Allegato A
Seduta n. 537 del 19/5/1999


Pag. 30


...

(Sezione 4 - Promozione di magistrati oggetto di indagini)

D) Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere - premesso che:
moltissime promozioni riguardanti magistrati, a dire di alcuni interessati, sarebbero bloccate da una consolidata prassi del Csm che considererebbe la mera iscrizione nel registro degli indagati dei predetti magistrati come un ostacolo insormontabile al fine di valutare la progressione della carriera;
detto orientamento, seppur sostanzialmente condivisibile, non solo non è suffragato da alcuna norma ma addirittura, è in contrasto con l'articolo 129 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale nonché con il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza;
pur superando l'anomalia di tale prassi, sempre secondo i citati riferimenti, si verificherebbe, nella maggior parte dei casi, una situazione gravissima ed estremamente dannosa per i magistrati che


Pag. 31

aspirano alla promozione e, segnatamente, lo stallo delle indagini preliminari che superano i termini massimi previsti dal codice di rito, anche di anni, senza che ci sia, peraltro, in alcuni casi, una doverosa richiesta di proroga;
allo stato, per la quasi totalità delle iscrizioni nel registro degli indagati e nonostante il superamento dei termini massimi, gli uffici giudiziari competenti non avrebbero provveduto ancora a chiudere le indagini, vuoi con richiesta di archiviazione vuoi con richiesta di rinvio a giudizio;
tali inammissibili ritardi con dannosi riverberi sugli incolpevoli magistrati che vedono sospesa la procedura della progressione della carriera, non sarebbero oggetto di alcuna iniziativa disciplinare nei confronti dei magistrati inadempienti;
siffatto orientamento del Csm potrebbe apparire estremamente contraddittorio in quanto, mentre considererebbe la semplice iscrizione al registro generale rilevante ostacolo per la promozione, potendo avere in futuro riflessi disciplinari, riterrebbe, invece, ortodosso e non censurabile l'inerte comportamento dei magistrati che, con tempi cosi lunghi e molto al di là di quanto previsto dal codice di rito, «indagano» sui loro colleghi -:
se risulti che quanto esposto risponda a verità;
in caso affermativo quali iniziative di competenza intenda assumere affinché le denunciate anomalie possano essere rimosse.
(2-01146)«Cola, Simeone».
(26 maggio 1998).