Allegato A
Seduta n. 488 del 18/2/1999


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INTERPELLANZE

(Sezione 1 - Arresto del leader del PKK Ocalan)

I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il governo turco ha dichiarato di aver arrestato il presidente del partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) Abdullah Ocalan;
Ocalan è adesso nelle mani di un regime che in questi anni si è macchiato di un'atroce ed evidente politica di genocidio nei confronti del popolo curdo;
la responsabilità dell'arresto di Ocalan e della sua consegna al regime turco ricade anche sul Governo italiano che non ha voluto garantire il diritto costituzionale all'asilo politico da lui richiesto dopo essersi consegnato spontaneamente alle autorità italiane;
il Governo italiano, inducendo Ocalan ad abbandonare l'Italia, ha coscientemente rinunciato ad esercitare un ruolo di pace per porre fine - attraverso una soluzione negoziale del conflitto - alla guerra di sterminio operata da un esercito della Nato in Kurdistan; ragioni di Realpolitik, di business ed interessi legati all'alleanza militare atlantica sono stati anteposti al doveroso rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sottoscritta e solennemente ratificata dal nostro Paese -:
quali iniziative concrete intenda assumere il Governo italiano nei confronti delle autorità di Ankara per assicurarsi che Ocalan non sia sottoposto a tortura - regolarmente praticata nelle carceri di quel Paese - e affinché sia salvaguardata la sua incolumità fisica;
quali iniziative immediate intenda mettere in atto per applicare le risoluzioni approvate all'unanimità dalla Commissione esteri della Camera per l'indizione di una conferenza internazionale sul Kurdistan;
se non ritenga doveroso dichiarare formalmente l'esistenza di uno stato di guerra nel Kurdistan turco annullando tutti i contratti di vendita di armi alla Turchia come gesto concreto della volontà italiana di perseguire una politica di pace nella regione.
(2-01626)
«Bertinotti, Mantovani, Giordano, De Cesaris, Malentacchi, Cangemi, Nardini, Valpiana, Vendola, Lenti, Boghetta, Bonato, Edo Rossi».
(16 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
come si è appreso da notizie di agenzia il presidente del Pkk Abdullah Ocalan è stato catturato da agenti turchi e si troverebbe ora in Turchia;
il governo turco ha preannunciato che Ocalan verrà immediatamente processato per i crimini di cui è accusato;
in quel paese è in vigore la pena di morte -:
quali iniziative il Governo italiano intenda prendere, anche negli organismi della Unione europea, per tutelare l'incolumità


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di Ocalan, perché il processo avvenga nel rispetto di tutte le garanzie difensive, magari anche con la presenza di osservatori internazionali, e comunque perché le autorità turche siano sollecitate ad un impegno a non applicare in caso di condanna la pena capitale.
(2-01627) «Grimaldi, Brunetti».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
secondo quanto riferiscono tutte le agenzie di stampa il primo ministro turco Bulent Ecevit ha dichiarato la mattina del 16 febbraio 1999: «Il capo del Pkk è in Turchia da questa notte. Pagherà per i suoi crimini davanti ai tribunali indipendenti del Paese» -:
quali interventi urgenti il Governo intenda promuovere nei confronti del governo turco e quali iniziative intenda sviluppare in sede di Unione europea a salvaguardia della sicurezza personale, dei diritti di difesa e della vita di Abdullah Ocalan.
(2-01629) «Mussi, Pezzoni, Guerra».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
l'arresto di Ocalan, avvenuto in Kenia, da parte di imprecisati servizi segreti di un paese estero, ripropone con forza la questione curda, la mancanza di una comune politica estera da parte dell'Europa ed il problema dell'asilo politico;
fin dall'inizio, da quando il leader del Pkk ha scelto il nostro Paese per porre all'attenzione del mondo la questione del popolo curdo, richiedendo di essere giudicato da un tribunale internazionale, il problema non è stato quello di entrare nel merito di un giudizio politico sulla singola persona, ma quello di verificare la capacità dell'Europa di svolgere un ruolo di mediazione nei conflitti d'area;
questo era e rimane l'elemento chiave, al di là delle speculazioni politiche tentate dall'opposizione, sia sul caso Ocalan, sia sui gravi problemi attuali legati alla crisi balcanica e alla possibilità di una risoluzione pacifica di questo conflitto;
in questa situazione, con Ocalan rinchiuso in qualche carcere speciale in Turchia, si apre un nuovo scenario in cui ai dubbi sulle capacità di intervento dell'Europa si aggiungono le preoccupazioni sul destino dello stesso Ocalan, visti i risultati dell'inchiesta della Commissione europea che ha accertato la pratica della tortura e della violazione sistematica dei diritti umani nelle carceri di quel paese, che fa parte dell'alleanza Nato;
a questo si aggiunge il rischio di una escalation delle azioni violente, da parte dei militanti curdi in Europa, come si è visto nella giornata di ieri, 16 febbraio 1999, caratterizzata da numerose occupazioni e sequestri del personale dei consolati, a dimostrazione del possibile trasferimento di questo decennale conflitto etnico nel nostro continente -:
come sia avvenuto l'arresto di Ocalan in Kenia e quali interventi abbia predisposto il Governo in tutte le sedi europee ed internazionali affinché sia garantita l'incolumità di Ocalan in Turchia;
se non si ritenga indispensabile operare affinché l'Europa, che fino ad ora ha fatto di tutto per evitare di affrontare la questione, svolga un ruolo di mediazione sulla questione curda, che rischia di diventare sempre più esplosiva in un'area già interessata da numerosi conflitti.
(2-01630)
«Sbarbati, La Malfa, Manca, Marongiu, Mazzocchin, Negri».
(17 febbraio 1999)


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I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la partenza dall'Italia del leader terrorista curdo Abdullah Ocalan, la notte di sabato 16 gennaio 1999, è avvenuta con modalità e procedure segrete che contribuiscono a rendere poco chiara la posizione italiana in una vicenda che ha fortemente compromesso la credibilità internazionale del nostro Paese;
da una dichiarazione del Ministro degli affari esteri Lamberto Dini, riportata dal quotidiano La Stampa, domenica 17 gennaio 1999, e non smentita, si deduce che la gestione dell'espulsione di fatto del leader curdo sia stata accentrata nella Presidenza del Consiglio dei ministri;
da indiscrezioni giornalistiche risulterebbe che Ocalan sia stato accompagnato verso ignota destinazione da un aereo appartenente ad una società italiana;
la gestione di tutta questa vicenda rivela la difficoltà del Parlamento nello svolgere il proprio ruolo di controllo e di verifica dell'operato del Governo -:
quali siano state le procedure e le modalità che hanno portato alla partenza di Ocalan;
quali siano i riflessi politici che questa vicenda ha provocato presso i paesi nostri alleati;
se vi siano impegni di natura economica assunti dal nostro Paese con il paese di destinazione finale di Ocalan.
(2-01631)«Casini, Follini, Giovanardi».
(17 febbraio 1999)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la cattura del leader del Pkk Ocalan avvenuta a Nairobi ad opera dei servizi segreti della Turchia apre una fase di drammatici scontri nei Paesi europei e avvicina la prospettiva di un processo in Turchia a carico di Ocalan -:
quali iniziative il nostro Governo intenda adottare per garantire l'incolumità dell'imputato, un giusto processo e la non applicazione della pena di morte tuttora prevista dall'ordinamento turco.
(2-01632) «Giovanni Bianchi».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la cattura del presidente del Pkk Ocalan in Kenia presso la residenza dell'ambasciatore greco con un'azione combinata di servizi segreti e forze armate e il suo trasferimento in Turchia pongono seri interrogativi sul suo destino, considerato che in quel Paese è stata pronunciata una sentenza definitiva di condanna a morte per il leader curdo -:
se non ritenga di promuovere in sede europea una forte iniziativa diplomatica volta a sconfigurare l'esecuzione della sentenza;
se non ritenga che il governo turco debba dimostrare in questa occasione il pieno rispetto dei diritti umani a garanzia del processo di integrazione europea e del negoziato per il suo allargamento;
se non ritenga che dietro il comportamento della Grecia possa celarsi il tentativo di risolvere la crisi cipriota;
quali iniziative intenda avviare in tutte le sedi internazionali per risolvere un così grave problema, come è quello del destino del popolo curdo, che al di là di questa vicenda permane in tutta la sua gravità.
(2-01633)
«Cimadoro, Manzione, Fronzuti».
(17 febbraio 1999)


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I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
organi di informazione hanno dato ampio risalto alla cattura del leader del Pkk in Kenya e al suo coattivo trasferimento in un carcere di massima sicurezza turco;
il 28 settembre 1998 il Ministro dell'interno italiano e quello della Repubblica turca hanno firmato un accordo bilaterale contro il terrorismo internazionale e sulla volontà dei reciproci Governi di estradare i terroristi, del quale il Governo non ha mai informato il Parlamento;
il 16 ottobre 1998 il Governo turco ha avvertito il Governo italiano sul possibile arrivo in Italia del signor Ocalan;
il 12 novembre è arrivato all'aeroporto di Roma il signor Ocalan -:
se ritenga l'atto bilaterale italo-turco legittimo e conforme all'articolo 3 della Carta europea dai diritti dell'uomo, che vieta l'estradizione nei Paesi in cui vige la pena di morte;
se il trasferimento sia avvenuto con un aereo di proprietà del gruppo Eni;
quali iniziative intenda assumere il Governo italiano nelle opportune sedi internazionali al fine di promuovere la liberazione del signor Ocalan ed il suo trasferimento in una sede neutrale atta a garantire incolumità fisica ed equità di giudizio e di garantire l'esercizio del diritto di autodeterminazione del popolo curdo e, in generale, di tutti i popoli in lotta per la loro libertà contro il perverso progetto di globalizzazione.
(2-01634)
«Comino, Cavaliere».
(17 febbraio 1999)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la cattura di Ocalan, indipendentemente dalle specifiche opinioni sul leader curdo e sulla sua organizzazione, ha evidenziato una procedura ancora non chiarita e comunque estranea ai princìpi ed alle norme del diritto internazionale;
questa iniziativa rischia di introdurre ulteriori sviluppi negativi ridando spazio al conflitto, anche militare, e facendo fare un passo indietro alle sempre più necessarie soluzioni politiche negoziali;
è perdurante la disperata condizione di milioni di donne e uomini curdi ai quali vengono negati diritti umani essenziali;
l'iniziativa italiana ed europea non è stata in grado di assicurare iniziative istituzionali adeguate a facilitare il dialogo e l'apertura di un percorso negoziale -:
quali iniziative il Governo intenda attivare per assicurare il rispetto delle norme del diritto internazionale, per promuovere iniziative unitarie e solidali in ambito europeo finalizzate a pretendere dal Governo turco la tutela della vita di Ocalan e la disponibilità ad aprire un dialogo tra le parti in conflitto - che, seppur difficile, resta l'unica via per superare tensioni perduranti in quella delicata area del mondo - e per eliminare le sofferenze che da troppo tempo subiscono sia la popolazione curda che quella turca.
(2-01635)«Danieli».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
Abdullah Ocalan è stato trasferito in Turchia mentre si trovava in territorio del Kenia ospite della residenza dell'ambasciatore greco, al di fuori di ogni procedura di estradizione o di consegna regolata, in violazione delle norme di diritto internazionale comunemente riconosciute;
dal momento in cui Abdullah Ocalan è entrato nelle carceri turche - nella tristemente nota isola di Imrali, nel Mar di Marmara - non si hanno notizie sulle


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condizioni della sua detenzione, con particolare riguardo alla sua incolumità personale;
contravvenendo a tutte le regole di democrazia, gli avvocati europei di Ocalan sono stati respinti ieri ad Istanbul senza poter incontrare il loro assistito -:
quali iniziative intenda assumere il Governo italiano per dare attuazione alle risoluzioni approvate dalla Commissione Esteri della Camera.
(2-01636) «Crema, Schietroma».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il «caso Ocalan» si è configurato anzitutto come una delicata vicenda politica nazionale e internazionale sfociata in una sorta di intrigo che è finito con un «rapimento» del leader curdo in Kenia, oggi detenuto in Turchia e su cui pende il rischio della pena di morte;
è stata inoltre l'occasione per l'opinione pubblica nazionale e internazionale di riflettere - alla luce anche delle vicende drammatiche seguite all'arresto di Ocalan - sulle tragedie del popolo curdo, popolo senza Stato, la cui diaspora pesa sulla coscienza della politica e della diplomazia internazionale -:
quale sia la ricostruzione del «caso Ocalan», specie negli esiti più recenti;
quale valutazione politica si dia e quali azioni verranno svolte dal Governo italiano con riferimento anche al problema curdo.
(2-01637)
«Brugger, Caveri, Detomas, Zeller, Widmann».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro di grazia e giustizia, per sapere - premesso che:
Abdullah Ocalan è stato trasferito in Turchia mentre si trovava in territorio del Kenia ospite della residenza dell'ambasciatore greco, al di fuori di ogni procedura di estradizione o di consegna regolate, in violazione delle norme di diritto internazionale comunemente riconosciute;
dal momento in cui Abdullah Ocalan è entrato nelle carceri turche - nella tristemente nota isola di Imrali, nel Mar di Marmara - non si hanno notizie sulle condizioni della sua detenzione, con particolare riguardo alla sua incolumità personale;
la Commissione Esteri della Camera, in data 10 dicembre 1997, ha approvato due risoluzioni con le quali si impegnava il Governo, tra l'altro, ad adoperarsi presso l'Ocse e l'Onu per la convocazione di una conferenza internazionale per una soluzione politica e pacifica dei problemi del popolo curdo; a confermare, in tutte le sedi internazionali e nei rapporti bilaterali, il rispetto dei diritti umani e il ripristino delle garanzie democratiche come questioni centrali e dirimenti nelle relazioni tra il nostro Paese, l'Unione europea e la Turchia, a chiedere, in accordo con i partners europei, una convocazione dal consiglio di sicurezza dell'Onu che ponga finalmente all'ordine del giorno il problema drammatico delle popolazioni curde, del rispetto della loro identità, della loro storia e tradizione e che prospetti la costituzione di uno Stato curdo sovrano e indipendente -:
se non ritenga che il Governo avrebbe dovuto assumere in modo deciso un atteggiamento positivo rispetto alla richiesta di asilo politico avanzato da Abdullah Ocalan;
quali iniziative intenda assumere il Governo italiano per dare attuazione alle risoluzioni approvate dalla Commissione Esteri della Camera ed in particolare ai punti indicati in premessa;


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se non ritenga doveroso attivarsi presso le autorità turche affinché sia salvaguardata l'incolumità fisica informando il Parlamento sulle attuali condizioni di detenzione di Abdullah Ocalan.
(2-01638) «Paissan, Leccese, Cento».
(17 febbraio 1999)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la paradossale vicenda Ocalan ha consentito vantaggi, a volte cinici, ai vari Paesi coinvolti (ad eccezione dell'Italia!);
la Turchia farà pesare per l'ingresso in Europa la scelta di non aver eseguito una sentenza a pena capitale per il prigioniero curdo, nulla assicurando sul trattamento carcerario che, si teme, possa riservare allo stesso;
il premier greco socialiberale Kostas Simitis, sebbene assediato dall'ala nazionalista del suo Pasok e dai settori più integralisti della Chiesa ortodossa del patriarca Christodoulos, diventa, dopo la «consegna», più credibile nel riavviare il dialogo con la Turchia, con inserimento in agenda dell'inevitabile questione cipriota;
subisce mutazioni anche la vicenda del Kosovo, dove l'oltranzismo serbo, che poteva contare sui ripetuti ammiccamenti greci, rischia l'isolamento;
gli Stati Uniti troveranno ancora più agevole la rete dei rapporti coi turchi (oleodotto compreso);
la cattura di Ocalan potrebbe avere ripercussioni nel groviglio mediorientale, atteso che il depotenziamento del pericolo Pkk potrebbe incidere nei rapporti triangolari Turchia-Israele e Paesi arabi;
la Germania si defila secondo l'interrogante opportunisticamente, sino a dimenticare l'esecutività di sentenze contro il politico curdo, quasi fosse obbligo altrui eseguire le pronunce giudiziarie proprie;
la Russia riceve e smista senza danni reliquati;
il Kenia può chiamare in causa ancora l'Italia, sostenendo che il curdo è arrivato da Milano, tanto il discredito del nostro Paese, sul caso, è tale che possono imprudentemente mescolarsi verità e menzogne -:
se il Governo, per lealtà verso la nazione, intenda riconoscere i suoi irrimediabili errori e dilettantesche omissioni, misti a permissivismo e scorrettezza, chiedendo quindi assicurazione contro la pena di morte e la presenza di osservatori internazionali per garantire un processo giusto ed umano, per una vicenda che, a fronte dei vantaggi altrui, all'Italia lascia discredito internazionale e cattiva coscienza interna;
se non ritenga che la tragedia del popolo curdo, che merita rispetto o sostegno, non possa essere compresa con la singola vicenda giudiziaria di Ocalan, che rimane il capo del partito comunista (Pkk);
se si intenda insistere per la «contaminazione democratica» della Turchia, come premessa per la sua entrata nell'Unione europea;
se intenda esercitare pressione diplomatica sul Consiglio di sicurezza dell'ONU perché ponga finalmente all'ordine del giorno il problema drammatico del popolo curdo che ha diritto alla sovranità ed indipendenza, regolando i rapporti con i Paesi interessati (Turchia, Irak, Iran, Siria).
(2-01639)«Trantino».
(17 febbraio 1999)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
lunedì 15 febbraio 1999, in Kenia, il capo dei comunisti curdi «Apo» Ocalan è stato consegnato agli agenti segreti turchi che lo hanno immediatamente trasferito in una caserma militare;


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per un mese Ocalan, dopo aver lasciato l'Italia, con modalità mai chiarite, ha attraversato i cieli dell'Europa sorvolando più volte lo spazio aereo italiano a bordo di un Falcon 800 di proprietà della Snam, lo stesso con cui aveva lasciato il nostro Paese;
il suo sbarco a Mosca è stato favorito da funzionari russi compiacenti, ma è stato immediatamente rinnegato dalle autorità di quel paese;
nel fallimento di una ricerca di una risposta europea al grave problema politico si sono dimostrati i massimi punti di debolezza nella politica estera di Germania e Italia;
per i comportamenti poco chiari del Governo italiano, tramite parte dei servizi segreti, alla fine Ocalan ha finito per ritrovarsi prigioniero dei turchi, fatto questo che il Governo italiano dice di non aver mai voluto -:
quali iniziative intenda adottare per fare massima chiarezza sulla vicenda della quale il nostro Paese è stato suo malgrado protagonista, per la leggerezza di chi aveva convinto Ocalan a venire in Italia; per assicurare a Ocalan un giudizio equo ed il rispetto dei principi fondamentali della persona e delle garanzie giudiziarie comuni ai paesi civili; per ristabilire le buone relazioni con la Turchia e con gli altri paesi amici dell'Alleanza Atlantica.
(2-01640)
«Pisanu, Niccolini, Taradash».
(17 febbraio 1999)