Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 537 del 19/5/1999
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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 16,50)

Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Criteri di nomina dei dirigenti delle Poste)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Tassone n. 2-01545 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrarla.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, questa nostra interpellanza è stata presentata nel gennaio del 1999 e prende lo spunto da una notizia, per la verità corredata da particolari e da indicazioni molto precise, apparsa sul quotidiano Il Tempo, secondo cui...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Tassone. Prego i colleghi che stanno uscendo dall'aula di parlare a voce bassa. Prego, onorevole Tassone.

MARIO TASSONE... all'interno dell'amministrazione delle Poste vi sarebbe stata un'ingerenza da parte di alcune


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forze politiche e, quindi, sarebbe avvenuta una spartizione partitica e politica nell'assegnazione di posti di responsabilità.
Ricordo al sottosegretario che fino ad oggi il Ministero non ha smentito il fatto: evidentemente, o i dati sono veri o sono talmente non veritieri da non meritare alcuna risposta da parte del Governo. Ma ciò che è più importante è che è stata presentata un'interpellanza, cioè uno strumento di sindacato ispettivo, che avrebbe richiesto una maggiore sollecitudine da parte del Governo nel fornire chiarimenti al Parlamento. Infatti, un quotidiano come Il Tempo può essere trascurato, ma il Parlamento, rispetto ad un'indicazione emersa attraverso lo strumento che abbiamo presentato, meritava una considerazione diversa. Prendo atto, tuttavia, che a distanza di quasi cinque mesi si è giunti alla discussione dell'interpellanza e, quindi, alla sua valutazione da parte del Parlamento e del Governo.
Ma il problema è un altro, signor Presidente e illustre sottosegretario, e riguarda l'amministrazione delle Poste, non semplicemente in merito alla vicenda che ci siamo permessi di richiamare all'attenzione del Governo, ma alla funzionalità delle Poste stesse e dei servizi da esse forniti.
Faccio alcune considerazioni, recuperando i documenti predisposti per il Parlamento, nei quali si afferma chiaramente che l'obiettivo delle Poste è il raggiungimento di un equilibrio economico della società, ma soprattutto l'efficienza dei servizi.
Ritengo che il raggiungimento del pareggio del bilancio non si sia verificato, mentre anche quest'anno vi sono degli «splafonamenti», con una situazione deficitaria, oltre a quella registrata nel 1998, di 1.229 miliardi. Pertanto, se non si vuole dare una risposta in merito alla spartizione partitica, credo che sarebbe necessario fare una valutazione complessiva della gestione dell'amministrazione delle Poste anche per quanto riguarda il ruolo dell'amministratore delegato Passera, perché anche a tale proposito dobbiamo fare chiarezza. Infatti, o Passera è un grande manager e noi non abbiamo capito e colto il significato della sua azione, del suo impegno, del suo lavoro e della sua attività, oppure trascina questa amministrazione in una situazione di inconcludenza e di disservizio, anche perché alcuni obiettivi che egli aveva indicato in merito all'efficienza dell'amministrazione delle Poste non sono stati assolutamente raggiunti. Anche in questa vicenda si nota una scarsa considerazione delle esperienze e delle professionalità acquisite all'interno dell'amministrazione delle Poste.
Forse non tutti concordiamo sul fatto che vi sia stata una razionale - lo dico tra virgolette - «distribuzione» di posti di responsabilità a seconda del colore politico o della tessera di partito ma all'interno dell'amministrazione delle Poste vi è il tentativo di andare verso una dequalificazione del personale. Non vi è una valorizzazione delle professionalità acquisite ma il tentativo di rimuovere l'esperienza maturata all'interno dell'amministrazione stessa.
A questo punto si deve aprire un discorso ampio per evitare in futuro i problemi che sono emersi anche per quanto riguarda la soppressione di alcuni servizi postali in certi comuni. Vi è un'iniziativa dell'amministrazione delle poste che giudichiamo negativamente in termini di ritorno sociale, economico e funzionale della stessa amministrazione. Forse in questo Parlamento non è stato mai affrontato un discorso serio su questo argomento. Si parla di piani e di provvedimenti legislativi ma occorre sempre mantenere un'ampia considerazione anche su questo tema per cogliere le esigenze reali dell'utenza.
Le valutazioni sull'efficienza dei servizi e sugli obiettivi prefigurati dal piano per l'anno 2002 devono essere espresse. Qual è l'attuale situazione delle Poste? Qual è la situazione dell'amministratore delegato di questa società per azioni? Qual è l'attività di controllo politico che il Governo esercita? Si tratta di interrogativi che ci poniamo proprio perché ci sentiamo responsabili nei confronti del paese.


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Non ci si può limitare a dire che l'ente Poste è una società per azioni per cui non c'è nessun tipo di controllo da parte del Governo né da parte del Parlamento. Non si può affermare che non vi è alcun tipo di controllo sull'attività di Passera. Ritengo invece che debba esservi un'attenta valutazione degli obiettivi che non sono stati raggiunti e dei disservizi che continuano a persistere all'interno dell'amministrazione delle Poste.
Attendo fiducioso la risposta da parte del sottosegretario, del quale conosco l'impegno e l'assiduità. Lei comprende bene, signor sottosegretario, che non è un problema che riguardi i posti di responsabilità nella spartizione; si tratta di capire come ci si muova sul piano della gestione e dell'efficienza dei servizi. Questo è lo spunto politico, perché non mi interessa il dato scandalistico, da cui mi sono mosso per chiedere al Governo una risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Tassone, vedrà che non sarà deluso.
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni ha facoltà di rispondere.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Come ben sa l'assai esperto onorevole Tassone, la mia risposta è stata scritta dagli uffici e quindi aggiungerò qualche considerazione in merito alle questioni poste nell'interpellanza e ad alcune osservazioni svolte dall'onorevole Tassone.
Comincio proprio con il chiarimento di metodo a cui alludeva indirettamente l'onorevole Tassone. Il Governo - è proprio così - non ha il potere di sindacare l'operato delle Poste italiane (società per azioni, come lei sa, da diverso tempo ormai) per la parte che riguarda la gestione aziendale che rientra nelle competenze proprie degli organi statutari della società.
Il Governo opera attraverso le forme dovute - è in corso di elaborazione il contratto di programma che vincola il rapporto tra le Poste Spa ed il Ministero delle comunicazioni - e non si sottrae ai compiti di indirizzo e vigilanza; esso, tuttavia, non ha competenza per quanto attiene alla gestione dell'azienda.
Quella della società per azioni fu una scelta molto impegnativa, peraltro compiuta con un vasto concorso da parte del Parlamento. Essa sta dando i suoi primi frutti nella trasformazione delle poste da vecchio apparato ad impresa moderna. È un cammino lungo, difficile, irto di ostacoli e non privo di contraddizioni, ma dal quale non ci si può discostare.
In ogni caso, abbiamo interessato le Poste Spa in merito ai temi che ci sono stati sottoposti dall'onorevole interpellante. Le Poste Spa hanno comunicato che l'opera in corso è quella di far crescere la cultura organizzativa dell'azienda, orientandola verso i comportamenti e gli obiettivi previsti nel piano d'impresa, con l'acquisizione massiccia di competenze che risultano oggi assenti o insufficienti in seno all'azienda, non per colpa di qualcuno, ma per storia. Tale risultato sarà perseguito attraverso impegnativi programmi di formazione finalizzati alla crescita del personale e che interesseranno anche i dirigenti della società e con l'adozione di sistemi e meccanismi operativi adeguati.
Tuttavia, non è pensabile avviare - ma soprattutto realizzare - in tempi brevi, cambiamenti della dimensione e della complessità di quelli previsti per le Poste Spa nel piano di impresa, senza provvedere alla sostituzione di una parte cospicua dell'attuale dirigenza con selezionate assunzioni dall'esterno.
Negli ultimi mesi, la società ha gradualmente definito le principali strutture organizzative e sono state attribuite tutte le responsabilità significative, sia nell'ambito delle divisioni, sia in quello delle direzioni centrali. In particolare, sono state assegnate le responsabilità delle divisioni, delle direzioni centrali, dei servizi centrali, dei direttori regionali, dei responsabili della logistica, della corrispondenza e dei pacchi, nonché dei direttori di filiale che, in un quadro di valorizzazione delle professionalità disponibili, hanno interessato in prevalenza risorse interne.


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La Poste italiane Spa ci ha fornito anche i criteri adottati per la nomina dei direttori di filiale: censimento e individuazione delle candidature ritenute idonee dai superiori gerarchici; verifica delle competenze di ruolo delle predette candidature; valutazione complessiva a cura di un comitato composto da vari responsabili di direzioni centrali e territoriali. Tale ultima valutazione, per i candidati appartenenti all'area quadri, è stata perfezionata con ulteriori approfondimenti effettuati con impiego di tecniche specifiche, quali la verifica storica dei curricula e l'assessment center della durata di due giorni, condotte con una società di consulenza esterna, allo scopo di verificare la capacità di sviluppo e di adeguatezza al ruolo.
Per quanto riguarda la nomina a direttore di filiale dei venticinque appartenenti all'area quadri, quest'ultima è soggetta al superamento di un periodo di prova di cinque mesi: se tale periodo darà esiti positivi, gli interessati verranno confermati nella posizione.
La società, inoltre, ha manifestato il suo intendimento a procedere a periodiche verifiche dei risultati dell'attività di tutti i dirigenti che potranno essere confermati, avvicendati e comunque destinati a specifici programmi di sviluppo e valorizzazione professionale. Riteniamo che la valorizzazione dei quadri, dei dirigenti e dei lavoratori delle Poste sia parte rilevantissima di quell'opera di trasformazione delle Poste da un vecchio apparato, talvolta asfittico, ad un'impresa moderna.
Non abbiamo risposto, ed in ciò ha ragione l'onorevole Tassone, ad una campagna, peraltro limitata nel tempo, condotta da un quotidiano. Le notizie polemiche contenute in alcuni articoli di quel quotidiano erano talmente lontane dalla realtà per chi abbia cognizione dell'ente Poste Spa che non abbiamo pensato fosse utile replicare allora e, tanto meno, mi permetta, oggi.

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole sottosegretario Vita per la sua risposta. Avevo già sottolineato come l'onorevole Vita fosse un valoroso collega impegnato attivamente nella sua attività, lo dico con molta sincerità. Se avessi pensato una cosa diversa lo avrei detto con molta chiarezza.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Grazie, ne sono lieto!

MARIO TASSONE. Tuttavia, devo notare che l'amministrazione delle Poste non risponde agli interrogativi di fondo. Quella campagna giornalistica a cui fa riferimento l'interpellanza era corredata, come dicevo poc'anzi, da una serie di notizie. Molte volte, per salvaguardare il buon nome dell'amministrazione, ci si difende anche per evitare il danno che si può subire a causa di notizie non veritiere: se una notizia non è vera, se si parla di spartizione facendo gli elenchi dei direttori di filiale e dei direttori regionali, l'amministrazione deve difendersi.
Tra l'altro, l'ente Poste è una società per azioni e noi dobbiamo stare molto attenti ai confini tra una società privata e una società per azioni come l'ente Poste che svolge un servizio pubblico fondamentale.
Signor Presidente, ricordo che negli anni ottanta presentavamo continuamente interrogazioni concernenti la SIP alle quali il Governo rispondeva che non rientravano nella sua competenza perché la SIP era una società privata. Quindi, io ancora non so chi controllasse la SIP, nonostante siano passati molti anni. Ovviamente neanche la Telecom, che è una società per azioni, viene controllata. Pertanto, il servizio pubblico svolto dalla SIP è sempre stato sottratto al controllo del Parlamento, anche se mi auguro che il Governo abbia avuto, nel passato, perlomeno qualche riscontro dal punto di vista gestionale.
Anche per quanto riguarda l'ente Poste, non si può dire che esso sia una società privata e quindi che non vi è


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controllo politico. In fondo l'ente Poste non sopporta, in termini propri, costi di produzione, di gestione o di intrapresa. Per essere più chiari non può essere questo tal Passera a dare i soldi, anche perché proviene da precedenti esperienze che sono state disastrose dal punto di vista economico. Speriamo che egli possa essere più fortunato in questa sua nuova avventura, anche se i segnali, signor Presidente, non sono incoraggianti.
I costi vengono caricati sul bilancio dello Stato e i dati che abbiamo credo siano estremamente preoccupanti. Ci troviamo infatti dinanzi ad un deficit di 1.229 miliardi. Ed è per questo che ho espresso il mio apprezzamento nei confronti del sottosegretario perché nella sua risposta ha fatto riferimento, tra l'altro, ad una ricerca dell'efficienza.
Questa è la volontà di una parte del Governo oppure sono le considerazioni, le dichiarazioni e i pronunciamenti dell'amministrazione delle Poste? Ma in che modo avvengono queste dichiarazioni? Il Governo l'ha potuto riscontrare?
Con riferimento alle scelte compiute dall'amministrazione delle Poste vorrei soffermarmi su quella relativa all'apertura di alcuni sportelli capaci di erogare una serie di servizi. Potremmo quasi parlare di un tentativo di fare dell'amministrazione delle Poste una grandissima banca presente sull'intero territorio nazionale. Su questo vi è stato anche un momento di confronto molto vivace ed acceso tra le strutture bancarie presenti nel nostro paese e l'ente Poste. Quale fine hanno fatto tali scelte? Mi è stato detto che il Governo ha preso delle iniziative. È così?
A mio giudizio non è possibile lasciare questa struttura in balia di considerazioni ma soprattutto di iniziative e di scelte che non abbiano il conforto di una visione organica rispetto ad obiettivi che sono raggiungibili con una gestione corretta e seria.
Mi pare che, per una sua efficace preparazione, il personale sia stato inviato alla Bocconi. È vero? Se ciò risponde a verità saremmo lieti di sapere in quale modo e sulla base di quali scelte tale personale sia stato inviato alla Bocconi.
Sono queste alcune delle considerazioni che mi permetto di fare, signor sottosegretario, anche perché mi hanno detto che alla Bocconi sono stati inviati non coloro che avevano seguito corsi di formazione professionale a livello regionale, ma coloro che erano in possesso di un particolare attestato: un attestato politico, ovviamente! Queste sono le cose che sono state dette ed io mi auguro che non rispondano a verità.
Provengo da un vecchio partito che oggi non esiste più e vorrei dire che la storia di questo Parlamento è costellata da una serie di polemiche, la cui conseguenza è stata un po' quella di mettere sul banco degli imputati tale storia e tale partito politico, dicendo che in fondo nell'amministrazione delle poste si gestiva in termini particolari e settoriali.
Oggi questa storia ritorna malgrado quello delle poste sia un ente privato, una società per azioni, e malgrado sia in carica un Governo progressista e avanzato; un Governo che insieme ad altri amici appoggiamo e che anzi abbiamo contribuito a far nascere. Non c'è dubbio che l'esigenza che avvertiamo è quella di evitare che il sacrificio sopportato dalla società e dal paese sia vanificato.
Signor Presidente, c'è un programma, ci sono degli obiettivi, c'è una data fatidica, quella del 2002, mancano però le condizioni perché nel 2002 tali obiettivi (quello economico, quello finanziario e via dicendo) possano essere raggiunti. Se è così, il Governo è in condizione - non in questo momento, ovviamente - di dire che cosa non ha funzionato.
Se svecchiamo il personale, formiamo i nuovi assunti e riparametriamo i servizi e le strutture, che cosa manca per una politica di gestione delle Poste? Nel momento in cui vi è, forse, la tendenza a privatizzare tutto, gran parte dei servizi postali è stata privatizzata. Non sono statalista, onorevole Vita, dovrebbe esserlo di più lei, in base alle nostre storie diverse e alle nostre vicende antiche e recenti. Ma non vi è dubbio: si sta procedendo ad una


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privatizzazione selvaggia dei servizi delle Poste. Vorrei capire che cosa rimarrà nel 2002 dell'amministrazione delle Poste e come esse si collocheranno nella realtà del nostro paese relativamente ai servizi loro attribuiti.
Signor Presidente, per queste considerazioni accolgo gli argomenti sostenuti dal sottosegretario Vita, per quanto riguarda il personale, e approvo lo sforzo da lui fatto, al di fuori della velina che gli ha dato l'amministrazione delle Poste. Non sono soddisfatto della velina predisposta dagli uffici dell'amministratore Passera, non la posso accettare. Ciò esprime una sfiducia non nei confronti dell'onorevole Vita, ma nei confronti di Passera. Sono d'accordo, perché prendo atto che il sottosegretario ha fatto uno sforzo rispondendo senza seguire la traccia predisposta dagli uffici e lo invito a considerare attentamente la situazione, non per entrare nel merito della gestione e dell'amministrazione, ma per capire se le linee politico-gestionali di questo grande servizio pubblico siano rispettate in riferimento alla volontà espressa a suo tempo dal Parlamento e a quella dello stesso Governo.

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