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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Cola n. 2-01146 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 4).
SERGIO COLA. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, l'interpellanza si riferisce alle promozioni dei magistrati, argomento sul quale il Consiglio superiore della magistratura, organo competente, ha comunicato che, a seguito della presentazione dell'atto ispettivo oggi in discussione, sono state aperte in I commissione la pratica n. 587/98 ed in IV commissione la pratica n. 124/98. Attualmente la questione, che presenta profili di obiettiva complessità, è all'esame delle competenti articolazioni consiliari (commissioni I e IV) ed il Consiglio superiore della magistratura si è riservato di comunicare le determinazioni che saranno assunte. Da parte del ministero, invece, la direzione generale dell'organizzazione ha precisato che, per quanto di propria competenza, segue con particolare attenzione i procedimenti che riguardano i magistrati che generalmente vengono trattati con la dovuta solerzia e le notizie ad essi relative vengono costantemente vagliate anche sotto il profilo dell'eventuale inoperosità dei magistrati ai quali sono assegnati i procedimenti riguardanti i colleghi.
PRESIDENTE. L'onorevole Cola ha facoltà di replicare.
SERGIO COLA. Signor Presidente, purtroppo mi aspettavo una risposta del genere, che è un'ulteriore interlocuzione rispetto ai quesiti che avevo proposto con questa interpellanza.
ancora di segnalare, ancorché non si voglia assolutamente invadere la sfera di competenza del Consiglio superiore della magistratura, che l'onorevole Li Calzi ha parlato al passato prossimo e non remoto, dicendo che il CSM ha aperto due pratiche.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Ne sono a conoscenza.
SERGIO COLA. Neanche a farlo apposta, molti magistrati che si trovano in siffatta situazione si sono visti condizionati e limitati nella progressione della carriera per motivi che forse, a volte, hanno connotazioni di carattere politico. Non entro nel particolare pro bono pacis, ma, se ne avessi l'autorizzazione, lo farei senza alcuna difficoltà; purtroppo per il momento non ho tale autorizzazione.
L'onorevole Cola ha facoltà di illustrarla.
Il ministero non può andare oltre questo controllo, ossia seguire i procedimenti: il resto è di competenza del Consiglio superiore della magistratura; la questione è stata sollevata e questa è una risposta interlocutoria perché, allo Stato, il Consiglio superiore della magistratura non ha fornito in merito una risposta completa.
Nel dichiararmi totalmente insoddisfatto, mi permetto di ricordare all'onorevole Li Calzi che la mia interpellanza reca la data del 26 maggio 1998, cioè di un anno fa. Mi permetto di ricordarle anche che ho fatto ben due solleciti per avere una risposta e che l'ho ricevuta solo a distanza di un anno. Mi permetto
Non so se le due pratiche siano state aperte dopo che si è presa visione dell'interpellanza e se a distanza di un anno dalla sua presentazione il Consiglio superiore della magistratura sia stato o meno nella condizione di offrire una risposta, dal momento che i quesiti che ponevo erano di una semplicità unica e avrebbero richiesto solo lo spazio di qualche giorno perché fosse fornita un'informazione di carattere statistico.
Pertanto, sono costretto in questa sede - naturalmente in modo estremamente sintetico - a ribadire il contenuto dell'interpellanza, che non è stato affatto toccato, perché, come ella potrà constatare, questi fatti non li ho inventati: pro bono pacis non ho fatto il nome di decine di magistrati che si trovano in queste condizioni, ma anche lei avrà avuto notizie ed informazioni del genere.
Sta di fatto che nell'interpellanza si segnalano alcuni aspetti importantissimi, cioè che potrebbe essere giustificato sotto il profilo meramente sostanziale, ma non sotto quello formale, che l'iscrizione nel registro generale possa essere di ostacolo per la promozione, naturalmente dopo il chiarimento, anche se ho richiamato l'articolo 129 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, per cui tale meccanismo non scatta nell'ambito della fase delle indagini preliminari, ma con l'esercizio dell'azione penale.
In questo caso stiamo parlando di indagini preliminari, che nel 99 per cento dei casi si risolvono con una richiesta di archiviazione, salvo casi particolari. Molte delle persone che si sono rivolte a me vedono ancora bloccata la loro progressione in carriera; alcune, a distanza di otto o nove mesi, hanno finalmente ottenuto la promozione perché vi è stata una richiesta di archiviazione e, quindi, è stato risolto il problema, ma ciò è avvenuto a distanza di un anno e mezzo o due, con tutti i danni possibili e immaginabili e con tutte le «dietrologie» che possono essere fatte a fronte di uno stallo che è assolutamente incomprensibile.
Se mi consente, lei è stata molto diplomatica nel fornire la risposta, che non solo è interlocutoria, ma è una non risposta. Lei ha detto di non poter interferire nell'operato del Consiglio superiore della magistratura, ancorché abbia affermato che quest'ultimo un anno fa ha aperto le due pratiche, ma non si sa quale ne sia stato l'esito; non so come si possa giustificare tale lunghezza nei tempi di definizione delle pratiche stesse.
Sta di fatto che, a fronte di questo stallo incomprensibile, abbiamo segnalato e ci interessava sapere per quale motivo non siano stati fatti oggetto di proposta di provvedimento disciplinare, di censura o altro quei giudici per le indagini preliminari cui sono affidate pratiche scottanti in cui risultano indagati magistrati e che se ne occupano forse da più di due anni, che è il termine massimo previsto per la proroga delle indagini, ove mai sia stata avanzata la richiesta di proroga.
Mi pare che questo comportamento sotto il profilo rituale sia molto più grave e censurabile di una mera iscrizione che vale, sotto il profilo sostanziale, perché superata dall'articolo 129 delle disposizioni di attuazione, nei confronti di un magistrato indagato.
Si tratta di quesiti che abbiamo posto in maniera chiara, netta e precisa e a fronte dei quali non abbiamo avuto alcun tipo di risposta.
Spero che nel 2000 o nel 2001, se saremo ancora in quest'aula, avendo proposto un'interpellanza analoga a questa, il Ministero risponda che sono state avviate quelle due famose pratiche e ci dia qualche dato completo su quanto abbiamo esposto.
Onorevole Li Calzi, lei non ci ha dato alcun dato concreto ma si è limitata solamente a dire che la sua risposta è interlocutoria perché il CSM ha aperto le due pratiche, mentre per quanto riguarda l'altra sta ancora conducendo indagini. Non ha detto altro se non quello che sto riferendo in questo momento. È un dato obiettivo ed incontestabile!
Nel confermare la mia totale insoddisfazione, auspico che si alzi questo velo pietoso che purtroppo copre una corporazione che in Italia ha tanto potere, un potere molto più grande di quello che le compete.


