Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 833 del 9/1/2001
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(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 2226)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Aprea, alla quale ricordo che purtroppo ha solo un minuto, perché ha utilizzato precedentemente il tempo a sua disposizione in maniera non parsimoniosa!

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, l'onorevole Sestini, del gruppo di Forza Italia, ha avanzato una proposta che ritengo opportuno rilanciare: sarebbe opportuno riportare il provvedimento all'esame della Commissione e riprendere i lavori nel Comitato ristretto, al fine di valutare gli opportuni adeguamenti del provvedimento stesso alle norme che sono state nel frattempo varate. Ritengo necessario, quindi, rivedere il testo base per la discussione (pur mantenendo ovviamente il nostro testo alternativo), proprio perché quel testo è ormai superato dalla normativa che nel frattempo è stata votata in Parlamento, per cui si rischia che la legge nasca già vecchia. Considero pertanto


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davvero poco saggio porre in votazione un testo già superato nel paese e nelle scuole.

PRESIDENTE. Onorevole Aprea, ora ascolteremo il relatore per la maggioranza sulla questione che lei e la collega Sestini avete posto; tuttavia, devo farle presente che la stessa potrà essere compiutamente valutata nella fase successiva di esame del provvedimento, dunque nel pomeriggio.
Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Acciarini.

MARIA CHIARA ACCIARINI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio, in modo non rituale, i colleghi intervenuti del dibattito, perché ho ascoltato tutti con grande interesse ed ho visto emergere con chiarezza le posizioni, il che mi sembra sempre un fatto positivo che rafforza il valore del confronto democratico all'interno del Parlamento.
Colgo l'occasione per ribadire la nostra volontà di migliorare il testo attraverso un'attenta valutazione degli emendamenti che verranno presentati, ma ribadisco altresì (credo di esprimere a tale proposito il parere della maggioranza) di non volere stravolgere il testo, che è ispirato ad una filosofia precisa, illustrata dai colleghi intervenuti nel dibattito ed in precedenza da me stessa tratteggiata nella relazione iniziale. D'altro canto, il carattere d'urgenza del provvedimento è stato sottolineato da molte parti, in particolare dalle associazioni professionali che hanno chiesto una valutazione attenta degli emendamenti, cui senz'altro procederemo: sinceramente, dunque, mi dichiaro estremamente disponibile a valutare gli emendamenti nell'ambito di un lavoro attento in sede di Comitato dei nove, ma mi sembra che un ritorno del provvedimento in Commissione non sia opportuno, proprio perché non è coerente rispetto agli obiettivi che ci siamo posti.
Ho preso anche appunti mentre i colleghi intervenivano e vorrei aggiungere una sola osservazione per la correttezza del dibattito. Onorevole Aprea, smettiamola di rileggere da tutte le parti ciò che ha scritto un esponente dell'ANP, che ha fatto l'elenco degli organi collegiali, peraltro sbagliando; sfido chiunque a leggere nel testo di queste benedette unità organizzative che, probabilmente, comparivano in una delle edizioni precedenti. Questo signore non si è mai aggiornato e voi continuate a ripetere le stesse cose.

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Saranno ventiquattro invece di venticinque!

MARIA CHIARA ACCIARINI, Relatore per la maggioranza. Onorevole Aprea, io ti ascolto quando parli e non interrompo, impara a fare altrettanto.
Aggiornatevi almeno sui fatti. Peraltro, riterrei necessaria una maggiore coerenza perché, leggendo la relazione di minoranza - l'ho notato con piacere - anche per quanto riguarda il rifiuto delle assemblee, degli organismi di partecipazione, viene fatto un elenco assai esteso (manca solo che venga citata l'assemblea di classe del primo aprile o del 30 maggio!) al fine di aumentare il numero degli stessi. Abbiate almeno l'onestà intellettuale di dire che l'articolo 3, comma 5, della vostra proposta prevede: «Il regolamento di cui al comma 1 stabilisce, altresì, ulteriori forme di partecipazione dei genitori, degli studenti e delle associazioni, anche attraverso la costituzione di commissioni, di comitati e di consigli» (Commenti del deputato Aprea). Ma quanti ne avrebbe contati il collega dell'ANP al quale fai riferimento, collega Aprea, se avesse letto con la stessa attenzione questo testo? Quando parliamo di organismi... (Commenti del deputato Aprea).

PRESIDENTE. Onorevole Aprea, la relatrice sta svolgendo la sua replica, non è un dialogo.

MARIA CHIARA ACCIARINI, Relatore per la maggioranza. Sto leggendo il testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Aprea.

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Non è una lettura, è un'interpretazione personale.


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MARIA CHIARA ACCIARINI, Relatore per la maggioranza. Ho fatto solo una domanda: quanti ne avrebbe contati il collega dell'ANP leggendo il comma del suddetto articolo 3. Lo affermo perché vi sia chiarezza per tutti perché, ripeto, credo che solo nella chiarezza si possa lavorare ed anche recepire la preoccupazione di adeguamento del testo alle trasformazioni avvenute e quindi di alleggerimento dello stesso in qualche sua parte che, probabilmente, risente proprio del fatto che nel frattempo si è sviluppato un dibattito. Tuttavia, occorre lavorare nella chiarezza perché solo così tutti possiamo contribuire al miglioramento, diversamente, se si vuole arroccare la maggioranza su posizioni eccessivamente stataliste e legate alle procedure - al di là del senso di queste critiche, che mi sfugge - non si compie quel lavoro corretto rappresentato dal confronto tra i due testi presentati. Non si tiene conto, inoltre, della possibilità di emendare il testo che invece, ripeto, a mio avviso è possibile. Quindi, con chiarezza e rapidità, ringraziando i colleghi per il dibattito svolto, mi dichiaro disponibile ad ulteriori interventi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare la relatrice, ma anche tutti gli intervenuti, per la serenità, la pacatezza e la chiarezza degli interventi, nei quali sono state espresse posizioni in molti punti non convergenti, ma che hanno in ogni caso dato un contributo al fine di comprendere le ragioni del provvedimento in esame. Come è stato sottolineato nell'intervento dell'onorevole Capitelli, esso arriva in termini temporali come ultima tessera del mosaico della riforma...

MARIA LENTI. A distrugge la scuola statale della Repubblica.

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Lenti, un po' di dialettica è sana, ma interrompere il rappresentante del Governo mentre parla non giova alla speditezza.

MARIA LENTI. Signor Presidente, non posso stare zitta!

GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Mentre l'onorevole Lenti mi interrompeva mi è venuto in mente un articolo che ho letto recentemente su Le Monde, che non è proprio un giornale di estrema destra, il quale, nel ventesimo anniversario della marcia di un milione di francesi a favore della scuola non statale, avvenuta nel 1980, sosteneva che quella marcia non è stata tanto importante per la scuola non statale, ma lo è stata moltissimo per la scuola statale francese.
Probabilmente converrebbe riflettere su che cosa significhi oggi scuola pubblica. Del resto, questo provvedimento esprime chiaramente un'idea di scuola che non è quella di mercato. È un provvedimento che rifiuta di ritenere la scuola un semplice servizio pubblico, ma la ritiene giustamente un'istituzione. Il termine «istituzione» non è mai stato usato in maniera così appropriata come in questo caso. Là dove ci sono cittadini che si uniscono con un fine generale, quella è un'istituzione. Il comune è un'istituzione, così come la nuova unità scolastica è un'istituzione e non un semplice servizio e proprio per questo il governo di questa istituzione non può essere manageriale, come in un'azienda, in cui vi è un amministratore delegato, vi sono dei clienti e dei professionisti che si oppongono e sono in contrasto fra di loro.
Come ha detto l'onorevole Voglino, questa è la risposta di una comunità - è stata definita una comunità educante - che si è posta un fine comune e a questo fine, come abbiamo scritto in tanti altri provvedimenti, le componenti cooperano. Cooperare non significa però confondere i ruoli e le funzioni. Per questo è giusto che i soggetti della scuola abbiano ciascuno la propria funzione, che naturalmente concorre allo stesso fine, ma non può mai essere confusa con le altre.


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Credo, ad esempio, che il modesto successo che hanno avuto gli organi collegiali previsti nel 1974, oltre ad essere dovuto ad un handicap di partenza (in quanto tali organi si riferivano ad una scuola priva di autonomia e, quindi, governata dalla circolare, in cui tutt'al più si trattava di interpretare tale circolare per verificare quale piccolo spazio potesse lasciare), fosse dovuto anche al fatto che non erano state definite chiaramente e sufficientemente le varie funzioni.
Ciò ha portato a volte al fatto che la componente dei genitori tendesse ad occupare lo spazio proprio dei professionisti della scuola, cioè dei docenti, e che i docenti ritenessero che i genitori potessero occuparsi soltanto del colore delle pareti da tinteggiare o di cose di questo genere. Ritengo che a ciò abbia contribuito anche il fatto che tali organi fossero troppo pletorici e a tale proposito è giusto il richiamo che ha fatto la relatrice a contenere il numero.
Fra le osservazioni molto interessanti dell'onorevole Napoli, che ho condiviso in larga parte, vorrei ricordare quella in cui ha sostenuto che vi è stata un'apertura nei confronti dei soggetti - ed ha citato i genitori - ed ha poi aggiunto: ove necessario, anche all'esterno. Qui sta la differenza: questo progetto non è autoreferenziale, la scuola non si è chiusa dentro, tant'è vero che al regolamento è stato lasciato il compito di definire tutta una serie di possibili ulteriori aperture. Quindi è benvenuta la presenza di un ente esterno (l'ente locale o la società organizzata che ruota attorno alla scuola), ma ciò non perché lo abbiano stabilito le leggi varate nella presente legislatura ma perché da anni le scuole migliori già operano in questo senso. Non mi stancherò mai di dire che le nuove regole vengono da molto lontano sotto il profilo della cultura e che almeno un terzo delle scuole italiane già applica la riforma che abbiamo semplicemente codificato nelle norme primarie e secondarie. Questa è la ragione per cui qualunque sarà il risultato elettorale della prossima primavera, non si potrà tornare indietro perché - lo ripeto - le migliori scuole da anni si muovono in questa direzione.
Credo che, facendo tesoro dei tanti suggerimenti emersi nel corso della discussione, il testo possa essere ulteriormente limato; mentre non ritengo opportuno un suo ritorno in Commissione, anche in considerazione dei tempi stretti che il Parlamento ha per lavorare. Sarebbe opportuno consegnare questo provvedimento alla scuola, anche perché penso che trascorrerà un arco temporale piuttosto lungo prima che il nuovo Parlamento possa riprendere in mano la materia. A tale proposito mi permetto un suggerimento che mi auguro venga raccolto: trattandosi dell'ultimo provvedimento sulla scuola in questa legislatura, si potrebbe inserire una delega al Governo a provvedere, entro due o tre anni, all'adozione del testo unico...

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Una delega?

GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Sì, delega al Governo che verrà. Onorevole Aprea, lei è sempre preoccupata, ma io voglio assegnare una delega al Governo futuro. Lei ci ricorda sempre che il futuro Governo sarà diverso da questo e quindi, come vede, siamo generosi in questo senso.

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. No, non lo sappiamo! La mia è una speranza!

GIOVANNI MANZINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. La sua è una speranza che spero vada delusa.
Il Governo comunque è disponibile a perfezionare il testo laddove è possibile, mantenendone però le caratteristiche fondamentali.

PRESIDENTE. Il seguito della discussione è rinviato alla ripresa pomeridiana della seduta.

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