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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Volontè n. 2-01047 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 3).
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, «il mondo della corruzione è ben lontano dall'essere sconfitto avendo costruito una ragnatela che sta avviluppando la lotta contro Tangentopoli e la sta imprigionando». Queste parole, all'origine della nostra interpellanza presentata il 15 maggio 1998, esattamente un anno fa, erano state ripetute con più forza dai pubblici ministeri del pool Mani pulite, Davigo e Colombo, nonché dallo stesso Borrelli.
partiti - come ricordavo all'inizio del mio intervento - che non sono stati nemmeno sfiorati da indagini che hanno invece distrutto non solo il patrimonio ideale di alcune componenti politiche, ma anche molti esponenti del personale politico, salvo poi verificare, dopo qualche anno, che alcuni degli incarcerati o alcuni dei morti in carcere non avevano alcuna colpa.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il documento ispettivo al nostro esame, al di là della frase che è stata letta adesso dal collega Volontè e che lui stesso considera alla base della interpellanza, in realtà si snoda su due profili: da una parte, vi è una richiesta di verificare l'andamento delle indagini che sono state svolte dalle varie procure e di appurare in quale direzione esse siano state svolte; dall'altra parte, invece, si affronta l'aspetto del servizio di vigilanza sul sistema bancario della Banca d'Italia, in sede di controllo dei vari istituti bancari.
disposte ispezioni alla procura di Milano in esito alle quali nessun addebito è stato mosso ai magistrati.
PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di replicare.
LUCA VOLONTÈ. Senza offesa per la collega Li Calzi, mi sembra che chi ha steso questo appunto o ritiene che il sindacato ispettivo, vista l'incompletezza dell'Assemblea, non meriti nessuna attenzione oppure che il sottoscritto o chiunque presenti interpellanze di questo tipo, di questo tenore e su questo argomento non abbia il minimo senso di se stesso e della propria intelligenza. Infatti, quando nella prima parte si risponde che non si sono potute chiedere le informazioni alle procure perché non era specificato esattamente a quale procedimento ci si riferiva, si fa come se, chiedendo al ministro dei trasporti di conoscere il numero degli incidenti dei Pendolini e degli intercity, venisse risposto che, senza la indicazione della stazione nella quale è avvenuto l'incidente, non è possibile soddisfare la domanda.
PRESIDENTE. Onorevole Volontè, il sottosegretario Li Calzi ha chiesto di parlare nuovamente per una precisazione; personalmente, però, vorrei farle notare un aspetto. Lei, all'inizio del suo intervento, si è lamentato per il fatto che non fosse presente in aula un numero sufficiente di colleghi, ma, poiché ci ascoltano anche su radio radicale e su altri mezzi di comunicazione, va detto che il rapporto del sindacato ispettivo è fra l'interpellante, o l'interrogante, ed il Governo, e non postula la coralità delle presenze. Non vi è, quindi, minore o maggiore rispetto a seconda della quantità dell'ascolto: è, come lei richiedeva, l'intensità della risposta che qualifica o meno il sindacato ispettivo, che non è in discussione per il numero dei presenti o degli assenti.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, desidero dire al collega che, proprio per il rispetto che ho della mia funzione, ma soprattutto della funzione parlamentare del sindacato ispettivo, non sono solita venire in aula a leggere le carte che gli uffici preparano. Ho letto attentamente tanto l'interpellanza, quanto la risposta formulata dagli uffici e devo dire che, al di là del contenuto e delle cognizioni personali che ciascuno di noi può avere, l'ho trovata congrua rispetto a quanto era scritto nell'interpellanza. Nella stessa replica lei ha fornito, ad esempio, alcune indicazioni e particolari, con riferimento
ad un procedimento, che se inseriti nell'interpellanza avrebbero potuto costituire già un elemento. La risposta data dagli uffici è che non si può fare un'indagine su tutte le procure della Repubblica perché sul registro degli indagati troveremmo dei nomi e, come ho detto chiaramente, accanto ad essi sarebbe incostituzionale trovare il riferimento al partito di appartenenza. Lo stesso vale per il sindacato ispettivo della Banca d'Italia; anche in quel caso, non abbiamo alla centrale rischi, accanto all'affidamento, il riferimento all'appartenenza della persona affidata. Pertanto, ulteriori precisazioni da parte dell'interpellante avrebbero messo il ministero in condizioni di essere più puntuale e preciso.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Li Calzi dimostra sensibilità di fronte all'importanza del tema ed anche nei confronti delle richieste che lei ha ulteriormente formulato. Esso è stato un po' fuori dalla ritualità, perché non è previsto dal regolamento, ma siccome non sono formale, né tanto meno formalista, ritengo non si tratti di una deroga al regolamento, ma di una prova che il Governo ha fornito nei suoi confronti dell'interesse che porrà e pone ai temi da lei presentati all'attenzione del Governo.
L'onorevole Volontè ha facoltà di illustrarla.
Le indagini avviate dalla magistratura nella prima fase di Tangentopoli hanno colpito mortalmente, fino all'estinzione, alcuni partiti politici, mentre il PCI-PDS è stato solo sfiorato, finora, dalle inchieste delle diverse procure presenti sul territorio nazionale.
Noi vorremmo chiedere, e lo abbiamo fatto un anno fa, al ministro di grazia e giustizia se ritenga che le diverse procure della Repubblica abbiano operato efficacemente ed imparzialmente nelle loro indagini sulla corruzione in tutte le direzioni politiche e se, in particolare, abbiano concretamente sviluppato le loro indagini attraverso il sistema bancario, come è stato fatto per gli altri partiti, in particolare sulla fitta ragnatela di società immobiliari risalenti al PCI-PDS, che risultano aver operato per il finanziamento dello stesso partito attraverso garanzie fideiussorie costituenti pegno ed altri tipi di garanzie reali in favore delle varie articolazioni nazionali (direzione nazionale) e locali dell'allora PCI-PDS.
Abbiamo chiesto, poi, se tali indagini abbiano accertato o meno la corretta tenuta dei libri contabili di queste società immobiliari e delle diverse diramazioni nazionali e periferiche del partito.
Abbiamo chiesto - e secondo noi era opportuno verificarlo - «se le diverse e competenti procure della Repubblica e in particolare quella di Milano» (...) «abbiano in questi anni di tangentopoli attentamente approfondito tali aspetti e sapere se sia stata riscontrata, in tali casi, oltre l'ipotesi di falso in bilancio, anche quella di finanziamento illecito dei partiti o se risulti che siano state avviate indagini su tali ipotesi di reato».
Abbiamo chiesto inoltre «se siano stati disposti accertamenti di polizia giudiziaria o di altri organi investigativi al fine di individuare società immobiliari collegate o collegabili al PCI-PDS attraverso militanti di partito che agivano in veste di fiduciari».
Abbiamo chiesto infine di verificare i risultati fino ad ora conseguiti dall'azione delle procure più impegnate sul fronte di tangentopoli, anche in direzione di quei
Pur ringraziando il sottosegretario Li Calzi per la sua disponibilità - riveste da poco tale incarico -, mi dolgo soltanto del fatto che chi l'ha preceduta abbia fatto trascorrere così tanto tempo prima di rispondere ad una interpellanza che forse un anno fa aveva una sua importanza (che conserva anche oggi).
In merito ai quesiti posti, bisogna certamente osservare che, data la genericità complessiva della interpellanza, non è possibile investire tutte le procure della Repubblica del territorio nazionale al fine di acquisire eventuali notizie utili per una risposta, stante appunto quella che è la genericità delle affermazioni riportate nel testo dell'atto ispettivo, che è privo di ogni riferimento a procedimenti penali ovvero a notizie tali da legittimare l'avvio di preliminari accertamenti.
Preciso peraltro che le informazioni richieste non si possono ricavare dal registro delle notizie di reato, previsto dall'articolo 335 del codice di procedura penale. Se oltre all'annotazione del reato su atti ufficiali di procura e al nome dell'indagato si riportasse l'area politica al quale egli appartiene, si compirebbe infatti un atto discriminatorio vietato dalla Costituzione. Per cui, una eventuale indagine estesa a tutte le procure, potrebbe vedere riportati dei nomi, ma mai l'appartenenza - così come viene chiesto nella interpellanza in esame - ad aree politiche diverse dei soggetti interessati.
L'obbligo di indagare scaturisce poi dalla notitia criminis solo in relazione al procedimento instaurato a seguito di tale notizia. Si può peraltro accertare se vi siano stati comportamenti omissivi.
Le osservazioni svolte sono pertinenti anche per quanto riguarda la procura della Repubblica di Milano, poiché nell'atto ispettivo in esame si fa riferimento a tale procura, ma non a specifici procedimenti di quell'ufficio. Il procuratore generale di quel distretto osserva infatti che «la mancanza di riferimenti a singoli procedimenti, non consente una risposta puntuale».
Lo stesso procuratore generale ricorda peraltro che Cusani è stato condannato per illecito finanziamento al PCI per la somma di un miliardo e che nel processo relativo agli appalti per la metropolitana milanese due esponenti di spicco vicini al PCI-PDS sono stati condannati; mentre nello stesso procedimento altri due sono stati assolti. Dalle relazioni con le quali in diverse circostanze la procura generale di Milano ha riferito in merito a specifici episodi oggetto anche di atti ispettivi parlamentari, non è mai emerso che siano state trascurate notizie di reato e che le indagini possano essere state condizionate da intendimenti di fiancheggiamento o di avversione a partiti politici.
In tutti i casi in cui si sono svolti accertamenti in relazione a singoli procedimenti di competenza della procura milanese, non sono mai emerse modalità di indagine censurabili sotto il profilo amministrativo. Appare opportuno ricordare anche che negli anni 1994-1995 sono state
Quanto alla possibilità di acquisire notizie tramite la Banca d'Italia - passiamo al secondo aspetto - sui finanziamenti concessi al citato partito, il Ministero del tesoro ha precisato quanto segue: nell'ambito delle funzioni di vigilanza affidate alla Banca d'Italia non rientra il compito di effettuare accertamenti su specifici rapporti intrattenuti da terzi, compresi i partiti politici, con le banche. In particolare non è quindi compito del servizio di vigilanza svolgere accertamenti sulla esposizione delle singole banche nei confronti dei partiti.
Con riguardo alle informazioni eventualmente desumibili dalla centrale rischi ha precisato che le segnalazioni delle banche, ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo n. 385 del 1993, riguardano solo gli affidamenti che superano la soglia dei 150 milioni. Infine, negli archivi della centrale dei rischi non esiste alcuna codifica preordinata alla specifica individuazione dei partiti politici. Le procedure di censimento della centrale non consentono di risalire ad eventuali collegamenti partecipativi esistenti tra i vari soggetti censiti.
Alla luce di quanto sopra, mancano quindi i presupposti per disporre ulteriori accertamenti relativi all'oggetto dell'interpellanza.
Mi sembra cosa ridicola che irride il buonsenso!
Nella interpellanza sono riportate alcune affermazioni che ho letto. Altre preoccupazioni venivano sollevate lo scorso anno in alcune interviste da uno degli attuali leader di una aggregazione politica chiamata «i democratici» (mi riferisco ad Antonio Di Pietro). Certamente, la correttezza del servizio ispettivo della Banca d'Italia non è in dubbio, ma immagino che il ministero avrebbe potuto dopo un anno dalla presentazione di una interpellanza (che magari qualcuno potrà ritenere banale ma che è sufficientemente corposa e argomentata), chiedere informazioni - visto che noi facciamo riferimento alla correttezza della tenuta dei libri contabili di bilancio -, alla polizia tributaria della Guardia di finanza, il cui nucleo centrale ha presentato alcuni dettagliati rapporti sulle società immobiliari che comprovatamente hanno contribuito a dare garanzie fideiussorie fittizie agli istituti di credito per giungere a certi risultati. Che mi si dica allora che non era possibile recuperare questi dati nell'ultimo anno! Cerco di mantenere l'aplomb ed il rispetto per l'istituzione parlamentare, in cui credo, ma sinceramente, pur stimando molto il sottosegretario presente, devo osservare che al Ministero di grazia e giustizia vi è stata noncuranza nei confronti di questo atto del sindacato ispettivo: è peraltro, forse, una noncuranza sospetta, perché evidentemente la materia dà fastidio, come abbiamo verificato in altre occasioni, quando altri colleghi, come l'onorevole Taradash qualche mese fa, hanno affrontato gli stessi temi. Ebbene, in questi casi dava fastidio rispondere correttamente, come invece si è sempre fatto per interpellanze ed interrogazioni su temi diversi.
Si facciano passare, allora, anziché uno, due o tre anni, si faccia finire la legislatura, rendendo evidente che non si vuole che atti del sindacato ispettivo di questo tipo abbiano risposta. Venire però in un'aula parlamentare, in un momento in cui siamo tutti in campagna elettorale, avendo scelto la data dopo qualche giorno dall'inizio della stessa campagna elettorale, per rispondere ad una interpellanza che non parte dai sogni, dalle illusioni, dall'immaginazione di qualche giornalista ma da dati che lo stesso ministero, in un anno, avrebbe potuto trovare, visto che li ha trovate il sottoscritto, e sostenere che non si può dire niente perché l'interpellanza è troppo generica, mi sembra umiliante sia per la mia veste di parlamentare, sia per chi ricopre incarichi importanti in questo Governo, sia per chi, dirigente o dipendente del ministero, si è occupato della risposta all'interpellanza ed ha scritto e suggerito di leggere in aula queste cose.
Certo, se il ministro di grazia e giustizia non è in grado di illuminare il Parlamento, potremmo essere noi a farlo inviando una copia a lei, signor sottosegretario, ed al ministro Diliberto del quadro illustrato da Marco Fredda e ricavabile dal procedimento di Perruzzi Luciano: mi riferisco alle caratteristiche delle società immobiliari del PCI-PDS, delle cui quote o azioni erano detentori militanti del partito, che in tale veste agivano da fiduciari con la diretta influenza del partito (solo in tempi recenti il PDS è comparso ufficialmente come detentore della quasi totalità di queste quote).
Concludo ringraziando il sottosegretario per la sua presenza e per la sua disponibilità: in fondo, ha preso dai cassetti del ministero un argomento scottante, dopo qualche mese di impegno anche su altri fronti; nello stesso tempo, però, faccio presente al Presidente della Camera ed al sottosegretario, nella sua veste di componente del Governo, l'esigenza di ricordare agli uffici competenti dei vari ministeri che è necessario concedere il beneficio del buonsenso a deputati che dopo un anno si attendono risposte certe, chiare, precise, puntuali, senza pensare che gli atti di sindacato ispettivo vengano scritti da semplici collaboratori che si svegliano al mattino ed immaginano problemi che non esistono. Quando vi sono indagini serie, elaborate, rintracciabili dai singoli deputati, diventa ridicolo pensare che per il ministero, dopo un anno, non sia così: ci vuole allora un minimo di rispetto per l'istituzione parlamentare e specificamente per questa Camera!
Prego, onorevole Li Calzi, ha facoltà di parlare.


