RESOCONTO STENOGRAFICO SEDUTA N. 1

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La seduta comincia alle 12.45.

Votazione per schede per l'elezione del presidente.

PRESIDENTE. Cari colleghi, nell'assumere la presidenza provvisoria della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, formulo i più vivi auguri di buon lavoro a tutti noi ed a colui che sarà eletto presidente.
È stata fatta richiesta, da parte delle emittenti RAI e Mediaset, di effettuare riprese televisive della seduta. Il Presidente della Camera ha ritenuto di accogliere tale richiesta limitatamente alla fase di proclamazione dei risultati delle votazioni ed all'insediamento del presidente eletto.
Come sapete, la Commissione è oggi convocata per la propria costituzione mediante l'elezione dell'ufficio di presidenza composto da un presidente, tre vicepresidenti e quattro segretari.
Invito pertanto i deputati Zeller, Folena, Boselli e Bressa al banco della presidenza per svolgere le funzioni di segretari provvisori, con il compito di effettuare l'appello dei componenti la Commissione per ciascuna votazione e, dopo le rispettive votazioni, lo spoglio delle schede.
Avverto che si procederà prima alla votazione per l'elezione del presidente e, successivamente, a quella per l'elezione dei vicepresidenti e dei segretari.
Procediamo dunque all'elezione del presidente. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge costituzionale 24 gennaio 1997, n. 1, risulterà eletto nella prima votazione chi avrà riportato la maggioranza assoluta dei voti, computando anche le schede bianche e nulle. Qualora ciò non si verifichi, si procederà ad una seconda votazione di ballottaggio fra i due candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti.
I senatori ed i deputati, chiamati uno per volta in ordine alfabetico, voteranno nell'apposita cabina e depositeranno poi la scheda nell'urna; al termine di tali operazioni il membro della Commissione che svolge la funzione di segretario chiamerà al voto il parlamentare che segue nell'ordine.
Indìco pertanto la votazione per schede per l'elezione del presidente della Commissione.

(Segue la votazione).


Dichiaro chiusa la votazione.
Constato che hanno votato tutti e che nessun membro della Commissione è assente.
A norma del regolamento, procederò, coadiuvato dagli onorevoli segretari, allo spoglio delle schede.

(Segue lo spoglio delle schede).


Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti: 70
Maggioranza assoluta: 36


Hanno ottenuto voti: Massimo D'Alema 52 (Vivi applausi); Rolando Fontan 6 (Applausi).


Schede bianche: 12.


Proclamo eletto presidente della Commissione l'onorevole Massimo D'Alema, che invito ad assumere la presidenza (Vivi applausi).


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Hanno preso parte alla votazione:

Deputati:

Armaroli Paolo
Berlusconi Silvio
Bertinotti Fausto
Boato Marco
Boselli Enrico
Bressa Gianclaudio
Buttiglione Rocco
Calderisi Giuseppe
Casini Pierfedinando
Cossutta Armando
Crucianelli Famiano
D'Alema Massimo
D'Amico Natale
De Mita Ciriaco
Fini Gianfranco
Folena Pietro
Fontan Rolando
Fontanini Pietro
Mancina Claudia
Marini Franco
Maroni Roberto
Mattarella Sergio
Mussi Fabio
Nania Domenico
Occhetto Achille
Parenti Tiziana
Rebuffa Giorgio
Salvati Michele
Selva Gustavo
Soda Antonio
Spini Valdo
Tatarella Giuseppe
Tremonti Giulio
Urbani Giuliano
Zeller Karl

Senatori:

Andreolli Tarcisio
Brignone Guido
D'Alessandro Prisco Franca
Dentamaro Marida
Dondeynaz Guido
D'Onofrio Francesco
Elia Leopoldo
Fisichella Domenico
Gasperini Luciano
Greco Mario
Grillo Luigi
Guerzoni Luciano
Lisi Antonio
Loiero Agazio
Maceratini Giulio
Marchetti Fausto
Morando Antonio Enrico
Ossicini Adriano
Pasquali Adriana
Passigli Stefano
Pellegrino Giovanni
Pera Marcello
Pieroni Maurizio
Rigo Mario
Rotelli Ettore Antonio
Russo Giovanni
Salvato Ersilia
Salvi Cesare
Schifani Renato Giuseppe
Senese Salvatore
Servello Francesco
Tabladini Francesco
Vegas Giuseppe
Villone Massimo
Zecchino Ortensio

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MASSIMO D'ALEMA

PRESIDENTE. Non intendo tediarvi con un lungo discorso, anche perché credo che avremo occasione di discutere in modo approfondito e serio nel corso di un lavoro che sarà serrato. Ma ritengo giusto ringraziarvi, ringraziare i parlamentari che hanno compreso, al di là delle scelte di voto che poi hanno compiuto, il senso di una candidatura che, pur essendo, con una scelta certamente discutibile e forte, la candidatura di un leader di partito, non ha voluto assumere e non vuole assumere il carattere dell'arroganza bensì quello della assunzione di responsabilità.
Noi siamo chiamati ad una responsabilità, ad un compito importante e difficile. Una responsabilità nella quale si cimenta la nuova classe dirigente del paese, una parte importante di essa, i rappresentanti più significativi delle forze politiche, vecchie, nuove, rinnovate.
Questo paese ha attraversato una crisi difficile, drammatica. Non ne siamo usciti. Ma questo paese si è messo in cammino. L'Italia di oggi non è quella del 1992; il


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Parlamento di oggi non è il Parlamento che ha ceduto sotto i colpi dell'indignazione popolare e delle inchieste. C'è un nuovo inizio.
Il nostro compito è quello di consolidare questo nuovo inizio, di dare un fondamento istituzionale più solido a questa democrazia dell'alternanza, a questo sforzo di costruire una democrazia moderna, europea, aperta al ricambio delle classi dirigenti, che ha cominciato la sua strada.
L'obiettivo fondamentale è quello di riguadagnare una larga fiducia dei cittadini nelle istituzioni, di aprire ad essi le istituzioni, di renderle più vicine ai cittadini e allo stesso tempo di avere istituzioni più forti, capaci di decidere, capaci di garantire stabilità, capaci di riconquistare autorevolezza, quella che si fonda sul consenso e sul diritto e non sull'arbitrio.
Sono convinto che noi ce la faremo e mi sorregge in questa convinzione la certezza che ciascuno di noi è qui per farcela, per dare all'Italia istituzioni rinnovate. Il mio non è un appello retorico a lasciar da parte quel bagaglio di cui ciascuno di noi è portatore: la propria cultura, le proprie convinzioni politiche, il proprio essere parte. Ma vi sono momenti della vita di un paese nei quali gli interessi delle parti coincidono con gli interessi del tutto. Vi sono momenti nei quali è interesse di ciascuna parte una trasformazione della democrazia nella quale ciascuno poi possa concorrere per essere guida.
Un momento così è stata la fondazione della nostra Repubblica: un paese che usciva dalla tragedia della guerra e che ha saputo trovare le energie per avviare una stagione democratica lunga, importante, anche se via via si è consumata. Certo noi oggi non abbiamo alle spalle nulla di così drammatico, né di così esaltante, tragico ma anche appassionante come fu la guerra: la guerra mondiale, la Resistenza, la guerra fra gli italiani.
Questa è certamente una fortuna per la nostra generazione, ma è anche - mi è capitato già di dirlo - qualcosa che rende il compito che abbiamo di fronte persino più difficile, perché non ci appartiene una esperienza storica comune, né un sistema di valori che si siano forgiati nel fuoco di una rottura drammatica, di un'esperienza collettiva. E allora ancora di più qui lo sforzo nostro deve guardare alle istituzioni, alle regole comuni, a quel quadro di regole e di valori condivisi, senza i quali una democrazia non vive, senza i quali - anche qui non dico una cosa nuova - è anche più difficile dividersi: il confronto, necessariamente aspro quando serve ma alto, deve riguardare i programmi, le idee, i progetti per la società.
Vi è largamente una base comune di riflessione. I problemi del nostro Stato sono individuati con una analisi che è largamente comune alle forze politiche: l'esigenza di un forte decentramento di poteri che va nel senso, più o meno accentuato secondo le visioni di ciascuno, di una Repubblica di tipo federale; l'esigenza di un Parlamento più snello, capace di assumere decisioni in un tempo ragionevole, di un sistema legislativo meno affollato e più semplice, di una delegificazione nel senso dei poteri regionali ed in quello di una maggiore autonomia di iniziativa amministrativa del governo.
Vi è poi bisogno di una nuova forma di governo, che tutti, in un modo o nell'altro, vogliamo più saldamente fondata sulla volontà popolare, capace quindi di trarre dal voto dei cittadini le ragioni di stabilità e di coesione che sono necessarie per una grande democrazia europea.
Infine, vogliamo arricchire e ridefinire il sistema delle garanzie, che fu pensato in una democrazia dei partiti e del proporzionale e che deve essere adeguato ad una democrazia del maggioritario, dove tanto più forte è la possibilità di agire di chi vince, tanto più forte deve essere la possibilità di esercitare un controllo e di disporre di un sistema di garanzie, di un potere terzo, capace di sovrintendere alle altre funzioni e di garantire innanzitutto i cittadini, i loro diritti e le loro libertà.
Alle nostre spalle vi è un lungo lavoro compiuto da altre Commissioni, il cui impegno non è stato affatto inutile; un


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lavoro che sarà prezioso per noi perché ci consentirà di non riprendere lo scavo, le analisi, ma di mirare diritti allo scopo. Lo scopo è quello di definire le decisioni e le proposte che il Parlamento esaminerà, di ricercare su esse le più vaste convergenze, di individuare - come forse sarà possibile - i punti di divergenza e di circoscriverli, spero, affinché non facciano fallire lo scopo di presentare al Parlamento ed al paese un disegno di riforma capace di riscuotere il più largo consenso possibile.
Vogliamo anche lavorare in un modo aperto verso la società perché, non mi sfugge, si tratta di dare una risposta possibile all'esigenza di coinvolgimento popolare più largo nel processo di riforma costituzionale, che ha portato diversi tra noi a ritenere che si dovessero adottare altre procedure: questa è la procedura scelta, ma nessuno ci impedisce, nel corso del nostro lavoro, di dialogare con la società, con i suoi rappresentanti e di raccogliere opinioni e proposte senza chiuderci - come si dice con un'espressione che a me non piace, ma che ha fortuna - nel Palazzo.
Sono convinto che ce la faremo; sono convinto che lavorando con pazienza, con fiducia, con coraggio, con il coraggio di ricercare un'intesa, daremo all'Italia istituzioni rinnovate e non verremo meno al compito che il paese ci ha assegnato scegliendoci, non oggi: fare dell'Italia una democrazia più forte e più moderna. Grazie e buon lavoro (Applausi).

Votazione per schede per l'elezione di tre vicepresidenti e quattro segretari.

PRESIDENTE. A norma dell'articolo 1, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1997, sulla scheda per l'elezione dei vicepresidenti potrà essere scritto un solo nome, su quella per l'elezione dei segretari potranno essere scritti solo due nomi.
Risulteranno eletti rispettivamente vicepresidenti e segretari, i senatori e i deputati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti.
Ricordo che, come è già avvenuto nella votazione per l'elezione del presidente della Commissione, i senatori e i deputati chiamati uno alla volta in ordine alfabetico voteranno esprimendo il voto nell'apposita cabina e depositeranno poi le schede - che credo siano state consegnate e comunque possono essere ritirate nei pressi dell'entrata - nelle rispettive urne. Al termine di tali operazioni, il membro segretario della Commissione che precede all'appello, chiamerà al voto il parlamentare successivo.
Indìco la votazione per schede, avvertendo che, per consentire che essa si svolga con maggior ordine, farò procedere alla chiama dei componenti la Commissione.

(Segue la votazione).


Dichiaro chiusa la votazione. A norma del regolamento, procederò, coadiuvato dagli onorevoli segretari, allo spoglio delle schede.

(Segue lo spoglio delle schede).


Comunico il risultato della votazione per l'elezione di tre vicepresidenti:

Presenti e votanti: 70.


Hanno ottenuto voti: Leopoldo Elia 36; Giuliano Urbani 15; Giuseppe Tatarella 13; Rolando Fontan 6.
Proclamo eletti vicepresidenti della Commissione il senatore Leopoldo Elia, l'onorevole Giuliano Urbani e l'onorevole Giuseppe Tatarella (Applausi). Molti auguri.


Comunico il risultato della votazione per l'elezione di quattro segretari:

Presenti e votanti: 70


Hanno ottenuto voti: Marco Boato 38, Fausto Marchetti 37, Francesco D'Onofrio 25, Marida Dentamaro 22, Rolando Fontan 6, Pietro Fontanini 2, Gustavo Selva 1.
Proclamo eletti segretari della Commissione l'onorevole Marco Boato, il senatore Fausto Marchetti, il senatore Francesco D'Onofrio e la senatrice Marida Dentamaro (Vivi applausi). Molti auguri e congratulazioni.


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Hanno preso parte alla votazione:

Deputati:

Armaroli Paolo
Berlusconi Silvio
Bertinotti Fausto
Boato Marco
Boselli Enrico
Bressa Gianclaudio
Buttiglione Rocco
Calderisi Giuseppe
Casini Pierfedinando
Cossutta Armando
Crucianelli Famiano
D'Alema Massimo
D'Amico Natale
De Mita Ciriaco
Fini Gianfranco
Folena Pietro
Fontan Rolando
Fontanini Pietro
Mancina Claudia
Marini Franco
Maroni Roberto
Mattarella Sergio
Mussi Fabio
Nania Domenico
Occhetto Achille
Parenti Tiziana
Rebuffa Giorgio
Salvati Michele
Selva Gustavo
Soda Antonio
Spini Valdo
Tatarella Giuseppe
Tremonti Giulio
Urbani Giuliano
Zeller Karl

Senatori:

Andreolli Tarcisio
Brignone Guido
D'Alessandro Prisco Franca
Dentamaro Marida
Dondeynaz Guido
D'Onofrio Francesco
Elia Leopoldo
Fisichella Domenico
Gasperini Luciano
Greco Mario
Grillo Luigi
Guerzoni Luciano
Lisi Antonio
Loiero Agazio
Maceratini Giulio
Marchetti Fausto
Morando Antonio Enrico
Ossicini Adriano
Pasquali Adriana
Passigli Stefano
Pellegrino Giovanni
Pera Marcello
Pieroni Maurizio
Rigo Mario
Rotelli Ettore Antonio
Russo Giovanni
Salvato Ersilia
Salvi Cesare
Schifani Renato Giuseppe
Senese Salvatore
Servello Francesco
Tabladini Francesco
Vegas Giuseppe
Villone Massimo
Zecchino Ortensio

Sui lavori della Commissione.

PRESIDENTE. L'ufficio di presidenza è convocato per venerdì prossimo alle ore 10.30; invito pertanto i gruppi a designare i loro rappresentanti, in quanto la convocazione è allargata ad essi, per discutere dell'organizzazione del nostro lavoro.
La discussione iniziale sarà, necessariamente, ampia ed impegnativa. Ritengo - non è una convocazione (che spetterà all'ufficio di presidenza), ma un preavviso - che la prossima settimana la Commissione comincierà a lavorare a ritmo pieno: proporrò con almeno due sedute ed in linea di massima, salvo diverse disposizioni, la prima dovrebbe tenersi nella giornata di martedì prossimo. Arrivederci, e che Dio ce la mandi buona, come si dice.


La seduta termina alle 13.55.


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