PROGETTO DI LEGGE - N. 7325




        Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge regolamenta l'applicazione della terapia elettroconvulsivante (TEC), la lobotomia prefrontale e transorbitale e altri simili interventi di psicochirurgia in tutte le strutture pubbliche e private.
        La terapia elettroconvulsivante, meglio conosciuta come elettroshock, è da tempo in discussione sia per gli aspetti che attengono il campo scientifico che per quelli che toccano il campo dei diritti umani e della dignità della persona.
        Organismi scientifici e politici nazionali ed internazionali hanno espresso sulla materia importanti provvedimenti a vario titolo: la risoluzione in merito al tema dei diritti umani in ambito psichiatrico ed in particolare le risoluzioni 52 e 53 del 14 dicembre 1978, 45 e 92 del 14 dicembre 1990 e 2 e 17 del 22 dicembre 1991; la risoluzione 1991/46 del 5 marzo 1991 della Commissione dei diritti umani dell'ONU; la risoluzione 1991/29 del 31 maggio 1991 del Consiglio economico e sociale dell'ONU; il trattato europeo STE n. 5 del 4 novembre 1950, articoli 5 e 17, ed il suo Protocollo n. 11 STE n. 155 deliberato in data 11 maggio 1994; il rapporto dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa n. 1235 del 15 marzo 1994, il documento 7040 sulla psichiatria e diritti umani; le linee guida per la corretta applicazione della TEC redatte dalla regione Emilia-Romagna; la circolare della regione Friuli-Venezia Giulia; gli ordini del giorno del consiglio regionale del Piemonte n. 782 del 7 luglio 1998 e n. 476 del 7 luglio 1997 approvati all'unanimità.
        Le linee guida sulla TEC emanate dal Ministero della sanità con circolare del 15 febbraio 1999 e trasmesse a tutte le regioni sono esecutive nel regolamentare l'applicazione del trattamento in oggetto.
        L'articolo 1 della presente proposta di legge stabilisce che su tutto il territorio regionale sia applicato il consenso informato alla TEC, a tutela della dignità e dei diritti della persona.
        L'articolo 2 stabilisce il divieto o la limitazione di applicazione della TEC e di altri interventi invasivi di psicochirurgia in tutte le strutture sanitarie pubbliche e private.
        L'articolo 3 stabilisce che il rifiuto del medico di praticare la TEC e altri interventi invasivi di psicochirurgia non comporta alcun provvedimento di tipo sanzionatorio da parte dell'Ordine dei medici, fatto salvo le norme sulla responsabilità professionale.
        L'articolo 4, in fine, reca norme in materia di monitoraggio, controllo e valutazione della TEC.
        L'elettroshock consiste in una scarica elettrica di 30 volt che provoca violenti attacchi convulsivi. Esso fu inventato dagli inglesi all'inizio del secolo per tramortire i maiali prima del macello, finché un geniale psichiatra fascista non decise, nel 1938, di provare ad applicarlo ai pazzi. Il principio su cui si basa è simile a quello della lobotomia. La parola "elettroshock" non richiede spiegazioni etimologiche, né richiami al greco antico o al latino, per individuarne l'origine. Nella crudezza dei termini che la compongono è ampiamente racchiusa la sua natura, ma anche il suo destino.
        Poiché la scarica provoca consistenti perdite di memoria, inebetimento ed altri danni irreversibili, è anche paradossalmente possibile che il paziente si senta un po' meglio subito dopo. Se infatti si dimenticano i motivi della propria tristezza, si è meno tristi. L'impossibilità di pensare, di concentrarsi viene presentata come una soluzione raggiunta di un grande problema.
        Una imponente letteratura dimostra invece che la TEC è inutile e dannosa: il pazzo viene rapidamente tramortito e punito per la sua insensatezza, allo stesso modo in cui il criminale è punito con la sedia elettrica.
        Con la scusa della cura e della tutela dell'essere umano, espletate di fatto mediante massicce dose di psicofarmaci, quali i trattamenti sanitari obbligatori (TSO) e, non ultimo, l'elettroshock, si neutralizzano potenziali disturbatori della quiete sociale. D'altronde, che valore può avere il consenso di colui il quale è considerato incapace di intendere e di volere?
        Nello stesso periodo in cui tutti i campi della scienza moderna registravano enormi passi in avanti, la psichiatria ha fatto passare per scientifiche e mediche terapie paragonabili per la loro mostruosità solo ad alcune barbare pratiche del medioevo. L'idea che sta alla base di tali pratiche e che avrebbe dovuto giustificarle è la seguente: se la follia è stata causata da un evento traumatico, un trauma di uguale o maggiore intensità può servire a ristabilire l'equilibrio. Come dire che se il cervello è malato forse prendendolo a calci si rimette a posto; se tutti i medici la pensassero così forse consiglierebbero di assumere sostanze alcoliche o superalcoliche per i malati di ulcera e una passeggiata sotto la pioggia per chi ha l'influenza. Diretta conseguenza di questo modo di pensare sono quindi le sedie rotanti, sulle quali il malato veniva fatto girare come una trottola fino a perdere completamente ogni senso dell'equilibrio, i salassi, il coma da insulina, l'elettroshock, o addirittura la terapia della fame.
        L'elettroshock è una tecnica ancora non del tutto abbandonata dalla scienza psichiatrica, uno dei simboli più evidenti della barbarie criminale ed inumana di certi presunti dottori.
            Elettroshock significa passaggio di corrente elettrica attraverso il cervello fino a provocare delle convulsioni. Quando si applica una tale corrente il danno cerebrale è garantito, la sua entità dipende dall'intensità e dalla durata delle scosse. Recentemente sono stati usati numerosi sedativi per diminuire le convulsioni ed eliminare la paura e la resistenza di molti pazienti. Questi farmaci, particolarmente i paralizzanti muscolari e gli anestetici, servono solo a rendere più docile il paziente, ma invece di diminuire gli effetti dannosi delle scosse sono dannosi essi stessi; per altro, in presenza di tali farmaci sono necessarie scosse più intense per ottenere l'effetto desiderato, cioé le convulsioni.
        L'elettroshock produce amnesia, incapacità ad apprendere, danni cerebrali irreversibili, paura, apatia, perdita di creatività, caratteristiche queste che ne fanno un ottimo mezzo di controllo della personalità.
        L'elettroshock è dunque una pratica barbara, solo presumibilmente terapeutica. Lo stesso Consiglio superiore della sanità ha evidenziato, in più punti, i vari limiti della TEC. Nel corso della seduta del 17 aprile 1996, nella quale il Consiglio aveva dibattuto le problematiche relative alla TEC, era scandalosamente scaturito che l'applicazione della TEC non costituisce un comportamento antibioetico e che in psichiatria vi è un'adeguata letteratura la quale considera terapeutica la TEC, talora indispensabile per la riduzione della sofferenza dell'individuo.
        Dalle considerazioni sopraesposte e dall'analisi della letteratura, il Consiglio superiore della sanità aveva rilevato che le indicazioni cliniche alla TEC possono essere applicate a casi di depressione, mania, disturbo schizofrenico, catatonia, gravi disturbi mentali in corso di gravidanza ed altri. Il Consiglio aveva, altresì, spiegato che la TEC poneva limitate controindicazioni di natura strettamente medica e non provocava danni fisiologici, bensì effetti collaterali moderati e circoscritti nel tempo. Tuttavia, il Consiglio aveva ammesso che gli studi erano stati condotti su casistiche assai limitate, meritando pertanto un'ulteriore verifica.
        La definitiva abolizione della TEC, tramite un'apposita legge, costituirebbe, quindi, una concreta realizzazione del dettato sui diritti umani internazionalmente riconosciuti.




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