PROGETTO DI LEGGE - N. 6815




        Onorevoli Colleghi! - A seguito della decisione del Governo di presentare un proprio disegno di legge (AC n. 5433), che prevede nuove norme in materia di modello di difesa e di riforma della leva, con conseguente graduale sospensione della leva obbligatoria, si è posta la questione assai rilevante della opportunità e significanza, culturale e costituzionale, di dare una nuova disciplina anche al servizio civile nel nostro Paese. Infatti, il servizio civile, in Italia, ha una lunga storia ed è figlio di una grande battaglia ideale: l'introduzione nel nostro ordinamento della possibilità di obiettare al servizio militare per ragioni di coscienza.
        Molta strada è stata infatti realizzata dalla prima legge, la legge n. 772 del 1972. Dalla obiezione di coscienza fondata sulla "contrarietà all'uso personale delle armi" per motivi "attinenti ad una concezione generale della vita basata su profondi convincimenti religiosi o filosofici o morali professati", la Corte costituzionale (con la sentenza n. 164 del 1985) ha reso più chiara la interpretazione dell'articolo 52 della Costituzione e ha dato allo stesso un più ampio respiro. Infatti, da una parte ha riconosciuto che il dovere di difendere la Patria si concretizza anche quando si "svolgono prestazioni di adeguati comportamenti di impegno sociale", ad esempio nella difesa del territorio e della propria comunità, dall'altra ha ritenuto, in modo assai innovativo quanto disatteso, che l'articolo 52 può contenere anche "l'opera di sensibilizzazione e preparazione alla difesa popolare non violenta".
        L'obiezione di coscienza deve quindi intendersi non come un atteggiamento individualistico di chi si chiude nel proprio egoismo, ma come la volontà "di chi si propone di porre le proprie energie al servizio del non uccidere e della promozione umana".
        Dalla legge n. 772 del 1972 e dall'ulteriore affinamento operato dalla giurisprudenza costituzionale (si pensi alle sentenze n. 113 del 1986, n. 470 del 1989, n. 409 del 1989), nel nostro Paese è andata radicandosi una esperienza di servizio civile di centinaia di migliaia di giovani che hanno prestato il loro tempo di ferma eminentemente presso organizzazioni non a scopo di lucro o presso enti locali.
        Il Parlamento ha avuto modo anche recentemente, a dimostrazione della rilevanza della materia e del fenomeno, di legiferare in modo organico, con la legge 8 luglio 1998, n. 230, legge che ha ribadito l'alternatività del servizio civile a quello militare; che ha definitivamente "civilizzato" il servizio civile staccandolo dal Ministero della difesa ed affidandolo al governo della Presidenza del Consiglio dei ministri e ad una apposita Agenzia per il servizio civile (come stabilito dal decreto legislativo n. 303 del 1999); che ha riconosciuto l'importanza dell'area vocazionale indicata dal giovane; che ha istituito una Consulta nazionale, importante riferimento consulenziale e coprogrammatorio per il Governo e l'Agenzia stessa. Ne è nato, quindi, con questa esperienza del servizio civile, un arricchimento reciproco, in termini di quantità e di qualità del servizio erogato, per l'intera comunità nazionale, ed in termini di accrescimento della propria cultura civile e di disponibilità verso i propri cittadini, per gli obiettori, che non può andare perduto. Da qui il diverso orientamento rispetto al recente disegno di legge del Governo (AS n. 4408), che ha proposto, a seguito della sospensione della leva militare obbligatoria, l'istituzione di un servizio civile su base volontaria. L'ipotesi che si intende, al contrario, sottoporre all'attenzione del Parlamento è quella di un servizio civile obbligatorio. L'obbligatorietà ha fondate ragioni di ordine civile ed operativo e trova sostegno in importanti princìpi costituzionali. Vi è infatti, nel servizio civile, una decisiva valenza culturale per i giovani italiani del nostro tempo, ovvero un richiamo alla responsabilità che hanno nei confronti della comunità nella quale vivono, un dovere di solidarietà e difesa nei confronti della popolazione con maggiori handicap fisici, economici e culturali. Vi è, inoltre, un importante effetto che un servizio civile obbligatorio potrebbe provocare, quello di una risposta, seppure parziale, al vuoto culturale ed educativo che talvolta caratterizza le nuove generazioni. Un servizio civile che pone, anche, sotto verifica i propri stili di vita e induce a salutari ridimensionamenti delle proprie egoistiche pretese. Vi è poi l'importanza che, in una fase di profonda riforma dello Stato sociale nella direzione di una più compiuta sussidiarietà verticale ed orizzontale, riveste l'impiego di giovani nel campo dei servizi alla persona, all'ambiente, alla tutela dei beni culturali e artistici del Paese.
        Alla probabile contestazione relativa alla impossibilità di gestione di un tale numero di giovani, si risponde che una breve durata della ferma (sei mesi) e l'esercizio del servizio nell'ambito territoriale del proprio comune di residenza o al massimo della provincia di residenza riducono di molto le problematiche organizzative e recettive. Inoltre, non vi è dubbio che lo sviluppo del terzo settore ed i nuovi compiti affidati, dalla recente produzione legislativa, agli enti locali garantiscono una solida base per accogliere i giovani e le giovani impegnati nel servizio civile.
        Sotto il profilo dell'impatto economico, i costi sopportati dallo Stato trovano un ampio riequilibrio nei vantaggi sociali, culturali ed economici provocati dall'obbligatorietà del servizio civile. L'obbligatorietà trova poi il suo fondamento in importanti articoli della Carta costituzionale. Innanzitutto nell'articolo 2, che richiama espressamente "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", nell'articolo 3, con il suo riferimento alla rimozione "degli ostacoli di ordine economico e sociale" che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ma non vi è dubbio che riferimenti importanti si trovano anche nell'articolo 9 (con la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica e con la tutela del paesaggio, del patrimonio storico ed artistico), nell'articolo 11 (relativo al ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali), nell'articolo 32 (tutela della salute) e nell'articolo 38 (sulla integrazione sociale delle persone in difficoltà). Riferimento inoltre può e deve rimanere l'articolo 52, che pure a fronte della sospensione della leva militare obbligatoria, trova ragione di vivere, nel precetto del sacro dovere di difesa della Patria, in nuove forme ed obiettivi entro "i limiti e i modi definiti dalla legge".
        La presente proposta di legge ruota quindi intorno a ben definiti princìpi e norme costituzionali e si indirizza conseguentemente verso determinate attività ed ambiti operativi (articoli 1, 2 e 3). Riguarda tutti i giovani, sia di sesso maschile che femminile, dal diciottesimo al ventiseiesimo anno di età (articolo 4) ed intende far svolgere un periodo di ferma della durata di sei mesi, di cui uno dedicato esclusivamente alla formazione.
        Si intende inoltre ribadire (articolo 5) la caratteristica assolutamente civile e non militare dell'esperienza, lasciando la gestione all'Agenzia per il servizio civile, già indicata dalla legge n. 230 del 1998 e dal decreto legislativo n. 303 del 1999, con l'importante ed innovativo concorso delle Province.
        I soggetti a cui assegnare i giovani sono indicati dall'articolo 6 e si riferiscono nello specifico a tutte le possibili organizzazioni pubbliche o private, purché caratterizzate dall'assenza di finalità di lucro, dalla capacità organizzativa e dalla possibilità di impiego dei giovani.
        Sono disciplinati i casi di rifiuto a prestare il servizio civile (articolo 8), nonché i comportamenti incompatibili con la natura e la funzionalità del servizio (articolo 9).
        Per la dotazione finanziaria si provvede tramite l'istituzione di un apposito Fondo nazionale (articolo 10).
        Con la presente proposta di legge si intende innescare, altresì, un dibattito approfondito ed alto intorno al futuro del servizio civile ed alla tenuta del tessuto comunitario del nostro Paese, minato da processi disgregativi e dal sempre più scarso senso dello Stato e delle istituzioni repubblicane. Per tali ragioni si auspica la sua rapida approvazione.




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