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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Ozza n. 3-04341 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).
VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Grazie, signor Presidente.
che prevede la possibilità del licenziamento, con preavviso o con il pagamento dell'indennità sostitutiva, del dipendente divenuto inidoneo a qualsiasi mansione della propria qualifica, gli interessati possono chiedere di essere utilizzati in mansioni diverse dal recapito, ma rientranti in quelle tipiche dell'area di appartenenza da esercitarsi in altre zone del paese ove sussistano prioritarie esigenze organizzative oppure, in subordine, di essere impiegati in mansioni di area inferiore presso l'unità di appartenenza sempre che sussistano carenze di personale.
verifica della sussistenza di reali ragioni che giustifichino il ridotto impiego di alcuni lavoratori e il loro mantenimento in sedi che presentino esuberi nelle dotazioni rispetto a sedi carenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Pampo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, ritengo di non essere soddisfatto della risposta del Governo sia per le considerazioni espresse dal rappresentante del Governo sia per le motivazioni che le hanno determinate. Ringrazio comunque il rappresentante del Governo per aver voluto dare una risposta al nostro atto di sindacato ispettivo, ma l'insoddisfazione è totale, perché per il Ministero delle comunicazioni ricorre spesso la nota secondo la quale il potere di sindacare è cessato da un po' di tempo, allorquando le Poste sono divenute un ente, salvo poi che il Tesoro rimane sempre dietro la porta per soddisfare le esigenze delle Poste ed il Tesoro è rappresentato da tutti i cittadini. Il Governo, quindi, è presente con il Tesoro all'interno dell'ente Poste, ma, quando si tratta invece di affrontare determinati problemi, si dichiara impotente, come nel caso specifico, signor rappresentante del Governo.
noi potremmo sacrificare tutto il personale e tutti quei lavoratori per i quali durante l'esercizio delle loro funzioni vengano a determinarsi limitazioni della propria attività. Ciò significa che noi induciamo questo personale al suicidio o ad andarsene e, quindi, a dimettersi, finendo a carico della collettività per poter andare avanti.
VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Questo è sicuro!
FEDELE PAMPO.... affinché il Governo possa trovare un «cappello», una legge o una disposizione che possa tutelare questo personale.
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni ha facoltà di rispondere.
In relazione all'interrogazione alla quale si risponde, dobbiamo fare una premessa d'obbligo di carattere formale.
Come sanno gli onorevoli interroganti, il Governo non ha il potere di sindacare l'operato delle Poste (società per azioni, ormai) per ciò che attiene alla gestione aziendale che, come è noto, rientra nella competenza propria degli organi statutari della società.
Naturalmente, per il nostro ruolo di vigilanza sul settore abbiamo interessato le Poste Spa in merito ai problemi assai precisi posti dall'atto ispettivo cui si risponde.
Dobbiamo sottolineare che il punto sollevato tocca un capitolo molto serio, cioè l'iniziativa messa in atto dalle Poste allo scopo di arginare il fenomeno, purtroppo largamente diffuso, delle richieste, da parte dei dipendenti, di essere esonerati dalla mansione del recapito, che è la mansione essenziale per l'efficienza e la qualità dei servizi resi al pubblico, naturalmente, in molti casi, con motivazioni assai serie (inidoneità fisica ed altro), ma che in tanti casi si verificano inesistenti.
In proposito, le Poste italiane Spa ci hanno comunicato che nel mese di settembre 1998 fu diramata proprio un'apposita circolare n. 1/998 della quale naturalmente sono state informate preventivamente le organizzazioni sindacali. Questa circolare stabilisce la procedura intesa ad accertare l'effettiva inidoneità all'espletamento di mansioni di recapito. La circolare stabilisce che, nel caso in cui tale inidoneità sussista, prima di procedere all'applicazione dell'articolo 83 del contratto collettivo nazionale di lavoro,
A seguito delle disposizioni dettate dalla circolare qui evocata, la società Poste italiane Spa ha provveduto ad avviare opportune verifiche, attraverso le strutture sanitarie a ciò deputate, nei confronti del personale già dichiarato inidoneo allo svolgimento di alcune mansioni. È bene sottolineare che le iniziative di cui si è accennato, come ci ha precisato la suddetta società, non si applicano ai dipendenti assunti ai sensi della legge n. 482 del 1968 o agli altri lavoratori rientranti in particolari categorie - vittime di infortuni sul lavoro, dipendenti affetti da malattie professionali e così via - i quali, se inidonei, vengono utilizzati in mansioni compatibili con la residua capacità lavorativa.
Quanto allo specifico caso del dipendente di Foggia, cui si fa riferimento nell'atto ispettivo all'esame, le Poste italiane Spa, nel significare che l'interessato non appartiene ad alcuna categoria protetta, ci hanno precisato che il medesimo, a suo tempo, era stato assunto per lo svolgimento di servizi esterni. Tuttavia, nel 1998, a seguito di un accertamento medico collegiale, era stata dichiarata la sopravvenuta inidoneità allo svolgimento delle suddette mansioni. In seguito, lo stesso dipendente presentò prima una documentazione medica che ne attestava la riacquistata idoneità e, successivamente, nel 1999, un'ulteriore documentazione che lo dichiarava nuovamente inidoneo. Ciò stante, in conformità di quanto previsto dalla circolare citata, la società dispose un nuovo accertamento medico per valutare l'effettivo livello di capacità lavorativa, in base al quale proporre al dipendente un impiego più rispondente alle patologie dichiarate, che, in concreto, consistette in un'applicazione presso il centro di meccanizzazione postale di Bologna.
Il dipendente, assente dal servizio dal mese di agosto 1999, in novembre ha avanzato richiesta di pensione di inabilità, ai sensi della legge n. 335 del 1995. In data 12 novembre 1999 è stata dichiarata la sua impossibilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Le Poste italiane Spa ci hanno risposto di non essere in possesso di alcuna notizia relativa al tentativo di suicidio riferito dall'onorevole interrogante.
Relativamente alla riferita intenzione di procedere all'indizione di concorsi per fronteggiare le carenze di portalettere, l'azienda postale, nel rammentare che allo stato attuale tali assunzioni non avvengono più tramite procedure concorsuali, ha precisato che, in linea con quanto previsto nel piano di impresa, che indica nell'abbattimento del rapporto spese per il personale uno degli strumenti per arrivare ad un risanamento dell'azienda, il ricorso alle assunzioni a tempo indeterminato è alquanto limitato. Alle carenze di organico riguardanti il settore dei portalettere si fa fronte con assunzioni a tempo determinato, anch'esse in numero decrescente rispetto al passato e solo per sopperire a particolari esigenze organizzative e/o sostituire unità assenti.
Fermo quanto dichiarato in premessa circa la delimitazione delle rispettive competenze delle Poste e del Governo, non può non farsi riferimento alla necessità di porre rimedio ad errori organizzativi e funzionali commessi negli scorsi decenni per ricondurre l'azienda postale a livelli di efficienza pari a quelli dei paesi più avanzati d'Europa. Tale obiettivo indicato dal Governo, anche sulla scorta di tanti moniti del Parlamento, appare perseguito con decisione dagli organi direttivi delle Poste italiana Spa ed uno degli strumenti essenziali per il raggiungimento dello stesso - sembra giusto riconoscerlo - è anche quello di un'attenta e rigorosa
Tutto ciò premesso, onorevoli interroganti, il nostro compito di vigilanza viene svolto con il massimo impegno e, anche su tali questioni, abbiamo attentamente sentito come stavano i fatti qui evocati, con grande preoccupazione anche per la delicatezza delle tematiche sollevate.
Stamattina mi attendevo da lei anche delle valutazioni di ordine generale. Siamo di fronte a situazioni estremamente delicate, come ella stesso ha confermato, che tuttavia permangono. Il fatto stesso che questa persona, oggetto della nostra interrogazione, sia stata costretta a chiedere il pensionamento per inabilità dimostra chiaramente che l'utilizzazione di questo personale per lavori diversi da quelli consentiti dalla sua limitata capacità di lavoro e di guadagno lo hanno costretto ad un'usura continua, se è vero, come è vero, che l'idoneità fisica è stata successivamente riscontrata.
Signor rappresentante del Governo, l'insoddisfazione è totale anche perché lei si è dichiarato impotente di fronte a necessità e a problemi che comunque si verificano all'interno del nostro territorio, sia in enti, sia in aziende. Il problema rimane quindi tutto intero, poiché con questa interrogazione non abbiamo spinto il Governo ad assumere determinate decisioni e il Governo non ci ha detto quali possano essere tali decisioni a garanzia di chi lavora e di chi presta la propria attività.
Ella sa, signor rappresentante del Governo, che le assunzioni effettuate in base alla legge n. 482 vengono fatte direttamente, e furono fatte a suo tempo direttamente dall'ente Poste, soprattutto per certi particolari interessi che è inutile che io ripeta in questa circostanza. Pertanto, il personale assunto a suo tempo era stato sicuramente indicato, più che scelto, perché le assunzioni erano dirette e il requisito era solamente quello di essere iscritti nelle categorie privilegiate o protette.
Ella sa che per quel tipo di assunzioni l'interessato doveva presentare un certificato attestante chiaramente la sua inidoneità, ma ella sa anche che il personale che diventa invalido all'interno di un'azienda può presentare le opportune dichiarazioni e, soprattutto, chiedere di essere impiegato secondo la sua residua capacità di lavoro e di guadagno. Questa è autotutela per il Governo, l'ente e lo stesso interessato; autotutela che nella circostanza non si è espressa, tant'è che la persona oggetto della nostra interrogazione ha tentato persino il suicidio, proprio perché non era più nelle condizioni di operare.
Di fronte a situazioni di questo genere e di fronte ad una denunzia articolata, il Governo dice di essere impotente, perché l'ente Poste è autonomo. A me e alla mia parte politica ciò preoccupa moltissimo, giacché significa che per tutelare interessi particolari di enti ed aziende da domani
Signor rappresentante del Governo, sono questi i motivi che mi inducono a dichiararmi totalmente insoddisfatto ed altresì ad invitarla affinché questo argomento sia oggetto della sua attenzione e della sua valutazione...


