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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso della mozione.
ANTONIO GUIDI. Presidente, a rischio di ripetermi - e chiedo scusa ai colleghi - ancora una volta coglierò questa occasione giusta e corretta (quella della discussione sul lavoro di bambini lontani, un lavoro doloroso, estremamente illegale per qualsiasi paese civile anche se in difficoltà) per parlare anche della nostra situazione.
importante, siano esse vicine o lontane da noi, cioè i bambini, partoriti dalle nostre carni o da carni lontane.
PRESIDENTE. Onorevole Guidi, lei ha superato il tempo a sua disposizione almeno di 5 o 6 minuti, cerchi di concludere.
ANTONIO GUIDI. Signor Presidente, mi dispiace, mi avvio alla conclusione, ma lei mi ha avvertito solo un secondo fa: se lo avesse fatto prima avrei già concluso.
PRESIDENTE. Onorevole Guidi, l'ho invitata a concludere, non a continuare.
ANTONIO GUIDI. La conclusione deve essere logica, e non aleatoria. Contemporaneamente occorre un'azione di valorizzazione del bambino che, passando a livello di scuola e di servizi in rete, eviti i cosiddetti bambini-ombra italiani e immigrati che, purtroppo, non hanno alcuna carta dei diritti e dei doveri.
PRESIDENTE. Onorevole Guidi, le chiedo scusa, ma quando le segnalo che il suo tempo è terminato non è un invito a continuare, ma a concludere; sembra un effetto paradosso!
MARIO PEPE. Presidente, a nome dei popolari e democratici esprimo adesione e consenso rispetto alla mozione presentata dal collega Anghinoni, soprattutto per ragioni umanitarie e filantropiche, in quanto il tema dello sfruttamento dei bambini pone indubbiamente preoccupazioni non solo nel nostro paese, ma anche istanze di ordine generale in tutto il cosmo.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Rebuffa, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che vi abbia rinunziato.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, confesso di avere un certo imbarazzo perché, quando si discute in occasioni come questa, per esempio su una mozione palesemente
pensata e proposta all'ordine del giorno per tutelare dei legittimi interessi dei floricoltori italiani, si tirano in ballo il lavoro minorile nei paesi del terzo mondo, le morti per fame, lo sfruttamento, le torture e via dicendo. Mi pare quindi che sia proprio impossibile non vedere quanta ipocrisia vi sia nell'affrontare in tali termini questa discussione. Per esempio, potrei dire, onorevole Anghinoni, che disincentivare la produzione della floricoltura in Colombia potrebbe incentivare la produzione della cocaina. Allo stesso modo, potrei dire che non salveremo quei bambini se erigessimo delle barriere doganali; oltre tutto, potrei aggiungere che una forza politica, che sventola continuamente la bandiera del liberismo, entra un po' in contraddizione quando pretende poi di evitare gli effetti della liberalizzazione dei mercati!
PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, potrebbe esplicitare con maggiore chiarezza i contenuti della sua richiesta?
RAMON MANTOVANI. Noi proponiamo di votare separatamente la parte che va dalle parole: «premesso che» fino alle parole «impegna il Governo» dalla seguente. Nella sostanza, esprimiamo un dissenso sulle premesse perché - come è noto - vi possono essere convergenze sulle decisioni, anche partendo da punti di vista diversi.
la liberalizzazione dei mercati come se non si sapesse che quei crimini che lei giustamente ha denunciato, onorevole Guidi, hanno dei responsabili, dei mandanti; hanno cioè qualcuno che si arricchisce e questo qualcuno si chiama multinazionali, società e imprese. Non sono certamente i padri e le madri di quei bambini ad arricchirsi e ad essere i colpevoli di questa situazione.
PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, le chiedo cortesemente di valutare se il primo capoverso del dispositivo che impegna il Governo a verificare prontamente quanto descritto in premessa rientri in quanto lei ha dichiarato, a nome del suo gruppo, di votare.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, non sono contrario al fatto che il Governo «verifichi». Semplicemente, non sono d'accordo con la premessa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Mantovani ha anticipato alcuni dei temi che io stesso volevo sollevare, anche se non necessariamente dallo stesso punto di vista. In modo particolare, vorrei attirare l'attenzione del Governo e dell'Assemblea sul fatto che non ci troviamo di fronte ad una mozione leggermente emendata dal Governo, bensì, di fatto, a due mozioni piuttosto diverse. A nessuno sfugge, infatti, che nel testo di partenza tra i tanti concetti espressi nelle premesse, ma soprattutto nel dispositivo, l'obiettivo principale era di tipo protezionistico, mentre questo sparisce totalmente nella seconda versione, quella proposta o riformulata su iniziativa del Governo. Per questo affermo che siamo di fronte a due testi diversi. Ciò nonostante, proprio le riformulazioni proposte dal Governo riceveranno il mio voto positivo, dopo che avrò formulato un'osservazione ed un avvertimento.
dei mercati, occorrerà porre estrema cautela in ciò che si sta facendo, perché sistemi fiscali e sistemi di organizzazione produttiva diversi potrebbero determinare, se l'impatto avvenisse in un tempo troppo breve, gravi conseguenze per il nostro mondo agricolo.
PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, la prego di concludere.
DARIO RIVOLTA. Concludo, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fei. Ne ha facoltà.
SANDRA FEI. Signor Presidente, desidero iniziare con una breve analisi delle premesse della mozione in esame per passare poi ad alcuni commenti riguardanti la questione in generale.
quella in discussione, con la pretesa forse di essere perfetta, non risulti questo problema che, a mio avviso, è infinitamente più grave di molti di quelli citati.
RAMON MANTOVANI. Dalli adesso questi chiarimenti!
SANDRA FEI. In secondo luogo, per quanto riguarda i poveri contadini, i campesinos colombiani, che sono costretti, perché non hanno alternative, a coltivare la cocaina, si tratta di una panzana che credo non abbia neanche bisogno di essere spiegata assolutamente a nessuno.
PRESIDENTE. Onorevole Fei, la prego di concludere.
SANDRA FEI. Per quanto riguarda le FARC e l'apertura verso la pace che è stata fatta adesso...
PRESIDENTE. Onorevole Fei, la prego.
SANDRA FEI. ...per la Colombia, è ovvio che l'augurio arriva da tutti quanti. Il nuovo Presidente conservatore della Colombia ha fatto grossissimi sforzi e speriamo che con ciò si possa anche arrivare, attraverso un accordo con le forze armate rivoluzionarie colombiane, ad una soluzione del problema della droga, che in Colombia non è cosa di poco conto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Anghinoni. Ne ha facoltà.
UBER ANGHINONI. Signor Presidente, desidero fornire rapidamente alcuni chiarimenti, perché mi rincresce un po' vedere una mistificazione e una strumentalizzazione di una cosa che di per sé era estremamente semplice e razionale.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto. Dobbiamo pertanto procedere alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guidi. Ne ha facoltà.
Questo mondo è stato definito in tanti modi: postindustriale, mondializzato, internazionalizzato, un mondo a network. Esso tende a stravolgere ogni regola, a creare una deregulation mondiale, in cui certo l'economia è tanto importante ma in qualche caso diventa senza regole e senz'anima. Di questo non possono che soffrire più di tutti le fasce cosiddette deboli, anche se io le definirei la nostra speranza ed il nostro investimento più
È evidente che essi soffrono più di tutti. Non a caso le ultime cifre, secondo me sempre sottostimate (chissà perché il bambino, in quanto piccolo, viene sottostimato non solo nelle sue capacità ma anche nella sua sofferenza individuale e in quella collettiva: tutto è più piccolo, anche la sofferenza), parlano di 30 o 40 milioni di bambini sottoposti nel mondo - per la povertà delle famiglie e soprattutto per un legame sempre più stretto tra delinquenza organizzata e sfruttamento dei minori - a torture, a pene, a sofferenze inenarrabili ed indescrivibili, dalla prostituzione al traffico passivo di droga, dal traffico di organi alla manovalanza a bassissimo prezzo, fino all'applicazione di un'infinità di torture.
Quando dico trenta o quaranta milioni di bambini, dico due cose terrificanti. Da un lato, un numero minimo, trenta milioni, che già di per sé rappresenta un intero popolo, un'intera nazione. Ma questa discrezionalità di dieci milioni e oltre di bambini in più ci fa capire quanto poco le grandi organizzazioni mondiali - a parte l'UNICEF, veramente benemerita in questo settore - abbiano studiato il fenomeno. Come al solito, si sono molto studiati e messi sotto il microscopio piccoli problemi di grandi paesi ricchi e poco grandi problemi di grandi o piccoli paesi poveri. Quindi, questa discrezionalità la dice lunga su quanto poco non solo non sappiamo, ma non vogliamo sapere. Perché non vogliamo sapere? Perché il budget mondiale di sfruttamento dell'infanzia è enorme; non a caso, la delinquenza organizzata, che ha acquisito un patrimonio enorme soprattutto dal traffico di stupefacenti, oggi sta investendo moltissimo sul bambino e il suo sfruttamento.
Quello che a livello mondiale sta accadendo può provocare però uno spostamento psicologico: nei paesi lontani si sbaglia (dalle favelas ai ranchitos, da Bangkok al Maghreb), in Italia va tutto bene o quasi. La dice lunga da questo punto di vista il rapporto dell'osservatorio per l'infanzia (da me promosso e concretizzato dal ministro che mi succedette), nel quale si afferma che in fondo le cose per l'infanzia vanno meno peggio di quanto si possa pensare. Io e tanti altri colleghi, di tutti i gruppi, siamo convinti che non sia così. Le cose per l'infanzia non vanno nemmeno in Italia e non possiamo crearci l'alibi, come per altri argomenti, che da noi va meno male perché all'estero va peggio: questo non è possibile. Non è possibile per la cosiddetta microcriminalità, che secondo me è la «grande» criminalità; non può essere vero per i piccoli di cui ci occupiamo. Noi abbiamo, anche in Italia, una situazione inaccettabile e che spero susciti, non nelle Commissioni di merito o in questa neo-bicamerale per l'infanzia ma in tutto il Parlamento, una reazione forte, finalmente degna del nostro paese. Non può essere un piano d'azione, non può essere una legge assolutamente striminzita; deve essere qualcosa di ampio respiro e di incisività particolare, altrimenti ognuno di noi dovrà un po' arrossire, cominciando da me.
Come le cifre mondiali dimostrano nella loro inadeguatezza totale un disinteresse notevole, così quelle in Italia sono assolutamente preoccupanti, come per tanti altri settori (i bambini in istituto, le persone in manicomio; pensiamo agli ospedali psichiatrici giudiziari, dove il carcere a vita è spesso una prassi costante). Queste cifre così fluttuanti dimostrano che si vuole nascondere non una singola mente perversa - non ci credo - ma un sistema che ancora non si è affrancato da vecchi retaggi: «meno si sa e meglio è». L'ISTAT, infatti, non fa più un incisivo rapporto sul lavoro illegale minorile. Possiamo allora estrapolare alcune cifre per difetto: lo 0,2 per cento della popolazione dolente di lavoratori in nero subisce infortuni in età al di sotto dei 14 anni. Se pensiamo che tali cifre sono per forza sottostimate perché denunciano una illegalità, evidentemente la denuncia relativa a circa 30 mila bambini, in realtà corrisponde ad almeno il doppio.
Anche gli abbandoni scolastici sono nell'ordine di 40 mila, soprattutto al sud, ma non solo.
Desidero solo sottolineare che, siccome non esiste più soltanto il teorema «povertà-lavoro nero», ma anche una triste scelta individuale per modelli consumistici inaccettabili, l'azione di interdizione del Parlamento a livello legislativo deve essere durissima perché chi sfrutta i bambini...
Sono convinto che su tali temi, come è accaduto altre volte, il sociale unirà piuttosto che dividere (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.
Esiste, poi una questione di ordine mercantile, forse significativa ma sicuramente la meno qualificante, e cioè la necessità di garantire la produzione dei nostri floricultori. Si tratta di un settore con una tradizione e una professionalità di forte spessore, soprattutto in alcune aree del nostro paese; è giusto, quindi, sostenere la produzione a livello locale, rispetto ad accordi commerciali che, indubbiamente, costano molto all'umanità e soprattutto ai bambini. È anche opportuno che il Governo abbia accolto e integrato la mozione in discussione per sottolineare un aspetto che vorrei sottoporre all'attenzione dei rappresentanti del Governo: non si può chiudere qui la questione lasciando che il voto della mozione resti tra gli atti positivi compiuti dal Parlamento. Deve esservi un impegno del Governo a riferire costantemente su questo argomento e ad acquisire ulteriori conoscenze in modo che il Parlamento possa prendere autonomamente piena consapevolezza del problema e difendere quelle istanze che sono profondamente messe a fuoco nella parte introduttiva della mozione in esame.
Ringrazio il collega Anghinoni per il suo grande slancio di umanitarismo di preoccupazione per i temi forti che interessano la coscienza civile delle nostre comunità e dei bambini di tutto il mondo (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo)
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
Non voglio però dire queste cose, perché sta a cuore a noi, più che ai soli difensori degli interessi - pur legittimi - dei floricoltori italiani, la vicenda di quei bambini e non solo di essi. Non vi sono infatti solo dei bambini - ahimé - ma pure dei contadini colombiani adulti che sono stati costretti alla fame dalla liberalizzazione dei mercati. Forse pochi sanno che in tutte le economie di sussistenza dell'America latina, da quando è in vigore la liberalizzazione dei mercati con gli Stati Uniti e con il Canada, si registrano conseguenze gravi: mi riferisco a degli abbassamenti dei prezzi che non consentono loro di reggere neppure la concorrenza dei prodotti transgenetici provenienti dagli Stati Uniti; ed arrivano a dover coltivare la cocaina per poter sopravvivere. Quest'ultima rappresenta infatti l'unica coltura che permette loro di sopravvivere in qualche modo.
Preciso che noi non siamo contrari al dispositivo della mozione in esame. Abbiamo invece forti perplessità su alcuni concetti contenuti nelle premesse; tuttavia, come si sa, nelle mozioni già conta poco la parte dispositiva che il Governo è abituato solitamente ad eludere, figuriamoci le premesse!
Ciò detto, noi esprimeremo un voto favorevole, chiedendo però alla Presidenza di mettere in votazione per parti separate la mozione, nel senso di dividere il dispositivo dalle premesse, in modo che noi potremo votare a favore del primo ed astenerci sulle seconde.
Vorrei ricordare che da tempo, pur non avendo riscontrato lo stesso sostegno che noi stiamo dando al dispositivo di questa mozione, ci battiamo affinché sia eretta una nuova barriera doganale o, per meglio dire, sia stabilita una clausola sociale per l'importazione nei paesi dell'Unione europea di qualsiasi merce, ovunque prodotta.
Pensiamo che sia giunto davvero il momento, onorevole Guidi, di fare qualcosa di concreto e di spendere non solo parole - oltretutto trasudanti lacrime e pene - per i bambini del terzo mondo, che non trovano però mai conforto in azioni concrete. C'è una cosa da fare: impedire che in Europa vengano messe in commercio merci prodotte con il lavoro minorile, con lo sfruttamento degli uomini e delle donne del terzo mondo o con i disastri ambientali causati da un certo tipo di produzioni (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).
Purtroppo, il Fondo monetario internazionale, l'OCSE, la Banca mondiale - anche se in maniera più critica -, per non parlare dei commissari europei, si battono contro questa clausola sociale e la sua applicazione e, anzi, difendono la necessità di sviluppare e di allargare ulteriormente
Pertanto, in Europa si può fare qualcosa e sarebbe anche opportuno farlo perché la liberalizzazione di quei mercati e l'inseguimento della manodopera a basso costo comporta disoccupazione, sofferenze e negazione di diritti nei confronti dei lavoratori europei. Vi è pertanto un interesse in comune tra i bambini sfruttati ed i lavoratori italiani: non è una guerra fra poveri, come qualcuno vorrebbe far credere, a guidare l'azione dell'Europa e del nostro paese.
Onorevoli colleghi, vorrei ricordare, infine - ed è un auspicio che formuliamo in questa occasione -, che in Colombia dopo 36 anni di guerra è stato avviato un dialogo di pace iniziato il 5 o il 6 gennaio - non ricordo la data esatta, ma forse è il 6 - molto importante, perché vede riuniti al tavolo delle trattative i rappresentanti della guerriglia ed il Presidente neoeletto della Colombia. Per tanti anni è stato impossibile sedersi ad un tavolo di pace perché il precedente Presidente della Colombia, che accusava i guerriglieri di essere narcotrafficanti e terroristi, è stato a sua volta accusato, incriminato e condannato negli Stati Uniti con l'accusa di essere narcotrafficante e di aver organizzato il terrorismo di Stato.
Auguriamo, pertanto, ai guerriglieri e al nuovo Presidente della Colombia, Pastrana, di riuscire a percorrere il cammino della pace (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).
Soprattutto dopo l'Uruguay-round, viviamo in un mondo che sta riducendo tutte le barriere protezionistiche e doganali: è una linea di tendenza ancora lungi dall'arrivare ad un risultato definitivo, ma è sicuramente questa la strada sulla quale ci siamo posti. Dobbiamo allora essere consci di due aspetti. Il primo è strettamente economico: ci troviamo di fronte a strutture produttive molto diverse l'una dall'altra, fino ad essere a volte opposte nei loro metodi, tra una e l'altra parte del mondo, ma soprattutto ci troviamo di fronte a sistemi fiscali assolutamente diversi. Pertanto, pur nella filosofia - più che condivisa - di un abbattimento delle barriere doganali e di una liberalizzazione
C'è poi un altro aspetto, quello sanitario. Nessuno può nascondersi che molti fitofarmaci sono proibiti all'interno dell'Unione europea, per rispetto della salute dell'uomo, mentre in alcuni paesi gli stessi prodotti vengono legalmente utilizzati per le coltivazioni agricole: questo sembra essere, in parte, uno degli aspetti richiamati nelle premesse della mozione, tanto nel testo base quanto in quello modificato. È bene, allora, che anche su questo tema si ponga attenzione, perché l'apertura al mercato, che è volontà della maggior parte dei membri di questo Parlamento, come anche dell'Unione europea e dei paesi che si sono raccolti nell'Uruguay-round, deve essere fatta sempre a ragion veduta e con grande attenzione.
C'è poi un'altra osservazione che desidero fare e che è stata formulata, sia pure da un'altra ottica - a mio avviso contraddittoria -, da parte dell'onorevole Mantovani. Noi richiamiamo ad alta voce e da lungo tempo l'esigenza che i paesi produttori di droga sappiano riconvertire le loro economie e le loro produzioni per inserirsi nei mercati del mondo senza diventare fonte di pericolo per tutte le comunità, ivi compresa la nostra: ebbene, nel momento in cui ci troviamo di fronte a prodotti sicuramente non pericolosi come la droga - in questo caso specifico, i fiori - è comprensibile dimostrare il legittimo interesse per i settori della nostra produzione, quindi avere un occhio protezionistico, però dobbiamo sapere che tale atteggiamento potrebbe dover cedere il passo ad interessi superiori, quelli che coinvolgono non solo il settore dei produttori, ma l'intero insieme dei cittadini. Quando poco fa l'onorevole Mantovani parlava della coltivazione di droga, faceva riferimento, suscitando contraddittorietà, alla necessità di non dimenticare che, nel caso in questione, si coltivano fiori, in alternativa ai quali vi è la possibilità che si incrementi la coltivazione di cocaina. Egli sostiene che si vuole fare del protezionismo, in contraddizione con la concezione del libero mercato, e che, d'altra parte, se non si coltivano i fiori si potrebbe coltivare coca.
Esiste una contraddizione anche nelle dichiarazioni dell'onorevole Mantovani, che forse riesce a leggere con particolare facilità e semplicità situazioni che a me sembrano molto complesse. Ad esempio, mentre egli ritiene che siano responsabili del lavoro minorile, lavoro minorile evidentemente aborrito da chiunque di noi, sempre e solo le grandi multinazionali, io non riesco ad esserne così certo. Conosco realtà anche non così lontane da noi come il Sud America dove, a volte, il lavoro minorile è favorito o reso necessario dalle famiglie, e magari le aziende nemmeno lo sanno, perché in sua assenza vi sarebbe la fame.
La realtà è forse più complessa di quel che sembra. La responsabilità non è sempre e soltanto delle multinazionali (evidentemente spesso lo è); il lavoro minorile va chiaramente condannato ma non dimentichiamoci che, quando ci guardiamo attorno, spesso le cose sono più complicate.
Aggiungo, in conclusione, il mio compiacimento per il processo di pace che in Colombia è cominciato da pochi giorni, pur con la risposta atroce degli squadroni della morte, la cui origine è ben chiara, che hanno provocato centotrenta vittime in quattro giorni. Il mio augurio è che tale processo vada comunque avanti nonostante le intimidazioni di coloro che lo vogliono fermare (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
La mozione mescola tante cose assieme, probabilmente con il solo scopo di difendere, senza maggiori approfondimenti, la produzione e l'esportazione dei nostri fiori; ciò, naturalmente, non viene esplicitato chiaramente ma appare evidente da una prima lettura. Infatti, non è certo il più rilevante problema dei bambini sfruttati a risaltare dal testo della mozione.
Per quanto riguarda il secondo e il terzo capoverso delle premesse, riguardanti la questione delle importazioni di fiori dalla Colombia e la successiva richiesta di sospensione di tali importazioni, ritengo che quest'ultima non sia assolutamente realistica, anche perché uno degli scopi perseguiti dall'Unione europea in questo momento è quello di cercare di mantenere al meglio una forte competitività non solo interna ma anche verso l'esterno, quindi non attraverso un atteggiamento protezionistico, per integrarsi nel mercato globalizzato. La questione, quindi, dovrebbe essere affrontata e le proposte avanzate in modo molto più approfondito e molto meglio collegato alle premesse già poste dai dibattiti non solo italiani ma anche europei.
Per quanto riguarda gli altri capoversi, che si riferiscono direttamente allo sfruttamento dei giovani, secondo i quali la Colombia utilizzerebbe come manodopera del comparto la bellezza di 6.000 giovani di età media non superiore a dodici anni su un totale di 7.000 addetti, attendo la verifica e le informazioni che, come richiesto dalla mozione stessa, il Governo fornirà al Parlamento. Desidero comunque fare una premessa sulla questione dello sfruttamento dei minori, una questione che presenta due aspetti importanti che spesso vengono dimenticati. La voglio fare perché, come si afferma nella campagna contro l'AIDS, si combatte un problema se lo si conosce e non si può combatterlo soltanto a parole. Il primo problema è che questi argomenti sono stati usati, in molte culture occidentali, per questioni che avevano a che vedere con tutt'altro che con la compassione o con il sentimento di umanità verso le gravi situazioni cui stiamo facendo riferimento. L'altro punto, vero e fondamentale, è che questi paesi hanno una parte della loro economia fondata sul tipo di forza-lavoro cui si accenna nella mozione: è vero che non è corretto, ma è anche vero che bisogna assolutamente tenere presente questo fatto per poterli aiutare a risolvere ed eliminare il problema.
Quindi, sfruttare questa situazione semplicemente per affermare che bisogna abolire le importazioni credo sia un abuso rispetto ad un problema che riguarda realtà estremamente più profonde e gravi, legate anche ad un certo tipo di equilibrio economico: d'altronde, più mandiamo sul lastrico questi paesi, peggiori risultati riusciremo ad ottenere nell'aiutare la stessa popolazione a vivere non nella miseria ma dignitosamente. Per quanto riguarda l'uso del DDT, l'affermazione riferita nella mozione è falsa: so per certo, avendo vissuto in Colombia, che questa sostanza è stata abolita nel paese da almeno trent'anni, tant'è vero che molte malattie si sono ripresentate proprio per questa ragione (una delle tante è il dengue, una malattia molto grave, dalla quale comunque ci si riesce anche a salvare).
Viene poi affermato nel testo della mozione che «spesso e volentieri i fiori importati dalla Colombia sono veicoli di trasmissione di parassiti molto dannosi»: probabilmente è vero, non lo so, potremmo eventualmente compiere una verifica per cercare, come Unione europea e non soltanto come Italia, di proteggerci rispetto a tale rischio, ma quello che viene dimenticato nella mozione è che l'importazione di fiori dalla Colombia serve soprattutto per il trasporto di stupefacenti, di droga, di cocaina. È il veicolo più semplice, proprio perché l'odore dei fiori consente di non far rintracciare, neanche ai cani, queste sostanze. È una realtà piuttosto conosciuta e mi rincresce molto che in una mozione ricca di spunti, come
Infine, rispetto al dispositivo della mozione, per quanto riguarda il primo punto, ben venga un'informazione al Parlamento, ma che sia certa e corretta.
Rispetto al secondo punto, con la sospensione delle importazioni dei fiori dalla Colombia non perseguiamo assolutamente alcuno scopo, perché così non aiutiamo certo un paese che ha bisogno di esportare per poter sopravvivere, tanto più dopo il pesantissimo crollo delle borse e dell'economia dei paesi dell'area nella scorsa estate. Ritengo, piuttosto, che dovremmo avviare iniziative, anche insieme agli altri paesi europei, perché si possa evitare il commercio di droga attraverso l'esportazione di fiori, perché si possano contrastare i danni alle nostre produzioni e perché si possano trovare compromessi che siano validi per tutti.
Per quanto concerne la promozione di immediate iniziative finalizzate alla messa al bando dello sfruttamento minorile colombiano, cui si aggiunge, come se fossero la stessa cosa, la risoluzione dei problemi di carattere fito-sanitario (quindi, mettiamo i minori perché «fa scena» ed aggiungiamoci i problemi fito-sanitari, che sono pratici), direi che promuovere immediate iniziative in questo senso, per quanto riguarda i bambini, non è possibile. Bisogna essere realisti e sapere che i problemi si risolvono non con «immediate iniziative» ma andando ad analizzare le situazioni, perseguendo una vera cooperazione per aiutare fino in fondo questi paesi, ricercando soluzioni che non consistano in un crollo economico basato su una moralità spesso troppo ipocrita. Occorrono invece iniziative che aiutino veramente proprio i bambini, di cui abusano molti di quelli che, non avendoli a cuore, ne parlano strumentalmente.
Chiedo ancora un secondo di tempo, signor Presidente, per dire al collega Mantovani che il suo grande interessamento per i bambini e lo sfruttamento dei minori non è credibile, considerando come rifondazione comunista gestisce molte situazioni dei giovani - indirettamente, per carità, e probabilmente, in alcuni casi, anche in maniera non dimostrabile -, per le quali molte famiglie devono soffrire, e che qui in Italia si finanziano situazioni assolutamente allucinanti. Non voglio fare nomi, ma se mi saranno chiesti chiarimenti, farò dei riferimenti ben precisi.
Le motivazioni addotte per sostenere determinate tesi fanno ridere, perché siamo di buon umore e non vogliamo piangere: siccome due terzi del mondo muoiono di fame, se non producono fiori, devono produrre cocaina, mentre i due terzi del mondo continuano a morire perché non c'è nient'altro da fare.
Comunque, se non avveleniamo i nostri figli con la cocaina, lo facciamo con il DDT; infatti, anche se altri colleghi sono così bene informati, evidentemente devono aggiornarsi, in quanto la storia è fatta di cicli che si ripetono e il DDT oggi in Colombia è regolarmente, costantemente e legalmente utilizzato. Le analisi dei fiori importati, cari colleghi, lo dimostrano; tutto il resto sono parole.
Quando si critica positivamente e legittimamente, è anche bene dotarsi del testo corretto, onorevole collega Fei; infatti, lei purtroppo non ha colto il fatto che io ho accolto la richiesta del Governo di modificare l'ultima parte della mozione ed ha quindi ragionato su quella originaria, che a me, comunque, continua a stare a cuore. D'altra parte, signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso fare tutto io, se i colleghi non mi aiutano per arricchire le mie idee. Onorevole Fei, le ho dato la possibilità di dare un suo contributo, che è arrivato, che accolgo e che mi fa molto piacere, anche perché rende ragione della sua presenza in quest'aula, almeno quando c'è.
Il concetto era molto semplice: un paese che importa deve richiedere al paese esportatore di produrre secondo le sue regole. Quando un imprenditore, come ad esempio il collega Berlusconi, chiede ad un artigiano di produrre qualcosa per sé, gli dà delle regole e stabilisce quali debbano essere i requisiti del bene che l'artigiano deve produrre per chi commissiona l'ordine.
Allo stesso modo, quando l'Italia importa una certa quantità di fiori dovrebbe richiedere che essi siano prodotti nel rispetto delle leggi italiane e secondo i requisiti di questo paese. Non mi sembra vi sia nulla di straordinario. In Italia il lavoro minorile è vietato, ma non possiamo salvaguardare i nostri figli condannando quelli degli altri: il che succederebbe se l'Italia acquistasse beni prodotti attraverso lo sfruttamento del lavoro dei minori. Ciò vale anche per altre regole: abbiamo bandito il DDT, quindi non possiamo importare fiori che contengano questo insetticida; abbiamo debellato - anche a costo di grandi sacrifici - tutta una serie di malattie parassitarie, allora non possiamo consentire che attraverso le importazioni entrino in Italia i parassiti provenienti da altri paesi. Ciò avviene perché mancano i controlli; o meglio, come hanno dimostrato gli interventi svolti in quest'aula, manca la volontà politica di compiere controlli veramente banali, che non richiedono né grandi strutture né tempi lunghi.
Siamo convinti che si debba affermare un principio: chi commissiona un lavoro o chi acquista un bene deve farsi carico di pretendere che i produttori rispettino i requisiti, le regole e le leggi del paese acquirente. Altrimenti a casa nostra siamo tanto bravi ad essere rigidi ed a penalizzare i nostri produttori, ma poi importiamo e paghiamo a peso d'oro ciò che ad essi viene impedito di produrre (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).


