Onorevoli Colleghi! - La riforma dello Stato in senso federale impone di riconsiderare lo status della sua capitale. In particolare, ci si riferisce all'esigenza di attribuire a Roma forme e condizioni particolari di autonomia legislativa, amministrativa e impositiva sull'esempio di quanto avviene nei principali Stati federali, dove la capitale o le città più importanti godono di forme di autonomia paragonabili a quelle delle singole entità territoriali che compongono la federazione. La proposta di modifica dell'articolo 116 della Costituzione si rende necessaria se si vuole creare una federazione di entità territoriali omogenee, circostanza che non si verificherebbe allorché una di queste, nel nostro caso quella corrispondente all'attuale regione Lazio, ospitasse la capitale amministrativa.
Nel nostro caso l'attribuzione a Roma di particolari forme di autonomia si giustifica da un lato sul piano storico: nessuno ignora come Roma da sempre, tranne che negli ultimi cento anni, abbia avuto particolari forme di governo; dall'altro per l'esigenza di assicurare alla capitale, città d'arte e di cultura, una maggiore disponibilità di risorse finanziarie per amministrare l'immenso patrimonio artistico, culturale ed ambientale che custodisce e per consentirle di competere con le altre capitali europee. Negli ultimi anni, infatti, Roma ha riportato un deficit, rispetto alle altre grandi capitali occidentali, per quanto riguarda i servizi e le infrastrutture. La capitale rischia così di trovarsi esclusa ed in drammatico ritardo rispetto a quanto stabilito dall'Accordo di Maastricht; in questo modo Roma rischia l'emarginazione e dai grandi circuiti europei ormai unificati, e di venire meno, contemporaneamente al suo ruolo storico e naturale di baricentro del Mediterraneo e di ponte verso i Paesi del Medio Oriente.
Pertanto, una visione dello Stato in senso federalista ha bisogno, per realizzarsi compiutamente, di condizioni giuridiche nuove, che permetterebbero di dare impulsi capaci di risvegliare lo spirito di appartenenza ad una città che negli ultimi anni ha visto modificata la propria composizione etnica, sociale e civile. È necessaria quindi un'opera di riidentificazione e di ricomposizione delle identità frammentate nella metropoli, condizione ineludibile per ricostruire una statualità che negli ultimi tempi è andata sempre più scemando, fino a raggiungere livelli preoccupanti di disgregazione e di rifiuto dell'identità nazionale.
Il possibile risveglio delle identità potrebbe favorire sinergie tra gli operatori pubblici e privati perché anche in campo economico ed industriale si crei un clima di fiducia favorevole a investimenti su grande scala indispensabili per il rilancio della capitale. Tutto ciò potrebbe evitare allo Stato centrale, e lo stiamo verificando proprio in questi giorni, di perpetuare una logica già sconfitta dai tempi, cioè quella di un assistenzialismo senza qualità privo di progetto e quindi privo di prospettive che continuerebbe a condannare la capitale ad una condizione di minorità rispetto alle altre capitali europee e alle forme di governo che storicamente si sono date.
La proposta è quella di dotare il governo della capitale non di poteri speciali «concessi» sporadicamente o in occasioni particolari legate ad eventi di breve durata, ma di più poteri in modo durevole e pertanto con procedure aggravate sia di approvazione sia di modifica. Per far ciò occorre dotare la capitale dei poteri, delle prerogative e delle competenze di cui attualmente godono le regioni a statuto speciale. In questo modo il governo della capitale avrebbe tutte le competenze e conseguentemente tutte le responsabilità nell'esercizio dei poteri legislativi e amministrativi. In questo modo avrebbe anche termine il «rimpallarsi» le responsabilità tra i poteri locali e nazionali con reciproche e sterili accuse che non risolvono i problemi, avvelenano i rapporti e creano condizioni ostative per chi sarebbe interessato ad investire nella capitale. È chiaro che in questo modo avremmo un completo rovesciamento dello schema istituzionale previsto dalla legge per Roma capitale: non più poteri speciali finalizzati ad interventi speciali, ma poteri ordinari finalizzati ad interventi atti ad una corretta gestione della cosa pubblica. In conclusione si tratta di iniziare una grande operazione di natura culturale, di natura politica e di natura legislativa: identificarsi localmente per potersi identificare nazionalmente.
|
|
Indice |