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PRESIDENTE. Riprendiamo lo svolgimento delle interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Monaco n. 2-02539 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8).
FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, non c'è bisogno che spenda molte parole per osservare come la Fiera di Milano sia un'istituzione di rilievo nazionale che da anni si propone l'obiettivo di un'espansione e di un rilancio, che passano anche attraverso la realizzazione di un polo esterno. In base ad un accordo di programma sottoscritto ormai sei anni or sono, la regione Lombardia, il comune e la provincia di Milano, lo stesso ente Fiera ed i comuni di Rho e Pero avevano stabilito appunto nell'area di Rho e di Pero la localizzazione di tale polo esterno. Tuttavia di recente è intervenuta una serie di contrasti in sede di comitato di vigilanza, che presiede all'attuazione dell'accordo di programma, che potrebbero persino compromettere la realizzazione o quanto meno la localizzazione stabilita del polo fieristico.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere.
GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor
Presidente, l'importanza che l'ente Fiera di Milano riveste per l'economia sia nazionale sia locale è innegabile - come ricordava or ora l'onorevole Monaco -, così come l'urgenza di addivenire a soluzioni idonee per realizzare il polo esterno della Fiera, al fine di non perdere in competitività con gli altri paesi europei, in primis Germania e Francia, che hanno saputo dotarsi di quartieri fieristici all'avanguardia come struttura e come servizi offerti.
PRESIDENTE. L'onorevole Monaco ha facoltà di replicare.
FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Manzini, persona che stimo e che so essere competente in materia educativa e scolastica. In verità, egli sa che l'interpellanza era rivolta ai ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dei trasporti e della navigazione, più direttamente coinvolti in questa materia.
all'imputazione degli oneri di urbanizzazione. Altra cosa è invece la questione che riguarda la rete viaria che deve assicurare la mobilità. Non a caso ho fatto l'esempio di Malpensa, che dovrebbe essere utilmente istruttivo, perché, non solo in sede nazionale, ma anche in sede internazionale, sono sorti problemi in relazione alla funzionalità di questo aeroporto, che ha comunque rappresentato uno straordinario investimento nel nostro paese, proprio a causa dell'insufficienza della rete viaria. Tra l'altro, nel caso in questione ci troviamo sull'asse del Sempione che collega Milano all'aeroporto di Malpensa e, quindi, si andrebbero ad aggiungere ulteriori problemi.
L'onorevole Monaco ha facoltà di illustrarla.
L'ente Fiera oppone una rigida chiusura e addirittura minaccia l'azzeramento dell'accordo di programma, a fronte delle richieste - a mio avviso legittime e fondate - dei comuni interessati, che si limitano a chiedere la costruzione di infrastrutture, di una rete di collegamento e di mobilità adeguata ai flussi di traffico agevolmente prevedibili. Del resto, l'esperienza della Malpensa dovrebbe essere istruttiva al riguardo. La regione Lombardia è latitante, mi sento di rimarcarlo, anche se alla regione ormai competono l'indirizzo ed il controllo in materia fieristica, dunque essa dovrebbe vigilare e garantire l'attuazione dell'accordo. In realtà, invece, la regione Lombardia oscilla tra un atteggiamento di latitanza ed un atteggiamento di appiattimento sugli interessi dell'ente Fiera.
Fatta questa premessa, chiedo al Governo se non ritenga suo dovere sollecitare la regione Lombardia affinché riconvochi il comitato di vigilanza ed assicuri l'attuazione dell'accordo.
Formulo anche un altro interrogativo al Governo - mi rendo conto, piuttosto impegnativo -, ossia se a fronte di questa latitanza non sia il caso di intervenire in via sussidiaria.
Ciò premesso, è doveroso precisare che, ai sensi dell'articolo 41 del decreto legislativo n. 112 del 1998, tutte le funzioni concernenti l'ente Fiera di Milano sono ormai trasferite alla regione Lombardia.
Per quanto concerne la realizzazione del nuovo polo fieristico, le notizie a disposizione di questa amministrazione sono, al momento attuale, le seguenti. Nella riunione del 17 dicembre 1999 del comitato di vigilanza (composto da rappresentanti della regione Lombardia, della provincia e del comune di Milano, dell'ente Fiera, dei comuni di Pero e Rho e dell'immobiliare Metanopoli) è stato raggiunto l'accordo in merito alla realizzazione nell'area ex raffineria di Pero-Rho del polo esterno della Fiera di Milano.
Fra AGIP e ente Fiera è in corso di definizione una procedura per accelerare i tempi di bonifica dell'area e rendere possibile la realizzazione del progetto (con il consenso della regione, della provincia e dei comuni di Pero e Rho) entro il marzo 2004.
Per quanto riguarda l'inserimento del polo fieristico nel contesto della rete dei trasporti, sono allo studio sia il prolungamento della linea metropolitana MM1 fino all'area interessata, sia la realizzazione di una fermata quale punto di interscambio tra i flussi di traffico a lunga percorrenza e quelli di tipo comprensoriale, nell'ambito del progetto alta velocità Torino-Milano.
Riguardo allo studio relativo al potenziamento infrastrutturale del nodo di Milano si sta, altresì, valutando la fattibilità del prolungamento di un binario nella stazione di Milano Certosa per dedicarlo al collegamento diretto con la futura area fieristica.
In conclusione, devo tuttavia ricordare che il Governo nazionale non è legittimato ad intervenire o a sostituirsi alla regione Lombardia in quanto, come già precisato, è ormai vigente l'esclusiva competenza regionale al riguardo. Tuttavia, il Ministero resta sempre disponibile ad offre un fattivo contributo per la soluzione delle problematiche evidenziate nell'interpellanza, ovviamente nei limiti consentiti dal quadro normativo in vigore.
Come ho detto illustrando la mia interpellanza, il problema è da rivolgere, oltre che ai politici, anche ai giuristi. Si tratta infatti di valutare la natura dell'accordo di programma, di cui oggi si abusa. Questo istituto solleva il seguente interrogativo: chi risponde dell'attuazione dell'accordo di programma? L'accordo è spesso di natura paritaria ed intercorre tra una pluralità di soggetti istituzionali e, nella sua fase attuativa, è difficile imputare a qualcuno la responsabilità della sua mancata attuazione.
Nel caso specifico, tra l'altro, ha posto una serie di problemi che ancora ostano ad una sollecita attuazione. Il sottosegretario ha detto: «È allo studio». Sono due anni che è stato siglato l'accordo e sarebbe ormai giunto il momento della sua attuazione.
So che su altre questioni, invece, procedono i negoziati fra i soggetti istituzionali interessati: mi riferisco, ad esempio, alla questione dei parcheggi, delle aree verdi e della delicata questione relativa
La verità è che non si riesce ad individuare una sede o un soggetto che possa autorevolmente e responsabilmente chiamare a raccolta tutti i soggetti interessati (mi riferisco anche all'alta velocità, alle Ferrovie dello Stato, all'autostrada di Serravalle). Tra questi soggetti non si capisce chi - anche se a mio avviso dovrebbe essere la regione - abbia titolo per richiamare gli altri alle rispettive responsabilità, fornendo precise garanzie sui modi e sui tempi di attuazione di queste infrastrutture assolutamente necessarie.
Mi rendo conto che l'interpellanza è volta ad impegnare il Governo, che ha risposto che le competenze e le responsabilità fanno capo alla regione - questo lo sapevo -, ma mi chiedo se, proprio in nome del principio di sussidiarietà tanto caro e spesso brandito come una clava dal presidente della regione Lombardia, nella latitanza dell'ente regione, non vi sia un soggetto che possa esercitare pressioni e attivarsi affinché si provveda, tenuto conto che chi dovrebbe farlo non lo fa.
Ritengo di poter dire che sarebbe utile una riflessione in sede non solo politica, ma anche istituzionale, che valorizza il principio di sussidiarietà, nel caso in cui istituzioni quali la regione, che pure rivendicano spesso risorse, poteri e competenze non esercitino a pieno i propri compiti, causando ritardi straordinari nell'attuazione di grandi opere come questa.


