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Luciano Violante


PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Fisichella. Mi pare vi sia un’ombra che aleggia nel nostro dibattito, quella della fase in cui ci troviamo, perché le avvertenze che ci ha dato il ministro Maccanico mi sembrano abbastanza chiare, nel senso che molto dipende dall’esito che avrà la proposta di riforma del titolo V. Se tale riforma sarà approvata, evidentemente si aprirà una fase completamente nuova nella forma di Stato; se invece non dovesse essere approvata, è chiaro che dovremmo ripensare tutto, perché non c’è dubbio che passeranno almeno tre o quattro anni, come ha detto il presidente Minardi (se non ricordo male), tenendo conto che nella prossima legislatura non si potrà fare sotto forma di stralcio, perché, essendo una legislatura che inizia, bisogna considerare il tutto, bisogna discutere non solo della forma di Stato, ma anche della forma di Governo, e questo comporta tempi diversi. Si dovrà discutere di quale sia la strada giusta per farlo, se seguire il metodo ordinario o un altro metodo, e questo porterà via del tempo.

Ovviamente, ciò porterà ad un riaccentramento delle funzioni, mi sembra abbastanza evidente. Tra pochi giorni sapremo qual è il punto di fondo, cioè se siamo nella fase di costruzione di un sistema diverso o no.

In ogni caso, un rapporto tra il Parlamento nazionale e i consigli regionali, o parlamenti regionali, è indispensabile, qualunque sia il quadro, perché non c’è dubbio che, anche se il Parlamento non dovesse decidere oggi per una forma fortemente accentuata di regionalismo (se non vogliamo usare il termine federalismo) in ogni caso, sia per gli strumenti amministrativi messi a disposizione (personale, risorse economiche ed altro) sia perché ho l’impressione che il dato del Governo vicino al cittadino sia entrato molto più nella cultura del paese che nella cultura politica, un processo di questo genere va avanti.

In questo quadro, si pone il problema complessivo delle regole-guida. Vorrei aggiungere al punto degli statuti quello dei regolamenti delle assemblee: infatti, potremo approvare degli ottimi statuti (come penso che faremo), ma se mancano i regolamenti delle assemblee gli statuti servono a poco. Questo è un punto che non abbiamo ancora affrontato ma che dobbiamo considerare, anche perché non credo che i consigli regionali – spero di non far torto a nessuno – siano attrezzati per reggere il carico normativo che devono affrontare, perché manca loro l’attrezzatura. Tale attrezzatura costa, costa economicamente: ha un costo mantenere uffici legislativi, ha un costo mantenere servizi studi, e sono costi notevoli, anche perché, naturalmente, tali uffici non possono che essere separati da quelli di cui eventualmente si doteranno le giunte regionali.

Sono dunque problemi che occorre tenere presenti. Il collega Cerulli Irelli ha fatto l’esempio della legge sulla musica, dicendo, giustamente, che devono pensarci le regioni. Capita a tutti noi di ricevere le organizzazioni, o le corporazioni, a seconda dei casi, i titolari degli interessi, i quali vengono dal Presidente del Senato, dal Presidente della Camera o dal ministro e chiedono che sia fatta una certa cosa. Quando ho accennato a questa novità, mi è stato detto: che dovremo fare, andare in 22 posti? Perché questo vuol dire il regionalismo, dato che, se la regione Marche fa una certa cosa, può darsi che la Sicilia non la faccia, oppure può darsi che la Sicilia la faccia e il Piemonte no. Vi è una complessificazione delle relazioni sociali e civili che emergono da questo quadro, e quindi non so se sia meglio non parlare di questi problemi che si presenteranno, per evitare di spaventare gli utenti delle normative…

Perché dico questo? Perché, tra l’altro, le differenze tra una legge e l’altra, in questo settore, comporteranno differenze di diritti, differenze di possibilità di accesso, differenze di cittadinanze vere e proprie. Credo che questo debba essere un tema a cui prestare attenzione: un punto di equilibrio tra l’aspetto della differenziazione e quello dell’unità credo debba essere in qualche modo trovato.

In questo quadro considero particolarmente utile una struttura come quella a cui si è pensato, cui il presidente Louvin in particolare e gli altri colleghi presidenti dei consigli regionali hanno dato il loro contributo, cioè una struttura che cominci a costruire le condizioni di un dialogo nella distinzione delle responsabilità che giustamente ha posto il presidente Fisichella, ma che cominci a creare le condizioni perché non si arrivi ad una rottura del sistema con danni notevolissimi invece che con vantaggi per i cittadini. E’ vero che avere il Governo vicino è meglio che averlo lontano, ma averne 22 diversi è complicato dal punto di vista della qualità normativa, dell’insorgere di difficoltà e così via.

Dobbiamo essere attenti a fare in modo che questo tipo di dialogo abbia anche una funzione di prevenzione dei conflitti, perché non c’è dubbio che andiamo verso una stagione in cui i conflitti si complicheranno: conflitti tra le regioni, conflitti fra le regioni e lo Stato - pensiamo solo a cosa vorrà dire la legislazione concorrente: qual è il limite della legislazione dello Stato, qual è il limite della legislazione delle regioni in questa materia -, conflitti nella e con la Corte costituzionale - si è già visto, anche per forme di ineducazione costituzionale, vi sono state cose francamente inammissibili nei confronti della Corte, anche recentemente: pertanto, è un quadro che si presenta abbastanza complesso -, conflitti con il mondo produttivo, perché, nel momento in cui bisogna spiegare a un certo imprenditore perché in una tale regione succede una certa cosa con gli scarichi industriali, mentre in una regione diversa succede una cosa diversa e in un’altra regione un’altra cosa ancora, l’imprenditore stesso decide di andare in Croazia così risolve il problema. Non credo che questo sia l’oggetto dei nostri desideri. Allora, per tutte queste ragioni, vi è bisogno di un sistema di comunicazione. Credo, perciò, che ciò che qui è stato detto sia particolarmente utile ed importante.

Il senatore Besostri mi pare abbia posto prima di altri un altro punto, quello del rapporto Parlamento-Governo, cioè chi ha la fiducia di chi. Bisogna considerare un aspetto a livello di regioni. Il sistema è presidenziale, perché il presidente è eletto direttamente, e tra l’altro porta con sé una quota dell’organo legislativo regionale con il listino. Non so se questa forma di governo regionale sia la più giusta, lo dico sinceramente, perché nutro dei dubbi sul listino. Ho dei dubbi perché questa forma non disegna un’autonomia dei soggetti: credo vi fossero altre forme meno invasive della competenza e dell’autonomia dell’organo legislativo regionale per assicurare stabilità e governabilità, che devono essere assicurate ai governi regionali. Questo è un problema abbastanza delicato. Il ruolo e la funzione di un’assemblea legislativa regionale così fatta di fronte ad un presidente eletto direttamente ci portano ad un modello diverso da quello nazionale, perché abbiamo un Governo nazionale concepito in un modo, di tipo parlamentare, e un governo regionale concepito in un altro, di tipo presidenziale.

I costituzionalisti ci spiegheranno cosa questo voglia dire, però io credo che si tratti di questioni di una certa complessità, perché le procedure e la cultura del sistema presidenziale sono completamente diverse da quelle del sistema parlamentare.

Il problema non è tanto quello della stabilità, perché la stabilità si può conseguire, come sappiamo bene, anche a livello parlamentare con piccolissimi ritocchi - penso alla sfiducia costruttiva o ad altre cose di questo genere -, il problema vero è che abbiamo due modelli di governo. Non vedo, nel mondo contemporaneo, il vecchio problema della contrapposizione tra Governo e Parlamento, che si poneva nel deserto dei poteri, perché gli unici poteri erano quelli. Nel momento in cui la savana, o il prato è diventato una foresta di poteri, credo sia bene pensare alla coppia Parlamento-Governo, non perché debbano fare le stesse cose, bensì perché coppia investita di responsabilità politiche, che si fonda sul consenso dei cittadini, che risponde ai cittadini a differenza di tutti gli altri poteri. Pertanto, il rapporto Parlamento-Governo va visto in un quadro non solo di conflitto ma anche di coerenza in relazione alla realizzazione degli scopi generali, di finalità generali. La questione che ci poniamo è quella di migliorare la qualità e l’efficienza del sistema di governance nel suo complesso.

Il ministro Maccanico ha posto la questione delle deleghe. Questo è un altro dei grandi problemi che abbiamo di fronte e non so come verrà posto, se verrà posto, a livello regionale. E’ un grande problema, che oggi è regolato a livello epistolare, perché, grazie ad uno scambio di lettere tra i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo trovato una certa strada grazie ad una forma di leale cooperazione istituzionale tra tutti, strada che, però, un domani potrebbe essere cambiata, rovesciata o capovolta. Più volte, anche nella sede della Giunta per il regolamento della Camera dei deputati, ci siamo chiesti come affrontare questo problema. Si è detto: noi diamo il parere, ma il Governo può anche farne a meno; abbiamo deciso che non è così, anche perché per farne a meno dovrebbe cambiare il testo, ma tutto è concordato senza elementi di certezza. Questo, dunque, è un problema di fondo, perché non vi è dubbio che i dati fornitoci dal ministro Maccanico ci dicono che la linea di tendenza è quella di un formidabile cambiamento del modo di produrre le leggi, di produrre regole. E non può che essere così, tutto sommato.

Ma questa perdita del potere di intervento sulle microquestioni, che è giusta, deve essere compensata da un forte potere di intervento sulle macroquestioni, da forti poteri di indirizzo, da forti poteri di controllo e così via. Credo che questo sia un processo su cui bisogna riflettere per valutare come ricada sulle regioni o come si avvii, nelle regioni stesse, un processo analogo.

Dal punto di vista delle questioni concrete, credo che il comitato potrebbe operare su quattro questioni, sulla base di quanto è stato oggi qui affermato. In primo luogo, per quanto riguarda il versante parlamentare, sottolineo il rafforzamento degli strumenti a disposizione delle Commissioni per l’istruttoria legislativa riguardante i profili delle attività che possono incidere sulle competenze regionali. Oggi non è prevista dalle nostre regole una riflessione, un limite che riguardi le competenze. Ritengo che questo tipo di competenza debba essere assegnato al Comitato per la legislazione e che bisogna considerare in che termini porre un freno quando l’attività è invasiva di competenze di carattere regionale.

In secondo luogo, è necessario vedere in che termini costruire – come ha detto, mi pare, il presidente Carrara – un rapporto tra le Commissioni parlamentari e le assemblee legislative regionali, laddove entrino in gioco problemi di competenze in questa materia.

Si pone poi la questione di una base conoscitiva della legislazione regionale e della legislazione nazionale, anche per i cittadini. Il famoso imprenditore di cui parlavo prima dovrebbe sapere qual è lo schermo che ha davanti. Stiamo operando in questa direzione: è possibile reperire le leggi sui siti Internet del Senato e della Camera, ma credo che la possibilità di conoscere le leggi sia affidata alla buona volontà dei singoli organismi regionali, che devono fornircene il testo. Quasi tutti lo fanno, ma non tutti con celerità.

Il quarto profilo è costituito dalla costruzione degli strumenti tecnici presso le regioni, presso i consigli regionali, e si tratta di una questione molto delicata, perché rischiamo di avere un effetto analogo a quello determinatosi con gli statuti comunali, cioè quello degli statuti-fotocopia: si cambia qualcosa, ma i modelli seguiti sono tre o quattro. Naturalmente, così non può essere, ma d’altronde l’attività legislativa sarà molto impegnativa: non so se ad un certo punto vi saranno uffici gestiti da più regioni insieme. Lo si valuterà, ma questa è una questione sulla quale mi sento veramente di richiamare l’attenzione dei colleghi.

Credo che nell’arco di pochi giorni o di poche settimane, prima della fine della legislatura, i Presidenti delle Camere e il Governo dovranno dare attuazione all’articolo 107 della legge finanziaria che stanzia 25 (o 27, non ricordo precisamente) miliardi per l’informatizzazione in rete della legislazione. Non so se i consigli regionali vorranno partecipare a questa banca, ma credo che potrebbe essere utile per avere un quadro generale, complessivo. Tra l’altro, il contributo, “spalmato” su tutte le regioni e le province autonome, non credo sia impossibile da sostenere, e questo ci consentirebbe di disporre di un bacino di utilizzazione davvero importante per tutti i cittadini, cosa che ritengo rilevante.

Si pone infine il problema della vecchia circolare dei Presidenti Iotti e Fanfani sulla legislazione: credo che ormai dovrebbe essere rivista, perché i dati sono completamente cambiati e potremmo porvi mano. Pertanto vi è un piano di impegno anche in questa fase di transizione che riguarda tanto i consigli regionali ed i loro presidenti quanto il Parlamento. Non mi resta che augurare buon lavoro al Comitato: vedremo nel futuro cosa accadrà.

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