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1) Audizioni.
Come già accennato, nel programmare la visita sopralluogo a Pescara, la Commissione, consapevole della difficoltà di affrontare in un arco di tempo così ristretto e con un campione da osservare così limitato una complessa realtà qual è quella della regione Abruzzo, geograficamente sita all'ideale snodo dei traffici tra nord e sud, ed economicamente ancora non sufficientemente forte per selezionare le nuove iniziative e le nuove occasioni d'investimento che si presentano, si è proposta un esame indirizzato soprattutto a verificare l'azione dei pubblici poteri nei confronti delle attività aventi ad oggetto il ciclo dei rifiuti, con particolare riguardo sia allo stato della legislazione regionale, sia all'attività di controllo posta in essere dagli amministratori. In considerazione, peraltro, del proprio specifico compito istituzionale, la Commissione non poteva mancare di verificare la presenza di attività illecite nel settore e di acquisire elementi di informazione e giudizio sull'azione di contrasto della magistratura e dei pubblici poteri. Hanno anche trovato spazio nelle audizioni le voci dei soggetti sociali ed economici maggiormente interessati al fenomeno, cioè quelle delle imprese di settore e quelle degli utenti.
l'individuazione dei meccanismi e degli interessi che muovono il dispendioso e ricchissimo traffico di rifiuti, non sembra si possano raccogliere gli elementi utili per effettuare una vera e radicale azione di contrasto. Sul punto la Commissione ritiene, dunque, che le carenze riscontrate nelle indagini, più che attenere all'impegno dei singoli soggetti in esse impegnati, sembrano essere addebitabili alla mancanza di chiare ed efficaci strategie di indagine.
compenso agli operatori per la regolare resa del servizio, quello di localizzare le discariche in località lontane dagli abitati e quello di preservare e non compromettere l'ambiente.
2) Sopralluoghi.
La Commissione si è recata nei giorni 23 e 24 febbraio 1998, per svolgere la missione conoscitiva, nella regione Abruzzo. Nei due giorni di permanenza sono stati effettuati sopralluoghi in località e siti significativi. Oltre il Presidente Massimo Scalia ed il Vicepresidente Franco Gerardini, erano presenti il deputato Nino Sospiri ed i senatori Giovanni Polidoro ed Angelo Staniscia.
se lo stirene, il cui utilizzo è stato dismesso dalla società Magneti-Marelli che opera in quel territorio, sia stato smaltito dal CONIV in modo corretto. Tale nube ha comportato e comporta ancora malori, ricoveri in ospedale ed irritazioni degli operatori della Vibrosud (azienda vicina alla Magneti-Marelli) ad essa esposti. È noto, attraverso una serie di interrogazioni parlamentari, che diversi enti (ANPA, ASL, CNR, comune di San Salvo) hanno effettuato studi e rilievi su tale nube. L'acquisizione della documentazione sulla gestione dei rifiuti sia del CONIV che della Magneti-Marelli, in aggiunta alla documentazione prodotta dagli enti di cui sopra, potrebbe fornire elementi utili alla Commissione per chiarire le cause che sono all'origine del manifestarsi del fenomeno predetto.
I soggetti auditi, quindi, sono stati amministratori locali, magistrati e prefetti, nonché rappresentanti degli imprenditori e delle associazioni ambientalistiche.
Nel corso delle audizioni ha trovato conferma il fatto che il territorio regionale da qualche tempo è considerato di particolare interesse dalla criminalità organizzata la quale, nello specifico settore dei rifiuti, appare avere spostato il flusso dei traffici dalle rotte tirreniche nord-sud a quelle adriatiche interessando, per l'appunto, la regione Abruzzo. All'interrogativo posto dal Presidente della Commissione circa la possibilità che detto traffico fosse limitato al solo transito attraverso il territorio regionale, ovvero anche allo smaltimento in loco dei rifiuti pericolosi provenienti dal nord, i rappresentanti delle forze dell'ordine e la stessa magistratura hanno riferito di avere colto l'interesse della criminalità organizzata nei traffici. Tuttavia, nonostante l'esternazione di molti indizi, tutte le audizioni sembrano denunciare una carenza di metodologia di controllo che consenta di leggere i singoli segmenti di attività che concretizzano, consentendo l'avvio di inchieste giudiziarie, ipotesi di traffico. Tale circostanza rivela, a parere della Commissione, che nel contesto regionale manca una cultura volta a promuovere un'indagine complessiva del fenomeno, tale da consentire letture più ampie ed analisi più approfondite. Ad esempio, sembra mancare, ovvero non è stato fatto cenno agli strumenti di controllo del territorio che possono essere attivati mediante il coinvolgimento della polizia municipale e soprattutto della polizia stradale. Le indagini condotte in loco sembrano essere dirette soprattutto all'individuazione dei siti abusivi ed alla loro chiusura o regolarizzazione.
Pur trattandosi, indubbiamente, di un'attività di grande rilievo e meritoria di essere proseguita e potenziata, tuttavia, senza
Peraltro, occorre considerare che gli stessi organi di polizia giudiziaria sembrano soffrire, per quanto riguarda l'Abruzzo, di un'organizzazione che richiede verifiche e se del caso aggiustamenti. Ad esempio, il nucleo operativo ecologico dell'Arma dei carabinieri che opera in Abruzzo dipende dalla sezione operativa centrale di Roma. Parimenti, per il Corpo forestale dello Stato, i cui compiti di polizia giudiziaria si vanno sempre più ampliando, occorre verificare che la propria organizzazione interna assicuri non solo una pronta e professionale attività di supporto all'autorità giudiziaria, ma anche lo sviluppo di autonome e fitte indagini rivolte a tutti i variegati aspetti che interessano il ciclo dei rifiuti.
Sotto altro profilo, dalle audizioni è emerso anche che l'attenzione dei cittadini utenti dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti sembra rivolta più ad evitare che le discariche non vengano allocate in zone limitrofe ai propri abitati che a richiedere un efficiente e trasparente servizio, che renda meno appetibili gli interessi della criminalità organizzata e comune. Anche nelle varie zone dell'Abruzzo, infatti (vedasi per tutte il caso della discarica di Abbateggio), i programmi di localizzazione delle discariche vengono avversati indiscriminatamente dai residenti, bloccando di fatto ogni iniziativa. Così grandi comuni, quali quelli di Pescara, Città Sant'Angelo e Montesilvano, non sanno dove sversare i rifiuti che producono. Non rinunciano, tuttavia, a lamentare i costi elevati che debbono affrontare per smaltire i rifiuti in zone più lontane. Né, secondo quanto è emerso dalle audizioni e dai dati acquisiti, il processo per la raccolta differenziata appare avviato con soddisfacente celerità. Si registrano ritardi non sempre dovuti a mancanza di finanziamenti o a fattori di obiettiva difficoltà; manca ancora, a parere della Commissione, una cultura programmatoria generale in grado di invertire le vecchie politiche e di dirigere i nuovi processi raccogliendo le indicazioni e gli stimoli derivanti, da ultimo, dalle prescrizioni del «decreto Ronchi», sulla cui attuazione la regione appare essere in ritardo.
Peraltro, il ritardo culturale sopra denunciato si è palesato anche sotto il profilo più generale dell'impatto ambientale della politica connessa ai rifiuti. I dati forniti dagli amministratori locali sembrano avere rinviato ogni giudizio ed ogni valutazione, sulle ricadute ambientali delle modalità di gestione del problema rifiuti, alla magistratura penale, come se l'organizzazione e la tutela del territorio fosse un problema avente soltanto implicazioni penali. Certo, non sfugge alla Commissione che gli amministratori locali si trovano di fronte ad un problema di difficilissima soluzione perché, a parte gli interessi illeciti esistenti su tale attività, che inquinano fortemente la stessa azione delle pubbliche amministrazioni, occorre fare coniugare interessi realisticamente non sempre coincidenti, quali quello di assicurare un efficiente servizio a congrui prezzi, quello di assicurare un congruo
È impressione della Commissione che, in presenza dei conflitti sociali cui sopra si è fatto cenno, sia proprio quest'ultimo interesse, la cui tutela appare essere relegata al solo campo penale, a rimanere il più delle volte sacrificato.
In estrema sintesi, gli elementi emersi dalle audizioni mostrano il seguente quadro:
per quanto concerne l'azione degli amministratori regionali e locali, occorre prendere atto che la pur apprezzabile ed intensa attività posta in essere in questi ultimi anni (gli amministratori auditi hanno riguardato in sostanza tutte e quattro le province) è valsa forse a superare la sola fase dell'emergenza delle tante piccole discariche seminate nel territorio regionale, che sono state segnalate all'autorità giudiziaria ed, in alcuni casi, bonificate, ma ancora si è ben lungi dall'avvio di quel sistema articolato e sinergico di ottimizzazione delle attività di prevenzione e di recupero, nonché di riduzione dell'attività di smaltimento che il decreto legislativo 22/97 pone di conseguire nell'anno 2000. Allo stato delle cose, la sola discarica di Cerratina appare essere l'unico esempio di funzionale gestione dei rifiuti nella regione;
relativamente agli incontri con le autorità istituzionali centrali operanti nel territorio regionale, sia i prefetti che i rappresentanti degli uffici giudiziari della regione hanno denunciato che nel territorio interessato sono presenti contemporaneamente tutti e tre i livelli di violazioni che normalmente si registrano nel settore dei rifiuti e cioè: micro violazioni (assai diffuse), dovute per lo più ad inosservanze di norme regolamentari e dirette a conseguire minori costi nell'attività di smaltimento delle imprese; reati di natura contravvenzionale e delittuosa, aventi ad oggetto violazioni a normative primarie poste a tutela dell'ambiente e per regolamentare le attività produttive; veri e propri fatti di criminalità organizzata, collegati a traffici di rifiuti e ad altre attività connesse al ciclo. È emerso, altresì, che la debolezza dell'attività di contrasto deriva anche dall'esiguità degli organici della magistratura e delle forze dell'ordine operanti nella regione, nonché anche dalla scarsità di personale civile in forza negli assessorati all'ambiente delle varie province che, perciò, non possono porre in essere penetranti controlli di natura preventiva ed interdittivi di ulteriori violazioni;
da parte delle associazioni ambientalistiche operanti nel territorio, emerge una grande spinta critica ed una richiesta di maggiore impulso nei confronti degli amministratori locali. Significativo è, a tale proposito, l'esposto denuncia trasmesso sia alla Commissione, con un dossier, sia alla procura di Teramo dall'associazione Ambiente e/è vita, nel gennaio 1998, relativamente a continui smaltimenti per interramento di fanghi industriali (particolarmente rifiuti di conceria), provenienti dal territorio di Ancona ed effettuati da alcuni trasportatori nelle cave di ghiaia (cave Ricci) site in località Risteccio nel territorio di Civitella del Tronto.
Le associazioni, tuttavia, se pure appaiono sufficientemente attrezzate nell'attività di denuncia, il più delle volte assai puntuale e motivata, sembrano soffrire di qualche imbarazzo quando dalla denuncia debbono passare alla fase propositiva. Infatti, le organizzazioni in parola, capillarmente diffuse nel territorio regionale e presenti nei vari settori del ciclo, potrebbero svolgere con autorevolezza un'opera di ricerca di soluzioni adeguate per superare la fase del cosiddetto «conflitto sociale», che si concretizza nella richiesta di adeguati ed economici siti di discarica a fronte del rifiuto di non averli nel proprio territorio. Esigenze difficilmente compatibili.
Sullo specifico punto dei traffici illeciti, la Commissione ha anche ascoltato il sostituto procuratore della Repubblica di Rimini, il quale ha riferito su un'indagine di recente conclusa con una richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta, secondo quanto riferito dal citato magistrato, di un procedimento avente ad oggetto un'associazione a delinquere operante nel settore del traffico dei rifiuti, per un'ipotesi di truffa a carico di vari enti pubblici. Sono state arrestate undici persone componenti di società di trasporto, smaltimento ed intermediazione di rifiuti provenienti per lo più dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna, in particolare dalle province di Rimini, Piacenza, Forlì, Parma e Bologna. I camion di rifiuti raccolti in queste zone, nel corso del viaggio, con una semplice alterazione della bolla di trasporto, venivano assimilati ad altre tipologie di rifiuti e convogliati in un centro di stoccaggio nei pressi di Piacenza. Alla fine del complesso traffico i rifiuti venivano scaricati in una discarica di Ancarano, vicino Teramo. L'operazione, secondo la stima fatta dal magistrato, ha interessato circa 6 milioni di chilogrammi di rifiuti solidi urbani, per un valore complessivo di circa un miliardo e 600 milioni, che il titolare, tale Savini Marco, avrebbe incassato dai comuni.
A parte le altre implicazioni di carattere penale che riguardano la vicenda, è da osservare che, secondo anche quanto considerato dal magistrato inquirente, è stato possibile conseguire sufficienti elementi per giungere alla richiesta di rinvio a giudizio perché all'indagine è stato dato un «taglio» fiscale, ciò che ha consentito di esplorare i bilanci societari e di effettuare gli accertamenti patrimoniali. I meccanismi del traffico, infatti, sono assai complicati perché investono, con intrecci di operazioni apparentemente lecite, rapporti societari di difficile lettura, in quanto si presentano quali soggetti interessati una miriade di società fittizie che, a parte le alterazioni che producono nel sistema degli appalti, emettono una serie di fatture incrociate che rendono molto difficile la lettura delle reali operazioni poste in essere.
Altro profilo di grande interesse che emerge da questa indagine (la quale, al momento, per gli stralci effettuati dalla magistratura di Rimini, ha investito altre procure) è rappresentato dall'ipotesi di reato che, in esito all'inchiesta, è stata formulata dal pubblico ministero. Si tratta, come accennato, di (semplice) reato di truffa ai danni di enti pubblici. Ciò a testimoniare, come in più occasioni la Commissione ha avuto modo di denunciare, l'imbarazzo, di cui tuttora soffrono gli inquirenti, a formulare credibili ipotesi di reati ambientali.
Il giorno 23 febbraio sono stati effettuati i sopralluoghi. A Scurcola Marsicana (AQ), presso un sito, sede di una presunta attività di compostaggio da parte della società Biolite, oggetto d'indagine dell'autorità giudiziaria; a Tollo (CH), presso l'impianto Sogeri, ove sono state smaltite in modo illecito ingenti quantità di amianto e residui di attività di concerie, anch'esso oggetto d'indagine della magistratura; presso l'impianto di smaltimento di rsu ed assimilati di Cerratina (CH), gestito dal consorzio comprensoriale del Frentano. Il giorno seguente è stato effettuato il sopralluogo presso l'area dell'IRA di Pineto (TE), sede di una precedente attività di produzione di oggetti di pelletteria e di illecito smaltimento di solventi ed altri prodotti, sversati nel terreno sottostante.
I sopralluoghi effettuati nelle località di Scurcola Marsicana (AQ), Tollo (CH) e Pineto (TE) hanno messo in rilievo come in tali casi gli illeciti smaltimenti siano stati attuati nell'assenza di controlli preventivi che avrebbero potuto evidenziare, come nel caso della ditta Biolite di Scurcola Marsicana, che non veniva effettuata nessuna attività volta alla produzione di compost dai fanghi depositati; che, anche nel caso della Sogeri di Tollo, venivano ammassati rifiuti pericolosi provenienti da altre regioni del territorio nazionale, e che, per la ditta IRA di Pineto, venivano smaltiti solventi ed altri rifiuti pericolosi provenienti dalle lavorazioni nel sottosuolo della medesima ditta.
Il sopralluogo presso la discarica di Cerratina (CH), alla presenza dei responsabili del consorzio, ha permesso di verificare la funzionalità dell'unico impianto che, attualmente, è presente nella regione per lo smaltimento degli rsu e degli assimilati. Nell'immediato futuro è in progetto il trattamento del percolato prodotto dalla discarica con il biogas proveniente dall'impianto stesso, in modo da abbassare le tariffe di smaltimento per i comuni che usufruiscono dell'impianto, risparmiando sui costi del trasporto e trattamento presso gli impianti di depurazione. Si riscontra, ancora una volta, come tale unico impianto tecnicamente idoneo presente nella regione rappresenti un'anomalia che incide sui costi tariffari dei singoli comuni, cui l'amministrazione regionale dovrà porre soluzione.
A seguito dell'audizione del sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, dottoressa Mantini, avvenuta in data 28 gennaio 1999, la Commissione ritiene necessaria una specifica indagine con acquisizione di dati, attraverso sopralluoghi, relativamente all'attività del consorzio CONIV (area di stoccaggio e trattamento di rifiuti non pericolosi e pericolosi) sito in località S. Salvo Bosco Mottice. Tale indagine, oltre a chiarire le modalità di gestione dei rifiuti del CONIV, dovrebbe anche chiarire se siano in qualche modo legate alle attività del CONIV le periodiche esalazioni maleodoranti che si presentano sotto forma di nube tossica in quel territorio. Occorrerà chiarire cioè

