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...
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ROBERTO GRUGNETTI. Presidente, se fa spegnere il "cicalino", possiamo dormire fuori!
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Cosa dirò ai pensionati che vivono con un minimo di introito mensile, quando ai Rom
poveretti! viene corrisposto il doppio di quello che percepiscono loro? Gli zingari nella
mia zona noi li chiamiamo così, non Rom circolano con Mercedes, BMW ultima serie e roulotte
miliardarie e noi diamo la mancia a queste persone! Li metterò sull'avviso che le
ritenute sugli interessi dei certificati di deposito dal 12 e mezzo al 27 per cento sono
una mossa per riuscire a far sottoscrivere ai risparmiatori con più facilità il debito
pubblico, una cambiale che lo Stato deve pagare ogni mese per non fallire.
Dirò agli artigiani, ai commercianti ed ai piccoli imprenditori, la colonna portante
dell'economia nazionale, che il Governo ha tagliato ulteriori fondi per gli investimenti.
Dirò che la sinistra, posta a difesa degli operai, non sta facendo nulla contro
l'evasione e l'elusione, come dimostra, per esempio, la mancata informatizzazione del
catasto. Sappiamo che la guardia di finanza ha effettuato al nord numerosi controlli e che
ciascun addetto ne esegue 15-20, mentre al sud ne viene eseguito uno: questa è l'Italia
uguale che vogliono quelli di Roma, non quelli del nord, non i cittadini della Padania.
DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare.
DAVIDE CAPARINI. Sull'ordine dei lavori.
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PRESIDENTE. Senta, io debbo dirigere i lavori dell'Assemblea, non ascoltare lei! Si accomodi, prego.
ALESSANDRO CÈ. Deve anche ascoltare!
UBER ANGHINONI. La cosa mi imbarazza, perché se il Presidente, che rappresenta l'intera Assemblea...
PRESIDENTE. Per piacere, vada avanti e non critichi la Presidenza, perché proprio non è il caso.
ALESSANDRO CÈ. La Presidenza ha un tono inaccettabile!
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deve ingoiare il rospo amaro di dover regalare 20 miliardi anche a Secondigliano.
C'è di peggio. Prendiamo l'ICI, una tassa odiosa perché colpisce un bene prezioso come
la prima casa. Facciamo un esempio: se questa mattina alle 9 vado dal notaio per aprire
una nuova ditta e poi magari nel pomeriggio, verso le 16 o le 17, torno dallo stesso
notaio per chiuderla, la finanza può incontrare delle difficoltà nel controllare
l'attività economica svolta in un così breve periodo (a scopi fiscali, naturalmente).
Ciò non è altrettanto difficile se vogliamo controllare, ad esempio, un fabbricato che
è lì oggi, era lì ieri e sarà lì domani. Eppure, mentre al nord oltre il 90 per cento
dei fabbricati è gravato dall'ICI, al sud lo è meno del 40 per cento. Questo cosa
significa? Significa che l'evasione, è vero, esiste sia al nord che al sud, ma mentre al
nord è da attribuire al singolo, al sud l'evasione è istituzionalizzata, è un modo per
nascondere un'elargizione, una regalia. L'evasione è una volontà dello Stato ed i tristi
esempi continuano: si tagliano le pensioni perché non ci sono sufficienti entrate e nello
stesso tempo il vostro Governo in tre diversi decreti-legge nasconde il rinvio del
pagamento della prima rata, il rinvio per il pagamento di quote evase. Sto parlando delle
rate dello SCAU, dell'evasione dal pagamento dei contributi dello SCAU che non sono mai
stati versati e che questo Governo sta cercando di ufficializzare. Non basta prevedere il
pagamento di trenta rate senza interessi, perché si vuole continuamente rinviare la data
del versamento della prima rata, il che darebbe finalmente il via all'attuazione del
principio che tutti i cittadini, avendo la medesima dignità, devono far fronte agli
stessi impegni.
Signori del Governo, quegli agricoltori che hanno pagato regolarmente oggi si sentono
presi in giro da voi e si ritengono legittimati a non pagare più. Ditemi voi che cosa
succederà domani se tutti gli agricoltori del nord, quelli che hanno sempre, regolarmente
pagato, capiranno che attraverso questi rinvii istituzionalizzati si può anche non
pagare. Ma non preoccupatevi, da oggi provvederemo noi a spiegare loro come stanno
realmente le cose e vedremo che cosa succederà; e vedremo se questo Governo sarà ancora
tanto sollecito nel trovare artifizi pur di rinviare i pagamenti.
Un altro fatto molto grave è rappresentato dall'aumento delle spese di bollo, anche per i
ricorsi contro gli abusi provenienti dalla parte pubblica, dal Governo, dalle figure
istituzionalizzate. Non so se ciò debba suonare come un'intimidazione, perché di fatto
oggi il cittadino, per potersi difendere, ancor prima di avere ragione, deve avere una
barca di soldi; perché il Governo, lo Stato, che dovrebbe essere garante della difesa
degli interessi dei cittadini, impedisce a chi ha delle difficoltà economiche di potersi
difendere anche di fronte a dei palesi soprusi. Ed è una questione di cui la maggioranza
si dovrebbe fare carico.
Siete bravi, veramente molto bravi a raccontarla, a parlare di patti di solidarietà tra
le generazioni, e in funzione di questi patti...
PRESIDENTE. La prego di concludere.
UBER ANGHINONI. Ho ancora due minuti. Ho l'orologio sotto gli occhi per controllare il tempo.
PRESIDENTE. No, lei ha venti secondi.
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.
UBER ANGHINONI. Ha un orologio che...
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei
lavori.
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PRESIDENTE. Non lo ritengo opportuno. Andiamo avanti nei nostri lavori.
MAURO MICHIELON. Chiedo di parlare.
MARIO BORGHEZIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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Bisogna razionalizzare e riformare, a cominciare dalla spesa pubblica che procede con
logiche che sfuggono ad un controllo del centro: sanità, scuola, enti locali, società
municipalizzate.
I trasporti urbani ci costano 60 mila miliardi l'anno: si tratta di un settore dimenticato
che dà un contributo di primo piano al dissesto pubblico.
In questa situazione, aumentare le imposte è come versare acqua in un secchio sfondato!
Questa manovra di bilancio è superata perché manca una sintesi che sia di facile lettura
per tutti. Manca inoltre la situazione del patrimonio e vi sono ancora voci che ci
tramandiamo ormai da secoli: mi riferisco alle partite di giro e alle partite di transito (Si
ride Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)
che con la ragioneria non hanno assolutamente nulla a che fare (Si ride Applausi del
gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
In Commissione ed in aula abbiamo lavorato sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire
anche sulla forma per fare in modo che nel futuro il bilancio della Camera, magari
attraverso allegati proposti per l'iniziativa... (Si ride)...
Nelle discussioni svoltesi su questo tema... (Si ride)...
Mi scusi, signor Presidente.
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di non comunicare con le forze di opposizione.
Il nostro non può essere uno Stato in cui se le opposizioni chiedono che non siano
previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese la maggioranza sceglie appositamente
il contrario: è una forma palesemente ostruzionistica e per nulla costruttiva. Ma non è
dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui
questo Governo è gravemente responsabile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi previsti nella manovra di sicuro non
porteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio. E lo sappiamo bene tutti
che questi fiumi di denaro confluiranno nell'oceano senza fondo del disastrato Banco di
Napoli e per il Giubileo.
Rinnovando il mio disappunto al comportamento della maggioranza...
PRESIDENTE. Il suo intervento è terminato. Grazie.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Fontan, quanto sta dicendo non attiene all'ordine dei lavori.
PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Fontanini, cos'ha chiesto?
PIETRO FONTANINI. Chiedo l'inversione dell'ordine del giorno, cioè...
PIETRO FONTANINI. Mi potrebbe citare l'articolo del regolamento, Presidente?
PRESIDENTE. Se l'onorevole Bagliani non prende la
parola, s'intende che vi abbia rinunziato.
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GIACOMO STUCCHI. Presidente, volevo solo comunicare che sostituisco io l'onorevole Bagliani.
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Banco di Napoli porterà finalmente questo storico istituto del Mezzogiorno in un'area
privatistica e tra i nomi dei compratori si fa insistentemente quello della Banca
nazionale del lavoro, ovvero di un soggetto partecipato, anzi la cui maggioranza è di
proprietà del Tesoro. In altre parole il Tesoro privatizza vendendo al Tesoro.
Queste sono operazioni beffa, che ancora una volta vogliono prendere in giro i cittadini,
magari nascondendosi dietro un dito nei confronti di un Van Miert, che è l'uomo
dell'Unione europea, il quale dovrebbe sovrintendere ad interventi di questo genere e che
ha già puntato il dito su tale tipo di operazione.
Noi non possiamo difendere i cittadini che ci hanno votato avallando questo tipo di
operazioni, perché al Banco di Napoli farà seguito una lunga lista di soggetti e di
persone.
Sappiamo benissimo che la situazione della Sicilcassa ovvero le casse di risparmio di
Sicilia è oltremodo negativa e che andrà nella stessa direzione del Banco di Napoli. Il
Banco di Sicilia che è realtà diversa dalla Sicilcassa avrà anch'esso...
PRESIDENTE. Collega, il suo tempo è scaduto.
GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Informerò subito i tecnici e, se possibile, sarà fatto.
PRESIDENTE. A che titolo intende parlare?
ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo all'articolo 41 del regolamento.
ROBERTO CALDEROLI. Presidente, non ho ancora parlato!
ROBERTO CALDEROLI. Io voglio discutere sul contenuto...
PRESIDENTE. No, non può discutere perché...
ROBERTO CALDEROLI. Lei non può inventarsi...
ROBERTO CALDEROLI. Si inventa un articolo!
PRESIDENTE. Io ho il dovere...
ROBERTO CALDEROLI. ... di inventare gli articoli!
PRESIDENTE. ... di condurre i lavori dell'aula!
ROBERTO CALDEROLI. Lei si inventa gli articoli!
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ALESSANDRO CÈ. Non è possibile!
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, prenda la parola! Onorevole Bampo!
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Per piacere, onorevole Bampo, cominci a parlare!
ROBERTO CALDEROLI. Vogliamo Violante!
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la prego!
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la prego!
PAOLO BAMPO. Signor Presidente, rappresentante del Governo...
PRESIDENTE. La richiamo all'ordine!
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questa notte (che fortunatamente non abbiamo avuto la possibilità di fare) ma quello
di tutte le prossime notti estive; 16 mila miliardi di cui non avremo modo di sentire gli
effetti negativi in maniera così sostanziale come, purtroppo, accadrà a chi vive a
reddito fisso, a chi la sera ha il problema di dover gestire un magro bilancio familiare e
il giorno dopo deve decidere quanti pezzi di pane comprare o se comprare o meno le scarpe
per figlio. Ebbene, se 16 mila miliardi creeranno i problemi che stiamo evidenziando e che
nell'arco della giornata di ieri tutti i colleghi del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania hanno cercato di evidenziare, quali saranno gli effetti
negativi di 35 mila miliardi? Ma soprattutto, alla fine, i 35 mila miliardi quanti
diventeranno? Saranno 100 mila? Spero di no. Ma non è escluso che possano essere 100
mila.
Dove vanno a finire, allora, tutti gli impegni che sono stati assunti? Mi ricordo di
essermi confrontato, sfortunatamente non con Prodi, ma con un candidato della sua area, il
quale raccontava che quest'ultima (ma ho sentito anch'io Prodi dirlo in televisione) non
avrebbe sicuramente appesantito la leva fiscale, anzi avrebbe provveduto a migliorare la
situazione, avrebbe cercato sicuramente di alleggerire quella che viene considerata da
tutti una gogna fiscale, e non il giusto tributo che ogni cittadino contribuente deve
sopportare per contribuire all'esercizio delle funzioni dello Stato.
Sorge naturale il dubbio se quel candidato da me affrontato sia stato turlupinato dalle
forze che oggi sono al Governo, come queste stanno turlupinando il cittadino italiano. A
questa domanda non so dare una risposta; potrei forse limitarmi ad esprimere un dubbio
sulle capacità di calcolo di Prodi. Ma mi par strano che un economista sia... Comunque,
gli regaleremo eventualmente un pallottoliere! I soldi residui per comprarlo li abbiamo!
Credo che, al di là di ciò che è stato fatto e detto in Commissione e in aula, al di
là delle parole vane, che forse stiamo dicendo anche noi in questo momento (ma non sono
vane del tutto; lo sono perché non c'è nessuno ad ascoltarci, non perché non abbiano
valore o significato), resta comunque l'amarezza di vedere che neanche questo Governo
sarà in grado di portare la macchina nella direzione opposta a quella in cui è sempre
andata. È inutile cercare di ingannare i mercati e gli operatori finanziari; è inutile
cercare di ingannare noi stessi o di nascondere la testa sotto la sabbia e di far credere
al prossimo che questa manovra non avrà influssi negativi sulla bilancia finanziaria,
sulle finanze spicciole della famiglia. Questa manovra porterà senz'altro un aggravio dei
costi finanziari e quindi la famiglia, se pure non direttamente, subirà gli influssi
negativi della manovra.
Ci viene allora spontaneo...
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la invito cortesemente ad avviarsi alla conclusione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barral...
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. L'onorevole Barral ha alzato due volte la mano per chiedere la parola.
MARIO LUCIO BARRAL. Probabilmente la Presidenza è un po' distratta.
PRESIDENTE. No, l'ho vista alzare due volte la mano.
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PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, onorevole Cè.
DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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soprattutto degli imprenditori delle aziende del nord, che continuano a lavorare, a
produrre ed ai quali vengono portati via i guadagni, il loro sudore con una spudoratezza
che forse solo questo Governo poteva mostrare.
Il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania si è lamentato del fatto che
il Polo di destra partecipasse ad un Governo al quale per un periodo abbiamo preso parte
pure noi, anche se appena abbiamo capito come funzionava e che aria tirava ne siamo
usciti. Sicuramente questo centro-sinistra è decisamente peggiore della destra, che era
già una cosa che ... vi consiglio! Ritengo perciò che nel votare contro questa
"manovrina" dobbiamo essere più incisivi.
Aggiungo che non ho mai trovato proprio perché non ho esperienza, e per fortuna ho
l'avallo dell'onorevole collega Nesi, presidente della X Commissione in un provvedimento,
come il decreto-legge n.321, l'attribuzione a "pioggia" di finanziamenti alla GEPI ed
all'Ente nazionale cellulosa e carta.
Per fortuna, grazie alla lega, non sono stati dati 540 miliardi alla CIRA (Applausi dei
deputati Alborghetti e Borghezio) per fare quel parco giochi a Bagnoli!
Da una parte è questa incongruenza della manovra che non riesco a capire vengono dati
all'industria bellica 120 miliardi con il decreto-legge n.321 (se lo ricorda, collega
Nesi?), dall'altra, nel capitolo 7561, per gli interventi all'industria bellica si ha una
riduzione di 50 miliardi. Alla fine, voglio rendermi conto, voglio sapere se i 16 mila
miliardi che si intendono togliere, si tolgono veramente oppure sono di meno o di più.
Ecco, c'è questa incertezza; non si riesce a capire.
Ho scoperto per caso che i capitoli che ogni anno vengono rifinanziati, a fine anno non
vengono "svuotati", diciamo così, in un capitolo unico, ma vengono mantenuti lì: forse
verranno "usufruiti" o forse no. Ci ritroviamo pertanto ad avere dei soldi
capitalizzati, fermi da qualche parte, senza sapere se potranno o meno essere utilizzati.
Dove sono accantonati? Perché sono lì? Perché non possono essere utilizzati per
diminuire il debito pubblico? Presidente, come lei sa benissimo, quella del debito
pubblico è una cifra che probabilmente non riesco a pronunciare perché è troppo alta o
perché mi vergogno.
Oltre tutto mi stupisco quando sui giornali di stamane leggo: "Già bruciati i soldi
della manovrina". 16 mila miliardi! È incredibile. Quale operazione stiamo facendo?
Leggo ancora sulla stampa (probabilmente i giornalisti sono preveggenti): "Il Governo
Prodi ha ottenuto faticosamente la fiducia". Ma se deve essere ancora votata! 319 voti...
PRESIDENTE. Onorevole Barral, è stata votata ieri!
MARIO LUCIO BARRAL. La manovra!
FILIPPO CAVAZZUTI, Sottosegretario di Stato
per il tesoro.
No, no!
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PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.
PAOLO BAMPO. Sull'ordine dei lavori.
PAOLO BAMPO. Praticamente il metodo di valutazione dell'ordine...
PRESIDENTE. Per piacere, vuole dire qual è la questione?
MARIO BORGHEZIO. Presidente, avevo alzato la mano per chiedere la parola sull'ordine dei lavori.
MARIO BORGHEZIO. È la terza volta, Presidente, che non vede la mia segnalazione!
MARIO BORGHEZIO. È questione urgente che può essere...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Bianchi Clerici.
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Ma non è solo dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi
conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile e che il decreto-legge n.323
porterà nel paese ed alle categorie economiche che lo compongono.
Non dimentichiamo che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che
sarebbero andati completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro, ha
decurtato gli aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in
meno agli aiuti per la produzione industriale.
Per non parlare della scuola, colpita con la scure in modo selvaggio. Le riduzioni ed i
tagli alle dotazioni organiche provinciali, le decurtazioni ai trasferimenti agli enti
locali sugli investimenti sono lì scritti nero su bianco a testimonianza dell'insipienza
di un Governo che taglia là dove dovrebbe investire, sulla formazione, sull'istruzione,
sull'educazione e sul benessere fisico e mentale dei nostri figli, i cittadini di domani.
Un popolo che non sa investire sul proprio futuro è un popolo finito, che ha perso
coscienza di sé. Eppure è a maestri e professori dalla preparazione approssimativa e
talvolta addirittura inadeguata che questo Stato affida i giovani e le loro speranze per
il futuro. Vana speranza se persino un Governo che si dichiara illuminato, figlio
dell'Ulivo fecondo, non sa e non vuole neppure tentare di modificare in senso positivo
questa scuola con le sue miserie quotidiane.
Quello della scuola, colleghi deputati, è solo uno dei tantissimi gravi problemi che
questo Stato non riuscirà mai a risolvere per incapacità e per le oggettive condizioni
di impossibilità causate dal sistema ormai decotto; un sistema che ignora i reali ed
improrogabili bisogni di un nord sfruttato e per di più deriso.
Il nord non ha infrastrutture, strade, ferrovie e servizi all'altezza di un paese civile
ed economicamente forte e competitivo qual è la Padania. Un esempio valga per tutti: il
megaprogetto di "Malpensa 2000", la più grande aerostazione di questa fascia
dell'Europa, destinato ad accogliere, secondo le previsioni della società che ne gestisce
l'edificazione, la SEA, otto milioni di passeggeri l'anno a partire dal gennaio 1998,
ossia tra neppure un anno e mezzo. Eppure, Presidente Prodi o rappresentante del Governo
in questo caso ma vorrei rivolgermi al Presidente Prodi che proprio due o tre giorni fa si
è recato in visita al cantiere di Malpensa 2000 -, questa mega-aerostazione sarà con
ogni probabilità un monumento e un simbolo dell'inefficienza di questo Stato. Non ci sono
strade né ferrovie per collegare e trasportare quegli otto milioni di persone ovunque
debbano andare. Da anni gli abitanti e i rappresentanti degli enti locali della zona
denunciano la situazione, ma nessuno è mai intervenuto se non per promettere e, di
solito, invano.
Ricordo, signori colleghi, che se i lavori all'aeroporto continuano, se il progetto
Malpensa 2000 non è fallito dopo le traversie di Tangentopoli e le conseguenti indagini
della magistratura, è per merito solito ed esclusivo degli amministratori della lega nord
per l'indipendenza della Padania che nel 1993 hanno preso le redini di alcune città,
Milano in testa, e delle province. Adesso, quando i buoi sono già quasi tutti scappati
dalle stalle, qui a Roma ci si accorge che lassù, alla periferia dell'impero, mancano le
strade e le ferrovie e che Malpensa, con i suoi costi pazzeschi, rischia di essere un
gigantesco buco nell'acqua.
Si dà allora inizio al balletto dei ministri, all'affannato via vai dei rappresentanti
dei ministeri che convocano conferenze di servizio e in certi casi non si presentano
neppure. A tale proposito vorrei ricordare quanto è successo proprio dieci giorni fa,
quando il ministro dei lavori pubblici Di Pietro ha convocato una conferenza di servizi su
questi problemi presso la sede della regione Lombardia di Milano; alla riunione erano
invitati a partecipare gli amministratori locali, i rappresentanti della SEA, tutte le
persone e le comunità coinvolte in questo progetto; peccato che in quell'occasione il
rappresentante del Ministero dell'ambiente, il quale a sua volta avrebbe dovuto essere
presente, non
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sia arrivato, fatto che ha costretto a rinviare la conferenza di servizi, che è stata
invece convocata per qualche giorno dopo a Roma e non più a Milano!
Le promesse si sprecano e le nostre speranze di abitanti di quella zona e di padani in
merito alla qualità della nostra vita si fanno invece sempre più tenui. Ricordo, signor
rappresentante del Governo, che strade e ferrovie attorno alla più grande aerostazione
non sono e non debbono essere una gentile concessione del Governo: sono un diritto per
coloro che dell'aeroporto subiranno pesanti svantaggi ecologici ed in termini di qualità
della vita.
Quindi, signor Presidente, è per tutti i motivi che ho elencato e per quelli posti in
luce dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e che seguiranno, è per tutti
questi motivi dicevo che io con l'entusiasmo, la consapevolezza e la convinzione di aver
fatto tutto il possibile per contrastare questo provvedimento voterò contro di esso e
farò quanto è in mio potere perché sia reso noto in Padania, la mia terra, quanto è
avvenuto in quest'aula e che ha fatto sì che l'intento di collaborazione della forza
politica che io rappresento fosse negato da parte del Parlamento di Roma.
MARIO BORGHEZIO. Chiedo di soprassedere al mio intervento fino a quando non venga portato questo conforto che non si nega a nessuno.
PRESIDENTE. Si provveda immediatamente.
MARIO BORGHEZIO. Quindi attendo a pie' fermo questo soccorso. Grazie Presidente.
PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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parlasse in italiano, sarei obbligato a toglierle la parola.
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perché la storia ci insegna che le vere industrie vivono solo dove c'è il mercato e
la concorrenza") ma, anzi, più o meno la stessa opinione ha avuto modo di manifestarla
attraverso i giornali il ministro Dini (autorevole rappresentante di questo Governo),
secondo il quale i provvedimenti del ministro Bindi sui farmaci "minano il corretto
funzionamento del mercato". A ciò si aggiunge un altro aspetto, se possibile ancora più
inquietante, di questa manovra. Il Governo, infatti, offre l'assistenza sanitaria gratuita
ad una pletora di soggetti; mi riferisco agli extracomunitari regolari e clandestini,
rispetto ai quali sono molte le voci che li riguardano, a cominciare dai magistrati e
dalle forze dell'ordine impegnati in prima linea nella lotta al dilagare della
microcriminalità ed anche della vera e propria criminalità, specialmente quella legata
allo spaccio e al traffico degli stupefacenti, e che richiamano la nostra attenzione alla
vigilanza (è addirittura previsto un divieto al personale delle USL di fare la
segnalazione di questi soggetti che si rivolgeranno gratuitamente a quelle strutture per
le cure). Con una mano, quindi, il Governo fa questa regalia, con l'altra limita invece
l'assistenza ai nostri malati che hanno pagato per una vita i contributi i quali, grazie
alla "manovrina", avranno diritto solo al farmaco di ogni singola categoria ritenuto
più economico anche se, anzi proprio in questo caso, di minor qualità e quindi di minor
sicurezza e di minor vantaggio per le patologie per le quali viene assunto.
Voglio ricordare un'altra questione piuttosto delicata che abbiamo sollevato attraverso
gli ordini del giorno e che fa riferimento a quanto previsto dall'articolo 10, comma 10,
che prevede la riduzione a 60 giorni dal termine stabilito in tema di successioni e
donazioni dall'articolo 37 del decreto legislativo n.346 del 1990 per il pagamento
dell'imposta principale e dell'imposta complementare di cui agli articoli 34 e 35 del
citato decreto. Mi pare veramente incredibile che un termine che il vecchio legislatore
aveva fissato in sei mesi in tema di successioni e donazioni venga ridotto a soli 60
giorni. Diamo così un segnale negativo in tema di pressione fiscale; tra l'altro, si
vanno a colpire, specialmente per quanto riguarda i titolari delle piccole e medie
imprese, coloro...
PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, la prego di concludere.
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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successive. Ma su ciò torneremo fra poco.
Il contenuto che il principio di autodeterminazione aveva nel 1945 può essere colto se si
ha riguardo ai lavori preparatori della Carta ed in particolare alla giustificazione che
durante i lavori si diede dell'inclusione del principio nell'articolo 1: occorre evitare
si disse che si ripeta la pratica delle potenze dell'"asse", consistente nel provocare
negli Stati aggrediti o da aggredire presunte espressioni della volontà popolare. È
evidente che in tal modo il principio non veniva riferito ai popoli ed al loro diritto di
scegliersi liberamente il proprio Governo, ma agli Stati ed al loro diritto di non
sottostare ad interferenze, pressioni e minacce provenienti da altri Stati e dirette a
comprimere le scelte di carattere politico, economico e sociale.
Sotto questo aspetto il principio di autodeterminazione veniva a confondersi con quello
della non ingerenza negli affari interni altrui. È inutile dire che questo contenuto,
più ristretto del principio di autodeterminazione permanente, tutt'ora si confonde con il
principio della non ingerenza. Del resto, la formula adoperata dai citati articoli dei
patti delle Nazioni Unite sui diritti umani è la seguente: "I popoli hanno diritto a
determinare liberamente il loro regime politico ed a perseguire liberamente il loro
sviluppo economico, sociale e culturale". Non a caso, a confortare siffatta tesi, la
formula e la sua inclusione nei patti sono state fortemente sostenute dai paesi del Terzo
mondo, ossia da paesi che non sono mai stati indipendenti e sovrani, ma che, a ragione o a
torto, ritengono che la propria indipendenza sia continuamente in pericolo a causa di
interferenze, pressioni e minacce provenienti dall'esterno.
Il principio di autodeterminazione è andato assumendo un contenuto più ampio ed un
secondo, diverso e più appropriato contenuto, ad opera della prassi che, a partire dagli
anni sessanta, ha travolto l'articolo 73, dando l'avvio al processo di decolonizzazione.
Si è cominciato da allora a concepire il principio come una regola, che intende
contrapporre il popolo all'esecutivo che lo governa e dare al primo, in determinate
circostanze, la possibilità di liberarsi del secondo.
Lasciamo stare se si possa correttamente parlare di un diritto del popolo a liberarsi, non
essendo il popolo stesso soggetto di diritto internazionale. La sostanza non muta se si
dice che il principio di autodeterminazione, in quanto principio di diritto
internazionale, sancisce l'obbligo di un Governo nei confronti degli altri Governi ed alla
comunità internazionale, nel suo insieme, di consentire al popolo di liberarsi dalla sua
presenza.
Il problema fondamentale, come è ovvio, è soltanto quello consistente nel chiedersi in
quali circostanze un simile obbligo sussista: se si ha riguardo alla prassi effettiva
della generalità degli Stati, quale si è andata sviluppando dagli anni sessanta fino ad
oggi, deve affermarsi che il principio di autodeterminazione si applica esclusivamente ai
popoli sottoposti ad un Governo, o se si vuole ad uno Stato, in quanto lo Stato, come
soggetto di diritto internazionale, si identifica con lo Stato-organizzazione straniero.
È lo Stato che occupa un territorio non suo; è lo Stato che governa una comunità non
sua, che deve consentirne l'autodeterminazione, ossia abbandonare territorio e comunità.
Ebbene, Presidente, è proprio quello che noi vogliamo. Noi della lega nord per
l'indipendenza della Padania chiediamo l'indipendenza ed anche un'indipendenza fiscale,
economica ed amministrativa da questo Stato e da questo esecutivo che da questi banchi ci
governa, ci domina e non ci consente di essere cittadini, ma ci rende simili a dei
sudditi.
Noi non vogliamo essere dei sudditi. Ho citato passi di diritto internazionale in cui si
illustra il significato giuridico del principio dell'autodeterminazione dei popoli per
renderla un po' più edotta ma certamente lei già conosce i nostri pensieri sulla
libertà del popolo della Padania...
PRESIDENTE. Il suo tempo è esaurito.
RINALDO BOSCO. ...ovvero della nostra gente (Applausi dei deputati del gruppo
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della lega nord per l' indipendenza della Padania).
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.
PAOLO BAMPO. Sull'ordine dei lavori.
PAOLO BAMPO. Sì, ma io volevo spiegare...
PRESIDENTE. Non stia a spiegare niente! Non attiene ai lavori in questo momento in corso!
PAOLO BAMPO. ...ai colleghi...
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, basta! Finito!
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PAOLO COLOMBO. Posso avere un po' d'acqua?
PRESIDENTE. No! Le prese in giro hanno un limite! La prego, onorevole Colombo...
PAOLO COLOMBO. Allora mi riservo di intervenire successivamente!
PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Vuole arrivare per piacere al punto?
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dovrebbe essere la massima espressione della democrazia.
E mi dispiace, Presidente, di dover ravvisare che tutti e tre gli articoli citati non sono
stati rispettati; di ciò darò senz'altro segnalazione al Presidente della Camera, che
forse non dà soddisfazione alle nostre richieste, ma lo fa con risposte più
concretamente contenute nei termini di regolamento.
L'amarezza deriva anche dal fatto che la mia dichiarazione di voto (che riguarda il
settore di cui sono competente, cioè quello della sanità) si riferisce ad un qualcosa
che è venuto meno nel corso dell'opera. Già l'utilizzo dello strumento del decreto-legge
per una manovra di una discreta portata credo sia assolutamente inconcepibile e poco
congruo, se si tiene conto di tutte le dichiarazioni che il nuovo Governo, appena
insediatosi, andava rendendo: tutti gli altri hanno sbagliato ricorrendo alla decretazione
d'urgenza; il nostro Governo ridurrà al minimo questo ricorso.
E infatti, il Governo ha ridotto il numero dei decreti-legge attraverso un maleficio,
cioè sommandoli l'uno con l'altro e di fatto ottenendo i cosiddetti "decretoni". Ciò
porterà a non convertire in legge più nulla, perché credo e non so come il Presidente
Scàlfaro possa sottoscrivere provvedimenti del genere che la caratteristica di
omogeneità che dovrebbe qualificare dal punto di vista costituzionale il decreto-legge
viene assolutamente meno, dal momento che essi trattano davvero materie le più disparate
possibile.
È proprio di questi giorni una sommatoria di tutti questi decreti che hanno portato al
cosiddetto "decretone" sulla sanità, che non si era mai visto. Già da adesso
preannuncio che, se qualcuno avesse il coraggio di proporlo all'esame della Commissione o
dell'Assemblea, da parte nostra ci sarà una tremenda opposizione. Ma, al di là di tutto
questo, vi sarebbe stata la possibilità di discutere di un decreto-legge che avesse una
tale portata in materia economica (e specificatamente in materia sanitaria) ricorrendo ad
uno strumento che limita i tempi della discussione; ma appare assolutamente fuori luogo
che qualcuno abbia addirittura avuto il coraggio di utilizzare lo strumento della
questione di fiducia. Stando alla mia memoria, l'ultimo Presidente del Consiglio che ha
avuto un coraggio del genere è stato Amato (ministro della sanità era De Lorenzo) con
riferimento al decreto-legge n.384. E ancora oggi stiamo pagando le conseguenze di quel
decreto-legge!
Sono certo che l'amarezza vissuta da un rappresentante dell'opposizione è anche
l'amarezza dei rappresentanti della maggioranza rispetto ad un provvedimento riconosciuto
da tutti inattuabile dal punto di vista normativo (perché le incertezze normative
contenute in esso lo renderanno di fatto inapplicabile). Rispetto a tale provvedimento si
è dovuti infatti ricorrere allo strumento degli ordini del giorno, di cui tutti
conosciamo il significato, che sono stati utilizzati da parte nostra in maniera massiccia.
Ma vedere altri deputati che prendevano sul serio il contenuto degli ordini del giorno
francamente mi fa non sorridere, ma piangere, perché sappiamo benissimo quale valore
abbiano questi foglietti di carta, che lasciano il tempo che trovano! C'è sempre qualcuno
che cerca di coprire quello che non si è potuto fare con una manovra utilizzando gli
ordini del giorno. Dobbiamo dire chiaro e tondo che ci stiamo prendendo in giro se
pensiamo che possano salvare le cose! Sappiamo benissimo che, al termine dell'esame di un
decreto-legge, si fa approvare qualche ordine del giorno per accontentare qualcuno, ma si
sa anche che esso, di fatto, non sortirà alcun effetto. Aver verificato che tutta la
discussione si è di fatto svolta sugli ordini del giorno, quindi su inviti al Governo, mi
lascia estremamente perplesso e addirittura dubbioso sulla buona fede del Governo,
soprattutto quando si è espresso un parere negativo, poi confermato dall'Assemblea, per
cui questo atteggiamento sospetto deve essere riferito non più solo al Governo, ma anche
ai rappresentanti della maggioranza... Mi scusi, Presidente, non sto fingendo: avrei
davvero bisogno di un po' d'acqua.
Pag. 2618
ROBERTO CALDEROLI. La ringrazio, Presidente. Comunque, ho avuto veramente un colpo di tosse!
PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro! Vuole dell'acqua?
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Calderoli.
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Per cortesia! I sottosegretari non si licenziano...
PAOLO COLOMBO. Intendevo dalla seduta.
Pag. 2619
molto di economia in questa nottata, che pertanto gli è anche utile per la sua già nota preparazione culturale.
PAOLO COLOMBO. È obbligatorio?
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.
PAOLO BAMPO. Intendo parlare sull'ordine dei lavori, non prenderla in giro.
PAOLO BAMPO. Se le riesce di essere serio è un po'...
PAOLO BAMPO. Ci sto arrivando, Presidente.
ROBERTO CALDEROLI. Signor Presidente, chiedo di parlare.
Pag. 2620
ROBERTO CALDEROLI. La stessa richiesta è stata fatta qualche giorno fa.
FABIO CALZAVARA. Non funziona niente!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Voi mi avete preso in giro, perché...
FABIO CALZAVARA. A voi come rappresentanti di questo Stato.
PRESIDENTE. "Voi" chi? Sta bene, ne prendo atto e voglio che risulti agli atti.
FABIO CALZAVARA. Adesso le spiego...
PRESIDENTE. Questa è un'offesa alla Presidenza! Prosegua!
FABIO CALZAVARA. Adesso spiego perché e spiego anche perché...
ROBERTO CALDEROLI. Lo sottoscriviamo tutti!
Pag. 2621
da fare per cercare di capire il perché di queste motivazioni profonde. A mie spese ho
frequentato non l'università ma dei corsi universitari, ho frequentato atenei e, per la
conoscenza di questi temi, ho cercato anche e soprattutto l'appoggio dei partiti
autonomisti. Mi sono anche chiesto per quale motivo non esistesse un partito veneto; la
risposta è arrivata con lo studio e con il contatto con questi movimenti autonomisti che
mi hanno fatto capire che chi determina lo stato di cose, lo stato culturale o
sottoculturale o di oppressione culturale, è il potere politico.
Mi sono immediatamente reso conto che la politica non ha l'interesse di sviluppare le
culture esistenti in Italia, non ha l'interesse di liberare i popoli in Italia, e questo
per poterli comandare. Torniamo così al discorso del colonialismo e del razzismo.
Appena ho avuto l'occasione, nel 1978, mi sono iscritto a questi movimenti e posso dire,
tranquillamente, apertamente e con orgoglio in quest'aula di non aver mai votato un
partito italiano; ho sempre votato movimenti e partiti autonomisti. E me ne vanto! Questo
lo dico dal profondo del cuore e con orgoglio posso dire di essere un socio fondatore
della liga veneta, madre dell'autonomismo, del federalismo e della secessione, prossima
futura se continuate così (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania)!
La liga veneta, prima, e la lega lombarda, successivamente, sono nate come espressione
culturale popolare e non politica, perché l'obiettivo era talmente distante che a noi non
interessava la politica. La politica è venuta dopo, con il consenso inaspettato persino
da noi dei cittadini. Noi avevamo capito che parlare di cultura voleva dire restare nel
ristretto e non avere spazio a causa di questo Stato oppressore, razzista, che non
permetteva lo sviluppo di questi temi per paura appunto di perdere potere. Il
riconoscimento di un popolo voleva dire infatti automaticamente decentramento dei poteri e
quindi anche decentramento della spesa e perdita del controllo dei flussi e delle
tangenti. Portare il potere politico ai livelli più bassi (non in senso spregiativo, ma
ai livelli inferiori amministrativi) per voi vuol dire ancora questo!
Presidente, per cortesia, quanti minuti ho ancora?
PRESIDENTE. Un minuto e venticinque secondi.
FABIO CALZAVARA. Purtroppo io avrei ancora parecchio da dire e comunque ...
PRESIDENTE. Lei ha un minuto e venticinque secondi!
Pag. 2622
Lei, come Presidente di questa Assemblea, è anche rappresentante di uno Stato oppressore, razzista e colonialista; in quanto tale non posso che reputarla un oppressore, un razzista ed un colonialista. Si metta a verbale anche questo: ci tengo!
PRESIDENTE. Certo, sia messo a verbale.
Pag. 2623
addirittura soffocato le poche iniziative imprenditoriali che la valle poteva vantare.
Presidente, vorrei che spiegasse a queste persone perché sono costrette ogni giorno a
fare questa vita, perché a fronte di un milione e 500 mila lire che percepiscono, si
utilizzi un milione e 700 mila lire per finanziare questa politica di continui sprechi e
di assistenzialismo. Non vengono forse utilizzati per mantenere le migliaia di impiegati
pubblici inefficienti oppure per pagare 35 mila lire al giorno ai Rom che, nella maggior
parte dei casi, vivono ai confini dell'illegalità? Vorrei tanto che lei spiegasse a
questi concittadini perché non possono avere diritto ad un lavoro, ad una viabilità
decente, ad infrastrutture e servizi degni di un paese civile quale, glielo assicuro, la
Padania era e vuole continuare ad essere.
Il secondo comma dell'articolo 10 prevede un gravoso aumento della sopratassa da pagare in
caso di mancato versamento dell'IVA risultante dalle dichiarazioni annuali e periodiche.
Ma considerati gli eccessivi ritardi cui vanno incontro le imprese della Padania perché
lo Stato attende anni prima di restituire l'IVA versata, proporrei una sopratassa per
questo Stato pari al doppio della somma che lo Stato stesso non versa con la dovuta
regolarità nelle casse delle imprese, perché di questo si tratta!
Avvaliamoci del principio in base al quale il cittadino non è una persona da razziare, da
sfruttare, insomma, uno schiavo. Il cittadino, il padano, è una persona che adesso ha
aperto gli occhi, ha capito qual è la via maestra, una via maestra che passa attraverso
la diversificazione delle monete, il riconoscimento dei propri diritti. Una volta
constatata la distribuzione discriminatoria dei fondi, noi vorremmo poter rivendicare
legittimamente l'autorità sul nostro territorio e la padronanza del nostro destino. In
questo senso trovo scandaloso (mi riferisco alla manovra economica) che quanti per anni
hanno pagato i contributi assistenziali debbano, grazie a questo demenziale decreto-legge,
fare ricorso ai medicinali più economici sul mercato per ottenere l'esenzione. Siamo
davvero al paradosso perché, oltre a non offrire più i minimi servizi sanitari, ci
troviamo per l'ennesima volta oltremodo beffeggiati dal comportamento del Governo.
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Caparini.
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.
ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Sottosegretario Cavazzuti, spero non le dispiaccia.
FILIPPO CAVAZZUTI, Sottosegretario di Stato
per il tesoro.
È un piacere!
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No. Ha chiesto di parlare per dichiarazione l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ROBERTO CALDEROLI. Vorrei concludere il mio intervento.
PRESIDENTE. Lei ha già terminato. Prego, onorevole Cè.
ALESSANDRO CÈ Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario nel parlare di questa manovra da 16 mila miliardi non posso che esordire dicendo che si è inaugurato un confronto tra la maggioranza e l'opposizione che non parte
Pag. 2624
sicuramente con i migliori auspici e promette ben poco di interessante anche per il
futuro. Si è registrata una totale mancanza di interesse per le nostre proposte che
avrebbero potuto migliorare il provvedimento. Uso il condizionale perché penso che
nessuno abbia l'arroganza di ritenersi infallibile, per cui quando vengono presentati
dall'opposizione emendamenti, bisognerebbe avere l'umiltà e l'intelligenza di prenderli
in considerazione seriamente e di esaminarli.
Alcuni rappresentanti della maggioranza mi hanno detto che, anche nel caso in cui si
fossero comportati in questo modo, il nostro atteggiamento sarebbe stato ugualmente
ostruzionistico. È importante che chi gestisce la partita ed inizia il dialogo assuma
comportamenti corretti e presti un minimo interesse alle proposte dell'opposizione.
Lo stesso atteggiamento si è verificato in aula, dove la maggior parte delle nostre
proposte non è stata accettata, e anche quando ciò è avvenuto, sono state dichiarate
inammissibili, come nel caso degli ordini del giorno. Si è giunti così alla richiesta
del voto di fiducia che rappresenta un esordio non positivo perché mostra la debolezza
della maggioranza la quale, nel momento in cui ha visto aprirsi un'incrinatura, della
quale siamo stati informati attraverso alcuni articoli apparsi sui giornali, dovuta alla
disputa tra i ministri Bindi e Dini in relazione al problema dei farmaci, non ha voluto in
alcun modo rischiare e proprio quando era in discussione l'emendamento Delfino, analogo a
nostri emendamenti, che riguardava il prezzo dei farmaci.
Entrando nel merito del significato complessivo della manovra anche da un punto di vista
economico, non possiamo non notare che essa presenta le stigmate tipiche di una manovra di
sinistra. Mentre si continua in particolare da parte del Presidente del Consiglio Prodi a
parlare di progresso, inteso come sinonimo anche di privatizzazione visto che il passato
è sempre stato caratterizzato da una gestione anche dei mezzi economici da parte dello
Stato -, constatiamo che la manovrina, se valutata nel concreto, ha uno stampo di tipo
dirigista e centralista che sicuramente non favorirà la dinamica economica ed il
miglioramento della situazione economica in Italia. Come i colleghi ben sanno,
quest'ultima è passata da una fase abbastanza positiva (specie per le aree economiche del
paese che esportano le proprie merci e che hanno sfruttato favorevolmente quel periodo dal
1993 in poi) ad un'altra meno positiva.
Presidente, come mai non è più presente in aula il deputato segretario?
PRESIDENTE. Onorevole Cè, la Presidenza è in grado di assicurare il buon andamento dei lavori!
Pag. 2625
dorsale, l'apparato realmente produttivo dell'Italia, specie di quella del nord.
Di fronte a tale situazione, non riusciamo a capire come possano essere realmente
credibili tutti quegli indici principali che caratterizzano l'evoluzione economica e che
ci sono stati descritti nel DPEF. In quest'ultimo documento si sostiene, ad esempio, che
si riuscirà a controllare l'inflazione: su questo punto il Governo Prodi potrebbe
realmente avere ragione. Ma per quale motivo ha ragione? Sostenuto com'è da una sinistra
radicale, questo Governo può agire anche alla faccia dei lavoratori dipendenti che,
sfortuna per loro, non hanno ancora capito di quale triste storia e di quale
mistificazione siano vittime da decenni da parte della sinistra. Non si sono accorti che
la capacità di acquisto della loro busta paga è svanita negli ultimi decenni, tant'è
vero che oggi, e credo che questa sia un'esperienza quotidiana di tutti, per un lavoratore
dipendente è quasi impossibile comperarsi una casa, a meno che non abbia genitori che
abbiano fatto sacrifici per lui. D'ora innanzi, però, questo sarà sempre meno possibile.
Non si riesce a capire tale situazione. Sì, si riuscirà a controllare l'inflazione, ma
ci si riuscirà perché verranno sbeffeggiati e danneggiati ancora una volta i lavoratori
dipendenti. Io spero che un giorno si sveglino e facciano giustizia di questo pseudo
partito che ha ritenuto di rappresentarli e invece li ha sempre truffati perché c'è una
domanda aggregata, scarsissima, ormai inesistente.
Sapete bene come il mercato interno sia stagnante e, a fronte di questi ulteriori
interventi sulla piccola e media impresa, anche il prodotto interno lordo non crescerà
come previsto dal documento di programmazione economico-finanziaria; crescerà molto meno,
cresceranno meno le entrate fiscali, crescerà meno tutto e il risultato...
PRESIDENTE. Il suo tempo è terminato.
ALESSANDRO CÈ. Concludo rapidamente.
ALESSANDRO CÈ. Mi faccia concludere!
PRESIDENTE. No, lei si deve regolare. Ha finito.
ALESSANDRO CÈ. Esprimerò voto contrario alla manovra.
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori e per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Non attiene all'ordine dei lavori. Andiamo avanti.
PAOLO COLOMBO. Mi fa piacere, possiamo allora continuare con più tranquillità.
FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
Pag. 2626
ALESSANDRO CÈ. Lei a che categoria appartiene, Presidente?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.
GIACOMO CHIAPPORI. No, signor Presidente, se questa è la sua interpretazione...
GIACOMO CHIAPPORI. Così è qui dentro, quello che gli fa piacere ascoltare...
PRESIDENTE. Lasci giudicare a me, lei prosegua nel suo intervento.
Pag. 2627
miliardi; vi è un buco di 1100 miliardi nell'INPS. In Commissione mi sono trovato a
dover affrontare tali esempi di cattiva amministrazione. Le "manovrine" non servono a
niente se abbiamo di fronte dei buchi incredibili. Non siamo in un consiglio di
amministrazione privato in cui poi bisogna tirare fuori i soldi di tasca propria; qui c'è
gente che spende i soldi degli italiani e non gliene frega niente di come vengono
impiegati. Ed allora ci troviamo in presenza di vicende come la GEPI, l'EAGAT, i
rilevatori di radioattività. Che cosa è tutto ciò, quando poi perdiamo 8 o 9 o 10
miliardi perché lo Stato non si è adeguato al trattato di Schengen? E così i turisti
italiani non possono andare in Francia perché non vi è libera circolazione.
Ebbene, su tutto ciò non sappiamo nulla ed allora presento interrogazioni alle quali non
viene fornita risposta, perché questo Governo non può affrontare tali problemi con il
vecchio sistema: questa è la vera questione! Non si può pensare sempre di "spremere" e
poi sentirsi dire dal signor Burlando che risolve il problema dei disoccupati 20 mila
posti con l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ma scherziamo?!
Non vogliamo fare una questione di nord o sud: al nord vivono anche i meridionali, ma non
i terroni; i terroni sono tutta un'altra cosa; per noi sono i politici corrotti, i mafiosi
e quelli che spendono male i soldi dello Stato. Non sono i meridionali, gente di
tutt'altro genere che si arrotola le maniche e lavora. È chiaro? Altrimenti esprimiamo
concetti sbagliati.
Ed allora, ci troviamo il CIRA e se non stiamo attenti 150 miliardi vanno via per
realizzare un parco dei divertimenti a Bagnoli ed altri 300 miliardi finiscono nello
stesso posto. Ma cosa sono queste cose? Andiamo avanti. Ci troviamo di fronte alla vicenda
del Banco di Napoli ed in Commissione chiedo: "Scusate, dobbiamo erogare 2 mila miliardi;
vogliamo capire, vogliamo farci dire la ragione di questo buco?" Attenzione, perché
apriamo una porta incredibile. Visto che il presidente Nesi ha dichiarato che il sistema
bancario meridionale è ridotto tutto in questa maniera ed ha parlato dei 1.500 miliardi
del Banco di Sicilia, delle casse di risparmio e così via, stiamo attenti che questa non
sia stata fino ad oggi la seconda cassa per il Mezzogiorno. I soldi, però, non sono
andati ai piccoli e medi imprenditori, alla gente che comunque i soldi che prende in
prestito li restituisce, anche al sud li restituisce; quelli che non hanno restituito ed
hanno determinato il buco di 2 mila miliardi sono coloro che erano avallati dalle firme
dei grandi politici e dei mafiosi. Noi, allora, diciamo che quei soldi non li daremo e non
li vogliamo più dare, perché i soldi sono di tutti; non sono di quelli che in
Commissione o nel Governo decidono di erogarli.
È ora di finirla, lo Stato non deve più elargire soldi, ma deve esercitare il controllo
sul territorio, in generale su quella che è la politica economica dello Stato. Deve
rimanere fuori dall'elargizione del denaro degli altri, ma far sì che questi soldi
debbano essere considerati sotto il profilo della solidarietà, senza che qualcuno si
arricchisca come succede oggi.
L'Italia l'avete divisa voi; dico l'avete perché io è la prima volta che faccio
politica, ma è tanti anni che vedo le differenze. Questa Italia l'ha divisa chi l'ha
fatta fino ad adesso; l'hanno voluta unita e poi l'hanno usata per trasferire i grandi
capitali e per dire che i terroni come li chiamate voi, non noi si mangiavano tutti i
soldi. Invece, non era vero: questi transitavano, andavano al sud, li rimettevano in tasca
a chi li faceva passare...
PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, la prego di concludere.
Pag. 2628
Pag. 2629
vogliono rivelare. Sembra però che il fabbisogno di quest'anno viaggi ben oltre il
tetto di 113 mila miliardi previsto dall'attuale Governo con il documento di
programmazione economico-finanziaria, da poco approvato. Nei corridoi del Tesoro si parla
con insistenza di un andamento tale da giustificare a fine anno un deficit di 126-130 mila
miliardi, vale a dire 13-14 mila miliardi oltre i livelli di deficit di quest'anno
previsti dal Governo.
Un livello del genere era stato preso come punto di riferimento sul quale calcolare questa
"manovrina" o "stangatina" del Governo Prodi.
Pertanto, delle due l'una: o la manovra non ha prodotto alcun effetto benefico sui conti
dello Stato, oppure ci sono state spese maggiori e minori entrate aggiuntive per un
ammontare prossimo alla manovra stessa. I due fenomeni si sono assommati l'uno con
l'altro.
Con la relazione trimestrale di cassa il Tesoro aveva ipotizzato situazioni del genere;
aveva definito, nero su bianco, i pericoli derivanti, per esempio, da maggiori erogazioni
nette della tesoreria per il finanziamento della spesa sanitaria...
PIERLUIGI COPERCINI. È spenta!
PRESIDENTE. Anche se è spenta, non è corretto nei confronti dell'Assemblea del Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, prosegua il suo intervento!
PIERLUIGI COPERCINI. Stavo cercando di uscire con la sigaretta in bocca! Ho il vizio...
PIERLUIGI COPERCINI. Presidente...
Pag. 2630
Micheli, in una intervista di questa mattina, prevede che la flessione della crescita
della ricchezza dovrebbe proseguire anche per tutto il 1997; per il momento, quella di
quest'anno peserebbe sui conti pubblici sotto forma di minori entrate IVA per 2 mila
miliardi.
Un altro elemento negativo per la finanza pubblica è inoltre il provvedimento che eleva
al 27 per cento la trattenuta sugli interessi dei certificati di deposito. Se il
fabbisogno tendenziale, nonostante questa "manovrina" o "stangatina", dovesse restare
sui 126-130 mila miliardi, il rapporto tra deficit e PIL resterebbe al 7,3 per cento,
contro il 6,1 per cento previsto dal Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciapusci.
PAOLO COLOMBO. Avevo segnalato che intendevo chiedere la parola sull'ordine dei lavori!
DAVIDE CAPARINI. Proprio lei parla di buona educazione!
CARLO FRIGERIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Le assicuro che è estremamente pulita!
PRESIDENTE. Mi pare che si stia benissimo. Prosegua pure, onorevole Ciapusci.
Pag. 2631
salvaguardando gli investimenti e le spese destinate a creare le condizioni per
un'adeguata azione ispettiva e di accertamento per individuare e contrastare ogni forma di
elusione e di evasione fiscale"; continua poi la relazione sostenendo che il comma 1
dell'articolo 7 deve essere interpretato nel senso di escludere i consorzi di garanzia
fidi, consegnando un ulteriore monopolio alle banche ed agli istituti di credito a spese
delle piccole e medie imprese già oltre modo penalizzate; l'articolo 10, comma 4, lettera
c), disposto per prevedere l'eliminazione o quantomeno l'abbattimento delle imposte
proporzionali e la doppia imposizione, tra l'altro vietata per legge ma comunque spesso
applicata (si veda l'aliquota IVA sul sovrapprezzo del carburante e dell'energia
elettrica), sembra inutile visto che lo stesso Governo, nello stesso provvedimento duplica
i tributi catastali. L'articolo 11-bis deve sempre secondo la VI Commissione essere
sostituito dal seguente: "Le disposizioni di cui all'articolo 19-bis del
decreto-legge 23 febbraio 1995, n.41, convertito con modificazioni dalla legge n.85 del 22
marzo 1995 e all'articolo 3, comma 2-bis del decreto-legge 28 giugno 1995, n.250,
convertito con modificazioni dalla legge n.349 dell'8 agosto 1995 e successive
modificazioni si applicano alle irregolarità, alle infrazioni e alle inosservanze di
obblighi o adempimenti commesse fino al 30 giugno 1996. In tal modo si allungano i termini
e si pensa che il ricatto possa essere compiuto ancora una volta dal Governo attraverso il
Ministero dell'interno, con minacce di verifiche da parte della guardia di finanza che poi
sfociano nelle note vicende come le mazzette milanesi ai graduati della guardia di
finanza.
All'articolo 7 laddove si prevede l'unificazione del 27 per cento dell'aliquota gravante
sui proventi di alcuni strumenti di raccolta bancaria, la Commissione finanze auspica
"adeguate misure al fine di evitare possibili disparità tra gli istituti di credito",
ma poi evidenziando di fatto tale differenza fra gli istituti bancari elargendo al Banco
di Napoli 3 mila miliardi: spero vivamente che non sia esclusivamente per gli interessi
diretti dei correntisti deputati! la VIII Commissione cultura si sofferma sugli articoli
3, commi 3 e 4 e 5 e 5-bis e dall'articolo 5, ove comunque "rimangono fortemente
penalizzate dai tagli vari obiettivi programmatici per la pubblica istruzione e in
particolare l'informatizzazione, la formazione e l'aggiornamento del personale, i corsi
abilitanti previsti dall'articolo 1, commi 27 e 29 della legge n.549 del 1995". Mi
permetto di ricordare che questo Stato potrebbe attingere ancora una volta per la pubblica
istruzione a quei fondi europei istituiti ad hoc nella speranza che non vengano poi
sperperati e non utilizzati per eccesso di burocrazia o, peggio, non siano intascati dai
dirigenti di alcune regioni di questo Stato, come è già accaduto. Sottolineo anche che
la cultura e l'istruzione di un popolo sono l'investimento del futuro di quel popolo e non
uno spreco al quale poter operare tagli.
Per tutte queste considerazioni è evidente che il Governo dispone del parere favorevole
solo di cinque Commissioni su tredici. Ciò significa che questo Governo pone in votazione
un provvedimento di fatto già bocciato dal 63 per cento dei commissari che rappresentano,
a mio parere, la maggioranza delle Commissioni.
Per questo motivo, preannuncio che il mio voto sulla manovra finanziaria, anticipato
dall'orientamento delle Commissioni che non hanno potuto esprimere parere favorevole ed
anche da quelle che lo hanno espresso (un parere che comunque nel generale contesto è
inutile), è contrario (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania).
Pag. 2632
così sono sicuro di impiegare il tempo assegnatomi in modo esaustivo. Chiedo
cortesemente di avere un bicchiere d'acqua, dal momento che il Presidente ha dichiarato
che, a richiesta, è possibile ottenerla al banco (l'avevo richiesta anche prima). Se,
quindi, viene accolta la mia richiesta, potrò dissetarmi.
Entro subito nel merito della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge di
conversione in legge, con modificazioni limitate, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.323,
recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica. Devo purtroppo
riallacciarmi al mio precedente intervento, che è stato interrotto avendo esaurito il
tempo a mia disposizione. Esso peraltro era iniziato cercando di dimostrare che sul
provvedimento in questione il nostro gruppo è stato fortemente discriminato. Abbiamo,
infatti, cominciato l'esame del provvedimento innanzitutto nelle Commissioni con molta
serietà ed impegno, cercando di proporre interventi correttivi e presentando emendamenti
volti a correggere le distorsioni provocate dall'attuazione del suddetto provvedimento nel
testo in cui è stato proposto.
Ritengo che il Governo, ed innanzitutto il presidente della Commissione bilancio,
esponente della maggioranza, abbiano trattato in modo molto discriminatorio il nostro
gruppo che rappresenta ripeto interessi legittimi della popolazione padana che ci ha
conferito il mandato di rappresentanza.
Questa discriminazione ed atteggiamento vessatorio si è poi riproposto nel corso del
dibattito in aula, dove abbiamo ripresentato taluni emendamenti e dopo tre ore di
discussione, signor Presidente, signori colleghi non tre giorni! il Governo ha posto al
questione di fiducia. Questo gesto mi sembra eclatante della mancanza di volontà del
Governo di accettare qualsiasi forma di contributo dai rappresentanti delle popolazioni
padane. Mi sembra altresì che esso testimoni la volontà di proseguire a tutti i costi la
politica centralista, statalista e partitocratica dell'accordo a danno della gente e
soprattutto ripeto delle popolazioni padane, che noi volevamo scongiurare. Lo stesso
atteggiamento, tra l'altro, lo abbiamo riscontrato successivamente nel dibattito sulla
fiducia e poi ancora nella discussione sugli ordini del giorno presentati a corredo della
fiducia posta sulla conversione in legge del decreto-legge in questione.
È significativo il fatto che su 74 ordini del giorno la metà esatta erano stati
presentati dal gruppo della lega nord ed il 90 per cento sono stati respinti. Si tratta
peraltro di ordini del giorno che mitigavano il testo in molto parziale e contenuto,
perché non si trattava di emendamenti, bensì di proposte di indirizzo generale, che i
rappresentanti della Padania davano al Governo centralista, romano e statalista e
praticamente sono stati respinti tutti. Il Governo non si è nemmeno degnato, così come
la Presidenza della Camera che ha ritenuto inaccettabili diversi ordini del giorno (e non
si è capito in base a quali ragioni) ... Scusate l'interruzione ma mi disseto.
Vi citerò, come esempio, due ordini del giorno che erano assolutamente pertinenti alla
materia e sono stati "rifiutati" per motivi vessatori e di discriminazione nei nostri
confronti dato che era francamente impossibile trovare delle motivazioni valide e sensate
per opporsi a tali ordini del giorno. Il primo di essi era un ordine del giorno pertinente
in quanto si riferiva alla legge finanziaria dello Stato, sulla quale questa manovra
correttiva di bilancio va ad incidere.
Con tale ordine del giorno non si faceva altro che impegnare il Governo a rendere
applicabile la norma di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 28 dicembre 1995, n.549,
che permetterebbe ai comuni, nelle condizioni economiche adeguate, di prevedere un
rimborso per quelle attività commerciali o artigianali svolte in zone precluse al
traffico a causa dello svolgimento di lavori per la realizzazione di opere pubbliche.
Francamente non saprei dire cosa avesse di strano questo ordine del giorno; esso era
infatti di un'estrema semplicità e non faceva altro che dire: se nel mio comune, nel mio
territorio, devo realizzare
Pag. 2633
un'opera pubblica di competenza statale e il relativo intervento provoca dei risvolti
negativi in termini economici per le attività commerciali ed artigianali, comunali,
locali, lo Stato deve darmi la possibilità di riconoscere un equo indennizzo a tali
attività. È gravissimo il fatto che invece questi interessi locali vengano danneggiati
da un intervento di interesse esclusivo dello Stato. Quest'ultimo, se fossimo in uno Stato
civile, di diritto, dovrebbe essere costretto a riconoscere un equo indennizzo per questi
legittimi interessi. Ma questo ordine del giorno non è stato ritenuto accettabile e
ritengo che ciò sia abbastanza grave.
Con il secondo ordine del giorno, che recava anche la mia firma, (ordine del giorno Covre
ed altri n.9/1857/29), si impegnava il Governo "ad adottare le opportune iniziative volte
all'identificazione di dipendenti statali in eccesso ..." per attuare la mobilità.
Uno degli scandali più grossi di questo Stato borbonico, burocratico, statalista,
fascista, democristiano e comunista è il cosiddetto fenomeno dei trasferimenti dei
dipendenti pubblici.
Nella Padania, tutte le amministrazioni locali sono regolarmente sotto organico: dagli
enti locali ai comuni, alle amministrazioni periferiche dello Stato (le carceri, gli
ospedali, le prefetture, gli enti dello Stato).
PRESIDENTE. Poiché lei tiene molto alla puntualità, la informo che ha ancora trentadue secondi.
PRESIDENTE. Vale questo: mancano 19 secondi!
ROBERTO GRUGNETTI. Presidente, avevo chiesto la parola!
PRESIDENTE. Onorevole Copercini, prego!
PIERLUIGI COPERCINI. Non posso iniziare perché sono disturbato da quello che sta avvenendo!
ROBERTO GRUGNETTI. Lei è un dittatore in quest'aula, Presidente! Non è possibile!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Copercini inizi il suo intervento.
Pag. 2634
tolto la parola mentre esercitavo un diritto a mio giudizio del tutto lecito.
Venendo al merito di questo provvedimento, desidero precisare che si tratta di una manovra
economica di assestamento dei conti dello Stato che si è resa indispensabile per uno
sforamento, per un fabbisogno che, qualsivoglia sia la manovra l'abbiamo constatato tutti
in questi anni -, non è possibile coprire.
La manovra che era già stata preventivata e negli stessi termini dal Governo Dini nel
momento in cui il rendiconto di cassa del ragioniere generale dello Stato indicava
chiaramente lo sforamento, avrebbe dovuto essere effettuata già qualche tempo fa. Poi la
decisione politica di palleggiarsi le responsabilità ci ha portati in questo momento che
precede le ferie estive ad assumere un provvedimento del tutto inutile per risolvere i
gravi problemi in cui si dibatte lo Stato. Infatti questa manovra ne sono convinto sulla
base di una piccola esperienza che anche il professor Cavazzuti mi deve riconoscere darà
un gettito inferiore ai 16 mila miliardi programmati. Le tasse sono certe, ma il gettito
che dovrebbe derivare dai tagli e dalla razionalizzazione è del tutto aleatorio. In
genere vi è una resa molto bassa.
Siccome le condizioni economiche vanno via via peggiorando, questa manovra che è già
tardiva nel tempo di esecuzione, diventa adesso quasi una barzelletta, anche perché i
tagli alla spesa che si introducono sono quanto meno singolari: si è tagliato un po' qui
e un po' là, senza fare riferimento ad un progetto e ad un disegno strutturale tendente a
stabilizzare tutti quei grandi problemi economici di gestione dello Stato che ben
conosciamo, in cui ci dibattiamo da tempo e che, invece di risolversi, vanno inasprendosi.
Mi sembra poi che e mi riallaccio alle polemiche che ci sono state durante la campagna
elettorale che ha rinnovato la composizione del Parlamento in una percentuale notevole
anche la manovra finanziaria di 32 mila 500 miliardi sia insufficiente. Voterò contro
questo provvedimento convinto che sia questa "stangatina" di assestamento sia le misure
già preventivate nel documento di programmazione economico-finanziaria non siano adeguate
a riportare l'economia italiana sui binari di una corretta gestione. Invece acuiranno i
disservizi e le disfunzioni di uno Stato che sta cadendo a pezzi.
L'entità del debito pubblico è nota a tutti ed ha assunto delle dimensioni spaventose
anche a causa del "buco" dell'INPS, del "buco" nei fondi per il pagamento delle
pensioni. Non si può dimenticare che questo debito è una vera e propria palla al piede
per la nostra economia.
Il quadro economico italiano avrebbe dovuto subire un raddrizzamento fin dal 1986 perché
già allora l'Unione europea ci aveva avvertito che andavamo incontro al fallimento.
Ebbene, oggi lo Stato versa in condizioni fallimentari. Siccome lo Stato è mantenuto da
un'economia del nord nella quale ci sono non solo le grandi imprese, private qual è,
prima di tutto, il colosso della FIAT, che ha un fatturato notevolissimo ed incide in modo
rilevante sul prodotto interno lordo, e di Stato, l'IRI e l'ENI, possiamo dire che questo
Stato, nonostante le professioni di federalismo e le dichiarazioni di voler cambiare la
situazione rese dai signori al Governo, vuole in realtà mantenere una configurazione
semicollettivistica sia dal punto di vista economico perché vuole arrivare ad una
collettivizzazione sia dal punto di vista politico perché almeno è quanto mi pare di
capire sulla base di ciò che avviene nelle aule parlamentari negli ultimi tempi vuole
pervenire ad una sovietizzazione per quanto attiene alla gestione del potere.
È un Governo che ha iniziato molto male soprattutto perché, dopo che per anni siamo
stati messi di fronte a manovre economiche di fine anno, manovre di assestamento e
stangatine per colmare i "buchi" dei conti dello Stato, dimostra di ignorare totalmente
le nostre istanze. Noi avevamo formulato emendamenti analoghi a quelli già più volte
presentati alle manovre precedenti. E il professor Cavazzuti sa benissimo che gran parte
degli argomenti contenuti nei nostri ordini del giorno
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non si tratta di emendamenti, quindi non si tratta di norme inserite in una legge, ma solo di indirizzi rivolti al Governo erano stati accettati nel quadro del patto di sostegno al Governo Dini. Si prevedeva infatti che il Governo avrebbe varato interventi tali da consentire di realizzare un effettivo decentramento verso gli enti locali e di controllare i centri di spesa che non sono controllabili da parte del Governo ed ancor meno lo sono da parte del Parlamento. Quando sono intervenuto per l'ultima volta, non ricordo se fosse mattina, pomeriggio o sera perché qui viviamo in un ambiente asettico e completamente artificiale, mi sono chiesto, come ho fatto frequentemente nel corso dei dibattiti al Senato nella scorsa legislatura...
PRESIDENTE. Il suo tempo è finito.
Onorevole Grugnetti, mi sembra che lei abbia chiesto la parola.
ROBERTO GRUGNETTI. La ringrazio, Presidente; volevo fare un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Voglia indicarne il motivo.
PRESIDENTE. Non legga il regolamento, dica la questione a cui vuole fare riferimento.
ROBERTO GRUGNETTI. Siccome sono un po' tontino...
PRESIDENTE. Ho avuto disposizioni precise, lei deve porre la questione.
ROBERTO GRUGNETTI. "Sovrintende a tal fine alle funzioni attribuite ai Questori e ai Segretari". Non vedendo alcun Segretario seduto al banco della Presidenza, mi chiedo come si possa pensare di condurre i lavori d'Assemblea...
PRESIDENTE. Questa è un'osservazione che non sta né in cielo né in terra! La seduta la conduco io...
ROBERTO GRUGNETTI. Lei mi deve rispondere e spiegarmi perché manca il Segretario.
PRESIDENTE. Il motivo è che il Segretario non serve al Presidente in questo momento, quindi non c'è.
PRESIDENTE. Certamente, altrimenti le tolgo la parola.
ROBERTO GRUGNETTI. Se non rientra il Segretario, chiederò la sospensione della seduta e la convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo perché affronti la questione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigerio. Ne ha facoltà.
ROBERTO GRUGNETTI. Lei non ha risposto, Presidente; questo è sicuramente un attacco violento. Vedo che protestare serve, perché sta entrando in aula il Segretario. È tutta la notte, Presidente, che ci sta insultando e voglio che ciò sia messo a verbale.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Frigerio.
CARLO FRIGERIO. Volevo lasciar terminare l'onorevole Grugnetti...
PRESIDENTE. Vuol parlare, onorevole Frigerio, oppure no?
Pag. 2636
PRESIDENTE. Onorevole Frigerio, si accerti, se può, di essere serio.
CARLO FRIGERIO. Io sono serio, anche perché lei è senza Segretario...
PRESIDENTE. L'onorevole Formenti non mi sta importunando, ma mi sta ponendo un problema
procedurale.
Prendo atto che il deputato Frigerio rinunzia ad intervenire.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Covre. Ne ha facoltà.
Pag. 2637
conoscenza della realtà della mia regione (non vorrei che i colleghi delle altre
"nazioni" del nord se la prendessero a male se parlo un po' della realtà del Veneto,
che è la mia regione e dove opero come piccolo imprenditore), credo di essere in grado di
descriverla. In pochi anni il Veneto, regione importante della Padania, è riuscita a
crearsi un modello di sviluppo industriale che viene invidiato dalle altre nazioni.
Ricordo le definizioni rese in proposito dal Presidente Clinton al vertice del G7 dei
ministri economici, che si è svolto qualche mese fa in Francia, dove si sostenne che il
nostro modello di sviluppo, basato soprattutto sulle medie e piccole industrie, in realtà
è riuscito ad arginare sufficientemente bene il problema della disoccupazione.
Pertanto il Veneto, dicevo, che fino a 20-25 anni fa era una regione che esportava
prevalentemente emigrazione, è riuscito a risolvere, in maniera sufficiente, questo ed
altri problemi; il Veneto dei cosiddetti distretti industriali, ma anche altre regioni del
nord, come l'Emilia che vanta esempi di industrializzazione molto simili al nostro.
La mia regione è pronta sicuramente alla sfida globale che si preannuncia imminente
(comunque sarà questione di qualche anno). Per essere pronti, per sostenere questa sfida
globale, che sarà senza esclusione di colpi, che sarà veramente dura, con regole
impietose per chi non rispetta le condizioni, per chi non ha forze sufficienti per
sostenerla, dovrebbero realizzarsi, però, certe condizioni che cercherò di elencare, sia
pur brevemente.
La prima condizione per poter accettare questa sfida e sopravvivere è la seguente:
bisognerebbe che lo Stato nazionale diventasse molto leggero, forte ma leggero, con poche
regole in grado di rispettare e di far rispettare, ma, ripeto, assolutamente leggero,
cioè deburocratizzato; uno Stato, cioè, che intralci sempre meno lo sviluppo industriale
economico del nord, delle nostre regioni della Padania. Bisognerebbe, in sostanza, che lo
Stato non rimanesse quello che in realtà è, cioè un peso da sopportare.
Ci vorrebbe uno Stato che non fosse prevalentemente "gabelliere", capace soltanto di
drenare quasi tutte le risorse che vengono prodotte. Ci vorrebbe uno Stato dove gli uomini
in divisa (mi riferisco alle Fiamme gialle, agli uomini della Guardia di finanza)
svolgessero un lavoro diverso da quello che svolgono attualmente com'è accaduto anche
nella mia azienda, ma non solo nella mia, potrei citarvi decine di altri casi in proposito
-, quando cioè intervengono con blitz che sembrano un po' quelli del film Platoon,
sulla guerra nel Vietnam. Gli uomini in divisa dovrebbero invece collaborare in maniera
intelligente ed efficace, come avviene negli altri paesi europei, dove le forze preposte
ai controlli fiscali organizzano una forma di controllo intelligente e non soltanto
repressivo.
Ci vorrebbe uno Stato che fosse uno strumento a servizio dei cittadini, e non viceversa,
come avviene attualmente, cioè uno Stato che si serve dei cittadini per finalità che
sono per lo meno discutibili.
Signor Presidente, purtroppo questo Stato non c'è, e allora dobbiamo inventarcelo noi per
salvare la nostra economia. Noi del nord, noi della Padania, come dice il nostro
segretario, dovremo quanto prima inventarci uno Stato che rispetti per lo meno parte delle
condizioni che brevemente ho elencato e che ci permetta nei prossimi anni innanzitutto di
rispettare i parametri di Maastricht, perché noi del nord non possiamo...
PRESIDENTE. Onorevole collega, il suo tempo è terminato.
GIUSEPPE COVRE. ... non possiamo rimanere fuori dall'Europa.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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dell'Assemblea. In relazione alle esigenze dei lavori di questa, il Presidente della
Camera può sempre revocare le convocazioni delle Commissioni".
A noi risulta che vi siano Commissioni convocate alle 8,30; chiedo pertanto lumi al
Presidente per sapere se tali convocazioni saranno mantenute oppure se la Presidenza non
ritenga opportuno, in considerazione dell'intenso e approfondito dibattito che si sta
svolgendo in Assemblea, sconvocare le Commissioni.
ROLANDO FONTAN. Prendiamo dunque atto che le Commissioni sono autorizzate. La ringrazio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Rosa. Ne ha facoltà.
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comunicare con le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui, se
le opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese,
la maggioranza sceglie appositamente il contrario, in una forma palesemente
ostruzionistica e per nulla costruttiva. Ma oggi non è dei numeri e delle statistiche che
ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è gravemente
responsabile e che questo decreto comporterà per il paese e per le categorie economiche
che lo compongono.
Non dimentichiamo che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti, che
sarebbero andati a beneficio della produzione e della ricchezza del lavoro, e specialmente
a beneficio della piccola e media impresa. Con questa manovra sono stati decurtati gli
aiuti previsti per aree depresse del nord, destinando cento miliardi in meno agli aiuti
per la produzione industriale. Per non parlare delle questioni relative ai sindacati,
rispetto ai quali è apparsa chiara ed inconfondibile agli occhi di tutti la palese
discriminazione attuata dall'Ulivo nei nostri confronti, diretta ad impedire alla lega
nord per l'indipendenza della Padania di imporre ai propri sindacati di predisporre e
rendere pubblici i bilanci. Sono proprio il Governo ed il gruppo che lo sostiene a non
voler imporre un normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari
è quantificabile in circa tremila miliardi l'anno.
In materia di occupazione nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato
al blocco delle assunzioni relative ai concorsi già banditi, che non dovrebbe aver luogo
prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta posizione a favore
della cosiddetta mobilità per il personale in esubero ai fini dello svolgimento dei
lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato le maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel
secondo comma dell'articolo 10 è previsto un gravoso aumento della sovrattassa da pagare
in caso di mancato versamento dell'IVA, risultante sia dalle dichiarazioni annuali che da
quelle periodiche. La sovrattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda
che non versa l'imposta per problemi di sopravvivenza, per necessità e per la
possibilità di eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherà il doppio.
Pertanto, signor Presidente, è per tutti questi motivi che annuncio il mio voto
contrario.
CARLO FRIGERIO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
ROBERTO GRUGNETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
ROBERTO GRUGNETTI. Insisto sull'impossibilità
di proseguire i lavori in mancanza...
Pag. 2640
ROBERTO GRUGNETTI. Voglio che venga messo a verbale che questa è una Repubblica democratica...
ROBERTO GRUGNETTI. Lei è un insulto alla democrazia!
GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, mi dica cosa devo fare.
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento.
PRESIDENTE. Prosegua pure il suo intervento, onorevole Dozzo.
Pag. 2641
il fatto di blindare, di chiudersi a riccio, senza tenere conto dei notevoli
emendamenti che il nostro gruppo ha presentato, ha dimostrato una volta di più che il
muro contro muro non giova a nessuno, e tanto meno al Governo Prodi.
Nel mio intervento di questa notte avevo rilevato come il nostro sistema (definiamolo tra
virgolette "ostruzionismo") avesse portato un po' di pace in ordine alla querelle
che era nata tra il ministro Dini e il ministro Bindi; avevo detto che in pratica il
nostro atteggiamento aveva rafforzato il Governo, ma ahimé dopo non più di cinque o sei
ore vedo e leggo dalla stampa che i siluri sono stati di nuovo lanciati, che i siluri
dentro la maggioranza sono stati portati sia da destra che da sinistra, che i dissensi tra
il ministro Dini e i popolari si sono acuiti. Boselli ha perfino dichiarato: "Se ci
fossimo visti, sarebbe finita a schiaffoni!". Poi De Mita ha affermato che, secondo la
sua verità, non esisterebbe un premier di questa maggioranza. Mi domando allora
con che faccia il Presidente del Consiglio si presenterà in quest'aula in occasione della
votazione finale del decreto-legge.
Signor Presidente, lei converrà con me che noi stiamo esercitando un nostro diritto, dato
da un regolamento della Camera che non abbiamo fatto noi, in quanto siamo presenti in
quest'aula da pochissime legislature. Quindi, quando il segretario del PDS, onorevole
D'Alema, si infuria e lancia proclami sul modo di condurre l'opposizione, vorrei
richiamarlo a ciò che egli, quando faceva parte della minoranza, avrebbe potuto fare,
ossia contribuire a cambiare le norme di questo regolamento. Molto probabilmente
all'allora minoranza attuale maggioranza queste regole andavano bene e lei, Presidente, sa
benissimo, visto che è presente in quest'aula da molti anni mi corregga se sbaglio e
faceva parte dell'allora maggioranza, quanti ostruzionismi ha visto effettuare da parte
dell'allora minoranza, dal PCI, dai radicali, maestri in quest'arte (definiamola così).
Mi sorprende anche il fatto che il collega Furio Colombo (ha già scritto due articoli sul
tema dell'ostruzionismo: molto probabilmente ha scoperto un filone nuovo per la sua
narrativa un po' consunta, ha trovato qualcosa per riscrivere sui giornali) si meravigli
ancora del nostro comportamento. Al collega Colombo, anch'egli componente di questa
maggioranza (visto che non ho la possibilità di rispondere tramite i giornali che
generalmente ignorano i nostri interventi: a meno che non inventiamo grossi scoop,
non finiamo sulle prime, seconde o terze pagine dei giornali), vorrei dire di farsi un
esame di coscienza.
PRESIDENTE. Dato che me l'ha chiesto, le dico che adesso lei ha un minuto e mezzo.
PRESIDENTE. No, mi rincresce...
GIANPAOLO DOZZO. L'ora del cronometro a sua disposizione è diversa...
PRESIDENTE. Senta, io devo fidarmi di questo. Lei adesso ha un minuto.
Pag. 2642
vigore per sostenere la loro economia, che peraltro ben supportano...
MARCO BOATO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
ROBERTO GRUGNETTI. Segretario assente, che dormiva fuori dell'aula! Lei mangia il pane a ufo!
MARCO BOATO. Sono stato pesantemente insultato dal deputato Grugnetti. Allora, vorrei ricordarle, anche se non ho bisogno di farlo...
MARCO BOATO. Vorrei solo ricordarle un comportamento analogo, avvenuto nell'VIII legislatura...
ROBERTO GRUGNETTI. Lei dormiva! Lei mangia il pane a tradimento. Da noi questo si chiama furto!
MARCO BOATO. ...nei confronti del quale l'Ufficio di Presidenza...
GIANPAOLO DOZZO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Dozzo, il suo non è un richiamo al regolamento.
GIANPAOLO DOZZO. Mi scusi, signor Presidente, sa che non è nel mio spirito essere polemico...
PRESIDENTE. Sì, ma questo non è un richiamo al
regolamento!
Pag. 2643
DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
DANIELE ROSCIA. Vista la tensione che c'è in aula...
PRESIDENTE. Non è un problema che attiene all'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Per cortesia, in questa sede lei parla per dichiarazione di voto su un provvedimento!
GUIDO DUSSIN. Sì, parlo per dichiarazione di voto...
PRESIDENTE. Quindi, per cortesia, si attenga all'argomento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 8,55)
GUIDO DUSSIN. Saluto il Presidente Violante.
PRESIDENTE. Grazie. Buongiorno.
Pag. 2644
suoi confronti o nei confronti del Presidente Violante. Credo che questo sia falso: il
che significa che qualche persona tende a speculare su situazioni già difficili.
Se si lavora male è proprio perché queste regole non sono attinenti ad una vita civile
di livello europeo (potremmo usare questa parola, ma tutto sommato il concetto di civiltà
rende a sufficienza l'idea). Certamente l'attuale regolamento è superato, così come è
superata la Costituzione e sono superate moltissime norme. Il problema non sta nel
cambiare un Presidente del Consiglio o una serie di ministri, magari provenienti dalla
sinistra (più esperta della vita parlamentare), o nell'abilità di alcuni esponenti
politici come i verdi (abili perché a suo tempo ricordo il caso del qui presente
onorevole Boato fecero diciotto ore di ostruzionismo: gli stenografi presenti in aula mi
dicono che quel giorno egli parlò diciotto ore).
Vanno modificate le regole. Bisogna modificarle, queste regole: tutte! Solo in questo modo
le manovrine potranno rappresentare strumenti idonei a conseguire risultati positivi,
soprattutto laddove operino quelle realtà produttive che tendenzialmente siamo portati a
difendere. Ho l'impressione che oggi il Governo voglia soltanto occupare spazi e non,
invece, modificare le regole del gioco: il Governo vuole occupare spazi, mettendo
presidenti a destra e a manca, davanti e di dietro, sopra e sotto, da tutte le parti!
L'obiettivo esclusivo è quello di occupare spazi che prima erano invece condivisi tra
sinistra e centro, tra quelli che allora erano la democrazia cristiana ed il PCI,
riproducendo quel consociativismo da tutti conosciuto che ha prodotto i mali del nostro
paese.
Quanto ai lavori pubblici, il Governo ha deciso il rifacimento dell'autostrada
Salerno-Reggio Calabria, come ha rivelato il ministro dei trasporti Burlando. Quest'opera
costerà 6 mila miliardi. Ma c'è di più: l'esecutivo avrebbe deciso che il finanziamento
di quest'opera debba essere prioritario rispetto al progetto della variante di valico.
Abbiamo incontrato in Veneto i ministri Burlando, Treu e Di Pietro, i quali hanno fatto
una serie di promesse, che pure sappiamo non potranno essere rispettate, in assenza di un
accordo preventivo. Abbiamo quindi partecipato a questo incontro nella sede della giunta
regionale, sia pure in assenza di un accordo con gli enti regionali, con le province ed i
comuni interessati.
Nonostante le promesse, constatiamo tutti come le priorità si indirizzino verso il sud,
in particolare per opere di grandissima entità per la realizzazione delle quali vi
saranno sicuramente appalti cui parteciperanno poche aziende.
Si parla del rifacimento della Salerno-Reggio Calabria e della realizzazione del ponte
sullo stretto di Messina. Burlando ha poi sottolineato l'interesse del Governo ad
investire in progetti organici nel meridione, tra i quali il completamento delle
autostrade Palermo-Messina e Catania-Siracusa, il raddoppio della tratta ferroviaria sul
Tirreno e la creazione di un porto turistico a Milazzo. Se quantifichiamo gli investimenti
promessi da Burlando e Di Pietro, sicuramente ne avremo per sette-otto anni...! Questo
girare per il paese e portare argomentazioni di propaganda credo sia un fatto prettamente
tipico dell'attuale maggioranza, che tiene molto in questa fase al consenso elettorale e
all'occupazione di spazi all'interno delle varie amministrazioni dello Stato. Certo non è
intenzione di questo Governo e di questa maggioranza cambiare le regole. Adesso ci
propongono l'istituzione della Commissione bicamerale dopo un accordo con il Polo, accordo
che molto probabilmente, come in tante altre occasioni, costerà qualcosa. Dagli organi di
informazione apprenderemo sicuramente quale sia stato l'oggetto dello scambio.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori rappresentanti del Governo, in
realtà vi è stato sempre un solo sottosegretario e credo che questo sia poco edificante.
Sarebbe stato giusto che, così come noi abbiamo sopportato, abbiamo fatto uno sforzo per
essere presenti in aula, anche il Governo assicurasse la sua presenza con tutti i suoi
rappresentanti; altrimenti, per quella dignità che deve essere riconosciuta alle persone,
la seduta
Pag. 2645
andava sospesa, aggiornandola alla mattinata odierna.
Entrando nel merito di questa manovra, essa è superata perché manca una sintesi che sia
di facile lettura per tutti; non viene riportata, inoltre, la situazione del patrimonio,
mentre permangono voci che ci tramandiamo da secoli, come le partite di giro e di transito
che con la ragioneria non hanno assolutamente niente a che fare.
Sì, questi sono discorsi ripetuti più volte in aula, ma ciò dimostra che nelle
rispettive Commissioni non si è arrivati a discutere con intelligenza tutti gli
emendamenti proposti, che avevano l'unico scopo di migliorare i provvedimenti.
Abbiamo lavorato in Commissione e in aula sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire
sulla forma, per fare in modo che in futuro il bilancio della Camera, magari attraverso
proposte per l'iniziativa volontaria, indichi come si debba modificare la struttura del
bilancio dello Stato e degli altri enti pubblici.
Nella discussione svolta su questo provvedimento è apparso chiaro al sottoscritto e a
molti colleghi di minoranza...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Dussin.
DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare.
DANIELE ROSCIA. Insisterei affinché lei sospenda la seduta, visto che l'abbiamo richiesto...
PRESIDENTE. Le ho già risposto.
DANIELE ROSCIA. Lei mi ha tolto la parola...
LUCIANO DUSSIN. La nostra rappresentanza è folta; vi ringraziamo perché fino a quando
i fondi vengono indirizzati in questo modo il nostro gruppo crescerà sempre più. Grazie!
Lasciamo perdere la parentesi del Giubileo, perché è conosciuta ai più.
Pag. 2646
In sostanza, si stanziano miliardi con vecchie logiche che non serviranno a creare
nuova occupazione ed i disoccupati stanno aspettando un lavoro, mentre le risorse, con
l'avallo dell'estrema sinistra, se ne vanno verso i soliti canali di spesa, giustificando
tutti i soldi che mangiano i vari burocrati che sono stati sostenuti dai governi prima di
questo e che questo, naturalmente, continuerà a sostenere.
Inoltre, c'è un altro dato che fa riflettere e che evidenzia una preoccupante minore
propensione al risparmio delle famiglie, che dal 1991 ad oggi è diminuito della bellezza
del 6 per cento. Le cause le conosciamo tutti: la pressione fiscale che aumenta perché
bisogna continuare a mantenere i boiardi di Stato e le spese di Stato; il mancato
adeguamento dei salari al costo della vita; l'aumento della disoccupazione. Il tutto con
conseguente riduzione dei consumi e rallentamento dell'inflazione.
Attenzione, però, l'inflazione diminuisce per questi problemi e non certo per meriti di
questo Governo. Ma questa è una sottolineatura in più, tanto ormai l'hanno capito tutti.
Proviamo allora a vedere se questa manovrina dà risposte a queste esigenze. Noi riteniamo
che non ci sia alcuna prospettiva di nuova occupazione: non diminuisce il prelievo
fiscale, non si mette il nord in condizioni di produrre in maniera competitiva per il
perdurare degli alti costi sociali legati ai problemi della viabilità, del costo del
lavoro, del prelievo fiscale. In sostanza, quindi, questa manovrina non serve
assolutamente a nulla, anzi, sono convinto della pericolosità di certe scelte che vanno a
tagliare risorse all'ANAS ed alle ferrovie. Così si andrà a penalizzare ulteriormente la
viabilità della Padania.
Si sente parlare della Salerno-Reggio Calabria, della Fiumicino-Roma, addirittura si
riparla del ponte sullo stretto di Messina, ma con questi tagli non si parlerà più della
pedemontana di collegamento tra la A27 e la A31, non si parlerà più di realizzare la
Trento-Venezia, anche se se ne parla da trent'anni, tra l'altro per la sua importanza
strategica, visto che già trenta anni fa avrebbe dovuto collegare il Brennero con le
autostrade del padovano e del veneziano. Ma trent'anni li abbiamo aspettati e
probabilmente ne aspetteremo altri trenta: chissà che la gente al nord continui a
svegliarsi e vi punisca sempre di più!
Non si parlerà più del passante di Mestre, anche se sappiamo tutti che è intasato oltre
l'inverosimile da ormai troppi anni. Ormai abbiamo preso atto della volontà del Governo
di non prolungare la tratta ferroviaria del treno veloce verso Trieste. C'è un sindaco
dell'Ulivo che non è molto contento di queste scelte, mi auguro che qualcun altro si
svegli. Questo treno veloce si fermerà a Venezia e per la Padania avremo un futuro chiuso
verso est; è già chiuso di per sé, perché collegamenti ferroviari non ce ne sono e gli
autotreni non riescono più ad attraversare l'Austria per la questione degli eco punti. Se
vi va bene soffocare anche quel poco di attività che continua a creare ricchezza in
Italia e che con i trasferimenti, voluti o imposti, continua a mantenere il resto
dell'Italia, paralizzatelo pure. Vorrà dire che, se fra un po' si fermerà la Padania,
per qualcun altro sarà molto peggio.
Sono comunque scelte vostre: voi avete il dovere di governare. Risulta, tra l'altro,
sempre più evidente che il Polo di Roma e l'Ulivo di Roma, anche con questa manovra,
continuano, anzi intensificano, la razzia ai danni del popolo della Padania, perché si
continua a sottrarre risorse alle infrastrutture. Visto che la Padania è stanca di essere
razziata, ogni ulteriore tentativo in questo indirizzo che il Governo metterà in atto, da
noi sarà interpretato come un tentativo di aumentare i danni al nostro popolo, quindi
cercheremo di fare qualcosa per evitare che si prosegua nel commettere questi errori
storici che compromettono e minano il futuro della nostra gente. Non è possibile
migliorare un lavoro avviato in modo sbagliato, in quanto ignora completamente gli
indirizzi di riordino e contenimento indispensabili per frenare la spesa pubblica e
contemporaneamente non fornisce gli strumenti necessari al rilancio delle attività
produttive. Intendo dire che mancano previsioni di intervento a sostegno degli
investimenti,
Pag. 2647
dell'occupazione, della stabilità della moneta e mancano, soprattutto, indicazioni certe relativamente alle richieste di nuove opere infrastrutturali, specialmente in Padania, dove si è costretti a lavorare in condizioni estremamente penalizzanti. Si continua a costringere un popolo, il nostro, quello padano, a lavorare per mantenere tutte le altre regioni d'Italia e lo si costringe a lavorare in condizioni ormai paragonabili a quelle della Corea di qualche anno fa. Infatti, i nostri lavoratori, per recuperare il tempo che perdono nei trasferimenti a causa della carente viabilità, sono costretti a fermarsi di più sul luogo di lavoro. Ma ciò non basta, perché considerato l'alto costo del lavoro, dovuto anche al malgoverno (i soliti trasferimenti verso i soliti canali di spesa), bisogna recuperare anche il potere d'acquisto dei salari.
PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare.
PIERLUIGI COPERCINI. Per un richiamo al regolamento.
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dunque, la norma non ha portato gettito ma lo ha anzi ridotto notevolmente: siamo
dunque estremamente contrari alla norma in questione e ne abbiamo discusso parecchio
insieme con il presidente del consiglio del governo sole, Giancarlo Pagliarini, che ha
presentato una denuncia all'autorità antitrust perché con tale manovra si effettua uno
spiazzamento a favore dei titoli di Stato. Questa almeno era la seconda intenzione del
Governo; la prima era aumentare il gettito, obiettivo che è stato completamente
vanificato, come risulta dai dati dell'ABI che ho citato.
La seconda intenzione, come dicevo, avrebbe potuto essere quella di far rivolgere il
risparmio non più verso i certificati di deposito ma verso i titoli di Stato: ebbene,
questa seconda intenzione risulta del tutto vanificata dal fatto che vi sono obbligazioni
che continuano ad avere una tassazione del 12,5 per cento, che le banche offrono proprio
in alternativa ai certificati di deposito. Posso affermare che, come risulta dai primi
dati relativi agli ulteriori rinnovi dei certificati di deposito, l'abbassamento delle
sottoscrizioni, attualmente pari al 75 per cento, è in via d'aumento. I certificati di
deposito verranno quindi praticamente cancellati dal sistema del risparmio.
A parte tali norme, in virtù delle quali verranno annullati i benefici del ribasso del
tasso ufficiale di sconto e sarà eliminata la possibilità di sottoscrivere certificati
di deposito, sono previste altre operazioni di natura fiscale. Alcune disposizioni,
infatti, sono finalizzate alla riduzione della deducibilità di una serie di costi per le
aziende: anche tali norme, in poche parole, innalzeranno il prelievo fiscale. Vi è,
inoltre, una riduzione da 10 a 5 anni per la tassazione dei contributi in conto capitale:
in pratica, lo Stato chiederà di effettuare la tassazione con una proroga non più di 10
ma di 5 anni. In tal modo, avremo un ulteriore aggravio della pressione fiscale, anche se
si era tanto affermata l'esigenza di non elevarla.
Vi sarà poi il blocco, oltre i 100 milioni, della deduzione forfettaria del 5 per cento
dei compensi per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. È un'operazione
che fra l'altro ha portato sul piede di guerra scrittori e giornalisti che, per i loro
rapporti di collaborazione, potevano contare su una deduzione forfettaria del 5 per cento;
la norma prevista nel provvedimento, però, la elimina.
Si condanna dunque la cultura a fare tutto ciò.
Ebbene, si tratta di un'altra disposizione che di fatto innalza ancora una volta il
prelievo fiscale. Di fatto, quest'ultimo può essere aumentato elevando le aliquote, ma
ciò apparirebbe assai negativo per il Governo. Si può elevare la pressione fiscale anche
aumentando artificiosamente la base imponibile ed è questo che il Governo sta facendo.
Bisogna inoltre ricordare che le nuove disposizioni, oltre a rendere indetraibile l'IVA
sull'acquisto, introducono l'esenzione in caso di cessione da parte di imprese non
costruttrici, quindi con un ulteriore aggravio fiscale. Tale innovazione si applica già
dal 20 giugno, ma il decreto-legge è stato reso noto il 21 giugno; pertanto chi ha
effettuato cessioni nella giornata di giovedì 20 giugno, dovrà provvedere a
regolarizzare la propria posizione sia ai fini IVA sia per l'imposta di registro. In
questo caso, cadiamo addirittura nel ridicolo, perché si introducono norme con effetto
retroattivo per quanto riguarda l'imposizione fiscale. Colleghi, mi insegnate che la prima
operazione da effettuare è quella di essere a conoscenza del sistema fiscale che regola
la materia, ma in realtà questo non è dato sapere.
Avremo inoltre un aumento delle imposte fisse che gravano in particolare sulla cessione
dell'abitazione, a partire dagli immobili che hanno per l'acquirente la caratteristica di
prima casa. Ma questo non avrebbe dovuto essere un Governo che avvantaggiava questo tipo
di operazioni, cioè l'acquisto della prima casa? Invece, si va ad aumentare l'imposizione
fiscale sulla prima casa.
Gli interventi in materia di donazione assestano invece un colpo non indifferente alle
operazioni che riguardano i titoli di
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Stato, che vengono assoggettati a tassazione ordinaria: un ulteriore incremento
dell'imposizione fiscale. Ma scusate: questo non doveva essere quel Governo che aveva
dichiarato che non vi sarebbe stato aumento della pressione fiscale (lo ripeto un'altra
volta)? Questa era stata la dichiarazione programmatica, ma già dalla prima manovra anzi,
come abbiamo detto parecchie volte, dalla "manovrina" ci troviamo in aperta
contraddizione con le indicazioni programmatiche (a parte il fatto che il Governo aveva
anche promesso che vi sarebbe stata la possibilità di mettere a regime 18 mila 500
miliardi, frutto di prelievi una tantum).
Per quale motivo tutte queste operazioni per il Giubileo, per il Banco di Napoli? A
quest'ultimo lo Stato presterà dei soldi per riaverli successivamente; peccato che
attuerà questo sistema tramite una normativa che si chiama "decreto Sindona". Lo Stato
cioè presterà dei soldi ad un tasso di interesse intorno all'1 per cento, per consentire
al Banco di Napoli di lucrare, reinvestendo questi soldi ad un tasso del 10-15 per cento;
in pratica verrà fatto un prestito al valore nominale che verrà restituito sempre al
valore nominale. Il Banco di Napoli lucrerà su tale operazione e lo Stato italiano
pagherà, perché questi soldi lo Stato non li ha di tasca propria, ma dovrà prenderli a
prestito dai cittadini, pagando quindi gli interessi corrisposti da BOT, CCT e altro.
Ebbene, non siamo assolutamente d'accordo ad elevare le aliquote fiscali per questo tipo
di operazioni, oppure per altre che il Governo ha in mente di realizzare, come quella di
prevedere un condono per il falso in bilancio, magari per finanziare la famosa variante di
valico. A me sembra proprio che ciò rasenti la pazzia. Con questo tipo di provvedimenti
si vuole effettivamente mettere una pietra sopra Tangentopoli; forse il falso in bilancio
sarà un reato inutile, come lo sono il furto, la corruzione e la concussione...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole collega.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare.
ROLANDO FONTAN. Per un richiamo al regolamento.
ROLANDO FONTAN. L'articolo 30, comma 5 del nostro regolamento recita...
PRESIDENTE. Mi scusi, non ho capito quale articolo.
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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fongaro. Ne ha facoltà.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 9,35)
CARLO FONGARO. La questione settentrionale è costituita da vari aspetti, come per
esempio quello delle forti tasse a cui sono sottoposte le imprese. Tali tasse si
manifestano in valori assoluti poiché siamo al livello del 65 per cento di imposizione
fiscale, al quale vanno aggiunti i condoni che i lavoratori pagano regolarmente,
disciplinatamente ed altrettanto mal volentieri; infatti i controlli della Guardia di
finanza, effettuati in un certo modo, sicuramente spingono a pagare anche ciò che
umanamente sarebbe giusto che le imprese tenessero per loro.
Vi è poi un'altra forma di imposizione fiscale occulta, cioè quella degli adempimenti
burocratici, determinati da un fisco non chiaro ed a volte contraddittorio, un fisco che
è volutamente tenuto confuso e contraddittorio per mettere nelle mani della Guardia di
finanza il contribuente; quest'ultimo, non sapendo quali siano i propri diritti, ancora
una volta si trova indifeso e suddito, e quindi ne approfitta, se così si può dire,
riparandosi da condoni che sono ingiusti sia nella loro intenzione sia anche nei loro
effetti.
Un altro aspetto della questione settentrionale sono i bassissimi trasferimenti statali a
favore di particolari regioni: non faccio una questione di nord e sud, perché
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gli amici delle regioni a statuto autonomo godono di trasferimenti statali privilegiati
tanto quanto gli abitanti delle regioni a statuto speciale del sud; pertanto anche gli
amici del Trentino possono sicuramente impedirci di passare utilizzando una rete viaria,
che per il Veneto è fondamentale, e lo possono fare perché anche loro godono di
un'economia assistita. Pertanto è giusta ed immediata la richiesta di far sì che i
trasferimenti statali vengano distribuiti in maniera equa fra tutte le regioni italiane.
Per quanto riguarda la mancanza di investimenti da parte dello Stato nelle infrastrutture
viarie, l'anno scorso, su 60 mila miliardi da impiegare per tale finalità, era previsto
che al Veneto ne dovessero arrivare 470. Mi sembra che adesso si vogliano apportare
ulteriori tagli a questi trasferimenti. Ebbene, la situazione viaria del Veneto e di tutto
il nord è drammatica: sulle strade statali, che ormai sono strade urbane, si viaggia ad
una media di quindici chilometri orari e questo è un onere che va a sommarsi agli altri
costi delle imprese, le quali, dovendo pur restare competitive sul mercato europeo e su
quello mondiale, tuttavia non beneficiano di assistenza nemmeno dal punto di vista della
costruzione delle strade, che contribuiscono a far produrre ancora più ricchezza. Visto
che le cose stanno andando come stanno andando, la ricchezza poi verrà automaticamente
trasferita in altre regioni. Pertanto, è nell'interesse dello Stato farci lavorare di
più. È incredibile: chiediamo di lavorare di più!
La colonizzazione del nord si manifesta, tra le altre forme, negli uffici pubblici.
All'ufficio imposte di registro, al catasto, per non parlare dei notai, l'accesso della
forza lavoro del nord è interdetto. Non vi sono leggi che impediscono ad una persona nata
al nord di lavorare al catasto ma, chissà come mai, forse perché alcune procedure lo
consentono...
PRESIDENTE. Onorevole Fongaro, la prego di concludere.
PRESIDENTE. La prego di concludere, altrimenti sono costretto a toglierle la parola.
PRESIDENTE. Se lei fa finta di nulla, sono costretto a toglierle la parola.
CARLO FONGARO. Forse un sistema sarebbe quello di adeguarci anche noi a questo tipo...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan.Ne ha facoltà.
PAOLO BAMPO. Signor Presidente, neppure lei può far finta di non sentire.
Pag. 2652
Vorrei citare solo alcuni dei principi contenuti in questa manovra finanziaria che
purtroppo non possiamo accettare. Il Governo Prodi, allorquando si insediò, dichiarò
fermamente che non avrebbe aumentato le tasse né la pressione fiscale. Quanto meno, un
grande risultato sarebbe stato quello di mantenere inalterata la pressione fiscale, ma
così non è stato perché la manovra comporta entrate per circa 5.500 miliardi e di
conseguenza un aumento, da una parte diretto e dall'altra indiretto, della pressione
fiscale. Tutto ciò non solo va contro gli interessi del nord, ma contrasta anche con
quanto dichiarato dal Presidente Prodi in quest'aula.
Si cerca poi di raccontare ai cittadini italiani che sono stati fatti tagli alle spese.
Sì, è vero che ci sono 11 mila miliardi di tagli alle spese, ma nessuno dice che di
questi, quasi 9.500-9.800 sono tagli agli investimenti dello Stato. Di conseguenza, avremo
ovviamente una ricaduta molto pesante su tutto il futuro andamento economico e non vi è
dubbio che in autunno, alla ripresa dei lavori parlamentari, la situazione economica,
definita in questi giorni come difficile, sarà estremamente grave.
Ricordo che avevamo presentato qualche emendamento, al fine di evitare questi tagli agli
investimenti, come per esempio quelli relativi ai fondi dell'ANAS; questo vuol dire (il
cittadino deve cercare di capirlo, ma non riesce a farlo perché nessuno glielo spiega)
che per i prossimi tre o quattro anni, nella migliore delle ipotesi, gli appalti dell'ANAS
sui diversi territori saranno ovviamente ridotti di molto. Probabilmente in ogni provincia
o in ogni regione gli appalti cui l'ANAS procederà nei prossimi tre o quattro anni si
conteranno sulle dita di una mano, con tutte le conseguenze e le ricadute che tale
situazione avrà sull'economia.
Vi è poi, per esempio, il problema del taglio alle ferrovie: mentre si parla di
miglioramento e di efficienza dei trasporti, nello stesso tempo si tagliano gli
investimenti nel settore.
Ricordo inoltre che un importante ordine del giorno che avevamo presentato era volto ad
impegnare il Governo a cercare di ridurre i limiti previsti per l'emissione delle
obbligazioni bancarie. Questa manovrina, che ha comportato l'aumento dal 12 al 27 per
cento del prelievo fiscale sui certificati di deposito, ha determinato di fatto, per i
cittadini, quasi l'obbligo di impiegare il proprio risparmio nelle obbligazioni anziché
nei certificati di deposito. Vi è però una norma la quale prevede che solo alcuni tipi
di banche possano emettere obbligazioni: ciò significa che le piccole banche, le casse
rurali, che tengono in piedi il tessuto economico di molte aree del nord, soprattutto
quelle di periferia, di montagna o di campagna, incontreranno enormi difficoltà nel
ricevere il denaro per poi impiegarlo in attività. Conseguentemente, vi sarà un grande
contraccolpo sull'attività creditizia locale e quindi anche sull'economia locale. Si
tratta di un fatto molto grave, che nessun giornale della stampa di regime si è permesso
neanche si sfiorare, mentre sulla stampa si leggono tante stupidaggini, come per esempio
il fatto che questa notte i deputati della lega nord avrebbero tirato i sassolini contro
il banco della Presidenza. Mi pare che questo non sia assolutamente vero, dal momento che
non ho visto sassolini girare nell'emiciclo.
Vorrei inoltre evidenziare che nella discussione svoltasi alla Camera su questo
provvedimento è parso chiaro sia al sottoscritto sia a molti colleghi di minoranza che
già a suo tempo la maggioranza aveva preso la decisione di non accettare il confronto su
alcuno degli emendamenti presentati, dal momento che al Senato si era definita una linea
di comportamento piuttosto chiara, diretta ad appoggiare una manovra il cui parto è molto
difficile: infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una
manovra mal fatta. Con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli
operatori finanziari.
Ma di fatto, gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi ipotizzati, a tutti noti,
in termini di saldo di bilancio, anche perché abbiamo letto sui giornali, compresi
Pag. 2653
quelli più autorevoli, quali obiettivi si prefigga questa manovra.
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi
emendamenti presentati soprattutto dalla lega nord per l'indipendenza della Padania. La
presentazione di tali emendamenti è stata considerata ostruzionismo. Ma se per un
rappresentante di un popolo o comunque di una comunità, l'unico modo per cercare dico
"cercare" di difendere i propri interessi è quello di presentare degli emendamenti,
magari anche tanti, perché dall'altra parte nessuno ascolta, non ritengo che sia una
difesa o un ostruzionismo; credo, invece, che questa sia una difesa sacrosanta, un obbligo
che un parlamentare deve avere nei confronti della sua gente e del suo elettorato.
Eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati, ci saremmo aspettati un confronto. Mi
riferisco, per esempio, alla certificazione per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti
invalidi che, purtroppo, in Italia, soprattutto al sud, li ricevono da anni. Si è
calcolato, infatti, che in Italia si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi, e
da controlli a campione si è visto che almeno in un caso su quattro il diritto a tali
assegni di indennità è fasullo. La notizia sui giornali, di un paio di giorni fa, è che
a Napoli su 60 mila invalidi ben 50 mila hanno fatto perdere le loro tracce. È una
notizia che la dice lunga sulla possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa
manovra.
Ma volevo soffermarmi su un'altra questione, quella dell'IVA al 19 per cento al nord,
rispetto all'IVA del 10 per cento al sud (l'emendamento è esattamente contrario a questo
principio). Tutti parlano di unità d'Italia, per cui vorrei evidenziare o fare un po' di
analisi...
PRESIDENTE. Onorevole Fontan, la prego di concludere.
ROLANDO FONTAN. ...ma che i popoli sia del nord sia del sud non volevano.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fontan.
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Non aspetti molto.
PAOLO BAMPO. Sì, un intervento del collega Castellaneta.
PRESIDENTE. Onorevole Bampo, concluda. Lei sa il rispetto e l'amicizia che ho per lei, però...
Pag. 2654
l'uso in aula. La tutela della salute di chi è costretto a rimanere in quest'aula per svariate ore (e noi siamo qui dentro da ieri mattina!) rischia di comportare problemi che, in base a quanto è stato detto io non sono né medico né ricercatore riguardano certe potenzialità, soprattutto anzi, esclusivamente maschili.
Pag. 2655
nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su quel risparmio, evitando così il ricorso
ogni tre mesi a manovre e manovrine correttive, i cui risultati sono solo sulla carta. La
clamorosa ed intransigente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la
bellezza di 92 emendamenti presentati nella V Commissione bilancio della Camera, ha
dimostrato definitivamente agli occhi di tutti la precisa intenzione di non comunicare con
le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui, se le opposizioni
chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese, la maggioranza
sceglie appositamente il contrario in una forma palesemente ostruzionistica e per nulla
costruttiva.
Ma non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi
conseguenze di cui questo Governo è responsabile e degli effetti che il decreto-legge
n.323 provocherà nel paese e nelle categorie economiche che lo compongono. Non
dimentichiamoci che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che
sarebbero andati completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro, ha
decurtato gli aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in
meno agli aiuti per la produzione industriale.
Per non parlare della questione relativa ai sindacati, rispetto ai quali è apparsa chiara
ed inconfondibile agli occhi di tutti la palese discriminazione attuata proprio dall'Ulivo
nei nostri confronti, diretta ad imporre alla lega nord per l'indipendenza della Padania
determinati sindacati e ad impedire che essi debbano predisporre e rendere pubblici
bilanci attendibili. Sono proprio il Governo ed il gruppo che lo sostiene a non volere
imporre un normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari è
quantificabile in circa 3 mila miliardi all'anno.
In materia di occupazione nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato
al blocco delle assunzioni relativamente ai concorsi già banditi, che non dovrebbero
avere luogo prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta
posizione a favore della cosiddetta mobilità del personale in esubero per lo svolgimento
di lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel comma
2 dell'articolo 10 è previsto un gravoso aumento della sovrattassa da pagare in caso di
mancato versamento dell'IVA, risultante sia dalle dichiarazioni annuali sia da quelle
periodiche. La sovrattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda che non
versa il tributo per problemi di sopravvivenza, per necessità o per la possibilità di
eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherebbe più del doppio.
È per tutti questi e per altri motivi che la nostra azione ed il nostro voto non sono
favorevoli all'approvazione del provvedimento.
Vorrei richiamare al Presidente alcuni titoli dei giornali di oggi. Dopo varie battaglie
in seno al Governo, leggiamo che il ministro dei trasporti onorevole Burlando sospende
provvisoriamente (ma non si sa fino a quando durerà questo "provvisoriamente") i lavori
per la variante di valico a favore della fantomatica autostrada Salerno-Reggio Calabria,
che alle casse dello Stato non ha mai prodotto alcunché. Con questa manovra andiamo a
giocare al risparmio, ma poi vediamo che per la Salerno-Reggio Calabria si parla di
investimenti pari a 6 mila miliardi, per una forza lavoro di 20 mila addetti. Se la
matematica ci viene in soccorso, circa 5 mila miliardi dovrebbero riguardare solo il costo
della manodopera, valutando le opere fattibili nel giro di cinque anni. Pertanto,
sicuramente questa operazione finanziaria non avrà il conforto della copertura perché
quest'ultima verrà quasi totalmente assorbita dalle spese per la manodopera.
Ma non solo questo: abbiamo anche il progetto sul ponte di Messina, il raddoppio delle
ferrovie in Sicilia, l'adeguamento dell'aeroporto di Catania, il collegamento autostradale
tra Messina e Palermo e soprattutto quello che ci meraviglia la viabilità della città di
Messina.
Pag. 2656
La manovra di 16 mila miliardi sarà sicuramente finalizzata a favorire questo tipo di operazioni, soprattutto a dirottare al sud una massa di capitali, che sicuramente per la stragrande maggioranza verranno rastrellati nella regione della Padania, lasciando ancora una volta quest'ultima, che pure è ricca di strutture produttive, priva delle infrastrutture necessarie per l'armonico sviluppo di una attività industriale ormai consolidata.
PRESIDENTE. La prego cortesemente di concludere.
DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare.
DANIELE MOLGORA. Per un richiamo al regolamento.
PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
PIERLUIGI COPERCINI. Per un richiamo al regolamento, signor Presidente.
Il comma 5 dell'articolo 30 prevede che il Presidente possa autorizzare la convocazione
delle Commissioni anche durante i lavori dell'Assemblea. Sarebbe tuttavia opportuno che
egli le sconvocasse in modo tale che l'importanza della discussione fosse resa nota a
tutti i componenti dell'Assemblea, i quali altrimenti volendo seguire questi lavori non
potrebbero partecipare a discussioni di grande importanza, come quella del Comitato dei
nove sulla nomina di alti vertici militari.
Inviterei quindi il Presidente, a norma del comma 5 dell'articolo 30 del regolamento, a
sconvocare le Commissioni che stanno lavorando.
Pag. 2657
e resi non proponibili dall'azione del Governo che ha ritenuto di ricorrere al voto di
fiducia, hanno un profondo significato e sono quindi sostenuti dal nostro gruppo.
Signor Presidente, la manovra di bilancio appena presentata è sicuramente superata in
quanto manca di una lettura sintetica che metta in condizione tutti noi di comprenderla in
modo efficace. È inesistente la situazione patrimoniale, che comprende ancora alcune voci
che vengono tramandate da anni e anni si può dire dall'età della pietra come, per
esempio, i conti di transito e le partite di giro che non hanno nulla a che spartire con
il bilancio. Oggi i miei colleghi, soprattutto quelli della Commissione bilancio, stanno
lavorando sulla forma del bilancio, dopo aver lavorato assiduamente in Commissione e in
aula per far sì che questo documento nell'immediato futuro, attraverso giustificativi o
allegati, possa diventare più chiaro e comprensibile, per indicare come variare la
struttura del bilancio dello Stato e degli enti pubblici, dei comuni, delle associazioni.
Mi preme soprattutto cambiare i bilanci dei comuni, essendo io sindaco, comuni che sono
imbavagliati e incatenati da centinaia di leggi, di decreti, di regolamenti che ostacolano
una snella ed efficace gestione amministrativa.
Dobbiamo far sì che questa situazione si possa modificare attraverso un sistema
finanziario diverso, che è già in atto in alcune regioni d'Italia, per esempio nel Sud
Tirolo, in Trentino, in Valle d'Aosta; regioni a statuto speciale che erogano allo Stato
centralista e mafioso di Roma solo il 10 per cento delle tasse che pagano, mentre in
statistiche del Ministero degli interni viene evidenziato che ogni cittadino delle
province e dei comuni del nord, dal più piccolo dei bambini al più anziano degli adulti,
paga allo Stato di Roma dieci milioni di tasse all'anno.
Faccio quindi un riferimento al mio comune, un comune di 8 mila abitanti che paga circa 80
miliardi di tasse l'anno a questo Stato centrale di Roma, il quale ne restituisce solo il
3-4 per cento (circa 3 miliardi e mezzo) per finanziare il nostro bilancio, le esigenze,
le aspettative e i bisogni della nostra gente. È facile per noi richiamare le regioni che
pagano il 10 per cento di tasse, mentre sulle nostre regioni esse gravano per il 90-95 per
cento. Si tratta di tasse pagate allo Stato centrale di Roma, il quale le trasferisce per
fini clientelari alle regioni del sud. Desidero puntualizzare che noi ce l'abbiamo non con
la gente del sud, ma con questo sistema meridionalista che eroga fondi a poca gente del
sud, con i politici corrotti e con la mafia che fanno tornare allo Stato centrale di Roma
solo voti, che servono poi per prendere soldi dal nord e trasferirli al sud.
Chiediamo un vero cambiamento, vogliamo un autogoverno del nord che superi questo Stato
centralista e mafioso attraverso un moderno Stato autonomo federale, che sappia garantire
l'esistenza di tutti i popoli che lo compongono indipendentemente dalla loro consistenza
numerica. Vogliamo aiutare la nostra gente per l'occupazione, l'erogazione di contributi,
le abitazioni. Se effettuiamo una verifica, possiamo facilmente constatare che nella
graduatoria per l'assegnazione di case popolari ai primi posti si trovano non certo gli
abitanti della Padania, ma solo ed esclusivamente extracomunitari o abitanti del sud
Italia. Vogliamo cambiare questo sistema e restituire alla nostra gente la gestione delle
scuole, che sono state snaturalizzate in questi ultimi decenni; dobbiamo mettere le nostre
imprese, le piccole e medie imprese, che sono l'asse portante dell'economia italiana,
nelle condizioni di poter accedere a contributi agevolati; dobbiamo far sì che la nostra
Italia padana possa entrare tranquillamente in Europa, indipendentemente dallo Stato
italiano del sud. Non dobbiamo spaventarci di fronte alla parola "secessione" che per
noi vuol dire non rompere, distruggere e spaccare, ma costruire qualcosa di nuovo, uno
Stato moderno, uno Stato della Padania che sappia entrare in Europa avendo tutti i
requisiti che questa richiede. Viva la Padania, viva la lega (Applausi dei deputati del
gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Pag. 2658
FIORENZO DALLA ROSA. Chiedo di parlare.
FIORENZO DALLA ROSA. Sull'ordine dei lavori.
GENNARO MALGIERI. Grazie a voi!
ADRIANO VIGNALI. Questo lo diceva il duce!
ADRIANO VIGNALI. Allora, non era a Roma la corte!
Pag. 2659
comune matrice andreottiana che è più forte e che li tiene assieme. Il ministro Visco
è stato in aula questa mattina ma se ne è andato subito, il che mi spiace perché avrei
avuto qualcosa da chiedergli. Non vogliamo dimenticare, poi, che questo Governo, nei suoi
pochi mesi di vita, ha millantato determinate iniziative, per esempio il pagare le tasse
con le carte di credito o con il bancomat, come se fossero delle rivoluzioni. Che bella
roba! La rivoluzione, credo, sarebbe non pagarle, o pagarle meno! Questo è l'importante (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
In tutti gli interventi di questo Governo, mai una volta si è osato mettere in
discussione il potere delle organizzazioni sindacali: del resto sono i vostri protettori,
i vostri angeli custodi.
Comunque, noi vogliamo sottoporre alla vostra attenzione problemi pratici. Provengo da una
provincia, Bergamo (sono anche consigliere provinciale), che ha un'estrema necessità di
interventi. Servono un interporto e una viabilità decente e ritengo una vergogna che
l'ANAS, per tutto il 1996, abbia destinato alla Lombardia solo 250 miliardi: solo 250
miliardi per tutto il 1996! Serve un intervento sulla sanità che garantisca per lo meno
la sopravvivenza. Servono le infrastrutture, perché purtroppo è in atto un fenomeno di
deindustralizzazione. Se n'è andata la Kraft, una multinazionale statunitense controllata
da un gruppo svizzero, che ha preferito trasferirsi in Spagna, perché là c'erano da
utilizzare i fondi strutturali della CEE. Ed oggi se ne sta andando la Bianchi Spa, la
famosa fabbrica di biciclette del gruppo Piaggio, che preferisce trasferirsi in Turchia,
perché la manodopera costa meno.
I miei elettori di Bergamo mi hanno dato indicazioni precise: non approvare manovrine, che
nella realtà sono batoste; intervenire contro gli sprechi, contro le cattedrali nel
deserto (come la nuova Salerno-Reggio Calabria, pagata ancora una volta dallo Stato, ma
che fino ad oggi non ha fruttato nulla come introito per i pedaggi pagati); intervenire
per far arrivare fondi per le infrastrutture nelle zone dove servono, dove la loro
mancanza penalizza le imprese, l'intrapresa, l'occupazione.
La provincia di Bergamo, presieduta dal dottor Giovanni Cappelluzzo, a questo punto ha
deciso di agire direttamente ed ha messo in atto una serie di iniziative che puntano ad
ottenere l'istituzione della provincia autonoma. Perché? Perché ritiene necessario
mantenere là dove sono i prodotti, i frutti del lavoro.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 10,27)
Pag. 2660
Ci si chiede: "Che senso ha, infatti, sostenere che soltanto chi paga le tasse fino
all'ultima lira avrebbe il diritto di protestare di fronte ad un erario rapace e ad uno
Stato sciupone, clientelare e del tutto inefficiente? È necessario chiarire che o il
rapporto tra lo Stato e i cittadini è di tipo volontario, contrattuale, liberamente
scelto (e allora quanto dice Fossa è corretto nel momento in cui tira le orecchie agli
evasori); oppure siamo di fronte, in sostanza, al dominio di un piccolo gruppo di persone
che, in virtù della legge e del weberiano monopolio della violenza, è in condizione di
sottrarre risorse ai cittadini. Questa seconda, evidentemente, è la situazione in cui
realmente ci troviamo. Non c'è bisogno di avere letto Mosca o Wright-Mills, Pareto o
Lynd, Nock o Rothbard per capire che ogni sistema politico è controllato da un ristretto
numero di persone che ha monopolizzato i centri di potere e che trae immensi benefici
dalla tassazione delle imprese. In ogni paese, ed in maniera differenziata in base
all'entità del prelievo fiscale, le imposte arricchiscono il ceto dirigente ed
impoveriscono i gruppi più produttivi".
Ebbene, quanto ho appena letto lo si può trovare questa mattina sui giornali, che a
caratteri cubitali riportano che la manovrina `fa cilecca" cito dei titoli che la
finanziaria diventa un incubo e che con l'economia in crisi risulta problematico per il
Governo reperire i previsti 32 mila miliardi, e non si tratta certo di briciole. Vi
assicuro che, provenendo da un comune in cui ancora si mette in discussione una spesa di
100 mila lire, trovarmi di fronte a cifre del genere a volte mi fa davvero paura, perché
si mette perfino in dubbio se sia legittimo giocare con questi fondi che sono non nostri
ma di tutti i cittadini e che quindi debbono essere trattati con il massimo rispetto in
fase sia di destinazione sia di spesa.
Credo che, dopo le ferie, il Governo Prodi dovrà stringere i tempi per la messa a punto
della difficile finanziaria per il 1997. Sarà una manovra da 16 mila miliardi...
PRESIDENTE. Onorevole Stucchi, il suo tempo è scaduto.
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Per un richiamo al regolamento o sull'ordine dei lavori?
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Non c'è alcuna sanzione per quanto lei dice.
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l'ora di usare il regolamento come se fosse il libretto della sua macchina!
ENRICO CAVALIERE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prenderemo delle informazioni.
PRESIDENTE. Il Presidente della Camera sarà informato.
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Non c'entra con l'ordine dei lavori, né configura alcun richiamo al regolamento.
PAOLO BAMPO. Io spero che venga...
STEFANO STEFANI. Non ci interessa quello che avrebbe fatto lei!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martinelli. Ne ha facoltà.
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per coprire le spese e la quota del disavanzo del bilancio, ma ora così non è: esso
deve continuamente intervenire per coprire i "buchi", utilizzando manovre correttive.
Già oggi, mentre stiamo parlando, il Governo deve cercare di reperire tredicimila
miliardi per rispettare l'obiettivo prefissato e per fare fronte agli sprechi di una
cattiva gestione senza peraltro individuarne le cause, e lo fa intervenendo con tagli sui
trasferimenti, causando con ciò ulteriori disagi ai cittadini; infatti anche gli
amministratori locali non sono in grado di fare economie sulla gestione e tagliano servizi
indispensabili ai cittadini.
Certo, non si possono aumentare le tasse, come hanno fatto i Governi precedenti, poiché
la pressione non è più sopportabile, ma si può invertire questa tendenza riducendo gli
oneri che gravano sul lavoro, dando in tal modo alle aziende la possibilità di abbattere
il costo del prodotto e di guadagnare maggiore competitività nell'acquisire nuovi mercati
e creare nuovi posti di lavoro. Abbattendo i costi alla produzione si contengono i costi
al consumo e si aumenta il potere di acquisto, interrompendo la spirale "più salario,
più costi per le aziende, uguale aumento dei prezzi al consumo più inflazione". È
necessario attuare subito la detassazione degli utili reinvestiti, abolire da subito la
tassa sul patrimonio, unificare i versamenti in un unico modello, con possibilità di
compensare i crediti nello stesso mese; è necessario inoltre stabilire una quota fissa
sulle tasse, in modo che le paghino tutti, e combattere l'evasione. È altresì opportuno
utilizzare i falsi invalidi, occupandoli in lavori socialmente utili e da subito
collocarne 5.200 nelle poste, 20 mila nella costruzione del tratto autostradale
Salerno-Reggio Calabria, 10 mila per coprire i posti vacanti nei ministeri e 50 mila nel
progetto GEPI.
Siamo già ad 85 mila e 200 posti, per un costo di oltre 100 miliardi al mese, che sembra
niente ma è pur sempre qualcosa visto che questi falsi pensionati già ricevono gratis
dallo Stato uno stipendio e inoltre svolgono una seconda attività "in nero".
Occupandoli, si renderebbero disponibili altrettanti posti di lavoro per i giovani.
Vorrei aggiungere che le aziende del nord fanno continuamente richiesta di giovani
dell'area del centro sud, ma questi giovani rifiutano di trasferirsi al nord perché
dicono che il costo della vita, con lo stipendio che andrebbero a percepire, non gli
consentirebbe di vivere nelle nostre aree. Hanno effettivamente ragione, ma esistono
alcune strutture, ad esempio per quanto riguarda l'uso dei mezzi dell'Ente ferrovie dello
Stato, che consentono di abbattere i costi anche del 25 per cento, dando la possibilità
di rientro in famiglia; sempre tramite l'Ente ferrovie dello Stato, è possibile usufruire
di alloggi a costi irrisori, pari 200-250 mila lire al mese.
Ecco perché non posso giustificare i giovani del sud che non accettano di trasferirsi
dalla loro terra di origine in altre aree dello Stato italiano, per potersi realizzare. Da
giovane, all'età di tredici anni, da Bergamo sono venuto a Roma per cercarmi un lavoro e
per avere la possibilità, oltre che di avere un lavoro, di proseguire negli studi per
trovare anch'io una collocazione nella società. Così potrebbero fare anche i giovani di
altre aree d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania).
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. La prego di chiarire a quale articolo del regolamento vuole riferirsi.
Pag. 2663
qui ci siamo. Il comma prosegue: "In tali casi" il primo dei quali è il richiamo al regolamento "possono parlare, dopo il proponente, soltanto un oratore contro e uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno."
PRESIDENTE. Per piacere, vuole dire qual è la questione?
PRESIDENTE. Non ci penso nemmeno.
ALBERTO LEMBO. Oltre che la balia, lei fa anche lo stravolgitore del regolamento.
VINCENZO BERARDINO ANGELONI. Presidente, le hanno dato del buffone. Come lo può permettere?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Giorgetti.
Pag. 2664
finanza pubblica; constatato che malgrado le numerose "manovre" di risanamento
approvate dal Parlamento, il debito pubblico dal 31 dicembre 1991 al 31 dicembre 1995 è
aumentato del 46 per cento ed il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno
lordo è passato da 106 per cento a 124 per cento; constatato che anche dopo la
conversione del decreto-legge n.323 le proiezioni dei saldi della finanza pubblica non
consentiranno di rispettare, neppure tendenzialmente, i parametri del trattato di
Maastricht; considerato che l'esclusione dell'Italia dal gruppo degli Stati che dal 1^
gennaio 1999 saranno membri dell'unione monetaria avrà conseguenze negative non solo
sulla nostra economia, sul potenziale delle aziende italiane, sull'occupazione e sulla
stabilità della lira ma anche sul processo politico dell'Unione europea, impegna il
Governo a tenere presente nella preparazione della legge finanziaria la necessità di
candidare l'Italia come membro dell'unione monetaria dal 1^ gennaio 1999, risanando prima
i nostri conti pubblici in modo di avere la certezza che la nostra candidatura verrà
accolta".
Su questo ordine del giorno il parere del Governo è stato negativo, per cui lo stesso
Governo non vuole entrare in Europa dal 1^ gennaio 1999, e la votazione nominale mediante
il procedimento elettronico sullo stesso ordine del giorno ha dato il seguente risultato
(lo anticipo perché il resoconto sommario non è ancora disponibile e i funzionari me
l'hanno gentilmente fornito in anteprima): presenti 462, votanti 459, astenuti 3; hanno
votato sì 172, hanno votato no 287.
Questa Assemblea non vuole pertanto che l'Italia entri nell'unione monetaria europea dal
1999. Si tratta di un peccato mortale, come hanno evocato autorevoli economisti ma anche
autorevoli rappresentanti del Governo, in particolare il ministro del tesoro.
Ma venendo ai peccati veniali, che poi tanto veniali non sono, mi richiamo, in
particolare, alla mia premessa al peccato originale, cioè ai continui ritardi e rinvii,
soprattutto quelli dei pagamenti. Il primo appunto è palese: i dati disponibili sullo
sfondamento, evidentemente superati da quelli di ieri, ipotizzavano un disavanzo
tendenziale di 130 mila miliardi da ricondurre a 109 mila. Allora, la "manovrina" (Interruzione
del deputato Storace)... L'onorevole Storace continua ad interrompere. Dicevo che si
rendeva necessaria una "manovrina" di 21 mila miliardi per ricondurre all'obiettivo.
Allora, perché si è invece preferito emanare un provvedimento di soli 16 mila miliardi?
Perché, sperando in un miracolo nel secondo semestre, si ipotizzava che i tassi sarebbero
scesi e che, quindi, la previsione fatta l'anno scorso sarebbe stata rispettata. Ma non è
una cosa seria procedere in questo modo. E che non sia seria è stato peraltro confermato
dai dati di ieri della Ragioneria generale dello Stato.
Richiamo tutti i colleghi a considerare che qui stiamo ragionando su norme di legge, ma vi
è un aspetto, quello della tesoreria, che sfugge completamente non solo al giudizio e
alla valutazione dei deputati dell'opposizione, bensì anche al controllo ed alla
valutazione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della padania), perché non è possibile, soltanto 15 giorni fa,
confermare in Commissione le previsioni di circa 30 mila miliardi per poi scoprire
improvvisamente che per la Ragioneria generale vi sono 17 mila miliardi in più di
sfondamento.
Una delle misure più importanti mi sto riferendo ad una nota dell'ufficio studi del
bilancio è stato il cosiddetto taglio di 2 mila miliardi all'ANAS. Francamente, sono
allibito. Leggo cosa scrive il servizio studi del bilancio: "Si sottolinea, inoltre, che,
secondo quanto si dichiara nella relazione illustrativa del disegno di legge, i prelievi
del conto corrente di tesoreria da parte dell'ANAS vengono plafonati con azione
amministrativa a 5.500 miliardi, con una riduzione in termini di fabbisogno di cassa, per
il 1996, di 2 mila miliardi: non è chiaro il fondamento di tale misura che, in ogni caso,
è posta al di fuori del comma 11 sopra esaminato". Quindi, una parte di questi 16 mila
miliardi non fanno neppure parte dell'articolato che poteva
Pag. 2665
essere emendato ma, esclusivamente, della relazione allegata. Credo che anche questa
sia un'anomalia assolutamente riprovevole.
Veniamo ad un altro dei punti che hanno garantito circa il 10 per cento di tutti questi
risparmi, in particolare di quelli di spesa. Mi riferisco ad una cosa assolutamente
anomala, che lascia veramente esterrefatti e senza parole soprattutto chi viene
dall'impresa privata: parlo della disciplina del versamento in tesoreria dei contributi
previdenziali a favore del fondo pensioni delle ferrovie dello Stato. Questo provvedimento
vale 1.500 miliardi. Cosa abbiamo scoperto nel linguaggio contorto del servizio studi del
bilancio? "Le leggi finanziarie per il 1992-1993 hanno autorizzato le ferrovie dello
Stato a compensare i propri crediti IVA con i debiti per trattamenti pensionistici verso
lo Stato, entro limiti da accertare con appositi decreti interministeriali". Questa
compensazione è vietata ad ogni impresa privata; vi sono imprese che vantano crediti IVA
enormi, che hanno difficoltà finanziarie, che pagano alle banche fior di interessi, che
non possono riscuotere questi crediti invece concessi alle ferrovie dello Stato.
Fortunatamente, il Governo interviene: "Si osserva, però, che tali decreti non sono
stati mai emanati. Ma nel frattempo, continuando la vigenza delle norme sulla
compensazione, la società non ha versato i contributi previdenziali sullo speciale conto
corrente di tesoreria denominato ferrovie dello Stato pagamento pensioni. Inoltre, neppure
l'apporto dello Stato al fondo pensioni è stato versato su conto speciale, bensì sul
conto corrente ordinario di tesoreria intestato alle ferrovie dello Stato". Ci troviamo
di fronte ad un Governo che prende in giro una società dello Stato partecipata al 99 per
cento e viceversa, il che è assolutamente scandaloso!
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.
GIANCARLO GIORGETTI. Il mio tempo è scaduto.
ALESSANDRA MUSSOLINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Mussolini...
ALESSANDRA MUSSOLINI. No, Presidente: ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, ho capito bene a cosa ella intenda riferirsi.
ALESSANDRA MUSSOLINI. No, non l'ha capito!
MIRKO TREMAGLIA. La collega Mussolini sta intervenendo sull'ordine dei lavori!
FRANCESCO STORACE. È una nota riservata?
ALESSANDRA MUSSOLINI. Stavo appunto cercando di farlo!
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del punto dell'ordine del giorno in corso di esame".
ANGELA NAPOLI. Presidente, lei deve capire che questo non è un tentativo di ostruzionismo!
PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, certo che glielo consento...! Dato però...
PRESIDENTE. Onorevole Mussolini...
ROBERTO CALDEROLI. Presidente, ho chiesto di parlare! Mi dia la parola!
ENRICO CAVALIERE. Il collega Calderoli ha chiesto di parlare prima di Gnaga!
SIMONE GNAGA. Presidente, non riesco a parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Gnaga, la prego!
ROBERTO CALDEROLI. Ma lasci perdere Gnaga! Ho chiesto io di parlare!
ALESSANDRA MUSSOLINI. Non si può non tenere conto di un fatto tanto grave!
ROBERTO CALDEROLI. Questa è la vita democratica del Parlamento?
Pag. 2667
Considerato che ho fino a questo momento impiegato un minuto e 30 secondi circa, passo
subito ad esprimere un giudizio sulla "manovrina", che è da considerarsi iniqua ed
assolutamente lontana dalle esigenze di un paese disastrato da un punto di vista
economico, quale è il nostro.
Noi non saremo in grado di raccogliere risultati positivi entro la fine dell'anno e,
quindi, di muovere verso un autentico risanamento dei conti pubblici: se queste sono le
anticipazioni, immaginiamo quale potrà essere il dibattito sulla "manovrona", cioè
sulla manovra economico-finanziaria di fine anno, di cui tutta la popolazione dovrà
pagare le conseguenze. Notevoli incongruenze esistono anche all'interno di singoli settori
interessati dalle determinazioni del Governo. In materia di infrastrutture, per esempio,
la manovrina contiene tagli di notevole entità; eppure lo ribadisco nello stesso momento
in cui vengono sancite queste scelte, il Governo dal suo interno esprime indicazioni
diverse: la notizia di stamane è la priorità accordata al tratto autostradale
Salerno-Reggio Calabria. Il Governo, però, sa bene che la variante di valico è diventata
assolutamente necessaria per i collegamenti riguardanti l'intero paese, visto che quella
che si verifica all'altezza del tratto Firenze-Bologna è una strozzatura che ha
ripercussioni sul traffico di tutta Italia. In proposito, anzi, devo dire che
probabilmente sarebbe opportuno approntare un progetto di estensione della variante fino
al nodo di Firenze, che oggi costituisce un'ulteriore strozzatura.
Legata alla questione della variante di valico, si è registrata in questi giorni una
dialettica peraltro legittima all'interno del Governo. È un po' strano, se pensiamo che
avviene a sole 72 ore da un'altra dialettica sviluppatasi sempre all'interno del Governo
(parlo di ministri, oltre tutto, non di soggetti politici) riguardo alla politica
praticata nei confronti delle aziende farmaceutiche.
Quanto alle recenti affermazioni del ministro Burlando, c'è da rimanere abbastanza
esterrefatti. Il ministro dei trasporti, che ieri era presente in Parlamento, avrebbe
potuto intervenire almeno 48 ore fa, mentre era in atto una vera e propria dialettica
all'interno del Governo. Ma è stato zitto. Era completamente inutile, allora, la polemica
fra il ministro Ronchi e il ministro Di Pietro; inutile anche in rapporto alla fiducia che
il Governo deve dare alla popolazione. Il ministro Burlando poteva intervenire subito per
chiarire che in ogni caso la priorità anche dal punto di vista della copertura
finanziaria sarebbe stata accordata alla Salerno-Reggio Calabria. Avrebbe dovuto dire:
"Il ministro Di Pietro stia pure calmo, perché tanto la priorità riguarda la
Salerno-Reggio Calabria". No: non è intervenuto; è stato zitto ed ha parlato solo oggi.
A questo punto mi aspetto che un altro ministro intervenga in futuro sulla questione dei
farmaci. Abbiamo assistito alla dialettica fra il ministro Rosy Bindi ed il ministro Dini:
attendiamo l'intervento di un altro ministro. In realtà la politica dei farmaci è
assolutamente assurda. Innanzitutto, con il criterio del farmaco di riferimento si annulla
una fetta del mercato (che permette di operare sia alle aziende italiane sia alle imprese
estere che producono in Italia). Inoltre, l'effetto dell'applicazione del prezzo di
riferimento sarà quello di spingere le aziende a specializzarsi nella produzione di un
unico farmaco oppure di obbligare tutte le aziende ad adeguarsi al livello più basso dei
prezzi. Nel primo caso, le aziende diventerebbero competitive proponendo al pubblico anzi,
alla CUF, diventata l'unico soggetto competente in materia di decisione del prezzo del
farmaco di riferimento il prezzo più basso. Nel secondo caso (obbligo da parte delle
aziende di adeguarsi al livello più basso dei prezzi) potrebbe stabilirsi un controllo
del mercato realizzato mediante accordi fra le aziende quindi al di fuori della tutela che
il Ministero della sanità dovrebbe esercitare sulla salute dei cittadini oppure le
aziende, comunque a scapito della salute del cittadino, produrrebbero farmaci poco
efficaci; ci ritroveremmo così in una situazione
Pag. 2668
assolutamente anomala: non un miglioramento, ma un peggioramento del servizio.
È un dato numerico di fatto, inoltre, che in Italia fra l'altro il prezzo medio dei
farmaci si trova già ad un livello più basso rispetto a quello praticato in Europa. Dal
momento che come è stato ricordato nel dibattito di ieri l'Italia dovrà adeguarsi al
prezzo europeo, il farmaco di riferimento (già divenuto per decisione della CUF unico
parametro da applicare in fascia A) sarà tenuto nel giro di poco tempo a tornare al
livello medio europeo, cioè dovrà essere nuovamente elevato. Ecco una delle incongruenze
di questa "manovrina".
Un'altra incongruenza riguarda i previsti tagli agli enti locali. La posizione della lega
nord rispetto a determinate strutture di tali enti è chiara, ma torno a ripetere ve ne
sono alcuni che, soprattutto in momenti di emergenza come quelli che stanno attraverso
alcuni comuni italiani (non soltanto in Toscana), non hanno ancora determinati servizi.
Ripeto quanto detto in un mio precedente intervento di due giorni addietro: alcuni comuni,
attualmente oggetto di provvedimenti d'urgenza come quelli colpiti dall'alluvione di
trenta giorni fa, non hanno il segretario comunale, hanno due dipendenti ed il sindaco! Vi
lascio immaginare che cosa accade nel momento in cui bisogna intervenire; il comune di
Vergèmoli, il quale secondo la dichiarazione del sindaco ha già presentato la relativa
richiesta, non ha il segretario comunale, ne ha uno a part time con un altro comune
limitrofo, quello di Borgo a Mozzano; pur avendo già sollecitato da tempo tale presenza,
non ha ancora ricevuto risposta.
Questa "manovrina" dovrebbe consentire all'Italia di raggiungere i parametri per essere
un degno partner dell'Europa del 2000, di rientrare nei 119 mila miliardi di
deficit annuale (resta da vedere se riusciremo in tale intento, perché oltre tutto
dovremo vedere ripeto quanto detto durante il mio intervento di questa notte quale sarà
il nostro PIL). Dovremo poi vedere se saremo degni di essere rappresentanti autonomi, con
la dignità di partner efficienti, nell'Europa che nascerà da Maastricht,
un'Europa più efficiente e veloce. Nel momento in cui si afferma la globalizzazione
dell'economia, scambi internazionali vengono realizzati in tempi immediati, abbiamo
problemi per comunicare dal punto di vista commerciale all'interno del nostro stesso
paese. Qual è il nostro problema? Il fatto che per giorni ci troviamo a seguire le
polemiche mi scuso con i colleghi per l'espressione "da vecchie ciaccole" che spesso si
verificano all'interno dell'esecutivo, per motivi di carattere personalistico, per un
discorso di prestigio personale all'interno di una maggioranza di Governo estremamente
composita e diversificata. Ci troviamo in una situazione assolutamente anomala, dove per
motivi di visibilità personale ogni ministro interviene anche su argomenti che non
interessano il suo ministero. Credo sia molto grave, perché un ministro dovrebbe
pronunciarsi solo sulle materie di sua competenza, cosa che non accade.
Vorrei accennare con questo concludo, signor Presidente a quello che è successo questa
notte. Ricordo che Cavallotti e l'ostruzionismo della sinistra furono visti nei libri di
storia, soprattutto in quelli di tendenza di centro-sinistra come il Salvadori, come un
momento glorioso. Bene, non ho la presunzione di dire che anch'io ho partecipato a questo
ostruzionismo, ma posso dire una cosa...
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.
ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo al regolamento.
Pag. 2669
dell'onorevole Mussolini rappresenti un serio pericolo per il normale funzionamento dell'Assemblea. Chiedo quindi formalmente di valutare l'ipotesi di farsi sostituire da un suo collega o dal Presidente Violante, perché quello che è stato...
ENZO TRANTINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
LUCA BAGLIANI. È mezz'ora che ho la mano alzata!
Pag. 2670
CESARE RIZZI. È un mercato questo!
MARCO BOATO. È assolutamente ridicolo!
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grugnetti.
LUCA BAGLIANI. Chiedo di parlare.
Pag. 2671
Altro che la legge del taglione! Il 1.300 per cento di sanzione la dice lunga su come
il Governo affronta problemi fondamentali, punendo coloro che operano nel settore delle
imprese, senza colpire la vera evasione. Abbiamo parlato durante questa notte di quella
che è la vera evasione, che si nasconde in vari settori economici, soprattutto al sud. Si
può citare, per esempio, il caso dei Monopoli di Stato e della Philip Morris, di cui il
ministro Fantozzi conosce bene la storia.
Si vadano a verificare le vere evasioni: si controllino le multinazionali! Altro che
cercare di raccattare qualcosa, impedendo che l'attività produttiva della piccole imprese
si svolga liberamente: sappiamo che sono le piccole imprese a mandare avanti il paese e il
sistema economico della Padania, che è quello trainante, che ha sostenuto e sostiene
tuttora le entrate di uno Stato che è ormai giunto al capolinea. Sappiamo che questi
interventi non porteranno alcun miglioramento nel sistema finanziario statale; sappiamo
che le variazioni previste, in buona parte, non sono altro che aria fritta. Non si è
intervenuti sui veri sprechi, per esempio quelli all'interno dei ministeri, o quelli
legati ad operazioni come il Banco di Napoli, del costo di 2 mila miliardi, il Giubileo,
che costerà 3.400 miliardi, e così via. Non è possibile pensare di sistemare la finanza
pubblica con un collage di provvedimenti che non rappresentano altro che qualche
goccia in un mare che sta diventando un oceano.
Voglio poi sottolineare la questione delle tasse che sono state previste per le visure
catastali e per le conservatorie. In Padania, le conservatorie sono in ritardo di anni
rispetto agli aggiornamenti delle note di trascrizione per i vari immobili: questo ritardo
di anni viene pagato con i diritti di segreteria e con una tassazione che è stata
moltiplicata del 400 per cento. Di conseguenza, anche per l'acquisto della prima casa si
ha un onere aggiuntivo pesantissimo che incide sulle famiglie e sui piccoli risparmiatori.
Sulla casa incide anche l'aumento dell'imposta di registro, elevata da 150 a 250 mila
lire. Aumentano le imposte fisse ipotecarie e catastali: non è possibile che coloro che
si sono fatti paladini dello Stato sociale colpiscano i diritti collegati alla necessità
di acquistare la prima casa. Vi sono aumenti di oneri fiscali per quanto riguarda
l'acquisto della prima casa, che dovrebbe essere un diritto da tutelare da parte...
PRESIDENTE. Onorevole Molgora, il suo tempo è scaduto.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare in base all'articolo 42 del regolamento, per fatto personale.
Pag. 2672
Mi sono alzato questa mattina e la prima notizia l'ho appresa da Televideo: si dava
conto di un deputato leghista espulso perché avrebbe tirato dei sassi a un altro collega.
Ebbene, voglio ancora una volta smentire questa falsità, questa bugia, che parte
addirittura dall'interno della massima aula rappresentante lo Stato italiano! Tutti
abbiamo visto come sono andate le cose, ma nessuno dei cittadini potrà saperlo, se non
attraverso la nostra puntuale informazione, che faremo con i pochi mezzi che abbiamo a
disposizione. Per fortuna, almeno gli stenografi lavorano bene ed hanno trascritto quello
che effettivamente è successo e di questa trascrizione faremo tesoro, per dimostrare come
effettivamente di questa informazione non ci si possa fidare. Un fatto è certo: c'è
stata l'espulsione di un deputato di alleanza nazionale, reo di aver dato del razzista a
Oreste Rossi, mio collega deputato padano, il quale parlava semplicemente della vergogna
di dare un'assistenza a zingari che ricevono il doppio dei pensionati italiani che pagano
le tasse e della vergogna di tagliare nel contempo i fondi agli alluvionati del Piemonte:
questo era il suo torto!
Ho visto e sono quindi testimone di come non viene detta la verità. La fine della
democrazia in uno Stato inizia proprio dal controllo dell'informazione: quando tutti gli
organi sono schierati con chi comanda, c'è veramente da preoccuparsi.
Mi sono chiesto quale sia il mandato da me effettivamente ricevuto dagli elettori e sono
ancor più convinto di aver ricevuto un mandato costituente. Non sono qui per migliorare
leggine che non servono a niente, per emendare manovrine che certamente non potranno
migliorare la finanza dello Stato italiano.
Quindi, non c'è più niente da migliorare; è tutto da rifare.
Questa notte ho citato Cavour; voglio citarlo nuovamente perché lo ritengo importante.
Quando nel 1861 morì, nel suo famoso testamento scrisse che c'era tanta corruzione in
Italia, ma che non sarebbe stato con la denigrazione che si sarebbero risolti i problemi:
questi sarebbero stati risolti solo attraverso 10-20 anni di buongoverno dei Savoia. Si
riferiva a Napoli, allo Stato borbonico; sono passati 130 anni, di buona amministrazione
si è tentato di farne tanta, ma i problemi sono sempre gli stessi, c'è ancora tanta
corruzione, forse più di quella che c'era nello Stato borbonico.
Allora, Cavour aveva torto perché ogni popolo deve amministrarsi da solo, non può farsi
amministrare dagli altri per cercare di risolvere i suoi problemi. Noi siamo dell'idea che
ognuno debba comandare a casa sua. Nell'Italia controllata dai burocrati meridionali fa
stupore parlare di diritti che oserei definire naturali degli uomini. Nella civile
Svizzera, confinante con il mio collegio elettorale, il consiglio comunale di ogni comune,
anche del più piccolo, nomina le sue maestre ed i propri insegnanti, nonché i professori
delle scuole; il cantone stabilisce semplicemente il trattamento economico che a costoro
deve essere riservato. Anche i padani vogliono giudici, insegnanti, segretari comunali,
questori, direttori degli uffici ministeriali i prefetti non li vogliamo che siano
prevalentemente padani.
Voglio ricordare agli amici del sud che, quando i Savoia invasero lo Stato borbonico e
procedettero alla sua annessione, mandarono al sud i propri prefetti a comandare. L'unico
risultato fu quello, però, di avviare i giovani del sud al brigantaggio, in quanto
costoro si rifiutavano di obbedire a persone nei confronti delle quali ritenevano di non
avere doveri di obbedienza.
Credo che sia ancora questa la situazione dello Stato italiano, semplicemente si è
invertita: oggi sono i burocrati meridionali ad avere in mano il controllo finanziario,
economico ed amministrativo dello Stato italiano, e questo non possiamo più tollerarlo.
Credo che ormai tutto sia stato detto dai miei colleghi deputati della Padania in ordine a
questa "manovrina", ma non posso esimermi dal ricordare i tagli previsti per le ferrovie
e per l'ANAS (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza
Pag. 2673
della Padania). L'ANAS è ormai costretta a gestire solo l'ordinaria
manutenzione, non può fare alcun investimento. Ricordava prima un mio collega che sono
previsti 250 miliardi per tutta la Lombardia: voglio far presente che solo per sistemare
la viabilità in Valtellina ne occorrerebbero 500. Le conseguenze saranno tragiche,
signori del Governo: da una parte si verificherà il crollo dell'occupazione (senza
investimenti non può esservi occupazione), dall'altra la fine degli investimenti creerà
uno stato di malcontento nelle popolazioni padane certamente maggiore di quello che già
esiste.
Le strade lombarde hanno bisogno di investimenti ingentissimi, così come quelle venete ed
in generale tutte quelle padane; in Lombardia abbiamo il più alto rapporto tra
autoveicoli e chilometri di strade al mondo, non solo in Europa. Cito ad esempio
l'attraversamento di Lecco: tutto il traffico proveniente dalla Valtellina o anche
dall'Europa, attraverso i passi alpini che il Regno Lombardo-Veneto non questo Stato ci ha
regalato: lo Spluga, lo Julier Pass, il Maloja Pass, è costretto a transitare su un
ponticello. Voglio ricordare che, puntualmente tutte le settimane, abbiamo code di
quattro, cinque o sei ore, colonne di automobili lunghe dieci chilometri: una cittadina
come Lecco non riesce a vivere in questa situazione! Inoltre vi è la questione della
viabilità sulla sponda occidentale del Lario: c'è una strada internazionale che collega
Lugano a Saint-Moritz, larga mediamente quattro metri, costruita da una regina romana
forse questo è uno dei pochi regali! durante l'invasione che vide la morte di milioni di
celti, le tranquille popolazione che abitavano quei luoghi.
Al sud vi sono invece sprechi enormi ed investimenti inutili: ricordo, per esempio, che
l'autostrada siciliana è quasi interamente realizzata su viadotto, come se le Alpi
fossero in Sicilia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza
della Padania)! Ricordo poi la ricostruzione del Belice: è una bellissima terra, ma
qualcuno mi dovrebbe spiegare a che cosa serve l'asse del Belice! Inoltre, per la
realizzazione delle piazze di Gibellina nuova sono stati chiamati i migliori architetti
italiani...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato,
onorevole Parolo.
Ha chiesto di parlare...
LUCA BAGLIANI. Signor Presidente, è la terza volta che le chiedo la parola!
PRESIDENTE. Non l'avevo vista.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano.
LUCA BAGLIANI. Signor Presidente, come devo fare per prendere la parola?
PRESIDENTE. L'onorevole Pirovano ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto.
Pag. 2674
la produzione ottimizzata grazie alle mungitrici automatiche, si dovrebbero mungere due
volte al giorno. Ma Roma, quella Roma che da sempre definiamo ladrona, ma che è
senz'altro sanguisuga e parassita, non si accontenta di attaccare la mungitrice alla
Padania due volte al giorno ed il frutto dei sacrifici del popolo del nord è munto per
ventiquattro ore al giorno: i tubi che convogliono la linfa vitale della Padania a
disperdersi dei corridoi dei palazzi romani devono essere tagliati!
Questo accostamento agroalimentare mi fa ricordare il fulgido esempio di lungimirante
programmazione operata dall'allora ministro Pandolfi, certamente possessore di quei
cromosomi indistruttibili da me citati poche ore or sono e che mi hanno fatto paragonare
Alien ad una povera creatura indifesa in confronto ai democristiani di ieri e di oggi. Nel
1982 la CEE diede all'Italia settanta miliardi per un'attenta valutazione della produzione
di latte, al fine di inserirla nel contesto del mercato comune: i settanta miliardi furono
bevuti e la produzione del latte barattata con quella siderurgica. Pandolfi e la
democrazia cristiana distribuirono su tutto il territorio italiano le famose quote-latte
senza alcun riscontro oggettivo, ma con il solo fine di consolidare il voto di scambio,
proprio come avviene oggi con questa manovra pro sud. Si stabilirono le quote-latte per la
Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, ma il latte lì non si produce. Quelle quote
erano e sono di carta, costituiscono per il nord, che produce circa il 90 per cento del
latte italiano, esclusivamente una tangente (Applausi dei deputati del gruppo della
lega nord per l'indipendenza della Padania).
Il nord deve comperare o affittare queste quote dal sud. È umiliante, per chi già lavora
duramente, dover pagare il "pizzo" sia allo Stato, con le tasse, sia a coloro che
perpetueranno questo sistema grazie al voto di scambio.
Esigo quindi che siano istituite le quote-pesce, con gli stessi criteri delle quote-latte (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Con le
quote-pesce, un pescatore di Mazzara del Vallo, al trecentesimo tonno pescato, dovrebbe
sospendere il proprio lavoro, prendere un aereo per recarsi al nord, rintracciare un
detentore di quote-pesce della Valle Seriana, rinomata per il suo tonno d'altura, o di
Caravaggio, luogo famoso per gli sgombri, stipulare un contratto d'acquisto o di affitto,
pagare o ottenere una fideiussione bancaria, con ipoteca sul peschereccio, e quindi
ritornare nel Golfo della Sirte per pescare la sua quota aggiuntiva di 100 tonni. Cosa
direbbe il sud se tutto ciò avvenisse?
A chi parla di razzismo chiedo come si possa definire il ricatto fatto al nord, che si
perpetua con Bagnoli, con Secondigliano, con le sovvenzioni agli zingari, con la
metanizzazione del sud a spese del nord, con l'IVA sul metano che al nord è doppia.
Basta, non ha più senso discutere: ora viene il tempo di agire. Se qualcuno avesse dubbi,
dichiaro, il nome della Padania, il mio voto contrario (Applausi dei deputati del
gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pittino. Ne ha facoltà.
Pag. 2675
Con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati finanziari e gli
operatori ma, di fatto, gli interventi previsti non apportano vantaggi in termini di saldi
di bilancio né raggiungono, così come è a tutti noto dalla lettura dei giornali, anche
di quelli più autorevoli, gli obiettivi che si prefiggeva la manovra. I risultati, sia in
borsa sia nei confronti del marco, si vedono, nonostante tutto.
È evidente, caro Presidente, che siamo in una fase di recessione. Le cause che
principalmente incidono sulla recessione sono tre, come emerge dai dati recentemente
diffusi dall'ISTAT: a) il ciclo negativo dell'economia europea, il cui epicentro
(la crisi della Germania) deprime le esportazioni italiane, specialmente del nord-est; b)
la riduzione dei bilanci pubblici, che fa circolare meno denaro e di conseguenza porta
ad una riduzione dei consumi interni; c) la crescente rigidità ed arretratezza del
sistema-paese, che riduce la competitività e la vitalità delle industrie (alte tasse,
ingessamento del mercato del lavoro, infrastrutture primitive, poca tecnologia, le sabbie
mobili della burocrazia statale).
Un collega che mi ha preceduto ha definito meridionale questa burocrazia. Vorrei
correggere il termine: quella che stiamo subendo è una burocrazia bizantina con sfumature
balcaniche. Bizantina perché ormai in Italia si può dimostrare tutto e il contrario di
tutto; balcanica perché è arrivata a livelli distruttivi.
Nel 1994-1995 l'Italia ha avuto un boom economico perché la passività del fattore
c) era stata compensata dalla svalutazione competitiva. Il fattore b) non
aveva ancora sviluppato tutto il suo impatto deflattivo e quello congiunturale non era nel
suo picco negativo. Inoltre, un importante impulso alla crescita era stato dato dalla
legge Tremonti sulla defiscalizzazione degli utili investiti nell'azienda. Alcuni hanno
stimato che la legge Tremonti abbia contribuito alla crescita del PIL quasi quanto la
svalutazione. Ciò vorrebbe dire che, posto un incremento del PIL pari al 3 per cento, si
deve attribuire l'1,5 per cento alla svalutazione, l'1 per cento alla defiscalizzazione ed
il restante 0,5 per cento al potenziale fisiologico di crescita.
Tolti i primi due fattori (la lira non è più competitiva e la legge Tremonti è
sparita), resta al sistema un potenziale di crescita dello 0,5 per cento: infatti, nel
1996 l'economia italiana sta crescendo con questo ritmo, praticamente stagnante, e solo un
miracolo può portarla all'incremento del PIL pari all'1,2 per cento che è stato stimato
dal Governo per i suoi conti relativi al 1996 e per valutare il gettito fiscale del 1997.
Infatti, si parla già di una manovra insufficiente.
Se restano, dunque, costanti e negativi i fattori b) e c), citati in
precedenza, l'unica speranza di raggiungere una crescita dell'1,2 per cento risiede nella
ripresa tedesca (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza
della Padania). La Confindustria, nelle parole di Cipolletta, si affida infatti a
questa sola speranza, ma il dato di lettura è un altro: vuol dire che non si ritiene il
Governo Prodi capace di fare qualcosa di più. Ma la Germania, pur tutti prevedendo un
rimbalzo tecnico della recessione, non crescerà certo in quantità e modi tali da
aumentare le esportazioni italiane in tempi brevi. Qualcosa ci sarà, ma il PIL italiano
si collocherà ben al di sotto dell'1 per cento previsto.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
Pag. 2676
certamente non come quelle previste nella manovra economica attuale.
Che cosa dovrebbe fare il Governo Prodi per evitare questo scenario? Dovrebbe certamente
dare subito al paese una nuova legge Tremonti, ma l'uso reflattivo della leva fiscale ha
bisogno di tre condizioni di contorno, tra cui il sostegno competitivo di base
all'industria: o si svaluta creando la competitività negativa sul piano dell'export,
oppure si liberalizza il sistema dotandolo di competitività positiva, per esempio
garantendo flessibilità e minor costo del lavoro, ma Prodi non può fare queste due cose
e senza di esse le industrie non avrebbero incentivi per procedere a grandi
reinvestimenti.
La seconda condizione è la riduzione del fabbisogno pubblico. La defiscalizzazione
implica un minor gettito per lo Stato a breve termine, compensato da una maggiore crescita
nell'anno successivo, ma Prodi non può né vuole fare questa scommessa, perché essa
implica riduzioni strutturali che smonterebbero l'attuale sistema statalista.
Si dovrebbe inoltre sostenere l'export extracomunitario (Asia e America) in modo da
dipendere meno dal ciclo franco-tedesco; ma Prodi vuole entrare nella povera Europa e
uscire dal mercato globale.
Quindi, per quanto riguarda le prospettive reali, il Governo Prodi è già in crisi per la
sua incapacità di governare l'economia reale: si veda, ad esempio, l'articolo 3 della
manovrina economica, in cui si parla di riduzione di stanziamenti e di blocco di impegni.
L'unica cosa che si è potuta fare in quest'articolo è stata la sottrazione di
finanziamenti alle industrie e l'invenzione di artifici formali e contabili, trasferendo
determinati impegni su altri capitoli di spesa. Questo è assurdo per un paese che si
rispetti. Di simili esempi credo che sia pieno il bilancio del Banco di Napoli degli
ultimi anni, però il risultato è che comunque non si è salvato, ha solo rinviato il suo
dissesto finché non ce l'ha fatta più. Questi sono esempi da non perseguire.
Vorrei leggere, a dimostrazione della famosa burocrazia di cui ho parlato prima,
l'articolo 6 del disegno di legge n.1857, relativo al fondo patronati e fiscalizzazione
oneri sociali: "In attesa che si proceda alla revisione delle disposizioni di cui al
decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n.804, l'aliquota
percentuale, di cui all'articolo 4, secondo comma, dello stesso decreto legislativo, da
applicarsi sul gettito dei contributi incassati dagli istituti che gestiscono le varie
forme di previdenza sociale, ai fini del finanziamento degli istituti di patronato e di
assistenza sociale, è fissata per gli anni 1997 e 1998 nella misura pari allo 0,226 per
cento del gettito accertato, rispettivamente, per gli anni 1996 e 1997.
"Con effetto dal periodo di paga in corso al 1^ giugno 1996 il livello di fiscalizzazione
degli oneri sociali è ridotto, con riferimento al contributo di cui all'articolo 10,
comma 1, della legge 11 marzo 1988, n.67: (...)".
PRESIDENTE. Si avvii a concludere, onorevole collega.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pittino. Il suo tempo è scaduto.
ALESSANDRA MUSSOLINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Il tempo a sua disposizione è un minuto.
Pag. 2677
bioetica sull'embrione umano ha sancito che l'embrione è compiutamente umano, è vita, è individuo. Allora, chiedo che questo Parlamento possa esprimersi per il rispetto di questa vita umana che è sacrificata, alcune volte, sull'altare dell'egoismo, che in molti casi è vittima della scienza. Chiedo che in questo Parlamento, anche se vi sono certamente problemi economici, manovre e manovrine, si possa dare una risposta simbolica con un minuto di silenzio in rispetto di queste vite umane che non hanno neanche la possibilità di potersi difendere, in quanto embrioni (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).
PRESIDENTE. Questa non è una dichiarazione di voto, onorevole collega.
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centralista non sa mai quando e quanto deve incassare, né quando e quanto deve
spendere. Questa spirale perversa, unita ad una pessima amministrazione della cosa
pubblica, gestita dai partiti di Roma in modo clientelare, assistenzialista e demagogico,
ha portato ciò che rimane dell'Italia alla rovina dell'incombente tracollo delle
istituzioni sotto il peso di 2.400.000 miliardi di debito pubblico.
Occorre un'urgente riforma in senso federale dello Stato, la quale però va attuata non da
coloro che ci propongono l'approvazione dell'assestamento del bilancio dello Stato, cioè
dai partiti che sostengono questa maggioranza, ovvero dalla pseudo opposizione di
centro-destra (che presto finirà, in cambio di una rete televisiva in più), ma dai
popoli italiani che finalmente potranno darsi un nuovo assetto istituzionale e politico,
esaltando il sacrosanto principio dell'autodeterminazione dei popoli.
Vede, signor Presidente, oggi lo Stato ricorre alle lotterie: è espressamente previsto
nella legge finanziaria che dal lotto e dalle lotterie istantanee si ricavi un incremento
di entrata per 2.200 miliardi. Roba da centro Africa! Nel centro Africa, quando non sanno
come risolvere il problema dei soldi, indicono le lotterie.
Vorrei poi rivolgere una domanda ai rappresentanti del Governo. Lo faccio in questa sede
dal momento che presentare interrogazioni è praticamente impossibile: la lungaggine e la
burocrazia di questa partitocrazia richiedono come minimo il tempo di uno o due anni prima
di riuscire a discutere alla Camera un'interrogazione. Comunque oggi i rappresentanti del
Governo sono presenti in aula: posso allora esporre una denuncia che credo interessi un
po' tutti. Sui giornali dello scorso mese di maggio risultano dati contrastanti sul numero
di elettori nelle ultime consultazioni politiche generali: secondo il Ministero
dell'interno i votanti sarebbero 48.846.000, mentre secondo l'ISTAT sarebbero 45.814.000;
si registra dunque una differenza di circa 2.800.000 votanti. Vorrei chiedere ai
rappresentanti del Governo e a lei, signor Presidente della Camera, dove sono finiti
questi voti. Vorrei avere quanto prima una risposta, visto che come ripeto presentare
interrogazioni è praticamente impossibile: 2.800.000 voti non sono pochi e mi risulta
anche da indagini effettuate personalmente che in parte sono voti provenienti dal sud (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12)
FLAVIO RODEGHIERO. Razionalizzare significa migliorare l'impiego della spesa in questo caso scolastica e recuperare risorse per interventi di qualità: cosa che non emerge affatto dall'articolo 5 del provvedimento in esame. Inoltre, la logica della razionalizzazione dovrebbe essere superata a favore di una organica programmazione territoriale dell'offerta scolastica, tenendo nella debita considerazione non solo la differenza fra le diverse aree regionali dell'Italia ma anche e
Pag. 2679
soprattutto i sottosistemi (come quello della montagna, che caratterizza principalmente
l'arco alpino e prealpino).
Faccio presente, fra l'altro, che in questi giorni molti provveditori agli studi specie
nel Veneto stanno inviando ai direttori didattici dei comuni montani ed ai sindaci
l'invito a formulare un preciso piano operativo che preveda la soppressione di plessi
scolastici sottodimensionati mediante accorpamento con le scuole viciniori, in modo da
conseguire così dice la circolare la formazione di classi con un numero consistente di
alunni. È la stessa logica sottesa all'articolo 5 del presente disegno di legge.
Al riguardo voglio richiamare l'attenzione del Governo su una specifica normativa prevista
per la scuola di montagna dalla legge n.97 del 1994. Questa disciplina non può non essere
tenuta presente soprattutto nell'ambito di interventi di razionalizzazione come quello
oggi in esame. La realtà montana riguarda oltre il 50 per cento del territorio della
penisola e rappresenta una risorsa ed una ricchezza da gestire con la consapevolezza e la
determinazione necessarie a farne una realtà socio-economica protagonista della vita
economica del paese.
Purtroppo dobbiamo invece rilevare che le zone di montagna sono state notevolmente
trascurate, nonostante la rilevanza che il territorio montano assume nel dettato
costituzionale (articolo 44, secondo comma, della Costituzione: "La legge dispone
provvedimenti a favore delle zone montane") e stante la sostanziale inapplicazione della
legge n.97 del 1994, che avrebbe invece dovuto rappresentare l'attuazione della disciplina
costituzionale. Occorre perciò promuovere una nuova, specifica ed incisiva politica di
sviluppo per la montagna italiana, in linea con gli orientamenti comunitari, al fine di
salvare l'immenso patrimonio storico, naturale e culturale che la caratterizza.
Le condizioni di grave degrado ambientale e di crisi economica in cui versano le zone di
montagna, aggravate dalla presenza di una popolazione minacciata dall'invecchiamento,
rendono difficile la soddisfazione dei bisogni dei loro abitanti; invece la politica
nazionale e regionale, per converso, hanno spesso trascurato e trascurano la montagna ed
in particolare i piccoli comuni montani, soprattutto per quanto concerne il potenziamento
ed il miglioramento delle infrastrutture di base necessarie a determinare un più agevole
collegamento con il resto del territorio, una qualità della vita e dei servizi adeguata
alle altre zone rurali ed urbane.
Questa manovra non tiene in debito conto proprio quanto previsto dalla legge n.97 del
1994. Ho rilevato puntualmente la mancata applicazione di questa legge con una
interrogazione presentata il 24 gennaio scorso alla quale non è mai stata fornita
risposta. Devo dire che il provvedimento in esame non solo non tiene in debito conto, ma
ne aggrava la mancata applicazione.
Il comitato interministeriale prezzi non ha ancora concesso le riduzioni previste dal
comma 2 dell'articolo 10 riguardante l'autoproduzione ed i benefici in campo energetico.
Ai commi 2 e 3 dell'articolo 13 interventi per lo sviluppo delle attività produttive
viene prevista l'applicazione dei benefici della legge n.44 del 1986 (incentivi per
l'imprenditoria giovanile) anche a favore dei comuni montani con meno di 5 mila abitanti.
Il comitato che gestisce questa legge è stato trasformato in società per azioni e fa
capo al Ministero del tesoro, ma l'eccessiva burocrazia che ne deriva rende
inevitabilmente inagibile l'utilizzo della legge da parte delle comunità che se ne
vogliano servire.
L'articolo 14, poi, prevede il decentramento di attività e servizi dello Stato, ma sotto
tale aspetto nulla sino ad ora è stato fatto.
L'articolo 15 prevede la tutela dei prodotti tipici, ma sino ad ora non risulta al
sottoscritto che l'attuazione sia avvenuta.
Il comma 1 dell'articolo 16 concernente le agevolazioni per i piccoli imprenditori risulta
inapplicato; gli uffici finanziari competenti, non avendo avuto direttive in merito, in
quanto il Ministero delle finanze non ha ancora emanato la circolare
Pag. 2680
applicativa, per non incorrere in problemi preferiscono non applicare la norma. Infine,
non risultano ancora emanate le circolari applicative relativamente alla possibilità di
assunzione a tempo parziale per gli operatori nei comuni montani previste dall'articolo
18.
Ma non posso dimenticare, con riferimento all'articolo 12, che attualmente la legislazione
non tutela gli aventi diritto all'uso civico in maniera adeguata. Così pure le deroghe in
materia di trasporti, previste dall'articolo 23, non possono venire assolutamente
applicate, peraltro in questo caso anche per l'inerzia delle regioni.
Vorrei ricordare inoltre che in seguito ad una mozione presentata dal sottoscritto il 20
novembre 1995 ed una risoluzione in Assemblea presentata il 7 dicembre 1995 relative alla
necessità di ratificare la convenzione sulla protezione delle Alpi già ratificata da
Austria, Germania, principato di Liechtenstein, Slovenia ed Unione europea mentre il
Governo precedente ha presentato, anche se negli ultimi giorni della propria vita,
apposito disegno di legge di ratifica, il presente Governo a tutt'oggi non ha fatto
conoscere le proprie determinazioni in proposito.
Signor Presidente del Consiglio o, in sua assenza, signori membri del Governo, ancora una
volta non solo in quanto deputato, ma come cittadino nato in montagna, consigliere di un
comune montano e vicepresidente di una comunità montana, debbo affermare con assoluta
mestizia che la gestione del territorio, la promozione della presenza, della qualità
della vita e della cultura delle popolazioni, la salvaguardia dell'ambiente e del
paesaggio, lo sviluppo di un'economia ecocompatibile sull'intera area alpina vengono per
l'ennesima volta traditi anche da questa manovra del vostro Governo (Applausi dei
deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa, onorevole Buontempo?
TEODORO BUONTEMPO. Per un richiamo all'articolo 94 del regolamento, signor Presidente.
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sulla questione sollevata dall'onorevole Buontempo.
PRESIDENTE. La questione è chiara.
ROLANDO FONTAN. Desidero fare alcune precisazioni.
ROLANDO FONTAN. Desidero appoggiare la richiesta
dell'onorevole Buontempo.
Pag. 2681
PRESIDENTE. Ho già dato una risposta.
ROLANDO FONTAN. Volevo cercare di motivarla, perché forse non è stata adeguatamente motivata.
PRESIDENTE. La questione mi pare molto chiara.
ROLANDO FONTAN. Non è stata chiara...
Una voce dai banchi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Soviet!
DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto di tempo.
DANIELE MOLGORA. Chiedo una smentita.
ROBERTO CALDEROLI. Basta con le intimidazioni!
PRESIDENTE. Non è un'intimidazione, è un avvertimento.
Pag. 2682
della lega nord per l'indipendenza della Padania). Parlo di affondamento
perché questa manfrina, questa manovra è come qualcuno l'ha definita "l'ennesimo
artifizio contabile" per dimostrare come la virtualità abbia la preminenza sulla
sostanza e sulla reazione che la finanza pubblica subirà grazie ad una mistificazione
grossolana, ad una correzione che di fatto non esiste. Abbiamo un efficiente servizio del
bilancio che, ogni volta che dobbiamo discutere su un provvedimento di carattere
finanziario, ci sottopone le proprie valutazioni e ahimè anche, con estremo imbarazzo, le
tante perplessità. Il servizio bilancio ci conforta nel sopportare l'idea che questa
manovra non è in grado di correggere il fabbisogno che ormai è sfuggito di mano: lo
sanno anche i rappresentanti del Governo, almeno quelli che frequentano la ragioneria
generale. Essi sanno che in queste settimane il fabbisogno è ulteriormente aumentato e
che ahimè non potranno correggere questa tendenza. Il quadro politico è stato
pesantemente utilizzato per non permettere questa correzione sostanziale e su di esso,
piuttosto che sulla reale difficoltà, si è costruita una manovra che forse può essere
ritenuta corretta solo dal governatore Fazio, il quale si permette di chiamare, in piena
autonomia, il Presidente del Consiglio e di dirgli: "Stai attento: chiudi in fretta
questa manovra che non vale niente; dobbiamo predisporre altre misure, altri strumenti".
Amici miei, si può rispondere con un voto favorevole a questa falsa manovra, a questo
quadro politico che ormai vede un perno fondamentale in rifondazione comunista, di cui
già conosciamo l'intendimento di lasciare inalterato un Stato sociale che nessuno può
più difendere, di compromettere il processo di privatizzazione, che è uno dei pilastri
del risanamento della nostra finanza pubblica? Come si fa a far credere ai mercati che
questo quadro politico possa sostenere un processo virtuoso di rientro del deficit
pubblico? Bisogna essere onesti.
In questo scenario, è emerso anche l'atteggiamento, a mio avviso molto offuscato,
mistificatorio, assurdo, di un'opposizione che ha messo alcune migliaia di miliardi di
pubblicità e qualche presidenza della Commissione di vigilanza bisogna dirlo perché gli
italiani padani o non padani sappiano come i loro interessi siano patteggiati sul piatto
della bilancia della consociazione ripetuta, becera, pesantissima, peggiore rispetto a
quanto abbiamo visto nel passato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord
per l'indipendenza della Padania).
Questa è la considerazione che emerge dal mancato dibattito. Non si è voluto un
confronto in quest'aula e nelle Commissioni, perché si è sprecato tempo per accontentare
prima rifondazione comunista, poi i popolari, quindi Di Pietro, infine tutta questa armata
Brancaleone che vorrebbe far credere al mondo che il paese è sulla retta via del
risanamento della finanza pubblica (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord
per l'indipendenza della Padania)!
Non è così: certo si sono bloccati gli impegni di spesa, ma per quanto riguarda gli
investimenti. Voglio allora ricordare ai colleghi che l'anno scorso, quando abbiamo
discusso della legge finanziaria, questo era un punto saliente di svolta del Governo Dini,
in sostanza del Governo che adesso stanno appoggiando i colleghi di rifondazione
comunista: come mai ora il rospo è buono e ieri era invece da gettare nel fosso?
Amici miei, su questi cambiamenti bisogna riflettere, perché nel passato, soprattutto
negli ultimi venti anni, si sono compiuti tanti sbagli, certo sotto la mannaia del partito
comunista, ancora adesso camuffato con etichette che nascondono l'identica essenza, quella
della volontà di portarci non nell'Europa occidentale ma nell'Europa dell'est (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Come
potete pretendere che i cittadini della Padania accettino di fare le file cui sono stati
costretti i cittadini dell'Albania, della Romania, della Bulgaria, della Russia? Non lo
accetteranno mai! E lo hanno indicato con le loro scelte di voto.
Pag. 2683
Ora gli amici di rifondazione se la ridono: e hanno ragione! Stanno condizionando,
stanno sostenendo, stanno dettando la filosofia di questo Governo, e ne sono orgogliosi!
Ed avremo così ancora più cassa integrazione e false pensioni di invalidità. Fino a
quando? Fino alla prossima finanziaria? Non si sa, perché questi amici devono anche
difendersi e dimostrare al loro elettorato che hanno voluto le elezioni per raddoppiare la
consistenza del loro gruppo parlamentare, che aveva subito la consistente fuga di una
componente importante. Questo dovete dirlo, perché state sostenendo di difendere i
lavoratori e le classi più deboli, mentre le state portando allo sfacelo insieme a tutto
il paese: ma avete trovato, ahimè, la lega nord che volevate cancellare dallo scenario e
che invece sta difendendo gli interessi dei popoli padani (Applausi dei deputati del
gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania), che voi non volete
riconoscere in nome di esigenze internazionali che sono ormai superate dalla storia!
E così potete condizionare l'amico che è stato definito dottor Balanzone dall'ex
Presidente del Consiglio, quel signore che sorride sempre di fronte ai tanti problemi. Ma
non sono i sorrisi che risolvono i problemi! Anzi li aggravano; i mercati, ahimè, hanno
tratto il loro giudizio ed hanno reagito: il marco è ormai a quota 1.035 lire e speriamo
che vada anche a 1.200, perché questo è l'unico modo, nel nostro contesto nazionale, per
difendere il lavoro delle aziende e dei loro dipendenti, ma anche le pensioni che non
saranno più erogate se l'economia reale del nord sarà "collassata" dallo sfacelo di un
Governo arrogante che si presenta in un'aula parlamentare senza potersi permettere di
accettare neanche uno solo dei tanti emendamenti che la lega ha presentato (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Voglio ricordare per l'ennesima volta le questioni sul tappeto: per esempio, quella dei
falsi invalidi che non è una questione teologica; serve invece per dare un forte segnale
di cambiamento ai cittadini, anche a quelli più attivi, che magari stanno pensando di
andare in pensione a cinquant'anni con vari stratagemmi. E badate: questa cultura
assistenzialista si sta spostando al nord. Allora, signori miei, se come ben sappiamo in
Italia i lavoratori del nord sostengono l'intera economia, cosa succederà quando anche
loro accetteranno queste soluzioni balzane di pura assistenza, che non permetteranno un
futuro di serenità ai nostri pensionati e ai nostri lavoratori? Ci troveremo con un nuovo
dottor Balanzone che sorride? Vedrete che i mercati ci capiranno; vedrete che l'Europa non
può che aspettarci: queste sono le dichiarazioni che abbiamo sentito dai vari
rappresentanti...
ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Su quale argomento?
ROLANDO FONTAN. Faccio una riflessione che forse interessa più la maggioranza che l'opposizione...
PRESIDENTE. Lei deve dirmi prima la questione che intende sollevare.
ROLANDO FONTAN. In Commissione affari costituzionali inizia oggi alle 12,30...
PRESIDENTE. Mi scusi, ma la questione è già stata affrontata e risolta.
ROLANDO FONTAN. Mi lasci spiegare una cosa.
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dei vari punti dove si denota quale sia la politica di questo Governo.
L'articolo 1 del decreto-legge stabilisce che sono posti a carico del servizio sanitario
nazionale i farmaci caratterizzati dallo stesso principio attivo commercializzati a prezzo
più basso e dispone che i medicinali, tra quelli di cui sopra, venduti ad un prezzo
maggiore siano classificati dalla commissione unica del farmaco in fascia c), cioè
siano a totale pagamento del mutuato, salvo che particolari motivi sanitari giustifichino
il mantenimento nella classe di appartenenza.
Ora, vorrei sapere se vi rendiate conto di cosa significhi autorizzare praticamente un
solo farmaco per tipo, quello a prezzo più basso, per tutti coloro che ne hanno bisogno,
quale giro di tangenti e bustarelle possa comportare. Non so se vi rendiate conto di cosa
possa significare per un'azienda piccola, che magari produce un solo tipo di farmaco,
vedere un'azienda grande, che ne produce cento, ridurre per semplici motivi di concorrenza
ad un livello bassissimo il prezzo del farmaco uguale a quello che produce la piccola
azienda: significa la fine per la piccola azienda! Peccato poi che il prezzo del farmaco,
volutamente abbassato dalla grande azienda, l'anno dopo tornerà magari a livelli ben più
alti! Intanto abbiamo distrutto la piccola azienda e questo meccanismo si può ripetere
per decine e decine di farmaci, distruggendo decine e decine di piccole aziende che
comunque danno lavoro.
Il comma 3 dell'articolo 1 prevede che, per l'autorizzazione all'immissione in commercio
come farmaci generici, i medicinali debbano rispondere, oltre ai requisiti precedentemente
stabiliti dallo stesso comma, alla caratteristica della bioequivalenza con una specialità
medicinale già autorizzata. Ma vi rendete conto cosa vuol dire stabilire questo
principio; quali e quante analisi debbano essere eseguite per scoprire l'allergia a un
componente rispetto ad un altro; quanti anni di prove bisognerà fare? Nel frattempo, il
povero disgraziato magari povero nel vero senso della parola, perché non ha i soldi cosa
fa? Aspetta anni di analisi e di prove prima che gli dicano: "Sì, è vero sei allergico
a questo farmaco; puoi prendere l'altro gratuitamente". Vi rendete conto di cosa state
combinando?
L'articolo 2 prevede che, in deroga ai meccanismi negoziali previsti dall'accordo
collettivo nazionale, per il 1996 i livelli di spesa indotta per l'assistenza farmaceutica
e specialistica non possono superare a livello regionale i livelli corrispondenti già
registrati nell'esercizio 1995, però ridotti dell'1 per cento. Abbiamo un servizio
sanitario allo sfascio e, invece di intervenire, tagliamo, riduciamo dell'1 per cento,
come minimo!
L'articolo 3 introduce misure in materia di spese. In particolare, i commi 1 e 2
dispongono la riduzione della dotazione dei fondi speciali iscritti nelle tabelle A e B
della legge finanziaria per il 1996. Il comma 3 dispone la riduzione degli stanziamenti di
competenza iscritti nel bilancio di previsione dello Stato per l'anno 1996. Il comma 4
dispone la riduzione in termini di competenza per il 1996 delle autorizzazioni di spesa
relative alle leggi elencate nella tabella 2 allegata al decreto-legge per gli importi in
essa specificati. Il comma 5 prevede la riduzione dello stanziamento relativo al fondo per
le esigenze relative attenzione! alla formazione del personale, al pontenziamento ed al
funzionamento di scuole ed uffici dell'amministrazione scolastica; invece di formare i
nostri insegnanti ed i nostri ragazzi, noi gli tagliamo i fondi, come se la scuola
italiana fosse la migliore al mondo: tagliamo ancora i fondi, benissimo! Il comma 7
prevede la riduzione del 20 per cento degli stanziamenti relativi all'indennità ed ai
rimborsi spese di trasporto per missioni, e questo potrebbe anche andar bene. Il comma 9
riduce lo stanziamento per il triennio 1996-1998 del fondo nazionale ordinario per gli
investimenti relativo al concorso dello Stato al finanziamento dei bilanci delle province,
dei comuni e delle comunità montane, la cui dotazione è determinata annualmente dalla
tabella C della legge finanziaria. Il comma 10 dispone la riduzione degli stanziamenti
Pag. 2685
iscritti nei capitoli espressamente elencati nello stato di previsione del Ministero
degli affari esteri e del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali
relativi, rispettivamente, alla cooperazione allo sviluppo ed ai contributi a favore di
produttori agricoli e zootecnici. Complimenti, questa è lotta alla disoccupazione, sia
pure in senso contrario!
L'articolo 4 detta norme sulla verifica dello stato di invalidità civile, ma non prevede
nulla, neppure contro quelle commissioni provinciali che hanno autorizzato le false
pensioni di invalidità: quei funzionari dello Stato che hanno firmato le false pensioni
di invalidità dovrebbero andare in galera prima dei falsi invalidi che hanno ottenuto
l'elemosina anziché un posto di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo della lega
nord per l'indipendenza della Padania); in galera dovrebbero andarci prima i
funzionari dello Stato che sulla nostra pelle, sulla pelle dei contribuenti hanno concesso
false pensioni di invalidità probabilmente in cambio di tangenti, voti o favori. Nulla
c'è, a questo proposito, nel provvedimento!
L'articolo 9 interviene in materia di trattamento tributario dei proventi in denaro o in
natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità; anche in questo caso, quindi,
si procede a tagli.
L'articolo 10 detta disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto estendendo
l'indetraibilità dell'IVA. Il comma 5 dello stesso articolo detta norme in materia di
imposta di registro aumentando da 150 mila a 250 mila lire l'importo delle imposte di
registro e di quelle ipotecaria e catastale.
L'articolo 11 a sua volta determina un peggioramento dell'imposta sulle assicurazioni,
prevedendo in particolare nuovi termini di versamento dell'imposta sul gas metano; anche
in questo caso si prevede una doppia imposta: l'IVA è più alta al nord e più bassa al
sud, anche se al nord, purtroppo, fa più freddo e ci si deve scaldare di più.
Un breve accenno vorrei ora dedicare alle riduzioni di spesa apportate alla protezione
civile, oggi più che mai indispensabile per gli interventi di emergenza, di tutela
dell'ambiente e della popolazione e per la prevenzione delle catastrofi naturali.
L'abbandono sistematico della montagna e della collina sta producendo una situazione di
grave dissesto idrogeologico del territorio e conseguentemente la scomparsa del sistema
viario ed idrico.
I fossi si chiudono e le acque, non più drenate, precipitano a valle, portandosi dietro
rami, erba, tronchi che, giunti ai fiumi, creano dighe contro le arcate dei ponti. Quando
sotto il peso delle acque queste dighe naturali si schiantano provocano alluvioni ed
allagamenti.
I tristi eventi calamitosi di cui sopra, una volta rari, si ripetono ormai ad ogni
acquazzone, con gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per il paese.
Basti pensare che la tragica alluvione nel nord Italia del novembre 1994 è costata allo
Stato circa 11 mila miliardi di lire. Parimenti la scomparsa della rete viaria ed il suo
deterioramento comportano l'impedimento al passaggio dei mezzi di intervento durante gli
incendi che, in particolare quest'anno, stanno distruggendo alcune tra le località
naturali più belle e suggestive del paese.
Il Governo dovrebbe intervenire fermando l'esodo delle popolazioni di montagna e di
collina con apposite integrazioni salariali agli agricoltori professionali che si
impegnino a collaborare alla gestione del territorio. Chi meglio di un "medico della
terra" può curare il territorio che, coi suoi frutti, gli assicura il sostentamento?
Invece, questo Governo, il suo Governo, ha respinto un ordine del giorno a mia firma che
chiedeva interventi tesi al potenziamento della protezione civile.
Si ricordi, Presidente, delle promesse elettorali che ha gridato ai quattro venti dalle
televisioni, dai giornali, dagli opuscoli illustrati a colori sgargianti stampati dalla
sua coalizione: niente tagli, nessun aumento della pressione fiscale, no ai registratori
di cassa, no alle bolle di accompagnamento, centinaia, migliaia di parole. Quante balle,
caro Robin Hood della politica! Quante balle! Mi dispiace che i colleghi del Polo non
abbiano fatto il loro dovere
Pag. 2686
di opposizione tentando di ostacolare l'approvazione di questo nuovo insulto alla
nostra gente. Probabilmente, come diceva qualche mio collega, hanno avuto qualcosa in
cambio: tutti hanno un prezzo! Forse avete avuto la Commissione di vigilanza sulla RAI,
dove non siete neanche stati in grado di arrivare alla nomina di un vostro presidente,
perché al vostro interno non siete in grado di indicare un nome (Applausi dei deputati
del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Che dire poi del decreto-legge emanato a margine della manovra, che stanzia ben 3.400
miliardi per il Giubileo, tutti a disposizione del comune e della provincia di Roma,
guardate caso! Se non sbaglio, signor Presidente ma, se sbaglio, mi corregga il sindaco di
Roma appartiene all'Ulivo ed il presidente della provincia di Roma anche. Complimenti per
la vostra imparzialità, complimenti! Credevo che il Giubileo fosse un'operazione di fede
da una parte (ed in questo caso non servono i soldi) e di turismo dall'altra, che
coinvolgesse l'intera penisola poiché il compito primario di questo Governo era fare in
modo che i turisti attraversassero tutto il nostro territorio nazionale e si recassero a
visitare la Sicilia, la Calabria, il Piemonte. Invece nulla!
Ben 3.400 miliardi per il comune e la provincia di Roma: forse avete tentato in qualche
modo di pagare l'appoggio che una certa parte della chiesa non certo i preti di campagna!
vi ha dato durante la campagna elettorale. Sull'organo ufficiale della diocesi di
Alessandria don Remigio Cavanna ha scritto, proprio il giorno prima delle elezioni,
venerdì 19 aprile: "Il voto a Prodi & C. è un atto di fede". Alla faccia della par
condicio, alla faccia della correttezza, alla faccia dell'onestà (Applausi dei
deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Signor Presidente, si ricordi che gli elettori hanno una memoria lunga e sapranno
giudicarvi, mentre le bugie hanno le gambe corte e questo Governo zingaro, che favorisce
solamente gli illegittimi, gli illegali (Applausi dei deputati del gruppo della lega
nord per l'indipendenza della Padania), gli extracomunitari...
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. La prego di esporre la questione!
ALESSANDRO CÈ. Sì, ma mi lasci finire!
PRESIDENTE. Per favore, esponga la questione!
ALESSANDRO CÈ. Ci sto arrivando, se mi consente di parlare.
PRESIDENTE. Il Presidente Violante ha già risposto in proposito e la questione è chiusa.
ALESSANDRO CÈ. Mi scusi, io volevo...
Pag. 2687
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto...
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di contabilità. Oggi, dopo aver letto relazioni di vario tipo, lo conosciamo anche noi
e sappiamo perciò che non cambia niente, che non vi è alcun risparmio reale per lo
Stato. L'Ente ferrovie verserà direttamente i contributi previsti in un conto corrente
intestato a "Ferrovie pagamento pensioni", continuando a prendere i fondi da mutui il
cui pagamento è a totale carico dello Stato. Si tratta unicamente di un lifting:
non è cambiato nulla ed è sempre lo Stato che deve sborsare i soldi.
Un altro esempio tipico è quella dell'aumento della sopratassa per mancato pagamento
dell'IVA. Si continua a dire che occorre semplificare la burocrazia, per andare incontro
all'utente e alle imprese, ma qui, per l'ennesima volta, emerge quel piglio dirigista
della sinistra che dice: "Ti dico quello che devi fare e, se sbagli, ti sanziono in
maniera pesante"; direi, piuttosto: pesantissima.
Allora, o semplifichiamo e poi al limite sanzioniamo, oppure, se non tocchiamo niente, non
ha alcun senso aggravare le sanzioni.
Che dire, poi, dell'aumento dell'imposta di registro ipotecaria e catastale o dell'assurdo
prelievo del 20 per cento sui depositi di contanti e titoli in garanzia, oppure ancora
della famosa e già descritta ritenuta fiscale del 27 per cento sui conti correnti di
deposito a medio e lungo termine?
Il senso di questa manovra, che sarebbe realmente quello di raccogliere più fondi, avrà
come esito finale quello di raccoglierne meno, come del resto è già stato detto. Vi
sarà, infatti, un "fuggi fuggi" da questa forma di risparmio ed i risparmi non saranno
più rivolti a finanziare le diverse attività e a far diminuire gli attuali tassi di
interesse, ma andranno a gonfiare ancora il debito pubblico: una montagna di soldi che è
carta straccia.
Viene anche da dubitare che realmente la sinistra abbia qualche intenzione di bloccare
questo debito pubblico, anche perché non si riesce più a capire come sia possibile
uscirne (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della
Padania).
Che dire, poi, dei tagli sui fondi alle imprese e all'Artigiancassa?
Inoltre vergogna delle vergogne si rinviano gli stanziamenti per le zone alluvionate del
Piemonte e della Liguria. Questi stanziamenti non dovevano essere toccati, perché le
persone interessate, che pure si sono rimboccate le maniche e si stanno arrangiando da
sole, avevano realmente il diritto visto che erano state colpite da una catastrofe
naturale spesso e volentieri causata dall'inefficienza, dall'incapacità, dalla noncuranza
dei partiti politici che hanno gestito le amministrazioni di quelle zone e del potere
centrale che si è sempre disinteressato di essere aiutate in questa situazione di
disagio.
Indubbiamente, tutti questi piccoli o grandi tagli potevano essere evitati se si fosse
realmente modificata l'impostazione strutturalmente scorretta del bilancio dello Stato,
toccando in particolare quelle voci che da sole avrebbero potuto tranquillamente sanare
certe situazioni ed anzi avrebbero potuto evitare che le prossime manovre fossero così
importanti. Mi riferisco, in proposito, alla situazione del Banco di Napoli, che tutti
conosciamo. Ebbene, affrontiamo veramente la necessità di privatizzare o di vendere le
banche che sono assolutamente inefficienti: non si capisce, infatti, come esse possano
avere simili debiti. Tutti sappiamo, quando ci rivolgiamo ad una banca, che è possibile
ottenere un prestito a condizione che si abbia un deposito bancario quasi più consistente
della cifra richiesta, ma il Banco di Napoli guarda caso concede prestiti a chiunque si
presenti. Da un po' di tempo, però, i relativi crediti diventano inesigibili: spiegatemi
bene, allora, come funzioni tutto questo.
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
Pag. 2689
PRESIDENTE. Questo intervento non è sull'ordine dei lavori. Ci rammarichiamo della sua assenza.
PAOLO BAMPO. No, Presidente, il mio intervento è propriamente sull'ordine dei lavori!
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mai aperti. Ripeto: ospedali che sono costati miliardi non verranno mai utilizzati!
Inoltre, non si capisce come mai nelle strutture ospedaliere molti medici assunti siano
meridionali, in questo modo rubando posti di lavoro alla nostra gente. È un fenomeno
tipico dei colonizzatori, cioè inserire nel tessuto economico persone che niente hanno a
che fare con la nostra cultura e la nostra voglia di lavorare.
Guardiamo poi il Banco di Napoli, un istituto ormai affogato dai debiti, gestito da
persone che tutto erano fuorché buoni amministratori. Si devono accertare le
responsabilità di chi lo ha gestito in questo modo causando danni economici enormi.
Questi falsi amministratori concedevano prestiti che già sapevano essere a fondo perduto,
anziché concederli ad artigiani e commercianti che, forse, con pochi soldi in prestito
avrebbero fondato piccole aziende, quindi lavoro, benessere e qualche pensione falsa di
invalidità in meno. Questi amministratori hanno costretto questa gente meridionale con
voglia di lavorare ad andare dagli usurai, e sappiamo bene la fine che ha fatto. Invece
no, i cittadini della Padania devono ancora pagare per l'ennesima volta.
Mi domando con quale coraggio i deputati eletti al nord, in Padania, ritorneranno sul
territorio sapendo che ancora una volta hanno "fregato" i propri concittadini. Ai
colleghi di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD, che rilasciano ai giornali
locali dichiarazioni così bugiarde, tanto che a confronto Giuda, poverino, sembra una
brava persona, dico di avere il pudore di stare zitti, così eviteranno brutte figure,
considerato che tutto questo non potrà rimanere nascosto per tanto tempo (Applausi dei
deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Grazie, amici.
Cari amici e colleghi della lega nord, tutto questo finirà. Il 15 settembre vi sarà la
posa della prima pietra per costruire la casa comune dei popoli padani. Niente e nessuno
potrà fermare la volontà del popolo padano, per cui, cara Roma-Polo, Roma-Ulivo,
mangiate ancora un po' di soldi, tanto ormai è finita!
Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto
contrario sulla manovra in esame, disposta dal disegno di legge di conversione n.1857. Le
ragioni sono molteplici: di fatto, gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi
prospettati in termini di saldi di bilancio, come è stato già esaurientemente espresso e
chiarito dalla nostra parte politica nelle Commissioni di merito.
Ho già avuto modo di osservare, in sede di discussione e di dichiarazione di voto sul
complesso degli ordini del giorno ammessi, la pesante ricaduta del provvedimento sulla
vitalità oggi già molto fragile della piccola e media impresa, soprattutto artigiana. Ho
anche avuto modo di rilevare in Commissione cultura come il presente provvedimento attui
una vera e propria decurtazione di risorse al settore scolastico ed universitario, senza
chiarire i criteri con cui vengono attuati i tagli delle spese. Razionalizzare significa
migliorare l'impiego della spesa in questo caso scolastica e recuperare risorse per
interventi di qualità, cosa che non emerge affatto dall'articolo 5 del provvedimento in
esame. Inoltre, la logica della razionalizzazione dovrebbe essere superata a favore di una
organica programmazione territoriale dell'offerta scolastica, tenendo nella debita
considerazione non solo la differenza fra le diverse aree regionali dell'Italia ma anche e
soprattutto i sottosistemi (come quello della montagna, che caratterizza principalmente
l'arco alpino e prealpino).
Faccio presente, fra l'altro, che in questi giorni molti provveditori agli studi specie
nel Veneto stanno inviando ai direttori didattici dei comuni montani ed ai sindaci
l'invito a formulare un preciso piano operativo che preveda la soppressione di plessi
scolastici sottodimensionati mediante accorpamento con le scuole viciniori, in modo da
conseguire la formazione di classi con un numero consistente di alunni. È la stessa
logica sottesa all'articolo 5 del presente disegno di legge.
Al riguardo voglio richiamare l'attenzione del Governo su una specifica normativa prevista
per la scuola di montagna
Pag. 2691
dalla legge n.97 del 1994. Questa disciplina non può non essere tenuta presente
soprattutto nell'ambito di interventi di razionalizzazione come quello oggi in esame. La
realtà montana riguarda oltre il 50 per cento del territorio della penisola e rappresenta
una risorsa ed una ricchezza da gestire con la consapevolezza e la determinazione
necessarie a farne una realtà socio-economica protagonista della vita economica del
paese.
Purtroppo dobbiamo invece rilevare che le zone di montagna sono state notevolmente
trascurate, nonostante la rilevanza che il territorio montano assume nel dettato
costituzionale, laddove è previsto espressamente che: "La legge dispone provvedimenti a
favore delle zone montane" (articolo 44, comma 2 della Costituzione), e stante la
sostanziale inapplicazione della legge n.97 del 1994. Occorre perciò promuovere una
nuova, specifica ed incisiva politica di sviluppo per la montagna italiana, in linea con
gli orientamenti comunitari, al fine di salvare l'immenso patrimonio storico, naturale e
culturale che la caratterizza.
Le condizioni di grave degrado ambientale e di crisi economica in cui versano le zone di
montagna, aggravate dalla presenza di una popolazione minacciata dall'invecchiamento,
rendono difficile la soddisfazione dei bisogni dei loro abitanti; invece, la politica
nazionale e regionale hanno spesso trascurato e trascurano la montagna ed in particolare i
piccoli comuni montani, soprattutto per quanto concerne il potenziamento ed il
miglioramento delle infrastrutture di base necessarie a determinare un più agevole
collegamento con il resto del territorio, una qualità della vita e dei servizi adeguata
alle altre zone rurali ed urbane.
Questa manovra non tiene in debito conto proprio quanto previsto dalla legge n.97 del
1994...
PRESIDENTE. Onorevole Signorini, il tempo a sua disposizione è terminato.
CARLO FONGARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione un minuto.
STEFANO STEFANI. No, Presidente. Io sono veneto, magari se mi dà un prosecco...
PRESIDENTE. Onorevole Stefani, la prego di svolgere il suo intervento.
Pag. 2692
sta invece sfaldandosi sotto gli occhi di tutti; il giorno dopo i ministri Di Pietro e
Burlando affermano che la priorità finanziaria deve essere accordata alla Salerno-Reggio
Calabria e che la variante appenninica deve passare in secondo piano anche di fronte
all'autostrada Palermo-Messina, alla sistemazione dell'aeroporto di Catania o addirittura
alla realizzazione del ponte sullo Stretto.
Proprio il dibattito sulle infrastrutture ci spiega quale sia il reale obiettivo del
Governo e della manovra che stiamo discutendo: prelevare fondi e risorse al nord, a chi
lavora e produce, per alimentare l'assistenzialismo che oggi solo a parole vuole vestire i
panni dell'efficientismo pragmatico prodiano, ma che alla resa dei conti non è che la
versione riveduta e corretta delle vecchie politiche democristiane, social-craxiane o
demitiane (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della
Padania) avallate dalle organizzazioni sindacali e dalla sinistra.
Poco fa ho visto che in aula è presente l'illustrissimo professor Cavazzuti,
sottosegretario di Stato per il tesoro: fa parte di una serie di membri del Governo della
cui validità tecnica sono personalmente a conoscenza. Vorrei allora domandare a questi
signori, che purtroppo sono stanchi e non ascoltano, e che forse andranno a leggersi i
resoconti: con quali criteri avete predisposto questi interventi, se è vero come è vero
che in questa danza di miliardi sono stati tagliati i fondi relativi alle missioni fuori
sede di alcuni dipendenti del Ministero delle finanze, cioè dell'amministrazione delle
dogane? Volete capire che questo significa che non esportiamo più?! Vuol dire che non
avremo più la possibilità di assistere gli esportatori! (Applausi dei deputati del
gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Contro questa restaurazione noi diciamo no, e lo diciamo a ragion veduta, perché la
manovrina preludio di ben altra stangata autunnale non sgombra le nubi dei conti pubblici,
mentre assesta un nuovo colpo ai ceti produttivi.
Si stima che a luglio il fabbisogno del tesoro abbia toccato i 135 mila miliardi, 5 mila
in più rispetto allo scorso anno; lo stesso Governo ammette che i segnali di recessione
economica si estenderanno anche nel 1997: il che significa gravi conseguenze
occupazionali, amici della sinistra! Non ce lo inventiamo noi: è economia! Non lo dice la
lega: lo dicono i conti e i numeri!
Le stesse tensioni in seno al Governo mostrano le evidenti preoccupazioni di quell'area
minoritaria di matrice liberale, la quale sa benissimo che la demagogia ed i
provvedimenti-tampone non arrestano l'emorragia che sta per travolgere i conti statali.
Poi, mentre discutiamo in quest'aula, il consiglio di indirizzo e vigilanza boccia il
bilancio 1995 dell'INPS. Altro segnale di sfascio! A questo punto nemmeno invertendo la
rotta sarà possibile superare la crisi annunciata non solo della finanza pubblica, ma
anche dell'intera nazione. Bisogna avere il coraggio di ammettere che esistono due aree
precise, con necessità completamente diverse tra loro, ad iniziare da due distinte
monete, perché due sono le economie, due sono le società, due sono le realtà (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Bisogna
esser ciechi per non capirlo! Bisogna esser ciechi per non comprendere che questa
manovrina è l'anticamera di nuove e più pesanti manovre.
Ma pensate veramente, colleghi, che la società della Padania potrà assistere immobile a
questo prelievo forzoso, vedendo che grandi opere quali quelle di cui necessita
assolutamente la nostra società vengono messe in secondo piano, non già per finanziare
infrastrutture necessarie, ma per trovare il posto di lavoro a migliaia di disperati lo
dico con rammarico del sud, che avete allevato con false pensioni e con l'assistenzialismo
di Stato? Pensate veramente che il popolo padano non sentirà crescere in maniera
dirompente la questione settentrionale, quando capirà a che cosa servono queste manovrine
o manovrone? Che cosa accadrà quando le fabbriche del nord in un futuro molto vicino
dovranno chiudere i cancelli e licenziare la gente? Sapete che le commesse sono diminuite,
il pacco ordini non c'è più ed era
Pag. 2693
logico che così fosse con un marco passato da 1.250 a 1.000 lire. Lo sapete benissimo,
voi che siete illustri economisti, sapete che quel famoso miracolo altro non era che una
sfuriata senza nessuna base, data dalla svalutazione della lira.
A queste domande la vostra manovrina non dà risposta e non mi sento assolutamente di
diventare complice di questo Governo in tale operazione dissennata. Non ci sto a questo
gioco al massacro; non ci sto a vedere la priorità della Salerno-Reggio, del ponte di
Messina, del ponte di Catania non solo sulla variante appenninica, ma anche sulla nuova
tangenziale di Mestre, sulla pedemontana tra Treviso e Vicenza, su quella famosa
autostrada della val d'Astico che ha già i fondi già stanziati e vede un ministro Di
Pietro lavarsene le mani quando viene chiamato in causa per mediare tra Vicenza e Trento (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Vicenza,
terza città per il PIL, terza città per export, chiede le sue strade; Vicenza ha
una percorribilità stradale di 15 chilometri all'ora! Che cosa volete che produciamo in
questa maniera! E le risposte non ci sono!
Signor Presidente, interrompe il mio discorso nella parte migliore e più importante;
poteva forse passare alla storia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania Commenti)!
Comunque egoisticamente vi dico: continuate così, dal 35 passeremo al 70 per cento (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
LUCA BAGLIANI. Chiedo di parlare.
LUCA BAGLIANI. Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Bagliani, con molta franchezza, non ci penso nemmeno.
LUCA BAGLIANI. Anche agli animali è consentito andare a mangiare.
Pag. 2694
dato e quindi dicono di no a questa manovra.
Sugli aspetti tecnici di una manovra che arriva in un periodo di sostanziale recessione
dell'economia si può solo dire che le imprese, ossia il tessuto sano produttivo, prendono
un'ulteriore bastonata. La riduzione della fiscalizzazione degli oneri sociali è una
bella pensata di questo Governo di sinistra che serve solo secondo loro per dare un
impulso all'occupazione; in più c'è l'onere sull'industria farmaceutica, che non avrà
ulteriore merito se non quello di far scappare dall'Italia la produzione e soprattutto la
ricerca sui farmaci.
Il taglio in termini di cassa alle ferrovie e all'ANAS poi avrà certamente riflessi
negativi ancora una volta sul nord, ma ormai sappiamo tutti che gli interventi sulla
viabilità devono essere fatti solo al sud. Cosa vuole questo nord?
Apro adesso una parentesi per un richiamo al ministro Di Pietro, che purtroppo ancora oggi
non è in aula, ma che spero almeno si degni di leggere i resoconti sommari. Il ministro
Di Pietro abita in un ridente paesino della bergamasca e quando esce di casa molto
probabilmente dovrà immettersi sulla strada, denominata Briantea, che collega Bergamo
alla Svizzera: un'importante arteria di traffico intasatissima in tutte le ore del giorno.
Chiedo al ministro Di Pietro di compiere lo sforzo che compiono tutti i bergamaschi, che
hanno il solo difetto di alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare: lo invito a
mettersi in macchina anche lui ad una qualsiasi ora del giorno e provare a percorrere la
Briantea per verificare se gli interventi debbano essere fatti solo al sud.
Ma torniamo alla manovrina. Per quanto riguarda l'aumento delle imposte fisse di registro,
ipotecarie e catastali, questo sicuramente sarà un ulteriore onere che graverà sulla
casa e sulla mobilità della proprietà immobiliare, già fortemente penalizzata sul piano
tributario. Ma sicuramente l'operazione più saggia l'ha messa in atto il ministro delle
finanze, così prodigo in dichiarazioni giornaliere. Egli ha posto in essere due
operazioni che fanno letteralmente rabbrividire. La prima è l'ulteriore tassazione del
risparmio con un aumento al 27 per cento dell'aliquota che grava sui certificati di
deposito bancario. Come ho già avuto modo di dire, questa, a mio parere, è un'entrata
fittizia perché chi ha in scadenza certificati a lungo termine, è ovvio che, considerato
questo ulteriore prelievo, cercherà di investire in modo diverso. Questa, quindi, lo
ripeto, è sicuramente un'entrata fittizia.
Con un colpo solo, quindi, il ministro Visco tocca il risparmio e il sistema creditizio e
alimenta quel che è più importante la diffidenza nei risparmiatori. Infatti, chi
garantisce che domani non aumenterà il prelievo sui BOT, escogitando simili furbizie? Si
ricordi, ministro, che la diffidenza dei risparmiatori, in uno Stato indebitato come il
nostro, ha un costo molto elevato.
La seconda operazione che ha posto in essere il ministro Visco è quella di aver dato un
valore di circa mille miliardi di maggior gettito all'accelerazione della definizione
delle pratiche inerenti le tasse di successione e i pagamenti IVA. A proposito di
quest'ultima, vorrei aprire una parentesi perché vi sono aspetti non molto chiari. Un
autorevole quotidiano, Il Sole-24 ore, a proposito dell'unificazione delle sanzioni
per la violazione dell'obbligo dei versamenti IVA, precisa che la norma fin qui vigente
era modulata su una soprattassa del 50 per cento per il mancato versamento delle somme
rilevanti dovute sulla base della dichiarazione annuale presentata all'ufficio e su una
pena pecuniaria dal 200 al 400 per cento per i mancati versamenti su liquidazioni
periodiche. Questa diversità nacque con la soppressione, avvenuta quasi vent'anni fa,
delle dichiarazioni mensili e trimestrali, sostituite dalle liquidazioni. La nuova
disposizione unifica l'aspetto sanzionatorio di qualunque mancato versamento, sia quelli
periodici sia quelli in dichiarazione annuale, con una robusta soprattassa del 100 per
cento. In base al nuovo disposto dell'articolo 60, comma 6, del provvedimento, la
soprattassa si applica anche nelle iscrizioni
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a ruolo che l'ufficio IVA deve attuare nel caso in cui riscontri errori materiali o di
calcolo nelle dichiarazioni. In questo caso l'iscrizione a ruolo deve essere preceduta
dall'invito al versamento entro trenta giorni, con riduzione della soprattassa al 60 per
cento. È ovvio che si confida che la conversione in legge del provvedimento risolva
almeno due dei problemi che sta creando: come va sanzionato il versamento tardivo anche di
un solo giorno? Come si calcola la sanzione per un errore di calcolo o per il mancato
versamento in una liquidazione periodica che si riflette poi nelle successive liquidazioni
e, infine, nella dichiarazione annuale? Qualcuno deve darci queste risposte, perché siamo
stanchi di dover combattere con una normativa poco chiara.
Il Giornale di oggi riporta: "Beffa del fisco sul concordato 1994. A ventiquattro
ore dalla prima scadenza, una circolare del ministro ne peggiora i termini: non potranno
essere riportate le perdite, non vi sarà la certezza di sanatoria, né dell'importo che
si dovrà pagare". Mi domando, allora, perché i contribuenti dovrebbero aderire a questo
concordato. Cosa sta facendo il fisco per far sì che il contribuente non lo veda solo
come un carabiniere?
Tutte queste operazioni del ministro Visco si commentano da sole: se il buongiorno si vede
dal mattino, il fisco italiano non farà molta strada sul versante dell'ammodernamento e
dell'equità. Purtroppo, il professor Visco continua a vedere il fisco solo come uno
strumento di prelievo tributario e non come uno strumento capace di incentivare lo
sviluppo e gli investimenti privati, con il risultato di restringere la base produttiva
del paese e, alla lunga, lo stesso gettito fiscale.
Considero questa una manovra opaca, priva di respiro politico e totalmente incapace di
coniugare risanamento e sviluppo, una manovra con la quale questo Governo che, per usare
un linguaggio caro al ministro Di Pietro, non ne ha azzeccata una perde per intero la sua
credibilità (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della
Padania).
GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto era
stato difficile. Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di
una manovra mal fatta: con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e
gli operatori finanziari, ma di fatto gli interventi non apporteranno i vantaggi previsti
in termini di saldo di bilancio (tutti abbiamo letto sui giornali compresi quelli più
autorevoli quali fossero gli obiettivi che si prefiggeva questa manovra).
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi
emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della
Padania: eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati, ci saremmo aspettati un
confronto. È il caso delle certificazioni per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti
falsi invalidi che purtroppo in Italia, soprattutto al sud, li ricevono da anni. Si è
calcolato, infatti, che in Italia si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi e,
da controlli a campione, si è constatato che in almeno un caso su quattro il diritto agli
assegni di invalidità non esiste.
La notizia sui giornali di questi giorni è che a Napoli, su 60 mila invalidi, ben 50 mila
hanno fatto perdere le loro tracce: è una notizia che la dice lunga sulla possibilità di
risanamento che avrebbe avuto questa manovra finanziaria se una maggioranza meno sorda
dell'attuale avesse avuto il coraggio di accettare il confronto e di accogliere le
indicazioni contenute nei nostri emendamenti. Si parla di risparmi di spese per 10 mila
miliardi, ma se fosse stata accertata la certificazione dell'invalidità sottoscritta dai
medici, i 10 mila miliardi li avremmo visti "scodellati" con maggiore facilità. Certo,
ormai siamo a metà anno, ma nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su tale risparmio,
evitando così il ricorso ogni tre mesi a manovre e manovrine correttive i cui risultati
sono solo sulla carta.
La clamorosa e intransigente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la
bellezza di 92 emendamenti presentati nella V Commissione bilancio della Camera, ha
dimostrato una volta per tutte e agli occhi di tutti la precisa intenzione di non
comunicare con le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui se le
opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese, la
maggioranza sceglie appositamente il contrario, in una forma palesemente ostruzionistica e
per nulla costruttiva.
Aggiungerei anche che questa maggioranza, rispetto a quanto proposto in campagna
elettorale, si sta muovendo come Giano bifronte: per poter acquisire i voti prima, con
l'annuncio di non toccare le tasse, di non andare a incidere sulle fasce più deboli e
successivamente, invece, in aula con le manovre mirate a colpire scientificamente le
classi più deboli e più bisognose.
Ma non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi
conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile e che il decreto-legge n.323
porterà nel paese e alle categorie economiche che lo compongono. Non dimentichiamoci che
questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che sarebbero andati
completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro; ha decurtato gli
aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in meno agli
aiuti per la produzione industriale. È chiaro che con queste premesse si creano nel paese
ulteriori tensioni, che porteranno mi auguro in brevissimo tempo alla caduta di questo
Governo.
Per non parlare poi delle questioni relative ai sindacati, rispetto ai quali è apparsa
chiara e inconfondibile agli occhi di tutti la palese discriminazione attuata proprio
dall'Ulivo nei nostri confronti e diretta ad impedire alla lega nord per l'indipendenza
della Padania di imporre ai sindacati di predisporre e di rendere pubblici bilanci
attendibili. Sono proprio il Governo e i gruppi che lo sostengono a non voler imporre un
normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari
Pag. 2697
è quantificabile in circa 3 mila miliardi l'anno.
In materia di occupazione, nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato
blocco delle assunzioni relative ai concorsi già banditi, che non dovrebbero aver luogo
prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta posizione a favore
della cosiddetta mobilità per il personale in esubero, utilizzandolo per lo svolgimento
di lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato le maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel
secondo comma dell'articolo 10 è previsto un notevole aumento della soprattassa da pagare
in caso di mancato versamento dell'IVA risultante sia dalle dichiarazioni annuali sia da
quelle periodiche. La soprattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda
che non versa l'imposta per problemi di sopravvivenza, per necessità e per la
possibilità di eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherà più del
doppio.
Un altro punto che ritengo importante riguarda i tagli ai finanziamenti dell'ANAS, tagli
che incidono in modo drammatico nelle valli nelle quali sono stato eletto; addirittura vi
sono 133 miliardi già stanziati ma fermi, per sbloccare i quali è necessaria un'unica
firma, ma ormai da anni questa firma non viene posta dal ministro dei lavori pubblici, e
perciò non vengono svincolati tali fondi, che potrebbero dare sollievo alle persone che
si alzano alle 5 del mattino per andare a lavorare. Sto ancora aspettando una risposta del
ministro Di Pietro su questa situazione.
Un altro aspetto, che ritengo assolutamente inaccettabile, riguarda il fatto che nella
zona dei laghi mi riferisco alla strada statale 42 ormai lastricata per ogni metro da
molti morti ...
Pag. 2698
della lega nord per l'indipendenza della Padania, e neppure della continuità di questa
seduta.
Immagino che chi mi sta ascoltando si chieda cosa abbia a che vedere il mio intervento con
il provvedimento esaminato in quest'aula; a questi rispondo subito: è ormai noto a tutti
che questa cosiddetta "manovrina" è una forma iniqua di amministrazione di denaro
pubblico dirottato solo ed esclusivamente laddove si devono pagare le garanzie
dell'assistenzialismo.
Vengono, anche questa volta, dimenticati volutamente le reali necessità, le reali
aspettative ed i reali bisogni del paese; potrei parlare a suon di numeri, potrei
continuare con l'elencazione delle aspettative della gente che, quando ci incontra per la
strada, ci chiede: "Come andrà a finire questa volta?". Noi ovviamente, più che
allargare le braccia, non possiamo fare: spetta ovviamente all'attuale Governo decidere le
sorti del paese, se cioè affossarlo totalmente o cercare una forma di reale risanamento.
Tuttavia, da quanto abbiamo potuto vedere, né tale forma di risanamento, né il dialogo
con la minoranza possono sussistere. Noi parlamentari della lega nord per l'indipendenza
della Padania sappiamo benissimo che i nodi sono arrivati al pettine e che le promesse
elettorali vanno pagate, in particolar modo dove da sempre le genti sono abituate a
ricevere puntualmente e regolarmente il loro credito assistenzialista. Pertanto ognuno
deve assumersi le proprie responsabilità: noi ci assumiamo le nostre e voi, cari signori
del Governo, vi assumerete le vostre.
Ricordo un detto dell'esercito borbonico che recita così: "Se la truppa si lagna e si
lamenta, alza la paga agli ufficiali". Quindi, in questo caso, niente carota, ma solo
bastone.
Vorrei poter ospitare dalle nostri parti qualche collega parlamentare particolarmente
critico nei confronti della nostra decantata Padania, per dimostrargli che cosa significhi
effettivamente l'impegno di quella gente, che ha costruito, con il sudore della propria
fronte, una piccola fortuna. Come potete ben capire, si tratta di una fortuna di 40-50
anni, che non è costituita da patrimoni arrivati attraverso eredità od altro. Siamo al
cambio generazionale delle piccole aziende e delle piccole imprese: è evidente che
qualsiasi piccolo imprenditore, prima di intraprendere qualsiasi forma di investimento, si
guardi attorno, cercando di intravedere un minimo di orizzonte e di avere un minimo di
garanzie. Invece l'unica garanzia che ci avete dato è stato l'invio di cinquecento
finanzieri in più con il compito di controllare quanto evadiamo, quanto rubiamo (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Grazie,
grazie ancora dell'attenzione che avete avuto nei confronti di chi vi dà da mangiare da
più di cinquant'anni; grazie ancora, cari signori! È questo il premio che viene dato
alla Padania, che non conosce sabato, domenica, tredicesima o festività varie, ma che
mantiene la parola data quando assume una commessa! E le commesse, che prima avevano la
durata di dodici mesi, oggi, sì e no, arrivano a novanta giorni: è triste per
l'imprenditore che deve investire, il quale si vede privo di orizzonti ed ogni giorno è
pressato da questioni fiscali (ne inventate una al giorno!). Hanno l'acqua alla gola, cari
signori, ed un popolo affamato fa qualsiasi cosa per liberarsi, qualsiasi!
La nostra, come ha affermato l'onorevole Bossi, sarà una marcia pacifista, cosiddetta
gandhiana. Voi ci ridete sopra: vedremo, dopo il 15 settembre, chi riderà di più!
Signori, vi esorto infine a non tradire ancora una volta i vostri impegni elettorali, a
non continuare sulla strada dei cinquant'anni di malgoverno che avete portato in questo
paese: siate uomini, una volta tanto (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord
per l'indipendenza della Padania)!
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, l'onorevole Pagliarini ha testé accennato alla
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questione della convocazione delle Commissioni...
PRESIDENTE. La questione è già risolta.
CESARE RIZZI. No, signor Presidente, l'articolo 30 del regolamento...
PRESIDENTE. La questione è già risolta.
PRESIDENTE. Onorevole Fontanini, non permette a nessuno di dire per 27 volte la stessa cosa!
Pag. 2700
certamente anche in Italia, ma non nei numeri che ho citato, non con queste grandezze,
che sono, come dicevo prima, al di fuori di ogni logica e di qualsiasi principio di
corretta gestione della cosa pubblica.
Signor Presidente, nei nostri interventi abbiamo più volte cercato di evidenziare quali
debbano essere i settori su cui intervenire ed i metodi dell'intervento, oltre a segnalare
lo spreco o le disparità che esistono all'interno del territorio dello Stato italiano.
Un'altra cosa che abbiamo denunciato è la disparità relativa alle tasse, che non pesano
in maniera uniforme sul territorio nazionale. Al riguardo, siamo al limite della
costituzionalità: abbiamo citato, tra l'altro, la differenziazione dell'IVA tra nord e
sud; ma parlando di nord e sud uso forse un'espressione impropria, perché anche Roma
capitale in questo campo è considerata alla stregua del nord, per cui nella stessa
capitale l'IVA sul gas metano è pari al 19 per cento, mentre nel sud, che inizia subito
dopo Roma, si paga il 10 per cento.
Forse non abbiamo ancora detto colgo l'occasione per farlo che anche le accise sono
fortemente differenziate, sempre con riferimento a questa fonte energetica primaria per le
industrie ma soprattutto per le famiglie, con riferimento all'impiego del gas metano sia
per uso domestico sia per riscaldamento. Al sud, l'accisa ossia la tassa che si paga su un
metro cubo di metano consumato è pari a 74 lire fino ad un consumo di 150 metri cubi
mensili, mentre al nord questa stessa tassa è pari a 151 lire. Superati i 150 metri cubi
al mese di consumo, le accise subiscono un aumento vertiginoso: si passa dalle 238 lire al
metro cubo per il sud alle 332 lire per il nord. Ripeto che il termine "nord" è forse
improprio, perché anche a Roma l'accisa sul gas metano è pari a 332 lire al metro cubo.
Non credo che questo sia corretto nei confronti dei cittadini, i quali devono sapere tutto
ciò, e soprattutto devono sapere che la nostra forza ha cercato di omogeneizzare l'accisa
su tutto il territorio nazionale. Non riusciamo peraltro a comprendere perché il Governo
si ostini a mantenere ancora questi privilegi assurdi, che penalizzano, per esempio chi
vive al nord e, a causa delle condizioni climatiche, deve utilizzare in misura maggiore il
gas metano per riscaldarsi, mentre il sud, aiutato dalla sua posizione geografica, può
contenere fortemente il consumo di questa fonte di riscaldamento.
È una vergogna, signor sottosegretario, che si continui a differenziare questo prelievo
fiscale sul territorio italiano; è una vergogna perché è in contrasto con i principi
della Costituzione e perché queste cose devono finire: il nord, al pari credo di molti
altri cittadini, è stanco di questa differenziazione.
Vorrei citare un altro esempio poco conosciuto, ricordando che sono stato parlamentare
anche nella XII legislatura, nel corso della quale al Senato ho tentato di istituire,
mediante una proposta di legge, una Commissione d'inchiesta sulle pensioni versate
dall'INPS a cittadini della ex Iugoslavia. I colleghi devono sapere che in quel
paese vi sono persone che, per aver fatto magari un giorno di servizio militare, ricevono
un vitalizio dallo Stato italiano attraverso l'INPS. Tale vitalizio impone esborsi pari a
più di 150 miliardi l'anno ed anche se quei signori hanno versato pochissimo o quasi
niente nelle casse dell'INPS, contribuiscono moltissimo a creare il deficit dell'Istituto
nazionale della previdenza sociale. Sarebbe interessante capire perché in questo
settore...
PRESIDENTE. Onorevole collega, il tempo a sua disposizione è scaduto.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, lei non mi lascia concludere.
Pag. 2701
perché questa notte abbiamo parlato anche l'ho fatto anch'io di questioni relative a
riforme istituzionali.
Un voto negativo anche su questa manovra economica è la conseguenza e la risposta più
logica che diamo ad un iter che ha visto una nettissima chiusura da parte del Governo, la
quale si è verificata ripeto non soltanto sugli emendamenti: posso anche capire la scelta
del Governo di "blindare" la manovra, perché l'approvazione di un emendamento l'avrebbe
fatta tornare al Senato, ma ci avete dichiarato inammissibili e poi bocciato, con una
scelta che qui non voglio qualificare, anche innocui ordini del giorno che, quanto meno,
avevano il compito di riassumere le nostre posizioni e di fornire indicazioni di metodo. A
fronte di ciò abbiamo dovuto subire non io ma qualche collega anche insulti e accuse di
vario genere, di razzismo, di separatismo, di insensibilità alla situazione complessiva
italiana. Volendo parlare nel modo più tranquillo e pacato possibile, volendo spiegare
ancora una volta le ragioni di un nord che nessuno vuole ascoltare e capire ripeto, come
recentemente e chiaramente ha spiegato l'onorevole Pagliarini, capo del governo della
Padania, che per noi il problema è di libertà. Infatti, soltanto nell'ambito di una
libertà di regole, di economia, della possibilità di associarsi e di disporre di sé
stessi e delle proprie risorse possiamo far fronte ad una macchina burocratica che ci
opprime e ad un sistema legislativo pensato e voluto a Roma, all'interno di palazzi dove
forse non si è mai avuto un contatto diretto con una realtà scaricata pesantemente sul
nostro territorio.
Il collega Vascon faceva prima riferimento alla risposta che ci è stata data con l'invio
della Guardia di finanza. Ma lei lo sa, signor Presidente parlo nell'esercizio delle mie
funzioni in quest'aula che in alcune zone, quanto meno del Veneto, dire Guardia di finanza
è come dire mafia? Ovviamente, i piccoli bottegai e i commercianti non hanno il coraggio
di ribellarsi, ma i finanzieri passano con la borsa della spesa ed escono senza scontrino
e con la borsa piena! Lo dico sapendo ciò che dico.
Pag. 2702
rifondazione comunista. Questa notte in aula sono stati stigmatizzati alcuni
atteggiamenti e parole di nostri deputati, mentre fuori di qui si cantavano "bandiera
rossa" ed inni partigiani, con i comunisti che si abbracciavano fraternamente, pensando
evidentemente ad un qualche ritorno tipo quello del 1948. Fortunatamente a quell'epoca
hanno perso: non vorrei che pensassero di poter affrontare nuovamente una situazione del
genere. Certo, se il risultato fosse lo stesso, potremmo consolarci... Ciò che voglio
dire è che, rispetto a certe situazioni, non possono essere usati due pesi e due misure.
Di recente si è svolto un incontro tra il Presidente Prodi ed i rappresentanti delle
confederazioni agricole. A tale riguardo debbo rilevare l'assoluta insensibilità del
Governo sulle problematiche agricole. Io sono un agricoltore; durante l'incontro del 18
luglio, il Presidente Prodi aveva fornito ampie assicurazioni; dal canto loro, le
organizzazioni di settore avevano sottolineato una serie di esigenze, per esempio quelle
di ridurre gli oneri contributivi, di snellire gli adempimenti burocratici, assolutamente
insostenibili per la piccola impresa agricola, di introdurre una serie di strumenti di
gestione per quanto riguarda l'accesso e l'impiego della manodopera in agricoltura, con
riferimento a strumenti già utilizzati in altri settori produttivi; mi riferisco, per
esempio, al part time, all'apprendistato, al lavoro interinale ed alla revisione
dei contratti a termine. Erano state fornite ampie assicurazioni su questo punto il cui
recepimento avrebbe potuto offrire, sia pure in maniera marginale, un minimo di respiro
all'agricoltura.
Il settore può ancora assorbire manodopera in tutte le regioni agricole italiane.
Ovviamente, mi riferisco alle aree realmente produttive, non a quelle dove esiste una
pseudo agricoltura e dove si vive soltanto di sussidi, di interventi dell'AIMA o, tanto
per parlare chiaro, di truffe. Si era insistito sulla necessità di riequilibrare gli
elementi che contribuiscono a fare del prodotto agricolo italiano un prodotto non solo di
altissima qualità ma anche facilmente competitivo sui mercati esteri ed interno,
caratteristica quest'ultima che non si riscontra attualmente dal momento che i costi di
produzione purtroppo hanno un peso notevole e non sempre la qualità, da sola, può
consentire di vendere vantaggiosamente. Il valore aggiunto è una bella cosa, ma a volte
mancano i mezzi per acquistare i prodotti.
Presidente, ho cercato di capire le ragioni degli altri e di spiegare le nostre, ma
neanche con questo tipo di approccio, così morbido e disponibile al dialogo, siamo
riusciti ad ottenere alcunché. Diremo quindi no alla manovra e agli interventi
programmati in tema di riforme istituzionali; figuriamoci quale potrà essere la nostra
posizione sulla legge istitutiva della Commissione bicamerale, se è questa la logica del
Governo sottesa a tutte queste iniziative. Temo pertanto che saremo sempre costretti a
votare contro (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza
della Padania).
La situazione, tuttavia, non rimane ferma: alle nostre porte bussano il debito pubblico e
l'Europa di Maastricht...
Pag. 2703
massimo il Polo fa lo zerbino del signor Prodi, che va avanti e indietro con i piedi.
Questa è la realtà, Presidente!
Tutto ciò non ci stupisce: hanno criticato la manovra sui giornali, ma qui non hanno
fatto opposizione. La stampa ha riportato che "l'ostruzionismo del Polo e della lega" ha
indotto il Governo a porre la questione di fiducia. L'unico ostruzionismo realizzato dal
capogruppo Pisanu è consistito nel proporre al Presidente della Camera di prolungare i
lavori dell'aula dalle ore 21 fino alle 22. Questo era l'ostruzionismo: chissà cosa
avrebbe proposto se fosse stato collaborazionista...
Ritengo, Presidente, che la giornata odierna abbia segnato il Governo ed anche il Polo: di
fatto è avvenuto l'inciucio (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania). È avvenuto in silenzio e con il consenso di
rifondazione comunista la quale alla faccia della difesa degli operai è ridotta a
presentare ordini del giorno (glieli accolgono: tanto non sono mai stati rispettati).
Rifondazione comunista in realtà si è dimenticata degli operai; nella scorsa
legislatura, quando si è discussa la legge n.335 del 1995, di riforma del sistema
pensionistico, ha fatto le barricate, ma non si è neanche accorta che, proprio in
attuazione di quella legge, avrebbe dovuto essere rispettato l'articolo 1, comma 34: si
deve stabilire quali sono i lavori usuranti, affinché gli operai delle fonderie, per
esempio, possano usufruire dell'anticipazione della pensione. Questo doveva essere fatto
dalle associazioni di categoria dei datori di lavoro e dai sindacati, ma non è accaduto.
Il Governo non ha fatto nulla dopo un anno! È così che difendete gli operai!
La lega ha già predisposto un ordine del giorno per l'Assemblea su un disegno di legge
che sarà esaminato prossimamente, un documento di indirizzo con il quale si intende
impegnare il Governo ad affrontare il problema. Vi sfidiamo su questo: vediamo se voterete
contro. Magari poi i giornali diranno che rifondazione comunista ha dato un apporto
determinante alla risoluzione del problema, visto che sono arrivati a sostenere che ieri
sera in questa Assemblea c'è stata una sassaiola. È vero che le telecamere ed i
giornalisti erano stati fatti sgombrare dall'aula, ma tutto ha un limite. Auspico che la
Presidenza abbia già fatto uso degli ampi strumenti di cui dispone per smentire e
chiedere una rettifica formale di queste notizie, perché tutto ciò tende ad inasprire i
rapporti, ad incidere sul nostro atteggiamento di correttezza. Noi usiamo il regolamento
per fare il nostro lavoro.
In proposito vorrei ringraziare a titolo personale lo sottolineo: a titolo personale
l'onorevole Buontempo, l'unico che si è reso conto (ed ha avuto il coraggio di
protestare) di alcune pur legittime interpretazioni della Presidenza, che però
costituiranno precedente: è l'unico ad essersi reso conto che con quelle interpretazioni
viene meno la libertà di espressione dei parlamentari, di qualsiasi parlamentare. Ma
purtroppo è l'unico: gli altri hanno subìto. Contenti loro... L'importante è che dopo
non si rivolgano alla lega per chiedere collaborazione al fine di fermare il Governo
Prodi: gli state dando una mano, due mani; non so cosa gli darete fra poco.
Purtroppo non possiamo fermare le bugie dei giornali, ma una cosa è certa. La crisi
economica in atto nel nord-est, quella sì viene percepita dalla gente; è reale e
palpabile. Il Governo Prodi dovrà scontrarsi contro questa realtà.
Abbiamo un Governo che pensa alle grandi infrastrutture del sud perché sostiene solo
così si può rilanciare l'industria. Poiché al nord l'industria esiste sebbene manchino
le infrastrutture, questo ragionamento evidentemente manca di logica. Si va a punire
proprio il nord-est, il Veneto che da solo esporta quasi il 33 per cento del PIL
all'estero e non ha strade. Ci sta bene perché la lega, che nel Veneto ha raccolto il 30
per cento dei voti, raggiungerà in quei territori il 50, 60, 70 per cento: le bugie hanno
le gambe corte e il naso lungo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per
l'indipendenza della Padania). Gli imprenditori avevano detto: "Eh, la lega...;
votiamo il Polo, forza Italia o solo Fini, votiamo AN perché la
Pag. 2704
svolta...". Adesso stanno dicendo: "Tutto sommato forse avevate ragione voi; siete un
po' rozzi, un po' barbari, ma in fondo siete molto più onesti". Questa è la verità (Applausi
dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Rappresentanti del Governo, sappiamo che tra poco noi speriamo tardi si discuterà il
provvedimento riguardante la costituzione della Commissione bicamerale. Ricordo che il leader
di forza Italia, con tutto il Polo d'accordo, diceva: "Assemblea costituente; discutiamo
su questo e non transigiamo". Dopo un mese e mezzo, due mesi ha detto: "Bicamerale; se
poi non serve passeremo all'Assemblea costituente". Non so quante bicamerali abbiamo
avuto fino ad oggi; il Polo, il quale sosteneva che queste Commissioni non servono a
nulla, adesso le chiede. Non so se sia questione di presidenze, di vicepresidenze, ma una
cosa è certa: delle sedie non ci interessa nulla, lo ribadiamo.
Vorrei ringraziare tutto il gruppo; sono deputato da tre legislature, ma metà degli amici
della lega nord per l'indipendenza della Padania sono alla prima esperienza. Presidente,
abbiamo un gruppo che si sacrifica, va avanti, fa ostruzionismo e lo fa in questi termini
perché crede in ciò che fa, ha una fede, una cosa che la maggior parte dei partiti ha
perso; oltre all'ideologia hanno perduto anche la fede. Finché questo gruppo sarà così,
sono certo che il consenso del nord nei nostri confronti potrà solo aumentare.
Abbiamo prolungato la discussione di cinque-sei ore. Qualcuno dice: "Perché lo fate?
Tanto poi votiamo". Perché ci crediamo, non siamo come voi, uomini del Polo! Quando poi
andiamo nei corridoi ci sentiamo dire: "Siete bravi, anche noi se potessimo...". Come,
se potessimo? E ancora: "Vi ammiriamo". Quale ammirazione? Stiamo facendo il nostro
dovere perché la gente ci ha eletto per fare questo, per denunciare cosa sta avvenendo
qui. Invece voi state tenendo il sacco alla sinistra; una volta si parlava di soccorso
rosso, adesso non so che definizione dare al Polo...
FRANCESCO STORACE. Avete fatto il ribaltone!
Pag. 2705
dei diritti di libertà. Abituati a sopportare, e forse qualcuno pensava ormai
rassegnati, i nostri stanno spalancando gli occhi. Quello che il nostro segretario
affermava, regolarmente smentito, è oggi chiaramente accettato. La spaccatura dell'Italia
è realtà e non si basa sulla falsa contrapposizione tra destra e sinistra, ma su Padania
contro inciuci romani, centralismo contro indipendenza, spesa assistenzialista per il
Mezzogiorno contro impresa sana e vera occupazione.
Non saranno nemmeno questa volta i ventimila posti di lavoro per la Salerno-Reggio
Calabria, sottoposti al controllo del caporalato delle imprese della mafia, a risolvere i
problemi del Mezzogiorno. Non sarà più possibile, a questo come ad altri governi,
continuare a drenare le risorse della Padania per costruire una struttura produttiva vera
nel Mezzogiorno. Non lo sarà perché la soglia della tollerabilità e della frustrazione
degli onesti lavoratori titolari di impresa o dipendenti nei confronti di uno Stato
vampiro è superata. Gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti, gli operai, gli
impiegati sono legati in modo indissolubile tra loro da una necessità di sopravvivenza.
Questa manovra denota ulteriormente la volontà di smontare la voglia di lavorare di tutte
queste persone definanziando quelle leggi che, proprio in questo momento di difficoltà
montanti, sarebbero indispensabili. Gli ottimismi che salivano dal nord-est e che la lega,
non novella Cassandra ma a fronte di analisi sulla consistenza delle imprese di quei
territori, riconduceva esclusivamente al favore di cambi non realistici, si stanno
trasformando rapidamente in seria preoccupazione per la possibile perdita di posti di
lavoro, che nel solo Veneto viene quantificata in 300 mila unità.
Sì, è vero, forse queste regioni della Padania potranno resistere un po' più a lungo
delle aree del Mezzogiorno, nelle quali il clima di ribellione, sinceramente
comprensibile, ha subito una brusca accelerazione negli ultimi giorni. È il Mezzogiorno
assistito per logica abitudine che, nel momento in cui il flusso di denaro raccolto dallo
Stato centralista nella Padania per l'iniqua distribuzione viene riducendosi, chiede alla
classe politica le risposte alle promesse fatte, ad una classe politica che non potrà
dare quelle risposte e che per questo sarà giustamente e finalmente cancellata nel
momento in cui verrà la vera seconda Repubblica. Una seconda Repubblica che non potrà
che essere la somma di due nuove prime repubbliche: quella padana, che sarà repubblica
federale, e quella italiana, che sarà quello che vorrete.
L'opposizione isolata, in splendido isolamento, della lega nord dimostra se ve ne fosse
stato bisogno che solo la lega contrappone problemi reali a spartizione di potere
all'interno dei palazzi romani.
I problemi reali sono quelli legati alla carenza di infrastrutture, che il nord reclama a
gran voce. Presidente, abbiamo strade di cui ci vergogniamo; Iesolo in questi giorni ha
una popolazione turistica superiore ai 500 mila abitanti; i cittadini contribuenti di
questa città versano annualmente alle casse dello Stato circa 180 miliardi;
l'amministrazione comunale, condotta egregiamente dalla lega, riesce a rendere accogliente
la località balneare con un bilancio di soli 8 miliardi; lo Stato non fornisce neppure il
supporto di ordine pubblico per la sicurezza dei cittadini. Sono di questi giorni episodi
multipli di violenze sessuali attuate da clandestini extracomunitari a danno di minori
italiani e stranieri: bella pubblicità, bella immagine! Già in passato, questore e
prefetto, proconsoli stranieri, non veneti dello Stato, hanno sottolineato la normalità
dei fenomeni se paragonati alla situazione di alcune aree del Mezzogiorno, ma non sono
quelli gli standard di sicurezza e qualità della vita ai quali vogliamo riferirci.
È vero: subiamo l'occupazione coloniale di questo Stato nelle posizioni di vertice, che
avviene scavalcando chi in quei territori è nato e cresciuto. Gli stipendi sono
agganciati a parametri statistici su scala nazionale ma non al reale costo della vita, che
è notoriamente più alto al nord, rendendo anticostituzionale la differenza del potere
d'acquisto delle buste paga dei
Pag. 2706
lavoratori padani. L'aliquota IVA sul gas per il riscaldamento è doppia al nord, che
paga il lusso di riscaldarsi in inverni più lunghi e più rigidi. L'evasione dell'ICI è
fino a quaranta volte più elevata nelle regioni del Mezzogiorno, a causa dei catasti non
aggiornati e dell'abusivismo che premia due volte chi violenta il territorio e punisce due
volte i comuni del nord, che si vedono decurtare i trasferimenti da Roma e si guadagnano
la palma di vessatori per conto dello Stato, in nome di un federalismo fiscale che invece
ha facoltà solo di aumentare la pressione fiscale, trasformando gli enti locali della
Padania in esattori del fisco centralista. All'evasione del pagamento del bollo auto nelle
regioni del Mezzogiorno non corrisponde un adeguato controllo statale da parte della
Guardia di finanza. Nella scorsa legislatura, in sede di esame del testo collegato alla
legge finanziaria, avevo proposto l'abolizione della tassa automobilistica; in questa
legislatura ho presentato un'analoga proposta di legge che porterebbe al risparmio di
circa 40 milioni di ore perse in code, impedirebbe l'evasione e ci farebbe risparmiare il
costo della convenzione con l'ACI, feudo del Ministero delle finanze. Anche il pagamento
del bollo sulla patente auto è assolutamente "facoltativo" in alcune regioni. I
controlli della Guardia di finanza, che le imprese padane subiscono a ritmi sempre più
frequenti, colpiscono con sanzioni salatissime errori formali e irrilevanti. Le merci
circolano ancora accompagnate da documento fiscale, la famigerata bolla di accompagnamento
abolita grazie alla lega da una legge, ma ancora viva e vegeta.
Signor Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, questa manovra di
bilancio è superata perché in essa manca una sintesi che sia di facile lettura per
tutti; manca inoltre la situazione del patrimonio e vi sono ancora voci tramandate ormai
da secoli, come le partite di giro e le partite di transito, che con la ragioneria non
hanno assolutamente niente a che fare.
Abbiamo lavorato in Commissione ed in aula sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire
anche sulla forma, per fare in modo che, in futuro, la Camera indichi, magari attraverso
proposte e iniziative, come si deve modificare la struttura del bilancio dello Stato e
degli enti pubblici.
Nella discussione svoltasi su questo provvedimento è parso chiaro al sottoscritto e a
molti colleghi di minoranza che la maggioranza aveva assunto la decisione di non accettare
il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato era stata definita una linea
di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto era stato difficile.
Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra
malfatta: con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli
operatori finanziari, ma di fatto gli interventi non apporteranno i vantaggi previsti in
termini di saldo di bilancio (tutti abbiamo letto sui giornali anche su quelli più
autorevoli quali obiettivi si prefigga questa manovra).
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi
emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della
Padania.
PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, per cortesia concluda.
Pag. 2707
ai dati del 1996, cioè dell'anno in corso, una riduzione di spesa di circa 9 mila
miliardi ed un aumento delle entrate di 5 mila miliardi. Stando alle note informative
riportate dagli organi di stampa, sembra però che il fabbisogno di quest'anno viaggi ben
oltre il tetto di 113 mila miliardi previsto dal Governo nel DPEF. Non è fuori luogo la
previsione effettuata in ambienti autorevoli di un deficit a fine anno di 126-130 mila
miliardi: ciò significa 13-17 mila miliardi oltre i livelli di deficit di quest'anno
previsti dal Governo. Quali le cause? O la "manovrina" non ha prodotto alcun effetto
benefico sui conti dello Stato, oppure vi sono state maggiori spese e minori entrate
aggiuntive per un ammontare prossimo alla "manovrina" stessa.
Con ogni probabilità, per uno strano effetto sinergico, i due fenomeni si sono sommati
l'un l'altro, vale a dire che, da una parte, il decreto del Governo si sta dimostrando per
nulla efficace, dall'altra sono aumentate le spese e diminuite le entrate, soprattutto il
gettito IVA a causa della recessione economica, come ebbi modo di ricordare al
superministro Ciampi in una precedente seduta. Il tutto avrebbe prodotto un aumento del
fabbisogno nel solo mese di luglio di 5 mila miliardi, il doppio cioè dello scostamento
di giugno riferito dal Governatore della Banca d'Italia alla Camera. Il risultato negativo
raggiunto sarebbe stato conseguito malgrado il varo della manovrina.
Con la relazione trimestrale di cassa, il tesoro aveva ipotizzato una situazione del
genere ed aveva messo nero su bianco i pericoli derivanti, per esempio, da maggiori
erogazioni nette della tesoreria per il finanziamento della spesa sanitaria. Questa
eventualità negativa si è puntualmente verificata, vale a dire che alcune
amministrazioni dello Stato hanno effettuato prelievi oltre il previsto, hanno cioè
considerato la tesoreria dello Stato una sorta di bancomat dal quale prelevare
automaticamente denaro: in particolare, le amministrazioni che hanno attinto flussi
finanziari con maggiore velocità sarebbero state le regioni, i comuni e le unità
sanitarie locali. Insomma, si sarebbe ripetuta a luglio la stessa vicenda che alimentò il
forte scostamento di fabbisogno di marzo, con un particolare: all'epoca, la
responsabilità fu addebitata alle FS e all'ANAS, che per far fronte ai rispettivi accordi
di programma prelevarono, nel pieno rispetto della legge, flussi maggiori e per questo
sono state punite dal Governo che con la manovrina ha tolto loro circa 3 mila miliardi.
Ora la colpa ricadrebbe sulle spalle di USL, regioni e comuni.
Il motivo di questo atteggiamento sembrerebbe abbastanza comprensibile: è assai
verosimile che la prossima legge finanziaria ridurrà notevolmente i trasferimenti
pubblici a queste amministrazioni, in cambio della gestione e riscossione dell'IPAR,
l'imposta sulle attività produttive destinata ad assorbire ICIAP, contributi sanitari ed
altri tributi locali.
Ma di fronte a un taglio certo, confortato da un gettito incerto, queste amministrazioni
hanno anticipato il prelievo di tesoreria. Insomma, hanno applicato ai conti pubblici il
proverbio "Meglio un uovo oggi, che una gallina domani".
A condizionare negativamente il fabbisogno tendenziale di quest'anno peserebbe poi anche
la congiuntura. I principali centri di ricerca economica stimano la crescita del PIL allo
0,8 per cento, contro l'1,4 previsto dal Governo. Il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Micheli conferma e anzi prevede che questa flessione della crescita della
ricchezza dovrebbe proseguire anche per tutto il 1997 e i primi segnali di ripresa si
avrebbero sempre secondo Micheli non prima del 1998. Per il momento, la minore crescita di
quest'anno peserebbe sui conti pubblici sotto forma di minori entrate IVA per duemila
miliardi. Così come rischiano di avere effetti negativi sul fabbisogno i 1000 miliardi in
meno denunciati ieri alla Camera dal presidente dell'INPS Billia, dovuti ai minori incassi
per i ritardi di applicazione del contributo previdenziale del 10 per cento.
Se il fabbisogno tendenziale, malgrado la "manovrina", dovesse restare sui 126-130 mila
miliardi, il rapporto fra deficit e PIL uno dei quattro paletti fondamentali
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di Maastricht per l'Unione economica e monetaria, cioè per il sistema di moneta unica,
il cui raggiungimento tanto conforta il Presidente del Consiglio rimarrebbe al 7,3 per
cento contro il 6,1 per cento previsto dal Governo.
Siamo, cari colleghi, alle solite: manovre, manovrine e manovrone si intersecano e si
sovrappongono per dimostrarsi sistematicamente inefficaci nei confronti dell'obiettivo di
miglioramento dei conti dello Stato. Questo Governo, in modo non dissimile da quelli che
lo hanno preceduto, continua, per così dire, a somministrare aspirine che tuttavia si
traducono in salassi, sia in termini di servizi pubblici non resi sia in termini di
maggior prelievo fiscale operato nei confronti delle piccole e medie imprese padane ad un
malato (lo Stato) affetto da patologie ben più gravi di un semplice mal di testa ed ormai
cronicamente inguaribili. Anziché confrontarsi con le razionali ed efficaci terapie
proposte con adeguati emendamenti dal gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania,
il Governo, continuando politiche improduttive, postkeynesiane, di interventismo
assistenzialista nelle regioni meridionali (si vedano anche le recenti dichiarazioni del
ministro Burlando), ha preferito troncare la discussione ed evitare il confronto, con il
risultato che il decreto sarà probabilmente convertito, i conti non saranno migliorati e
tutto sarà rinviato alla manovra di fine anno e alla complementare "manovrina" di
primavera.
Per questi motivi non voterò la conversione in legge del decreto-legge n.323 (Applausi
dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania).
PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare per un richiamo all'articolo 30, comma 5, del regolamento.
PIERLUIGI COPERCINI. Mi scusi, non ho finito. Preferirei completare il mio ragionamento: erano convocate, ma non quelle in sede referente.
PRESIDENTE. Io non l'ho detto. Legga il resoconto stenografico.
PIERLUIGI COPERCINI. Qualcuno della Presidenza l'ha detto.
PRESIDENTE. Io non l'ho detto.
ROBERTO MARONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Maroni, onorevole Maroni...
ROBERTO MARONI. Le chiedo di sconvocare o
l'Assemblea o la Commissione.
Pag. 2709
PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, lei che è stato così autorevole...
GIANCARLO PAGLIARINI. Presidente, se mi interrompe fermi il cronometro.
GIANCARLO PAGLIARINI. Ha fermato il cronometro?
DAVIDE CAPARINI. È una dichiarazione di voto. Fascista!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 14,30)
(Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania Si grida: "Via, via Acquarone").
PRESIDENTE. Colleghi, risparmiate le energie perché ne avremo bisogno tutti. Andiamo avanti.
GIANCARLO PAGLIARINI. Certo, ci mancherebbe altro, davo solo delle notizie.
PRESIDENTE. Anche per quanto riguarda le espressioni che usa.
Pag. 2710
Italia vi sia una stampa con queste caratteristiche di disonestà intellettuale?
Quanto alle peculiarità di questo decreto, sono sintetizzabili nel modo seguente: c'è la
morte delle imprese farmaceutiche e del mercato; si dà ancora più potere alla CUF; sono
tolti fondi alla cosiddetta autostrada della morte Torino-Savona; sono tolti soldi agli
alluvionati ed alle imprese artigiane in crisi. I soldi sono invece lasciati agli
interventi per Roma capitale ed al Banco di Napoli; non si fa nulla di serio per
identificare i falsi invalidi; c'è un aumento della pressione fiscale; sono tolti
praticamente dal mercato i certificati di deposito ed in questo modo aumenta il monopolio
dello Stato anche nell'offerta di prodotti finanziari; in proposito ricordo che, pur
avendo denunciato il Governo all'autorità antitrust, però non è ancora accaduto nulla.
Ieri è stato bocciato con il 62 per cento dei voti un ordine del giorno che chiedeva di
inserire l'Italia nell'Unione europea e questo, secondo me, è veramente uno scandalo. In
compenso, non si è imposto un reale obbligo di trasparenza ai sindacati, che incassano
ormai quasi più del doppio dell'utile consolidato del gruppo FIAT. Solo per la storia
ricordo che i sindacati incassano circa 400 miliardi per il finanziamento dei patronati,
circa 50 miliardi per le quote sindacali sulle prestazioni per la disoccupazione agricola,
circa 300 miliardi per le ritenute sindacali sulle retribuzioni e sulle pensioni, circa
350 miliardi di quote associative relative al tesseramento sindacale dei lavoratori in
attività, per non contare il costo dei distacchi sindacali (che è pagato dallo Stato) e
quanto incassano con i vari CAF, SUNIA, eccetera.
In tale situazione questo Parlamento non vuole imporre alcun obbligo di trasparenza ai
sindacati.
Ora, signor Presidente, le racconto una storia. La fonte è un bel libro, intitolato
"Sghei", di un giornalista del Corriere di nome Stella. In esso si racconta la
storia di due chiese, il duomo di Venzone nella Carnia e la cattedrale di Noto in Sicilia.
Si verifica il terremoto e il duomo di Venzone, che risale al 1300, crolla ed è
completamente distrutto. Lo Stato manda le ruspe, ma i cittadini si stendono per terra e
le mandano via; mandano via lo Stato, lavorano diciannove anni e ricostruiscono, pietra su
pietra, il loro duomo. Nello stesso libro si parla anche, dicevo, della cattedrale di Noto
in Sicilia. Anch'essa crolla, ma in quel caso che cosa fanno i cittadini? Chiamano
Santoro, formano una catena umana, fanno una fiaccolata e chiedono la solidarietà dello
Stato.
Non dico che un episodio sia meglio dell'altro (Applausi dei deputati del gruppo lega
nord per l'indipendenza della Padania), ci mancherebbe altro, sarei uno sciocco, sarei
un razzista, ma vi è una differenza enorme fra cittadini che mandano via lo Stato e, a
spese loro, ricostruiscono in diciannove anni il simbolo della loro città ed altri
cittadini che, con un approccio completamente diverso altrettanto bello, se volete formano
una catena umana ed invocano la solidarietà.
Sono due comportamenti assolutamente diversi: in questa situazione una legge fatta a Roma
va bene o per gli uni o per gli altri e probabilmente non andrà bene né per gli uni né
per gli altri, non andrà bene ad alcuno perché, in presenza di diversità così marcate,
non è possibile che vi sia un'unica sede per fare leggi, che poi si rivelano sbagliate
per tutti. L'unica possibilità e l'unica soluzione per salvare il paese è la separazione
consensuale. Questo è il nostro progetto (Applausi dei deputati del gruppo lega nord
per l'indipendenza della Padania). Riteniamo che il Governo dovrebbe apprezzarlo ed
iniziare al più presto una discussione costruttiva per realizzare questo progetto che,
ripeto, è l'unico che può salvare il paese. Altro che queste "manovrine" o
"manovrone"!
Bisogna cominciare a discutere seriamente come dividere il debito pubblico e come
organizzare l'INPS in modo da garantire che le pensioni siano pagate. Se, invece, non si
opera la separazione consensuale e non si cambia questo Stato, le pensioni non saranno
pagate, perché saranno corrisposte con una lira assolutamente svalutata. Ricordiamoci di
quanto è
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successo in Argentina ed in Brasile, in presenza di fortissime svalutazioni: per le
strade, colleghi, non si vedeva più un anziano, ma solo bambini che ravanavano
nell'immondizia cercando qualcosa da mangiare. Gli anziani non si vedevano perché erano
morti di fame. Con una forte inflazione i pensionati non campano. Dobbiamo evitare questa
tragedia e per farlo non possiamo andare avanti con manovre che non servono a nulla.
Dobbiamo cambiare tutta la struttura e l'organizzazione dello Stato. Questa è una
proposta seria e costruttiva, sulla quale purtroppo non troviamo corrispondenza né nei
colleghi parlamentari né nel Governo per realizzare, ripeto, l'unica possibilità che
abbiamo per salvare i nostri concittadini europei dalla immanente tragedia del caos
economico.
Il sud si può salvare solamente se realizziamo la separazione consensuale: a quel punto,
infatti il sud potrà contare sulla solidarietà della Padania e dell'Europa e potrà
utilizzare, con le sue forze, lo strumento della svalutazione competitiva della sua
moneta. Diversamente continueremo a leggere statistiche raccapriccianti sulla
disoccupazione al sud ed esse tra poco si riferiranno anche al nord perché gli
Stati-nazione sono troppo inefficienti e le aziende che sono al loro interno non sono, per
forza di cose, in grado di competere sui mercati perché le risorse finanziarie (o, se
volete, le tasse), vengono spese troppo irrazionalmente. Ma se le aziende non sono in
grado di competere, prima non si espandono, poi licenziano e chiudono, amici della
sinistra; e se le aziende chiudono, c'è disoccupazione. Si può strillare finché si
vuole, si possono avanzare tutte le proposte che si vuole, ma non si realizza l'obiettivo
di assicurare una qualità della vita giusta, decente e decorosa ai nostri concittadini.
Stiamo portando il paese alla rovina e i nostri concittadini alla disperazione. Non
vogliamo assolutamente...
ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
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sinistra e da destra mantenere il numero legale, e fare opposizione esclusivamente da
parte della lega nord per la liberazione della Padania.
Prima di entrare nel merito della discussione, vorrei svolgere due osservazioni, ripetute
più volte dai miei colleghi, per verificare l'esistenza dell'intenzione di migliorare
l'attività fiscale in Italia. Abbiamo visto bocciare da parte del Senato, con il
trucchetto delle astensioni, la regolamentazione dell'IVA nel campo del riscaldamento e
della metanizzazione, un settore estremamente oneroso per il nord, in quanto normalmente
l'utilizzo degli impianti di riscaldamento in tale area è sicuramente superiore rispetto
ad altre parti d'Italia. Bene, con il trucchetto delle astensioni ripeto si è voluta
bocciare la regolamentazione dell'IVA, la cui aliquota da una parte è del 19 per cento e
dall'altra del 10 per cento.
Possiamo citare anche altri casi, e uno dei più rilevanti è l'utilizzazione del condono,
soprattutto di quello edilizio. Abbiamo visto il sistema di persecuzione attuato al nord,
laddove si è obbligato il cittadino a condonare varianti minime, come angoli di finestre
non regolarmente inseriti nei disegni da parte dei costruttori al momento dell'ottenimento
della licenza edilizia, mentre, soprattutto nel sud, interi palazzi vengono costruiti
anche in aree demaniali. Il Governo non è mai riuscito a dire quali siano i controlli che
vengono effettuati per scoprire la notevolissima evasione che esiste nel settore.
Si è proceduto, inoltre, all'eliminazione dell'IVA ridotta al 4 per cento, che consentiva
di effettuare manutenzioni nell'ambito della conservazione del patrimonio immobiliare,
sulla base di esigenze di cassa che non ne avrebbero consentito il mantenimento al 4 per
cento, rendendo necessario il ricorso alla normale aliquota del 19 per cento. Con questa
situazione si alimenta il mercato nero delle riparazioni, danneggiando lo Stato.
Desidero ora dare lettura di quanto è stato stabilito non da me, ma da un'indagine del
CRESME, in cui si fa riferimento al mercato del recupero: "Secondo le stime del CRESME il
settore del recupero edilizio, vale a dire della manutenzione straordinaria e ordinaria,
in Italia nel 1994 ha fatto registrare un valore della produzione pari a 112 mila miliardi
di lire. Tralasciando la quota destinata alla manutenzione ordinaria (33 mila miliardi),
l'attività di riqualificazione (79 mila miliardi) risulta essere così distribuita:
41.400 miliardi nel comparto residenziale, 20.600 nel comparto non residenziale privato,
5.300 nel comparto non residenziale pubblico, 12.000 nelle opere del Genio civile.
Tuttavia, queste stime andranno parzialmente riviste al rialzo, in quanto i primi
risultati di un'indagine diretta su un campione di ventimila famiglie, che il CRESME ha
svolto nell'ultimo anno e che è nella sua fase conclusiva, ha consentito di evidenziare
che: il mercato del recupero residenziale riguarda una cifra d'affari compresa tra i 42
mila miliardi, nell'ipotesi più prudenziale, e i 62 mila miliardi nell'ipotesi più
elevata; il 60 per cento delle famiglie intervistate ha effettuato interventi di recupero
o rinnovo ed il 36 per cento ha effettuato rilevanti interventi nella propria abitazione
negli ultimi cinque anni; nello stesso periodo gli interventi sui fabbricati hanno
riguardato il 38 per cento degli edifici; secondo quanto emerge dall'indagine, oltre l'80
per cento dei lavori effettuati viene pagato `in nero`, sfuggendo quindi ad ogni controllo
e ad ogni tassazione e/o contributo erariale.
Dai primi dati relativi all'indagine CRESME sul mercato del recupero residenziale (in fase
di conclusione) emerge che il 51,6 per cento dei lavori effettuati sul campione
intervistato (ventimila famiglie) si deve ad imprese od artigiani. Considerando che il
28,2 per cento dei lavori viene effettuato in proprio, risulta innanzitutto un dato molto
significativo: il 20,2 per cento dei lavori viene effettuato da personale non
specializzato ed in economia, con pagamenti totalmente `in nero`. Sulla base delle
dichiarazioni degli intervistati emerge inoltre che vi è una forte evasione anche nei
lavori effettuati dalle
Pag. 2713
imprese e dagli artigiani specializzati, per un totale di evasione, come più volte
ricordato, pari a circa l'80 per cento del mercato.
Il mercato del recupero, e del recupero residenziale in particolare, è un mercato che
offre molte opportunità per gli operatori del settore: fra dieci anni più del 50 per
cento del patrimonio abitativo (in termini di stanze) avrà più di quarant'anni, soglia
oltre la quale il prodotto edilizio necessita di interventi di rinnovo per mantenere
intatta la propria funzionalità".
Considerato il poco tempo che ho a disposizione, passo direttamente alla parte del
documento relativa ad un'ipotesi di defiscalizzazione dell'attività di recupero, in cui
si legge: "Oggi dunque lo Stato incassa dall'attività legale di recupero residenziale
800 miliardi di IVA sulle cessioni. Ma, come abbiamo visto, a causa delle detrazioni e dei
crediti d'imposta, rimane più corretto considerare che oggi, mediante l'imposizione
fiscale, lo Stato incassa circa il 27 per cento di tasse sul totale del volume d'affari, a
cui corrisponde nel mercato legale del recupero residenziale una cifra pari a 1.890
miliardi di lire.
L'ipotesi di defiscalizzazione degli interventi di recupero, oggetto della presente
proposta, pone come obiettivo di far emergere il 50 per cento del mercato `in nero`, cioè
di far comparire sul mercato reale una cifra compresa tra 17.500 miliardi nell'ipotesi
minima e 27.500 mila miliardi nell'ipotesi massima. È questa una stima prudenziale,
infatti molto più ottimisticamente si potrebbe ipotizzare la regolarizzazione del 75 per
cento dell'attività `in nero`, considerando che comunque un 25 per cento costituisce una
soglia fisiologica di tale attività presumibilmente (...)".
PRESIDENTE. Deve avviarsi alla conclusione collega Balocchi.
GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Landi, ma questo non è un richiamo all'ordine dei lavori.
GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Era un
intervento che volevo svolgere...
Pag. 2714
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, ma non può farlo.
PRESIDENTE. Ho capito, lei ha espresso il suo pensiero, che è agli atti.
CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ROBERTO MARONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ROBERTO MARONI. Interverrò prima sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Faccia lei. Può anche invertire gli interventi.
Pag. 2715
Quest'ultimo non impone la sconvocazione delle Commissioni, a meno che non si tratti di
sedute in sede legislativa. Per tale motivo non si è proceduto alla sconvocazione delle
Commissioni.
Mi rincresce che lei non abbia potuto partecipare alla riunione dell'ufficio di presidenza
della Commissione esteri. Le dico soltanto che avrebbe potuto accordarsi con qualche suo
collega per modificare l'ordine degli interventi, sì da riuscire ad essere presente sia
in aula sia in Commissione. Con questo non pretendo di averla soddisfatta; il mio intento,
infatti, è soltanto di precisare perché le cose siano andate in un certo modo.
Le do ora la parola, onorevole Maroni, per dichiarazione di voto.
Pag. 2716
Pag. 2717
modo che suggeriamo all'Assemblea e che certamente seguiremo per finanziare le nostre
attività nei prossimi due o tre anni: 10-15 miliardi a tanto ammonta il risarcimento che
andremo a chiedere a questi cialtroni, a questi buffoni sono un contributo che consentirà
alla lega di vivere nei prossimi due-tre anni in modo degno ed adeguato.
Concludo, signor Presidente, rinnovandole davvero l'invito ad intervenire (Applausi dei
deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Pag. 2718
che non sono mai nati, potremmo dire, per mantenere l'assistenzialismo, i cui benefici
andavano al meridione ed agli imprenditori del nord.
Il motore della storia assistenzialista era la lotta di classe che al nord obbligava gli
imprenditori a scaricare una parte degli utili sui lavoratori dipendenti, che erano,
all'inizio del circuito assistenzialista, schiavi dello stesso.
Questo sistema di sfruttamento è cessato con la eliminazione delle dogane ed ora con la
globalizzazione dei mercati anche al sud si comprano i prodotti che costano meno e che
provengono da Taiwan, da Singapore, dall'America. Non c'è più il vecchio mercato chiuso
in cui il sud comprava solo il made in Padania; sono sempre meno i soldi che ritornano in
Padania. Il circuito dell'assistenzialismo perde risorse in giro per il mondo, non si
chiude più come prima. Per tenere elevata l'energia finanziaria del circuito
assistenzialista oggi non bastano più i soldi dei lavoratori dipendenti ed anche gli
imprenditori della Padania vengono schiacciati. È tutta la Padania, lavoratori dipendenti
ed imprenditori, ad essere sotto l'oppressione centralista.
Adesso, onorevole Presidente, il motore della storia assistenzialista non è più la lotta
di classe tra lavoratori dipendenti del nord ed imprenditori del nord, ma è la
contrapposizione tra l'oppressione del centralismo italiano e la necessità di libertà
della Padania. Ritorna, infatti, il nazionalismo, risuona il grido di "Roma o morte";
colonialismo è però razzismo e razzismo è il controllo dell'economia di altri popoli.
Il decreto al nostro esame, onorevole Presidente, mi sembra sia di quest'ultima natura.
Per fortuna è venuto il tempo delle decisioni prima che si scatenino gli eventi del
secondo "momento-grilletto" dopo il primo, quello dell'apertura dei mercati, prima che
l'avvento della moneta europea o anche semplicemente l'ingresso nello SME renda rigido il
rapporto tra la lira e le altre monete europee, impedendo il ricorso alla svalutazione.
È il tempo della serietà, che significa innanzitutto prendere atto che la fine delle
ideologie impone il cambiamento anche del modello di solidarietà. Non può più esserci
il dogma dello Stato nazionale che imponeva una solidarietà attraverso
l'assistenzialismo, cioè con sviluppo e sottosviluppo tutto interno al sistema monetario.
La globalizzazione dei mercati impone una solidarietà attraverso il tasso di cambio tra
monete differenti, espressione dei rispettivi sistemi produttivi. È la doppia moneta che
occorre per salvare Padania e meridione. A proposito di monete, mi permetto di
sottolinearle un esempio di grande civiltà che fa capolino in Europa; le prime corone
slovacche e ceche sono da pochi giorni sul mercato internazionale, con prestiti
internazionali emessi dalla BERS (Banca europea per la ricostruzione e sviluppo), e dalla
IFC di Londra. Un giorno non lontano ci sarà anche la moneta della Padania (Applausi
dei deputati dei gruppi della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Vedo che anche questo Governo è malato di ideologia italiana, una bruttissima malattia
che viene da lontano; dall'unità ad oggi, la parte più influente della cultura politica
italiana ha concepito la politica in stretta connessione con l'idea di Stato, immaginando
quest'ultimo come la fonte del diritto, come il centro motore dello sviluppo economico e
sociale.
È fallita l'ideologia italiana nelle sue due versioni complementari di destra e di
sinistra. Abbiamo forze politiche impreparate di fronte alla crisi dello Stato: destra e
sinistra pensano che si possa superare semplicisticamente la crisi dello Stato magari con
un cambiamento della classe politica, con un cambiamento della legge elettorale,
controllando l'informazione, senza mettere in discussione, se non in modo insignificante,
le regole, cioè la dilatazione e la forma costituzionale delle competenze e dei poteri
dello Stato.
Onorevole Presidente, penso che questo Governo sia fuori strada, penso che la cura per
l'ideologia italiana, per questa grave malattia che impedisce di affrontare
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i cambiamenti necessari al paese, dovrà venire dal paese. La prima importante e determinante cura inizierà a partire dal 15 settembre, allorché il comitato di liberazione nazionale padana dichiarerà l'indipendenza della nazione padana (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marzano. Ne ha facoltà.
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avete trascurato che le nostre proposte interpretavano ed interpretano le ansie e le
speranze della maggioranza degli italiani in tema di fisco, recessione, disoccupazione,
finanza, i problemi delle famiglie e delle piccole e medie imprese agricole, artigianali,
commerciali e industriali.
Avete invece preferito una linea di politica economica che, primo caso fra i governi
europei, esplicitamente dichiara che l'Italia non entrerà nella moneta unica europea alla
prima data prevista. E vi compiacete di un calo dell'inflazione che non è il risultato di
una sana disinflazione, ma costituisce un caso da manuale di deflazione recessiva. Ora ci
proponete una manovra correttiva che presenta le seguenti non esaltanti caratteristiche:
primo, non corregge di quanto, per vostra stessa ammissione, sarebbe necessario; secondo,
prevede inasprimenti fiscali di varia natura sul lavoro autonomo, sulle imprese, sulle
famiglie e sul risparmio; terzo, prevede economie di spesa che in parte sono fittizie,
costituendo in realtà rinvii di oneri già decisi o ritardi nei tiraggi di tesoreria;
quarto, quando include tagli effettivi di spesa, questi danneggiano soprattutto le
attività produttive; quinto, contempla pesanti interferenze sui meccanismi del mercato di
importanti prodotti.
La nostra proposta sostanziava una manovra senza tasse, blindata con la clausola di
salvaguardia più rigorosa sul fronte delle spese. In definitiva, il voto di fiducia che
avete chiesto perseguiva due finalità: la prima era quella di compattare la vostra
maggioranza, sacrificando le divisioni ideali delle vostre componenti alla suggestione di
conservare a dispetto di esse il potere del Governo; la seconda consisteva nel negare alla
minoranza parlamentare la possibilità di continuare ad esprimere le proprie critiche
costruttive e nel tagliar corto. Ma un voto di fiducia con questa duplice finalità non
poteva risolvere i dissidi ed era anzi destinata ad inasprirli: il seguito degli eventi ci
darà ragione, perché i dissensi riappariranno più forti alla ripresa dell'attività
parlamentare, sia sulle riforme istituzionali, sia sulla finanziaria. Allora emergerà che
la manovra di 32 mila miliardi, basata per due terzi sulla spesa e per un terzo sulle
entrate, incontra difficoltà insormontabili proprio dal lato della spesa; quindi, la
finanziaria si sposterà di più sull'entrata, suscitando nel paese tensioni molto
pericolose. In questo quadro, per le critiche che abbiamo rivolto...
PRESIDENTE. Onorevole Marzano, dovrebbe avviarsi alla conclusione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bagliani. Ne ha facoltà.
Pag. 2721
riforma dell'IVA, per la riforma dell'IGE, eccetera). Adesso, chiaramente, attraverso
l'assoluta urgenza e necessità, vengono approntate manovre il cui unico scopo è di
trasferire denaro dal nord al centro e al sud! Questo è ciò che accade e che è
estremamente grave! Attraverso queste manovre si dissipano i fondi delle nostre imprese,
si riduce l'economia della nostra nazione ad un'economia da terzo mondo. Di fatto,
intervenire su settori estremamente delicati, come la sanità, senza una riforma di
carattere organico (che, per esempio, preveda i posti di lavoro per i nostri giovani
medici e quant'altro), risulta essere esclusivamente strumentale e fine a se stesso.
In base ai principi costituzionali, Presidente, le chiedo sinceramente di determinare
quali siano i casi in cui il Governo possa e debba ricorrere all'urgenza e all'assoluta
necessità. Ne conosco due: le questioni della difesa in stato di guerra e la calamità
naturale. Per me questi sono casi di assoluta urgenza e necessità; tutto il resto
appartiene al potere legislativo del Parlamento e non al potere del Governo. Altrimenti
assistiamo al caso di decreti-legge come quello del salvataggio del Banco di Napoli, in
cui si dice che non si applicano gli articoli del codice civile e della legge
fallimentare. Questo è un assurdo per la popolazione! La popolazione si è data regole
certe e precise, le norme del codice civile; ebbene, quelle norme vengono disattese da
questo stesso Governo, laddove afferma che non si applicano il codice civile e le leggi
conseguenti.
Ritengo che chi sbaglia debba pagare; è ora di finirla di fare elargizioni, regalie e
quant'altro. Bisogna agire con estrema durezza e con estrema sincerità. Non abbiamo più
tempo per tergiversare, non abbiamo più tempo per fare "manovrine": il debito pubblico
è ormai una voragine immensa che divora il nostro denaro.
Presidente, chiedo a lei, in quanto rappresentante di un'istituzione, che dal punto di
vista normativo chiarisca, attraverso l'intervento della Corte costituzionale, quali e
quanti sono i casi in cui il Governo può provvisoriamente agire sulla base di una norma
di carattere esclusivamente eccezionale, come quella che si richiama all'urgenza e
all'assoluta necessità. Qui c'è una violazione costante in materia di diritto
costituzionale, qui si va discutendo e trattando di materia esclusivamente costituzionale.
Quindi, chiedo anche un intervento della Corte costituzionale (Applausi dei deputati
del gruppo della lega nord per l'indipenenza della Padania).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.