PROGETTO DI LEGGE - N. 7116
Onorevoli Colleghi! - I combattimenti tra animali -
soprattutto cani - a fini di scommesse costituiscono un
indotto economico sempre più rilevante della criminalità
organizzata, in particolare della camorra e della mafia, e
rappresentano dunque un aspetto importante delle ecomafie,
entrando a fare parte delle attività criminose che coinvolgono
gli animali, le zoomafie.
Sviluppatosi nei primi anni novanta in Campania, Sicilia e
Puglia, il fenomeno si è diffuso notevolmente, anche grazie
all'assenza di norme efficaci e ad una certa sottovalutazione
del problema, anche in sede politica. Al 1992 risale la prima
proposta di legge "verde" recante "Istituzione della licenza
per la detenzione di cani di grossa e media taglia ritenuti
potenzialmente aggressivi. Divieto di impiego di animali di
affezione in lotte, competizioni e addestramenti
pericolosi".
Oggi i combattimenti interessano quasi tutte le regioni
italiane, seppure in diversa maniera; inoltre, non mancano
contatti e forme di "collaborazione" tra i criminali italiani
e quelli di altri Paesi: dalla frontiera di nord-est, ad
esempio, passano animali destinati al nostro Paese. Le norme
in vigore non costituiscono strumenti efficaci per affrontare
un'attività delittuosa che è anche tanto crudele, di cui gli
animali sono le vittime principali, ma che coinvolge anche i
minori, spesso usati per fare da "pali" durante i
combattimenti, oppure destinati ad "allenare" gli animali.
Secondo le valutazioni della Lega anti vivisezione (LAV)
sono circa 15 mila i cani impiegati ogni anno, di cui almeno
un terzo trova la morte negli incontri, condotti sino alle
estreme conseguenze. Gli animali sono infatti spesso drogati
ed imbottiti di anabolizzanti. Come è noto, l'addestramento
non esclude nessuna forma di crudeltà: dai digiuni alle
bastonate per piegarne la volontà, dalle carrucole
all'elettroshock per svilupparne la muscolatura,
dall'allenamento sui randagi all'attacco su animali
sanguinanti per eccitarne l'aggressività. Il pitbull è
il cane più usato, ma anche su esemplari di altre razze si
concentra l'attenzione dei criminali: il fila brasileiro,
il bandog, il cane corso, eccetera.
Il turbamento che questa fattispecie di crimine reca alle
coscienze è grande; nell'Aula di Montecitorio, alla fine del
mese di maggio, i giovanissimi dell'iniziativa "Ragazzi in
aula" hanno portato tra le loro proposte anche quella contro i
combattimenti, che ha raccolto molti consensi.
Onorevoli colleghi, non possiamo lasciare ancora un vuoto
normativo; non è accettabile che la legge risponda con una
contravvenzione o comunque con misure blande invece che
applicando la fattispecie del delitto e la reclusione. Diverse
sono ormai le iniziative parlamentari al proposito, tra cui il
disegno di legge presentato dal Governo nel novembre scorso.
C'è senza dubbio un'attenzione generale e trasversale che deve
tradursi in una normativa chiara ed efficace. Una normativa
capace di fermare gli affari della criminalità, di tutelare
gli animali, di impedire il malessere sociale causato dal
coinvolgimento dei minori, ma anche di affrontare quel costume
sempre più diffuso che vede tanti cittadini "normali"
scegliere un cane particolare per farne una minaccia verso
altri uomini o animali.
Questo è infatti l'altro aspetto del problema che la
presente proposta di legge intende affrontare. Già il testo da
me presentato nel 1992 contemplava la prescrizione di un
"porto cane", una licenza particolare per la detenzione di
cani appartenenti a razze che potremmo definire
"potenzialmente pericolose". La presente proposta di legge
stabilisce una serie di norme tese a costituire un sistema di
garanzie per la detenzione di cani impegnativi. E' infatti
inaccettabile che cani più predisposti di altri all'attacco
siano "proprietà" di minorenni, persone non responsabili,
pregiudicati, cittadini condannati per violazione del reato di
maltrattamento di animali. E' parimenti necessario che i
proprietari degli animali di razze impegnative - individuate
con provvedimento dei Ministri della sanità, dell'interno e
dell'ambiente - siano forniti di assicurazione obbligatoria e
che osservino ogni misura per impedire danni a persone o ad
altri animali.
E' importante, contemporaneamente, che siano chiamati alle
loro responsabilità i veterinari e il personale sanitario
chiamati a prendersi cura di animali feriti nei combattimenti.
Deve essere proibito l'addestramento all'attacco, con
l'eccezione degli animali in dotazione alle Forze
dell'ordine.
Misure cautelative, restrittive, sono necessarie per
impedire il ripetersi di aggressioni da parte di animali
selezionati ed allevati per attaccare, anziché convivere con
gli umani ed i non-umani. Quelli che con un facile termine ad
effetto sono definiti "cani-killer" sono il frutto
incolpevole delle distorsioni di alcuni uomini per una
esibizione di forza, segnale di minaccia e di un approccio
violento verso gli altri.
Un fenomeno che va stroncato, per la sicurezza dei
cittadini e per il benessere degli animali. Occorre che la
legge sappia prevedere, come fa la presente proposta di legge,
mezzi finanziari per ospitare gli animali confiscati, che
devono essere sterilizzati e di cui si deve tentare la
rieducazione. Alcuni etologi affermano che è possibile
ricorrere ad un condizionamento al contrario: con alcune
generazioni di incroci giungere a cani che perdano la loro
aggressività e che possano vivere davvero un rapporto
affettuoso, sereno ed equilibrato con gli altri esseri viventi
e con i "padroni" - beninteso - responsabili ed
equilibrati.