Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 537 del 19/5/1999
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(Trasformazione dell'ente Poste italiane Spa)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Volontè n. 3-02800 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 2).
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni ha facoltà di rispondere.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Rispondiamo volentieri all'atto parlamentare in questione perché ci permette di toccare un tema delicato, quello del bilancio dell'azienda postale che è in corso di trasformazione in un'impresa più moderna rispetto ad un passato di apparato statuale poco efficiente.
Vorrei far presente che il bilancio dell'azienda postale relativo all'anno 1997 si è chiuso con una perdita di esercizio di 793 miliardi di lire. Dati definitivi (per definitivi intendo accertati, tali da poter essere forniti in un momento formale come la risposta ad un atto di sindacato ispettivo) non sono ancora disponibili in merito all'esercizio 1998. Tuttavia, la cifra indicata - della quale credo sia stata fatta un'erronea trascrizione, perché suppongo che lei non intendesse 2550 miliardi di perdita al giorno -, ancorché rapportata all'anno, non è confermata e non corrisponde, in base ai dati parziali da lei indicati, a quella che noi possediamo. In ogni caso, con l'impegno che mi assumo in questa sede, siamo disponibili a fornire, su richiesta sua e di altri colleghi, ogni dato a riguardo, avendo noi un compito di vigilanza sull'ente Poste Spa. Non abbiamo, quindi, motivi di polemica, ma piuttosto siamo come lei interessati allo svolgimento di questo processo di trasformazione che dovrebbe concludersi positivamente con l'anno 2002, secondo le previsioni del piano d'impresa.
Quanto ai cosiddetti aiuti che dovrebbero essere stati forniti alla medesima società dal Ministero del tesoro, riteniamo che l'interrogante intenda riferirsi all'apporto di 5.145 miliardi di lire disposto con la legge 7 gennaio 1999, n. 3. A questo riguardo vorrei rilevare che l'apporto previsto dalla legge in questione non può essere considerato un aiuto di Stato, in quanto esso ebbe la funzione di regolarizzare i rapporti finanziari tra l'ex ente Poste italiane ed il Ministero del tesoro antecedenti alla data del 1 gennaio 1996, riguardanti i rimborsi per pensioni erogate dall'amministrazione postale nel periodo agosto-dicembre 1993 al personale postelegrafonico, ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 6 della legge 29 gennaio 1994, n. 71, che convertì il decreto-legge 1 gennaio 1993, n. 487, nonché anticipazioni di tesoreria utilizzate per pagamenti di spese proprie dell'ex ente Poste italiane fino al 31 dicembre 1995. Si trattò dunque di una messa a punto di antichi rapporti tra componenti dell'apparato statale.
Quanto alla gestione aziendale della società Poste italiane, si rammenta che il


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Governo non ha il potere di sindacare l'operato della medesima società, in quanto tale aspetto rientra, come è noto ed è stato già tante volte chiarito, nella competenza specifica degli organi statutari preposti: un conto è l'indirizzo, un conto è la vigilanza, un altro ancora la gestione dell'azienda, che spetta agli organi statutari delle Poste Spa. Voglio anzi ribadire che con il piano di impresa 1998-2002, approvato dal consiglio di amministrazione delle Poste Spa il 7 ottobre 1998, la più volte citata società Poste si propone di fronteggiare lo stato di crisi attuale al fine di arrivare ad un'organizzazione efficiente nel settore postale, capace di garantire l'universalità del servizio, perseguendo altresì un buon successo di impresa negli ampi segmenti di mercato aperti alla concorrenza.
Relativamente all'indirizzo dell'Unione europea di favorire nel campo dei servizi postali una liberalizzazione progressiva e controllata con la conseguente affermazione, entro limiti determinati, della concorrenza, vorremmo significarle, onorevole Volontè, che la direttiva 97/67 dell'Unione europea è in corso di recepimento con un apposito decreto legislativo che in queste settimane deve ottenere, come lei sa, il parere delle competenti Commissioni delle Camere e del Senato. Tale direttiva avvia gradualmente la libertà di prestazioni nel settore in esame e prevede che il Parlamento ed il Consiglio dell'Unione europea, su proposta della Commissione, entro il 1 gennaio 2000, adottino una decisione circa l'ulteriore apertura del mercato e le relative scadenze temporali, che dovrebbero coincidere con l'anno 2003. Quest'ultimo anno, peraltro, potrebbe essere messo in discussione da una prossima direttiva dell'Unione europea che è in fase preliminare.
Il coinvolgimento di settori privati potrà essere dunque deciso e perseguito dai vertici aziendali della società Poste in un altro momento - non è di attualità ora -, quando la situazione operativa vedrà l'avvenuto rilancio della società, divenuta più impresa, come previsto proprio dal piano che è stato varato nell'ottobre scorso, e dunque si presenteranno insieme condizioni economiche più favorevoli e, auspicabilmente, un aumento dell'intero mercato postale, in modo da poter dare spazio ad una maggiore articolazione di soggetti.

PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di replicare.

LUCA VOLONTÈ. Sono parzialmente soddisfatto della risposta, perché mi sembra che il sottosegretario sia stato molto preciso sui passivi di bilancio del 1997. Vedremo se le preoccupazioni della Corte dei conti ed anche nostre per quanto riguarda l'esercizio finanziario del 1998 porteranno ad una diminuzione delle perdite, oppure, come invece sembra, ad un aumento del deficit di bilancio. Questo sarà certamente oggetto di riflessione, non appena saranno disponibili i bilanci di quella che possiamo definire giuridicamente una società per azioni, ma che ha ancora - come ha rilevato poc'anzi anche il sottosegretario - una struttura non all'altezza per essere considerata anche di fatto, operativamente, una società per azioni che possa concorrere liberamente sul mercato.
Nella nostra interrogazione abbiamo sottolineato la potenzialità dei 14 mila sportelli diffusi sul territorio nazionale, che tale società per azioni ha in sé; questa rete di sportelli, come già affermato dall'onorevole Tassone al termine della replica per l'interpellanza precedente, deve essere vista anche dall'amministratore delegato come una ricchezza da spendere in vista - spero ed auspico - del rapido recepimento, da parte del Governo e del Parlamento, dell'indicata direttiva comunitaria, che è in funzione - non mi dispiace usare questo termine - della privatizzazione, perché per il nostro paese, per la società Poste italiane, si tratta di una vera e propria liberalizzazione di un settore del mercato.
Sono parzialmente soddisfatto perché non abbiamo dati precisi, sui quali rifletteremo insieme con il sottosegretario nelle


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prossime occasioni. Certamente, invito il Governo ad usare tutti gli strumenti possibili per un rapido recepimento della detta direttiva comunitaria. Invito, poi, il sottosegretario a ricordare all'amministratore delegato Passera l'inutilità di alcune grida, un po' sconsiderate, fatte qualche giorno fa in occasione di talune interviste pubblicate su diversi quotidiani nazionali; egli, forse un po' disperato per l'andamento del bilancio di previsione, ha invitato Governo e Parlamento a fare di tutto per bloccare la liberalizzazione se veramente esisteva la volontà, da parte degli stessi Governo e Parlamento, di impedire il fallimento della società per azioni.
Forse già un richiamo di questo tipo potrebbe assecondare la volontà, che percepisco nelle parole del sottosegretario e che certamente condivido, del nostro Governo di recepire velocemente la direttiva comunitaria in questione, di aprire questa fascia di mercato per un soggetto dalle grandi risorse, con 14 mila sportelli, e di confermare tale indirizzo del Governo e del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo misto-rinnovamento italiano popolari d'Europa).

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