DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE - S1049
ONOREVOLI SENATORI. - É inaccettabile ritenere che il Governo sia
legittimato a decidere per decretazione sull'impiego di soldati italiani in
scenari di guerra che non minacciano direttamente la sicurezza nazionale,
quale per esempio la Somalia, la Bosnia oppure anche la guerra nel Golfo
contro l'Iraq.
Con la fine della guerra fredda e dell'era bipolare, l'opportunità
di un intervento multinazionale volto a dirimere e pacificare i focolai
regionali che stanno ora divampando un po' ovunque nel mondo e che
minacciano soprattutto le popolazioni civili, nonché le
modalità di tale intervento, sono divenute una tematica che sta
interessando e coinvolgendo l'intera comunità internazionale: si
parla a tale proposito anche di un vero e proprio diritto-dovere di
"ingerenza umanitaria". La mancanza degli equilibri imposti dalle due
superpotenze richiede ora, sempre piú spesso, un'azione
multinazionale e multilaterale in soccorso dei piú deboli e indifesi
e a tutela della sicurezza internazionale.
Tuttavia, una decisione cosí importante quale la partecipazione
del nostro Paese a questo tipo di missioni multinazionali, sia che si tratti
di missioni umanitarie sia che si tratti di operazioni di polizia
internazionale, non puó essere presa senza il consenso preventivo del
Parlamento, come é stato fatto fino ad ora. Bisogna inoltre
considerare che tali missioni militari sono quasi sempre dirette e gestite
da un Comando unificato che non risponde al nostro Governo e al nostro
Parlamento.
D'altro canto, diventa anche sempre piú difficile distinguere le
missioni militari puramente umanitarie, di assistenza e di soccorso ai
civili, dalle operazioni di polizia internazionale, volte piú
specificatamente al ripristino della legalità e dell'ordine
internazionale. Puó infatti accadere, come é stato in Somalia
o in Bosnia, che tali forme di intervento finiscano per coincidere e che il
nostro Paese si trovi coinvolto, specie se la missione é gestita da
un Comando unificato di cui non facciamo parte, in una vera e propria guerra
e in situazioni gravemente in contrasto con i princípi sui quali si
fonda la nostra Repubblica, senza la possibilità per il Parlamento di
intervenire.
É il Parlamento che deve preventivamente valutare
l'opportunità e le condizioni di una partecipazione di soldati
italiani a tale genere di missioni ed essere il garante della loro
conformità allo spirito della nostra Costituzione. Per questo motivo
é stato usato nel presente disegno di legge costituzionale il termine
piú generico di "missioni militari internazionali", in modo da
comprendere ambedue i tipi di intervento militare multinazionale, dall'
embargo navale sul Danubio alla missione umanitaria in Africa. Per
quanto riguarda i rari casi di impiego delle nostre Forze armate in missioni
all'estero senza la partecipazione internazionale, come per esempio
l'"Operazione Pellicano" in Albania, consideriamo ancora sufficiente il
limite posto dall'articolo 11 della Costituzione.
É indispensabile fissare nella nostra Costituzione questo
principio di primato del Parlamento, per adeguarla a una nuova esigenza che
i Costituenti non potevano conoscere, ma che sta profondamente segnando i
nostri tempi.