati colpiti. La prefettura di Vibo Valentia ha fatto presente che i comuni colpiti sono decine e che vi sono danni gravi, che possono addirittura compromettere la pubblica incolumità, che possono rientrare in un discorso di programmazione, ma anche danni che vanno immediatamente recuperati, altrimenti il mantenimento di quella condizione configurerebbe una situazione certa di pericolo della quale potremmo trovarci a discutere tra un mese o fra sei in quest'aula.
Voglio citare alcuni di questi casi, proprio per rappresentare la necessità dell'intervento e la certezza dei danni subiti: penso al ponte sulla fiumara Ruffa nel comune di Licadi, alla strada provinciale Ariola-Gerocarne-Ciano, a quanto si è detto interrotta, alla strada Arena-Dasà,
Da questa vicenda si comprende allora che occorre vigilare e riflettere. Voglio citare una situazione sulla quale richiamo in particolare l'attenzione del ministro dell'ambiente Bordon, appellandomi alla sua sensibilità, alla sua disponibilità ed alla passione con cui parla dell'ambiente.
Vi è un paese alle pendici delle Serre, dall'altro lato rispetto a Soverato (Soverato e Roccella sono alle pendici delle Serre dalla parte dello Ionio, questo paese è all'interno, nella zona cosiddetta del Mesima Marepotamo), che conta 4.000 abitanti. A questo paese sta accadendo qualcosa di paradossale, che è stato già denunciato in quest'aula; mi riferisco all'interpellanza n. 2-02288, presentata il 7 marzo - ne cito i dati perché la si possa recuperare immediatamente - e svolta il 9 marzo, alla quale non ha risposto lei, ministro, bensì il sottosegretario Fusillo.
In tale interpellanza, i deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo ed il sottoscritto evidenziavano come si stesse realizzando, in un paese di 4.000 abitanti, una centrale elettrica; faccio presente che si tratta di un paese che, nell'ultimo secolo, ha subito alluvioni nel 1937, nel 1947, nel 1959 e nel 1987 e che, nella sua storia, ciclicamente, periodicamente, è stato coinvolto nei disastrosi terremoti calabresi. Ebbene, è stata autorizzata e si sta costruendo una centrale idroelettrica a monte del paese, realizzando due invasi che dovrebbero avere una portata di 25 mila metri cubi, il primo a circa 800 metri, il secondo addirittura a circa 50 metri dal centro abitato. Il paese è aggrappato alle pendici delle Serre, non si trova in pianura; esso non si trova sopra, bensì sotto questo terribile territorio, con una altrettanto terribile fiumara che lo attraversa (mi riferisco alla fiumara Amello).
Capisco che anche questo paese, come Soverato, onorevole Di Nardo, non è considerato dalle carte ad alto rischio, ma vediamo che le carte definiscono ad alto rischio le zone A, B e C e poi scopriamo che zone non considerate ad alto rischio subiscono ciò che ha subito Soverato e che potrebbe subire il paese di Acquaro.
Chiedo al ministro, allora, l'intervento della commissione grandi rischi, perché un paese si è ribellato, un'amministrazione ha protestato, la prefettura di Vibo Valentia si è adoperata e si è impegnata su questo tema, ma la protervia della speculazione privata - una società privata intende realizzare una centrale idroelettrica che dovrebbe produrre energia della quale nessuno sente il bisogno in Calabria, perché ne produciamo e ne esportiamo per i quattro quinti - vorrebbe continuare e sta adoperando gli strumenti legali disponibili. Paradossalmente, nel nostro paese gli strumenti legali sono sempre gestibili in un certo modo: il tribunale regionale delle acque ha stabilito che la licenza è legittima e può essere concessa. Se poi si verifica la sventura, scopriamo che la sentenza di tale tribunale è l'equivalente del condono, del contratto, dell'autorizzazione.
Chiedo, allora, l'intervento della commissione grandi rischi e chiedo che lei, signor ministro, o il professor Barberi effettuiate, dopo aver acquisito gli elementi, un sopralluogo per visualizzare e rendervi conto della terribile minaccia che incombe su questo territorio.
Ho voluto citare anche questi fatti, ho voluto soffermarmi sui danni subiti dalla provincia di Vibo Valentia, assieme alle altre province calabresi, perché, commentando la vicenda di Soverato, vengono alla mente tante cose e chi conosce fatti che potrebbero provocare altre drammatiche sciagure, altre sventure, ha l'obbligo di denunciarli. Dicendo queste cose, penso di aver adempiuto ai doveri del mio ruolo, ai doveri di deputato di quella parte del territorio calabrese.
Il Governo vada avanti rapidamente e troverà in Parlamento il sostegno più convinto per definire quei provvedimenti che possano irrobustire l'azione già avviata dopo il «decreto-Sarno», grazie all'azione lungimirante di questo Parlamento e di questo esecutivo.
Sono parole importanti quelle che oggi ascoltiamo in questa sede autorevole, che danno il senso di una discussione non rituale. Lo sottolineo anche con emozione essendo il deputato che rappresenta in Parlamento i cittadini del collegio di Soverato e che ha vissuto, assieme ad altri colleghi parlamentari, in quelle ore le vicende drammatiche e le sofferenze di quelle famiglie, alle quali va tutta la nostra solidarietà; Soverato, città tra le più belle e più dotate di servizi.
Abbiamo potuto apprezzare e ammirare l'impegno tempestivo delle forze dell'ordine, dei carabinieri di Soverato e del loro comandante innanzitutto - che dopo pochi minuti erano già presenti sul posto -, dei vigili del fuoco, dei sindaci, dei volontari e delle loro associazioni. A loro va il nostro apprezzamento, mentre alle famiglie e all'Unitalsi va tutta la nostra solidarietà.
Vi sono dei problemi che intendiamo sottolineare in questa sede ai rappresentanti del Governo proprio perché il ministro dell'interno, già nell'audizione che si è svolta nei giorni scorsi al Senato, ha parlato di una indagine che si è aperta per verificare - lo hanno detto altri colleghi - quali responsabilità vi siano state non solo per accertare i disguidi, ma per prevenire ulteriori rischi. Il problema che noi poniamo non è quello di negare lo sforzo, che pure vi è stato, da parte della prefettura di Catanzaro e di altre prefetture in questo ultimo anno, specialmente dopo il «decreto-Sarno», per creare le strutture permanenti di prevenzione e di protezione, per definire nei diversi luoghi della Calabria i centri operativi misti, per favorire il confronto tra le prefetture e i sindaci e tra le associazione del volontariato e le forze dell'ordine. Noi chiediamo però che il Governo informi rapidamente il Parlamento sulle ragioni per le quali tra sabato e domenica, nonostante le segnalazioni di allerta e i fax che erano stati inviati da Roma, sia venuto meno un coordinamento tempestivo ed efficiente dell'insieme delle strutture abilitate a seguire la prevenzione e la protezione civile.
Anche le cose interessanti che abbiamo ascoltato dal sottosegretario Di Nardo danno il senso di una fase di alcune ore, forse di un'intera giornata; lei ha parlato dei primi segnali di allarme che si avvertivano nel comune di Chiaravalle e in altre località dove vi sono i punti di rilevazione: da Serra San Bruno e da altri centri della Calabria. Vorremmo sapere perché, se questo allarme era avvertito in quei centri, non vi è stato un coordinamento in grado di intercettare questi segnali. Poniamo tale quesito perché noi siamo all'inizio della stagione invernale, che usualmente in Calabria porta lunghe giornate di pioggia in quelle zone territoriali a volte molto pericolose.
La zona che è stata colpita in maniera particolare è quella che storicamente almeno
Bisogna fare presto, bisogna tempestivamente adeguare gli strumenti di coordinamento sulla base della legge e di una incessante iniziativa che riesca a migliorare i raccordi tra i diversi livelli istituzionali e le diverse competenze proprio per non assistere dopo la calamità e dopo i morti allo scaricabarile. Poniamo questa necessità anche per quanto riguarda la vicenda relativa alla delimitazione delle aree, che noi abbiamo valutato attentamente e che, in relazione al «decreto Sarno», si riferisce all'obbligo per la regione di definire la delimitazione delle aree a rischio. È una questione che va attentamente verificata e tempestivamente adeguata, perché non riguarda solo Soverato, ma riguarda tante altre fiumare della Calabria dove vi sono costruzioni abusive, dove vi sono situazioni analoghe ad altissimo rischio e molto esposte e dove vi sono interessi non sempre legali, ma anche illegali, con una diretta presenza di proprietà della criminalità organizzata e della mafia nella gestione di alcuni campeggi e di alcuni villaggi.
Per questo motivo vogliamo che si faccia chiarezza fino in fondo sul perché quel campeggio veniva normalmente tollerato nell'alveo del fiume Beltrame. Questo è il punto al quale il Parlamento e il Governo non possono sfuggire. Si approfondiscano tutte le verifiche, la magistratura faccia fino in fondo il proprio corso; noi dobbiamo capire quali complicità a vari livelli hanno protetto una situazione che oggi tutti riconosciamo essere illegittima (perché l'ordinanza di demolizione non è stata eseguita per difetto di notifica? perché l'intendenza di finanza ha siglato quel tipo di accordo?), per rimuovere - questo è il problema che noi poniamo - un'abitudine alle collusioni e alle complicità che tanti guasti ha provocato nella storia del territorio calabrese. Diciamo questo nel momento in cui siamo ancora preoccupati per le situazioni più esposte.
Quindi, chiedo ai rappresentanti del Governo la massima attenzione a partire da quei comuni dove vi sono danni provocati dall'alluvione, che fortunatamente non hanno prodotto altri morti, e dove vi sono altissimi rischi per il territorio, per l'ambiente e, se non si sta attenti, anche per i cittadini e le popolazioni; a partire dalla questione segnalata anche dall'onorevole Bova che riguarda il comune di Roccella per arrivare alle questioni poste insieme agli onorevoli Oliverio, Olivo e altri colleghi, che riguardano altri comuni dove ancora vi sono frane che pendono a ridosso di alcune scuole o di alcuni edifici abitati e che richiedono un intervento urgentissimo.
Vi è poi la questione che riguarda alcuni comuni della provincia di Vibo. Stamattina, assieme al collega Romano Carratelli, al senatore Luigi Lombardi Satriani e al vicepresidente della provincia di Vibo, abbiamo segnalato al professor Barberi, con una documentazione accurata, alcuni casi concreti che vanno rapidamente verificati per estendere l'ordinanza ad alcuni comuni. Non siamo favorevoli ad estendere i provvedimenti in maniera generalizzata, ma siamo favorevoli ad affrontare i danni che effettivamente sono stati registrati anche nella provincia di Vibo Valentia.
L'iniziativa che ha annunciato il ministro Bordon incontra la nostra sensibilità e convinzione: auspichiamo che essa giunga rapidamente all'attenzione del Consiglio dei ministri per l'approvazione e che venga rapidamente portata in Parlamento. Quanto agli interventi strutturali necessari a tutelare il territorio, finalmente abbiamo sentito parole importanti, nuove per un Governo che non parla solo il linguaggio dell'emergenza, ma finalmente di un arco di tempo di 10-15 anni per affrontare la debolezza strutturale del
Lo dico, senza alcuna retorica, a testimonianza delle nostre convinzione, anche come esponente di un partito politico che sin dal dopoguerra, sin dalle lotte per la terra in Calabria, ha indicato la questione della tutela del territorio dal rischio idrogeologico ed anche dal rischio sismico come la questione strategica per far decollare in maniera sana, non episodica, non congiunturale, uno sviluppo civile della nostra regione, indicando nel recupero produttivo, oltre che sociale, delle zone di collina e di montagna un impegno strategico su cui misurare l'azione delle istituzioni a vari livelli. Ebbene, alcuni anni fa siamo stati derisi come passatisti, come gente che non capiva la modernità, da alcuni modernisti che organizzavano, anche in Calabria, i convegni sul cosiddetto business ambientale: è però un problema che ripropongo, perché riguarda l'impegno e la coerenza di ogni forza politica per affrontare la questione strategica della debolezza del territorio calabrese.
Vent'anni fa, insieme ad altri studiosi del territorio, indicammo in un volume sulla Calabria curato dalla casa editrice Einaudi i possibili metodi di intervento per risanare, prevenire, tutelare, valorizzare le risorse del territorio regionale. Ricordano tutti a memoria, ormai, la definizione di Giustino Fortunato di «sfasciume pendulo sul mare»; a me piace qui ricordare una definizione un po' più ragionata, del professor Manlio Rossi Doria, profondo conoscitore del territorio meridionale, che definì la Calabria «un paese di isole instabili». È questa la situazione della nostra regione, per la conformazione strutturale del suo territorio.
Ecco perché ci convince molto l'intervento che il ministro Bordon indica a nome del Governo ed ecco perché chiediamo alle altre forze politiche (mi rivolgo all'onorevole Tassone e agli altri esponenti del Polo) di misurarci finalmente su quell'intesa istituzionale di programma voluta dal Governo dell'Ulivo e siglata con la precedente giunta che governava la regione Calabria. Quell'intesa definisce impegni strutturali per affrontare i grandi temi che qui sono ritornati, dalla difesa idrogeologica alla riqualificazione del lavoro dei forestali, alla pulizia e alla risistemazione degli argini dei fiumi, alla prevenzione e alla lotta contro gli incendi facili e mafiosi sul territorio della Calabria.
Vi è un'intesa istituzionale di programma: la si attui rapidamente! Questo è il primo punto su cui misureremo la coerenza e l'impegno delle forze del Polo che oggi governano la regione. L'altra esigenza è che, assieme alla delimitazione definitiva delle aree a rischio, nelle diverse zone della Calabria, vi sia un impegno serio nella città che purtroppo ha registrato i dodici morti dell'alluvione di Soverato: Catanzaro, il capoluogo della regione. È una città, concludo Presidente, allo sbando dal punto di vista del governo del territorio, in mano alle iniziative più improvvisate ed abusive, dove sopravvive stancamente un vecchissimo piano regolatore del 1957, che è diventata la copertura per assalti legali alle colline del centro storico.
Chiediamo, quindi, che il comune di Catanzaro, che le forze del Polo che governano quella città - e lo dico come una sfida positiva, di civiltà politica per la Calabria - si impegnino ad approvare rapidamente il nuovo piano regolatore della città, dimostrando così alle famiglie di quei morti che ognuno di noi sa trarre una lezione, non per «beccarsi» a vicenda e per fare polemiche strumentali, ma per costruire assieme un futuro migliore per tutta la Calabria, un contributo positivo dalla Calabria alla situazione nazionale.
Al di là del rituale piangersi addosso - come avviene in questi casi - e tirare fuori tutta una serie di argomentazioni intese a beccarsi, come diceva prima il collega, per contrapposizione politica e ricerca di responsabilità, vi è un'argomentazione di fondo molto rilevante, che va al di là della ricerca della responsabilità e attiene all'organizzazione dello Stato e alla sua capacità di prevenire e di intervenire, nonché di essere finalmente attento, nei fatti e non solo a parole, a determinate situazioni che possono portare a vicende quali quella di cui stiamo parlando.
Ho sentito parlare di mafia per gli incendi, ma mi sembra sia ora di smetterla di riportare il tutto nell'ambito di una conformazione politico-geografica, incolpando le popolazioni. Le colpe evidentemente sono a monte, nell'incapacità delle amministrazioni di approvare piani regolatori, di attuarli e di dare corso alle leggi. Ciò è accaduto e sta accadendo, purtroppo, per questa vicenda a proposito della compiuta applicazione del cosiddetto decreto Sarno. Vi sono colpe a monte che non possono essere trasferite, ripeto, in testa alle popolazioni o a chi, singoli e non, può sfruttare la mancanza e la deficienza dello Stato e delle pubbliche amministrazioni. Dalla vicenda emerge l'incapacità di interconnettere le varie amministrazioni perché un'ordinanza di demolizione non viene notificata.
È assurdo che si verifichi un difetto di notifica di questo genere. Cosa significa tutto ciò? O provate il dolo nella mancata notifica dell'ordinanza di demolizione o nell'averla notificata in maniera erronea, altrimenti c'è qualcosa che non quadra in un sistema che non riesce nemmeno a notificare un'ordinanza, un atto esecutivo che scaturisce dall'autorità. Alla luce di quanto accaduto, il cittadino comune, si chiede come mai a monte vi sia un'ordinanza di demolizione, un processo penale; lasciamo perdere se prescritto, perché qualsiasi prescrizione non incide sicuramente sull'attività amministrativa e non tirate in ballo il discorso dei condoni. Il condono, per essere tale, ha bisogno poi di un'adeguata sanatoria in sede amministrativa, altrimenti non ha senso parlare di condono: è ciò che si doveva fare in questa vicenda.
Si tratta di demagogia e di strumentalizzazione, nel momento in cui alcune parti politiche portano l'attenzione sulla necessità di sanare certe situazioni di abuso edilizio. Non è vero niente! Il condono riguarda la questione penale: se non vi sono tutti i requisiti perché venga sanata in sede amministrativa una situazione illecita di abuso edilizio, non ha senso parlare di condono.
Torno a ripetere: che cosa può mai chiedersi un cittadino che si sente dire che a monte vi era un'ordinanza di demolizione e, contemporaneamente, un contratto di concessione e, quindi, una locazione del terreno da parte dello Stato, del Ministero delle finanze, dei monopoli di Stato o di altri? Il cittadino penserà che nello Stato, come al solito, la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra, altrimenti come è possibile che una pubblica amministrazione, come il Ministero delle finanze, dia una concessione su un'area demaniale in presenza di un abuso edilizio, dell'impossibilità di edificare e di impiantare qualsiasi tipo di esercizio.
Queste sono le cose che vanno messe in rilievo e forse questa triste vicenda darà un'accelerata all'attuazione di una normativa che è già stata portata al vaglio di questa Assemblea e che è già legge.
Se vi è questa volontà, evidentemente dobbiamo scrollarci di dosso tutto quello che può servire - o meglio, non servire - a individuare responsabilità pratiche, ma dobbiamo preoccuparci, invece, di mettere in atto una serie di azioni che pongano fine a tutto ciò.
Allora, quali sono le strade che questo Governo deve seguire? Vi è la prevenzione,
Vi è poi il problema della capacità di recepimento. Cos'è la normazione? Che cosa ci dà il diritto di tramutare in legge le esigenze dei cittadini? La capacità di raccogliere le istanze dei cittadini e, in questo caso, i pericoli che possono derivare da una serie di situazioni.
Il Governo e il Parlamento non devono essere sordi rispetto a queste grida di dolore (ricordo che sono state presentate interrogazioni in materia). Io vengo dalla provincia di Foggia, in cui vi sono due paesi a rischio di crollo.
L'incolumità della gente che abita in due paesi della provincia di Foggia è messa a serio rischio. I sindaci, le amministrazioni provinciali, l'amministrazione regionale da anni stanno chiedendo aiuto affinché non accada nulla, ma non è stato fatto niente per dare una risposta a queste grida di dolore.
Non vorrei che ci ritrovassimo in quest'aula - naturalmente faccio i dovuti scongiuri - a dover parlare di cose che sono state preventivate e che purtroppo anche da parte di questo Governo non vengono tenute nel debito conto.
Se vi è la volontà, al di là delle critiche che si possono muovere sull'incapacità di coordinamento in materia di protezione civile, al di là dell'incapacità dello Stato di dare esecuzione ad una serie di provvedimenti che dovevano essere attuati, al di là del fatto che il Ministero delle finanze giammai avrebbe dovuto procedere alla concessione sul quel sito, al di là del fatto che i 30 miliardi che sono stati stanziati secondo me sono assolutamente inadeguati rispetto alla situazione che si è venuta a creare a Soverato, al di là delle facili strumentalizzazioni, non è possibile parlare di inadempienza della regione.
No, alla luce delle carte non è possibile. E non parlo a difesa di un'amministrazione divenuta operativa qualche mese addietro; parlo anche di un'amministrazione regionale che, in precedenza, non era certo dalla mia parte politica.
Al di là di questo, se le parole del ministro Bordon e del ministro dell'interno e del suo rappresentante debbono portare ad una conclusione, bisogna tener conto dell'inefficienza generale della macchina dello Stato a cui si deve necessariamente porre mano. Solo in questo modo non potremo più parlare di mancato coordinamento, di inefficienza delle strutture o di incapacità di definire, una volta per tutte, non solo le idee ma anche le richieste e le aspettative. Soltanto in questo modo potremo finalmente non ritrovarci in quest'aula a parlare di eventi nefasti come quelli di cui abbiamo discusso.
Vi è una citazione, non a caso di Giustino Fortunato, che va letta in tutta la sua articolazione: il grande meridionalista affermava che la Calabria è uno sfasciume geologico pendulo sul mare. Sfasciume geologico perché la Calabria ha una sua drammatica realtà costituita da un territorio che, come è stato detto da qualche collega, per oltre
Ma l'argomento che ritengo abbia un senso è di duplice natura. Anzitutto, vi è la questione che attiene a Soverato, al camping di cui si è parlato, alla vicenda dell'intendenza di finanza, all'autorizzazione data, a quanto hanno affermato la magistratura e anche coloro che sono andati alla ricerca delle responsabilità, secondo cui già nel 1993 si diceva che un decreto regionale imponeva di abbattere il camping. Ma queste cose credo che vadano viste nella drammaticità della situazione, perché in fondo si è trattato di povera gente, si è trattato, tra l'altro, di soggetti con una particolare, delicata situazione fisica. E in questa circostanza qualcuno si è permesso anche di fare polemica sul ruolo dell'Unitalsi e sul fatto che avesse scelto questa località, come se avesse potuto sapere ciò che sarebbe accaduto! Ci troviamo veramente di fronte ad affermazioni assurde ed aberranti! L'azione del volontariato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e dei vigili del fuoco è stata, per tanti versi, esemplare e, se responsabilità vi sono state, non vanno certamente addebitate a quelle realtà operative che bene hanno operato.
Signor ministro, signor sottosegretario, il problema è un altro. Non voglio fare polemiche, perché ne abbiamo già sollevate in abbondanza, ma voglio ricordare il palleggio di responsabilità tra la regione ed il Ministero per l'ambiente. Non voglio smentire me stesso a distanza di qualche settimana e voglio ripetere che due assessori regionali ai lavori pubblici (il dottor Adamo, appartenente all'allora governo di centrosinistra e il professor Misiti, appartenente all'attuale governo di centrodestra, che ritengo sia una personalità nel suo campo per aver dato nel settore in cui ha operato, i lavori pubblici, un contributo enorme) hanno sostanzialmente affermato che la regione aveva le carte in regola, in quanto aveva già denunciato, in tempi non sospetti, le condizioni dell'area ed i pericoli che incombevano su Soverato. In ogni caso, non voglio soffermarmi sulla questione.
A mio giudizio, il problema principale è quello della politica del territorio, che non è cosa nuova in Calabria. Bene ha fatto il ministro Bordon nell'evocare un passo dell'interpellanza del collega, onorevole Fino, il quale ha fatto un'analogia tra i fatti avvenuti a Crotone nel 1996 ed i recenti fatti verificatisi in Calabria, a Soverato. Se tutto ciò ha un senso, se vi è un nesso tra i due episodi, vi è da preoccuparsi! Ciò vuol dire che in questi anni non è stata portata avanti una politica del Governo in difesa del territorio!
Veniamo al discorso della prevenzione. Si è parlato delle fiumare, che sono una realtà particolare della Calabria. Chi ha letto qualche pagina dello scrittore Corrado Alvaro sa che quello delle fiumare è un motivo che ritorna nella sua opera: sembrano fiumi inesistenti come fiumi carsici che scompaiono e di punto in bianco riappaiono in superficie. Le fiumare sono la risorsa della Calabria, per un verso, ma anche la sua tragedia, per altri. Chi pensa che le fiumare della Calabria siano innocue si sbaglia di grosso, e non lo sono soprattutto a causa dei guasti prodotti da una folle politica di disboscamento. Non mi si dica che voglio fare discorsi nostalgici, ma se negli anni trenta è nato un certo tipo di impegno a favore della montagna e se in un certo momento storico si è costituito
Signor Presidente, in Commissione agricoltura abbiamo cercato di varare una legge in difesa della montagna, ma non è sufficiente; anche le polemiche (spesso a sproposito) contro gli operai idraulico-forestali non hanno portato un contributo positivo alla soluzione del problema. Anch'io ho presentato un disegno di legge di modifica del provvedimento che concerne gli operai idraulico-forestali: infatti, questi lavoratori che hanno un ruolo molto importante (direi quasi determinante) vengono per molti aspetti demonizzati: si è, allora, fuori della logica e lontani da un impegno vero in difesa della montagna! Ripeto, difendendo la montagna, si difende il territorio.
Le do atto che sono state assunte iniziative, che sono stati presi impegni di spesa, che è stata enucleata tutta una serie di cifre, che ovviamente non sto qui a ricordare. Rammento, però, signor ministro, che nel 1955 per la Calabria era stata varata una famosa addizionale, con la legge n. 1177, la quale prevedeva che il 5 per cento di tutti i prelievi fiscali fosse destinato ad interventi in favore di questa regione, che aveva subito le alluvioni devastanti del 1951 e del 1953 (il problema è ciclico, ritorna). Ebbene, in quella circostanza abbiamo visto che solo un terzo dei proventi venivano destinati alla Calabria, per il resto prendevano strade diverse. Allora, la storia ha un significato e non può non averlo. Io presenterò al più presto una proposta di legge con cui chiederò il recupero delle somme che erano state destinate alla Calabria con quella addizionale pro Calabria e che sono state destinate ad altre zone. Dico questo perché è chiaro che non possiamo non tener conto, onorevoli rappresentanti del Governo, degli errori storici che sono stati commessi. Mi riferisco anche a quel famigerato pacchetto Colombo, che io richiamo sempre; mi riferisco agli anni settanta, quando si prometteva - pensate - persino il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro, quando già si sapeva che la siderurgia era in crisi, e nel contempo si costruiva a Saline Ioniche la Liquilchimica per la produzione delle bioproteine, quando si sapeva che erano fortemente cancerogene. Tutte queste cose hanno un senso, hanno un significato.
Il caso di Soverato, purtroppo, è stato drammatico per le vittime, ma vi sono stati disastri che hanno investito il cosentino, le zone di Corigliano, di Rossano, di Trebisacce, il vibonense, il catanzarese, il reggino, perché la provincia di Reggio è la più massacrata dalle alluvioni. Un caso emblematico è quello di Roccella, che è proprio naufragata nel fango, come ha riportato la stampa. Allora, rispetto a tutto questo, onorevoli rappresentanti del Governo, mi chiedo: è vero che ci sono indagini in corso? È vero che è avvenuta una perquisizione nei locali della protezione civile per individuare le responsabilità centrali e locali? È vero che anche la regione si è pronunciata al riguardo?
Un aspetto positivo, signor ministro, è che la stessa regione Calabria invita ad evitare le polemiche ed a porsi di fronte alla realtà con grande senso di responsabilità. C'è la fase della ricostruzione, dell'impegno; il problema vero è soprattutto quello di avviare una seria, qualificata politica di difesa del territorio, perché, Dio non voglia, se si continuerà così, ci troveremo, purtroppo, di fronte alle stesse tragedie, che si ripeteranno ciclicamente.
Avremmo potuto anche essere molto duri ed andare a colpire le responsabilità, perché non ci basta che si dica che il Governo ha stanziato determinate cifre ed ha avviato delle indagini. La storia recente e meno recente, infatti, ci dimostra che, purtroppo, spesso i tempi di traduzione degli interventi dal momento teorico-legislativo al momento pratico finiscono per essere lunghissimi, mentre le popolazioni, soprattutto la nostra popolazione calabrese, subiscono continuamente i problemi e i drammi sulla loro pelle. Ecco perché non possiamo ritenerci soddisfatti delle dichiarazioni del Governo; aspettiamo con molto senso di responsabilità,
La situazione di pericolo era stata già denunciata da più parti, ma se si continua con questa politica, non si può andare oltre l'emergenza. All'emergenza ne seguiranno tante altre e non si renderà un buon servigio alla difesa degli interessi della gente di Calabria e del Mezzogiorno d'Italia.
Ciò richiede una strategia di attenzione alla sicurezza idrogeologica della Calabria che passa anche attraverso la promozione di una cultura nuova nel modo di operare dei vari uffici e dei servizi pubblici. Da questo punto di vista, occorre realizzare un vero e proprio programma, naturalmente in connessione con la regione Calabria medesima, tenuto conto che quest'ultima dovrebbe essere la principale protagonista del rinnovamento.
Si tratta, dunque, di un'opera politica, anzi politico-culturale di rilievo. Voglio qui polemizzare con alcune incaute affermazioni dell'assessore ai lavori pubblici della regione Calabria, che è stato per molti anni presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, il quale, dopo aver affermato di essere un tecnico e di avere, da tecnico, diretto il consiglio superiore dei lavori pubblici, si esprime contro i divieti, per giunta sbagliati, che sarebbero giunti da Roma. Ma se i divieti fossero giunti da Roma, evidentemente sarebbero stati inviati anche da lui; non giunsero da Roma, perché il camping fu autorizzato e meglio sarebbe stato che Roma o Catanzaro non avessero concesso i permessi. A parte questa polemica, l'assessore Misiti, già presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, ribadisce che la colpa è - chissà perché - di certe burocrazie ministeriali e di certe associazioni estremistiche dell'ecologismo. Chiedo al ministro cosa c'entrino le une e le altre con il caso di cui stiamo trattando.
Colgo l'occasione per chiedere, come risulta anche dal testo dell'interpellanza, quali siano gli interventi concreti del Governo per cambiare la situazione di estrema insicurezza idrogeologica della Calabria. Il pericolo è che la panacea sia individuata soltanto nella costruzione di grandi invasi con il trasporto a distanza dell'acqua. A parte i considerevoli costi di intervento e l'impatto territoriale di opere di questo genere, vi è la certezza che il problema non potrebbe essere risolto solo con queste azioni che, tuttavia, non sono da escludere. Quello che occorre è una cura diffusa, un'attenzione precisa alla ricostruzione di situazioni estremamente degradate. Costruire lungo gli alvei dei fiumi e dei torrenti, distruggere gli sbocchi al mare, eliminare progressivamente le zone alberate e le aree verdi per costruirvi ogni tipo di manufatto ha provocato - e continua a provocare
Occorre appunto un programma che elimini i manufatti illegali e abusivi, costruiti in aree in cui la legge fa divieto di edificare; occorre proteggere i corsi d'acqua che, come sa chiunque visiti anche solo occasionalmente la Calabria, riprendono vita, dopo essere letteralmente spariti nei mesi primaverili ed estivi e ricompaiono ai primi temporali che, statisticamente, ogni anno si manifestano dopo il ferragosto e nei primi giorni di settembre.
Appartiene alla cultura comune che il terreno più è arido più è compatto ovvero assorbe meno l'acqua di quanto non faccia un terreno sciolto; se poi ci mettiamo il disboscamento, la circostanza non irrilevante che quest'anno, soprattutto in Calabria, vi è stata una densità gravissima di incendi piccoli e grandi che hanno ulteriormente manomesso la capacità di assorbimento del terreno e se ci aggiungiamo, infine, il cemento (perché a Soverato non c'erano nude tende piantate sul terreno, ma roulottes e cemento), allora si capisce che la tragedia era quasi un atto conseguente di queste azioni.
Queste cose le sanno persino i sassi ed è tristissimo, proprio perché ci sono stati molti morti, ripeterlo qui ora, ma certamente bisogna ribadirlo, se vi sono assessori che pensano che l'unica azione effettiva sia la costruzione di invasi e non un'attività che dovrà essere necessariamente molto articolata e fondata su di una pluralità di interventi, di azioni e di opere. Certo, la costruzione di una diga costa molto, muove grandi interessi, e dà una notorietà maggiore di quello che non possa dare la cura quotidiana e - mi si passi la parola - anonima del territorio.
Un grande urbanista, Pierluigi Cervellati, chiude un suo recente saggio sull'arte di curare la città con questa frase: «Per costruire grattacieli, e provare il brivido di toccare il Signore, o per realizzare villettopoli, e dare scacco matto al territorio bisogna avere o tentare di possedere un nome. Per curare la città bisogna ritornare ad essere anonimi e sperare di riuscire a farsi dare del voi». Il voi che si dava al muratore che, diventato più bravo degli altri, veniva chiamato maestro, senza nessun altro nome o cognome.
Fuori di metafora: abbiamo bisogno di maestri che sappiano riparare e ricostruire il nostro territorio distrutto e gli alvei dei fiumi abusivamente ristretti da blocchi di cemento, da capannoni agricoli e da altre strutture.
A questo punto del mio intervento rifletto sul fatto che già altre volte ho detto, più o meno, queste medesime cose, e mi prende un senso d'inutilità, perché periodicamente veniamo qui a svolgere alcune interrogazioni o interpellanze sul disastro di turno senza che poi, in effetti, vi sia quel radicale cambiamento di marcia che in tutti gli interventi viene auspicato e che, puntualmente, il ministro conferma.
È possibile che si debbano ogni volta registrare i danni ed i lutti e non si riesca ad imboccare una strada diversa? Alcuni sostengono addirittura che negli ultimi quarant'anni sarebbero stati spesi 7 mila miliardi all'anno per riparare i danni di alluvioni e frane, quando con molto meno si sarebbe potuto mettere a sicurezza il territorio del nostro paese. Ho il sospetto che quest'informazione sia vera e chiedo al ministro di condurre un'indagine e di presentare al Parlamento un rendiconto aggiornato, nell'ambito del programma di intervento richiesto da me e da altri in quest'occasione.
Naturalmente i 7 mila miliardi riguardano i danni materiali e non certo la perdita gravissima che deriva dalla morte delle persone che sono state inghiottite dalla melma ed è ancora più odioso pensare che, in questo caso, vi sono state tra le vittime disabili anziani in vacanza, quindi più indifesi nella situazione che si era determinata.
Come si può costruire sul greto di un fiume, in una zona ad alto rischio idrogeologico, un camping frequentato in questo
Vi è, infine, un aspetto generale che voglio rilevare. Le località colpite da alluvione negli ultimi cinquant'anni sono distribuite - dove più, dove meno - in tutte e venti le regioni italiane. Anzi, mi risulta che in Calabria le alluvioni siano state 227 contro le 793 della Lombardia, le 758 del Piemonte, le 669 del Veneto e così via. Mi risulta anche che uno su due comuni sia a rischio di frane o alluvioni. Il problema, insomma, è generale e richiede un intervento generale, non è specifico, cioè del meridione d'Italia, e questa considerazione, intanto e ancora una volta, mette a nudo l'inconsistenza di chi continua a riproporre, come soluzione del problema, dighe e grandi opere. Nel Mezzogiorno, però, vi è un'aggravante, consistente nella debolezza dell'economia meridionale e nella mortificazione maggiore che eventi magari minori di numero producono sull'economia e sulla società meridionali. Il turismo del meridione è un «fai da te» che aggrava, dunque, la situazione ambientale.
Nell'ambito del piano nazionale di recupero vi deve essere un'attenzione particolare su come fare di quest'azione un volano per il decollo di una politica meridionalista all'altezza dei nostri tempi.
Penso siano tre le conseguenze operative che dovremmo trarre, ciascuno secondo le proprie responsabilità. La prima attiene, naturalmente, alla chiarezza sull'episodio, sul fatto. È stato detto che sono in corso indagini: noi vi chiediamo che esse vengano svolte fino in fondo, senza sconti, come avete detto. Attendiamo risposte esaurienti.
Oggettivamente, vi sono stati ritardi nei soccorsi, la macchina non ha funzionato, inconvenienti vi sono stati nelle comunicazioni o, comunque, nel recepimento delle notizie trasmesse prima dell'avvenimento da parte degli organismi del dipartimento della protezione civile. Si sono registrati ritardi effettivi negli interventi e vi è la vicenda sconcertante dell'autorizzazione (lo stesso Governo ha sostenuto che quel campeggio lì non poteva esservi). Rispetto a tutto ciò crediamo che occorra avere, nei tempi definiti, risposte chiare e senza sconti.
Per quanto riguarda il secondo impegno, domando: da oggi alla fine della legislatura, quali sono i provvedimenti che pensiamo debbano essere approvati affinché si realizzino, anche dal punto di vista legislativo, le condizioni che consentono una più efficace iniziativa nella difesa del suolo? Mi sembra si tratti di tre provvedimenti: quello sull'abusivismo, il
Al riguardo, credo debba esservi estrema chiarezza. Esiste una responsabilità del Parlamento e delle forze politiche: dobbiamo capire perché il provvedimento sull'abusivismo edilizio è bloccato da troppo tempo al Senato, perché quello sugli incendi boschivi non è stato ancora approvato dal Senato, malgrado vi fosse un'iniziativa per farlo entro l'estate, perché il provvedimento sulla valutazione d'impatto ambientale è stato discusso in Assemblea dopo oltre un anno e mezzo dalla conclusione dell'esame in Commissione in sede referente. Non vi sono sconti per nessuno e credo che tutti, compreso il Governo - noi lo faremo -, debbano chiedere che tali provvedimenti vengano approvati al più presto.
Il terzo impegno riguarda l'applicazione del decreto Sarno. Lei, signor ministro, ha fornito dati, dicendo che, in relazione alla pianificazione straordinaria derivante dall'applicazione del decreto Sarno, sono state definite 4.561 situazioni ad elevato rischio su 2.078 comuni: 733 interventi sono cominciati, 406 situazioni non hanno ancora la perimetrazione. Noi le chiediamo formalmente, signor ministro, che venga data una dettagliata informazione su tutte queste singole situazioni. Avanziamo tale richiesta perché penso che sia giusto fornire adeguate informazioni e garantire conoscenza dei dati al Parlamento affinché si verifichi se effettivamente le operazioni di messa in sicurezza siano state avviate e se siano congrue e il motivo per cui altri interventi non siano stati ancora realizzati e perché siano ancora in fieri. Ci occorrono tutti questi dati per effettuare un monitoraggio effettivo della situazione che ci consenta di intervenire in modo operativo e di fare fino in fondo il nostro dovere che è di iniziativa legislativa, ma anche di verifica e di controllo degli impegni che vengono presi (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Abbiamo assistito ad uno sciacallaggio delle polemiche che è intervenuto in queste giornate; allo scarico di responsabilità tra il Governo e la regione. In questa sede si ricordavano poi anche discorsi relativi alla perimetrazione nella zona di Soverato e si richiamavano delle note che riguardano sia il ministro dell'ambiente sia la regione. Ma tutto questo non basta a motivare una situazione complessiva: sono ben 150 i comuni che sono stati colpiti!
La tragedia di Soverato si colloca in una vicenda nella quale vi sono responsabilità anche riguardanti il sito di quel camping e quindi responsabilità che riguardano anche diverse istituzioni.
Rimane però di fronte a noi una necessità forte di fare chiarezza, perché non è possibile che, quando la responsabilità è di tutti, poi non sia di nessuno!
Il sottosegretario Di Nardo ha ricordato un momento importante: vi era stato un avviso da parte degli uffici della protezione civile alle 13,30 del 7 settembre, cioè, ben tre giorni prima! Vi era quindi stato un allertamento.
Il professor Barberi ha dichiarato in tutti i telegiornali che è venuto a sapere di
Credo che l'indagine amministrativa non possa svolgersi per giorni o mesi senza verificare di chi siano queste responsabilità, non per desiderio di vendetta, ma perché la macchina della verità, la macchina della giustizia ritrovi una sua precisa identificazione.
Vi è poi il problema del controllo del territorio, perché è inutile dichiararsi insoddisfatti perché si ricordava che c'erano stati ben 132 incendi boschivi (ma allora tutto ciò riguarda un problema di controllo del territorio); si ricordava inoltre che nel centro-nord la rete di monitoraggio funziona: questo vuol dire allora che il sud rimane ancora penalizzato.
È iniziata l'erogazione delle prime risorse, ma sono certamente poca cosa rispetto ai danni complessivi di quello che è stato ed è il dissesto idrogeologico della Calabria.
In questa vicenda rimane una triste amarezza e l'unica soddisfazione è rappresentata dall'intervento complessivo delle forze dell'ordine, dei volontari e della stessa Unitalsi, cioè dall'affermazione di quel senso di solidarietà che però non fa scomparire una tragedia che non solo si è verificata ora, ma che si potrebbe ripetere anche domani. È allora necessario che i controlli vengano effettuati prima e tempestivamente e che siano attivati in un'azione di coordinamento!
Noi, quindi, non siamo soddisfatti per tutto questo: non lo siamo perché, di questa vicenda e soprattutto delle tante tragedie che hanno riguardato questa regione, devono essere ancora individuate le soluzioni. Siamo certamente favorevoli a che ognuno si metta alla prova: l'accordo di programma tra lo Stato e la regione, che riguarda la manutenzione del territorio e quindi l'utilizzo di 150 miliardi entro il 2002, dovrà verificare le rispettive capacità di governo delle diverse istituzioni e quello che ci ricordava il ministro riguardo ai fondi strutturali.
Su questa vicenda, però, ognuno deve agire con senso di responsabilità.
Vorrei dire anche all'onorevole Soriero che Catanzaro non può certo essere presa a modello di abusivismo. Vi sono ben altre città, meno Catanzaro, che hanno attivato oltre qualche centinaio di miliardi di lavoro che può ridare vivibilità a questa regione.
Vorrei rivolgere un ultimo invito...
Vorrei infine rivolgere un invito ai signori ministri. In questa regione si facciano meno passerelle di ministri durante le sciagure e durante le elezioni (anche per evitare di vedersi poi attribuita la fama di iettatori), o le si organizzino in altri momenti, e si realizzino piuttosto le necessarie condizioni infrastrutturali.


