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TESTO AGGIORNATO AL 26 OTTOBRE 2000
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge di iniziativa dei deputati Jervolino Russo ed altri: Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari; e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati Cangemi; Napoli ed altri; Teresio Delfino ed altri.
Ricordo che nella seduta dell'11 ottobre sono iniziati gli interventi sul complesso dell'emendamento e dei subemendamenti riferiti all'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 7011 sezione 1).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un attimo di attenzione, hanno chiesto di parlare undici colleghi: i tempi sono limitati ed occorre giungere ad una deliberazione, per cui non verranno estesi; lo dico per la gestione dei tempi da parte dei colleghi.
GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, nella precedente seduta sono stati già esposti dai colleghi Napoli e Manzione i motivi sottostanti alla presentazione della proposta di legge in esame: personalmente, vorrei evidenziare alcuni punti, poiché quella in esame è la terza sanatoria, per il terzo anno consecutivo, che dovremmo prevedere per gli iscritti ai corsi universitari a numero contingentato di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentarie, architettura e diplomi universitari afferenti alle facoltà mediche.
avrebbero dovuto sospendere le iscrizioni o addirittura restituire le tasse a chi le aveva versate, non far sostenere gli esami, ma come spesso succede in Italia, ciò non si è verificato. Cito alcuni esempi: il rettore dell'università La Sapienza di Roma, con proprio decreto, ha regolarizzato le iscrizioni degli studenti del corso di laurea in medicina e chirurgia che avevano sostenuto almeno un esame entro la fine del mese di giugno, mentre ha escluso i ricorrenti iscritti al corso laurea in odontoiatria. Capisco che quest'ultima facoltà abbia necessità di ordine didattico diverse, ma dal punto di vista amministrativo e legale o si devono ammettere tutti o si devono escludere tutti.
l'ingiusto strumento del numero chiuso attraverso il quale si vuole impedire a tanti giovani di scegliere liberamente quale tipo di studi intraprendere».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere a titolo personale le tre ragioni a sostegno di questa legge, per l'ammissione regolarizzatrice dei cosiddetti «ricorsisti».
SERGIO SOAVE. Ricorsisti, Trantino, non riservisti!
PRESIDENTE. Per fortuna c'è il contingentamento che ci salverà, che ci consentirà di andare a dormire...
GIANANTONIO MAZZOCCHIN. Signor Presidente, mi dichiaro totalmente d'accordo con l'impostazione data dal collega Palumbo e trovo del tutto incomprensibili altre affermazioni qui portate a favore dei cosiddetti ricorsisti. Questi signori hanno sostenuto un esame di ammissione e sono stati respinti: tutto si chiude qui. Già nel luglio 1999 è stata pubblica una legge, approvata all'unanimità in Commissione, che prevedeva per l'ultima volta una sanatoria. Non è dunque possibile procedere ad ulteriori sanatorie, altrimenti non ci sarà mai più certezza nella legge perché ci troveremmo continuamente di fronte a nuove richieste di sanatoria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
NANDO DALLA CHIESA. Signor Presidente, a mio giudizio si deve porre attenzione alle questioni sollevate in alcune proposte emendative. Nel nostro paese, come in altri paesi dell'Unione europea, è stato inserito il principio dell'accesso programmato ad alcune facoltà, con l'obbligo di sostenere un esame di ammissione, ma accade - differentemente dal resto dell'Europa - che migliaia di coloro che hanno sostenuto l'esame e sono stati bocciati decidano di fare ricorso, rivolgendosi alla giustizia amministrativa. Inoltre, accade che essi non seguano l'itinerario della giustizia amministrativa ma, ad un certo punto, chiedano il «padrinaggio» politico per ottenere una sanatoria che consenta loro di passare, a tutti gli effetti, un esame che non hanno superato.
In ogni caso, il costume che dura da molto tempo in Parlamento deve essere, a mio avviso, dismesso. Vorrei ricordare che due anni fa approvammo una sanatoria, raccomandando che fosse l'ultima. Vorrei, allora, citare alcune delle frasi affermate dagli stessi onorevoli che oggi ripropongono una sanatoria: «porre fine, una volta per tutte ad una situazione», «colleghi, con il varo del provvedimento in discussione, nessun contenzioso potrà essere aperto nei prossimi anni accademici», «speriamo che in futuro non vi siano più contenziosi derivanti da potenziali iscritti in ragione della legge che stiamo varando»; vorrei leggere, infine, la seguente frase: «a monte di questa situazione, vi era una normativa imperfetta, che abbiamo cercato di sanare con i primi quattro articoli del disegno di legge». Così veniva detto l'anno scorso da parte degli stessi proponenti della sanatoria di quest'anno. Quella doveva essere l'ultima sanatoria; altrettanto dicasi per quella di due anni fa o di quest'anno. Ebbene, ritengo che si tratti di un costume civile da mutare, predisponendo clausole di salvaguardia per gli studenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baiamonte. Ne ha facoltà.
GIACOMO BAIAMONTE. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, non ripeterò la cronistoria che ha fatto il collega Palumbo: i fatti sono noti a tutti, risparmiamo del tempo. Mi rivolgo, però, al signor ministro, perché da quarant'anni sono docente universitario proprio nella facoltà di medicina e so che i problemi sono tanti. Ora, però, dopo che sono stati commessi tanti errori, vogliamo essere severi. Potrebbe essere giusto e potrebbe essere sbagliato: perché allora non facciamo un esame di quello che avviene, con una certa obiettività?
dietro e rivedendo la posizione che ha portato all'apertura a tutti gli studenti. Concludo pertanto esortando il ministro a rivedere le posizioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barone. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DEL BARONE. Speriamo non pochissimo, dato che sono il solo che parlerà per il mio gruppo.
PRESIDENTE. Ho detto poco, poi so che lei è sobrio negli interventi.
GIUSEPPE DEL BARONE. Prima di entrare nel vivo delle argomentazioni, signor Presidente, colleghi, vorrei rivolgermi all'onorevole Mazzocchin che, non ho capito se in termini di sfottò nei confronti dei napoletani o solo per ampliare il discorso, ha usato la frase: «I figli sono piezz 'e core». Non ho capito perché abbia voluto adattare questo tipo di terminologia ad un fatto: evidentemente egli non considera i suoi figli «piezz 'e core»; peggio per lui, non certamente per me, che considero le mie due figlie «piezz 'e core» moltiplicato per 6,28.
dei TAR. Ma quale significato ha tale complicità? Da anni a me che sono medico capita di sentire più facilmente parlare di malasanità che di buona sanità; evidentemente ci sono delle annate piuttosto disgraziate anche per i giudici! Questi sono negativi quando parlano di Tangentopoli; sono negativi quando mandano avvisi di garanzia; sono negativi per ciò che riguarda le carceri; adesso sono negativi anche per i tribunali amministrativi? Ma quale complicità ci può essere? Il tribunale amministrativo aveva detto una cosa che poteva consentire anche un provvedimento di sospensione.
PRESIDENTE. Onorevole Del Barone, la prego di concludere.
GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, concludo anche perché lei è una persona simpatica ma il campanello talvolta è lugubre!
PRESIDENTE. Sono altre le campane lugubri!
GIUSEPPE DEL BARONE. Questa volta chiedo che ci sia un atto di rispetto verso il desiderio dello studio e che non si parli di lobby perché queste non esistono. Non esistono le lobby dei figli dei medici, esistono le lobby dei ragazzi che vogliono dedicarsi allo studio della medicina così come hanno fatto i loro padri.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lenti. Ne ha facoltà.
MARIA LENTI. Presidente, credo che questo provvedimento sia - ed è per la verità - talmente importante da farmi concentrare sull'illustrazione degli emendamenti. Si tratta infatti di un provvedimento atteso, il cui esame però viene rinviato di giorno in giorno, e questo quando ci sono giovani che attendono una sanatoria che è loro dovuta perché il numero chiuso è un'ingiustizia che Rifondazione comunista ha sempre denunciato in Parlamento. Lo facemmo anche l'anno scorso quando alla fine di luglio venne votata una legge il cui articolo 5 prevedeva una sanatoria ma più in generale ribadiva il numero chiuso. Ecco allora che rinuncio al mio intervento perché si possa votare in serata questo provvedimento.
PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Teresio Delfino e D'Ippolito che avevano chiesto di parlare: si intende che vi abbiano rinunziato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.
ALFREDO BIONDI. Presidente, ho ascoltato con piacere gli interventi precedenti, ma intendo riferirmi particolarmente all'intervento del collega Trantino, doppio collega per i motivi che a voi sono noti e per l'attività che svolgiamo fuori di qua.
ALFREDO BIONDI. In questa realtà bisogna procedere con lealtà; non credo sia un problema, caro onorevole Dalla Chiesa, di favorire questa o quella baronia; semmai, è il contrario. Le baronie si manifestano quando il numero è chiuso, quando chi è già dentro sta bene e quando coloro che hanno consentito a chi sta dentro di stare bene, magari fanno anche crescere bene i loro protetti e non certamente nei casi che ho ascoltato. Lo dico sinceramente, non so se sia un fatto ingiusto che un parlamentare ascolti coloro che gli si rivolgono nella sua città. Non vivo nel meridione, «non tengo famiglia» e non credo nemmeno che i figli si debbano definire «nu piezz 'e core»; i cuori pulsano in tutta Italia e ognuno ha il proprio, lo dico al collega Mazzocchin che ha un'interpretazione regionalista dei sentimenti!
insicurezza garantiamo la sicurezza degli altri che si rivolgono a noi pensando di vantare i diritti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bracco. Ne ha facoltà.
FABRIZIO FELICE BRACCO. Presidente, credo che tutti i colleghi che hanno sostenuto la tesi della sanatoria abbiano portato argomenti che contengono un frammento di verità. Si tratta, però, di verità solo parziali, come ammetteva lo stesso collega Biondi nell'ultimo intervento, perché nessuno dei colleghi ha risposto ad una domanda che ora io pongo a tutti: per quale motivo, per la terza volta in questa legislatura, il Parlamento si deve occupare della sanatoria degli studenti che si vogliono iscrivere alle facoltà a numero programmato?
ANGELA NAPOLI. La risposta c'è stata!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Ricordo ai colleghi che già in due altre occasioni abbiamo cercato di rispondere a questa domanda. La questione è semplice: si è costituito un teorema. Ed il teorema è questo: per qualche motivo si ricorre ai TAR, ma non a tutti, perché soltanto alcuni concedono la sospensiva...
ALFREDO BIONDI. Certo!
FABRIZIO FELICE BRACCO. ...e, quando si passa dalla sospensiva al giudizio di merito, essendo ormai non incerta ma certa la normativa in materia ed essendo le decisioni di merito del TAR di rigetto delle richieste dei ricorrenti, scatta la pressione sul Parlamento e sui parlamentari per ottenere la sanatoria. Peraltro si adducono sempre gli stessi argomenti: abbiamo frequentato i corsi, rischiamo di perdere un anno, abbiamo pagato le tasse!
MARIA LENTI. Ma non tutti erano d'accordo.
FABRIZIO FELICE BRACCO. Infatti all'approvazione di quella legge si opposero soltanto, se non sbaglio, i deputati del gruppo di Rifondazione comunista.
MARIA LENTI. Per questo chiediamo la sanatoria!
FABRIZIO FELICE BRACCO. È una posizione legittima, ma io sto rispondendo agli altri.
amministrativa per vedere riconosciuto un diritto, ma nel momento in cui la giustizia amministrativa - qui, collega Trantino, non vi è conflitto - dichiara non sussistere quel diritto, interviene il Parlamento a riconoscerlo. Credo allora che ci stiamo «avvitando» e che stiamo alimentando una situazione paradossale: noi stessi corriamo il rischio di intraprendere un percorso che smentisce tutte le decisioni che questo stesso Parlamento ha assunto in vari momenti.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Quattordicimila!
FABRIZIO FELICE BRACCO. I 14 mila, mi corregge il ministro. O il migliaio di ragazzi che hanno presentato ricorso ma che hanno visto i TAR, nella maggior parte delle regioni d'Italia, respingere la loro richiesta di sospensiva?
ANGELA NAPOLI. Anche l'anno scorso e negli anni precedenti vi era la stessa situazione, ma la sanatoria l'avete approvata!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Colleghi, ho ascoltato con grande attenzione tutti gli interventi, per cortesia.
ALFREDO BIONDI. Facciamone un'altra!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Collega Biondi, poi risponderò anche alla sua osservazione.
proposta dalle università per l'ammissione alle facoltà di medicina ed odontoiatria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti del deputato Del Barone). Mi sembra strano che un rappresentante di primo piano di un ordine venga qui a dirci che, invece, l'accesso deve essere libero, mentre l'ordine dei medici...
GIUSEPPE DEL BARONE. Non ho detto questo!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Allora deve essere libero soltanto per i figli dei medici di Napoli (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo)! Allora dica questo, con grande correttezza...
GIUSEPPE DEL BARONE. Questa è demagogia da tre soldi, si vergogni!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Come la sua, collega Del Barone, ...
PRESIDENTE. Onorevole Bracco, la prego, si rivolga alla Presidenza.
FABRIZIO FELICE BRACCO. ...che rappresenta un ordine (Commenti del deputato Del Barone)...
PRESIDENTE. Onorevole Del Barone, la richiamo all'ordine.
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Non è corretto, non fa qui il presidente dell'ordine, ma il parlamentare.
PRESIDENTE. Onorevole Bracco, si rivolga al Presidente.
FABRIZIO FELICE BRACCO. Certo, Presidente.
GIUSEPPE DEL BARONE. È l'argomento di chi non ha argomenti!
FABRIZIO FELICE BRACCO. Non sono questi, pertanto, gli argomenti.
Ministero; c'è una legge del Parlamento. Il quadro normativo è certo. Certo, nel nostro paese, nel quadro normativo certo (e sono queste le certezze che noi diamo ai nostri giovani), si possono sempre trovare spazi per ricorrere, però io credo che, se il Parlamento riesce a dare una prova di serietà respingendo, da un lato, la sanatoria e chiudendo definitivamente questa storia e, dall'altro, facendosi carico di quei ragazzi che in buona fede sono rimaste vittime di coloro che hanno approfittato di questa loro buona fede, credo che avremo dato un segnale positivo e avremo definitivamente troncato questa vicenda (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei democratici-l'Ulivo e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, vorrei innanzitutto fare una premessa. Mi sembra che in quest'aula, come sulla stampa nelle settimane scorse, si sia strumentalizzata una situazione e si sia effettuato un linciaggio mediatico - come è stato detto da qualcuno - nei confronti di quelle forze politiche che avevano assunto un atteggiamento critico rispetto a questa sanatoria. Non vorrei che, come è accaduto sulla stampa nei giorni scorsi, anche qui in quest'aula si confondesse la discussione sui principi con il riferimento alle persone o ai gruppi politici che sostengono quegli stessi principi. Infatti, va innanzitutto chiarito che questo provvedimento di sanatoria è stato presentato dalle forze di Governo, da forze dell'opposizione e vede contrari una parte delle forze di Governo e una parte delle forze di opposizione. Dunque, c'è una situazione trasversale e, se dobbiamo fare oggi una discussione, questa deve svolgersi sulla base di alcuni principi chiari ai quali questa assise, che è essenzialmente parlamentare e non sede giurisdizionale, si deve attenere.
si deve sacrificare la ricerca di una più concreta giustizia per i singoli casi.
politico dominante dovrebbe essere regolatrice del potere, in questo modo diventa strumento di potere.
Pertanto, il nostro voto sarà favorevole sull'insieme del provvedimento in esame se vi sarà voto favorevole sull'emendamento 1.2 della Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vignali. Ne ha facoltà.
ADRIANO VIGNALI. Signor Presidente, a mio avviso, riduzione del danno significa operare una scelta contraria rispetto a quella di chi dice che la sanatoria non va fatta. Se è vero che ci sono le vittime, dobbiamo essere capaci, sia pure problematicamente, di garantirle e di tutelarle. Le ragioni per le quali ciò avviene non riguardano certo, come ha detto il collega Nando Dalla Chiesa, il «padrinaggio» politico o il voto di scambio e neanche il fatto che vogliamo sostenere che ci sono alcuni figli di medici che da questa procedura verrebbero avvantaggiati. Non posso neanche accettare l'idea secondo la quale la politica interviene su un procedimento giuridico, perché questo avviene in quasi tutte le leggi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, dissento - e me ne duole, per la comune appartenenza e per la grande stima che ho nei suoi confronti - dalla impostazione che l'onorevole Bracco ha dato a questo problema.
essere invocato come una specie di parametro formale, di muro insormontabile, come una sorta di serrata dell'università nei confronti del diritto all'accesso.
Considero l'indicazione dell'onorevole Bracco come la manifestazione di una profonda sensibilità che finalmente irrompe - anche attraverso la voce di chi è contrario - in quest'aula; possiamo, dunque, raggiungere un clima di maggior serenità e sgombrare il campo da considerazioni che hanno avvelenato il confronto. Certo, alcuni deputati di Napoli sono stati avvicinati, ma ciò non è avvenuto nel chiuso di chissà quale stanza o di chissà quale laboratorio criminale; essi sono stati avvicinati nella pienezza della legittimità del loro dovere di interpretare esigenze collettive e sociali. Vi è un'associazione che ha fatto ricorso (con una democratica partecipazione, da fuori, da parte dell'Assemblea) ad una illustrazione a tutti i parlamentari e non solo al parlamentare di riferimento per questo o quel motivo.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Aloi, che aveva chiesto di parlare: si intende che vi abbia rinunziato.
SERGIO COLA. Signor Presidente, non ritengo sia il caso di reiterare le argomentazioni diffusamente e compiutamente esposte da coloro che si sono dichiarati a favore della sanatoria, tra i quali ritengo di annoverarmi. Per la verità, vorrei porre due questioni giuridiche. Una è stata già accennata dagli onorevoli Manzione e Napoli; mi riferisco alla legge n. 264 che, come è noto, è entrata in vigore il 17 agosto scorso, mentre il bando di concorso era datato al 31 luglio precedente. Sono stati esposti, nella migliore delle maniere, numerosi argomenti e le posizioni di coloro che sostengono che, a quel punto, era entrata in vigore una legge che impediva la sanatoria, sono destituite di qualsiasi fondamento di diritto.
FABRIZIO FELICE BRACCO. È un diritto anche accettare le sentenze del TAR!
SERGIO COLA. Onorevole Bracco, i rettori che hanno iscritto i ragazzi, consentendo loro di frequentare le università e di sostenere degli esami, anche loro hanno approfittato di determinate situazioni? Queste supposizioni sono squallide nel vero senso della parola e non fanno onore a chi le esprime.
NANDO DALLA CHIESA. Senz'altro!
SERGIO COLA. Ma, caro Dalla Chiesa, chi prospetta queste ipotesi nefaste deve anche porsi il problema di come risolverle. Noi siamo qui per dare un contributo alla soluzione di queste prospettive nefaste, affinché non si reiteri la situazione che si è verificata anche quest'anno. Allora - mi rivolgo al ministro Zecchino - bisognerebbe stabilire per legge, ancorché vi sia un'ordinanza di sospensiva del TAR, l'obbligo per i rettori di non consentire l'iscrizione degli studenti: tra l'altro, abbiamo avuto rettori che li hanno iscritti e rettori che non li hanno iscritti. Bisognerebbe aggiungere anche un ulteriore passo legislativo per scongiurare che in avvenire si ripetano situazioni del genere: se c'è la volontà, possiamo farlo in Commissione in sede legislativa in un momento. Io sono un penalista, ma esistono determinati tempi in cui definire alcuni procedimenti amministrativi. Si potrebbe allora stabilire, per esempio, un termine di sei mesi perché in primo ed in secondo grado si pervenga ad una soluzione nel merito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO RUSSO. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, sono circa duemila le famiglie italiane che attendono da noi questa sera un atto di giustizia sostanziale: sì, diciamolo con franchezza, anche di clemenza. Ci sono duemila ragazzi ai quali uno Stato - riflettiamo su questo - complicato, iperburocratizzato ha consentito di fatto di avere un accesso a tempo definito, parziale all'università. Allora, cosa accadrà di questi ragazzi, taluni ammessi a frequentare, altri a sostenere un esame, altri ancora a sostenerne di più? Insomma, è un ginepraio difficile da comprendere, dal quale emerge solo un dato, quello di questi ragazzi esposti ad una condizione reale di disagio, ragazzi italiani, ragazzi d'Italia esposti a questa condizione di disagio. Oggi diventerebbero emarginati, espulsi definitivamente da un sano circuito positivo di formazione universitaria. Questa sera decidiamo di emarginarli a vita e pretendiamo un rigore manicheo, talvolta esasperato: perché questa acrimonia khomeinista?
offerta un'occasione di studio per salvare la loro vita professionale, ma anche quella civile. Questo provvedimento non deve e non può essere un provvedimento di parte, ma un atto sostanziale di solidarietà trasversale verso chi ha frequentato con sacrificio l'università ed ha ricevuto anche qualche sberleffo e che oggi si vedrebbe espulso, allontanato, definitivamente emarginato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Castellani. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CASTELLANI. Signor Presidente, intervengo a titolo esclusivamente personale, perché, a mio avviso, su tale questione c'era motivo di contendere politicamente fino alla sentenza della Corte costituzionale che, nel novembre 1998, ha riconosciuto legittimo il numero programmato. Da allora, se qualcuno presenta un ricorso amministrativo esercita un suo sacrosanto diritto, ma deve poi sottostare ai risultati e alle relative conseguenze di tale ricorso, senza chiedere al Parlamento di sovvertire le pronunce della stessa giustizia amministrativa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Democratici).
voterò a favore dell'emendamento sostitutivo presentato dalla Commissione e, sulla base di quanto ho già argomentato, voterò contro ogni forma di sanatoria (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Romano Carratelli, che aveva chiesto di parlare: si intende che vi abbia rinunciato.
FERDINANDO TARGETTI. Presidente, il meccanismo di selezione può essere applicato prima dell'inizio dei corsi o dopo. In Italia, per lungo tempo il meccanismo di selezione è stato applicato dopo, con il risultato che avevamo il maggior numero di studenti ma anche il minor numero di laureati in rapporto alla popolazione. Era un sistema di selezione sicuramente inefficiente. È da tempo che molte forze politiche hanno denunciato questo stato di cose e si è iniziato un percorso volto a modificare questo tipo di selezione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, signor ministro, signor sottosegretario, ho preso la parola non per strappare gli applausi dei colleghi ma per parlare in difesa di quegli studenti definiti giustamente dall'amico Bracco «vittime di speculatori» (lo sottolineo: vittime di speculatori). Su questo sono perfettamente d'accordo con l'onorevole Bracco. Non sono assolutamente d'accordo quando parla di riduzione del danno di queste vittime. Come medico ho sentito parlare in altre situazioni di riduzione del danno e non penso che, nel caso di questi studenti, si possa parlare di riduzione del danno. Se vi sono delle vittime - e non sorrida, onorevole Bracco, perché è una cosa importante -, noi non siamo una compagnia di assicurazioni. Una compagnia di assicurazione deve calcolare l'entità del danno e deve cercare legittimamente di risparmiare sul risarcimento del danno. Noi siamo il Parlamento italiano e dobbiamo legiferare e dare risposte eque - come ha detto l'onorevole Siniscalchi - a queste vittime.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, colleghi, a questi giovani che hanno scritto a molti deputati della VII Commissione e al Presidente della Camera e che si dichiarano vittime della loro illusione e della incompleta ed errata informazione ricevuta, va certamente tutta la mia comprensione e solidarietà. Tuttavia, questi giovani non sono vittime del sistema dei tribunali della giustizia. Ogni giorno nei tribunali civili, penali e amministrativi, i cittadini chiedono provvedimenti provvisori, interinali, assumendo di avere una pretesa e che essa è un diritto; sanno che la domanda al giudice è diretta ad accertare la legittimità e il fondamento o l'illegittimità e l'infondatezza di questa pretesa.
Se questo è il nostro sistema - ricordo che è il sistema adottato in tutti gli Stati del mondo - e se esso si coniuga con un meccanismo di tutela dei diritti fondato su una duplicità di gradi, intervenire per romperlo significa essere consapevoli che soltanto l'eccezionalità e la gravissima ed irreparabile ingiustizia prodotta dal funzionamento del sistema possono determinare un intervento riparatore. Nel caso di specie, però, non si rientra nell'ipotesi della necessità di un intervento riparatore anzitutto perché la sospensiva dei TAR è un provvedimento che tutti i cittadini sanno avere effetti temporanei e limitati e che può essere rimosso, sui cui risultati e sui cui effetti nessun cittadino italiano deve fare compiuto affidamento, perché se si perde, se non si riconosce la fondatezza della pretesa, cade anche il provvedimento interinale.
LUCA CANGEMI. Forse la regola è sbagliata!
ANTONIO SODA. No, la regola è giusta, perché essa vige in tutti i paesi civili ed europei a tutela dei giovani (Commenti dei deputati Cangemi e Malentacchi)... non la vostra, probabilmente... Ed è questa una regola che la Corte costituzionale ha richiamato precisamente nella sentenza del 23-27 novembre 1998, elencando ben 14 direttive dell'Unione europea. La prima è del 1978, la seconda è quella che porta il numero 687... (Commenti del deputato Giordano)
MARIA LENTI. Anche sull'ambiente ci sono numerose direttive europee e voi volete applicare solo queste?
ANTONIO SODA. Se volete fare un dibattito sul numero chiuso, dobbiamo trovare un'altra sede.
strappano le regole, sono fonte di disgregazione della civile convivenza. Questo è l'appello che io mi sento di fare.
LUCA CANGEMI. Perché non lo fai per il lavoro nero.
ANTONIO SODA. Basta! Stia zitto! Chieda la parola e parli.
PRESIDENTE. Onorevole Cangemi, la prego.
ANTONIO SODA. Prenda la parola e dica le cose che vuol dire.
MARIA LENTI. Ma non dalla Costituzione.
ANTONIO SODA. È stata confermata dalla Corte costituzionale, è stata ribadita da questo Parlamento. Ripeto, però, che la questione non è di merito - numero programmato o no - perché qui si tratta di sostenere nel paese la consapevolezza che non vi sono possibilità per eludere le leggi nella speranza che il Parlamento le modifichi, le sani, le completi, le deroghi distruggendo nei cittadini l'affidamento che essi devono avere nell'ordinamento (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Democratici).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Collega Soda: un po' troppa enfasi! Ho sentito parlare di distruzione di un sistema di regole certe di civiltà con toni francamente eccessivi. Io mi riconosco di più in quelli usati dal collega Siniscalchi nell'argomentare le sue opinioni. Ed è per questo che faccio mie le sue osservazioni, evitando di ripeterle. Ribadisco che i deputati del gruppo dei Comunisti italiani voterà a favore del testo originario del provvedimento e contro l'emendamento della Commissione. Infatti, non mi ha convinto il collega Bracco, che pure rispetto e che ho ascoltato con grande attenzione.
anche grazie all'insegnamento e ai corsi che vengono impartiti, le vere vocazioni, e non chiudendo in modo selettivo l'accesso ai corsi universitari. Questo è ciò che è stato scritto e doveva essere uno degli obiettivi. Dobbiamo mettere a regime, dobbiamo costruire fino in fondo e portare avanti queste riforme e questi processi riformatori profondi, per permettere di governare a monte la scelta dell'accesso universitario. Quindi da una parte vi sono i corsi e la riforma dei cicli e dall'altra vi è il decreto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guidi. Ne ha facoltà.
ANTONIO GUIDI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, sinceramente sono stato sempre contro le sanatorie (ci mancherebbe!), però abbiamo visto che questa legge per ora non è stata fatta per essere rispettata. Ho sentito toni forti, estremamente violenti, il richiamo al rispetto della legalità, l'invito a dare il buon esempio: si è poi parlato di evasori delle tasse, quasi di delinquenti o giù di lì. Ecco, credo che bisogna un attimo ripensare a quello che stiamo dicendo: stiamo parlando di circa 2 mila famiglie con ragazze e ragazzi che attendono di poter studiare; forse hanno capito male, sono stati informati male ed hanno fatto ricorso; certo non sono i più ricchi e i più informati, certo non sono tra quelli che possono aspettare o riprovare.
questi 2 mila ragazzi sia data la voglia, la possibilità, la speranza di studiare e, forse, chissà, con il loro esempio di un percorso di studi in salita, ridaremo dignità alla scuola universitaria. Stasera, sinceramente - concludo, signor Presidente -, avrei speso qualche parola in più non tanto su questi studenti, che in fondo vogliono il diritto-dovere di studiare, ma su quello che si sta studiando, sul come e sul dove, perché in alcuni luoghi, anche dove tutto è legale, dove sembra che tutto funzioni bene, tutta questa concretezza dell'insegnamento non la vedo. Allora, ripensando a questi ragazzi, ripensiamo anche ad un corso di studi più coerente con l'attuale realtà e più concreto!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alle 20 vi sarà l'informativa del Governo sugli accadimenti di Venezia ed è convocata la Commissione bilancio, per cui, a questo punto, darò la parola all'onorevole Giordano, dopo di che il seguito del dibattito sul provvedimento in esame sarà rinviato ad altra seduta.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei parlare a nome dei seminatori di illusioni, a titolo personale, perché non vorrei sottrarre in alcun modo altro tempo ai compagni e colleghi del gruppo che seguono il provvedimento. Vorrei, però, rivolgermi ai seminatori di disillusioni, visto che hanno fatto qui l'elogio della legalità ed io provengo dalla stessa cultura antica di chi fa l'elogio della legalità e della certezza della legge e del diritto: vorrei ricordare, quindi, che forse esiste un rapporto tra dinamiche di movimento, iniziativa sociale e possibilità di modificare la legge ed il diritto.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Palumbo. Ne ha facoltà.
Anche quest'anno, come negli anni passati, forse in misura inferiore, circa 3 mila giovani che non avevano superato i quiz di ammissione alle suddette facoltà hanno presentato ricorso ai TAR, per lo più - chissà perché - al TAR del Lazio. La maggior parte, come già rilevato in questa sede, erano stati spinti alla presentazione dei ricorsi da varie organizzazioni che raccoglievano le firme dei ragazzi promettendo loro la sicura iscrizione ai corsi, in quanto i TAR già negli anni passati avevano concesso la sospensiva. Di fatto, omettevano che successivamente il Consiglio di Stato aveva dato parere contrario e che, alla fine, con l'articolo 5 della legge n. 264 del 1999 erano stati ammessi solamente perché in Parlamento è stata fatta una sanatoria per permettere loro di iscriversi.
Questa è la storia. Come era prevedibile, anche quest'anno moltissimi TAR inizialmente hanno concesso la sospensiva e tanti ragazzi sono stati iscritti; ad alcuni non solo è stato permesso di frequentare i corsi, ma addirittura di sostenere esami. Quest'anno vi sono due nuovi motivi: innanzitutto, la maggior parte dei TAR, dopo aver dato parere favorevole e conseguentemente la sospensiva, nelle sentenze definitive, nella maggior parte dei casi emesse a settembre, hanno dato parere contrario, adeguandosi a quello del Consiglio di Stato; in secondo luogo, vi è un problema di ordine amministrativo, sul quale non mi pronuncio: la legge n. 264 del 1999 è stata pubblicata il 17 agosto - come ha già rilevato la collega Napoli - quando i regolamenti per le iscrizioni erano stati già emanati. Nei fatti, le università formalmente non si erano potute adeguare alla legge perché è entrata in vigore successivamente. Si tratta di un aspetto puramente amministrativo, ma in Italia ogni anno succede qualcosa di strano.
Il numero chiuso per la suddetta facoltà è stato già previsto da tantissimi anni; in effetti, a seguito delle sentenze anche definitive dei TAR, moltissime università
Ancora, l'amministrazione dell'università di Tor Vergata, nonostante non fossero stati adottati provvedimenti formali, si è impegnata con i ricorrenti a provvedere alla regolarizzazione delle loro iscrizioni, pertanto gli studenti non si sono ripresentati alle selezioni per l'anno accademico 2000-2001, perdendo anche l'occasione di iscriversi.
L'università di Messina, invece, avrebbe disposto un allargamento di trenta posti per il corso di laurea di medicina e di chirurgia e di quindici per quello di odontoiatria. Su questo punto in particolare ho presentato un ordine del giorno, che poi discuteremo, nel quale evidenzio che si tratta addirittura di un altro aspetto della vicenda. In questo caso, infatti, non si tratta di un problema di ricorsisti, ma di allargamento dei posti disponibili, quindi eventualmente i posti che vengono assegnati successivamente non spettano ai ricorsisti, ma a coloro che nella graduatoria vengono dopo i primi ammessi.
A Milano, invece, nel mese di agosto sono state revocate le iscrizioni di gran parte dei ricorrenti e lo stesso è stato fatto, ad esempio, nella mia università, a Catania, in cui a tutti i ricorrenti è stata revocata l'iscrizione e addirittura sono state rimborsate le somme pagate per la regolare iscrizione all'anno accademico. L'elenco delle stranezze - penso ve ne siano altre che mi sfuggono - potrebbe continuare. Evidentemente tutto ciò si ripeterà ogni anno se, una volta per tutte, non stabiliamo una regolamentazione.
Comprendo - e, credetemi, sono in grande difficoltà - il problema di questi ragazzi che sono stati spinti ad iscriversi; molti hanno studiato, alcuni hanno dato esami, mentre altri hanno solo frequentato le lezioni, e adesso, dopo un anno, essi si vedono esclusi dalla possibilità di iscriversi regolarmente, soprattutto alle facoltà di medicina e chirurgia.
Respingo quanto è stato riportato da un quotidiano importante, il Corriere della Sera - mi sembra da Panebianco -, cioè che il problema riguarda solo le università meridionali. È vero che le percentuali più alte di ricorsisti e di esclusi sono nelle università meridionali, ma ve ne sono anche nelle università del nord e del centro.
Secondo me, il problema va affrontato una volta per tutte. Io voglio aiutare questi ragazzi, ma non mi sento di fare ciò che è stato proposto successivamente anche con alcuni emendamenti, in cui si prevede di ammettere solamente coloro che hanno sostenuto uno o due esami e di escludere coloro che non hanno sostenuto esami, perché le sanatorie - alle quali personalmente sono contrario per principio - non devono riguardare il merito, perché molti studenti non hanno sostenuto esami dato che non è stata data loro la possibilità di farlo, ma, se nelle università fosse stata data loro questa possibilità, probabilmente anche loro avrebbero sostenuto gli esami. Pertanto, non possiamo ammettere coloro che hanno sostenuto uno o due esami ed escludere gli altri. Secondo me, questa sanatoria va fatta per tutti o non va fatta.
In quest'aula si è sbandierato che questa è l'ultima volta che approviamo una sanatoria. In un quotidiano della mia città venerdì scorso è stato pubblicato il seguente articolo : «Ricorsi contro il numero chiuso. Anche quest'anno il circolo universitario di Rifondazione comunista organizza i ricorsi collettivi contro il numero chiuso per i corsi di laurea in medicina e odontoiatria per contrastare
Pertanto, quest'anno facciamo questa sanatoria e l'anno prossimo ne dovremmo fare un'altra. Dobbiamo decidere una volta per tutte se vogliamo adeguarci alla normativa europea, se vogliamo il numero programmato in queste facoltà e se vogliamo davvero approvare questa legge.
Capisco le difficoltà di questi ragazzi e personalmente sostengo che ognuno deve votare secondo la sua coscienza, perché non si tratta di un problema morale. Ritengo che il problema morale si ponga sia votando a favore, sia votando contro questa legge, perché in ogni caso si favoriscono e si escludono determinati soggetti. Io personalmente non mi sento di votare a favore, ma, come ha già detto il nostro rappresentante di gruppo in Commissione, i deputati di Forza Italia hanno libertà di voto su questa legge.
Ciò che mi disturba di più è che anche quest'anno siamo nuovamente di fronte a questo tipo di proposte per ottenere una nuova sanatoria: questo non è concepibile e non è possibile. Allora, cambiamo la legge sulla sanatoria, approviamo altre leggi, dando alle università l'autonomia di stabilire proprie regole per le iscrizioni e di prevedere sbarramenti al primo o al secondo anno, ed eventualmente eliminiamo il numero programmato in queste facoltà (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
La prima ragione è di natura etica: non si possono mutare le regole del gioco a gioco in corso, e non per una ragione formale o di principio, ma perché si incide su un autentico programma di vita. Chi pensa di iscriversi e quindi di avere tutelato il proprio diritto al futuro, si trova improvvisamente, con un'innovazione legislativa, lo sbarramento che non consente la possibilità di utilizzare un percorso sino alla definizione dello stesso.
La seconda ragione è di natura giuridica. Correttezza istituzionale vuole il rispetto dei ruoli. Dal momento che un conflitto inevitabile verrebbe ad innescarsi tra pronuncia dei TAR e volontà del legislatore, ciò porterebbe ad ulteriori motivi di crisi della credibilità delle istituzioni, in quanto si negherebbe una facoltà concessa sino al conseguimento di voti a seguito di regolari esami.
Una terza ragione è di natura politica. La buona politica vuole evitare conflitti che deprimono la fiducia singola e collettiva, e, allora, rispetto ai diritti quesiti e alle legittime attese, noi non possiamo innovare con un colpo di spugna quelle che sono state fino a questo momento regole che hanno predeterminato scelte, e per tale motivo la conclusione vuole che bisogna rimandare alla norma regolatrice, vale a dire alla disciplina della legge n. 264, che prevede il futuro e non penalizza il passato, così ammettendo a continuare i corsi, e, per il futuro, a rispettare divieti di legge.
Per queste ragioni il mio favore motivato è per i «riservisti», cioè per i ricorsisti ammessi con riserva.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mazzocchin, che ha tre minuti. Ne ha facoltà.
Non faccio appello a motivi etici, come quelli appena richiamati, perché si tratta soltanto di obbedire alle leggi che prevedono un numero di studenti contingentato per certi corsi di laurea, quindi o si seguono le leggi o non si seguono. È altrettanto evidente che vi sono interessi sottostanti, compresi quelli degli avvocati patrocinanti presso i TAR (e ne abbiamo avuto sentore nella discussione generale), ma sono assolutamente contrario a che il furbo vinca mentre colui che si è attenuto alla norma di legge paghi per tutti.
Se non funziona il metodo di selezione degli iscritti a medicina e odontoiatria, si chieda di modificare la procedura e non si cerchi invece di recuperare impropriamente chi è stato respinto all'esame di ammissione. Qui non si tratta di cittadini ma di figli che in qualche caso vengono detti «piezz 'e core» (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani e dei Democratici-l'Ulivo).
Ritengo che il meccanismo di accesso sia assolutamente limpido e non lasci spazi per arzigogolare su posizioni specifiche. Ci troviamo davanti ad una popolazione che sapeva quel che stava facendo; quella popolazione sa che il giudizio dei TAR potrà essere contrario nel merito, ma percorre lo stesso quella strada e, con le complicità dei TAR (cercherò di ricordarlo in un prossimo intervento), cerca di ottenere una sanatoria di natura politica: dunque, si segue la via della giustizia, ma si vuole la benedizione della politica prima che la giustizia arrivi! È un fatto di costume: quando si intraprende la via della giustizia amministrativa, si dovrebbe avere la responsabilità di percorrerla fino in fondo: in ciò consiste il diritto e non nel cercare una sanatoria politica!
Signor Presidente, dinanzi alla Camera dei deputati, abbiamo letto striscioni che parlavano chiaro: se non ci date la sanatoria, non vi votiamo più! È la pretesa di qualcosa che non spetta, in cambio del voto o sotto la minaccia di non dare nuovamente il voto ai parlamentari del proprio collegio: non siamo molto lontani dal voto di scambio!
Signor Presidente, sono d'accordo che si debba tener conto del fatto che si sia carpita la buona fede di alcuni di quei giovani; la maggioranza di loro sapevano quel che si stava facendo ed hanno genitori che si sono rivolti ad avvocati, ma prendiamo atto che una minoranza può essere stata ingannata. Pertanto, con un atto di generosità, potremmo estendere a tutti un paracadute che consenta di limitare i danni della mancata sanatoria. In tal senso dispone l'emendamento 1.2 della Commissione, ma possiamo anche prendere in considerazione il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 che riguarda la cosiddetta sanatoria con merito: ovvero, la sanatoria che consentirebbe di rimanere iscritti alla facoltà di medicina a coloro che abbiano conseguito i requisiti di merito minimi per l'assegno di studio.
Per le ragioni esposte, invito l'Assemblea ad approvare l'emendamento 1.2 della Commissione ed il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 mentre, invece, dovrebbero essere respinti i subemendamenti finalizzati a ripetere, per la terza volta, la sanatoria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).
Quando alle facoltà di medicina e di ingegneria si poteva accedere soltanto con il diploma di alcuni corsi di scuola media superiore - mi riferisco al liceo classico ed al liceo scientifico -, la selezione avveniva già in partenza; oggi, invece, consentitemi, in maniera demagogica, vengono iscritti alla facoltà di medicina studenti che hanno anche un diploma che non ha niente a che fare con gli studi classici: mi riferisco, per esempio, al diploma magistrale, a quello del liceo artistico e così via. Allora si cerca di procedere alla selezione prevedendo un numero programmato: ma alcune facoltà, guarda caso (non voglio parlare dei TAR, altrimenti cominciamo con i favori, con le agevolazioni), invece li ammettono con riserva e addirittura alcuni studenti, che ovviamente non hanno superato l'esame di ammissione, vengono ammessi a sostenere esami, a mio avviso in maniera arbitraria, signor ministro.
Perché allora non si prendono provvedimenti nei confronti di queste università? Me lo chiedo e lo chiedo a lei. Né la soluzione mi pare quella che la stampa ha annunciato affermando - non so se corrisponda al vero - che lei penserebbe di compilare un listone nazionale. Tale soluzione porterebbe a delle congruenze. Faccio un esempio: se l'università di Napoli mette a concorso 200 posti e poi nel listone nazionale 300 o 400 studenti napoletani risultano ai primi posti, quelli in esubero rispetto ai posti esistenti nell'università di Napoli dovrebbero andare fuori sede? Questo non mi sembrerebbe giusto, perché alcuni potrebbero non essere in condizioni di sostenere le spese. Ripeto, sono tutti interrogativi che mi pongo, caro ministro. Allora, cerchiamo di porre rimedio ricorrendo a selezioni particolari, ossia facendo la selezione non al momento dell'ammissione, ma dopo i primi corsi, in maniera molto seria, avendo anche l'accortezza - mi scusi se insisto su questo punto - di selezionare i corsi di scuola media superiore che consentono di accedere ad alcune facoltà, tornando in
Per quanto riguarda la sanatoria, se l'abbiamo concessa gli altri anni, non dico di essere buoni, ma propongo di concederla anche quest'anno; tuttavia, cerchiamo di individuare rimedi seri per questa situazione, anche perché abbiamo constatato che, con l'aiuto dei TAR e il favore di alcune persone - mi consenta - poco serie, il tutto viene risolto sempre favorendo i furbi e non agevolando coloro i quali hanno veramente studiato e che hanno fatto le cose in maniera seria.
Onorevole Del Barone, le ricordo che ha poco tempo a disposizione.
Sempre prima di entrare nell'argomento, vorrei dire al mio amico onorevole Palumbo che il fatto che abbia saputo che ci sono avvocati che incentivano la presentazione di ricorsi non significa nulla. Il ricorso su un qualsiasi argomento è un atto che sta a cuore agli avvocati e non li considero colpevoli per questo: una cosa è parlare del ricorso basato su chissà che cosa e un'altra è parlare di una sanatoria che in questo caso non è tale. L'amico Dalla Chiesa ha letto un intervento di qualcuno di noi in una passata discussione sull'argomento e, caro Dalla Chiesa, per il rispetto che ho verso di te, non ho alcuna difficoltà ad affermare che, forse, quelle parole le posso aver dette anch'io, ma l'ho fatto perché non sapevo che la legge, pubblicata il 17 agosto, di fatto, ha creato uno spazio per un ulteriore ricorso - l'ultimo, questa volta - visto che si contrappone a determinazioni universitarie scadute il 31 luglio.
Ci siamo così trovati dinanzi ad una norma che, a mio modo di vedere, consente di parlare di continuità della legge e non di una sanatoria ex novo, perché questa sanatoria non è tale.
Il ministro Zecchino, al quale mi legano 30 anni di amicizia, di cui sono onorato, in una discussione che definirei tête-à-tête - nel significato più virile della parola -, mi ha detto che non voleva si confondesse la decisione dell'uomo Zecchino con quella del ministro Zecchino: ritengo che con l'uomo Zecchino possiamo andarci a prenderci un caffè e parlare delle cose più diverse, ma il ministro Zecchino deve rispettare determinate cose. Ebbene, quando il ministro Zecchino il 5 settembre ha bloccato gli esami, per la faccenda della busta in Sicilia, spostandoli al 25 - gli stringo la mano e lo ringrazio -, ha forse contemporaneamente tenuto conto che nei corsi precedenti le buste arrivavano dieci giorni prima, venivano aperte e passavano per le segreterie?
Quale sostanza di sicura onestà avevano quegli esami, ora che si vuole legiferare in chiave «cattiva» contro questi giovani che hanno perso, ma che avrebbero anche potuto vincere, se le strade che sono state percorse non fossero permeate di qualcosa di aureo, sul quale non voglio dissertare anche se è sicuramente così? Questi sono dati di fatto precisi.
Onestamente non mi aspettavo che un deputato che ha un cognome così illustre ed è così capace, tale è indiscutibilmente, se me lo consente, l'amico Nando Dalla Chiesa, parlasse addirittura di complicità
Quando sento dire che si potrebbero accettare le cose che sono state prospettate dal Presidente ed anche dall'amico Soave, come possiamo pensare che si salvano i ragazzi che hanno sostenuto un esame, o peggio ancora quei ragazzi che ne hanno sostenuti due quando a Napoli - facciamo nomi e cognomi così non ci sbagliamo - nel rettorato presieduto dal rettore Grella è stato accettato il ricorso del TAR e i ragazzi sono stati iscritti ai corsi? Per essere completo, diciamo così, nella diagnosi, dirò che si è visto che la vittoria del Consiglio di Stato contro il TAR è stata fatta valere per alcuni ragazzi e non per altri. Per cui, ci troviamo dinanzi ad una dissonanza che mi fa parlare non di melodia ma di musica dodecafonica.
Per quanto riguarda l'altra università dove il rettore è Tessitore, dirò che ai ragazzi non è stata consentita l'iscrizione ai corsi. Per amor di Dio, non parliamo di queste cose perché, se ne parlassimo, entreremmo in una cacofonia assurda e non daremmo niente a nessuno!
Se io fossi un capo lobby ne sarei onorato. Sono un medico che per quarant'anni ha esercitato socialmente la sua professione a 60 mila lire l'anno per assistito!
Colleghi, approviamo quest'atto di giustizia e diamo ai giovani la possibilità di intraprendere una strada che amano. Per piacere non facciamo gli avvocati azzeccagarbugli e diciamo semplicemente che questo voto significa un «sì» di giustizia, un premio all'amore che questi giovani hanno per la laurea in medicina e chirurgia (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
L'onorevole Trantino ha individuato tre punti che, a mio modo di vedere, sono insuperabili. Il primo ribadisce che le regole non devono essere cambiate quando la partita è in corso e quando le aspirazioni si manifestino in termini di equivalenza rispetto alla realtà precedente che ha consentito le iscrizioni dopo la sanatoria.
I giovani che sono venuti da me mi hanno raccontato che si sono iscritti, che hanno dato l'esame, che l'hanno superato e che ora tutto ciò dovrebbe decadere. Potrei forse aver capito male; è qui presente il ministro Zecchino - che stimo e di cui sono amico - che, se ha preso un provvedimento, lo avrà certamente meditato. In secondo luogo, il diritto quesito - come è stato definito dal collega Trantino - deriva da una situazione giuridica che, nel frattempo, ha consentito l'accesso e la sottoposizione dei giovani ad uno o più esami, come mi è stato riferito.
In terzo luogo, faccio riferimento al contrasto che può esservi tra legislatore e Parlamento. Il Parlamento deve sanare questo contrasto, facendo ciò che gli compete, proprio perché si tratta di una legge di sanatoria che non ha la caratteristica della definitività. Anche nel Vangelo c'è scritto che gli ultimi saranno i primi e non è detto che, avendo approvato due sanatorie, la terza non debba essere consentita per le stesse motivazioni. Bisognerebbe eliminare le cause, non incidere sugli effetti negativi!
Venendo poi all'argomento della simpatia che gli avvocati avrebbero per questa materia che consente loro di fare le cause al TAR, ribadisco che essi fanno queste cause perché hanno il dovere di tutelare chi si rivolge loro. Oppure gli avvocati dovrebbero stabilire ciò che il TAR dovrà decidere o quale sarà l'accesso che i diritti o gli interessi dei cittadini devono avere nei confronti dei giudici? Onorevole Dalla Chiesa, mi pare strana l'idea che lei ha dell'avvocatura. Voltaire diceva che gli avvocati sono «coscienze a prestito»; forse è un po' ironico, ma l'essenziale è avere la coscienza e prestarla a chi ne ha bisogno! Certo, se il prezzo è usurario, nel senso che ci si approfitta del bisogno altrui, la cosa non va. Ecco perché mi permetto di dire - e do ragione alla collega Lenti che è contro il numero chiuso - che anch'io sono contro il numero chiuso. Credo che tutti abbiano diritto di accedere alle professioni cosiddette liberali, compresa la medicina, avendo di mira la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni. Sono figlio di un professore di matematica; se avessi seguito i consigli di mio padre, avrei fatto il prefetto, il giudice o qualcosa di più sicuro che lui gradiva. Ho preferito fare l'avvocato e credo che con questa
Ecco, questa volta si sono rivolti a me, non come avvocato, ma come deputato (non sono un avvocato amministrativista) e mi hanno detto: ci troviamo in queste condizioni, abbiamo avuto una sanatoria precedente, ci siamo iscritti, abbiamo sostenuto gli esami ed ora ci vogliono nuovamente cacciare. Questa mi pare una cosa non buona, non giusta e non fonte di salvezza (Applausi).
Ricordo ai colleghi che il 2 agosto del 1999 abbiamo approvato una legge che avrebbe dovuto chiudere definitivamente questa vicenda che peraltro era in parte chiusa.
Quella legge venne approvata a seguito di una serie di precedenti decisioni, a cominciare da quella della Corte costituzionale del 27 novembre 1998, con la quale la suprema Corte stabilì che non era vero quanto sostenevano i TAR, cioè che la normativa era incerta: essa era invece definita, anche se il Parlamento avrebbe dovuto intervenire per regolare definitivamente la materia. Conseguentemente venne approvata la legge alla quale facevo riferimento del 2 agosto 1999.
Ciò significa che già dal novembre 1998 era chiaro che vi era un regolamento ministeriale, riconosciuto legittimo dalla Corte costituzionale, che aveva la sua efficacia e che avrebbe dovuto chiudere definitivamente la vicenda. Così, invece, non è stato per quanto riguarda le sospensive, ma è stato per i giudizi di merito. Infatti, a cominciare dal TAR del Lazio, che è stato il più generoso nel concedere sospensive, i giudizi di merito sono stati tutti di rigetto.
Ci troviamo di fronte, dunque, ad uno strano paradosso: si ricorre alla giustizia
Ai colleghi che, per principio, sono contrari al numero programmato (non al numero chiuso), ricordo che esso è previsto limitatamente ad alcune facoltà e che è stato introdotto in conseguenza di una direttiva comunitaria. Infatti, la legge che abbiamo approvato lo scorso anno lo conferma in alcune facoltà - medicina, odontoiatria, veterinaria ed architettura - proprio sulla base di una direttiva europea e non solo per volontà del Parlamento.
Mi chiedo: tutti gli argomenti sono validi, ma quali ingiustizie si commettono? Si commette un'ingiustizia nei confronti dei ragazzi che hanno ottenuto la sospensiva, ma coloro che sono stati esclusi, i 17 mila ragazzi esclusi con la selezione e che non hanno fatto ricorso?
Contro i soggetti indicati non si commette un'ingiustizia?
Aggiungo un ulteriore elemento. Ricordo ai colleghi che la legge dell'agosto dello scorso anno, la n. 264 del 1999, stabilisce che le facoltà definiscono il numero degli studenti ammessi sulla base di un rapporto fra studenti, docenti, spazi disponibili, strumentazione a loro disposizione. È chiaro che se oggi saniamo, rendiamo più difficile l'accesso agli studenti di domani perché si verificherà quanto è già avvenuto quest'anno alla facoltà di odontoiatria dell'università La Sapienza di Roma, dove non vi era alcun posto a disposizione degli studenti perché erano stati tutti occupati dai sanati dell'anno precedente. Si commette un'ingiustizia, pertanto, non solo nei confronti degli esclusi di oggi (Applausi), ma anche di coloro che domani vorranno accedere a queste facoltà.
Non ricorriamo, allora, all'argomento della giustizia o dell'ingiustizia, che in questo caso, essendo materia nella quale di ingiustizie ne sono state compiute tante...
Lo ripeto, siccome ne sono state compiute tante di ingiustizie, credo che l'obiettivo di questo Parlamento e di un Parlamento democratico sia ridurre il danno. A mio parere, oggi non dobbiamo interrogarci su argomenti giuridici, perché non ne esistono, collega Trantino; infatti, non abbiamo cambiato le regole del gioco in corso d'opera, non esiste un pronunciamento definitivo dei TAR se non nel senso di un orientamento di rigetto della sanatoria, non esiste conflitto fra la giustizia ed il Parlamento. Si tratta, pertanto, di argomenti giuridici inesistenti, così come non esistono gli argomenti addotti dal collega Del Barone, che appartiene all'ordine dei medici che vorrebbe una restrizione molto più rigida di quella
Dicevo che il collega Del Barone rappresenta un ordine che ripetutamente ha chiesto al Parlamento e al Governo di intervenire con restrizioni ulteriori, perché denuncia l'eccesso di medici in questo paese.
Sicuramente, in questa vicenda vi sono delle vittime, che sono gli studenti che ingenuamente ed in buona fede hanno accettato sollecitazioni ripetutamente denunciate anche in quest'aula dalla collega Napoli e che tutti hanno potuto leggere nella lettera inviata dal portavoce dei ricorsisti; si tratta di vittime dell'azione di alcuni, che hanno cercato di speculare su una storia che si ripete da anni. Lo ripeto, soltanto in questa legislatura saremmo alla terza sanatoria.
Dobbiamo ridurre il danno di tali vittime e far sì che quest'anno non sia del tutto perduto per gli studenti che hanno ottenuto la sospensiva, che essi non vedano negata la possibilità di ottenere la sospensione dal servizio militare, che non perdano le borse di studio e che possano essere iscritti ad un secondo anno di corso. Credo che vada in questo senso l'emendamento presentato dalla Commissione, che intende proprio ridurre il danno esistente in una situazione che, lo ripeto, di ingiustizie ne presenta molte. Vi sono, poi, altri emendamenti che ritengo debbano essere in qualche modo sostenuti.
Ci si dice che la sanatoria o è sanatoria o non lo è; non può esserci una sanatoria di merito. Siamo d'accordo, però esistono situazioni particolari come quelle che ci venivano qui illustrate dall'onorevole presidente Biondi, di studenti che pure hanno dimostrato, al di là della prova selettiva, di avere delle capacità. Questi studenti che hanno dimostrata tale capacità, sostenendo degli esami, io credo che possano ricevere in questo caso un'attenzione da parte del Parlamento.
In conclusione, signor Presidente, credo che non si tratti di tornare a parlare di giustizia e di ingiustizia. Il problema deve essere reciso definitivamente. Ci sono pronunce ormai chiare della Corte costituzionale, dei TAR e del Consiglio di Stato; c'è un regolamento del
Certamente, le vittime di questa situazione sono gli studenti. Leggendo le e-mail pervenute al nostro sito Internet - molti hanno scritto a sostegno delle tesi in quanto ricorsisti (preferirei la dizione di ricorsisti a quella di riservisti) -, ho ricevuto il messaggio di uno studente che mi ha particolarmente colpito. L'ho trascritto e dice così: in astratto, ogni provvedimento di condono o sanatoria, o simili, si pone inevitabilmente ai limiti della stretta legalità. La legittimità di queste misure risiede proprio nella necessità di temperare il carattere generale ed astratto della norma giuridica di fronte a situazioni di fatto che, se disciplinate applicando in modo rigoroso la norma stessa, potrebbero dare luogo ad iniquità ed ingiustizie.
Quindi, siamo d'accordo che la questione centrale - come è stato detto - è l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, le regole certe, i principi regolatori dello Stato di diritto. A questo proposito (citando dei riferimenti di dottrina), vorrei sottolineare che il diritto positivo soddisfa la fondamentale esigenza di certezza e assicura inoltre più concretamente l'uguaglianza dei cittadini - direi che questo è un aspetto fondamentale -, così che la sottoposizione di tutti ad uno stesso complesso normativo costituisce il mezzo più adeguato per garantire ad ognuno la realizzazione concreta del proprio diritto. L'applicazione del diritto è collegata per sua essenza a giudizi di valore e nella gerarchia di questi valori se ne riconoscono alcuni che devono essere tenuti come superiori, ma nel riguardo di questi valori - so che può essere un po' noioso, ma faccio riferimento ad un testo scritto per non essere ripetitivo - non troviamo soltanto principi di più profonda eticità rispetto alla vita, alla libertà e così via. Altri principi sono collegati alle esigenze della sicurezza sociale, che è un bene di primaria importanza per tutti. A quest'ultimo valore, costantemente presente nell'ordinamento giuridico moderno, si riallacciano la certezza delle fonti ed il principio di non retroattività delle leggi. Ora, è di comune esperienza che, perseguendo il bene della sicurezza, non di rado
Poste queste premesse, permettetemi di sottolineare alcune tappe che hanno preceduto il provvedimento per spiegare le perplessità della Lega nei confronti di gran parte delle proposte di modifica presentate (almeno quelle che riformulano la sanatoria, ad esclusione di quelle della Commissione e dell'onorevole Mazzocchin). Vorrei ripetere i riferimenti e le tappe cronologiche che hanno anticipato questa ennesima sanatoria, perché penso che certi colleghi (alcuni me li hanno chiesti anche in questo momento) non abbiano ancora ben chiari i precedenti, che fanno anche capire i principi cui dobbiamo ispirarci per le nostre decisioni ed il voto che esprimeremo.
Con la legge 19 novembre 1990, n. 341, recante la riforma degli ordinamenti didattici universitari e successive modificazioni, è stato introdotto il numero chiuso in alcune università, demandando al ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica il potere di limitare l'accesso ai corsi universitari, nel rispetto dei limiti e degli indirizzi legislativi nazionali e, vorrei sottolineare, soprattutto comunitari. È stata già citata la sentenza n. 383 del 23 novembre 1998, già in vigore nel momento in cui i ricorsi di cui stiamo discutendo sono stati presentati, con la quale la Corte costituzionale ha riconosciuto legittima la limitazione allo studio per le facoltà che richiedono un'esperienza pratica.
Dopo l'emanazione della citata sentenza, il ministro dell'università ha emanato una circolare, a seguito della quale le singole università hanno provveduto ad una sanatoria per l'anno accademico 1997-1998, regolarizzando gli studenti ammessi con riserva, anche se in un quadro complessivamente incerto data l'eterogeneità dimostrata nei comportamenti dai singoli senati accademici. A seguito della suddetta pronuncia della Corte costituzionale, che invitata il Governo ed il Parlamento a disciplinare la materia in via legislativa in modo compiuto, il Governo presentò un disegno di legge, poi approvato, divenuto legge 2 agosto 1999, n. 264, che ha regolarizzato le posizioni degli studenti universitari fino al 31 marzo 1999. Tuttavia, la citata legge n. 264, entrando in vigore il 17 agosto 1999, successivamente all'emanazione dei bandi di iscrizione, fissata per prassi al 31 luglio 1999, ha di fatto dato vita ad un nuovo contenzioso collettivo contro i provvedimenti di esclusione innanzi ai tribunali amministrativi regionali: è già stato ricordato nella discussione generale, quando è iniziato l'esame dell'articolo 1 e vorrei ricordarlo anche oggi per tutti i colleghi che sono chiamati al voto.
I ricorsi sono stati presentati, quindi, in vigenza di una legge che ribadisce i principi stabiliti da una precedente sentenza della Corte costituzionale. In alcuni casi, comunque, i TAR, soprattutto quello del Lazio, come è stato già ricordato, hanno concesso la sospensiva dell'esclusione determinata dal numero chiuso. Ed ecco, appunto, il provvedimento di sanatoria e, come abbiamo già detto, le perplessità della Lega rispetto alle proposte di modifica che prevedono di nuovo la sanatoria: si tratta del modus operandi cui si fa ricorso ormai da diversi anni, che consente l'accesso a studenti che non hanno superato la prova selettiva, estende l'ammissione ai corsi di laurea non ai primi esclusi in ordine di graduatoria ma a coloro che hanno presentato ricorso, con una geografia nazionale molto discutibile, di cui mi occuperò successivamente, dà luogo a disparità di trattamento, danneggia gli studenti meritevoli, non favorisce un ottimale svolgimento dei corsi universitari.
L'atto legislativo quale fonte di diritto, la legge come norma, quella che noi siamo qui chiamati a dare, deve contenere comandi generali ed astratti, secondo le caratteristiche del diritto oggettivo, però, come in questo caso, sono sempre più frequenti le leggi-provvedimento, con le quali il potere legislativo interviene concretamente sui singoli rapporti della vita della società. Osserviamo, anzi, che nello Stato moderno la legge, che nel significato
Vorrei sottolineare il fatto che nella discussione di oggi ho sentito parlare molti avvocati e vorrei ribadire che qui non siamo in una sede giurisdizionale, ma in un'assise legislativa e credo che tali aspetti dovrebbero essere tenuti presenti. Certo, ve ne sono alcuni, concreti nella fattispecie, che riguardano problemi degli studenti ammessi con riserva, rispetto ai quali possiamo comunque intervenire. Mi riferisco, ad esempio, alla decadenza delle previdenze ai meno abbienti, alla possibilità del rinvio del servizio militare per gli studenti maschi, alla possibilità di iscrizione al secondo anno delle altre facoltà. Si tratta di problemi che, però, possono trovare una soluzione, come dicevo, anche se chi si è iscritto con riserva si è assunto il rischio di tale scelta, resa possibile dalla sospensiva dei TAR. Ecco il senso dell'emendamento 1.2 della Commissione.
Vorrei ricordare - credo che successivamente lo farà anche qualche altro collega - che, a parte i riferimenti a qualche gruppo politico che di questo tema si è fatto portatore, vi sono organizzazioni professionali che stanno facendo volantinaggio per raccogliere i ricorsi degli esclusi di quest'anno. Vogliamo ricordare il discreto giro di affari degli studi, come qualcuno ha ben definito «la filiera avvocatizia», che incitano all'azione legale: circa 2 milioni a ricorso. Dobbiamo dare un segnale a questi professionisti, ma anche all'università, nel rispetto dell'autonomia, ma anche nel rispetto del principio di equità - non può accadere che l'università La Sapienza di Roma regolarizzi le iscrizioni dei ricorrenti ed altre università non facciano lo stesso -, nel rispetto del principio di parità di trattamento che deve valere per chiunque e dovunque. Mi riferisco, ad esempio, al caso già citato del commissario di Palermo, il quale si è richiamato ad una prassi del passato, di cui tutti sapevano, nell'apertura della busta dei quiz prima dell'esame di selezione. Ciò non deve più accadere. Quello che diamo oggi è anche un segnale alla politica, perché non si possono incitare i cittadini ad una specie di voto di scambio - di questo si è trattato in questi giorni - invitandoli a fare manifestazioni di piazza. Anche in questo caso si sono strumentalizzate le posizioni politiche perché alcuni slogan andavano contro la Lega nord; le incitazioni sono venute da parlamentari che fanno parte di forze di Governo e sappiamo che, nel caso di specie, il Governo è contrario alla sanatoria. Vi è dunque un'estrema contraddizione e una strumentalizzazione della discussione in atto.
È già stato detto che l'anno scorso le forze politiche, nel votare il precedente provvedimento di sanatoria, hanno affermato che sarebbe stato l'ultimo; così gli studenti, che si sono incontrati con il Governo nelle settimane precedenti il varo provvedimento, si sono assunti l'impegno di non organizzare più i corsi in forma collettiva contro le esclusioni. Si dice, però, che oggi siamo in assenza delle prerogative definite dalla legge n. 264 in rapporto, ad esempio, alla non adeguata istruttoria della potenzialità delle sedi. Se è così, comunque, siamo in costanza di vigenza del principio costituzionale per cui lo Stato si impegna a tutelare gli studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi. Pertanto, se vi devono essere variazioni nelle iscrizioni alle facoltà a numero programmato, queste devono seguire l'ordine di merito stabilito dalle graduatorie; se, invece, si intende rimettere in discussione il sistema di selezione, rifacciamolo, rivediamolo, oppure, molto più intelligentemente, lasciamo definitivamente questa discussione al sistema amministrativo perché si tratta di un procedimento amministrativo. Anche perché sono in gioco la credibilità della politica e la trasparenza delle procedure parlamentari. O siamo qui per affermare il principio della parità di trattamento, quindi dell'equità e dell'eguaglianza, oppure per sostenere le ragioni di chi si è fatto convincere dai più scaltri, principio che non condividiamo e che non intendiamo sostenere.
Le tre ragioni per le quali è opportuno sostenere la sanatoria sono scritte molto bene nella lettera che l'unione degli universitari ci ha mandato la settimana scorsa. La prima di esse è che, a partire dal mese di settembre, tutte le sentenze di merito depositate dai giudici di primo grado stanno rigettando, senza eccezione alcuna, i ricorsi degli studenti. Quindi, alla luce di questo nuovo orientamento, per il nuovo anno non sarà possibile alcuna legge di sanatoria; pertanto, quella di quest'anno, se approvata, sarebbe veramente l'ultima.
Per quanto riguarda poi l'emendamento approvato a maggioranza in Commissione, che in qualche modo tenta di recepire una parte delle esigenze dei ricorrenti, nella lettera dell'UdU si sostiene che questa misura è inadeguata allo scopo, perché, per quanto riguarda gli obblighi di leva, in molti atenei sono state annullate le iscrizioni degli studenti anteriormente alla data di inizio della prima sessione di esami utile e, quindi, per questi studenti non sarà possibile il rinvio della leva.
Per quanto riguarda poi le borse di studio, laddove siano stati ottenuti risultati positivi, esse potranno certamente essere concesse per quest'anno accademico, ma non lo saranno più per i prossimi anni.
Infine - da ultimo ma non ultimo motivo -, molti studenti in diverse università italiane non hanno potuto sostenere alcun esame di profitto, quindi, da questo punto di vista, per loro non può valere alcuna regola, anche di sanatoria parziale.
Per tutte queste ragioni, la legge di sanatoria, che certo scontenta qualcuno e presenta elementi di ombra, secondo me è il minor danno possibile nella situazione data e quindi, da questo punto di vista, penso che vada approvata (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Mi rifaccio ad un intervento che ho svolto in Commissione su questa difficile, complessa e sofferta materia. Speravo che, così come è accaduto in Commissione, fosse lasciata maggiore libertà nell'espressione del voto, senza ricorrere all'appropriazione diretta della libertà di voto su questa materia, per il profondo rispetto che ho nei confronti del mio gruppo.
Ho preso parte a questa scelta - per la quale mi sento assolutamente tranquillo - che non definisco la scelta della sanatoria, ma la scelta di una soluzione equa di un rilevante problema sociale, di un problema che oscilla tra un esaustivo riconoscimento del diritto allo studio e i limiti di un provvedimento di legge, quello sul numero chiuso, che possiamo anche riconoscere giusto, perché certamente ha un fondamento di giustizia, ma che non può
Io ho apprezzato tutti gli argomenti che sono stati portati per stabilire che cosa prevalga, se un provvedimento legislativo libero o l'interpretazione di quel provvedimento del Parlamento alla luce di decisioni giurisdizionali. Mi pare di dover respingere con fermezza tutto quel vento di sospetto che ha accompagnato le prese di posizione di molti di noi, quel vento di sospetto che è culminato in un articolo molto aristocratico ma poco convincente scritto dal professor Angelo Panebianco e pubblicato sul Corriere della Sera.
Si tratta di scelte davvero sorprendenti ed elitarie. Qui siamo di fronte ad un grande problema sociale che riguarda centinaia e centinaia di studenti, che riguarda centinaia di famiglie, che riguarda una platea di persone, non so se più vasta nel sud o inesistente nel nord, e francamente sono turbato da queste impostazioni di separatezza assoluta di un problema così rilevante. Qui si tratta di stabilire se, senza infrangere nessuna sacralità legislativa, senza infrangere nessuna sacralità costituzionale, sia possibile tentare ed operare una soluzione che - lo dico con molta lealtà - non so neppure se sarà l'ultima. Io non pianterei bandiere inesorabili, perché quando la legge non prevede una possibilità di sviluppo o di adeguamento - la cosiddetta norma transitoria - è chiaro che si verificano situazioni come questa: giudizi del TAR, sospensive, eccetera. Credo di non dovermi porre l'interrogativo: non c'è nessuna decisione definitiva da parte del Consiglio di Stato in questa materia sicché stiamo discutendo qui quasi a voler superare determinati dettati legislativi che, non si sa perché, devono essere ritenuti prevalenti nei confronti di un'interpretazione che ancora non c'è stata.
Allora, si può fare o no, si può provare o no questo subemendamento all'emendamento soppressivo delle proposte di legge firmate da deputati di tutti gli schieramenti presenti in quest'aula, una delle quali reca le firme dei colleghi Jervolino Russo, Vozza e Tuccillo? Io ritengo che non solo si possa, ma si debba fare. Vorrei che si superasse la cultura del sospetto che viene agitata da qualcuno come se si fosse portatori di chissà quali interessi lobbistici in quest'aula; magari questo fosse un interesse lobbistico, ma ve ne sono tanti quando, per esempio, dobbiamo vigilare nei confronti di leggi-fotografia o quando dobbiamo fare attenzione nei confronti di una tendenza ad approvare una legge per risolvere una situazione conflittuale dal punto di vista degli interessi rilevanti. Io non credo - e lo dico con grande convinzione morale ma anche con pienezza di partecipazione tecnica, con pienezza di coscienza parlamentare - che si possano suscitare questi drammi.
Il numero chiuso ha creato questi problemi e forse era inevitabile che li creasse, forse si doveva prevedere un andamento a scalare dell'entrata in vigore della legge. Io non sono un amministrativista e quindi, almeno sotto questo profilo, credo di poter rivendicare la libertà del mio esercizio professionale, che non si intreccia assolutamente con i venti di sospetto che ho sentito sollevare in quest'aula anche nei confronti dei legali che hanno fatto il loro dovere, come giustamente ha osservato il collega Biondi, quando hanno presentato i ricorsi, ma i tribunali amministrativi hanno o non hanno dato le sospensive? Qui si parla di trucchi, si dice che gli studenti, le famiglie e i legali avrebbero preso in giro la giurisdizione amministrativa. Mi pare assurdo e inconcepibile. D'altra parte, che il problema sia forte lo dice lo stesso autorevole onorevole Bracco quando propone una soluzione che a mio avviso potrebbe - quella, sì - avere profili di incostituzionalità, perché si potrebbero privilegiare delle fasce nei confronti della totalità degli aventi diritto.
Già una separazione si è verificata tra coloro che hanno avuto accesso al ricorso e coloro, che non chiamerei «riservisti» (è una parola di gergo militare) bensì «ricorsisti», i quali non hanno avuto tale accesso. Che facciamo a questo punto?
A questo punto, credo vi sia quanto basta non solo per tranquillizzare le nostre coscienze, ma anche per essere definitivamente sereni sull'opportunità di accedere ad uno strumento che - lo ripeto per l'ennesima volta - non rappresenta una sanatoria «perdonista» o «condonista»: Quanti condoni sono stati realizzati nel nostro paese? Quelli sì, sono discutibili! Qui, invece, si tratta di attuare una soluzione di diritto transitorio che consenta di risolvere un problema riguardante studenti anche molto meritevoli; infatti, molti degli studenti iscritti con riserva (aventi, dunque, diritto all'accesso e all'esame) hanno superato vari esami e nei loro confronti, a questo punto, non si saprebbe che cosa fare.
Signor Presidente, approverò con tranquilla coscienza le proposte emendative (tra cui il mio subemendamento 0.1.2.3) che consentiranno a quella grande fascia di aventi diritto, di cittadini, di uomini e donne della nostra Repubblica di accedere al completamento dei corsi universitari nelle facoltà di medicina e di odontoiatria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cola, al quale ricordo che il proprio gruppo ha 9 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
In questo momento, però, vorrei riferirmi alle strabilianti affermazioni dell'onorevole Bracco, che ha fatto riferimento a lobby e a gruppi che volevano approfittare di chissà che cosa. Vorrei ricordargli che il ricorso al TAR è un diritto riconosciuto, se non sbaglio, dalla legge; il TAR che provvede con sospensiva è stato influenzato...
Semmai, il discorso è un altro. Qui si è parlato tanto, ma secondo me non si è affrontato il problema più importante, ossia che anche il prossimo anno potrebbe reiterarsi una situazione analoga...
Ecco le proposte che a mio modo di vedere potrebbero evitare per l'avvenire il ripetersi di queste situazioni. Ma prospettare, come ha fatto lei, onorevole Bracco, e come ha fatto l'onorevole Dalla Chiesa, questa iattura dell'approvazione della sanatoria ed anche che tutto questo si possa reiterare, senza proporre soluzioni per sventare tale possibilità, mi sembra assolutamente poco costruttivo. Se infatti non porremo mano davvero a questa proposta di legge che io in maniera molto disadorna vi ho prospettato, l'anno venturo ci troveremo punto e a capo. Ma intanto, i vostri rilievi risolvono il problema morale, onorevole Bracco, dello studente che ha una legittima aspettativa, che non gli è stata data dai prepotenti o dai profittatori di turno, ma dagli organi di giustizia amministrativa? Ci sono tanti e tanti studenti che hanno sostenuto uno, due o tre esami, magari anche con notevole profitto, magari prendendo trenta. Allora, accogliere la soluzione di respingere la proposta e soprattutto presentare emendamenti che sono una vera e propria presa in giro significherebbe offendere tanti giovani che vogliono solamente accedere allo studio e lo fanno nella più perfetta buona fede e, speriamo con profitto, in avvenire (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Si eliminino semmai le cause di questo stato di cose: non si tratta di una sanatoria con valutazione di merito, come qualcuno vorrebbe. Semmai si tratta di un'occasione reale di speranza per ragazzi italiani desiderosi di studiare. Sì, desiderosi semplicemente di studiare e niente altro, ai quali è stato consentito un percorso, per quanto accidentato, agevolato da norme e tribunali del nostro paese.
Sono favorevole a questo provvedimento nel suo valore essenziale di tutela dei giovani ai quali deve essere oggi
A cosa servono emendamenti che determinano una condizione di arbitrio dei limiti? A cosa servono le discriminazioni nell'ambito del disagio? A nulla, se non a creare ulteriori condizioni di emarginazione. Questo il motivo per cui voterò a favore di questo provvedimento e di quegli emendamenti che terranno conto del dato essenziale di questi ragazzi oggi esposti ad una condizione di reale disagio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Ogni iniziativa di sanatoria in questo campo provoca più ingiustizie e sperequazioni di quante cerca di rimuoverne. Si pensa ai molti giovani, in numero assai più elevato rispetto a quello dei ricorrenti, che non essendo riusciti a collocarsi in posizione utile nelle graduatorie hanno accettato il risultato, non hanno presentato ricorso e si sono iscritti ad altro corso di laurea. Cosa diciamo a questi giovani? Che hanno sbagliato a credere nella certezza della legge? Che il Parlamento premia i furbi che magari vengono in graduatoria dopo di chi non ha presentato un ricorso (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Lega nord Padania e dei Democratici). Quale messaggio lanciamo approvando questa sanatoria ingiusta, sperequativa e diseducativa (Applausi del deputato Roscia)? E non mi si venga a dire che questa è l'ultima volta: lo abbiamo già detto lo scorso anno e mi risulta che anche in questi giorni ci sono lobby che in alcune università stanno già promuovendo ricorsi sulle prove di ammissione del settembre scorso.
C'è soltanto un modo per far finire questa situazione e spezzare questo circolo vizioso (ricorso, sospensiva, revoca della sospensiva, sanatoria): quello di far capire che il Parlamento non si presta più a sanatorie (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Lega nord Padania e dei Democratici).
Tenete conto, colleghi, che queste continue sanatorie compromettono anche la programmazione e l'organizzazione delle università, intasando in modo disordinato alcune sedi che non avranno la possibilità, nei prossimi anni, di accogliere nuovi iscritti nei corsi a numero programmato.
Credo che il Parlamento debba tener conto anche degli interessi e degli aspetti generali del sistema universitario oltre che di quelli individuali. Peraltro, poiché alcuni dei ricorrenti possono essere stati spinti ai ricorsi da chi intende lucrare con una pubblicità ingannevole nella loro buona fede, pare opportuno adottare un provvedimento che riduca i disagi in cui sono incorsi anche a causa delle opposte pronunce dei due gradi di giustizia amministrativa, per quanto riguarda la sospensiva.
A questo scopo la Commissione ha proposto un emendamento che è stato già illustrato dall'onorevole Bracco. Credo che questa sia la soluzione più equa, per cui
Ha chiesto di parlare l'onorevole Targetti. Ne ha facoltà.
Negli Stati Uniti il rettore di Stanford ha detto che non è l'industria ad essere il settore nel quale gli americani sono superiori al resto del mondo e nemmeno la finanza, ma l'università. Uno dei meccanismi - non certo l'unico - che porta alla loro superiorità è anche la serietà nei meccanismi di selezione.
Il diritto allo studio non è un diritto a qualsiasi accesso perché questo significherebbe un diritto per ogni individuo di disporre di risorse sociali scarse (le strutture delle facoltà di medicina) che devono essere allocate laddove il ritorno sociale sia più elevato.
Se c'è una facoltà in cui è necessario il numero programmato, questa è quella di medicina, più ancora che il DAMS e veterinaria. All'estero ci si stupisce che quasi nessuno dei nostri laureati in medicina abbia visto un malato! Il diritto di ognuno determina un costo per tutti. Per questo motivo, credo, la Corte costituzionale si è espressa favorevolmente sulla costituzionalità del numero chiuso, del numero programmato. Quindi chi si è iscritto sapeva che ci sarebbe stato il numero chiuso e che il provvedimento era costituzionale. Il TAR ha dato la sospensiva e poteva benissimo farlo, ma chi si è iscritto lo faceva a suo rischio. Ci si voleva mettere davanti al fatto compiuto, ma proprio per questo credo che la sanatoria non vada concessa.
Caro onorevole Biondi, per eliminare le baronie il numero chiuso deve essere eliminato dopo la laurea e introdotto prima della laurea. Questo è esattamente il percorso opposto a quello auspicato - così sembra - da alcuni colleghi.
L'ennesima sanatoria vanificherebbe lo sforzo di rigore e di riforma del sistema di selezione che con difficoltà stiamo portando avanti. Inoltre, la sanatoria di quest'anno indurrebbe altri TAR a concedere altre sospensive, a creare altre aspettative, richiedendo così in futuro altri interventi del Parlamento, per cui il problema non si risolverebbe mai.
Invito tutti i colleghi, ma soprattutto quelli della maggioranza a votare contro la sanatoria fiscale. Siamo stati contro la sanatoria fiscale e il centrosinistra non ne ha fatte; siamo stati contro la sanatoria edilizia e il centrosinistra non ne ha fatte, dobbiamo quindi avere lo stesso comportamento anche nei confronti di questa sanatoria (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Onorevole Targetti, lei ha ricordato che abbiamo detto «no» a sanatorie per l'evasione fiscale; in quel caso parlavamo di evasori fiscali, di persone che hanno arrecato un danno allo Stato italiano. In questo caso, parliamo di persone che sono state definite «vittime» anche dall'onorevole Bracco: vittime di speculatori - come lui ha detto - o dei tribunali di Stato che hanno dato loro un riconoscimento. Allora, se sono vittime, chiedo che il Parlamento abbia il coraggio di votare; se sono vittime, bisogna esprimere voto favorevole sul provvedimento al nostro esame; se non lo sono, dobbiamo respingerli. Penso che questi studenti siano delle vittime - come ha detto anche l'onorevole Bracco -, pertanto, invito tutti i colleghi ad esprimere voto favorevole perché è l'unica maniera per risarcire questi studenti.
Vorrei terminare il mio intervento ripetendo parole che ho già pronunciato in sede di discussione sulle linee generali. È vero che esistono le lobby denunciate dal professor Panebianco e le sto vedendo in azione in questo Parlamento; sono lobby trasversali a tutti i partiti che vogliono un'università elitaria. Sono assolutamente contrario a tale impostazione: questi studenti sono figli di persone e di famiglie certamente non abbienti perché, se lo fossero, sarebbero riusciti certamente ad entrare nelle facoltà di medicina; se fosse respinta la proposta di legge al nostro esame, questi studenti perderebbero il diritto allo studio perché non avrebbero la possibilità di ripetere un anno ed essendo studenti fuori sede, perderebbero il diritto ai pasti e alla residenza in collegi universitari.
Mi opporrò con tutte le mie forze a tutto ciò perché è strumentale sostenere che, approvando questo testo, si innescherebbe il prossimo anno un ulteriore provvedimento. Non è vero perché sappiano tutti quanti che, da un punto di vista giuridico - vi sono persone molto più competenti di me nel Parlamento -, con tutti i giudizi negativi che sono stati dati finora sulla questione, sicuramente non vi sarà più questa possibilità.
Chiedo pertanto solamente una cosa: giustizia per questi studenti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Molti cittadini, nei campi del lavoro, urbanistico, commerciale, chiedono provvedimenti nella consapevolezza che la misura richiesta abbia un carattere temporaneo e che l'affidamento a tale provvedimento non sia totale, non sia pieno, non sia compiuto; infatti, in seguito il giudizio di merito accerterà definitivamente se quella pretesa, diretta ad ottenere nell'immediato un provvedimento provvisorio ed interinale, fosse legittima o meno.
Collega Cola, non è il rettore che non deve ottemperare al provvedimento di sospensiva del TAR, ma è il cittadino che, quando adisce il TAR per ottenere un provvedimento immediato e temporaneo, deve avere la consapevolezza che si apre per lui una partita che può risolversi bene o male.
Non dobbiamo far passare il principio che, nei diversi campi, non solo in materia universitaria - al riguardo la preoccupazione deve essere grande in questa Camera -, un cittadino singolo o associato, una corporazione, un gruppo di interessi, un gruppo di pressione rivendichi una pretesa (in buona o in malafede, sapendola fondata o non fondata), chieda ed ottenga un provvedimento provvisorio ed interinale e poi gestisca gli effetti di esso in maniera tale da esercitare una pressione sul Parlamento affinché, scardinando il sistema, approvi una sanatoria sotto la parvenza dell'esistenza di una vittima o di plurime vittime, in realtà, di una propria illusione o, meglio, di una propria totale e radicale sfiducia nei confronti del sistema; è questo il messaggio che l'Assemblea deve trasmettere a tali giovani.
Voi, prima di essere medici, dovete avere consapevolezza delle regole di un paese civile (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e dei deputati del gruppo misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani), delle regole della convivenza. Quando ci si rivolge ad un TAR e si chiede un provvedimento, fatto salvo il suo esito, si deve essere consapevoli che, se si perde, quel provvedimento non produrrà e non potrà produrre nessun altro effetto.
Non vi è la preoccupazione che un fatto del genere si ripeta l'anno venturo, ma che se un Parlamento, che già ha fatto uno strappo lo scorso anno, si avventura nella ripetizione di tali strappi delle regole...
Noi saremmo davvero cattivi maestri, legislatori inaffidabili se, tutte le volte che approviamo una legge, ciascun cittadino può pensare che, non rispettandola e trovando un qualche giudice che provvisoriamente gli dà ragione, interverrà poi il Parlamento con provvedimenti successivi per cambiarla, per derogare, per strappare quella legge. Così saremmo seminatori di illusioni e le illusioni, quando si
Gli studenti interessati - lo ripeto - hanno tutta la mia solidarietà e spero si trovino altre strade affinché non perdano un anno di studi ed in questo senso dichiaro la più ampia disponibilità mia e di tutti coloro che hanno espresso contrarietà al provvedimento. Resta il fatto che non possiamo continuare a distruggere un sistema di regole certe, di civiltà e di giustizia...
Francamente non sarei intervenuto, ma ho sentito troppe osservazioni infondate in campo giuridico. La legittimità del numero programmato è sancita dalle leggi dello Stato, a partire da quella approvata nel novanta.
Ritengo non si possano penalizzare gli studenti. Sono stati richiamati tutti i problemi nati a seguito della sentenza della Corte costituzionale, però alcuni TAR hanno concesso delle sospensive. E non si tratta di premiare i furbi né di distruggere regole di civiltà.
Non si possono penalizzare degli studenti, stante il meccanismo del ricorso ai TAR utilizzato in questo sistema universitario. Non voglio però neanche eludere un problema. Non è vero - onorevole Soda - che è fuori tema. Anche se è stato votato il numero programmato, questi fatti, i ricorsi, il disagio rispetto all'accesso ai corsi universitari, dovrebbero farci riflettere su come è stato impostato, su come viene praticato, su cosa è oggi il numero programmato e quale sia il suo contesto.
Colleghi, ho una grande convinzione: ritengo che l'accesso all'università, e non solo alla scuola dell'obbligo, sia per tutti una grande conquista storica. Per principio non sono contraria a un numero programmato, ma sono contro il numero programmato che di fatto si è andato a definire con questo tipo di sistema universitario. Mi spiego (qui mi rivolgo al Governo): noi abbiamo votato due provvedimenti importanti: il decreto sul servizio sanitario nazionale e l'università e quello sulla riforma dei cicli. Credo che la scelta di favorire i giovani verso la speranza e la certezza del futuro vada fatta a monte con la riforma dei cicli, con la scuola dell'obbligo, per favorire e suggerire,
Anch'io mi sono iscritta alla scuola di medicina e sono stata relatrice su questo decreto complicato su cui si è scatenata una polemica asperrima sul rapporto tra il servizio sanitario nazionale e l'università. Per dare certezza rispetto a un'idea di progresso sociale e anche di che cosa è l'università come volano di una idea stessa di civiltà, vogliamo dire che lì non si sono manifestate le spinte verso i bisogni dei giovani per garantire loro sbocco professionale e qualificazione, ma si è visto come ci siano spinte autoreferenziali interne all'università che non rispondono ai bisogni degli studenti. Tali spinte autoreferenziali proliferano come le scuole delle facoltà di medicina in base agli interessi dei «baroni». Allora, ci sono da fare tante cose: portare avanti questi processi riformatori a monte, costruire risposte certe anche rispetto alla carenza delle strutture dell'edilizia universitaria.
Non possiamo pensare di governare questa bandiera moderna e importante del numero programmato con una visione riduttiva, e quindi che il numero programmato è in relazione allo stato attuale delle strutture universitarie. Esse invece vanno corrette, vanno migliorate e potenziate.
Per questi motivi, dopo aver ascoltato tutti gli argomenti validi, sapendo che ci sono dei problemi, siamo contro il cosiddetto business dei ricorsi, ma sapendo innanzitutto che vogliamo dare risposte certe a questi studenti che hanno scelto di accedere all'università per il loro futuro e anche per difendere una università che sia moderna per una idea vera di progresso sociale, che garantisca le conquiste storiche delle forze democratiche di sinistra per l'accesso per tutti, non solo alla scuola dell'obbligo, ma anche all'università (Applausi dei deputati del gruppo Comunista).
Diciamoci la verità, signor Presidente, anch'io ho insegnato all'università e ci tornerò: quante volte i corsi universitari sono istituiti ad hoc, non per lo studio ma per il potere di chi crea i corsi! Ritengo, allora, con molto rispetto per l'università (che dovrebbe essere non l'università degli esami ma l'università degli studi, quindi della ricerca, della possibilità di avere rapporti con il paziente, troppo paziente nel caso dei corsi di medicina), che questa voglia di legalità che serpeggia sia corretta; i toni, però, sono troppo enfatici, poiché ritengo che, più che di una sanatoria, si tratti di ridare speranze a ragazzi che non vogliono rubare ma vogliono studiare. Sono ragazzi a cui forse stasera, o domani, con un comportamento troppo drastico che salva le nostre coscienze legalitarie, ma non il loro futuro, potremmo togliere la speranza.
Penso, allora, che molto opportunamente Forza Italia abbia chiesto la libertà di voto: io chiedo, trasversalmente, che a
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
Stiamo parlando di un provvedimento che riguarda ragazzi che hanno fatto sacrifici, che sono dentro l'università, che sono incappati nelle logiche che noi aborriamo, quelle del numero chiuso.
Si parla di certezza del diritto: sì, onorevole Soda, la certezza del diritto vale solo ed esclusivamente contro i deboli perché voi, all'articolo 65 della legge finanziaria, di quella certezza del diritto fate carta straccia, quando ad esempio dite alle imprese che evadono i contributi che si deve fare una sanatoria. Di questo si tratta (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-Progressisti)! Lo farete perché siete convinti che quei ragazzi non hanno la possibilità di modificare la certezza del diritto. Le imprese, al contrario, hanno questa possibilità di modificare la certezza del diritto. In quest'aula la certezza del diritto? Onorevole Soda, questa è l'aula in cui non si è stati chiamati a discutere della guerra, ma di quale certezza del diritto andate parlando, voi qui (Applausi dei deputati del gruppo di misto-Rifondazione comunista-Progressisti)? Qual è il rapporto tra movimenti e certezza del diritto, di cosa state parlando? Vi ricordate della certezza del diritto solo quando dovete farla pagare a qualche studente che è incappato nelle maglie del numero chiuso? Scusate, noi saremo forse seminatori di illusioni, ma onestamente contro questi seminatori di illusioni troverete una ferma battaglia democratica (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-Progressisti)!


