(Sezione 1 - Interpellanze e interrogazioni)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'interno, per sapere:
quale giudizio si dia della recente disgrazia avvenuta nella notte tra il 9 ed il 10 settembre in un campeggio di Soverato (Catanzaro) nella quale hanno perso la vita dieci persone ed un'altra decina risultano allo stato disperse;
come si giustifichi il notevole ritardo con il quale sono intervenuti i soccorsi, dal momento che, secondo le agenzie di stampa, sarebbero trascorse oltre tre ore prima che gli stessi giungessero e che secondo quanto affermato dal professor Franco Barberi, direttore nazionale della protezione civile, la stessa è stata allertata a Roma circa quattro ore dalla calamità -:
se le cause di tale disastro, al di là di una incontestabile situazione atmosferica straordinaria, non possano essere ricondotte ad una situazione analoga a quella che causò nell'ottobre del 1996 una eguale sciagura a Crotone, zona poco distante da Soverato, e quindi i due avvenimenti non possano trovare tra le altre cause l'abbandono delle zone montane sovrastanti, con effetto di degrado per tutto il territorio calabrese;
se non si ritenga necessario provvedere con la massima urgenza al recupero del territorio montano, dando, tra l'altro, attuazione all'ordine del giorno n. 9/2371/020 accolto dal Governo in data 16 dicembre 1996;
quali misure urgenti siano state poste in essere o si intenda intraprendere per far fronte ad un simile degrado ambientale le cui conseguenze sono, dolorosamente, sotto gli occhi tutti.
(2-02587)«Fino».
(19 settembre 2000)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il maltempo che si è abbattuto sulla costa ionica calabrese, ha causato per effetto dello straripamento di torrenti, nella zona di Soverato al momento 12 morti e un numero imprecisato di dispersi; emergenza anche nella Sibaritide e nella Locride e in particolare modo a Roccella Jonica dove numerose famiglie sono state costrette a lasciare le loro abitazioni: molti altri comuni sono ancora in situazione di eccezionale gravità;
il fenomeno non è certamente nuovo al Governo che dopo Sarno e Crotone non sembra aver avviato alcuna iniziativa a tutela del territorio, al contrario, quei morti sembrano essere stati completamente dimenticati, malgrado i proclami di impegno e di tutela della popolazione che il Governo vanta di attivare, manca una seria azione di prevenzione da parte della protezione civile, lo dimostra il fatto che
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durante tutta la stagione estiva nulla si è fatto contro gli incendi che hanno distrutto migliaia di ettari di bosco; è urgente coordinare tutte le forze preposte alla tutela del territorio affinché possa avviarsi una seria azione politica per prevenire l'erosione delle coste, avviare il rimboschimento delle ampie zone che solo pochi giorni fa sono state distrutte dagli incendi, controllare il corso dei torrenti e combattere l'abusivismo edilizio -:
quali provvedimenti intenda assumere per prevenire nell'imminenza della stagione invernale, il verificarsi di simili situazioni;
quali provvedimenti intenda assumere a favore delle popolazioni colpite e dei comuni interessati dal maltempo;
se il Governo non ritiene di assumere le opportune iniziative affinché ai volontari dell'Unitalsi venga ad esser dato un particolare riconoscimento per l'opera prestata a favore dei disabili;
i sottoscritti fanno presente che alcuni volontari hanno dimostrato abnegazione e disprezzo del pericolo sacrificando la propria vita.
(2-02588)«Tassone, Buttiglione».
(21 settembre 2000)
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'interno, delle finanze, dei lavori pubblici e dell'ambiente, per sapere - premesso che:
alle ore 5 del 10 settembre 2000 nel territorio del comune di Soverato è avvenuto un gravissimo evento calamitoso a causa della esondazione del torrente Beltrame nel cui alveo era ubicato il camping «Le Giare» che ne occupava una porzione dell'alveo pari ad un'area di 27.000 mq;
a causa dell'esondazione del torrente Beltrame sono decedute 12 persone, 7 persone sono risultate ferite e 3 i dispersi;
la macchina dei soccorsi non risulta essere stata tempestiva in quanto lanciato l'allarme alle ore 5,15 di domenica 10 settembre alla centrale operativa dei carabinieri di Soverato, la prima ruspa arrivava alle ore 7.00, mentre l'Agenzia nazionale di protezione civile riceveva la notizia solo alle ore 8;
così come si sono verificati ritardi rispetto all'allarme sulle condizioni meteorologiche lanciato dall'Agenzia della protezione civile con più comunicati a partire dal 7 settembre, le quali prevedevano precipitazioni abbondanti anche di carattere temporalesco più intense sul versante ionico;
incomprensibilmente il camping «Le Giare» aveva ricevuto le autorizzazioni nonostante la sua ubicazione nell'alveo di un torrente e che fosse ben conosciuto il rischio di esondazioni tanto che la direzione generale dell'ufficio del registro del ministero delle finanze autorizzava l'utilizzo dell'area demaniale con un contratto di affitto che recava il seguente periodo: «... Eventuali danni che potessero derivare a persone e cose per effetto di piena del torrente Beltrame sono a totale carico della ditta richiedente in modo da tenere sollevata ed indenne da qualsiasi reclamo o molestia l'amministrazione finanziaria...»;
per dieci anni, quindi, gli uffici periferici delle finanze si sono preoccupati solo di evitare le «molestie» che potrebbero derivare dal rischio alluvione;
non sono state individuate, entro il 30 ottobre 1999, in Calabria le aree a rischio idrogeologico come stabilito dal decreto n. 180 del 1998;
sono state ignorate le denunce di singoli o associazioni ambientaliste che da anni avevano denunciato la gravità della presenza di un campeggio nell'alveo di un torrente;
il territorio del nostro Paese è sottoposto ad un grave disastro idrogeologico che vede tale sue cause l'abusivismo, la cementificazione, gli incendi boschivi, la mancanza di prevenzione, in pratica la
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inapplicabilità della legge 183 del 1989 in materia di difesa del suolo e della più recente legge 267 del 1998;
dal Dpef si è appreso che i residui passivi della legge n. 183 del 1989 sono passati dai 1400 miliardi ai 2300 nel solo anno 2000, così come è noto che fino al 1995 sono stati spesi 140 mila miliardi per interventi di emergenza;
la legge Galasso quindici anni fa prevedeva che le regioni dovevano redigere e adottare i piani paesistici, tra le regioni inadempienti figurano la Calabria e la Sicilia proprio due regioni dove si è verificato un forte abusivismo edilizio e gli incendi ogni anno bruciano migliaia di ettari di aree boscate;
le questioni relative alla difesa del suolo, al dissesto idrogeologico, alla lotta all'abusivismo edilizio e agli incendi boschivi assumono una rilevanza che non può essere recepita che come una priorità assoluta, rendendo necessario e improcrastinabile l'avvio di una politica del territorio non dettata dalle emergenze ma da una quotidianità di interventi che è possibile raggiungere solo con un piano straordinario che leghi la difesa del suolo allo sviluppo occupazionale -:
quali i motivi dei ritardi nei primi interventi di soccorso e di chi le responsabilità;
come sia stato possibile e di chi la responsabilità nella decisione di stipulare sette contratti dal 1990 al 1997 con i proprietari del camping «Le Giare», all'interno dell'alveo del torrente Beltrame, nonostante che fosse noto, tanto da scriverlo nel contratto, che nella zona non era affatto remota la possibilità di alluvioni;
sulla base di quali motivazioni negli ultimi dieci anni tutte le denunce effettuate da associazioni ambientaliste ma anche da singoli cittadini non abbiano sortito alcun effetto;
quali i risultati delle indagini avviate dal Governo allo scopo di chiarire tutti gli aspetti relativi alla vicenda dell'esondazione del torrente Beltrame, sia per quanto riguarda l'allarme lanciato dalla Agenzia per la protezione civile a partire dal 7 settembre 2000, sia per il ritardo dei primi soccorsi, che per quanto attiene alle inadempienze relative alla applicazione della legge n. 183 del 1989 e n. 267 del 1998, ed infine nella concessione di un territorio demaniale nell'alveo di un torrente per ubicare un camping;
se non ritenga necessario avviare un censimento e una verifica sulle concessioni relative a terreni demaniali;
quale è lo stato di applicazione della legge n. 267 del 1998, meglio conosciuta come decreto Sarno, e della legge n. 183 del 1998 e per quali motivi il Governo non ha utilizzato i poteri sostitutivi previsti dalle citate leggi;
se non ritenga il Governo la questione della difesa del suolo e del dissesto idrogeologico una assoluta priorità che va affrontata uscendo dalle politiche emergenziali ma avviando un piano straordinario che affronti la grave situazione del territorio italiano anche attraverso lo sviluppo occupazionale e in tale contesto quali priorità e con quali risorse il Governo intenda affrontare la questione;
se non ritenga il Governo necessario convocare una Conferenza nazionale sulla difesa del suolo, aperta a tutti i soggetti interessati, che abbia il fine di dare piena attuazione alla legge n. 183 del 1989 attraverso un ampio confronto che ponga il risanamento e la tutela ambientale come una priorità assoluta.
(2-02589)
«Giordano, De Cesaris, Nardini, Vendola».
(19 settembre 2000)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
nei giorni 8, 9 e 10 settembre 2000 forti precipitazioni piovose si sono abbattute in Calabria provocando alluvioni che
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hanno determinato nella città di Soverato la morte di 12 persone e numerosi dispersi;
gravissimi sono stati i danni alle abitazioni civili, all'agricoltura alle strutture produttive e commerciali, alle infrastrutture viarie e ferroviarie, agli acquedotti e ai servizi pubblici;
l'intera economia della fascia jonica calabrese è stata duramente colpita dall'evento calamitoso;
gravi sono i disagi in cui versano le comunità colpite che nella fase più critica sono riuscite a fronteggiare l'emergenza grazie alla solidarietà civile e all'intervento dei comuni il cui ruolo si è dimostrato di fondamentale importanza -:
quali iniziative urgenti intenda assumere:
a) per far fronte alla emergenza determinatasi nei comuni della costa jonica calabrese colpiti dalle alluvioni, per rimuovere le cause strutturali che hanno contribuito a determinare il grave disastro dei giorni scorsi, per rivitalizzare le attività produttive e ripristinare il sistema delle infrastrutture viarie, ferroviarie ed i servizi;
b) per accertare eventuali responsabilità in relazione alla tragica vicenda del campeggio «Le Giare» di Soverato (Catanzaro) dove tante persone hanno perso la vita.
(2-02590)
«Oliverio, Bova, Soriero, Gaetani, Olivo, Mauro, Brancati».
(19 settembre 2000)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il 10 settembre 2000, presso Soverato (Catanzaro), un torrente straripando ha travolto il campeggio Le Giare, provocando morti e feriti;
secondo un bilancio provvisorio si contano 12 morti e 4 dispersi; tra le vittime vi sono anziani disabili e i volontari dell'associazione Unitalsi che li accompagnavano;
da alcuni giorni vi erano forti piogge che hanno peraltro provocato ingenti danni anche in zone limitrofe al luogo del disastro -:
quali siano i dati in possesso del Governo per una precisa ricostruzione del tragico evento;
quali iniziative si intendano assumere per l'accertamento di eventuali responsabilità, considerando anche la pericolosa localizzazione del campeggio sulle rive del torrente;
quali siano le valutazioni sul funzionamento del dispositivo di prevenzione e di soccorso della protezione civile;
se la normativa vigente sia adeguata a prevenire e ridurre il rischio idrogeologico nel nostro Paese, anche nel caso del territorio calabrese, ciclicamente devastato da eventi naturali come quello di Soverato;
quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per porre rimedio ai danni provocati al territorio delle alluvioni di questi giorni e per sopperire ai bisogni delle famiglie duramente colpite dagli eventi naturali.
(2-02591)«Soro, Romano Carratelli».
(19 settembre 2000)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri per sapere - premesso che:
danni ingenti sono stati causati dalle piogge torrenziali con rilevanti mareggiate e straripamenti di torrenti in molti centri della Calabria con disastrose conseguenze anche in termini di vite umane come nel caso di Soverato (Catanzaro) dove il torrente «Beltrame» ha «cancellato» un camping provocando quindici morti, senza tacere la situazione determinatasi nella Locride che registra numerosi centri isolati, tra cui la città di Roccella completamente
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invasa dal fango, nonché numerosi comuni del cosentino, ed in particolare i grossi centri di Corigliano e Rossano, sono stati aggrediti da tempeste di acqua e di fango -:
se il Governo non ritenga di dovere intervenire con tempestività per accertare i termini della gravità della situazione, individuando eventuali responsabilità;
se, non ritenga di dovere proclamare lo stato di calamità in Calabria, e prendere ogni opportuna iniziativa volta a dare una risposta alla richiesta di incentivi e di provvidenze di ordine finanziario e di altro tipo a favore delle aziende colpite dal disastroso evento e dei numerosi calabresi che si sono trovati in condizioni di estrema difficoltà subendo danni notevoli, se non irreparabili, e ciò a causa di una mancata politica di difesa del suolo da cui sono scaturiti, nel corso degli anni, disastri sotto il profilo della devastazione del territorio calabrese.
(2-02592)
«Aloi, Fino, Napoli, Colosimo».
(19 settembre 2000)
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la notte fra il 9 e 10 settembre 2000, a Soverato (Catanzaro), il forte maltempo che si è abbattuto sulla costa ionica calabrese ha causato lo straripamento del torrente Beltrame, travolgendo il camping «Le Giare» e provocando dodici morti e numerosi feriti;
la tragedia fa seguito ad altri eventi analoghi avvenuti nel passato più recente (a Crotone e a Sarno), dove molti altri morti e feriti si sono purtroppo dovuti contare;
il maltempo ha, in alcune zone, completamente distrutto le strutture civili, produttive e commerciali e ha sensibilmente colpito l'intera economia della suddetta fascia costiera ionica;
dalle prime ricostruzioni della vicenda si palesa, come ha fra l'altro affermato lo stesso Ministro dell'interno «una grave, diffusa e inquietante responsabilità a livelli molto diffusi» poiché si sono, a suo dire, «verificati eventi che non hanno impedito che il camping stesse in un luogo in cui non poteva stare»;
è apparso inoltre evidente una grave difficoltà operativa tempestiva da parte della protezione civile;
per quali ragioni si siano verificati ritardi nel prevenire il disastro e nelle operazioni di soccorso e quali azioni si intendano adottare per modificare i difetti e i problemi apparsi evidenti a Soverato;
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di far fronte alla situazione di emergenza che si è venuta a creare in quella zona;
quali provvedimenti, altresì, il Governo intenda adottare per garantire una più elevata tutela del territorio, la bonifica delle situazioni di più grave degrado e quali, infine, adempimenti voglia assumere per determinare una maggiore capacità di controllo sulle attività illegali o abusive.
(2-02597)«Galdelli, Brunetti».
(21 settembre 2000)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro dell'ambiente, il Ministro dei lavori pubblici, il Ministro per gli affari regionali, per sapere - premesso che:
nella notte tra sabato 9 e domenica 10 settembre un'alluvione molto grave ha causato nell'ambito del comune di Soverato 12 morti, 1 disperso, 38 feriti e gravissimi danni al territorio;
l'eccezionale ondata di maltempo ha provocato frane, allagamenti e danni in diverse aree della Calabria e in particolare lungo tutta la fascia ionica causando gravi difficoltà al tessuto sociale, economico e produttivo;
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il tragico disastro di Soverato impone un tempestivo accertamento in ordine alle cause ed alle responsabilità che lo hanno determinato;
l'intervento delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco, della Croce Rossa e delle associazioni del volontariato è stato molto efficace sin dal momento in cui le diverse strutture sono state allertate;
esistono testimonianze documentate di amministratori locali e di cittadini che nella notte tra sabato 9 e domenica 10 hanno ricercato contatti con le strutture della protezione civile della regione senza avere alcuna risposta o al più ottenendo risposte generiche ed elusive;
i drammatici eventi confermano l'allarme serio più volte segnalato dagli interpellanti sullo stato di fragilità di aree vaste del territorio calabrese compromesse dagli abusi, dalle illegalità e in alcuni casi dal diretto interesse della mafia nella gestione di attività edilizie e turistiche;
la causa fondamentale del disastro di Soverato è rappresentata dalla presenza dentro l'alveo del torrente Beltrame di un campeggio turistico;
la piena registrata nella notte del 10 settembre ha praticamente occupato il letto naturale del torrente;
quell'area è oggetto di vincoli che non ne consentivano alcuna utilizzazione;
nonostante ciò il campeggio costruito abusivamente su area demaniale ha usufruito incredibilmente di un condono;
considerato che permangono condizioni allarmanti di nuove frane e nuovi eventi calamitosi nelle aree già colpite dall'alluvione del 9 settembre in diverse zone della Calabria;
il Governo deve accertare accanto ai danni verificatisi nelle provincie di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria anche i danni segnalati da sindaci e da cittadini di alcuni comuni in provincia di Vibo Valentia;
il Governo ha tempestivamente dichiarato lo stato di calamità naturale e deciso un primo stanziamento di 30 miliardi per il pronto intervento ed inoltre la attivazione di mutui per un importo di oltre 400 miliardi per interventi strutturali sulle aree dissestate;
la più rapida attuazione di questi provvedimenti e la valorizzazione del nuovo metodo nel raccordo tra gli organi dello Stato e le istituzioni regionali e locali va garantita rimuovendo tutte le inerzie burocratiche e assicurando la massima efficienza di tutte le strutture a tutti i livelli della prevenzione e della protezione civile;
il Governo deve assolutamente garantire oltre al ripristino delle infrastrutture danneggiate anche un «piano di pulizia e manutenzione straordinaria degli alvei dei corsi d'acqua» utilizzando se necessario i poteri sostitutivi per eliminare i rischi gravi esistenti in diverse «fiumare» -:
quali iniziative intendano assumere per accertare le responsabilità relative alla presenza del campeggio Le Giare nell'alveo del torrente Beltrame;
sulla base di quali valutazioni e procedure amministrative si sia pervenuti al condono ed alla concessione dell'area demaniale;
quali siano le ragioni che hanno determinato l'archiviazione di varie denunce e dei procedimenti penali avviati dall'autorità giudiziaria negli anni passati;
quali valutazioni esprimano sui tempi di allertamento rispetto al rischio di alluvione, sui rapporti di informazione e di collaborazione tra i diversi organismi competenti in materia di protezione civile;
quali siano i risultati della indagine aperta dal Ministro dell'interno;
quali garanzie concrete possano fornire al Parlamento sulla piena attuazione del decreto 180/98 sia per le autorità di bacino nazionali, interregionali che per le regioni e sulla concreta applicazione delle misure di salvaguardia ex articolo 17 della legge n. 183 del 1989, con riferimento particolare
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a vincoli, demolizioni e delocalizzazioni ed ai concreti interventi realizzati alla data odierna;
quando sarà definitivamente approvato il Piano paesistico regionale per il quale il ministero competente ha deciso la nomina di un commissario;
quale azione il Governo possa svolgere per la verifica tempestiva dell'adeguamento dei piani regolatori dei comuni obbligati a partire da Catanzaro città capoluogo della regione;
quali informazioni il Governo possa dare al Parlamento sulla nomina di commissari ad acta da parte della regione per approvare concessioni edilizie relative a singoli manufatti e in alcuni casi ad intere lottizzazioni;
attraverso quali procedure il governo intenda concertare con la regione e le autonomie locali «un progetto di intervento strategico» sul territorio calabrase coordinando piani, risorse finanziarie e competenze operative per affrontare finalmente tutti gli obiettivi prioritari: dalla pulizia dell'alveo dei fiumi alla riqualificazione delle aree fluviali; dalla difesa delle coste al consolidamento dei territori soggetti a frane; dalla prevenzione del rischio sismico al recupero dei centri storici e delle periferie degradate; dalla tutela del bosco rispetto agli incendi agli interventi di sviluppo nelle zone collinari e montane.
(2-02598)
«Mussi, Soriero, Oliverio, Bandoli, Bova, Brancati, Brunetti, De Simone, Gaetani, Lamacchia, Mauro, Olivo, Palma, Romano Carratelli, Zagatti».
(21 settembre 2000)
OLIVO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente, al Ministro dei lavori pubblici. - Per sapere - premesso che:
nella notte tra il 9 ed il 10 settembre 2000 lo straripamento del torrente Beltrame, in territorio di Soverato (Catanzaro), ha devastato un campeggio, causando una strage tra gli ospiti, tra cui vi erano numerosi disabili ed alcuni generosi accompagnatori dell'Unitalsi, quasi tutti di Catanzaro - capoluogo calabrese duramente colpito dal drammatico avvenimento;
la frequenza con cui il nostro Paese, (ed in particolare alcune regioni a rischio come ad esempio la Calabria), viene colpito da disastri ambientali è talmente elevata da non poter più parlare di straordinarietà dell'evento;
tra le numerose cause di queste calamità, che ben difficilmente si possono definire naturali, occorre annoverare abusivismo, disboscamento selvaggio, anche a causa degli innumerevoli incendi dolosi, caotiche e forsennate speculazioni edilizie che hanno portato ad una dilatazione sempre più incontrollata degli insediamenti urbani, abbandono dell'agricoltura -:
in che modo si intenda garantire la consapevole convivenza tra le popolazioni residenti nelle zone a rischio ed i frequenti eventi calamitosi di varia origine;
quali iniziative siano previste per assicurare sempre maggiore centralità al fondamentale impegno per la prevenzione, per la messa in sicurezza delle persone e delle cose;
quali urgenti provvedimenti siano stati decisi per promuovere il massimo di coordinamento e di sinergie tra i vari soggetti titolari di responsabilità in materia di protezione civile, onde evitare spiacevoli «scaricabarile» tra organismi nazionali, regioni ed enti locali, che provocano ritardi operativi, nel momento in cui occorrerebbe invece dispiegare tempestivamente tutto il potenziale di intervento;
perché, a 10 anni circa dall'approvazione di una legge che rende obbligatoria la predisposizione di piani di bacino, non siano stati attivati ancora i poteri sostitutivi per le regioni inadempienti;
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se, a partire dalla prossima finanziaria, non si intenda assicurare un ruolo più significativo al grande impegno della prevenzione, che potrà coniugare la maggiore sicurezza per i cittadini ai notevoli spazi occupazionali che le iniziative in questo campo possono garantire, specie nelle zone più a rischio, soprattutto nel Mezzogiorno, a partire da Calabria, Sicilia e Campania.
(3-06282)
(21 settembre 2000)
PAISSAN, TURRONI, BOATO, CENTO, DE BENETTI, GALLETTI, GARDIOL, LECCESE, PROCACCI e SCALIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente, al Ministro dei lavori pubblici. - Per sapere - premesso che:
la frequenza e l'intensità degli eventi calamitosi che investono l'Italia sono crescenti; praticamente ogni pioggia, ormai, determina alluvioni, straripamenti, frane, provocando vittime e danni; i suoli sono dilavati, estese superfici sono soggette a subsidenza, le coste sono erose;
il dissesto idrogeologico ha assunto entità tali da costituire la vera emergenza ambientale prioritaria;
l'incuria e il malgoverno del nostro territorio sono i principali responsabili delle tragedie che periodicamente si verificano, ultima delle quali quella che ha colpito il campeggio «Le Giare» a Soverato, causando dodici incolpevoli vittime;
a seguito dell'intensa pioggia caduta nella notte tra il 9 e il 10 settembre il torrente Beltrame è fuoriuscito dal suo alveo, inondando le strutture del campeggio con acqua e fango e causando la morte di dodici persone;
il campeggio, costruito abusivamente nel 1976 e in seguito condonato, era situato in una zona dichiaratamente a rischio, ma, nonostante le denunce e gli allarmi degli ambientalisti, non è stato possibile ottenerne la chiusura; mentre in questi giorni si assiste ad uno sconsolante rimpallo di responsabilità sui motivi per cui non siano stati presi provvedimenti in tutti questi anni;
l'area di Soverato era stata individuata come «ad alto rischio idrogeologico», per questo il ministero dell'ambiente aveva chiesto alla Calabria, la prima volta il 5 giugno poi il 20 luglio, un'integrazione al piano di risanamento della regione;
il sessantacinque per cento circa del territorio nazionale è sottoposto a rischio idrogeologico, e ciò interessa 4.600 comuni;
in Italia alluvioni e frane hanno provocato nel dopoguerra 3.761 morti;
gli interventi per assicurare i soccorsi, per riparare i danni, per le azioni di ripristino e per rifondere le perdite hanno provocato una spesa di ottantamila miliardi negli ultimi dieci anni, mentre nei quaranta anni precedenti l'onere sopportato dallo Stato è stimato in circa 3.000 miliardi all'anno;
fin dal 1967 la commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e la difesa del suolo («commissione De Marchi») ha indicato con chiarezza gli interventi necessari per la difesa del suolo e la sistemazione del territorio;
solo nel 1989 con la legge n. 183, modificata dalla legge n. 493 del 1993, sono state definite le politiche e le azioni per la difesa del suolo: si tratta di una importante legge di riforma che, insieme alla legge n. 431 del 1985, alla legge n. 142 del 1990 ed alla n. 341 del 1991, definisce un quadro completo di regole per il governo del territorio, per la tutela dei suoi elementi costitutivi, per la pianificazione dell'uso delle risorse;
a oltre dieci anni dalla sua approvazione, la legge n. 183 del 1989 risulta essere applicata in maniera parziale e inadeguata;
a seguito di un altro terribile evento calamitoso è stato emanato il decreto legge 180 del 1998, il quale prevede l'approvazione di piani straordinari per l'individuazione
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delle aree a rischio idrogeologico e per l'adozione di idonee misure di salvaguardia;
la stragrande maggioranza dei piani di bacino, sia regionali che nazionali, non sono stati ancora redatti;
in gran parte delle regioni dell'Italia centrale e meridionale ed anche in alcune zone del settentrione sottoposte a rischio, l'attività di pianificazione non è neppure iniziata;
nel frattempo il dissesto è andato aggravandosi, nell'ultimo decennio si è accelerato il ritmo delle frane e delle alluvioni, con una media di tre eventi definiti gravi all'anno, mentre è cresciuta l'entità media dei danni;
nello stesso arco di tempo decennale le politiche attuate per la difesa del suolo si sono rivelate inefficaci, se non dannose, ed hanno prodotto opere, briglie, dighe, scavi; hanno collocato migliaia di tonnellate di cemento in zone fragili e determinato consistenti alterazioni ambientali; case e fabbriche costruite nelle zone esondabili o in golena, ponti privi delle luci sufficienti ad assicurare il deflusso delle acque, fiumi e torrenti canalizzati e rettificati, con alvei di cemento, enormi superfici impermeabilizzate sono alcuni dei risultati più evidenti delle errate azioni sul territorio;
l'abbandono delle colline e degli antichi metodi colturali e l'introduzione delle nuove pratiche agronomiche meccanizzate, e la cessazione degli interventi minuti e diffusi di manutenzione idraulica hanno aggravato l'instabilità dei versanti e, conseguentemente, si sono generati molteplici, nuovi e diffusi eventi franosi;
l'assenza di piani di bacino e dei conseguenti progetti di intervento impedisce di indirizzare la spesa verso opere di cui sia accertata l'utilità e l'efficacia per la difesa del suolo e non consente di impiegare totalmente le risorse statali stanziate, il cui impegno ed utilizzo non riesce a superare il cinquanta per cento dell'ammontare;
è urgente e necessario proteggere i cittadini, il territorio, le attività economiche dai gravi rischi idrogeologici presenti in gran parte dell'Italia;
riveste assoluta priorità nazionale la realizzazione di interventi di difesa del suolo e di riassetto idrogeologico;
occorre quindi avviare un grande piano nazionale di sistemazione e messa in sicurezza del territorio;
è necessario superare la fase dell'emergenza, interrompere la spirale provocata «dall'industria delle catastrofi», che mantiene inalterato il livello di rischio, dare piena attuazione alla legge n. 183 del 1989, avviare un grande programma di interventi a carattere preventivo, di manutenzione, di recupero e consolidamento, di regimazione e di ripristino di condizioni di naturalità;
le attività di studio, monitoraggio, pianificazione, progettazione, attuazione, ed esecuzione connesse e derivanti dalla piena applicazione della legge per la difesa del suolo costituiscono una straordinaria occasione di occupazione permanente a diversi livelli di professionalità, capace di imprimere una svolta decisiva nelle politiche territoriali, delle opere pubbliche e di sviluppo nel paese;
appare necessario fare ricorso alle competenze ed alle conoscenze della comunità scientifica per assicurare rigore ed efficacia alla fase attuativa della legge n. 183 del 1989 e per garantire l'alta vigilanza sulle metodologie e sugli interventi;
è urgente e necessaria la convocazione di una conferenza dei segretari delle Autorità di bacino, sotto il controllo del Parlamento, volta ad individuare gli ostacoli esistenti nei confronti della piena attuazione della legge n. 183 del 1989 e le azioni necessarie per il loro superamento;
è necessario dare impulso, rafforzare ed accrescere il potenziale tecnico, scientifico e funzionale dei Servizi tecnici nazionali, a cui va assicurata autonomia dalle diverse amministrazioni aventi competenze
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settoriali e la funzione di organi di coordinamento nelle materie di competenza;
occorre potenziare le reti di controllo e di monitoraggio del territorio e predisporre e completare le carte dei rischi, facendo anche ricorso ai sistemi informativi ed utilizzando le elaborazioni già prodotte a livello regionale, provinciale e locale e da parte di altre pubbliche amministrazioni e istituzioni, a questo scopo utilizzando al meglio le competenze dei Servizi tecnici nazionali, della direzione generale della difesa del suolo e delle altre direzioni generali aventi competenza in materia di territorio, unificando le competenze fra ambiente e lavori pubblici;
sottolineato che i principi ispiratori la legge n. 183 del 1989 mantengono la loro fondamentale e generale validità per la difesa del suolo e per la prevenzione dei danni;
rilevato il carattere prioritario che la legge n. 183 del 1989 assegna alla programmazione di bacino, subordinando ad essa ogni tipo di piano - edilizio, industriale, paesistico - individuandola come strumento unitario in grado di affrontare globalmente le iniziative, anche economiche, di sviluppo compatibile delle aree che sottendono il bacino, e rilevato anche che nel contempo si sono evidenziati gravi ritardi e problemi di strumentazione, di operatività e di semplificazione normativa e procedurale che rendano più agevole e più veloce l'attuazione della legge n. 183 del 1989 -:
se risponda a verità che il terreno su cui sono state realizzate le strutture del campeggio «Le Giare» sia di proprietà del demanio fluviale e che dette strutture fossero oggetto di un'ordinanza di demolizione, impugnata dinanzi al Tar;
se risponda a verità che il titolare del campeggio fosse in possesso di un'autorizzazione per l'occupazione dell'area colpita dall'alluvione, tenendo conto del fatto che la zona è sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta ai sensi della legge n. 431 del 1985;
quali provvedimenti intenda prendere il Governo al fine di far luce sulle cause che hanno ritardato il regolare svolgimento dell'inchiesta condotta alcuni anni fa dalla procura della Repubblica su alcune irregolarità concernenti il complesso turistico «Le Giare»;
se siano state adottate le misure di salvaguardia previste dal comma 6-bis dell'articolo 17 della legge n. 183 del 1989 in relazione alla zona di Soverato e per quali ragioni non ne sia conseguita la chiusura del campeggio «Le Giare»;
quali provvedimenti intenda adottare il Governo al fine di individuare i responsabili della grave situazione verificatasi a Soverato, per evitare che anche quest'ennesima sciagura venga archiviata senza che inadempienze, omissioni e connivenze vengano punite;
quale sia lo stato di attuazione del piano straordinario - di cui al comma 1-bis dell'articolo i del decreto legge n. 180 del 1998, convertito dalla legge n. 267 del 1998 - approvato il 26 ottobre 1999;
se il Governo non intenda predisporre da subito tutti gli strumenti per portare ad una immediata attuazione dei piani straordinari con l'obiettivo di rimuovere le situazioni a rischio tutt'ora molto diffuse nell'intero territorio nazionale;
quale sia, ad oggi, lo stato d'attuazione della legge n. 183 del 1989 sulla difesa del suolo e del decreto-legge n. 180 del 1998 e se esista una mappatura delle situazioni a rischio idrogeologico per le quali è opportuno un intervento in tempi rapidi;
in particolare quali siano le autorità di bacino nazionali e regionali fino ad ora istituite e che tempi siano previsti per il completamento del quadro nazionale;
se risponda a verità che il decreto legge n. 180 del 1998, convertito dalla legge n. 267 del 1998, abbia consentito la realizzazione di tutte le perimetrazioni delle aree da sottoporre a misura di salvaguardia, ma che la dotazione finanziaria per la
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messa in sicurezza delle zone individuate risultino ancora inadeguati, nonostante il significativo incremento apportato negli ultimi esercizi finanziari.
(3-06289)
(21 settembre 2000)
BOVA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nei giorni 8, 9 e 10 settembre 2000 l'intera fascia jonica calabrese è stata sconvolta da violenti nubifragi che hanno provocato lutti e gravissimi danni alle abitazioni civili, alle infrastrutture viarie e ferroviarie, agli acquedotti, ai servizi pubblici;
nel comune di Roccella Jonica (Reggio Calabria) si sono registrati danni gravissimi all'intera struttura urbana tanto da rendere necessaria l'evacuazione di oltre 200 persone per il pericolo incombente sulle abitazioni civili ubicate alle pendici del Castello medioevale;
in particolare risulta seriamente colpita la rocca del Castello dei Carafa dove le abbondanti piogge hanno alimentato un vasto movimento franoso che ha determinato in diversi punti smottamenti e il crollo di una parte del muro di cinta;
tutto ciò rischia di compromettere lo stesso intervento di recupero del Castello in corso da mesi -:
quali urgenti iniziative intenda adottare per:
a) consolidare la rocca del Castello dei Carafa e dare la possibilità alle famiglie evacuate di rientrare nelle loro abitazioni;
b) rimuovere le cause strutturali che hanno contribuito a determinare il grave disastro verificatosi in seguito all'alluvione;
c) rivitalizzare le attività produttive compromesse e ripristinare il sistema viario.
(3-06309)
(27 settembre 2000)
GALATI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
la tragedia che si è consumata nella notte tra il 9 e il 10 settembre nel campeggio «Le Giare» presso Soverato (Catanzaro) ha acceso i riflettori sulla situazione di grave dissesto idrogeologico della regione Calabria;
il dissesto idrogeologico le cui cause sono note da tempo avrebbe richiesto, in una regione attraversata da numerosi corsi d'acqua che presenta particolari rischi come la Calabria, l'avvio di specifiche politiche di tutela del suolo attraverso un'opera di pianificazione di interventi e di attribuzione di risorse tali da poter prevenire le tragiche conseguenze cui abbiamo dovuto assistere impotenti;
tutto ciò non è avvenuto e, al contrario, molti strumenti normativi a disposizione del Governo non sembrano essere stati utilizzati;
l'assoluta inconsistenza degli interventi preventivi dovuti alla incapacità di sviluppare una politica per combattere il forte degrado soprattutto delle zone montane della Calabria abbandonate a loro stesse hanno contribuito a causare le inevitabili quanto tragiche conseguenze -:
se il Governo intenda accertare le responsabilità in relazione alla vicenda sia livello locale che da parte dell'amministrazione centrale con particolare riferimento alla corretta applicazione degli strumenti previsti dalla legislazione ai fini della individuazione degli interventi e della programmazione della attività di natura preventiva e per il recupero delle aree a rischio idrogeologico;
quali atti e quali iniziative il Governo intenda adottare o intraprendere per realizzare il recupero del territorio e per combattere il degrado ambientale che a Soverato ha colpito così duramente la popolazione e l'economia calabrese.
(3-06310)
(27 settembre 2000)
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D'IPPOLITO, RADICE, STRADELLA, RUSSO, PAROLI, VINCENZO BIANCHI, SCAJOLA, BERGAMO, PREVITI, ROMANI, LEONE, MATACENA e BERTUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei lavori pubblici, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente. - Per sapere - premesso che:
il disastro provocato dall'improvvisa piena del torrente Beltrame è costato un numero elevato di vittime fra coloro che soggiornavano nel camping Le Giare, situato nell'alveo della fiumara di proprietà pubblica;
tale disastro rappresenta solo una parte di quello complessivo che ha colpito la regione Calabria a causa di eventi metereologici eccezionali e di una inadeguata azione di prevenzione e manutenzione del territorio ed in particolare degli alvei dei corsi d'acqua;
l'autorizzazione alla localizzazione del campeggio in terreno situato nell'alveo di una fiumara e, quindi, ad evidente rischio idrogeologico, agita, fuori da ogni spirito giustizialista, responsabilità intricate e molteplici per tale improvvida, quanto datata, decisione;
un'indagine amministrativa è stata disposta per accertare nel termine breve di trenta giorni eventuali «ritardi della macchina» dei soccorsi, ritardi nella diramazione ai comuni ed agli altri enti locali dell'allerta sulle condizioni metereologiche lanciato nei giorni precedenti all'inondazione, dal dipartimento della Protezione civile; altresì nell'attivazione delle procedure di primo soccorso e di informazione nei comparti degli organi centrali della stessa Protezione civile;
è stato ritenuto assolutamente indispensabile monitorare tutte le situazioni analoghe, stante l'attualità dell'emergenza per alcuni comuni per i quali risultano emesse ma non attuate ordinanze di sgombero;
Soverato è solo la punta di un iceberg: 406 situazioni a rischio sono state infatti individuate, per le quali non è stata attivata la prevenzione o, comunque, la stessa risulta non rispondente a quanto previsto dalla conferenza Stato-regioni;
il decreto Sarno, ancora, non risulta compiutamente applicato;
sono del tutto insufficienti i 30 miliardi stanziati per fronteggiare i danni delle alluvioni che hanno colpito la Calabria e che ammontano ad importi nettamente superiori sia per il ripristino delle opere pubbliche distrutte o compromesse, sia per l'indennizzo ai privati che hanno subito danni -:
se si intenda garantire tempi certi per l'attivazione degli ulteriori fondi annunciati, utilizzando procedure di urgenza che evitino i tradizionali ritardi burocratici e consentano così di avviare una immediata messa in sicurezza del territorio;
quali provvedimenti seri e concreti si intenda adottare per avviare una definitiva soluzione, in Calabria come altrove, dei gravissimi problemi denunciati.
(3-06319)
(Interrogazione non iscritta all'ordine del giorno ma vertente sullo stesso argomento).