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TESTO AGGIORNATO AL 28 GENNAIO 1999
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Domenico Izzo. Ne ha facoltà.
DOMENICO IZZO. Signor Presidente, colleghi, nella circostanza odierna, che vede per l'ennesima volta sottoposto all'attenzione di questa Assemblea un caso concernente l'onorevole Sgarbi, mi ero proposto di votare secondo l'indicazione della Giunta. Ciò non tanto per il dovuto rispetto verso quest'organo, quanto per il fatto che oggi non si richiede l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'onorevole Sgarbi perché egli avrebbe insolentito, come nel suo costume, privati cittadini, poliziotti o persone incapaci di difendersi adeguatamente, bensì perché avrebbe insolentito e calunniato personaggi noti della vita politica, che sicuramente dispongono di tutti gli strumenti politici per difendersi adeguatamente. Questa considerazione mi indurrebbe quindi ad assecondare l'indicazione della Giunta. Anche l'argomento secondo il quale lo Sgarbi sarebbe pagato per questa sua azione demolitoria e calunniosa, il che starebbe a dimostrare che, in questa fattispecie, il pagamento dello Sgarbi è rappresentato dai trenta denari di Giuda, non mi farebbe ancora deflettere dalla mia volontà di votare secondo l'indicazione della Giunta. Ho avuto però modo di ascoltare con una certa attenzione, come sempre in queste circostanze, la difesa del relatore, il quale, se facesse l'avvocato - non so se eserciti la professione forense -, otterrebbe il brillante risultato di far condannare sistematicamente i suoi assistiti. Non si è infatti mai visto in quest'aula un atteggiamento così fazioso, così mistificatorio, così ostentatamente contrario alla realtà dei fatti come quello che ha tenuto il relatore.
GIOVANNI FILOCAMO. Insolente!
DOMENICO IZZO. ...incarnerebbe la speranza dell'Italia democratica di avere finalmente un sistema politico pulito, trasparente e rigoroso.
deputati di alleanza nazionale dove sia finito...
PRESIDENTE. Onorevole Izzo, non faccia domande ai colleghi: si rivolga alla Presidenza e si attenga al tema.
DOMENICO IZZO. È una valutazione politica, signor Presidente!
PRESIDENTE. Allora la rivolga alla Presidenza!
DOMENICO IZZO. Vorrei sapere, dicevo, dove sia finito il loro spirito di legalità, dal momento che hanno dovuto ingoiare rospi molto grossi (Commenti dei deputati del gruppo di forza Italia) ed hanno dovuto esprimere voti in contrasto con la loro coscienza. Lo so, infatti, che la loro coscienza dice altro, ma per ragioni squallidamente politiche essi hanno dovuto esprimere voti in contrasto con essa!
GIOVANNI FILOCAMO. Vergogna!
DOMENICO IZZO. Allora, signor Presidente, ...
PRESIDENTE. Onorevole Izzo, lei ha esaurito abbondantemente il tempo a sua disposizione.
DOMENICO IZZO. Per tutte queste ragioni, esprimerò un voto di astensione, non potendomi esimere dal sanzionare in maniera forte l'atteggiamento fazioso, ripeto fazioso, tenuto dal relatore, che ha dimostrato assoluta mancanza di serenità e di rispetto delle istituzioni. Io lo ringrazio perché così contribuisce a farci vincere (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Domenico Izzo, poiché la Presidenza ha l'impressione che vi sia un equivoco ed il relatore ha chiesto la parola, prima di continuare con le dichiarazioni di voto do la parola, appunto, al relatore, onorevole Berselli.
FILIPPO BERSELLI, Relatore. Signor Presidente, desidero eliminare un equivoco in cui sono incorsi sia il collega Veltri sia il collega Izzo.
PRESIDENTE. Per cortesia colleghi, altrimenti non si sente quel che dichiara il relatore.
FILIPPO BERSELLI, Relatore. Non mi sono permesso di chiosare nulla, né quel che si assume abbia affermato il collega Sgarbi né qualsiasi dichiarazione del senatore Di Pietro; mi sono limitato, in qualità di relatore, a leggere il capo di imputazione elevato al collega Sgarbi. È questo un dovere per il relatore funzionale al diritto che i colleghi hanno di conoscere in che cosa si sostanzi l'imputazione nei confronti dell'onorevole Sgarbi. Ripeto ai colleghi Izzo e Veltri che mi sono limitato a leggere tre pagine - sottolineo tre pagine - del capo di imputazione per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa elevato al collega Sgarbi, nulla di più. Pertanto, non sono fazioso né prevenuto.
suoi relatori leggere sempre il capo di imputazione elevato ai diversi colleghi; se è vero, infatti, che vi è lo stampato, è altrettanto vero che i colleghi molto spesso arrivano in aula senza averlo letto, mentre è loro dovere conoscere nel dettaglio in che cosa si sostanzia l'imputazione elevata ad un collega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, evidentemente il «reato di lesa maestà» ha colpito talmente tanto gli oratori che mi hanno preceduto da renderli ciechi e completamente dimentichi della prassi della Camera. Sfido gli onorevoli Izzo e Veltri a provare che, nell'ambito dei procedimenti per insindacabilità, qualche deputato non abbia letto la relazione. Mi si deve dire di che cosa si voglia far carico all'onorevole Berselli, forse di aver letto un'imputazione che, tra l'altro, non è stata redatta ed elevata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ma, se non sbaglio, dal procuratore della Repubblica di Bergamo? Onorevole Veltri, se il procuratore della Repubblica di Bergamo ha ritenuto opportuno riportare tutta la registrazione della trasmissione con i riferimenti a Di Pietro, non penso sia colpa dell'onorevole Berselli: che cosa avrebbe dovuto fare questi per rappresentare il presunto reato di diffamazione? Avrebbe dovuto fare un riassunto, un riepilogo di quelle affermazioni, o non avrebbe dovuto, come fanno tutti gli altri, rileggere pedissequamente il capo di imputazione? Siamo di fronte ad una cecità assoluta; avete perduto il senso della ragione e dell'orientamento, il reato di lesa maestà vi ha fatto fare nel caso in esame queste affermazioni, che non avete fatto in altri casi analoghi!
VALTER BIELLI. Adesso discutiamo a «futura legge»? Non polemizzare, sei ridicolo!
SERGIO COLA. Allora, dico a lei, che in questo momento fa determinate affermazioni, che deve rendersi conto che l'insindacabilità nel caso di cui ci occupiamo riguarda proprio la commissione di reati di diffamazione e di ingiuria, che concernono l'opinione. Nel caso particolare, la diffamazione, per definizione del codice di diritto positivo, è praticamente l'offesa dell'altrui reputazione, la quale in realtà si pone in essere attraverso frasi pesanti. Da parte nostra, peraltro, dobbiamo valutare non se vi sia l'ingiuria o la diffamazione, ma se, nel caso di specie, vi sia o meno l'esercizio dell'attività di parlamentare: è questo il nodo che dobbiamo sciogliere, e non altri.
aveva pianto nel momento in cui era stato sottoposto ad interrogatorio: sono cose che la stampa riportava quotidianamente! Se questo non rientra nell'ambito dell'esercizio della funzione parlamentare, vivaddio mi chiedo quale sia questo ambito, quali ne siano i limiti! Diciamo allora la verità: dà fastidio la lesa maestà, il nome della persona che ha proposto querela per diffamazione a mezzo stampa. Siate giusti, allora, siate obiettivi, non siate faziosi...
VALTER BIELLI. Soprattutto tu, Cola!
SERGIO COLA. Comportatevi nella stessa maniera in tutti i casi! Ad alleanza nazionale non avete nulla da contestare, perché il nostro gruppo, a differenza vostra, si è sempre comportato in maniera uniforme! Siete voi che avete sempre usato due pesi e due misure (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale)!
VALTER BIELLI. Sei fazioso, sei ridicolo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, ascrivo ad un equivoco il forte risentimento che ho ravvisato e udito manifestare nei confronti della relazione dell'onorevole Berselli, un equivoco che vorrei dissipare a vantaggio della serenità in quel tanto che resta della discussione su questo caso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Garra, cui rivolgo la preghiera di essere sintetico, perché ha già parlato un altro collega del suo gruppo. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, dichiaro di convenire con la proposta illustrata all'Assemblea dal relatore Berselli.
la comune militanza nella DC deve farci vergognare di quelle ruberie (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Manzoni, cui rivolgo la preghiera di essere sintetico, perché è già intervenuto un collega del suo gruppo. Ne ha facoltà.
VALENTINO MANZONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non capisco l'accanimento nei confronti dell'onorevole Sgarbi per una questione che mi sembra abbastanza chiara e lineare. Ci troviamo, forse per la prima volta, di fronte a dichiarazioni estremamente corrette, pulite e lineari rispetto ad altre, riguardanti l'onorevole Sgarbi, di cui abbiamo dovuto occuparci varie altre volte in quest'Assemblea.
PRESIDENTE. Il tempo, onorevole Manzoni.
VALENTINO MANZONI. Ho finito, Presidente.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Manzoni, ma è andato oltre il tempo assegnato.
VALENTINO MANZONI. Ho finito, Presidente.
VALTER BIELLI. Alla prossima puntata! A domani!
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Manzoni.
VALENTINO MANZONI. All'onorevole Bielli, devo dire soltanto che la questione di Sgarbi quotidiani è superata. Quando fu coniato l'articolo 21 della Costituzione, che - congiuntamente all'articolo 68 - garantisce la piena libertà di manifestazione del pensiero da parte del parlamentare attraverso qualunque mezzo di diffusione, la televisione ancora non esisteva. Non si può mettere in dubbio, quindi, che la manifestazione del pensiero sia garantita attraverso qualsiasi mezzo di diffusione.
PRESIDENTE. Onorevole Manzoni, è l'ennesima volta che dice di concludere. Abbia pazienza, ma non può utilizzare il doppio del tempo assegnato.
VALENTINO MANZONI. Presidente, aggiungo soltanto che mi dichiaro favorevole alla proposta della Giunta.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Manzoni.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace che su una questione già affrontata dalla Giunta con una maggioranza chiara nella decisione presa si sia in realtà aperta la campagna elettorale. L'onorevole Bielli (diessino) e l'onorevole Izzo (popolare) hanno aperto la campagna elettorale per l'Italia dei valori: evidentemente essi sono dalla parte dell'uomo che sembra così inviso ai segretari di partito D'Alema e Marini. Quindi non posso far altro che dichiararmi colpevole per quello che ho detto, avendo condiviso le mie affermazioni con l'onorevole Marini (il quale pensa di Di Pietro esattamente quello che ho detto io)! Non c'è una sola parola di quelle lette da Berselli (tutte mie, onorevole Izzo) che non ripeterei!
esprimono in televisione, trovando lì la loro arena più ampia per il consenso.
Per questa ragione mi asterrò dalla votazione, perché non intendo in alcun caso esprimere voti in contrasto con la mia coscienza. Non mi asterrò, però, dal dire all'onorevole relatore che egli si è reso responsabile, nel merito, non solo e non tanto del fatto di condividere le responsabilità dello Sgarbi, ma anche di affermare che io, di provenienza politica democristiana, sarei un gran ladro, mentre l'onorevole Berlusconi, principale beneficiario di un sistema politico affaristico di corruttela (Commenti dei deputati del gruppo di forza Italia), incarnerebbe il nuovo. L'onorevole Berlusconi, circondato dai suoi degni compari (Commenti dei deputati del gruppo di forza Italia)...
Nel confermare la mia astensione dalla votazione, vorrei domandare ai colleghi
Ricordo ai colleghi che in altre occasioni, e gli amici della Giunta lo sanno, in riferimento ad altri episodi riguardanti sempre come imputato il collega Sgarbi e come parte lesa il senatore Di Pietro, mi pronunciai per la sindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Sgarbi, proprio a dimostrazione del fatto che, se in questa Camera vi è una persona che non può essere accusata in tale vicenda di faziosità, si tratta di chi vi sta parlando. Mi pronunciai allora, in coscienza, per la sindacabilità, così come oggi mi sono pronunciato, in assoluta coscienza, per l'insindacabilità.
Devo dare atto al collega Bielli che, pur dissentendo in Giunta dall'orientamento prevalente, egli non ha minimamente accusato il relatore di faziosità o di essere prevenuto nei confronti del senatore Di Pietro, limitandosi ad esprimere un voto di astensione.
Signor Presidente, ho ritenuto doveroso precisare queste cose perché è prassi della Giunta - lo dico al collega Veltri - e dei
Nessuna chiosa, quindi, nessun commento, nessun atto di partigianeria nei confronti dell'onorevole Sgarbi, essendomi limitato - lo ripeto - a ricordare ai colleghi quali siano le accuse mosse nei confronti dell'onorevole medesimo.
Mi limito soltanto a due osservazioni, forse più pertinenti, rivolgendomi all'onorevole Bielli: ormai, la questione di Sgarbi quotidiani l'abbiamo superata ampiamente, anche se lei, onorevole Bielli, la ripropone ogni volta, e fa bene perché segna siffatto tipo di orientamento; quello che invece devo obiettarle, onorevole Bielli, è che lei fa parte di un gruppo parlamentare di cui fa parte anche l'onorevole Soda, il quale è il primo firmatario di una proposta di legge costituzionale nella quale si prevede che la Corte costituzionale non possa assolutamente dare alcun tipo di suggerimento sul piano de iure condendo e che la stessa debba limitarsi a dichiarare l'ammissibilità o meno delle eccezioni di incostituzionalità...
Nel caso particolare, oltre tutto, a differenza di altri casi, Sgarbi non ha usato assolutamente espressioni pesanti e non ha fatto altro che riportare quello che la stampa quotidiana riferiva ogni giorno, cioè che Di Pietro era indagato; si poneva inoltre un interrogativo chiedendosi come mai, essendo questi indagato, fosse stato scelto come ministro da un Presidente del Consiglio dei ministri che a sua volta era stato indagato proprio da Di Pietro e che
L'onorevole Berselli ha precisato, in fatto, che egli si è limitato, puramente e semplicemente, a rileggere parte del capo d'imputazione, non ha argomentato a favore o contro alcuno, ha compiuto un atto del suo ufficio diretto ad illuminare adeguatamente anche quanti non avessero potuto leggere né gli atti né la relazione. Tuttavia, questo appunto, mal fondato, di settarismo nei confronti del relatore fatalmente si ritorce in analoga accusa nei confronti di coloro che lo hanno censurato.
La legge processuale vuole che i capi d'imputazione costituiscano la summa, il riassunto, la descrizione del fatto imputabile. Non solo ciò è funzionale alla speditezza dei giudizi, ma anche alla logica della dialettica tra accusa e difesa: è sempre difficile difendersi da un concetto ed è necessario che sia, invece, contestato il fatto.
Da ciò traggo argomento per considerare faziosa l'imputazione che, attraverso una mirabolante serie di ripetizioni non configurabili come fatti, pone la difesa di Sgarbi in condizione di indifendibilità dello stesso. Dunque, ciò che viene ascritto al relatore va imputato, invece, sul piano tecnico e deontologico, all'autore dell'imputazione: là si annida l'inganno, che fa cadere in errore il giudice futuro ed anche chi, al di fuori del processo, legge questa vicenda.
Mi auguro, quindi, che, in casi come questi, si ripeta la lettura e che non si debbano più vedere tanto spesso capi d'imputazione così faziosi e tendenziosi (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).
L'onorevole Domenico Izzo è andato fuori tema; vorrei ricordargli che già nel 1957 don Sturzo denunciò l'ondata di affarismo che stava calando sull'Italia anche dal colle più alto e da piazza del Gesù. Rammento che nel 1989 è caduto il muro di Berlino e che nel 1991 si è «squagliata» l'Unione Sovietica: se nella DC non ci fosse stato il tradimento del pensiero di Sturzo e quello del settimo comandamento, dopo quegli eventi epocali la DC avrebbe dovuto straripare nei consensi.
Quindi, amico Izzo, taci ora e quando ci sono dibattiti di questo genere, perché
All'onorevole Izzo devo dire che egli evidentemente ignora il contenuto dell'articolo 68 della Costituzione. Ricordo quindi anche per l'avvenire (e de iure condendo) che vi è una insindacabilità interna - o intra moenia - per comportamenti configuranti un illecito tenuto dal parlamentare all'interno della Camera o con atti tipici della funzione parlamentare, e vi è una insindacabilità esterna - o extra moenia - per comportamenti tenuti dal parlamentare fuori dal Parlamento e quando tali comportamenti, estrinsecatisi in giudizi o valutazioni, rappresentino una proiezione all'esterno di cose dette all'interno della Camera o siano comunque l'espressione di attività politiche lato sensu intese.
Nel caso di specie, onorevole Izzo, non vi è dubbio che le cose dette dall'onorevole Sgarbi, riferite dal relatore, abbiano costituito oggetto di dibattito politico, sia nella pubblica opinione sia all'interno della Camera. E non pare possa essere messo in dubbio che le cose dette dall'onorevole Sgarbi configurino un giudizio, una valutazione politica sull'operato di un magistrato.
Dire che un magistrato ha indagato su alcuni personaggi e non su altri che con i primi avevano affinità e pari responsabilità nella gestione del potere o di enti pubblici, infatti, cos'altro è se non una valutazione politica, onorevole Izzo?
Il fatto, poi, che Di Pietro in quanto indagato si sia dimesso dalla carica di ministro dei lavori pubblici è irrilevante in questa vicenda, onorevole Veltri. Infatti in questo caso occorre stabilire soltanto se Sgarbi abbia espresso valutazioni politiche o meno (e mi pare che le cose da lui dette si configurino senz'altro come una valutazione politica).
Devo infine dire all'onorevole Bielli...
Concludo, sottolineando...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
Certo, Veltri pone una questione. Di Pietro ha fatto miracoli anche vicino a Pietrelcina e probabilmente ne farà anche in futuro; posso ritenere (e non dubito) che sia anche la veggente di Montenero e quindi possa aver già previsto, nella sua indulgenza nei confronti di Prodi, quello che poi è capitato: la vittoria di Prodi e la richiesta dello stesso Prodi di avere il suo antico inquisitore come ministro dei lavori pubblici.
Quello che ho preteso da Di Pietro, e che non chiedo per nessuno, sono le dimissioni che egli chiedeva ai suoi indagati.
Diversa cosa è la mia posizione da quella che - chi ha letto Verga lo sa - un individuo assume all'interno del personaggio rappresentato: in quanto Di Pietro, io non potevo non dimettermi. Non ponevo una questione in assoluto; per me poteva rimanere lì, anche avendo preso cinquecento Mercedes.
Per quel che riguarda la vicenda Prodi, voglio ricordare - proprio in relazione alla posizione assunta dall'onorevole Bielli in questa sua nuova vocazione verso l'Italia dei valori - che l'onorevole Prodi andò a piangere dall'allora procuratore Mancuso, per lamentarsi dei metodi inquisitori e violenti del suo futuro ministro. Ripeto, l'onorevole Prodi andò a piangere dal procuratore Mancuso (in questo tribunale della libertà della parola, lo si potrà dire)!
Dunque, per risolvere la vexata quaestio di cui parla, da sempre, l'onorevole Bielli ha rilevanza quello che un parlamentare afferma in televisione: ciò che Di Pietro dice nella trasmissione Porta a Porta è legato alla sua funzione di parlamentare, perché ha il carattere del dibattito politico; se il sottoscritto, in televisione, parla di Milly D'Abbraccio, non chiede l'immunità, né la vorrebbe; se parlo dell'onorevole Di Pietro, pretendo l'immunità contestuale all'argomento che assumo.
In quanto ai denari che percepisco - sono stato chiamato Giuda dall'onorevole Izzo e non posso querelarlo, perché l'onorevole Izzo ama offendere nei posti in cui è tutelato, cioè dentro il Parlamento - dirò che ho soltanto debiti per le parole che ho detto: tutto quello che ho percepito in questi anni è finito nelle tasche dei magistrati, che dimostrano come i tribunali funzionino, perché per processare me, non aspettano neanche il parere del Parlamento: sono velocissimi ad arrivare alle sentenze!
Ribadisco: è inutile tirare fuori la vexata quaestio che vale anche per i direttori di giornale che siano anche parlamentari: l'onorevole Veltroni, parlamentare quando scrive su l'Unità, compie un'attività che può essere coperta dal Parlamento; nella trasmissione Sgarbi quotidiani io ho fatto politica deliberatamente, quando ho affrontato questi argomenti. Certo, posso parlare anche d'altro; in quel caso è il contenuto, è il pensiero che va tutelato, non il luogo. Non dobbiamo ritenere che soltanto quest'aula sia il luogo in cui esprimere i concetti che proprio i tuoi protetti, caro Bielli - mi riferisco agli onorevoli Prodi e Di Pietro -
Quindi, io, stando con D'Alema e stando con Marini, sono nemico politico di un inquisitore e demagogo quale è il senatore Di Pietro, contro il quale combatterò, con orgoglio, fino all'ultima parola; combatterò contro Izzo, contro Veltri e contro i diessini traditori, che difendono il senatore Di Pietro, il quale sta distruggendo la democrazia in Italia (Vivi applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)!
Per quanto riguarda le parole dell'onorevole Berselli, voglio anche ricordare, in piena campagna elettorale, che l'onorevole Raffaldini, dell'area dell'Ulivo, fece lo stesso in un'aula semivuota: lesse le mie parole, trascritte da quella trasmissione, e non fu trattato come uomo di parte, perché non faceva altro che esporre la verità sulla corruzione morale che l'onorevole Di Pietro ha rappresentato per l'Italia da magistrato e da politico (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia - Applausi polemici del deputato Cimadoro)!


