Seduta n. 471 del 26/1/1999

Back Index Forward

Pag. 25


...
(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 48)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono grato all'onorevole Berselli che ha letto tutte le argomentazioni dell'onorevole Sgarbi perché, a mia memoria, in quest'aula non era mai avvenuto. Non mi era mai capitato, infatti, di ascoltare il relatore leggere tutte le argomentazioni di un discorso o intervento televisivo fatto altrove. Evidentemente l'onorevole Berselli, nel caso di specie relatore, dimostra una grande serenità di giudizio ed io desidero sottolinearlo; in tutti gli altri casi, quindi, i relatori non sono stati sereni! La mia naturalmente è una battuta perché la lettura dell'onorevole Berselli, a mio avviso, dimostra una prevenzione totale.
Detto ciò, desidero far rilevare all'Assemblea quanto segue: il senatore Di Pietro credo sia l'unico in questo paese ad aver messo in atto la richiesta dell'onorevole Sgarbi, il quale dice che quando si è indagati, bisogna dimettersi. Per la verità l'onorevole Sgarbi ha fatto tali osservazioni solo nei confronti del senatore Di Pietro, mentre in tutti gli altri casi ha sostenuto esattamente il contrario nella sua linea di garantismo che tutti conosciamo. Di Pietro, però, in qualche modo ha corrisposto all'esigenza posta dall'onorevole Sgarbi e non appena ha avuto notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati si è dimesso da ministro della Repubblica. Non ci sono precedenti in merito e mi auguro che l'onorevole Sgarbi avanzi analoga richiesta anche la prossima volta, quando capiterà a qualcun altro; anzi, non ho dubbi che per essere coerente lo farà.
Quanto poi al fatto che al momento di interrogare l'onorevole Prodi Di Pietro, da veggente, avrebbe dovuto prevedere - siamo nel 1993 - che si sarebbe dimesso dalla magistratura...

Presidente, è difficile parlare in queste condizioni!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si riesce a capire cosa dice l'onorevole Veltri. Vi prego di abbassare i toni e di non parlare.

ELIO VELTRI. Stavo dicendo che Di Pietro avrebbe dovuto prevedere che si sarebbe dimesso dalla magistratura, che Prodi si sarebbe candidato, che avrebbe capeggiato l'Ulivo, che avrebbe vinto le elezioni del 1996 e che lo avrebbe chiamato a fare il ministro. Ebbene, se Di Pietro ha queste arti divinatorie, credo convenga che le utilizzi e si faccia anche pagare!
Chi fa affermazioni di questo tipo è consapevole di quanto si rende ridicolo? Tutto questo è veramente risibile ed i colleghi in quest'aula che ritengono di essere persone serie dovrebbero solo adottare in merito alla questione i provvedimenti conseguenti.
Per tutte le ragioni esposte (che sono, da una parte, motivate da astio e da prevenzione e, dall'altra, si commentano da sole sul versante della risibilità), voterò perché il comportamento dell'onorevole Sgarbi, in questa occasione, non sia dichiarato insindacabile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.


Pag. 26

VALTER BIELLI. Signor Presidente, colleghi, il nostro gruppo voterà non ostacolando il parere espresso dalla Giunta. È questo un atteggiamento che abbiamo assunto su molte questioni e che, di conseguenza, anche in questa occasione andrà nella direzione che ho premesso poc'anzi.
Invito però l'Assemblea e tutti i colleghi a riflettere sulla questione sottoposta alla nostra attenzione per due ordini di problemi. Il primo è il seguente. A differenza di altre occasioni, siamo di fronte allo Sgarbi nella trasmissione Sgarbi quotidiani, mentre in altri casi ho sentito obiettare che non eravamo in quel contesto e che quindi l'atteggiamento era diverso. Mi rivolgo soprattutto al collega Manzoni.
In questo caso siamo sicuramente di fronte a Sgarbi quotidiani. Voglio ricordarlo perché l'Assemblea non è stata in grado - e neppure la Giunta - di esprimere un parere univoco sull'atteggiamento da tenere rispetto a questo dato: lo Sgarbi nell'esercizio delle proprie funzioni e lo Sgarbi come conduttore di una trasmissione. Perché? Vorrei che con serenità, ma anche con serietà, provassimo a riflettere sul dato che Sgarbi - lo abbiamo detto in altre occasioni, ma va ripetuto - in questa occasione è un prestatore d'opera e, come tale, viene pagato. Non so se la sua paga dipenda da quanta audience si registra, né so se quando aumentano gli spettatori aumenti o meno anche la remunerazione. Certo è che in quella occasione siamo di fronte ad un conduttore di trasmissione. Tale questione deve far riflettere in quanto non è mai stata data una risposta univoca. Nel momento in cui si dovrà esprimere il voto, invito a tenere conto che questo è un dato oggettivo, anche se le opinioni possono essere diverse.
La seconda questione, anche se di altro tipo, deve comunque essere riproposta in virtù della considerazione che attiene alla necessità di salvaguardare le prerogative dei parlamentari in merito all'applicazione dell'articolo 68 della Costituzione. Io sono fra coloro che vogliono tutelare e difendere la funzione del parlamentare nell'esercizio delle proprie funzioni; sono però molto preoccupato dal fatto che questa Assemblea abbia utilizzato, nell'applicazione dell'articolo 68 della Costituzione, voti e criteri che ci porteranno, alla fine, a non poter applicare lo stesso articolo 68.
Onorevoli colleghi, tutte le volte che l'Assemblea esamina l'applicabilità di tale articolo nell'ambito di un procedimento penale non si può fare finta che la Corte costituzionale non abbia già lanciato un monito, non ci abbia voluto dire qualcosa quando ha affermato che bisogna stare molto attenti al momento in cui il parlamentare parla, nell'esercizio o meno delle proprie funzioni. In quest'aula è passato di tutto (con ciò non voglio tutelare una parte politica o l'altra): è passato il fatto che si possa dare del maiale ad un altro soggetto; è passato il fatto che si possa dire che un giudice aveva atteggiamenti omosessuali facendo rientrare tutto ciò nell'esercizio delle funzioni del parlamentare. Invito, pertanto, i colleghi a riflettere sulla necessità di porsi un limite per evitare di andare oltre un certo livello.
Dico questo in ragione del fatto che se non poniamo un limite a tali prerogative, che ci sono tanto care, credo che esse verranno spazzate via perché il nostro è un atteggiamento che non ci permette di tutelare il parlamentare. Questi sono i motivi per cui invito l'Assemblea a riflettere.
Di tali considerazioni credo il mio gruppo terrà conto per i prossimi provvedimenti. Ritengo, infatti, inaccettabile e forse poco serio che, nel momento in cui ci si chiede quando un parlamentare possa andare oltre l'esercizio delle proprie funzioni, ci sentiamo rispondere dai nostri stessi colleghi: «Non lo posso dire perché rappresenterebbe qualcosa di estraneo». Ricordo che presso la Corte costituzionale giacciono procedimenti per conflitti di attribuzione (la Camera ha sollevato per ben due volte un conflitto di attribuzione


Pag. 27

in questo senso). Credo che con questo atteggiamento noi non tuteliamo i parlamentari.
Pertanto, pur essendo oggi d'accordo sul fatto di tener conto della proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere, vi invito a riflettere sulla situazione in cui siamo: una situazione in cui il senso di responsabilità deve prendere il sopravvento rispetto ad opinioni di parte, diversamente da quanto è avvenuto oggi, dal momento che la relazione della Giunta può essere sicuramente considerata inconsueta.

Back Index Forward