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Seduta del 22/2/2001


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Audizione di Giovanni Cialone ed Alfonso De Amicis, rappresentanti del comitato ambientalista di controinformazione del comprensorio aquilano, e di Felice Flati, rappresentante del comitato difesa territorio nord-ovest di L'Aquila.

PRESIDENTE. Saluto i nostri ospiti, ai quali do senz'altro la parola.

GIOVANNI CIALONE, Rappresentante del comitato ambientalista di controinformazione del comprensorio aquilano. Signor presidente, è nostra intenzione rappresentare alla Commissione alcuni aspetti del problema relativo allo smaltimento dei rifiuti urbani nel comune di L'Aquila; in particolare, intendiamo soffermarci sulle procedure seguite, sui costi, sulla localizzazione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani nonché sulle consulenze affidate dall'amministrazione comunale in previsione della costruzione di tale impianto.
Ricordo che l'ingegner Baruchello fu incaricato di individuare un sito nel quale realizzare l'impianto; in seguito, lo stesso Baruchello progettò un impianto di smaltimento per un costo di 22 miliardi circa, di cui la metà erano per opere elettromeccaniche e la metà per opere civili. Il costo di progettazione - cioè la parcella dell'ingegnere - è stato di 1 miliardo 600 milioni, IVA compresa, cifra sulla quale l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici ha mosso alcuni rilievi, inoltrando gli atti alla Corte dei conti per presunto danno erariale.
Il progetto realizzato dall'ingegner Baruchello - il cui incarico, lo ripeto, era di consulenza - fu approvato con provvedimento del consiglio comunale, insieme al bando di gara e all'appalto di concorso, ai sensi della legge n. 157 sui servizi. In proposito, noi riteniamo - come anche ha fatto l'Autorità di vigilanza - che l'appalto di concorso dovesse essere trattato in base alla legge n. 109 (cioè la cosiddetta legge Merloni), in quanto il progetto ha lo scopo non di gestire ma di realizzare. Pertanto, non si tratta di fornitura di beni e servizi ma di realizzazione di opere per ben 22 miliardi.
A noi sembrano eccessivi anche i requisiti richiesti nel bando di gara: l'iscrizione all'albo dei gestori per le categorie 1B, 6,7 classe A, che corrispondono a città con 500 mila abitanti e a quantità di rifiuti giornaliere per più di 500 tonnellate, e 5 e 8 classe B, che corrispondono a città con un numero di abitanti superiore a 100 mila e con una quantità di rifiuti inferiore a 50 mila tonnellate l'anno. La nostra città ha 80 mila abitanti e produce - dati del 2000 - 31.400 tonnellate di RSU e RSA non trattati. Inoltre, le imprese concorrenti dovevano anche essere iscritte all'albo nazionale dei costruttori almeno per la capogruppo. Ebbene, in Italia raramente sono presenti contestualmente le caratteristiche di iscrizione


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all'albo di gestori e le caratteristiche di iscrizione all'associazione nazionale costruttori.
Il secondo problema riguarda le 50 mila tonnellate di rifiuti annuali: a noi sembra un parametro esorbitante per la città di L'Aquila. Se noi consideriamo il trend per arrivare al 35 per cento di raccolta differenziata, l'impianto risulta quasi il doppio di quello che servirebbe per la città (già oggi è di un terzo superiore al necessario). Va detto anche che nello statuto della costituita società Aquila ambiente, predisposto dalle società che hanno vinto la gara, è previsto testualmente «che si devono trattare solo i prodotti di RSU del territorio di L'Aquila». Quindi, c'è un elemento di esorbitanza rispetto a ciò che si produce oggi e che si produrrà nel prossimo futuro, considerato che non abbiamo un grosso trend di sviluppo; anzi, essendo L'Aquila una città del centro-appennino, probabilmente nel prossimo futuro si registreranno addirittura dei decrementi dei rifiuti, secondo le stime macroeconomiche.
Riteniamo che siano anche eccessivi - confortati dal giudizio dell'autorità di vigilanza - i costi dell'impianto posto a base d'asta di 22 miliardi 140 milioni, appaltato al cartello di imprese che hanno vinto i lavori per 28 miliardi 970 milioni: si tratta di più del doppio dell'elemento mediato del costo degli impianti similari in Italia.
Riteniamo altresì esorbitanti i rimborsi alla società per rientrare nelle spese. Infatti, non è vero che tutto ciò non costa nulla al cittadino. Nel capitolato speciale di appalto c'è scritto che l'impresa che ha vinto la gara e che farà la società mista con il comune rientrerà nelle spese per 6 miliardi l'anno per 20 anni, pari a 120 miliardi totali. È un costo - così si è espressa anche l'autorità di vigilanza - non del tutto chiaro e comunque eccessivo.
Per quanto riguarda l'individuazione del sito, non ci risulta fino ad oggi alcuna delibera in merito, anche se nel capitolato speciale di gara e nel progetto è individuato come sito quello del nucleo industriale di Pile; inoltre la gara si è svolta senza che le imprese abbiano potuto prendere visione del terreno di sedime sul quale realizzare l'impianto e gli uffici hanno dovuto dare, come indicazione per l'appoggio delle fondazioni, due meri standard. Su quell'area insistono poi situazioni di conflittualità anche con le imprese attualmente presenti nel nucleo industriale: si tratta di imprese di alta qualità come la Optimes, che produce dischi in vinile e CD-Rom, la Menarini e la Dompé, che producono medicinali. Queste imprese, che hanno bisogno di aria ed acqua di una certa qualità, hanno già minacciato di non procedere ad ulteriori investimenti ed hanno già fatto ricorso al TAR per chiedere di annullare le delibere di approvazione del progetto e di localizzazione dell'impianto.
A questo punto, in maniera informale, sappiamo che vi è un altro sito lì vicino nella zona di Sassa: vi è una variante al nucleo industriale in atto, in località Cirella, e su questo si stanno mobilitando le popolazioni locali.
Inoltre, se si ritiene - come anche ha fatto l'autorità di vigilanza - che il progetto vada trattato ai sensi della legge Merloni, sorgono dei problemi anche per quanto riguarda la commissione: la legge Merloni prevede che la commissione debba essere composta sulla base di un sorteggio e prevede anche che chi ha fatto parte di precedenti commissioni nei tre anni antecedenti non possa essere rinominato.
Infine, per quanto riguarda i professionisti coinvolti nella vicenda, abbiamo potuto verificare che alcune delle principali ditte (Waste Management, Emas Ambiente e SLIA), nonchè l'ingegner Baruchello, sono citati nel documento predisposto dalla Commissione avente ad oggetto gli assetti societari degli operatori del settore.
Vorrei ora brevemente ritornare a quello che ritengo essere il problema più grave, relativo all'utilizzo del progetto ai sensi della legge Merloni. Normalmente, quando si fa una gara di appalto, in base alla legge n. 157 si richiede ai soggetti che


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partecipano di fornire un progetto di prestazione, sul quale si pronuncia l'amministrazione. In questo caso, l'obiettivo era già dato nel progetto dell'ingegner Baruchello; pertanto, il range di differenza da mettere in campo da parte delle società che hanno partecipato alla gara era assai minimo, proprio perché le scelte progettuali erano tutte già definite a monte.
Un'altra considerazione riguarda il fatto che dal raggruppamento delle imprese che hanno vinto la gara si è formata una società, Aquila ambiente, che ha praticamente le stesse competenze di una società municipalizzata del nostro comune. Nello statuto della società Aquila ambiente e nella bozza di statuto della società mista per la gestione dei rifiuti solidi urbani sono riportate le stesse competenze che sono quelle della raccolta e della trasformazione dei rifiuti: per questo siamo preoccupati della sorte futura dell'azienda municipalizzata.
Infine, nella conformazione del capitolato speciale d'appalto, come sostiene anche l'Autorità di vigilanza, vi è la previsione di una quantità enorme di rifiuti rispetto alla effettiva quantità degli stessi che in realtà il nostro comune produce. Inoltre, è stata segnalata una restrizione della concorrenza fra coloro che hanno partecipato alla gara.

FELICE FLATI, Rappresentante del comitato difesa territorio nord-ovest di L'Aquila. Signor presidente, io rappresento un comitato che raggruppa una serie di frazioni di paesi che si trovano nel bacino nel quale l'amministrazione comunale intende realizzare l'impianto di smaltimento dei rifiuti. Sono addirittura emozionato nel riferire le preoccupazioni delle popolazioni che qui rappresento e di cui sono portavoce: proprio ieri sera abbiamo avuto una riunione e tutti mi hanno incaricato di riferire a questa Commissione parlamentare tutte le preoccupazioni che nutriamo. Abbiamo paura, perché siamo di fronte ad un problema che, in verità, investe e preoccupa anche altre amministrazioni; la nostra paura è fondata, dato che si discute della questione già da 10-20 anni. In precedenza siamo stati interessati al problema quando si è trattato di accettare sui nostri territori l'installazione di una discarica in cambio di servizi, che comunque spettano ai cittadini (per esempio impianti sportivi, gas e quant'altro), ma che purtroppo in alcune nostre frazioni sono assenti. Oggi invece l'amministrazione comunale intende realizzare sul nostro territorio un impianto di trattamento e valorizzazione dei rifiuti solidi urbani e dei fanghi civili.
Abbiamo paura anche perché l'amministrazione non ci fornisce dettagliate informazioni sull'intera vicenda. Non sappiamo dove verrà collocato l'impianto: si è parlato del nucleo industriale, con gravi danni per le ditte e le abitazioni limitrofe; da qualche giorno a questa parte siamo venuti a conoscenza - di qui la nascita del comitato - che l'impianto verrà realizzato in una nuova area industriale che sta nascendo a circa 250 metri dal nucleo abitativo di Sassa. Tenete presente che a pochi chilometri di distanza ci sono i paesi di Preturo, di Sassa scalo, di Genzano.
Sono perfettamente convinto che questo impianto abbia tutti i requisiti tecnici che la legge richiede, ma voi capite che la gente ha paura perché è cronaca nazionale il ritrovamento di rifiuti tossici e nocivi (l'ultimo, un mese fa, nella zona di Carsoli).
Vi ringrazio dell'opportunità che ci date per far sentire la nostra voce. Vi chiedo di aiutarci per far sì che non si verifichi questa disgrazia! In precedenza erano state individuate altre aree, ma poiché il problema è diventato anche politico, alla fine si è deciso che lo stabilimento venga situato sui nostri territori, forse perché dal punto di vista elettorale siamo molto più deboli di altre realtà.
Il fatto che nella Commissione rifiuti siano rappresentati tutti i partiti è per noi elemento di garanzia. Con quell'impianto si prevede lo smaltimento di 50 mila tonnellate di rifiuti, quando la città di L'Aquila ne produce solo 30 mila; in


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futuro, con la raccolta differenziata, si prevede che la produzione scenda ancora fino a 20 mila tonnellate. Ebbene: le ulteriori 30 mila tonnellate ci preoccupano!
Sono sincero: temiamo per il futuro di queste zone. Spero che la Commissione voglia venire dalle nostre parti: l'impianto verrà installato a 250 metri dalla zona archeologica di Amiterno. Sarebbe un peccato rovinarla! Nel nostro territorio, che vive di agricoltura allo stato biologico (perché non vi è uno sfruttamento tecnologico vero e proprio), le uniche cose buone sono l'acqua - le falde acquifere a circa due metri dal suolo - e l'aria. Sono queste le nostre ricchezze!
Pertanto, mi darete atto che installare questo impianto in un nucleo industriale ci preoccupa anche perché si impedisce lo sviluppo di questa zona che noi prevedevamo fosse in altra direzione. Per non parlare poi della possibilità che ci sia l'ecomafia: tremo al solo pronunciare questa parola!
In conclusione, chiediamo anche a voi - come abbiamo fatto al sindaco e ai tecnici che con lui collaborano - di poter discutere democraticamente di questo problema, che va avanti da anni e che ha esasperato la gente di questi luoghi. La nostra paura è che l'impianto sia costruito nella nostra area perché siamo più deboli. È anche vero, però, che la gente è esasperata da questa situazione. Fino ad ora abbiamo avuto incontri con alcune associazioni, che si sono svolti in modo sempre molto democratico. Io stesso faccio parte appunto del comitato difesa territorio nord-ovest di L'Aquila e ho sempre cercato di mantenere toni molto calmi. La politica non ci interessa, perché questo è un problema che riguarda tutti. Ci sono persone disposte a battersi per questa causa. Ci sono vecchietti che hanno fatto la guerra e che minacciano di fare chissà cosa ove venga coinvolto il loro terreno, che è l'unica cosa che hanno. Perché arrivare a queste situazioni di conflitto, come è già avvenuto in tante altre zone? Già sappiamo come va a finire in quei casi: con l'arrivo della polizia. Perché creare inutilmente simili situazioni quando il problema può essere benissimo risolto con l'aiuto dei tecnici? A L'Aquila abbiamo un polo universitario: si interpellino i tecnici, invece di rivolgersi a persone che svolgono attività di altro genere, e si decida democraticamente dove collocare questo impianto, una volta fissati ovviamente dei paletti. L'impianto va costruito lontano dalle abitazioni e bisogna comunque fare in modo che le industrie non abbandonino il territorio. Sappiamo che anche questa è un'industria, ma stiamo sempre parlando di rifiuti: non parliamo di una fabbrica che fa profumi, parliamo di rifiuti! È difficile dire allora alla gente: «Questo è un impianto che non crea problemi, non produce cattivi odori, non crea inquinamento». Siamo tutti ben consapevoli cosa siano i rifiuti solidi urbani, per non parlare poi di quelli tossici e nocivi.
Abbiamo anche un altro timore con riferimento all'inceneritore. Non so se coloro che avete ascoltato prima di noi ne abbiano parlato. La provincia, infatti, ha commissionato allo stesso consulente, l'ingegner Baruchello, un progetto preliminare per la costruzione di un inceneritore destinato ad avere non so quale capacità. Non so se questo impianto sarà realizzato o meno ma è vero che è stato redatto un progetto al riguardo e noi vi forniremo una copia della documentazione per poterla esaminare. Questo quindi è un altro problema, che alimenta ulteriori timori nella gente. Prima si costruisce l'impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani, poi, visto che quanto viene prodotto con quell'impianto non si riesce a vendere, si decide di bruciarlo e si costruisce un impianto termodistruttore!
Vi è poi il problema della creazione di una discarica di servizio. La precedente amministrazione, di sinistra, ha già realizzato degli studi sul nostro territorio per la localizzazione di una discarica. Chi ci assicura che fra qualche anno altre amministrazioni, di differenti correnti politiche, non ritireranno fuori questi progetti? Tutto ciò spiega i timori delle popolazioni interessate. Penso di avere esposto tutte le


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nostre paure: paure, paure, paure! E non riusciamo a sapere dall'amministrazione nemmeno dove intendano collocare l'impianto (stiamo appunto raccogliendo le firme per chiedere che ci venga detto qualcosa al riguardo).

PRESIDENTE. Gradiremo senz'altro tutta la documentazione che vorrete consegnarci. Io la ringrazio anche perché lei ha sottolineato un aspetto al quale la Commissione tiene molto: quello dell'informazione preventiva e del coinvolgimento delle popolazioni. Pertanto, a parte altre considerazioni ed altri approfondimenti, una delle prime cose che faremo (credo che il collega Gerardini sia d'accordo al riguardo) è chiedere ufficialmente all'amministrazione comunale - che ci ha spiegato come al momento non vi sia ancora una decisione definitiva circa l'ubicazione dell'impianto -, qualunque sarà la scelta, che sulla stessa si svolga un confronto preventivo con i cittadini per vedere se quella effettuata è la migliore possibile. Al riguardo, ripeto, vi è un impegno preciso da parte nostra, a parte, come ho già detto, gli ulteriori approfondimenti che saranno necessari.

FRANCO GERARDINI. Ringrazio i rappresentanti del comitato, gli esponenti e i cittadini di L'Aquila che sono qui presenti per esporre, una volta tanto, i problemi del nord-ovest (visto che, nelle aule parlamentari, siamo sempre abituati a parlare del nord-est!).
L'intervento dell'ingegner Cialone conferma alcuni dubbi che ho espresso ai rappresentanti dell'amministrazione comunale sulla corretta procedura amministrativa utilizzata per la realizzazione di questo impianto. A mio avviso, si tratta chiaramente di una procedura che prospetta la realizzazione di opere pubbliche e pertanto soggetta ai dettami della legge Merloni sugli appalti, la legge n. 109 del 1994. Ciò emerge, del resto, anche dalla relazione dell'autorità per la vigilanza sui lavori pubblici. L'amministrazione continua a ripetere che questo non è un aspetto rilevante. Io credo invece che lo sia perché è un elemento che va di fatto ad inficiare la gara di appalto.
Ai rappresentanti dell'amministrazione noi abbiamo chiesto se avessero controllato gli assetti societari dei due gruppi di impresa che si sono confrontati in questa gara di appalto e anche di acquisire eventuali dichiarazioni di non compartecipazione di un'impresa all'altro raggruppamento; sembra infatti che qualche compartecipazione invece vi sia: la EMAS Spa risulterebbe avere una compartecipazione negli assetti societari della SLIA. In sostanza, non ci troveremmo di fronte a due concorrenti veri e propri, ma a due collaboratori per certi versi falsamente concorrenti. In proposito, ho comunque chiesto alla presidenza della Commissione di effettuare degli accertamenti e di acquisire i necessari documenti.
Mi sembra sia poi emerso un altro elemento interessante, cioè che il comune di L'Aquila ha una società municipalizzata per lo svolgimento di questi servizi. La costituzione di una società mista, che non comprenda - stando a quanto ho capito - la municipalizzata, è in netto contrasto, da una parte, con il decreto legislativo Ronchi che persegue la semplificazione e la economicità dei servizi di igiene urbana e, dall'altra, con numerose sentenze di vari TAR di diverse regioni che, anche a livello giurisprudenziale, hanno stabilito come non sia ammissibile creare in sostanza dei doppioni nei servizi con le stesse finalità. Se esiste cioè un'azienda municipalizzata che ha già quelle finalità, non è possibile costituire una società mista con le stesse finalità. Al riguardo c'è ormai una giurisprudenza consolidata da anni. È un altro elemento interessante da tenere in considerazione anche ai fini dell'acquisizione di un'ulteriore documentazione da parte della Commissione.
L'altra questione che è stata evidenziata concerne il sovradimensionamento dell'impianto. Anche questo aspetto è in contrasto con il decreto legislativo Ronchi, perché il principio di economicità si riferisce anche al dimensionamento dell'impianto. Questo è un fatto di per sé importante: si tratta di capire le ragioni che hanno portato a un


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impianto della portata di 50 mila tonnellate. Si ha l'impressione che l'impianto debba servire un'area molto più vasta di quella del solo comune di L'Aquila. L'amministrazione ha valutato - se non sbaglio - in 106 lire a chilo per abitante all'anno la spesa che gli abitanti sopporterebbero per la realizzazione dell'impianto in questione. Gli introiti della società mista, invece, da quanto mi sembra di capire, sarebbero pari a circa 120 miliardi. A questo punto, dovremmo capire qual è il rapporto tra gli introiti che vengono ad essere acquisiti dalla società mista e l'effettivo costo per abitante. I due valori, sostanzialmente, dovrebbero infatti coincidere. Dai valori indicati, mi sembra invece che ciò non accada. Quindi dovrebbero essere chiarite meglio anche alcune valutazioni di carattere economico sull'appalto.
Faccio un'ultima considerazione. Non so se quella della zona Sassa sia un'area pubblica o un'area privata... Voi dite che è privata. Questo impianto, comunque, sembra veramente un impianto fantasma. In effetti, il sindaco ha detto che non è stata ancora decisa nessuna ubicazione. Il direttore generale ha poi affermato, però, che esiste una delibera del consorzio industriale che ha comunque individuato sulla carta un'area siglandola con un asterisco. Insomma, non si comprende se quest'area sia stata o meno definita. Ci è stato comunque detto che il sindaco si riserva l'ultima decisione. Io ritengo che sia invece giusta la sua impostazione, presidente: del resto sappiamo che lei è molto impegnato sul tema della democrazia, non solo a livello parlamentare ma anche a livello di società civile. Come giustamente lei ha evidenziato, presidente, il sindaco non può decidere l'ubicazione dell'impianto senza consultare i cittadini: egli deve necessariamente passare attraverso una procedura trasparente e di partecipazione democratica di tutti i cittadini della città di L'Aquila. Dall'audizione odierna è emersa una mancanza di chiarezza circa l'ubicazione dell'impianto; ciò denota indubbiamente una forte difficoltà da parte dell'amministrazione comunale nel prendere una decisione definitiva sul punto.
Pertanto, presidente, le chiedo di acquisire anche le documentazioni relative alla gara di appalto che si è tenuta. Mi sembra, infatti, che l'ingegner Cialone abbia in sostanza affermato che i costi dell'impianto sarebbero quasi doppi rispetto ai costi standard di impianti che hanno lo stesso dimensionamento. Avendo seguito, nell'ambito dell'attività della Commissione, il documento concernente i sistemi industriali della gestione dei rifiuti, dove si parla anche di determinati costi, non posso che dargli ragione: in effetti, il costo preventivato per un impianto di questa portata (che di fatto - se non sbaglio - ammonta poi non a 22 ma a 28 miliardi) mi sembra veramente esoso, superiore senz'altro ai costi standard di impianti simili.
Credo vi siano tutti gli elementi per approfondire i temi oggetto di questa audizione e per poter rassicurare i cittadini di L'Aquila circa la trasparenza degli atti amministrativi riguardanti questa vicenda, anche perché la Commissione sensibilizzerà senz'altro il comune di L'Aquila affinché si adottino procedure democratiche per la scelta dell'ubicazione finale dell'impianto, qualora lo stesso sia realizzato.

ALFONSO DE AMICIS, Rappresentante del comitato ambientalista di controinformazione del comprensorio aquilano. Volevo semplicemente aggiungere che anche dal punto di vista tecnologico l'impianto in questione è fortemente energivoro. Non è cioè un impianto tecnologicamente avanzato, come pure ve ne sono non solo in Italia ma anche in Europa; non chiude di fatto il ciclo del rifiuto perché non è stata individuata una discarica di servizio. Nella nostra città c'è anche questo vizio! In passato vi è anche stata una rivolta rispetto alla vecchia ubicazione. In quel caso (parlo da ambientalista) il problema era un altro. Non si può dire ai cittadini che non vi saranno mai più discariche: uno dei principi fondamentali della termodinamica è che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Occorre quindi spiegare ai cittadini che anche in


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presenza di un impianto di smaltimento c'è sempre bisogno di una discarica di servizio. Il problema è dove va a finire il CDR: questo aspetto non è stato chiarito. Poiché il compost è grezzo non ha mercato; è necessario quindi trovare una soluzione per la sua destinazione. A mio avviso, anche per questi, che sembrano aspetti strettamente tecnici, vale quanto diceva prima il presidente con riferimento alla democraticità della procedura seguita: più c'è trasparenza e più c'è informazione sui problemi e maggiore è la possibilità per i cittadini di condividere l'iter di un progetto in tal senso.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per la loro disponibilità e per le informazioni che ci hanno dato. Sarà ovviamente utile per la Commissione acquisire, come chiedeva il collega Gerardini, tutta la documentazione sull'appalto e ogni altro documento che vorrete fornirci.
Dichiaro pertanto conclusa l'audizione.

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