PROGETTO DI LEGGE - N. 5546




        Onorevoli Deputati! - Il 31 dicembre 1998 le "casse peote" dovranno secondo le disposizioni impartite dalla Banca d'Italia cessare la loro attività.
        Le "casse peote", operanti da tempo immemorabile nel territorio della regione Veneto, frutto della cultura dei veneti basata su valori quali il risparmio, l'oculatezza nelle spese, e non da ultima la solidarietà sociale, si sono radicate via via anche nei centri minori sostituendosi all'attività delle grosse istituzioni finanziarie interessate a ben altri capitali. Queste libere associazioni sono servite a finalizzare in maniera mirabile il tipico risparmio delle nostre genti, passato dal tipico "soto el pajon" ad una forma più evoluta indirizzata a soddisfare esigenze sociali.
        La cassa peota è stata ed è tuttora per la gente veneta un preciso punto di riferimento nell'economia delle comunità locali, basata sulla conoscenza diretta e personale dei soci e delle persone che ricorrono ad essa, patrimonio esclusivo ed indissolubile della cultura veneta imperniata in consuetudini secolari ovvero su regole non scritte accettate e condivise da tutti.
        Ora questo patrimonio di civiltà e cultura rischia di essere spazzato via da norme emanate in modo frettoloso e dettate più dall'emergenza di arginare pochi fenomeni illeciti, che nulla hanno in comune con le "casse peote", che su una conoscenza della realtà locale dove operano migliaia di associazioni pulite con scopi altamente meritori.
        La presente proposta di legge intende essere strumento di garanzia e di tutela dell'attività secolare svolta dalle associazioni in questione, non vuole di certo limitare l'azione delle stesse con dettami rigidi, sanzionatori e repressivi; in sostanza, si è cercato di tradurre tutte quelle consuetudini ed esperienze maturate dalla nostra tradizione popolare in norma scritta.
        Passando all'illustrazione dell'articolato si può notare immediatamente che esso è estremamente breve essendo costituito da pochi articoli che enunciano semplici ma chiari princìpi.
        L'articolo 1 enuncia le finalità della legge stabilendo cos'è una "cassa peota"; di seguito, all'articolo 2, viene abbozzata la forma giuridica più consona a questo tipo di associazioni "no profit", ed è prevista l'istituzione del "registro regionale delle casse peote".
        Viene previsto in allegato alla legge un "codice di autoregolamentazione" che fornisce puntuali ed essenziali disposizioni in merito ad una corretta gestione dell'attività di raccolta del risparmio, lasciando nel contempo alle "casse peote" la tradizionale autonomia.
        Al fine di uniformare la "veste" giuridica di tutte le associazioni esistenti sul territorio viene stabilito inoltre che ogni "cassa peota" faccia proprio il summenzionato codice adottandolo come statuto.
        L'articolo 3, inoltre, definisce l'istituzione dell'Osservatorio regionale delle "casse peote" a cui viene demandato il controllo sull'attività di gestione delle casse stesse, nonché la funzione propositiva in maniera di modifiche del codice di autoregolamentazione.
        Rilevante è quanto dispone l'articolo 4, che prevede l'istituzione di un Fondo di solidarietà, presso un ente bancario o assicurativo, a sostegno di tutte quelle associazioni che potrebbero trovarsi in grave difficoltà per cause esterne e indipendenti dalla loro gestione.
        Infine, con l'articolo 5, si definiscono le competenze della giunta regionale che deve definire, con propria deliberazione, le modalità per l'iscrizione al "registro regionale delle casse peote" e lo schema contrattuale di convenzione per l'adesione al Fondo di solidarietà.
        Si è convinti che la presente proposta di legge possa essere la soluzione idonea a scongiurare la soppressione di questi enti che tanto hanno contribuito alla prosperità dell'economia veneta, vissuti di buon senso e saggezza e che adesso, a causa di spinte emozionali o di interventi dall'alto pseudoinformati della realtà trattata, rischiano di sparire per sempre.
        La presente proposta di legge è stata approvata dal consiglio regionale il 26 novembre 1998.




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