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PRESIDENTE. Passiamo alla interpellanza Turroni n. 2-00829 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 3).
SAURO TURRONI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la sanità ha facoltà di rispondere.
MONICA BETTONI BRANDANI, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, onorevoli deputati, la risposta del Ministero su un tema che presenta indubbiamente degli elementi di specificità locale e di ben precisa connotazione territoriale si fonda sugli elementi di valutazione pervenuti per competenza attraverso il commissario di Governo e la regione Campania, mentre, per l'assenza di risposta delle autorità regionali, non siamo in grado di riferire compiutamente in merito alla situazione dei container riscontrata in Basilicata.
PRESIDENTE. L'onorevole Turroni ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-00829.
SAURO TURRONI. Ringrazio innanzitutto il sottosegretario per la risposta, anche se essa non soddisfa i quesiti posti nell'interpellanza. In particolare il rappresentante del Governo non riesce a spiegare perché il metodo utilizzato per acquisire dati non abbia consentito di dare una risposta certa, né ha fornito elementi sulla regione Basilicata dove ci risulta che siano presenti numerosi container. Nulla peraltro ci viene detto circa i container collocati nel territorio della regione Campania. Non è infatti sufficiente, a nostro avviso, rivolgersi al commissario di Governo quando in ben due casi - a Pozzuoli e a Eboli - sono state trovate tracce di amianto in prefabbricati in uso da moltissimi anni.
L'onorevole Turroni ha facoltà di illustrarla.
Per quanto riguarda la provincia di Napoli, risultano oggi complessivamente presenti 128 strutture prefabbricate tipo container ripartite tra tredici comuni, che poi troverà specificati nella risposta scritta, ove erano state sistemate per i residenti rimasti senza tetto a seguito del sisma del novembre del 1980 e del febbraio 1981. Peraltro, esse non sono più da tempo occupate da nuclei familiari colpiti da tali terremoti ai quali erano stati inizialmente assegnati, bensì da senzatetto occupanti abusivi, ovvero ivi immessi dalle amministrazioni dei comuni interessati.
Sempre nella provincia di Napoli, bisogna inoltre considerare tuttora in funzione complessivamente altri settantasei prefabbricati tipo container assegnati a suo tempo ai residenti danneggiati dal terremoto del 1983, ripartiti in 74 nel campo denominato «La Schiana», tutti occupati, e due nel campo Goretti a Licola Borgo, anch'essi occupati. La maggior parte di tali prefabbricati risulta in cattivo stato d'uso per mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria, mentre si deve considerare che in non pochi casi i container hanno subito variazioni strutturali anche notevoli apportate nel tempo dai loro occupanti, quali nuove aperture di porte, di pareti, tramezzature interne, mentre non mancano arbitrari collegamenti esterni con costruzioni improprie aggiuntive.
I prefabbricati esistenti nei tredici comuni del napoletano risultano coibentati con uno strato di lana di vetro inserito tra le pareti in lamiera. Non si ha notizia di casi di inquinamento ambientale da fibre di amianto associati a prefabbricati situati nella provincia di Napoli, anche se non può ignorarsi che da un'indagine promossa da quella prefettura nel 1992 emerse la presenza di tracce di amianto in tre container su un campione di otto allora esaminati tra quelli ubicati nell'area di Pozzuoli ed assegnati ai danneggiati dal terremoto.
Per lo specifico problema dei prefabbricati tuttora in uso a Pozzuoli, viene assicurato che quel comune è stato più volte invitato a provvedere alla loro completa rimozione, considerando che essi - di proprietà della protezione civile ed istituzionalmente destinati alle situazioni di emergenza - in realtà già nel 1992 erano stati occupati abusivamente dai senzatetto, in alcun modo collegabili con i terremotati.
Poste tali premesse, appare evidente come per i container qui considerati le prospettive di possibile riutilizzo da parte del dipartimento della protezione civile possano risultare abbastanza aleatorie e problematiche e di fatto non possibili. In tal senso, comunque, le valutazioni spettano al raggruppamento autonomo per i beni mobili della protezione civile, che di volta in volta è tenuto a valutare la concreta praticabilità tecnica e strutturale dei prefabbricati non più utilizzati dagli originari assegnatari, in vista anche di una loro possibile riutilizzazione.
Per quanto attiene alla provincia di Salerno, si è appreso che nel comune di Eboli, a seguito degli eventi sismici del novembre 1980, erano stati installati ed assegnati a nuclei familiari danneggiati dal terremoto alcuni prefabbricati per uso abitativo in numero che però, allo stato attuale, non risulta ancora precisato. Per effetto di un sopralluogo di accertamento presso di essi espressamente effettuato nel 1995 a cura del professor Fati dell'università di Napoli su incarico del sindaco del tempo, veniva rilevata la presenza di amianto nelle strutture dei container, che risultava successivamente confermata da un ulteriore sopralluogo, con relativo prelevamento di campioni effettuato dal
gruppo ispettivo inviato dal Ministero dell'ambiente su richiesta dell'attuale sindaco di Eboli.
A quanto è stato reso noto dal commissario di Governo, il comune di Eboli ha deliberato conseguentemente, conferendo uno specifico incarico professionale, un progetto di intervento straordinario di manutenzione su tali prefabbricati, tenendo conto delle specifiche indicazioni tecniche elaborate dal gruppo ispettivo del Ministero dell'ambiente.
Il ministero tiene a precisare che da parte della commissione nazionale amianto è stato disposto uno specifico disciplinare tecnico che detta le norme per l'installazione e la manutenzione di quelle unità prefabbricate che contenessero amianto, in quanto la pericolosità, la cancerosità legata alle fibre di amianto è dovuta alla dispersione nell'ambiente e alla possibilità di passaggio e di accumulo nel tempo nel tessuto polmonare. Al di fuori di queste situazioni non è documentata la pericolosità dell'amianto.
Risulta pertanto strettamente connesso il fatto non tanto di avere installato al momento dell'evento di emergenza unità prefabbricate contenenti amianto, quanto che queste non siano state successivamente rimosse e soprattutto sottoposte a rigorosa manutenzione ai fini della protezione degli abitanti.
Al di là del modo in cui questi prefabbricati sono stati costruiti e al di là della probabilità che l'amianto sia effettivamente confinato all'interno di strutture che non lasciano disperdere nell'aria le minuscole particelle che vanno a impiantarsi nei polmoni della gente, provocando il mesotelioma, al di là delle tecniche costruttive con cui queste opere sono state realizzate in tempi in cui non si pensava alla pericolosità dell'amianto, il lungo permanere di queste unità prefabbricate ed il loro utilizzo in fasi successive da parte di cittadini - terremotati o semplici occupanti abusivi perché entrambi hanno diritto a vivere al riparo di un pericolosissimo inquinante quale l'amianto - hanno portato a manomissioni dovute alla creazione di porte o alla modificazione di finestre.
Vi sono stati due casi in cui si è verificata la presenza dell'amianto e non è stata disposta alcuna indagine per controllare se le popolazioni insediate nei container e quelle che vivono nei territori circostanti stiano correndo un rischio gravissimo.
Non riteniamo quindi sufficienti le risposte date sulla base di informazioni assunte da soggetti che nulla hanno fatto in tutti questi anni per risolvere una situazione oggettivamente difficile e pericolosa. Siamo certamente al corrente del fatto che vi è un progetto straordinario di manutenzione nel comune di Eboli: sarà però sufficiente a garantire - francamente non lo credo - a coloro i quali abitano in quegli edifici precari un'effettiva tutela nei confronti delle particelle, delle fibre di amianto che possono volatilizzarsi nell'aria?
La risposta fornita dal Governo ha evidenziato che si tratta di strutture in un numero abbastanza ridotto. Riteniamo che nei loro confronti debba essere adottato un intervento drastico che ne preveda, qualora non sia possibile trasferire quegli abitanti in altre strutture, l'immediata
sostituzione, anche di quelle che sono coibentate con lana di vetro. Quest'ultima, infatti, con l'uso e lo sfarinamento, assume le stesse caratteristiche dell'amianto se viene ingerita attraverso la respirazione.
Avremmo preferito l'effettuazione di una verifica puntuale disposta dal Ministero della sanità e che ci venissero indicati i conseguenti provvedimenti da assumere per rimuovere in maniera definitiva la grave situazione di pericolo che, almeno nei casi di Pozzuoli e di Eboli, ci è stata appena indicata, confermando quanto avevamo scritto nella nostra interpellanza. Non ci è stato infatti detto nulla di preciso a proposito dell'utilizzo di container contenenti amianto in giro per l'Italia. Ricordo che sulla questione amianto si è registrata negli anni una modestissima sensibilità; ciò è testimoniato dall'intera vicenda dei vagoni coibentati con amianto, che è stata più volte dibattuta in questo ramo del Parlamento e che ora è all'attenzione della magistratura. Mi riferisco a quei vagoni depositati nelle stazioni di tutta Italia quando, invece, non vengono venduti o rifilati ad alcuni paesi stranieri dalle Ferrovie dello Stato.
Rileviamo quindi un'insufficiente attenzione nei confronti di una vera e propria bomba che minaccia la salute di tanti cittadini. Necessita pertanto un maggiore, un diretto, un concreto e immediato impegno da parte del Ministero della sanità per fa sì che tali minacce vengano immediatamente rimosse.


