Allegato A
Seduta n. 825 del 13/12/2000


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(Sezione 3 - Vaccinazione antiepatite)

CHIAPPORI. - Al Ministro della sanità. - Per sapere - premesso che:
ad un precedente atto di sindacato ispettivo dell'interrogante, circa la decisione del Governo francese di sospendere la vaccinazione della epatite B per i rischi derivanti dalla vaccinazione stessa (n. 5-05228), il Ministro della sanità, in data 6 luglio 1999, ha risposto che le preoccupazioni del Governo francese non erano supportate da adeguate giustificazioni scientifiche (riprendendo un comunicato dell'Oms al riguardo), che la strategia di prevenzione adottata dall'Italia era apprezzata a livello internazionale e che la vaccinazione antiepatite non viene praticata in molti paesi «... non solo per mere ragioni economiche (...) ma anche per la mancanza di impegno e di sensibilità a livello politico, medico e dell'opinione pubblica nei riguardi della medicina preventiva»;
sembrano essere in aumento, invece, i casi di patologie intervenute nei bambini sottoposti al vaccino, nella cui preparazione vengono utilizzate sostanze nocive, come l'alluminio e il mercurio, che provocano grave apprensione dei genitori e di tutta l'opinione pubblica;
riviste mediche, di approfondimento e di informazione, si interessano sempre più al fenomeno, riportando dati, analisi e considerazioni che mettono in risalto la non pericolosità della epatite B e, allo stesso tempo, la pericolosità del vaccino, come nel caso de Il giornale per la protezione della salute che nel numero di maggio 2000 ha pubblicato la perizia formulata dal dottor Barisani, richiesta dalla Corte d'appello di Trieste, sui pericoli e la gravità dei danni genetici e neurologici causati dalla vaccinazione;
il citato giornale paventa, tra l'altro, che l'obbligatorietà della vaccinazione debba essere messa in relazione alla tangente pagata dalla casa farmaceutica produttrice del vaccino all'allora Ministro De Lorenzo, per questo condannato per corruzione -:
se sia in grado di fornire dati, analisi, studi ed altri elementi necessari a definire un quadro dettagliato del fenomeno descritto e di smentire definitivamente le tesi circa la pericolosità del vaccino antiepatite B, al fine di far rientrare il giustificato allarmismo che si sta diffondendo nell'opinione pubblica e, non da ultimo, di chiarire i termini del vergognoso «scambio» avvenuto tra il responsabile della sanità di allora e l'azienda farmaceutica che continua a beneficiare della produzione del vaccino. (3-06684)
(12 dicembre 2000).