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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Gnaga n. 3-02754 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 7).
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Con l'atto ispettivo a cui si risponde l'interrogante chiedeva al ministro di grazia e giustizia se intendesse promuovere degli accertamenti ispettivi e, all'esito, quali provvedimenti intendesse prendere per individuare e sanzionare i veri responsabili di una avvenuta e forse scellerata decisione che ha permesso la fuga dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino di Sergio Cosimini, persona sicuramente malata ma quindi più pericolosa.
ma non un fatto di particolare allarme sul piano psichiatrico, come si desume dalle valutazioni psichiatriche formulate, anche di recente, nei confronti del Cosimini.
PRESIDENTE. L'onorevole Gnaga ha facoltà di replicare.
SIMONE GNAGA. Signor Presidente, signor sottosegretario, non posso dichiararmi soddisfatto in quanto la vicenda in questione è già stata oggetto di una interrogazione quasi un anno fa; l'interrogazione svolta oggi è stata presentata il 28 luglio 1998 e, considerata la risposta fornita, ritengo che ad essa si sarebbe potuto rispondere prima. Tra l'altro, il sottosegretario ha ripetuto fatti riportati tra virgolette nell'interrogazione.
garanzia della incolumità dei cittadini che in quel momento erano venuti a contatto con la persona malata.
Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
Dalle notizie acquisite tramite le competenti articolazioni ministeriali, è emerso innanzitutto che il Cosimini, prosciolto per totale incapacità di intendere e volere, è sottoposto a misura di sicurezza revocabile prima o dopo il compimento del termine di dieci anni, sulla base del persistere o meno della pericolosità sociale, da accertarsi con apposito procedimento giurisdizionale.
Ciò premesso, si osserva che nei confronti del Cosimini, in conformità a quanto previsto dalla normativa vigente, è stato applicato un trattamento sanitario e socio-riabilitativo all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. In particolare, il Cosimini è stato ammesso dapprima a partecipare ad attività interne (un corso di ceramica) e, successivamente, per i riscontrati miglioramenti conseguiti rispetto alla situazione esistente alla data di ingresso in istituto, a fruire di brevi licenze orarie, accompagnato da operatori, trattamento, questo, previsto dall'articolo 53 della legge n. 354 del 1975.
Dagli accertamenti svolti è emerso altresì che le numerose licenze fruite dal Cosimini hanno sempre avuto un esito positivo e che l'allontanamento, avvenuto in occasione dell'ultima licenza, non può ricondursi ad un regresso verso le condizioni psichiche che determinarono, otto anni fa, i gravi delitti, trattandosi di un episodio che rappresenta un elemento da valutarsi da parte degli operatori sanitari,
Alla luce di quanto evidenziato, non sono stati ritenuti sussistenti profili di rilievo disciplinare a carico dei magistrati e non è stata ravvisata la necessità di procedere ad accertamenti ispettivi o all'adozione di alcun'altra iniziativa.
Signor sottosegretario, non si tratta di un allontanamento, ma di una fuga vera e propria di una persona malata. Tale fuga è avvenuta in pieno centro cittadino, alla presenza di due assistenti che, sicuramente, saranno in possesso delle competenze e delle prerogative necessarie per essere considerati validi. Si tratta, però - voglio sottolinearlo perché in occasione dello svolgimento della precedente interrogazione ciò fu oggetto di confronto dialettico con l'allora Vicepresidente del Consiglio dei ministri Veltroni -, di un soggetto pluriomicida, che ha ucciso tre persone in poche settimane; egli è stato accompagnato, in virtù dei piani di recupero o di ciò che è necessario per il recupero di qualsiasi cittadino, anche malato, da due assistenti volontarie; segnalo, peraltro, che si trattava di due ragazze che dovevano controllare un pluriomicida alto più di un metro e novanta e con un peso superiore ai cento chilogrammi. Ebbene, accompagnarlo al giardino di Boboli, nel pieno centro cittadino di Firenze, nel mese di luglio, mi sembra una scelta un po' scellerata nell'ottica dei piani di recupero.
Per tali motivi ho presentato un'altra interrogazione; naturalmente, un giudice non può definire i percorsi sanitari o quelli fisici veri e propri, ma in ogni caso può intervenire per sostenere che forse questo tipo di persone, ancor più bisognose in quanto malate, non debbano essere accompagnate, ai fini del necessario recupero in pieno centro storico, oltre tutto in zone frequentate da turisti.
Peraltro, mi si viene a dire che si sarebbe trattato di un allarme soltanto di tipo psichiatrico. Vorrei ricordare però che il fatto in questione venne riportato non soltanto dai telegiornali, ma anche dalla stampa nazionale e che quindi l'allarme fu abbastanza forte. Ricordo inoltre che per quarantott'ore una comunità intera fu costretta a restare sul «chi vive». Sono d'accordo che questo atteggiamento risultò un po' esagerato, tuttavia non siamo noi parlamentari che manovriamo la stampa o i mass media.
Il rappresentante del Governo ha sostenuto che in quel caso si sarebbe trattato soltanto - lo ripeto - di un allarme a livello psichiatrico; tuttavia, è evidente che la risonanza della vicenda è stata determinata dalla necessità che fatti come quello non abbiano più a ripetersi.
Se non ho compreso male, il sottosegretario ci ha informati che il signor Cosimini - pluriomicida che otto anni fa si era macchiato di ben tre omicidi! - nel 2001 potrebbe tornare libero. Rispetto a ciò, mi chiedo chi potrà garantire che egli non commetterà più - anche perché malato - quei reati: ad un'eventuale ulteriore interrogazione su questo caso, mi si risponderà che vi sarà un giudice competente che deciderà in materia. Rilevo tuttavia che nel caso di specie è intervenuto un giudice sicuramente incompetente, perché non ha controllato il percorso che veniva fatto e la competenza delle due assistenti incaricate di accompagnare il Cosimini, che è - lo ribadisco - una persona alta più di un metro e 94 che pesava più di cento chili! Mi pare evidente infatti che due ragazze non potevano apparire adatte ad intervenire a
Mi vorrei ora soffermare su un altro aspetto della questione.
Oggi apprendiamo dalla lettura dei giornali che, oltre ai corsi di ceramica, in alcune carceri si stanno finanziando corsi di arti marziali. Mi pare che nel caso di specie si sia raggiunto proprio il «top»!
Signor sottosegretario, non penso che un corso di ceramica avrebbe potuto aiutare il signor Cosimini a ritornare a vivere in modo «legittimo» la sua vita, perché quella di cui stiamo parlando è una persona malata (su questo non vi è alcun dubbio!).
Vorrei porre in evidenza, tra l'altro, che l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino - si tratta di una vecchia villa dei Medici, strutturata in modo molto obsoleto: vi sono stanze abbastanza fatiscenti, pur essendo collocate in un luogo molto affascinante - è un luogo nel quale difficilmente si riesce a guarire.
In conclusione, vorrei dire che, rispetto a soggetti che non solo sono malati ma che si sono purtroppo anche macchiati di omicidi nei confronti di cittadini e di famiglie che si trovano oggi privati dell'affetto di propri cari, sarebbe giusto - proprio nei confronti di questa comunità e di questa gente - dare maggiori garanzie di sicurezza ai cittadini. Dico questo anche perché il signor Cosimini è stato ripreso a pochissime centinaia di metri dalla casa della famiglia di una delle vittime.
Da tali fatti emerge chiaramente come non si sia in grado di prevedere quali meccanismi possano scattare in queste persone, che hanno quindi bisogno di cure appropriate. Sarebbe comunque opportuno però che venisse effettuato un controllo adeguato da parte del magistrato, per definire quali cure debbano essere prestate a personaggi come il Cosimini.


