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La seduta, sospesa alle 14,55, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata concernenti le ipotesi di anagrafe dei dipendenti pubblici che svolgono più attività lavorative, i provvedimenti necessari per garantire l'uniformità dei livelli di assistenza ospedaliera sul territorio nazionale, i problemi connessi con la disponibilità di taluni farmaci essenziali per le terapie conseguenti all'effettuazione dei trapianti di fegato e la data prescelta per lo svolgimento delle prossime elezioni amministrative.
MARIA TERESA ARMOSINO. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, è in gioco non soltanto la funzionalità della pubblica amministrazione ma anche il diritto alla privacy dei cittadini, ciò che distingue uno Stato di diritto da uno Stato di polizia. Vietare il doppio lavoro ai dipendenti pubblici è pura demagogia, significa non tener conto del fatto che l'amministrazione non è in grado di assicurare ai propri dipendenti retribuzioni adeguate.
PRESIDENTE. Il ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali, senatore Bassanini, ha facoltà di rispondere.
FRANCO BASSANINI, Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali. Signor Presidente, l'interrogante pone in realtà due problemi, uno relativo all'anagrafe degli incarichi e dei relativi emolumenti
PRESIDENTE. L'onorevole Armosino ha facoltà di replicare.
MARIA TERESA ARMOSINO. Dovrei prendere atto con soddisfazione delle sue comunicazioni, ma in realtà i motivi di preoccupazione sono soltanto parzialmente fugati. Il fatto stesso che si sia pensato di introdurre una così grave violazione della privacy dei cittadini è una dimostrazione allo stesso tempo di arroganza di potere e di inefficienza. Il problema della riqualificazione della pubblica amministrazione, che è reale, va affrontato sul piano della qualità dei servizi, che si ottiene incentivando le professionalità e non certamente scoraggiandole.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Fioroni n. 3-00752 (vedi l'allegato A).
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, è di questi giorni un vivace dibattito in merito alle delibere della regione Lombardia sul riordino della rete ospedaliera, sui criteri di accreditamento e sulle leggi in itinere di riforma sanitaria. Nel dibattito si sono particolarmente distinti per le osservazioni e le critiche le associazioni regionali delle autonomie locali, l'Associazione nazionale dei comuni e l'Unione delle province italiane, che hanno evidenziato uno stato di profondo malessere degli enti locali rispetto al metodo che non li ha visti svolgere il ruolo che compete alle civiche comunità che rappresentano e nel merito esprimere forti preoccupazioni ai fini del contenimento di un corretto equilibrio di bilancio, che rischia di essere compromesso da un esorbitante incremento della spesa sanitaria. Nel contempo vi è il rischio di veder vanificata la presenza della rete ospedaliera pubblica, rispondendo alla domanda di salute del cittadino a vantaggio di altre iniziative.
PRESIDENTE. Il ministro della sanità, onorevole Bindi, ha facoltà di rispondere.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. L'interrogazione dell'onorevole Fioroni fa riferimento a due delibere adottate dalla regione Lombardia, una riguardante la ristrutturazione della rete ospedaliera in applicazione della legge n. 382, che convertiva il più noto decreto relativo agli ospedali con meno di 120 posti letto e l'altra che detta criteri per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture pubbliche e private. La prima delibera in realtà non ristruttura e non disciplina la rete ospedaliera, limitandosi ad individuare soltanto i presidi che possono essere riconvertiti ed indicando soltanto il tasso di occupazione dei posti letto. Come tale è una delibera inadempiente rispetto al provvedimento legislativo al quale facevo prima riferimento.
PRESIDENTE. L'onorevole Fioroni ha facoltà di replicare.
GIUSEPPE FIORONI. Signor ministro, nel dichiararmi soddisfatto della risposta vorrei soffermarmi essenzialmente su due aspetti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Giannotti n. 3-00758 (vedi l'allegato A).
VASCO GIANNOTTI. Signor ministro, i cittadini di Milano, di Arezzo o di Catania hanno gli stessi diritti: quando si ammalano devono avere garantite le cure necessarie per il loro benessere.
PRESIDENTE. Il ministro della sanità, onorevole Bindi, ha facoltà di rispondere.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. L'interrogazione dell'onorevole Giannotti fa riferimento a due problemi di carattere fondamentale. Il primo riguarda le risorse del servizio sanitario nazionale e l'altro la capacità di garantire livelli uniformi di qualità e di assistenza in tutto il paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Giannotti ha facoltà di replicare. Le ricordo che dispone di un minuto e 40 secondi.
VASCO GIANNOTTI. Ringrazio il ministro. Insisto su quel dato: il ministro ha detto che la spesa sanitaria incide nella misura del 5 per cento e che al di sotto di tale percentuale il sistema non regge più.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Maura Cossutta n. 3-00760 (vedi l'allegato A).
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, la spesa sociale e sanitaria è oggi nel mirino ed è tema di dibattito politico anche del Governo in carica; mi riferisco ai lavori della commissione della Presidenza del Consiglio sul welfare.
PRESIDENTE. Il ministro della sanità, onorevole Bindi, ha facoltà di rispondere.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. Signor Presidente, per quanto riguarda la prima parte dell'interrogazione, vorrei rinviare a quanto già detto in risposta all'interrogazione dell'onorevole Giannotti, in particolare per quanto attiene ai due provvedimenti adottati sui livelli uniformi di assistenza e sulla qualità dei servizi, con l'impegno ovviamente di garantire che questo si verifichi in ogni parte del paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Maura Cossutta ha facoltà di replicare.
MAURA COSSUTTA. Mi dichiaro soddisfatta soprattutto perché il ministro ha
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cossutta.
MAURA COSSUTTA. Sto concludendo (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
PRESIDENTE. È scaduto il suo tempo, grazie.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, i trapianti di fegato per cirrosi terminale con infezione virale B necessitano della somministrazione di prodotti a base di immunoglobuline antiepatite di tipo B (Hepuman B e Uman Big).
PRESIDENTE. Il ministro della sanità, onorevole Bindi, ha facoltà di rispondere.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. La risposta all'interrogazione dell'onorevole Cè necessita di un duplice impegno, uno immediato e l'altro a lungo termine, per rimuovere cause remote. Vi sono cause
PRESIDENTE. Grazie, signor ministro.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. Questi provvedimenti sono ancora più urgenti in relazione al fatto che al Senato il testo di legge sui trapianti - che verranno finalmente regolamentati - sta vedendo, per fortuna, il suo punto di arrivo e, pertanto, si rende ancora più necessario questo intervento.
PRESIDENTE. L'onorevole Cè ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO CÈ. Mi ritengo completamente insoddisfatto di questa risposta.
ROSY BINDI, Ministro della sanità. C'è già!
ALESSANDRO CÈ. Se lei, ministro, è responsabile di tale situazione, deve dircelo, però ribadisco che si tratta di una situazione gravissima.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cè, il tempo a sua disposizione è terminato.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, per conto di alleanza nazionale ho presentato, assieme al collega Selva, una interrogazione a risposta immediata al Presidente del Consiglio e al ministro dell'interno. Rilevo che il Presidente del Consiglio è «latitante» e la mia unica preoccupazione è che qualcuno lo possa rintracciare.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, Giorgio Napolitano, ha facoltà di rispondere.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Innanzitutto, onorevole Armaroli, la rassicuro sulla mia abbastanza nota e confermata puntualità. Vedo che gli onorevoli interroganti Armaroli e Selva concordano sulla correttezza e opportunità della decisione del Governo, assunta dal Consiglio dei ministri il 6 febbraio, di non assumere alcuna iniziativa di legge per il rinvio del turno primaverile delle elezioni amministrative.
PRESIDENTE. L'onorevole Armaroli ha facoltà di replicare.
PAOLO ARMAROLI. Devo purtroppo constatare, signor ministro, che la sua risposta non mi ha soddisfatto. Per quanto riguarda i cittadini, il popolo, si potrebbe dire quello che disse Vittorio Emanuele III dell'esercito: è sempre meglio non metterlo alla prova (Commenti del deputato Cuscunà)...
PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, sta disturbando l'onorevole Armaroli!
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Rilevavo l'ipocrisia di rifondazione comunista!
MAURA COSSUTTA. Parla per te!
PAOLO ARMAROLI. Fissare quindi le consultazioni amministrative il 27 aprile, durante un ponte, mi sembra sia un invito a disertare le urne.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Lei mi pone altre domande!
PAOLO ARMAROLI. So che purtroppo non mi può rispondere; tuttavia, se ci fosse un'eccezione alla regola ne sarei molto lieto.
PRESIDENTE. No, onorevole Armaroli, non ci possono essere eccezioni.
ROBERTO MANZIONE. Signor ministro, con l'interrogazione che ho depositato mi permettevo di interrogare lei ed il Presidente del Consiglio circa l'opportunità dell'esercizio di quella discrezionalità, che in questi casi viene riconosciuta innanzitutto al ministro e poi al Governo, che consente di indicare come data per le prossime elezioni amministrative il 27 aprile.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, Giorgio Napolitano, ha facoltà di rispondere.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Il Governo ha adempiuto a
PRESIDENTE. L'onorevole Manzione, al quale ricordo che ha un minuto e trenta secondi di tempo, ha facoltà di replicare.
ROBERTO MANZIONE. Signor ministro, non posso che dichiarare la mia insoddisfazione. Mi fa piacere che lei abbia ricordato la normativa, che comunque conosciamo anche noi, modesti deputati; tuttavia se ha bene inteso o meglio, se sono stato abbastanza chiaro, ho fatto riferimento alla discrezionalità, non mi sarei permesso di affermare che vi potesse essere un rapporto automatico rispetto alla scadenza quadriennale. È evidente, comunque, che non mi aspettavo più di quello che ci ha detto.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Ho preso la decisione l'altro ieri.
ROBERTO MANZIONE. Mi rendo conto, signor ministro, che vi è una certa uniformità nel comportamento del Governo, ma non rispetto agli interessi del paese bensì, probabilmente, rispetto agli interessi di gruppi politici (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD, di forza Italia e di alleanza nazionale).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ricordo che, secondo lo schema procedurale sperimentale delineato nella Giunta per il regolamento, il presentatore di ciascuna interrogazione ha facoltà di esporla per non più di un minuto.
Il Governo risponderà quindi immediatamente per non più di tre minuti.
Successivamente, l'interrogante, o altro deputato del medesimo gruppo, avrà la facoltà di dichiarare se sia soddisfatto della risposta del Governo per non più di due minuti.
Lo svolgimento delle interrogazioni è ripreso in diretta televisiva. Il rispetto dei tempi è pertanto tassativo.
Cominciamo con l'interrogazione Armosino n. 3-00751 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Armosino ha facoltà di parlare.
Il Governo deve chiarire se pretende di censurare l'impiego di un cittadino al di fuori dell'orario di lavoro. Non soltanto questa è un'ingerenza che non trova giustificazione giuridica né funzionale, ma comporta l'utilizzo di metodi inquisitori, indegni di uno Stato di diritto. Il Governo deve chiarire se vuole procedere nell'intenzione di effettuare una schedatura dei pubblici dipendenti.
conferiti a pubblici dipendenti, l'altro riguardante le nuove norme sul part time.
Per quanto riguarda il secondo problema, sottolineo che il Governo e il Parlamento non hanno modificato l'attuale regime delle incompatibilità: quando il doppio lavoro è vietato, continua ad essere vietato, quando è consentito, continua ad essere consentito. Si aggiunge una nuova facoltà, che consente il doppio lavoro in casi nei quali finora è vietato a condizione che il dipendente pubblico scelga il part time; a questo punto gli è consentito l'esercizio di altre attività, di lavoro dipendente o autonomo, anche nei casi in cui l'attuale disciplina rendeva questo impossibile a termini di legge. In più, si introducono controlli severi che finora non c'erano. Questo è necessario anche per poter pagare meglio i dipendenti pubblici, tant'è vero che una parte dei risparmi ricavati dal passaggio al part time dei dipendenti pubblici è destinata ad incrementare i fondi per la produttività e il rendimento, quindi a retribuire in maniera più adeguata i dipendenti pubblici.
L'altro problema riguarda l'anagrafe degli incarichi e dei relativi emolumenti, prevista da una legge del 1991, ribadita da una legge del 1992 e poi da un decreto legislativo del 1993. Non è una novità, quindi, ed è stata sollecitata e regolata da circolari dei ministri Gaspari, Sacconi, Cassese, Frattini e del sottoscritto. Il collegato di finanza pubblica finalmente prevede una sanzione per le amministrazioni inadempienti. È importante attuare queste vecchie norme di legge per avere finalmente chiarezza e trasparenza nella giungla degli incarichi e delle retribuzioni, così da poter retribuire meglio il lavoro dei funzionari e dei dipendenti pubblici, senza ricorrere al bricolage del cumulo degli incarichi. Il punto di arrivo già delineato nelle leggi approvate dal Parlamento è quello di avere trattamenti economici per i dipendenti ed i funzionari pubblici più adeguati ma onnicomprensivi e che tengano conto in modo adeguato delle responsabilità, delle funzioni ed anche della diligenza e dell'impegno.
Incentivare le professionalità sul piano retributivo è del tutto illusorio, date le condizioni della finanza pubblica. Amministrazioni nelle quali un dipendente con quindici anni di anzianità riceve uno stipendio di un milione e mezzo al mese non possono certo offrire incentivi adeguati. Un ipotetico aumento di 200 mila lire mensili non significherebbe di sicuro la soluzione del problema per chi deve mantenere una famiglia.
Lo sforzo che va compiuto ed al quale non possiamo rinunciare è quello di puntare sulla valorizzazione e non sulla penalizzazione dei dipendenti, intervenendo sui meccanismi di carriera, che debbono diventare meno automatici e più meritocratici, stimolando la valorizzazione dell'iniziativa e della professionalità del singolo, anche secondo una logica aziendale di impiego delle risorse umane, affrontando la verifica analitica della qualità del servizio e del rapporto con i cittadini.
Mi auguro che il Governo abbandoni le logiche punitive, rinunci a tentare di appropriarsi della vita privata dei propri dipendenti, tenga conto della necessità di consentire loro un tenore di vita decoroso e soprattutto miri a valorizzare e non a deprimere le risorse umane di cui dispone.
L'onorevole Fioroni ha facoltà di parlare.
Chiediamo, signor ministro, quali iniziative intenda prendere il Governo per garantire un uniforme livello di assistenza sul territorio nazionale, consentendo il rispetto delle prerogative delle autonomie locali e della loro competenza, anche e soprattutto a tutela della salute del cittadino.
Per quanto attiene invece alla delibera sull'accreditamento, debbo far presente che la delibera della giunta lombarda ignora l'atto di indirizzo e di coordinamento già approvato dal Consiglio dei ministri, firmato dal Presidente della Repubblica e di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; atto di indirizzo e coordinamento che il ministro della sanità ha adottato d'intesa con la conferenza Stato-regioni.
In quel provvedimento si dettano i criteri precisi per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie, che nella delibera della giunta lombarda vengono totalmente ignorati. Per quanto riguarda l'accreditamento è necessario verificare la funzionalità e la strumentalità delle stesse strutture agli obiettivi del piano sanitario nazionale e del piano sanitario regionale.
In realtà la delibera della giunta lombarda non si è preoccupata di garantire la libera scelta del cittadino, ma semplicemente di consentire l'entrata nel mercato di tutti i soggetti erogatori, senza verificare l'effettiva qualità delle prestazioni degli stessi soggetti che di fatto vengono remunerati con il fondo sanitario nazionale.
Poiché questa delibera non è altro che l'approfondimento di una delibera già adottata dalla regione lombarda lo scorso anno (regione lombarda che ha chiuso il proprio bilancio della sanità con mille miliardi di deficit), è evidente che da parte di questo Ministero c'è una grave preoccupazione dal punto di vista finanziario, della tutela della salute dei cittadini e del reale rispetto della parità di posizione dei soggetti erogatori.
Per tali motivi riteniamo (questa è almeno l'intenzione del ministro della sanità) anche in relazione alla mancata adozione di un vero e proprio provvedimento che disciplini la rete ospedaliera, di adire la Corte costituzionale per l'avvio di un conflitto di attribuzione.
Anzitutto abbiamo apprezzato il fatto che in questi giorni la regione Lombardia abbia chiesto il rispetto delle proprie prerogative e competenze, ma non mi pare che essa abbia mostrato la stessa voglia e la stessa determinazione nell'attuare una importante legge dello Stato, qual è la legge n. 142, che riconosce ai comuni e alle provincie i ruoli che sono loro propri non solo in linea di principio ma anche nel poter seguire il metodo previsto per le scelte nel campo sanitario e socio-assistenziale. Mi riferisco in modo particolare al riordino della rete ospedaliera; le rivendicazioni provenienti dalle autonomie locali non sono certamente dettate da una difesa di campanile, ma dal non voler vedere vanificato e smantellato un sistema ospedaliero pubblico che risponde alle esigenze dei cittadini e non sicuramente ad altre fuorvianti aspettative.
Relativamente all'accreditamento, oltre a ciò che ha evidenziato il ministro, c'è da dire che esso crea sicuramente un incremento ed un superamento non solo del tetto di spesa della sanità ma una ripercussione sull'intero bilancio regionale, a scapito dell'assistenza e dunque, ancora una volta, delle possibilità concrete di intervento nei servizi sociali da parte delle autonomie locali, per cui l'attenersi a quelle che sono le linee guida dettate dal ministero diventa un punto di riferimento preciso.
Credo che operando in questo modo si eviti non solo di vanificare il sistema sanitario nazionale e la stessa base dell'assistenza nella regione Lombardia, ma soprattutto si eviti un pericoloso esempio per questo paese, ponendo le basi per creare due velocità di assistenza: una per chi può e una per chi non può (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).
L'onorevole Giannotti ha facoltà di parlare.
I servizi sanitari nel territorio però non sempre e dappertutto sono in grado di dare risposte efficaci. Al riguardo, è sufficiente pensare al fenomeno delle code; in alcune aree del paese occorrono settimane, a volte mesi, per fare un'analisi oppure per sottoporsi ad una visita medica.
Ma il diritto alla salute può essere ulteriormente messo in discussione dai continui tagli alle risorse per il servizio sanitario nazionale.
Ministro, la invito a fornire i dati. Non è vero che in Italia si spende troppo, si spende meno che in altri paesi. La mia richiesta è quella di sapere che cosa intenda fare il Governo per garantire in tutto il territorio nazionale e a tutti i cittadini gli stessi livelli di assistenza (Applausi dei deputati del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo).
Per quanto riguarda questi due ultimi aspetti vorrei ricordare che di recente sono state adottate, proprio dalla conferenza Stato-regioni e dal Ministero della sanità, provvedimenti volti a garantire livelli di qualità in tutto il territorio nazionale e livelli di assistenza uniformi.
È evidente, però, che da questo punto di vista è assolutamente indispensabile un ulteriore intervento legislativo anche in relazione a quanto prima abbiamo visto per la regione Lombardia. Occorre prevedere meccanismi di maggiore controllo e verifica della qualità da parte delle strutture nazionali, da parte del ministero, da parte dell'agenzia dei servizi ed è necessaria una collaborazione sempre più stretta tra ministero ed assessori, tra livello centrale e livello regionale.
L'altro problema riguarda i fondi e la capacità di utilizzazione degli stessi.
È noto a tutti che la spesa sanitaria non è sopportabile se supera il 10 per cento di incidenza sul prodotto interno lordo ed è altresì noto a tutti che essa non può scendere al di sotto del 5 per cento del prodotto interno lordo, pena il collasso, di fatto, dello stesso sistema sanitario nazionale.
Con le ultime misure previste dalla legge finanziaria il fondo sanitario nazionale incide per il 5,2 per cento sul prodotto interno lordo. È evidente, dunque, che la spesa sanitaria è sotto controllo e che non sono sopportabili altri tagli. È altresì evidente che le misure strutturali che sono state previste in questi ultimi anni sono adeguate per applicare la riforma e devono essere perseguite fino in fondo perché è necessario razionalizzare e qualificare la spesa: non è possibile ridurla ulteriormente.
I problemi ai quali lei faceva tuttavia riferimento sono spesso legati a capacità e modalità organizzative, perché se è vero che in alcune parti del territorio ci sono disservizi e difficoltà di carattere organizzativo - mi riferisco all'accesso ai servizi e ai tempi di accesso ad essi - è pur vero che in altre parti del paese ed in alcune aziende questo invece non si verifica. Occorre quindi anche qualificare la formazione del personale, dei manager e degli operatori di tutto il settore a questo fine.
Siamo sempre più interessati ed impegnati non solo a tenere sotto controllo la spesa ma, soprattutto, a garantire livelli di qualità uniformi in tutto il territorio.
Credo sia giusto dire a chi anche in questi giorni parla di ulteriori tagli di risorse al servizio sanitario nazionale che ciò significherebbe smantellare il sistema di sicurezza dei cittadini.
Non è dunque possibile ridurre le risorse, ma occorre qualificarle, spendere meglio. Penso, per esempio, agli anziani, tante volte costretti, in modo anche indebito, ad andare in ospedale: innovare può significare costruire una rete di servizi domiciliari per tenere il più possibile gli anziani a casa, garantire meglio la loro salute psicofisica e risparmiare.
Certo, c'è un ruolo delle regioni che devono effettuare la programmazione dell'assistenza sanitaria partendo dai bisogni dei cittadini e non, come a volte accade - abbiamo avuto l'impressione che ciò accadesse anche nel caso della Lombardia - partendo dalla pressione dei privati o di lobby. Anche il Parlamento ha una grande responsabilità, così come grande responsabilità ha il Governo. Quello che dobbiamo cercare di fare è lavorare tutti assieme per far sì che i cittadini godano dei servizi che spettano loro. È necessario pertanto dimostrare la nostra capacità di innovare ancor più il servizio sanitario nazionale (Applausi dei deputati del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo).
L'onorevole Maura Cossutta ha facoltà di parlare.
Siamo convinti che qualsiasi taglio alla sanità oggi significhi in concreto una caduta dei livelli di salute della popolazione, come hanno già detto altri colleghi. Constatiamo, però, che il processo di aziendalizzazione ha messo gli interventi sanitari a carico dell'ospedale, del fatturato delle aziende. Pertanto le domando come intenda procedere per conseguire l'auspicata uniformità dei livelli di assistenza ospedaliera e se non ritenga necessaria, per realizzare un sistema che si possa definire efficiente, efficace, ma soprattutto equo, una programmazione sanitaria che torni a considerare centrale la valutazione clinico-epidemiologica dei bisogni sanitari dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Per quanto riguarda, invece, la seconda parte dell'interrogazione, ritengo che quanto l'onorevole Cossutta ha sottolineato abbia dei fondamenti nella realtà. Tale posizione è condivisa anche dalle regioni e dagli assessori ed è stata instaurata una commissione mista ministero-regioni proprio per la verifica sulla attuazione della riforma sanitaria e per la eventuale modifica dei decreti n. 502 e n. 517, che investiranno evidentemente gli equilibri istituzionali. Quindi si dovrà dare risposta al sistema delle autonomie locali, che chiede di contare di più e di concepire l'azienda non soltanto come uno strumento in mano alle regioni per applicare il programma, ma anche come espressione della domanda di una popolazione e di un territorio, quindi come espressione di una precisa comunità politica che fa capo ai comuni e alle province.
È necessario altresì rivisitare il modello organizzativo di tali strutture in rapporto alla necessità di garantire sempre maggiore integrazione non solo tra i servizi socio-sanitari, ma anche all'interno dei servizi sanitari tra il territorio, l'ospedale e tutte le altre realtà la cui finalità è quella di garantire un prodotto di salute complessivo.
In tal senso intendiamo lavorare e intendiamo anche recepire e valutare i risultati cui perverrà la commissione che si sta occupando della questione nella Presidenza del Consiglio, ma sono allo studio provvedimenti di riforma proprio perché in questi anni giustamente e doverosamente si sono fatti i conti con le risorse e con la limitazione delle stesse.
La spesa sanitaria è sotto controllo ed oggi dobbiamo trovare strumenti per fare in modo che questa spesa produca servizi di sempre maggior qualità. Infatti, questo è l'obiettivo del servizio sanitario nazionale, che è un servizio pubblico che vogliamo garantire, certo, aprendo all'apporto del privato, senza consentire però che la competizione e la concorrenza, in una visione che affida il tutto alle pure leggi del mercato senza alcuna regola, mettano a rischio il futuro della sanità pubblica e del servizio sanitario nazionale, che vogliamo sia un servizio di qualità per tutti i cittadini a prescindere dal loro reddito.
ribadito la difesa del servizio sanitario pubblico e della sua qualità, oltre che di una programmazione sanitaria; ha ribadito inoltre che occorre una correzione urgente del processo di «aziendalizzazione» o, meglio, della logica di «aziendalizzazione» i cui effetti perversi e negativi sono sotto gli occhi di tutti. I DRG non sono serviti, sono aumentati i ricoveri impropri (quelli che fanno soltanto fatturato) e sono aumentate le dimissioni improprie. È stato così costruito un sistema inefficace ed iniquo.
La figura del direttore generale funziona come budget perché in realtà non ha l'obbligo di dire quanto sia cambiato in un anno lo stato di salute dei cittadini ed è per questo che dovrebbe essere affiancato ai sindaci che sono più vicini al territorio.
Per quanto riguarda le carte dei servizi, chiedo che nella loro predisposizione vengano seguiti criteri generali centralizzati. Noi riteniamo che dovrebbero essere distribuite e non messe semplicemente a disposizione dell'utente perché sono uno strumento vero di razionalizzazione. Si è caricato tutto, in maniera esagerata, sull'ospedale, depotenziando, come ha osservato il ministro, l'assistenza domiciliare, il day hospital e specialmente la prevenzione. A tutt'oggi non viene effettuata una verifica epidemiologica sulle analisi, sui farmaci, sui ricoveri. Sono medico e posso affermare che il 90 per cento delle ecografie non serve a nulla. Ciò significa che, per come è organizzato oggi il sistema sanitario, le file negli ospedali aumentano mentre chi ha davvero bisogno di determinati servizi deve rivolgersi al settore privato che ne risulta ulteriormente «ingrassato». È inutile ridurre il numero dei medici di base, è inutile «buttare l'acqua sporca con il bambino». In America è già stato fatto questo tentativo, ma sono aumentate le spese, cioè la richiesta delle prestazioni specialistiche e dei ricoveri.
Non serve (mi dispiace dirlo a lei, ma l'ho letto sui giornali) non soltanto aumentare ma neanche correggere i ticket ospedalieri. Questi vanno eliminati perché sono una tassa iniqua sulla salute, vanno eliminati per tutti, a maggior ragione per i disoccupati, nei cui confronti lei ha manifestato preoccupazione (Commenti di deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Vorrei riferirmi ad una telefonata che ho ricevuto oggi da un semplice cittadino, Roberto Amirante, malato di epilessia, che deve pagare tutti i controlli ospedalieri.
Concludendo...
Passiamo all'interrogazione Cè n. 3-00753 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Cè ha facoltà di parlare.
Tali prodotti sono farmaci «salvavita» e attualmente non sono disponibili in Italia neanche presso le strutture ospedaliere.
Vorremmo sapere per quale motivo tali farmaci «salvavita» o le specialità ad essi alternative non siano disponibili in Italia e quali interventi intenda porre in essere per consentirne celermente la somministrazione, considerato che i pazienti rischiano la loro vita, rendendosi inutile il trapianto.
recenti sulla carenza delle specialità mediche medicinali, a cui si fa riferimento nell'interrogazione, sostanzialmente legate all'alto prezzo del prodotto, alla mancanza di produzione di tale specialità nel nostro paese. Trattandosi inoltre di prodotto con poco mercato e quindi poco remunerativo e dunque poco interessante per le case farmaceutiche, il nostro paese dipende in larga parte dall'estero relativamente a tale farmaco. Attualmente il nostro mercato è poco remunerativo per l'applicazione del prezzo medio europeo, che è stato di recente introdotto. Abbiamo pertanto provveduto incaricando le regioni e le aziende ad approvvigionarsi direttamente di queste specialità medicinali.
Stiamo provvedendo, inoltre, alla creazione di un magazzino presso il Ministero della sanità.
Per quanto riguarda invece le cause remote e quindi gli interventi che guardano al futuro, cioè oltre alla necessità di far fronte all'emergenza, ricordo che la produzione di medicinali emoderivati a base di immunoglobuline antiepatite richiedono un plasma iperimmune e molti donatori di sangue. Per far fronte a questa necessità, credo che dobbiamo intervenire puntando sull'autosufficienza del nostro paese e rivedere in tal senso la legislazione di questa materia. Vi sono, infatti, alcune parti del paese nelle quali la cultura della donazione del sangue non è sufficientemente radicata e va quindi «educata», perché il nostro è un paese che in altre zone risponde invece in maniera più che generosa e sufficiente.
Mentre si procede a questa sorta di educazione alla donazione del sangue, è necessario garantire in qualche modo la libera circolazione da quelle regioni nelle quali la donazione del sangue è abbondante e più che sufficiente - al punto tale che i donatori sono in alcune parti del paese regolamentati - alle altre che versano in una diversa situazione. Vi è quindi la possibilità di garantire questo scambio e di procedere anche ad un intervento nei confronti dell'industria farmaceutica del nostro paese, perché si faccia carico anche della produzione di quei prodotti che sono meno remunerativi perché, da questo punto di vista, ne va il senso della responsabilità nei confronti della salute del nostro paese...
Parliamo di persone che, senza questo trattamento farmacologico, rischiano di morire! Hanno fatto un trapianto e, non essendo disponibili questi farmaci, rischiano di morire!
Questo è quindi un atto di completa irresponsabilità del Governo: è inutile che mi si venga a dire che i prezzi sono troppo alti. In questo paese si registrano sprechi enormi sia in questo sia in altri settori. Pertanto, su questo aspetto non possiamo assolutamente transigere!
Sappiamo che questo farmaco era disponibile in Svizzera, ma non è stato acquistato perché era troppo caro.
Allo stesso modo, noi sappiamo che questi pazienti sono dovuti andare nelle strutture ospedaliere in regime di day hospital per usufruire di un farmaco che è stato introdotto nell'ultima settimana: si tratta dell'epatex, del quale lei non ci ha parlato! Noi, oggi, ci troviamo ad affrontare delle spese enormi per poter garantire
a questi pazienti di poter ricevere una cura adeguata. Oltre tutto non si consente loro, eventualmente, di svolgere il proprio lavoro, perché li si costringe a recarsi in ospedale e a ricoverarsi. Tutto ciò, tra l'altro, comporta una spesa per lo Stato molto, molto superiore.
Di fronte alle novità dell'ultima ora, secondo le quali si vorrebbe reintrodurre i ticket ospedalieri, in quest'aula abbiamo assistito a vergogne quali quelle relative al Banco di Napoli e a Bagnoli, provvedimenti da noi contrastati con tutte le forze, pur in una situazione di impotenza.
Alla luce di tali considerazioni, che significato ha lo Stato sociale (del quale vi riempite la bocca)? Il vostro è uno Stato assistenziale che guarda ed ha orecchie solo e unicamente per i poteri forti... (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Passiamo all'interrogazione Armaroli n. 3-00754 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Armaroli ha facoltà di parlare.
Per quanto riguarda il ministro dell'interno, era «latitante» fino a qualche minuto fa; per fortuna è giunto in aula perché, altrimenti, avremmo avuto il colmo di un ministro dell'interno «latitante»: proprio lui che dovrebbe «acchiappare» i latitanti.
Fuor di scherzo, signor ministro, desidero sapere perché mai sia stata fissata la data del 27 aprile per l'effettuazione della consultazione amministrativa, data che intercorre tra il 25 aprile ed il 1 maggio. Non ritiene, come è stato già notato, che avremo delle votazioni tra uno sventolio di bandiere di un medesimo colore?
Quanto alla scelta della data, è vero che il Governo aveva a disposizione, come si dice nell'interrogazione e come è previsto dalla legge, l'arco di tempo che intercorre tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma in quello stesso arco di tempo, sempre per legge, debbono tenersi anche i referendum. Le due consultazioni debbono essere adeguatamente distanziate, sia per ragioni tecniche, sia per esigenze di distinzione, di non sovrapposizione tra le due campagne elettorali. La data del 27 aprile consente di concludere le elezioni con i ballottaggi l'11 maggio, prima che inizi, il 15 maggio, la campagna elettorale per i referendum; per questo preciso motivo essa è stata scelta dal Governo come idonea e come di fatto obbligata.
Non si vede, peraltro, in che modo questa scelta possa favorire una parte politica piuttosto che un'altra. Dal momento che nella sua interrogazione non si fa riferimento (a differenza dell'altra interrogazione alla quale tra poco risponderò) alle particolari ricorrenze del 25 aprile e del 1 maggio, ma si fa riferimento all'esodo previsto per quei giorni, osservo che il Governo confida che gli elettori dei comuni e delle province in cui si voterà vorranno compiere il non grave sacrificio di rientrare dal previsto ponte prima delle ore 22 della domenica (Applausi dei deputati dei gruppi della sinistra democratica-l'Ulivo e di rifondazione
comunista-progressisti - Commenti del deputato Cuscunà).
Per quanto riguarda poi i contatti, di cui abbiamo letto sui giornali, del ministro dell'interno con le forze politiche, mi piacerebbe sapere se siano stati consultati i gruppi di opposizione, e quali, visto che stiamo andando verso le rive del Tamigi, stiamo cioè diventando inglesi e sarebbe forse più corretta una maggiore dimestichezza nei rapporti tra i rappresentanti del Governo e quelli dell'opposizione.
E ancora: le chiedo, signor ministro, se non ritenga opportuno, nella previsione assai facile di una forte astensione, rinviare al 4 maggio, e per il secondo turno al 18 maggio, la data del turno amministrativo di primavera.
Passiamo all'interrogazione Manzione n. 3-00759 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Manzione ha facoltà di parlare.
Le obiezioni, elencate tra l'altro nell'interrogazione che ho presentato, oltre a quelle indicate dal collega Armaroli, attengono alla assoluta coincidenza della prima data con la celebrazione del 25 aprile, mentre quella relativa al ballottaggio verrà a cadere in prossimità della celebrazione del 1 maggio, la quale ha notoriamente una connotazione politica precisa anche se probabilmente i provvedimenti del Governo in materia occupazionale hanno ridimensionato in parte tale connotazione.
Le chiedo se lei, dal punto di vista formale, non ritenga che anticipare di 40 o 45 giorni la scadenza naturale - mi avvio a concludere, signor Presidente, la prego di consentirmi di finire, eventualmente ridurrà il tempo della mia replica - corrisponda ad un corretto utilizzo della sua discrezionalità, signor ministro; e se non ritenga che comunque «imporre» - lo dico tra virgolette - questa data faccia venire meno quel dialogo che mi sembra fosse stato avviato con la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali rispetto ad una materia che presenta un aspetto di natura istituzionale.
prescrizioni di legge; i nostri sono stati adempimenti dovuti. Ho già spiegato per quale motivo quella data fosse obbligata. Non abbiamo inoltre consultato su tale questione né i gruppi di opposizione né quelli di maggioranza, che invece sono stati consultati da chi vi parla su materie sostanziali di grande rilevanza come ad esempio il disegno di legge sull'immigrazione.
Dico all'onorevole Manzione che la legge 7 giugno 1991, n. 182, stabilisce, all'articolo 1: «Le elezioni dei consigli comunali e provinciali si svolgono in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno in tutti i casi in cui il mandato scada nel primo semestre».
La legge, dunque, non poteva prescrivere ed infatti non prescrive che le elezioni si tengano alla scadenza esatta dei quattro anni. La decisione presa di convocarle per il 27 aprile è pertanto del tutto corretta e conforme alle disposizioni vigenti.
Non si comprende quale inconveniente presenti il fatto che le consultazioni elettorali cadano a ridosso delle celebrazioni del 25 aprile e del 1 maggio. La prima ha un forte connotato nazionale e non politico di parte; la seconda ha un forte connotato sindacale unitario. Se può interessare o incuriosire l'onorevole Manzione, ricorderò che nel passato è accaduto che fossero convocate non elezioni amministrative parziali, ma addirittura elezioni politiche nazionali a ridosso della celebrazione del 25 aprile e precisamente il 28 aprile.
Lei, nel rispondere alla mia interrogazione ed a quella del collega Armaroli, ha precisato che non vi è stata alcuna consultazione. Signor ministro, dal punto di vista del corretto utilizzo della discrezionalità lei mi lascia onestamente insoddisfatto. Se volessi in qualche modo fare della dietrologia, cercando di comprendere il percorso attraverso il quale si è giunti all'indicazione di quella data, mi basterebbe cogliere alcuni degli spunti riportati sulla stampa di ieri. «"Il gioco del cerino è finito", ha detto Massimo D'Alema al termine della riunione dell'esecutivo del PDS che aveva proposto come data, appunto, quella del 27 aprile»; ho citato da Il Messaggero di ieri.
Sospendo la seduta fino alle ore 16.


