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Seduta del 22/2/2001


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIUSEPPE SPECCHIA

Audizione di Biagio Tempesta, sindaco, e di Rodolfo Giacco, direttore generale del comune dell'Aquila.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sindaco e del direttore generale del comune dell'Aquila, che ringraziamo per la loro presenza. La ragione di questo incontro è la presentazione di una serie di esposti da parte di associazioni locali, in particolare un esposto alla procura della Repubblica presentato dal comitato ambientalista di controinformazione del comprensorio aquilano con il quale si denuncia l'appalto concorso esperito per la realizzazione e la gestione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nell'area comunale.
Il consiglio comunale dell'Aquila, il 30 luglio 1999, ha deliberato di procedere alla costituzione di una società mista per la gestione dei rifiuti solidi urbani, ricorrendo all'appalto concorso ed ha approvato anche il bando di gara, lo statuto della società mista, il capitolato speciale ed il progetto redatto dall'ingegner Baruchello; al bando di gara hanno risposto soltanto due raggruppamenti di imprese, la Slia e la Waste Management. La gara è


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stata vinta dal raggruppamento Waste Management, Emas Ambiente, Antonio e Raffaele Giuzio, Protezione territoriale srl e l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici ha formulato una serie di rilievi sulla legittimità della procedura seguita, inoltrando gli atti alla Corte dei conti per un presunto danno erariale.
Do la parola al sindaco.

BIAGIO TEMPESTA, Sindaco dell'Aquila. Farò una brevissima storia della procedura seguita dal comune dell'Aquila relativamente al progetto di impianto, precisando che essa ha inizio nel dicembre 1998 - sei mesi dopo la mia elezione a sindaco - in prosecuzione di una delibera della precedente amministrazione comunale che ha seguito lo stesso percorso amministrativo (depositerò la delibera del 1996, che è in continuità con le altre amministrazioni). Nel dicembre 1998 viene conferito un incarico di consulenza all'ingegner Baruchello per la soluzione definitiva di un problema che da tempo riguarda la città dell'Aquila. Il professionista, sei mesi dopo, nel giugno 1999, presenta il progetto preliminare per la realizzazione del sistema integrato di impianto e la giunta comunale lo recepisce il 13 luglio 1999 con tutti gli adempimenti previsti; il 26 luglio 1999 il consiglio comunale si esprime con 21 voti favorevoli, 8 contrari ed un astenuto, fa pertanto propria la proposta della giunta e stabilisce di procedere mediante appalto concorso.
Segue la pubblicazione del bando di gara europea sulla Gazzetta europea e sui quotidiani nazionali e rispondono solo tre società; una viene esclusa perché ha risposto fuori dei termini, quindi ne restano due: il raggruppamento di imprese Slia spa e il raggruppamento di imprese Waste Management. Con delibera n. 157 del 1o marzo 2000 e 28 marzo 2000, la giunta comunale procede alla nomina della commissione, composta dal procuratore della Repubblica, dal procuratore distrettuale antimafia, da tre professori universitari, rappresentanti dell'ENEA e del Ministero dell'ambiente, e dal dirigente del settore ambiente, dottor Accili. Vince la gara la Waste Management raggruppamento di imprese. Tutto qui.
Consegno alla Presidenza copia dell'intera documentazione in possesso dell'amministrazione comunale dell'Aquila in modo che la Commissione possa verificare tutta la procedura e sono a disposizione per rispondere a qualunque domanda intendiate rivolgermi.
Mi permetterete una nota polemica: uno dei componenti del comitato anti-discarica è l'assessore della precedente amministrazione che ha avviato la procedura nel 1996.

PRESIDENTE. A suo parere, come mai l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici ha formulato dei rilievi ed ha inviato gli atti alla Corte dei conti?

BIAGIO TEMPESTA, Sindaco dell'Aquila. C'è un esposto di un parlamentare rivolto all'Autorità di vigilanza, la quale ha accertato un presunto danno erariale nella misura di 27 milioni più IVA anticipati al professor Baruchello. Risulta dall'incarico che la società che è stata costituita restituirà questo denaro al comune dell'Aquila, quindi non esiste alcun danno erariale. Ricordo inoltre che stiamo parlando di un impianto che ancora non c'è e che non si sa dove sarà ubicato, perché il capitolato prevede una collocazione all'interno del nucleo industriale di Pile (lo stesso del 1996), con possibilità di spostamento entro un raggio di 30 chilometri. I ricorsi al TAR con richiesta di sospensiva sono stati tutti respinti e francamente non sappiamo più cosa dobbiamo fare.

FRANCO GERARDINI. Innanzitutto saluto il sindaco Tempesta ed i suoi collaboratori e li ringrazio per avere aderito all'invito della Commissione. Il sindaco nella sua introduzione si è soffermato sui punti salienti della problematica della costruzione dell'impianto per la gestione del ciclo dei rifiuti del comune dell'Aquila; vorrei però rivolgergli alcune domande su questioni che non sono state precisate nella sua introduzione.


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Lei ha rilevato che in sostanza si è proceduto ad attuare un iter amministrativo e burocratico del tutto simile a quello avviato nel 1996 dalla precedente amministrazione. Risulta che nell'ambito di questo iter il comune dell'Aquila abbia costituito una società mista a rilevanza pubblica, che ha uno statuto con determinate finalità. Le chiedo se tale statuto preveda anche la costruzione di impianti come quelli contemplati nel bando di gara.
Lei ha rilevato inoltre come nella procedura seguita dal comune dell'Aquila ci troviamo di fronte ad un appalto per realizzazione di opere pubbliche. Le chiedo se attraverso questa procedura i lavori pubblici vengano affidati ai privati, che sono parte integrante della società mista, e se non le risulti che l'autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, oltre all'indicazione di un presunto danno erariale, abbia formulato rilievi circa la non corretta procedura di affidamento di questi lavori ai soci di minoranza, poiché ai sensi della legge Merloni - e in ogni caso ai sensi dell'articolo 2 della legge n.109 del 1994 - si prevede comunque un obbligo di esternalizzazione per l'affidamento di lavori pubblici.
Lei ha fatto riferimento a due soli raggruppamenti. Questa Commissione si è occupata di assetti societari, evidenziando una preoccupazione per come tale assetti sono definiti nel nostro paese. In proposito voglio fare un chiarimento, poiché ci sono state polemiche: le imprese citate nel nostro documento non sono automaticamente inquadrabili come società ecomafiose; per onestà intellettuale e per ragioni di trasparenza è bene essere chiari molto su questo, altrimenti si rischia di provocare danni nei confronti delle imprese, e questo non è corretto fino a che non si accertino responsabilità specifiche.
Ci risulta, però, che la società Emas Ambiente sia presente nella società Slia con un certo numero di quote azionarie. Se questo è vero, non ci troviamo di fronte ad una gara a cui partecipano due concorrenti, ma ad una gara cui partecipano due imprese che in qualche modo hanno interessi coincidenti. Poiché mi pare che della commissione di gara abbia fatto parte anche un procuratore della Repubblica, le chiedo se sia stata prestata attenzione anche a questo aspetto, cioè se sia stata garantita l'effettiva concorrenzialità - che è poi il presupposto dell'economicità dell'offerta - attraverso una verifica degli assetti societari. Se questo fosse stato fatto, significherebbe che la gara è stata svolta con tutti i crismi della legalità.
Lei ci ha detto anche che non è stata ancora assunta una decisione definitiva sull'ubicazione dell'impianto. La cosa è quanto meno singolare, poiché quando si fa una procedura di appalto credo sarebbe bene definire anche l'ubicazione dell'impianto; so bene però che da anni si discute della realizzazione di un impianto di questa città. Comunque, al di là delle posizioni assunte dai comitati spontanei, che in casi come questi sono sorti in tutta Italia, vi è una forte preoccupazione da parte dei proprietari di aziende della zona, alcune anche particolarmente rilevanti sul piano nazionale come, per esempio, la Dompè, che minacciano la chiusura dello stabilimento in ordine alla possibile ubicazione dell'impianto all'interno del consorzio industriale di Pile. Chiedo perciò al sindaco, sapendolo molto attento ai problemi sociali ed occupazionali, se abbia valutato fino in fondo le eventuali ripercussioni negative di un'ubicazione dell'impianto in quest'area. Dico questo perché la stessa autorità di vigilanza sui lavori pubblici ha sollevato problemi anche circa la vaghezza della collocazione di questo impianto all'interno del territorio dell'Aquila.
Infine, di fronte a questa precarietà nella gestione del servizio, le chiedo a quanto ammonti il costo complessivo del servizio di smaltimento dei rifiuti della città (magari anche con riferimento al costo annuo per chilogrammo per abitante) e se questo costo sia aumentato.

BIAGIO TEMPESTA, Sindaco dell'Aquila. Della commissione di gara facevano parte il dottore Raffaele Accili,


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direttore del settore ambiente del comune dell'Aquila, il professor Eugenio De Fraia Frangipane, titolare della cattedra di ingegneria sanitaria del Politecnico di Milano, il dottor Girolamo Beone, direttore della divisione ambiente dell'ENEA, l'ingegner Vittorio Rizzo, responsabile della task force rifiuti dell'ENEA, divisione tecnologia ingegneri e servizi ambientali, il dottor Vincenzo di Stefano, magistrato, già procuratore capo della Repubblica presso il tribunale dell'Aquila.
Le perplessità che sollevava l'onorevole Gerardini circa le ragioni societarie credo siano state affrontate, ma il sindaco è rimasto completamente estraneo alla procedura, come deve fare qualsiasi sindaco.
Per le risposte tecniche cedo la parola al direttore generale del comune.

RODOLFO GIACCO, Direttore generale del comune dell'Aquila. Desidero anzitutto fare qualche precisazione perché la ricostruzione dell'onorevole Gerardini non è del tutto esatta. L'amministrazione comunale, dovendo risolvere il problema della gestione dei rifiuti nel comune dell'Aquila - problema che si protrae ormai da decenni - e non avendo a disposizione denaro proprio, decise, ai sensi dell'articolo 22 della legge n. 142 del 1990, di fare una società mista pubblico-privato, con una partecipazione pubblica maggioritaria (quindi mantenendo il controllo della società), attribuendo al privato l'onere di contribuire con propri capitali alla realizzazione dell'impianto ed affidando alla società la gestione per un certo numero di anni (venti o trenta), dopo di che l'impianto tornerà di proprietà del comune dell'Aquila. Lo statuto quindi prevede la realizzazione dell'impianto da parte della società mista con i fondi messi a disposizione dal privato, fondi che poi torneranno al privato tramite la gestione.
Si è più volte fatto riferimento alla circostanza che alla gara abbiano partecipato solo due imprese. È stato fatto un bando pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, sul Bollettino della Comunità europea e su due giornali nazionali ed hanno risposto tre società; una ha fatto pervenire - ritengo per errore - la sua istanza oltre i termini previsti dalla legge, quindi non si è potuta invitare, mentre gli altri due raggruppamenti, che comprendevano 5 o 6 società, sono stati ammessi alla gara. Non è stato presentato alcun esposto nei confronti di questa gara, che quindi è stata tranquillissima; vi è stato solo un ricorso al TAR da parte della prima impresa che contestava l'esclusione, a cui però è stato negato il diritto di partecipazione, ed un ricorso dell'impresa che non ha vinto la gara avverso la vittoria della prima.
Non conosciamo alcuna interconnessione tra le società attraverso scatole cinesi: a noi risulta che le società che hanno fatto istanza di partecipare alla gara avessero tutti gli requisiti stabiliti dalla legge per poter operare sul territorio della comunità europea ed evidentemente anche nel comune dell'Aquila, dal momento che hanno fatto le loro dichiarazioni e ritengo che tra queste ci fosse la dichiarazione di non compartecipazione tra l'una e l'altra. Noi non svolgiamo attività investigativa, per cui se c'erano delle connessioni strane, queste non erano leggibili dagli atti che obbligatoriamente vanno presentati per poter partecipare alla gara. Il nostro presidio nei confronti di una gara così importante era rappresentato dalla partecipazione come commissario del procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, già procuratore distrettuale antimafia per l'Abruzzo. L'amministrazione non ha fatto altro che prendere atto, senza modificarlo, del lavoro svolto dalla commissione ed il consiglio ha adottato i provvedimenti successivi. La gara si è svolta quindi secondo i massimi crismi della legalità in relazione alla tipologia di gara.
L'Autorità di vigilanza si è interessata di questa gara perché evidentemente a l'Aquila vi è molta attenzione per questa operazione e nella sua deliberazione, dopo tutta una serie di considerazioni che però lasciano il tempo che trovano, nella parte dispositiva non ha fatto alcun rilievo di carattere amministrativo o penale, parla


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solo di un ipotetico danno erariale (si tratta comunque di un danno ipotetico che non sarebbe ancora nato, quindi sarebbe in fieri o in mente dei). Comunque il sindaco già nel mese di novembre aveva dato disposizioni al dirigente dell'ambiente di inviare gli atti al procuratore della Repubblica, al procuratore della Corte dei conti, al prefetto dell'Aquila ed al comitato di controllo, essendo evidentemente tranquillo che tutti gli adempimenti tecnico-amministrativi fossero stati fatti in maniera perfetta. C'era stata infatti una campagna di stampa pesantissima poiché si tratta di un problema politico, non di una questione tecnica o amministrativa.
Comunque l'Autorità di vigilanza, a nostro parere, non ha competenza in questa materia in quanto si muove ai sensi e per gli effetti della legge Merloni che disciplina gli appalti di opere pubbliche, mentre questo è un appalto di servizi. Noi lo abbiamo contestato alla Autorità di vigilanza, che nel suo deliberato non ci ha dato torto in quanto dopo aver fatto le sue considerazioni, nella parte conclusiva parla di un presunto danno erariale.

PRESIDENTE. Vi risulta che la procura della Repubblica dell'Aquila abbia promosso un'indagine specifica? E sapete quale magistrato se ne occupa?

RODOLFO GIACCO, Direttore generale del comune dell'Aquila. Ci risulta, tanto che io stesso sono stato ascoltato dalla Guardia di finanza, evidentemente su mandato della procura della Repubblica dell'Aquila, come persona informata dei fatti.
Lasceremo alla Commissione anche copia delle note con cui gli atti sono stati notificati alla procura della Repubblica, alla Corte dei conti ed a tutti gli altri, in modo che possiate avere cognizione di quanto è stato fatto.
Si è parlato di incertezza sull'ubicazione dell'impianto. Anche questa affermazione è del tutto priva di fondamento: l'ubicazione è stabilita a seguito di una deliberazione del consorzio per il nucleo industriale al quale il sindaco ha fatto una prima istanza ed un'istanza di sollecito. Il consorzio ha fatto redigere un'apposita perizia da un tecnico di sua fiducia ed ha risposto all'amministrazione con un atto e una tavola di piano regolatore, in cui era evidenziato in giallo un nucleo di 40 mila metri quadrati come richiesto dall'amministrazione, avendo necessità di coprire uno stabilimento di circa 11-12 mila metri quadrati. Se questo lotto è di fronte alla società Dompè, che penso interessi del sindaco dell'Aquila più che a chiunque altro, si dovrà poi valutare se mantenere questa ubicazione dell'impianto, poiché il capitolato speciale di appalto dà facoltà all'amministrazione, senza che l'impresa possa eccepire alcunché tranne il pagamento delle opere in più da eseguire oppure la diminuzione delle opere in meno, di spostare l'ubicazione dell'impianto entro un raggio di 30 chilometri da quel lotto. Quindi evidentemente un lotto c'è, altrimenti non si saprebbe da dove partono i 30 chilometri. L'amministrazione comunale nella sua ampia e, ritengo, totale facoltà di stabilire dove fare un'opera pubblica deciderà se confermare quel lotto oppure modificare l'ubicazione di questo impianto e ritengo che questo non potrà essere censurato da nessuno, se non dagli elettori quando dovranno tornare a votare.
Voglio poi parlare dei costi. Quando l'amministrazione del sindaco Tempesta si è insediata, nel giugno del 1998, ha ereditato dall'amministrazione precedente un contratto per il trasporto dei rifiuti fuori provincia a Lanciano, a 160 chilometri di distanza dall'Aquila, con un costo di 101,70 lire al chilogrammo per scaricarli e di 107 lire al chilogrammo per il trasporto; in totale, quindi, spendevamo 208,7 lire al chilogrammo. La prima operazione compiuta dall'amministrazione Tempesta è stata quella di chiedere all'impresa un ribasso e, appena possibile, un nuovo contratto per il trasporto, perché ci sembrava che la gara con la quale era stato conferito il contratto di trasporto non fosse del tutto trasparente in quanto, a differenza delle gare che noi


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abbiamo bandito, era stato attribuito a trattativa privata tra le imprese del solo territorio regionale, cosa che poteva forse configurare un qualche rischio di monopolio.
Abbiamo bandito una nuova gara; abbiamo inserito nella commissione il procuratore della Repubblica (al quale abbiamo chiesto il piacere di essere presente in due commissioni di gara ed egli ha accettato anche se a malincuore) perché volevamo essere tranquilli che tutto fosse fatto in maniera assolutamente cristallina; la stessa impresa, a distanza di un anno, ha vinto una nuova gara - con un ambito territoriale leggermente allargato, quindi forse la condizione di monopolio di cui ho parlato prima non esisteva più - con un prezzo di 48,75 lire al chilogrammo. Il precedente costo del trasporto dei rifiuti, effettuato dalla stessa impresa, nello stesso comune e nella stessa discarica, era il 130 in più del prezzo spuntato dall'amministrazione del sindaco Tempesta (siamo passati da 207 lire al chilogrammo a circa 150 lire) e nella commissione erano presenti due persone che facevano parte anche della commissione per l'altra gara: il dirigente dell'ambiente, che per regolamento deve presiedere le gare, ed il procuratore della Repubblica dottor di Stefano.
Per far capire quanto possa essere importante l'operazione che è stata portata a compimento, vorrei evidenziare quanto pagheremo con il nuovo impianto: abbiamo aggiudicato l'incarico alla società al prezzo di 106 lire, comprensivo degli oneri di ammortamento del costo dell'impianto; i cittadini dell'Aquila, quindi, pagheranno 106 lire per 20 anni, compresi gli oneri di ammortamento dell'impianto. Faccio presente che noi stabilimmo per la gara che il prezzo massimo non potesse comunque superare le 120 lire e che la Slia, che aveva ipotizzato che l'impianto costasse di meno, aveva proposto un prezzo di 111 lire.
Credo di aver risposto a tutto. Se c'è necessità di altri chiarimenti tecnici, sono disposizione.

FRANCO GERARDINI. Ringrazio il sindaco e il direttore generale per i chiarimenti forniti e vorrei mettere subito in chiaro che questa Commissione non si muove per esigenze politiche: siamo una Commissione di inchiesta che si muove per tutta l'Italia cercando di individuare i fatti o misfatti che in questo settore si possono concretizzare, quindi lungi da noi qualsiasi motivo di strumentalizzazione. Personalmente, tra l'altro, ho fatto il sindaco per tanti anni e so bene cosa significhi governare le problematiche di raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti quando si ha a che fare con una sensibilità popolare anche eccessiva.
La nota dell'Autorità di vigilanza sui servizi pubblici, che probabilmente è stata chiamata ad pronunciamento per l'esposto che è stato presentato, ha un dispositivo che richiama un presunto danno erariale per il quale il sindaco ha già prospettato una soluzione, ma formula rilievi anche pesanti circa la procedura che è stata adottata. Si dice, per esempio, che non può considerarsi legittima la previsione di un bando relativo alla costituzione di una società mista per la gestione del servizio pubblico che prevede il diretto affidamento di detti lavori ai soci privati e si definisce questa procedura un appalto di lavori, quindi da assoggettare a tutti gli effetti alla legge Merloni. Rispetto, naturalmente, la valutazione che il comune dell'Aquila fa di questa relazione, ma credo che abbia pari dignità la valutazione dell'Autorità che fa un'analisi preoccupante e che, fino a prova contraria, in questa vicenda dovrebbe essere super partes.
Chiedo allora al presidente di acquisire agli atti le dichiarazioni di non compartecipazione rese dalle imprese che hanno preso parte alla gara d'appalto, nonché gli atti relativi alla trattativa privata posta essere dalla precedente amministrazione comunale con la ditta che sembrerebbe avere condizioni di monopolio nella nostra regione, poiché appare quasi miracoloso - anche se dal sindaco Tempesta possiamo aspettarcelo - che si passi da 107 a 48 lire al chilogrammo da


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parte della stessa ditta, per lo stesso tragitto e, presumo, per lo stesso servizio. C'è qualcosa che non va e siccome noi non guardiamo in faccia nessuno dobbiamo chiarire la vicenda fino in fondo per non lasciare adito a chicchessia di presumere coperture politiche per gli interessati.
Rimango invece dubbioso circa la questione relativa all'iter amministrativo, per la quale chiedo alla Commissione di fornirsi di un parere specifico.

PRESIDENTE. Ringrazio i rappresentanti del comune dell'Aquila e li invito a far pervenire le integrazioni che si renderanno disponibili.
Ringrazio anche il collega Gerardini per aver precisato che compito della Commissione non è entrare in questioni politiche, ma accertare per quanto possibile la verità e anche rispondere alle richieste che provengono dal territorio. Per quanto riguarda le sue richieste, la Commissione se ne farà carico sia con riferimento alle dichiarazioni di non compartecipazione delle società sia con riferimento agli atti della trattativa privata richiamata e farà gli opportuni approfondimenti in ufficio di presidenza.
Dichiaro conclusa l'audizione.

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