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La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata concernenti l'attività dei servizi di informazione in ordine alla situazione albanese e l'incendio verificatosi nel Duomo di Torino nella notte dell'11 aprile 1997.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor ministro della difesa, signor sottosegretario, onorevole Veltroni, le segnalazioni inviate dai servizi di informazione fornivano notizie sempre più allarmanti sulla situazione in Albania ma non sembra che giungessero in egual forma e sostanza a tutti gli utenti.
PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Andreatta, ha facoltà di rispondere.
BENIAMINO ANDREATTA, Ministro della difesa. È opportuno sottolineare innanzitutto che il rapporto del SISMI al Comitato parlamentare di controllo ha confermato quanto già espresso nella relazione semestrale al Parlamento e cioè che la situazione generale in Albania aveva registrato alla fine del 1996 dei miglioramenti rispetto ai primi sei mesi dello stesso anno. Inoltre esso rilevava che il fenomeno delle società piramidali, seppure esteso e in certa misura preoccupante, non lasciava presagire un crollo così rapido e devastante.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro.
PIETRO GIANNATTASIO. Non posso certo dichiararmi soddisfatto, signor ministro. Capisco bene che le mura non servono per risolvere le crisi, ma certi strumenti che sono a disposizione della Presidenza del Consiglio e che prevedono riunioni frequenti, settimanali, tra tutti gli aventi causa (Ministeri della difesa, degli affari esteri, dell'interno, della protezione civile, SISMI, SISDE, CESIS e compagnia bella) permettono una circolazione di notizie che in questo caso non è stata reale e non è stata identica per tutti gli aventi causa, per tutti gli utenti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Ostillio n.3-00996 (vedi l'allegato A).
MASSIMO OSTILLIO. Signor Presidente, a nome del gruppo del CCD ho presentato una interrogazione che mira a conoscere se sia stata sottostimata dal Governo la gravità degli avvenimenti succedutisi in Albania a seguito del crollo delle cosiddette finanziarie piramidali.
PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Andreatta, ha facoltà di rispondere.
BENIAMINO ANDREATTA, Ministro della difesa. Il servizio del quotidiano la Repubblica, come del resto quello della rivista Panorama, realizzato sulla base di gravi e deplorevoli indiscrezioni sulla relazione del SISMI sull'Albania, corrisponde nella sostanza al contenuto dell'unica relazione predisposta dal SISMI ed inviata al Comitato parlamentare.
PRESIDENTE. L'onorevole Ostillio ha facoltà di replicare.
MASSIMO OSTILLIO. Signor ministro, la ringrazio innanzitutto per la risposta, che però ha dato all'onorevole Giannattasio e non a me. Comunque mi dichiaro insoddisfatto per quanto lei ha detto, anche perché viene dimostrata l'intempestività e la trascuratezza dello stesso Governo, che è stata resa palese ed amplificata dagli eventi.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Borghezio n.3-00997 (vedi l'allegato A).
MARIO BORGHEZIO. Signor Presidente, credo che lo scalpore suscitato in tutto il paese dalle immagini terribili di cui hanno potuto prendere visione i telespettatori ed i lettori dei giornali grazie ai reportage fatti sulla spaventosa vicenda dell'incendio del Duomo e di un'ala di Palazzo reale a Torino debba impegnare il Governo non solo ad assumere le doverose iniziative annunciate per la ricostruzione e per il riassetto di tutte le strutture monumentali e di tutti i beni architettonici ed artistici toccati così pesantemente dal gravissimo evento, ma anche a pronunciarsi al più presto e in modo chiaro sui dati fino ad oggi acquisiti ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Borghezio.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali ed ambientali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel rispondere alla prima interrogazione, quella dell'onorevole Borghezio, visto che sono state presentate sette interrogazioni sullo stesso tema e che, per accordo ed in ossequio al regolamento risponderò a ciascuna di esse, devo precisare che cercherò, nella misura del possibile, di non ripetere le risposte e di fornire argomentazioni che consentano di tracciare un quadro che sia il più preciso possibile. Desidero anche chiarire che le informazioni che potrò dare sono quelle che allo stato delle cose sono disponibili, dal momento che è in corso un'indagine della magistratura. Inoltre, anche osservando le immagini pubblicate dai giornali di oggi, che riportano fotografie scattate la sera dell'incendio, si stanno valutando possibilità diverse da quelle originali, perché si immagina o si presume che l'incendio, diversamente da quanto si era pensato in un primo momento, sia cominciato all'esterno e non all'interno dell'edificio, sia essa la cupola o sia esso Palazzo reale. È del tutto evidente quindi che si tratta di una situazione in evoluzione. Dunque le mie informazioni sono quelle, allo stato degli atti, disponibili.
PRESIDENTE. L'onorevole Borghezio ha facoltà di replicare.
MARIO BORGHEZIO. Sono assolutamente insoddisfatto perché il Governo avrebbe avuto il dovere di dirci qualcosa di chiaro circa l'assoluta mancanza di attrezzature e di impianti di estinzione degli incendi nel Palazzo reale, nel Duomo e nella cappella del Guarini. Il Governo non può ignorare che un bene prezioso come la Sindone, la cui posizione giuridica molto delicata pone importanti problemi e doveri all'esecutivo stesso, sia stata lasciata nelle condizioni che tutti sappiamo. Soltanto «per grazia», come dice il cardinale Saldarini, e per l'attività eroica di un vigile del fuoco non si è avuto il disastro che poteva essere determinato dalla estinzione del Sacro Lino. Per il disinteresse delle autorità centrali dello Stato una reliquia preziosa e cara alla sensibilità e venerata dai cristiani di tutto il mondo è stata lasciata in un monumento in cui, a prescindere dalle motivazioni di puro stile burocratico che ci sono state elencate dal rappresentante del Governo, non era in funzione alcun reale ed efficace strumento o impianto di prevenzione antincendio, come la documentazione fotografica pubblicata anche oggi dal quotidiano La Stampa ben dimostra. I vigili del fuoco non sapevano dove attaccare le pompe di estinzione, non c'erano strutture adeguate nelle vicinanze. Un bene prezioso come questo, lo ripeto, non era tutelato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Borghezio.
DIEGO NOVELLI. Signor Presidente, tralascio ogni considerazione sulla eccezionale gravità dell'incendio di Torino da un punto di vista storico, culturale e religioso perché voglio evitare ogni ulteriore retorica ed enfatizzazione. Mi limito a domandare: chi ha autorizzato, signor ministro, non chi ha richiesto l'organizzazione della cena a Palazzo reale? Come mai le impalcature erano in legno anziché in lamiera o materiale ignifugo?
PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali, Valter Veltroni, ha facoltà di rispondere.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. All'onorevole Novelli vorrei dire che, per quanto riguarda
MARIO BORGHEZIO. Non si è capito se si è aperta un'inchiesta a carico del sovrintendente! È questo che volevamo sapere!
PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, lei ha già parlato!
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Io mi riferisco ai testi delle interrogazioni che sono state scritte ed illustrate qui; non posso riferirmi ad altro se non ai testi sottoposti alla mia attenzione ...
MARIO BORGHEZIO. Quindi non avete aperto una inchiesta a carico del sovrintendente?
PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, la prego. Il ministro ha risposto più che esaurientemente alla sua questione. Poi, se vuole, potrà proporne delle altre in un'altra seduta.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Vorrei solo dire all'onorevole Borghezio che - come ho avuto modo di affermare in precedenza - ho disposto una ispezione tecnico-amministrativa. Quindi, se avesse solamente avuto la compiacenza di ascoltare la risposta, avrebbe trovato la soluzione del problema da lei posto.
PRESIDENTE. Signor ministro, mi scusi, ma dovrà rinviare ad un momento successivo il seguito della risposta.
DIEGO NOVELLI. Vorrei innanzitutto ringraziare il ministro Veltroni per il suo tempestivo intervento, avvenuto il mattino seguente all'incendio e per i provvedimenti che ha predisposto il Governo.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Martinat n.3-01000 (vedi l'allegato A).
UGO MARTINAT. Signor Presidente, ascoltando il ministro Veltroni mi sono posto innanzitutto l'interrogativo se egli sia qui come ministro dei beni culturali e ambientali o come privato cittadino. Infatti nella sua prima risposta egli ha fatto riferimento a quanto aveva letto questa mattina sui giornali. Credo sia compito di un ministro documentarsi, non leggere quello che pubblicano i giornali, onorevole Veltroni! Ritengo quindi importante che lei fornisca risposte non in base alle notizie di stampa ma ad informazioni precise.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Martinat.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni
PRESIDENTE. La ringrazio, ministro Veltroni.
UGO MARTINAT. Posso ritenermi tranquillamente insoddisfatto della risposta dell'onorevole Veltroni, per due ordini di motivi. Il primo: l'inadeguatezza, per non definirla in un modo migliore, della cifra che il Governo ha stanziato, cioè i 12 miliardi, e la futura impegnativa, forse, di 100 miliardi. Lei, onorevole Veltroni, è venuto più volte a Torino dicendo che avrebbe dato 60 miliardi per Venaria Reale; è venuto tre volte, i soldi non sono mai arrivati. Credo che questo sia intanto un segnale preciso. Forse ha dato 12 miliardi perché la regione ne ha dati 10 e 3 li ha dati il comune.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Valetto Bitelli n.3-01003 (vedi l'allegato A).
MARIA PIA VALETTO BITELLI. È certo, signor ministro, che Torino e i torinesi, e insieme a loro l'opinione pubblica italiana ed internazionale, hanno vissuto con profondo dolore gli irreparabili danneggiamenti causati dall'incendio. Palazzo reale e il Duomo con la cappella della Sindone sono il cuore della storia culturale, politica e religiosa della nostra città.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Valetto Bitelli.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Sulla prima parte, come diceva l'onorevole Valetto Bitelli, io ho già risposto replicando alle altre interrogazioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Valetto Bitelli ha facoltà di replicare.
MARIA PIA VALETTO BITELLI. Signor ministro, credo che in un paese come il nostro in cui tutto è priorità e le risorse non sono sufficienti, sarà necessario che anche tutte le forze sociali e, in questo caso, la cittadinanza torinese si impegnino insieme al Governo ed ai parlamentari, che daranno il loro massimo sostegno, in iniziative straordinarie, con ciò valorizzando anche la generosità dei cittadini torinesi.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Gardiol n.3-00999 (vedi l'allegato A).
GIORGIO GARDIOL. Signor ministro, i verdi non chiederanno per quale motivo sia accaduto l'incidente. Ci affidiamo alla magistratura, e da qui a qualche mese conosceremo le responsabilità - se ve ne sono - ed i motivi per cui tale avvenimento si è verificato.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Gardiol.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Condivido la preoccupazione
PRESIDENTE. L'onorevole Gardiol ha facoltà di replicare.
GIORGIO GARDIOL. Ringrazio il ministro per quella che considero una prima risposta positiva ad un'istanza che viene dal mondo verde, che è affezionato ai propri monumenti e vorrebbe in qualche modo valorizzarli di più. So che, ad esempio, il gruppo dei verdi della regione Piemonte ha svolto un'indagine sui beni culturali della regione ed ha scoperto che vi sarebbero lavori per dieci anni per 5 mila persone per mettere in sicurezza e valorizzare solo i beni culturali del Piemonte.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Ortolano n.3-01001 (vedi l'allegato A).
DARIO ORTOLANO. Signor Presidente, signor ministro, la tragedia che si è abbattuta sulla città di Torino a causa dell'incendio di cui stiamo parlando ha colpito tutta la comunità nazionale, non solo quella torinese.
PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Onorevole Ortolano, concordo con la sua preoccupazione e vorrei dare contezza e testimonianza di un lavoro che si sta facendo e che è rivolto ad affrontare uno dei problemi più drammatici che abbiamo nell'esercizio della tutela del nostro patrimonio culturale, che deriva dalla disponibilità di risorse finanziarie.
PRESIDENTE. L'onorevole Ortolano ha facoltà di replicare.
DARIO ORTOLANO. La ringrazio, signor ministro, per le parole con cui ha descritto l'impegno del Governo, nel prossimo periodo e anche nel prossimo più lungo periodo. Devo dire però che mi ritengo solo parzialmente soddisfatto. Credo che noi sottovalutiamo il fatto che la tutela del patrimonio artistico e culturale del nostro paese è anche una fonte di occupazione; dunque, gli interventi nel settore hanno una duplice valenza, vale a dire la tutela del patrimonio e la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Sbarbati n.3-01002 (vedi l'allegato A).
LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, abbiamo apprezzato la solerzia del Governo nei confronti della tragedia che si è abbattuta per l'ennesima volta sul nostro patrimonio artistico, architettonico e culturale. Diciamo però nella nostra interrogazione - perché vogliamo chiedere proprio questo al Governo - che il problema vero è lo stato in cui si trovano i nostri beni culturali e che, per il valore che essi rappresentano, occorrerebbe probabilmente agire attraverso un grande piano di salvaguardia nazionale.
PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali ed ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Vorrei che di questo tema ci si ricordasse anche quando si affronta il dibattito generale a proposito della spesa pubblica, rammentando che anche la tutela e la sicurezza dei monumenti è spesa pubblica. Ci sono dei campi, come questo, nei quali la spesa pubblica per la tutela del patrimonio è un grande investimento per la ricchezza del paese, in termini occupazionali e non solo di dovere - abbiamo l'obbligo di tramandare alle generazioni che verranno l'immenso patrimonio che ci è stato consegnato - ma anche in termini di prospettiva dell'Italia.
PRESIDENTE. L'onorevole Sbarbati ha facoltà di replicare.
LUCIANA SBARBATI. Apprezzo la risposta del ministro e, proprio perché la apprezzo, anche a nome del gruppo di rinnovamento italiano vorrei sottolineare come sia necessario questo piano nazionale di salvaguardia ma sia altresì necessaria, in modo prioritario, una legge-quadro, perché la situazione dei nostri beni culturali, anche con riferimento alla normativa esistente, come lei sa è difficilmente gestibile. A nostro avviso si tratta dunque di rivedere sia la normativa generale sia l'organizzazione della tutela, sia la presenza e l'incisività degli enti locali, sia tutto quello che concerne le proprietà e la fruizione; infatti la cena a Palazzo reale rientra nell'ambito di un discorso di fruibilità di un bene culturale che deve essere soggetta ad un preventivo assenso - lei sa di cosa parlo - che deve tenere conto di tante caratteristiche.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ricordo che, secondo lo schema procedurale sperimentale delineato nella Giunta per il regolamento, di cui è stata data comunicazione a tutti i deputati, il presentatore di ciascuna interrogazione ha facoltà di esporla per non più di un minuto.
Il Governo, quindi, risponderà immediatamente per non più di tre minuti.
Successivamente l'interrogante, o altro deputato del medesimo gruppo, avrà facoltà di dichiarare se sia soddisfatto della risposta del Governo per non più di due minuti.
Lo svolgimento delle interrogazioni è ripreso in diretta televisiva.
Cominciamo con l'interrogazione Giannattasio n.3-00995 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Giannattasio ha facoltà di parlare.
Il nucleo politico militare della Presidenza del Consiglio non risulta che abbia tenuto le sue sedute settimanali previste dalla normativa sul metodo per la risoluzione delle crisi; la «sala situazione» realizzata a Palazzo Chigi dal Governo Ciampi e potenziata dal Governo Berlusconi, risulta essere stata smantellata per far «posto» ad un sottosegretario che poi ha dovuto rinunciare.
Quale attenzione hanno ricevuto i rapporti dei servizi? Perché tante versioni differenti tra difesa ed esteri? Tra la difesa, che non le mandava, oppure tra il Ministero degli esteri che le tratteneva e non le dava al ministro? Perché non sono state attivate le strutture e gli strumenti operativi previsti dalla normativa in vigore?
Ciò premesso, nel confermare che sin dal manifestarsi dei primi fallimenti il SISMI ha fornito puntuali e tempestive informazioni sull'evolversi della situazione in Albania, il Governo esclude che tali informazioni non siano state adeguatamente valorizzate.
Per quanto riguarda il nucleo politico militare posso assicurare che la mancata attivazione del nucleo e la non utilizzazione della «sala situazione» della Presidenza del Consiglio non hanno in alcun modo comportato riflessi negativi sulla gestione della crisi. Ad ogni buon fine la Presidenza del Consiglio ha comunicato che il nucleo si è comunque riunito con frequenze mensili nella sua sede di forte Braschi per tutto il periodo che ha preceduto e seguito lo scoppio della crisi albanese. Non è stato ritenuto di attivarlo con frequenza maggiore di quella abituale in quanto nel corso dello stesso periodo si sono svolte presso la Presidenza del Consiglio numerose riunioni, in alcuni casi più volte nella stessa giornata, sulla situazione albanese, presiedute dal Presidente del Consiglio e in cui erano rappresentati al massimo livello governativo gli stessi organi che compongono il nucleo. A ciò si aggiunge, in ogni caso, che le amministrazioni più direttamente coinvolte sono state e sono in costante e continuo rapporto diretto, giorno e notte e a tutti i livelli, per seguire e gestire tempestivamente gli sviluppi della situazione in Albania.
Circa la «sala situazione», si rappresenta come non sia stato possibile utilizzarla in quanto, nell'ambito di lavori di messa a norma degli impianti, essa è ora in corso di trasferimento in locali maggiormente protetti.
Mi preme altresì sottolineare come il deteriorarsi della situazione albanese non possa essere la conseguenza di presunti errori da parte del Governo né di sottovalutazioni
della situazione, che è sempre stata chiara e da un certo punto in poi preoccupante, né di carenze di iniziative anche in virtù della moltitudine di informazioni provenienti da altre fonti: in primo luogo i rapporti della rappresentanza diplomatica, in particolare dell'ambasciata d'Italia a Tirana, e poi quelli delle rappresentanze presso le organizzazioni internazionali.
Le iniziative, viceversa, non sono mancate e sono state attivate con la necessaria tempestività, anche se con gli ovvi limiti derivanti dalla impossibilità di sostituirsi ad un altro Governo, sia pure amico, nell'opera di risanamento finanziario.
Sul piano delle iniziative specifiche vorrei ricordare che l'Italia stava lavorando da mesi per la ricucitura di un dialogo politico tra le autorità albanesi e i partiti dell'opposizione, premessa indispensabile per la gestione politica della grave situazione di crisi.
Nel quadro di queste iniziative ricordo la missione a Tirana del sottosegretario per gli affari esteri il 16 gennaio per rappresentare la preoccupazione italiana e raccomandare una gestione della crisi improntata alla massima trasparenza...
L'onorevole Giannattasio ha facoltà di replicare.
Per quanto attiene ai lavori che lei ci viene a raccontare e che in questo momento sono in corso alla Presidenza del Consiglio, le posso assicurare che nella stanza n.355 sono in corso lavori di riparazione, perché si è tentato di smontare quel famoso tavolo nella cui base vi sono tutti i sistemi di trasmissione in cripto che avrebbero consentito di esaminare la situazione da tutti gli aventi causa. Vada a vedere, signor ministro, la stanza che sta di fronte alla n.355 e vedrà come tutte le postazioni degli assistenti dei ministri che in queste riunioni potevano supportare i titolari dei dicasteri siano state completamente smantellate.
Signor Presidente, signor ministro, quando uno si compra un cavallo e non sa montare a cavallo o, addirittura, lo azzoppa, è bene che cambi mestiere! Chiedo un'inchiesta sui fatti che si sono verificati (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale, della lega nord per l'indipendenza della Padania e del CCD).
L'onorevole Ostillio ha facoltà di parlare.
Il succedersi degli eventi e, ancor prima, alcuni disagi e malesseri manifestati già da tempo in Albania da parte delle popolazioni, particolarmente per ragioni economiche e sociali, erano stati monitorati dai nostri servizi militari e riferiti al Governo tempestivamente.
Un quotidiano nazionale ha proprio in questi giorni riportato ampi stralci del relativo dossier preparato dal SISMI. Nonostante tali informative, il Governo è stato colto impreparato, non avendo provveduto a verificare, prevenire ed impedire l'escalation della crisi albanese.
I deputati del gruppo del CCD chiedono, sostanzialmente, di sapere perché sia stata trascurata in modo così grave la
situazione effettiva dell'Albania e perché non siano stati adottati tempestivamente strumenti e misure per tamponare l'emergenza.
Le difformità sono di due generi: da un lato, di carattere formale, in quanto negli articoli di stampa ricordati vengono riassunti con vari accenti alcuni tratti del documento; dall'altro, si tratta di notizie aggiuntive comparse su organi di stampa e che verosimilmente il giornalista ha utilizzato a completamento dei suoi servizi ma che, comunque, non trovano alcun riscontro in documenti del SISMI.
L'articolo de la Repubblica, infatti, riprende alcune notizie, in verità marginali, già apparse sulla stampa e su agenzie - tra l'altro su L'Espresso in edicola il 6 febbraio e in un'ANSA del 15 gennaio - che si riferiscono al nome di due società, la Xhaferri e la Populli, e al fatto che a dirigere la società Sudja, citata dal SISMI, fosse una donna di 29 anni.
Per quanto attiene alla seconda parte del quesito, relativa all'atteggiamento assunto dal Governo rispetto all'evolversi della crisi albanese, vorrei completare ciò che ho precedentemente detto all'onorevole Giannattasio e cioè che il Governo, nel corso del secondo semestre del 1996, inviò in missione l'ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, che si prodigò per cercare una soluzione di legittimazione reciproca durante la fase delle elezioni amministrative. Da parte del Ministero degli affari esteri, durante la crisi, fu più volte richiesto al governo albanese se fosse gradita la ripresa di questa missione. I nostri direttori esecutivi del Fondo monetario si sono adoperati perché le domande del Governo albanese al Fondo stesso fossero prese rapidamente in considerazione.
Per quanto riguarda la preparazione dello strumento militare, già il 10 e il 12 marzo scorsi allo stato maggiore della difesa è stato richiesto di valutare la situazione e di proporre eventuali misure di intervento. Dal 19 marzo esso ha messo in atto un dispositivo per inviare in Albania forze nazionali nel caso in cui la situazione lo richiedesse nelle more dei tempi necessari per organizzare una più opportuna iniziativa multinazionale.
Signor ministro, lei continua a prendersela sempre e solo con i giornali e con i giornalisti, ma gli eventi, che non sono scaturiti dalla fantasia dei giornali, hanno purtroppo e drammaticamente messo l'Italia in condizione di dover pagare un prezzo elevatissimo in questa tremenda vicenda. Infatti l'inadeguatezza delle risposte fornite nella prima fase delle iniziative attivate dal Governo ha causato problemi di non poco conto e danni gravi.
Aver sottovalutato ed aver voluto sottovalutare gli eventi ci è costato e ci costerà tantissimo. Penso, ad esempio, agli effetti negativi a cascata che ci sono in Puglia, con particolare riferimento al settore turistico; penso alla perdita degli stabilimenti e degli ingenti investimenti fatti dagli imprenditori italiani in Albania, in gran parte con un tessuto produttivo composto di piccole e medie imprese provenienti soprattutto dalla Puglia e dal meridione.
Non dimentichiamo poi che questa sottostima dei fatti ha avuto un fatale e drammatico riverbero nella tragedia del venerdì santo. Insomma, sono state messe a nudo lentezze ed inefficienze del Governo ed anche dei nostri servizi.
I fatti di Albania, inoltre, hanno dimostrato, signor ministro, mi dispiace dirlo, la sua incapacità e insensibilità; lei è stato quasi inghiottito dal nulla nella crisi di oltre Adriatico. È stato infine dimostrato che il Governo non è leale con il Parlamento, considerato che le notizie fornite alle Camere differiscono, per forma e per sostanza, dal vero dossier del SISMI. Insomma, aver voluto minimizzare non è stato certo un bene.
I fatti di questi giorni hanno avuto un unico risvolto positivo: la dedizione al proprio dovere ed al superiore interesse del paese delle Forze armate e della marina in particolare. Certo, non è poco, ma non può assolutamente ascriversi a merito di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD, di forza Italia e di alleanza nazionale).
L'onorevole Borghezio ha facoltà di parlare.
Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali ed ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
Per quanto riguarda l'interrogazione a firma Borghezio, il Palazzo reale è dotato di impianto antincendio per il quale è stato rilasciato il previsto nullaosta da parte dei vigili del fuoco, mentre non ne sono provvisti il Duomo e la cappella che, in quanto edifici destinati al culto, rientrano nelle previsioni del decreto del ministro dell'interno del 16 febbraio 1982, che individua i luoghi e le attività soggetti al controllo dei vigili del fuoco ai fini del rilascio del certificato di prevenzione incendi.
Quanto alla cena che quella sera si svolgeva in onore del Segretario generale
delle Nazioni Unite, la relativa richiesta di autorizzazione è stata formulata dal sindaco, l'istruttoria è stata curata dal direttore del Palazzo reale ed il provvedimento di autorizzazione è stato adottato, come previsto dalla legislazione in materia, dal sovrintendente per i beni ambientali e architettonici per il Piemonte.
Non si tratta dunque del primo caso di utilizzazione del salone del Palazzo reale per cerimonie o manifestazioni ufficiali. Il precedente più immediato è la cena dei ministri degli affari esteri dell'Unione europea, svoltasi nel marzo 1996, durante il semestre della Presidenza italiana.
Quanto all'apertura di un'inchiesta, ho ricordato che è in corso un'indagine giudiziaria e la conseguente attività di consulenti tecnici, ai quali è stato assegnato il termine di novanta giorni per riferire. Da parte mia ho immediatamente disposto un'ispezione tecnico-amministrativa perché nei tempi più rapidi mi sia consegnata una relazione sull'accaduto.
Aggiungo, in conclusione di questa prima risposta, che vorrei esprimere, poiché nell'interrogazione si fa cenno alla Sacra Sindone, il ringraziamento ai vigili del fuoco per il lavoro che hanno compiuto a salvaguardia di un patrimonio che appartiene all'umanità intera.
Passiamo all'interrogazione Novelli n.3-00998 (vedi l'allegato A).
L'onorevole Novelli ha facoltà di parlare.
Chi ha dato l'ordine di staccare le sirene dei sensori con 45 minuti di anticipo? Mi riferisco a quei sensori che avevano segnalato la presenza di fumo nelle sale superiori di Palazzo reale.
l'autorizzazione ho già risposto, rivolgendomi all'onorevole Borghezio, affermando che l'istruttoria è stata curata dal direttore del Palazzo reale ed il provvedimento di autorizzazione è stato adottato - come è previsto dalla legislazione in materia - dal sovrintendente per i beni ambientali e architettonici.
Per quanto riguarda le due questioni che lei ha posto, alle quali cerco di dare una risposta il più possibile concreta, essendo sicuro che è intenzione dei parlamentari ...
Prosegua pure, signor ministro.
Per quanto riguarda le richieste dell'onorevole Novelli, vorrei dire che, in ordine all'installazione di tavole di legno per la predisposizione dei piani orizzontali di calpestio dell'impalcatura sita all'interno della cappella della Santa Sindone, rilevo che l'utilizzazione di questo tipo di strutture è espressamente consentita e dettagliatamente disciplinata dalla normativa di prevenzione degli infortuni sul lavoro; e quindi, di per sé stessa, non appare censurabile, ovviamente se realizzata conformemente alla disciplina di sicurezza.
Da quanto riferito dal sovrintendente, nel cantiere in questione la forma completamente circolare dei piani di lavoro non avrebbe comunque consentito di predisporre idoneamente i ponteggi in altro materiale. Questo ha infatti misure standard, non adattabili a spazi di forme particolari; ed è utilizzato perciò di regola per i ponteggi rettilinei lungo le facciate e gli edifici (questo è il parere del sovrintendente, che io non posso che considerare). Ciò nonostante, a me appare del tutto evidente che tale questione sia sicuramente da approfondire e da verificare, cercando di adattare la normativa in materia allo scopo di introdurre ogni utile previsione per l'utilizzo obbligatorio - per quanto possibile - di materiali atti a meglio resistere agli incendi in tutte le strutture utilizzate in aree comunque esposte a tale rischio.
Quanto all'ipotesi avanzata di una disattivazione dell'impianto di allarme a Palazzo reale, allo stato, sulla base degli elementi a mia disposizione, non vi è alcuna evidenza al riguardo. E anche l'accertamento di queste circostanze - di indubbia rilevanza se comprovate sia dal punto di vista penale che da quello delle responsabilità amministrativa - non può che restare demandata alle relative indagini.
Ad integrazione di tali considerazioni e a conferma di quanto ho già avuto modo di dire in questi giorni, aggiungo che la situazione del patrimonio culturale italiano è molto pesante e deriva da un accumulo storico dei ritardi dei quali non
si può far carico a responsabilità precise dell'uno o dell'altro. Dico solamente che questo è un paese che ha avuto complessivamente un alto grado di disattenzione nei confronti di un patrimonio che non ha molti paragoni al mondo. Se posso citare la dimensione di ciò che noi amministriamo, anche per render chiaro di che cosa parliamo fuor di retorica quando facciamo riferimento alla necessità di messa in sicurezza, noi parliamo di un patrimonio di 100 mila chiese, di 1500...
L'onorevole Novelli ha facoltà di replicare.
Circa la risposta da lui fornita, devo dire che sono parzialmente soddisfatto. In primo luogo, perché l'autorizzazione ad organizzare la cena a Palazzo reale è stato un grave errore. È vero che vi era stato un caso precedente, ma si era verificata una lunga serie di episodi che avevano dimostrato come si tendesse ad evitare che tali manifestazioni si svolgessero dentro i saloni di Palazzo reale. Infatti le cene si svolgevano nel cortile di Palazzo reale sotto un grande gazebo, onde evitare di arrecare danni a quel palazzo, che oltre tutto contiene delle opere d'arte di grande valore.
È stato un errore, quindi, concedere questa autorizzazione.
In secondo luogo bisogna fare un corso accelerato a questo sovrintendente, perché la forma circolare della cupola del Guarini non c'entra niente con le lastre in metallo che sono in uso in tutti i cantieri del mondo. Anziché collocare impalcature in legno facilmente infiammabili - oltre tutto sono tre mesi che a Torino non piove - si sarebbero potute utilizzare lastre in materiale ignifugo. Anche le fotografie pubblicate questa mattina dalla stampa dimostrano infatti che è andata in fiamme l'impalcatura esterna.
In terzo luogo ritengo che dobbiamo attendere l'inchiesta della magistratura, non dobbiamo sostituirci ad essa; al riguardo condivido pienamente il parere del ministro. Certo è un fatto singolare che ci sia stato qualcuno che abbia dato l'ordine di staccare le sirene dei sensori, che avevano dato l'allarme con 45 minuti di anticipo, perché disturbavano i commensali (Applausi dei deputati del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo).
L'onorevole Martinat ha facoltà di parlare.
Anch'io le dico che quello che ha affermato il sovrintendente è un falso clamoroso, e lo dimostreremo tra pochi mesi proprio in quest'aula, quando verrà installata un'impalcatura totalmente coperta che sarà in materiale zincato e certamente non incendiabile. È un falso clamoroso, anche perché per alcune opere d'arte, per le quali non si fanno le gare al massimo ribasso, si riesce ad ottenere...
Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
culturali e ambientali. Capisco la necessità di segnalare una differenza di ordine politico, tuttavia le assicuro, onorevole Martinat - credo che possiamo comprenderci e rispettarci - che in ordine alle valutazioni che ho fatto in quest'aula non mi riferivo agli articoli di giornale. Ho detto infatti una cosa diversa, cioè che è in corso un'indagine della magistratura il cui esito non sarà di poco conto, anche al fine di far intendere a tutti noi la dinamica e la portata di quanto è accaduto. Ho solo fatto riferimento alle fotografie pubblicate oggi dalla stampa per dare la dimensione di quante notizie nuove possono essere portate alla nostra attenzione dallo svolgimento dei fatti. Gli elementi di valutazione che ho riferito non sono episodici e non sono fondati su articoli di giornale.
Per quanto riguarda la sua interrogazione, onorevole Martinat, lei ha messo in evidenza, come altri colleghi, un rapporto che evoca l'insieme dei gravi incidenti che hanno colpito alcune grandi opere del nostro paese, sollecitando interventi di prevenzione in luogo di quelli di emergenza. Sono assolutamente d'accordo. Quest'esigenza comunque richiede nel contesto italiano un intervento di straordinario impegno finanziario per le cifre che prima avevo cominciato ad indicare e che ora concludo. Il nostro patrimonio è composto, ripeto, di 100 mila chiese, di 1.500 conventi, di 3.500 musei, di 2.100 siti archeologici, di 20 mila centri storici, di 40 mila rocche e castelli, di 30 mila dimore storiche, di oltre 30 mila archivi (tra parrocchiali, vescovili e comunali). Si tratta di un patrimonio che è la nostra assoluta, straordinaria ricchezza, che merita una tutela, un'attenzione, una cura e una valorizzazione del tutto diverse rispetto al passato - ed è lo sforzo nel quale siamo impegnati - e che naturalmente per essere messo in condizioni di sicurezza, vista la situazione dalla quale partiamo, richiede tempo e risorse in dimensioni assolutamente straordinarie. Vorrei ricordare che il sindaco di Torino, Castellani, ha quantificato in 700 miliardi la cifra che sarebbe necessaria per i soli musei civici di Torino. Si può immaginare, per questo patrimonio, di quale investimento parliamo, cioè di un investimento di migliaia di miliardi. Aggiungo che si tratta di opere di messa in sicurezza che, come lei stesso ha detto, non possono essere realizzate seguendo standard usuali, ma hanno bisogno di adattarsi alla natura e al carattere del tutto originale, talvolta all'intangibilità di alcune di queste opere d'arte.
Aggiungo, inoltre, che stiamo facendo andare avanti, sia pure anche in questo caso ereditando una situazione un po' pesante, la catalogazione. Siamo arrivati già a catalogare 6 milioni di pezzi di opere d'arte.
L'onorevole Martinat ha facoltà di replicare.
Secondo motivo di totale insoddisfazione: gli appalti devono essere scorporati completamente dalle tipologie, quindi occorre togliere l'infrastruttura dall'appalto, che non può essere al massimo ribasso perché altrimenti ci troveremmo (come è già capitato per altre opere d'arte di altissimo valore) con infrastrutture che sono certamente a norma ma totalmente inadeguate alle opere che si vanno a ristrutturare.
Ultimissima considerazione. Oltre a citare favorevolmente il sindaco, credo che il ministro Veltroni avrebbe dovuto fare
una doverosa censura, come da più parti politiche, da destra, dal centro e da sinistra viene fatto, nei confronti del sindaco di Torino per aver voluto una cena in quel luogo, che ha provocato probabilmente non direttamente, ma certamente indirettamente, questo fatto. Ciò fa sussurrare i torinesi che il sindaco di Torino è comunque moralmente responsabile di questo disastro che ha colpito non la città di Torino ma l'Italia tutta, e quindi porta indubbiamente delle risonanze, che il ministro avrebbe dovuto accogliere, da parte dell'opinione pubblica, da parte delle forze politiche, di censura pesante nei confronti del sindaco torinese (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
L'onorevole Valetto Bitelli ha facoltà di parlare.
Quello che i torinesi credo desiderino conoscere oggi e che chiedono al Governo per un'efficace politica dei beni culturali per il futuro, dopo il rincorrersi di notizie contrastanti ed analisi non fondate sui fatti, sono chiarimenti ufficiali sulle cause e sullo scatenarsi dell'incendio, cui lei ha già dato in parte risposta, ma soprattutto sugli strumenti per garantire nei tempi le risorse per il recupero ed il restauro delle strutture danneggiate ed inoltre per scongiurare altri disastri non provocati, nel caso di Torino, dall'incuria verso il patrimonio dei beni culturali...
Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
Per quanto riguarda la seconda parte, relativa agli interventi adottati, ricordo che dopo il mio sopralluogo a Torino, che è avvenuto nella mattinata di sabato, poche ore dopo l'incendio, ho chiesto la convocazione, il successivo lunedì, del Consiglio dei ministri, nel corso del quale abbiamo deliberato la dichiarazione di stato di emergenza sino a tutto il 30 ottobre 1998. Questo ha consentito l'adozione di un'ordinanza che, nello stanziare la somma di 12 miliardi di lire per i primi indifferibili interventi, ha delegato al prefetto di Torino, affiancato ad una commissione della quale fanno parte, tra gli altri, i presidenti della regione e della provincia e il sindaco di Torino, la responsabilità di tali interventi, parte dei quali sono già stati adottati; mi riferisco in particolare alle più urgenti opere provvisionali.
A questo proposito vorrei dire che mi sembra importante che, di fronte a quello che è accaduto a Torino, a nessuno venga la voglia di utilizzare ciò che si è verificato per ragioni di polemica legata allo svolgimento di una campagna elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi della sinistra democratica-l'Ulivo e dei popolari e democratici-l'Ulivo). Per fortuna qui affrontiamo questi temi con un altro spirito, con un'altra attenzione, perché altrimenti sarebbe facilmente adottabile un criterio uguale e contrario, visto che in quella situazione vi sono equilibri politici diversi nelle diverse istituzioni locali; partecipare a questo sport, che io ritengo del tutto sbagliato, sarebbe, credo, un brutto segno nei confronti dell'opinione pubblica torinese e del paese intero.
Aggiungo che, poiché il Governo cerca di non fare solo promesse, l'impegno finanziario per la ristrutturazione che abbiamo assunto a fronte di un progetto che coinvolga le istituzioni locali sarà erogato a valere sui fondi del lotto che a partire dal 1998 saranno disponibili. Pertanto tale impegno, se vi sarà il progetto, verrà rispettato.
Ai 12 miliardi che abbiamo già deciso di investire, si accompagna l'impegno a valere su 100 miliardi previsti nei fondi per il Giubileo. Colgo l'occasione per dire che mi auguro - rivolgo in proposito un appello proprio in ragione della situazione che si è determinata a Torino - che il provvedimento per il cosiddetto Giubileo fuori Roma possa essere approvato nei tempi più rapidi possibili.
Quanto ai tempi per il ripristino delle strutture e per il restauro, l'avvenuta attivazione di tutti gli strumenti di intervento immediatamente azionabili è insieme premessa necessaria affinché i lavori vengano avviati il prima possibile e si svolgano - è questo l'impegno di tutte le forze e le professionalità che abbiamo messo in campo - con la massima celerità.
Vorrei anche ringraziare i vigili del fuoco e tutte le autorità che hanno contribuito a salvare il salvabile. Credo sia importante, nell'ambito dei tempi del restauro, dare estrema pubblicità a ciò che verrà realizzato, in modo tale che la cittadinanza sia in grado di verificare che i lavori stanno procedendo a partire da una prima opera urgente, in parte già svolta con le coperture provvisorie, e poi con il recupero strutturale del Duomo e di Palazzo reale, nelle parti danneggiate, e con il restauro degli arredi, che dovrà essere svolto con la massima cura cercando di recuperare quanto sia possibile nonostante la distruzione provocata dal fuoco.
Credo che anche l'attenzione verso i cittadini nello svolgere tale opera di restauro sia molto importante e da parte nostra assicuriamo un'attenzione particolare su temi che sono strettamente legati alla nostra città (Applausi dei deputati dei gruppi dei popolari e democratici-l'Ulivo e della sinistra democratica-l'Ulivo).
L'onorevole Gardiol ha facoltà di parlare.
Tuttavia, rispetto all'evento di Torino, abbiamo riscontrato il fatto che tutta una città, forze sociali e singole persone, si è raccolta attorno all'esigenza di tutelare i propri monumenti storici, come appunto la cappella del Guarini. In Piemonte, in Italia, vi sono però milioni di monumenti di questo tipo che soffrono di scarsa manutenzione. Vorremmo dunque che da parte del Governo venisse presa - so che l'esecutivo ne ha già assunte - un'iniziativa più puntuale.
Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali, onorevole Veltroni, ha facoltà di rispondere.
e la sollecitazione dell'onorevole Gardiol; tuttavia vorrei fare una breve considerazione per doverosa completezza di informazione sullo stato del nostro patrimonio. Vi è una condizione di precarietà molto pesante che riguarda soprattutto la sfera della tutela e della conservazione. Ripeto, andando in giro per l'Italia vedo cose che provocano addirittura dolore fisico; si tratta infatti di grandi monumenti che sono o chiusi oppure in uno stato di degrado assolutamente inaccettabile.
Voglio tuttavia ricordare che vi sono anche un'attività di restauro, una ripresa di cultura diffusa della tutela del patrimonio, l'avvio di iniziative; registriamo inoltre un incremento delle visite a musei e monumenti: in definitiva vi è un aumento della partecipazione. Si tratta di dati incoraggianti anche se a fronte di una situazione che è da un lato obiettivamente, e dall'altro soggettivamente, non facile da gestire.
Aggiungo che purtroppo tragedie del tipo di quelle accadute in Italia si sono verificate anche in altri paesi. Penso a quello che accadde al castello dei Windsor od a quello che successe con l'incendio del ponte di Lucerna od al salone d'onore della Hoffburg. Abbiamo avuto diversi casi, purtroppo, perché obiettivamente la tutela di questo materiale richiede un'attenzione del tutto particolare.
Voglio anche dire, proprio in omaggio a questo, che nel corso dell'ultimo anno è giunta a compimento la prima fase della mappatura dei monumenti a rischio, attraverso la redazione della cosiddetta «carta del rischio», che è strumento preliminare alla programmazione degli interventi e che noi presenteremo, dopo diversi anni di attesa, il 18 giugno.
Uno dei miei primi atti come ministro è stato quello di emanare, il 18 luglio 1996, una circolare rivolta a tutti i direttori generali perché nei piani di spesa relativi al 1997 venissero inseriti con carattere di assoluta priorità gli interventi necessari per tutti gli adeguamenti indispensabili ai fini dell'attuazione della normativa di sicurezza. Per effetto di questa scelta gli interventi per attrezzature antifurto ed antincendio, finanziati nei piani di spesa del 1997, per il solo comparto dei beni storici, artistici e monumentali sono saliti fino ad oltre 21 miliardi, contro meno di 14 nel 1996 e contro i 9,5 miliardi nel 1995.
Si tratta evidentemente, in ragione delle risorse disponibili, di una scelta e di una valutazione di priorità che ancora recentemente e prima del disastro di Torino mi ero permesso di richiamare nella programmazione degli interventi, anche a valere sui finanziamenti del lotto, per le nostre sovrintendenze.
Aggiungo una considerazione alla risposta positiva della gente a questo avvenimento tragico. Vorrei consigliare al Ministero dei beni culturali e ambientali di fare di quello della ricostruzione un cantiere-evento, un cantiere cioè che possa essere visitato dalla gente, sia pure in condizioni di sicurezza, e possa essere anche strumento di conoscenza delle tecniche del restauro, di quello che c'era e ci sarà di nuovo nella cappella del Guarini, perché diventi oggetto di cultura generale.
Il Duomo di Torino è vicino alla sede della regione Piemonte e penso che un balcone dalla sede della giunta piemontese possa essere posto come un osservatorio permanente, un luogo dove la gente possa andare e informarsi. Attorno a questa ipotesi - perché no? - si potrebbe
lanciare in Piemonte, con il contributo degli artigiani, una scuola per il restauro dei monumenti della regione, perché ciò significherebbe rendere protagonisti la gente e le imprese della tutela dei propri beni culturali e, in definitiva, della propria storia.
L'onorevole Ortolano ha facoltà di parlare.
Fin dalle prime ore dalla tragedia si è sviluppata un'ampia mobilitazione di cittadini, associazioni, istituzioni ad ogni livello e, secondo stime ancora approssimative, i danni causati dall'incendio ammontano a varie decine di miliardi di lire.
Tuttavia, questa tragedia, che giunge dopo altri gravi episodi (come quelli del teatro Petruzzelli di Bari e de La Fenice) costituisce un sintomo preoccupante delle perduranti difficoltà e manchevolezze nella tutela del patrimonio artistico e culturale del nostro paese.
Per questo le chiedo, signor ministro, quali politiche di medio periodo, oltre agli indispensabili ed apprezzabili provvedimenti assunti nei giorni scorsi, il Governo intenda porre in atto al fine di interrompere la scandalosa catena di episodi, di cui l'incendio di Torino non è che l'ultimo anello in ordine di tempo.
Voglio fare solo un esempio per chiarire di cosa sto parlando: a Parigi è stata costruita una grande bibliomediateca, costata 2 mila miliardi; i fondi di cui dispone in via ordinaria il Ministero per i beni culturali per l'intervento di restauro, per tutto quel patrimonio di cui ho dato le cifre prima, ammontano a 390 miliardi. È questa l'entità dello squilibrio esistente in termini di investimento ai quali, nel corso di quest'anno, abbiamo cercato di mettere riparo: siamo passati infatti da 390 miliardi, attraverso diverse iniziative (estrazione del lotto, fondi CIPE e altro), a 895 miliardi in più, triplicando sostanzialmente le somme. So bene però che questo non basta, non solo in termini quantitativi, ma anche in ragione del fatto che abbiamo dietro le spalle anche un volume di residui passivi, vale a dire una capacità di spesa da parte della struttura del ministero che non è adeguata e che stiamo cercando di mettere in condizioni di fronteggiare tale spesa.
Naturalmente, non dobbiamo dimenticare - lo dico in generale - che abbiamo dovuto investire molte risorse per ristrutturare edifici e monumenti che sono stati colpiti dal terrorismo mafioso: nel 1993, durante il Governo Ciampi, avvennero gli attacchi al Velabro e ai Georgofili, e poi vi fu la vicenda de La Fenice, sulla quale - come è noto - vi sono diverse interpretazioni. Il paese dunque ha dovuto investire molte risorse per affrontare ristrutturazioni in casi di attacchi terroristici rivolti non per caso ad un grande patrimonio, ad una grande ricchezza nazionale qual è il nostro patrimonio culturale.
Tuttavia, abbiamo messo in campo una serie di iniziative legislative, dall'abolizione della tassa di ingresso (trasformata in biglietto) alle disposizioni sui beni culturali che questa mattina sono state approvate in Commissione e che io mi
auguro vengano approvate presto in Assemblea, perché ci consentiranno per esempio di salvare un patrimonio a rischio come quello di Pompei, attivando risorse e strumenti necessari per fronteggiare un'altra possibile emergenza.
Pongo una domanda: sarà un caso che vi fosse un solo custode dove è avvenuto l'incendio di Torino? Se ve ne fossero stati di più, si sarebbe forse potuto intervenire più tempestivamente? Dunque, un grande piano di lavori socialmente utili, che impieghino i giovani anche nell'azione semplice di custodia e di tutela di questo patrimonio potrebbe essere una leva fondamentale per imprimere una reale svolta alla politica economica e sociale del nostro paese.
L'onorevole Sbarbati ha facoltà di parlare.
Per questo motivo chiediamo al ministro quali siano le sue intenzioni, perché non intendiamo vivere in un paese in cui, come dice lo storico Galasso, i monumenti piano piano diventano monumenti clonati.
L'Italia nel mondo è importante perché ha questo immenso patrimonio. Dunque, dobbiamo mettere in campo un piano per la sicurezza; ho parlato dell'aumento di investimenti e dell'indicazione di questa come di una priorità, ma ho anche sinceramente detto che il volume di investimenti necessario è molto forte. Al Ministero istituiremo ora un ispettorato, un ufficio centrale che si occupi solo della sicurezza. È chiaro - credo si debba essere sinceri in una circostanza come questa - che se non cambia il passo e il posto della politica culturale nella gerarchia dell'attenzione della vita pubblica di questo paese, non sono in grado di escludere il rischio che accadimenti del tipo di quelli di Torino possano ripetersi. Alla scelta di priorità sulla sicurezza credo si
debba accompagnare, più in generale, una scelta di investimenti pubblici e privati. Bisogna infatti determinare una grande mobilitazione nazionale di risorse economiche attorno al progetto di salvaguardia e di valorizzazione del nostro patrimonio. L'accordo che abbiamo stipulato con la Confindustria, gli elementi di defiscalizzazione che stiamo cominciando ad introdurre (compatibilmente con le possibilità della finanza pubblica), lo sforzo di attivare forme di partenariato, di adozione da parte di imprese private nell'ambito del rispetto della responsabilità scientifica nelle mani della sfera pubblica, fanno parte dello sforzo di realizzare, attorno al patrimonio culturale del nostro paese, un impegno di pubblico e privato insieme che ci consenta, non dico di avvicinarci agli standard europei ma - come una volta ho detto, mi sono fissato dei parametri di Maastricht invisibili, quelli della cultura - di correre molto se vogliamo arrivare ai livelli della Francia o di altri paesi. Abbiamo cominciato questa corsa, ma è certo che faremo prima se la faremo tutti insieme.
Credo a questo punto che, oltre a quanto lei ha detto, su cui concordiamo, si debba mettere mano ad una sorta di revisione quadro di tutte le leggi esistenti in materia soprattutto per garantire, oltre all'indirizzo che lo Stato, e quindi il Ministero, deve fornire, il raccordo con le regioni e gli enti locali, da rivedere con una nuova normativa più incisiva, più pertinente e soprattutto più cogente, signor ministro.
Ritengo dunque che su queste cose dobbiamo assolutamente aprire la partita, pur concordando sulla questione delle risorse da lei sottolineata, giacché si tratta di un fatto importante sul quale non ci tireremo mai indietro. Riteniamo infatti che la scommessa di questo paese, sia in termini di sviluppo civile e culturale, sia in termini economici sia espressamente e fortemente legata proprio alla salvaguardia, alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia; patrimonio della nostra storia, della nostra spiritualità e della nostra cultura che forse, se valorizzato diversamente, sarebbe anche un monito diverso per le giovani generazioni.
Sospendo brevemente la seduta.


