RELAZIONE - N. 4504 - 5200-A-bis




        Onorevoli Colleghi! - Le organizzazioni sindacali (Oo.Ss.) svolgono un ruolo di grande rilievo nella vita pubblica sociale ed economica del Paese (in particolare quelle confederali che hanno un rapporto con le controparti e il potere politico e le istituzioni) del tutto sproporzionato rispetto alla loro configurazione giuridica. Per quanto la Costituzione (all'articolo 39) prefigurasse un percorso disciplinare che legava i criteri per la definizione dei requisiti della rappresentanza e della rappresentatività alle procedure idonee a dare vita a contratti di lavoro validi erga omnes, la mancata applicazione della norma rende assolutamente precario lo "stato giuridico" delle Oo.Ss. Ciò è tanto più vero dopo che un referendum abrogativo dell'articolo 19 della legge n. 300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori) ha ferito a morte l'ordinamento sostitutivo che si era determinato (nel vuoto legislativo ai sensi del precetto costituzionale) e che era fondato sul principio della maggiore rappresentatività e sul reciproco riconoscimento tra le parti sociali. Ne derivava una singolare tautologia: erano maggiormente rappresentative le organizzazioni firmatarie dei contratti; ammesse alla firma erano quelle che le parti sociali ammettevano al club delle Oo.Ss. maggiormente rappresentative.
        Come è noto, questo impianto è stato rimesso in causa dal referendum del 1995, che - in seguito alla manipolazione della norma - ha collegato la rappresentatività a criteri aziendali (alla stipula del contratto applicato in azienda). Il problema della rappresentatività sindacale secondo criteri oggettivi e misurabili è ora all'esame della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Si tratta di un imponente impegno di riordino (al di là dei giudizi di merito) che si propone di rimettere insieme le RSU con il dato della rappresentatività a livello nazionale e con la stipula di contratti collettivi validi erga omnes.
        E' giustificato, sul piano politico e giuridico, che a fronte di un processo legislativo così ampio non si affronti anche il problema di una più solida configurazione giuridica del soggetto sindacato? E' accettabile che la sua natura giuridica sia oggi affidata a quanto previsto dal codice civile, agli articoli 36 e seguenti (come se si trattasse di un'associazione di cultori della filatelia o di amici del canto medievale)?
        Il progetto di legge in esame si propone di avviare la definizione di una soggettività giuridica più trasparente, mediante l'obbligo di presentare un rendiconto annuale di esercizio. Occorre infatti tener conto della mole di risorse che sono amministrate dalle Oo.Ss. senza alcun obbligo legale di rendicontazione nemmeno ai propri iscritti (a meno che non sia previsto dagli statuti interni). Anche solo considerando le organizzazioni confederali, i cui dati hanno maggiore affidabilità, si può calcolare (attribuendo una quota associativa media di lire 150 mila annue ai 5,5 milioni di lavoratori attivi e di lire 80 mila a 5,2 milioni di pensionati) che i soli contributi degli iscritti ammontino annualmente a:

            825 miliardi (attivi);

            416 miliardi (pensioni).

        E' noto tuttavia che le contribuzioni degli iscritti non rappresentano - tranne per le associazioni minori - né l'unica né la principale fonte economica. Le organizzazioni sindacali sono di fatto proprietarie di un vasto patrimonio immobiliare. La parte più pregiata (sul piano economico ed urbanistico) è stata loro donata dallo Stato con una legge del 1977, nella quale si attuò la liquidazione dei beni delle vecchie corporazioni fasciste. Per fare un esempio la Cgil ebbe gratuitamente, tra le altre cose, la sede in cui è sistemata a Roma in Corso d'Italia e quella della Camera del Lavoro di Milano, a tiro di schioppo dal Palazzo di Giustizia, mentre la Cisl un palazzo in via Boncompagni di fronte all'ambasciata USA. Chiunque può azzardare una stima approssimativa del patrimonio immobiliare delle confederazioni sindacali, presenti in ciascuna delle 103 provincie italiane.
        Le Oo.Ss. ricevono inoltre un contributo pubblico di circa 380 miliardi annui per i 23 patronati di cui detengono la gestione, e che ricevono altri finanziamenti per le attività diverse da quelle obbligatorie, spesso in convenzione con enti locali, aziende sanitarie eccetera. Prossimo è inoltre il varo della legge sui fondi pensione, che attribuirà alle organizzazioni dei datori e dei lavoratori la gestione paritetica dei contributi pensionistici e di una parte del TFR. Spetterà a questi fondi la gestione di alcune decine di migliaia di miliardi (si stimano circa 50 mila miliardi nel giro di pochi anni), ed essi avranno amministratori eletti dalle categorie o addirittura, secondo gli statuti di alcuni fondi, la designazione diretta degli amministratori da parte delle Oo.Ss. (fra l'altro la legge ha previsto, fra i requisiti richiesti ai candidati amministratori, anche "l'appartenenza ad attività di direzione sindacale"). L'elenco potrebbe continuare: si pensi ad esempio all'utilizzo dei fondi europei per la formazione.
        I sindacati hanno inoltre proprie rappresentanze al CNEL, nei comitati di indirizzo e vigilanza (CIV) dei maggiori enti previdenziali, nelle Camere di Commercio. Lo Statuto dei lavoratori a sua volta prevede:

                a) 8 ore di permesso retribuito al mese per i componenti dei CD sindacali (senza limitazioni di numero e di livello);

                b) 8 ore di permesso retribuito al mese per i componenti delle RSU (a cui si aggiungono altre ore nei contratti collettivi di gruppo;

                c) la contribuzione figurativa a fini pensionistici;

                d) nel pubblico impiego i distacchi e i permessi sono affidati alla contrattazione collettiva e sono ragguagliati al numero degli iscritti.
        Il valore economico inerente a questa serie di benefici è di difficile quantificazione ma è innegabile che il contributo pubblico indiretto alle attività sindacali tocca la cifra di svariate decine di miliardi.

        E' del tutto evidente che di fronte a questa mole di rapporti economico-finanziari l'attuale configurazione giuridica delle associazioni di fatto non è in grado di tutelare l'affidamento dei terzi e quindi di quanti entrano in rapporti economici con le Oo.Ss. La norma, infatti, prevede unicamente una responsabilità solidale dei rappresentanti legali pro tempore dell'associazione. E' noto poi che, nel tempo, le Oo.Ss. si sono date, per le loro risorse, una vera e propria architettura finanziaria costituita da tante società di comodo a cui sono intestate le principali attività patrimoniali.
        Per quanto non applicata, la Costituzione prevedeva precisi adempimenti riguardanti il soggetto-sindacato ai fini del riconoscimento della personalità giuridica, come la registrazione e l'obbligo di darsi uno statuto a base democratica. Inoltre, poiché la rappresentatività era poggiata al numero delle iscrizioni, la migliore dottrina riteneva che anche questo aspetto dovesse essere documentato e trasparente.
        Può una persona giuridica non avere una contabilità trasparente? Può un'associazione "democratica" non rendere noti i propri rapporti finanziari e non pubblicare un bilancio consolidato? Si ricordi che l'obbligo della rendicontazione (sia pure ai fini del contributo statale) esiste per i partiti politici (anch'essi garantiti dalla Costituzione) ai quali si applicano i medesimi articoli del codice civile validi per le Oo.Ss..
        Si può infine ricordare che, col referendum sulla trattenuta sindacale del 1995 (il cui esito è stato aggirato, come è noto, in sede di applicazione dei contratti collettivi di lavoro, a svantaggio e con discriminazione dei sindacati che non firmano gli stessi) l'elettorato ha inteso pretendere, sia pure indirettamente, un segnale di trasparenza anche dalle Oo.Ss. Se l'opinione pubblica manifesta tanta sensibilità e insofferenza rispetto alle manovre che fanno i partiti per 100 miliardi o poco più di finanziamento pubblico, è certo che, se ne fosse informata, esprimerebbe un giudizio assai più negativo davanti alle migliaia di miliardi dei sindacati che continuano a rimanere confinati in un impenetrabile ambito interno alle associazioni.

Marco TARADASH,
relatore di minoranza.



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