Seduta n. 45 del 1/8/1996

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Seguito della discussione del disegno di legge: S.757. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.323, recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica (approvato dal Senato) (1857) (ore 4,47).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.323, recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica.
Ricordo che nella seduta precedente si è esaurita la trattazione degli ordini del giorno.
Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
ae 1Constato l'assenza degli onorevoli Villetti, Scalia e Piscitello, che avevano chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che vi abbiano rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brunetti. Ne ha facoltà (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).xe

MARIO BRUNETTI. Non avendo la vocazione al martirio chiedo alla Presidenza l'autorizzazione a sintetizzare in una dichiarazione scritta le ragioni del nostro voto favorevole sul provvedimento, a condizione di poterlo fare nel corso della mattinata.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, purché ciò avvenga in tempo utile per la pubblicazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO. Annunciando il voto favorevole del gruppo dei popolari e democratici, chiedo anch'io l'autorizzazione alla Presidenza a consegnare in tempo utile per la pubblicazione il testo scritto della mia dichiarazione di voto.


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PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Constato l'assenza dell'onorevole Marzano, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Si intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alborghetti. Ne ha facoltà (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

DIEGO ALBORGHETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante unico del Governo, non si può certo pensare di approvare una stangata di questo tipo. Potremmo definirla "stangatina", perché, da quando è al Governo, la sinistra tutto è diminutivo, tutto è leggero, tutto è morbido: "stangatina" e non stangata; prima si diceva "piove governo ladro" ed ora si dice "piove governo bravo". Come ho già detto nel mio precedente intervento, sono stato eletto per venire a controllare questo Parlamento e per portare a casa l'indipendenza della Padania. Sicuramente riferirò quello che la stampa di regime non dice. Il ministro della sanità, in una sparata iniziale, voleva tassare in modo progressivo i pensionati con redditi da 8 milioni in su. Mi piacerebbe sapere cosa riesce a fare il ministro della sanità in un mese con 8 milioni. Dopo la sollevazione popolare, la cara Bindi, o meglio i tecnici del ministero, hanno pensato di bidonare diversamente i pensionati, riducendo le fasce dei medicinali. I medicinali, infatti di solito sono assunti maggiormente dalle persone anziane. Perciò, invece di una ritenuta, che andava dalle 170 mila lire ed oltre, si "beccheranno" più di 500 mila lire l'anno.
Cosa dirò ancora? Dirò che gli emendamenti proposti dalla lega nord affinché l'IVA sul metano fosse uguale al nord come al sud, sono stati bocciati ed abbiamo anche visto i deputati del gruppo di alleanza nazionale astenersi. Nonostante questo, si continua ad affermare che l'Italia è unita ed uguale per tutti: uguale per tutti un bel niente! Perché quando vi è da pagare le tasse sono sempre gli stessi.
Cosa dirò ancora alla mia gente della Padania? Dirò che abbiamo proposto emendamenti sui falsi invalidi, ma che sono stati respinti dalla maggioranza e dalle astensioni delle minoranze. Ogni invalido doveva far certificare la propria autodenuncia di invalidità...

PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Alborghetti se la interrompo.
Invito l'onorevole Michielon, che è il segretario di turno, a prendere posto al banco della Presidenza.

ROBERTO GRUGNETTI. Presidente, se fa spegnere il "cicalino", possiamo dormire fuori!

DIEGO ALBORGHETTI. Signor Presidente, chiedo per favore di recuperare questo tempo...
Come dicevo, ogni invalido doveva far certificare la propria autodenuncia da un medico, ma non è così, perché ogni falso invalido può confermare di esserlo ancora.
Qualcuno, anche della lega nord, ha esultato nel sentire che a Napoli sono "spariti" 47 mila invalidi. Cari colleghi, mi dispiace deludervi, ma i 47 mila invalidi sono "spariti" dalle liste di collocamento, dove risultavano iscritti, ma non da quelle degli uffici postali, dove vanno ancora puntualmente ad incassare il maltolto al nord (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Dirò che Robin Hood toglie al nord per dare al sud, ma il caso del Banco di Napoli è lampante, è un esempio eclatante: migliaia di miliardi vengono stanziati per sanare una situazione incredibile. Anche in questo caso nessun responsabile sarà condannato come è accaduto in passato a proposito dei falsi medicinali e delle false spese della sanità, che nessuno ha rimborsato e sono sempre gli stessi a pagare.
Per non parlare poi del Giubileo, per la cui celebrazione sono stati stanziati quasi 4 mila miliardi, che vengono dati ad un sindaco amico per opere che non termineranno per il 2000.


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Cosa dirò ai pensionati che vivono con un minimo di introito mensile, quando ai Rom poveretti! viene corrisposto il doppio di quello che percepiscono loro? Gli zingari nella mia zona noi li chiamiamo così, non Rom circolano con Mercedes, BMW ultima serie e roulotte miliardarie e noi diamo la mancia a queste persone! Li metterò sull'avviso che le ritenute sugli interessi dei certificati di deposito dal 12 e mezzo al 27 per cento sono una mossa per riuscire a far sottoscrivere ai risparmiatori con più facilità il debito pubblico, una cambiale che lo Stato deve pagare ogni mese per non fallire.
Dirò agli artigiani, ai commercianti ed ai piccoli imprenditori, la colonna portante dell'economia nazionale, che il Governo ha tagliato ulteriori fondi per gli investimenti.
Dirò che la sinistra, posta a difesa degli operai, non sta facendo nulla contro l'evasione e l'elusione, come dimostra, per esempio, la mancata informatizzazione del catasto. Sappiamo che la guardia di finanza ha effettuato al nord numerosi controlli e che ciascun addetto ne esegue 15-20, mentre al sud ne viene eseguito uno: questa è l'Italia uguale che vogliono quelli di Roma, non quelli del nord, non i cittadini della Padania.

DANIELE ROSCIA. Sanguisughe!

DIEGO ALBORGHETTI. Dirò che vogliono realizzare il ponte sullo stretto di Messina e rinnovare l'autostrada Messina-Palermo, dove transitano cinque macchine al giorno.
Verrà data priorità all'autostrada Salerno-Reggio Calabria dove non si paga il pedaggio, mentre in arterie importanti come quelle padane, risulta dalle rilevazioni (visto che vengono costantemente fatte anche delle rilevazioni!), si registra un altissimo traffico con un altissimo costo sociale ed economico. La lentezza del traffico comporta perdita di tempo nello spostarsi dal posto di lavoro verso casa e viceversa; lo stesso vale per il trasferimento delle merci dalle ditte ai loro clienti.
Dirò che il ministro Di Pietro, uomo così esaltato anche al nord, è una persona lungimirante perché vede lontano, vede solo il sud. La strada in cui si immette al mattino è sempre piena, ma la percorre a 180 chilometri orari, con la scorta, mentre in quella stessa strada qualcuno fa chilometri di coda per andare al lavoro. Lui no, la coda non la fa!
Il progetto è già pronto da anni, ma mai finanziato, e quando si va all'ANAS ci viene detto che è una priorità: è la priorità assoluta per la provincia di Bergamo, ma si interverrà solo quando ci sono i fondi. Adesso ho capito quale fine facciano i fondi; dovevo venire a Roma per capirlo! No, l'avevo capito anche prima. I fondi vengono dirottati subito da qui su opere che non hanno priorità, su strade dove non c'è traffico. Probabilmente mettono le greggi di traverso quando devono coprire i mafiosi.
Si parla di interventi in infrastrutture per il sud. Cinquant'anni fa si faceva lo stesso discorso, ma il sud è rimasto come prima, non è cambiato. Gli unici benefici che vanno alle infrastrutture sono soltanto momentanei; si droga l'economia meridionale per poi avere un risvolto di assistenzialismo costante, con le casse integrazioni eterne, a vita, e non risolvendo comunque i problemi del sud.
Cosa dirò ancora alla mia gente? Dirò che questo Governo si sta autodistruggendo perché fa scappare all'estero gli imprenditori, gli imprenditori sani del nord, che purtroppo, carichi di troppe tasse, non riescono più a vivere, non riescono più a mandare avanti le loro aziende, creando disoccupazione. Disoccupazione anche se questo Governo ...

PRESIDENTE. L'avverto che il suo tempo è scaduto, anche tenendo conto dell'interruzione del Presidente. La ringrazio.

DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

DAVIDE CAPARINI. Sull'ordine dei lavori.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Poiché abbiamo "inferto" (dico inferto perché è veramente così) ai commessi ore ed ore di dibattito, chiedo alla Presidenza, visto che siamo qui in pochi e visto che i commessi sono in servizio dalle 13, se abbia il potere di "licenziarne" alcuni per farli andare a casa.

PRESIDENTE. La Presidenza provvederà a questo. Si accomodi, la prego.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anghinoni. Ne ha facoltà.

UBER ANGHINONI. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, colleghi padani, perché mi sembra che coloro che resistono sul lavoro siano ancora una volta i padani (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania), nel gioco delle tre carte si deve individuare dove sta il jolly per vincere ricchi premi.
Nel gioco del Governo, del governare, sembra obbligatorio dover individuare l'unguento migliore per camuffare l'esercizio di una penetrazione fiscale ammonendo il cittadino in quanto il top del gioco è quello di raggiungere la spremitura con il consenso stesso del limone spremuto.
È già difficile parlare in un'aula semideserta, se poi il Presidente non ascolta, diventa veramente imbarazzante.
Presidente, aspettavo che fosse attento!

PRESIDENTE. Senta, io debbo dirigere i lavori dell'Assemblea, non ascoltare lei! Si accomodi, prego.

ALESSANDRO CÈ. Deve anche ascoltare!

UBER ANGHINONI. La cosa mi imbarazza, perché se il Presidente, che rappresenta l'intera Assemblea...

PRESIDENTE. Per piacere, vada avanti e non critichi la Presidenza, perché proprio non è il caso.

ALESSANDRO CÈ. La Presidenza ha un tono inaccettabile!

UBER ANGHINONI. Avremo tempo per fare anche questo!
Nel momento in cui mancano i soldi, non si vuole intervenire sugli sprechi, non si vuole controllare nelle pieghe delle regalie e delle clientele, ma si pensa unicamente di aumentare le entrate e lo si fa aggravando la pressione fiscale, oltre che riducendo le uscite. Magari si tagliano i contributi sugli investimenti, così finalmente l'attività produttiva potrà migliorare ed il futuro gettito fiscale potrà aumentare.
Stiamo bene attenti: anche questi tagli sono attratti dal magnetismo del Polo nord. Al sud una miriade di leggi e leggine garantisce la continuità del flusso del denaro che, contro ogni legge di natura, si allontana dal polo magnetico del nord. Si vedano gli esempi dei fondi per Roma capitale, dei contributi straordinari per la Sicilia, del contributo speciale per la regione Calabria e di quello per la regione Sardegna, come pure l'esempio del completamento dei piani di ricostruzione post bellica. Mi sembra che abbiamo festeggiato il cinquantenario della fine della guerra, ma le "manovrine" ancora pensano alla ricostruzione post bellica!
Due o tre settimane fa in quest'aula si è discusso dell'intervento per la ricostruzione del teatro La Fenice di Venezia. Si trattava di un intervento dovuto e, proprio perché tale, ancora una volta la perfidia di questa classe politica, che voi del Governo rappresentate e voi della maggioranza sostenete, ha arricciato i suoi baffi: sono stati agganciati a quella manovra 20 miliardi per Secondigliano, naturalmente oltre a quelli già stanziati per andare incontro alle persone, alle famiglie ed alle attività colpite.
Tanta solerzia e tanta rapidità sono state viste solo per sostenere il sud. I piemontesi aspettano: ma loro sono abituati! Cosa c'entri Secondigliano con La Fenice proprio non riesco a capirlo, ma se si vogliono i soldi per ricostruire quel teatro, si


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deve ingoiare il rospo amaro di dover regalare 20 miliardi anche a Secondigliano.
C'è di peggio. Prendiamo l'ICI, una tassa odiosa perché colpisce un bene prezioso come la prima casa. Facciamo un esempio: se questa mattina alle 9 vado dal notaio per aprire una nuova ditta e poi magari nel pomeriggio, verso le 16 o le 17, torno dallo stesso notaio per chiuderla, la finanza può incontrare delle difficoltà nel controllare l'attività economica svolta in un così breve periodo (a scopi fiscali, naturalmente). Ciò non è altrettanto difficile se vogliamo controllare, ad esempio, un fabbricato che è lì oggi, era lì ieri e sarà lì domani. Eppure, mentre al nord oltre il 90 per cento dei fabbricati è gravato dall'ICI, al sud lo è meno del 40 per cento. Questo cosa significa? Significa che l'evasione, è vero, esiste sia al nord che al sud, ma mentre al nord è da attribuire al singolo, al sud l'evasione è istituzionalizzata, è un modo per nascondere un'elargizione, una regalia. L'evasione è una volontà dello Stato ed i tristi esempi continuano: si tagliano le pensioni perché non ci sono sufficienti entrate e nello stesso tempo il vostro Governo in tre diversi decreti-legge nasconde il rinvio del pagamento della prima rata, il rinvio per il pagamento di quote evase. Sto parlando delle rate dello SCAU, dell'evasione dal pagamento dei contributi dello SCAU che non sono mai stati versati e che questo Governo sta cercando di ufficializzare. Non basta prevedere il pagamento di trenta rate senza interessi, perché si vuole continuamente rinviare la data del versamento della prima rata, il che darebbe finalmente il via all'attuazione del principio che tutti i cittadini, avendo la medesima dignità, devono far fronte agli stessi impegni.
Signori del Governo, quegli agricoltori che hanno pagato regolarmente oggi si sentono presi in giro da voi e si ritengono legittimati a non pagare più. Ditemi voi che cosa succederà domani se tutti gli agricoltori del nord, quelli che hanno sempre, regolarmente pagato, capiranno che attraverso questi rinvii istituzionalizzati si può anche non pagare. Ma non preoccupatevi, da oggi provvederemo noi a spiegare loro come stanno realmente le cose e vedremo che cosa succederà; e vedremo se questo Governo sarà ancora tanto sollecito nel trovare artifizi pur di rinviare i pagamenti.
Un altro fatto molto grave è rappresentato dall'aumento delle spese di bollo, anche per i ricorsi contro gli abusi provenienti dalla parte pubblica, dal Governo, dalle figure istituzionalizzate. Non so se ciò debba suonare come un'intimidazione, perché di fatto oggi il cittadino, per potersi difendere, ancor prima di avere ragione, deve avere una barca di soldi; perché il Governo, lo Stato, che dovrebbe essere garante della difesa degli interessi dei cittadini, impedisce a chi ha delle difficoltà economiche di potersi difendere anche di fronte a dei palesi soprusi. Ed è una questione di cui la maggioranza si dovrebbe fare carico.
Siete bravi, veramente molto bravi a raccontarla, a parlare di patti di solidarietà tra le generazioni, e in funzione di questi patti...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

UBER ANGHINONI. Ho ancora due minuti. Ho l'orologio sotto gli occhi per controllare il tempo.

PRESIDENTE. No, lei ha venti secondi.

UBER ANGHINONI. In funzione di questi patti i miei figli, colpevoli solo di essere nati, si trovano qualcosa come 90 milioni a testa da dover pagare perché il patto di solidarietà fra le generazioni glieli ha regalati. La generazione di oggi ha mangiato e quella di domani pagherà. Questa è la colpa che hanno i miei figli.

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.

UBER ANGHINONI. Ha un orologio che...

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, vista la magnanimità che lei dimostra concedendo ai commessi di riposarsi e considerato che siamo ben più penalizzati dei commessi in quanto siamo qui ormai da troppo tempo (infatti questa mattina ci siamo svegliati tutti presto) considerata l'ora e la gente che c'è in aula, le chiedo se lei non ritenga opportuno...

PRESIDENTE. Non lo ritengo opportuno. Andiamo avanti nei nostri lavori.

MAURO MICHIELON. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Michielon, lei deve stare al banco della Presidenza. Dovendo stare al banco della Presidenza, lei non può in questo momento sollevare delle questioni. La prego pertanto di prendere posto al banco della Presidenza.
Lei è l'unico segretario presente e la Presidenza ha bisogno della sua collaborazione. Lei deve venire qui e non può più parlare!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.

MARIO BORGHEZIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha già parlato l'onorevole Colombo; comunque avrà occasione di parlare di nuovo. Ho già dato la parola all'onorevole Apolloni. Onorevole Michielon, prenda posto al banco della Presidenza.

DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci troviamo, in questa quarantacinquesima seduta dell'Assemblea, a confermare o meno la fiducia sulla cosiddetta manovrina fiscale da 16 mila miliardi. È il mio terzo intervento in quest'aula su questo argomento e potrebbe essercene un quarto, non di certo per ostruzionismo, ma per rendere edotta questa Assemblea circa l'incomunicabilità della maggioranza nei confronti della minoranza che si è manifestata respingendo duecento emendamenti in Commissione e dichiarando inammissibili il 50 per cento degli ordini del giorno presentati in aula. Lo stesso relatore per la maggioranza, Antonio Soro, ha asserito che il blocco degli emendamenti presentati dalla minoranza ha costretto la stessa maggioranza a chiudersi a riccio. Non c'è stata alcuna intenzione della maggioranza ad aprire un confronto su alcune parti emendabili ed eventuali ipotesi di riscrittura della manovra non sono state minimamente ascoltate.
Da questo punto di vista lo stesso sottosegretario di Stato per il tesoro, Piero Giarda, aveva già escluso a priori l'eventualità di modifiche alla norma che ha elevato al 27 per cento le aliquote fiscali sui certificati di deposito. Si è impedito alla lega nord per l'indipendenza della Padania di imporre ai sindacati, il cui giro d'affari è di circa tremila miliardi l'anno, di rendere pubblici bilanci attendibili. Si è impedito di trovare una soluzione ad una piaga tutta italiana, quella dei cosiddetti "falsi invalidi", per la quale avevamo proposto che il certificato medico fosse vistato dal medico della USL. Sono stati così cancellati 1.500 miliardi destinati alla già sinistrata attività produttiva in un periodo di piena recessione economia.
Il Presidente del Consiglio Prodi ha ormai rinunciato ad una promessa che aveva fatto in campagna elettorale quando aveva chiesto il voto promettendo che i parametri di Maastricht sarebbero stati rispettati in tempo per entrare nell'unione monetaria fin dalla prima fase. Con la manovra si è rimangiato tutto, è riuscito a non rispettare quei parametri smentendo se stesso, senza neppure essere in grado di individuare la strada della defiscalizzazione, l'unica che consenta di uscire dalla fase di recessione. I dati dell'ISTAT non stupiscono, la mucca dell'economia italiana è stata già munta, chi protesta certo non inventa le difficoltà!
Noi siamo per la libertà di impresa. La spesa pubblica non crea occupazione ma più tasse, quindi distrugge posti di lavoro; occorre tagliare le spese e ridurre le imposte.


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Bisogna razionalizzare e riformare, a cominciare dalla spesa pubblica che procede con logiche che sfuggono ad un controllo del centro: sanità, scuola, enti locali, società municipalizzate.
I trasporti urbani ci costano 60 mila miliardi l'anno: si tratta di un settore dimenticato che dà un contributo di primo piano al dissesto pubblico.
In questa situazione, aumentare le imposte è come versare acqua in un secchio sfondato!
Questa manovra di bilancio è superata perché manca una sintesi che sia di facile lettura per tutti. Manca inoltre la situazione del patrimonio e vi sono ancora voci che ci tramandiamo ormai da secoli: mi riferisco alle partite di giro e alle partite di transito (Si ride Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania) che con la ragioneria non hanno assolutamente nulla a che fare (Si ride Applausi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
In Commissione ed in aula abbiamo lavorato sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire anche sulla forma per fare in modo che nel futuro il bilancio della Camera, magari attraverso allegati proposti per l'iniziativa... (Si ride)...
Nelle discussioni svoltesi su questo tema... (Si ride)...
Mi scusi, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole collega, per un rispetto alla dignità del Parlamento, la richiamo all'ordine: non si ride, non si scherza quando si svolge un intervento. Lei è richiamato all'ordine per la prima volta (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

DANIELE APOLLONI. Nella discussione svoltasi su questo provvedimento, è parso chiaro al sottoscritto e a molti colleghi di minoranza, che era stata presa dalla maggioranza la decisione di non accettare il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato si era definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto è stato difficile. Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra mal fatta! Con quanto è scritto sulla carta, si cerca di ingannare i mercati e gli operatori finanziari; ma di fatto gli interventi programmati non porteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio: questi ultimi sono a tutti noti, anche perché abbiamo letto sui giornali pure su quelli più autorevoli quali obiettivi si prefigge questa manovra.
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati ci saremmo aspettati un confronto: è il caso della certificazione per gli assegni pagati agli invalidi; a quei tanti invalidi che purtroppo in Italia e soprattutto al sud ricevono da anni tali assegni. Si è calcolato infatti che in Italia si pagano 52 mila miliardi di assegni di invalidità e dai controlli a campione si è evidenziato come almeno in un caso su quattro il diritto a tali assegni è fasullo! La notizia contenuta nei giornali di questi giorni è che a Napoli su 60 mila invalidi, ben 50 mila hanno fatto perdere le proprie tracce: è una notizia che la dice lunga sulle possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa manovra finanziaria solo se una maggioranza, meno sorda di quella attuale, avesse avuto il coraggio di accettare il confronto accogliendo le indicazioni contenute nei nostri emendamenti.
Si parla di risparmi, di spese per 10 mila miliardi ma, se fosse stata accertata la certificazione di invalidità sottoscritta dai medici, la suddetta cifra l'avremmo vista scodellare con maggiore facilità. Certo, ormai siamo a metà anno, ma nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su tale risparmio, evitando così il ricorso ogni tre mesi a manovre e manovrine correttive i cui risultati sono solo sulla carta.
La clamorosa e intransigente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la bellezza di 92 emendamenti presentati nella V Commissione bilancio della Camera ha dimostrato, una volta per tutte, e agli occhi di tutti, la precisa intenzione


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di non comunicare con le forze di opposizione.
Il nostro non può essere uno Stato in cui se le opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese la maggioranza sceglie appositamente il contrario: è una forma palesemente ostruzionistica e per nulla costruttiva. Ma non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi previsti nella manovra di sicuro non porteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio. E lo sappiamo bene tutti che questi fiumi di denaro confluiranno nell'oceano senza fondo del disastrato Banco di Napoli e per il Giubileo.
Rinnovando il mio disappunto al comportamento della maggioranza...

PRESIDENTE. Il suo intervento è terminato. Grazie.

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, noi siamo qui, come tutti hanno constatato, da parecchie ore; ebbene, in un regime democratico si dà la possibilità anche ai prigionieri di avere qualche...

PRESIDENTE. Onorevole Fontan, quanto sta dicendo non attiene all'ordine dei lavori.

ROLANDO FONTAN. Vorrei fare questa richiesta: se fosse possibile, considerato il tempo che abbiamo trascorso in quest'aula e l'aria rarefatta che si respira, sospendere, magari pochi minuti, per riuscire ad arieggiare...

PRESIDENTE. Anche il presidente di turno non è mancato un minuto dall'aula. Il Presidente ha convocato l'Assemblea, io eseguo gli ordini. La seduta prosegue.

PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. A nome del mio gruppo, anche dopo aver ascoltato le dichiarazioni del Presidente Violante, che ha stabilito che non prima delle 10,30 ci saranno votazioni (ma considerato che è prassi consolidata che l'aula è sovrana, e quindi spetta all'aula stessa la decisione ed anche la disciplina in relazione all'ordine dei lavori), chiedo l'inversione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Fontanini, cos'ha chiesto?

PIETRO FONTANINI. Chiedo l'inversione dell'ordine del giorno, cioè...

PRESIDENTE. Onorevole Fontanini, lei può chiedere l'inversione dell'ordine del giorno soltanto quando è esaurita la discussione che si è già iniziata. La poteva chiedere all'inizio di questa seduta, non la può chiedere in questo momento. Il regolamento parla chiaro; dobbiamo terminare il punto all'ordine del giorno, poi, prima di eventuali votazioni potrà chiedere l'inversione dell'ordine del giorno. In questo momento non è ammissibile.

PIETRO FONTANINI. Mi potrebbe citare l'articolo del regolamento, Presidente?

PRESIDENTE. Certamente, si tratta dell'articolo 41. Comunque non è possibile invertire l'ordine del giorno nel momento in cui è iniziata una discussione. Se vuole può sollevare la questione in sede di Giunta per il regolamento. Andiamo avanti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bagliani. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Presidente!

PRESIDENTE. Se l'onorevole Bagliani non prende la parola, s'intende che vi abbia rinunziato.


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GIACOMO STUCCHI. Presidente, volevo solo comunicare che sostituisco io l'onorevole Bagliani.

PRESIDENTE. No, non può; c'è un ordine preciso. Se l'onorevole Bagliani non è presente, s'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ballaman.

EDOUARD BALLAMAN. Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, apprendo dall'ANSA, ma è stato riportato anche dai giornali di questa mattina, che il carico fiscale in Italia in 18 anni è cresciuto di 17,6 punti. L'agenzia riferisce che il sistema fiscale italiano vanta numerosi primati nel panorama europeo: il peso più elevato sull'imposta personale sul reddito; il livello più alto dell'aliquota legale dell'imposizione per le imprese, cioè IRPEG e ILOR. Il record dei record va però senza dubbio attribuito al ritmo di crescita irresistibile della pressione fiscale: in soli 18 anni, dal 1975 al 1993, i contribuenti italiani hanno dovuto fronteggiare un incremento del carico tributario di 17,6 punti percentuali rispetto ai 6 punti percentuali di media dell'Unione europea ed ai 6 punti percentuali dell'area dell'OCSE. Tale anomalia è stata rilevata da uno dei superispettori del SECIT.
Evidentemente questo Governo, con grande sensibilità, aveva già intuito tale anomalia e tali record. Si è dunque premurato subito, in sede di dichiarazioni programmatiche, di affermare che non vi sarebbe stato alcun incremento della pressione fiscale. Ma ecco che al primo passo ufficiale, appunto la manovra in esame denominata proprio "manovra Prodi", quindi intitolata al Presidente del Consiglio che aveva reso quelle dichiarazioni programmatiche -, vengono previste norme secondo le quali la tassazione dei contributi in conto capitale dovrà essere effettuata non più in dieci ma in cinque anni. Ecco, quindi, un serio ed immediato aggravarsi della pressione fiscale.
Viene poi eliminata la percentuale di deducibilità del 5 per cento prevista per i collaboratori coordinati continuativi; cioè quella deduzione concessa tra l'altro a giornalisti e scrittori, che hanno appunto contratti di tal genere. Tale norma ha suscitato parecchio scalpore; infatti si va a tassare la cultura (e questo doveva essere un Governo con ben altre intenzioni!).
Dobbiamo poi ricordare l'incremento, del tutto assurdo, dell'aliquota fiscale dal 12,5 al 27 per cento dei certificati di deposito oltre i 18 mesi. Ci vorrebbe un minuto di silenzio purtroppo però il tempo è prezioso per commentare la morte dei certificati di deposito, che già nei primi dieci giorni di applicazione della normativa hanno registrato secondo i dati del sistema informativo dell'associazione bancaria italiana un decremento del 75 per cento.
Forse, però, ciò non dispiace al Governo ed allo Stato bisognoso di soldi, perché si è pensato che, in questa maniera, i cittadini italiani non avrebbero più optato per i certificati di deposito, scegliendo quei titoli di Stato che guarda caso continuano ad avere una tassazione solo del 12,5 per cento. Si tratta di una evidente iniquità, che il sottoscritto, insieme al presidente del consiglio del governo "sole", hanno fatto presente all'antitrust. È evidente l'anomalia che fa sì che in Italia esista una legge non scritta, secondo la quale il cittadino italiano può sottoscrivere solo titoli di Stato.
Questo doveva essere il Governo che evitava incrementi di tassazione. Eppure, già la prima manovra dimostra appieno un atteggiamento inverso. Ebbene, noi riteniamo che ciò non sia sicuramente corretto ed è per questo che voterò contro la manovra proposta. Non credo infatti che sia stata compiuta una giusta e corretta azione nei confronti dei cittadini.
Con queste misure, insomma, si dovrebbero risollevare le sorti dello Stato, ma per fare cosa? Forse si risparmiano 16 mila miliardi, ma per impiegarne più di 2.200 per una operazione fallimentare come quella del Banco di Napoli, che si finge di voler risanare per venderlo e privatizzarlo. Ebbene, le nostre notizie sono che questa grande privatizzazione del


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Banco di Napoli porterà finalmente questo storico istituto del Mezzogiorno in un'area privatistica e tra i nomi dei compratori si fa insistentemente quello della Banca nazionale del lavoro, ovvero di un soggetto partecipato, anzi la cui maggioranza è di proprietà del Tesoro. In altre parole il Tesoro privatizza vendendo al Tesoro.
Queste sono operazioni beffa, che ancora una volta vogliono prendere in giro i cittadini, magari nascondendosi dietro un dito nei confronti di un Van Miert, che è l'uomo dell'Unione europea, il quale dovrebbe sovrintendere ad interventi di questo genere e che ha già puntato il dito su tale tipo di operazione.
Noi non possiamo difendere i cittadini che ci hanno votato avallando questo tipo di operazioni, perché al Banco di Napoli farà seguito una lunga lista di soggetti e di persone.
Sappiamo benissimo che la situazione della Sicilcassa ovvero le casse di risparmio di Sicilia è oltremodo negativa e che andrà nella stessa direzione del Banco di Napoli. Il Banco di Sicilia che è realtà diversa dalla Sicilcassa avrà anch'esso...

PRESIDENTE. Collega, il suo tempo è scaduto.

EDOUARD BALLAMAN. Concludo dicendo che noi non possiamo accettare questo tipo di operazioni, perché riteniamo che vadano contro gli interessi delle persone e dei cittadini che ci hanno votato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, volevo solo chiederle la cortesia, se fosse possibile, di far alzare di qualche grado la temperatura dell'aula perché, in effetti, fa freddo.

PRESIDENTE. Informerò subito i tecnici e, se possibile, sarà fatto.

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare, perché temo che ci siano in circolazione versioni diverse del regolamento. Infatti...

PRESIDENTE. A che titolo intende parlare?

ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo all'articolo 41 del regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Calderoli, la Presidenza si assume la responsabilità, della quale non ha minimo dubbio, che per prassi costante...

ROBERTO CALDEROLI. Presidente, non ho ancora parlato!

PRESIDENTE. No! Lei vuol ritornare sulla questione dell'inversione dell'ordine del giorno. Ho già detto che si prosegue!

ROBERTO CALDEROLI. Io voglio discutere sul contenuto...

PRESIDENTE. No, non può discutere perché...

ROBERTO CALDEROLI. Lei non può inventarsi...

PRESIDENTE. Sì!

ROBERTO CALDEROLI. Si inventa un articolo!

PRESIDENTE. Io ho il dovere...

ROBERTO CALDEROLI. ... di inventare gli articoli!

PRESIDENTE. ... di condurre i lavori dell'aula!

ROBERTO CALDEROLI. Lei si inventa gli articoli!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bampo. Ne ha facoltà (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).


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ALESSANDRO CÈ. Non è possibile!

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, prenda la parola! Onorevole Bampo!

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. No, l'onorevole Bampo ha già la parola! Lei la chiederà successivamente (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

PAOLO BAMPO. Adesso il microfono funziona, però deve far fare un po' di silenzio ai colleghi, altrimenti non posso parlare...

PRESIDENTE. Per piacere, onorevole Bampo, cominci a parlare!

ROBERTO CALDEROLI. Vogliamo Violante!

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la prego!

PAOLO BAMPO. Io potrei anche cominciare a parlare, ma i colleghi... (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, sono i colleghi del suo gruppo che le impediscono di parlare. Vada avanti!

ROBERTO CALDEROLI. È lei che impedisce all'Assemblea di parlare (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la prego!

PAOLO BAMPO. Signor Presidente, rappresentante del Governo...

ROBERTO GRUGNETTI. Come mai Bampo è in aula? È stato espulso da lei, Presidente! Come mai è qui dentro?

PRESIDENTE. La richiamo all'ordine!

PAOLO BAMPO. Colleghi deputati, questa è una povera manovra e noi siamo chiamati a votare una manovra di poveri Cristi!
Questa è una manovra che è tale perché mette in movimento, come dice la parola, e mette in movimento soprattutto i succhi gastrici!
È una manovra che ci fa risvegliare pensieri antichi; e a proposito di risveglio, data anche l'ora, direi che c'è il rischio che sogno e realtà possano confondersi.
C'è una cosa, però, che dobbiamo chiarire, che dobbiamo evidenziare e che sappiamo tutti quanti esser vera: domani mattina, probabilmente per chi è potuto andare a riposare gli effetti del sonno saranno spariti; non ci sarà più questa confusione tra sogno e realtà. Resteranno purtroppo solo gli effetti della manovra che andiamo ad approvare (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania Si grida: bravo, Bampo!).
Colleghi, facciamo una piccola riflessione: questa è una manovra che è partita da lontano e i giornali di allora io lo ricordo parlavano di una "manovrina" estiva di 7 mila miliardi... È una chicca di cui il Governo Prodi (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania) ci ha voluto gentilmente omaggiare.
Dunque, si parlava di 7 mila miliardi che poi, con il tempo, si sono trasformati in 8, in 9, in 10, in 12, in 13, in 14, in 15 e in 16 mila miliardi! E si tratta probabilmente di regali estivi che questo Governo intende farci; anzi, già ci ha promesso che ci darà anche gli interessi, in maniera piuttosto sostanziosa, dato che ci ha assicurato per fortuna, perché altrimenti rischiavamo di passare le ferie senza avere pensieri! che per l'autunno è pronta un'altra manovra da 35 mila miliardi. Allora, voglio fare una piccola riflessione. I 7 mila miliardi si sono trasformati in 16 mila miliardi, che ci hanno appesantito (sempre restando in tema di sogni e realtà) un po' il sonno, non solo quello di


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questa notte (che fortunatamente non abbiamo avuto la possibilità di fare) ma quello di tutte le prossime notti estive; 16 mila miliardi di cui non avremo modo di sentire gli effetti negativi in maniera così sostanziale come, purtroppo, accadrà a chi vive a reddito fisso, a chi la sera ha il problema di dover gestire un magro bilancio familiare e il giorno dopo deve decidere quanti pezzi di pane comprare o se comprare o meno le scarpe per figlio. Ebbene, se 16 mila miliardi creeranno i problemi che stiamo evidenziando e che nell'arco della giornata di ieri tutti i colleghi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania hanno cercato di evidenziare, quali saranno gli effetti negativi di 35 mila miliardi? Ma soprattutto, alla fine, i 35 mila miliardi quanti diventeranno? Saranno 100 mila? Spero di no. Ma non è escluso che possano essere 100 mila.
Dove vanno a finire, allora, tutti gli impegni che sono stati assunti? Mi ricordo di essermi confrontato, sfortunatamente non con Prodi, ma con un candidato della sua area, il quale raccontava che quest'ultima (ma ho sentito anch'io Prodi dirlo in televisione) non avrebbe sicuramente appesantito la leva fiscale, anzi avrebbe provveduto a migliorare la situazione, avrebbe cercato sicuramente di alleggerire quella che viene considerata da tutti una gogna fiscale, e non il giusto tributo che ogni cittadino contribuente deve sopportare per contribuire all'esercizio delle funzioni dello Stato.
Sorge naturale il dubbio se quel candidato da me affrontato sia stato turlupinato dalle forze che oggi sono al Governo, come queste stanno turlupinando il cittadino italiano. A questa domanda non so dare una risposta; potrei forse limitarmi ad esprimere un dubbio sulle capacità di calcolo di Prodi. Ma mi par strano che un economista sia... Comunque, gli regaleremo eventualmente un pallottoliere! I soldi residui per comprarlo li abbiamo!
Credo che, al di là di ciò che è stato fatto e detto in Commissione e in aula, al di là delle parole vane, che forse stiamo dicendo anche noi in questo momento (ma non sono vane del tutto; lo sono perché non c'è nessuno ad ascoltarci, non perché non abbiano valore o significato), resta comunque l'amarezza di vedere che neanche questo Governo sarà in grado di portare la macchina nella direzione opposta a quella in cui è sempre andata. È inutile cercare di ingannare i mercati e gli operatori finanziari; è inutile cercare di ingannare noi stessi o di nascondere la testa sotto la sabbia e di far credere al prossimo che questa manovra non avrà influssi negativi sulla bilancia finanziaria, sulle finanze spicciole della famiglia. Questa manovra porterà senz'altro un aggravio dei costi finanziari e quindi la famiglia, se pure non direttamente, subirà gli influssi negativi della manovra.
Ci viene allora spontaneo...

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, la invito cortesemente ad avviarsi alla conclusione.

PAOLO BAMPO. Il mio doveva essere un intervento di pochi minuti ma ho divagato un po'.
Concluderò dicendo che per tutti i motivi che ho indicato e per tanti altri che non è possibile riassumere voterò contro il presente provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barral...

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. L'onorevole Barral ha alzato due volte la mano per chiedere la parola.

MARIO LUCIO BARRAL. Probabilmente la Presidenza è un po' distratta.

PRESIDENTE. No, l'ho vista alzare due volte la mano.

MARIO LUCIO BARRAL. Sì, ho alzato la mano una volta ma le garantisco che il collega Cè ha alzato la mano...


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PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ. Ho già avvisato la Presidenza di un fatto banale ma sul quale vorrei essere ascoltato, nonché ricevere una risposta in modo non sgarbato come invece è accaduto per tutti quelli che hanno preso la parola. È infatti questo il modo per sollecitare ulteriori interventi tesi a far perdere tempo.
Poiché mi sembra che lei segnali il tempo ancora a disposizione per l'intervento non sempre nello stesso modo, o perlomeno in un momento troppo prossimo alla sua scadenza, l'oratore non riesce mai a svolgere completamente il suo intervento. La invito pertanto a segnalare che il tempo sta per scadere almeno un minuto prima.

PRESIDENTE. Lo faccio di solito 30 secondi prima della fine del termine; vuol dire che darò il segnale un minuto prima.

DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Come risulta dal resoconto stenografico, nella seduta di martedì scorso il Presidente Violante ha dato la possibilità di invertire l'ordine degli interventi, qualora ciò fosse richiesto, prima che l'oratore prendesse la parola.

PRESIDENTE. Io dispongo di un elenco firmato dal suo capogruppo che già contiene alcune correzioni. Non ho in questo momento, mancando l'onorevole Comino e non essendo io il Presidente della Camera, la possibilità di modificare l'elenco che mi è stato passato dal Presidente della Camera ed è firmato dall'onorevole Comino. Io seguo questo elenco e non posso fare diversamente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barral. Ne ha facoltà.

MARIO LUCIO BARRAL. Signor Presidente, onorevoli colleghi, unico componente del Governo, mi spiace che l'aria di quest'aula si sia fatta un po' calda, probabilmente per la sua irruenza. Mi sembra di vederla nervoso: per carità! Un parlamentare di prima legislatura come me si sente intimorito dal suo comportamento troppo veemente.
Vorrei entrare nel merito del decreto-legge n.323, che abbiamo definito "manovrina", in particolare sui capitoli riguardanti le riduzioni di competenza. Il Governo e la maggioranza in campagna elettorale hanno tenuto comizi e decantato sulle piazze che avrebbero abolito le bolle di accompagnamento, diminuito le tasse e tutti saremmo stati più felici: il risultato di questa prima operazione è l'attuale "manovrina".
Prima di essere eletto deputato, nella vita civile sono un artigiano, lo sono tuttora, e sono orgoglioso di esserlo (Applausi dei deputati Alborghetti e Borghezio). Lo sono un po' meno quando devo pagare un numero sterminato di tasse che lo Stato pretende.
In campagna elettorale ripeto la maggioranza, ma soprattutto Prodi, affermavano l'opportunità di sostenere le imprese artigiane, la spina dorsale della nazione, coloro che nella "manovrina" se la sono presa nella giacca (scusi il termine!).
Il testo del decreto-legge n.323, al capitolo 7743, relativo all'aumento del fondo presso la Cassa credito imprese artigiane, prevede una riduzione di 75 mila miliardi; al capitolo 7879, riguardante il Mediocredito centrale e Artigiancassa, la riduzione prevista è di 50 miliardi. Anche la legge n.910 del 1986, per la parte riguardante il fondo contributi interessi della Cassa per il credito alle imprese artigiane, prevede una riduzione di 20 miliardi, mentre nel decreto-legge n.547 del 1994, per la parte relativa al fondo contributi interessi della Cassa per il credito alle imprese artigiane, la riduzione prevista è di 40 miliardi. Per carità, se ridurre tali stanziamenti significa sostenere la piccola e media impresa artigiana, allora siamo in presenza a mio avviso di una grande presa in giro nei confronti degli italiani,


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soprattutto degli imprenditori delle aziende del nord, che continuano a lavorare, a produrre ed ai quali vengono portati via i guadagni, il loro sudore con una spudoratezza che forse solo questo Governo poteva mostrare.
Il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania si è lamentato del fatto che il Polo di destra partecipasse ad un Governo al quale per un periodo abbiamo preso parte pure noi, anche se appena abbiamo capito come funzionava e che aria tirava ne siamo usciti. Sicuramente questo centro-sinistra è decisamente peggiore della destra, che era già una cosa che ... vi consiglio! Ritengo perciò che nel votare contro questa "manovrina" dobbiamo essere più incisivi.
Aggiungo che non ho mai trovato proprio perché non ho esperienza, e per fortuna ho l'avallo dell'onorevole collega Nesi, presidente della X Commissione in un provvedimento, come il decreto-legge n.321, l'attribuzione a "pioggia" di finanziamenti alla GEPI ed all'Ente nazionale cellulosa e carta.
Per fortuna, grazie alla lega, non sono stati dati 540 miliardi alla CIRA (Applausi dei deputati Alborghetti e Borghezio) per fare quel parco giochi a Bagnoli!
Da una parte è questa incongruenza della manovra che non riesco a capire vengono dati all'industria bellica 120 miliardi con il decreto-legge n.321 (se lo ricorda, collega Nesi?), dall'altra, nel capitolo 7561, per gli interventi all'industria bellica si ha una riduzione di 50 miliardi. Alla fine, voglio rendermi conto, voglio sapere se i 16 mila miliardi che si intendono togliere, si tolgono veramente oppure sono di meno o di più. Ecco, c'è questa incertezza; non si riesce a capire.
Ho scoperto per caso che i capitoli che ogni anno vengono rifinanziati, a fine anno non vengono "svuotati", diciamo così, in un capitolo unico, ma vengono mantenuti lì: forse verranno "usufruiti" o forse no. Ci ritroviamo pertanto ad avere dei soldi capitalizzati, fermi da qualche parte, senza sapere se potranno o meno essere utilizzati. Dove sono accantonati? Perché sono lì? Perché non possono essere utilizzati per diminuire il debito pubblico? Presidente, come lei sa benissimo, quella del debito pubblico è una cifra che probabilmente non riesco a pronunciare perché è troppo alta o perché mi vergogno.
Oltre tutto mi stupisco quando sui giornali di stamane leggo: "Già bruciati i soldi della manovrina". 16 mila miliardi! È incredibile. Quale operazione stiamo facendo?
Leggo ancora sulla stampa (probabilmente i giornalisti sono preveggenti): "Il Governo Prodi ha ottenuto faticosamente la fiducia". Ma se deve essere ancora votata! 319 voti...

PRESIDENTE. Onorevole Barral, è stata votata ieri!

MARIO LUCIO BARRAL. La manovra!

PRESIDENTE. No, la fiducia.

MARIO LUCIO BARRAL. Io sto parlando della manovra.
Leggo sempre sul giornale che il fabbisogno con questa manovra passerà da 130 mila a 114 mila miliardi. Non so, quando ritornerò sul territorio e dirò che è stata esclusivamente la lega a combattere in queste ore impossibili, tutta la notte, mettendo probabilmente in imbarazzo il Governo...

FILIPPO CAVAZZUTI, Sottosegretario di Stato per il tesoro.
No, no!

MARIO LUCIO BARRAL. ...facendo arrabbiare il Presidente vicario, innervosendolo, mi spiace. Comprendo bene che, ad una certa ora, se uno non va a riposare, naturalmente è stanco ed è quindi un po' più nervoso.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Della mia salute ne parliamo in un altro momento.


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PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

PAOLO BAMPO. Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. Signor Presidente, capisco che la Presidenza abbia sicuramente degli interessi diversi, forse anche distanti da...

PRESIDENTE. Per piacere, non cerchi di interpretare il pensiero della Presidenza. Spieghi cosa intende dire sull'ordine dei lavori.

PAOLO BAMPO. Praticamente il metodo di valutazione dell'ordine...

PRESIDENTE. Per piacere, vuole dire qual è la questione?

PAOLO BAMPO. La valutazione sull'ordine dell'aula può essere diversa.
Faccio riferimento, segnatamente, non ai microfoni rotti, ma al disordine che pervade quest'aula ed allo sporco per terra. O la dignità del parlamentare viene garantita...

PRESIDENTE. L'aula è sufficientemente pulita, onorevole Bampo!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici.

MARIO BORGHEZIO. Presidente, avevo alzato la mano per chiedere la parola sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Non l'avevo vista, onorevole Borghezio, mi scusi. Appena l'onorevole Bianchi Clerici avrà terminato il suo intervento, le darò la parola.

MARIO BORGHEZIO. È la terza volta, Presidente, che non vede la mia segnalazione!

PRESIDENTE. Le assicuro che non appena avrà terminato il suo intervento l'onorevole Bianchi Clerici le darò la parola.

MARIO BORGHEZIO. È questione urgente che può essere...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Bianchi Clerici.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, colleghi deputati, signor rappresentante del Governo, nel corso dell'esame del provvedimento arrivato oggi all'ultimo atto, quello della sua eventuale approvazione, il gruppo al quale mi onoro di appartenere, la lega nord per l'indipendenza della Padania, ha svolto un ruolo di fondamentale importanza, da protagonista attento e consapevolmente critico.
Peccato che l'atteggiamento del Governo Prodi, che è arrivato addirittura a porre la questione di fiducia pur di evitare la legittima discussione sugli emendamenti presentati dai deputati della lega e da altri colleghi, abbia di fatto impedito qualsivoglia tentativo di miglioramento, se mai è possibile parlare di miglioramento di un testo raffazzonato e discutibile nel merito, del testo cioè della cosiddetta "manovrina".
Varato in ritardo, questo provvedimento porta con sé tutti i mali di una manovra malfatta. Con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli operatori finanziari, ma di fatto gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi, in termini di saldo di bilancio, a tutti noti, anche perché abbiamo letto sui giornali, persino su quelli più autorevoli, quali obiettivi si prefigga questa manovra.
Chiusura totale alle proposte della lega, si è detto poco fa. Eppure su alcuni punti salienti da noi evidenziati ci saremmo aspettati un confronto: è il caso della certificazione per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti invalidi che purtroppo in Italia, soprattutto nel sud dell'Italia, ricevono da anni tali assegni.
Si è calcolato che in questo paese si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi e, come è noto, a seguito di controlli a campione, si è visto che almeno in un caso su quattro il diritto a questi assegni di invalidità è fasullo.


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Ma non è solo dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile e che il decreto-legge n.323 porterà nel paese ed alle categorie economiche che lo compongono.
Non dimentichiamo che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che sarebbero andati completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro, ha decurtato gli aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in meno agli aiuti per la produzione industriale.
Per non parlare della scuola, colpita con la scure in modo selvaggio. Le riduzioni ed i tagli alle dotazioni organiche provinciali, le decurtazioni ai trasferimenti agli enti locali sugli investimenti sono lì scritti nero su bianco a testimonianza dell'insipienza di un Governo che taglia là dove dovrebbe investire, sulla formazione, sull'istruzione, sull'educazione e sul benessere fisico e mentale dei nostri figli, i cittadini di domani.
Un popolo che non sa investire sul proprio futuro è un popolo finito, che ha perso coscienza di sé. Eppure è a maestri e professori dalla preparazione approssimativa e talvolta addirittura inadeguata che questo Stato affida i giovani e le loro speranze per il futuro. Vana speranza se persino un Governo che si dichiara illuminato, figlio dell'Ulivo fecondo, non sa e non vuole neppure tentare di modificare in senso positivo questa scuola con le sue miserie quotidiane.
Quello della scuola, colleghi deputati, è solo uno dei tantissimi gravi problemi che questo Stato non riuscirà mai a risolvere per incapacità e per le oggettive condizioni di impossibilità causate dal sistema ormai decotto; un sistema che ignora i reali ed improrogabili bisogni di un nord sfruttato e per di più deriso.
Il nord non ha infrastrutture, strade, ferrovie e servizi all'altezza di un paese civile ed economicamente forte e competitivo qual è la Padania. Un esempio valga per tutti: il megaprogetto di "Malpensa 2000", la più grande aerostazione di questa fascia dell'Europa, destinato ad accogliere, secondo le previsioni della società che ne gestisce l'edificazione, la SEA, otto milioni di passeggeri l'anno a partire dal gennaio 1998, ossia tra neppure un anno e mezzo. Eppure, Presidente Prodi o rappresentante del Governo in questo caso ma vorrei rivolgermi al Presidente Prodi che proprio due o tre giorni fa si è recato in visita al cantiere di Malpensa 2000 -, questa mega-aerostazione sarà con ogni probabilità un monumento e un simbolo dell'inefficienza di questo Stato. Non ci sono strade né ferrovie per collegare e trasportare quegli otto milioni di persone ovunque debbano andare. Da anni gli abitanti e i rappresentanti degli enti locali della zona denunciano la situazione, ma nessuno è mai intervenuto se non per promettere e, di solito, invano.
Ricordo, signori colleghi, che se i lavori all'aeroporto continuano, se il progetto Malpensa 2000 non è fallito dopo le traversie di Tangentopoli e le conseguenti indagini della magistratura, è per merito solito ed esclusivo degli amministratori della lega nord per l'indipendenza della Padania che nel 1993 hanno preso le redini di alcune città, Milano in testa, e delle province. Adesso, quando i buoi sono già quasi tutti scappati dalle stalle, qui a Roma ci si accorge che lassù, alla periferia dell'impero, mancano le strade e le ferrovie e che Malpensa, con i suoi costi pazzeschi, rischia di essere un gigantesco buco nell'acqua.
Si dà allora inizio al balletto dei ministri, all'affannato via vai dei rappresentanti dei ministeri che convocano conferenze di servizio e in certi casi non si presentano neppure. A tale proposito vorrei ricordare quanto è successo proprio dieci giorni fa, quando il ministro dei lavori pubblici Di Pietro ha convocato una conferenza di servizi su questi problemi presso la sede della regione Lombardia di Milano; alla riunione erano invitati a partecipare gli amministratori locali, i rappresentanti della SEA, tutte le persone e le comunità coinvolte in questo progetto; peccato che in quell'occasione il rappresentante del Ministero dell'ambiente, il quale a sua volta avrebbe dovuto essere presente, non


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sia arrivato, fatto che ha costretto a rinviare la conferenza di servizi, che è stata invece convocata per qualche giorno dopo a Roma e non più a Milano!
Le promesse si sprecano e le nostre speranze di abitanti di quella zona e di padani in merito alla qualità della nostra vita si fanno invece sempre più tenui. Ricordo, signor rappresentante del Governo, che strade e ferrovie attorno alla più grande aerostazione non sono e non debbono essere una gentile concessione del Governo: sono un diritto per coloro che dell'aeroporto subiranno pesanti svantaggi ecologici ed in termini di qualità della vita.
Quindi, signor Presidente, è per tutti i motivi che ho elencato e per quelli posti in luce dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e che seguiranno, è per tutti questi motivi dicevo che io con l'entusiasmo, la consapevolezza e la convinzione di aver fatto tutto il possibile per contrastare questo provvedimento voterò contro di esso e farò quanto è in mio potere perché sia reso noto in Padania, la mia terra, quanto è avvenuto in quest'aula e che ha fatto sì che l'intento di collaborazione della forza politica che io rappresento fosse negato da parte del Parlamento di Roma.

PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, lei risulta aver chiesto di parlare per dichiarazione di voto, mi sembra però che avesse intenzione di chiedere la parola per un'altra ragione. Ne ha facoltà.

MARIO BORGHEZIO. L'urgenza della mia richiesta era dovuto al fatto che, sapendo di essere in procinto di parlare, gli ultimi colleghi intervenuti, vuoi per la stanchezza vuoi per la raucedine intervenuta per il molto fumo presente in Transatlantico, hanno avuto difficoltà a parlare. Stranamente, però, non si sta provvedendo a quella prassi per la quale ad ogni oratore viene portato il soccorso di una caraffa d'acqua.
PRESIDENTE. Ha ragione.

MARIO BORGHEZIO. Chiedo di soprassedere al mio intervento fino a quando non venga portato questo conforto che non si nega a nessuno.

PRESIDENTE. Si provveda immediatamente.

MARIO BORGHEZIO. Quindi attendo a pie' fermo questo soccorso. Grazie Presidente.

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI COPERCINI. Signor Presidente, sono preoccupato per le condizioni di sicurezza di quest'aula, in particolare per il fatto che, oltre che stare in mezzo ad un lerciume di carte e cartacce arrotolate per terra, la quarta porta in alto a sinistra dell'emiciclo è chiusa. Se dovessero verificarsi condizioni per le quali l'aula dovesse essere sgomberata immediatamente, sarebbe opportuno ripristinare le condizioni di sicurezza disponendo l'apertura della porta stessa, altrimenti potremmo restare intrappolati.

PRESIDENTE. La quarta porta è sempre chiusa perché dietro c'è la sala operativa informatica. Si informi, ha sbagliato. Cerchi una scusa un po' più fondata.
Prego, onorevole Borghezio: svolga il suo intervento.

MARIO BORGHEZIO. Monsù President, rapresentant d'l Govern, colega! N'sima a la cita manoevra d'l Govern, ajè 'n provediment c'à preved le spostament d'ji stansiament 'n sima ai travaj d'la ricostrusion dopo l'aluviun d'l 1994.
PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, in quest'aula ci sono illustri precedenti: Paolo Rossi parlò in latino, io l'ascolterei volentieri, collega, però la prego di parlare in italiano per una ragione, onorevole Borghezio, per rispetto agli stenografi che non possono stenografare. Nel caso in cui non


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parlasse in italiano, sarei obbligato a toglierle la parola.

MARIO BORGHEZIO. Accetto con vivo senso di collaborazione questo suo cortese ma fermo invito a proseguire nella lingua dell'oppressore coloniale storico del nostro glorioso Piemonte (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Volevo soltanto rendere un piccolo omaggio, oltre che a una piccola minoranza linguistica, ad una popolazione fiera, onesta, laboriosa, che ha affrontato con dignità e coraggio la vicenda della recente alluvione del 1994. Ho ricordato nel mio precedente intervento sul complesso degli ordini del giorno presentati dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania che addirittura anche i guasti dell'alluvione del canavese nel 1993 attendono ancora di essere risarciti (ci sono centinaia di aziende).
Il provvedimento quello che ho definito la cita manovra, ovvero piccola manovra si è purtroppo risolto in un grosso danno per gli alluvionati del Piemonte. Mi pare che lo slittamento delle autorizzazioni di spesa per gli interventi di ripristino delle opere pubbliche danneggiate da queste alluvioni rappresenti un segnale molto negativo nel momento in cui, con una decisione che non esito a definire provocatoria nei confronti non solo degli alluvionati del Piemonte, ma di tutte le popolazioni della Padania, il ministro Burlando ha fatto un determinato annuncio. Dispongo, purtroppo, soltanto di un "foglio coloniale" come Il Messaggero, il quale titola con la seguente dichiarazione del ministro Burlando: "È più urgente trovare i fondi per il raddoppio della Salerno-Reggio Calabria".
Senza offese per nessuno, a me sembra che 6 mila miliardi per il raddoppio di una autostrada delle capre sia uno schiaffo alla richiesta, che viene avanzata ormai da decenni dal nostro Piemonte e dalla civile e confinante Liguria, di ottenere il completamento del raddoppio dell'autostrada che molto opportunamente è stata definita in quest'aula "l'autostrada della morte" e nella quale il nostro ex collega, l'onorevole Ruffino, ha perso la vita in uno dei tantissimi incidenti mortali (lo voglio ricordare per tutti con grande cordoglio).
Mi pare un segno molto significativo della cattiva volontà del Governo, di una scelta: 6 mila miliardi verranno utilizzati per il raddoppio dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, nella quale nessuno pagherà mai il pedaggio; mentre verranno negati addirittura quei 120 miliardi che già nella finanziaria del 1996 erano stati predestinati, in tre tranches da 40 miliardi ciascuna, per il completamento di opere che sono già state iniziate e che consentirebbero di rimediare ad una situazione di reale pericolo.
Mi pare che tale questione, assieme a quella dello slittamento dei fondi per l'alluvione del Piemonte, rappresenti veramente un vulnus molto grave che è stato portato alla nostra regione, alla sua identità e alle sue esigenze; ed è tanto più grave in quanto tutti conosciamo il contributo che la regione Piemonte, ma anche la confinante regione Liguria, danno in sede di gettito fiscale al mantenimento della "baracca" nazionale.
Tutti coloro che sono terrorizzati dall'ipotesi della secessione si domandano spesso per quale motivo quest'idea grande e bella della libertà e dell'indipendenza della Padania prenda sempre più piede nelle nostre regioni. La risposta si può rinvenire facilmente nei provvedimenti di questi governi. Più "Robin Hood" colpisce con le sue infallibili frecce gli interessi legittimi del nord che lavora e produce, e più questo sentimento legittimo che è confortato da un principio universalmente riconosciuto e che solo in una certa cultura politica italiota viene denegato: quello dell'autodeterminazione dei popoli trova vigore e sostegno!
Vorrei ora soffermarmi su di un'altra delle "perle" della manovra in esame: mi riferisco ai provvedimenti sul comparto sanitario. Non solo è oro colato ciò che ha affermato nella sua relazione di minoranza l'onorevole Pagliarini (quando ha detto testualmente: "tra poco in Italia non avremo più vere industrie farmaceutiche,


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perché la storia ci insegna che le vere industrie vivono solo dove c'è il mercato e la concorrenza") ma, anzi, più o meno la stessa opinione ha avuto modo di manifestarla attraverso i giornali il ministro Dini (autorevole rappresentante di questo Governo), secondo il quale i provvedimenti del ministro Bindi sui farmaci "minano il corretto funzionamento del mercato". A ciò si aggiunge un altro aspetto, se possibile ancora più inquietante, di questa manovra. Il Governo, infatti, offre l'assistenza sanitaria gratuita ad una pletora di soggetti; mi riferisco agli extracomunitari regolari e clandestini, rispetto ai quali sono molte le voci che li riguardano, a cominciare dai magistrati e dalle forze dell'ordine impegnati in prima linea nella lotta al dilagare della microcriminalità ed anche della vera e propria criminalità, specialmente quella legata allo spaccio e al traffico degli stupefacenti, e che richiamano la nostra attenzione alla vigilanza (è addirittura previsto un divieto al personale delle USL di fare la segnalazione di questi soggetti che si rivolgeranno gratuitamente a quelle strutture per le cure). Con una mano, quindi, il Governo fa questa regalia, con l'altra limita invece l'assistenza ai nostri malati che hanno pagato per una vita i contributi i quali, grazie alla "manovrina", avranno diritto solo al farmaco di ogni singola categoria ritenuto più economico anche se, anzi proprio in questo caso, di minor qualità e quindi di minor sicurezza e di minor vantaggio per le patologie per le quali viene assunto.
Voglio ricordare un'altra questione piuttosto delicata che abbiamo sollevato attraverso gli ordini del giorno e che fa riferimento a quanto previsto dall'articolo 10, comma 10, che prevede la riduzione a 60 giorni dal termine stabilito in tema di successioni e donazioni dall'articolo 37 del decreto legislativo n.346 del 1990 per il pagamento dell'imposta principale e dell'imposta complementare di cui agli articoli 34 e 35 del citato decreto. Mi pare veramente incredibile che un termine che il vecchio legislatore aveva fissato in sei mesi in tema di successioni e donazioni venga ridotto a soli 60 giorni. Diamo così un segnale negativo in tema di pressione fiscale; tra l'altro, si vanno a colpire, specialmente per quanto riguarda i titolari delle piccole e medie imprese, coloro...

PRESIDENTE. Onorevole Borghezio, la prego di concludere.

MARIO BORGHEZIO. ... che spesso non possiedono una conoscenza particolareggiata (cioè i familiari) della situazione patrimoniale ereditata, la cui ricostruzione richiede tempi che vanno ben oltre i 60 giorni previsti.
Andiamo ad imporre, e concludo, adempimenti fiscali odiosi "col morto in casa". Vorrei che coloro che hanno sottoscritto, che hanno predisposto, che hanno pensato politicamente un provvedimento di questo genere, riflettessero sulla sua iniquità e sulla sua inopportunità. Con tutti i saluti del mio Piemonte, della gente alluvionata, della gente che aspetta il raddoppio della Torino-Savona, e con tutti i ringraziamenti della gente della Padania, stufa di attendere quello che le spetta da troppo tempo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Se mi è concesso, vorrei chiedere due cose. Innanzitutto se si può continuare la seduta con un unico segretario, considerato che il collega Michielon si è assentato...

PRESIDENTE. Sì, si può.

PAOLO COLOMBO. In secondo luogo, considerata la gentilezza con la quale lei ci ha concesso di poterci "abbeverare" con dell'acqua, e considerata la stanchezza, non potrebbe consentirci di disporre anche di un thermos di caffè?

PRESIDENTE. No, è consentita soltanto dell'acqua e soltanto a chi parla.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bosco. Ne ha facoltà.


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RINALDO BOSCO. Signor Presidente, illustre membro del Governo, deputati colleghi, voglio rivolgere un ringraziamento anche ai commessi e agli stenografi, che così gentilmente fino a quest'ora reggono il ritmo di questa manovra ostruzionistica.
La prendo un po' alla larga. Inizio il mio intervento parlando del principio di autodeterminazione dei popoli, del quale si parla da molto tempo, precisamente dalla fine della seconda guerra mondiale.
Già nella Carta delle Nazioni Unite, sortita dalla Conferenza di San Francisco del 1945, si dichiara, all'articolo 1, secondo paragrafo, che l'ONU ha il compito: "Di sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell'autodeterminazione dei popoli".
Il principio dell'autodeterminazione è stato più volte invocato ed in effetti ha costituito la base giuridica per il grandioso fenomeno della decolonizzazione verificatasi negli anni '60 e '70. Esso è stato addirittura elevato al rango di diritto dell'uomo, anzi del principale fra i diritti umani, ad opera di due patti delle Nazioni Unite entrati in vigore in quegli anni: uno sui diritti civili e politici, l'altro sui diritti economici, sociali e culturali.
L'articolo 1 di entrambi i patti stabilisce che tutti i popoli hanno diritto all'autodeterminazione. In virtù di tale diritto essi determinano liberamente il loro regime politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
Al principio di autodeterminazione, infine, si sono rifatte recentemente, e continuano a rifarsi, comunità che intendono distaccarsi dagli Stati di cui fanno parte, sia comunità a loro volta già organizzate in Stato ma non sovrane, come gli Stati membri di Stati federali. L'autodeterminazione è stata invocata per fare gli esempi più noti dai paesi baltici fino al momento in cui hanno ottenuto l'indipendenza dall'Unione Sovietica nel settembre del 1991. È poi invocata da Croazia e Slovenia per rivendicare l'indipendenza dalla Iugoslavia, tra l'altro già ottenuta. A tale principio si rifanno anche comunità fondate su forti vincoli etnici, ma prive di un proprio apparato governativo, come le minoranze esistenti in determinate province di uno Stato.
Data la materia di cui il principio di autodeterminazione si occupa, non c'é da meravigliarsi se, chi lo invoca, lo fa a fini eminentemente politici, cercando quindi di adattarne il contenuto alle esigenze della propria causa.
Qual è, dal punto di vista strettamente giuridico, il siffatto contenuto? Quali fattispecie, in quanto principio di diritto internazionale, esso copre? Deriva da esso, ed in quali casi, il diritto alla secessione?
Per rispondere a tali quesiti occorre stabilire se, al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle strumentalizzazioni politiche, al di là delle prese di posizione di questo o di quel gruppo di Stati, sia riscontrabile nella materia una communis opinio della comunità internazionale nel suo complesso.
All'inizio, ossia subito dopo la seconda guerra mondiale, il principio di autodeterminazione aveva un contenuto assai ristretto: esso non intendeva imporre ad alcuno Stato l'abbandono di territori legittimamente o illegittimamente detenuti. Per rendersi conto di ciò, basta considerare che la Carta delle Nazioni Unite, pur enunciando, all'articolo 1, paragrafo secondo, tale principio, accettava ed avallava, all'articolo 73, il fenomeno coloniale. Per le colonie non erano previste né indipendenza né sovranità. Le potenze coloniali erano solo obbligate a promuovere il benessere delle popolazioni sottoposte ed a favorire forme di autonomia locale; non vi è traccia nella Carta di alcuna disposizione in grado di sconvolgere gli assetti interni degli Stati. Anzi, l'articolo 2, paragrafo settimo, sanciva che nulla nella Carta poteva autorizzare l'ONU ad intervenire nelle questioni attinenti alla competenza domestica degli Stati medesimi.
Com'è noto, la prassi ha poi travolto l'articolo 73 ed ha in parte modificato l'articolo 2, paragrafo settimo. Per esprimersi in termini più rigorosi, l'articolo 73 e l'articolo 2, paragrafo settimo, sono stati travolti e modificati da norme consuetudinarie


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successive. Ma su ciò torneremo fra poco.
Il contenuto che il principio di autodeterminazione aveva nel 1945 può essere colto se si ha riguardo ai lavori preparatori della Carta ed in particolare alla giustificazione che durante i lavori si diede dell'inclusione del principio nell'articolo 1: occorre evitare si disse che si ripeta la pratica delle potenze dell'"asse", consistente nel provocare negli Stati aggrediti o da aggredire presunte espressioni della volontà popolare. È evidente che in tal modo il principio non veniva riferito ai popoli ed al loro diritto di scegliersi liberamente il proprio Governo, ma agli Stati ed al loro diritto di non sottostare ad interferenze, pressioni e minacce provenienti da altri Stati e dirette a comprimere le scelte di carattere politico, economico e sociale.
Sotto questo aspetto il principio di autodeterminazione veniva a confondersi con quello della non ingerenza negli affari interni altrui. È inutile dire che questo contenuto, più ristretto del principio di autodeterminazione permanente, tutt'ora si confonde con il principio della non ingerenza. Del resto, la formula adoperata dai citati articoli dei patti delle Nazioni Unite sui diritti umani è la seguente: "I popoli hanno diritto a determinare liberamente il loro regime politico ed a perseguire liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale". Non a caso, a confortare siffatta tesi, la formula e la sua inclusione nei patti sono state fortemente sostenute dai paesi del Terzo mondo, ossia da paesi che non sono mai stati indipendenti e sovrani, ma che, a ragione o a torto, ritengono che la propria indipendenza sia continuamente in pericolo a causa di interferenze, pressioni e minacce provenienti dall'esterno.
Il principio di autodeterminazione è andato assumendo un contenuto più ampio ed un secondo, diverso e più appropriato contenuto, ad opera della prassi che, a partire dagli anni sessanta, ha travolto l'articolo 73, dando l'avvio al processo di decolonizzazione. Si è cominciato da allora a concepire il principio come una regola, che intende contrapporre il popolo all'esecutivo che lo governa e dare al primo, in determinate circostanze, la possibilità di liberarsi del secondo.
Lasciamo stare se si possa correttamente parlare di un diritto del popolo a liberarsi, non essendo il popolo stesso soggetto di diritto internazionale. La sostanza non muta se si dice che il principio di autodeterminazione, in quanto principio di diritto internazionale, sancisce l'obbligo di un Governo nei confronti degli altri Governi ed alla comunità internazionale, nel suo insieme, di consentire al popolo di liberarsi dalla sua presenza.
Il problema fondamentale, come è ovvio, è soltanto quello consistente nel chiedersi in quali circostanze un simile obbligo sussista: se si ha riguardo alla prassi effettiva della generalità degli Stati, quale si è andata sviluppando dagli anni sessanta fino ad oggi, deve affermarsi che il principio di autodeterminazione si applica esclusivamente ai popoli sottoposti ad un Governo, o se si vuole ad uno Stato, in quanto lo Stato, come soggetto di diritto internazionale, si identifica con lo Stato-organizzazione straniero. È lo Stato che occupa un territorio non suo; è lo Stato che governa una comunità non sua, che deve consentirne l'autodeterminazione, ossia abbandonare territorio e comunità.
Ebbene, Presidente, è proprio quello che noi vogliamo. Noi della lega nord per l'indipendenza della Padania chiediamo l'indipendenza ed anche un'indipendenza fiscale, economica ed amministrativa da questo Stato e da questo esecutivo che da questi banchi ci governa, ci domina e non ci consente di essere cittadini, ma ci rende simili a dei sudditi.
Noi non vogliamo essere dei sudditi. Ho citato passi di diritto internazionale in cui si illustra il significato giuridico del principio dell'autodeterminazione dei popoli per renderla un po' più edotta ma certamente lei già conosce i nostri pensieri sulla libertà del popolo della Padania...

PRESIDENTE. Il suo tempo è esaurito.

RINALDO BOSCO. ...ovvero della nostra gente (Applausi dei deputati del gruppo


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della lega nord per l' indipendenza della Padania).

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

PAOLO BAMPO. Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. Come parlamentare mi sento preoccupato per l'integrità fisica, ma soprattutto per la salute mia e dei colleghi ai quali ho imparato ad affezionarmi data la frequentazione della medesima aula parlamentare. Rivolgo pertanto un invito a lei, Presidente, perché si faccia parte diligente nel riferire al Presidente Violante il problema già sollevato nella scorsa legislatura della copertura con il campo magnetico dell'aula, che ancora non è stato affrontato e risolto.
Capisco che la Presidenza possa avere delle remore per quanto riguarda l'utilizzo dei telefonini cellulari...

PRESIDENTE. Comprendo benissimo il problema! Le assicuro che lo farà presente al Presidente Violante...

PAOLO BAMPO. Sì, ma io volevo spiegare...

PRESIDENTE. Non stia a spiegare niente! Non attiene ai lavori in questo momento in corso!

PAOLO BAMPO. ...ai colleghi...

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, basta! Finito!

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Posso avere un po' d'acqua?

PRESIDENTE. No! Le prese in giro hanno un limite! La prego, onorevole Colombo...

PAOLO COLOMBO. Allora mi riservo di intervenire successivamente!

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI COPERCINI. Presidente, già abbiamo manifestato le condizioni di disagio nelle quali stiamo sopportando questa seduta infinita che ci accomuna... Noi abbiamo...

PRESIDENTE. Vuole arrivare per piacere al punto?

PIERLUIGI COPERCINI. Il problema è che nella saletta posteriore dell'aula c'è un televisore che si è improvvisamente rotto! Noi sfruttavamo questa saletta per fumare una qualche sigaretta...

PRESIDENTE. Non riguarda l'ordine dei lavori di questa seduta!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calderoli. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Signor Presidente, devo affrontare la mia dichiarazione di voto con una grande amarezza che deriva innanzitutto dalla conduzione dei lavori dell'aula i quali francamente hanno brillato per la totale assenza del rispetto delle regole della democrazia, del rispetto del regolamento. A memoria, gli articoli che oggi non ho visto rispettare sono il 59, il 60 e il 41: credo che quando si affronta un argomento come la "minimanovra" forse "mini" non lo è neanche tanto, soprattutto per le tasche del cittadino l'assoluto rispetto del regolamento sia necessario.
E ancor più necessario credo sia un minimo di buona educazione, perché ritengo che sia legittimo da parte dei parlamentari utilizzare gli strumenti che il regolamento mette loro a disposizione; meno legittimo credo sia utilizzare dei toni che hanno un che di dittatoriale e che sono poco consoni ad un'Assemblea che


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dovrebbe essere la massima espressione della democrazia.
E mi dispiace, Presidente, di dover ravvisare che tutti e tre gli articoli citati non sono stati rispettati; di ciò darò senz'altro segnalazione al Presidente della Camera, che forse non dà soddisfazione alle nostre richieste, ma lo fa con risposte più concretamente contenute nei termini di regolamento.
L'amarezza deriva anche dal fatto che la mia dichiarazione di voto (che riguarda il settore di cui sono competente, cioè quello della sanità) si riferisce ad un qualcosa che è venuto meno nel corso dell'opera. Già l'utilizzo dello strumento del decreto-legge per una manovra di una discreta portata credo sia assolutamente inconcepibile e poco congruo, se si tiene conto di tutte le dichiarazioni che il nuovo Governo, appena insediatosi, andava rendendo: tutti gli altri hanno sbagliato ricorrendo alla decretazione d'urgenza; il nostro Governo ridurrà al minimo questo ricorso.
E infatti, il Governo ha ridotto il numero dei decreti-legge attraverso un maleficio, cioè sommandoli l'uno con l'altro e di fatto ottenendo i cosiddetti "decretoni". Ciò porterà a non convertire in legge più nulla, perché credo e non so come il Presidente Scàlfaro possa sottoscrivere provvedimenti del genere che la caratteristica di omogeneità che dovrebbe qualificare dal punto di vista costituzionale il decreto-legge viene assolutamente meno, dal momento che essi trattano davvero materie le più disparate possibile.
È proprio di questi giorni una sommatoria di tutti questi decreti che hanno portato al cosiddetto "decretone" sulla sanità, che non si era mai visto. Già da adesso preannuncio che, se qualcuno avesse il coraggio di proporlo all'esame della Commissione o dell'Assemblea, da parte nostra ci sarà una tremenda opposizione. Ma, al di là di tutto questo, vi sarebbe stata la possibilità di discutere di un decreto-legge che avesse una tale portata in materia economica (e specificatamente in materia sanitaria) ricorrendo ad uno strumento che limita i tempi della discussione; ma appare assolutamente fuori luogo che qualcuno abbia addirittura avuto il coraggio di utilizzare lo strumento della questione di fiducia. Stando alla mia memoria, l'ultimo Presidente del Consiglio che ha avuto un coraggio del genere è stato Amato (ministro della sanità era De Lorenzo) con riferimento al decreto-legge n.384. E ancora oggi stiamo pagando le conseguenze di quel decreto-legge!
Sono certo che l'amarezza vissuta da un rappresentante dell'opposizione è anche l'amarezza dei rappresentanti della maggioranza rispetto ad un provvedimento riconosciuto da tutti inattuabile dal punto di vista normativo (perché le incertezze normative contenute in esso lo renderanno di fatto inapplicabile). Rispetto a tale provvedimento si è dovuti infatti ricorrere allo strumento degli ordini del giorno, di cui tutti conosciamo il significato, che sono stati utilizzati da parte nostra in maniera massiccia. Ma vedere altri deputati che prendevano sul serio il contenuto degli ordini del giorno francamente mi fa non sorridere, ma piangere, perché sappiamo benissimo quale valore abbiano questi foglietti di carta, che lasciano il tempo che trovano! C'è sempre qualcuno che cerca di coprire quello che non si è potuto fare con una manovra utilizzando gli ordini del giorno. Dobbiamo dire chiaro e tondo che ci stiamo prendendo in giro se pensiamo che possano salvare le cose! Sappiamo benissimo che, al termine dell'esame di un decreto-legge, si fa approvare qualche ordine del giorno per accontentare qualcuno, ma si sa anche che esso, di fatto, non sortirà alcun effetto. Aver verificato che tutta la discussione si è di fatto svolta sugli ordini del giorno, quindi su inviti al Governo, mi lascia estremamente perplesso e addirittura dubbioso sulla buona fede del Governo, soprattutto quando si è espresso un parere negativo, poi confermato dall'Assemblea, per cui questo atteggiamento sospetto deve essere riferito non più solo al Governo, ma anche ai rappresentanti della maggioranza... Mi scusi, Presidente, non sto fingendo: avrei davvero bisogno di un po' d'acqua.


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PRESIDENTE. Onorevole Calderoli, per quanto riguarda l'acqua la prassi è in questo senso: viene portata sempre agli oratori in sede di discussione generale, ma in sede di dichiarazioni di voto quando viene espressamente richiesta. Se lei la richiede, quindi, le verrà portata.

ROBERTO CALDEROLI. La ringrazio, Presidente. Comunque, ho avuto veramente un colpo di tosse!

PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro! Vuole dell'acqua?

ROBERTO CALDEROLI. Grazie, Presidente.
Tengo a chiarire l'episodio di cui si è reso colpevole, anche se in buona fede, il sottosegretario per la sanità quando è venuto a rispondere ad una interrogazione sul provvedimento relativo all'utilizzo dell'interferone nella terapia della sclerosi multipla. Come molti sapranno, la sclerosi multipla è una malattia estremamente grave ed invalidante, che è stata fino ad oggi curata con l'interferone, somministrato al paziente in presenza di una forma definita compassionevole. Poi un decreto-legge ha stabilito che nella terapia della sclerosi multipla si potesse utilizzare la sostanza in questione. Il problema è che fino ad allora i malati avevano utilizzato l'interferone beta o nella sua forma naturale o nella forma ricombinante A. Una circolare del Ministero della sanità ha disposto che bisogna utilizzare un altro prodotto, il ricombinante B, di un'altra marca (uno si chiama Rebif, l'altro Betaferon). La cosa incredibile è che la terapia, nel caso della formula data dal Servizio sanitario nazionale, costa 21 milioni l'anno per paziente, mentre con gli altri prodotti costa 15 milioni, quindi 6 milioni per paziente. Se moltiplichiamo questa cifra per il numero dei pazienti possiamo vedere quanto il servizio sanitario nazionale spende in più rispetto al passato. Con quella risoluzione si chiedeva specificatamente la possibilità di dare ai pazienti gli altri due tipi di interferone, non perché si volesse somministrare loro qualcosa di diverso, ma per il semplice fatto che avevano sempre usato quei prodotti e passare da una forma di ricombinante A ad una B, determinava una reazione autoimmune che faceva diventare inefficace il farmaco. Non si trattava dunque di una richiesta qualsiasi. È curioso che nella risposta del sottosegretario fosse contenuta la motivazione che ci si doveva preoccupare delle reazioni della casa produttrice del farmaco attualmente in distribuzione, farmaco per il quale vi è stata una contrattazione del prezzo. Non avevo indicato nell'ordine del giorno alcuna ipotesi di collusione o altro; avevo chiesto al Governo, rappresentato dal suo sottosegretario...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Calderoli.

ROBERTO CALDEROLI. ...e di chiarire finalmente quale fosse il significato di quelle parole che mi sembrano estremamente dubbie e che lasciano spazi ad ipotesi estremamente sospette. Oggi in questa sede si poteva fornire una risposta e la stessa maggioranza avrebbe dovuto sostenere l'ordine del giorno perché fosse finalmente fatta chiarezza su una vicenda torbida. Forse, così, non ne avremmo più parlato in futuro; ne parleremo in altra sede, quella giudiziaria.

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Visto che i lavori proseguono da troppe ore, sono preoccupato per il sottosegretario Cavazzuti. Vorrei sapere se la presenza del Governo è indispensabile o se possiamo anche decidere di licenziare il sottosegretario.

PRESIDENTE. Per cortesia! I sottosegretari non si licenziano...

PAOLO COLOMBO. Intendevo dalla seduta.

PRESIDENTE. I sottosegretari fanno il loro dovere ed il sottosegretario Cavazzuti, illustre economista, credo abbia imparato


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molto di economia in questa nottata, che pertanto gli è anche utile per la sua già nota preparazione culturale.

PAOLO COLOMBO. È obbligatorio?

PRESIDENTE. La prego, il sottosegretario Cavazzuti non ha chiesto di andarsene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara.

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Per piacere, onorevole Bampo! Non sono qui per farmi prendere in giro da lei!
Onorevole Calzavara, ha facoltà...

PAOLO BAMPO. Intendo parlare sull'ordine dei lavori, non prenderla in giro.

PRESIDENTE. Allora parli pure, onorevole Bampo. Cerchi per piacere, se può, se le riesce, di essere serio.

PAOLO BAMPO. Se le riesce di essere serio è un po'...

PRESIDENTE. Provi!

PAOLO BAMPO. Signor Presidente, sto per lasciare l'aula e quindi la libererò subito della mia scomoda presenza. Vorrei tuttavia farle notare una cosa sull'ordine dei lavori. Giusto perché non resti il dubbio che i leghisti non conoscono il regolamento, vorrei farle notare che il nostro atteggiamento di questa notte è stato molto disponibile nei confronti della Presidenza. Avremmo infatti potuto cercare di forzare la mano alla Presidenza sino al punto di irritare il Presidente e di portarlo prima al richiamo di uno di noi e successivamente...

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, il suo intervento non è sull'ordine dei lavori, ma relativo al suo comportamento. Se vuole, ne parliamo al bar, ma in questa sede deve dire qualcosa che attenga all'ordine dei lavori.

PAOLO BAMPO. Ci sto arrivando, Presidente.

PRESIDENTE. Ci arrivi subito.

PAOLO BAMPO. Il fatto di non esserci fatti richiamare né espellere sapendo che lei avrebbe dovuto sospendere la seduta qualora ci fossimo rifiutati di uscire dall'aula, è stato un atto di disponibilità nei suoi confronti. Ora lascerò l'aula perché anch'io sono stanco; mi augurerei che anche lei dichiarasse questo lato umano, dicesse che è stanco e venisse fuori con noi, giusto per permettere ai commessi di rassettare l'aula.

PRESIDENTE. Se ho ben capito, onorevole Bampo, la cortesia che lei mi ha usato è stata quella di farmi presente che aveva una pistola in tasca ma non mi ha sparato.

ROBERTO CALDEROLI. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ROBERTO CALDEROLI. Sull'ordine dei lavori. Intervengo rapidamente per sottolineare che fino a questa ora abbiamo tollerato una certa latitanza del Governo. Pur ringraziando il rappresentante del Governo della sua presenza, riteniamo che nella fase delle dichiarazioni di voto su una manovra di questa portata debbano essere presenti il Presidente del Consiglio e, in sua assenza, un ministro o il Vicepresidente del Consiglio. Fino adesso abbiamo aspettato ed abbiamo lasciato riposare i membri del Governo, ma crediamo che dopo le 7 sia auspicabile la presenza in aula mi auguro del Presidente del Consiglio o, ripeto, in sua assenza di un ministro o del vicepresidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Il Governo è sufficientemente rappresentato. Se mi consente, trovo un po' paradossale il fatto che un collega del suo gruppo poco fa ha chiesto al sottosegretario Cavazzuti di andarsene e adesso vuole trattenerlo in aula.


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ROBERTO CALDEROLI. La stessa richiesta è stata fatta qualche giorno fa.

FABIO CALZAVARA. Non funziona niente!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, nell'affermare che non funziona niente non intendevo riferirmi al microfono. Consentiteci qualche ironia e sopportatela, visto che voi, o lo Stato che rappresentate, mi prendete in giro per lo meno da quando io sono nato.
Stiamo dimostrando non testardaggine, ma una tenacità e determinazione, proprio perché...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole collega, quando lei afferma "voi mi prendete in giro", si rivolge alla Presidenza o al Governo?

FABIO CALZAVARA. Voi mi avete preso in giro, perché...

PRESIDENTE. A chi si rivolge?

FABIO CALZAVARA. A voi come rappresentanti di questo Stato.

PRESIDENTE. "Voi" chi? Sta bene, ne prendo atto e voglio che risulti agli atti.

FABIO CALZAVARA. Adesso le spiego...

PRESIDENTE. Questa è un'offesa alla Presidenza! Prosegua!

FABIO CALZAVARA. Adesso spiego perché e spiego anche perché...

PRESIDENTE. Dagli atti risulterà che il Presidente ritiene che questo "voi" generico, non precisato, sia un'offesa alla Presidenza che ne sarà informata.
Prosegua, onorevole Calzavara.

ROBERTO CALDEROLI. Lo sottoscriviamo tutti!

FABIO CALZAVARA. Adesso spiegherò anche i motivi della mia affermazione, peraltro connessi alla mia determinazione sul voto, che non voglio anticipare (elencherò prima i motivi), affinché sia una sorpresa.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno parlato dell'autodeterminazione dei popoli e, quindi, mi hanno sottratto un argomento a cui tengo particolarmente. Comunque non voglio trattare nuovamente il tema per non annoiare la folta platea dell'uditorio. Nella mia esposizione devo purtroppo fare un passo indietro ed andare alle radici della motivazione.
Ho ricevuto un'educazione molto "italianista". La mia buonissima zia, insegnante, che mi voleva molto bene e che ha fatto di tutto per agevolare la mia istruzione, quando pronunciavo una parola in dialetto, nel periodo in cui frequentavo la scuola elementare, mi picchiava sulle dita. Ciò da parte di una parente di secondo grado è tutto un programma, che spiega l'evoluzione razzista e colonialista dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Infatti sono cresciuto parlando un italiano perfetto e tutti, nel giro delle mie amicizie giovanili, mi chiedevano lo ricordo perfettamente come mai parlavo in italiano (peraltro ero l'unico). Ora, a distanza di circa venti anni, le stesse persone mi hanno chiesto, e tuttora mi chiedono, come mai parlo sempre veneto e loro sempre italiano.
Questi sono i frutti di un colonialismo razzista che intende massificare per dare maggiore potere al centro e a pochi per governare e "sgovernare" ed anche, in qualche caso, per rubare meglio.
Per tornare al merito dell'argomento, desidero anche chiarire le mie origini politiche. Quando, con l'età della ragione, ho iniziato gli studi, ho aperto gli occhi e ho capito che le mie radici non erano italiane ma erano, prima di tutto, venete (parlo dal punto di vista etnico). Al che mi sono anche stupito, nella mia ingenuità giovanile, di non trovare un grosso consenso su questi temi. Allora, appena le risorse finanziarie me lo hanno permesso, mi sono dato


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da fare per cercare di capire il perché di queste motivazioni profonde. A mie spese ho frequentato non l'università ma dei corsi universitari, ho frequentato atenei e, per la conoscenza di questi temi, ho cercato anche e soprattutto l'appoggio dei partiti autonomisti. Mi sono anche chiesto per quale motivo non esistesse un partito veneto; la risposta è arrivata con lo studio e con il contatto con questi movimenti autonomisti che mi hanno fatto capire che chi determina lo stato di cose, lo stato culturale o sottoculturale o di oppressione culturale, è il potere politico.
Mi sono immediatamente reso conto che la politica non ha l'interesse di sviluppare le culture esistenti in Italia, non ha l'interesse di liberare i popoli in Italia, e questo per poterli comandare. Torniamo così al discorso del colonialismo e del razzismo.
Appena ho avuto l'occasione, nel 1978, mi sono iscritto a questi movimenti e posso dire, tranquillamente, apertamente e con orgoglio in quest'aula di non aver mai votato un partito italiano; ho sempre votato movimenti e partiti autonomisti. E me ne vanto! Questo lo dico dal profondo del cuore e con orgoglio posso dire di essere un socio fondatore della liga veneta, madre dell'autonomismo, del federalismo e della secessione, prossima futura se continuate così (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
La liga veneta, prima, e la lega lombarda, successivamente, sono nate come espressione culturale popolare e non politica, perché l'obiettivo era talmente distante che a noi non interessava la politica. La politica è venuta dopo, con il consenso inaspettato persino da noi dei cittadini. Noi avevamo capito che parlare di cultura voleva dire restare nel ristretto e non avere spazio a causa di questo Stato oppressore, razzista, che non permetteva lo sviluppo di questi temi per paura appunto di perdere potere. Il riconoscimento di un popolo voleva dire infatti automaticamente decentramento dei poteri e quindi anche decentramento della spesa e perdita del controllo dei flussi e delle tangenti. Portare il potere politico ai livelli più bassi (non in senso spregiativo, ma ai livelli inferiori amministrativi) per voi vuol dire ancora questo!
Presidente, per cortesia, quanti minuti ho ancora?

PRESIDENTE. Un minuto e venticinque secondi.

FABIO CALZAVARA. Purtroppo io avrei ancora parecchio da dire e comunque ...

PRESIDENTE. Lei ha un minuto e venticinque secondi!

FABIO CALZAVARA. Salto allora questa fase; spero di non avervi annoiato!? Mi prendo volentieri le mie responsabilità perché non meritate altro. Vorrei parlare anche dei falsi continui perpetrati ... perpetrati, scusate ma ho ancora qualche difficoltà linguistica in italiano proprio perché non lo parlo quasi più (lo parlo qui, a Roma). È chiaro che i dialetti italiani non derivano dall'italiano, ma sono lingue autonome e di pari dignità, almeno culturale, pur non essendo lingua di Stato; devo dire però che quella veneta è stata lingua di Stato per un migliaio di anni, mentre l'italiano lo è da meno di cent'anni, perché all'inizio lo era il francese.
Le continue falsità riportate dalla stampa sui movimenti federalisti ed indipendentisti, iniziate con la Liga veneta con lettere apocrife, false o razziste, pubblicate impunemente con il permesso dei direttori che sono stati anche premiati...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Presidente, colleghi del Parlamento di Roma, colleghi del parlamento della Padania, rappresentante del Governo, mi associo innanzi tutto alle dichiarazioni critiche nei confronti della Presidenza fatte dal mio collega.


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Lei, come Presidente di questa Assemblea, è anche rappresentante di uno Stato oppressore, razzista e colonialista; in quanto tale non posso che reputarla un oppressore, un razzista ed un colonialista. Si metta a verbale anche questo: ci tengo!

PRESIDENTE. Certo, sia messo a verbale.

DAVIDE CAPARINI. Possibilmente dovrebbe essere sottolineato.
Torno al mio intervento che precedentemente non ho avuto modo di svolgere proprio per l'intolleranza di questo Parlamento che per la maggioranza è razzista e colonialista e dunque non può che comportarsi di conseguenza, non permettendo la libera espressione di una forza intimamente e fortemente personale che mi porta a chiedere a gran voce l'indipendenza per il mio popolo e per la Padania.
Vi ricordo che la Padania è composta dai popoli ligure, veneto, piemontese, lombardo, friulano. Ma voglio proseguire per parlare della "manovrina", della famigerata "manovrina" e della mancanza di dialogo di questa maggioranza cattocomunista che, dopo la breve parentesi del Governo di destra, non ci ha permesso di confrontarci su alcuni punti salienti da noi evidenziati, come per esempio la certificazione per snidare le centinaia di migliaia di invalidi che truffano i cittadini padani che lavorano molto duramente per mantenerli.
I più di 13 mila miliardi di assegni che si stima vengano pagati ai falsi invalidi, soprattutto del sud, gridano vendetta. Sono convinto che coloro che in Padania ogni giorno producono per mantenere questi clientelismi e questi assistenzialismi, per garantire la poltrona alla maggioranza delle persone in questo Parlamento avrebbero sicuramente preferito la soluzione della certificazione dell'invalidità sottoscritta dai medici, come la lega nord per l'indipendenza per la Padania ha proposto.
Tale soluzione avrebbe certamente permesso tra il 1997 ed il 1998 di risparmiare circa 10 mila miliardi, evitando i continui salassi ai quali tutti siamo abituati. Mi metto tra i salassati, visto che fino a tre mesi fa ero anch'io un lavoratore e contribuivo anche pesantemente.
Questa manovra avrà sicuramente gravissime conseguenze sulle categorie produttive del paese e sulla Padania; essa ha criminalmente cancellato 1.500 miliardi che sarebbero andati a completo beneficio della produzione.
Lei, Presidente, ha tagliato 100 miliardi previsti per le aree depresse del nord e ne ha distratto altri 100 destinati agli aiuti per la produzione industriale. La scelta di operare una politica economica di redistribuzione discriminatoria quale quella di questo Governo e dei Governi che lo hanno preceduto ha portato allo sciagurato finanziamento dei progetti del raddoppio della Salerno-Reggio Calabria, di cui leggo sulla stampa, mentre la Padania è soffocata da un sistema viario inadeguato per coloro che vogliono affrontare la sfida della globalizzazione dei mercati e devono competere con i concorrenti europei.
Mentre migliaia di miliardi per mantenere migliaia di invalidi prendono la strada del sud, nell'area in cui, ad esempio, sono stato eletto, Sebino Valle Camonica, siamo costretti ad aspettare 44 miliardi per il completamento di un quinto lotto di una strada che consentirebbe ad un'economia depressa di riprendersi. In quella zona infatti vi è il 22 per cento di disoccupazione. Ogni giorno migliaia di persone riempiono pulmini ed autovetture, dando vita ad un pendolarismo che ha proporzioni che oserei definire bibliche perché si tratta di un vero e proprio esodo -, per dirigersi verso le aree metropolitane. Macinano centinaia di chilometri al giorno perché la mancanza di infrastrutture, la sciagurata e colonialista politica di clientelismi e di assistenzialismi, di finanziamenti a pioggia destinati solo a certi enti ed a certi consorzi, agli amici degli amici, non ha permesso la crescita di una reale economia di libero mercato, anzi, ha


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addirittura soffocato le poche iniziative imprenditoriali che la valle poteva vantare.
Presidente, vorrei che spiegasse a queste persone perché sono costrette ogni giorno a fare questa vita, perché a fronte di un milione e 500 mila lire che percepiscono, si utilizzi un milione e 700 mila lire per finanziare questa politica di continui sprechi e di assistenzialismo. Non vengono forse utilizzati per mantenere le migliaia di impiegati pubblici inefficienti oppure per pagare 35 mila lire al giorno ai Rom che, nella maggior parte dei casi, vivono ai confini dell'illegalità? Vorrei tanto che lei spiegasse a questi concittadini perché non possono avere diritto ad un lavoro, ad una viabilità decente, ad infrastrutture e servizi degni di un paese civile quale, glielo assicuro, la Padania era e vuole continuare ad essere.
Il secondo comma dell'articolo 10 prevede un gravoso aumento della sopratassa da pagare in caso di mancato versamento dell'IVA risultante dalle dichiarazioni annuali e periodiche. Ma considerati gli eccessivi ritardi cui vanno incontro le imprese della Padania perché lo Stato attende anni prima di restituire l'IVA versata, proporrei una sopratassa per questo Stato pari al doppio della somma che lo Stato stesso non versa con la dovuta regolarità nelle casse delle imprese, perché di questo si tratta!
Avvaliamoci del principio in base al quale il cittadino non è una persona da razziare, da sfruttare, insomma, uno schiavo. Il cittadino, il padano, è una persona che adesso ha aperto gli occhi, ha capito qual è la via maestra, una via maestra che passa attraverso la diversificazione delle monete, il riconoscimento dei propri diritti. Una volta constatata la distribuzione discriminatoria dei fondi, noi vorremmo poter rivendicare legittimamente l'autorità sul nostro territorio e la padronanza del nostro destino. In questo senso trovo scandaloso (mi riferisco alla manovra economica) che quanti per anni hanno pagato i contributi assistenziali debbano, grazie a questo demenziale decreto-legge, fare ricorso ai medicinali più economici sul mercato per ottenere l'esenzione. Siamo davvero al paradosso perché, oltre a non offrire più i minimi servizi sanitari, ci troviamo per l'ennesima volta oltremodo beffeggiati dal comportamento del Governo.

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Caparini.

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Proprio in virtù della precisione con cui è stato applicato oggi il regolamento, devo chiederle di far osservare quella norma regolamentare che prevede che il rappresentante del Governo sieda ai banchi ad esso riservati, essendo vietato, a chiunque non sia stato eletto deputato, sedere al banco dei parlamentari.

PRESIDENTE. Sottosegretario Cavazzuti, spero non le dispiaccia.

FILIPPO CAVAZZUTI, Sottosegretario di Stato per il tesoro.
È un piacere!

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No. Ha chiesto di parlare per dichiarazione l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Vorrei concludere il mio intervento.

PRESIDENTE. Lei ha già terminato. Prego, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario nel parlare di questa manovra da 16 mila miliardi non posso che esordire dicendo che si è inaugurato un confronto tra la maggioranza e l'opposizione che non parte


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sicuramente con i migliori auspici e promette ben poco di interessante anche per il futuro. Si è registrata una totale mancanza di interesse per le nostre proposte che avrebbero potuto migliorare il provvedimento. Uso il condizionale perché penso che nessuno abbia l'arroganza di ritenersi infallibile, per cui quando vengono presentati dall'opposizione emendamenti, bisognerebbe avere l'umiltà e l'intelligenza di prenderli in considerazione seriamente e di esaminarli.
Alcuni rappresentanti della maggioranza mi hanno detto che, anche nel caso in cui si fossero comportati in questo modo, il nostro atteggiamento sarebbe stato ugualmente ostruzionistico. È importante che chi gestisce la partita ed inizia il dialogo assuma comportamenti corretti e presti un minimo interesse alle proposte dell'opposizione.
Lo stesso atteggiamento si è verificato in aula, dove la maggior parte delle nostre proposte non è stata accettata, e anche quando ciò è avvenuto, sono state dichiarate inammissibili, come nel caso degli ordini del giorno. Si è giunti così alla richiesta del voto di fiducia che rappresenta un esordio non positivo perché mostra la debolezza della maggioranza la quale, nel momento in cui ha visto aprirsi un'incrinatura, della quale siamo stati informati attraverso alcuni articoli apparsi sui giornali, dovuta alla disputa tra i ministri Bindi e Dini in relazione al problema dei farmaci, non ha voluto in alcun modo rischiare e proprio quando era in discussione l'emendamento Delfino, analogo a nostri emendamenti, che riguardava il prezzo dei farmaci.
Entrando nel merito del significato complessivo della manovra anche da un punto di vista economico, non possiamo non notare che essa presenta le stigmate tipiche di una manovra di sinistra. Mentre si continua in particolare da parte del Presidente del Consiglio Prodi a parlare di progresso, inteso come sinonimo anche di privatizzazione visto che il passato è sempre stato caratterizzato da una gestione anche dei mezzi economici da parte dello Stato -, constatiamo che la manovrina, se valutata nel concreto, ha uno stampo di tipo dirigista e centralista che sicuramente non favorirà la dinamica economica ed il miglioramento della situazione economica in Italia. Come i colleghi ben sanno, quest'ultima è passata da una fase abbastanza positiva (specie per le aree economiche del paese che esportano le proprie merci e che hanno sfruttato favorevolmente quel periodo dal 1993 in poi) ad un'altra meno positiva.
Presidente, come mai non è più presente in aula il deputato segretario?

PRESIDENTE. Onorevole Cè, la Presidenza è in grado di assicurare il buon andamento dei lavori!

ALESSANDRO CÈ. L'importante è che lei sia sicuro di quello che dice!
Sappiamo che anche al nord, dove vi sono molte aziende che lavorano con l'export, il livello di produzione e le richieste sono calati enormemente. Ciò si è verificato perché la concorrenza internazionale è forte e perché i paesi che competono con noi nella produzione e nella esportazione di molti prodotti, hanno preso le loro contromisure. Non solo, ma la lira ha visto svanire nel tempo il suo deprezzamento e di conseguenza è meno competitiva.
Di fronte a questa situazione che non fa sperare nulla di particolarmente positivo per il futuro prossimo, viene presentata una manovra che va ad incidere negativamente sulla capacità di autofinanziamento da parte delle imprese, con la riduzione della fiscalizzazione degli oneri sociali in maniera definiamola così "varia": siamo ad un livello percentuale dello 0,6. Non solo, ma anche il tasso di ritenuta fiscale sui depositi bancari è passato dal 12,5 al 27, 5 per cento. Quest'ultimo dato comporterà logicamente una difficoltà per le aziende a ricevere dei prestiti bancari ad un tasso realmente abbordabile.
Abbiamo inoltre notato che sono stati ridotti stanziamenti e facilitazioni per le piccole e medie imprese che come già accennato dai miei colleghi e come è stato più volte sottolineato dal Presidente del Consiglio Prodi rappresentano la spina


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dorsale, l'apparato realmente produttivo dell'Italia, specie di quella del nord.
Di fronte a tale situazione, non riusciamo a capire come possano essere realmente credibili tutti quegli indici principali che caratterizzano l'evoluzione economica e che ci sono stati descritti nel DPEF. In quest'ultimo documento si sostiene, ad esempio, che si riuscirà a controllare l'inflazione: su questo punto il Governo Prodi potrebbe realmente avere ragione. Ma per quale motivo ha ragione? Sostenuto com'è da una sinistra radicale, questo Governo può agire anche alla faccia dei lavoratori dipendenti che, sfortuna per loro, non hanno ancora capito di quale triste storia e di quale mistificazione siano vittime da decenni da parte della sinistra. Non si sono accorti che la capacità di acquisto della loro busta paga è svanita negli ultimi decenni, tant'è vero che oggi, e credo che questa sia un'esperienza quotidiana di tutti, per un lavoratore dipendente è quasi impossibile comperarsi una casa, a meno che non abbia genitori che abbiano fatto sacrifici per lui. D'ora innanzi, però, questo sarà sempre meno possibile.
Non si riesce a capire tale situazione. Sì, si riuscirà a controllare l'inflazione, ma ci si riuscirà perché verranno sbeffeggiati e danneggiati ancora una volta i lavoratori dipendenti. Io spero che un giorno si sveglino e facciano giustizia di questo pseudo partito che ha ritenuto di rappresentarli e invece li ha sempre truffati perché c'è una domanda aggregata, scarsissima, ormai inesistente.
Sapete bene come il mercato interno sia stagnante e, a fronte di questi ulteriori interventi sulla piccola e media impresa, anche il prodotto interno lordo non crescerà come previsto dal documento di programmazione economico-finanziaria; crescerà molto meno, cresceranno meno le entrate fiscali, crescerà meno tutto e il risultato...

PRESIDENTE. Il suo tempo è terminato.

ALESSANDRO CÈ. Concludo rapidamente.

PRESIDENTE. No, ha finito.

ALESSANDRO CÈ. Mi faccia concludere!

PRESIDENTE. No, lei si deve regolare. Ha finito.

ALESSANDRO CÈ. Esprimerò voto contrario alla manovra.

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori e per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Sull'ordine dei lavori faccio notare come prima i deputati segretari siano stati richiamati da un deputato perché non erano al banco della Presidenza. Se si fosse ascoltato il mio consiglio, questo non sarebbe successo.

PRESIDENTE. Non attiene all'ordine dei lavori. Andiamo avanti.

PAOLO COLOMBO. In ordine al richiamo al regolamento, mi è stato comunicato che la buvette è chiusa. Credo che questo sia un problema di una gravità abbastanza rilevante in quanto durante i lavori dell'Assemblea ritengo che la buvette debba rimanere aperta.

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, le sue notizie sono errate perché la buvette è aperta. Comunque questo non attiene al regolamento.

PAOLO COLOMBO. Mi fa piacere, possiamo allora continuare con più tranquillità.

FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Mi dispiace, ma credo che lei, Presidente, voglia osservare il regolamento, il quale prevede che se manca il segretario la seduta deve essere sospesa.


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PRESIDENTE. Mi rincresce, il regolamento non lo prevede. Si legga il regolamento! Il regolamento va citato, ma va anche letto. A parte il fatto che un grande giurista come Salvatore Satta ha scritto che vi sono alcuni che capiscono i libri senza leggerli e vi sono alcuni che leggono i libri senza capirli. Ma questo non c'entra (Applausi polemici dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ALESSANDRO CÈ. Lei a che categoria appartiene, Presidente?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, credo che siamo arrivati al limite, e credo che questo limite sia anche il vostro. Però è vero, rappresentante del Governo e onorevoli colleghi, che la forza di un uomo sta nei sentimenti e negli ideali ed è per questo che noi siamo qui a fare quello che stiamo facendo. Lo abbiamo fatto, credo, coerentemente; ci dispiace molto se abbiamo dato fastidio, ma ricordo che nel passato altre forze politiche lo hanno fatto in maniera peggiore della nostra! Oggi, se non fosse successo che un provocatore della sinistra avesse detto due parole in più non ci sarebbe stato neppure bisogno della rissa. Ma ricordo la rissa degli anni scorsi: il signor Marenco, che lei conosce e che conosco anch'io perché è un ligure, ha alzato addirittura le mani. Quindi non siamo personaggi strani. Ripeto: siamo qui per gli ideali, e perciò cerchiamo di esserci nel migliore dei modi.
È per questo che vorrei dirle che mentre sul territorio incontriamo la gente, che capisce quello che diciamo, o almeno tenta di capire quello che sta succedendo, mi sono trovato in questo Parlamento non solo a non riuscire a farmi capire, ad essere ogni tanti deriso il che è assurdo -, ma soprattutto mi sono trovato in una confusione tremenda, fin dal primo giorno. Questo palazzo infatti ha diversi modi di confondere la gente, a partire dalla cosa più stupida, dall'ascensore. C'è un ascensore in cui, schiacciando il pulsante corrispondente al secondo piano, si arriva al quarto; ve n'è un altro in cui, schiacciando il pulsante del secondo piano, non si sa dove si arriva; e poi vi è un ascensore in cui il quarto piano corrisponde effettivamente al numero riportato sul pulsante. Queste sono le verità del palazzo.
Ebbene, allora accettiamo questa manovra e cerchiamo di capire per quale motivo essa sia stata adottata...(Commenti del deputato Calderoli).
Mi scusi, signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, lei parli, non chieda alla mia pazienza, che ha anche dei limiti, di ascoltarla. Lei, poi, mi è pure simpatico; adesso dirà delle parole perché deve far trascorrere dieci minuti, li faccia passare, è nel suo diritto...

GIACOMO CHIAPPORI. No, signor Presidente, se questa è la sua interpretazione...

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, ho il dovere di dirigere la seduta, ma non quello di ascoltare ciò che viene detto. Parli, la prego!

GIACOMO CHIAPPORI. Così è qui dentro, quello che gli fa piacere ascoltare...

PRESIDENTE. Lasci giudicare a me, lei prosegua nel suo intervento.

GIACOMO CHIAPPORI. Io sto parlando, lei non mi ascolta, allora parlo con i miei colleghi, loro mi ascoltano e a qualcosa servirà il mio discorso. Infatti sto intervenendo molto seriamente e non parlo tanto per parlare, perché dico ciò che sento.
Molte volte non sono stato compreso, volutamente non sono stato compreso, perché qui credo si parla anche italiano...! Ci siamo resi conto che abbiamo tentato di capire cosa stesse accadendo ed abbiamo tentato di capire il Governo e la manovra. Ma già il giorno dopo la manovra fa "cilecca" e mancano 17 mila


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miliardi; vi è un buco di 1100 miliardi nell'INPS. In Commissione mi sono trovato a dover affrontare tali esempi di cattiva amministrazione. Le "manovrine" non servono a niente se abbiamo di fronte dei buchi incredibili. Non siamo in un consiglio di amministrazione privato in cui poi bisogna tirare fuori i soldi di tasca propria; qui c'è gente che spende i soldi degli italiani e non gliene frega niente di come vengono impiegati. Ed allora ci troviamo in presenza di vicende come la GEPI, l'EAGAT, i rilevatori di radioattività. Che cosa è tutto ciò, quando poi perdiamo 8 o 9 o 10 miliardi perché lo Stato non si è adeguato al trattato di Schengen? E così i turisti italiani non possono andare in Francia perché non vi è libera circolazione.
Ebbene, su tutto ciò non sappiamo nulla ed allora presento interrogazioni alle quali non viene fornita risposta, perché questo Governo non può affrontare tali problemi con il vecchio sistema: questa è la vera questione! Non si può pensare sempre di "spremere" e poi sentirsi dire dal signor Burlando che risolve il problema dei disoccupati 20 mila posti con l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ma scherziamo?!
Non vogliamo fare una questione di nord o sud: al nord vivono anche i meridionali, ma non i terroni; i terroni sono tutta un'altra cosa; per noi sono i politici corrotti, i mafiosi e quelli che spendono male i soldi dello Stato. Non sono i meridionali, gente di tutt'altro genere che si arrotola le maniche e lavora. È chiaro? Altrimenti esprimiamo concetti sbagliati.
Ed allora, ci troviamo il CIRA e se non stiamo attenti 150 miliardi vanno via per realizzare un parco dei divertimenti a Bagnoli ed altri 300 miliardi finiscono nello stesso posto. Ma cosa sono queste cose? Andiamo avanti. Ci troviamo di fronte alla vicenda del Banco di Napoli ed in Commissione chiedo: "Scusate, dobbiamo erogare 2 mila miliardi; vogliamo capire, vogliamo farci dire la ragione di questo buco?" Attenzione, perché apriamo una porta incredibile. Visto che il presidente Nesi ha dichiarato che il sistema bancario meridionale è ridotto tutto in questa maniera ed ha parlato dei 1.500 miliardi del Banco di Sicilia, delle casse di risparmio e così via, stiamo attenti che questa non sia stata fino ad oggi la seconda cassa per il Mezzogiorno. I soldi, però, non sono andati ai piccoli e medi imprenditori, alla gente che comunque i soldi che prende in prestito li restituisce, anche al sud li restituisce; quelli che non hanno restituito ed hanno determinato il buco di 2 mila miliardi sono coloro che erano avallati dalle firme dei grandi politici e dei mafiosi. Noi, allora, diciamo che quei soldi non li daremo e non li vogliamo più dare, perché i soldi sono di tutti; non sono di quelli che in Commissione o nel Governo decidono di erogarli.
È ora di finirla, lo Stato non deve più elargire soldi, ma deve esercitare il controllo sul territorio, in generale su quella che è la politica economica dello Stato. Deve rimanere fuori dall'elargizione del denaro degli altri, ma far sì che questi soldi debbano essere considerati sotto il profilo della solidarietà, senza che qualcuno si arricchisca come succede oggi.
L'Italia l'avete divisa voi; dico l'avete perché io è la prima volta che faccio politica, ma è tanti anni che vedo le differenze. Questa Italia l'ha divisa chi l'ha fatta fino ad adesso; l'hanno voluta unita e poi l'hanno usata per trasferire i grandi capitali e per dire che i terroni come li chiamate voi, non noi si mangiavano tutti i soldi. Invece, non era vero: questi transitavano, andavano al sud, li rimettevano in tasca a chi li faceva passare...

PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, la prego di concludere.

GIACOMO CHIAPPORI. Presidente, lei queste cose le conosce meglio di me; facciamo sempre queste discussioni. È vergognoso come continuiamo a mangiarci i soldi degli italiani così, "all'acqua di rose"! Se i soldi fossero suoi e miei non ci penseremmo due volte a dire "no, non te li diamo più!" Questo è il dramma. Noi (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)...


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PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chincarini. Ne ha facoltà.

UMBERTO CHINCARINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, ho imparato questa mattina che la Presidenza non ascolta, però giudica. Cosa fa lei, Presidente, origlia?
Pochi attimi fa lei ha giudicato; ha ascoltato e quindi giudicato che noi siamo qui a far passare in qualche modo dieci minuti. Vede, Presidente, noi non abbiamo né stampa né televisione ed adoperiamo qualsiasi mezzo e strumento che ci garantisce la Costituzione e, in questa occasione, il regolamento della Camera, per esprimere democraticamente quello che pensiamo.
Probabilmente, non riuscirò a convincere lei né tanto meno, il rappresentante del Governo a cambiare la sua idea quando sarà il momento di votare sulla "manovrina"; però ci provo e lei questo ce lo deve consentire. Se poi non siamo bravi o non siamo culturalmente attrezzati a questo fine, mi consenta, ma questo non deve giudicarlo lei, non può dire al collega che è intervenuto in precedenza "parli pure, tanto lei deve far passare i suoi dieci minuti". Non è vero, io mi offendo per questo suo giudizio, perché lei lo ripeto ha ascoltato e giudicato.
In questa maratona di resistenza umana, poche ore fa, un gruppo di focosi colleghi rappresentanti del Mezzogiorno ha reagito male accusandoci di essere bugiardi (e dicendo dell'altro che non ripeto) riguardo alcune osservazioni sugli invalidi napoletani.
Ribadisco: "Miracolo a Napoli! San Gennaro! C'erano iscritti nelle liste di collocamento 60 mila invalidi; ne sono rimasti 13 mila. Negli ambienti aritmetici si nota che 47 mila sono guariti di colpo, anzi di colpa! Negli ambienti sanitari, invece, stupiti, si grida al prodigio. È come se, all'ombra del Vesuvio, si fossero dati convegno Fleming, Sabin e magari i santi Cosma e Damiano, patroni dei chirurghi, che il Beato Angelico ha rappresentato mentre sono intenti a saldare la gamba di un negro nel troncone di un bianco mutilato. La spiegazione del fenomeno, secondo gli ambienti giudiziari, va attribuita invece più che altro a polizia e carabinieri che usano metodi terapeutici che limitano i movimenti e costringono alla meditazione. È così che i ciechi vedono e i paraplegici scattano anche per far cancellare dagli elenchi gli scoliotici che pensano alle prossime Olimpiadi, specialità sollevamento pesi. C'era chi vendeva certificati medici compiacenti e chi, dietro un equo compenso, assicurava un posto chiavi in mano. Poste ed enti pubblici erano i convalescenziari preferiti. Perché stupirci? Questo è un paese le cui meraviglie sono esaltate da secoli. L'eccezione qui è di casa".
Ho letto questo breve passo di Enzo Biagi, che credo tutto possa meritare ma non le offese che invece noi abbiamo ricevuto questa mattina quando siamo intervenuti evidentemente con un altro modo di esprimerci, perché non abbiamo la mente fresca che aveva il giornalista quando ha scritto questo articolo. Se per una manovra da 16 mila miliardi è necessaria la fiducia, cosa potrà accadere visto quello che è successo in queste ore con la prossima legge finanziaria da oltre 32 mila miliardi, soprattutto in un momento in cui l'economia, come lo stesso Governo riconosce, è stagnante?
Leggo cosa dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Enrico Micheli: siamo consapevoli che l'attuale congiuntura con i dati recessivi provenienti dal prodotto interno lordo proseguirà ancora nel 1997. Speriamo o preghiamo di superare questa situazione a cavallo fra il 1997 e il 1998. Mettere in piedi una manovra di finanza pubblica in queste condizioni, con l'occupazione ancora in calo e i sindacati che chiedono oltre 3 mila miliardi per rilanciare il lavoro, è un'impresa. E con Fausto Bertinotti pronto ad agire, non si rivelerà, questa, un'impresa impossibile?
Il numero, per il momento, è ancora top secret. Lo conoscono una manciata di persone e per questo, forse, non lo


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vogliono rivelare. Sembra però che il fabbisogno di quest'anno viaggi ben oltre il tetto di 113 mila miliardi previsto dall'attuale Governo con il documento di programmazione economico-finanziaria, da poco approvato. Nei corridoi del Tesoro si parla con insistenza di un andamento tale da giustificare a fine anno un deficit di 126-130 mila miliardi, vale a dire 13-14 mila miliardi oltre i livelli di deficit di quest'anno previsti dal Governo.
Un livello del genere era stato preso come punto di riferimento sul quale calcolare questa "manovrina" o "stangatina" del Governo Prodi.
Pertanto, delle due l'una: o la manovra non ha prodotto alcun effetto benefico sui conti dello Stato, oppure ci sono state spese maggiori e minori entrate aggiuntive per un ammontare prossimo alla manovra stessa. I due fenomeni si sono assommati l'uno con l'altro.
Con la relazione trimestrale di cassa il Tesoro aveva ipotizzato situazioni del genere; aveva definito, nero su bianco, i pericoli derivanti, per esempio, da maggiori erogazioni nette della tesoreria per il finanziamento della spesa sanitaria...

PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, onorevole Chincarini.
Onorevole Copercini, usi la cortesia di spegnere la sigaretta!

PIERLUIGI COPERCINI. È spenta!

PRESIDENTE. Anche se è spenta, non è corretto nei confronti dell'Assemblea del Parlamento.

PIERLUIGI COPERCINI. Presidente, sono costretto ad assentarmi dai lavori perché il televisore nella saletta qui fuori non funziona. Io ho questo vizio...

PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, prosegua il suo intervento!

PIERLUIGI COPERCINI. Stavo cercando di uscire con la sigaretta in bocca! Ho il vizio...

PRESIDENTE. Non è un vizio! Se mi consente, una sigaretta in bocca nell'aula del Parlamento è atto di maleducazione nei confronti della Camera!

PIERLUIGI COPERCINI. Presidente...

PRESIDENTE. Parlerà dopo! Adesso lasci concludere il suo collega!
Prosegua pure, onorevole Chincarini.

UMBERTO CHINCARINI. Alcune amministrazioni dello Stato hanno effettuato prelievi oltre il previsto dalla tesoreria. Per l'esattezza, le amministrazioni che hanno attinto flussi finanziari con maggiore velocità sono state in questi mesi le regioni, i comuni e le unità sanitarie locali. Insomma, si starebbe ripetendo in questo mese la stessa vicenda che alimentò il forte scostamento di fabbisogno di marzo. Con un particolare: la responsabilità di allora fu addebitata dall'ANAS alle Ferrovie dello Stato, che prelevarono flussi maggiori e per questo vennero punite dal Governo, il quale con questa "manovrina" ha tolto loro 3 mila miliardi. Ora la colpa cadrebbe sulle spalle di USL, regioni e comuni.
È assai verosimile che la prossima legge finanziaria ridurrà notevolmente i trasferimenti pubblici a queste amministrazioni, in cambio della gestione e riscossione della cosiddetta IPAR. Ho sottolineato (e mi avvio a concludere e a spiegare perché voterò contro la "manovrina") la scarsa attenzione per i problemi degli enti locali e l'ancora più scarsa attenzione riservata ai trasferimenti agli stessi. È necessaria una riforma, ma di questo non si vuole sentir parlare, anzi si pensa a nuovi tagli. Di fronte ad un taglio certo confortato da gettiti incerti, queste amministrazioni hanno anticipato il prelievo di tesoreria. A condizionare negativamente il fabbisogno tendenziale di quest'anno peserebbe inoltre anche la congiuntura.
I principali centri di ricerca economica stimano la crescita del prodotto interno lordo allo 0,8 per cento, contro l'1,4 per cento previsto dal Governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico


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Micheli, in una intervista di questa mattina, prevede che la flessione della crescita della ricchezza dovrebbe proseguire anche per tutto il 1997; per il momento, quella di quest'anno peserebbe sui conti pubblici sotto forma di minori entrate IVA per 2 mila miliardi.
Un altro elemento negativo per la finanza pubblica è inoltre il provvedimento che eleva al 27 per cento la trattenuta sugli interessi dei certificati di deposito. Se il fabbisogno tendenziale, nonostante questa "manovrina" o "stangatina", dovesse restare sui 126-130 mila miliardi, il rapporto tra deficit e PIL resterebbe al 7,3 per cento, contro il 6,1 per cento previsto dal Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciapusci.

PAOLO COLOMBO. Avevo segnalato che intendevo chiedere la parola sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, non pensi che la si debba sempre vedere! Se si vuole intervenire, lo si deve segnalare recandosi al banco della Presidenza! Comunque, parli pure.

PAOLO COLOMBO. Mi ero ripromesso di non intervenire più e ora prometto che è l'ultima volta che prendo la parola non per dichiarazione di voto. Ritengo assolutamente ingiustificato il suo richiamo all'onorevole Copercini, reo unicamente di avere tenuto in mano una sigaretta spenta! Questo è un richiamo al regolamento!

PRESIDENTE. Non è un richiamo al regolamento: è un richiamo alla buona educazione! La smetta, per piacere! Ci sono dei limiti!

DAVIDE CAPARINI. Proprio lei parla di buona educazione!

CARLO FRIGERIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO FRIGERIO. Volevo richiamare la sua sensibilità, signor Presidente, anche alla luce dei fatti accaduti prima e al battibecco che ha avuto con l'onorevole Copercini, che ha reclamato per la televisione, sulla pulizia di quest'aula...

PRESIDENTE. Le assicuro che è estremamente pulita!

CARLO FRIGERIO. Le chiedo di sospendere dieci minuti la seduta per consentire la pulizia dell'aula, che mi sembra indecorosa per gli onorevoli qui presenti!

PRESIDENTE. La sua richiesta è respinta, onorevole Frigerio! Onorevole Ciapusci, la prego di prendere la parola: il tempo sta scorrendo!

ELENA CIAPUSCI. Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, volevo anzitutto chiedere se fosse possibile abbassare l'aria condizionata per aumentare la temperatura. Sta veramente facendo freddo!

PRESIDENTE. Mi pare che si stia benissimo. Prosegua pure, onorevole Ciapusci.

ELENA CIAPUSCI. Starà bene lei, Presidente, che è collocato un po' più in basso, ma nei nostri banchi non stiamo tanto bene. A meno che lei non pretenda di farci ammalare tutti, così da non avere più l'opposizione.
Per la mia dichiarazione di voto mi rifarò alle relazioni della V Commissione bilancio, tesoro e programmazione, della VI Commissione finanze, della VII Commissione cultura, scienza e istruzione, dell'VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, della IX Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni e della XII Commissione affari sociali, le uniche ad avere espresso pareri favorevoli con le seguenti osservazioni di cui citerò alcuni passi. Dice la VI Commissione: "Per quanto riguarda il Ministero delle finanze la riduzione degli stanziamenti sia realizzata,


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salvaguardando gli investimenti e le spese destinate a creare le condizioni per un'adeguata azione ispettiva e di accertamento per individuare e contrastare ogni forma di elusione e di evasione fiscale"; continua poi la relazione sostenendo che il comma 1 dell'articolo 7 deve essere interpretato nel senso di escludere i consorzi di garanzia fidi, consegnando un ulteriore monopolio alle banche ed agli istituti di credito a spese delle piccole e medie imprese già oltre modo penalizzate; l'articolo 10, comma 4, lettera c), disposto per prevedere l'eliminazione o quantomeno l'abbattimento delle imposte proporzionali e la doppia imposizione, tra l'altro vietata per legge ma comunque spesso applicata (si veda l'aliquota IVA sul sovrapprezzo del carburante e dell'energia elettrica), sembra inutile visto che lo stesso Governo, nello stesso provvedimento duplica i tributi catastali. L'articolo 11-bis deve sempre secondo la VI Commissione essere sostituito dal seguente: "Le disposizioni di cui all'articolo 19-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n.41, convertito con modificazioni dalla legge n.85 del 22 marzo 1995 e all'articolo 3, comma 2-bis del decreto-legge 28 giugno 1995, n.250, convertito con modificazioni dalla legge n.349 dell'8 agosto 1995 e successive modificazioni si applicano alle irregolarità, alle infrazioni e alle inosservanze di obblighi o adempimenti commesse fino al 30 giugno 1996. In tal modo si allungano i termini e si pensa che il ricatto possa essere compiuto ancora una volta dal Governo attraverso il Ministero dell'interno, con minacce di verifiche da parte della guardia di finanza che poi sfociano nelle note vicende come le mazzette milanesi ai graduati della guardia di finanza.
All'articolo 7 laddove si prevede l'unificazione del 27 per cento dell'aliquota gravante sui proventi di alcuni strumenti di raccolta bancaria, la Commissione finanze auspica "adeguate misure al fine di evitare possibili disparità tra gli istituti di credito", ma poi evidenziando di fatto tale differenza fra gli istituti bancari elargendo al Banco di Napoli 3 mila miliardi: spero vivamente che non sia esclusivamente per gli interessi diretti dei correntisti deputati! la VIII Commissione cultura si sofferma sugli articoli 3, commi 3 e 4 e 5 e 5-bis e dall'articolo 5, ove comunque "rimangono fortemente penalizzate dai tagli vari obiettivi programmatici per la pubblica istruzione e in particolare l'informatizzazione, la formazione e l'aggiornamento del personale, i corsi abilitanti previsti dall'articolo 1, commi 27 e 29 della legge n.549 del 1995". Mi permetto di ricordare che questo Stato potrebbe attingere ancora una volta per la pubblica istruzione a quei fondi europei istituiti ad hoc nella speranza che non vengano poi sperperati e non utilizzati per eccesso di burocrazia o, peggio, non siano intascati dai dirigenti di alcune regioni di questo Stato, come è già accaduto. Sottolineo anche che la cultura e l'istruzione di un popolo sono l'investimento del futuro di quel popolo e non uno spreco al quale poter operare tagli.
Per tutte queste considerazioni è evidente che il Governo dispone del parere favorevole solo di cinque Commissioni su tredici. Ciò significa che questo Governo pone in votazione un provvedimento di fatto già bocciato dal 63 per cento dei commissari che rappresentano, a mio parere, la maggioranza delle Commissioni.
Per questo motivo, preannuncio che il mio voto sulla manovra finanziaria, anticipato dall'orientamento delle Commissioni che non hanno potuto esprimere parere favorevole ed anche da quelle che lo hanno espresso (un parere che comunque nel generale contesto è inutile), è contrario (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Invito innanzitutto un mio collega a verificare il tempo del mio intervento, perché in quello che ho svolto nella precedente occasione ho notato che l'ora padana è diversa da quella romana! È meglio, quindi, che l'onorevole Dussin cronometri la durata del mio intervento,


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così sono sicuro di impiegare il tempo assegnatomi in modo esaustivo. Chiedo cortesemente di avere un bicchiere d'acqua, dal momento che il Presidente ha dichiarato che, a richiesta, è possibile ottenerla al banco (l'avevo richiesta anche prima). Se, quindi, viene accolta la mia richiesta, potrò dissetarmi.
Entro subito nel merito della mia dichiarazione di voto sul disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni limitate, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.323, recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica. Devo purtroppo riallacciarmi al mio precedente intervento, che è stato interrotto avendo esaurito il tempo a mia disposizione. Esso peraltro era iniziato cercando di dimostrare che sul provvedimento in questione il nostro gruppo è stato fortemente discriminato. Abbiamo, infatti, cominciato l'esame del provvedimento innanzitutto nelle Commissioni con molta serietà ed impegno, cercando di proporre interventi correttivi e presentando emendamenti volti a correggere le distorsioni provocate dall'attuazione del suddetto provvedimento nel testo in cui è stato proposto.
Ritengo che il Governo, ed innanzitutto il presidente della Commissione bilancio, esponente della maggioranza, abbiano trattato in modo molto discriminatorio il nostro gruppo che rappresenta ripeto interessi legittimi della popolazione padana che ci ha conferito il mandato di rappresentanza.
Questa discriminazione ed atteggiamento vessatorio si è poi riproposto nel corso del dibattito in aula, dove abbiamo ripresentato taluni emendamenti e dopo tre ore di discussione, signor Presidente, signori colleghi non tre giorni! il Governo ha posto al questione di fiducia. Questo gesto mi sembra eclatante della mancanza di volontà del Governo di accettare qualsiasi forma di contributo dai rappresentanti delle popolazioni padane. Mi sembra altresì che esso testimoni la volontà di proseguire a tutti i costi la politica centralista, statalista e partitocratica dell'accordo a danno della gente e soprattutto ripeto delle popolazioni padane, che noi volevamo scongiurare. Lo stesso atteggiamento, tra l'altro, lo abbiamo riscontrato successivamente nel dibattito sulla fiducia e poi ancora nella discussione sugli ordini del giorno presentati a corredo della fiducia posta sulla conversione in legge del decreto-legge in questione.
È significativo il fatto che su 74 ordini del giorno la metà esatta erano stati presentati dal gruppo della lega nord ed il 90 per cento sono stati respinti. Si tratta peraltro di ordini del giorno che mitigavano il testo in molto parziale e contenuto, perché non si trattava di emendamenti, bensì di proposte di indirizzo generale, che i rappresentanti della Padania davano al Governo centralista, romano e statalista e praticamente sono stati respinti tutti. Il Governo non si è nemmeno degnato, così come la Presidenza della Camera che ha ritenuto inaccettabili diversi ordini del giorno (e non si è capito in base a quali ragioni) ... Scusate l'interruzione ma mi disseto.
Vi citerò, come esempio, due ordini del giorno che erano assolutamente pertinenti alla materia e sono stati "rifiutati" per motivi vessatori e di discriminazione nei nostri confronti dato che era francamente impossibile trovare delle motivazioni valide e sensate per opporsi a tali ordini del giorno. Il primo di essi era un ordine del giorno pertinente in quanto si riferiva alla legge finanziaria dello Stato, sulla quale questa manovra correttiva di bilancio va ad incidere.
Con tale ordine del giorno non si faceva altro che impegnare il Governo a rendere applicabile la norma di cui all'articolo 1, comma 86, della legge 28 dicembre 1995, n.549, che permetterebbe ai comuni, nelle condizioni economiche adeguate, di prevedere un rimborso per quelle attività commerciali o artigianali svolte in zone precluse al traffico a causa dello svolgimento di lavori per la realizzazione di opere pubbliche.
Francamente non saprei dire cosa avesse di strano questo ordine del giorno; esso era infatti di un'estrema semplicità e non faceva altro che dire: se nel mio comune, nel mio territorio, devo realizzare


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un'opera pubblica di competenza statale e il relativo intervento provoca dei risvolti negativi in termini economici per le attività commerciali ed artigianali, comunali, locali, lo Stato deve darmi la possibilità di riconoscere un equo indennizzo a tali attività. È gravissimo il fatto che invece questi interessi locali vengano danneggiati da un intervento di interesse esclusivo dello Stato. Quest'ultimo, se fossimo in uno Stato civile, di diritto, dovrebbe essere costretto a riconoscere un equo indennizzo per questi legittimi interessi. Ma questo ordine del giorno non è stato ritenuto accettabile e ritengo che ciò sia abbastanza grave.
Con il secondo ordine del giorno, che recava anche la mia firma, (ordine del giorno Covre ed altri n.9/1857/29), si impegnava il Governo "ad adottare le opportune iniziative volte all'identificazione di dipendenti statali in eccesso ..." per attuare la mobilità.
Uno degli scandali più grossi di questo Stato borbonico, burocratico, statalista, fascista, democristiano e comunista è il cosiddetto fenomeno dei trasferimenti dei dipendenti pubblici.
Nella Padania, tutte le amministrazioni locali sono regolarmente sotto organico: dagli enti locali ai comuni, alle amministrazioni periferiche dello Stato (le carceri, gli ospedali, le prefetture, gli enti dello Stato).

PRESIDENTE. Poiché lei tiene molto alla puntualità, la informo che ha ancora trentadue secondi.

PAOLO COLOMBO. La ringrazio, ma chiedo conferma al mio cronometrista ufficiale, il quale mi dice che ho ancora cinquanta secondi. Quindi se ha la bontà ...

PRESIDENTE. Vale questo: mancano 19 secondi!

PAOLO COLOMBO. Per me vale l'ora padana!
Dirò in 10 secondi qualcosa sullo scandalo dei trasferimenti: siamo sotto organico perché assumiamo gente attraverso concorsi nei quali i meridionali hanno accesso privilegiato...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Copercini.

ROBERTO GRUGNETTI. Presidente, avevo chiesto la parola!

PRESIDENTE. L'ho data all'onorevole Copercini! Non l'avevo vista: parlerà dopo! Onorevole Copercini, la prego.

ROBERTO GRUGNETTI. Lei dormiva molto probabilmente, ma io ho chiesto la parola per un richiamo al regolamento!

PRESIDENTE. Onorevole Copercini, prego!

PIERLUIGI COPERCINI. Non posso iniziare perché sono disturbato da quello che sta avvenendo!

ROBERTO GRUGNETTI. Lei è un dittatore in quest'aula, Presidente! Non è possibile!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Copercini inizi il suo intervento.

PIERLUIGI COPERCINI. Signor Presidente, rappresentante del Governo e colleghi tutti, innanzitutto mi scuso per la sigaretta, ma l'ho messa in bocca per uscire e voglio specificare le reali motivazioni del mio intervento precedente.
Fuori dell'aula c'è un televisore che si è improvvisamente rotto. Esso dava la possibilità di fumare qualche sigaretta a chi ha questo vizio, pur assistendo contemporaneamente a quello che avviene in aula. La mia richiesta è pertanto del tutto lecita ed inviterei la Presidenza a tenerne conto, avvertendo chi di competenza perché lo aggiustino. Penso infatti sia un diritto del parlamentare che esce dall'aula quello di poter ascoltare contemporaneamente quanto avviene all'interno. A parte la maleducazione di essermi messo la sigaretta in bocca, non vedo perché lei mi abbia


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tolto la parola mentre esercitavo un diritto a mio giudizio del tutto lecito.
Venendo al merito di questo provvedimento, desidero precisare che si tratta di una manovra economica di assestamento dei conti dello Stato che si è resa indispensabile per uno sforamento, per un fabbisogno che, qualsivoglia sia la manovra l'abbiamo constatato tutti in questi anni -, non è possibile coprire.
La manovra che era già stata preventivata e negli stessi termini dal Governo Dini nel momento in cui il rendiconto di cassa del ragioniere generale dello Stato indicava chiaramente lo sforamento, avrebbe dovuto essere effettuata già qualche tempo fa. Poi la decisione politica di palleggiarsi le responsabilità ci ha portati in questo momento che precede le ferie estive ad assumere un provvedimento del tutto inutile per risolvere i gravi problemi in cui si dibatte lo Stato. Infatti questa manovra ne sono convinto sulla base di una piccola esperienza che anche il professor Cavazzuti mi deve riconoscere darà un gettito inferiore ai 16 mila miliardi programmati. Le tasse sono certe, ma il gettito che dovrebbe derivare dai tagli e dalla razionalizzazione è del tutto aleatorio. In genere vi è una resa molto bassa.
Siccome le condizioni economiche vanno via via peggiorando, questa manovra che è già tardiva nel tempo di esecuzione, diventa adesso quasi una barzelletta, anche perché i tagli alla spesa che si introducono sono quanto meno singolari: si è tagliato un po' qui e un po' là, senza fare riferimento ad un progetto e ad un disegno strutturale tendente a stabilizzare tutti quei grandi problemi economici di gestione dello Stato che ben conosciamo, in cui ci dibattiamo da tempo e che, invece di risolversi, vanno inasprendosi.
Mi sembra poi che e mi riallaccio alle polemiche che ci sono state durante la campagna elettorale che ha rinnovato la composizione del Parlamento in una percentuale notevole anche la manovra finanziaria di 32 mila 500 miliardi sia insufficiente. Voterò contro questo provvedimento convinto che sia questa "stangatina" di assestamento sia le misure già preventivate nel documento di programmazione economico-finanziaria non siano adeguate a riportare l'economia italiana sui binari di una corretta gestione. Invece acuiranno i disservizi e le disfunzioni di uno Stato che sta cadendo a pezzi.
L'entità del debito pubblico è nota a tutti ed ha assunto delle dimensioni spaventose anche a causa del "buco" dell'INPS, del "buco" nei fondi per il pagamento delle pensioni. Non si può dimenticare che questo debito è una vera e propria palla al piede per la nostra economia.
Il quadro economico italiano avrebbe dovuto subire un raddrizzamento fin dal 1986 perché già allora l'Unione europea ci aveva avvertito che andavamo incontro al fallimento. Ebbene, oggi lo Stato versa in condizioni fallimentari. Siccome lo Stato è mantenuto da un'economia del nord nella quale ci sono non solo le grandi imprese, private qual è, prima di tutto, il colosso della FIAT, che ha un fatturato notevolissimo ed incide in modo rilevante sul prodotto interno lordo, e di Stato, l'IRI e l'ENI, possiamo dire che questo Stato, nonostante le professioni di federalismo e le dichiarazioni di voler cambiare la situazione rese dai signori al Governo, vuole in realtà mantenere una configurazione semicollettivistica sia dal punto di vista economico perché vuole arrivare ad una collettivizzazione sia dal punto di vista politico perché almeno è quanto mi pare di capire sulla base di ciò che avviene nelle aule parlamentari negli ultimi tempi vuole pervenire ad una sovietizzazione per quanto attiene alla gestione del potere.
È un Governo che ha iniziato molto male soprattutto perché, dopo che per anni siamo stati messi di fronte a manovre economiche di fine anno, manovre di assestamento e stangatine per colmare i "buchi" dei conti dello Stato, dimostra di ignorare totalmente le nostre istanze. Noi avevamo formulato emendamenti analoghi a quelli già più volte presentati alle manovre precedenti. E il professor Cavazzuti sa benissimo che gran parte degli argomenti contenuti nei nostri ordini del giorno


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non si tratta di emendamenti, quindi non si tratta di norme inserite in una legge, ma solo di indirizzi rivolti al Governo erano stati accettati nel quadro del patto di sostegno al Governo Dini. Si prevedeva infatti che il Governo avrebbe varato interventi tali da consentire di realizzare un effettivo decentramento verso gli enti locali e di controllare i centri di spesa che non sono controllabili da parte del Governo ed ancor meno lo sono da parte del Parlamento. Quando sono intervenuto per l'ultima volta, non ricordo se fosse mattina, pomeriggio o sera perché qui viviamo in un ambiente asettico e completamente artificiale, mi sono chiesto, come ho fatto frequentemente nel corso dei dibattiti al Senato nella scorsa legislatura...

PRESIDENTE. Il suo tempo è finito.
Onorevole Grugnetti, mi sembra che lei abbia chiesto la parola.

ROBERTO GRUGNETTI. La ringrazio, Presidente; volevo fare un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Voglia indicarne il motivo.

ROBERTO GRUGNETTI. Vorrei riferirmi all'articolo 8, comma 1: "Il Presidente rappresenta la Camera. Assicura il buon andamento dei suoi lavori, facendo osservare il regolamento...

PRESIDENTE. Non legga il regolamento, dica la questione a cui vuole fare riferimento.

ROBERTO GRUGNETTI. Siccome sono un po' tontino...

PRESIDENTE. Ho avuto disposizioni precise, lei deve porre la questione.

ROBERTO GRUGNETTI. "Sovrintende a tal fine alle funzioni attribuite ai Questori e ai Segretari". Non vedendo alcun Segretario seduto al banco della Presidenza, mi chiedo come si possa pensare di condurre i lavori d'Assemblea...

PRESIDENTE. Questa è un'osservazione che non sta né in cielo né in terra! La seduta la conduco io...

ROBERTO GRUGNETTI. Lei mi deve rispondere e spiegarmi perché manca il Segretario.

PRESIDENTE. Il motivo è che il Segretario non serve al Presidente in questo momento, quindi non c'è.

ROBERTO GRUGNETTI. Non può dirigere l'aula come lei ritiene, deve rispettare il regolamento, perché ne è il tutore.

PRESIDENTE. Certamente, altrimenti le tolgo la parola.

ROBERTO GRUGNETTI. Se non rientra il Segretario, chiederò la sospensione della seduta e la convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo perché affronti la questione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigerio. Ne ha facoltà.

ROBERTO GRUGNETTI. Lei non ha risposto, Presidente; questo è sicuramente un attacco violento. Vedo che protestare serve, perché sta entrando in aula il Segretario. È tutta la notte, Presidente, che ci sta insultando e voglio che ciò sia messo a verbale.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Frigerio.

CARLO FRIGERIO. Volevo lasciar terminare l'onorevole Grugnetti...

PRESIDENTE. Vuol parlare, onorevole Frigerio, oppure no?

CARLO FRIGERIO. Sì, ma volevo richiamare alla sua attenzione, visto che c'è anche l'onorevole Formenti che la sta importunando, per cui lei non può seguire il dibattito parlamentare. Sarebbe perciò opportuno che lei richiamasse l'onorevole Formenti affinché non la importuni più.


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PRESIDENTE. Onorevole Frigerio, si accerti, se può, di essere serio.

CARLO FRIGERIO. Io sono serio, anche perché lei è senza Segretario...

PRESIDENTE. L'onorevole Formenti non mi sta importunando, ma mi sta ponendo un problema procedurale.
Prendo atto che il deputato Frigerio rinunzia ad intervenire.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Covre. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE COVRE. Signor Presidente, questa mattina, più presto del solito (perché generalmente lo faccio intorno alle 8) e visti gli impegni parlamentari, mi sono recato presso la vicina edicola e ho acquistato il quotidiano che normalmente compero, insieme ad altri. Nella simpatica vignetta di Forattini viene rappresentato il Presidente del Consiglio Prodi che chiede (queste sono le testuali parole): "Datemi la fiducina" e tiene in mano una specie di contenitore per le elemosine sul quale è riportata la faccia del nostro Presidente della Repubblica Scàlfaro.
È una vignetta simpatica che ho voluto illustrare, anche se non sono un narratore esperto, per sottolineare quello che ho già detto in questi giorni: è in atto una specie di convincimento collettivo attraverso l'uso che taluni giornali prevalentemente orientati a sinistra -, la nostra televisione di Stato e gli organi di informazione in genere stanno facendo, di termini sicuramente riduttivi; è una terminologia "vezzeggiativa", come si diceva una volta e che, a mio avviso, serve sicuramente a creare nell'opinione pubblica un atteggiamento benevolo comunque di predisposizione nei confronti di provvedimenti che hanno invece un tenore ed una portata notevole, importante e sicuramente penalizzante per i cittadini di questo paese. Ribadivo, infatti, che termini come "manovrina", "stangatina" o "manfrina" vengono usati oggi; mentre una volta si parlava di stangata, "stangatona" e quant'altro.
Vorrei sottolineare che sempre sul quotidiano la Repubblica figura un interessante articolo di un noto opinion leader, che tra l'altro è anche un nostro collega (non è presente in aula in questo momento, ma lo era fino a qualche ora fa), cioè l'onorevole Furio Colombo. È un articolo interessante che reca il seguente titolo: "Cronaca surreale dell'ostruzionismo" (lo potrete trovare alla pagina 11) perché il signor Furio Colombo è un giornalista affermato (so che è stato anche rappresentante della Fondazione Agnelli negli Stati Uniti) ed è un ma•tre à penser, come si dice nei salotti bene. Nel suo articolo egli esprime meraviglia e sorpresa circa l'atteggiamento che la lega per l'indipendenza della Padania sta tenendo legittimamente e dal mio punto di vista doverosamente in queste ore nell'aula di Montecitorio.
Spero che, se qualcuno riferirà i contenuti di questo mio intervento all'onorevole Furio Colombo, quest'ultimo avrà la benevolenza di fornirmi una risposta. Nell'articolo aggiungeva che nell'ostruzionismo messo in atto nel pomeriggio del 31 luglio vi era qualcosa di diverso: il rispettabile e rispettato diritto all'ostruzionismo è stato esercitato non solo attraverso una serie di "finzioni", ma anche senza annunciarne il senso e la ragione; anzi, negando che si trattasse di ostruzionismo. Mi pare strano che proprio l'onorevole Furio Colombo, nonostante la sua riconosciuta intelligenza e capacità di capire le cose, non sia riuscito a comprendere il senso del nostro sacrosanto diritto di fare ostruzionismo.
Fatto questo preambolo di natura o di carattere sociale, sociologico e conoscitivo, vorrei passare alla seconda parte del mio intervento se mi riesce una piccola analisi, dopo 14 ore e mezza di presenza ininterrotta in aula che verterà soprattutto sugli aspetti economici di questa manovra che il Governo Prodi sta conducendo in porto grazie al voto di fiducia.
L'economia della Padania, del nord di questo paese, è in buona parte pronta per la grande sfida che viene definita della globalizzazione economica e di mercato. Poiché ritengo di essere sufficientemente a


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conoscenza della realtà della mia regione (non vorrei che i colleghi delle altre "nazioni" del nord se la prendessero a male se parlo un po' della realtà del Veneto, che è la mia regione e dove opero come piccolo imprenditore), credo di essere in grado di descriverla. In pochi anni il Veneto, regione importante della Padania, è riuscita a crearsi un modello di sviluppo industriale che viene invidiato dalle altre nazioni. Ricordo le definizioni rese in proposito dal Presidente Clinton al vertice del G7 dei ministri economici, che si è svolto qualche mese fa in Francia, dove si sostenne che il nostro modello di sviluppo, basato soprattutto sulle medie e piccole industrie, in realtà è riuscito ad arginare sufficientemente bene il problema della disoccupazione.
Pertanto il Veneto, dicevo, che fino a 20-25 anni fa era una regione che esportava prevalentemente emigrazione, è riuscito a risolvere, in maniera sufficiente, questo ed altri problemi; il Veneto dei cosiddetti distretti industriali, ma anche altre regioni del nord, come l'Emilia che vanta esempi di industrializzazione molto simili al nostro.
La mia regione è pronta sicuramente alla sfida globale che si preannuncia imminente (comunque sarà questione di qualche anno). Per essere pronti, per sostenere questa sfida globale, che sarà senza esclusione di colpi, che sarà veramente dura, con regole impietose per chi non rispetta le condizioni, per chi non ha forze sufficienti per sostenerla, dovrebbero realizzarsi, però, certe condizioni che cercherò di elencare, sia pur brevemente.
La prima condizione per poter accettare questa sfida e sopravvivere è la seguente: bisognerebbe che lo Stato nazionale diventasse molto leggero, forte ma leggero, con poche regole in grado di rispettare e di far rispettare, ma, ripeto, assolutamente leggero, cioè deburocratizzato; uno Stato, cioè, che intralci sempre meno lo sviluppo industriale economico del nord, delle nostre regioni della Padania. Bisognerebbe, in sostanza, che lo Stato non rimanesse quello che in realtà è, cioè un peso da sopportare.
Ci vorrebbe uno Stato che non fosse prevalentemente "gabelliere", capace soltanto di drenare quasi tutte le risorse che vengono prodotte. Ci vorrebbe uno Stato dove gli uomini in divisa (mi riferisco alle Fiamme gialle, agli uomini della Guardia di finanza) svolgessero un lavoro diverso da quello che svolgono attualmente com'è accaduto anche nella mia azienda, ma non solo nella mia, potrei citarvi decine di altri casi in proposito -, quando cioè intervengono con blitz che sembrano un po' quelli del film Platoon, sulla guerra nel Vietnam. Gli uomini in divisa dovrebbero invece collaborare in maniera intelligente ed efficace, come avviene negli altri paesi europei, dove le forze preposte ai controlli fiscali organizzano una forma di controllo intelligente e non soltanto repressivo.
Ci vorrebbe uno Stato che fosse uno strumento a servizio dei cittadini, e non viceversa, come avviene attualmente, cioè uno Stato che si serve dei cittadini per finalità che sono per lo meno discutibili.
Signor Presidente, purtroppo questo Stato non c'è, e allora dobbiamo inventarcelo noi per salvare la nostra economia. Noi del nord, noi della Padania, come dice il nostro segretario, dovremo quanto prima inventarci uno Stato che rispetti per lo meno parte delle condizioni che brevemente ho elencato e che ci permetta nei prossimi anni innanzitutto di rispettare i parametri di Maastricht, perché noi del nord non possiamo...

PRESIDENTE. Onorevole collega, il suo tempo è terminato.

GIUSEPPE COVRE. ... non possiamo rimanere fuori dall'Europa.

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, vorrei citare il comma 5 dell'articolo 30 del regolamento: "Salvo autorizzazione espressa del Presidente della Camera, le Commissioni non possono riunirsi nelle stesse ore nelle quali vi è seduta


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dell'Assemblea. In relazione alle esigenze dei lavori di questa, il Presidente della Camera può sempre revocare le convocazioni delle Commissioni".
A noi risulta che vi siano Commissioni convocate alle 8,30; chiedo pertanto lumi al Presidente per sapere se tali convocazioni saranno mantenute oppure se la Presidenza non ritenga opportuno, in considerazione dell'intenso e approfondito dibattito che si sta svolgendo in Assemblea, sconvocare le Commissioni.

PRESIDENTE. Onorevole Fontan, ho appena parlato telefonicamente con il Presidente della Camera, il quale mi ha riferito che le Commissioni sono autorizzate a tenere seduta.

ROLANDO FONTAN. Prendiamo dunque atto che le Commissioni sono autorizzate. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Rosa. Ne ha facoltà.

FIORENZO DALLA ROSA. Signor Presidente, devo innanzitutto rilevare che già da ieri sera e poi nel corso delle ore notturne, lei ha tenuto in Assemblea un atteggiamento arrogante e poco rispettoso nei confronti dei colleghi parlamentari.
Come qualche deputato ha anticipato poco fa, ritengo che effettivamente quest'aula si sia trasformata in una specie di bivacco; pertanto formalizzo anch'io la richiesta che, dopo il mio intervento, lei cortesemente provveda a sospendere i lavori, affinché possa essere effettuata la pulizia dell'aula, così che si possa intervenire in un ambiente decoroso.
Mi è parso chiaro, nel corso della discussione che si è svolta in queste ore, che la maggioranza abbia preso la decisione di non accettare il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato si era definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto è stato difficile.
La manovra è stata varata in ritardo e quindi porta in sé tutti i mali che ciò implica.
Con quanto pubblicato sulla carta stampata, si cerca di ingannare i mercati finanziari e gli operatori, ma di fatto gli interventi programmati non comporteranno alcun vantaggio, per esempio quello previsto in termini di saldo di bilancio; infatti abbiamo letto in questi giorni sui giornali, anche su quelli più autorevoli, quali obiettivi la manovra si fosse prefissa.
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Eppure su alcuni punti salienti da noi evidenziati ci saremmo aspettati un confronto più serrato; per esempio sulla certificazione in relazione agli assegni pagati agli invalidi, ai tanti invalidi che purtroppo in Italia, soprattutto al sud, ricevono da anni tali contributi. Si è calcolato infatti che nel nostro paese si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi, ma da controlli a campione si è verificato che almeno in un caso su quattro la certificazione è fasulla.
In questi giorni su vari quotidiani è apparsa la notizia che a Napoli, su 60 mila invalidi, ben 50 mila hanno fatto perdere le loro tracce.
E questo la dice lunga sulla possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa manovra finanziaria se solo una maggioranza meno sorda di quella attuale avesse avuto il coraggio di accettare il confronto e di accogliere le indicazioni contenute nei nostri emendamenti. Si parla di risparmi di spese per 10 mila miliardi, ma se solo fosse stata accettata la certificazione dell'invalidità sottoscritta dai medici, i 10 mila miliardi li avremmo visti "scodellati" con maggiore facilità. Ormai siamo a metà anno, ma nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su tale risparmio, evitando il ricorso ogni tre mesi a manovre e "manovrine" correttive.
La clamorosa ed intrasingente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la bellezza di novantadue emendamenti, ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, una volta per tutte e agli occhi di tutti, la precisa intenzione di non


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comunicare con le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui, se le opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese, la maggioranza sceglie appositamente il contrario, in una forma palesemente ostruzionistica e per nulla costruttiva. Ma oggi non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile e che questo decreto comporterà per il paese e per le categorie economiche che lo compongono.
Non dimentichiamo che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti, che sarebbero andati a beneficio della produzione e della ricchezza del lavoro, e specialmente a beneficio della piccola e media impresa. Con questa manovra sono stati decurtati gli aiuti previsti per aree depresse del nord, destinando cento miliardi in meno agli aiuti per la produzione industriale. Per non parlare delle questioni relative ai sindacati, rispetto ai quali è apparsa chiara ed inconfondibile agli occhi di tutti la palese discriminazione attuata dall'Ulivo nei nostri confronti, diretta ad impedire alla lega nord per l'indipendenza della Padania di imporre ai propri sindacati di predisporre e rendere pubblici i bilanci. Sono proprio il Governo ed il gruppo che lo sostiene a non voler imporre un normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari è quantificabile in circa tremila miliardi l'anno.
In materia di occupazione nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato al blocco delle assunzioni relative ai concorsi già banditi, che non dovrebbe aver luogo prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta posizione a favore della cosiddetta mobilità per il personale in esubero ai fini dello svolgimento dei lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato le maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel secondo comma dell'articolo 10 è previsto un gravoso aumento della sovrattassa da pagare in caso di mancato versamento dell'IVA, risultante sia dalle dichiarazioni annuali che da quelle periodiche. La sovrattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda che non versa l'imposta per problemi di sopravvivenza, per necessità e per la possibilità di eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherà il doppio.
Pertanto, signor Presidente, è per tutti questi motivi che annuncio il mio voto contrario.

CARLO FRIGERIO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO FRIGERIO. Signor Presidente, vorrei ricordare che l'ultimo comma dell'articolo 30 del regolamento, già richiamato in precedenza dall'onorevole Fontana, stabilisce che "il Presidente della Camera può sempre revocare le convocazioni delle Commissioni" in concomitanza dei lavori dell'aula.
In questo momento ci troviamo di fronte ad una incongruenza, perché il collega Dozzo, che dovrà intervenire appena avrò concluso il mio intervento, dovrebbe partecipare alla seduta della Commissione di cui è membro e si trova perciò in difficoltà nell'esercitare le sue funzioni, non potendo essere presente sia in aula sia in Commissione.
Signor Presidente, non so come lei giudichi questa situazione, ma non vorrei che il tempo che il collega Dozzo passerà in aula pregiudicasse la sua presenza in Commissione.

PRESIDENTE. Mi auguro di no.

ROBERTO GRUGNETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GRUGNETTI. Insisto sull'impossibilità di proseguire i lavori in mancanza...


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PRESIDENTE. L'ha già detto.

ROBERTO GRUGNETTI. Voglio che venga messo a verbale che questa è una Repubblica democratica...

PRESIDENTE. Non si può ripetere la stessa cosa per sei volte!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dozzo. Ne ha facoltà.

ROBERTO GRUGNETTI. Lei non mi fa parlare, lei è un dittatore! Fascista! Comunista! Figlio di buona donna, e tutto quello che vuole!

PRESIDENTE. Calma, calma.

ROBERTO GRUGNETTI. Qui c'è qualcuno che prende lo stipendio... A che servono i deputati segretari se non siedono lì?

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, in questo momento mi trovo in una situazione di imbarazzo, visto che dovrei stare in Commissione, perché sta per svolgersi un'importante audizione...

ROBERTO GRUGNETTI. Lei è un insulto alla democrazia!

PRESIDENTE. Onorevole Grugnetti! (Il deputato Grugnetti scaglia verso il banco della Presidenza una copia del Regolamento della Camera, che cade sul banco del Governo) Onorevole Grugnetti, la richiamo all'ordine!

GIOVANNI MARONGIU, Sottosegretario di Stato per le finanze. Lei il libro non lo tira! Venga a chiedermi scusa.

ROBERTO GRUGNETTI. Le chiedo scusa, non l'ho tirato a lei, ma alla Presidenza (Proteste del sottosegretario Marongiu). Allora non chiedo scusa a nessuno: non si rivolga a me con quel tono!

PRESIDENTE. Onorevole Dozzo, prosegua il suo intervento (Apostrofe del deputato Grugnetti all'indirizzo del sottosegretario Marongiu).

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, mi dica cosa devo fare.

PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, non mi sembra che in questo momento in aula ci siano le condizioni per parlare.

PRESIDENTE. Prosegua pure il suo intervento, onorevole Dozzo.

GIANPAOLO DOZZO. Come dicevo, in questo momento avrei dovuto partecipare alla seduta della Commissione agricoltura dove sta per svolgersi un'importante audizione sugli incendi che si sono verificati in questo periodo nello Stato italiano. Purtroppo sono qui e le chiedo scusa, signor Presidente, se il mio intervento avviene a quest'ora del mattino. Chiedo scusa anche a tutti i commessi e a tutti i dipendenti della Camera, ma non sono stato io a chiedere di intervenire a quest'ora.
Signor Presidente, le sarei grato se allo scadere del tempo a mia disposizione mi desse un preavviso di trenta secondi, per non dover interrompere all'improvviso il discorso.
Dicevo che mi sarei dovuto trovare in Commissione agricoltura e invece sono qui a dichiarare il voto sugli ordini del giorno relativi alla famosa "manovrina", quella che doveva mettere in sesto il bilancio dello Stato ma che, come abbiamo appreso da autorevoli giornali, è già stata "bruciata" in pochissimo tempo. A nulla è valsa la blindatura che il Governo Prodi ha voluto effettuare attorno a questo decreto-legge perché, tra non molto, ci sarà bisogno di un'ulteriore stangata; un'ulteriore stangata che purtroppo si ripercuote sempre sui soliti noti, visto che la capacità fiscale e contributiva viene determinata in maniera maggiore sempre in una zona ben definita dello Stato italiano: mi rifersico alla Padania, al nord Italia.
Per di più, chiedendo la fiducia su questo decreto-legge, il Governo Prodi ha dimostrato la propria incapacità di rapportarsi e raffrontarsi con questo Parlamento:


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il fatto di blindare, di chiudersi a riccio, senza tenere conto dei notevoli emendamenti che il nostro gruppo ha presentato, ha dimostrato una volta di più che il muro contro muro non giova a nessuno, e tanto meno al Governo Prodi.
Nel mio intervento di questa notte avevo rilevato come il nostro sistema (definiamolo tra virgolette "ostruzionismo") avesse portato un po' di pace in ordine alla querelle che era nata tra il ministro Dini e il ministro Bindi; avevo detto che in pratica il nostro atteggiamento aveva rafforzato il Governo, ma ahimé dopo non più di cinque o sei ore vedo e leggo dalla stampa che i siluri sono stati di nuovo lanciati, che i siluri dentro la maggioranza sono stati portati sia da destra che da sinistra, che i dissensi tra il ministro Dini e i popolari si sono acuiti. Boselli ha perfino dichiarato: "Se ci fossimo visti, sarebbe finita a schiaffoni!". Poi De Mita ha affermato che, secondo la sua verità, non esisterebbe un premier di questa maggioranza. Mi domando allora con che faccia il Presidente del Consiglio si presenterà in quest'aula in occasione della votazione finale del decreto-legge.
Signor Presidente, lei converrà con me che noi stiamo esercitando un nostro diritto, dato da un regolamento della Camera che non abbiamo fatto noi, in quanto siamo presenti in quest'aula da pochissime legislature. Quindi, quando il segretario del PDS, onorevole D'Alema, si infuria e lancia proclami sul modo di condurre l'opposizione, vorrei richiamarlo a ciò che egli, quando faceva parte della minoranza, avrebbe potuto fare, ossia contribuire a cambiare le norme di questo regolamento. Molto probabilmente all'allora minoranza attuale maggioranza queste regole andavano bene e lei, Presidente, sa benissimo, visto che è presente in quest'aula da molti anni mi corregga se sbaglio e faceva parte dell'allora maggioranza, quanti ostruzionismi ha visto effettuare da parte dell'allora minoranza, dal PCI, dai radicali, maestri in quest'arte (definiamola così).
Mi sorprende anche il fatto che il collega Furio Colombo (ha già scritto due articoli sul tema dell'ostruzionismo: molto probabilmente ha scoperto un filone nuovo per la sua narrativa un po' consunta, ha trovato qualcosa per riscrivere sui giornali) si meravigli ancora del nostro comportamento. Al collega Colombo, anch'egli componente di questa maggioranza (visto che non ho la possibilità di rispondere tramite i giornali che generalmente ignorano i nostri interventi: a meno che non inventiamo grossi scoop, non finiamo sulle prime, seconde o terze pagine dei giornali), vorrei dire di farsi un esame di coscienza.

PRESIDENTE. Dato che me l'ha chiesto, le dico che adesso lei ha un minuto e mezzo.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, io non ho mai fatto polemica, però quando il mio collega diceva...

PRESIDENTE. No, mi rincresce...

GIANPAOLO DOZZO. L'ora del cronometro a sua disposizione è diversa...

PRESIDENTE. Senta, io devo fidarmi di questo. Lei adesso ha un minuto.

GIANPAOLO DOZZO. Un minuto. Comunque, signor Presidente, mi consenta uso un famoso termine del presidente Berlusconi di far notare ai tecnici dell'orologio l'opportunità di verificarlo, perché è veramente un mangiasecondi rispetto ai nostri cronometri, che sono svizzeri.
Dicevo che per tutto questo negherò la fiducia. Mi dispiace di non essere entrato nei temi principali, ma vorrei dare una buona notizia a lei, signor Presidente, alla Camera, ai colleghi della maggioranza e della minoranza: questa notte un'agenzia ha dato la notizia che il reddito agricolo al sud, nel Mezzogiorno, rispetto al reddito agricolo del nord, è aumentato, nel 1995, di due punti e mezzo. Termino, signor Presidente. Io spero che da questa notizia i colleghi del sud, che generalmente si lamentano in modo pietoso delle proprie condizioni, prendano di nuovo slancio e


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vigore per sostenere la loro economia, che peraltro ben supportano...

PRESIDENTE. Speriamo...

GIANPAOLO DOZZO. Mi scusi, termino, signor Presidente.
Dicevo che supportano la loro economia, come avevano ben fatto, mettendo al primo punto l'autostrada Salerno-Reggio Calabria al posto della variante di valico. La ringrazio, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)

MARCO BOATO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi richiamo all'articolo 59 e e all'articolo 60, comma 3, del regolamento. Mi rivolgo a lei affinché assuma l'iniziativa di investire il Presidente della Camera su quanto è avvenuto pochi minuti fa. Tutti quelli che erano in aula hanno visto lei per primo che il deputato Grugnetti, per protestare nei suoi confronti, signor Presidente, ha lanciato contro di lei una copia del regolamento. Il volume è caduto nei pressi del sottosegretario Marongiu, che in quel momento era presente in aula, il quale si è lamentato ed ha chiesto al deputato Grugnetti di chiedergli scusa. Costui ha risposto: "Io non l'ho tirato a lei, l'ho tirato al Presidente". E quando il sottosegretario Marongiu ha insistito per ricevere delle scuse è stato insultato dal deputato Grugnetti. Essendomi io avvicinato, senza aprire bocca, per ascoltare che cosa stava succedendo, svolgendo la funzione di segretario di Presidenza, sono stato pesantemente insultato...

ROBERTO GRUGNETTI. Segretario assente, che dormiva fuori dell'aula! Lei mangia il pane a ufo!

MARCO BOATO. Sono stato pesantemente insultato dal deputato Grugnetti. Allora, vorrei ricordarle, anche se non ho bisogno di farlo...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, sarà fatto presente all'Ufficio di Presidenza. Per cortesia, continuiamo...

MARCO BOATO. Vorrei solo ricordarle un comportamento analogo, avvenuto nell'VIII legislatura...

ROBERTO GRUGNETTI. Lei dormiva! Lei mangia il pane a tradimento. Da noi questo si chiama furto!

MARCO BOATO. ...nei confronti del quale l'Ufficio di Presidenza...

PRESIDENTE. Onorevole Grugnetti, lei sta insultando un segretario di Presidenza. La richiamo all'ordine!

MARCO BOATO. Nell'VIII legislatura, a seguito di un comportamento analogo, nei confronti della collega Aglietta fu assunto un provvedimento pesantissimo da parte dell'Ufficio di Presidenza. La ringrazio, signor Presidente.

GIANPAOLO DOZZO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANPAOLO DOZZO. Riferendomi all'articolo del regolamento richiamato dal collega Boato, mi sorprende che egli sia così diligente nella sua opera, visto che per ore e ore è mancato da quest'aula, nonostante ne fosse il segretario. Mi sorprende anche che il collega Boato anzi, non adopero più il termine "sorpresa" perché lo conosco da anni, pur tramite le sue "pie" evoluzioni politiche sia stato presente nel momento opportuno e topico del fatto. Non sto qui...

PRESIDENTE. Onorevole Dozzo, il suo non è un richiamo al regolamento.

GIANPAOLO DOZZO. Mi scusi, signor Presidente, sa che non è nel mio spirito essere polemico...

PRESIDENTE. Sì, ma questo non è un richiamo al regolamento!


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GIANPAOLO DOZZO. Ho richiamato gli articoli che sono stati ricordati dal collega Boato, per dirgli che, se è così diligente nella sua opera, resti come tutti gli altri componenti dell'Ufficio di Presidenza in quest'aula e faccia il proprio dovere...

PRESIDENTE. Onorevole Dozzo!

GIANPAOLO DOZZO. ... senza fare il delatore di turno, visto che in questo momento ce ne sono tanti! Vero, collega Boato?

PRESIDENTE. Onorevole Dozzo, avremo modo di esaminare con calma queste vicende in Ufficio di Presidenza.

DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Roscia, come è previsto da una recente circolare, bisogna specificare con precisione qual è l'argomento.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, penso che la vicenda appena accaduta ed il riferimento del segretario Boato dicano che la seduta debba essere sospesa per verificare in modo chiaro le denunce fatte dal deputato segretario.

PRESIDENTE. Questo non attiene all'ordine dei lavori, ma alla responsabilità della Presidenza, onorevole Roscia!

DANIELE ROSCIA. Vista la tensione che c'è in aula...

PRESIDENTE. Non è un problema che attiene all'ordine dei lavori!

DANIELE ROSCIA. Vista la tensione che c'è in aula, occorrerebbe sospendere il dibattito per almeno un quarto d'ora!

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Roscia, questo non attiene all'ordine dei lavori (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

DANIELE ROSCIA. In che senso non attiene all'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. Lo ripeto: non attiene all'ordine dei lavori!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Dussin.Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, non voglio commentare ulteriormente quanto è stato detto dal collega Boato, anche perché vengo dal Veneto e quindi conosco bene i fratelli Boato.
Voglio invece intervenire sempre riguardo a quanto è successo questa notte alla Camera. La Tribuna riporta: "Incandescenze nella seduta della Camera, con la lega scatenata in un lancio di sassolini contro la Presidenza". Questo è avvenuto proprio perché lei, Presidente Acquarone, ieri sera ad un certo punto ha fatto allontanare i giornalisti dalle tribune.

PRESIDENTE. Per cortesia, in questa sede lei parla per dichiarazione di voto su un provvedimento!

GUIDO DUSSIN. Sì, parlo per dichiarazione di voto...

PRESIDENTE. Quindi, per cortesia, si attenga all'argomento.

GUIDO DUSSIN. Certo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 8,55)

GUIDO DUSSIN. Saluto il Presidente Violante.

PRESIDENTE. Grazie. Buongiorno.

GUIDO DUSSIN. Dispiace signor Presidente che, mancando i giornalisti dall'aula, si siano date oppure si siano acquisite informazioni sbagliate. A questo credo che abbia contribuito anche la responsabilità dei colleghi: in condizioni di lavoro già difficili (una fase che una certa parte ha denominato "ostruzionismo" e che un'altra parte ha invece definito come una rivendicazione delle proprie posizioni) pare che il collega Petrella (mi sembra si chiami così) abbia rilasciato la dichiarazione che sono stati lanciati sassolini nei


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suoi confronti o nei confronti del Presidente Violante. Credo che questo sia falso: il che significa che qualche persona tende a speculare su situazioni già difficili.
Se si lavora male è proprio perché queste regole non sono attinenti ad una vita civile di livello europeo (potremmo usare questa parola, ma tutto sommato il concetto di civiltà rende a sufficienza l'idea). Certamente l'attuale regolamento è superato, così come è superata la Costituzione e sono superate moltissime norme. Il problema non sta nel cambiare un Presidente del Consiglio o una serie di ministri, magari provenienti dalla sinistra (più esperta della vita parlamentare), o nell'abilità di alcuni esponenti politici come i verdi (abili perché a suo tempo ricordo il caso del qui presente onorevole Boato fecero diciotto ore di ostruzionismo: gli stenografi presenti in aula mi dicono che quel giorno egli parlò diciotto ore).
Vanno modificate le regole. Bisogna modificarle, queste regole: tutte! Solo in questo modo le manovrine potranno rappresentare strumenti idonei a conseguire risultati positivi, soprattutto laddove operino quelle realtà produttive che tendenzialmente siamo portati a difendere. Ho l'impressione che oggi il Governo voglia soltanto occupare spazi e non, invece, modificare le regole del gioco: il Governo vuole occupare spazi, mettendo presidenti a destra e a manca, davanti e di dietro, sopra e sotto, da tutte le parti! L'obiettivo esclusivo è quello di occupare spazi che prima erano invece condivisi tra sinistra e centro, tra quelli che allora erano la democrazia cristiana ed il PCI, riproducendo quel consociativismo da tutti conosciuto che ha prodotto i mali del nostro paese.
Quanto ai lavori pubblici, il Governo ha deciso il rifacimento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, come ha rivelato il ministro dei trasporti Burlando. Quest'opera costerà 6 mila miliardi. Ma c'è di più: l'esecutivo avrebbe deciso che il finanziamento di quest'opera debba essere prioritario rispetto al progetto della variante di valico. Abbiamo incontrato in Veneto i ministri Burlando, Treu e Di Pietro, i quali hanno fatto una serie di promesse, che pure sappiamo non potranno essere rispettate, in assenza di un accordo preventivo. Abbiamo quindi partecipato a questo incontro nella sede della giunta regionale, sia pure in assenza di un accordo con gli enti regionali, con le province ed i comuni interessati.
Nonostante le promesse, constatiamo tutti come le priorità si indirizzino verso il sud, in particolare per opere di grandissima entità per la realizzazione delle quali vi saranno sicuramente appalti cui parteciperanno poche aziende.
Si parla del rifacimento della Salerno-Reggio Calabria e della realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. Burlando ha poi sottolineato l'interesse del Governo ad investire in progetti organici nel meridione, tra i quali il completamento delle autostrade Palermo-Messina e Catania-Siracusa, il raddoppio della tratta ferroviaria sul Tirreno e la creazione di un porto turistico a Milazzo. Se quantifichiamo gli investimenti promessi da Burlando e Di Pietro, sicuramente ne avremo per sette-otto anni...! Questo girare per il paese e portare argomentazioni di propaganda credo sia un fatto prettamente tipico dell'attuale maggioranza, che tiene molto in questa fase al consenso elettorale e all'occupazione di spazi all'interno delle varie amministrazioni dello Stato. Certo non è intenzione di questo Governo e di questa maggioranza cambiare le regole. Adesso ci propongono l'istituzione della Commissione bicamerale dopo un accordo con il Polo, accordo che molto probabilmente, come in tante altre occasioni, costerà qualcosa. Dagli organi di informazione apprenderemo sicuramente quale sia stato l'oggetto dello scambio.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori rappresentanti del Governo, in realtà vi è stato sempre un solo sottosegretario e credo che questo sia poco edificante. Sarebbe stato giusto che, così come noi abbiamo sopportato, abbiamo fatto uno sforzo per essere presenti in aula, anche il Governo assicurasse la sua presenza con tutti i suoi rappresentanti; altrimenti, per quella dignità che deve essere riconosciuta alle persone, la seduta


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andava sospesa, aggiornandola alla mattinata odierna.
Entrando nel merito di questa manovra, essa è superata perché manca una sintesi che sia di facile lettura per tutti; non viene riportata, inoltre, la situazione del patrimonio, mentre permangono voci che ci tramandiamo da secoli, come le partite di giro e di transito che con la ragioneria non hanno assolutamente niente a che fare.
Sì, questi sono discorsi ripetuti più volte in aula, ma ciò dimostra che nelle rispettive Commissioni non si è arrivati a discutere con intelligenza tutti gli emendamenti proposti, che avevano l'unico scopo di migliorare i provvedimenti.
Abbiamo lavorato in Commissione e in aula sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire sulla forma, per fare in modo che in futuro il bilancio della Camera, magari attraverso proposte per l'iniziativa volontaria, indichi come si debba modificare la struttura del bilancio dello Stato e degli altri enti pubblici.
Nella discussione svolta su questo provvedimento è apparso chiaro al sottoscritto e a molti colleghi di minoranza...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Dussin.

DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento, in particolare all'articolo 61 che lei conosce perfettamente. Qualche minuto fa era ancora assente si è verificato uno spiacevole inconveniente cui ha fatto riferimento, giustamente o ingiustamente, l'onorevole segretario Boato, il quale in passato ci ha insegnato come fare ostruzionismo (e forse si è dimenticato che questo strumento va riservato...).
L'articolo 61 del regolamento fa riferimento ad una sospensione qualora esistano motivi per cui in aula sorgano tumulti.
Questa eccezione non l'abbiamo sollevata noi, ma addirittura il segretario, per cui è doveroso che lei sospenda, almeno per pochi minuti la seduta, per verificare questo inconveniente...

PRESIDENTE. Non esistono i presupposti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Dussin Luciano. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Insisterei affinché lei sospenda la seduta, visto che l'abbiamo richiesto...

PRESIDENTE. Le ho già risposto.

DANIELE ROSCIA. Lei mi ha tolto la parola...

LUCIANO DUSSIN. Onorevoli colleghi, in questa manovra di risanamento si evidenziano un aumento della pressione fiscale, tagli di spesa ai fondi destinati alle piccole e medie imprese, all'Artigiancassa, agli alluvionati del Piemonte e della Liguria. Contemporaneamente si stanziano 2 mila miliardi per risanare il Banco di Napoli, pur sapendo quanto poco chiara sia questa vicenda; tra l'altro, l'Unione europea sta attivando una commissione per evitare quello che potrebbe essere un presunto illecito finanziamento pubblico. Si stanziano ancora miliardi per risanare le inefficienze dell'Alitalia, pur sapendo che questi soldi continueranno ad essere gestiti dagli stessi dirigenti, che riescono a percepire stipendi addirittura cinque volte superiori a quelli dei colleghi della Lufthansa (questo tra l'altro con l'avallo delle sinistre e dell'estrema sinistra). Si stanziano soldi per il Belice, per Bagnoli, nomi che su al nord non abbiamo mai sentito.
GENNARO MALGIERI. Impara la geografia!

LUCIANO DUSSIN. La nostra rappresentanza è folta; vi ringraziamo perché fino a quando i fondi vengono indirizzati in questo modo il nostro gruppo crescerà sempre più. Grazie! Lasciamo perdere la parentesi del Giubileo, perché è conosciuta ai più.


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In sostanza, si stanziano miliardi con vecchie logiche che non serviranno a creare nuova occupazione ed i disoccupati stanno aspettando un lavoro, mentre le risorse, con l'avallo dell'estrema sinistra, se ne vanno verso i soliti canali di spesa, giustificando tutti i soldi che mangiano i vari burocrati che sono stati sostenuti dai governi prima di questo e che questo, naturalmente, continuerà a sostenere.
Inoltre, c'è un altro dato che fa riflettere e che evidenzia una preoccupante minore propensione al risparmio delle famiglie, che dal 1991 ad oggi è diminuito della bellezza del 6 per cento. Le cause le conosciamo tutti: la pressione fiscale che aumenta perché bisogna continuare a mantenere i boiardi di Stato e le spese di Stato; il mancato adeguamento dei salari al costo della vita; l'aumento della disoccupazione. Il tutto con conseguente riduzione dei consumi e rallentamento dell'inflazione.
Attenzione, però, l'inflazione diminuisce per questi problemi e non certo per meriti di questo Governo. Ma questa è una sottolineatura in più, tanto ormai l'hanno capito tutti.
Proviamo allora a vedere se questa manovrina dà risposte a queste esigenze. Noi riteniamo che non ci sia alcuna prospettiva di nuova occupazione: non diminuisce il prelievo fiscale, non si mette il nord in condizioni di produrre in maniera competitiva per il perdurare degli alti costi sociali legati ai problemi della viabilità, del costo del lavoro, del prelievo fiscale. In sostanza, quindi, questa manovrina non serve assolutamente a nulla, anzi, sono convinto della pericolosità di certe scelte che vanno a tagliare risorse all'ANAS ed alle ferrovie. Così si andrà a penalizzare ulteriormente la viabilità della Padania.
Si sente parlare della Salerno-Reggio Calabria, della Fiumicino-Roma, addirittura si riparla del ponte sullo stretto di Messina, ma con questi tagli non si parlerà più della pedemontana di collegamento tra la A27 e la A31, non si parlerà più di realizzare la Trento-Venezia, anche se se ne parla da trent'anni, tra l'altro per la sua importanza strategica, visto che già trenta anni fa avrebbe dovuto collegare il Brennero con le autostrade del padovano e del veneziano. Ma trent'anni li abbiamo aspettati e probabilmente ne aspetteremo altri trenta: chissà che la gente al nord continui a svegliarsi e vi punisca sempre di più!
Non si parlerà più del passante di Mestre, anche se sappiamo tutti che è intasato oltre l'inverosimile da ormai troppi anni. Ormai abbiamo preso atto della volontà del Governo di non prolungare la tratta ferroviaria del treno veloce verso Trieste. C'è un sindaco dell'Ulivo che non è molto contento di queste scelte, mi auguro che qualcun altro si svegli. Questo treno veloce si fermerà a Venezia e per la Padania avremo un futuro chiuso verso est; è già chiuso di per sé, perché collegamenti ferroviari non ce ne sono e gli autotreni non riescono più ad attraversare l'Austria per la questione degli eco punti. Se vi va bene soffocare anche quel poco di attività che continua a creare ricchezza in Italia e che con i trasferimenti, voluti o imposti, continua a mantenere il resto dell'Italia, paralizzatelo pure. Vorrà dire che, se fra un po' si fermerà la Padania, per qualcun altro sarà molto peggio.
Sono comunque scelte vostre: voi avete il dovere di governare. Risulta, tra l'altro, sempre più evidente che il Polo di Roma e l'Ulivo di Roma, anche con questa manovra, continuano, anzi intensificano, la razzia ai danni del popolo della Padania, perché si continua a sottrarre risorse alle infrastrutture. Visto che la Padania è stanca di essere razziata, ogni ulteriore tentativo in questo indirizzo che il Governo metterà in atto, da noi sarà interpretato come un tentativo di aumentare i danni al nostro popolo, quindi cercheremo di fare qualcosa per evitare che si prosegua nel commettere questi errori storici che compromettono e minano il futuro della nostra gente. Non è possibile migliorare un lavoro avviato in modo sbagliato, in quanto ignora completamente gli indirizzi di riordino e contenimento indispensabili per frenare la spesa pubblica e contemporaneamente non fornisce gli strumenti necessari al rilancio delle attività produttive. Intendo dire che mancano previsioni di intervento a sostegno degli investimenti,


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dell'occupazione, della stabilità della moneta e mancano, soprattutto, indicazioni certe relativamente alle richieste di nuove opere infrastrutturali, specialmente in Padania, dove si è costretti a lavorare in condizioni estremamente penalizzanti. Si continua a costringere un popolo, il nostro, quello padano, a lavorare per mantenere tutte le altre regioni d'Italia e lo si costringe a lavorare in condizioni ormai paragonabili a quelle della Corea di qualche anno fa. Infatti, i nostri lavoratori, per recuperare il tempo che perdono nei trasferimenti a causa della carente viabilità, sono costretti a fermarsi di più sul luogo di lavoro. Ma ciò non basta, perché considerato l'alto costo del lavoro, dovuto anche al malgoverno (i soliti trasferimenti verso i soliti canali di spesa), bisogna recuperare anche il potere d'acquisto dei salari.

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

PIERLUIGI COPERCINI. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI COPERCINI. L'articolo 11 del regolamento, che specifica le mansioni dei segretari di Presidenza, va richiamato per interpretare le considerazioni svolte dal deputato Boato qui in aula, precedentemente alla sua salita sullo scanno. Egli ha dichiarato spero che nel resoconto sia riportato integralmente che si è avvicinato a due deputati che si scambiavano vivaci considerazioni, per ascoltare quanto dicevano. Poiché il deputato Boato fa parte dell'Ufficio di Presidenza, mi chiedo se, in base all'articolo 11, egli possa o abbia avuto incarichi specifici nel senso di origliare le conversazioni.

PRESIDENTE. Lo accerteremo, onorevole collega.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Faustinelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO FAUSTINELLI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi stacanovisti, non vorrei essere tacciato di fare un discorso di parte ed è per questo che mi permetto di leggere alcuni passi del Sole 24 ore: "Per quanto riguarda l'introduzione del prelievo del famoso 20 per cento sui proventi dei depositi effettuati per garantire finanziamenti concessi alle imprese, segnaliamo che il sistema bancario sarà costretto ad una sorta di contrattazione delle garanzie con la clientela. Probabilmente in alcune situazioni verranno liberati i depositi già costituiti, ma la presenza di minori garanzie dovrebbe far lievitare il costo del finanziamento. In sostanza, l'interesse passivo pagato dall'impresa per ricorrere al sistema bancario sarà molto più elevato." Ecco allora che in un attimo si tolgono praticamente tutti quei benefici che erano stati previsti dalla Banca d'Italia, quando, qualche giorno fa, aveva abbassato il tasso ufficiale di sconto dal 9 all'8,25 per cento. Da una parte, quindi, si abbassa il tasso ufficiale di sconto, dall'altra si assumono invece iniziative legislative che annullano completamente questo beneficio. Ma c'è dell'altro: faccio riferimento, come i colleghi che mi hanno preceduto, all'aumento dal 12,5 al 27 per cento dell'aliquota sui proventi dei titoli emessi a partire dal 20 giugno; ebbene, è noto che i certificati di deposito di durata superiore ai diciotto mesi rappresentano praticamente l'altra possibilità di investimento del risparmio dei cittadini rispetto ai soliti titoli di Stato, BOT, CCT eccetera.
Cosa si è ottenuto con tale provvedimento? Un effetto di spiazzamento, poiché si è aumentata la tassazione dal 12,5 al 27 per cento per i certificati di deposito mentre si è mantenuta quella sui titoli di Stato al 12,5 per cento. Non si è avuto, peraltro, un maggiore gettito, come dimostra il dato che ci è stato fornito ufficialmente dal sistema informativo dell'Associazione bancaria italiana. I primi dati denunciano infatti che il risparmio investito in certificati di deposito bancario è diminuito da 4.110 miliardi a 1.059 miliardi, cioè di un quarto rispetto alla cifra originaria. Paradossalmente,


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dunque, la norma non ha portato gettito ma lo ha anzi ridotto notevolmente: siamo dunque estremamente contrari alla norma in questione e ne abbiamo discusso parecchio insieme con il presidente del consiglio del governo sole, Giancarlo Pagliarini, che ha presentato una denuncia all'autorità antitrust perché con tale manovra si effettua uno spiazzamento a favore dei titoli di Stato. Questa almeno era la seconda intenzione del Governo; la prima era aumentare il gettito, obiettivo che è stato completamente vanificato, come risulta dai dati dell'ABI che ho citato.
La seconda intenzione, come dicevo, avrebbe potuto essere quella di far rivolgere il risparmio non più verso i certificati di deposito ma verso i titoli di Stato: ebbene, questa seconda intenzione risulta del tutto vanificata dal fatto che vi sono obbligazioni che continuano ad avere una tassazione del 12,5 per cento, che le banche offrono proprio in alternativa ai certificati di deposito. Posso affermare che, come risulta dai primi dati relativi agli ulteriori rinnovi dei certificati di deposito, l'abbassamento delle sottoscrizioni, attualmente pari al 75 per cento, è in via d'aumento. I certificati di deposito verranno quindi praticamente cancellati dal sistema del risparmio.
A parte tali norme, in virtù delle quali verranno annullati i benefici del ribasso del tasso ufficiale di sconto e sarà eliminata la possibilità di sottoscrivere certificati di deposito, sono previste altre operazioni di natura fiscale. Alcune disposizioni, infatti, sono finalizzate alla riduzione della deducibilità di una serie di costi per le aziende: anche tali norme, in poche parole, innalzeranno il prelievo fiscale. Vi è, inoltre, una riduzione da 10 a 5 anni per la tassazione dei contributi in conto capitale: in pratica, lo Stato chiederà di effettuare la tassazione con una proroga non più di 10 ma di 5 anni. In tal modo, avremo un ulteriore aggravio della pressione fiscale, anche se si era tanto affermata l'esigenza di non elevarla.
Vi sarà poi il blocco, oltre i 100 milioni, della deduzione forfettaria del 5 per cento dei compensi per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. È un'operazione che fra l'altro ha portato sul piede di guerra scrittori e giornalisti che, per i loro rapporti di collaborazione, potevano contare su una deduzione forfettaria del 5 per cento; la norma prevista nel provvedimento, però, la elimina.
Si condanna dunque la cultura a fare tutto ciò.
Ebbene, si tratta di un'altra disposizione che di fatto innalza ancora una volta il prelievo fiscale. Di fatto, quest'ultimo può essere aumentato elevando le aliquote, ma ciò apparirebbe assai negativo per il Governo. Si può elevare la pressione fiscale anche aumentando artificiosamente la base imponibile ed è questo che il Governo sta facendo.
Bisogna inoltre ricordare che le nuove disposizioni, oltre a rendere indetraibile l'IVA sull'acquisto, introducono l'esenzione in caso di cessione da parte di imprese non costruttrici, quindi con un ulteriore aggravio fiscale. Tale innovazione si applica già dal 20 giugno, ma il decreto-legge è stato reso noto il 21 giugno; pertanto chi ha effettuato cessioni nella giornata di giovedì 20 giugno, dovrà provvedere a regolarizzare la propria posizione sia ai fini IVA sia per l'imposta di registro. In questo caso, cadiamo addirittura nel ridicolo, perché si introducono norme con effetto retroattivo per quanto riguarda l'imposizione fiscale. Colleghi, mi insegnate che la prima operazione da effettuare è quella di essere a conoscenza del sistema fiscale che regola la materia, ma in realtà questo non è dato sapere.
Avremo inoltre un aumento delle imposte fisse che gravano in particolare sulla cessione dell'abitazione, a partire dagli immobili che hanno per l'acquirente la caratteristica di prima casa. Ma questo non avrebbe dovuto essere un Governo che avvantaggiava questo tipo di operazioni, cioè l'acquisto della prima casa? Invece, si va ad aumentare l'imposizione fiscale sulla prima casa.
Gli interventi in materia di donazione assestano invece un colpo non indifferente alle operazioni che riguardano i titoli di


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Stato, che vengono assoggettati a tassazione ordinaria: un ulteriore incremento dell'imposizione fiscale. Ma scusate: questo non doveva essere quel Governo che aveva dichiarato che non vi sarebbe stato aumento della pressione fiscale (lo ripeto un'altra volta)? Questa era stata la dichiarazione programmatica, ma già dalla prima manovra anzi, come abbiamo detto parecchie volte, dalla "manovrina" ci troviamo in aperta contraddizione con le indicazioni programmatiche (a parte il fatto che il Governo aveva anche promesso che vi sarebbe stata la possibilità di mettere a regime 18 mila 500 miliardi, frutto di prelievi una tantum).
Per quale motivo tutte queste operazioni per il Giubileo, per il Banco di Napoli? A quest'ultimo lo Stato presterà dei soldi per riaverli successivamente; peccato che attuerà questo sistema tramite una normativa che si chiama "decreto Sindona". Lo Stato cioè presterà dei soldi ad un tasso di interesse intorno all'1 per cento, per consentire al Banco di Napoli di lucrare, reinvestendo questi soldi ad un tasso del 10-15 per cento; in pratica verrà fatto un prestito al valore nominale che verrà restituito sempre al valore nominale. Il Banco di Napoli lucrerà su tale operazione e lo Stato italiano pagherà, perché questi soldi lo Stato non li ha di tasca propria, ma dovrà prenderli a prestito dai cittadini, pagando quindi gli interessi corrisposti da BOT, CCT e altro.
Ebbene, non siamo assolutamente d'accordo ad elevare le aliquote fiscali per questo tipo di operazioni, oppure per altre che il Governo ha in mente di realizzare, come quella di prevedere un condono per il falso in bilancio, magari per finanziare la famosa variante di valico. A me sembra proprio che ciò rasenti la pazzia. Con questo tipo di provvedimenti si vuole effettivamente mettere una pietra sopra Tangentopoli; forse il falso in bilancio sarà un reato inutile, come lo sono il furto, la corruzione e la concussione...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole collega.

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ROLANDO FONTAN. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. L'articolo 30, comma 5 del nostro regolamento recita...

PRESIDENTE. Mi scusi, non ho capito quale articolo.

ROLANDO FONTAN. L'articolo 30, comma 5. Esso recita: "Salvo autorizzazione espressa del Presidente della Camera, le Commissioni non possono riunirsi nelle stesse ore nelle quali vi è seduta dell'Assemblea. In relazione alle esigenze dei lavori di questa, il Presidente della Camera può sempre revocare le convocazioni delle Commissioni".
Ebbene, stante il fatto che questo dibattito è stato notevolmente lungo ed ancora continua, chiedo, Presidente, appellandomi alla sua gentilezza, alla sua cortesia ed anche alla prassi invalsa in questo Parlamento, in sostanza di sconvocare le Commissioni, cosa che di norma avviene quando è convocata l'aula. A maggior ragione mi pare che tale richiesta possa trovare conforto nel fatto che stiamo discutendo un progetto di legge riguardante un provvedimento molto importante qual è la manovra finanziaria.
Le chiedo, quindi, formalmente, visto che necessita l'espressa autorizzazione del Presidente, di autorizzare la sconvocazione delle Commissioni che, stando agli atti ufficiali, almeno in parte sono convocate.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fontan, ma non mi pare che vi siano i presupposti per revocare la convocazione delle Commissioni; peraltro, si è deciso che queste ultime non possano riunirsi in sede legislativa.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fongaro. Ne ha facoltà.

CARLO FONGARO. Rivolgo un sincero ringraziamento ai funzionari stenografi, ai commessi ed a tutto il personale dipendente della Camera il quale deve lavorare con noi in questa nostra azione che potrà anche essere definita una maratona, ma che per noi è un'azione politica precisa. Sicuramente lavorare in queste condizioni per il personale è più pesante di quanto non sia per noi, che siamo mossi da un ideale da un progetto politico, cioè la lotta di liberazione della Padania. Sarebbe bello riuscire a far capire a questo personale che ci sta accompagnando nel nostro lavoro che la lotta di liberazione non riguarderà solo la Padania: è una lotta di liberazione da un sistema che è stato tiranno ed ingiusto anche con loro; anche i cittadini del centro e del sud sono sudditi e quindi anche loro avrebbero motivi per liberarsi da questo regime camuffato da democrazia.
Un'evidente dimostrazione di quanto dura sarà la battaglia di liberazione è costituita dal fatto che gli schieramenti politici rappresentati in questa Camera non hanno nessuna volontà di cambiare le cose; mancanza di volontà dimostrata, per esempio, dal fatto di voler istituire una Commissione bicamerale per il cambiamento. Ora, anche il più ingenuo dei cittadini, se non altro per il modo in cui sono andati i lavori delle precedenti Commissioni bicamerali, sa benissimo che l'istituzione di una simile vecchia ferraglia istituzionale da prima Repubblica non potrà portare a nessun reale cambiamento, al massimo porterà qualche piccolo ritocco che comunque non ingannerà nessuno. A quel punto, il sistema verrà definitivamente smascherato anche nel suo tentativo di insabbiare il cambiamento, un cambiamento che è evidente: la nostra presenza massiccia, il fatto stesso che noi con il nostro numero, il nostro impegno, il nostro credo riusciamo a fermare i lavori della Camera per così tanto tempo dovrebbero far comprendere quale sia il sentimento che ormai alberga nei cuori di tutti gli abitanti del nord, a prescindere dalle scelte elettorali da loro compiute. E allora, quando verrà finalmente smascherato il tentativo di insabbiare questo desiderio, si capirà finalmente la colossale presa in giro che sta dietro alle promesse di cambiamento che da tutti gli altri partiti politici, in maniera sicuramente ipocrita, si stanno elevando.
Approfitto dei minuti che ancora mi restano a disposizione per sollevare la questione settentrionale, che non è sicuramente meno grave dell'altra questione che per 50 anni è stata propagandata da tutti i mass media.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 9,35)

CARLO FONGARO. La questione settentrionale è costituita da vari aspetti, come per esempio quello delle forti tasse a cui sono sottoposte le imprese. Tali tasse si manifestano in valori assoluti poiché siamo al livello del 65 per cento di imposizione fiscale, al quale vanno aggiunti i condoni che i lavoratori pagano regolarmente, disciplinatamente ed altrettanto mal volentieri; infatti i controlli della Guardia di finanza, effettuati in un certo modo, sicuramente spingono a pagare anche ciò che umanamente sarebbe giusto che le imprese tenessero per loro.
Vi è poi un'altra forma di imposizione fiscale occulta, cioè quella degli adempimenti burocratici, determinati da un fisco non chiaro ed a volte contraddittorio, un fisco che è volutamente tenuto confuso e contraddittorio per mettere nelle mani della Guardia di finanza il contribuente; quest'ultimo, non sapendo quali siano i propri diritti, ancora una volta si trova indifeso e suddito, e quindi ne approfitta, se così si può dire, riparandosi da condoni che sono ingiusti sia nella loro intenzione sia anche nei loro effetti.
Un altro aspetto della questione settentrionale sono i bassissimi trasferimenti statali a favore di particolari regioni: non faccio una questione di nord e sud, perché


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gli amici delle regioni a statuto autonomo godono di trasferimenti statali privilegiati tanto quanto gli abitanti delle regioni a statuto speciale del sud; pertanto anche gli amici del Trentino possono sicuramente impedirci di passare utilizzando una rete viaria, che per il Veneto è fondamentale, e lo possono fare perché anche loro godono di un'economia assistita. Pertanto è giusta ed immediata la richiesta di far sì che i trasferimenti statali vengano distribuiti in maniera equa fra tutte le regioni italiane.
Per quanto riguarda la mancanza di investimenti da parte dello Stato nelle infrastrutture viarie, l'anno scorso, su 60 mila miliardi da impiegare per tale finalità, era previsto che al Veneto ne dovessero arrivare 470. Mi sembra che adesso si vogliano apportare ulteriori tagli a questi trasferimenti. Ebbene, la situazione viaria del Veneto e di tutto il nord è drammatica: sulle strade statali, che ormai sono strade urbane, si viaggia ad una media di quindici chilometri orari e questo è un onere che va a sommarsi agli altri costi delle imprese, le quali, dovendo pur restare competitive sul mercato europeo e su quello mondiale, tuttavia non beneficiano di assistenza nemmeno dal punto di vista della costruzione delle strade, che contribuiscono a far produrre ancora più ricchezza. Visto che le cose stanno andando come stanno andando, la ricchezza poi verrà automaticamente trasferita in altre regioni. Pertanto, è nell'interesse dello Stato farci lavorare di più. È incredibile: chiediamo di lavorare di più!
La colonizzazione del nord si manifesta, tra le altre forme, negli uffici pubblici. All'ufficio imposte di registro, al catasto, per non parlare dei notai, l'accesso della forza lavoro del nord è interdetto. Non vi sono leggi che impediscono ad una persona nata al nord di lavorare al catasto ma, chissà come mai, forse perché alcune procedure lo consentono...

PRESIDENTE. Onorevole Fongaro, la prego di concludere.

CARLO FONGARO. ...forse perché le modalità dei punteggi avvantaggiano certe strutture e certe provenienze, ma fatto sta che al catasto non troverete mai, o molto raramente, un geometra che si è diplomato al nord.
Questo aspetto deve essere valutato perché infastidisce ulteriormente. Infatti, anche ai nostri giovani farebbe molto più comodo andare a lavorare per 34-36 ore...

PRESIDENTE. La prego di concludere, altrimenti sono costretto a toglierle la parola.

CARLO FONGARO. ...in un posto riscaldato, invece di lavorare per le strade, nelle aziende, per 40 ore e ricevere, con gli straordinari, un milione e 300 mila lire al mese.

PRESIDENTE. Se lei fa finta di nulla, sono costretto a toglierle la parola.

CARLO FONGARO. Forse un sistema sarebbe quello di adeguarci anche noi a questo tipo...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan.Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. Signor Presidente, neppure lei può far finta di non sentire.

PRESIDENTE. Ho tentato di sentire ed anche di spiegare, in maniera molto cortese. Ho prestato attenzione più del dovuto, poiché l'onorevole Fongaro è andato al di là del tempo a sua disposizione.
Prego, onorevole Fontan.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo discutendo di questa manovra, chiamata "manovrina", e siamo molto rammaricati per il fatto che nessun tipo di emendamento è stato valutato, considerato, non dico votato ma quanto meno discusso. Con gli ordini del giorno, sui quali c'è stata la discussione, avevamo cercato di offrire una mano tesa a questo Governo ed a questa maggioranza, che fa finta di essere molto forte ma che, nella realtà dei fatti, si dimostra invece molto debole.


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Vorrei citare solo alcuni dei principi contenuti in questa manovra finanziaria che purtroppo non possiamo accettare. Il Governo Prodi, allorquando si insediò, dichiarò fermamente che non avrebbe aumentato le tasse né la pressione fiscale. Quanto meno, un grande risultato sarebbe stato quello di mantenere inalterata la pressione fiscale, ma così non è stato perché la manovra comporta entrate per circa 5.500 miliardi e di conseguenza un aumento, da una parte diretto e dall'altra indiretto, della pressione fiscale. Tutto ciò non solo va contro gli interessi del nord, ma contrasta anche con quanto dichiarato dal Presidente Prodi in quest'aula.
Si cerca poi di raccontare ai cittadini italiani che sono stati fatti tagli alle spese. Sì, è vero che ci sono 11 mila miliardi di tagli alle spese, ma nessuno dice che di questi, quasi 9.500-9.800 sono tagli agli investimenti dello Stato. Di conseguenza, avremo ovviamente una ricaduta molto pesante su tutto il futuro andamento economico e non vi è dubbio che in autunno, alla ripresa dei lavori parlamentari, la situazione economica, definita in questi giorni come difficile, sarà estremamente grave.
Ricordo che avevamo presentato qualche emendamento, al fine di evitare questi tagli agli investimenti, come per esempio quelli relativi ai fondi dell'ANAS; questo vuol dire (il cittadino deve cercare di capirlo, ma non riesce a farlo perché nessuno glielo spiega) che per i prossimi tre o quattro anni, nella migliore delle ipotesi, gli appalti dell'ANAS sui diversi territori saranno ovviamente ridotti di molto. Probabilmente in ogni provincia o in ogni regione gli appalti cui l'ANAS procederà nei prossimi tre o quattro anni si conteranno sulle dita di una mano, con tutte le conseguenze e le ricadute che tale situazione avrà sull'economia.
Vi è poi, per esempio, il problema del taglio alle ferrovie: mentre si parla di miglioramento e di efficienza dei trasporti, nello stesso tempo si tagliano gli investimenti nel settore.
Ricordo inoltre che un importante ordine del giorno che avevamo presentato era volto ad impegnare il Governo a cercare di ridurre i limiti previsti per l'emissione delle obbligazioni bancarie. Questa manovrina, che ha comportato l'aumento dal 12 al 27 per cento del prelievo fiscale sui certificati di deposito, ha determinato di fatto, per i cittadini, quasi l'obbligo di impiegare il proprio risparmio nelle obbligazioni anziché nei certificati di deposito. Vi è però una norma la quale prevede che solo alcuni tipi di banche possano emettere obbligazioni: ciò significa che le piccole banche, le casse rurali, che tengono in piedi il tessuto economico di molte aree del nord, soprattutto quelle di periferia, di montagna o di campagna, incontreranno enormi difficoltà nel ricevere il denaro per poi impiegarlo in attività. Conseguentemente, vi sarà un grande contraccolpo sull'attività creditizia locale e quindi anche sull'economia locale. Si tratta di un fatto molto grave, che nessun giornale della stampa di regime si è permesso neanche si sfiorare, mentre sulla stampa si leggono tante stupidaggini, come per esempio il fatto che questa notte i deputati della lega nord avrebbero tirato i sassolini contro il banco della Presidenza. Mi pare che questo non sia assolutamente vero, dal momento che non ho visto sassolini girare nell'emiciclo.
Vorrei inoltre evidenziare che nella discussione svoltasi alla Camera su questo provvedimento è parso chiaro sia al sottoscritto sia a molti colleghi di minoranza che già a suo tempo la maggioranza aveva preso la decisione di non accettare il confronto su alcuno degli emendamenti presentati, dal momento che al Senato si era definita una linea di comportamento piuttosto chiara, diretta ad appoggiare una manovra il cui parto è molto difficile: infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra mal fatta. Con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli operatori finanziari.
Ma di fatto, gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi ipotizzati, a tutti noti, in termini di saldo di bilancio, anche perché abbiamo letto sui giornali, compresi


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quelli più autorevoli, quali obiettivi si prefigga questa manovra.
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati soprattutto dalla lega nord per l'indipendenza della Padania. La presentazione di tali emendamenti è stata considerata ostruzionismo. Ma se per un rappresentante di un popolo o comunque di una comunità, l'unico modo per cercare dico "cercare" di difendere i propri interessi è quello di presentare degli emendamenti, magari anche tanti, perché dall'altra parte nessuno ascolta, non ritengo che sia una difesa o un ostruzionismo; credo, invece, che questa sia una difesa sacrosanta, un obbligo che un parlamentare deve avere nei confronti della sua gente e del suo elettorato.
Eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati, ci saremmo aspettati un confronto. Mi riferisco, per esempio, alla certificazione per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti invalidi che, purtroppo, in Italia, soprattutto al sud, li ricevono da anni. Si è calcolato, infatti, che in Italia si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi, e da controlli a campione si è visto che almeno in un caso su quattro il diritto a tali assegni di indennità è fasullo. La notizia sui giornali, di un paio di giorni fa, è che a Napoli su 60 mila invalidi ben 50 mila hanno fatto perdere le loro tracce. È una notizia che la dice lunga sulla possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa manovra.
Ma volevo soffermarmi su un'altra questione, quella dell'IVA al 19 per cento al nord, rispetto all'IVA del 10 per cento al sud (l'emendamento è esattamente contrario a questo principio). Tutti parlano di unità d'Italia, per cui vorrei evidenziare o fare un po' di analisi...

PRESIDENTE. Onorevole Fontan, la prego di concludere.

ROLANDO FONTAN. Sì. L'unità d'Italia non è stata certo voluta né dai popoli del nord né da quelli del sud, perché nel 1861 vi erano diversi popoli. L'unità d'Italia è stata voluta da quella monarchia sabauda che cercava di espandersi...
PRESIDENTE. Onorevole Fontan, la prego di concludere.

ROLANDO FONTAN. ...ma che i popoli sia del nord sia del sud non volevano.

PRESIDENTE. Concluda.

ROLANDO FONTAN. Parlare oggi per mantenere queste discriminazioni è senz'altro contro gli interessi sia dei popoli del nord sia dei popoli del sud.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fontan.

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. La ringrazio, signor Presidente. Probabilmente, prima non si era accorto che avevo chiesto la parola, per cui ero caduto in una intemperanza.
Ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori a proposito di un fatto, che avevo cercato di evidenziare questa notte anche al collega che l'ha preceduto nella Presidenza, che ha un'origine antica, perché già nella scorsa legislatura, quando fu instaurato, vi furono molte proteste da parte di numerosi colleghi dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Venga al sodo.

PAOLO BAMPO. Senz'altro, signor Presidente. Ricordo perfettamente un intervento molto azzeccato del collega... Aspetti un attimo, che non ricordo...

PRESIDENTE. Non aspetti molto.

PAOLO BAMPO. Sì, un intervento del collega Castellaneta.

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, concluda. Lei sa il rispetto e l'amicizia che ho per lei, però...

PAOLO BAMPO. Senz'altro. Un intervento del collega Castellaneta in merito al dispositivo elettronico di disattivazione dei telefoni cellulari posto in essere per impedirne


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l'uso in aula. La tutela della salute di chi è costretto a rimanere in quest'aula per svariate ore (e noi siamo qui dentro da ieri mattina!) rischia di comportare problemi che, in base a quanto è stato detto io non sono né medico né ricercatore riguardano certe potenzialità, soprattutto anzi, esclusivamente maschili.

PRESIDENTE. Ho capito.

PAOLO BAMPO. Vengo al dunque, Presidente. Le chiedo, considerato che il collega Acquarone non aveva colto questo passaggio, di farsi parte diligente presso il Presidente Violante affinché, magari ascoltando anche l'Ufficio di Presidenza, si valuti la possibilità di eliminare questo marchingegno, considerato che la preoccupazione esiste. In questo senso formuliamo il nostro auspicio con grande...

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, mi farò carico di rappresentare tempestivamente al Presidente Violante la sua richiesta: perché sono preoccupato per la sua salute, per quella dei colleghi e anche per la mia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Formenti (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania). Ne ha facoltà.

FRANCESCO FORMENTI. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, questa manovra di bilancio è superata perché manca una sintesi che sia di facile lettura per tutti. Manca inoltre la situazione del patrimonio e ci sono ancora voci che ci tramandiamo ormai da secoli, come le partite di giro e le partite di transito, che con la ragioneria non hanno assolutamente niente a che fare. Abbiamo lavorato, in Commissione ed in aula, sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire anche sulla forma, per fare in modo che in futuro, magari attraverso allegati e prospetti introdotti per iniziativa volontaria, sia indicato come si debba modificare la struttura del bilancio dello Stato e degli altri enti pubblici.
Nella discussione svoltasi su questo provvedimento è parso chiaro al sottoscritto ed a molti colleghi di minoranza che era stata presa dalla maggioranza la decisione di non accettare il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato si era definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto è stato difficile. Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra malfatta.
Con quanto è scritto sulla carta, si cerca di ingannare i mercati finanziari e gli operatori stessi, ma di fatto gli interventi non apporteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio a tutti noti, anche perché abbiamo letto sui giornali anche su quelli più autorevoli quali obiettivi si prefigga questa manovra. Non possiamo non rilevare come la maggioranza si sia chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati ci saremmo aspettati un confronto. È il caso della certificazione per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti invalidi, che purtroppo in Italia, soprattutto al sud, li ricevono da anni. Si è calcolato infatti che in Italia si pagano 52 miliardi di assegni agli invalidi; da controlli a campione, si è constatato che, almeno in un caso su quattro, il diritto agli assegni di invalidità è fasullo.
La notizia riportata dai giornali di questi giorni è che a Napoli, su 60 mila invalidi iscritti nelle liste speciali, ben 50 mila hanno fatto perdere le loro tracce. È una notizia che la dice lunga sulla possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa manovra finanziaria, solo se una maggioranza meno sorda di quella attuale avesse avuto il coraggio di accettare il confronto e di accogliere le indicazioni contenute nei nostri emendamenti.
Si parla di risparmi di spesa per circa 10 mila miliardi, ma se la certificazione delle invalidità sottoscritta dai medici fosse stata accertata 10 mila miliardi li avremmo visti scodellati con maggiore facilità. Certo, ormai siamo a metà anno, ma


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nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su quel risparmio, evitando così il ricorso ogni tre mesi a manovre e manovrine correttive, i cui risultati sono solo sulla carta. La clamorosa ed intransigente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la bellezza di 92 emendamenti presentati nella V Commissione bilancio della Camera, ha dimostrato definitivamente agli occhi di tutti la precisa intenzione di non comunicare con le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui, se le opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese, la maggioranza sceglie appositamente il contrario in una forma palesemente ostruzionistica e per nulla costruttiva.
Ma non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è responsabile e degli effetti che il decreto-legge n.323 provocherà nel paese e nelle categorie economiche che lo compongono. Non dimentichiamoci che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che sarebbero andati completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro, ha decurtato gli aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in meno agli aiuti per la produzione industriale.
Per non parlare della questione relativa ai sindacati, rispetto ai quali è apparsa chiara ed inconfondibile agli occhi di tutti la palese discriminazione attuata proprio dall'Ulivo nei nostri confronti, diretta ad imporre alla lega nord per l'indipendenza della Padania determinati sindacati e ad impedire che essi debbano predisporre e rendere pubblici bilanci attendibili. Sono proprio il Governo ed il gruppo che lo sostiene a non volere imporre un normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari è quantificabile in circa 3 mila miliardi all'anno.
In materia di occupazione nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato al blocco delle assunzioni relativamente ai concorsi già banditi, che non dovrebbero avere luogo prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta posizione a favore della cosiddetta mobilità del personale in esubero per lo svolgimento di lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel comma 2 dell'articolo 10 è previsto un gravoso aumento della sovrattassa da pagare in caso di mancato versamento dell'IVA, risultante sia dalle dichiarazioni annuali sia da quelle periodiche. La sovrattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda che non versa il tributo per problemi di sopravvivenza, per necessità o per la possibilità di eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherebbe più del doppio.
È per tutti questi e per altri motivi che la nostra azione ed il nostro voto non sono favorevoli all'approvazione del provvedimento.
Vorrei richiamare al Presidente alcuni titoli dei giornali di oggi. Dopo varie battaglie in seno al Governo, leggiamo che il ministro dei trasporti onorevole Burlando sospende provvisoriamente (ma non si sa fino a quando durerà questo "provvisoriamente") i lavori per la variante di valico a favore della fantomatica autostrada Salerno-Reggio Calabria, che alle casse dello Stato non ha mai prodotto alcunché. Con questa manovra andiamo a giocare al risparmio, ma poi vediamo che per la Salerno-Reggio Calabria si parla di investimenti pari a 6 mila miliardi, per una forza lavoro di 20 mila addetti. Se la matematica ci viene in soccorso, circa 5 mila miliardi dovrebbero riguardare solo il costo della manodopera, valutando le opere fattibili nel giro di cinque anni. Pertanto, sicuramente questa operazione finanziaria non avrà il conforto della copertura perché quest'ultima verrà quasi totalmente assorbita dalle spese per la manodopera.
Ma non solo questo: abbiamo anche il progetto sul ponte di Messina, il raddoppio delle ferrovie in Sicilia, l'adeguamento dell'aeroporto di Catania, il collegamento autostradale tra Messina e Palermo e soprattutto quello che ci meraviglia la viabilità della città di Messina.


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La manovra di 16 mila miliardi sarà sicuramente finalizzata a favorire questo tipo di operazioni, soprattutto a dirottare al sud una massa di capitali, che sicuramente per la stragrande maggioranza verranno rastrellati nella regione della Padania, lasciando ancora una volta quest'ultima, che pure è ricca di strutture produttive, priva delle infrastrutture necessarie per l'armonico sviluppo di una attività industriale ormai consolidata.

PRESIDENTE. La prego cortesemente di concludere.

FRANCESCO FORMENTI. Concludo, anche perché sono stanco.
Volevo dire che questa manovra serve soltanto ad impoverire una parte del paese ed arricchirne un'altra quantomeno sulla carta (poi, nella realtà, vedremo).
Il mio voto personale sarà dunque contrario a questa manovra perché lede i diritti dei cittadini della Padania che hanno eletto me ed altri colleghi nelle liste della lega nord per l'indipendenza della Padania (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

DANIELE MOLGORA. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Qualche ora fa avevo chiesto quando il Governo potesse riferire in aula sulla possibilità che il Comitato olimpico internazionale accetti nel medagliere la suddivisione tra le medaglie dell'Italia e quelle della Padania. Avendo sollecitato il Governo a farsi promotore di questa iniziativa presso quel Comitato e dato che le Olimpiadi stanno giungendo a conclusione, chiedo di essere solleciti nel riferire su tale richiesta.

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?

PIERLUIGI COPERCINI. Per un richiamo al regolamento, signor Presidente.
Il comma 5 dell'articolo 30 prevede che il Presidente possa autorizzare la convocazione delle Commissioni anche durante i lavori dell'Assemblea. Sarebbe tuttavia opportuno che egli le sconvocasse in modo tale che l'importanza della discussione fosse resa nota a tutti i componenti dell'Assemblea, i quali altrimenti volendo seguire questi lavori non potrebbero partecipare a discussioni di grande importanza, come quella del Comitato dei nove sulla nomina di alti vertici militari.
Inviterei quindi il Presidente, a norma del comma 5 dell'articolo 30 del regolamento, a sconvocare le Commissioni che stanno lavorando.

PRESIDENTE. Mi sembra che su questo punto, onorevole Copercini, sia già stata data una risposta da parte del Presidente: le Commissioni sono convocate su indicazione del Presidente. Non è in corso alcuna riunione in sede legislativa, per cui si procede secondo l'orientamento già espresso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigerio. Ne ha facoltà.

CARLO FRIGERIO. Signor Presidente, signori colleghi, signori del Governo, voglio esprimere il mio dissenso sulla conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.323, recante disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica, comunemente chiamato "manovrina" da questo Governo e da questa maggioranza. Negli anni scorsi gli stessi rappresentanti l'hanno sempre chiamata "stangata". Voglio esprimere subito il mio dissenso perché non vorrei che, come è successo ai colleghi che mi hanno preceduto, la mia dichiarazione di voto fosse troncata. Gli ordini del giorno presentati dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, che non sono stati dichiarati decaduti, non essendo collegati ad emendamenti cancellati


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e resi non proponibili dall'azione del Governo che ha ritenuto di ricorrere al voto di fiducia, hanno un profondo significato e sono quindi sostenuti dal nostro gruppo.
Signor Presidente, la manovra di bilancio appena presentata è sicuramente superata in quanto manca di una lettura sintetica che metta in condizione tutti noi di comprenderla in modo efficace. È inesistente la situazione patrimoniale, che comprende ancora alcune voci che vengono tramandate da anni e anni si può dire dall'età della pietra come, per esempio, i conti di transito e le partite di giro che non hanno nulla a che spartire con il bilancio. Oggi i miei colleghi, soprattutto quelli della Commissione bilancio, stanno lavorando sulla forma del bilancio, dopo aver lavorato assiduamente in Commissione e in aula per far sì che questo documento nell'immediato futuro, attraverso giustificativi o allegati, possa diventare più chiaro e comprensibile, per indicare come variare la struttura del bilancio dello Stato e degli enti pubblici, dei comuni, delle associazioni. Mi preme soprattutto cambiare i bilanci dei comuni, essendo io sindaco, comuni che sono imbavagliati e incatenati da centinaia di leggi, di decreti, di regolamenti che ostacolano una snella ed efficace gestione amministrativa.
Dobbiamo far sì che questa situazione si possa modificare attraverso un sistema finanziario diverso, che è già in atto in alcune regioni d'Italia, per esempio nel Sud Tirolo, in Trentino, in Valle d'Aosta; regioni a statuto speciale che erogano allo Stato centralista e mafioso di Roma solo il 10 per cento delle tasse che pagano, mentre in statistiche del Ministero degli interni viene evidenziato che ogni cittadino delle province e dei comuni del nord, dal più piccolo dei bambini al più anziano degli adulti, paga allo Stato di Roma dieci milioni di tasse all'anno.
Faccio quindi un riferimento al mio comune, un comune di 8 mila abitanti che paga circa 80 miliardi di tasse l'anno a questo Stato centrale di Roma, il quale ne restituisce solo il 3-4 per cento (circa 3 miliardi e mezzo) per finanziare il nostro bilancio, le esigenze, le aspettative e i bisogni della nostra gente. È facile per noi richiamare le regioni che pagano il 10 per cento di tasse, mentre sulle nostre regioni esse gravano per il 90-95 per cento. Si tratta di tasse pagate allo Stato centrale di Roma, il quale le trasferisce per fini clientelari alle regioni del sud. Desidero puntualizzare che noi ce l'abbiamo non con la gente del sud, ma con questo sistema meridionalista che eroga fondi a poca gente del sud, con i politici corrotti e con la mafia che fanno tornare allo Stato centrale di Roma solo voti, che servono poi per prendere soldi dal nord e trasferirli al sud.
Chiediamo un vero cambiamento, vogliamo un autogoverno del nord che superi questo Stato centralista e mafioso attraverso un moderno Stato autonomo federale, che sappia garantire l'esistenza di tutti i popoli che lo compongono indipendentemente dalla loro consistenza numerica. Vogliamo aiutare la nostra gente per l'occupazione, l'erogazione di contributi, le abitazioni. Se effettuiamo una verifica, possiamo facilmente constatare che nella graduatoria per l'assegnazione di case popolari ai primi posti si trovano non certo gli abitanti della Padania, ma solo ed esclusivamente extracomunitari o abitanti del sud Italia. Vogliamo cambiare questo sistema e restituire alla nostra gente la gestione delle scuole, che sono state snaturalizzate in questi ultimi decenni; dobbiamo mettere le nostre imprese, le piccole e medie imprese, che sono l'asse portante dell'economia italiana, nelle condizioni di poter accedere a contributi agevolati; dobbiamo far sì che la nostra Italia padana possa entrare tranquillamente in Europa, indipendentemente dallo Stato italiano del sud. Non dobbiamo spaventarci di fronte alla parola "secessione" che per noi vuol dire non rompere, distruggere e spaccare, ma costruire qualcosa di nuovo, uno Stato moderno, uno Stato della Padania che sappia entrare in Europa avendo tutti i requisiti che questa richiede. Viva la Padania, viva la lega (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!


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FIORENZO DALLA ROSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

FIORENZO DALLA ROSA. Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FIORENZO DALLA ROSA. Nel corso del mio intervento di due ore e mezza fa ho chiesto al Presidente di turno, onorevole Acquarone, se fosse il caso di sospendere la seduta per consentire al personale addetto di fare le pulizie, perché questa piuttosto che un'aula parlamentare sembra ormai un bivacco per manipoli.

GENNARO MALGIERI. Grazie a voi!

ADRIANO VIGNALI. Questo lo diceva il duce!

FIORENZO DALLA ROSA. Siete voi che avete sporcato per terra, non noi, caro collega!
Comunque, poiché l'onorevole Acquarone, con la sua solita arroganza, non si è nemmeno degnato di rispondere alla mia domanda, la rivolgo a lei, Presidente. Approfitto della parola anche per chiedere che l'onorevole Acquarone non presieda più i lavori di questa Assemblea, perché è totalmente incapace di farlo: è quindi meglio chiedere le sue formali dimissioni! (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Le rispondo per quanto riguarda le questioni relative all'igiene; fra le 4,15 e le 4,45 di questa mattina sono state fatte le pulizie necessarie, per cui siamo in condizione di proseguire i nostri lavori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio e signori ministri fisicamente e spiritualmente assenti, signor sottosegretario telefonista, colleghi stoici deputati presenti e assenti, innanzitutto un grazie a chi ha partecipato a questa lunga maratona ed ha avuto qualcosa da dire, visto che tutti gli interventi sono stati interessanti.
Poche ore fa, questa notte, avevo contestato il fatto che qualcuno, in particolare la maggioranza, definisse "manovrina" questo intervento di politica economica. Purtroppo quando la maggioranza controlla gli organi di stampa e di comunicazione, è facile far passare per oro ciò che non è nemmeno ottone. Si tratta, in sostanza, di una "stangatona", come già osservavo, di bassa lega e un po' da dilettanti. Citavo nel mio intervento un riferimento storico che ha incuriosito alcuni giornalisti che seguivano i lavori parlamentari: i confini geografici della Padania presi come punto di riferimento per le terre a cui l'imperatore Massimiano, nel III secolo dopo Cristo, impose il pagamento dell'annona per il mantenimento della corte imperiale. Erano sostanzialmente le terre della Padania, del nord d'Italia: oggi come allora queste terre sono costrette a mantenere la corte romana centralista.

ADRIANO VIGNALI. Allora, non era a Roma la corte!

GIACOMO STUCCHI. Osservavo inoltre che siamo di fronte ad un intervento di politica economica della mortadella; noi padani, però, abbiamo un grande rispetto per questo alimento ed ho quindi tenuto a precisare che si tratta di mortadella di quart'ordine, quella che normalmente non si dà nemmeno ai gatti. Già notavo, inoltre, che occorre valutare anche chi ci propone questa manovra. Tutti sappiamo chi è il Presidente del Consiglio Prodi e conosciamo la sua storia personale; sappiamo come ha gestito l'IRI e come ha regalato l'Alfa Romeo alla FIAT: credo quindi che non sia nemmeno il caso di soffermarci più di tanto sulla sua persona. Conosciamo poi il ministro Rosy Bindi, incompreso genio della sanità italiana: purtroppo siamo noi che non riusciamo a capirla, ma vi garantisco che si impegna al massimo! Ciampi e Dini erano due acerrimi nemici alla Banca d'Italia, ma forse hanno una


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comune matrice andreottiana che è più forte e che li tiene assieme. Il ministro Visco è stato in aula questa mattina ma se ne è andato subito, il che mi spiace perché avrei avuto qualcosa da chiedergli. Non vogliamo dimenticare, poi, che questo Governo, nei suoi pochi mesi di vita, ha millantato determinate iniziative, per esempio il pagare le tasse con le carte di credito o con il bancomat, come se fossero delle rivoluzioni. Che bella roba! La rivoluzione, credo, sarebbe non pagarle, o pagarle meno! Questo è l'importante (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
In tutti gli interventi di questo Governo, mai una volta si è osato mettere in discussione il potere delle organizzazioni sindacali: del resto sono i vostri protettori, i vostri angeli custodi.
Comunque, noi vogliamo sottoporre alla vostra attenzione problemi pratici. Provengo da una provincia, Bergamo (sono anche consigliere provinciale), che ha un'estrema necessità di interventi. Servono un interporto e una viabilità decente e ritengo una vergogna che l'ANAS, per tutto il 1996, abbia destinato alla Lombardia solo 250 miliardi: solo 250 miliardi per tutto il 1996! Serve un intervento sulla sanità che garantisca per lo meno la sopravvivenza. Servono le infrastrutture, perché purtroppo è in atto un fenomeno di deindustralizzazione. Se n'è andata la Kraft, una multinazionale statunitense controllata da un gruppo svizzero, che ha preferito trasferirsi in Spagna, perché là c'erano da utilizzare i fondi strutturali della CEE. Ed oggi se ne sta andando la Bianchi Spa, la famosa fabbrica di biciclette del gruppo Piaggio, che preferisce trasferirsi in Turchia, perché la manodopera costa meno.
I miei elettori di Bergamo mi hanno dato indicazioni precise: non approvare manovrine, che nella realtà sono batoste; intervenire contro gli sprechi, contro le cattedrali nel deserto (come la nuova Salerno-Reggio Calabria, pagata ancora una volta dallo Stato, ma che fino ad oggi non ha fruttato nulla come introito per i pedaggi pagati); intervenire per far arrivare fondi per le infrastrutture nelle zone dove servono, dove la loro mancanza penalizza le imprese, l'intrapresa, l'occupazione.
La provincia di Bergamo, presieduta dal dottor Giovanni Cappelluzzo, a questo punto ha deciso di agire direttamente ed ha messo in atto una serie di iniziative che puntano ad ottenere l'istituzione della provincia autonoma. Perché? Perché ritiene necessario mantenere là dove sono i prodotti, i frutti del lavoro.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 10,27)

GIACOMO STUCCHI. Potrebbe sembrare egoismo, ma non lo è: è autotutela. I bergamaschi non si fidano dei politicanti di regime.
Mi permetta di ricordare poi quanto un mio carissimo amico, il professor Ermanno Bertramelli, presidente della I commissione permanente della provincia di Bergamo, nella sua qualità di esperto di tutela ambientale e in particolare di tutti quegli interventi che ruotano attorno alla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, ha più volte lamentato la quasi totale assenza di fondi destinati dallo Stato (e quindi il disinteresse da parte di quest'ultimo) per questo tipo di iniziative così importanti per una seria politica di tutela ambientale.
Detto questo, però, non starò a ripetere cose sempre interessantissime ma già sottolineate da altri miei colleghi. Preferisco citare un brano di un libro appena uscito (me lo hanno consegnato ieri) di Carlo Lottieri (edito da un editore mio amico, Leonardo Facco) che si intitola Nonostante Scalfaro. Polemiche di fine secolo da un'Italia disgregata. A pagina 57 di questo volume viene trattato un argomento importantissimo: il significato liberale della protesta contro il fisco. Si fa riferimento a quanto aveva dichiarato Giorgio Fossa, neopresidente della Confindustria, nel suo discorso di insediamento e si sostiene sulla base di un'argomentazione che effettivamente chiarisce il perché che le sue affermazioni non possono essere condivise.


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Ci si chiede: "Che senso ha, infatti, sostenere che soltanto chi paga le tasse fino all'ultima lira avrebbe il diritto di protestare di fronte ad un erario rapace e ad uno Stato sciupone, clientelare e del tutto inefficiente? È necessario chiarire che o il rapporto tra lo Stato e i cittadini è di tipo volontario, contrattuale, liberamente scelto (e allora quanto dice Fossa è corretto nel momento in cui tira le orecchie agli evasori); oppure siamo di fronte, in sostanza, al dominio di un piccolo gruppo di persone che, in virtù della legge e del weberiano monopolio della violenza, è in condizione di sottrarre risorse ai cittadini. Questa seconda, evidentemente, è la situazione in cui realmente ci troviamo. Non c'è bisogno di avere letto Mosca o Wright-Mills, Pareto o Lynd, Nock o Rothbard per capire che ogni sistema politico è controllato da un ristretto numero di persone che ha monopolizzato i centri di potere e che trae immensi benefici dalla tassazione delle imprese. In ogni paese, ed in maniera differenziata in base all'entità del prelievo fiscale, le imposte arricchiscono il ceto dirigente ed impoveriscono i gruppi più produttivi".
Ebbene, quanto ho appena letto lo si può trovare questa mattina sui giornali, che a caratteri cubitali riportano che la manovrina `fa cilecca" cito dei titoli che la finanziaria diventa un incubo e che con l'economia in crisi risulta problematico per il Governo reperire i previsti 32 mila miliardi, e non si tratta certo di briciole. Vi assicuro che, provenendo da un comune in cui ancora si mette in discussione una spesa di 100 mila lire, trovarmi di fronte a cifre del genere a volte mi fa davvero paura, perché si mette perfino in dubbio se sia legittimo giocare con questi fondi che sono non nostri ma di tutti i cittadini e che quindi debbono essere trattati con il massimo rispetto in fase sia di destinazione sia di spesa.
Credo che, dopo le ferie, il Governo Prodi dovrà stringere i tempi per la messa a punto della difficile finanziaria per il 1997. Sarà una manovra da 16 mila miliardi...

PRESIDENTE. Onorevole Stucchi, il suo tempo è scaduto.

GIACOMO STUCCHI. Mi permetta una sola considerazione finale: come disse una camicia rossa poco simpatica ai padani, obbedisco!

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Per un richiamo al regolamento o sull'ordine dei lavori?

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Il comma 2 dell'articolo 63 del regolamento stabilisce che: "Dei lavori dell'Assemblea sono redatti e pubblicati un resoconto sommario e un resoconto stenografico". Stiamo da tempo portando avanti questa seduta, sono le ore 10,30 e nessuno ha ancora visto traccia né del resoconto sommario né di quello stenografico. Credo che la cosa possa essere giustificata dai tempi, però, se il regolamento contiene questa previsione, evidentemente la riconvocazione per le ore 4,45 stabilita dal Presidente Violante avrebbe dovuto avvenire in tempi successivi per dar modo di procedere alla stampa di quanto è previsto dal regolamento.

PRESIDENTE. Nell'articolo 43 non è contenuta alcuna sanzione che possa far prevedere la sospensione dei lavori per la mancanza dei resoconti. Quindi, respingo il suo richiamo.

ROBERTO CALDEROLI. Mi scusi, Presidente, ma è tutta la notte che "prendiamo a calci" il regolamento attraverso la sua persona!

PRESIDENTE. Non c'è alcuna sanzione per quanto lei dice.

ROBERTO CALDEROLI. Io ho diritto di intervenire; lei deve lasciarmi formulare una richiesta per poterla respingere! È finita


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l'ora di usare il regolamento come se fosse il libretto della sua macchina!

ENRICO CAVALIERE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO CAVALIERE. Abbiamo appreso dalla stampa questa mattina che un collega mi pare si chiami Petrella sarebbe stato ferito durante la fase più concitata dei lavori dell'aula. A noi fortunatamente una simile circostanza non risultava, per cui gradiremmo...

PRESIDENTE. Prenderemo delle informazioni.

ENRICO CAVALIERE. Vorrei ancora svolgere una considerazione che riguarda la Presidenza. Per lo stesso motivo i giornali parlano di un lancio di sassolini da parte del gruppo della lega nord nei confronti della Presidenza: poiché non siamo affetti dalla sindrome di Pollicino, vorremmo che la Presidenza chiarisse che questo fatto non si è verificato, a quanto ci risulta. Grazie.

PRESIDENTE. Il Presidente della Camera sarà informato.

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. La ringrazio, Presidente, anche se evidentemente non ho una voce tale da riuscire a sovrastare quella dei colleghi.
Vorrei farle presente che, tra qualche minuto, le tribune si riempiranno del pubblico che quotidianamente viene ad assistere ai lavori parlamentari. Mi rendo perfettamente conto che il livello di decoro personale dipende molte volte dalle proprie abitudini. Vorrei avvisarla che sono abituato, sia nel domicilio privato sia nel luogo di lavoro, a vivere in condizioni di decoro, che comprendono anche l'ordine e la pulizia!

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, mi compiaccio con lei delle sue buone abitudini, ma questo non c'entra con l'ordine dei lavori!

PAOLO BAMPO. Come no!

PRESIDENTE. Non c'entra con l'ordine dei lavori, né configura alcun richiamo al regolamento.

PAOLO BAMPO. Io spero che venga...

PRESIDENTE. Onorevole Bampo, devo ora dare la parola all'onorevole Martinelli poiché il Presidente Mastella ha preso l'autonoma decisione di consentire, cosa che io non avrei fatto, lo scambio di turno tra gli onorevoli Gambato e Martinelli (Applausi polemici dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Rispetto la decisione assunta dall'onorevole Mastella, ma personalmente non precederò ad alcun tipo di scambio; ciò non costituisce un precedente, però devo rispettare...

STEFANO STEFANI. Non ci interessa quello che avrebbe fatto lei!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martinelli. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MARTINELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'atteggiamento della maggioranza, che ha precluso il dibattito sugli emendamenti presentati dai parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania, ha dimostrato la non volontà di confrontarsi democraticamente e di voler invece approvare il documento così come è pervenuto dal Senato. Da ciò è derivato il nostro impegno ad ostacolare questo Governo che vuole, attraverso il voto di fiducia e l'utilizzo della decretazione di urgenza, perseguire a tutti i costi i suoi obiettivi. Obiettivi che non tengono conto della situazione reale e dei bisogni dei cittadini, ma che premiano classi di lobbisti e di nullafacenti, conducendo lo Stato al dissesto totale. Lo Stato, in base alle entrate, stabilisce i trasferimenti


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per coprire le spese e la quota del disavanzo del bilancio, ma ora così non è: esso deve continuamente intervenire per coprire i "buchi", utilizzando manovre correttive. Già oggi, mentre stiamo parlando, il Governo deve cercare di reperire tredicimila miliardi per rispettare l'obiettivo prefissato e per fare fronte agli sprechi di una cattiva gestione senza peraltro individuarne le cause, e lo fa intervenendo con tagli sui trasferimenti, causando con ciò ulteriori disagi ai cittadini; infatti anche gli amministratori locali non sono in grado di fare economie sulla gestione e tagliano servizi indispensabili ai cittadini.
Certo, non si possono aumentare le tasse, come hanno fatto i Governi precedenti, poiché la pressione non è più sopportabile, ma si può invertire questa tendenza riducendo gli oneri che gravano sul lavoro, dando in tal modo alle aziende la possibilità di abbattere il costo del prodotto e di guadagnare maggiore competitività nell'acquisire nuovi mercati e creare nuovi posti di lavoro. Abbattendo i costi alla produzione si contengono i costi al consumo e si aumenta il potere di acquisto, interrompendo la spirale "più salario, più costi per le aziende, uguale aumento dei prezzi al consumo più inflazione". È necessario attuare subito la detassazione degli utili reinvestiti, abolire da subito la tassa sul patrimonio, unificare i versamenti in un unico modello, con possibilità di compensare i crediti nello stesso mese; è necessario inoltre stabilire una quota fissa sulle tasse, in modo che le paghino tutti, e combattere l'evasione. È altresì opportuno utilizzare i falsi invalidi, occupandoli in lavori socialmente utili e da subito collocarne 5.200 nelle poste, 20 mila nella costruzione del tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria, 10 mila per coprire i posti vacanti nei ministeri e 50 mila nel progetto GEPI.
Siamo già ad 85 mila e 200 posti, per un costo di oltre 100 miliardi al mese, che sembra niente ma è pur sempre qualcosa visto che questi falsi pensionati già ricevono gratis dallo Stato uno stipendio e inoltre svolgono una seconda attività "in nero". Occupandoli, si renderebbero disponibili altrettanti posti di lavoro per i giovani.
Vorrei aggiungere che le aziende del nord fanno continuamente richiesta di giovani dell'area del centro sud, ma questi giovani rifiutano di trasferirsi al nord perché dicono che il costo della vita, con lo stipendio che andrebbero a percepire, non gli consentirebbe di vivere nelle nostre aree. Hanno effettivamente ragione, ma esistono alcune strutture, ad esempio per quanto riguarda l'uso dei mezzi dell'Ente ferrovie dello Stato, che consentono di abbattere i costi anche del 25 per cento, dando la possibilità di rientro in famiglia; sempre tramite l'Ente ferrovie dello Stato, è possibile usufruire di alloggi a costi irrisori, pari 200-250 mila lire al mese.
Ecco perché non posso giustificare i giovani del sud che non accettano di trasferirsi dalla loro terra di origine in altre aree dello Stato italiano, per potersi realizzare. Da giovane, all'età di tredici anni, da Bergamo sono venuto a Roma per cercarmi un lavoro e per avere la possibilità, oltre che di avere un lavoro, di proseguire negli studi per trovare anch'io una collocazione nella società. Così potrebbero fare anche i giovani di altre aree d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, noi deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania ieri siamo stati accusati di essere dei poppanti; in quanto tali, il Presidente della Camera avrebbe dovuto farci da balia. Stiamo cercando di imparare...

PRESIDENTE. La prego di chiarire a quale articolo del regolamento vuole riferirsi.

ALBERTO LEMBO. All'articolo 41, il quale recita: "I richiami al regolamento o per l'ordine del giorno... hanno la precedenza sulla discussione principale." Fin


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qui ci siamo. Il comma prosegue: "In tali casi" il primo dei quali è il richiamo al regolamento "possono parlare, dopo il proponente, soltanto un oratore contro e uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno."

PRESIDENTE. Per piacere, vuole dire qual è la questione?

ALBERTO LEMBO. Secondo il disposto del comma 1 dell'articolo 41 del regolamento, il Presidente è tenuto a dare la parola per non più di cinque minuti ad un oratore contro e ad uno a favore.

PRESIDENTE. Non ci penso nemmeno.

ALBERTO LEMBO. Non ci pensa nemmeno? Cosa vuole fare, vuole strangolarci? Vuole fare un bivacco di manipoli, o cos'altro, di quest'aula?

PRESIDENTE. No, non ci penso nemmeno perché è nella mia facoltà decidere se il richiamo al regolamento è serio o pretestuoso.

ALBERTO LEMBO. Oltre che la balia, lei fa anche lo stravolgitore del regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazioni di voto, l'onorevole Giorgetti. Ne ha facoltà (Vive proteste di deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Onorevole Giancarlo Giorgetti, intende intervenire o devo dichiararla decaduto (Proteste di deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della PadaniaCommenti del deputato Tremaglia)?

VINCENZO BERARDINO ANGELONI. Presidente, le hanno dato del buffone. Come lo può permettere?

PRESIDENTE. Prego, onorevole Giorgetti.

GIANCARLO GIORGETTI. Prego il Presidente di far decorrere da questo momento i dieci minuti a mia disposizione.
Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, questa manovrina nasce con un peccato originale che la macchia indelebilmente e che ne informa l'intero impianto nonché ogni singolo articolo e comma: il peccato originale risiede nel verbo rinviare, ritardare.
Tutti i colleghi ricorderanno che, in base alle norme fissate da quest'Assemblea, la manovra correttiva doveva intervenire entro il mese di aprile; ebbene, entro quella data nessun provvedimento è stato adottato, si è rinviato tutto a dopo le elezioni, il Governo si è insediato e ciò nonostante abbiamo dovuto attendere fino al 21 giugno per vedere il parto di questo decreto-legge.
Mi sembra allora paradossale che si rimproveri al mio gruppo un intento ostruzionistico, che al limite potrà far rinviare di qualche ora l'approvazione della manovra e che quindi non causerà sicuramente le tragiche conseguenze sui mercati economici e finanziari evocate da autorevoli rappresentanti della maggioranza, dal momento che è stato questo Governo a ritardare per mesi e non per ore il varo del provvedimento. Rispedisco quindi al mittente questa accusa.
Allora, se il peccato originale si riverbera su tutto il decreto-legge, esso si traduce in due tipi di peccati: un peccato mortale ed alcuni peccati veniali.
Partendo dal peccato mortale, che mi sembra di assoluta importanza, devo rilevare come tutti noi ci siamo resi conto che, anche con questa manovrina collegata al documento di programmazione economico-finanziaria, non riusciremo a garantire il rispetto dei parametri fissati dal trattato di Maastricht. Mi sia allora permesso richiamare il testo di un ordine del giorno presentato da colleghi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, in particolare dagli onorevoli Stucchi, Pagliarini e Lembo (si tratta dell'ordine del giorno n.9/1857/53), perché l'esito della relativa votazione è francamente paradossale. L'ordine del giorno recita: "La Camera, in relazione alla conversione del decreto-legge n.323 recante disposizioni urgenti per il risanamento della


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finanza pubblica; constatato che malgrado le numerose "manovre" di risanamento approvate dal Parlamento, il debito pubblico dal 31 dicembre 1991 al 31 dicembre 1995 è aumentato del 46 per cento ed il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo è passato da 106 per cento a 124 per cento; constatato che anche dopo la conversione del decreto-legge n.323 le proiezioni dei saldi della finanza pubblica non consentiranno di rispettare, neppure tendenzialmente, i parametri del trattato di Maastricht; considerato che l'esclusione dell'Italia dal gruppo degli Stati che dal 1^ gennaio 1999 saranno membri dell'unione monetaria avrà conseguenze negative non solo sulla nostra economia, sul potenziale delle aziende italiane, sull'occupazione e sulla stabilità della lira ma anche sul processo politico dell'Unione europea, impegna il Governo a tenere presente nella preparazione della legge finanziaria la necessità di candidare l'Italia come membro dell'unione monetaria dal 1^ gennaio 1999, risanando prima i nostri conti pubblici in modo di avere la certezza che la nostra candidatura verrà accolta".
Su questo ordine del giorno il parere del Governo è stato negativo, per cui lo stesso Governo non vuole entrare in Europa dal 1^ gennaio 1999, e la votazione nominale mediante il procedimento elettronico sullo stesso ordine del giorno ha dato il seguente risultato (lo anticipo perché il resoconto sommario non è ancora disponibile e i funzionari me l'hanno gentilmente fornito in anteprima): presenti 462, votanti 459, astenuti 3; hanno votato sì 172, hanno votato no 287.
Questa Assemblea non vuole pertanto che l'Italia entri nell'unione monetaria europea dal 1999. Si tratta di un peccato mortale, come hanno evocato autorevoli economisti ma anche autorevoli rappresentanti del Governo, in particolare il ministro del tesoro.
Ma venendo ai peccati veniali, che poi tanto veniali non sono, mi richiamo, in particolare, alla mia premessa al peccato originale, cioè ai continui ritardi e rinvii, soprattutto quelli dei pagamenti. Il primo appunto è palese: i dati disponibili sullo sfondamento, evidentemente superati da quelli di ieri, ipotizzavano un disavanzo tendenziale di 130 mila miliardi da ricondurre a 109 mila. Allora, la "manovrina" (Interruzione del deputato Storace)... L'onorevole Storace continua ad interrompere. Dicevo che si rendeva necessaria una "manovrina" di 21 mila miliardi per ricondurre all'obiettivo. Allora, perché si è invece preferito emanare un provvedimento di soli 16 mila miliardi? Perché, sperando in un miracolo nel secondo semestre, si ipotizzava che i tassi sarebbero scesi e che, quindi, la previsione fatta l'anno scorso sarebbe stata rispettata. Ma non è una cosa seria procedere in questo modo. E che non sia seria è stato peraltro confermato dai dati di ieri della Ragioneria generale dello Stato.
Richiamo tutti i colleghi a considerare che qui stiamo ragionando su norme di legge, ma vi è un aspetto, quello della tesoreria, che sfugge completamente non solo al giudizio e alla valutazione dei deputati dell'opposizione, bensì anche al controllo ed alla valutazione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della padania), perché non è possibile, soltanto 15 giorni fa, confermare in Commissione le previsioni di circa 30 mila miliardi per poi scoprire improvvisamente che per la Ragioneria generale vi sono 17 mila miliardi in più di sfondamento.
Una delle misure più importanti mi sto riferendo ad una nota dell'ufficio studi del bilancio è stato il cosiddetto taglio di 2 mila miliardi all'ANAS. Francamente, sono allibito. Leggo cosa scrive il servizio studi del bilancio: "Si sottolinea, inoltre, che, secondo quanto si dichiara nella relazione illustrativa del disegno di legge, i prelievi del conto corrente di tesoreria da parte dell'ANAS vengono plafonati con azione amministrativa a 5.500 miliardi, con una riduzione in termini di fabbisogno di cassa, per il 1996, di 2 mila miliardi: non è chiaro il fondamento di tale misura che, in ogni caso, è posta al di fuori del comma 11 sopra esaminato". Quindi, una parte di questi 16 mila miliardi non fanno neppure parte dell'articolato che poteva


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essere emendato ma, esclusivamente, della relazione allegata. Credo che anche questa sia un'anomalia assolutamente riprovevole.
Veniamo ad un altro dei punti che hanno garantito circa il 10 per cento di tutti questi risparmi, in particolare di quelli di spesa. Mi riferisco ad una cosa assolutamente anomala, che lascia veramente esterrefatti e senza parole soprattutto chi viene dall'impresa privata: parlo della disciplina del versamento in tesoreria dei contributi previdenziali a favore del fondo pensioni delle ferrovie dello Stato. Questo provvedimento vale 1.500 miliardi. Cosa abbiamo scoperto nel linguaggio contorto del servizio studi del bilancio? "Le leggi finanziarie per il 1992-1993 hanno autorizzato le ferrovie dello Stato a compensare i propri crediti IVA con i debiti per trattamenti pensionistici verso lo Stato, entro limiti da accertare con appositi decreti interministeriali". Questa compensazione è vietata ad ogni impresa privata; vi sono imprese che vantano crediti IVA enormi, che hanno difficoltà finanziarie, che pagano alle banche fior di interessi, che non possono riscuotere questi crediti invece concessi alle ferrovie dello Stato. Fortunatamente, il Governo interviene: "Si osserva, però, che tali decreti non sono stati mai emanati. Ma nel frattempo, continuando la vigenza delle norme sulla compensazione, la società non ha versato i contributi previdenziali sullo speciale conto corrente di tesoreria denominato ferrovie dello Stato pagamento pensioni. Inoltre, neppure l'apporto dello Stato al fondo pensioni è stato versato su conto speciale, bensì sul conto corrente ordinario di tesoreria intestato alle ferrovie dello Stato". Ci troviamo di fronte ad un Governo che prende in giro una società dello Stato partecipata al 99 per cento e viceversa, il che è assolutamente scandaloso!

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto.

GIANCARLO GIORGETTI. Il mio tempo è scaduto.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, sono consapevole del fatto che in quest'aula si stanno dibattendo importanti questioni economiche, ma debbo segnalare che a mezzogiorno avverrà la distruzione di circa 4 mila embrioni e questo Parlamento non può assistere...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Mussolini...

ALESSANDRA MUSSOLINI. No, Presidente: ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, ho capito bene a cosa ella intenda riferirsi.

ALESSANDRA MUSSOLINI. No, non l'ha capito!

MIRKO TREMAGLIA. La collega Mussolini sta intervenendo sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Se l'onorevole Mussolini ha la bontà di ascoltarmi un secondo (Proteste di deputati del gruppo di alleanza nazionale)... È da questa mattina alle 4...! Vorrei richiamare un promemoria del Presidente della Camera predisposto per questa seduta.

FRANCESCO STORACE. È una nota riservata?

PRESIDENTE. No, è un promemoria per i Presidenti di turno. Cito testualmente: "Quando un deputato chiede di parlare sull'ordine dei lavori, deve preliminarmente precisare quale sia la questione che intende porre..."

ALESSANDRA MUSSOLINI. Stavo appunto cercando di farlo!

PRESIDENTE. "...Il Presidente giudica ammissibile il richiamo quando esso sia direttamente collegato con lo svolgimento


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del punto dell'ordine del giorno in corso di esame".

ALESSANDRA MUSSOLINI. Vuol dire allora che, di fronte ad emergenze tanto importanti, lei reputa inammissibile la proposta di osservare un minuto di silenzio in questa Camera, per una forma di rispetto dovuto a vite umane sacrificate per la scienza (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e della lega nord per l'indipendenza della Padania)?

ANGELA NAPOLI. Presidente, lei deve capire che questo non è un tentativo di ostruzionismo!

PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, certo che glielo consento...! Dato però...

ALESSANDRA MUSSOLINI. Avrei voluto rivolgermi anche al Governo, al ministro Bindi, che non c'è, a Dini, a Prodi. Chiediamo solo un minuto di silenzio: nemmeno questo si può fare per la vita umana (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e della lega nord per l'indipendenza della Padania)?

PRESIDENTE. Onorevole Mussolini...

ALESSANDRA MUSSOLINI. Lei non sta rispettando il minuto di silenzio (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. In via eccezionale, attesa l'importanza che lei attribuisce (I deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e della lega nord per l'indipendenza della Padania si levano in piedi. Vivi, prolungati applausi e cenni di consenso) ... Penso che il minuto sia trascorso (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e della lega nord per l'indipendenza della Padania)...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gnaga. Ne ha facoltà.
Onorevole Gnaga, se non prende subito la parola, la dichiarerò decaduto...

ROBERTO CALDEROLI. Presidente, ho chiesto di parlare! Mi dia la parola!

ENRICO CAVALIERE. Il collega Calderoli ha chiesto di parlare prima di Gnaga!

PRESIDENTE. Onorevole Gnaga, la prego di prendere subito la parola (Vive proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

SIMONE GNAGA. Presidente, non riesco a parlare!

PRESIDENTE. Onorevole Gnaga, la prego!

ROBERTO CALDEROLI. Ma lasci perdere Gnaga! Ho chiesto io di parlare!

ANGELA NAPOLI. Presidente, la denuncia dell'onorevole Mussolini è gravissima (Proteste dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

ALESSANDRA MUSSOLINI. Non si può non tenere conto di un fatto tanto grave!

ROBERTO CALDEROLI. Questa è la vita democratica del Parlamento?

PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, siamo qui dalle 4 di questa mattina...!
Onorevole Gnaga, la prego di intervenire!

SIMONE GNAGA. Signor Presidente, anzitutto mi auguro che farà decorrere il tempo a mia disposizione a partire da questo momento. Prima di entrare nel merito dell'oggetto della discussione, dovrei far notare l'assenza di un certo dirigismo nei confronti di quanto sta accadendo al di fuori di quest'aula. La vicenda alla quale ha accennato in precedenza la collega Mussolini pone un problema che a mio avviso avrebbe bisogno di un dibattito approfondito (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e della lega nord per l'indipendenza della Padania). Si tratta comunque di eventi che dimostrano come in quest'aula si sia distanti da ciò che avviene al di fuori di essa.


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Considerato che ho fino a questo momento impiegato un minuto e 30 secondi circa, passo subito ad esprimere un giudizio sulla "manovrina", che è da considerarsi iniqua ed assolutamente lontana dalle esigenze di un paese disastrato da un punto di vista economico, quale è il nostro.
Noi non saremo in grado di raccogliere risultati positivi entro la fine dell'anno e, quindi, di muovere verso un autentico risanamento dei conti pubblici: se queste sono le anticipazioni, immaginiamo quale potrà essere il dibattito sulla "manovrona", cioè sulla manovra economico-finanziaria di fine anno, di cui tutta la popolazione dovrà pagare le conseguenze. Notevoli incongruenze esistono anche all'interno di singoli settori interessati dalle determinazioni del Governo. In materia di infrastrutture, per esempio, la manovrina contiene tagli di notevole entità; eppure lo ribadisco nello stesso momento in cui vengono sancite queste scelte, il Governo dal suo interno esprime indicazioni diverse: la notizia di stamane è la priorità accordata al tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria. Il Governo, però, sa bene che la variante di valico è diventata assolutamente necessaria per i collegamenti riguardanti l'intero paese, visto che quella che si verifica all'altezza del tratto Firenze-Bologna è una strozzatura che ha ripercussioni sul traffico di tutta Italia. In proposito, anzi, devo dire che probabilmente sarebbe opportuno approntare un progetto di estensione della variante fino al nodo di Firenze, che oggi costituisce un'ulteriore strozzatura.
Legata alla questione della variante di valico, si è registrata in questi giorni una dialettica peraltro legittima all'interno del Governo. È un po' strano, se pensiamo che avviene a sole 72 ore da un'altra dialettica sviluppatasi sempre all'interno del Governo (parlo di ministri, oltre tutto, non di soggetti politici) riguardo alla politica praticata nei confronti delle aziende farmaceutiche.
Quanto alle recenti affermazioni del ministro Burlando, c'è da rimanere abbastanza esterrefatti. Il ministro dei trasporti, che ieri era presente in Parlamento, avrebbe potuto intervenire almeno 48 ore fa, mentre era in atto una vera e propria dialettica all'interno del Governo. Ma è stato zitto. Era completamente inutile, allora, la polemica fra il ministro Ronchi e il ministro Di Pietro; inutile anche in rapporto alla fiducia che il Governo deve dare alla popolazione. Il ministro Burlando poteva intervenire subito per chiarire che in ogni caso la priorità anche dal punto di vista della copertura finanziaria sarebbe stata accordata alla Salerno-Reggio Calabria. Avrebbe dovuto dire: "Il ministro Di Pietro stia pure calmo, perché tanto la priorità riguarda la Salerno-Reggio Calabria". No: non è intervenuto; è stato zitto ed ha parlato solo oggi.
A questo punto mi aspetto che un altro ministro intervenga in futuro sulla questione dei farmaci. Abbiamo assistito alla dialettica fra il ministro Rosy Bindi ed il ministro Dini: attendiamo l'intervento di un altro ministro. In realtà la politica dei farmaci è assolutamente assurda. Innanzitutto, con il criterio del farmaco di riferimento si annulla una fetta del mercato (che permette di operare sia alle aziende italiane sia alle imprese estere che producono in Italia). Inoltre, l'effetto dell'applicazione del prezzo di riferimento sarà quello di spingere le aziende a specializzarsi nella produzione di un unico farmaco oppure di obbligare tutte le aziende ad adeguarsi al livello più basso dei prezzi. Nel primo caso, le aziende diventerebbero competitive proponendo al pubblico anzi, alla CUF, diventata l'unico soggetto competente in materia di decisione del prezzo del farmaco di riferimento il prezzo più basso. Nel secondo caso (obbligo da parte delle aziende di adeguarsi al livello più basso dei prezzi) potrebbe stabilirsi un controllo del mercato realizzato mediante accordi fra le aziende quindi al di fuori della tutela che il Ministero della sanità dovrebbe esercitare sulla salute dei cittadini oppure le aziende, comunque a scapito della salute del cittadino, produrrebbero farmaci poco efficaci; ci ritroveremmo così in una situazione


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assolutamente anomala: non un miglioramento, ma un peggioramento del servizio.
È un dato numerico di fatto, inoltre, che in Italia fra l'altro il prezzo medio dei farmaci si trova già ad un livello più basso rispetto a quello praticato in Europa. Dal momento che come è stato ricordato nel dibattito di ieri l'Italia dovrà adeguarsi al prezzo europeo, il farmaco di riferimento (già divenuto per decisione della CUF unico parametro da applicare in fascia A) sarà tenuto nel giro di poco tempo a tornare al livello medio europeo, cioè dovrà essere nuovamente elevato. Ecco una delle incongruenze di questa "manovrina".
Un'altra incongruenza riguarda i previsti tagli agli enti locali. La posizione della lega nord rispetto a determinate strutture di tali enti è chiara, ma torno a ripetere ve ne sono alcuni che, soprattutto in momenti di emergenza come quelli che stanno attraverso alcuni comuni italiani (non soltanto in Toscana), non hanno ancora determinati servizi. Ripeto quanto detto in un mio precedente intervento di due giorni addietro: alcuni comuni, attualmente oggetto di provvedimenti d'urgenza come quelli colpiti dall'alluvione di trenta giorni fa, non hanno il segretario comunale, hanno due dipendenti ed il sindaco! Vi lascio immaginare che cosa accade nel momento in cui bisogna intervenire; il comune di Vergèmoli, il quale secondo la dichiarazione del sindaco ha già presentato la relativa richiesta, non ha il segretario comunale, ne ha uno a part time con un altro comune limitrofo, quello di Borgo a Mozzano; pur avendo già sollecitato da tempo tale presenza, non ha ancora ricevuto risposta.
Questa "manovrina" dovrebbe consentire all'Italia di raggiungere i parametri per essere un degno partner dell'Europa del 2000, di rientrare nei 119 mila miliardi di deficit annuale (resta da vedere se riusciremo in tale intento, perché oltre tutto dovremo vedere ripeto quanto detto durante il mio intervento di questa notte quale sarà il nostro PIL). Dovremo poi vedere se saremo degni di essere rappresentanti autonomi, con la dignità di partner efficienti, nell'Europa che nascerà da Maastricht, un'Europa più efficiente e veloce. Nel momento in cui si afferma la globalizzazione dell'economia, scambi internazionali vengono realizzati in tempi immediati, abbiamo problemi per comunicare dal punto di vista commerciale all'interno del nostro stesso paese. Qual è il nostro problema? Il fatto che per giorni ci troviamo a seguire le polemiche mi scuso con i colleghi per l'espressione "da vecchie ciaccole" che spesso si verificano all'interno dell'esecutivo, per motivi di carattere personalistico, per un discorso di prestigio personale all'interno di una maggioranza di Governo estremamente composita e diversificata. Ci troviamo in una situazione assolutamente anomala, dove per motivi di visibilità personale ogni ministro interviene anche su argomenti che non interessano il suo ministero. Credo sia molto grave, perché un ministro dovrebbe pronunciarsi solo sulle materie di sua competenza, cosa che non accade.
Vorrei accennare con questo concludo, signor Presidente a quello che è successo questa notte. Ricordo che Cavallotti e l'ostruzionismo della sinistra furono visti nei libri di storia, soprattutto in quelli di tendenza di centro-sinistra come il Salvadori, come un momento glorioso. Bene, non ho la presunzione di dire che anch'io ho partecipato a questo ostruzionismo, ma posso dire una cosa...

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto (Applausi polemici dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ROBERTO CALDEROLI. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. He ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Ritengo che il mancato rispetto dell'articolo 41 nei miei confronti e successivamente nei riguardi


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dell'onorevole Mussolini rappresenti un serio pericolo per il normale funzionamento dell'Assemblea. Chiedo quindi formalmente di valutare l'ipotesi di farsi sostituire da un suo collega o dal Presidente Violante, perché quello che è stato...

PRESIDENTE. Questo non attiene al regolamento (Applausi polemici dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

ENZO TRANTINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCA BAGLIANI. È mezz'ora che ho la mano alzata!

ENZO TRANTINO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, certamente il mio intervento non può essere considerato come remoratore dei lavori perché impiegherò soltanto qualche attimo. Mi rivolgo alla sua coscienza di giurista e di cattolico. Quello che la collega Mussolini ha richiamato qualche istante fa le tolgo pochi secondi...
PRESIDENTE. Le posso già dare una risposta, onorevole Trantino (Commenti). È talmente evidente l'importanza della questione sollevata dall'onorevole Mussolini, che ne ho parlato subito con il Presidente della Camera, il quale mi ha risposto che, data la rilevanza della materia, riteneva che non fosse opportuno parlarne in questo momento nei termini brevissimi che potrebbero essere concessi, ma subito dopo la chiusura di questo dibattito (Commenti). Queste sono le istruzioni ricevute dal Presidente della Camera.
ENZO TRANTINO. Ho qualche mese in più di presenza di quest'aula di quanto non abbia lei, Presidente, e otto legislature insegnano pure qualcosa (Applausi). Se noi parlassimo di questi argomenti quando, valigie al piede, si allontanano tutti, offenderemmo due volte l'argomento. Qui nessuno vuole sottrarre tempo al dibattito, richiamiamo soltanto la sua sensibilità, istituzionale in questo caso, Presidente.
Mi permetto soltanto ricordarle che, nel momento in cui alla Sorbona di Parigi si sviluppò un dibattito per decidere se tra un soggetto alcolizzato di sesso maschile e un soggetto luetico di sesso femminile una gravidanza inoltrata potesse essere interrotta, si tenne un referendum nel quale 98 studenti su cento dissero che avrebbe dovuto essere interrotta e due si astennero. Il professor Schwars che teneva la lezione disse allora agli studenti che in quell'istante avevano ucciso Ludwig Van Beethoven, perché era figlio di un alcolizzato e di una luetica.
Su 4 mila embrioni che stiamo per distruggere, mi chiedo quanti Ludwig Van Beethoven stiamo distruggendo; mi chiedo quanti innocenti stiamo uccidendo con l'arma letale della scienza e della malvagità dell'uomo che non può passare inosservato. La sospensione simbolica dei lavori per un minuto comporta che si alzi da quest'aula un grido di civiltà ma, soprattutto, di presa di coscienza, perché non si resti insensibili nel momento storico in cui ci balocchiamo davanti alla vita delle foche monache o delle lucertole marine: ci sono anche gli esseri umani che devono essere protetti, se gli uomini consentono (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Trantino, data l'importanza dell'argomento, darò la parola ad un oratore per ciascun gruppo per un minuto per esprimere il proprio pensiero sull'argomento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bandoli, ma è uscita dall'aula. Anche l'onorevole Giovanardi si è allontanato...

MARCO TARADASH. Presidente, questo è ridicolo! Sta costringendo l'aula a discutere di un tema importante in questo modo ridicolo e vuole addirittura convincere i deputati ad intervenire.
Nessuno ha chiesto la parola, quindi riprenda la discussione e non faccia ostruzionismo anche lei!


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ENZO TRANTINO. Ho chiesto cosa diversa, più solenne e più seria, che non sottrae tempo all'ordine dei lavori. Ho chiesto che la Presidenza sospenda la seduta per un minuto, come presa di coscienza.

CESARE RIZZI. È un mercato questo!

MARCO BOATO. È assolutamente ridicolo!

PRESIDENTE. Non posso farlo senza un dibattito, comunque consulterò il Presidente della Camera (Commenti).

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. La ringrazio per avermi concesso la parola. Sono del medesimo parere del collega che mi ha preceduto, chiedo pertanto con il mio intervento che venga dedicato un minuto di silenzio perché sarebbe offensivo discutere per un minuto, sia pure per ogni gruppo, di un tema del genere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grugnetti.

LUCA BAGLIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Grugnetti, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che vi abbia rinunciato.

LUCA BAGLIANI. Ho chiesto di parlare. Sei stanco, vai a casa! Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Non può intervenire ora per dichiarazione di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. Sappiamo che la cosiddetta "manovrina", invece di risolverli, ha aperto diversi problemi. Per quanto riguarda, ad esempio, l'IVA la manovra ha apportato modifiche agli interventi in campo immobiliare, creando problemi di competenza tra IVA ed imposte di registro; è stato addirittura modificato, in modo assolutamente insoddisfacente, il sistema sanzionatorio dell'IVA: ciò ha creato problemi per l'applicazione delle soprattasse. Alcuni emendamenti migliorativi che avevamo presentato non sono stati accolti dall'Ufficio di Presidenza che li ha ritenuti inammissibili (ciò è inconcepibile, perché quando si parla di soprattasse per l'IVA non si può pensare ad una copertura), altri sono stati respinti in Commissione. L'articolo 10 del provvedimento prevede variazioni delle soprattasse previste dall'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n.633: ebbene, con la nuova normativa si apre una questione che tra l'altro è stata affrontata da quotidiani specializzati. Sono sorti dubbi ed interrogativi rispetto all'applicazione delle soprattasse che riguardano, ad esempio, il versamento tardivo delle liquidazioni IVA: non è dato sapere come questo debba essere sanzionato. Se interpretiamo la norma in senso letterale, vi è il rischio che il contribuente che sbagli la prima liquidazione IVA mensile venga punito addirittura tredici volte per lo stesso fatto. Infatti, nel caso in cui risultasse errata la prima liquidazione IVA di gennaio, in ciascuna delle liquidazioni periodiche successive gli verrebbe addebitato un carico sanzionatorio del 100 per cento. In pratica, si arriverebbe ad una sanzione del 1.300 per cento inaccettabile in un paese civile magari per un mero errore di calcolo che il contribuente anche in buona fede potrebbe commettere. Ripeto: il 1.300 per cento, cioè tredici volte il cento per cento, non avete capito male!
Ebbene, questo avviene con la modifica dell'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n.633 apportata all'articolo 10, comma 2, lettera a). È uno dei problemi che rimangono aperti e sui quali si chiede che il Governo intervenga, non con un sistema sanzionatorio vessatorio nei confronti dei contribuenti: siamo infatti di fronte a sanzioni che risultano chiaramente sproporzionate rispetto agli errori che un contribuente potrebbe compiere.


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Altro che la legge del taglione! Il 1.300 per cento di sanzione la dice lunga su come il Governo affronta problemi fondamentali, punendo coloro che operano nel settore delle imprese, senza colpire la vera evasione. Abbiamo parlato durante questa notte di quella che è la vera evasione, che si nasconde in vari settori economici, soprattutto al sud. Si può citare, per esempio, il caso dei Monopoli di Stato e della Philip Morris, di cui il ministro Fantozzi conosce bene la storia.
Si vadano a verificare le vere evasioni: si controllino le multinazionali! Altro che cercare di raccattare qualcosa, impedendo che l'attività produttiva della piccole imprese si svolga liberamente: sappiamo che sono le piccole imprese a mandare avanti il paese e il sistema economico della Padania, che è quello trainante, che ha sostenuto e sostiene tuttora le entrate di uno Stato che è ormai giunto al capolinea. Sappiamo che questi interventi non porteranno alcun miglioramento nel sistema finanziario statale; sappiamo che le variazioni previste, in buona parte, non sono altro che aria fritta. Non si è intervenuti sui veri sprechi, per esempio quelli all'interno dei ministeri, o quelli legati ad operazioni come il Banco di Napoli, del costo di 2 mila miliardi, il Giubileo, che costerà 3.400 miliardi, e così via. Non è possibile pensare di sistemare la finanza pubblica con un collage di provvedimenti che non rappresentano altro che qualche goccia in un mare che sta diventando un oceano.
Voglio poi sottolineare la questione delle tasse che sono state previste per le visure catastali e per le conservatorie. In Padania, le conservatorie sono in ritardo di anni rispetto agli aggiornamenti delle note di trascrizione per i vari immobili: questo ritardo di anni viene pagato con i diritti di segreteria e con una tassazione che è stata moltiplicata del 400 per cento. Di conseguenza, anche per l'acquisto della prima casa si ha un onere aggiuntivo pesantissimo che incide sulle famiglie e sui piccoli risparmiatori. Sulla casa incide anche l'aumento dell'imposta di registro, elevata da 150 a 250 mila lire. Aumentano le imposte fisse ipotecarie e catastali: non è possibile che coloro che si sono fatti paladini dello Stato sociale colpiscano i diritti collegati alla necessità di acquistare la prima casa. Vi sono aumenti di oneri fiscali per quanto riguarda l'acquisto della prima casa, che dovrebbe essere un diritto da tutelare da parte...

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, il suo tempo è scaduto.

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Fontan, poiché lei ha già fatto una dozzina di richiami all'ordine dei lavori, debbo ricordarle che preliminarmente lei deve precisare la questione che intende porre. Solo se la dichiaro ammissibile lei può svolgerla. Vuole dire per piacere di quale questione si tratta?

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare in base all'articolo 42 del regolamento, per fatto personale.

PRESIDENTE. In questo caso le darò la parola al termine della seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà. Mi scusi, Pàrolo o Paròlo?

UGO PAROLO. Paròlo, signor Presidente, se no potrei chiamarla Acquàrone: in Padania si direbbe così.
Signor Presidente, rappresentanti del Governo e colleghi, voglio prima di tutto annunciare il mio voto contrario e nel contempo non posso non fare una doverosa premessa su quel che è successo questa notte in quest'aula. Sono alla prima elezione, sono neoparlamentare e come me, nel gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania, ci sono almeno un'altra trentina di deputati. Credo che abbiamo avuto la fortuna di vivere in prima persona un'esperienza che vorrei augurare a tanti cittadini, soprattutto perché possiamo oggi raccontare con certezza che l'informazione italiana è completamente asservita al Governo e al regime che ci governa.


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Mi sono alzato questa mattina e la prima notizia l'ho appresa da Televideo: si dava conto di un deputato leghista espulso perché avrebbe tirato dei sassi a un altro collega. Ebbene, voglio ancora una volta smentire questa falsità, questa bugia, che parte addirittura dall'interno della massima aula rappresentante lo Stato italiano! Tutti abbiamo visto come sono andate le cose, ma nessuno dei cittadini potrà saperlo, se non attraverso la nostra puntuale informazione, che faremo con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione. Per fortuna, almeno gli stenografi lavorano bene ed hanno trascritto quello che effettivamente è successo e di questa trascrizione faremo tesoro, per dimostrare come effettivamente di questa informazione non ci si possa fidare. Un fatto è certo: c'è stata l'espulsione di un deputato di alleanza nazionale, reo di aver dato del razzista a Oreste Rossi, mio collega deputato padano, il quale parlava semplicemente della vergogna di dare un'assistenza a zingari che ricevono il doppio dei pensionati italiani che pagano le tasse e della vergogna di tagliare nel contempo i fondi agli alluvionati del Piemonte: questo era il suo torto!
Ho visto e sono quindi testimone di come non viene detta la verità. La fine della democrazia in uno Stato inizia proprio dal controllo dell'informazione: quando tutti gli organi sono schierati con chi comanda, c'è veramente da preoccuparsi.
Mi sono chiesto quale sia il mandato da me effettivamente ricevuto dagli elettori e sono ancor più convinto di aver ricevuto un mandato costituente. Non sono qui per migliorare leggine che non servono a niente, per emendare manovrine che certamente non potranno migliorare la finanza dello Stato italiano.
Quindi, non c'è più niente da migliorare; è tutto da rifare.
Questa notte ho citato Cavour; voglio citarlo nuovamente perché lo ritengo importante. Quando nel 1861 morì, nel suo famoso testamento scrisse che c'era tanta corruzione in Italia, ma che non sarebbe stato con la denigrazione che si sarebbero risolti i problemi: questi sarebbero stati risolti solo attraverso 10-20 anni di buongoverno dei Savoia. Si riferiva a Napoli, allo Stato borbonico; sono passati 130 anni, di buona amministrazione si è tentato di farne tanta, ma i problemi sono sempre gli stessi, c'è ancora tanta corruzione, forse più di quella che c'era nello Stato borbonico.
Allora, Cavour aveva torto perché ogni popolo deve amministrarsi da solo, non può farsi amministrare dagli altri per cercare di risolvere i suoi problemi. Noi siamo dell'idea che ognuno debba comandare a casa sua. Nell'Italia controllata dai burocrati meridionali fa stupore parlare di diritti che oserei definire naturali degli uomini. Nella civile Svizzera, confinante con il mio collegio elettorale, il consiglio comunale di ogni comune, anche del più piccolo, nomina le sue maestre ed i propri insegnanti, nonché i professori delle scuole; il cantone stabilisce semplicemente il trattamento economico che a costoro deve essere riservato. Anche i padani vogliono giudici, insegnanti, segretari comunali, questori, direttori degli uffici ministeriali i prefetti non li vogliamo che siano prevalentemente padani.
Voglio ricordare agli amici del sud che, quando i Savoia invasero lo Stato borbonico e procedettero alla sua annessione, mandarono al sud i propri prefetti a comandare. L'unico risultato fu quello, però, di avviare i giovani del sud al brigantaggio, in quanto costoro si rifiutavano di obbedire a persone nei confronti delle quali ritenevano di non avere doveri di obbedienza.
Credo che sia ancora questa la situazione dello Stato italiano, semplicemente si è invertita: oggi sono i burocrati meridionali ad avere in mano il controllo finanziario, economico ed amministrativo dello Stato italiano, e questo non possiamo più tollerarlo.
Credo che ormai tutto sia stato detto dai miei colleghi deputati della Padania in ordine a questa "manovrina", ma non posso esimermi dal ricordare i tagli previsti per le ferrovie e per l'ANAS (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza


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della Padania). L'ANAS è ormai costretta a gestire solo l'ordinaria manutenzione, non può fare alcun investimento. Ricordava prima un mio collega che sono previsti 250 miliardi per tutta la Lombardia: voglio far presente che solo per sistemare la viabilità in Valtellina ne occorrerebbero 500. Le conseguenze saranno tragiche, signori del Governo: da una parte si verificherà il crollo dell'occupazione (senza investimenti non può esservi occupazione), dall'altra la fine degli investimenti creerà uno stato di malcontento nelle popolazioni padane certamente maggiore di quello che già esiste.
Le strade lombarde hanno bisogno di investimenti ingentissimi, così come quelle venete ed in generale tutte quelle padane; in Lombardia abbiamo il più alto rapporto tra autoveicoli e chilometri di strade al mondo, non solo in Europa. Cito ad esempio l'attraversamento di Lecco: tutto il traffico proveniente dalla Valtellina o anche dall'Europa, attraverso i passi alpini che il Regno Lombardo-Veneto non questo Stato ci ha regalato: lo Spluga, lo Julier Pass, il Maloja Pass, è costretto a transitare su un ponticello. Voglio ricordare che, puntualmente tutte le settimane, abbiamo code di quattro, cinque o sei ore, colonne di automobili lunghe dieci chilometri: una cittadina come Lecco non riesce a vivere in questa situazione! Inoltre vi è la questione della viabilità sulla sponda occidentale del Lario: c'è una strada internazionale che collega Lugano a Saint-Moritz, larga mediamente quattro metri, costruita da una regina romana forse questo è uno dei pochi regali! durante l'invasione che vide la morte di milioni di celti, le tranquille popolazione che abitavano quei luoghi.
Al sud vi sono invece sprechi enormi ed investimenti inutili: ricordo, per esempio, che l'autostrada siciliana è quasi interamente realizzata su viadotto, come se le Alpi fossero in Sicilia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Ricordo poi la ricostruzione del Belice: è una bellissima terra, ma qualcuno mi dovrebbe spiegare a che cosa serve l'asse del Belice! Inoltre, per la realizzazione delle piazze di Gibellina nuova sono stati chiamati i migliori architetti italiani...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Parolo.
Ha chiesto di parlare...

LUCA BAGLIANI. Signor Presidente, è la terza volta che le chiedo la parola!

PRESIDENTE. Non l'avevo vista.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano.

LUCA BAGLIANI. Signor Presidente, come devo fare per prendere la parola?

PRESIDENTE. L'onorevole Pirovano ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto.

ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati ancora una volta a rispettare il mandato ricevuto dagli elettori lo scorso 21 aprile. In provincia di Bergamo la lega nord ha ottenuto il 43,23 per cento dei voti, otto deputati e tre senatori, su un totale di undici da assegnare (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). È questo un en plein che darà presto origine a risultati politici irreversibili in tutto il nord, in tutta la Padania, che è in perfetta e trainante sinergia con le altre provincie e regioni. Il mandato da me ricevuto è semplice: fare la guardia alla nostra economia, alle nostre tradizioni, allo spirito di corpo che tiene unito il popolo padano e che gli ha permesso di conseguire risultati da primato in Europa e nel mondo. Risultati ancor più meritori se si considera la costante e pesantissima opera di ruberia che il Governo centrale perpetra ai suoi danni. E questa "manovrina", detta anche "piccola grande fregatura", è soltanto l'ultimo esempio in termini temporali della normale e scontata forma di ladrocinio, che per Roma è l'unico approccio alla soluzione dei problemi. Forse qualcuno di voi è stato agricoltore e sa come si mungono le mucche: si mungono due volte al giorno ed anche oggi, con


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la produzione ottimizzata grazie alle mungitrici automatiche, si dovrebbero mungere due volte al giorno. Ma Roma, quella Roma che da sempre definiamo ladrona, ma che è senz'altro sanguisuga e parassita, non si accontenta di attaccare la mungitrice alla Padania due volte al giorno ed il frutto dei sacrifici del popolo del nord è munto per ventiquattro ore al giorno: i tubi che convogliono la linfa vitale della Padania a disperdersi dei corridoi dei palazzi romani devono essere tagliati!
Questo accostamento agroalimentare mi fa ricordare il fulgido esempio di lungimirante programmazione operata dall'allora ministro Pandolfi, certamente possessore di quei cromosomi indistruttibili da me citati poche ore or sono e che mi hanno fatto paragonare Alien ad una povera creatura indifesa in confronto ai democristiani di ieri e di oggi. Nel 1982 la CEE diede all'Italia settanta miliardi per un'attenta valutazione della produzione di latte, al fine di inserirla nel contesto del mercato comune: i settanta miliardi furono bevuti e la produzione del latte barattata con quella siderurgica. Pandolfi e la democrazia cristiana distribuirono su tutto il territorio italiano le famose quote-latte senza alcun riscontro oggettivo, ma con il solo fine di consolidare il voto di scambio, proprio come avviene oggi con questa manovra pro sud. Si stabilirono le quote-latte per la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, ma il latte lì non si produce. Quelle quote erano e sono di carta, costituiscono per il nord, che produce circa il 90 per cento del latte italiano, esclusivamente una tangente (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Il nord deve comperare o affittare queste quote dal sud. È umiliante, per chi già lavora duramente, dover pagare il "pizzo" sia allo Stato, con le tasse, sia a coloro che perpetueranno questo sistema grazie al voto di scambio.
Esigo quindi che siano istituite le quote-pesce, con gli stessi criteri delle quote-latte (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Con le quote-pesce, un pescatore di Mazzara del Vallo, al trecentesimo tonno pescato, dovrebbe sospendere il proprio lavoro, prendere un aereo per recarsi al nord, rintracciare un detentore di quote-pesce della Valle Seriana, rinomata per il suo tonno d'altura, o di Caravaggio, luogo famoso per gli sgombri, stipulare un contratto d'acquisto o di affitto, pagare o ottenere una fideiussione bancaria, con ipoteca sul peschereccio, e quindi ritornare nel Golfo della Sirte per pescare la sua quota aggiuntiva di 100 tonni. Cosa direbbe il sud se tutto ciò avvenisse?
A chi parla di razzismo chiedo come si possa definire il ricatto fatto al nord, che si perpetua con Bagnoli, con Secondigliano, con le sovvenzioni agli zingari, con la metanizzazione del sud a spese del nord, con l'IVA sul metano che al nord è doppia. Basta, non ha più senso discutere: ora viene il tempo di agire. Se qualcuno avesse dubbi, dichiaro, il nome della Padania, il mio voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pittino. Ne ha facoltà.

DOMENICO PITTINO. Signor Presidente, mi auguro che a questo punto sia chiaro a tutti che la situazione del paese è bollente e che, così com'è, non va. I problemi sono gravi ma, quel che è peggio, finora abbiamo assistito all'atteggiamento miope della classe dirigente che ha fatto finta di niente. Mi auguro che quella attuale non continui su questa strada, anche se i segnali che vediamo non sembrano confortanti.
Nella discussione svoltasi sul provvedimento in esame è parso chiaro al sottoscritto ed a molti colleghi di minoranza che la maggioranza aveva deciso di non accettare il confronto sugli emendamenti, dal momento che al Senato si era definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra, il cui parto è di per sé già difficile. Infatti, la stessa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra malfatta.


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Con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati finanziari e gli operatori ma, di fatto, gli interventi previsti non apportano vantaggi in termini di saldi di bilancio né raggiungono, così come è a tutti noto dalla lettura dei giornali, anche di quelli più autorevoli, gli obiettivi che si prefiggeva la manovra. I risultati, sia in borsa sia nei confronti del marco, si vedono, nonostante tutto.
È evidente, caro Presidente, che siamo in una fase di recessione. Le cause che principalmente incidono sulla recessione sono tre, come emerge dai dati recentemente diffusi dall'ISTAT: a) il ciclo negativo dell'economia europea, il cui epicentro (la crisi della Germania) deprime le esportazioni italiane, specialmente del nord-est; b) la riduzione dei bilanci pubblici, che fa circolare meno denaro e di conseguenza porta ad una riduzione dei consumi interni; c) la crescente rigidità ed arretratezza del sistema-paese, che riduce la competitività e la vitalità delle industrie (alte tasse, ingessamento del mercato del lavoro, infrastrutture primitive, poca tecnologia, le sabbie mobili della burocrazia statale).
Un collega che mi ha preceduto ha definito meridionale questa burocrazia. Vorrei correggere il termine: quella che stiamo subendo è una burocrazia bizantina con sfumature balcaniche. Bizantina perché ormai in Italia si può dimostrare tutto e il contrario di tutto; balcanica perché è arrivata a livelli distruttivi.
Nel 1994-1995 l'Italia ha avuto un boom economico perché la passività del fattore c) era stata compensata dalla svalutazione competitiva. Il fattore b) non aveva ancora sviluppato tutto il suo impatto deflattivo e quello congiunturale non era nel suo picco negativo. Inoltre, un importante impulso alla crescita era stato dato dalla legge Tremonti sulla defiscalizzazione degli utili investiti nell'azienda. Alcuni hanno stimato che la legge Tremonti abbia contribuito alla crescita del PIL quasi quanto la svalutazione. Ciò vorrebbe dire che, posto un incremento del PIL pari al 3 per cento, si deve attribuire l'1,5 per cento alla svalutazione, l'1 per cento alla defiscalizzazione ed il restante 0,5 per cento al potenziale fisiologico di crescita.
Tolti i primi due fattori (la lira non è più competitiva e la legge Tremonti è sparita), resta al sistema un potenziale di crescita dello 0,5 per cento: infatti, nel 1996 l'economia italiana sta crescendo con questo ritmo, praticamente stagnante, e solo un miracolo può portarla all'incremento del PIL pari all'1,2 per cento che è stato stimato dal Governo per i suoi conti relativi al 1996 e per valutare il gettito fiscale del 1997. Infatti, si parla già di una manovra insufficiente.
Se restano, dunque, costanti e negativi i fattori b) e c), citati in precedenza, l'unica speranza di raggiungere una crescita dell'1,2 per cento risiede nella ripresa tedesca (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). La Confindustria, nelle parole di Cipolletta, si affida infatti a questa sola speranza, ma il dato di lettura è un altro: vuol dire che non si ritiene il Governo Prodi capace di fare qualcosa di più. Ma la Germania, pur tutti prevedendo un rimbalzo tecnico della recessione, non crescerà certo in quantità e modi tali da aumentare le esportazioni italiane in tempi brevi. Qualcosa ci sarà, ma il PIL italiano si collocherà ben al di sotto dell'1 per cento previsto.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

DOMENICO PITTINO. Questa crescita vicina allo zero farà saltare i conti pubblici relativi al 1997 (meno crescita, meno gettito) ed il Governo Prodi dovrà per forza aumentare le tasse, per esempio quelle sui guadagni di capitale, come probabilmente sta pensando Visco. Facendo così si peggiorerà terribilmente la recessione italiana e si perderà la sua natura congiunturale, che diventerà strutturale. Ciò significa anni di miseria e la possibilità di uscirne solo con manovre di emergenza ad altissimo costo sociale.
La situazione è grave e può essere corretta solo da azioni con efficacia immediata,


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certamente non come quelle previste nella manovra economica attuale.
Che cosa dovrebbe fare il Governo Prodi per evitare questo scenario? Dovrebbe certamente dare subito al paese una nuova legge Tremonti, ma l'uso reflattivo della leva fiscale ha bisogno di tre condizioni di contorno, tra cui il sostegno competitivo di base all'industria: o si svaluta creando la competitività negativa sul piano dell'export, oppure si liberalizza il sistema dotandolo di competitività positiva, per esempio garantendo flessibilità e minor costo del lavoro, ma Prodi non può fare queste due cose e senza di esse le industrie non avrebbero incentivi per procedere a grandi reinvestimenti.
La seconda condizione è la riduzione del fabbisogno pubblico. La defiscalizzazione implica un minor gettito per lo Stato a breve termine, compensato da una maggiore crescita nell'anno successivo, ma Prodi non può né vuole fare questa scommessa, perché essa implica riduzioni strutturali che smonterebbero l'attuale sistema statalista.
Si dovrebbe inoltre sostenere l'export extracomunitario (Asia e America) in modo da dipendere meno dal ciclo franco-tedesco; ma Prodi vuole entrare nella povera Europa e uscire dal mercato globale.
Quindi, per quanto riguarda le prospettive reali, il Governo Prodi è già in crisi per la sua incapacità di governare l'economia reale: si veda, ad esempio, l'articolo 3 della manovrina economica, in cui si parla di riduzione di stanziamenti e di blocco di impegni. L'unica cosa che si è potuta fare in quest'articolo è stata la sottrazione di finanziamenti alle industrie e l'invenzione di artifici formali e contabili, trasferendo determinati impegni su altri capitoli di spesa. Questo è assurdo per un paese che si rispetti. Di simili esempi credo che sia pieno il bilancio del Banco di Napoli degli ultimi anni, però il risultato è che comunque non si è salvato, ha solo rinviato il suo dissesto finché non ce l'ha fatta più. Questi sono esempi da non perseguire.
Vorrei leggere, a dimostrazione della famosa burocrazia di cui ho parlato prima, l'articolo 6 del disegno di legge n.1857, relativo al fondo patronati e fiscalizzazione oneri sociali: "In attesa che si proceda alla revisione delle disposizioni di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n.804, l'aliquota percentuale, di cui all'articolo 4, secondo comma, dello stesso decreto legislativo, da applicarsi sul gettito dei contributi incassati dagli istituti che gestiscono le varie forme di previdenza sociale, ai fini del finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale, è fissata per gli anni 1997 e 1998 nella misura pari allo 0,226 per cento del gettito accertato, rispettivamente, per gli anni 1996 e 1997.
"Con effetto dal periodo di paga in corso al 1^ giugno 1996 il livello di fiscalizzazione degli oneri sociali è ridotto, con riferimento al contributo di cui all'articolo 10, comma 1, della legge 11 marzo 1988, n.67: (...)".

PRESIDENTE. Si avvii a concludere, onorevole collega.

DOMENICO PITTINO. Volevo dimostrare come questo articolo sia pieno di riferimenti a normative che si riferiscono addirittura al 29 luglio 1947 (la n.804). Credo, e mi auguro, che il Governo non abbia dimenticato nessun riferimento normativo, perché ritengo che nemmeno esso sappia quante siano le leggi in materia ormai esistenti in Italia. Pertanto, l'unico voto che si può dare su questa "manovrina" economica è negativo, perché dimostra la mancanza di coraggio...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pittino. Il suo tempo è scaduto.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Il tempo a sua disposizione è un minuto.

ALESSANDRA MUSSOLINI. La ringrazio, signor Presidente. Sarò breve. Intervengo sull'ordine dei lavori perché, come è noto, alle 12 vi sarà la distruzione di circa 4 mila embrioni, per l'esattezza 3.300. Come è noto, il documento nazionale di


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bioetica sull'embrione umano ha sancito che l'embrione è compiutamente umano, è vita, è individuo. Allora, chiedo che questo Parlamento possa esprimersi per il rispetto di questa vita umana che è sacrificata, alcune volte, sull'altare dell'egoismo, che in molti casi è vittima della scienza. Chiedo che in questo Parlamento, anche se vi sono certamente problemi economici, manovre e manovrine, si possa dare una risposta simbolica con un minuto di silenzio in rispetto di queste vite umane che non hanno neanche la possibilità di potersi difendere, in quanto embrioni (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mussolini, per aver posto questo problema. Sia lei sia tutti i colleghi sanno che le questioni attinenti alla vita e alla sua formazione sono di grandissima delicatezza e complessità. Credo che su tali questioni il Parlamento debba intervenire secondo le sue specifiche funzioni, cioè mediante leggi e strumenti di indirizzo per il Governo. Mi impegno pubblicamente in aula a proporre che alla ripresa vi sia un dibattito adeguato su questa materia. Spero che si possa fare una legge per la protezione dell'embrione, così come esiste in altri paesi, e che vi siano altri interventi che consentano di provvedere adeguatamente. Per questo motivo, non accolgo la sua richiesta, pur essendo sensibile allo spirito che l'ha animata.
Su questa questione non darò la parola ad altri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, anzitutto volevo far notare che quando un collega parla è consuetudine che gli sia portata dell'acqua. Qui è da ieri sera che non si vede un commesso. Credo che dovremo portarcela noi!

PRESIDENTE. Questa non è una dichiarazione di voto, onorevole collega.

CESARE RIZZI. Anche quest'anno, come negli esercizi precedenti, il grande Stato deve ricorrere a manovrine e manovrone (più che altro, manovrone) per equilibrare il saldo netto da finanziare ed il ricorso massimo al mercato finanziario. Tutto ciò è indice di miopia politica ed economica ma, soprattutto, è un malcostume di questa classe dirigente, la quale, in sede di esame di legge finanziaria, farà promesse (magari le metterà anche per iscritto!) di tagli e di risparmio di spese e poi, durante l'anno, allenterà i cordoni della borsa in modo ampiamente clientelare, comunque in maniera tale da sfondare le previsioni fatte a suo tempo.
Una macchina dello Stato vecchia, e comunque adatta alle funzioni di uno Stato centralista, è quella della quale stiamo discutendo, che ci presenta, senza tener conto di dati e di informazioni precedenti, o addirittura senza aver messo in atto alcun sistema di gestione e di controllo della spesa più snello e rapido, un ammontare di residui passivi pari a 79 mila miliardi, cioè il 51,3 per cento delle consistenze accertate. È infatti ovvio che la consistenza e la formazione lenta del residuo è causata dalle note lungaggini, inspiegabili per uno come me, che fa l'imprenditore, dovute al lungo arco di tempo che intercorre tra l'espletamento dei famosi cinque momenti nei quali si articola il regime giuridico della spesa dello Stato centralistico.
Si tratta di uno Stato vecchio e decrepito, ormai caduto sotto i micidiali colpi della partitocrazia romana. I cinque momenti sono i seguenti: previsione della spesa; impegno della spesa, liquidazione della spesa; ordinamento di pagamento e pagamento. Mi risulta che, per poter soddisfare questi cinque aspetti, occorrono più di quindici mesi a causa delle lungaggini della macchina burocratica dello Stato, contro la quale la lega nord per l'indipendenza della Padania sta conducendo una dura lotta. Ora riesco a capire perché gli Stati centralisti sono destinati a fallire. Simili, tortuosi momenti nei quali la responsabilità decisionale si moltiplica a livello esponenziale tra una miriade di dirigenti e di soggetti che devono o firmare o vistare, si ripetono anche per le entrate, con la logica conseguenza che lo Stato


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centralista non sa mai quando e quanto deve incassare, né quando e quanto deve spendere. Questa spirale perversa, unita ad una pessima amministrazione della cosa pubblica, gestita dai partiti di Roma in modo clientelare, assistenzialista e demagogico, ha portato ciò che rimane dell'Italia alla rovina dell'incombente tracollo delle istituzioni sotto il peso di 2.400.000 miliardi di debito pubblico.
Occorre un'urgente riforma in senso federale dello Stato, la quale però va attuata non da coloro che ci propongono l'approvazione dell'assestamento del bilancio dello Stato, cioè dai partiti che sostengono questa maggioranza, ovvero dalla pseudo opposizione di centro-destra (che presto finirà, in cambio di una rete televisiva in più), ma dai popoli italiani che finalmente potranno darsi un nuovo assetto istituzionale e politico, esaltando il sacrosanto principio dell'autodeterminazione dei popoli.
Vede, signor Presidente, oggi lo Stato ricorre alle lotterie: è espressamente previsto nella legge finanziaria che dal lotto e dalle lotterie istantanee si ricavi un incremento di entrata per 2.200 miliardi. Roba da centro Africa! Nel centro Africa, quando non sanno come risolvere il problema dei soldi, indicono le lotterie.
Vorrei poi rivolgere una domanda ai rappresentanti del Governo. Lo faccio in questa sede dal momento che presentare interrogazioni è praticamente impossibile: la lungaggine e la burocrazia di questa partitocrazia richiedono come minimo il tempo di uno o due anni prima di riuscire a discutere alla Camera un'interrogazione. Comunque oggi i rappresentanti del Governo sono presenti in aula: posso allora esporre una denuncia che credo interessi un po' tutti. Sui giornali dello scorso mese di maggio risultano dati contrastanti sul numero di elettori nelle ultime consultazioni politiche generali: secondo il Ministero dell'interno i votanti sarebbero 48.846.000, mentre secondo l'ISTAT sarebbero 45.814.000; si registra dunque una differenza di circa 2.800.000 votanti. Vorrei chiedere ai rappresentanti del Governo e a lei, signor Presidente della Camera, dove sono finiti questi voti. Vorrei avere quanto prima una risposta, visto che come ripeto presentare interrogazioni è praticamente impossibile: 2.800.000 voti non sono pochi e mi risulta anche da indagini effettuate personalmente che in parte sono voti provenienti dal sud (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.

FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto contrario sulla manovra in esame, disposta dal disegno di legge di conversione n.1857. Le ragioni sono molteplici: di fatto gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi prospettati in termini di saldi di bilancio, come è stato già esaurientemente espresso e chiarito dalla nostra parte politica nelle Commissioni di merito. Ho già avuto modo di osservare in sede di discussione e di dichiarazione di voto sul complesso degli ordini del giorno ammessi la pesante ricaduta del provvedimento sulla vitalità oggi già molto fragile della piccola e media impresa soprattutto artigiana. Ho anche avuto modo di rilevare in Commissione cultura come il presente provvedimento attui una vera e propria decurtazione di risorse al settore scolastico ed universitario, senza chiarire i criteri con cui i tagli delle spese sono attuati.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 12)

FLAVIO RODEGHIERO. Razionalizzare significa migliorare l'impiego della spesa in questo caso scolastica e recuperare risorse per interventi di qualità: cosa che non emerge affatto dall'articolo 5 del provvedimento in esame. Inoltre, la logica della razionalizzazione dovrebbe essere superata a favore di una organica programmazione territoriale dell'offerta scolastica, tenendo nella debita considerazione non solo la differenza fra le diverse aree regionali dell'Italia ma anche e


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soprattutto i sottosistemi (come quello della montagna, che caratterizza principalmente l'arco alpino e prealpino).
Faccio presente, fra l'altro, che in questi giorni molti provveditori agli studi specie nel Veneto stanno inviando ai direttori didattici dei comuni montani ed ai sindaci l'invito a formulare un preciso piano operativo che preveda la soppressione di plessi scolastici sottodimensionati mediante accorpamento con le scuole viciniori, in modo da conseguire così dice la circolare la formazione di classi con un numero consistente di alunni. È la stessa logica sottesa all'articolo 5 del presente disegno di legge.
Al riguardo voglio richiamare l'attenzione del Governo su una specifica normativa prevista per la scuola di montagna dalla legge n.97 del 1994. Questa disciplina non può non essere tenuta presente soprattutto nell'ambito di interventi di razionalizzazione come quello oggi in esame. La realtà montana riguarda oltre il 50 per cento del territorio della penisola e rappresenta una risorsa ed una ricchezza da gestire con la consapevolezza e la determinazione necessarie a farne una realtà socio-economica protagonista della vita economica del paese.
Purtroppo dobbiamo invece rilevare che le zone di montagna sono state notevolmente trascurate, nonostante la rilevanza che il territorio montano assume nel dettato costituzionale (articolo 44, secondo comma, della Costituzione: "La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane") e stante la sostanziale inapplicazione della legge n.97 del 1994, che avrebbe invece dovuto rappresentare l'attuazione della disciplina costituzionale. Occorre perciò promuovere una nuova, specifica ed incisiva politica di sviluppo per la montagna italiana, in linea con gli orientamenti comunitari, al fine di salvare l'immenso patrimonio storico, naturale e culturale che la caratterizza.
Le condizioni di grave degrado ambientale e di crisi economica in cui versano le zone di montagna, aggravate dalla presenza di una popolazione minacciata dall'invecchiamento, rendono difficile la soddisfazione dei bisogni dei loro abitanti; invece la politica nazionale e regionale, per converso, hanno spesso trascurato e trascurano la montagna ed in particolare i piccoli comuni montani, soprattutto per quanto concerne il potenziamento ed il miglioramento delle infrastrutture di base necessarie a determinare un più agevole collegamento con il resto del territorio, una qualità della vita e dei servizi adeguata alle altre zone rurali ed urbane.
Questa manovra non tiene in debito conto proprio quanto previsto dalla legge n.97 del 1994. Ho rilevato puntualmente la mancata applicazione di questa legge con una interrogazione presentata il 24 gennaio scorso alla quale non è mai stata fornita risposta. Devo dire che il provvedimento in esame non solo non tiene in debito conto, ma ne aggrava la mancata applicazione.
Il comitato interministeriale prezzi non ha ancora concesso le riduzioni previste dal comma 2 dell'articolo 10 riguardante l'autoproduzione ed i benefici in campo energetico.
Ai commi 2 e 3 dell'articolo 13 interventi per lo sviluppo delle attività produttive viene prevista l'applicazione dei benefici della legge n.44 del 1986 (incentivi per l'imprenditoria giovanile) anche a favore dei comuni montani con meno di 5 mila abitanti. Il comitato che gestisce questa legge è stato trasformato in società per azioni e fa capo al Ministero del tesoro, ma l'eccessiva burocrazia che ne deriva rende inevitabilmente inagibile l'utilizzo della legge da parte delle comunità che se ne vogliano servire.
L'articolo 14, poi, prevede il decentramento di attività e servizi dello Stato, ma sotto tale aspetto nulla sino ad ora è stato fatto.
L'articolo 15 prevede la tutela dei prodotti tipici, ma sino ad ora non risulta al sottoscritto che l'attuazione sia avvenuta.
Il comma 1 dell'articolo 16 concernente le agevolazioni per i piccoli imprenditori risulta inapplicato; gli uffici finanziari competenti, non avendo avuto direttive in merito, in quanto il Ministero delle finanze non ha ancora emanato la circolare


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applicativa, per non incorrere in problemi preferiscono non applicare la norma. Infine, non risultano ancora emanate le circolari applicative relativamente alla possibilità di assunzione a tempo parziale per gli operatori nei comuni montani previste dall'articolo 18.
Ma non posso dimenticare, con riferimento all'articolo 12, che attualmente la legislazione non tutela gli aventi diritto all'uso civico in maniera adeguata. Così pure le deroghe in materia di trasporti, previste dall'articolo 23, non possono venire assolutamente applicate, peraltro in questo caso anche per l'inerzia delle regioni.
Vorrei ricordare inoltre che in seguito ad una mozione presentata dal sottoscritto il 20 novembre 1995 ed una risoluzione in Assemblea presentata il 7 dicembre 1995 relative alla necessità di ratificare la convenzione sulla protezione delle Alpi già ratificata da Austria, Germania, principato di Liechtenstein, Slovenia ed Unione europea mentre il Governo precedente ha presentato, anche se negli ultimi giorni della propria vita, apposito disegno di legge di ratifica, il presente Governo a tutt'oggi non ha fatto conoscere le proprie determinazioni in proposito.
Signor Presidente del Consiglio o, in sua assenza, signori membri del Governo, ancora una volta non solo in quanto deputato, ma come cittadino nato in montagna, consigliere di un comune montano e vicepresidente di una comunità montana, debbo affermare con assoluta mestizia che la gestione del territorio, la promozione della presenza, della qualità della vita e della cultura delle popolazioni, la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio, lo sviluppo di un'economia ecocompatibile sull'intera area alpina vengono per l'ennesima volta traditi anche da questa manovra del vostro Governo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su cosa, onorevole Buontempo?

TEODORO BUONTEMPO. Per un richiamo all'articolo 94 del regolamento, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Ho chiesto la parola alle 11,55: alle 12 scadono i termini per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge costituzionale di istituzione di una Commissione bicamerale. Considerando i tempi di lavoro della Camera, la seduta notturna e la non interruzione, credo sia opportuna una proroga di almeno due ore del termine per la presentazione di questi emendamenti.
Ho avuto difficoltà a presentare gli emendamenti, dovrei predisporne, ma non vi è il tempo materiale per poterli scrivere. Tenga conto che in Commissione non è stato possibile presentare emendamenti e che la stessa Commissione è stata convocata in violazione del regolamento, perché fino alle 21 non era ancora noto il testo licenziato dal Senato. La Camera, quindi, non è stata messa in condizioni di sapere che alle 9 del mattino era prevista la riunione della Commissione affari costituzionali.

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, ella capisce che non posso stabilirlo io. Mi renderò immediatamente interprete della sua richiesta presso il Presidente della Camera, anzi, per la verità lo farò tra venti minuti, perché in questo momento è in corso la cerimonia del "ventaglio".

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sulla questione sollevata dall'onorevole Buontempo.

PRESIDENTE. La questione è chiara.

ROLANDO FONTAN. Desidero fare alcune precisazioni.

PRESIDENTE. Lei non può fare precisazioni, può parlare solo sull'ordine dei lavori o per un richiamo al regolamento.

ROLANDO FONTAN. Desidero appoggiare la richiesta dell'onorevole Buontempo.


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PRESIDENTE. Ho già dato una risposta.

ROLANDO FONTAN. Volevo cercare di motivarla, perché forse non è stata adeguatamente motivata.

PRESIDENTE. La questione mi pare molto chiara.

ROLANDO FONTAN. Non è stata chiara...

PRESIDENTE. L'onorevole Violante ha telefonato adesso agli uffici e mi incarica di dire all'Assemblea che il termine è scaduto e non ritiene di riaprirlo. Non è una decisione mia, ma del Presidente della Camera

Una voce dai banchi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Soviet!

CARLO FONGARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori in relazione alla questione sollevata dall'onorevole Mussolini.

PRESIDENTE. Il Presidente della Camera mi ha detto di non accettare alcun intervento su tale questione.

CARLO FONGARO. Apprezzo la sensibilità che lei, Presidente, ha dimostrato prima tentando, purtroppo vanamente, di dare la parola...

PRESIDENTE. L'onorevole Violante è sceso appositamente e si è assunto le sue responsabilità. La prego di attenersi all'ordine dei lavori, su questo argomento non posso darle la parola.

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori. Le assicuro che non ho alcun intento dilatorio.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. Alle 13 è convocata la Commissione difesa. Volevo richiamarmi alla sua sensibilità per invitarla a comprendere che, come tutti hanno potuto notare, l'azione portata avanti dalla lega ha un chiaro intento politico. Nel rispetto di questo intento politico, la Presidenza dovrebbe quanto meno convocare la Conferenza dei capigruppo per decidere se le Commissioni possano riunirsi.

PRESIDENTE. L'onorevole Violante, che è stato già investito di questo problema, mi incarica di informare l'Assemblea che non esistono motivi validi per una decisione in tal senso.

DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto di tempo.

DANIELE MOLGORA. L'articolo 8 del regolamento recita: "Il Presidente rappresenta la Camera". Rispetto a quanto è avvenuto durante la notte, a porte chiuse, un articolo del quotidiano La Repubblica riporta che è iniziato un fitto lancio di sassolini dai banchi del Carroccio.

PRESIDENTE. La questione è stata già esaminata dall'Assemblea in sua assenza ed è stato deciso che non attiene all'ordine dei lavori, per cui la dichiaro inammissibile.

DANIELE MOLGORA. Chiedo una smentita.

PRESIDENTE. È già stata dichiarata inammissibile.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Roscia. Ne ha facoltà.
Onorevole Roscia, se non prende la parola, si intende che vi abbia rinunciato.

ROBERTO CALDEROLI. Basta con le intimidazioni!

PRESIDENTE. Non è un'intimidazione, è un avvertimento.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente Acquarone, mi permetta di iniziare con dovizia, visto che la stanchezza... I colleghi mi consentano di intervenire in quest'aula molto attenta ad un passaggio fondamentale per l'affondamento della prima Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo


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della lega nord per l'indipendenza della Padania). Parlo di affondamento perché questa manfrina, questa manovra è come qualcuno l'ha definita "l'ennesimo artifizio contabile" per dimostrare come la virtualità abbia la preminenza sulla sostanza e sulla reazione che la finanza pubblica subirà grazie ad una mistificazione grossolana, ad una correzione che di fatto non esiste. Abbiamo un efficiente servizio del bilancio che, ogni volta che dobbiamo discutere su un provvedimento di carattere finanziario, ci sottopone le proprie valutazioni e ahimè anche, con estremo imbarazzo, le tante perplessità. Il servizio bilancio ci conforta nel sopportare l'idea che questa manovra non è in grado di correggere il fabbisogno che ormai è sfuggito di mano: lo sanno anche i rappresentanti del Governo, almeno quelli che frequentano la ragioneria generale. Essi sanno che in queste settimane il fabbisogno è ulteriormente aumentato e che ahimè non potranno correggere questa tendenza. Il quadro politico è stato pesantemente utilizzato per non permettere questa correzione sostanziale e su di esso, piuttosto che sulla reale difficoltà, si è costruita una manovra che forse può essere ritenuta corretta solo dal governatore Fazio, il quale si permette di chiamare, in piena autonomia, il Presidente del Consiglio e di dirgli: "Stai attento: chiudi in fretta questa manovra che non vale niente; dobbiamo predisporre altre misure, altri strumenti".
Amici miei, si può rispondere con un voto favorevole a questa falsa manovra, a questo quadro politico che ormai vede un perno fondamentale in rifondazione comunista, di cui già conosciamo l'intendimento di lasciare inalterato un Stato sociale che nessuno può più difendere, di compromettere il processo di privatizzazione, che è uno dei pilastri del risanamento della nostra finanza pubblica? Come si fa a far credere ai mercati che questo quadro politico possa sostenere un processo virtuoso di rientro del deficit pubblico? Bisogna essere onesti.
In questo scenario, è emerso anche l'atteggiamento, a mio avviso molto offuscato, mistificatorio, assurdo, di un'opposizione che ha messo alcune migliaia di miliardi di pubblicità e qualche presidenza della Commissione di vigilanza bisogna dirlo perché gli italiani padani o non padani sappiano come i loro interessi siano patteggiati sul piatto della bilancia della consociazione ripetuta, becera, pesantissima, peggiore rispetto a quanto abbiamo visto nel passato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Questa è la considerazione che emerge dal mancato dibattito. Non si è voluto un confronto in quest'aula e nelle Commissioni, perché si è sprecato tempo per accontentare prima rifondazione comunista, poi i popolari, quindi Di Pietro, infine tutta questa armata Brancaleone che vorrebbe far credere al mondo che il paese è sulla retta via del risanamento della finanza pubblica (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Non è così: certo si sono bloccati gli impegni di spesa, ma per quanto riguarda gli investimenti. Voglio allora ricordare ai colleghi che l'anno scorso, quando abbiamo discusso della legge finanziaria, questo era un punto saliente di svolta del Governo Dini, in sostanza del Governo che adesso stanno appoggiando i colleghi di rifondazione comunista: come mai ora il rospo è buono e ieri era invece da gettare nel fosso?
Amici miei, su questi cambiamenti bisogna riflettere, perché nel passato, soprattutto negli ultimi venti anni, si sono compiuti tanti sbagli, certo sotto la mannaia del partito comunista, ancora adesso camuffato con etichette che nascondono l'identica essenza, quella della volontà di portarci non nell'Europa occidentale ma nell'Europa dell'est (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Come potete pretendere che i cittadini della Padania accettino di fare le file cui sono stati costretti i cittadini dell'Albania, della Romania, della Bulgaria, della Russia? Non lo accetteranno mai! E lo hanno indicato con le loro scelte di voto.


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Ora gli amici di rifondazione se la ridono: e hanno ragione! Stanno condizionando, stanno sostenendo, stanno dettando la filosofia di questo Governo, e ne sono orgogliosi! Ed avremo così ancora più cassa integrazione e false pensioni di invalidità. Fino a quando? Fino alla prossima finanziaria? Non si sa, perché questi amici devono anche difendersi e dimostrare al loro elettorato che hanno voluto le elezioni per raddoppiare la consistenza del loro gruppo parlamentare, che aveva subito la consistente fuga di una componente importante. Questo dovete dirlo, perché state sostenendo di difendere i lavoratori e le classi più deboli, mentre le state portando allo sfacelo insieme a tutto il paese: ma avete trovato, ahimè, la lega nord che volevate cancellare dallo scenario e che invece sta difendendo gli interessi dei popoli padani (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania), che voi non volete riconoscere in nome di esigenze internazionali che sono ormai superate dalla storia!
E così potete condizionare l'amico che è stato definito dottor Balanzone dall'ex Presidente del Consiglio, quel signore che sorride sempre di fronte ai tanti problemi. Ma non sono i sorrisi che risolvono i problemi! Anzi li aggravano; i mercati, ahimè, hanno tratto il loro giudizio ed hanno reagito: il marco è ormai a quota 1.035 lire e speriamo che vada anche a 1.200, perché questo è l'unico modo, nel nostro contesto nazionale, per difendere il lavoro delle aziende e dei loro dipendenti, ma anche le pensioni che non saranno più erogate se l'economia reale del nord sarà "collassata" dallo sfacelo di un Governo arrogante che si presenta in un'aula parlamentare senza potersi permettere di accettare neanche uno solo dei tanti emendamenti che la lega ha presentato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Voglio ricordare per l'ennesima volta le questioni sul tappeto: per esempio, quella dei falsi invalidi che non è una questione teologica; serve invece per dare un forte segnale di cambiamento ai cittadini, anche a quelli più attivi, che magari stanno pensando di andare in pensione a cinquant'anni con vari stratagemmi. E badate: questa cultura assistenzialista si sta spostando al nord. Allora, signori miei, se come ben sappiamo in Italia i lavoratori del nord sostengono l'intera economia, cosa succederà quando anche loro accetteranno queste soluzioni balzane di pura assistenza, che non permetteranno un futuro di serenità ai nostri pensionati e ai nostri lavoratori? Ci troveremo con un nuovo dottor Balanzone che sorride? Vedrete che i mercati ci capiranno; vedrete che l'Europa non può che aspettarci: queste sono le dichiarazioni che abbiamo sentito dai vari rappresentanti...

PRESIDENTE. Onorevole Roscia, il suo tempo è scaduto (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania).

ROLANDO FONTAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Su quale argomento?

ROLANDO FONTAN. Faccio una riflessione che forse interessa più la maggioranza che l'opposizione...

PRESIDENTE. Lei deve dirmi prima la questione che intende sollevare.

ROLANDO FONTAN. In Commissione affari costituzionali inizia oggi alle 12,30...

PRESIDENTE. Mi scusi, ma la questione è già stata affrontata e risolta.

ROLANDO FONTAN. Mi lasci spiegare una cosa.

PRESIDENTE. Una questione dichiarata inammissibile non può essere riproposta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oreste Rossi. Ne ha facoltà.

ORESTE ROSSI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, desidero motivare succintamente il mio voto contrario al provvedimento in esame, ma vorrei anche parlare


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dei vari punti dove si denota quale sia la politica di questo Governo.
L'articolo 1 del decreto-legge stabilisce che sono posti a carico del servizio sanitario nazionale i farmaci caratterizzati dallo stesso principio attivo commercializzati a prezzo più basso e dispone che i medicinali, tra quelli di cui sopra, venduti ad un prezzo maggiore siano classificati dalla commissione unica del farmaco in fascia c), cioè siano a totale pagamento del mutuato, salvo che particolari motivi sanitari giustifichino il mantenimento nella classe di appartenenza.
Ora, vorrei sapere se vi rendiate conto di cosa significhi autorizzare praticamente un solo farmaco per tipo, quello a prezzo più basso, per tutti coloro che ne hanno bisogno, quale giro di tangenti e bustarelle possa comportare. Non so se vi rendiate conto di cosa possa significare per un'azienda piccola, che magari produce un solo tipo di farmaco, vedere un'azienda grande, che ne produce cento, ridurre per semplici motivi di concorrenza ad un livello bassissimo il prezzo del farmaco uguale a quello che produce la piccola azienda: significa la fine per la piccola azienda! Peccato poi che il prezzo del farmaco, volutamente abbassato dalla grande azienda, l'anno dopo tornerà magari a livelli ben più alti! Intanto abbiamo distrutto la piccola azienda e questo meccanismo si può ripetere per decine e decine di farmaci, distruggendo decine e decine di piccole aziende che comunque danno lavoro.
Il comma 3 dell'articolo 1 prevede che, per l'autorizzazione all'immissione in commercio come farmaci generici, i medicinali debbano rispondere, oltre ai requisiti precedentemente stabiliti dallo stesso comma, alla caratteristica della bioequivalenza con una specialità medicinale già autorizzata. Ma vi rendete conto cosa vuol dire stabilire questo principio; quali e quante analisi debbano essere eseguite per scoprire l'allergia a un componente rispetto ad un altro; quanti anni di prove bisognerà fare? Nel frattempo, il povero disgraziato magari povero nel vero senso della parola, perché non ha i soldi cosa fa? Aspetta anni di analisi e di prove prima che gli dicano: "Sì, è vero sei allergico a questo farmaco; puoi prendere l'altro gratuitamente". Vi rendete conto di cosa state combinando?
L'articolo 2 prevede che, in deroga ai meccanismi negoziali previsti dall'accordo collettivo nazionale, per il 1996 i livelli di spesa indotta per l'assistenza farmaceutica e specialistica non possono superare a livello regionale i livelli corrispondenti già registrati nell'esercizio 1995, però ridotti dell'1 per cento. Abbiamo un servizio sanitario allo sfascio e, invece di intervenire, tagliamo, riduciamo dell'1 per cento, come minimo!
L'articolo 3 introduce misure in materia di spese. In particolare, i commi 1 e 2 dispongono la riduzione della dotazione dei fondi speciali iscritti nelle tabelle A e B della legge finanziaria per il 1996. Il comma 3 dispone la riduzione degli stanziamenti di competenza iscritti nel bilancio di previsione dello Stato per l'anno 1996. Il comma 4 dispone la riduzione in termini di competenza per il 1996 delle autorizzazioni di spesa relative alle leggi elencate nella tabella 2 allegata al decreto-legge per gli importi in essa specificati. Il comma 5 prevede la riduzione dello stanziamento relativo al fondo per le esigenze relative attenzione! alla formazione del personale, al pontenziamento ed al funzionamento di scuole ed uffici dell'amministrazione scolastica; invece di formare i nostri insegnanti ed i nostri ragazzi, noi gli tagliamo i fondi, come se la scuola italiana fosse la migliore al mondo: tagliamo ancora i fondi, benissimo! Il comma 7 prevede la riduzione del 20 per cento degli stanziamenti relativi all'indennità ed ai rimborsi spese di trasporto per missioni, e questo potrebbe anche andar bene. Il comma 9 riduce lo stanziamento per il triennio 1996-1998 del fondo nazionale ordinario per gli investimenti relativo al concorso dello Stato al finanziamento dei bilanci delle province, dei comuni e delle comunità montane, la cui dotazione è determinata annualmente dalla tabella C della legge finanziaria. Il comma 10 dispone la riduzione degli stanziamenti


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iscritti nei capitoli espressamente elencati nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri e del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali relativi, rispettivamente, alla cooperazione allo sviluppo ed ai contributi a favore di produttori agricoli e zootecnici. Complimenti, questa è lotta alla disoccupazione, sia pure in senso contrario!
L'articolo 4 detta norme sulla verifica dello stato di invalidità civile, ma non prevede nulla, neppure contro quelle commissioni provinciali che hanno autorizzato le false pensioni di invalidità: quei funzionari dello Stato che hanno firmato le false pensioni di invalidità dovrebbero andare in galera prima dei falsi invalidi che hanno ottenuto l'elemosina anziché un posto di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania); in galera dovrebbero andarci prima i funzionari dello Stato che sulla nostra pelle, sulla pelle dei contribuenti hanno concesso false pensioni di invalidità probabilmente in cambio di tangenti, voti o favori. Nulla c'è, a questo proposito, nel provvedimento!
L'articolo 9 interviene in materia di trattamento tributario dei proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità; anche in questo caso, quindi, si procede a tagli.
L'articolo 10 detta disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto estendendo l'indetraibilità dell'IVA. Il comma 5 dello stesso articolo detta norme in materia di imposta di registro aumentando da 150 mila a 250 mila lire l'importo delle imposte di registro e di quelle ipotecaria e catastale.
L'articolo 11 a sua volta determina un peggioramento dell'imposta sulle assicurazioni, prevedendo in particolare nuovi termini di versamento dell'imposta sul gas metano; anche in questo caso si prevede una doppia imposta: l'IVA è più alta al nord e più bassa al sud, anche se al nord, purtroppo, fa più freddo e ci si deve scaldare di più.
Un breve accenno vorrei ora dedicare alle riduzioni di spesa apportate alla protezione civile, oggi più che mai indispensabile per gli interventi di emergenza, di tutela dell'ambiente e della popolazione e per la prevenzione delle catastrofi naturali. L'abbandono sistematico della montagna e della collina sta producendo una situazione di grave dissesto idrogeologico del territorio e conseguentemente la scomparsa del sistema viario ed idrico.
I fossi si chiudono e le acque, non più drenate, precipitano a valle, portandosi dietro rami, erba, tronchi che, giunti ai fiumi, creano dighe contro le arcate dei ponti. Quando sotto il peso delle acque queste dighe naturali si schiantano provocano alluvioni ed allagamenti.
I tristi eventi calamitosi di cui sopra, una volta rari, si ripetono ormai ad ogni acquazzone, con gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per il paese. Basti pensare che la tragica alluvione nel nord Italia del novembre 1994 è costata allo Stato circa 11 mila miliardi di lire. Parimenti la scomparsa della rete viaria ed il suo deterioramento comportano l'impedimento al passaggio dei mezzi di intervento durante gli incendi che, in particolare quest'anno, stanno distruggendo alcune tra le località naturali più belle e suggestive del paese.
Il Governo dovrebbe intervenire fermando l'esodo delle popolazioni di montagna e di collina con apposite integrazioni salariali agli agricoltori professionali che si impegnino a collaborare alla gestione del territorio. Chi meglio di un "medico della terra" può curare il territorio che, coi suoi frutti, gli assicura il sostentamento? Invece, questo Governo, il suo Governo, ha respinto un ordine del giorno a mia firma che chiedeva interventi tesi al potenziamento della protezione civile.
Si ricordi, Presidente, delle promesse elettorali che ha gridato ai quattro venti dalle televisioni, dai giornali, dagli opuscoli illustrati a colori sgargianti stampati dalla sua coalizione: niente tagli, nessun aumento della pressione fiscale, no ai registratori di cassa, no alle bolle di accompagnamento, centinaia, migliaia di parole. Quante balle, caro Robin Hood della politica! Quante balle! Mi dispiace che i colleghi del Polo non abbiano fatto il loro dovere


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di opposizione tentando di ostacolare l'approvazione di questo nuovo insulto alla nostra gente. Probabilmente, come diceva qualche mio collega, hanno avuto qualcosa in cambio: tutti hanno un prezzo! Forse avete avuto la Commissione di vigilanza sulla RAI, dove non siete neanche stati in grado di arrivare alla nomina di un vostro presidente, perché al vostro interno non siete in grado di indicare un nome (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Che dire poi del decreto-legge emanato a margine della manovra, che stanzia ben 3.400 miliardi per il Giubileo, tutti a disposizione del comune e della provincia di Roma, guardate caso! Se non sbaglio, signor Presidente ma, se sbaglio, mi corregga il sindaco di Roma appartiene all'Ulivo ed il presidente della provincia di Roma anche. Complimenti per la vostra imparzialità, complimenti! Credevo che il Giubileo fosse un'operazione di fede da una parte (ed in questo caso non servono i soldi) e di turismo dall'altra, che coinvolgesse l'intera penisola poiché il compito primario di questo Governo era fare in modo che i turisti attraversassero tutto il nostro territorio nazionale e si recassero a visitare la Sicilia, la Calabria, il Piemonte. Invece nulla!
Ben 3.400 miliardi per il comune e la provincia di Roma: forse avete tentato in qualche modo di pagare l'appoggio che una certa parte della chiesa non certo i preti di campagna! vi ha dato durante la campagna elettorale. Sull'organo ufficiale della diocesi di Alessandria don Remigio Cavanna ha scritto, proprio il giorno prima delle elezioni, venerdì 19 aprile: "Il voto a Prodi & C. è un atto di fede". Alla faccia della par condicio, alla faccia della correttezza, alla faccia dell'onestà (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Signor Presidente, si ricordi che gli elettori hanno una memoria lunga e sapranno giudicarvi, mentre le bugie hanno le gambe corte e questo Governo zingaro, che favorisce solamente gli illegittimi, gli illegali (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania), gli extracomunitari...

PRESIDENTE. E' terminato il tempo a sua disposizione, onorevole Rossi. (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Le ricordo che il Presidente Violante ha stabilito un minuto di tempo per spiegare il motivo dell'intervento che, se giudicato ammissibile, può essere illustrato per cinque minuti. Ha facoltà di parlare.

ALESSANDRO CÈ. Mi permetto di intervenire nuovamente sulla questione già richiamata dall'onorevole Mussolini. Capisco che il Presidente della Camera si senta autorizzato a gestire, in base al regolamento, lo svolgimento della seduta...

PRESIDENTE. La prego di esporre la questione!

ALESSANDRO CÈ. Sì, ma mi lasci finire!

PRESIDENTE. Per favore, esponga la questione!

ALESSANDRO CÈ. Ci sto arrivando, se mi consente di parlare.

PRESIDENTE. No, non glielo permetto: deve preliminarmente ed esclusivamente indicare l'atto e la procedura.

ALESSANDRO CÈ. Penso che non vi sia niente di più sacro della vita umana (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania) ed il caso che ci è stato segnalato necessita di un approfondimento.

PRESIDENTE. Il Presidente Violante ha già risposto in proposito e la questione è chiusa.

ALESSANDRO CÈ. Mi scusi, io volevo...


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto...

ALESSANDRO CÈ. Avevo trovato una mediazione e pensavo che i rappresentanti dei gruppi potessero esprimere il loro orientamento, in modo da impegnarsi alla ripresa dei lavori ad approfondire la questione in maniera adeguata.

PRESIDENTE. Il Presidente Violante ha già risposto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santandrea. Ne ha facoltà.

DANIELA SANTANDREA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'affrontare i problemi relativi alla cosiddetta "manovrina" non posso non sottolineare l'atteggiamento estremamente intransigente della maggioranza che ha caratterizzato il dibattito in Commissione bilancio. A fronte di un numero consistente di emendamenti, ci siamo sempre sentiti dare la stessa risposta: inammissibile per carenza parziale di copertura. Per gli emendamenti che non hanno avuto questo esito le risposte sono state tutte contrarie: questo è ormai l'atteggiamento che caratterizza la politica della maggioranza! Nessuno ha mai sostenuto che quest'ultima non debba portare avanti con autonomia e con una certa forza la propria linea politica. Tuttavia, se gli incontri nelle Commissioni hanno un senso e se il confronto ha un senso, occorre essere capaci di entrare nel merito delle questioni, di capire fino in fondo se abbia significato modificare qualcosa in termini migliorativi o se invece questa sia la solita farsa, un modo per perdere tempo nelle Commissioni.
In questa esposizione generale voglio chiarire che l'intento della lega per l'indipendenza della Padania è di sostenere tutti gli emendamenti che vanno contro il disegno complessivo dell'attuale manovra, un disegno che, per l'ennesima volta, ha uno stampo dirigistico e centralista, che tende a colpire le aziende private e il risparmio per indirizzarlo verso il debito pubblico.
I punti salienti che caratterizzano negativamente questa manovra riguardano innanzitutto la spesa sanitaria. Sappiamo bene quanto paghiamo in termini di contributi sanitari e quanto riceviamo in termini di servizi, peraltro carenti e molto scadenti. La maggioranza, in particolare il ministro Rosy Bindi, anche in questa occasione ha pensato bene di "spremere" ulteriormente i cittadini e garantire un livello inferiore al minimo dei servizi e dell'esenzione dal pagamento di farmaci pur necessari per la cura di patologie non marginali.
Tra l'altro il problema è stato affrontato in maniera estremamente scorretta, non tenendone in debita considerazione gli aspetti fondamentali che vanno dalla tutela del paziente alla responsabilità del medico prescrivente, dalla salvaguardia della competitività delle aziende sul mercato al ridimensionamento della commissione unica per il farmaco. Quest'ultima, con tale provvedimento, si erge quasi a giudice della possibilità o meno di inserire nell'elenco un determinato farmaco. Sappiamo bene che i criteri che guidano questa scelta sono abbastanza discrezionali. Tra l'altro, la CUF soffre di grandi pressioni esercitate dalle lobbies delle case farmaceutiche.
Vorrei sottolineare che è stato appena sottoscritto un accordo collettivo nazionale e già l'articolo 2 di questo decreto-legge prevede, in deroga a quanto stabilito, che i medici e i pediatri di base debbano fare prescrizioni in modo da contenere la spesa farmaceutica al di sotto dell'1 per cento rispetto a quella dell'anno 1995. Questo obiettivo è sacrosanto e condiviso da tutti, compatibilmente però con l'esigenza di tutelare la salute dei cittadini che pagano per essere assistiti. Non ha senso comunque sottoscrivere un accordo collettivo e poi contemporaneamente introdurre una deroga.
Non parliamo poi della farsa riguardante il risparmio sui contributi previdenziali a carico del personale dell'Ente ferrovie dello Stato. Questo è un marchingegno il cui funzionamento all'inizio ben conoscevano soltanto gli esperti di economia e


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di contabilità. Oggi, dopo aver letto relazioni di vario tipo, lo conosciamo anche noi e sappiamo perciò che non cambia niente, che non vi è alcun risparmio reale per lo Stato. L'Ente ferrovie verserà direttamente i contributi previsti in un conto corrente intestato a "Ferrovie pagamento pensioni", continuando a prendere i fondi da mutui il cui pagamento è a totale carico dello Stato. Si tratta unicamente di un lifting: non è cambiato nulla ed è sempre lo Stato che deve sborsare i soldi.
Un altro esempio tipico è quella dell'aumento della sopratassa per mancato pagamento dell'IVA. Si continua a dire che occorre semplificare la burocrazia, per andare incontro all'utente e alle imprese, ma qui, per l'ennesima volta, emerge quel piglio dirigista della sinistra che dice: "Ti dico quello che devi fare e, se sbagli, ti sanziono in maniera pesante"; direi, piuttosto: pesantissima.
Allora, o semplifichiamo e poi al limite sanzioniamo, oppure, se non tocchiamo niente, non ha alcun senso aggravare le sanzioni.
Che dire, poi, dell'aumento dell'imposta di registro ipotecaria e catastale o dell'assurdo prelievo del 20 per cento sui depositi di contanti e titoli in garanzia, oppure ancora della famosa e già descritta ritenuta fiscale del 27 per cento sui conti correnti di deposito a medio e lungo termine?
Il senso di questa manovra, che sarebbe realmente quello di raccogliere più fondi, avrà come esito finale quello di raccoglierne meno, come del resto è già stato detto. Vi sarà, infatti, un "fuggi fuggi" da questa forma di risparmio ed i risparmi non saranno più rivolti a finanziare le diverse attività e a far diminuire gli attuali tassi di interesse, ma andranno a gonfiare ancora il debito pubblico: una montagna di soldi che è carta straccia.
Viene anche da dubitare che realmente la sinistra abbia qualche intenzione di bloccare questo debito pubblico, anche perché non si riesce più a capire come sia possibile uscirne (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Che dire, poi, dei tagli sui fondi alle imprese e all'Artigiancassa?
Inoltre vergogna delle vergogne si rinviano gli stanziamenti per le zone alluvionate del Piemonte e della Liguria. Questi stanziamenti non dovevano essere toccati, perché le persone interessate, che pure si sono rimboccate le maniche e si stanno arrangiando da sole, avevano realmente il diritto visto che erano state colpite da una catastrofe naturale spesso e volentieri causata dall'inefficienza, dall'incapacità, dalla noncuranza dei partiti politici che hanno gestito le amministrazioni di quelle zone e del potere centrale che si è sempre disinteressato di essere aiutate in questa situazione di disagio.
Indubbiamente, tutti questi piccoli o grandi tagli potevano essere evitati se si fosse realmente modificata l'impostazione strutturalmente scorretta del bilancio dello Stato, toccando in particolare quelle voci che da sole avrebbero potuto tranquillamente sanare certe situazioni ed anzi avrebbero potuto evitare che le prossime manovre fossero così importanti. Mi riferisco, in proposito, alla situazione del Banco di Napoli, che tutti conosciamo. Ebbene, affrontiamo veramente la necessità di privatizzare o di vendere le banche che sono assolutamente inefficienti: non si capisce, infatti, come esse possano avere simili debiti. Tutti sappiamo, quando ci rivolgiamo ad una banca, che è possibile ottenere un prestito a condizione che si abbia un deposito bancario quasi più consistente della cifra richiesta, ma il Banco di Napoli guarda caso concede prestiti a chiunque si presenti. Da un po' di tempo, però, i relativi crediti diventano inesigibili: spiegatemi bene, allora, come funzioni tutto questo.

PRESIDENTE. Onorevole Santandrea, il tempo a sua disposizione è terminato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO BAMPO. Presidente, volevo avvisarla che purtroppo sono costretto a lasciare quest'aula, per cui non potrò arricchire con il mio contributo l'approfondito dibattito...

PRESIDENTE. Questo intervento non è sull'ordine dei lavori. Ci rammarichiamo della sua assenza.

PAOLO BAMPO. No, Presidente, il mio intervento è propriamente sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Signorini. Ne ha facoltà.
Onorevole Signorini, o prende la parola o la dichiaro decaduto!

STEFANO SIGNORINI. Non abbia tanta fretta, Presidente.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la manovra economica o stangata, l'ennesima posta in essere ai danni dei cittadini della Padania, merita alcuni approfondimenti, in modo che resti agli atti una testimonianza di come i rappresentanti padani abbiano tentato, purtroppo invano, di contrastarla ed abbiano fatto presente l'inutilità di questi provvedimenti economici, che non porteranno alcun beneficio alla finanza pubblica ed accontenteranno solo una parte del paese il sud che non ne avrebbe motivo e merito, ma al quale il professor Prodi, alias Babbo Natale, regala invece a piene mani.
Intendo fare alcuni passaggi per dimostrare la cecità di questa classe politica, che non vuole sentire il lamento di dolore e rabbia del popolo padano nel vedere sperperati i propri soldi in opere che non verranno mai realizzate, che serviranno solamente a creare un po' di consenso elettorale. E dispiace vedere e constatare come la stampa di regime, ormai tutta sovietizzata, che si è allineata al potere, che niente fa filtrare e che tutto nasconde, ci faccia ricordare i tempi bui della Pravda dell'Unione Sovietica, dove tutte le informazioni passavano per la censura.
Alcuni punti di questa manovra economica sono da approfondire, in particolare quello relativo alla viabilità. Nella Padania vi sono strade degne del terzo mondo, strette, disastrate, incapaci di smaltire il traffico, sia leggero sia pesante, dovuto alla grande produzione delle nostre piccole e medie aziende che portano i loro prodotti all'estero e che producono ricchezza e benessere. Ma per insensibilità cosa pensa questo Governo? Di dare 6 mila miliardi per la Salerno-Reggio Calabria (per far passare chi, poi?), che tra l'altro nessuno paga, o meglio: il pedaggio non viene pagato da quei popoli, ma da noi, per consentirne la realizzazione.
Voglio evidenziare la situazione di un tratto di strada nel veronese per far capire la miopia di questo Governo: mi riferisco alla strada statale n.434, definita anche la superstrada della morte (in 10 anni 82 morti). L'impresa che ha vinto l'appalto, di Napoli chi sa poi cosa vengono a fare in Padania! l'ha costruita male ed i ponti ed i sottopassaggi che dovevano essere costruiti sono scomparsi insieme ai soldi ed alla ditta. I sindaci dei comuni interessati hanno inviato lettere e solleciti al ministro Di Pietro e al professor Prodi con l'illusione di essere ascoltati. Vi lascio immaginare la risposta che hanno ottenuto! Poveri sindaci del nord tra l'altro tantissimi dell'Ulivo che, ancora una volta, verranno portati in giro senza ottenere nulla.
Il passante di Mestre, un nodo stradale supertrafficato, da anni priorità assoluta per il Veneto, naturalmente non fa parte dei programmi di Governo. Chissà cosa ne pensa il sindaco Cacciari che tanto ha sostenuto il professor Prodi!
Un altro argomento molto sentito dai cittadini padani è quello della sanità. Gli ospedali della Padania, in particolare del Veneto, sono presi ad esempio per l'alta professionalità e gli standard di livello europeo, ma a causa dei continui tagli e dell'impossibilità di tenerci i nostri soldi, molte strutture sanitarie vengono chiuse. In alcune zone, ospedali appena ultimati, costati decine di miliardi, non verranno


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mai aperti. Ripeto: ospedali che sono costati miliardi non verranno mai utilizzati!
Inoltre, non si capisce come mai nelle strutture ospedaliere molti medici assunti siano meridionali, in questo modo rubando posti di lavoro alla nostra gente. È un fenomeno tipico dei colonizzatori, cioè inserire nel tessuto economico persone che niente hanno a che fare con la nostra cultura e la nostra voglia di lavorare.
Guardiamo poi il Banco di Napoli, un istituto ormai affogato dai debiti, gestito da persone che tutto erano fuorché buoni amministratori. Si devono accertare le responsabilità di chi lo ha gestito in questo modo causando danni economici enormi. Questi falsi amministratori concedevano prestiti che già sapevano essere a fondo perduto, anziché concederli ad artigiani e commercianti che, forse, con pochi soldi in prestito avrebbero fondato piccole aziende, quindi lavoro, benessere e qualche pensione falsa di invalidità in meno. Questi amministratori hanno costretto questa gente meridionale con voglia di lavorare ad andare dagli usurai, e sappiamo bene la fine che ha fatto. Invece no, i cittadini della Padania devono ancora pagare per l'ennesima volta.
Mi domando con quale coraggio i deputati eletti al nord, in Padania, ritorneranno sul territorio sapendo che ancora una volta hanno "fregato" i propri concittadini. Ai colleghi di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD, che rilasciano ai giornali locali dichiarazioni così bugiarde, tanto che a confronto Giuda, poverino, sembra una brava persona, dico di avere il pudore di stare zitti, così eviteranno brutte figure, considerato che tutto questo non potrà rimanere nascosto per tanto tempo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Grazie, amici.
Cari amici e colleghi della lega nord, tutto questo finirà. Il 15 settembre vi sarà la posa della prima pietra per costruire la casa comune dei popoli padani. Niente e nessuno potrà fermare la volontà del popolo padano, per cui, cara Roma-Polo, Roma-Ulivo, mangiate ancora un po' di soldi, tanto ormai è finita!
Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto contrario sulla manovra in esame, disposta dal disegno di legge di conversione n.1857. Le ragioni sono molteplici: di fatto, gli interventi previsti non apporteranno i vantaggi prospettati in termini di saldi di bilancio, come è stato già esaurientemente espresso e chiarito dalla nostra parte politica nelle Commissioni di merito.
Ho già avuto modo di osservare, in sede di discussione e di dichiarazione di voto sul complesso degli ordini del giorno ammessi, la pesante ricaduta del provvedimento sulla vitalità oggi già molto fragile della piccola e media impresa, soprattutto artigiana. Ho anche avuto modo di rilevare in Commissione cultura come il presente provvedimento attui una vera e propria decurtazione di risorse al settore scolastico ed universitario, senza chiarire i criteri con cui vengono attuati i tagli delle spese. Razionalizzare significa migliorare l'impiego della spesa in questo caso scolastica e recuperare risorse per interventi di qualità, cosa che non emerge affatto dall'articolo 5 del provvedimento in esame. Inoltre, la logica della razionalizzazione dovrebbe essere superata a favore di una organica programmazione territoriale dell'offerta scolastica, tenendo nella debita considerazione non solo la differenza fra le diverse aree regionali dell'Italia ma anche e soprattutto i sottosistemi (come quello della montagna, che caratterizza principalmente l'arco alpino e prealpino).
Faccio presente, fra l'altro, che in questi giorni molti provveditori agli studi specie nel Veneto stanno inviando ai direttori didattici dei comuni montani ed ai sindaci l'invito a formulare un preciso piano operativo che preveda la soppressione di plessi scolastici sottodimensionati mediante accorpamento con le scuole viciniori, in modo da conseguire la formazione di classi con un numero consistente di alunni. È la stessa logica sottesa all'articolo 5 del presente disegno di legge.
Al riguardo voglio richiamare l'attenzione del Governo su una specifica normativa prevista per la scuola di montagna


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dalla legge n.97 del 1994. Questa disciplina non può non essere tenuta presente soprattutto nell'ambito di interventi di razionalizzazione come quello oggi in esame. La realtà montana riguarda oltre il 50 per cento del territorio della penisola e rappresenta una risorsa ed una ricchezza da gestire con la consapevolezza e la determinazione necessarie a farne una realtà socio-economica protagonista della vita economica del paese.
Purtroppo dobbiamo invece rilevare che le zone di montagna sono state notevolmente trascurate, nonostante la rilevanza che il territorio montano assume nel dettato costituzionale, laddove è previsto espressamente che: "La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane" (articolo 44, comma 2 della Costituzione), e stante la sostanziale inapplicazione della legge n.97 del 1994. Occorre perciò promuovere una nuova, specifica ed incisiva politica di sviluppo per la montagna italiana, in linea con gli orientamenti comunitari, al fine di salvare l'immenso patrimonio storico, naturale e culturale che la caratterizza.
Le condizioni di grave degrado ambientale e di crisi economica in cui versano le zone di montagna, aggravate dalla presenza di una popolazione minacciata dall'invecchiamento, rendono difficile la soddisfazione dei bisogni dei loro abitanti; invece, la politica nazionale e regionale hanno spesso trascurato e trascurano la montagna ed in particolare i piccoli comuni montani, soprattutto per quanto concerne il potenziamento ed il miglioramento delle infrastrutture di base necessarie a determinare un più agevole collegamento con il resto del territorio, una qualità della vita e dei servizi adeguata alle altre zone rurali ed urbane.
Questa manovra non tiene in debito conto proprio quanto previsto dalla legge n.97 del 1994...

PRESIDENTE. Onorevole Signorini, il tempo a sua disposizione è terminato.

CARLO FONGARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione un minuto.

CARLO FONGARO. Quindici secondi saranno più che sufficienti.
Presidente, lei ci ha seguiti in queste ultime 19 ore, così come hanno fatto anche i commessi. Comprendo la stanchezza generale e capisco che i commessi non possano portarci da bere ogni qualvolta intervenga un collega. Chiedo tuttavia, se possibile, che ci vengano portati una bottiglia d'acqua da un litro ed una decina di bicchieri di plastica.

PRESIDENTE. In base alla prassi, la bottiglia d'acqua viene portata al banco dell'oratore in sede di discussione generale; quando si tratti di dichiarazioni di voto, la bottiglia d'acqua viene portata solo se richiesta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stefani. Ne ha facoltà. Lei chiede di avere l'acqua?

STEFANO STEFANI. No, Presidente. Io sono veneto, magari se mi dà un prosecco...

PRESIDENTE. Onorevole Stefani, la prego di svolgere il suo intervento.

STEFANO STEFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, quella che la coalizione di Governo considera una robusta cura riabilitativa per il paese dissanguato da anni di dissennatezze in realtà non è nemmeno un palliativo, bensì l'ennesimo prelievo di sangue che accelera l'uscita di scena del paziente. Non voler prendere atto delle esigenze di due società diverse e profondamente differenziate, voler incidere sull'una e l'altra parte provoca in realtà l'eutanasia di quel corpo malato che è l'attuale Italia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Una eutanasia accelerata nei tempi anche grazie al disaccordo degli stessi medici chiamati al capezzale del malato. Un giorno sentiamo dire che la variante appenninica fra Firenze e Bologna è necessaria proprio per rafforzare quell'unità che


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sta invece sfaldandosi sotto gli occhi di tutti; il giorno dopo i ministri Di Pietro e Burlando affermano che la priorità finanziaria deve essere accordata alla Salerno-Reggio Calabria e che la variante appenninica deve passare in secondo piano anche di fronte all'autostrada Palermo-Messina, alla sistemazione dell'aeroporto di Catania o addirittura alla realizzazione del ponte sullo Stretto.
Proprio il dibattito sulle infrastrutture ci spiega quale sia il reale obiettivo del Governo e della manovra che stiamo discutendo: prelevare fondi e risorse al nord, a chi lavora e produce, per alimentare l'assistenzialismo che oggi solo a parole vuole vestire i panni dell'efficientismo pragmatico prodiano, ma che alla resa dei conti non è che la versione riveduta e corretta delle vecchie politiche democristiane, social-craxiane o demitiane (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania) avallate dalle organizzazioni sindacali e dalla sinistra.
Poco fa ho visto che in aula è presente l'illustrissimo professor Cavazzuti, sottosegretario di Stato per il tesoro: fa parte di una serie di membri del Governo della cui validità tecnica sono personalmente a conoscenza. Vorrei allora domandare a questi signori, che purtroppo sono stanchi e non ascoltano, e che forse andranno a leggersi i resoconti: con quali criteri avete predisposto questi interventi, se è vero come è vero che in questa danza di miliardi sono stati tagliati i fondi relativi alle missioni fuori sede di alcuni dipendenti del Ministero delle finanze, cioè dell'amministrazione delle dogane? Volete capire che questo significa che non esportiamo più?! Vuol dire che non avremo più la possibilità di assistere gli esportatori! (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Contro questa restaurazione noi diciamo no, e lo diciamo a ragion veduta, perché la manovrina preludio di ben altra stangata autunnale non sgombra le nubi dei conti pubblici, mentre assesta un nuovo colpo ai ceti produttivi.
Si stima che a luglio il fabbisogno del tesoro abbia toccato i 135 mila miliardi, 5 mila in più rispetto allo scorso anno; lo stesso Governo ammette che i segnali di recessione economica si estenderanno anche nel 1997: il che significa gravi conseguenze occupazionali, amici della sinistra! Non ce lo inventiamo noi: è economia! Non lo dice la lega: lo dicono i conti e i numeri!
Le stesse tensioni in seno al Governo mostrano le evidenti preoccupazioni di quell'area minoritaria di matrice liberale, la quale sa benissimo che la demagogia ed i provvedimenti-tampone non arrestano l'emorragia che sta per travolgere i conti statali. Poi, mentre discutiamo in quest'aula, il consiglio di indirizzo e vigilanza boccia il bilancio 1995 dell'INPS. Altro segnale di sfascio! A questo punto nemmeno invertendo la rotta sarà possibile superare la crisi annunciata non solo della finanza pubblica, ma anche dell'intera nazione. Bisogna avere il coraggio di ammettere che esistono due aree precise, con necessità completamente diverse tra loro, ad iniziare da due distinte monete, perché due sono le economie, due sono le società, due sono le realtà (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Bisogna esser ciechi per non capirlo! Bisogna esser ciechi per non comprendere che questa manovrina è l'anticamera di nuove e più pesanti manovre.
Ma pensate veramente, colleghi, che la società della Padania potrà assistere immobile a questo prelievo forzoso, vedendo che grandi opere quali quelle di cui necessita assolutamente la nostra società vengono messe in secondo piano, non già per finanziare infrastrutture necessarie, ma per trovare il posto di lavoro a migliaia di disperati lo dico con rammarico del sud, che avete allevato con false pensioni e con l'assistenzialismo di Stato? Pensate veramente che il popolo padano non sentirà crescere in maniera dirompente la questione settentrionale, quando capirà a che cosa servono queste manovrine o manovrone? Che cosa accadrà quando le fabbriche del nord in un futuro molto vicino dovranno chiudere i cancelli e licenziare la gente? Sapete che le commesse sono diminuite, il pacco ordini non c'è più ed era


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logico che così fosse con un marco passato da 1.250 a 1.000 lire. Lo sapete benissimo, voi che siete illustri economisti, sapete che quel famoso miracolo altro non era che una sfuriata senza nessuna base, data dalla svalutazione della lira.
A queste domande la vostra manovrina non dà risposta e non mi sento assolutamente di diventare complice di questo Governo in tale operazione dissennata. Non ci sto a questo gioco al massacro; non ci sto a vedere la priorità della Salerno-Reggio, del ponte di Messina, del ponte di Catania non solo sulla variante appenninica, ma anche sulla nuova tangenziale di Mestre, sulla pedemontana tra Treviso e Vicenza, su quella famosa autostrada della val d'Astico che ha già i fondi già stanziati e vede un ministro Di Pietro lavarsene le mani quando viene chiamato in causa per mediare tra Vicenza e Trento (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Vicenza, terza città per il PIL, terza città per export, chiede le sue strade; Vicenza ha una percorribilità stradale di 15 chilometri all'ora! Che cosa volete che produciamo in questa maniera! E le risposte non ci sono!
Signor Presidente, interrompe il mio discorso nella parte migliore e più importante; poteva forse passare alla storia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania Commenti)!
Comunque egoisticamente vi dico: continuate così, dal 35 passeremo al 70 per cento (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

LUCA BAGLIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

LUCA BAGLIANI. Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCA BAGLIANI. Signor Presidente, poiché anche lei ha riconosciuto che il dibattito è iniziato alle 4 di questa mattina, chiedo se non sia il caso di proporre una sospensione dei lavori, onde consentire di andare a mangiare almeno un tramezzino...

PRESIDENTE. Onorevole Bagliani, con molta franchezza, non ci penso nemmeno.

LUCA BAGLIANI. Anche agli animali è consentito andare a mangiare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frosio Roncalli. Ne ha facoltà.

LUCIANA FROSIO RONCALLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo Prodi, chiedendo la fiducia sulla manovra, ha battuto un colpo che più stonato non avrebbe potuto essere. Sembra che, come si suol dire, la paura abbia fatto novanta.
Gli emendamenti presentati dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania probabilmente non dovevano essere discussi. C'è stata la paura di confrontarsi su alcuni punti salienti di questa manovra e su alcuni temi che noi riteniamo prioritari, quali le pensioni di invalidità e un'aliquota IVA sul gas metano differente fra nord e sud. Ma forse ancora una volta dovrò constatare che abito al nord, quindi sono un cittadino di serie B e devo pagare l'IVA sul metano al 19 per cento. Però, anche nel nostro ricco nord ci sono molte persone penso soprattutto agli anziani a cui farebbe comodo pagare un'aliquota ridotta sul gas metano, perché vivono con pensioni molto basse grazie ai milioni di false pensioni di invalidità che sono state distribuite. Quindi, cosa di meglio per questo Governo che porre la fiducia su una manovra finanziaria che prevede un ulteriore aumento sconclusionato della pressione fiscale?
Con questa manovra di Prodi il Governo deve saldare o, meglio, deve pagare le spese della campagna elettorale di Dini, oltre ovviamente a porre rimedio ad una gestione dissennata e di puro clientelismo modello democristiano del Banco di Napoli. Ma il nord e la Padania non ci stanno, il nord e la Padania hanno già


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dato e quindi dicono di no a questa manovra.
Sugli aspetti tecnici di una manovra che arriva in un periodo di sostanziale recessione dell'economia si può solo dire che le imprese, ossia il tessuto sano produttivo, prendono un'ulteriore bastonata. La riduzione della fiscalizzazione degli oneri sociali è una bella pensata di questo Governo di sinistra che serve solo secondo loro per dare un impulso all'occupazione; in più c'è l'onere sull'industria farmaceutica, che non avrà ulteriore merito se non quello di far scappare dall'Italia la produzione e soprattutto la ricerca sui farmaci.
Il taglio in termini di cassa alle ferrovie e all'ANAS poi avrà certamente riflessi negativi ancora una volta sul nord, ma ormai sappiamo tutti che gli interventi sulla viabilità devono essere fatti solo al sud. Cosa vuole questo nord?
Apro adesso una parentesi per un richiamo al ministro Di Pietro, che purtroppo ancora oggi non è in aula, ma che spero almeno si degni di leggere i resoconti sommari. Il ministro Di Pietro abita in un ridente paesino della bergamasca e quando esce di casa molto probabilmente dovrà immettersi sulla strada, denominata Briantea, che collega Bergamo alla Svizzera: un'importante arteria di traffico intasatissima in tutte le ore del giorno. Chiedo al ministro Di Pietro di compiere lo sforzo che compiono tutti i bergamaschi, che hanno il solo difetto di alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare: lo invito a mettersi in macchina anche lui ad una qualsiasi ora del giorno e provare a percorrere la Briantea per verificare se gli interventi debbano essere fatti solo al sud.
Ma torniamo alla manovrina. Per quanto riguarda l'aumento delle imposte fisse di registro, ipotecarie e catastali, questo sicuramente sarà un ulteriore onere che graverà sulla casa e sulla mobilità della proprietà immobiliare, già fortemente penalizzata sul piano tributario. Ma sicuramente l'operazione più saggia l'ha messa in atto il ministro delle finanze, così prodigo in dichiarazioni giornaliere. Egli ha posto in essere due operazioni che fanno letteralmente rabbrividire. La prima è l'ulteriore tassazione del risparmio con un aumento al 27 per cento dell'aliquota che grava sui certificati di deposito bancario. Come ho già avuto modo di dire, questa, a mio parere, è un'entrata fittizia perché chi ha in scadenza certificati a lungo termine, è ovvio che, considerato questo ulteriore prelievo, cercherà di investire in modo diverso. Questa, quindi, lo ripeto, è sicuramente un'entrata fittizia.
Con un colpo solo, quindi, il ministro Visco tocca il risparmio e il sistema creditizio e alimenta quel che è più importante la diffidenza nei risparmiatori. Infatti, chi garantisce che domani non aumenterà il prelievo sui BOT, escogitando simili furbizie? Si ricordi, ministro, che la diffidenza dei risparmiatori, in uno Stato indebitato come il nostro, ha un costo molto elevato.
La seconda operazione che ha posto in essere il ministro Visco è quella di aver dato un valore di circa mille miliardi di maggior gettito all'accelerazione della definizione delle pratiche inerenti le tasse di successione e i pagamenti IVA. A proposito di quest'ultima, vorrei aprire una parentesi perché vi sono aspetti non molto chiari. Un autorevole quotidiano, Il Sole-24 ore, a proposito dell'unificazione delle sanzioni per la violazione dell'obbligo dei versamenti IVA, precisa che la norma fin qui vigente era modulata su una soprattassa del 50 per cento per il mancato versamento delle somme rilevanti dovute sulla base della dichiarazione annuale presentata all'ufficio e su una pena pecuniaria dal 200 al 400 per cento per i mancati versamenti su liquidazioni periodiche. Questa diversità nacque con la soppressione, avvenuta quasi vent'anni fa, delle dichiarazioni mensili e trimestrali, sostituite dalle liquidazioni. La nuova disposizione unifica l'aspetto sanzionatorio di qualunque mancato versamento, sia quelli periodici sia quelli in dichiarazione annuale, con una robusta soprattassa del 100 per cento. In base al nuovo disposto dell'articolo 60, comma 6, del provvedimento, la soprattassa si applica anche nelle iscrizioni


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a ruolo che l'ufficio IVA deve attuare nel caso in cui riscontri errori materiali o di calcolo nelle dichiarazioni. In questo caso l'iscrizione a ruolo deve essere preceduta dall'invito al versamento entro trenta giorni, con riduzione della soprattassa al 60 per cento. È ovvio che si confida che la conversione in legge del provvedimento risolva almeno due dei problemi che sta creando: come va sanzionato il versamento tardivo anche di un solo giorno? Come si calcola la sanzione per un errore di calcolo o per il mancato versamento in una liquidazione periodica che si riflette poi nelle successive liquidazioni e, infine, nella dichiarazione annuale? Qualcuno deve darci queste risposte, perché siamo stanchi di dover combattere con una normativa poco chiara.
Il Giornale di oggi riporta: "Beffa del fisco sul concordato 1994. A ventiquattro ore dalla prima scadenza, una circolare del ministro ne peggiora i termini: non potranno essere riportate le perdite, non vi sarà la certezza di sanatoria, né dell'importo che si dovrà pagare". Mi domando, allora, perché i contribuenti dovrebbero aderire a questo concordato. Cosa sta facendo il fisco per far sì che il contribuente non lo veda solo come un carabiniere?
Tutte queste operazioni del ministro Visco si commentano da sole: se il buongiorno si vede dal mattino, il fisco italiano non farà molta strada sul versante dell'ammodernamento e dell'equità. Purtroppo, il professor Visco continua a vedere il fisco solo come uno strumento di prelievo tributario e non come uno strumento capace di incentivare lo sviluppo e gli investimenti privati, con il risultato di restringere la base produttiva del paese e, alla lunga, lo stesso gettito fiscale.
Considero questa una manovra opaca, priva di respiro politico e totalmente incapace di coniugare risanamento e sviluppo, una manovra con la quale questo Governo che, per usare un linguaggio caro al ministro Di Pietro, non ne ha azzeccata una perde per intero la sua credibilità (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania).

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, mi ha appena telefonato la segreteria della Commissione bilancio per avvisarmi che la Commissione sta lavorando. Vorrei, quindi, che rimanesse a verbale il mio assoluto dissenso rispetto al fatto che le Commissioni possano lavorare mentre in aula è in atto un dibattito così importante per il futuro del nostro paese. Chiedo formalmente, pertanto, di disporre affinché le Commissioni non possano lavorare; se non si intende procedere in tal senso, voglio che rimanga a verbale il mio disaccordo, motivato dal fatto, ripeto, che il dibattito che si sta conducendo in quest'aula è davvero importante: stiamo discutendo del futuro del paese, non di noccioline e di pinzillacchere; credo quindi che...

PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, il suo dissenso rimarrà a verbale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Terzi. Ne ha facoltà.

SILVESTRO TERZI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, questa manovra di bilancio è superata perché manca una sintesi che sia di facile lettura per tutti; manca inoltre la situazione del patrimonio e vi sono ancora voci tramandate ormai da secoli, come le partite di giro e di transito che con la ragioneria non hanno assolutamente niente a che fare.
Abbiamo lavorato in Commissione e in aula sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire anche sulla forma, per fare in modo che in futuro la Camera indichi, magari attraverso proposte e iniziative, come si deve modificare la struttura del bilancio dello Stato e degli enti pubblici. Nella discussione svoltasi su questo provvedimento, è parso chiaro al sottoscritto e a molti colleghi di minoranza che era stata presa dalla maggioranza la decisione di non accettare il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato si era


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definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto era stato difficile. Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra mal fatta: con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli operatori finanziari, ma di fatto gli interventi non apporteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio (tutti abbiamo letto sui giornali compresi quelli più autorevoli quali fossero gli obiettivi che si prefiggeva questa manovra).
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania: eppure, su alcuni punti salienti da noi evidenziati, ci saremmo aspettati un confronto. È il caso delle certificazioni per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti falsi invalidi che purtroppo in Italia, soprattutto al sud, li ricevono da anni. Si è calcolato, infatti, che in Italia si pagano 52 mila miliardi di assegni agli invalidi e, da controlli a campione, si è constatato che in almeno un caso su quattro il diritto agli assegni di invalidità non esiste.
La notizia sui giornali di questi giorni è che a Napoli, su 60 mila invalidi, ben 50 mila hanno fatto perdere le loro tracce: è una notizia che la dice lunga sulla possibilità di risanamento che avrebbe avuto questa manovra finanziaria se una maggioranza meno sorda dell'attuale avesse avuto il coraggio di accettare il confronto e di accogliere le indicazioni contenute nei nostri emendamenti. Si parla di risparmi di spese per 10 mila miliardi, ma se fosse stata accertata la certificazione dell'invalidità sottoscritta dai medici, i 10 mila miliardi li avremmo visti "scodellati" con maggiore facilità. Certo, ormai siamo a metà anno, ma nel 1997 e nel 1998 avremmo potuto contare su tale risparmio, evitando così il ricorso ogni tre mesi a manovre e manovrine correttive i cui risultati sono solo sulla carta.
La clamorosa e intransigente linea di condotta della maggioranza, capace di bocciare la bellezza di 92 emendamenti presentati nella V Commissione bilancio della Camera, ha dimostrato una volta per tutte e agli occhi di tutti la precisa intenzione di non comunicare con le forze di opposizione. Il nostro non può essere uno Stato in cui se le opposizioni chiedono che non siano previsti aumenti di tasse e che vi siano meno spese, la maggioranza sceglie appositamente il contrario, in una forma palesemente ostruzionistica e per nulla costruttiva.
Aggiungerei anche che questa maggioranza, rispetto a quanto proposto in campagna elettorale, si sta muovendo come Giano bifronte: per poter acquisire i voti prima, con l'annuncio di non toccare le tasse, di non andare a incidere sulle fasce più deboli e successivamente, invece, in aula con le manovre mirate a colpire scientificamente le classi più deboli e più bisognose.
Ma non è dei numeri e delle statistiche che ci preoccupiamo, bensì delle gravi conseguenze di cui questo Governo è gravemente responsabile e che il decreto-legge n.323 porterà nel paese e alle categorie economiche che lo compongono. Non dimentichiamoci che questa manovra fiscale ha cancellato 1.500 miliardi di aiuti che sarebbero andati completamente a beneficio della produzione di ricchezza e di lavoro; ha decurtato gli aiuti previsti per le aree depresse del nord ed ha destinato 100 miliardi in meno agli aiuti per la produzione industriale. È chiaro che con queste premesse si creano nel paese ulteriori tensioni, che porteranno mi auguro in brevissimo tempo alla caduta di questo Governo.
Per non parlare poi delle questioni relative ai sindacati, rispetto ai quali è apparsa chiara e inconfondibile agli occhi di tutti la palese discriminazione attuata proprio dall'Ulivo nei nostri confronti e diretta ad impedire alla lega nord per l'indipendenza della Padania di imporre ai sindacati di predisporre e di rendere pubblici bilanci attendibili. Sono proprio il Governo e i gruppi che lo sostengono a non voler imporre un normalissimo obbligo di trasparenza ai sindacati, il cui giro di affari


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è quantificabile in circa 3 mila miliardi l'anno.
In materia di occupazione, nel settore statale avevamo proposto un emendamento finalizzato blocco delle assunzioni relative ai concorsi già banditi, che non dovrebbero aver luogo prima della fine del 1998. Abbiamo ovviamente ribadito la nostra netta posizione a favore della cosiddetta mobilità per il personale in esubero, utilizzandolo per lo svolgimento di lavori socialmente utili.
Ciò che ha destato le maggiori perplessità è l'aumento della pressione fiscale. Nel secondo comma dell'articolo 10 è previsto un notevole aumento della soprattassa da pagare in caso di mancato versamento dell'IVA risultante sia dalle dichiarazioni annuali sia da quelle periodiche. La soprattassa diventa pari all'imposta da versare, per cui un'azienda che non versa l'imposta per problemi di sopravvivenza, per necessità e per la possibilità di eventuali rateizzazioni, al momento dell'accertamento pagherà più del doppio.
Un altro punto che ritengo importante riguarda i tagli ai finanziamenti dell'ANAS, tagli che incidono in modo drammatico nelle valli nelle quali sono stato eletto; addirittura vi sono 133 miliardi già stanziati ma fermi, per sbloccare i quali è necessaria un'unica firma, ma ormai da anni questa firma non viene posta dal ministro dei lavori pubblici, e perciò non vengono svincolati tali fondi, che potrebbero dare sollievo alle persone che si alzano alle 5 del mattino per andare a lavorare. Sto ancora aspettando una risposta del ministro Di Pietro su questa situazione.
Un altro aspetto, che ritengo assolutamente inaccettabile, riguarda il fatto che nella zona dei laghi mi riferisco alla strada statale 42 ormai lastricata per ogni metro da molti morti ...

PRESIDENTE. Onorevole Terzi, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon.Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, annunciando il mio voto contrario, mi accingo a parlare all'Assemblea sottolineando il compito che mi è stato assegnato dagli elettori con un chiaro mandato elettorale. Noi parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania lo dico per chi non lo sapesse siamo i diretti discendenti delle genti che con le loro braccia ed il loro sacrificio hanno bonificato l'agro pontino. Siamo i fratelli dei tanto temuti alpini, quegli alpini che in ogni circostanza ed avversità, calamità, terremoti, alluvioni ed altro hanno sempre dato in silenzio il loro contributo, senza mai chiedere nulla in cambio. D'altronde, questa è la tipicità della gente padana.
Noi parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania rappresentiamo in questa sede i popoli padani, che sono stanchi, esausti, esasperati di pagare senza ricevere in cambio il dovuto riscontro.
Da una veloce lettura dei quotidiani di oggi emerge, sia pure in forma estremamente ridotta, il nascere dei primi atti di insofferenza da parte delle genti meridionali: ieri a Battipaglia i contadini hanno avuto violenti scontri con la polizia durante una manifestazione in cui protestavano per l'eccessiva tassazione. D'altronde, è evidente che vi siano simili forme di ribellione ad una misura così nuova, così restrittiva per regioni abituate da sempre a ricevere senza dover dare alcunché.
Nei mesi scorsi l'onorevole Bossi anticipava queste forme di rivolta e di ribellione, praticamente le aveva già preannunciate, ma chi lo stava ad ascoltare ne rideva, pensando poi di soffocare eventualmente simili forme di ribellione attraverso qualche piccola riforma o altre forme di assistenzialismo. Purtroppo, ciò non è possibile in quanto, oltre il fondo della botte, non c'è più niente, ed al fondo siamo già arrivati.
Sempre da una veloce lettura dei quotidiani di oggi si apprende che ieri in quest'aula un deputato dell'Ulivo ha ricevuto una sassata sulla testa; la stampa di regime, ben ammaestrata, subordinata al proprio padrone non ha invece dato notizia dell'attività parlamentare dei deputati


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della lega nord per l'indipendenza della Padania, e neppure della continuità di questa seduta.
Immagino che chi mi sta ascoltando si chieda cosa abbia a che vedere il mio intervento con il provvedimento esaminato in quest'aula; a questi rispondo subito: è ormai noto a tutti che questa cosiddetta "manovrina" è una forma iniqua di amministrazione di denaro pubblico dirottato solo ed esclusivamente laddove si devono pagare le garanzie dell'assistenzialismo.
Vengono, anche questa volta, dimenticati volutamente le reali necessità, le reali aspettative ed i reali bisogni del paese; potrei parlare a suon di numeri, potrei continuare con l'elencazione delle aspettative della gente che, quando ci incontra per la strada, ci chiede: "Come andrà a finire questa volta?". Noi ovviamente, più che allargare le braccia, non possiamo fare: spetta ovviamente all'attuale Governo decidere le sorti del paese, se cioè affossarlo totalmente o cercare una forma di reale risanamento. Tuttavia, da quanto abbiamo potuto vedere, né tale forma di risanamento, né il dialogo con la minoranza possono sussistere. Noi parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania sappiamo benissimo che i nodi sono arrivati al pettine e che le promesse elettorali vanno pagate, in particolar modo dove da sempre le genti sono abituate a ricevere puntualmente e regolarmente il loro credito assistenzialista. Pertanto ognuno deve assumersi le proprie responsabilità: noi ci assumiamo le nostre e voi, cari signori del Governo, vi assumerete le vostre.
Ricordo un detto dell'esercito borbonico che recita così: "Se la truppa si lagna e si lamenta, alza la paga agli ufficiali". Quindi, in questo caso, niente carota, ma solo bastone.
Vorrei poter ospitare dalle nostri parti qualche collega parlamentare particolarmente critico nei confronti della nostra decantata Padania, per dimostrargli che cosa significhi effettivamente l'impegno di quella gente, che ha costruito, con il sudore della propria fronte, una piccola fortuna. Come potete ben capire, si tratta di una fortuna di 40-50 anni, che non è costituita da patrimoni arrivati attraverso eredità od altro. Siamo al cambio generazionale delle piccole aziende e delle piccole imprese: è evidente che qualsiasi piccolo imprenditore, prima di intraprendere qualsiasi forma di investimento, si guardi attorno, cercando di intravedere un minimo di orizzonte e di avere un minimo di garanzie. Invece l'unica garanzia che ci avete dato è stato l'invio di cinquecento finanzieri in più con il compito di controllare quanto evadiamo, quanto rubiamo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)! Grazie, grazie ancora dell'attenzione che avete avuto nei confronti di chi vi dà da mangiare da più di cinquant'anni; grazie ancora, cari signori! È questo il premio che viene dato alla Padania, che non conosce sabato, domenica, tredicesima o festività varie, ma che mantiene la parola data quando assume una commessa! E le commesse, che prima avevano la durata di dodici mesi, oggi, sì e no, arrivano a novanta giorni: è triste per l'imprenditore che deve investire, il quale si vede privo di orizzonti ed ogni giorno è pressato da questioni fiscali (ne inventate una al giorno!). Hanno l'acqua alla gola, cari signori, ed un popolo affamato fa qualsiasi cosa per liberarsi, qualsiasi!
La nostra, come ha affermato l'onorevole Bossi, sarà una marcia pacifista, cosiddetta gandhiana. Voi ci ridete sopra: vedremo, dopo il 15 settembre, chi riderà di più!
Signori, vi esorto infine a non tradire ancora una volta i vostri impegni elettorali, a non continuare sulla strada dei cinquant'anni di malgoverno che avete portato in questo paese: siate uomini, una volta tanto (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!

CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, l'onorevole Pagliarini ha testé accennato alla


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questione della convocazione delle Commissioni...

PRESIDENTE. La questione è già risolta.

CESARE RIZZI. No, signor Presidente, l'articolo 30 del regolamento...

PRESIDENTE. La questione è già risolta.

CESARE RIZZI. Risolta?

PRESIDENTE. La prego, onorevole Rizzi, ho già fornito una spiegazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, il suo dirigismo nel condurre i lavori ci colpisce molto. Probabilmente ella ha avuto qualche input o forse il suo zelo sta andando oltre lo spirito del regolamento che da anni questa Assemblea si è data e che permette a tutti di poter espletare il mandato parlamentare nella massima libertà.

PRESIDENTE. Onorevole Fontanini, non permette a nessuno di dire per 27 volte la stessa cosa!

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, mi permetta di esprimere liberamente in quest'aula le mie considerazioni anche in merito alla conduzione dei lavori oltre che al provvedimento che stiamo esaminando.
Negli interventi dei colleghi del mio gruppo si è parlato continuamente dei limiti della manovra e delle opportunità perse per dare, con la stessa, precisi segnali attraverso interventi strutturali che potessero aiutare a contenere la spesa pubblica e soprattutto ad eliminare quegli sprechi che sono lo scandalo d'Italia.
Vorrei citare, a tale proposito, tre esempi, rivolgendomi in particolare al sottosegretario di Stato per il tesoro Cavazzuti. La relazione della Corte dei conti, nella parte relativa al Ministero dell'interno e in particolare per le cosiddette invalidità dice: "L'esercizio in esame ha evidenziato un ulteriore aumento della spesa per interventi a favore delle categorie protette che dovranno essere attentamente verificati". Gli stanziamenti sono stati, nel 1995, pari a 16.116 miliardi, mentre nel 1994 erano di 15.957 miliardi; c'è stato quindi un aumento sensibile, pari a 158 miliardi in un anno. Se facciamo la cronistoria degli ultimi cinque anni, vediamo che nel 1991 il Ministero dell'interno spendeva per queste categorie protette 12.394 miliardi; la cifra è giunta ora a 16.116 miliardi. Quindi la spesa, anche in questo settore, sta andando al di là di qualsiasi controllo decente che una sana amministrazione pubblica dovrebbe adottare per non dilapidare denaro della collettività.
Sempre attraverso le cifre fornite dalla Corte dei conti, ci rendiamo conto che il numero degli invalidi nel nostro paese è molto al di sopra di qualsiasi onesto confronto rispetto ai parametri europei. Questo accade non solo perché all'interno dello Stato italiano si rilevano forti differenze tra aree geografiche, ma anche perché l'Italia è il paese all'interno dell'Unione europea che denuncia il maggior numero di invalidi. Anche questo è un freno alla nostra entrata nell'Unione; anche questo è un motivo per cui il nostro paese deve mettersi in regola, pena l'esclusione dal consesso dei paesi forti che forma l'Europa.
Tornando ai numeri, gli invalidi civili risultano pari a 14.150; i sordomuti sono 40.123. Il numero degli invalidi ha subito un lieve calo, guarda caso proprio nel quarto bimestre del 1996, che è appena all'inizio. Forse qualcuno aveva già ricevuto la notizia che a Napoli sarebbero state scoperte le false iscrizioni nelle liste di invalidità. Di fatto, da 1.264.935 (il dato è dell'inizio del 1996) si è passati a 1.260.439; quindi, c'è stato un contenimento. Non credo però che si possa essere soddisfatti dell'andamento del settore o dell'impegno che sarebbe necessario per stanare i furbi, che non solo sono disonesti nei confronti della collettività italiana, ma sono disonesti nei confronti di coloro che hanno bisogno di questi aiuti; ve ne sono


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certamente anche in Italia, ma non nei numeri che ho citato, non con queste grandezze, che sono, come dicevo prima, al di fuori di ogni logica e di qualsiasi principio di corretta gestione della cosa pubblica.
Signor Presidente, nei nostri interventi abbiamo più volte cercato di evidenziare quali debbano essere i settori su cui intervenire ed i metodi dell'intervento, oltre a segnalare lo spreco o le disparità che esistono all'interno del territorio dello Stato italiano. Un'altra cosa che abbiamo denunciato è la disparità relativa alle tasse, che non pesano in maniera uniforme sul territorio nazionale. Al riguardo, siamo al limite della costituzionalità: abbiamo citato, tra l'altro, la differenziazione dell'IVA tra nord e sud; ma parlando di nord e sud uso forse un'espressione impropria, perché anche Roma capitale in questo campo è considerata alla stregua del nord, per cui nella stessa capitale l'IVA sul gas metano è pari al 19 per cento, mentre nel sud, che inizia subito dopo Roma, si paga il 10 per cento.
Forse non abbiamo ancora detto colgo l'occasione per farlo che anche le accise sono fortemente differenziate, sempre con riferimento a questa fonte energetica primaria per le industrie ma soprattutto per le famiglie, con riferimento all'impiego del gas metano sia per uso domestico sia per riscaldamento. Al sud, l'accisa ossia la tassa che si paga su un metro cubo di metano consumato è pari a 74 lire fino ad un consumo di 150 metri cubi mensili, mentre al nord questa stessa tassa è pari a 151 lire. Superati i 150 metri cubi al mese di consumo, le accise subiscono un aumento vertiginoso: si passa dalle 238 lire al metro cubo per il sud alle 332 lire per il nord. Ripeto che il termine "nord" è forse improprio, perché anche a Roma l'accisa sul gas metano è pari a 332 lire al metro cubo.
Non credo che questo sia corretto nei confronti dei cittadini, i quali devono sapere tutto ciò, e soprattutto devono sapere che la nostra forza ha cercato di omogeneizzare l'accisa su tutto il territorio nazionale. Non riusciamo peraltro a comprendere perché il Governo si ostini a mantenere ancora questi privilegi assurdi, che penalizzano, per esempio chi vive al nord e, a causa delle condizioni climatiche, deve utilizzare in misura maggiore il gas metano per riscaldarsi, mentre il sud, aiutato dalla sua posizione geografica, può contenere fortemente il consumo di questa fonte di riscaldamento.
È una vergogna, signor sottosegretario, che si continui a differenziare questo prelievo fiscale sul territorio italiano; è una vergogna perché è in contrasto con i principi della Costituzione e perché queste cose devono finire: il nord, al pari credo di molti altri cittadini, è stanco di questa differenziazione.
Vorrei citare un altro esempio poco conosciuto, ricordando che sono stato parlamentare anche nella XII legislatura, nel corso della quale al Senato ho tentato di istituire, mediante una proposta di legge, una Commissione d'inchiesta sulle pensioni versate dall'INPS a cittadini della ex Iugoslavia. I colleghi devono sapere che in quel paese vi sono persone che, per aver fatto magari un giorno di servizio militare, ricevono un vitalizio dallo Stato italiano attraverso l'INPS. Tale vitalizio impone esborsi pari a più di 150 miliardi l'anno ed anche se quei signori hanno versato pochissimo o quasi niente nelle casse dell'INPS, contribuiscono moltissimo a creare il deficit dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. Sarebbe interessante capire perché in questo settore...

PRESIDENTE. Onorevole collega, il tempo a sua disposizione è scaduto.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, lei non mi lascia concludere.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è scaduto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lembo. Ne ha facoltà.

ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, abbiamo avuto modo, in questi giorni, di trattare ripetutamente aspetti di metodo e di merito relativi a questa manovra. E non soltanto a tutto ciò abbiamo fatto riferimento,


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perché questa notte abbiamo parlato anche l'ho fatto anch'io di questioni relative a riforme istituzionali.
Un voto negativo anche su questa manovra economica è la conseguenza e la risposta più logica che diamo ad un iter che ha visto una nettissima chiusura da parte del Governo, la quale si è verificata ripeto non soltanto sugli emendamenti: posso anche capire la scelta del Governo di "blindare" la manovra, perché l'approvazione di un emendamento l'avrebbe fatta tornare al Senato, ma ci avete dichiarato inammissibili e poi bocciato, con una scelta che qui non voglio qualificare, anche innocui ordini del giorno che, quanto meno, avevano il compito di riassumere le nostre posizioni e di fornire indicazioni di metodo. A fronte di ciò abbiamo dovuto subire non io ma qualche collega anche insulti e accuse di vario genere, di razzismo, di separatismo, di insensibilità alla situazione complessiva italiana. Volendo parlare nel modo più tranquillo e pacato possibile, volendo spiegare ancora una volta le ragioni di un nord che nessuno vuole ascoltare e capire ripeto, come recentemente e chiaramente ha spiegato l'onorevole Pagliarini, capo del governo della Padania, che per noi il problema è di libertà. Infatti, soltanto nell'ambito di una libertà di regole, di economia, della possibilità di associarsi e di disporre di sé stessi e delle proprie risorse possiamo far fronte ad una macchina burocratica che ci opprime e ad un sistema legislativo pensato e voluto a Roma, all'interno di palazzi dove forse non si è mai avuto un contatto diretto con una realtà scaricata pesantemente sul nostro territorio.
Il collega Vascon faceva prima riferimento alla risposta che ci è stata data con l'invio della Guardia di finanza. Ma lei lo sa, signor Presidente parlo nell'esercizio delle mie funzioni in quest'aula che in alcune zone, quanto meno del Veneto, dire Guardia di finanza è come dire mafia? Ovviamente, i piccoli bottegai e i commercianti non hanno il coraggio di ribellarsi, ma i finanzieri passano con la borsa della spesa ed escono senza scontrino e con la borsa piena! Lo dico sapendo ciò che dico.

PRESIDENTE. Mi consenta un attimo, onorevole Lembo. Onorevole Martinelli, è inutile che il suo gruppo protesti che c'è della carta per terra se poi ce la lancia lei stesso! Prego, onorevole Lembo.

ALBERTO LEMBO. Torno a ciò che stavo dicendo. Cercherò di assumere un tono più pacato, ma non è questa la risposta. A fronte di situazioni di fortissimo disagio, bisogna operare con pulizia, con limpidezza, con efficacia. Le risposte che ci sono state date non sono assolutamente adeguate. E ciò che è peggio mi rivolgo ai colleghi del Polo e dell'Ulivo, mi rivolgo ai colleghi del centro e del sud è che le risposte date non sono adeguate neanche alla realtà delle altre componenti italiane. Ieri è stato dichiarato inammissibile, fra i tanti, un ordine del giorno, di cui ero firmatario, che faceva riferimento alle gabbie salariali. Scandalo: non si deve parlare di gabbie salariali; chiamiamole contrattazione differenziata a livello locale. Ma quando come si evince dagli articoli pubblicati sulla rassegna stampa di oggi il tasso di disoccupazione viene stimato nella misura del 6,7 per cento al nord, del 10,51 per cento al centro e del 21,73 al sud, con una media nazionale del 12,2 per cento, sono indotto a ritenere che, se i sindacati non fossero duri di cervice, accetterebbero le nostre proposte. La riduzione del costo del lavoro, diretta o indiretta, non potrebbe infatti che produrre benefici sotto il profilo dell'assorbimento della manodopera, non solo di quella eccedente ma anche di quella non occupata, che grava pesantemente sulla nostra realtà anche da un punto di vista sociale.
Cosa vi sarebbe costato recepire la nostra indicazione ed affrontare con i sindacati il discorso su quello che, da un punto di vista economico, può sicuramente essere considerato uno strumento operativo valido per fornire risposte adeguate a tutte le componenti operanti sul territorio italiano? Evidentemente, non si vuole affrontare il sindacato né si vuole affrontare


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rifondazione comunista. Questa notte in aula sono stati stigmatizzati alcuni atteggiamenti e parole di nostri deputati, mentre fuori di qui si cantavano "bandiera rossa" ed inni partigiani, con i comunisti che si abbracciavano fraternamente, pensando evidentemente ad un qualche ritorno tipo quello del 1948. Fortunatamente a quell'epoca hanno perso: non vorrei che pensassero di poter affrontare nuovamente una situazione del genere. Certo, se il risultato fosse lo stesso, potremmo consolarci... Ciò che voglio dire è che, rispetto a certe situazioni, non possono essere usati due pesi e due misure.
Di recente si è svolto un incontro tra il Presidente Prodi ed i rappresentanti delle confederazioni agricole. A tale riguardo debbo rilevare l'assoluta insensibilità del Governo sulle problematiche agricole. Io sono un agricoltore; durante l'incontro del 18 luglio, il Presidente Prodi aveva fornito ampie assicurazioni; dal canto loro, le organizzazioni di settore avevano sottolineato una serie di esigenze, per esempio quelle di ridurre gli oneri contributivi, di snellire gli adempimenti burocratici, assolutamente insostenibili per la piccola impresa agricola, di introdurre una serie di strumenti di gestione per quanto riguarda l'accesso e l'impiego della manodopera in agricoltura, con riferimento a strumenti già utilizzati in altri settori produttivi; mi riferisco, per esempio, al part time, all'apprendistato, al lavoro interinale ed alla revisione dei contratti a termine. Erano state fornite ampie assicurazioni su questo punto il cui recepimento avrebbe potuto offrire, sia pure in maniera marginale, un minimo di respiro all'agricoltura.
Il settore può ancora assorbire manodopera in tutte le regioni agricole italiane. Ovviamente, mi riferisco alle aree realmente produttive, non a quelle dove esiste una pseudo agricoltura e dove si vive soltanto di sussidi, di interventi dell'AIMA o, tanto per parlare chiaro, di truffe. Si era insistito sulla necessità di riequilibrare gli elementi che contribuiscono a fare del prodotto agricolo italiano un prodotto non solo di altissima qualità ma anche facilmente competitivo sui mercati esteri ed interno, caratteristica quest'ultima che non si riscontra attualmente dal momento che i costi di produzione purtroppo hanno un peso notevole e non sempre la qualità, da sola, può consentire di vendere vantaggiosamente. Il valore aggiunto è una bella cosa, ma a volte mancano i mezzi per acquistare i prodotti.
Presidente, ho cercato di capire le ragioni degli altri e di spiegare le nostre, ma neanche con questo tipo di approccio, così morbido e disponibile al dialogo, siamo riusciti ad ottenere alcunché. Diremo quindi no alla manovra e agli interventi programmati in tema di riforme istituzionali; figuriamoci quale potrà essere la nostra posizione sulla legge istitutiva della Commissione bicamerale, se è questa la logica del Governo sottesa a tutte queste iniziative. Temo pertanto che saremo sempre costretti a votare contro (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
La situazione, tuttavia, non rimane ferma: alle nostre porte bussano il debito pubblico e l'Europa di Maastricht...

PRESIDENTE. Onorevole Lembo, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon.
Ne ha facoltà.

MAURO MICHIELON. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ritengo doveroso, innanzitutto, ringraziare a titolo personale ed a nome del gruppo della nord per l'indipendenza della Padania tutti i dipendenti della Camera (funzionari, impiegati, commessi, banconisti e gli addetti di tutti i servizi ed uffici) che ci hanno fatto compagnia questa notte, anche se purtroppo non potevano scegliere se restare o meno. È un ringraziamento doveroso: ci spiace di aver fatto subire a queste persone una nottata di lavoro, ma anche la nostra scelta era doverosa per dimostrare chi in realtà fa opposizione. Le grandi promesse del Polo subito dopo la sconfitta elettorale di attuare un'opposizione dura ma costruttiva si dimostrano per quello che sono: al


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massimo il Polo fa lo zerbino del signor Prodi, che va avanti e indietro con i piedi. Questa è la realtà, Presidente!
Tutto ciò non ci stupisce: hanno criticato la manovra sui giornali, ma qui non hanno fatto opposizione. La stampa ha riportato che "l'ostruzionismo del Polo e della lega" ha indotto il Governo a porre la questione di fiducia. L'unico ostruzionismo realizzato dal capogruppo Pisanu è consistito nel proporre al Presidente della Camera di prolungare i lavori dell'aula dalle ore 21 fino alle 22. Questo era l'ostruzionismo: chissà cosa avrebbe proposto se fosse stato collaborazionista...
Ritengo, Presidente, che la giornata odierna abbia segnato il Governo ed anche il Polo: di fatto è avvenuto l'inciucio (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). È avvenuto in silenzio e con il consenso di rifondazione comunista la quale alla faccia della difesa degli operai è ridotta a presentare ordini del giorno (glieli accolgono: tanto non sono mai stati rispettati).
Rifondazione comunista in realtà si è dimenticata degli operai; nella scorsa legislatura, quando si è discussa la legge n.335 del 1995, di riforma del sistema pensionistico, ha fatto le barricate, ma non si è neanche accorta che, proprio in attuazione di quella legge, avrebbe dovuto essere rispettato l'articolo 1, comma 34: si deve stabilire quali sono i lavori usuranti, affinché gli operai delle fonderie, per esempio, possano usufruire dell'anticipazione della pensione. Questo doveva essere fatto dalle associazioni di categoria dei datori di lavoro e dai sindacati, ma non è accaduto. Il Governo non ha fatto nulla dopo un anno! È così che difendete gli operai!
La lega ha già predisposto un ordine del giorno per l'Assemblea su un disegno di legge che sarà esaminato prossimamente, un documento di indirizzo con il quale si intende impegnare il Governo ad affrontare il problema. Vi sfidiamo su questo: vediamo se voterete contro. Magari poi i giornali diranno che rifondazione comunista ha dato un apporto determinante alla risoluzione del problema, visto che sono arrivati a sostenere che ieri sera in questa Assemblea c'è stata una sassaiola. È vero che le telecamere ed i giornalisti erano stati fatti sgombrare dall'aula, ma tutto ha un limite. Auspico che la Presidenza abbia già fatto uso degli ampi strumenti di cui dispone per smentire e chiedere una rettifica formale di queste notizie, perché tutto ciò tende ad inasprire i rapporti, ad incidere sul nostro atteggiamento di correttezza. Noi usiamo il regolamento per fare il nostro lavoro.
In proposito vorrei ringraziare a titolo personale lo sottolineo: a titolo personale l'onorevole Buontempo, l'unico che si è reso conto (ed ha avuto il coraggio di protestare) di alcune pur legittime interpretazioni della Presidenza, che però costituiranno precedente: è l'unico ad essersi reso conto che con quelle interpretazioni viene meno la libertà di espressione dei parlamentari, di qualsiasi parlamentare. Ma purtroppo è l'unico: gli altri hanno subìto. Contenti loro... L'importante è che dopo non si rivolgano alla lega per chiedere collaborazione al fine di fermare il Governo Prodi: gli state dando una mano, due mani; non so cosa gli darete fra poco.
Purtroppo non possiamo fermare le bugie dei giornali, ma una cosa è certa. La crisi economica in atto nel nord-est, quella sì viene percepita dalla gente; è reale e palpabile. Il Governo Prodi dovrà scontrarsi contro questa realtà.
Abbiamo un Governo che pensa alle grandi infrastrutture del sud perché sostiene solo così si può rilanciare l'industria. Poiché al nord l'industria esiste sebbene manchino le infrastrutture, questo ragionamento evidentemente manca di logica. Si va a punire proprio il nord-est, il Veneto che da solo esporta quasi il 33 per cento del PIL all'estero e non ha strade. Ci sta bene perché la lega, che nel Veneto ha raccolto il 30 per cento dei voti, raggiungerà in quei territori il 50, 60, 70 per cento: le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Gli imprenditori avevano detto: "Eh, la lega...; votiamo il Polo, forza Italia o solo Fini, votiamo AN perché la


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svolta...". Adesso stanno dicendo: "Tutto sommato forse avevate ragione voi; siete un po' rozzi, un po' barbari, ma in fondo siete molto più onesti". Questa è la verità (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Rappresentanti del Governo, sappiamo che tra poco noi speriamo tardi si discuterà il provvedimento riguardante la costituzione della Commissione bicamerale. Ricordo che il leader di forza Italia, con tutto il Polo d'accordo, diceva: "Assemblea costituente; discutiamo su questo e non transigiamo". Dopo un mese e mezzo, due mesi ha detto: "Bicamerale; se poi non serve passeremo all'Assemblea costituente". Non so quante bicamerali abbiamo avuto fino ad oggi; il Polo, il quale sosteneva che queste Commissioni non servono a nulla, adesso le chiede. Non so se sia questione di presidenze, di vicepresidenze, ma una cosa è certa: delle sedie non ci interessa nulla, lo ribadiamo.
Vorrei ringraziare tutto il gruppo; sono deputato da tre legislature, ma metà degli amici della lega nord per l'indipendenza della Padania sono alla prima esperienza. Presidente, abbiamo un gruppo che si sacrifica, va avanti, fa ostruzionismo e lo fa in questi termini perché crede in ciò che fa, ha una fede, una cosa che la maggior parte dei partiti ha perso; oltre all'ideologia hanno perduto anche la fede. Finché questo gruppo sarà così, sono certo che il consenso del nord nei nostri confronti potrà solo aumentare.
Abbiamo prolungato la discussione di cinque-sei ore. Qualcuno dice: "Perché lo fate? Tanto poi votiamo". Perché ci crediamo, non siamo come voi, uomini del Polo! Quando poi andiamo nei corridoi ci sentiamo dire: "Siete bravi, anche noi se potessimo...". Come, se potessimo? E ancora: "Vi ammiriamo". Quale ammirazione? Stiamo facendo il nostro dovere perché la gente ci ha eletto per fare questo, per denunciare cosa sta avvenendo qui. Invece voi state tenendo il sacco alla sinistra; una volta si parlava di soccorso rosso, adesso non so che definizione dare al Polo...

FRANCESCO STORACE. Avete fatto il ribaltone!

MAURO MICHIELON. Una cosa è certa: alla fine la gente saprà qual è la verità; alla fine, nonostante i giornali, soprà chi è andato a difendere i suoi interessi. Siamo qui per tutelare gli interessi della nostra gente, mentre qui certamente si difendono quelli dei partiti, delle lobby, non certo dei cittadini. Ritengo utile sottolineare questo aspetto perché non è possibile mistificare le cose, assistere a fatti vergognosi come alla decisione di consentire, con il decreto-legge n.322, i mille prepensionamenti ai portuali il Polo liberale! con 52 anni di età e 20 di contributi, ai quali saranno regalati altri 8 anni di contribuzione gratuita. Questa è una cosa vergognosa.
Ho chiesto al ministro Burlando quanti siano i portuali in Italia: non ha saputo rispondere perché il ministero non è informato. Si fanno i prepensionamenti, ma non si sa quanti siano i portuali: questa è la realtà di questo Governo.

PRESIDENTE. Onorevole Michielon, il tempo a sua disposizione è scaduto (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cavaliere. Ne ha facoltà.

ENRICO CAVALIERE. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo di Roma, colleghi deputati, il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania ha intrapreso questa maratona oratoria, ben sapendo che a nulla sarebbe valsa contro una serie di circostanze che ci inducono ad una seria preoccupazione. È una preoccupazione ben legittimata dalla risposta del nostro territorio, la Padania, in queste ore e in questi minuti ci giunge una consistente manifestazione di solidarietà da parte di chi ha capito che in questo lontano sito romano si è definitivamente perso il senso della realtà e dei problemi che affliggono i nostri concittadini padani e che la lega è la roccaforte inespugnabile


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dei diritti di libertà. Abituati a sopportare, e forse qualcuno pensava ormai rassegnati, i nostri stanno spalancando gli occhi. Quello che il nostro segretario affermava, regolarmente smentito, è oggi chiaramente accettato. La spaccatura dell'Italia è realtà e non si basa sulla falsa contrapposizione tra destra e sinistra, ma su Padania contro inciuci romani, centralismo contro indipendenza, spesa assistenzialista per il Mezzogiorno contro impresa sana e vera occupazione.
Non saranno nemmeno questa volta i ventimila posti di lavoro per la Salerno-Reggio Calabria, sottoposti al controllo del caporalato delle imprese della mafia, a risolvere i problemi del Mezzogiorno. Non sarà più possibile, a questo come ad altri governi, continuare a drenare le risorse della Padania per costruire una struttura produttiva vera nel Mezzogiorno. Non lo sarà perché la soglia della tollerabilità e della frustrazione degli onesti lavoratori titolari di impresa o dipendenti nei confronti di uno Stato vampiro è superata. Gli agricoltori, gli artigiani, i commercianti, gli operai, gli impiegati sono legati in modo indissolubile tra loro da una necessità di sopravvivenza.
Questa manovra denota ulteriormente la volontà di smontare la voglia di lavorare di tutte queste persone definanziando quelle leggi che, proprio in questo momento di difficoltà montanti, sarebbero indispensabili. Gli ottimismi che salivano dal nord-est e che la lega, non novella Cassandra ma a fronte di analisi sulla consistenza delle imprese di quei territori, riconduceva esclusivamente al favore di cambi non realistici, si stanno trasformando rapidamente in seria preoccupazione per la possibile perdita di posti di lavoro, che nel solo Veneto viene quantificata in 300 mila unità.
Sì, è vero, forse queste regioni della Padania potranno resistere un po' più a lungo delle aree del Mezzogiorno, nelle quali il clima di ribellione, sinceramente comprensibile, ha subito una brusca accelerazione negli ultimi giorni. È il Mezzogiorno assistito per logica abitudine che, nel momento in cui il flusso di denaro raccolto dallo Stato centralista nella Padania per l'iniqua distribuzione viene riducendosi, chiede alla classe politica le risposte alle promesse fatte, ad una classe politica che non potrà dare quelle risposte e che per questo sarà giustamente e finalmente cancellata nel momento in cui verrà la vera seconda Repubblica. Una seconda Repubblica che non potrà che essere la somma di due nuove prime repubbliche: quella padana, che sarà repubblica federale, e quella italiana, che sarà quello che vorrete.
L'opposizione isolata, in splendido isolamento, della lega nord dimostra se ve ne fosse stato bisogno che solo la lega contrappone problemi reali a spartizione di potere all'interno dei palazzi romani.
I problemi reali sono quelli legati alla carenza di infrastrutture, che il nord reclama a gran voce. Presidente, abbiamo strade di cui ci vergogniamo; Iesolo in questi giorni ha una popolazione turistica superiore ai 500 mila abitanti; i cittadini contribuenti di questa città versano annualmente alle casse dello Stato circa 180 miliardi; l'amministrazione comunale, condotta egregiamente dalla lega, riesce a rendere accogliente la località balneare con un bilancio di soli 8 miliardi; lo Stato non fornisce neppure il supporto di ordine pubblico per la sicurezza dei cittadini. Sono di questi giorni episodi multipli di violenze sessuali attuate da clandestini extracomunitari a danno di minori italiani e stranieri: bella pubblicità, bella immagine! Già in passato, questore e prefetto, proconsoli stranieri, non veneti dello Stato, hanno sottolineato la normalità dei fenomeni se paragonati alla situazione di alcune aree del Mezzogiorno, ma non sono quelli gli standard di sicurezza e qualità della vita ai quali vogliamo riferirci.
È vero: subiamo l'occupazione coloniale di questo Stato nelle posizioni di vertice, che avviene scavalcando chi in quei territori è nato e cresciuto. Gli stipendi sono agganciati a parametri statistici su scala nazionale ma non al reale costo della vita, che è notoriamente più alto al nord, rendendo anticostituzionale la differenza del potere d'acquisto delle buste paga dei


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lavoratori padani. L'aliquota IVA sul gas per il riscaldamento è doppia al nord, che paga il lusso di riscaldarsi in inverni più lunghi e più rigidi. L'evasione dell'ICI è fino a quaranta volte più elevata nelle regioni del Mezzogiorno, a causa dei catasti non aggiornati e dell'abusivismo che premia due volte chi violenta il territorio e punisce due volte i comuni del nord, che si vedono decurtare i trasferimenti da Roma e si guadagnano la palma di vessatori per conto dello Stato, in nome di un federalismo fiscale che invece ha facoltà solo di aumentare la pressione fiscale, trasformando gli enti locali della Padania in esattori del fisco centralista. All'evasione del pagamento del bollo auto nelle regioni del Mezzogiorno non corrisponde un adeguato controllo statale da parte della Guardia di finanza. Nella scorsa legislatura, in sede di esame del testo collegato alla legge finanziaria, avevo proposto l'abolizione della tassa automobilistica; in questa legislatura ho presentato un'analoga proposta di legge che porterebbe al risparmio di circa 40 milioni di ore perse in code, impedirebbe l'evasione e ci farebbe risparmiare il costo della convenzione con l'ACI, feudo del Ministero delle finanze. Anche il pagamento del bollo sulla patente auto è assolutamente "facoltativo" in alcune regioni. I controlli della Guardia di finanza, che le imprese padane subiscono a ritmi sempre più frequenti, colpiscono con sanzioni salatissime errori formali e irrilevanti. Le merci circolano ancora accompagnate da documento fiscale, la famigerata bolla di accompagnamento abolita grazie alla lega da una legge, ma ancora viva e vegeta.
Signor Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, questa manovra di bilancio è superata perché in essa manca una sintesi che sia di facile lettura per tutti; manca inoltre la situazione del patrimonio e vi sono ancora voci tramandate ormai da secoli, come le partite di giro e le partite di transito, che con la ragioneria non hanno assolutamente niente a che fare.
Abbiamo lavorato in Commissione ed in aula sulla sostanza; cerchiamo adesso di intervenire anche sulla forma, per fare in modo che, in futuro, la Camera indichi, magari attraverso proposte e iniziative, come si deve modificare la struttura del bilancio dello Stato e degli enti pubblici.
Nella discussione svoltasi su questo provvedimento è parso chiaro al sottoscritto e a molti colleghi di minoranza che la maggioranza aveva assunto la decisione di non accettare il confronto su alcuni emendamenti, dal momento che al Senato era stata definita una linea di comportamento diretta ad appoggiare una manovra il cui parto era stato difficile. Infatti, essa è stata varata in ritardo e porta con sé tutti i mali di una manovra malfatta: con quanto è scritto sulla carta si cerca di ingannare i mercati e gli operatori finanziari, ma di fatto gli interventi non apporteranno i vantaggi previsti in termini di saldo di bilancio (tutti abbiamo letto sui giornali anche su quelli più autorevoli quali obiettivi si prefigga questa manovra).
Non possiamo non rilevare che la maggioranza si è chiusa a riccio di fronte ai numerosi emendamenti presentati, soprattutto dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania.

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, per cortesia concluda.

ENRICO CAVALIERE. Eppure su alcuni punti salienti da noi evidenziati ci saremmo aspettati un confronto: è il caso della certificazione per gli assegni pagati agli invalidi, ai tanti invalidi che purtroppo in Italia...

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, il suo tempo è scaduto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Comino. Ne ha facoltà.

DOMENICO COMINO. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, ci troviamo nella paradossale situazione per la quale tra non molto questa Assemblea voterà un provvedimento i cui effetti si sono già dimostrati del tutto inefficaci. Presupposto del decreto-legge n.323, la cosiddetta "manovrina", era, per rimanere


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ai dati del 1996, cioè dell'anno in corso, una riduzione di spesa di circa 9 mila miliardi ed un aumento delle entrate di 5 mila miliardi. Stando alle note informative riportate dagli organi di stampa, sembra però che il fabbisogno di quest'anno viaggi ben oltre il tetto di 113 mila miliardi previsto dal Governo nel DPEF. Non è fuori luogo la previsione effettuata in ambienti autorevoli di un deficit a fine anno di 126-130 mila miliardi: ciò significa 13-17 mila miliardi oltre i livelli di deficit di quest'anno previsti dal Governo. Quali le cause? O la "manovrina" non ha prodotto alcun effetto benefico sui conti dello Stato, oppure vi sono state maggiori spese e minori entrate aggiuntive per un ammontare prossimo alla "manovrina" stessa.
Con ogni probabilità, per uno strano effetto sinergico, i due fenomeni si sono sommati l'un l'altro, vale a dire che, da una parte, il decreto del Governo si sta dimostrando per nulla efficace, dall'altra sono aumentate le spese e diminuite le entrate, soprattutto il gettito IVA a causa della recessione economica, come ebbi modo di ricordare al superministro Ciampi in una precedente seduta. Il tutto avrebbe prodotto un aumento del fabbisogno nel solo mese di luglio di 5 mila miliardi, il doppio cioè dello scostamento di giugno riferito dal Governatore della Banca d'Italia alla Camera. Il risultato negativo raggiunto sarebbe stato conseguito malgrado il varo della manovrina.
Con la relazione trimestrale di cassa, il tesoro aveva ipotizzato una situazione del genere ed aveva messo nero su bianco i pericoli derivanti, per esempio, da maggiori erogazioni nette della tesoreria per il finanziamento della spesa sanitaria. Questa eventualità negativa si è puntualmente verificata, vale a dire che alcune amministrazioni dello Stato hanno effettuato prelievi oltre il previsto, hanno cioè considerato la tesoreria dello Stato una sorta di bancomat dal quale prelevare automaticamente denaro: in particolare, le amministrazioni che hanno attinto flussi finanziari con maggiore velocità sarebbero state le regioni, i comuni e le unità sanitarie locali. Insomma, si sarebbe ripetuta a luglio la stessa vicenda che alimentò il forte scostamento di fabbisogno di marzo, con un particolare: all'epoca, la responsabilità fu addebitata alle FS e all'ANAS, che per far fronte ai rispettivi accordi di programma prelevarono, nel pieno rispetto della legge, flussi maggiori e per questo sono state punite dal Governo che con la manovrina ha tolto loro circa 3 mila miliardi. Ora la colpa ricadrebbe sulle spalle di USL, regioni e comuni.
Il motivo di questo atteggiamento sembrerebbe abbastanza comprensibile: è assai verosimile che la prossima legge finanziaria ridurrà notevolmente i trasferimenti pubblici a queste amministrazioni, in cambio della gestione e riscossione dell'IPAR, l'imposta sulle attività produttive destinata ad assorbire ICIAP, contributi sanitari ed altri tributi locali.
Ma di fronte a un taglio certo, confortato da un gettito incerto, queste amministrazioni hanno anticipato il prelievo di tesoreria. Insomma, hanno applicato ai conti pubblici il proverbio "Meglio un uovo oggi, che una gallina domani".
A condizionare negativamente il fabbisogno tendenziale di quest'anno peserebbe poi anche la congiuntura. I principali centri di ricerca economica stimano la crescita del PIL allo 0,8 per cento, contro l'1,4 previsto dal Governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Micheli conferma e anzi prevede che questa flessione della crescita della ricchezza dovrebbe proseguire anche per tutto il 1997 e i primi segnali di ripresa si avrebbero sempre secondo Micheli non prima del 1998. Per il momento, la minore crescita di quest'anno peserebbe sui conti pubblici sotto forma di minori entrate IVA per duemila miliardi. Così come rischiano di avere effetti negativi sul fabbisogno i 1000 miliardi in meno denunciati ieri alla Camera dal presidente dell'INPS Billia, dovuti ai minori incassi per i ritardi di applicazione del contributo previdenziale del 10 per cento.
Se il fabbisogno tendenziale, malgrado la "manovrina", dovesse restare sui 126-130 mila miliardi, il rapporto fra deficit e PIL uno dei quattro paletti fondamentali


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di Maastricht per l'Unione economica e monetaria, cioè per il sistema di moneta unica, il cui raggiungimento tanto conforta il Presidente del Consiglio rimarrebbe al 7,3 per cento contro il 6,1 per cento previsto dal Governo.
Siamo, cari colleghi, alle solite: manovre, manovrine e manovrone si intersecano e si sovrappongono per dimostrarsi sistematicamente inefficaci nei confronti dell'obiettivo di miglioramento dei conti dello Stato. Questo Governo, in modo non dissimile da quelli che lo hanno preceduto, continua, per così dire, a somministrare aspirine che tuttavia si traducono in salassi, sia in termini di servizi pubblici non resi sia in termini di maggior prelievo fiscale operato nei confronti delle piccole e medie imprese padane ad un malato (lo Stato) affetto da patologie ben più gravi di un semplice mal di testa ed ormai cronicamente inguaribili. Anziché confrontarsi con le razionali ed efficaci terapie proposte con adeguati emendamenti dal gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania, il Governo, continuando politiche improduttive, postkeynesiane, di interventismo assistenzialista nelle regioni meridionali (si vedano anche le recenti dichiarazioni del ministro Burlando), ha preferito troncare la discussione ed evitare il confronto, con il risultato che il decreto sarà probabilmente convertito, i conti non saranno migliorati e tutto sarà rinviato alla manovra di fine anno e alla complementare "manovrina" di primavera.
Per questi motivi non voterò la conversione in legge del decreto-legge n.323 (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania).

PIERLUIGI COPERCINI. Chiedo di parlare per un richiamo all'articolo 30, comma 5, del regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI COPERCINI. Lei più volte in questa lunga seduta ci ha assicurato che non sarebbero state convocate le Commissioni, che c'erano precise istruzioni del Presidente Violante...
PRESIDENTE. Scusi, credo che la stanchezza le faccia dire cose un po' strane. Ho sempre detto che le Commissioni erano regolarmente convocate.

PIERLUIGI COPERCINI. Mi scusi, non ho finito. Preferirei completare il mio ragionamento: erano convocate, ma non quelle in sede referente.

PRESIDENTE. Io non l'ho detto. Legga il resoconto stenografico.

PIERLUIGI COPERCINI. Qualcuno della Presidenza l'ha detto.

PRESIDENTE. Io non l'ho detto.

PIERLUIGI COPERCINI. Comunque, comunico alla Presidenza, a lei e a tutti i funzionari dietro di lei che oggi alle ore 12 si è riunita la II Commissione...

PRESIDENTE. Non attiene all'ordine dei lavori, perché è un fatto già avvenuto. Ne parlerà alla fine della seduta.

ROBERTO MARONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO MARONI. Mi è appena stato comunicato che fra due minuti si riunirà l'ufficio di presidenza della Commissione affari esteri allargato ai rappresentanti dei gruppi e sono stato invitato a partecipare ai lavori. Essendo in aula e dovendo intervenire, oltre che partecipare al dibattito semplicemente per ascoltare quello che dicono i colleghi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, mi vedo costretto a scegliere tra partecipare ad un dibattito molto interessante o ...

PRESIDENTE. Onorevole Maroni, onorevole Maroni...

ROBERTO MARONI. Le chiedo di sconvocare o l'Assemblea o la Commissione.


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PRESIDENTE. Onorevole Maroni, tra qualche minuto, prima che lei prenda la parola, verrà a presiedere il Presidente della Camera al quale potrà sottoporre la sua richiesta.
È iscritto a parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Voglio ricordare che questa seduta si sta svolgendo ininterrottamente dalle 18 di ieri sera; la Presidenza non ha concesso nessuna interruzione né per dormire né per mangiare e questa è una cosa che non è mai successa.

PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, lei che è stato così autorevole...

GIANCARLO PAGLIARINI. Presidente, se mi interrompe fermi il cronometro.

PRESIDENTE. Sì.

GIANCARLO PAGLIARINI. Ha fermato il cronometro?

PRESIDENTE. Le do tutto il tempo che le spetta (Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

DAVIDE CAPARINI. È una dichiarazione di voto. Fascista!

PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, lei che è stato così acuto ministro del bilancio e che è un così acuto lettore di documenti, si accorgerebbe che non è la stessa seduta, ma che quella di oggi è una seduta nuova in quanto vi è stata un'interruzione tra le 4,15 e le 4,45 di questa mattina; quindi, non è esatto affermare che si tratta di un'unica seduta. Le faccio presente che il suo tempo comincia a decorrere ora.

GIANCARLO PAGLIARINI. Infatti, ho detto che non vi è stata interruzione né per mangiare né per dormire, non ho detto per andare ai servizi: dalle 4,15 alle 4,45 siamo andati ai servizi.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 14,30)

(Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania Si grida: "Via, via Acquarone").

PRESIDENTE. Colleghi, risparmiate le energie perché ne avremo bisogno tutti. Andiamo avanti.

GIANCARLO PAGLIARINI. Avevo fatto quella precisazione solo per dire che i parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania sono un gruppo compatto, siamo tutti uniti, tutti presenti ormai da quasi 24 ore perché crediamo in quello che stiamo facendo ed io sto pensando che il resoconto stenografico delle sedute di ieri e di oggi dovrebbe essere utilizzato in futuro come antologia nelle scuole, perché in esso vi è la fotografia del paese e del Parlamento.
Vedremo di duplicare questi documenti e di farli circolare dal 13 al 15 settembre durante la nostra festa del Po e quando a Venezia, il 15 settembre, dichiareremo l'indipendenza della Padania (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Prima di passare agli aspetti tecnici...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pagliarini, lei è stato membro di un Governo di questo paese: la prego di tenere un comportamento coerente con gli incarichi di responsabilità che ha avuto fino ad adesso.

GIANCARLO PAGLIARINI. Certo, ci mancherebbe altro, davo solo delle notizie.

PRESIDENTE. Anche per quanto riguarda le espressioni che usa.

GIANCARLO PAGLIARINI. La seconda considerazione che vorrei sviluppare riguarda il fatto che siamo tutti sconvolti per aver letto su alcuni giornali titoli di scatola "Deputato dell'Ulivo ferito": questa è una bugia incredibile, è una vergogna; com'è possibile mi chiedo che in


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Italia vi sia una stampa con queste caratteristiche di disonestà intellettuale?
Quanto alle peculiarità di questo decreto, sono sintetizzabili nel modo seguente: c'è la morte delle imprese farmaceutiche e del mercato; si dà ancora più potere alla CUF; sono tolti fondi alla cosiddetta autostrada della morte Torino-Savona; sono tolti soldi agli alluvionati ed alle imprese artigiane in crisi. I soldi sono invece lasciati agli interventi per Roma capitale ed al Banco di Napoli; non si fa nulla di serio per identificare i falsi invalidi; c'è un aumento della pressione fiscale; sono tolti praticamente dal mercato i certificati di deposito ed in questo modo aumenta il monopolio dello Stato anche nell'offerta di prodotti finanziari; in proposito ricordo che, pur avendo denunciato il Governo all'autorità antitrust, però non è ancora accaduto nulla.
Ieri è stato bocciato con il 62 per cento dei voti un ordine del giorno che chiedeva di inserire l'Italia nell'Unione europea e questo, secondo me, è veramente uno scandalo. In compenso, non si è imposto un reale obbligo di trasparenza ai sindacati, che incassano ormai quasi più del doppio dell'utile consolidato del gruppo FIAT. Solo per la storia ricordo che i sindacati incassano circa 400 miliardi per il finanziamento dei patronati, circa 50 miliardi per le quote sindacali sulle prestazioni per la disoccupazione agricola, circa 300 miliardi per le ritenute sindacali sulle retribuzioni e sulle pensioni, circa 350 miliardi di quote associative relative al tesseramento sindacale dei lavoratori in attività, per non contare il costo dei distacchi sindacali (che è pagato dallo Stato) e quanto incassano con i vari CAF, SUNIA, eccetera.
In tale situazione questo Parlamento non vuole imporre alcun obbligo di trasparenza ai sindacati.
Ora, signor Presidente, le racconto una storia. La fonte è un bel libro, intitolato "Sghei", di un giornalista del Corriere di nome Stella. In esso si racconta la storia di due chiese, il duomo di Venzone nella Carnia e la cattedrale di Noto in Sicilia. Si verifica il terremoto e il duomo di Venzone, che risale al 1300, crolla ed è completamente distrutto. Lo Stato manda le ruspe, ma i cittadini si stendono per terra e le mandano via; mandano via lo Stato, lavorano diciannove anni e ricostruiscono, pietra su pietra, il loro duomo. Nello stesso libro si parla anche, dicevo, della cattedrale di Noto in Sicilia. Anch'essa crolla, ma in quel caso che cosa fanno i cittadini? Chiamano Santoro, formano una catena umana, fanno una fiaccolata e chiedono la solidarietà dello Stato.
Non dico che un episodio sia meglio dell'altro (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania), ci mancherebbe altro, sarei uno sciocco, sarei un razzista, ma vi è una differenza enorme fra cittadini che mandano via lo Stato e, a spese loro, ricostruiscono in diciannove anni il simbolo della loro città ed altri cittadini che, con un approccio completamente diverso altrettanto bello, se volete formano una catena umana ed invocano la solidarietà.
Sono due comportamenti assolutamente diversi: in questa situazione una legge fatta a Roma va bene o per gli uni o per gli altri e probabilmente non andrà bene né per gli uni né per gli altri, non andrà bene ad alcuno perché, in presenza di diversità così marcate, non è possibile che vi sia un'unica sede per fare leggi, che poi si rivelano sbagliate per tutti. L'unica possibilità e l'unica soluzione per salvare il paese è la separazione consensuale. Questo è il nostro progetto (Applausi dei deputati del gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania). Riteniamo che il Governo dovrebbe apprezzarlo ed iniziare al più presto una discussione costruttiva per realizzare questo progetto che, ripeto, è l'unico che può salvare il paese. Altro che queste "manovrine" o "manovrone"!
Bisogna cominciare a discutere seriamente come dividere il debito pubblico e come organizzare l'INPS in modo da garantire che le pensioni siano pagate. Se, invece, non si opera la separazione consensuale e non si cambia questo Stato, le pensioni non saranno pagate, perché saranno corrisposte con una lira assolutamente svalutata. Ricordiamoci di quanto è


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successo in Argentina ed in Brasile, in presenza di fortissime svalutazioni: per le strade, colleghi, non si vedeva più un anziano, ma solo bambini che ravanavano nell'immondizia cercando qualcosa da mangiare. Gli anziani non si vedevano perché erano morti di fame. Con una forte inflazione i pensionati non campano. Dobbiamo evitare questa tragedia e per farlo non possiamo andare avanti con manovre che non servono a nulla. Dobbiamo cambiare tutta la struttura e l'organizzazione dello Stato. Questa è una proposta seria e costruttiva, sulla quale purtroppo non troviamo corrispondenza né nei colleghi parlamentari né nel Governo per realizzare, ripeto, l'unica possibilità che abbiamo per salvare i nostri concittadini europei dalla immanente tragedia del caos economico.
Il sud si può salvare solamente se realizziamo la separazione consensuale: a quel punto, infatti il sud potrà contare sulla solidarietà della Padania e dell'Europa e potrà utilizzare, con le sue forze, lo strumento della svalutazione competitiva della sua moneta. Diversamente continueremo a leggere statistiche raccapriccianti sulla disoccupazione al sud ed esse tra poco si riferiranno anche al nord perché gli Stati-nazione sono troppo inefficienti e le aziende che sono al loro interno non sono, per forza di cose, in grado di competere sui mercati perché le risorse finanziarie (o, se volete, le tasse), vengono spese troppo irrazionalmente. Ma se le aziende non sono in grado di competere, prima non si espandono, poi licenziano e chiudono, amici della sinistra; e se le aziende chiudono, c'è disoccupazione. Si può strillare finché si vuole, si possono avanzare tutte le proposte che si vuole, ma non si realizza l'obiettivo di assicurare una qualità della vita giusta, decente e decorosa ai nostri concittadini. Stiamo portando il paese alla rovina e i nostri concittadini alla disperazione. Non vogliamo assolutamente...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pagliarini (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ROBERTO CALDEROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO CALDEROLI. Vorrei chiarire una cosa, Presidente. Poco tempo fa i telegiornali nazionali hanno informato che il Presidente Violante avrebbe garantito che, entro la sospensione dei lavori per la pausa estiva, la Camera dei deputati avrebbe proceduto all'approvazione dell'istituzione della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Dubito che tale affermazione possa corrispondere alla verità; il Presidente rappresenta l'istituzione e tutte le forze parlamentari, e quindi è in grado di garantire che si andrà alla valutazione della proposta di legge, ma non può certamente essere in grado di garantirne l'approvazione, visto che questo ramo del Parlamento potrebbe addirittura bocciarla. Vorrei dei chiarimenti in merito.

PRESIDENTE. Se ha seguito, io ho parlato di deliberazione, non di votazione finale di tale proposta di legge.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Balocchi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO BALOCCHI. Signor Presidente, colleghi membri del Governo, ci troviamo qui da quasi dieci ore, anche se, con il normale sistema di chiusura della seduta di ieri alle 4,15 e con l'inizio della nuova seduta alle 4,45 si pensava di poter prendere la lega nord per fame e per sonno. Ciò non è avvenuto: siamo qui ancora a parlare, anche se da parte molti colleghi, chissà perché, quando si parla del diritto del Governo di non consentire alla minoranza di discutere gli emendamenti ponendo la fiducia, si critica invece quando la minoranza, di fronte ad atto di imperio del Governo, deve trovare, nell'ambito del regolamento, forme che le consentano di far sentire la propria voce e la propria idea su ciò che il Governo ha "blindato".
D'altra parte, siamo abituati: è nient'altro che il proseguimento della prima Repubblica. Abbiamo visto qua ieri sera da


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sinistra e da destra mantenere il numero legale, e fare opposizione esclusivamente da parte della lega nord per la liberazione della Padania.
Prima di entrare nel merito della discussione, vorrei svolgere due osservazioni, ripetute più volte dai miei colleghi, per verificare l'esistenza dell'intenzione di migliorare l'attività fiscale in Italia. Abbiamo visto bocciare da parte del Senato, con il trucchetto delle astensioni, la regolamentazione dell'IVA nel campo del riscaldamento e della metanizzazione, un settore estremamente oneroso per il nord, in quanto normalmente l'utilizzo degli impianti di riscaldamento in tale area è sicuramente superiore rispetto ad altre parti d'Italia. Bene, con il trucchetto delle astensioni ripeto si è voluta bocciare la regolamentazione dell'IVA, la cui aliquota da una parte è del 19 per cento e dall'altra del 10 per cento.
Possiamo citare anche altri casi, e uno dei più rilevanti è l'utilizzazione del condono, soprattutto di quello edilizio. Abbiamo visto il sistema di persecuzione attuato al nord, laddove si è obbligato il cittadino a condonare varianti minime, come angoli di finestre non regolarmente inseriti nei disegni da parte dei costruttori al momento dell'ottenimento della licenza edilizia, mentre, soprattutto nel sud, interi palazzi vengono costruiti anche in aree demaniali. Il Governo non è mai riuscito a dire quali siano i controlli che vengono effettuati per scoprire la notevolissima evasione che esiste nel settore.
Si è proceduto, inoltre, all'eliminazione dell'IVA ridotta al 4 per cento, che consentiva di effettuare manutenzioni nell'ambito della conservazione del patrimonio immobiliare, sulla base di esigenze di cassa che non ne avrebbero consentito il mantenimento al 4 per cento, rendendo necessario il ricorso alla normale aliquota del 19 per cento. Con questa situazione si alimenta il mercato nero delle riparazioni, danneggiando lo Stato.
Desidero ora dare lettura di quanto è stato stabilito non da me, ma da un'indagine del CRESME, in cui si fa riferimento al mercato del recupero: "Secondo le stime del CRESME il settore del recupero edilizio, vale a dire della manutenzione straordinaria e ordinaria, in Italia nel 1994 ha fatto registrare un valore della produzione pari a 112 mila miliardi di lire. Tralasciando la quota destinata alla manutenzione ordinaria (33 mila miliardi), l'attività di riqualificazione (79 mila miliardi) risulta essere così distribuita: 41.400 miliardi nel comparto residenziale, 20.600 nel comparto non residenziale privato, 5.300 nel comparto non residenziale pubblico, 12.000 nelle opere del Genio civile.
Tuttavia, queste stime andranno parzialmente riviste al rialzo, in quanto i primi risultati di un'indagine diretta su un campione di ventimila famiglie, che il CRESME ha svolto nell'ultimo anno e che è nella sua fase conclusiva, ha consentito di evidenziare che: il mercato del recupero residenziale riguarda una cifra d'affari compresa tra i 42 mila miliardi, nell'ipotesi più prudenziale, e i 62 mila miliardi nell'ipotesi più elevata; il 60 per cento delle famiglie intervistate ha effettuato interventi di recupero o rinnovo ed il 36 per cento ha effettuato rilevanti interventi nella propria abitazione negli ultimi cinque anni; nello stesso periodo gli interventi sui fabbricati hanno riguardato il 38 per cento degli edifici; secondo quanto emerge dall'indagine, oltre l'80 per cento dei lavori effettuati viene pagato `in nero`, sfuggendo quindi ad ogni controllo e ad ogni tassazione e/o contributo erariale.
Dai primi dati relativi all'indagine CRESME sul mercato del recupero residenziale (in fase di conclusione) emerge che il 51,6 per cento dei lavori effettuati sul campione intervistato (ventimila famiglie) si deve ad imprese od artigiani. Considerando che il 28,2 per cento dei lavori viene effettuato in proprio, risulta innanzitutto un dato molto significativo: il 20,2 per cento dei lavori viene effettuato da personale non specializzato ed in economia, con pagamenti totalmente `in nero`. Sulla base delle dichiarazioni degli intervistati emerge inoltre che vi è una forte evasione anche nei lavori effettuati dalle


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imprese e dagli artigiani specializzati, per un totale di evasione, come più volte ricordato, pari a circa l'80 per cento del mercato.
Il mercato del recupero, e del recupero residenziale in particolare, è un mercato che offre molte opportunità per gli operatori del settore: fra dieci anni più del 50 per cento del patrimonio abitativo (in termini di stanze) avrà più di quarant'anni, soglia oltre la quale il prodotto edilizio necessita di interventi di rinnovo per mantenere intatta la propria funzionalità".
Considerato il poco tempo che ho a disposizione, passo direttamente alla parte del documento relativa ad un'ipotesi di defiscalizzazione dell'attività di recupero, in cui si legge: "Oggi dunque lo Stato incassa dall'attività legale di recupero residenziale 800 miliardi di IVA sulle cessioni. Ma, come abbiamo visto, a causa delle detrazioni e dei crediti d'imposta, rimane più corretto considerare che oggi, mediante l'imposizione fiscale, lo Stato incassa circa il 27 per cento di tasse sul totale del volume d'affari, a cui corrisponde nel mercato legale del recupero residenziale una cifra pari a 1.890 miliardi di lire.
L'ipotesi di defiscalizzazione degli interventi di recupero, oggetto della presente proposta, pone come obiettivo di far emergere il 50 per cento del mercato `in nero`, cioè di far comparire sul mercato reale una cifra compresa tra 17.500 miliardi nell'ipotesi minima e 27.500 mila miliardi nell'ipotesi massima. È questa una stima prudenziale, infatti molto più ottimisticamente si potrebbe ipotizzare la regolarizzazione del 75 per cento dell'attività `in nero`, considerando che comunque un 25 per cento costituisce una soglia fisiologica di tale attività presumibilmente (...)".

PRESIDENTE. Deve avviarsi alla conclusione collega Balocchi.

MAURIZIO BALOCCHI. Bene. Questa proposta ha molteplici significati: combatte l'evasione fiscale; crea l'opportunità di regolarizzare molte forme di lavoro; combatte la dequalificazione dei lavori; permette al singolo cittadino di innescare un processo; permette di evitare l'esasperazione; abbassa la convenienza eccetera.
Per questi motivi e per gli altri che non ho potuto esplicare, stante il tempo che mi è concesso, preannuncio il voto contrario sul disegno di legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Avverto che, dovendosi procedere nel prosieguo della seduta a votazioni qualificate, che avranno luogo mediante procedimento elettronico, decorre da questo momento il termine di preavviso di venti minuti previsto dal comma 5 dell'articolo 49 del regolamento.
Decorre altresì da questo momento il termine di preavviso di cinque minuti, previsto dal medesimo comma 5 dell'articolo 49 per le votazioni mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi.

GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Signor Presidente, avrei desiderato intervenire subito dopo l'onorevole Pagliarini (peraltro lei ha già avuto modo, e di questo la ringrazio, di stigmatizzare il linguaggio utilizzato da certi colleghi) ma vorrei solo precisare che, pur condividendo molte delle valutazioni e dei rilievi tecnico-politici svolti dai parlamentari della lega per contrastare il cammino di una manovra finanziaria, che personalmente considero veterostatalista ed assistenzialista, ritengo mio dovere, come italiano e come rappresentante del popolo italiano, sottolineare in modo forte l'inaccettabile...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Landi, ma questo non è un richiamo all'ordine dei lavori.

GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Era un intervento che volevo svolgere...


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PRESIDENTE. Le chiedo scusa, ma non può farlo.

GIAMPAOLO LANDI DI CHIAVENNA. Credo che sia opportuno stigmatizzare il comportamento ed il linguaggio politico che la lega...

PRESIDENTE. Ho capito, lei ha espresso il suo pensiero, che è agli atti.

CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Pacatamente: poiché un ex ministro della Repubblica, che ha giurato fedeltà alla Repubblica, ci ha annunciato è questa l'attinenza del mio intervento all'ordine dei lavori che il 15 settembre intende dar vita all'indipendenza della Padania, voglio solo far notare, come deputato eletto in Padania, che sia in Emilia sia in Lombardia sia in Veneto sia in Piemonte la lega è in minoranza: il popolo padano è rappresentato da deputati eletti da altre forze politiche (Applausi Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Onorevole...

CARLO GIOVANARDI. Ho concluso. L'annuncio non riguarda un atto di autodeterminazione dei popoli ma, al limite, un atto di violenza di una minoranza rispetto alla maggioranza del popolo padano (Applausi Proteste dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ROBERTO MARONI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. È anche il suo turno per l'intervento in sede di dichiarazioni di voto, onorevole Maroni.

ROBERTO MARONI. Interverrò prima sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Faccia lei. Può anche invertire gli interventi.

ROBERTO MARONI. Da più di venti minuti chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori ma il Vicepresidente che l'ha preceduta nella conduzione dei lavori mi ha interrotto chiedendomi di rivolgermi a lei, e adesso lo sto facendo.
Volevo segnalare alla Presidenza che circa mezz'ora fa sono stato convocato dal presidente della Commissione esteri per partecipare all'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi. Ciò mi è stato impossibile perché, essendo iscritto a parlare, dovevo restare in aula. Quindi, chiedo al Presidente di consentirmi di svolgere il mio ruolo ed il mio compito di parlamentare o sconvocando la seduta dell'Assemblea o chiedendo al presidente Occhetto di sconvocare la seduta della Commissione esteri. Temo che ormai il tempo sia passato, però prego comunque il Presidente di verificare se sia ancora in corso la riunione dell'ufficio di presidenza della Commissione esteri e, in questo caso, di far presente che tale riunione deve essere sospesa e rinviata per l'assenza giustificata di uno dei suoi membri.
In ogni caso, voglio che resti a verbale che ad un deputato il sottoscritto la Presidenza, non nella sua persona ma in quella del Vicepresidente che l'ha preceduta, ha impedito di svolgere fino in fondo tutte le prerogative ed i compiti previsti dal regolamento oltre che dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Maroni, le rispondo subito nel merito; immediatamente dopo, le darò la parola per dichiarazione di voto.
La richiesta di sconvocare le Commissioni è stata avanzata anche da altri suoi colleghi. Lei sa bene che la fase di ostruzionismo si caratterizza per l'applicazione rigorosa delle regole da parte di uno o più gruppi parlamentari. Ciò comporta che chi presiede l'Assemblea debba osservare, anch'egli in modo rigoroso, il regolamento.


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Quest'ultimo non impone la sconvocazione delle Commissioni, a meno che non si tratti di sedute in sede legislativa. Per tale motivo non si è proceduto alla sconvocazione delle Commissioni.
Mi rincresce che lei non abbia potuto partecipare alla riunione dell'ufficio di presidenza della Commissione esteri. Le dico soltanto che avrebbe potuto accordarsi con qualche suo collega per modificare l'ordine degli interventi, sì da riuscire ad essere presente sia in aula sia in Commissione. Con questo non pretendo di averla soddisfatta; il mio intento, infatti, è soltanto di precisare perché le cose siano andate in un certo modo.
Le do ora la parola, onorevole Maroni, per dichiarazione di voto.

ROBERTO MARONI. Prendo atto che qualcuno ha fatto una dichiarazione di ostruzionismo, di stato di ostruzionismo evidentemente, dal momento che non abbiamo mai dichiarato...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Maroni, ma se lei avrà cura di leggere il resoconto stenografico potrà constatare come molti suoi colleghi abbiano, correttamente e giustamente, riconosciuto che si tratta di un legittimo ostruzionismo.
Prosegua pure, onorevole Maroni.

ROBERTO MARONI. Non mi sembra che il regolamento preveda la dichiarazione di ostruzionismo. Prendiamo comunque atto che, come è già successo ieri sera, si sta procedendo da parte della Presidenza ad innovazioni di fatto del regolamento. Del resto, ripeto, lo abbiamo verificato ieri sera nel momento in cui sono stati disposti l'espulsione, il divieto di voto e la riammissione in aula di un collega del nostro gruppo. La cosa, ovviamente, non ci piace perché riteniamo che il regolamento possa essere innovato e modificato soltanto attraverso le procedure previste dal regolamento stesso.
È un po' strano e buffo che siano i deputati della lega a fare richiami così pertinenti all'applicazione delle regole e, forse, anche al regolamento della Camera. Ci vediamo comunque costretti a farlo nostro malgrado perché riteniamo di subire costantemente come i fatti di questi ultimi due giorni hanno dimostrato prevaricazioni e soprusi da parte di chi dovrebbe invece garantire l'equa applicazione delle norme, soprattutto in un Parlamento, come quello di Roma, che per la verità la lega nord per l'indipendenza della Padania considera solo uno, e neppure il più importante, dei luoghi in cui si fa politica. Visto che le regole ci sono, crediamo che debbano essere applicate, così come sono state scritte e come esistono.
Prendiamo atto altresì che d'ora in avanti, qualcuno il Presidente della Camera o l'Ufficio di Presidenza della Camera può dichiarare lo stato di ostruzionismo e quindi applicare o disapplicare il regolamento, a seconda di come ritenga utile ed opportuno!
Detto questo, essendo tra gli ultimi iscritti a parlare, rimando alle osservazioni svolte dai colleghi del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania che mi hanno preceduto per motivare il mio fermo e personale no al provvedimento che ci accingiamo a votare. Prima di svolgere alcune brevi considerazioni integrative, vorrei fare un breve accenno chiedo al Presidente della Camera di avere la cortesia di ascoltarmi ad una vicenda che ha colto di sorpresa noi tutti del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, a proposito di quanto abbiamo letto sui giornali sui fatti che sarebbero avvenuti ieri sera in quest'aula, fatti che al sottoscritto, presente fino al termine della seduta, non risultano. Poiché si tratta di fatti che potrebbero essermi sfuggiti, mi rivolgo al Presidente della Camera per sapere se corrisponda o no al vero quello che scrivono molti giornali in prima pagina, in particolare il Messaggero ("Manovra: fiducia e sassate") e La Gazzetta del Mezzogiorno, con titolo sottolineato... Mi sto rivolgendo a lei, signor Presidente, perché poi chiederò un suo intervento.

PRESIDENTE. La sto ascoltando, onorevole Maroni. Non può certo pretendere che la guardi in continuazione!


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ROBERTO MARONI. La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi reca il seguente titolo: "Sassaiola della lega in aula". A me non risulta: non ho visto sassi volare né ne ho ricevuti. Non so se a qualche collega risulti il contrario o se il Presidente della Camera che dalla sua postazione è stato in grado meglio di me di verificare se questo fatto sia avvenuto o meno possa confermare quanto riportato dalla stampa.
Io le chiedo umilmente, signor Presidente, di confermare o smentire pubblicamente ora, in quest'aula se i fatti gravissimi che sono stati riferiti siano avvenuti oppure no: ne va del decoro di quest'aula, oltre che dei parlamentari della lega nord per l'indipendenza della Padania che sono stati sbattuti in prima pagina.
Le chiedo di avere un atteggiamento più dignitoso rispetto a quello che è stato tenuto dal Presidente che l'ha preceduta, il quale ha dichiarato addirittura inammissibile la questione (posta da altri colleghi prima di me): in quest'aula non si può discutere e neppure sollevare una questione che riguarda la dignità del Parlamento e dei suoi rappresentanti!
Se lei dirà che la sassaiola è avvenuta, signor Presidente (ma non credo potrà dirlo, visto che è una persona onesta), allora sapremo che effettivamente in quest'aula succedono cose che vanno al di là della nostra percezione (qualche mistero o qualche fenomeno paranormale che a noi sfugge). Ma se la cosa non è avvenuta, come lei certamente non mancherà di sottolineare, allora credo che qualche provvedimento dovrà essere assunto e noi lo prenderemo nei confronti di questi giornali e di questi giornalisti. Io ritengo che frasi come quelle scritte in prima pagina integrino certamente alcuni estremi di reato (perfino la Repubblica ha scritto queste cose): falso, diffamazione aggravata, istigazione a delinquere (perché no?), oltraggio ad una istituzione.
Se si tratta di oltraggio ed io credo che gli estremi ci siano, signor Presidente vorrei richiamare en passant l'articolo 64, comma sesto, del regolamento: "In caso di oltraggio recato alla Camera o a un qualsiasi suo membro, il responsabile è immediatamente arrestato e tradotto davanti all'autorità giudiziaria competente" (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Delle due l'una, signor Presidente: o noi abbiamo oltraggiato la Camera riempiendola di sassi, e allora lei ha il dovere di arrestarci tutti e di portarci davanti all'autorità giudiziaria (Commenti), oppure tutto questo non è vero, e allora io personalmente essendo stato indicato a tutti gli italiani, perché le pagine de Il Messaggero sono apparse questa notte in televisione e quindi le hanno potute vedere tutti gli italiani mi sento offeso ed oltraggiato da questi titoli che individuano un giornalismo e dei giornalisti che potremmo definire disinformati, bugiardi, cialtroni, disonesti, venduti, fascisti, razzisti. Non so, veda lei.
Io mi sento personalmente diffamato ed offeso da questi titoli che non corrispondono al vero e chiedo a lei, Presidente della Camera, che in base all'articolo 8 del regolamento rappresenta la Camera e quindi la dignità di questa istituzione, di intervenire non solo per smentirli, ma in attuazione dell'articolo 64, sesto comma, del regolamento per denunciare pubblicamente ed ufficialmente all'autorità giudiziaria i direttori responsabili di tutti i giornali che hanno pubblicato queste notizie, nonché i giornalisti che hanno scritto queste bugie, queste cialtronerie (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
In ogni caso, per quanto ci riguarda, procederemo non alla denuncia penale (perché sappiamo bene che queste cose vanno in mano a certa magistratura: figurarsi che aspettative abbiamo di successo della nostra azione penale!) ma richiederemo l'intervento della magistratura in sede civile. Oggettivamente, al di là di quello che accadrà a questi cialtroni ripeto, mi auguro che lei intervenga la lega nord per l'indipendenza della Padania ha subìto un grave danno nell'immagine da questi titoli bugiardi e cialtroneschi.
Allora, visto che al Senato si sta discutendo il progetto di legge sul finanziamento pubblico dei partiti, è questo un


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modo che suggeriamo all'Assemblea e che certamente seguiremo per finanziare le nostre attività nei prossimi due o tre anni: 10-15 miliardi a tanto ammonta il risarcimento che andremo a chiedere a questi cialtroni, a questi buffoni sono un contributo che consentirà alla lega di vivere nei prossimi due-tre anni in modo degno ed adeguato.
Concludo, signor Presidente, rinnovandole davvero l'invito ad intervenire (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Devo dirle che, per quanto riguarda la questione da lei posta, l'Ufficio di Presidenza, come è nelle sue funzioni, si occuperà degli avvenimenti della seduta di ieri vi è stata anche, mi pare, una copia del regolamento scagliata contro questo banco per vedere complessivamente quali sanzioni prendere nei confronti di coloro, di tutte le parti politiche, che hanno violato il regolamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bossi. Ne ha facoltà.

UMBERTO BOSSI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa cosiddetta manovrina dimostra in modo chiaro che la logica del centralismo si è radicata ormai troppo profondamente nella testa della politica italiana, al punto da sembrare inestirpabile. Si risponde alla crisi dello Stato, che ovunque è la crisi del suo interventismo, accentuando l'interventismo stesso: si ricapitalizzano il Banco di Napoli e l'Alitalia invece di privatizzarli.
Nasce poi il problema di come recuperare i soldi utilizzati per la ricapitalizzazione; diventa allora necessario rinviare le sovvenzioni per gli alluvionati piemontesi, i trasferimenti agli enti locali e all'ANAS; si omogeneizzano le ritenute dei conti correnti bancari rispetto a quelle dei certificati bancari al 27 per cento, rispettivamente a partire dal 30 e dal 12,50 per cento.
Insomma si aumenta, anziché diminuire, l'interventismo dello Stato e questo provvedimento non apre la porta dell'Europa, ma la chiude; non a caso l'Unione europea ha da ridire sugli aiuti di Stato al Banco di Napoli. A quest'ora il Presidente del Consiglio, immagino, avrà già ricevuto una richiesta di chiarimenti da parte del Commissario alla concorrenza Van Miert. Bisogna salvare il Banco di Napoli, fondamentale per l'economia del sud dice la sinistra e intanto voci insistenti indicano il passaggio del quotidiano Il Mattino dal Banco di Napoli ad una cordata capeggiata da un imprenditore edile vicino al PDS.
Se non si tenesse conto del momento in cui queste scelte vengono compiute, si potrebbe essere tentati di liquidare questo ennesimo assalto alla diligenza sostenendo che in fondo non vi è niente di nuovo sotto il sole, è il solito assistenzialismo, la solita pratica assistenziale. Ma non possiamo semplificare, non vedere tutta la gravità di quanto sta accadendo in questo Parlamento, che in due giorni successivi si prepara a licenziare due provvedimenti della stessa natura conservatrice: l'attuale manovra finanziaria e l'istituzione della Commissione bicamerale.
A me sembra che questo Governo sia, per così dire, fuori dal mondo. L'avvento della globalizzazione dei mercati ha colto ed evidentemente continua a cogliere la classe politica italiana con le mani nel sacco. Si cerca ancora di gestire il rapporto tra sviluppo e sottosviluppo attraverso il centralismo. Purtroppo non può più funzionare democraticamente il circuito dell'assistenzialismo attraverso cui si continuano a tenere insieme i due sistemi produttivi del paese: quello padano, al quindicesimo posto per competitività nel mondo, e quello meridionale, al duecentesimo o duecentocinquantesimo posto.
Nei bei tempi andati, dai lavoratori della Padania partivano i soldi dell'assistenzialismo e una buona quota ritornava al nord mantenendo un certo equilibrio nel circuito assistenziale. All'inizio del circuito assistenzialista c'erano quindi i lavoratori dipendenti della Padania; essi furono gli eroi, quelli che pagarono per l'assistenzialismo con l'impossibilità di mantenere una famiglia, di comprare una casa, a volte, di avere figli. Essi furono gli eroi, i lavoratori dipendenti del nord, con i figli


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che non sono mai nati, potremmo dire, per mantenere l'assistenzialismo, i cui benefici andavano al meridione ed agli imprenditori del nord.
Il motore della storia assistenzialista era la lotta di classe che al nord obbligava gli imprenditori a scaricare una parte degli utili sui lavoratori dipendenti, che erano, all'inizio del circuito assistenzialista, schiavi dello stesso.
Questo sistema di sfruttamento è cessato con la eliminazione delle dogane ed ora con la globalizzazione dei mercati anche al sud si comprano i prodotti che costano meno e che provengono da Taiwan, da Singapore, dall'America. Non c'è più il vecchio mercato chiuso in cui il sud comprava solo il made in Padania; sono sempre meno i soldi che ritornano in Padania. Il circuito dell'assistenzialismo perde risorse in giro per il mondo, non si chiude più come prima. Per tenere elevata l'energia finanziaria del circuito assistenzialista oggi non bastano più i soldi dei lavoratori dipendenti ed anche gli imprenditori della Padania vengono schiacciati. È tutta la Padania, lavoratori dipendenti ed imprenditori, ad essere sotto l'oppressione centralista.
Adesso, onorevole Presidente, il motore della storia assistenzialista non è più la lotta di classe tra lavoratori dipendenti del nord ed imprenditori del nord, ma è la contrapposizione tra l'oppressione del centralismo italiano e la necessità di libertà della Padania. Ritorna, infatti, il nazionalismo, risuona il grido di "Roma o morte"; colonialismo è però razzismo e razzismo è il controllo dell'economia di altri popoli. Il decreto al nostro esame, onorevole Presidente, mi sembra sia di quest'ultima natura.
Per fortuna è venuto il tempo delle decisioni prima che si scatenino gli eventi del secondo "momento-grilletto" dopo il primo, quello dell'apertura dei mercati, prima che l'avvento della moneta europea o anche semplicemente l'ingresso nello SME renda rigido il rapporto tra la lira e le altre monete europee, impedendo il ricorso alla svalutazione.
È il tempo della serietà, che significa innanzitutto prendere atto che la fine delle ideologie impone il cambiamento anche del modello di solidarietà. Non può più esserci il dogma dello Stato nazionale che imponeva una solidarietà attraverso l'assistenzialismo, cioè con sviluppo e sottosviluppo tutto interno al sistema monetario.
La globalizzazione dei mercati impone una solidarietà attraverso il tasso di cambio tra monete differenti, espressione dei rispettivi sistemi produttivi. È la doppia moneta che occorre per salvare Padania e meridione. A proposito di monete, mi permetto di sottolinearle un esempio di grande civiltà che fa capolino in Europa; le prime corone slovacche e ceche sono da pochi giorni sul mercato internazionale, con prestiti internazionali emessi dalla BERS (Banca europea per la ricostruzione e sviluppo), e dalla IFC di Londra. Un giorno non lontano ci sarà anche la moneta della Padania (Applausi dei deputati dei gruppi della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Vedo che anche questo Governo è malato di ideologia italiana, una bruttissima malattia che viene da lontano; dall'unità ad oggi, la parte più influente della cultura politica italiana ha concepito la politica in stretta connessione con l'idea di Stato, immaginando quest'ultimo come la fonte del diritto, come il centro motore dello sviluppo economico e sociale.
È fallita l'ideologia italiana nelle sue due versioni complementari di destra e di sinistra. Abbiamo forze politiche impreparate di fronte alla crisi dello Stato: destra e sinistra pensano che si possa superare semplicisticamente la crisi dello Stato magari con un cambiamento della classe politica, con un cambiamento della legge elettorale, controllando l'informazione, senza mettere in discussione, se non in modo insignificante, le regole, cioè la dilatazione e la forma costituzionale delle competenze e dei poteri dello Stato.
Onorevole Presidente, penso che questo Governo sia fuori strada, penso che la cura per l'ideologia italiana, per questa grave malattia che impedisce di affrontare


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i cambiamenti necessari al paese, dovrà venire dal paese. La prima importante e determinante cura inizierà a partire dal 15 settembre, allorché il comitato di liberazione nazionale padana dichiarerà l'indipendenza della nazione padana (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marzano. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'economia è il tema sul quale si innestano la richiesta del voto di fiducia e la richiesta di conversione del decreto-legge del quale ci occupiamo. Non è un caso che l'economia sia al centro del dibattito che si sta svolgendo in questi giorni nel nostro Parlamento: sono infatti i problemi economici quelli che finora hanno suscitato le maggiori divisioni all'interno del Parlamento. È però peculiare del momento attuale della vita politica italiana che queste divisioni corrano innanzitutto all'interno della stessa maggioranza. Non si contano più le contrapposizioni che, in materia economica, si sono manifestate tra i partiti della maggioranza e persino tra i ministri della compagine governativa: è stata lite dapprima sulla tassa sulla salute, poi sul prezzo dei farmaci, quindi sulla variante di valico, poi sul blocco del turnover nel pubblico impiego, poi sull'inflazione programmata in contrapposizione a quella di base per la contrattazione salariale, quindi sul provvedimento relativo alle telecomunicazioni. Inoltre, si delinea da tempo un conflitto, sempre all'interno della cosiddetta maggioranza, sul tema delle riforme istituzionali, che ha anche rilievo economico.
Vi sono state anche tensioni tra il Governo e la Banca d'Italia sui tassi d'interesse e tensioni tra il Governo e il commissario Monti sulla politica europea. È sempre sui temi economici che il Governo, per il dissenso del gruppo di rifondazione comunista, si è trovato in minoranza nelle varie Commissioni un incredibile numero di volte, concentrato, come è stato, in pochi giorni, in occasione dell'esame del DPEF.
Gli scollamenti della maggioranza sono anche testimoniati dalla ripetuta mancanza del numero legale, verificatasi per effetto delle assenze dei parlamentari della maggioranza medesima, i quali evidentemente si sentono poco motivati dal sostegno che in materia economica questo Governo chiede loro.
Sta di fatto che il Governo è partito con un progetto di maggioranza e si è trovato, strada facendo, con una maggioranza diversa, dove i verdi e l'estrema sinistra, assieme ai rappresentanti di quella che estrema non si dichiara, ma nelle sue radici culturali ancora lo è, hanno spostato radicalmente l'asse della politica del Governo.
Il secondo ordine di divisioni intercorre non all'interno della maggioranza di queste già mi sono occupato ma fra la maggioranza e l'opposizione. Questo è un dissenso più naturale del primo, in quanto è naturale che maggioranza e opposizione abbiano idee diverse in materia economica. Però anche qui consentitemi di cogliere un'anomalia: essa riguarda il modo in cui avete impostato il rapporto con l'opposizione. Abbiamo dovuto cogliere una posizione di chiusura totale, senza alcuna disponibilità a discutere le proposte della minoranza, a vagliarle seriamente e ad accoglierle quando risultassero ragionate e corrispondenti all'interesse del paese. Il confine di questa contrapposizione si è manifestato fin dall'inizio dei lavori di questo Parlamento, poi è passato attraverso il caso delle nomine ENEL e RAI, in cui la logica di parte ha fatto aggio sulla professionalità. Sui temi più specificamente economici, l'atteggiamento è stato il medesimo: preclusivo. Eppure il Polo non ha assunto posizioni meramente critiche o, checché ne diciate, ostruzionistiche, anzi sul tema della cosiddetta "manovrina" il Polo ha addirittura proposto una manovra alternativa, evento senza precedenti e tale da comprovare di per sé il massimo di atteggiamento propositivo immaginabile. Ma siete rimasti, di fronte a questo nostro atteggiamento propositivo, ciechi e sordi;


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avete trascurato che le nostre proposte interpretavano ed interpretano le ansie e le speranze della maggioranza degli italiani in tema di fisco, recessione, disoccupazione, finanza, i problemi delle famiglie e delle piccole e medie imprese agricole, artigianali, commerciali e industriali.
Avete invece preferito una linea di politica economica che, primo caso fra i governi europei, esplicitamente dichiara che l'Italia non entrerà nella moneta unica europea alla prima data prevista. E vi compiacete di un calo dell'inflazione che non è il risultato di una sana disinflazione, ma costituisce un caso da manuale di deflazione recessiva. Ora ci proponete una manovra correttiva che presenta le seguenti non esaltanti caratteristiche: primo, non corregge di quanto, per vostra stessa ammissione, sarebbe necessario; secondo, prevede inasprimenti fiscali di varia natura sul lavoro autonomo, sulle imprese, sulle famiglie e sul risparmio; terzo, prevede economie di spesa che in parte sono fittizie, costituendo in realtà rinvii di oneri già decisi o ritardi nei tiraggi di tesoreria; quarto, quando include tagli effettivi di spesa, questi danneggiano soprattutto le attività produttive; quinto, contempla pesanti interferenze sui meccanismi del mercato di importanti prodotti.
La nostra proposta sostanziava una manovra senza tasse, blindata con la clausola di salvaguardia più rigorosa sul fronte delle spese. In definitiva, il voto di fiducia che avete chiesto perseguiva due finalità: la prima era quella di compattare la vostra maggioranza, sacrificando le divisioni ideali delle vostre componenti alla suggestione di conservare a dispetto di esse il potere del Governo; la seconda consisteva nel negare alla minoranza parlamentare la possibilità di continuare ad esprimere le proprie critiche costruttive e nel tagliar corto. Ma un voto di fiducia con questa duplice finalità non poteva risolvere i dissidi ed era anzi destinata ad inasprirli: il seguito degli eventi ci darà ragione, perché i dissensi riappariranno più forti alla ripresa dell'attività parlamentare, sia sulle riforme istituzionali, sia sulla finanziaria. Allora emergerà che la manovra di 32 mila miliardi, basata per due terzi sulla spesa e per un terzo sulle entrate, incontra difficoltà insormontabili proprio dal lato della spesa; quindi, la finanziaria si sposterà di più sull'entrata, suscitando nel paese tensioni molto pericolose. In questo quadro, per le critiche che abbiamo rivolto...

PRESIDENTE. Onorevole Marzano, dovrebbe avviarsi alla conclusione.

ANTONIO MARZANO. Sto concludendo: per le critiche che abbiamo rivolto e per il rifiuto di tenere nella giusta considerazione le proposte costruttive che abbiamo formulato, non possiamo che dichiarare il nostro voto contrario alla conversione del decreto (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia, del CCD-CDU e di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bagliani. Ne ha facoltà.

LUCA BAGLIANI. La ringrazio, Presidente.
Faccio una premessa di carattere generale per quanto riguarda questa manovra economica. Mi sembra ormai assodato che non esiste più la certezza del diritto in questo Stato: si approntano manovre di questo genere di carattere economico attraverso il criterio ormai ridondante dell'urgenza e dell'assoluta necessità. Ebbene, esiste una norma di carattere costituzionale che attribuisce al Governo la possibilità, appunto, di agire in base ai requisiti dell'assoluta urgenza e necessità. Non è stato però mai precisato cosa si intenda per requisiti di urgenza e assoluta necessità. Sembra che praticamente sia sempre e comunque un caso di urgenza e assoluta necessità. Non c'è neanche tempo per la cittadinanza di rendersi conto effettivamente della portata delle manovre economiche e di carattere fiscale. Tutti ci ricordiamo che nel passato, quando furono introdotte riforme sostanziali della nostra normativa fiscale, fu sempre dato un congruo tempo alla cittadinanza per rendersi conto di quello che succedeva (così per la


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riforma dell'IVA, per la riforma dell'IGE, eccetera). Adesso, chiaramente, attraverso l'assoluta urgenza e necessità, vengono approntate manovre il cui unico scopo è di trasferire denaro dal nord al centro e al sud! Questo è ciò che accade e che è estremamente grave! Attraverso queste manovre si dissipano i fondi delle nostre imprese, si riduce l'economia della nostra nazione ad un'economia da terzo mondo. Di fatto, intervenire su settori estremamente delicati, come la sanità, senza una riforma di carattere organico (che, per esempio, preveda i posti di lavoro per i nostri giovani medici e quant'altro), risulta essere esclusivamente strumentale e fine a se stesso.
In base ai principi costituzionali, Presidente, le chiedo sinceramente di determinare quali siano i casi in cui il Governo possa e debba ricorrere all'urgenza e all'assoluta necessità. Ne conosco due: le questioni della difesa in stato di guerra e la calamità naturale. Per me questi sono casi di assoluta urgenza e necessità; tutto il resto appartiene al potere legislativo del Parlamento e non al potere del Governo. Altrimenti assistiamo al caso di decreti-legge come quello del salvataggio del Banco di Napoli, in cui si dice che non si applicano gli articoli del codice civile e della legge fallimentare. Questo è un assurdo per la popolazione! La popolazione si è data regole certe e precise, le norme del codice civile; ebbene, quelle norme vengono disattese da questo stesso Governo, laddove afferma che non si applicano il codice civile e le leggi conseguenti.
Ritengo che chi sbaglia debba pagare; è ora di finirla di fare elargizioni, regalie e quant'altro. Bisogna agire con estrema durezza e con estrema sincerità. Non abbiamo più tempo per tergiversare, non abbiamo più tempo per fare "manovrine": il debito pubblico è ormai una voragine immensa che divora il nostro denaro.
Presidente, chiedo a lei, in quanto rappresentante di un'istituzione, che dal punto di vista normativo chiarisca, attraverso l'intervento della Corte costituzionale, quali e quanti sono i casi in cui il Governo può provvisoriamente agire sulla base di una norma di carattere esclusivamente eccezionale, come quella che si richiama all'urgenza e all'assoluta necessità. Qui c'è una violazione costante in materia di diritto costituzionale, qui si va discutendo e trattando di materia esclusivamente costituzionale. Quindi, chiedo anche un intervento della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipenenza della Padania).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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