Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 764 del 18/7/2000
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 168-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 , nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 168-B sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Garra. Ne ha facoltà

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, intervengo sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 3, come modificato dal Senato della Repubblica. Le mie considerazioni valgono anche per gli emendamenti presentati all'articolo 5.
Con l'articolo 3 viene introdotto, nell'assetto dello statuto speciale per la Sardegna, l'istituto dell'elezione diretta del presidente della giunta e vengono apportate modifiche ad alcune disposizioni statutarie. In particolare, con le votazioni


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avvenute in quest'aula il 25 novembre 1999 venne approvata la proposta di legge costituzionale al nostro esame che recava, per lo statuto per la Sardegna - ma lo stesso discorso si può fare per lo statuto della regione Friuli-Venezia Giulia -, una fondamentale modifica all'articolo 54, quarto comma, del medesimo statuto. Per la regione Sicilia, per la Valle d'Aosta e per il Trentino-Alto Adige vi è la possibilità di modificare, d'intesa con la regione, il regime finanziario, nonché gli assetti del demanio e del patrimonio di quelle regioni; invece, in base all'articolo 54, quarto comma, dello statuto per la Sardegna è possibile, con legge ordinaria dello Stato, modificare le disposizioni finanziarie e quelle sul demanio e sul patrimonio «sentita la Regione». Analoga disposizione si rinviene all'articolo 63, secondo comma, dello statuto del Friuli-Venezia Giulia.
Ciò posto, con disposizione di cui alla lettera q) del comma 1 dell'articolo 3 della presente proposta di legge costituzionale, la locuzione: «sentita la Regione» era stata sostituita dalla seguente: «d'intesa con la Regione». Analoga modifica era stata approvata alla lettera p) del comma 1 dell'articolo 5 in riferimento all'articolo 63, secondo comma, dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia (si vedano gli emendamenti Fontan 5.1, Migliori 5.2 e Frattini 5.4, a pagina 15 del fascicolo degli emendamenti).
La Camera dei deputati aveva così inteso imprimere una connotazione decisamente federalista - o, se si preferisce, di regionalismo compiuto - ai rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione sarda per un verso e tra lo Stato e la Regione Friuli-Venezia Giulia per un altro.
Ebbene, il Senato della Repubblica ha operato un arretramento netto alla spinta innovativa deliberata da questa Assemblea. Con la soppressione della lettera q) del comma 1 dell'articolo 3, relativo allo statuto speciale per la Sardegna, e della lettera p) del comma 1 dell'articolo 5, relativo allo statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, i testi degli articoli dei citati statuti, attualmente in vigore, sono rimasti invariati. Sorprende l'ipocrita motivazione fornita alla negativa svolta impressa dall'altro ramo del Parlamento.
La pretesa giustificazione data dalla maggioranza del Senato è stata ieri ripetuta nel corso della discussione generale dal sottosegretario Franceschini. La maggioranza sostiene che non è giusto che alle regioni Sardegna e Friuli-Venezia Giulia venga data una lira in più perché ogni lira in più data alle predette regioni diventa una lira in meno destinata ad altre regioni a statuto ordinario. L'argomento è pretestuoso e falso: è lo Stato che con legge ordinaria dà mezzi finanziari sia alla regione Sardegna sia alla regione Friuli-Venezia Giulia ed in atto lo Stato deve solo sentire dette regioni.
Gli emendamenti all'articolo 3 al nostro esame vogliono che la legge ordinaria dello Stato venga preceduta dall'intesa con la stessa regione. In altre parole, con il meccanismo del «sentita la regione» le risorse finanziarie della stessa regione ben potrebbero essere diminuite.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, onorevole Migliori, onorevole Fontan, sta parlando il vostro collega vicino a voi.

GIACOMO GARRA. La ringrazio, Presidente.
Non è invece vero il reciproco, ossia se viene sancito sul piano costituzionale che la legge ordinaria va deliberata d'intesa con la medesima regione, non per questo la regione sarda - e lo stesso vale per la regione Friuli-Venezia Giulia - avrà una lira in più ed altre regioni avranno una lira in meno; niente affatto, se la legge ordinaria statale si approva «sentita la regione», c'è il pericolo per la Sardegna ed il Friuli-Venezia Giulia di vedere diminuite le loro entrate; viceversa, se occorre l'intesa di dette regioni, le medesime hanno la garanzia che la semplice legge ordinaria dello Stato non potrà diminuire le loro entrate.
Conclusivamente, il gruppo di Forza Italia voterà a favore degli identici emendamenti Anedda 3.1, Frattini 3.2 e Fontan 5.1, Migliori 5.2 e Frattini 5.4 rispettivamente


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presentati agli articoli 3 e 5, perché essi muovono nella direzione del federalismo. Voi della maggioranza, invece, votando contro questi emendamenti, darete un'impronta neocentralista ad una legge costituzionale che insieme avevamo approvato nel novembre 1999 come legge costituzionale di avanzamento e non di arretramento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Anedda.
Per cortesia, onorevole Sgarbi... Onorevole Gasparri, ascolti l'onorevole Anedda, che è interessante.
Onorevole Anedda, ha facoltà di parlare.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, l'emendamento approvato dal Senato che ha modificato il testo della Camera è la migliore dimostrazione di una forma di legislazione di comodo che guarda ad interessi particolaristici o a presunti interessi particolaristici e mai all'interesse generale.
La Camera aveva approvato a larga unanimità un emendamento allo statuto della regione Sardegna che consentiva che tale regione fosse parte determinante nell'indicazione delle sue risorse, essendo infatti prevista l'intesa fra Stato e regione. Ma quando si raggiunse l'accordo alla Camera, in Sardegna governava il centrosinistra.

PRESIDENTE. Scusate, colleghi...
Onorevole Berselli, la richiamo all'ordine per la prima volta! Sta parlando il suo collega dietro di lei. È anche una questione di buona educazione, non solo di costume.
Onorevole Boato, la prego, prenda posto da un'altra parte.

GIAN FRANCO ANEDDA. È stato sufficiente che fosse ribaltato il tipo di governo della regione perché l'emendamento allo statuto che era stato approvato venisse cambiato. Il Senato ha deciso che non sia più necessario l'intesa con la regione, ma che si debba semplicemente sentire il parere del tutto irrilevante della regione.
Credo che questa sia la peggior forma per riconoscere l'autonomia, perché sappiamo tutti che togliere le risorse, ridurre le risorse, comprimere le risorse finanziarie è la forma migliore per comprimere l'autonomia e la libertà.
Quando il Governo può solamente con un parere della regione, indifferente ai fini della decisione, modificare le risorse finanziarie che spettano alla regione medesima, ciò significa comprimere l'autonomia della regione. Ecco perché abbiamo ritenuto che fosse necessario riproporre il testo della Camera.
Soggiungo, per evitare repliche che sarebbero fuori luogo, che si potrà dire che il testo è stato approvato dalla Camera in epoca successiva alle elezioni, il 25 novembre 1999, mentre le elezioni sono avvenute in primavera, ma che la discussione e l'approvazione dell'emendamento dello statuto sono avvenute in precedenza. La modifica del Senato è giunta tardivamente e ad essa si è opposta la Sardegna attraverso i propri organi istituzionali. Noi non possiamo che accogliere questa protesta e, per questo motivo, preannunzio che esprimeremo voto favorevole sugli emendamenti presentati all'articolo 3.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI. Presidente, privilegeremo l'esigenza di approvare la proposta di legge e di pervenire, in tempi compatibili con la conclusione della legislatura, ad una situazione nella quale anche le regioni a statuto speciale potranno eleggere direttamente i propri presidenti e avranno piena potestà di decidere forme di Governo e sistema elettorale, in analogia a quanto già deciso dal Parlamento per le regioni a statuto ordinario.
Per queste ragioni, preannuncio che esprimeremo voto contrario sugli emendamenti Anedda 3.1 e Frattini 3.2 che, a


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dire il vero, fanno demagogia a buon mercato. Non può sfuggire loro che, se si vuole l'approvazione della proposta di legge in tempi utili, il mantenimento del testo proposto dal Senato è un fatto obbligato e con questa esigenza occorre fare realisticamente i conti.
Per il resto, osservo che l'istituto dell'intesa in materia finanziaria è stato introdotto su proposta del relatore, sostenuta pressoché all'unanimità; vi era, quindi, ampio consenso sull'introduzione dell'istituto dell'intesa, che è stato cancellato dal Senato per ragioni che nulla hanno a che vedere con le maggioranze politiche che governano occasionalmente le regioni, tant'è che la stessa proposta è stata approvata sia per la Sardegna sia per il Friuli-Venezia Giulia: non c'entrano nulla le maggioranze politiche! Come da ultimo ha ricordato anche lo stesso onorevole Anedda, in realtà, il disegno di legge è stato approvato in un momento in cui il centrosinistra non era più al governo della Sardegna, ma in una situazione in cui nessuna giunta era insediata alla guida della regione Sardegna.
Per queste ragioni, che non riguardano il merito di una proposta che fu da noi indicata e sostenuta, ma esclusivamente l'opportunità di riconoscere in tempo utile, prima della conclusione della legislatura, una gamma di poteri che ampliano effettivamente le potestà delle regioni a diritto speciale, annuncio che esprimeremo voto contrario sugli emendamenti presentati all'articolo 3.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, seguitiamo la discussione dell'importante provvedimento in esame con riferimento alla regione Sardegna. Al riguardo, non si tratta di approvare o meno un emendamento concernente la regione indicata, ma di approvare o meno un principio basilare per le regioni a statuto speciale e, più in generale, un principio riguardante il federalismo.
Nella precedente lettura, la Camera aveva stabilito che per alcune regioni (nella fattispecie la Sardegna ed il Friuli-Venezia Giulia) il rapporto finanziario con lo Stato fosse preceduto non da un semplice «sentita la regione» - si sa che «sentita» non vuol dire niente - ma «d'intesa con la regione». Ciò significa che si era fatto un piccolo passo avanti, nel senso che in prospettiva futura, almeno per tali regioni, era stato affermato il principio secondo il quale il rapporto finanziario tra lo Stato e dette regioni dovesse svilupparsi in forma pattizia e le regioni fossero in condizioni di parità nei confronti dello Stato; si trattava di un principio sacrosanto di autonomia e, soprattutto, di federalismo. Oggi vi riempite la bocca di federalismo e quel principio era positivo, forse uno dei pochi (o addirittura l'unico) principi positivi inseriti in prima lettura alla Camera: il Senato l'ha eliminato.
Penso abbia ragione l'onorevole Cherchi quando sostiene che il Senato lo ha eliminato non per una questione di maggioranza (non si è trattato di una maggioranza «cattiva»). In effetti, posso dare atto di ciò, ma quel che sottosta all'eliminazione del detto principio da parte del Senato è qualcosa di estremamente più grave: ancora una volta si stabilisce, si certifica che il rapporto finanziario con le regioni (in questo caso due regioni a statuto speciale, la Sardegna ed il Friuli-Venezia Giulia, delle quali stiamo parlando in questo momento) dovrà essere deciso dallo Stato, da Roma, e poi verrà sentita la regione interessata. È evidente che questa è la formula usata dal legislatore nel 1948 ed il piccolo passo avanti che quasi un anno fa era stato fatto alla Camera è stato eliminato dal Senato, dandosi così seguito ad un ragionamento e ad un principio gravissimi; oggi, di conseguenza, il Parlamento e la maggioranza si trovano di nuovo a negare un principio fondamentale, quello della parità nel rapporto tra le regioni e lo Stato in ordine al sistema finanziario.
Come potete scrivere sui giornali o andare in giro per l'Italia a dire che le regioni hanno ragione a chiedere un certo tipo di rapporto finanziario, a trattenere


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almeno una parte dei tributi sul proprio territorio? Come potete dire, per esempio, che i governatori - come li chiamate voi - del nord reclamano ciò, quando oggi, fra poco, boccerete questo piccolo segnale che va incontro alle richieste dei governatori, non solo del nord ma anche del sud, ossia che le regioni, nel rapporto finanziario, devono essere quantomeno - sottolineo quantomeno - in condizioni paritarie con lo Stato centrale?
Oggi, sostenendo quanto approvato dal Senato e non volendolo modificare soltanto perché volete «portare a casa» un provvedimento, voi mortificate sul nascere il principio secondo il quale le regioni potrebbero essere in condizioni minime di parità nel rapporto finanziario con lo Stato; purtroppo, questa è la verità, che fa male a voi della sinistra, alla maggioranza ed al Governo.
Caro sottosegretario Franceschini e caro ministro, quando voi andate a dire sui giornali che promettete ai presidenti delle regioni, sia del sud sia e soprattutto del nord, che lo Stato discuterà, in maniera paritaria con quelle regioni, sul sistema finanziario e sul modo in cui attribuire perlomeno una quota di finanziamento, voi, nonostante questo «barlume» fosse già passato nella prima lettura del provvedimento, oggi lo togliete! State quindi retrocedendo di molto rispetto ad un anno fa ma, quel che è peggio, che state retrocedendo di molto rispetto a tutto quello che oggi e in questi mesi si sta discutendo e che coinvolge nel dibattito tutte le regioni d'Italia.
Questo è un fatto gravissimo, che dimostra come questa maggioranza sia non a favore dell'autonomia e del federalismo, ma - se vogliamo - di un neocentralismo falso (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Intervengo anch'io su questi emendamenti per stigmatizzare le dichiarazioni rese ieri dal sottosegretario Franceschini, il quale ha tacciato la regione Friuli-Venezia Giulia di essere una regione privilegiata, dicendo che, se i soldi non verranno dati alla Sardegna e al Friuli-Venezia Giulia, verranno erogati ad altre regioni! Caro sottosegretario, si ricordi che tra le regioni a statuto speciale il Friuli-Venezia Giulia è la più discriminata per quanto riguarda i trasferimenti che lo Stato - bontà sua! - concede ai cittadini che risiedono nella nostra regione.
Signor Presidente, siamo di fronte ad una soppressione di un passo importante della legge, che era stato approvato da questa Camera e che - guarda caso - tocca due regioni, una delle quali ha certamente una maggioranza non omogenea con quella esistente in queste due Camere: mi riferisco alla regione Friuli-Venezia Giulia, che è stata più volte «toccata» dalla maggioranza di centrosinistra poiché non è omogenea con quelle che sono le forze politiche di maggioranza che siedono in quest'aula. Non è quindi casuale, a nostro modo di vedere, questa soppressione: essa è voluta ed è stata prevista per punire una regione che - lo ripeto - ha una maggioranza che non è omogenea con quella che governa qui a Roma.
Queste sono le ragioni per le quali chiediamo ai colleghi di ripristinare, votando l'emendamento, sia per quanto riguarda la Sardegna che per il Friuli-Venezia Giulia, quella potestà primaria che compete loro, essendo regioni a statuto speciale, con riferimento al trasferimento delle entrate che deve avvenire con l'intesa piena delle suddette regioni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Signor Presidente, tenuto conto che gli emendamenti presentati insistono su una materia sulla quale si è molto discusso, mi permetta di precisare che il parere e quindi l'invito al ritiro che io formulo -


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altrimenti il parere è contrario - è dettato sia dalla considerazione dei tempi che questo provvedimento ha sin qui avuto (abbiamo infatti iniziato i nostri lavori su di esso il 26 gennaio 1999), sia dalle ragioni portate - da noi esaminate - dal Senato, allorquando ha ritenuto di eliminare ciò che ora si tenta di ripristinare.
Nel momento in cui il dibattito sul federalismo è in una fase avanzata e in cui abbiamo in esame qui in aula un testo, credo che quella sia la sede nella quale debbano essere affrontati questi aspetti; altrimenti, rischieremmo di inserire nel progetto di legge una norma che verrebbe ad irrigidire, a predeterminare e a condizionare quello schema che deve riguardare tutte le regioni e non soltanto due di esse.
Ritenevo opportuno sottolineare tale aspetto per chiarire il motivo per il quale invito i presentatori degli identici emendamenti Anedda 3.1 e Frattini 3.2 a ritirarli, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli identici emendamenti Anedda 3.1 e Frattini 3.2 se accolgano l'invito al ritiro, rivoltogli dal relatore e dal rappresentante del Governo.

GIAN FRANCO ANEDDA. No, Presidente, insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Anedda.

FRANCO FRATTINI. Anch'io non accolgo l'invito al ritiro del mio emendamento, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Frattini.
Vi è richiesta di votazione nominale?

ELIO VITO. Sì, Presidente, a nome del gruppo di Forza Italia avanzo tale richiesta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Intervengo rapidamente per rilevare in primo luogo come anche questo episodio dimostra che il bicameralismo perfetto non funziona. Infatti, alla fine, in nome del fatto che non bisogna fare la «navetta», si debbono ingoiare dei rospi.
In secondo luogo, vorrei dire che considero un arretramento ed un errore grave la modifica apportata dal Senato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, colleghi, il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore di questo emendamento il cui primo firmatario è il collega Anedda e quindi rifiuta l'invito del relatore a ritirare lo stesso, perché ritiene che questo emendamento sia significativo anche sotto il profilo squisitamente politico.
Noi abbiamo sentito i colleghi dei Democratici di sinistra sostenere che non vi è alcun riferimento al tipo di maggioranza che governa la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia. Non di meno faccio presente ai colleghi della maggioranza che quanto è stato previsto per la Sardegna e per il Friuli-Venezia Giulia non è previsto né per la Valle d'Aosta, né per il Trentino-Alto Adige, né, per motivi di carattere squisitamente statutario, per la Sicilia.
Allora, colleghi, dovete essere come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto! In effetti, sospetti ve ne sono. Vi è infatti il sospetto di una battaglia politica strumentale su questioni di carattere contingente, che addirittura si proietta su questioni di carattere costituzionale e su norme di rango costituzionale.


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Ieri, il sottosegretario Franceschini ha sostenuto che da parte del Governo e della maggioranza si è voluto tenere assieme questi cinque statuti per evitare eterogeneità di comportamento. Ne abbiamo subito una: la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia attraverso una semplice consultazione si vedranno modificare le norme relative alle grandi questioni finanziarie, mentre le altre regioni a statuto speciale solo attraverso un'intesa e quindi attraverso un effettivo coinvolgimento si vedranno modificare queste normative!
Noi siamo di fronte ad una palese ingiustizia che colpisce la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia. Con questo emendamento noi tendiamo ad omologarne la situazione. Chiediamo a tutta la Camera un voto positivo su questo emendamento, perché si tratta di una questione di carattere essenziale di pari dignità delle regioni a statuto speciale rispetto allo Stato centrale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frattini. Ne ha facoltà.

FRANCO FRATTINI. Signor Presidente, le ragioni per cui il nostro gruppo voterà a favore di questo emendamento sono quelle che già ha spiegato il collega Garra e che io non ripeterò. Evidentemente, nel passaggio dalla Camera al Senato noi, tutti insieme, avevamo ritenuto (i colleghi della maggioranza se lo ricorderanno) che un avanzamento del livello di autonomia non potesse che passare da un trasferimento del potere alla regione («d'intesa con la regione»), quando si mette mano alla percentuale di compartecipazione finanziaria che la regione ha rispetto allo Stato.
Non si può certamente sostenere, come è stato sostenuto anche nel Comitato dei nove, che in sostanza quelle regioni non possedevano un potere interdittivo e quindi nulla viene loro tolto perché nulla avevano. Un voto della Camera, con la maggioranza che l'altra volta la Camera raggiunse, è un risultato politico che quelle regioni hanno conquistato ed ottenuto. Ecco perché oggi noi parliamo di un arretramento dell'autonomia proprio in riferimento all'aspetto finanziario, che tanto riempie le dichiarazioni del Governo, che promette federalismo e autonomia. Noi oggi chiediamo soltanto di non tornare indietro rispetto al pronunciamento della Camera. Perciò questo emendamento, che farebbe perdere al provvedimento soltanto uno o due mesi, sarebbe sicuramente una dimostrazione concreta che quando si parla di autonomia, di federalismo e addirittura di federalismo fiscale (pur se questo non sarebbe ancora federalismo fiscale, ma sarebbe un passo avanti) non si dicono parole vuote.
Noi traduciamo le nostre idee in emendamenti. La maggioranza ce li boccerà (io spero di no), ma se respingesse questo emendamento avrebbe contraddetto tutte le parole e tutti i propositi di cui parla nelle interviste (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, credo che su questa materia delicata dovremmo evitare tutti di fare, a volte, un po' di demagogia.
Al Senato è stato commesso un errore, ma l'emendamento che avevamo votato alla Camera non era né a prima firma Frattini, né a prima firma Garra, o di altri, era invece un emendamento a prima firma Di Bisceglie e sullo stesso avevamo tutti concordato. Il Senato ha mantenuto l'impianto della proposta di legge costituzionale per la quasi totalità, salvo le modifiche che stiamo esaminando. Al riguardo, avremmo preferito che il Senato non introducesse le due modifiche agli statuti della Sardegna e del Friuli-Venezia Giulia, però - lo dico con molta lealtà e franchezza - non si può chiedere di accelerare i tempi perché questa legge costituzionale entri in vigore (in primo luogo, perché la Sicilia possa avvalersene e non si utilizzi l'articolo 7 «paracadute» introdotto al Senato, che permetterebbe


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addirittura di sciogliere l'assemblea regionale siciliana dopo sei mesi dalla sua elezione), non si può chiedere, dicevo, di procedere velocemente, di chiudere questa partita e al tempo stesso invocare, come ha fatto il mio amico e collega Frattini poco fa, una modifica che porterebbe al massimo due o tre mesi di ritardo! Quei due o tre mesi di ritardo, infatti, farebbero entrare in vigore o lo slittamento della norma costituzionale sulla regione siciliana o addirittura l'annullamento delle elezioni già svolte nei sei mesi precedenti. Questo è il motivo per cui invitiamo a votare contro gli identici emendamenti in esame: non vi è nessuna polemica nel merito, ma voteremo contro gli emendamenti in esame, che comporterebbero comunque un'aggiunta agli statuti della Sardegna, nella fattispecie, e del Friuli-Venezia Giulia, con riferimento all'articolo 5, rispetto alle norme vigenti.
Quindi, non vi è un arretramento dell'autonomia, né vi è un avanzamento; voglio però informare l'Assemblea con spirito costruttivo che il collega Di Bisceglie, la presidente Jervolino, io stesso ed altri abbiamo presentato un lungo ordine del giorno, che si conclude con le seguenti parole: «impegna il Governo a far sì che le proposte di modifica dell'ordinamento finanziario delle regioni Sardegna e Friuli-Venezia Giulia siano assunte con il concorso e il consenso degli organi politici di quelle regioni, adottando per questo le medesime modalità e i medesimi limiti che il Governo stesso osserva per le analoghe disposizioni presenti negli statuti delle regioni Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige».
Mi auguro che il Governo possa accogliere tale ordine del giorno, e mi sembra che il ministro Maccanico annuisca, poiché ciò consentirebbe di non modificare il testo in esame e di passare fra tre mesi alla seconda lettura e, nel contempo, di far assumere al Governo un impegno - sul quale mi auguro l'Assemblea si possa esprimere coralmente - che possa produrre comunque il risultato politico che si voleva ottenere sul piano degli statuti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, ritengo anch'io di dovere esprimere un giudizio non positivo sul merito dell'intervento dell'altro ramo del Parlamento sul testo che avevamo approvato alla Camera: naturalmente, esprimo tale giudizio con il massimo rispetto dovuto al Senato della Repubblica, anche se non ci si può fermare al dato formale.
Ci troviamo nella condizione di decidere se approvare questa legge costituzionale e portare a termine almeno la prima fase di approvazione, quella decisiva, di una riforma che segna in profondità la XIII legislatura, che completa il disegno di riforma delle regioni con un'innovazione nella forma di Governo e nell'elezione dei loro presidenti, che innesca una fase costituente nelle regioni, assegnando ai consigli regionali un ruolo che non hanno mai avuto nel passato. Dobbiamo quindi decidere se dare corso rapidamente ad una grande riforma, oppure se attivare un rapporto di ping pong con l'altro ramo del Parlamento, una scelta quest'ultima che considero, nell'economia generale della legislatura ma credo anche rispetto agli interessi delle comunità delle regioni coinvolte dalla riforma, non utile.
Naturalmente - va detto con molta franchezza -, è comprensibile che si cerchi di speculare rispetto al giudizio espresso dai colleghi del Senato. La rimozione di un emendamento approvato dalla Camera per quanto riguarda gli statuti della Sardegna e del Fiuli-Venezia Giulia sicuramente toglie l'opportunità di una specificazione, probabilmente più lessicale che sostanziale, rispetto ai poteri dei consigli regionali della Sardegna e del Friuli-Venezia Giulia. Devo dire che dal 1983, quando con qualche anno di ritardo il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la norma di attuazione del titolo III dello Statuto, mai il Governo ha ritenuto di proporre al Parlamento una sola modifica rispetto alla disciplina dei rapporti che intercorrono fra lo Stato e la


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regione sarda e altrettanto mi risulta essere per il Friuli. In pratica, credo che la conservazione degli attuali poteri, in questa fase, non comprometta minimamente il potere di autogoverno dei consigli regionali del Friuli e della Sardegna, ma certamente sottolinea, ancora una volta, la necessità di dare corpo al più presto, nel corso di questa legislatura, alla più generale riforma dell'ordinamento generale dello Stato, in direzione non soltanto di un più largo trasferimento di poteri di autonomia, ma anche di una più compiuta disciplina che intercorra tra tutte le regioni e lo Stato centrale. Si troverà poi anche il modo di stabilire con più compiutezza un termine che non sia equivoco, come quello di «intesa», che normalmente non è presente nell'ordinamento e che ha avuto molta fortuna negli anni nei quali con esso si esprimeva un rapporto politico fra le maggioranze e le opposizioni; esso nasceva sulla base di un giudizio politico ed era figlio di un ordinamento materiale. In questa logica e in questa prospettiva credo che oggi compieremmo un grande errore se decidessimo di rinviare il provvedimento al Senato; abbiamo interesse ad approvarlo rapidamente ed io mi dichiaro fin da ora favorevole all'ordine del giorno Boato n. 9/168-B/2.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Signor Presidente, mi preme anticipare che il Governo accoglierà senz'altro l'ordine del giorno Di Bisceglie n. 9/168-B/1. In genere il Governo esprime il proprio parere in una fase successiva, ma desideravo anticiparlo.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Anedda 3.1 e Frattini 3.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 462
Astenuti 4
Maggioranza 232
Hanno votato
214
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 476
Votanti 472
Astenuti 4
Maggioranza 237
Hanno votato
455
Hanno votato
no 17).

ANTONIO SAIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANTONIO SAIA. Signor Presidente, per segnalare che il dispositivo elettronico della mia postazione non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

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