VI COMMISSIONE
FINANZE

AUDIZIONE


Seduta di mercoledì 20 gennaio 1999


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La seduta comincia alle 15.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito che la pubblicità dei lavori venga assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

Audizione del direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, Vittorio Cutrupi e dell'amministratore delegato della Lottomatica S.p.A., Marco Staderini, sulle recenti vicende riguardanti il gioco del lotto.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, Vittorio Cutrupi e dell'amministratore delegato della Lottomatica, che gestisce in regime di concessione le operazioni relative al gioco del lotto, Marco Staderini, sulle recenti vicende riguardanti il gioco del lotto.
La Commissione ha deliberato di svolgere questa audizione per disporre di un rapporto approfondito sulle vicende che hanno riguardato il gioco del lotto e le truffe che sarebbero state realizzate. Ci attendiamo quindi un'analisi di quanto è avvenuto ma anche un'illustrazione delle modifiche recentemente intervenute, che dovrebbero rappresentare una garanzia. Mi riservo di porre domande specifiche nel corso dell'audizione e do subito la parola al dottor Cutrupi.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. È necessaria innanzitutto una breve premessa per esaminare l'ambito normativo ed individuare le responsabilità. Fino al 31 dicembre 1993 il gioco del lotto è stato esercitato in esclusiva dall'Intendenza di finanza e quindi dalla direzione delle entrate speciali, che faceva capo al Ministero delle finanze. Dal 1o gennaio 1994 la trasformazione dell'Intendenza di finanza in ispettorati compartimentali delle direzioni generali delle entrate ha fatto sì che tale gestione passasse formalmente in capo alle direzioni generali delle entrate interessate. Nel 1990, con la legge n. 85, il lotto viene affidato all'amministrazione dei Monopoli. Si tratta di un affidamento teorico, perché, come vedremo, il lotto sarà affidato ai Monopoli nel 1994 con il lotto automatizzato. Per le note vicende comunitarie - la contrapposizione, per talune procedure, dell'amministrazione finanziaria alla Comunità europea - in realtà il lotto automatizzato comincia a partire nel 1994. Pertanto, fino al 18 aprile 1994, inizialmente per la ruota di Cagliari e progressivamente per le altre ruote (per esempio, la ruota di Milano entra in dipendenza funzionale il 10 settembre 1994) erano responsabili delle attività estrattive gli intendenti di finanza prima e i direttori regionali delle entrate poi. Successivamente a tale data l'attività estrattiva permane nella responsabilità di questi funzionari, mentre la responsabilità amministrativa del gioco, quindi la contabilizzazione


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e tutto il resto, passa ai Monopoli di Stato. L'affidamento riceve una progressiva intensificazione dapprima con l'ampliamento della rete informatizzata (nel 1994 eravamo in presenza di poco più di 4 mila ricevitorie) e poi con l'affidamento alla Lottomatica, che subentra anche nella responsabilità estrattiva dal 1o luglio 1998. Si tratta di una data importante perché a partire da essa si dividono le responsabilità estrattive da quelle di controllo. Mentre prima esisteva un'unica commissione che, facendo capo allo Stato, concentrava in sé l'attività estrattiva e quella di controllo, dal 1o settembre 1998 la responsabilità estrattiva passa alla Lottomatica, attraverso commissioni proprie delle quali assume la responsabilità; il Ministero delle finanze esercita invece l'attività di controllo con una propria commissione, presieduta dal direttore regionale delle entrate, quindi da un dirigente generale del Ministero delle finanze, o da un ufficiale superiore della guardia di finanza e da altri due dirigenti dell'amministrazione finanziaria. A partire da quella data non vi è più la concentrazione delle due attività che ha reso possibile l'ipotesi di truffa di cui si è letto ma una commissione il cui unico compito è quello di controllare durante la fase di preparazione, di estrazione e di conclusione, quello che fa la commissione estrattiva.
Da questo quadro si evince come in realtà il personale implicato nella vicenda sia, quand'anche appartenente al Ministero delle finanze, di amministrazioni diverse. Quando mi si dice che si tratta di miei dipendenti, devo quindi precisare che in realtà si tratta di persone con le quali non ho un rapporto funzionale. Si tratta di dipendenti del dipartimento delle entrate che fanno capo alle varie direzioni regionali, nella fattispecie a quella della Lombardia.
Qual è la problematica del lotto? Il lotto è uno di quei giochi cosiddetti a libro. Mentre infatti in tutti gli altri giochi, perfino il superenalotto, lo Stato non rischia niente perché si limita a stabilire spese ed a mettere a disposizione i montepremi (per cui è positivo se un giocatore non riscuote il premio perché esso va all'erario), nel caso del lotto il giocatore punta contro lo Stato. Non essendoci infatti un montepremi vi sono giornate nelle quali lo Stato può chiudere in deficit. Se teoricamente ci trovassimo in presenza di giocatori particolarmente illuminati - in modo legittimo - potremmo chiudere sempre in deficit. Ciò fa sì che da anni abbiamo notato una strana tendenza, giustificabile peraltro dal punto di vista matematico. Mano a mano che si è registrata l'implementazione della Lottomatica (ricordo che con l'ultima finanziaria il gioco del lotto è stato esteso a tutti i tabaccai che ne facciano richiesta; complessivamente si tratta di circa 60 mila punti ed al 31 dicembre 1998 sono 10.612 i punti interessati), l'aumento delle giocate e dei loro volumi hanno portato ad una diminuzione complessiva della percentuale che va all'erario. Aumenta la vincita e diminuisce la percentuale destinata all'erario. Mano a mano infatti che aumentano la possibilità di giocare ci avviciniamo al limite matematico della probabilità. Se al casinò 36 giocatori diversi puntano su tutti i 36 numeri della roulette, qualcuno vince per forza. È questa una tendenza che ho già rappresentato diverse volte specificando che dobbiamo intervenire su questo gioco, pur cercando di alterare il meno possibile le regole storiche che lo governano, perché il gettito dell'erario va progressivamente diminuendo in percentuale, anche se aumenta in valore assoluto in conseguenza dell'aumento del volume di gioco. Il volume delle giocate è infatti passato dai 5.400 miliardi nel 1994 ai 12.309 miliardi del 1998; questa cifra sarà ampiamente superata (valutiamo una cifra di oltre 14 mila miliardi) nel 1999. Nell'arco di cinque anni il volume del gioco del lotto è più che raddoppiato...

PRESIDENTE. Anche in conseguenza delle giocate bisettimanali.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Anche per l'intervento della


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giocata bisettimanale e per l'aggancio ai beni culturali. Tutto questo ha fatto sì che la parte erariale, che nel 1994-1995 era valutabile attorno al 32 per cento si attesti oggi al 25 per cento. Il valore assoluto è però aumentato e registriamo oggi 3.077 miliardi di introiti erariali...

GIOVANNI PACE. Quale è stata la raccolta del 1994?

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Poiché il 1994 è stato un anno di passaggio dispongo solo dei dati relativi alle varie regioni e di quelli residuali; nel 1995 abbiamo 5.414 miliardi di spesa da parte del pubblico, 2.747 di vincite, pari al 50,7 per cento del valore giocato e 1.714 miliardi all'erario, pari al 31,7 per cento delle somme giocate.
La tendenza di cui parlavo è vieppiù implementata non solo dal numero delle ricevitorie del lotto, più che raddoppiato in cinque anni, ma anche dall'utilizzo scientifico del gioco del lotto che, se prima era legato a recensioni oniriche e al mondo delle speranze, oggi lo è sempre meno. Notiamo infatti, per esempio, vincite di grosse entità rispetto ai numeri ritardatari, con giocate di un certo impegno. L'utilizzo del mezzo informatico e il proliferare di agenzie e di pseudo esperti che danno i numeri sulla base di calcoli informatici fanno sì che sempre di più si restringa l'area dell'alea. È ovvio che la tecnica del raddoppio potrebbe di per sé garantire vincite; questa tecnica del raddoppio richiede significativi esborsi finanziari, ma esistono per questo società finanziarie; sapendo che la legge dei grandi numeri prevede un massimo di 202 settimane di mancata esclusione di un numero, se si cominciano a giocare i numeri che ritardano oltre una certa settimana ci si avvicina con una certa approssimazione alla vincita. Questi sono i fenomeni che abbiamo evidenziato. Di conseguenza, rilevare la vincita di 10, 30 o 50 miliardi su un volume di giocate di 12.309 miliardi rispetto ad una tendenza, come quella milanese, che rappresenta il massimo delle giocate di tutte le ruote, quindi il massimo delle vincite, non poteva essere possibile sulla base dei dati oggettivi.
Vorrei osservare che la procedura del lotto (tradizionalmente, quando parliamo di procedure, teniamo presente il regio decreto del 1940, cambiato solo per l'intestazione del responsabile perché il sindaco è stato sostituito al podestà) è estremamente rigorosa e non è stata mai aggiornata perché impedisce in modo assoluto, se osservata, qualsiasi tipo di imbroglio. Basta dire che la commissione estrazionale è composta di quattro persone, oltre al bambino, con compiti nettamente separati; le biglie, tutte in evidenza, vanno imbussolate ogni dieci, vanno rinchiuse nell'urna che, secondo la norma, deve essere girata almeno tre volte in avanti e almeno tre volte indietro; trattandosi di un'urna obliqua il moto sussultorio e quello ondulatorio si sommano e le biglie non rimangono dunque allo stesso livello. Parlare quindi di palle calde e di palle fredde è una stupidaggine; l'operazione di caricamento dura infatti circa 30 minuti e se ci fossero bussolotti caldi, considerando che sono tutti di metallo, quanto meno il fenomeno sarebbe omogeneo. Dalle prime notizie che abbiamo ricevuto dall'indagine amministrativa che abbiamo subito disposto attraverso i nostri ispettori (quantunque, come ho detto, il personale coinvolto non è nostro) pare che la truffa sia stata perpetrata con un sistema elementare, che però ha richiesto il coinvolgimento di gran parte della commissione, l'assenteismo di altri componenti della stessa ovvero la ripetizione metodica, per anni, delle operazioni che ponevano in essere. Per esempio, l'impiegato dei Monopoli di Stato era impegnato nel piegare il lenzuolino contenente il numero, sulla base di piegature fisse; il lenzuolino piegato veniva passato al rappresentante del tesoro, che aveva la biglia e che, in modo sistematico e monotono disponeva le biglie in un certo modo, funzionale ad un controllo visivo; le biglie vengono disposte per dieci e alla fine delle prime dieci l'addetto deve compiere


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la rotazione. Sapendo che le biglie erano prese tutte in fila ad iniziare dalla prima era chiaro come individuare dove andassero a finire i numeri. Questo meccanismo, ideato da dipendenti infedeli, che lucidavano le biglie introdotte nell'urna, e ai quali si aggiungeva il bambino che non veniva bendato correttamente, faceva sì che durante il giro di queste palline - in avanti ed indietro; tenete presente che è previsto un minimo di rotazione dell'urna ma non un massimo - il bambino poteva vedere se vi erano biglie lucide da scegliere. Non penso che il bambino si sia indugiato alla ricerca delle palline lucide, perché questo sarebbe stata occasione di controllo da parte di tutti. Del resto, l'urna è a retina, quindi se il bambino non è bendato correttamente può vedere; infatti, una delle arrestate era proprio l'addetta alla bendatura.
Questo fatto era poi vieppiù agevolato dalla chiara tendenza da parte dei milanesi a non partecipare all'estrazione del lotto che, come voi sapete, è un'estrazione pubblica; i cittadini milanesi sono giustificati dal fatto che - così mi si dice - il posto estrattivo di Milano, curato dalla direzione regionale di quella città, prevede per il pubblico un luogo all'aperto. Poiché il clima di Milano, fatta eccezione per i periodi estivi, non mi risulta essere particolarmente mite, capisco perché non va quasi mai nessuno ad assistere alle estrazioni! Lo stesso non capita ai miei conterranei napoletani, che invece corrono in frotte alle estrazioni! È dunque chiaro che la presenza del pubblico al momento delle estrazioni del lotto inibisce, crea una deterrenza nei confronti di chi voglia truffare.
Tuttavia, questo fenomeno, come dicevo, dal primo luglio 1998 tecnicamente non è più possibile perché la commissione deve presiedere alle operazioni iniziali, a quelle intermedie e a quelle finali delle estrazioni.
Pertanto, al di là dell'inchiesta amministrativa che abbiamo disposto, al di là del fatto che siamo in grado di operare delle disaggregazioni e di fornirvi, settimana per settimana, l'incasso di tutte le ruote per poter verificare che non vi è mai stato un trend che fosse in controtendenza (tenuto conto che, ictu oculi, dalle cifre non è possibile ricavare questo dato), posso confermare che, per quanto riguarda l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, personalmente non ero a conoscenza di nessun fatto e di nessuna denuncia in tal senso che ci potesse essere utile per attivare prioritariamente le indagini. Se mi avessero chiesto, prima di questo fatto, quale fosse un gioco blindato - perché blindato è, come continuo ad insistere, ma blindati non sono gli uomini - avrei detto senz'altro che quello era il lotto.
Ho saputo una settimana fa dal mio direttore centrale commerciale, che per delega è quello preposto a tutti i giochi, che abbiamo ricevuto una denuncia anonima rispetto ai fatti di Milano, che è stata disposta un'inchiesta a cura dell'ispettore compartimentale di Milano e che l'inchiesta ha evidenziato che non vi erano elementi per avvalorare quella denuncia. Ho chiesto ufficialmente al mio direttore commerciale di acquisire il fascicolo, anche per trasmetterlo al ministro.
In un consiglio di amministrazione dell'azienda dei Monopoli di Stato nel luglio del 1997, quando ero appena arrivato ed ero reggente, il mio vicedirettore generale - al quale chiesi di relazionare sul bilancio dell'amministrazione dello Stato - evidenziò come le entrate del lotto nel 1996 avessero subito una contrazione ed individuò, sic et sempliciter, tale contrazione rispetto al 1995 nell'aumento del numero delle ricevitorie e nell'utilizzo di sistemi informatici. Nella replica successiva, uno dei consiglieri evidenziò come l'assunto dello stesso, che aveva affermato che a Milano vi erano state più vincite che giocate, non fosse vero: del resto, non poteva verificarsi matematicamente, in un campione abbastanza idoneo di diverse giocate, che le giocate fossero inferiori alle vincite; quindi, quel consigliere chiese di approfondire il discorso. Successivamente, è stato evidenziato che le vincite erano state sempre inferiori alle giocate e che la


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vicenda era solo da collegarsi al fatto che nel 1996 erano usciti 5 o 6 numeri ritardatari, con grossi salassi per l'erario; poiché poi su Milano si concentrava il massimo delle vincite - ancora oggi Milano da sola rappresenta oltre un sesto di tutto l'ammontare complessivo delle vincite - è chiaro che il differenziale si era evidenziato ancora di più come vincite proprio in quella città. Dal grafico che possiamo consegnarvi si evince come il volume delle giocate su Milano abbia sempre seguito il volume delle vincite; quindi non vi è mai stata una riduzione delle giocate rispetto alle vincite.
Nel momento in cui abbiamo saputo dalla stampa della vicenda, ci siamo attivati immediatamente in simbiosi con la Lottomatica, che è la società concessionaria che cura anche le commissioni estrattive dal luglio del 1998, e abbiamo adottato una serie di misure che si sono estrinsecate nel far partecipare da subito alle estrazioni le associazioni dei consumatori e nel riprendere e nel conservare, in un'apposita cineteca, fasi iniziali, intermedie e finali delle estrazioni. Da ultimo, per la prossima estrazione, presso una sede della Lottomatica (in via Mosca) sarà installata una camera-regia con la quale saranno riprese in contemporanea, su linee private televisive, tutte le dieci sedi estrazionali; saranno presenti funzionari della Lottomatica e dirigenti dell'amministrazione.
Mi è stato chiesto chi conserva le palline: è chiaro che ogni direttore regionale, fatta eccezione per la ruota di Roma che è gestita direttamente dai Monopoli, è responsabile della conservazione; tuttavia, essendo questa un'attività che l'amministrazione finanziaria ha sempre reputato residuale - quando ero direttore generale delle entrate, con provenienza ufficio imposte dirette, sentir parlare il collega di Milano, un intendentizio, dei problemi del lotto mi sembrava poca cosa, perché a me interessavano le imposte - adesso abbiamo stabilito delle norme uniformi per la conservazione delle biglie: tali norme prevedono che le palline vengano conservate in una valigia trasparente, sigillata dalla commissione di controllo (e non dalla commissione estrazionale), che le riapre nella successiva estrazione, le consegna alla commissione estrazionale e via di seguito.
La legge oggi già prevede che il lotto possa essere tutto automatizzato e trasferito a Roma: su questo - e non solo per le mie radici napoletane - nutro talune perplessità, che un gestore di denaro pubblico, a mio avviso, deve nutrire. Non so ancora quale impatto possa avere la concentrazione in macchina del gioco del lotto e quale impatto possa avere un errore meccanico, come quello che si è verificato a Castelbellino per le lotterie (prima che io arrivassi: ci tengo a precisarlo, perché il mio ministro mi addebita anche l'episodio di Castelbellino, ma io non c'ero; semmai, ho risolto la vicenda!). Dobbiamo ricordare che il gioco del lotto, da solo, raccoglie quanto tutti gli altri giochi messi insieme (lotteria, superenalotto, gratta e vinci, eccetera), forse anche qualcosa di più: tutti i giochi messi insieme, escluse le lotterie, raccolgono 9 mila miliardi, mentre il lotto da solo ne raccoglie 12 mila 300.
Pertanto, per la tutela dell'introito erariale conseguente, è opportuno fare, a mio avviso, delle serie indagini di mercato per verificare l'impatto che un certo tipo di discorso può avere sui giocatori. Abbiamo già avviato delle indagini di mercato in passato, ma da queste si è evidenziato come la tradizione di questo gioco sia molto pregnante; lo stesso bambino è preferito alla macchina, anche se, tutto sommato, il bambino poteva essere pilotato e la macchina no.

PRESIDENTE. Vorrei chiedere ai nostri ospiti alcuni altri elementi di informazione. I provvedimenti che dal mese di luglio hanno portato ad un maggiore controllo, con l'istituzione della commissione estrazionale e quella di controllo, sono effettivamente incisivi? Sapete se i pentimenti e le pressioni siano dovuti anche a questi maggiori controlli?
Ho letto su Il Corriere della Sera un'intervista ad un esperto di gioco americano,


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secondo il quale nel lotto vi è sempre una certa dose di superstizione nel giocatore, ma la garanzia più assoluta può essere data dal ricorso a meccanismi di estrazione che prescindano dal fattore umano. Vorrei una vostra valutazione su questa affermazione, perché ho sentito che voi avete fatto anche delle indagini di mercato; quindi non si tratta solo di una sensazione, ma esistono fattori più concreti.
Infine, esprimo una mia curiosità: quali sono i criteri di scelta dei bambini? Risulta infatti che molte volte si tratta di figli di funzionari addetti ai lavori. E poi: i membri delle commissioni sono pagati? I bambini sono pagati? Sono state dette molte cose in proposito, per cui è necessario un chiarimento, anche perché il fatto che siano stati coinvolti dei bambini in una truffa rappresenta, diciamo così, un pugno allo stomaco della gente comune!

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Per quanto riguarda la prima domanda del presidente, dovremo escludere che le vicende emerse siano conseguenti ai maggiori controlli che si sono attuati a partire dal luglio 1998: tutti i giornali sostengono che l'ultimo episodio si è verificato a febbraio, e ciò sembra essere confermato anche dall'autorità giudiziaria. Inoltre, ci risulta che il numero delle estrazioni truccate sia piuttosto basso; ciò che colpisce è la quantità delle vincite e la ricerca dei vincitori di quelle giocate pilotate. Come sapete il lotto si caratterizza per l'alto numero di concorrenti e di vincitori e questo fatto ha un impatto su tutto il territorio nazionale. Quando sui giornali si legge che le procure stanno aprendo inchieste, significa che stanno cercando di capire se le vincite di una determinata giornata fossero legate al falso della commissione o se sia trattato di vincite legittime.
Per quel che riguarda le estrazioni automatizzate abbiamo svolto una serie di sondaggi nell'ottica di riprendere con la telecamera della RAI le estrazioni. È chiaro che l'attuale sistema è televisivamente improponibile per tutte le dieci ruote: qualsiasi telespettatore cambierebbe canale. Abbiamo pensato di adottare soluzioni analoghe a quelle seguite in altri paesi europei e americani dove le estrazioni vengono fatte utilizzando apparecchiature elettroniche. Sono stati affidati sondaggi all'agenzia che cura la pubblicità e alla stessa RAI, che hanno sconsigliato di intraprendere questa strada perché tutti ritenevano quella del bambino la soluzione migliore e più affascinante. È chiaro che tenere dieci ruote e dieci commissioni è più complesso che concentrare le operazioni in un'unica sede; questa soluzione sarebbe più economica e anche più spettacolare e più funzionale. Stiamo pertanto ragionando, assieme alla RAI, per cercare di organizzare un sondaggio televisivo, magari legato ad un gioco a premi della trasmissione Il lotto alle otto, mostrando per un certo periodo un'apparecchiatura francese, per un altro periodo un'apparecchiatura americana ed una tedesca e cercando di proporre all'opinione pubblica alternative elettroniche all'attuale urna. Un sondaggio effettuato attraverso il televoto potrebbe fornirci elementi utili a farci fare un salto di questo genere. Come infatti ha giustamente osservato il direttore, si tratterebbe di un salto senza ritorno, irreversibile; qualora sbagliassimo analisi e la raccolta di 12 mila miliardi dovesse diminuire, avremmo procurato un danno cercando di fare meglio. Stiamo definendo le modalità per poter procedere a questo sondaggio; nel frattempo abbiamo predisposto una serie di nuove misure di sicurezza, che approfondiremo ulteriormente, per controllare l'operato della commissione.
Passo ora ai criteri di scelta dei bambini e dei membri della commissione. Molti bambini, attraverso i loro genitori, fanno richiesta di partecipare a queste operazioni. Poiché a Roma siamo sotto l'occhio della telecamera questa attività presenta un particolare appeal e le richieste sono moltissime; per quanto riguarda le altre ruote, da quando siamo responsabili abbiamo pensato di fare riferimento


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ad istituti o orfanotrofi che potessero organizzare a rotazione la partecipazione all'estrazione. Una simile scelta è stata giudicata ingiusta ed impopolare nei confronti del bambino, che veniva caratterizzato come orfano, povero e abbandonato. Non si è potuto percorrere questa strada e la scelta, a livello locale, è stata affidata ai tecnici di Lottomatica che si trovano presso le sedi (20-30 persone nel centro di elaborazione) e ai funzionari dell'amministrazione che nell'ambito di parenti e conoscenti canalizzano la scelta del bambino. Vista la situazione, è chiaro che i criteri di selezione dovranno cambiare; l'idea è quella di individuare una scolaresca nell'ambito della quale scegliere il bambino per l'estrazione. Abbiamo pensato di consegnare al bambino in cambio della sua partecipazione un buono di 50 mila lire da spendere in un negozio di giocattoli...

PRESIDENTE. Sarebbe meglio prevedere un buono per l'acquisto di libri.

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Anche. Quella del buono ci è sembrata la formula più simpatica di ricompensa. Per quanto riguarda la scelta dei membri della commissione, il problema è più complesso. Oggi le estrazioni si svolgono presso i locali della direzione regionale delle entrate. Vi sono persone della commissione di estrazione che lavorano per Lottomatica che dovrebbero recarsi in orario serale in locali della pubblica amministrazione (il mercoledì ed il sabato alle ore 20). Ciò ha creato alcuni problemi con la direzione generale delle entrate, la quale ha obiettato che se è vero che le estrazioni debbono svolgersi nei loro locali per tradizione, non possono acconsentire che vi sia personale estraneo che acceda agli uffici in quelle ore, anche se avevamo pensato a pensionati dei carabinieri e di forze dell'ordine i quali, a rotazione, avrebbero dovuto svolgere questa attività. Si è allora predisposto un meccanismo affidato alla scelta del direttore regionale, il quale individua a rotazione tra i funzionari dell'amministrazione i membri della commissione estrazionale, retribuita con un rimborso spese di 150 mila lire. Tra gli altri vi è un funzionario che ha il compito di assicurare la propria presenza per poter supplire ad eventuali assenze. La novità consiste nel fatto che queste operazioni si svolgono sotto il controllo di una commissione di vigilanza, presieduta dal direttore regionale, vale a dire dalla massima autorità. Si è alzato il livello di gerarchia e ciò comporta meno rischi ed imbrogli. La retribuzione è a cura della Lottomatica...

GIANFRANCO CONTE. Anche per la commissione di controllo?

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Nella misura di 150 mila lire per i membri e di 500 mila lire per il presidente, direttore regionale. Questo da una parte rappresenta un incentivo a partecipare, tanto è vero che le domande...

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Ricordiamo che si tratta di mercoledì e di sabato sera; soprattutto il sabato nessuno è disponibile...

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Mentre prima l'estrazione avveniva il sabato alle ore 12 e l'amministrazione poteva disporre l'invio di funzionari in orario di lavoro, ora l'estrazione avviene alle 20.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Vorrei brevemente integrare quanto è stato detto. Mi è stato chiesto più volte come mai si sia partiti a luglio con la divisione tra attività estrazionale e attività di controllo; tale decisione fa legittimamente presumere un atteggiamento simile a quello di installare porte di ferro dopo un furto a S. Chiara. Non è vero. La procedura è stata invece attuata in relazione ad uno dei passaggi obbligati della convenzione con Lottomatica.


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Quest'ultima ha assunto tale compito nel momento in cui ha anche assunto direttamente il pagamento delle vincite. Tale pagamento prima avveniva attraverso l'amministrazione dei Monopoli ed una convenzione bancaria, ed è assunto ora direttamente da Lottomatica senza limiti di importo.
L'esperimento della selezione dei bambini nelle scuole e della loro premiazione con libri per le biblioteche di classe, per esempio va portato avanti. Un altro esperimento a mio avviso utile (dobbiamo studiarne la compatibilità con il regolamento e capire che tipo di accordo predisporre) è quello di allontanare le estrazioni dalle direzioni regionali delle entrate per portarle nei municipi, (agganciando l'istituzione comunale al lotto, che nasce proprio come un gioco comunale) oppure presso strutture dei beni culturali. Perché un museo, che alle 8 di sera è aperto, non potrebbe ospitare nel proprio atrio le estrazioni del lotto? Potrebbe essere un modo, tra l'altro, per ricordare che 300 miliardi l'anno delle entrate del lotto sono destinate ai beni culturali.
Ho detto più volte, infine, che in realtà il vero truffato in questa situazione è lo Stato, che ha pagato vincite che non erano tali. I giocatori, in effetti, sono stati turlupinati e truffati nella loro buona fede, ma non hanno ricevuto un danno diretto, perché per loro l'alea è rimasta la stessa. Se infatti avessero giocato quei numeri, avrebbero vinto anche loro. Quello che intendo dire è che la percentuale di alea rispetto al gioco non è stata alterata. Il vero truffato è stato lo Stato, tanto è vero che ci costituiremo subito parte lesa nel procedimento.

MANLIO CONTENTO. Una prima riflessione è relativa alla mancanza di controllo. Vorrei comprendere se all'interno della commissione, poi diversificata nelle funzioni, vi era effettivamente, come mi è sembrato di capire, qualcuno che aveva il compito specifico di controllare le fasi di estrazione. Mi consentirà allora di dire, direttore, che forse è mancata da parte sua quella che considero l'indicazione più importante: chi erano effettivamente i responsabili. Come lei mi insegna, infatti, esiste sicuramente una colpa da parte di costoro e tale colpa è in vigilando. Non posso allora tollerare che vi siano persone, immagino retribuite (non importa in quale misura) per svolgere determinate funzioni, che in verità non esercitano tali funzioni. Sembra di rivedere le vicende che abbiamo già conosciuto a proposito di alcune lotterie quando alcune palline si sono inceppate e se non ci fosse stata le televisione tutti quelli che avrebbero dovuto controllare non se ne sarebbero neppure accorti. Diversamente non si capisce perché debba essere previsto del personale per la funzione di controllo.
Una seconda considerazione la coinvolge direttamente, direttore. Se non ho compreso male, altrimenti le chiedo scusa, lei ha fatto riferimento ad interventi presso il consiglio di amministrazione dei Monopoli i cui termini a me non sono noti, ma credo lo siano a lei; sono state avanzate, forse sulla scorta di qualche denuncia anonima, ipotesi in relazione ad irregolarità più o meno presunte nel gioco. A fronte di questi interventi resi nel consiglio di amministrazione mi chiedo se siano state adottate procedure preventive, nonostante si trattasse di segnalazioni non qualificate, ma comunque tali da porre dubbi al consiglio di amministrazione, per allertare le commissioni competenti e quindi - nell'ambito della catena amministrativa delle responsabilità - per prevenire - ammesso e non concesso che si trattasse di segnalazioni veritiere - eventuali ulteriori irregolarità? Anche in questo caso credo che a fronte di una discussione svolta in un consiglio di amministrazione di quel rilievo e di quella importanza, non appena vi fosse il sospetto di alcune irregolarità la prima cosa che una pubblica amministrazione avrebbe dovuto fare, a mio giudizio ancor prima di verificare se fossero fondate o meno, era quella di allertare gli organismi competenti affinché vigilassero sulle operazioni. Anche a tale proposito vorrei, per quanto possibile, una risposta più precisa.


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Chiedo al presidente se sia possibile avere copia di questi verbali del consiglio di amministrazione, che immagino possano essere messi a disposizione della Commissione finanze, affinché anche noi possiamo dare il nostro contributo.
In conclusione, mi verrebbe spontanea una battuta: forse le migliori commissioni di controllo sono quelle composte da truffatori noti e sperimentati, che sono in grado di suggerire i sistemi più validi per prevenire le truffe! In relazione al regio decreto del 1940, che lei ha richiamato, io le chiedo: le modalità di scelta possono essere modificate? Si possono evitare possibili comportamenti standardizzati? Anche le cosiddette commissioni di controllo possono essere, di volta in volta, modificate in termini temporali? Del resto, mi è sembrato di capire dalla lettura dei giornali che il comportamento standardizzato, la consuetudine di determinate situazioni ha favorito una certa distrazione, rendendo più facile l'organizzazione della truffa. Poiché questo è il campo della dea bendata, bendare ancora di più la possibilità di conoscere preventivamente credo che possa rendere il gioco del lotto ancora più sicuro.

DANIELE MOLGORA. Seguo da tempo tutte le vicende legate al gioco del lotto, e chi era in Parlamento anche nella precedente legislatura ricorderà che io innescai il processo di allargamento delle ricevitorie in punti di gioco fin dal 1994; grazie a quell'intervento, si verificò un incremento delle entrate per l'erario.
L'episodio denunciato ha ovviamente tolto molta della credibilità nei confronti della dea bendata che, per il gioco del lotto, a quanto pare tanto bendata non è! La prima reazione da parte dei giocatori, da parte del pubblico nei confronti dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato è che i responsabili della truffa siano allontanati; è chiaro, però, che i responsabili devono essere individuati, senza per questo attendere che tutte le sentenze siano passate in giudicato (perché altrimenti fra vent'anni queste persone le avremo ancora tra i piedi).
Pertanto, chiedo che l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato intervenga ufficialmente per allontanare seduta stante tutti coloro che, per colpa di chi non ha vigilato o per proprie responsabilità, si sono resi responsabili di questa vicenda. È ora di finirla! Del resto, abbiamo precise testimonianze, anche da parte del ministro delle finanze, della presenza all'intero di questo dicastero di persone condannate per corruzione, ma che ancora sono in circolazione! È ora di finirla: questa gente deve essere sbattuta fuori!
Inoltre mi chiedo: è possibile che queste organizzazioni facciano capo ad organizzazioni di tipo mafioso? Se così fosse, la questione potrebbe riguardare anche altre estrazioni, come quelle della lotteria.
Un altro punto che vorrei evidenziare - e che è la procedura più semplice che viene utilizzata ovunque per evitare eventuali truffe - è quello della rotazione dei membri all'interno delle commissioni legate alle estrazioni. È chiaro che se vi è rotazione, è difficile che una persona possa porre in essere collegamenti con altre persone per scopi non trasparenti; la rotazione, quanto meno, rende loro la vita più difficile! Dunque, mi stupisco del fatto che nessuno abbia pensato al meccanismo della rotazione per prevenire eventuali truffe.
Avete un'idea dell'origine temporale di questi fatti? Quando è iniziata la truffa all'interno delle estrazioni? Che il dottor Cutrupi mi dica che una settimana fa c'è stata una segnalazione anonima, mi lascia alquanto perplesso: evidentemente, qualcuno all'interno dell'amministrazione ha ricevuto qualche segnalazione, ma non ha detto nulla; oppure, se sono state avviate delle procedure di controllo, vorremmo sapere a quali risultati si sia giunti. Ecco perché è importante conoscere l'origine temporale dei fatti, perché se questi risalgono a dieci anni fa, occorre verificare se vi sono state segnalazioni e se queste sono state ignorate. Anche coloro che hanno taciuto devono assumersi le loro responsabilità.


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Infine, vorrei avere qualche vostra valutazione per quanto riguarda possibili alternative alle modalità di estrazione (si potrebbe fare il paragone con ciò che accade in altri paesi).

LUCIO MARENGO. Ho tratto delle mie valutazioni da questa vicenda, dal momento che conosco i meccanismi e le procedure del gioco del lotto, avendo avuto delle responsabilità nelle estrazioni della città di Bari; pertanto, gioco in casa!
Ebbene, se non avessimo avuto le ammissioni spontanee di un funzionario addetto ai lavori, la truffa sarebbe continuata: e allora, dobbiamo dire grazie a quel funzionario.
Ritengo vi siano grosse responsabilità da parte dell'intendenza di finanza di Milano, che non ha vigilato sull'operato dei suoi dipendenti. Chi aveva delle responsabilità, oltre a percepire le 500 mila lire, doveva comportarsi correttamente. Quando si guadagnavano 30-50 mila lire, nessuno voleva partecipare alle estrazioni (lei sa benissimo quanto percepisce un dipendente statale); adesso, fanno i salti mortali per partecipare ed i funzionari percepiscono 500 mila lire due volte alla settimana, per un totale di 4 milioni al mese! Ora non si assentano mai i funzionari! Allora, ci sono responsabilità precise!
Il lotto - il dottor Cutrupi lo sa meglio di me - è un gioco popolare; trasferire le estrazioni e concentrarle a Roma è un grosso errore, che potrebbe comportare una forte diminuzione del gioco!
È strana la vicenda delle palline lucide e del bambino non bendato correttamente: a Bari si era soliti ricorrere ad un orfanotrofio e il bambino ogni volta era diverso; il suo nome e cognome risultava sui verbali di estrazione . Mi meraviglio come la magistratura in questa circostanza non abbia sentito anche i bambini per sapere dalla loro viva voce se fossero stati convinti, costretti o abituati ed educati a scegliere le palline.
E poi, quando parliamo dei bambini, dobbiamo guardare alla loro età: sicuramente non erano bambini molto piccoli, ma adolescenti di 14-15 anni, già «svezzati»! Tuttavia, mi sembra difficile credere che si sia arrivati a compromettere una intera commissione per l'estrazione del lotto e a giungere a questa truffa continuata, che non si sa quando ha avuto inizio, ma lo si può dedurre: nel verbale del consiglio di amministrazione dei Monopoli del 4 luglio si evince la segnalazione di un componente che chiede alla commissione di approfondire le indagini interessando la magistratura. Bisogna dunque capire se e perché non si sia proceduto in tal senso; bisogna capire perché in via cautelativa la commissione o il presidente - oggi il sottosegretario Vigevani - non abbiano ritenuto di interessare la magistratura. Pertanto, vanno verificate le responsabilità di chi ha saputo ma non è intervenuto.
In relazione alla vicenda denunciata, occorrerebbe poi verificare se la truffa sia avvenuta quando le matrici delle bollette erano fatte a mano (quindi era più facile falsificare il numero vincente) o quando queste erano già automatizzate (ciò che rende quasi impossibile qualunque truffa).
Allora, la truffa è arrivata dall'interno dell'intendenza di finanza. C'era chi sapeva e chi ha visto, c'era chi doveva denunciare e non lo ha fatto! Sappiamo come sono andate le cose dai commenti dei giornali, ma è anche vero che ogni giornalista dà una propria interpretazione della vicenda. Ecco perché vogliamo essere informati non solo dei fatti, ma anche degli accertamenti che l'amministrazione dei Monopoli ha disposto.
E ancora: chi vigila sulla SISAL? Nessuno! Lo Stato, nel dare in concessione un gioco come il superenalotto, non si è riservato neanche il diritto di vigilanza! Questo è un fatto estremamente grave! Lo Stato non può vigilare sull'operato della SISAL!
Concludo, augurandomi che tutte le precauzioni non si riducano poi in un trasferimento delle estrazioni a Roma, perché ciò sarebbe un grave errore; i sondaggi, del resto, sono a favore della permanenza del lotto nelle sedi periferiche. Il controllo è facile anche se l'avvicendamento


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del personale non è una soluzione semplice, perché è necessaria una certa esperienza e una certa conoscenza delle procedure: sono mostrati al pubblico dieci numeri che poi vengono imbussolati; l'urna fa tre giri in avanti e tre giri indietro. Alla fine le palline vengono riaperte e sono ricontrollati tutti i numeri (questo non lo ha detto nessuno); quindi oltre ai 5 numeri estratti, vengono ricontrollati gli altri 85 numeri e dunque le biglie sono manovrate da più persone. Mi sembra strano che nessuno si sia mai accorto della diversa lucentezza delle palline (che, per altro, possono essere portate fuori dalla sede con estrema difficoltà).
Mi sa quindi che la verità che conosciamo non è quella corrispondente alla realtà. La magistratura deve dire effettivamente come sono andate le cose; vogliamo conoscere i retroscena di questa storia che non ha né capo né coda e che è venuta alla luce solo perché un funzionario dell'intendenza di finanza ha deciso di parlare.

ANTONIO LEONE. Vorrei chiedere al direttore generale chi incassa le giocate nel momento in cui vengono effettuate. Quanto tempo passa, inoltre, tra esse ed il versamento allo Stato? Poiché non sono un giocatore e non conosco i meccanismi del lotto, nel caso in cui le vincite sono superiori alle giocate, chi paga?

EUGENIO VIALE. Vorrei un'ulteriore precisazione a proposito dei dati. Su un totale di 12 mila miliardi di giocate, a quanto ammontano in cifra assoluta le vincite? Mi pare che lei abbia parlato di 3 mila miliardi di entrate per lo Stato, ma vorrei anche sapere qualcosa a proposito dei costi. Qual è l'agio della tabaccheria? Vorrei conoscere il conto economico a fronte di 12 mila miliardi di ricavi.

SILVIO LIOTTA. Signor presidente, in questa sede non ci interessa tanto conoscere in che modo si sia svolta la truffa perché è la magistratura che deve occuparsi di ciò. Dobbiamo invece valutare se l'amministrazione finanziaria competente sia venuta meno al proprio dovere di vigilanza nel momento in cui partecipava all'estrazione ed al controllo. Ai cittadini e al Parlamento interessa poco conoscere le modalità, sulle quali sarà la magistratura a fare luce; ci occorre disporre di tutti gli elementi per poter valutare se sia riscontrabile un atteggiamento colposo o doloso da parte dell'amministrazione competente. Stiamo di fronte a casi continui di disfunzione dell'amministrazione delle finanze. Con tutto il rispetto che ho per il professor Visco, del quale peraltro sono amico, si sono verificate in capo all'amministrazione delle finanze una serie di avvenimenti che vanno dalle cosiddette cartelle pazze all'estrazione del lotto, che non possono passare sotto silenzio, anche se si considera che il valore che oggi il gioco e le scommesse rappresentano per l'erario ha raggiunto limiti pari ad un quarto della manovra finanziaria. Si tratta quindi di un settore sul quale occorreva un'estrema vigilanza, soprattutto da quando nel 1994, come ha giustamente ricordato l'onorevole Molgora, è stata introdotta la norma, allora osteggiata, volta a liberalizzare il numero delle rivendite nelle quali si potesse effettuare il gioco del lotto. È stata una battaglia in diverse finanziarie; si è parlato di 7 mila o 14 mila ricevitorie e oggi sappiamo che sono circa 10 mila. Alla fine di questa audizione dobbiamo disporre di tutti gli elementi per poter esprimere un giudizio politico complessivo sull'amministrazione e sul modo in cui abbia vigilato in questo delicato settore.

GIANFRANCO CONTE. Sono un po' meravigliato per il fatto che dalla maggioranza non provengano domande. Non si tratta di una questione di schieramenti e tutti abbiamo la volontà di entrare nel merito della questione non sotto il profilo giudiziario, che non ci compete, ma sotto quello della vigilanza. Ho ascoltato recentemente un'intervista dell'ingegner Staderini il quale ha minimizzato l'impatto che questo scandalo avrebbe potuto avere sul risultato complessivo delle giocate. Condivido pienamente che quando si parla di


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giocate per 18 mila miliardi si tratta di una cifra molto superiore all'intera manovra finanziaria per il 1998 e questo non può che preoccuparci. Credo che l'impatto nei confronti dei cittadini riguardi soprattutto l'immagine complessiva dell'amministrazione finanziaria. Il danno emergente è soprattutto quello di far crescere nei cittadini una sfiducia complessiva nei confronti dell'amministrazione finanziaria e sul modo in cui gestisce questioni del genere. Quando l'onorevole Molgora afferma di voler capire se vi siano responsabilità o quando l'onorevole Marengo si chiede perché, se il consiglio di amministrazione era a conoscenza di qualcosa, non ha attivato i meccanismi necessari; quando verifichiamo che questo incidente è sulla stessa scia di precedenti come quello della lotteria Italia e delle estrazioni di Curno, che sono costati in passato il posto a qualche dirigente dell'amministrazione finanziaria, è chiaro che ci poniamo l'interrogativo sul modo in cui l'amministrazione intenda muoversi nei confronti dei dirigenti e di quanti sono stati coinvolti in queste estrazioni. Peraltro, il fatto che si minimizzi la questione della partecipazione, tenuto conto della remunerazione dei funzionari, non mi sembra opportuno. Non credo che un introito accessorio di 25 milioni annui sia cosa da poco. Ho quindi qualche perplessità rispetto all'idea di Staderini di procedere ad un televoto per capire se i cittadini siano o meno interessati al sistema tedesco piuttosto che quello francese o spagnolo, ricordando l'esperienza passata del festival di Sanremo! Ho qualche dubbio dunque sull'affidare la gestione della questione a strumenti diversi dalla vigilanza effettiva da parte dell'amministrazione.
Mi preme sapere dal direttore generale che cosa si intende fare, al di là di quanto è stato già affermato (vigilanze rinforzate, trasmissioni televisive a circuito chiuso e quant'altro) nei confronti di quei funzionari che hanno reso possibile questa truffa. Sicuramente infatti interverrà la magistratura, ma al di là di quelle che saranno le responsabilità esterne esistono responsabilità interne che vanno assolutamente chiarite.
Vorrei inoltre sottolineare all'ingegner Staderini che non si può sottovalutare l'impatto psicologico perché è vero che adesso c'è il ritardatario numero 39 trainante a Genova, ma si tratta di un caso eccezionale. Bisognerà vedere come andrà effettivamente il lotto nei periodi successivi all'uscita di questo numero. Dobbiamo essere interessati soprattutto a salvaguardare l'amministrazione finanziaria e i gestori dei giochi. Peraltro è noto che la stessa amministrazione dei Monopoli ha intenzione di introdurre nuovi giochi, che in un clima di sfiducia generale già esistente sui giochi attualmente presenti, non possono essere visti, in una fase iniziale, che con una certa circospezione. Aggiungo che ho qualche perplessità a rincorrere sempre l'obiettivo attraverso l'introduzione di nuovi giochi perché credo vi sia un limite entro il quale fermarsi; non possiamo pensare che con l'inserimento di nuovi giochi e con l'aumento delle ricevitorie tale limite possa essere continuamente superato. La capacità di gioco degli italiani, per quanto potenzialmente possa essere anche superiore a quella attuale, arriverà ad un certo punto e bisognerà affrontare il problema di come ripartire all'interno delle varie società che gestiscono il gioco in Italia il volume delle giocate. Spero che nel prossimo futuro si possa svolgere un'analisi anche a questo proposito.
Vi è poi un argomento, forse poco attinente alla questione, ma che vorrei comunque sollevare. Ultimamente ho potuto verificare che mentre noi continuiamo a rincorrere la gara internazionale per l'affidamento delle concessioni dei giochi alcuni paesi all'interno dell'Unione europea se ne siano disinteressati decidendo che la gestione dei giochi possa essere un fatto esclusivo del paese di origine. Faccio l'esempio, ben noto, dell'Olanda. Quando affronteremo il problema della definizione dei partecipanti a queste gare bisognerà tenere maggiormente presente l'introito garantito da società


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nazionali al gioco nel complesso piuttosto che questa sorta di totem della necessità delle gare internazionali.

ALESSANDRO REPETTO. Ringrazio il dottor Cutrupi e l'ingegner Staderini per aver partecipato a questa audizione ed averci fornito una serie di elementi. Comincerò il mio intervento con una nota non polemica, ma doverosa perché mi sorprende sempre, nonostante io sia deputato da quasi tre anni, constatare che alcuni deputati sembra siano stati fino a ieri in Svizzera e che improvvisamente si ritrovino in Italia dove scoprono disfunzioni che non sono che aggregazioni e sommatorie di disfunzioni di anni precedenti. Tali disfunzioni ritengo non siano addebitabili soltanto all'ultimo ministro, ma siccome vorrei fare un po' di chiarezza anche a questo proposito desidero ricordare che proprio nell'ambito di questa amministrazione, rispetto alla quale talvolta ci si pone anche conflittualmente, sono state assunte posizioni estremamente razionali. Questo settore è stato ampiamente innovato e vorrei che anche altre parti dell'amministrazione pubblica in generale in questi anni fossero state innovate e avessero compiuto passi avanti coraggiosi in termini di funzionalità e di affidamento privatistico degli interventi come questa. Occorre riconoscere sotto questo profilo lo sforzo compiuto dall'amministrazione e dagli stessi Monopoli in relazione ad una consuetudine ed una cultura che appartenevano al passato. Ritengo pertanto che un processo di modernizzazione del settore sia stato portato avanti.
Certamente, come in tutte le aziende, deve essere presa in considerazione l'alea dell'infedeltà. Chiedo a chi abbia operato in azienda se non abbia mai riscontrato nell'arco di 35 anni di fenomeni aziendali, un atto di infedeltà. Occorre senz'altro rendere funzionanti i meccanismi di controllo e rendere operativi i migliori accorgimenti per far sì che ciò non avvenga. Purtroppo, però, bisogna riconoscere che, anche nelle migliori aziende a carattere privatistico, si verificano certe situazioni; personalmente, per molti anni ho lavorato all'interno di aziende di credito, che spesso mettono in atto sistemi di controlli sofisticatissimi, anche in termini di automazione, ma che però non sono in grado di evitare che si verifichino delle frodi, per esempio per quanto riguarda la gestione del bancomat.
Ho citato questo esempio non per snaturare un fenomeno che ha avuto una incidenza dal punto di vista psicologico in tutte le case degli italiani, ma per ricondurre la vicenda ad un fatto di funzionamento che può essere marginale rispetto ai tanti passi in avanti che si sono fatti in termini di progressiva automazione e modernità del sistema.
Anche se mi trovo in una situazione conflittuale nei confronti del ministro Visco, credo di dover riconoscere che indubbiamente in questi anni da parte dell'Amministrazione dei Monopoli sono stati compiuti passi da gigante. In tal senso, credo si debba anche un riconoscimento di stima nei confronti di chi oggi viene audito dalla Commissione finanze.
È vero che i controlli dovranno essere migliorati, ma è anche vero che la funzione di controllo deve essere equilibrata rispetto all'efficacia del controllo stesso e rispetto anche all'ammontare dei costi. Infatti, se da una parte chiediamo all'amministrazione pubblica di essere leggera, dall'altra parte, quando parliamo delle verifiche, non possiamo inventarci controlli bizantini!
Un ultimo aspetto della vicenda riguarda la ricerca dei responsabili. Anche in questo caso il legame tra dipendente e Stato è vischioso e diventa difficile far cessare il rapporto di lavoro; tant'è vero che proprio nell'ambito dell'amministrazione finanziaria si prospettano soluzioni - e l'ultima sentenza della Corte costituzionale è emblematica in proposito - che tendono a far sì che il rapporto tra dipendente e pubblica amministrazione diventi, laddove possibile, assolutamente privatistico. Infatti, il rapporto di pubblico impiego, così come oggi è configurato, oltre ad essere - come detto - estremamente


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vischioso, molte volte rischia di essere perdente per l'amministrazione stessa.
In conclusione, credo debba essere ricondotto al giusto merito ciò che è stato fatto finora; ritengo sia necessario in futuro un più efficace controllo e attualmente, se vi sono delle responsabilità, queste devono essere ricercate per poter colpire coloro che hanno effettuato quelle operazioni illecite. Dal punto di vista della valutazione complessiva, ritengo di poter dire che non siamo di fronte ad una situazione catastrofica per quanto riguarda l'amministrazione finanziaria che anzi si è mossa in termini di estrema modernizzazione; il giudizio non può che essere sereno ed equilibrato, anche se esistono altri elementi di maggiore razionalità ed efficacia che possono essere messi in campo. Tuttavia non credo che eventuali errori vadano imputati solo all'attuale Governo: in tempi certamente non lontani alla scrivania del Ministero delle finanze sedeva una persona che, dal punto di vista della modernità, avrebbe potuto dare quegli impulsi che invece sono venuti successivamente.

GIANFRANCO CONTE. Presidente, vorrei intervenire per una precisazione: la relazione del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha messo in evidenza l'esistenza di diversi livelli di responsabilità. Il nostro intervento non voleva assolutamente entrare nel merito delle attività del dottor Cutrupi, di cui riconosciamo l'onestà intellettuale. Certo, abbiamo verificato che vi sono altre responsabilità e noi su quelle puntiamo la nostra attenzione; per altro, vorrei ricordare all'onorevole Repetto che purtroppo gli incidenti di cui stiamo parlando sono recenti e non possono essere imputati al Governo Berlusconi.

ANDREA GUARINO. Anch'io ho la sensazione che parte della Commissione finanze venga non dalla Svizzera...

ANTONIO LEONE. Ma dal Burundi!

ANDREA GUARINO. Nemmeno! Il Burundi è abitato da gente amichevole! Mi sembra, dicevo, che parte di questa Commissione abbia invertito l'ordine del giorno, perché - beata ingenuità! - credevo che l'audizione servisse per ragguagliarci sulle modalità dell'incidente verificatosi a Milano e per capire se e in che modo fosse opportuno un intervento, a livello di indirizzo o a livello normativo, da parte del Parlamento, visto che non sediamo né in Commissione d'inchiesta né in Corte di giustizia (e quindi non abbiamo uno specifico ruolo accusatorio).
Con una certa sorpresa - ed ha avuto la medesima impressione l'onorevole Repetto - mi è sembrato che nell'intervento di alcuni colleghi vi fosse un tono accusatorio sia nei confronti del direttore generale dell'Amministrazione dei Monopoli sia nei confronti del presidente della Lottomatica.
Soprattutto ho dovuto constatare - e questa non è una impressione; basterà leggere il resoconto stenografico - che si è parlato di tutt'altre cose: si è parlato del ruolo della SISAL, si è parlato del ruolo di Lottomatica con definizioni di segno opposto (si è detto che c'è troppa o troppo poca Lottomatica). Non vorrei associarmi a questa linea, che si giudica da sola, e non mi stupisce assolutamente il fatto che vi siano state delle infedeltà nell'amministrazione: ci sono infedeltà a tutti i livelli, persino nel Parlamento italiano, e vogliamo stupirci di un'infedeltà nell'amministrazione delle finanze (che storicamente è quella che ne conta di più)?
Vorrei pertanto chiedere alla cortesia del dottor Cutrupi e dell'ingegner Staderini qualche piccola puntualizzazione che potrà esserci utile per elaborare una riflessione sul tema specifico.
La prima domanda è scontata nella sua ovvietà: poiché vi è un problema di controllo e di procedure nell'estrazione dei numeri, sarebbe interessante conoscere in dettaglio come ci si regola in altri paesi nei quali vi è una diffusione del gioco del lotto (o di qualcosa di simile) paragonabile alla nostra, in modo che si


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possa supporre un certo tipo di problemi di gradimento tra i consumatori e gli appassionati analoghi ai nostri.
I programmi informatici che vengono definiti come random o casuali - e mi rivolgo in particolare all'ingegner Staderini - sono effettivamente casuali o sono una simulazione deterministica di una casualità? Questo aspetto è importante perché evidentemente condiziona l'utilizzazione, in un modo o nell'altro, di questi programmi in un meccanismo come quello del gioco del lotto.
L'ultima domanda - per dimostrare che l'argomento specifico, in fondo, è molto più terreno di quello di cui si è parlato finora - ha delle implicazioni politiche: se non erro, il dottor Cutrupi ha menzionato il fatto che sono state coinvolte - non ho compreso esattamente in quale ruolo - associazioni di consumatori. Vorrei pregarla di confermare se ho ben compreso l'affermazione o se si è trattato da parte mia di un fraintendimento; se ho capito bene, vorrei sapere di quali associazioni si tratti, quale ruolo abbiano avuto e soprattutto con quali criteri siano state scelte, perché non vorrei che come in un caso del tutto simile a questo l'associazione dei consumatori sia stata scelta in base al criterio della «vocalità» e non piuttosto della rappresentatività.

MAURO AGOSTINI. Ho pochissime considerazioni da svolgere. Se la questione viene valutata da un punto di vista quantitativo come danno all'erario, concordo anch'io con chi ha già affermato che si tratta di un problema abbastanza modesto; non ho seguito in modo particolare la vicenda, ma credo che, ascoltando le cifre alle quali avete fatto riferimento, ragioniamo di un danno che si aggira attorno allo 0,6-0,7 per cento rispetto agli introiti dell'erario. È chiaro però che dal punto di vista emblematico la questione assume altri rilievi. È vero che alcuni colleghi di Napoli mi dicono che in quella città si sostiene che la truffa non vi sia stata, perché sarebbe stato il ministro Visco, dopo aver interpellato primarie società di marketing, ad aver parlato di frode per incrementare le giocate del lotto (perché sembra che solo a Napoli le giocate siano cresciute del 20 per cento); sembrerebbe che vi sia una regìa sofisticata da parte del potere politico che io non potrei che apprezzare rispetto ad altre considerazioni...
Al di là delle battute, se dal punto di vista quantitativo la questione è abbastanza limitata, dal punto di vista del significato, lo ripeto, essa investe aspetti più ampi, quale quello della credibilità di un gioco gestito dallo Stato che coinvolge, per quanto riguarda l'estrazione, anche l'infanzia.
E allora oltre a sottolineare i motivi di responsabilità - di cui già si è detto - mi preme capire la reazione dell'amministrazione; credo infatti che, a fronte di questi fenomeni che sono presenti nella vita civile di tutti i giorni - l'onorevole Repetto faceva riferimento anche alle aziende di credito - ciò che conta maggiormente siano i rimedi che l'amministrazione mette in atto.
Vorrei in proposito qualche approfondimento. Ho colto alcune battute che il direttore e l'ingegner Staderini hanno fatto. Non conosco la legge del 1940 che regola la questione; probabilmente quella normativa stabilirà anche la dimensione delle maglie dell'urna obliqua da ruotare tre volte in una direzione e tre volte nell'altra. Occorre però a mio avviso uscire da questo tipo di cultura. Non possiamo aspettarci che il legislatore intervenga, se non è assolutamente necessario su richiesta dell'amministrazione, su aspetti di questo genere. Se vogliamo rispondere a truffe di questo genere credo che le strade siano solamente due, quella dell'accentramento e quella della visibilità e della trasparenza. Ciò vale per i mercati finanziari come per le imprese. La strada dell'accentramento comporta, come giustamente avete rilevato anche voi, la perdita di qualche connotato per questo gioco. Significa per esempio ricorrere ai computer, spostare tutto a Roma e seguire un percorso che non mi convince. Probabilmente si determinerebbe così anche


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qualche flessione nei volume di gioco. Quella che seguirei è invece la strada della trasparenza, rispetto alla quale occorre utilizzare criteri più manageriali. Per esempio, il fatto che i bambini siano per lo più parenti dei membri della commissione o dei funzionari dell'amministrazione va eliminato immediatamente. Sono d'accordo con la proposta di individuare una scolaresca all'interno della quale sorteggiare un bambino; il buono per l'acquisto di libri, inoltre, va assegnato alla classe e ciò contribuirà a rafforzare la trasparenza. Occorrerebbe anche spostare la sede dell'estrazione. Tra l'altro, se vi sono problemi legati al fatto di doversi recare in locali pubblici al di fuori dell'orario di lavoro, la sede potrebbe essere spostata in una sede non periferica (che si presta, in quanto tale, a frapporre un velo alla trasparenza), nei municipi. Anche ciò contribuirà alla trasparenza.
A proposito della presenza dell'associazione dei consumatori va sottolineato che se le estrazioni sono pubbliche, lo sono per tutti, singoli o associati.
Ritengo inoltre che debba essere adottato un criterio di rotazione per tutti i soggetti membri delle commissioni, sia per quanto riguarda l'estrazione, sia per quanto riguarda il controllo. Occorre una pronta reazione da parte dei gestori e dei controllori perché ne va della credibilità del gioco stesso. La dimensione del fenomeno, come è stato detto, è contenuta, ma la risposta occorre e in tempi certi.

GABRIELLA PISTONE. Poiché il tema è stato sufficientemente approfondito nell'ambito degli interventi precedenti, mi limiterò ad alcune considerazioni. Anche perché alcuni colleghi che hanno parlato prima di me, fra i quali, da ultimo, l'onorevole Agostini, interpretano pienamente il mio pensiero. Sono convinta che questo sia uno di quei settori nei quali si è cercato di operare profonde innovazioni, anche attraverso la capacità e l'impegno delle singole persone. Ritengo infatti che avere un certo direttore generale piuttosto che un altro non sia la stessa cosa; dico con molta sincerità che anche avere un certo ministro piuttosto che un altro non è la stessa cosa. La volontà politica di andare nella direzione dell'innovazione è espressa attraverso azioni che la concretizzano. Ritengo che tutto questo sia stato fatto e sia ben visibile. Conosco il direttore generale e so che ha la volontà di portare avanti certe istanze.
Considero dunque piuttosto spiacevole - lo dico con molta sincerità - usare certi argomenti rispetto ad avvenimenti che possono accadere (che peraltro, mi viene in mente, possono essere organizzati con varie finalità, che non voglio neppure ipotizzare) in un modo che considero piuttosto squallido. Trovo che si voglia strumentalizzare un fatto ... Capisco i colleghi ...

ANTONIO LEONE. Non capiamo noi quello che stai dicendo...

GABRIELLA PISTONE. Ho ascoltato alcuni interventi e mi rendo conto della situazione difficile, quanto meno sgradevole nella quale si sono venuti a trovare i nostri ospiti. Perlomeno, così mi sono sentita io rispetto a certe affermazioni. Non intervengo a difesa d'ufficio di nessuno ma a difesa delle istituzioni e di quello che qui cerchiamo di rappresentare.
Desidero semplicemente ribadire quanto ha già bene affermato il collega Agostini rispetto a questioni come il collegamento del gioco alle scuole. Si tratta di fatti importanti sotto il profilo del messaggio (naturalmente ognuno di noi rimarrà poi del proprio avviso rispetto al valore etico del gioco del lotto o del gioco di per sé).
Per quanto riguarda la gestione, privatistica o meno, delle strutture, vorrei spezzare una lancia a favore del fatto che non è scontato che la gestione privatistica sia sempre migliore. Trovo conforto per questa affermazione da un viaggio appena svolto con i colleghi di alleanza nazionale per la Commissione anagrafe tributaria in Germania e in Olanda, dove non esiste nella struttura fiscale nulla di privato. L'amministrazione è efficiente ed efficace


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rispetto alle capacità manageriali che mostra e alla qualità della pubblica amministrazione che si è sviluppata nel paese, non perché sia di diritto pubblico o privato. Non si può pensare di attribuire alla natura giuridica del gestore l'efficienza e l'efficacia. Vorrei chiedere al direttore generale e all'ingegner Staderini - anche se mi è sembrato che abbiano già risposto al mio quesito nel corso della loro esposizione - se sia possibile fare qualcosa di più rispetto a quanto è stato fatto oppure no. Mi chiedo cioè se sia stato fatto il possibile per evitare simili avvenimenti, o se poteva essere fatto qualcosa di più.

SALVATORE PICCOLO. Ritengo ampiamente esaurienti le affermazioni del direttore generale. Sono convinto che saranno cercate le responsabilità e che non vi sia bisogno dell'intervento della nostra Commissione per richiamare il direttore ad intervenire in tal senso. Anche rispetto ai controlli, do per scontato che i controlli ci siano stati; probabilmente tali controlli andranno adeguati e mi pare che la soluzione proposta, quella della ripresa televisiva a circuito chiuso, sia piuttosto efficace. Tutte le soluzioni, meccaniche o umane, presentano sempre controindicazioni. Su un dato però non mi trovo d'accordo. Mi riferisco all'asserzione che l'accentramento dell'estrazione possa comportare una caduta nel volume di gioco. L'accentramento potrebbe a mio avviso costituire un modo per garantire non solo economicità nei costi, ma anche una maggiore organizzazione delle regole. Escludo una caduta del volume delle giocate. Ciò poteva essere vero cinquant'anni fa, ma oggi come oggi, quante sono le persone che, per esempio a Napoli, vanno ad assistere all'estrazione? Si tratterà forse di mille persone. A Milano, come ha detto il direttore, nessuno si presenta. Il fatto che l'estrazione si svolga a Milano, a Roma o a Napoli è a mio avviso del tutto indifferente rispetto al volume delle giocate. Non so poi come avvenga l'estrazione del superenalotto...

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. In nessun modo perché i numeri corrispondono ai primi estratti di alcune ruote.

SALVATORE PICCOLO. Ebbene, in questo caso la gente non si preoccupa di dove sia avvenuta l'estrazione. Il volume di gioco dipende a mio avviso dall'entità del premio. Oltre tutto, considerata la diffusione dei programmi televisivi, nessuno si preoccuperebbe del luogo dell'estrazione. La tradizione ha un senso, ma oggi è ampiamente superata.
Insisterei invece sull'accentramento delle estrazioni perché mi pare rappresenti un modo più serio e concreto per effettuare un controllo più penetrante e più efficace ed anche per risparmiare qualcosa.

PRESIDENTE. Ringrazio a nome di tutti i colleghi il dottor Cutrupi e l'ingegner Staderini, sottolineando che la nostra Commissione ha seguito sempre con particolare attenzione le questioni oggi al nostro esame ed è stata anche protagonista di un'iniziativa di chiarimento quando ha svolto una battaglia per eliminare quella forma impropria di ritenuta del 4 per cento sulle vincite del lotto a favore di un determinato fondo. Abbiamo allora preso una posizione in Parlamento sostenendo un difficile rapporto con le organizzazioni sindacali del settore perché ritenevamo improprio che il 4 per cento delle vincite andasse ad incrementare un modo un po' pasticciato di affrontare problemi delicati.
Tenendo conto delle molte domande che sono state formulate mi piacerebbe che i nostri interlocutori fornissero le loro risposte tenendo conto in particolare di alcuni aspetti. Innanzitutto - negli interventi di molti colleghi non è stata a mio avviso prestata la dovuta attenzione alle innovazioni introdotte dal mese di luglio in seguito all'accordo con Lottomatica, in base alle quali la precedente commissione unica è stata divisa in due diverse commissioni con diversi poteri - vorrei fossero


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sottolineati i compiti e le funzioni delle due commissioni e che fosse illustrato il modo in cui il meccanismo funziona attualmente. Ritengo infatti che anche l'esplodere dello scandalo del lotto non sia dovuto solo al pentimento, ma sia anche il frutto del fatto che le truffe sono state rese più difficili dal doppio controllo introdotto. Vorrei essere rassicurato in proposito e sapere se questo sistema ha introdotto elementi di maggiore trasparenza e chiarezza.
In secondo luogo, prego il dottor Cutrupi di fornire ulteriori risposte (anche se lo ha fatto nella sua relazione, ritengo sia importante ripeterlo e sottolinearlo) sulla riunione del consiglio di amministrazione del luglio 1997 nella quale era stato affrontato l'argomento delle vincite a Milano, che avevano assunto una proporzione rilevante.
Un terzo aspetto riguarda il fatto che con le modifiche normative che sono state introdotte esistono oggi misure immediatamente operative nei confronti degli impiegati e dei dirigenti infedeli, che non debbono attendere (come qualche collega si preoccupava) l'ultimo grado di giudizio.
Vorrei inoltre sapere se il decreto che prevede la possibilità del lotto per telefono sia ancora in corso d'esame...

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. È alla firma del ministro.

PRESIDENTE. Vorrei conoscere alcuni elementi in proposito. Vorrei poi chiedere in particolare all'ingegner Staderini di approfondire l'osservazione relativa ad una delle garanzie dello Stato nel gioco del lotto (il giocatore aveva un limite nelle possibilità di gioco, per esempio sui numeri ritardatari), che oggi viene vanificata dall'esistenza di società che non hanno più un limite di impegno. Il problema dell'entità delle vincite può portare a riconsiderazioni del meccanismo? I numeri ritardatari non riguardano solo la ruota di Genova; vi sono numeri ritardatari che, se affidati alla gestione di società che investono molti capitali potrebbero rappresentare un problema per l'amministrazione.
Una questione a proposito della quale è necessaria una vera svolta è quella dell'utilizzo dei bambini; al di là delle indagini di mercato e degli elementi che vi chiedo di far pervenire anche alla Commissione ritengo fondamentale dare segnali su questo versante che comportino innovazioni profonde. Se si dovesse dimostrare che è più importante mantenere l'attuale meccanismo dovremo disporre di un sistema blindato che eviti che i bambini possano essere coinvolti in situazioni di questo genere. Le soluzioni prospettate dovranno essere adottate il più presto possibile; mi riferisco all'estrazione nelle sedi di musei o all'individuazione di scolaresche all'interno delle quali scegliere i bambini per le estrazioni, alle quali riconoscere un premio magari più rilevante come entità, ma in libri. Tutto questo potrebbe contribuire a dare una risposta anche in termini politici perché la sensibilità del paese - ed anche la nostra - è rimasta molto colpita dal coinvolgimento dei bambini in operazioni che, seppur limitate, hanno avuto un effetto molto negativo.
Poiché le estrazioni sono pubbliche, infine, vorrei sapere se quando si parla di ripresa televisiva, si fa riferimento a tutte le televisioni. Cito il caso di Canale 5, che ha protestato perché pare che i suoi operatori fossero stati costretti ... Non so bene come siano andate le cose e vorrei sapere se l'invito venga rivolto a tutte le reti televisive. Abbiamo poi tutti notato la presenza all'estrazione di una associazione dei consumatori. Ritengo che non sia stata una scelta dell'amministrazione ma che essa sia dovuta, come ha ricordato da ultimo l'onorevole Agostini, al fatto che, poiché le estrazioni sono pubbliche, le associazioni che vogliono partecipare possono farlo.
Vi ringrazio di nuovo per la vostra partecipazione e per il materiale che sicuramente ci farete pervenire: sarà allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.


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GIANFRANCO CONTE. Vorrei precisare che sono totalmente d'accordo con quanto affermato dall'onorevole Agostini a proposito dei bambini. I criteri di scelta dei bambini sono infatti assolutamente discutibili. Come giustamente è stato detto auspico che questa proposta dia luogo ad un provvedimento immediato che assicuri l'estraneità dei bambini rispetto a tale questione.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Ringrazio in primo luogo tutti gli onorevoli intervenuti. Personalmente, cerco di fare quello che posso; provengo da tradizioni e da un mondo diverso. Ho fatto questa scelta e cerco di impegnarmi utilizzando, come ha notato l'onorevole Pistone, un po' di buon senso.
L'onorevole Repetto ha svolto alcune osservazioni sul mercato dei giochi. Si tratta di un dato fondamentale. Oggi il mercato dei giochi è molto complesso e tutti avete potuto considerare quanto esso incida sulle entrate erariali. Guai a non pensare che questo mercato debba essere coordinato, controllato e incanalato in reti informatiche che costino sempre di meno e siano uniche. Soprattutto, occorre evitare che i giochi si fagocitino reciprocamente. L'avvento di taluni giochi rispetto ad altri, al di là degli episodi, della speculazione, della stampa a favore o contro, ne ha fagocitati altri, li ha ridotti e ridimensionati. È errato, a mio avviso, pensare che questo mercato sia elastico. Si tratta di un mercato che trova la sua elasticità solo nell'ampliamento, fino al punto di rottura, dei punti di vendita. Non possiamo infatti permetterci di mettere in giro anche disoccupati da lotto. Per tutti i giochi esiste un punto di rottura e di saturazione; fino a quel punto, esiste un margine di elasticità. Il mercato del gioco sostanzialmente è anelastico e deve rimanerlo perché non possiamo rappresentare lo Stato come un imprenditore da gioco. La parte che lo Stato dovrebbe recuperare, quella del gioco clandestino, è difficilmente recuperabile con questi giochi, che sono per lo più familiari, laddove non si identifichino in gruppi finanziari, speculazioni e giocatori incalliti. È importante mettere mano alla questione sotto questo profilo, come è importante cominciare a prendere atto che il più diffuso dei giochi italiani rende sempre meno all'erario. Occorre trovare qualcosa, per esempio prendendo in considerazione le vincite non ritirate, anche delle lotterie, per trasformarle in jack pot. Il giocatore deve sapere che lo Stato non lo sta turlupinando e che i premi rimangono tali. I premi non vanno lasciati all'erario perché si ha l'impressione che il gioco diventi sperequato. Con Lottomatica abbiamo pensato per esempio ad una cinquina cui si aggiunga un sesto numero al quale vadano le vincite non ritirate, facilmente individuabili. Si potrebbe così cercare di ristabilire la percentuale del gettito erariale che rischia invece di assottigliarsi notevolmente.
Nel momento in cui sono arrivato ai Monopoli di Stato ho trovato due eredità: quella di Castelbellino, con una lotteria Italia nella quale le palline si incastravano, e Curno. Entrambi gli episodi non sono riconducibili in senso stretto ai Monopoli. Per l'episodio di Castelbellino, durante il quale qualcuno ebbe la presunzione di vedere mentre decine di milioni di italiani non vedevano, si trattò di una grande stupidità. Con un colpo di fortuna sono riuscito a risolvere la questione completamente con il placet di tutti senza che lo Stato vi abbia rimesso una lira oltre il premio che doveva garantire, vale a dire 2 miliardi. Per l'episodio di Curno, invece, le difficoltà che trovo sono legate al fatto che i giocatori hanno ragione da vendere. Il loro biglietto è un biglietto vincente, ma ci si scontra con lo stampatore dei biglietti, il Poligrafico dello Stato, che asserisce, riallacciandosi al regolamento, che il VIRN, un codice illeggibile per gli acquirenti in buona fede, doveva corrispondere al biglietto vincente. Questo è assurdo e si è così inferto un grosso colpo alla credibilità del gratta e vinci, acuito dal fatto che nel frattempo è intervenuto un gioco, il superenalotto che sta fagocitando una grossa fetta degli altri


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giochi (basti considerare l'impatto sul totocalcio). L'ultimo episodio è quello della lotteria Italia di quest'anno e dei biglietti trasparenti. Anche qui si è trattato di un episodio dovuto al fatto che finora non si è usata la trasparenza di gare libere; utilizzando il Poligrafico (per il rapporto privilegiato che esiste), si sono ottenuti prodotti che commercialmente - vedi il gratta e vinci - non sono più sul mercato e che non possono competere con nessuna delle aziende straniere che si occupano di gratta e vinci o delle aziende italiane che potrebbero occuparsene. Abbiamo dovuto ritirare i biglietti della lotteria trasparenti attraverso un'operazione di marketing. A mio avviso il mancato raggiungimento dell'obiettivo più roseo di trenta milioni di biglietti è dipeso anche da questo; abbiamo comunque cercato di dare una nuova connotazione alle lotterie e se siamo riusciti a riprendere il volume delle venditea fine anno è stato grazie a questo impegno.
L'onorevole Contento ha parlato di responsabilità. Per tradizione, se c'è qualcuno che ha sempre messo in prima linea la propria responsabilità e quella dei suoi collaboratori è chi vi parla. Ho cercato di non identificare la responsabilità degli uomini perché, come ho detto in premessa, gli inquisiti, i responsabili della truffa sono dipendenti del dipartimento delle entrate che io non rappresento. Non posso dire quali misure verranno adottate nei loro confronti né posso spiegare perché non abbia fatto nulla per il passato, trattandosi di dipendenti che, dal punto di vista istituzionale, dipendono da un collega. Sono responsabile dei dipendenti dell'amministrazione dei Monopoli: ad oggi tali dipendenti non sono stati minimamente sentiti, non sono ritenuti responsabili. Qualora vi fossero dipendenti della mia struttura coinvolti mi impegno a provvedere immediatamente nel modo più duro possibile che mi sia consentito dalla legge. Si tratta di un discorso di immagine, me ne rendo pienamente conto: se lo Stato mostra immediatamente una reazione concreta nei fatti la gente continua a credere, perché talvolta ha bisogno di credere.
Perché penso che la truffa abbia avuto un termine storico? Ha ragione l'onorevole Marengo a sostenere che, andando nel merito dei singoli anni, potremmo finire a qualsiasi anno. L'onorevole Marengo sa, a proposito delle bollette, che l'archivio delle bollette scritte aveva tre chiavi: una la conservava l'intendente, una il sindaco e una il prefetto. Per organizzare un imbroglio avrebbero dovuto mettersi d'accordo tutti e tre. Tutto è sempre possibile, ma dobbiamo ipotizzarlo senza la verifica dei fatti. Oggi esiste la commissione di controllo che - lo ripeto - non è stata istituzionalizzata a seguito dei fatti ma perché si trattava di un passaggio obbligato per l'applicazione graduale della convenzione con la Lottomatica. Tale commissione è presieduta da un dirigente generale del ministero delle finanze. La norma in questo caso è sbagliata perché fa riferimento al direttore regionale delle entrate, che è uno solo, l'unico dirigente generale del ministero delle finanze esistente in periferia; deve quindi essere coinvolto sempre lui oppure un ufficiale superiore della guardia di finanza. Si alternano, ma ciò significa che il dirigente generale partecipa all'estrazione quattro volte al mese mentre l'ufficiale superiore, considerato che in ogni capoluogo di regione sede estrazionale ve ne sono decine, non sarà sempre lo stesso. Se si modificherà la norma disponendo che sia un dirigente ad occuparsi di questo compito, la questione sarà differente.
La retribuzione è un argomento del tutto estraneo all'amministrazione dei Monopoli. Lottomatica ha compiuto una valutazione ed ha considerato congruo, per chi si assume una simile responsabilità ed assicura la propria disponibilità il sabato sera alle 19 fino alle 21,30, un compenso lordo di 500 mila lire. È una valutazione che sarà considerata, ma spetterà a Lottomatica la decisione e la quantificazione del compenso.
A proposito del verbale del consiglio di amministrazione desidero essere molto


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chiaro. Mi trovo di fronte ad una commissione parlamentare ed ho affermato tutto quello che so. Poiché attraverso i soliti canali di informazione mi era arrivata la notizia di una seduta del consiglio di amministrazione del 1997 (poiché sono arrivato in azienda nel maggio 1997 e ne ho assunto la responsabilità dal mese di agosto ho ritenuto di farmi carico anche del mese di luglio) ho qui il verbale, che lascerò alla Commissione, nel quale è scritto che io chiedo al mio vice direttore generale di relazionare sull'approvazione del bilancio dell'azienda autonomo dei Monopoli di Stato, che come sapete fabbrica ancora oggi tabacchi e sali oltre che gestire lotterie e lotto, perché nel 1996 ero direttore regionale delle entrate nel Piemonte. Il dottor Vernuccio, vice direttore generale, nel relazionare ha cercato di giustificare perché tra il 1995 e il 1996, anno della relazione, vi fosse stata una contrazione tra le previsione del gettito erariale del lotto e il gettito a consuntivo. Il dottor Vernuccio ha giustificato tale contrazione, a mio avviso correttamente (mi sento responsabile assieme a lui), dicendo che a mano a mano che si ampliava il numero delle ricevitorie aumentavano le probabilità di vincita e che ciò era dovuto anche all'implementazione dei sistemi informatici usati per giocare. Il dottor Vernuccio in questa relazione ha usato termini verisimili, coloriti, ma che non corrispondono al vero. Ha cioè detto che sulla ruota di Milano le vincite avevano superato le giocate. Uno dei consiglieri intervenuti, l'ingegner Calogero, successivamente (gli interventi sono tutti contenuti nel verbale) ha evidenziato che ciò poteva essere vero una volta, ma non nel lungo periodo. Se fosse stato così occorreva stare attenti e considerare la questione. Vi sono stati altri interventi di questo tipo, non di particolare utilità per la discussione; è poi intervenuto il direttore centrale commerciale, responsabile istituzionale delle lotterie dicendo che non era così, che su Milano si era sempre incassato di più di quanto si è vinto e che la differenza era dovuta al fatto che vi erano stati numeri ritardatari, come è stato poi verificato (cinque numeri ritardatari che hanno portato via 800 miliardi sulla ruota di Milano che, come ho detto ha il più alto numero delle giocate e, quindi, di vincite). Questa è la realtà dei fatti. Non sto cercando di tutelare nessuno e lascerò il verbale dove è scritto in chiari termini come nessuno abbia avanzato questioni, tanto è vero che il verbale è stato approvato all'unanimità. Vi è stata un'osservazione dell'avvocato dello Stato il quale ha affermato che se era vero quello che diceva l'ingegner Calogero, occorreva preoccuparsi. La polemica presente in questo verbale è di tipo diverso. Il consiglio di amministrazione dell'azienda autonoma dei Monopoli di Stato ha sempre difficoltà quando deve parlare di giochi perché esiste un comitato dei giochi; il consiglio di amministrazione si chiede allora perché debba approvare risultati istituzionalmente demandategli dalla legge quando esiste un comitato dei giochi. C'è sempre questa polemica, fortunatamente risolta perché il nuovo assetto organizzativo e istituzionale dell'azienda dovrebbe intervenire anche a tale proposito.
Per quanto riguarda la rotazione dei componenti delle commissioni di controllo, questa avviene, al di là del fatto che quando non partecipa l'ufficiale della guardia di finanza a presiedere la commissione è sempre il dirigente superiore di cui si è parlato; tuttavia, per la funzione istituzionale che costui ricopre e per l'attività che svolge nei confronti della commissione istituzionale, formata da quattro persone, direi che o si decide di modificare la norma e quindi di prevedere la reale possibilità di una rotazione, oppure le cose rimarranno in questo modo.
L'onorevole Molgora ha parlato dell'allontanamento dei responsabili. Ho ricevuto questa mattina un fax dalle entrate nel quale si parla di cinque persone nei confronti delle quali non so quali provvedimenti siano stati assunti. Chiederò al collega, ma la questione è di competenza del dipartimento delle entrate. Come ho già detto il personale è amministrato da quel dipartimento e non si tratta di disinteresse da parte mia.


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Il problema dell'associazione mafiosa rappresenta la mia grande preoccupazione. Se infatti scopriamo che al di là della furbizia disonesta di questo gruppetto allargato a parenti e amici vi sono organizzazioni delinquenziali è chiaro che la questione può non riguardare solo Milano. Vorrei ricordare a questo proposito una questione emersa dalle asserzioni dell'onorevole Marengo. Questa truffa, proprio perché archiviata, verbalizzata, stratificata, non sarebbe mai emersa senza la confessione da parte degli interessati. Per sapere quando ha avuto inizio dobbiamo aspettare che le indagini raccolgano tutti gli elementi. Non a caso il magistrato di Milano ci ha chiesto di essere cauti nel procedere con l'indagine amministrativa perché permane il segreto istruttori su taluni episodi.
Non ho avuto alcuna denuncia anonima. Ho detto in questa sede che il mio direttore commerciale alcuni giorni fa mi ha riferito che, essendo stato destinatario di una missiva anonima che eccepiva comportamenti censurabili nella ruota di Milano, in assoluta segretezza aveva fatto svolgere un'inchiesta amministrativa ufficializzata, affidata all'ispettore compartimentale di Milano, dalla quale non era risultato nulla. Questo so, questo vi dico e questo rassegnerò al ministro. La presenza in questa Commissione di alcuni elementi corrotti e di elementi che corrotti non sono (non sono stati neppure interrogati) ed il fatto che si trattasse di una routine ormai da anni fa sì che, secondo lo stesso avviso del magistrato, ci si sia trovati in presenza di tecniche sedimentate negli anni portate avanti in modo estremamente automatico e ripetitivo. Su questo si sono inseriti i furbi che hanno orchestrato la truffa. Ripeto ancora una volta che questa operazione non è più possibile a seguito della divisione delle due commissioni. Se saremo smentiti, lo saremo in perfetta buona fede, ma dal mese di luglio questa operazione non può più verificarsi; se così fosse stato potremo individuare subito i responsabili perché la commissione di controllo ha il solo compito di svolgere tale controllo. La commissione estrazionale aveva a suo tempo il compito di procedere alle estrazioni secondo una certa deontologia e osservando le norme e non lo ha fatto; la commissione di controllo deve invece limitarsi a tale controllo e in caso di imbroglio i primi ad essere incolpati dovranno essere proprio i componenti di tale commissione.
Cosa si intende fare? Direi che si intende proseguire nella direzione indicata dagli onorevoli Agostini e Pistone. A mio avviso occorre evitare provvedimenti di carattere viscerale. Se infatti facciamo subito cose stravaganti diamo la netta sensazione ai giocatori che non sono stati tutelati. Occorre invece che gli utenti sappiano che quello che stiamo facendo è in più rispetto alla regolamentazione del lotto, che è già di per sé esaustiva. Si tratta di un intervento ad abundantiam nell'ambito del quale viene dato ampio spazio all'informazione. Di fronte alla domanda perché ciò non si sia fatto prima devo dire che prima non era necessario farlo; neppure ora è necessario, ma seguiamo questa strada per implementare i controlli. La strada della visibilità eccepita dall'onorevole Agostini penso sia l'unica che ci rimanga. Tutto deve essere trasparente e per questo abbiamo detto alle associazioni di consumatori che erano bene accette. È chiaro che l'associazione dei consumatori che si è presentata gode anche di un effetto pubblicitario, ma la strada della partecipazione, dell'invito, della scelta del bambino all'interno di una scolaresca in cambio di libri per la biblioteca scolastica, dell'accentuazione della rotazione, della predisposizione di registri ufficiali delle persone che vi partecipano va intrapresa a partire da questo momento. Subito abbiamo anche adottato il criterio della centrale unica di rilievo televisivo; capirete infatti che bisogna stare attenti perché, ferma restando l'esistenza delle commissioni di controllo, i membri di queste ultime potrebbero pensare ad un controllo del controllo. Ci interessa invece disporre di un quadro immediato di intervento con linee dirette telefoniche e soprattutto contare su una standardizzazione della fornitura delle attrezzature.


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Attualmente la standardizzazione delle forniture è un dato di fatto. Si tratta di contenitori di un solo tipo e di palline, anch'esse di un solo tipo, che assieme alla mascherina (di unico tipo) saranno sigillate in casseforti di unico tipo. È un impegno che già abbiamo assunto e stiamo attuando.
L'onorevole Piccolo e l'onorevole Guarino hanno parlato delle diverse procedure che potrebbero essere seguite sulla base dell'esempio di altri paesi. Ho in proposito qualche perplessità perché una trasmissione televisiva per essere appetibile deve essere rapida. Il contenitore Il lotto alle otto è occupato solo per pochi minuti dall'estrazione: il resto è gioco. Volendo far vedere tutto non possiamo ricorrere alle attuali tecniche estrattive (si estrae un numero, si chiude di nuovo l'urna, si gira e si estrae un altro numero). In Spagna, per esempio, vi è una macchina che estrae cinque palline di fila. A tale proposito la questione delicata è capire come una simile scelta possa incidere sui meccanismi del lotto. Infatti, con l'estrazione contemporanea di cinque palline viene meno quella sorta di godimento sadico che rappresenta l'aspettare l'uscita di un determinato numero. Oltretutto con le complicazioni di cui ho parlato perché bisogna stabilire un regolamento dettagliatissimo. Se per esempio uscissero due palline e non le altre, vanno ritenute valide o no, anche considerando le implicazioni sul superenalotto? E se la macchina non funzionasse, chi ha giocato gli altri numeri in combinazione potrebbe sollevare eccezioni, come a Castelbellino? Prima di lasciare all'ingegner Staderini la spiegazione dei quesiti tecnici formulati nei vari interventi vorrei soffermarmi - l'episodio è stato ricordato dal presidente Benvenuto - sulla questione dell'esclusività della RAI. Nell'ambito dell'attività di controllo stiamo cercando di ridiscutere la convenzione con Lottomatica in presenza di alcuni fatti implementativi come il volume di gioco e l'istituzione dell'estrazione del mercoledì; il mio compito è quello di recuperare più soldi possibile per l'erario mentre il compito dell'ingegner Staderini è quello di tutelare gli interessi degli azionisti. Fermi restando questi dati, c'è stata sempre la più ampia collaborazione tra di noi. L'affidamento in esclusiva alla RAI della trasmissione Il lotto alle otto ha avuto presupposto una gara ufficiale. Quando ho assunto la carica di direttore generale dei Monopoli di Stato ho effettuato - per la prima volta - una gara tra tutte le emittenti televisive per le lotterie (molte critiche sono venute da parte di un gruppo che ha perso, che a mio avviso avrebbe dovuto perlomeno attestare all'amministrazione che era la prima volta che si faceva una gara). La gara si è ripetuta in questi giorni e stiamo ancora aspettando le offerte. Per Il lotto alle otto l'amministrazione ha effettuato il controllo; ovviamente, poiché il gioco del lotto è affidato a Lottomatica, l'affidamento stesso è stato in capo a Lottomatica. Mediaset non ha ritenuto di partecipare perché a suo avviso la trasmissione Il lotto alle otto non aveva alcuna valenza pubblicitaria. Hanno partecipato Telemontecarlo e la RAI e il progetto di quest'ultima è stato ritenuto il più completo. Nell'affidamento da parte di Lottomatica alla RAI è stata data a quest'ultima l'esclusività delle riprese delle estrazioni. Vi sarà in proposito un chiarimento perché a mio avviso il fatto che le sedi delle estrazioni non fossero né dei Monopoli né di Lottomatica comportava che non si potesse concedere l'esclusività della ripresa delle estrazioni. Debbo però fare presente che a tutte le reti è stato garantito il diritto di informazione; quello che la RAI ritiene di avere (verificheremo comunque tale titolo) è l'esclusività della ripresa di tutta l'estrazione. Qualsiasi rete televisiva può riprendere l'estrazione di uno, due o tre numeri o può decidere di proiettare tutto il materiale RAI; quello che non può avere è l'esclusività delle riprese. Ripeto comunque che stiamo verificando la legittimità del contratto; qualora non lo fosse tutte le reti potranno riprendere le estrazioni, al di là di quella di Roma vincolata come sede. Mi auguro di essere stato esauriente.


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MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Inizierò dall'ultimo punto trattato dal dottor Cutrupi, concernente l'affidamento della trasmissione in diretta televisiva dell'estrazione del lotto. La gara ha coinvolto i tre network nazionali. L'offerta di Mediaset era limitata a qualche minuto nell'arco della settimana e all'esposizione del tabellone dei risultati finali con una previsione di pagamento da parte di Lottomatica del servizio. In quell'arco temporale vi è infatti un sovraffollamento pubblicitario e giustamente Mediaset considera quel momento il massimo dell'audience. L'offerta di Telemontecarlo era quella di una vetrina di qualche minuto nell'ambito di una trasmissione televisiva affidata a Rita Forte, nonché della ripresa dell'estrazione di una ruota per i due giorni interessati. Mi sembra di ricordare che anche in questo caso si dovesse versare qualcosa alla rete. L'offerta della RAI aveva invece come oggetto una trasmissione televisiva di 30 minuti tutti i giorni dedicata esclusivamente al lotto con l'evidenza di una o di più ruote nei giorni di mercoledì e sabato, senza corrispettivi da parte di Lottomatica. Era quindi di tutta evidenza il fatto che la gara dovesse essere aggiudicata alla RAI.
La trasmissione ha così avuto inizio. Si hanno ottime rispondenze in termini di audience e di ricaduta in generale di attenzione sul lotto, quindi probabilmente anche sulla raccolta. Stiamo comunque compiendo le necessarie verifiche di mercato per valutarne l'entità. Nel corso dell'estrazione di sabato scorso si è verificato un piccolo incidente. La RAI ha assicurato a Mediaset, come a tutte le emittenti locali presenti a Milano, la possibilità del diritto di cronaca; ha anzi accordato la possibilità di riprendere in diretta televisiva le estrazioni. Per un problema di spazi - le estrazioni si svolgono su un piano rialzato in legno - e di tenuta del solaio l'operatore di Canale 5 è uscito sul terrazzino per poter effettuare le riprese, ritenendo di stare più comodo. Vi è stata in proposito una battuta del conduttore del TG5, Mentana, a proposito delle condizioni in cui stavano lavorando. Non si è trattato comunque di un vero e proprio incidente, né vi era la volontà della RAI di escludere qualcuno - ancorché ne avesse la titolarità in base al contratto - dalla ripresa televisiva. Questo è quello che mi risulta. Ero con il direttore a Roma, in contatto telefonico con i colleghi a Milano che mi hanno fatto presente questi piccoli inconvenienti tecnici, che peraltro non dovrebbero avere ripercussioni.
Cercherò ora di integrare quanto già detto dal direttore. Il mio compito sarà quello di dare informazioni rispetto alle richieste avanzate, per esempio, in merito al fatto che l'episodio venuto alla luce sia dovuto esclusivamente a casualità e autoconfessione. Se il numero delle estrazioni truccate fosse davvero basso come quello che mi risulta, considerato che ogni anno vengono svolte 104 estrazioni per dieci ruote (oltre mille estrazioni), anche in termini numerici si tratterebbe di un episodio di limitata evidenza. Come facciamo in occasione di ogni estrazione abbiamo considerato l'andamento delle vincite e lo spostamento percentuale. Esaminate tutte le statistiche di ogni anno da quando è partita l'automazione (quindi dal 1995) abbiamo confrontato le vincite sulla ruota di milano con quelle a livello nazionale. Il grafico dell'andamento delle vincite è piuttosto costante; le vincite rappresentano una percentuale delle giocate, salvo per i giorni in cui, per effetto di numeri ritardatari più o meno importanti, si registrano picchi e vincite molto forti percentualmente rispetto alle altre. Quello che emerge dai grafici, che lascerò a disposizione della commissione, è che non vi è alcun episodio in cui questo picco, confrontato a livello nazionale, sia diverso per Milano. Vi è cioè una piena coincidenza tra la vincita nazionale e la vincita di Milano, il cui picco è in genere superiore perché a Milano si gioca di più rispetto al resto di Italia. Va poi evidenziato un altro fenomeno che ha reso difficile scoprire qualcosa. Mi riferisco, a parte la rilevanza dei numeri (l'anno scorso sono stati vinti 7 mila miliardi), al


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fenomeno della diffusione delle vincite. L'anno scorso sono stati vinti 56 milioni di scontrini di importo inferiore a 4 milioni e mezzo (pagabili direttamente in ricevitoria) a fronte di 46 mila vincite di importo superiore. Il mondo dei giocatori tende a frazionare la giocata e la vincita per poter incassare subito. Questa è la principale motivazione per cui l'amministrazione ci ha affidato la gestione del pagamento delle vincite: poter invertire tale tendenza. Prima la vincita di importo elevato era affidata all'amministrazione e seguiva dunque un iter a seguito del quale miracolosamente i monopoli riuscivano a pagare in cinque o sei mesi; tempi straordinari per l'amministrazione, ma non per il vincitore, che doveva essere pagato subito. La possibilità di pagare tramite circuito bancario, come attualmente avviene con la nostra gestione ha risolto anche questo problema ed ha «spuntato le unghie» al gioco nero.
Riallacciandomi alle considerazioni che sono state svolte rispetto alla modernizzazione, all'innovazione e alla volontà politica di mettere sotto controllo questo settore dei giochi pubblici devo rilevare che negli ultimi anni l'aumento del volume di gioco è stato straordinario. Siamo passati da 10 mila miliardi circa raccolti nel 1995 a 25 mila miliardi raccolti nel 1998.
È evidente che queste innovazioni introdotte dal ministero stanno facendo emergere sempre più il gioco clandestino; è questa la grande spinta. Non è che prima non si giocasse e adesso si giocano 25 mila miliardi: si tratta di 25 mila miliardi che vedono la luce, il che ha due effetti: in primo luogo, aumentano le entrate dello Stato, in secondo luogo si sottrae alla criminalità organizzata una consistente parte di introiti. La politica del ministero in questo momento è orientata a far emergere sempre più questi numeri.
In quest'ottica a noi è stato affidato il compito di pagare le vincite: quella fino a 4 milioni e mezzo vengono pagate direttamente in tabaccheria; per quelle da 4 milioni e mezzo a 20 milioni il vincitore si reca in tabaccheria, rilascia lo scontrino e viene pagato uno o due giorni dopo nella banca da lui indicata; per importi superiori lo scontrino viene trasmesso, tramite la propria banca o direttamente, allo sportello della Comit (la banca che ha vinto la gara europea), per nostro conto, e nell'arco di sette giorni - mediamente nel 1998 è stato così - viene pagato con bonifico bancario accreditato sulla banca del vincitore. Questo ovviamente ha un evidente impatto anche sulla lotta al lotto clandestino riducendo i tempi di pagamento, una delle armi vincenti del gioco clandestino.
Mi auguro che le informazioni che stanno circolando sulla stampa, cioè che la magistratura starebbe indagando sui vincitori, non facciano pensare che i dati anagrafici sui vincitori di importo superiore siano a disposizione dell'amministrazione, con la conseguenza che si cercherebbe di restare al sotto di un certo importo per non essere registrati.
Credo che il passaggio di luglio sia stato importante e, anche stando a quanto si legge sui giornali, il fatto che coloro che hanno effettuato le estrazioni truccate siano stati violentemente attaccati dai compari esterni lo dimostra, nel senso che gli imbrogli sono stati resi impossibili, o per lo meno non se ne erano ancora organizzati di nuovi, e quindi la pressione esterna perché continuasse un certo modo di agire è stata forte. Forse si sarebbero ripresentati sotto altra forma. Il collegamento con la televisione a circuito chiuso, con quattro monitor che riprendono quando le palline vengono estratte dalla cassetta e vengono controllate (come avviene nel caso della tombola) con l'estrazione di tutte e 90 le biglie e con il loro posizionamento, e la possibilità di osservare i movimenti di tutte le ruote in uffici diversi, tramite persone adibite al controllo, con la presenza della commissione in loco, dovrebbero ragionevolmente escludere nuove possibilità di imbrogli.
Naturalmente, come abbiamo detto in più occasioni e come voi stessi avete rappresentato, continueremo a studiare l'opportunità di trasferire le urne in


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un'unica sede e di modificare i sistemi di estrazione. Oltre all'analisi televisiva, che può essere simpatica o meno, procederemo con ricerche di mercato finalizzate a rendere tutti consapevoli dei rischi in termini di caduta di incasso.
Confronti con esperienze estere in termini relativi sono molto difficili, per due motivi: in primo luogo, perché il lotto italiano è il gioco pubblico che incassa di più nel mondo, ed è quindi difficile effettuare una comparazione; inoltre, ci sono le concessionarie che gestiscono oltre il lotto anche le lotterie ed altre attività. Lottomatica, in termini relativi, è al secondo posto nel mondo: il lotto è il gioco più diffuso, è un gioco antico che si svolge dal \`500 con le stesse modalità, con 10 ruote, con dieci estrazioni di 5 numeri su 90. All'estero il lotto sotto le varie forme vede in genere l'estrazione di 7 numeri su 49 o 6 su 36 con un'unica estrazione; negli Stati Uniti stanno andando verso l'estrazione giornaliera con una sola urna e quindi è tutto organizzativamente più semplice. Noi invece ne abbiamo dieci e il gioco ha un fascino tutto suo: vi è la possibilità di giocare su più ruote più numeri, una caratteristica questa che dobbiamo preservare. A Napoli vi è chi fa il tifo sui numeri e si può assistere a scene simpatiche: se non si verificassero più potrebbe esservi qualche ricaduta negativa.
Mi è stato chiesto dall'onorevole Leone come funzioni la gestione degli incassi, il versamento allo Stato e la gestione delle vincite straordinarie. A partire da maggio la gestione degli incassi così come il pagamento delle vincite sono stati affidati a Lottomatica. Con gara pubblica europea abbiamo individuato la banca che offrisse le migliori condizioni economiche per la gestione del fondo di tesoreria: si tratta della Comit che ha battuto addirittura la Banca nazionale del lavoro, uno dei soci di riferimento di Lottomatica. Il procedimento è il seguente: il tabaccaio incassa le giocate del lotto, paga le vincite della settimana precedente, trattiene il proprio aggio e il giovedì fa il versamento del residuo o presso la propria banca con un RID, cioè con il prelievo automatico, (ancora in piccola percentuale ma pensiamo che aumenterà), o con bonifico bancario predisposto dal nostro sistema, oppure nei comuni presso l'ufficio postale. Dal circuito postale o dal circuito bancario ci arrivano sul fondo aperto alle migliori condizioni queste entrate, dalle quali detraiamo il complesso delle vincite di importo superiore a 4 milioni e mezzo che dobbiamo pagare sempre tramite il circuito bancario; tutti gli interessi che maturano su questo conto vengono trasferiti sui fondi dello Stato. Si tratta quindi di un conto corrente che frutta i migliori interessi a vantaggio dell'erario. In quest'attività Lottomatica, che pure ha degli oneri, non ha nessun utile o interesse economico; il vantaggio è che aumentando e velocizzando incassi e pagamenti siamo in condizione di rendere un servizio sempre migliore e quindi di attirare più gioco: i numeri dimostrano che c'è stata una forte lievitazione. I pagamenti ai vincitori vengono fatti immediatamente alla presentazione fino i 4 milioni e mezzo; dopo uno o due giorni con un bonifico presso la propria banca per le vincite tra 4 milioni e mezzo e 20 milioni e entro 5-7 giorni al massimo dalla presentazione dello scontrino per gli importi superiori che circuitano su Lottomatica. Per quello che riguarda le vincite straordinarie è successo diverse volte negli anni passati e succederà sicuramente quando sarà estratto il 39 a Genova che vi saranno un milione di vincite nello stesso giorno. Questo negli anni passati «affogava» gli uffici finanziari perché il ricevitore non ha i soldi per pagare le vincite. Allora, d'accordo con i Monopoli, abbiamo stabilito che il ministero, traendo dai fondi propri, dà il complemento dell'importo mancante per il pagamento delle vincite (un movimento tra le entrate della settimana e quanto si deve dare effettivamente). Per l'ultima settimana l'importo è stato di 500 miliardi (250 per il complemento). Sono numeri altissimi ma se esce questo famoso 39 si valutano uscite intorno ai 1200 miliardi: è chiaro che lo


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Stato li sta incassando e poi dovrà pagare i giocatori. D'altro canto, come in tutti i giochi, il banco vince sempre.
A partire da questo fondo si destinano ai singoli ricevitori importi coerenti con quanto dovranno pagare ai vincitori. Il completamento dell'operazione avviene nell'arco di una settimana.
Sono stato accusato di aver voluto minimizzare l'impatto psicologico. Devo dire che mi sono trovato (e per me è una sensazione assolutamente nuova) con le telecamere davanti e con la necessità di dover dare rassicurazione al mondo dei giocatori rispetto a quanto stanno dicendo i giornali e cioè che è tutto un imbroglio. La prima risposta che ho dato è che si tratta di un fenomeno molto limitato nell'entità e poi che l'andamento degli incassi dimostra che non si è persa la fiducia perché la gente continua a giocare indipendentemente dal 39. Il 39 infatti ha un effetto importante ma in questo momento siamo a livelli di record: se moltiplicassimo i 500 miliardi a settimana per 100 e per 52 settimane arriveremmo a cifre irrealistiche (25 mila miliardi). È chiaro che abbiamo anche noi la preoccupazione a lungo andare il fatto che si è determinato non determini un calo di interesse o di voglia di giocare. Per questo, anche come società Lottomatica, stiamo verificando la possibilità di essere pure noi parte civile, anche se il danno riguarda lo Stato e non Lottomatica, se non nel momento in cui avrà un impatto sul volume di gioco, impatto che comunque già da adesso si riscontra sull'immagine complessiva.
Per quanto riguarda la scelta dei bambini, essa è affidata alla periferia per un problema organizzativo, nel senso che non è facilissimo trovare dei papà che accompagnino dei bambini alle 9 di sera per un buono di 50 mila lire. La turnazione è stata fatta, non è che non ci si sia pensato: i bambini coinvolti sono tanti ed è chiaro che qualche volta è stata ripetuta un'estrazione da parte dello stesso bambino ma non è che vi fosse solo lui. Adesso evidentemente il ragionamento è stato «stressato». Ho pensato in proposito di farmi aiutare dalla stampa locale nell'organizzare anche qualche intervista ai bambini (Francesco tifoso della Roma, che fa collezione di figurine, eccetera) e pubblicarla in modo da incentivare il compagno di scuola e aumentare l'interesse ad essere presenti.

PRESIDENTE. Dobbiamo lavorare su questa ipotesi, anche se è difficile impegnare i bambini per le otto di sera. L'attuale norma prevede che all'estrazione provveda un fanciullo, cioè come recita la Garzanti, un bambino di età compresa fra i 6 e i 12. Se 12 anni è il limite massimo, noi stiamo cercando di rimanere il più possibile vicino a 6. Il presidente chiedeva anche se l'entità delle vincite legate ai ritardi può portare ad una riconsiderazione in generale. Il dottor Cutrupi parla sempre di percentuali e non di volumi assoluti: la percentuale di vincite rispetto alle giocate tende a scendere di qualche punto unitario. In termini complessivi l'aumento l'anno scorso è stato di 600 miliardi in più per lo Stato. Non sono piccoli numeri, però percentualmente credo che i livelli di guardia non siano stati ancora raggiunti.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Per intenderci, se il superenalotto avesse raggiunto le dimensioni del lotto l'introito erariale sarebbe stato di 6 mila miliardi!

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Per il superenalotto l'introito è percentuale e lo Stato guadagna di più. Sono due giochi che si volgono a due pubblici diversi: l'incremento del lotto del 1998 sul 1997 è praticamente pari all'intero incasso del superenalotto. Il primo si rivolge a un mondo che punta poco e vince poco però è una vincita più simpatica. Nell'altro caso, invece, il giocatore punta alla vincita che cambia la vita: con il lotto nessuno può cambiare la vita!

GIANFRANCO CONTE. Ha avuto un effetto di trascinamento anche sul lotto?


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MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. La coincidenza di ricevitorie è molto bassa, quindi una persona dovrebbe giocare in due posti diversi: è possibile, ma non è automatico.

GIANFRANCO CONTE. Gradirei una risposta ad una domanda che ho formulato relativamente alla questione della gara europea, alla quale però va aggiunto il discorso - mi rivolgo al direttore dei Monopoli - relativo al Lotto al telefono: mi chiedo quale compagnia verrà scelta. Qui vi è il guazzabuglio ben noto, anche in considerazione del fatto che con il gioco guadagna l'erario, guadagnano gli esercenti, ma a guadagnare sono soprattutto le compagnie telefoniche. Su tale aspetto presto o tardi dovremo intervenire.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Il discorso del telefono è così presente nelle problematiche quotidiane che ho inserito come clausola nella prossima gara televisiva che il rapporto con la società telefonica che sarà eventualmente interessata, al di là del fatto che vorrei tenere fuori tutti i giochi telefonici, dovrà essere regolamentato dall'amministrazione dei Monopoli; infatti, durante l'ultima lotteria uno dei fatti negativi è stato che laddove sono intervenuto nei confronti di Telecom mi sono sentito rispondere, e neanche garbatamente, che il rapporto è con la RAI e non con i Monopoli. Allora, anche considerato che una delle richieste delle associazioni dei consumatori è la riduzione dello scatto, che mi sembra una cosa legittima in presenza di enormi volumi (immaginate che l'ultima trasmissione ha registrato 25 milioni di contatti telefonici), nella prossima gara vorrei avocare questo rapporto all'Amministrazione, senza lasciarlo in gestione.
Per quanto riguarda le gare, onorevole Conte, la Comunità europea ha recepito il discorso - che poi è stato utilizzato anche per Lottomatica - per cui, laddove vi sia concessione totale di potere pubblico di esercizio di gioco, non sia necessario procedere alla gara europea, ma possa esservi un affidamento a soggetti solo nazionali e così via. Si tratta di un'ipotesi che valuteremo per le lotterie, perché se non dividiamo la distribuzione dall'ideazione e dalla stampa, ma le lasciamo accorpate...

LUCIO MARENGO. Mi scusi se la interrompo, ma poiché si è parlato di similitudine tra lotto e superenalotto, le chiedo come mai quest'ultimo sia stato affidato non a Lottomatica ma alla SISAL a trattativa privata.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Onorevole Marengo, la ringrazio per le testimonianze di scibile, ma non riesco a risponderle su cose che non dipendono da me; non fa parte dei giochi amministrati dai Monopoli di Stato.

EUGENIO VIALE. E il conto economico del lotto?

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. È stato chiesto, premesso che il 52 per cento rappresenta le vincite nel 1998, il 25 per cento rappresenta le entrate erariali, come sia stato ripartito il resto. Quant'è l'aggio della Lottomatica, quant'è l'aggio che va alle ricevitorie e come incide il resto della spesa?

MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Si tratta di 12.308 miliardi nel 1998, di cui il 10 per cento (1.231 miliardi circa) rappresenta l'aggio dei ricevitori; le vincite sono state pari a 7.183 miliardi.

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. In media abbiamo distribuito 200 milioni per ogni ricevitoria del lotto, solo come aggio.

PRESIDENTE. Gradiremmo avere i dati relativi al conto economico per il 1998 per iscritto, per verificarli meglio.


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MARCO STADERINI, Amministratore delegato della Lottomatica S.p.A. Quanto al lotto telefonico, tutti gli operatori di telecomunicazioni interessati dovrebbero potersi collegare con il sistema di Lottomatica e la raccolta della giocata dovrebbe essere affidata all'operatore che si farebbe pagare con una certa percentuale, definita dall'Amministrazione, sul volume di raccolta e con gli scatti telefonici aggiuntivi, con un limite massimo (300-500 lire aggiuntive rispetto al costo della giocata del lotto), trasmettendo per via telematica le informazioni a Lottomatica. Noi dovremmo registrare la giocata nei nostri archivi e gestire il volume della scheda prepagata, da acquistare in tabaccheria (con la quale, a scalare, si pagano le giocate via telefono). La gestione della scheda prepagata e tutto ciò che vi è connesso in termini di incassi e di versamento allo Stato è compito nostro; il giocatore chiamerà il 1055 piuttosto che il 166 o 2888, tre operatori diversi, i quali gestiranno la raccolta della giocata, la passeranno su supporto telematico in tempo reale al nostro sistema, che scalerà la cifra della giocata e darà il consenso. Ciò evita problematiche di diversità di operatori, lasciando al mercato la valorizzazione dei sovrapprezzi degli scatti.

GIANFRANCO CONTE. State pensando - è una domanda tecnica - ad unificare le centrali atomiche o pensate di rendere i tabaccai... Oggi purtroppo molti esercenti hanno il computerino di Lottomatica, il computerino del Totocalcio, il computerino del Superenalotto...

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. È quello che dicevo all'inizio.

ANDREA GUARINO. Il direttore generale ha toccato tangenzialmente l'argomento, che ha una valenza politica, su cui avevo richiamato la sua attenzione. Mi pare di aver capito che un'associazione dei consumatori si è presentata, come fosse qualunque altro cittadino, perché le estrazioni del lotto sono pubbliche. Questo però non è esattamente - mi corregga se sbaglio - quanto ho capito dalla prima parte della sua esposizione dove invece ho colto un riferimento alla presenza di un'associazione di consumatori a livello di garanzia. Era lì di sua spontanea volontà o era lì come livello di garanzia? Se era come livello di garanzia, quale era e perché era stata individuata quella associazione dei consumatori?

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Per quel che attiene ai Monopoli, l'associazione era lì a livello spontaneo; non è stata fatta alcuna richiesta ufficiale. Non avrei accettato - tanto per parlare chiaro - che delle persone esponessero un distintivo come associazione; l'ho fatto perché mi permetteva di mettere a fuoco che in quel momento vi erano delle associazioni di consumatori che si presentavano in quanto tali.

ANDREA GUARINO. Erano più d'una?

VITTORIO CUTRUPI, Direttore generale dell'Aaministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Era il Codacons. Se altre associazioni di consumatori avessero intenzione di seguire questo esempio, garantiremmo loro in qualsiasi momento di essere lì in prima linea a pari dignità con gli altri.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 18.