Seduta n. 401 del 29/7/1998

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(Estradizione di Alessio Casimirri)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Mattarella n. 3-02746 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).
L'onorevole Mattarella ha facoltà di illustrarla.

SERGIO MATTARELLA. Alcuni mesi addietro, su un settimanale del nostro paese ad ampia diffusione, è stata pubblicata un'intervista con un militante delle brigate rosse, Alessio Casimirri, che vive indisturbato in Nicaragua, nella quale egli raccontava della sua partecipazione al sequestro e al rapimento di Aldo Moro, nonché all'assassinio degli uomini della sua scorta.
Questa condizione stride, in maniera assolutamente grave, con il fatto che il Casimirri non sia mai stato non soltanto assicurato alla giustizia, ma neppure ascoltato dalla magistratura inquirente, perché questa non ne ha mai avuta la possibilità non avendolo mai avuto a disposizione.
È stata chiesta l'estradizione ed è indispensabile che essa abbia un esito veloce.
La domanda che rivolgo al ministro della giustizia è la seguente: cosa sta facendo il Governo per assicurare velocemente alla giustizia questo importante anzitutto testimone, ma pure colpevole responsabile del rapimento di Aldo Moro?

PRESIDENTE. Il ministro di grazia e giustizia ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI MARIA FLICK, Ministro di grazia e giustizia. Il Casimirri è attualmente ricercato sul piano internazionale a scopo di estradizione perché condannato


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all'ergastolo dalla nostra autorità giudiziaria per vari e gravissimi reati da lui commessi nell'ambito dell'attività delle brigate rosse: reati che riporto dettagliatamente nell'allegato (che deposito) e che riguardano in particolare il ferimento del giornalista Emilio Rossi e dell'esponente politico Mario Perlini, gli omicidi del colonnello dei carabinieri Antonio Varisco, dei magistrati Girolamo Tartaglione e Riccardo Palma, l'eccidio di via Fani, il sequestro e l'omicidio dell'onorevole Moro.
Le ricerche del Casimirri sono attualmente diffuse tramite il canale Interpol ed inoltre tramite il canale SIRENE per i paesi dell'area Schengen.
Il Casimirri si trova da tempo in Nicaragua, paese con cui l'Italia non è legata da trattato di estradizione e del quale ha da tempo acquisito la cittadinanza. In Nicaragua, il Casimirri aveva avuto a suo tempo rapporti stretti con il passato governo sandinista.
Dopo il cambio di governo in Nicaragua, avvenuto nel 1990, le autorità locali si erano dimostrate più disponibili a collaborare ai fini del rimpatrio del Casimirri in Italia. Dopo vari contatti tra i due governi, fra la fine del 1993 e l'inizio del 1994, il ministro dell'interno del Nicaragua revocò al predetto la cittadinanza già concessagli e tale fatto ha reso astrattamente possibile sia la sua espulsione amministrativa, sia la sua estradizione verso l'Italia in base alla cosiddetta cortesia internazionale. L'espulsione amministrativa non è stata poi disposta dalle citate autorità per contrasti interni alle strutture di quello Stato ed il 23 ottobre 1993 il Ministero di grazia e giustizia ha avanzato alle autorità del Nicaragua richiesta di arresto provvisorio del Casimirri a scopo estradizionale.
Nei primi mesi del 1994, il Casimirri ricorreva alla corte suprema nicaraguense avverso il decreto di revoca della cittadinanza; decreto che, in base ai dati acquisiti tramite il Ministero degli esteri, fu disposto in quanto la nazionalità nicaraguense era stata concessa in base a dati personali falsi. La corte suprema ha sospeso l'esecutività del citato decreto in via cautelare e la richiesta di arresto provvisorio del Casimirri a causa della sua non estradabilità come cittadino nicaraguense.
Nonostante i ripetuti solleciti compiuti dal mio ministero e da quello degli esteri, la situazione risulta di fatto bloccata perché la corte suprema nicaraguense non ha deciso sul merito del ricorso.
Il 29 aprile di quest'anno, ho nuovamente richiesto al Ministero degli affari esteri informazioni sulle eventuali decisioni delle autorità nicaraguensi. Con nota dell'8 e del 25 maggio di quest'anno, il ministro degli affari esteri, dopo aver disposto la venuta in Italia del nostro ambasciatore a Managua e avergli impartito direttive volte a sollecitare i massimi livelli politici di quel paese, ha riferito che il presidente della corte suprema, pur confermando che il ricorso del Casimirri è ancora pendente, ha assicurato un pronto intervento diretto ad ottenere nel breve tempo una decisione definitiva: e ciò tenendo conto sia delle ripetute e ferme richieste italiane, sia della grande importanza che episodi particolarmente gravi, come in specie la strage di via Fani e l'omicidio dell'onorevole Moro, rivestono tutt'ora nel nostro paese.
È fermo intendimento mio e del ministro degli esteri continuare ad adoperarci perché venga assicurata esecuzione alla sentenza di condanna definitiva nei confronti del Casimirri, esercitando di concerto ogni prerogativa che l'ordinamento ci riconosce per superare le difficoltà di ogni tipo - estradizionali, politiche e burocratiche - che finora si sono frapposte al corso della giustizia.

PRESIDENTE. L'onorevole Mattarella ha facoltà di replicare.

SERGIO MATTARELLA. Apprezzo la risposta del ministro e mi auguro che sia possibile estradare velocemente in Italia il Casimirri che, come il ministro stesso ha ricordato, si è reso colpevole della partecipazione ad altri assassinii nel nostro paese particolarmente gravi. Spero che questa sia anche l'occasione per una


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considerazione complessiva dei comportamenti delle nostre varie istituzioni, ciascuna delle quali ha, nel proprio ambito di competenza, attribuzioni riguardo ai colpevoli del sequestro e dell'assassinio di Moro e della sua scorta.
Non è indulgere in alcuna dietrologia affermare, come io affermo, che non tutta la verità è emersa sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, che gli stessi terroristi non hanno detto tutto di ciò che sanno. È con la convinzione che non tutto sia emerso e non tutto sia stato detto, ripeto, dai terroristi stessi - alcuni dei quali, come il Casimirri, mai ascoltati dalla magistratura - che affermo che ciò stride fortemente con la condizione, che non critico ma che registro, di terroristi assassini, che essendo liberi o godendo di ampia libertà, scrivono testi a commento dell'assassinio, li presentano, scrivono testi teatrali sull'assassinio, partecipano ad iniziative sul rapimento, il sequestro e l'omicidio di Moro, in una condizione, lo ribadisco, in cui è dato registrare che non tutto è ancora emerso. Questo è stridente; non si tratta di criticare, né io critico, i provvedimenti di clemenza o i provvedimenti di recupero dei colpevoli e dei condannati, ma c'è un'esigenza di verità con cui questi comportamenti vanno coordinati.
La prima cosa che questo paese ha diritto di avere è la verità piena. A questa vanno rapportati, con equilibrio e serietà, anche i comportamenti che riguardano i responsabili di quel rapimento e assassinio. È una questione di verità e anche, se mi è consentito, di buon gusto e di opportunità. Occorre fare allora il possibile, signor ministro; il Governo lo sta facendo e spero abbia successo e insisto ancora perché, in questo caso, si abbia un ulteriore contributo alla verità su quella gravissima vicenda del nostro paese.

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