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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Franz ed altri n. 1-00080 (vedi l'allegato A) presentata a norma dell'articolo 115, comma 3, del regolamento, nei confronti del ministro delle risorse agricole, alimentare e forestali.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, le chiedo scusa, la puntualità indubbiamente è la virtù dei re; purtroppo, però, non sempre i mezzi pubblici consentono di essere puntuali.
PRESIDENTE. Lo so, onorevole Franz, prosegua pure.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, chi mi seguirà in questo dibattito si getterà sicuramente sulla barricata della difesa ad oltranza dell'attuale ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, senatore Michele Pinto, sfruttando l'unica arma, piuttosto spuntata per la verità, a tutt'oggi disponibile. Mi riferisco ovviamente ai colleghi della maggioranza, che interverranno...
PRESIDENTE. Onorevole Franz, qualche collega medico chiede se non le serva qualche momento di pausa (Si ride). D'altra parte, se è venuto di corsa è comprensibile un po' d'affanno, sebbene la giovane età dovrebbe consentirle di superare la difficoltà.
DANIELE FRANZ. Roma, purtroppo, è tutto un sali e scendi!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, signor ministro dell'agricoltura, seguendo un ragionamento logico vorrei considerare tutti i tasselli della discussione politica e specifica sul mondo agricolo che hanno interessato la comunità nazionale in questi giorni. Sappiamo che il Presidente del Consiglio Prodi già nel discorso programmatico del Governo alla Camera tematizzò in maniera chiara ed evidente (la razionalità non è mai separata dalla fantasia) il tema dell'agricoltura. Sappiamo anche che si tratta di un tema centrale nell'agenda politica del Governo nazionale e di quelli europei; l'Europa non è soltanto una tensione morale, un ideale culturale, una visione che vuole superare i nazionalismi: l'Europa è fatta anche di responsabilità, di vincoli, di scelte, di logiche che riguardano la vita del mercato e le sfide dell'economia internazionale.
GIANPAOLO DOZZO. Quindi voterai contro i contributi dello SCAU?
MARIO PEPE. Dobbiamo certamente riaprire il dibattito con le associazioni di base e soprattutto con le associazioni rappresentative degli agricoltori. Dobbiamo aprire un confronto e tentare di affrontare questo argomento, senza difficoltà, dicendo con chiarezza quanto occorre dire.
ENRICO CAVALIERE. A Salerno le quote latte le dà Pinto!
MARIO PEPE. Dobbiamo essere per un'economia agricola unitaria, responsabile, che non penalizza nessuno, perché tra gli agricoltori non si possono fare distinzioni di etnia: gli agricoltori si distinguono con la serietà del loro lavoro (Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. Colleghi, tra poco parlerà il collega Lembo, che esprimerà - credo - al massimo livello le vostre ragioni (Commenti del deputato Roscia).
MARIO PEPE. Assecondare politiche di sostegno alle imprese agricole, cercare di definire bene gli obiettivi e le finalità del comparto agroalimentare...
DANIELE ROSCIA. Questa è la nuova scuola di politica!
MARIO PEPE. ...per gli anni che verranno, sostenere la legge poliennale e i progetti di settore: questi sono gli obiettivi da realizzare. Signor ministro, la legge poliennale è importante perché è attraverso tale strumento che possiamo dare un supporto all'agricoltura italiana.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lembo. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor ministro Pinto, il collega Pepe, come già molti altri nell'ambito della maggioranza, sta tentando di avallare l'idea che il ministro Pinto sia un bravo ministro e che i cattivi siano stati i suoi predecessori o eventualmente altri. Questa è la solita vecchia favoletta del re che è sempre buono e dei ministri o dei funzionari che
DANIELE ROSCIA. È partigianeria... (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
ALBERTO LEMBO. Con questo non vogliamo sostenere che il ministro Pinto ha deciso di esonerare gli allevatori di tutto il sud per motivi di collegio ma, più semplicemente, che, fra le tante strade possibili che poteva percorrere, ha scelto quella che era più funzionale al perseguimento di evidenti fini elettorali, caro collega Pepe! Di certo, nell'adottare tali decisioni, il ministro Pinto ha dimostrato di avere una visione molto limitata, sia dei problemi sui quali interveniva sia degli effetti che tali decisioni potevano procurare sull'intero settore lattiero-caseario.
VINCENZO ZACCHEO. Adesso c'è l'indulto!
ALBERTO LEMBO. Nella scorsa legislatura, in data 15 marzo 1996, quando il termine del 31 gennaio per la presentazione del bollettino AIMA era ampiamente scaduto, il Governo intervenne con il già citato decreto-legge n. 124 per rinviare al 31 marzo la pubblicazione del bollettino stesso. A seguito di ciò, gli allevatori non solo sono stati posti nella impossibilità di conoscere per tempo i limiti produttivi ai quali si dovevano attenere, ma sono stati anche multati per il latte prodotto al momento in cui la norma in base alla quale si applicava la suddetta multa non era ancora stata emanata.
PRESIDENTE. Onorevole Lembo, concluda!
ALBERTO LEMBO. Concludo, Presidente. A fronte di altre emergenze che si stanno verificando (un referendum sull'esistenza stessa del Ministero dell'agricoltura), piuttosto che avere guai peggiori con ulteriori azioni di ristrutturazioni ministeriali future, è meglio che lei, signor ministro, se ne vada adesso prima di
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Scozzari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE SCOZZARI. Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del Consiglio, ministro Pinto, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto ed ho anche letto con attenzione il testo della mozione di sfiducia. Dico subito che la rete voterà la fiducia al ministro e dunque confermerà la fiducia all'intero Governo.
ADRIANA POLI BORTONE. AIMA, devi tornare all'AIMA!
GIUSEPPE SCOZZARI. AIMA!
Ricordo che, come convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, il tempo complessivo a disposizione di ciascun gruppo per gli interventi nella discussione, comprese le dichiarazioni di voto, è di 40 minuti.
Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Franz, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00080.
Onorevole Franz, la puntualità è necessaria alla Camera!
Ha facoltà di parlare.
Presidente, ora ho ripreso fiato e quindi, se me lo consente, proseguo.
Oggettivamente l'unica arma disponibile è quella di affermare che il senatore Pinto, attuale ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali di questa Repubblica, ha dovuto affrontare una situazione pregressa e non ha avuto altra possibilità di movimento, se non quella lasciatagli dalle strette maglie delle tante normative europee cui andavano e vanno comunque aggiunte le interpretazioni e le direttive del commissario Franz Fischler.
In effetti, la questione è tutta qui. Dobbiamo cioè domandarci se il ministro avrebbe potuto fare altro oppure no. È evidente che, secondo noi, egli non solo poteva, ma doveva fare di più e soprattutto doveva fare altro. Premetto, a scanso di equivoci, con un breve inciso che reputo necessario, che da più parti si è voluto accusare alcune forze politiche di opposizione di cavalcare e fomentare demagogicamente la protesta.
Non entro nel merito della fondatezza di tale affermazione per quanto concerne altre forze politiche. Per quanto riguarda,
però, alleanza nazionale - e di questo anche il ministro deve darci atto - abbiamo cercato il confronto e, soprattutto, abbiamo tentato di individuare vie di uscita senza ambizioni egemoniche e senza la volontà di «mettere il cappello» sul raggiungimento di eventuali risultati.
Per tornare però in medias res e cercare di dare una risposta al quesito inizialmente posto, è necessario fare un salto indietro. Andiamo cioè alla lettera-direttiva che il commissario Fischler fece pervenire, grosso modo nel mese di giugno, al ministro. In tale documento il commissario europeo denunciava che l'Italia usava dei sistemi di compensazione non in regola con le normative dell'Unione europea ed intimava quindi al ministro di adeguare tali criteri agli standard europei.
Appare oggettivamente strano che dopo quattro anni di compensazione basati sui criteri dettati dalla legge n. 468 del 1992, Fischler si sia svegliato una mattina del maggio o del giugno 1996 scoprendo questa verità. Oltremodo semplice sarebbe fomentare il sospetto che quella direttiva potesse essere stata sollecitata da qualcuno, anche perché si sa come vanno queste cose. Allorquando ci si trova dinanzi ad una decisione insidiosa, spinosa, scomoda o addirittura impopolare, la si fa derivare da indicazioni ricevute dall'alto, da un organismo più elevato, possibilmente lontano e certamente incontraddicibile. Ma queste sarebbero solo illazioni che contrasterebbero, mi sia consentito, con l'aplomb e la serietà del ministro. È quindi doveroso che ci atteniamo esclusivamente ai fatti.
I fatti ci riportano alla lettera circolare del commissario europeo ed all'improcrastinabile esigenza di modificare i criteri compensativi. Detto fatto, viene varato nell'agosto di quest'anno un decreto-legge, peraltro il primo di molti, in base al quale i criteri di compensazione vengono finalmente adeguati - almeno nelle intenzioni dei proponenti - alle pressanti richieste europee. Nulla di strano si dirà, anzi, finalmente un segnale concreto di rinnovamento in una nazione che in fatto di adeguamento alle normative europee è in mora permanente ed effettiva. Peccato però che tale decreto operi non solo per l'avvenire, ma anche per la stagione produttiva che si stava sostanzialmente concludendo. Di fatto, quindi, un decreto-legge con effetti retroattivi, come numerosi tribunali amministrativi regionali stanno quotidianamente rimarcando, pronunciandosi sui tantissimi ricorsi che allevatori, associazioni e regioni hanno a più riprese presentato; buon ultimo - è notizia di ieri - quello del Friuli-Venezia Giulia, ma la lista è destinata ad allungarsi di giorno in giorno.
Questo è chiaramente un punto fondamentale, come lo stesso ministro Pinto ha più volte riconosciuto, affermando però che in questo decreto, sostanzialmente, non vi era retroattività. Ora, però, i TAR lo stanno smentendo e su questo bisogna pur riflettere. Dal nostro punto di vista il ministro doveva - sottolineo doveva - ottenere in sede europea che l'adeguamento ai criteri compensativi avvenisse a partire dal futuro e cioè, per evitare facili fraintendimenti, dalla stagione produttiva successiva all'entrata in vigore del decreto. Qualora non fosse giunto ad alcun risultato, avrebbe dovuto investire del problema il ministro degli affari esteri e, se necessario, il Presidente del Consiglio, al pari di ciò che avviene abitualmente nelle altre nazioni europee ed al pari - mi si consenta - di quello che fece il ministro Poli Bortone con il ministro Martino e con il Presidente Berlusconi (ma passiamo oltre).
Dopo questo decreto ne è stato varato un altro ed è storia sostanzialmente dell'altro giorno. All'interno del decreto sono state inserite delle priorità compensative, che sono state già oggetto di incontri fra il sottoscritto ed altri colleghi ed il ministro. Non discuto che un Governo, un ministro, abbia il dovere politico nei confronti della nazione di porre delle priorità; e la possibilità di far ciò gli deriva esclusivamente dal conseguimento di un risultato elettorale e di queste priorità risponderà esclusivamente davanti alla nazione.
È uno dei pochissimi casi, però - forse l'unico - in cui tali priorità non vengono fatte pagare alla nazione intera ma ad una categoria ben determinata di cittadini, nella fattispecie i colleghi di coloro i quali si trovano oggi in una situazione di priorità. Mi riferisco, signor ministro - lei lo ha capito perfettamente - alle priorità compensative da voi indicate nel decreto-legge n. 552, successivamente convertito in legge. In via prioritaria il Governo indica, come compensazione necessaria, gli allevatori delle zone montane, gli allevatori che hanno subito il taglio della quota B nella propria quota fino al limite raggiunto dal taglio stesso, gli allevatori delle aree ubicate in zone svantaggiate, secondo il giudizio della Comunità europea, gli allevatori che abbiano «splafonato» del solo 5 per cento e successivamente gli altri allevatori.
Ci siamo permessi all'epoca di suggerire che questi criteri potevano essere tranquillamente assunti dal Governo come interventi a sostegno effettivo delle aree disagiate e non - mi consenta - per premiare quelli che il Governo aveva definito genericamente «splafonatori» per il solo merito, evidentemente, di operare in un settore geografico piuttosto che in un altro. Credo che questo non sia accettabile.
Ritengo invece che sia necessario fare dei conti e lei questa garanzia - se ben ricorda - ce l'ha data. In base a questi conti, se avessimo operato una compensazione effettiva anche per coloro i quali si trovavano in una posizione di privilegio - e mi passi il termine di privilegio - e cioè tra la montagna e l'obiettivo 1 (tanto per capirci), il monte multe per gli altri si sarebbe abbassato a livello nazionale di 16 miliardi. Ci siamo permessi di indicarle la scappatoia, suggerendo al Governo di assumere quelle iniziative di intervento a sostegno delle aree che riteneva più meritevoli e bisognose di aiuto e di intervenire con provvedimenti ad hoc; ma non è giusto che questi interventi vengano pagati da tutti gli altri che hanno la sola sfortuna - lo ripeto - di non risiedere in determinate zone.
Analogo discorso potrebbe esser fatto anche per quelli che si sono visti tagliata la quota B con una scelta politica della quale coloro che non hanno avuto questo taglio non hanno alcuna colpa; anche in questo caso una scelta politica viene fatta pagare ad una categoria ben definita e determinata di allevatori che rientrano in quel fantomatico numero di 14.700 che dovrebbero essere chiamati - da ieri o dall'altro ieri - a far fronte al pagamento di quello che viene definito il «superprelievo».
Ma andiamo oltre anche in questo caso, signor ministro, perché riteniamo che le responsabilità - le sue, in virtù dell'alto ufficio che lei ricopre - non siano terminate. Credo che il ministro di un comparto vitale, fondamentale ed importantissimo qual è quello agricolo non possa non far pesare a livello europeo che l'Italia è una nazione, pur se inserita certamente fra i sette-otto paesi più industrializzati del mondo, la cui economia è ancora visceralmente dipendente dal comparto agricolo.
Credo di non sbagliare se affermo che in questo momento l'agricoltura italiana riveste sullo scacchiere europeo sostanzialmente il ruolo della cenerentola.
Alleanza nazionale, per la verità, le fornì un'altra via di uscita, signor ministro, che lei, molto opportunamente dal suo punto di vista, ritenne di non dover accettare e che - lo ricordo perfettamente - bollò come una scelta più demagogica che praticabile. Di fatto lei definì tale via d'uscita come la fine dell'epoca del «paga Pantalone». Siamo tutti d'accordo sul fatto che è finita l'epoca del «paga Pantalone», ma deve cominciare l'epoca dell'assunzione di responsabilità, nel senso che deve iniziare a pagare chi veramente ha sbagliato. In virtù di quanto sopra esposto, posso dire tutto tranne che i 14.700 allevatori chiamati oggi a pagare siano da annoverare tra i responsabili. Se responsabilità da parte loro deve esserci, è bene sia chiaro che essa (se esiste) è assolutamente marginale e complementare a tantissime responsabilità sicuramente maggiori.
È vero che ciascuno di noi ha un passato di cui deve tenere conto, ma è altrettanto vero che vi fu un tentativo chiaro, netto e preciso di andare verso una riforma dell'AIMA. Ed è altrettanto vero che quel tentativo non venne accettato da quest'Assemblea e neppure da forze politiche che oggi, in quest'aula, folgorate forse sulla via di Damasco, di colpo hanno scoperto un amore viscerale per l'agricoltura. Neppure lei, signor ministro, nonostante il breve tempo che ha avuto fino ad oggi a disposizione, ha pensato di lanciarsi verso un lento ma inesorabile lavoro di riorganizzazione e di indagine interna di un organismo, l'AIMA, che certamente non è scevro di responsabilità e che ne ha comunque molte di più dei 14.700 allevatori che oggi vengono chiamati a pagare per tutti.
Mi consenta, signor ministro, un'altra valutazione, forse di opportunità, ma certamente anche politica. Sarei stato molto contento, anche per la cordialità che ha sempre regnato nei nostri colloqui, se l'avessi vista a Milano ad incontrare gli allevatori, perché la linea dura, la linea del «comunque si deve andare avanti», del «comunque Pantalone non paga più», è accettabile, anche se può essere discutibile, ma ci si deve assumere le proprie responsabilità essendo presenti là dove sta il cuore della protesta. Altrimenti, si è - mi passi il termine - dei duri, forse, ma a metà.
Quest'assunzione di responsabilità, a mio avviso, è mancata nell'intera vicenda. La netta testimonianza di quanto ho detto (ed è stata necessaria una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Pinto) è che fino ad oggi non si è andati oltre informative del Governo sui problemi delle quote-latte. Ciò significa che il Governo fino a questo momento (posso liberamente e tranquillamente sospettarlo perché non sono stato smentito dai fatti) non ha avuto il coraggio, la costanza, la fermezza di confrontarsi con quest'Assemblea quando da più parti, e non solo dall'opposizione, era stato levato un grido per avvertire che la situazione stava oggettivamente degenerando. Tant'è vero che, dopo la discussione di questa mozione di sfiducia, saranno discussi documenti riguardanti le quote-latte, presentati già nell'agosto dell'anno che si è appena concluso. Anche questa sarebbe stata una doverosa assunzione di responsabilità.
Concludo, anche per rispetto verso coloro che dovranno intervenire dopo di me, con un'ultima annotazione. Credo (non è un mio slogan) che la fantasia ogni tanto debba arrivare anche al potere; magari non potrà arrivarci da sola, ma deve comunque albergarvi. Ritengo che sarebbe stato meglio se l'indubbia capacità di sintesi e l'indubbia capacità di affrontare il problema che il Governo e il ministro Pinto hanno dimostrato nel tentativo di alleviare il pagamento ad una categoria che ritenevano erroneamente colpevole (individuando mutui agevolati, agevolando le rateizzazioni e tutte quelle bellissime cose che ebbe la bontà di chiamare vie sussidiarie per risolvere il problema; la politica, purtroppo, si serve anche di queste frasi fredde, dimenticando o facendo finta di dimenticare - conosco le regole del gioco - che a monte non si tratta di numeri ma di esseri umani) fosse stata utilizzata non per rendere più accettabili le forme di pagamento ma per individuare i metodi, gli escamotage, se necessario anche quelle furberie italiane per non arrivare a pagare, anche perché noi dobbiamo molto all'Europa e sicuramente dobbiamo entrare in Europa, ma, vivaddio, qui rappresentiamo il popolo italiano e non certamente quello francese e tedesco. Vie che potevano essere perseguite, a cominciare dalla proposta, contenuta nella risoluzione Prestamburgo e sottoscritta anche da me, di un rinvio che poteva essere giustificato con l'attesa che tutti i TAR presso i quali erano stati presentati i ricorsi si esprimessero, in modo da stabilire le responsabilità.
Signor ministro, ho riportato i fatti in modo sommario, inizialmente forse anche incerto a causa della corsa che ho fatto per arrivare puntuale, ma credo di aver colto determinati passaggi che - mi duole doverlo dire - non la trovano assolutamente
scevro da responsabilità. Poiché credo che in Italia sia definitivamente conclusa l'epoca del «paga Pantalone» ed ognuno di noi deve iniziare ad assumersi la responsabilità di ciò che fa e dice, l'unica conseguenza possibile rispetto a quanto ho riportato era la mozione di sfiducia che il gruppo di alleanza nazionale sottopone oggi all'attenzione di questa Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Mi sarei aspettato che i colleghi firmatari della mozione di sfiducia al ministro in carica sollevassero al Presidente della Camera l'esigenza - che è politica, di antagonismo e di protagonismo politico di forze che non vivono in maniera spasmodica e ansiosa il sistema maggioritario - di tematizzare l'argomento agricoltura e di invitare il Governo a riflettere su di esso. Lo stesso può essere fatto, monograficamente, per tutti i settori produttivi perché in fondo l'economia, le finanze, il risanamento dello Stato hanno bisogno di incardinarsi sui settori produttivi fondamentali. Avrei immaginato che i firmatari della mozione chiedessero un dibattito mirato sull'agricoltura. Invece hanno fatto ricorso ad una mozione di sfiducia che - ripeto - ha un valore strumentale, legato non tanto al fatto di colpire il ministro Pinto che, come campano, sa difendersi con intelligenza e razionalità, ma soprattutto con il fare tipico del galantuomo, fatto che dovrebbe costituire una regola morale di base per coloro i quali recitano un ruolo di rappresentatività e di rappresentanza nel Parlamento italiano.
Colpire la maggioranza, colpire il Governo Prodi, perché indubbiamente le questioni che sono oggi all'ordine del giorno e che riguardano la vertenza latte hanno una storia, una situazione pregressa, hanno un contenzioso ed un intreccio con i temi della Comunità europea che non è facile dirimere in maniera tranquilla.
Nella mozione è presente (vorrei esaminarne gli «interna corporis») un richiamo, talvolta in forma prolettica, talvolta in forma assertoria, del ministro alle sue responsabilità, come se l'Italia e l'Europa potessero risolvere i problemi dell'agricoltura e di altri settori produttivi con un piglio autoritario, con un assedio, vorrei dire anche giacobino, alla Comunità europea per modificare regole, regolamenti, direttive, guardando soltanto i nostri interessi e dimenticando i vincoli della Comunità europea. Ci troviamo in presenza di un richiamo talvolta noioso, consueto, alle responsabilità del ministro, per quanto riguarda alcuni argomenti; si parla, infatti, di una sostanziale incapacità nella gestione delle quote latte e della compensazione. Ai colleghi vorrei dire che già il ministro in due precedenti occasioni in Assemblea e in moltissime circostanze in sede di Commissione agricoltura, ha approfondito, chiarito le preoccupazioni che riguardavano il tema delle quote latte. Certamente, si faceva carico anche delle difficoltà registrabili nel settore zootecnico, che non sono nate in maniera improvvisa; abbiamo assistito, infatti, alle difficoltà che hanno espresso i produttori, gli allevatori, alle contestazioni talvolta
irose, incontrollabili, inconsulte. Non abbiamo negato il valore positivo e propedeutico (ritengo che il ministro lo abbia acquisito) delle iniziative degli allevatori, ma non possiamo dar vita ad una trattativa, pervenire ad una conclusione operativa al di là di un dialogo contro una discorsività, che deve essere forte, equilibrata tra le parti che compongono la vita sociale del nostro paese.
Il ministro, nella seduta del 23 gennaio 1997, non è venuto in Assemblea a recitare la pantomima agricola, ma ha chiarito lo stato della situazione legata al tema delle quote latte fin dal 1984. Ritengo che le responsabilità si intreccino nel passato e che ognuno debba assumersi le responsabilità nel quadro delle proprie competenze a livello governativo. Nella mozione si dice che il ministro non ha saputo tutelare gli interessi degli allevatori, assumendo una posizione di inaccettabile accondiscendenza nei confronti delle direttive emanate dalla Comunità europea.
Ebbene, non credo che il ministro debba dar vita a scaramucce per difendere le questioni legate alla politica agricola nazionale. Indubbiamente vi sono difficoltà che dobbiamo affrontare, ma non possiamo attribuire la responsabilità al ministro di non aver saputo, d'emblée, modificare le direttive della Comunità europea. Ritengo che un ministro debba rispettare le linee politiche della Comunità europea ed il ministro Pinto ha aperto una vertenza, nell'ambito della Comunità europea, che comunque andava aperta, perché il tema è duplice: dobbiamo portare avanti una politica agricola ed essenzialmente iperliberista, o dobbiamo portare avanti una politica agricola fortemente «quotizzata»? È questo il tema che dobbiamo affrontare. Un tema che va certo al di là delle nostre proposizioni e che ci deve coinvolgere. Come Parlamento e come Governo dobbiamo essere protagonisti nel portare avanti queste idee; ritengo che il ministro abbia svolto con grande dignità, nelle trattative bipolari all'interno della Comunità europea, il ruolo che ha assunto e che recita con molto equilibrio.
Colleghi firmatari della mozione di sfiducia, ritengo che nella mozione vi siano molte affermazioni tautologiche e polemiche. La mozione è tesa a compromettere l'immagine onesta del ministro, ad indebolire la trattativa in tutte le sedi istituzionali, a creare un contenzioso meramente politico, finalizzato a rendere più incerta la vita politica ed istituzionale nell'ambito della vertenza che bisogna aprire in seno alla Comunità europea e ad indebolire l'azione responsabile del Governo. Un Governo che viene messo in difficoltà, che viene - vorrei dire - aggredito dialetticamente con questioni marginali, è un Governo che va a discutere nella Comunità europea con qualche debolezza. La mozione è diretta a colpire, tramite il ministro, il Governo nell'azione di risanamento, di chiarezza e di trasparenza. Queste non sono categorie astratte della politica, della cultura e dell'economia bensì categorie che devono essere fortemente interpretate, incardinate e realizzate anche nell'affrontare la questione agroalimentare e il problema delle quote latte.
La mozione è talvolta tesa a sollevare diatribe politiche fatte solo di nominalismi e di pura eristica polemica.
Non voglio considerare la mozione presentata dall'opposizione o da coloro che l'hanno sottoscritta, come una mozione che possa essere inserita nella letteratura trash. In essa colgo anche delle motivazioni positive, ma non condivido la ratio e lo spirito che la animano, perché indubbiamente è una mozione destabilizzante. È una mozione iperbolica, paradossale, assurda, non incardinata, al di là dei richiami, in alcun assetto normativo acconciato o comunque finalizzato al tema di cui stiamo discutendo. Vi sono - ad nutum - riferimenti legislativi, normativi e regolamentari, che forzatamente vanno a motivare e a implementare sul piano culturale la mozione.
Ritengo che si possa essere protagonisti in positivo non inseguendo soltanto la logica della pars dextruens, della parte negativa. Dai firmatari della mozione mi sarei atteso una proposta organica, ragionata,
non antieuropeista ma incardinata in tutta la tematica europea, chiedendo un dibattito franco con il Governo sul comparto dell'agricoltura, per approvare (qui ed ora) un piano per il rilancio dell'agricoltura o per stipulare un nuovo patto per il settore agroalimentare, «trascinando» e aprendo il dibattito con il Governo su un'azione riformatrice e dinamica, calettata con le istanze diverse del territorio nazionale, facendo del comparto agroalimentare il primo segmento o, se volete, il test di confronto con le dinamiche socioeconomiche più agguerrite che si fronteggiano in Europa.
Amici e colleghi parlamentari, dobbiamo renderci conto che il settore agroalimentare va posto al centro, anche per le preoccupazioni referendarie che di tanto in tanto fanno capolino nel nostro paese. L'Europa chiede queste cose!
Sono convinto che il Presidente Prodi, che ringrazio per la sua presenza e per il suo sostegno al ministro dell'agricoltura, e il ministro Pinto sapranno superare anche le difficoltà e le battute d'arresto presentate dai firmatari della mozione.
Già il ministro in un breve excursus il 23 gennaio 1997, alle 10, indicò in maniera chiara e precisa gli argomenti all'attenzione. Vi era una duplice esigenza. Da un lato, quella di cercare di aprire un confronto in sede europea per verificare la possibilità di incrementare l'attribuzione di quote latte al nostro paese. Sappiamo tutti che questa è un'ingiustizia che dobbiamo superare: non è possibile impedire all'Italia di utilizzare tutta la produzione. Quindi in sede europea va aperta una trattativa e prendo atto dalle dichiarazioni del ministro che essa si aprirà il più presto. Dall'altro lato, si evidenziava l'esigenza di superare la logica dell'intervento elemosiniere dello Stato italiano nel sostenere le difficoltà dei nostri agricoltori. Dobbiamo renderci conto che lo Stato non può più intervenire e che occorre responsabilizzare tantissimi nostri produttori. Sono convinto che vi sia tale responsabilità, ma sono altresì convinto che in alcuni vi sia il disegno di immaginare che la politica economica del nostro paese è ancora fatta di assistenza, di intervento dello Stato a sostegno di quanti subiscono i gravami che talvolta provengono dalla Comunità europea.
Il ministro, con il conforto del Consiglio dei ministri, ha presentato un pacchetto che, indubbiamente, può rappresentare un primo sostegno autentico, forte ai produttori di latte. Si tratta di interventi che riguardano, soprattutto, la struttura, la vita delle nostre imprese. E noi sappiamo che occorre intervenire seriamente per agevolare il rientro delle quote delle nostre imprese. Dobbiamo ristrutturare la produzione lattiera nelle aree a più alta vocazione produttiva, non inventando lo schematismo nord-sud (Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania) e rispettando le strategie e le vocazioni produttive delle varie aree.
Bisogna cercare di assecondare, soprattutto, l'impresa dei giovani agricoltori. Questo tema è stato messo a fuoco nel decreto del 31 gennaio 1997 che, certamente, consente il consolidamento delle quote A e B, da noi più volte richiesto, ma prevede anche una verifica della corrispondenza
tra le quote che vengono assegnate e la reale produzione, per rendere trasparente il mercato delle quote.
Sono convinto che con le risorse economiche previste nel decreto legge n. 11 sia possibile ripianare le difficoltà che gli allevatori affronteranno. Dobbiamo dare chiarezza a questa preoccupazione che è stata più volte evidenziata.
Credo che la discussione odierna, signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, signor ministro, possa essere utile non tanto per assumere una posizione nei confronti di una mozione priva di un fondamento politico-istituzionale valido, quanto piuttosto per fare il punto della situazione e per mettere al centro della valutazione del Governo la questione che stiamo trattando. Presidente Prodi, come lei ha preannunciato nella relazione di insediamento, lei deve cercare di affrontare con il ministro, nell'ambito della collegialità del Governo, questo tema, che è fondamentale per lo sviluppo del paese. Sono favorevole ad una conclusione positiva della vicenda, o meglio all'indicazione di linee di un processo che ci deve impegnare in questi anni.
È necessario far uscire l'agricoltura dalla sua condizione ancillare, rendendosi conto che essa rappresenta l'underground della politica economica del Governo stesso nel quadro della politica europea e nell'ambito della sfida rappresentata dalla realizzazione del mercato globale (Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
È necessario inoltre sostenere i servizi e dare assistenza al settore, sostenere una politica del credito agevolato alle imprese agricole (Commenti del deputato Nicola Pasetto), rafforzando il management, lo spirito imprenditoriale, il know how di base e gli stage professionali. È opportuno porre in essere una trattativa determinata ed operativa su tutte le OCM, le organizzazioni comuni di mercato, costringendo l'Unione europea a prendere in considerazione in maniera chiara e precisa tutte le esigenze dei territori che fanno parte dell'Unione europea.
Considerata l'azione che lei, signor ministro, ha svolto con serietà, intelligenza e responsabilità, nonché la compostezza che ha caratterizzato il suo comportamento in aula e in Commissione, sono convinto che lei, insieme con il Presidente Prodi e con il sostegno del Governo nel suo complesso, darete speranze ai produttori, agli allevatori ed agli agricoltori in Italia. Sono convinto inoltre che l'agricoltura con questo Governo rivestirà un ruolo fondamentale nella vita politica e istituzionale del paese (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo - Applausi polemici dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
sono i cattivi. Siamo invece dell'idea in questo caso particolare che sia il ministro il cattivo, non il re. Ma il problema non è questo.
Quindi la nostra posizione, estremamente critica, parte dalla considerazione che, se può essere vero che la situazione veramente drammatica in cui si trova oggi il settore agroalimentare italiano sia dovuta a cause esterne ed antiche, è anche vero che i nostri allevatori oggi soffrono in particolare per la perdurante incapacità di tutti coloro che, politici, amministratori e funzionari - per completare l'arco degli indiziati - dal 1984 ad oggi non sono riusciti a dare effettiva, concreta, soddisfacente ed equa applicazione al regime comunitario delle quote latte. Se domani potremo eliminare il problema, lo faremo, ma fino ad oggi il problema si è presentato ed avrebbe dovuto essere gestito in tutt'altro modo. Per questo ho parlato di equità.
Partendo da questo presupposto, sul quale potremmo anche concordare tutti, possiamo procedere in due modi: o ci fermiamo ad una bonaria valutazione dell'operato del ministro Pinto, concludendo che, in considerazione dell'eredità da lui ricevuta, egli ha fatto quanto poteva, oppure - e riteniamo che questo sia il nostro dovere - si va avanti e si analizza il complesso delle scelte politiche adottate in questi mesi dallo stesso ministro Pinto e si giudica se egli abbia dimostrato di possedere i requisiti di capacità e di imparzialità necessari per esercitare, nell'interesse superiore della collettività (mi rivolgo a tutti, cari colleghi, e non solo all'elettorato delle zone che rappresentiamo), le competenze che gli sono state affidate.
Al fine di sgombrare il campo da ogni equivoco, chiariamo da subito che a nostro giudizio il ministro Pinto ha proseguito - visibilmente peggiorandola - l'opera già disastrosa di molti suoi predecessori. È importante chiarire anche che questa nostra convinzione non si fonda su valutazioni di opportunità politica ma su un'approfondita analisi di fatti concreti, che riguardano non solo il caso specifico delle quote latte ma anche altri importanti aspetti della politica agraria nazionale, in merito ai quali il ministro Pinto o non è intervenuto oppure ha adottato scelte che a nostro giudizio hanno finito per aggravare i problemi che egli era chiamato a risolvere: vedremo più avanti a che cosa voglio fare riferimento.
Cominciamo comunque dalla vicenda delle quote latte. A beneficio di quanti, in quest'aula o di chi ci ascolta in questo momento, non si occupano di agricoltura è necessario ricordare che, in base ai dati di fonte AIMA, ci sono in Italia oltre 40 mila allevatori che hanno prodotto più latte del dovuto, fra i quali però sono meno di 15 mila coloro che pagano la cosiddetta multa sul latte, cioè il superprelievo. Ciò dipende dal fatto che, per redistribuire gli effetti della sovrapproduzione complessiva di latte, il ministro Pinto ha autorizzato l'AIMA ad attuare un piano di compensazione nazionale.
In estrema sintesi, chi è stato compensato da tale piano è stato anche esonerato dal pagamento della multa, mentre chi non è stato compensato è stato costretto a pagare. Grazie a questi meccanismi, si è arrivati al risultato che il regime delle quote latte si applica solo su una parte relativamente ridotta del territorio nazionale, dove, per forza di cose, si concentra l'intero pagamento delle multe.
Giova sottolineare ancora che i criteri in base ai quali è stato effettuato il suddetto piano di compensazione erano già stati messi a punto nella precedente legislatura ed erano contenuti nel decreto-legge n. 124 del 1996. Nel corso del dibattito parlamentare tali criteri furono tuttavia considerati particolarmente iniqui ed il decreto non fu convertito in legge, anche grazie alla volontà di quelle forze politiche che oggi invece sostengono questo Governo e si riconoscono in questo ministro.
Ciò nonostante, il ministro Pinto, dopo il suo insediamento, ha ripreso le disposizioni contenute nel decreto-legge non convertito e le ha inserite in un nuovo decreto-legge. Egli non si è tuttavia premurato di rivedere i contenuti delle disposizioni
decadute, cercando di distribuire meglio gli effetti dell'applicazione del regime delle quote latte su tutto il territorio nazionale ma ha, per contro, ampliato il numero dei soggetti da esonerare dal pagamento delle multe, estendendo tale possibilità a tutti gli allevatori che operano nel Mezzogiorno e nelle isole. Ciò risulta molto chiaramente dall'esame comparato dell'articolo 2 del decreto-legge n. 124 del 1996 e dell'articolo 3 del decreto-legge del 23 ottobre 1996, convertito con legge n. 642 del 20 dicembre 1996.
È bene - faccio un esempio forse un po' pungente ma significativo - che questa Assemblea sappia, che lo sappiano gli allevatori che ci ascoltano e tutti gli agricoltori italiani, oltre che in genere tutti gli elettori, che - sempre a titolo di esempio - in provincia di Salerno (che incidentalmente è il collegio elettorale del ministro Pinto) sono presenti due associazioni di produttori di latte che nel loro complesso si caratterizzano per l'anomala situazione di avere circa 66 mila quintali di cosiddette «quote di carta» e 58.148 quintali di sovrapproduzione attribuibili ad un ben definito numero di aziende.
Con un piano di compensazione diverso da quello adottato dal ministro Pinto le cosiddette «quote di carta» sarebbero state redistribuite in quantitativi complessivamente assegnati alle associazioni di produttori e ridotti di quasi il 10 per cento e chi aveva prodotto in eccesso avrebbe pagato quello che doveva.
Con il piano di compensazione adottato dal Governo, invece, la provincia di Salerno mantiene tutte le sue quote di «carta»; e non vi è un allevatore che paghi una lira di multa! Non solo, ma il 62 per cento del latte prodotto in eccesso risulta essere stato compensato proprio grazie alle disposizioni aggiuntive introdotte dal ministro Pinto. È un fattarello, un piccolo esempio, ma forse era il caso di citarlo.
Ci auguriamo che i colleghi presenti in quest'aula convengano con noi nel ritenere che fatti come quelli ora descritti debbano indurci, tutti, ad una approfondita riflessione su quale debba essere il compito di chi accetta le alte responsabilità che sono proprie di un incarico importante a livello istituzionale, qual è quello di un ministero, e su quanto le azioni politiche intraprese, in conseguenza dell'assunzione di quello stesso incarico, non debbano essere neanche lambite dal sospetto di essere ispirate dalla volontà di perseguire interessi particolari. Ed invece un po' di sospetti vi sono!
Per meglio chiarire il nostro pensiero, teniamo a sottolineare che riteniamo che un Governo abbia il diritto-dovere di assumersi di fronte ai cittadini e al Parlamento la responsabilità di adottare scelte di politica economica volte ad incentivare lo sviluppo di un particolare settore o di una particolare area territoriale, nell'ambito del sistema economico e sociale del paese. Parimenti riteniamo totalmente illegittima un'azione che, nell'ambito del medesimo settore produttivo, crei evidenti distorsioni alla libera concorrenza e determini ancora più evidenti discriminazioni in danno di produttori che hanno l'unico torto di operare in una zona anziché in un'altra. Se lo facessimo noi, lo chiamereste razzismo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Se si vogliono intraprendere azioni in favore del sud, della montagna, delle aree svantaggiate o di qualsivoglia altro settore
economico, vi sono già degli strumenti per farlo; se questi ultimi non sono ritenuti sufficienti, se ne possono mettere a punto di nuovi, ma non si può in alcun caso violare un principio sulla base del quale la legge deve essere uguale per tutti. Non si può, inoltre, come ha fatto il ministro Pinto, arrivare a sancire che a parità di infrazione (queste sono state commesse su tutto il territorio nazionale: il superamento della quota latte, quindi) si possono applicare o non applicare le relative sanzioni, a seconda che si operi al nord oppure al sud. Onorevoli colleghi, a nostro giudizio, agire in tal modo non vuol dire applicare scelte politiche, ma compiere atti di abuso di potere (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). D'altra parte, vi sono numerose pronunce di TAR regionali che, mi pare, si muovano in questo senso.
Riteniamo che un ministro, al momento in cui s'insedia (e torno all'eredità ricevuta), qualora rilevi l'esistenza di irregolarità nell'operato del suo predecessore, abbia il dovere di denunciarle e di porvi rimedio; in caso contrario, egli avalla il comportamento dei ministri precedenti e si rende automaticamente corresponsabile di quegli stessi comportamenti dai quali avrebbe dovuto dissociarsi. Lei non mi pare che si sia mai dissociato; quindi, lei non ha accettato l'eredità col beneficio d'inventario, ma è erede a tutti gli effetti (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Pensiamo che si possa essere concordi nel ritenere che i fatti ora descritti rappresentino una grave violazione dei princìpi di legalità e dell'ordinamento giuridico.
Ebbene, il ministro Pinto non ha adottato alcuna decisione per superare tale stato di illegalità. A niente è valso che il decreto contenente la suddetta norma retroattiva fosse decaduto. Egli ha recuperato quella norma e l'ha riproposta in un nuovo decreto, questa volta convertito in legge. Per rendere con una similitudine l'idea di quanto è stato fatto, proviamo ad immaginare cosa accadrebbe nelle nostre città, intasate dal traffico, se qualcuno improvvisamente eliminasse tutti i semafori e ci trovassimo a percorrere con la nostra macchina quelle strade prive di segnaletica e ci arrivasse l'indomani una contravvenzione per non aver rispettato il semaforo ad un incrocio. Credo che potremmo riderci su se questo accadesse ad un parlamentare, che forse ha anche altri strumenti di azione, ma qualora la multa per aver attraversato con il rosso in assenza di semaforo arrivasse ad un privato cittadino, che non saprebbe come chiedere giustizia, quest'ultimo cercherebbe probabilmente di organizzarsi, di protestare, senza sfiorare azioni illegali, come diceva l'onorevole Folena giovedì scorso, ma cercando di ottenere il riconoscimento dei suoi diritti violati.
Abbiamo detto che non vogliamo giudicare il ministro Pinto solo per le sue opere, ma anche per le sue omissioni. E tra queste ultime ve ne sono di particolarmente gravi, prima tra tutte la totale indifferenza manifestata nei confronti di moltissimi altri problemi del mondo agroalimentare italiano. Pensiamo innanzi tutto ad un settore come quello della produzione del pomodoro, ma anche ad un altro comparto che sta entrando nell'occhio del ciclone, cioè quello vitivinicolo. Ha un senso, signor ministro, citare
quel settore perché non possiamo condannarla soltanto per la questione del latte, c'è ben di peggio ad appesantire il capo di accusa!
Quello vitivinicolo è un settore di punta delle esportazioni agroalimentari italiane e, per questo, ha una straordinaria importanza strategica per l'intera economia nazionale. Tuttavia, la vitivinicoltura italiana non è un'isola felice, nel suo interno viene, infatti, periodicamente innescata una bomba a orologeria che si chiama distillazione obbligatoria. Anche questa volta, come tante altre in passato, il conto alla rovescia è iniziato e temiamo che fra non molto questa bomba possa esplodere, imponendo la trasformazione in alcol di circa 10 milioni di ettolitri di vino, sui neanche 59 che sono stati prodotti con l'ultima vendemmia. Non si tratterà di 14 o 15 mila allevatori coinvolti, ma di decine di migliaia di viticoltori!
L'onorevole Folena accusava il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, e me in particolare, di speculazioni politiche. Altro che speculazioni politiche, onorevole Folena, questo significa soltanto mettere le mani avanti per cercare di trovare una soluzione alla tegola che ci sta cadendo sulla testa nella totale insensibilità, nella totale stasi del ministro che dovrebbe preoccuparsene!
Siamo certi, infatti, che anche in questo caso il ministro Pinto dirà che è colpa dell'Unione europea e dei suoi regolamenti e che se alcuni viticoltori hanno prodotto più del dovuto è giusto che paghino. Ma si è mai chiesto, signor ministro, anche in questo caso chi ha prodotto più del dovuto? Noi siamo certi di no, anche perché la risposta sarebbe per lei troppo scomoda. Il ministro delle risorse agricole, infatti, è perfettamente al corrente del fatto che in Italia vi sono due forme di viticoltura: una legale ed una illegale. La prima, quella legale, conta circa 860 mila ettari variamente dislocati su tutto il territorio nazionale e ha tutti i vigneti regolarmente iscritti allo schedario vitivinicolo, nel rispetto dei regolamenti comunitari. L'altra, quella illegale, conta circa 250 mila ettari di vigneti, tutti abusivi e tutti concentrati nelle regioni del Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Abbiamo i dati per dimostrarlo e lei lo sa molto bene!
Così come possiamo dimostrare - e faccio ancora riferimento alle accuse di speculazione fatte dall'onorevole Folena - che se a produrre fossero solo gli impianti regolari, in Italia non si distillerebbe neanche una goccia di vino.
Su questi problemi abbiamo presentato una dettagliata interrogazione parlamentare urgente, alla quale il ministro Pinto non si è ancora degnato di rispondere. Vogliamo, però, che tutti i viticoltori onesti, siano essi del nord o del sud, sappiano che quando scatterà il meccanismo comunitario della distillazione obbligatoria, essi saranno costretti a pagare non per colpa della perfida Europa, come qualcuno tenterà di dire, ma perché così ha voluto chi, come il ministro Pinto, continua a tutelare coloro che operano nella illegalità, in danno di chi vive, lavora, opera e produce onestamente.
Come dicevo, tra le colpe del ministro Pinto vi è anche quella di avere totalmente e volutamente ignorato la situazione di crisi in cui, anche per il suo operato, si trova il settore lattiero-caseario. Tale affermazione potrà apparire forzata poiché in questi giorni si è cercato di far credere alla pubblica opinione che con il decreto-legge emanato il 31 gennaio, il Governo avesse risolto tutti i problemi degli allevatori.
Tuttavia, anche in questo caso, la realtà dei fatti risulta assai diversa da come la si è voluta far apparire. La realtà dei fatti, onorevoli colleghi, è che il ministro Pinto ha utilizzato la disperazione degli allevatori del centro-nord per trovare il pretesto di emanare un decreto che non stanzia una lira in favore dei produttori multati e che, per contro, autorizza la spesa di 944 miliardi in tre anni per la fiscalizzazione degli oneri sociali al sud: questa è la risposta agli allevatori.
Non è nostra intenzione alimentare nuove e sterili contrapposizioni tra nord e
sud: non è questo il nostro obiettivo. Non vogliamo tra l'altro rinfocolare - e questa lo è - una guerra tra poveri. Vogliamo invece documentare la realtà dei fatti, quella che chiaramente emerge dalla lettura del decreto-legge emanato dal Governo ed interpretato da chi è in grado di capire cosa c'è scritto. Chiunque legga il testo di tale decreto non potrà non rimanere sorpreso nell'osservare che gli unici interventi in favore del settore lattiero-caseario riguardano la concessione di modesti aiuti per riparare i danni della cosiddetta «mucca pazza». Si tratta di agevolazioni, prestiti quinquennali e trasferimenti sotto forma di integrazioni di reddito e di aiuti all'abbattimento delle mucche. Per tali prestiti e trasferimenti, ai quali - giova sottolinearlo - avranno accesso tutti gli allevatori italiani, anche quelli che non hanno pagato la multa sul latte, il Governo ha stanziato complessivamente la miseria di 133,9 miliardi di lire, destinati, lo ripeto, a tutti gli allevatori d'Italia e per un motivo che non ha nulla a che vedere con il superprelievo operato sul latte.
Una decisione di questo tipo a noi sembra scandalosa, nonché deliberatamente offensiva nei confronti di quei 15 mila allevatori che sono stati e sono costretti a pagare 370 miliardi di multa per colpe che nessuno può avere la disonestà intellettuale di attribuire soltanto a loro.
A fronte di questo decreto-legge, che impone agli allevatori di pagare tutta la multa, senza prevedere una sola lira d'aiuto, anche la scelta di istituire una Commissione d'indagine si rivela per quello che è: una farsa, una presa in giro a danno degli allevatori che mai avranno indietro una lira, neanche se dovesse risultare - come sarebbe giusto, ma siamo certi che ciò non accadrà, conoscendo i nostri «polli» - che il Ministero delle risorse agricole e l'AIMA sono gli unici responsabili della mancata attuazione - come dicevo prima - equa e rigorosa del regime comunitario delle «quote latte».
Il ministro Pinto ha più volte ripetuto che non avrebbe ceduto alla protesta e che gli allevatori avrebbero pagato fino all'ultima lira, anche perché non si poteva venire meno ad un obbligo nei confronti dell'Unione europea. Il ministro Pinto è persona di parola; egli ha mantenuto la promessa: non darà una lira agli allevatori. Avremmo però preferito che questa granitica fermezza fosse stata dimostrata anche nei confronti di chi, al sud, ha protestato per non pagare i contributi agricoli unificati. In tal caso, invece, è stato sufficiente alzare un po' la voce perché lo Stato mettesse subito mano al portafoglio, venendo con ciò meno ad un accordo sottoscritto con l'Unione europea.
Potrà sembrare a molti una provocazione, ma vi assicuriamo che la più significativa azione politica condotta in questi ultimi anni in favore dello sviluppo del Mezzogiorno la si deve alla lega nord. Se non lo credete, vi invitiamo a leggere ciò che il ministro Masera dichiarò il 1 marzo 1995 nel corso di un'audizione presso la V Commissione in merito all'accordo Pagliarini-Van Miert che - com'è noto - evitò il blocco di 32 mila miliardi di lire di finanziamenti comunitari in favore del Mezzogiorno. Uno dei punti fondamentali di questo accordo era testualmente costituito dal graduale assorbimento del differenziale di fiscalizzazione degli oneri sociali fra Mezzogiorno e centro-nord, fino al definitivo azzeramento al 31 dicembre 1999. Per questo motivo, a decorrere dal 1 ottobre 1996, la percentuale di fiscalizzazione era stata ridotta dal 30 al 20 per cento. Non crediamo che la scelta di destinare 944 miliardi per riportare la fiscalizzazione al 60 per cento per l'anno in corso ed al 40 per cento per i due anni successivi sia coerente e compatibile con gli accordi sottoscritti in sede europea. Ma evidentemente, anche in questo caso, l'orizzonte geografico del ministro Pinto non era talmente ampio da includere quella parte d'Europa che si trova a nord di Salerno.
È comunque inaccettabile che un ministro della Repubblica da un lato si faccia beffa dei problemi e delle ragioni degli allevatori del centro-nord e, dall'altro, si premuri di stanziare 944 miliardi
per placare una protesta che, ai più, appariva creata ad arte per inserirsi nella vertenza aperta dagli allevatori settentrionali. Anche il ritardo nella discussione di questa mozione di sfiducia ci fa venire qualche sospetto.
Visto come sono andate le cose, infatti, non ce la sentiamo di poter escludere che all'origine della decisione del Governo vi sia stato, fin dall'inizio, un accordo sottoscritto fra il ministro Pinto e le tre organizzazioni professionali agricole che, non dobbiamo dimenticarlo, si sono inserite d'autorità nella trattativa, estromettendo, senza neanche molti complimenti, i rappresentanti degli allevatori.
Quando la lega nord, con un ordine del giorno, per giunta accolto da questo Governo, aveva dimostrato che era possibile ricavare i fondi necessari per pagare la multa sul latte, nell'ambito dei trasferimenti effettuati dallo Stato all'AIMA, il ministro Pinto, pur senza riuscire, in alcun caso, a smentire l'esattezza delle cifre da noi presentate, ci rispose che quei soldi non erano disponibili. Adesso possiamo vedere che questo stesso ministro, il quale si era rifiutato di recuperare una lira per gli allevatori del nord, non appena deve intervenire in favore del sud riesce a trovare 944 miliardi, prelevandoli dalle dotazioni assegnate alla Presidenza del Consiglio. Un'ulteriore dimostrazione di quali siano gli obiettivi politici di questo Governo e, soprattutto, di quanto siano indefiniti nella destinazione di spesa gli accantonamenti in favore delle pubbliche amministrazioni e di quanto sia grande lo spazio per attuare una seria politica di riduzione della spesa pubblica.
Di fronte alla scelta di destinare 944 miliardi per la fiscalizzazione dei contributi agricoli unificati nel Mezzogiorno, non possiamo non ricordare che, dagli esiti delle indagini giudiziarie condotte nel 1994, sulle false iscrizioni agli elenchi agricoli nel Mezzogiorno, risultarono ben 28 mila situazioni di irregolarità su 34 mila accertamenti effettuati.
Vorremmo sapere, dal ministro Pinto, dove ed a chi vadano i 944 miliardi che il Governo ha così generosamente deciso di stanziare. Vogliamo sapere quali garanzie l'esecutivo sia in grado di fornire sul fatto che questi soldi non escano dal settore agricolo e non finiscano nelle mani di coloro che vivono sulle spalle degli agricoltori del sud. Ci auguriamo soprattutto che lo vogliano sapere gli onorevoli colleghi eletti nei collegi del Mezzogiorno, i quali, più di noi, dovrebbero avere a cuore la sorte dei loro agricoltori e della loro agricoltura.
In considerazione della ben nota disciplina parlamentare che vige nei principali gruppi di maggioranza, temiamo che molti colleghi, anche del nord, non troveranno il coraggio di votare come vorrebbero, così come temiamo che i gruppi che siedono sui banchi dell'opposizione possano aver trovato conveniente barattare, in qualche modo, il loro voto di sfiducia con la nuova, sostanziosa elargizione fatta dal Governo in favore del Mezzogiorno.
Comunque vada, noi abbiamo voluto denunciare questa situazione ed esporre una serie di argomentazioni che ritenevamo giusto esprimere. In quanto a lei, signor ministro Pinto - e concludo - siamo certi che se riuscirà a superare questo difficile passaggio parlamentare non sarà per una rinnovata fiducia nei suoi confronti, ma solo grazie alla faziosità ed all'insufficiente coraggio di molti suoi compagni di coalizione e forse - non lo vorremmo - grazie anche all'opportunismo ritualistico di un'opposizione non sempre molto chiara nei suoi comportamenti.
Ci auguriamo, tuttavia, che di questo il ministro Pinto sia consapevole, anche perché ...
dover fuggire dopo altri disastri fra qualche mese (Vivi applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania - Dai banchi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania si scandisce: «Sestriere! Sestriere!»).
Nella mozione si legge un passaggio incredibile, strano: mi riferisco all'annoso problema delle quote latte, come se qualcuno facesse finta di non sapere che tale problema risale a molti anni fa, quando i governi del nostro paese svendettero la politica agricola dell'Italia, e quindi anche del Mezzogiorno, agli altri Stati dell'Unione europea, scegliendo la produzione di un settore diverso da quello agricolo, e cioè quello industriale.
Si trattò di una scelta criminale: fu la scelta - vorrei dirlo ai colleghi della lega - che affossò e penalizzò in maniera determinante il sud; infatti, in questa zona del paese, a differenza del nord, i prezzi pagati sono alti e quelli che si stanno pagando sono altissimi. Inoltre, nel sud del paese alcuni governi delle regioni si disinteressarono della contrattazione delle quote, così come fecero i ministri precedenti. Pertanto, mi sembra eccessivo ricondurre alle responsabilità di questo ministro, di questo Governo, situazioni che invece riguardano governi precedenti.
Ho peraltro rilevato un fatto politico abbastanza singolare: l'onorevole Poli Bortone, che è stata ministro dell'agricoltura, non ha firmato la mozione di sfiducia presentata dall'onorevole Franz (ho letto attentamente e più volte l'elenco dei firmatari), forse perché non ne condivide il merito; l'onorevole Poli Bortone è persona competente e sa che vi sono i criteri dell'Unione europea da rispettare, sa che nel nostro paese molti governi del passato hanno consentito la violazione degli accordi dell'Unione europea e quindi la violazione delle quote di produzione. Forse la collega non ha firmato perché anch'essa ha le sue gravi responsabilità per quanto riguarda la situazione che si è venuta a creare nel paese.
Infatti, quando i colleghi della lega sostengono che siamo di fronte ad una eredità lasciata dai governi precedenti, in essa noi riscontriamo innanzitutto l'eredità del Governo Berlusconi, del quale i colleghi della lega hanno fatto parte ed anche in modo attivissimo (Applausi). Ringrazio i colleghi dell'applauso...
Ebbene, sulla vicenda ricordo che quando scoppiò il caso al sud, l'onorevole Poli Bortone - che non era più ministro - si oppose duramente ad una revisione per il sud delle quote stesse, affinché alcune zone svantaggiate del paese potessero essere esonerate dai limiti di produzione della quota B.
Ho reso queste considerazioni per onestà intellettuale; concludo dicendo che l'organizzazione interna dell'EIMA, caro ministro, è ancora troppo «democristianizzata», va rivista, perché risente ancora troppo dell'impronta di alcuni ministri del passato, che non hanno saputo disincrostare il regime dei controlli, che non hanno saputo evidenziare il reale ruolo che deve avere l'EIMA...
Confermiamo la nostra fiducia, pur essendo coscienti che sono necessari un'inversione di rotta della politica del nostro paese, una rivalutazione della politica agricola del Governo, un regime diverso dei controlli, un regime che sia severo, che sia efficace e razionale per evitare che i furbi nel nostro paese abbiano ancora la meglio (Applausi dei deputati del gruppo misto-rete-l'Ulivo).


