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Doc. XXIII n. 48


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PARTE SETTIMA

1. Considerazioni conclusive e proposte operative

All'esito dell'indagine parlamentare, può ben affermarsi che lo studio della realtà catanese ha presentato profili di estrema rilevanza ed utilità, ed ha costituito un valido paradigma dell'intensa relazione esistente tra disagio e carenza di strutture sociali da un lato, e produzione di fenomeni criminali di tipo mafioso dall'altro.
Il tessuto sociale è contraddistinto da punte di operosità, ingegno, capacità di intrapresa e adattamento non comuni. La popolazione è cordiale, naturalmente dotata di dinamismo e versata all'accoglienza, ma sconta i guasti di una amministrazione della cosa pubblica che per anni è apparsa inadeguata alle complesse problematiche relative all'ordine sociale ed allo sviluppo dell'economia e del territorio. Distolta dal cattivo esempio dei suoi governanti, la città presenta tuttora fenomeni di illegalità diffusa e manifestazioni criminali di primo livello. Esse costituiscono il frutto di un radicamento delle organizzazioni criminali in talune zone del territorio cittadino, e della influenza della mentalità delinquenziale in settori degradati della popolazione, che percepiscono come estraneo e precario l'ordine sociale imposto dallo Stato, ma ritengono altresì immediato ed efficace il potere decisionale ed il controllo operato dai gruppi mafiosi.
Questo stato di cose, pur riguardando una fascia minoritaria della popolazione, condiziona l'intera economia cittadina e compromette il pieno sviluppo sociale ed economico della città. A ciò si aggiungono le problematiche relative allo sviluppo del territorio nell'area esterna rispetto alla cinta urbana, contraddistinto da fenomeni di urbanizzazione caotica e disordinata, e finalizzata spesso alle speculazioni edilizie. Centri urbani a vocazione prevalentemente agricola ed artigianale - situati a ridosso della cinta urbana o nelle periferie più remote, quali San Giovanni la Punta, San Gregorio, Acicatena, Misterbianco - si sono saldati al perimetro urbano senza avere ricevuto alcun adeguamento delle infrastrutture urbanistiche primarie e secondarie, ed hanno visto rapidamente moltiplicarsi la popolazione residente sui propri territori, ove si sono riversati, in condizioni di nuovo degrado, gli abitanti di interi quartieri della città vecchia. La spregiudicata gestione amministrativa di taluni centri minori urbani - feudi dei potentati politico-economici presenti nel capoluogo, donde la politica cittadina dettava le sue regole ed affermava il proprio primato - consentiva ad imprese sotto il controllo diretto o indiretto di cosa


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nostra di procedere a lottizzazioni in spregio alle esigenze del territorio ed alle problematiche dell'ambiente.
Si avvertono evidenti gli squilibri di ordine sociale ed economico presenti tra gli strati della popolazione residenti nei quartieri-ghetto, e quelli abitanti nei quartieri del centro urbano nuovo o recentemente risanato. Si ha come la sensazione di una città viaggiante a due velocità, nella quale parte dei cittadini si sentono emarginati rispetto alle iniziative, ai servizi, alla vita sociale e culturale che si svolge nell'altra parte del centro urbano; i cui abitanti, per converso, sembrano ignorare i problemi ed il degrado delle zone periferiche, che a volte non conoscono nemmeno perché lontane dai percorsi che conducono agli snodi principali dei pubblici servizi, e fuori dalle traiettorie percorse per raggiungere le località turistiche o ricreative. Sono quartieri fuori dalla vita della città, dove non vi è nulla e che tutti ignorano, al di fuori di chi vi abita.
Qui allignano in primo luogo i fenomeni di degrado ed il disagio giovanile, la criminalità mafiosa edifica con robuste fondamenta, lo Stato spesso ammaina la propria bandiera. Da qui deve ripartire il riscatto della città, rimanendo insufficiente ogni iniziativa unicamente ispirata alla repressione di tipo militare dei fenomeni di devianza e di criminalità. Le Istituzioni pubbliche peraltro hanno manifestato fenomeni di crescita, apprezzabile ma ancora timida sotto il profilo dell'incisività azione amministrativa, più consistente nell'aspetto della risposta al crimine.
La necessità di interventi urgenti per Catania, si lega pertanto ad altrettanta indifferibilità di interventi normativi di carattere generale e rivolti anche ad altre realtà che presentano analoghe caratteristiche di disagio e di sottosviluppo. E parso quindi necessario doversi procedere per linee di sviluppo generali, ma avendo di vista obiettivi concreti, quali:
1) La realizzazione di un piano di risanamento sociale che consenta di intervenire in maniera complessiva sui quartieri a rischio della città, provvedendo a realizzare le dotazioni infrastrutturali indifferibili (scuole, ospedali, centri di ricreazione sportiva, collegamenti tra il centro e la periferia).
2) La incentivazione delle già esistenti iniziative di volontariato nei quartieri a rischio, espressione in massima parte del mondo cattolico, attraverso la previsione di stabili forme di finanziamento delle attività ricreative e formative già operanti (GREST, Centri di formazione ed orientamento dei Salesiani), quali strumenti di dissuasione dalle condotte antisociali ed antidoti alla diffusione della cultura mafiosa.
3) L'adozione di interventi, a livello di normazione primaria e secondaria, volti a ridurre i costi, i tempi e gli ostacoli burocratici alle nuove iniziative di intrapresa economica.
4) La predisposizione di interventi pubblici intesi a migliorare il rapporto tra le imprese e gli enti creditizi, - e volti alla ridefinizione del concetto di «merito» creditizio non tanto sulla base della capacità patrimoniale in atto, quanto sulla scorta delle potenzialità aziendali -


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allo scopo di impedire la crescita di forme illegali di finanziamento e di usura.
5) Le iniziative per la modernizzazione delle strutture burocratiche degli enti territoriali (Regione, Provincie, Comuni) e degli organismi periferici degli enti centrali e dello Stato, volte a determinare standard di efficienza nell'azione delle Istituzioni, ed a determinare quelle condizioni di fiducia nel rapporto tra società e pubblici poteri, che fungano da deterrente nei confronti della seduzione del metodo mafioso di perseguimento degli interessi e soluzione dei conflitti.
6) L' intervento sulla normativa di prevenzione all'inquinamento degli appalti pubblici, mediante l'abolizione della certificazione antimafia e la predisposizione di appositi organismi per compimento di indagini dirette a verificare l'effettiva proprietà delle aziende che partecipino a gare pubbliche.
7) L'intervento sulla normativa generale degli appalti degli enti locali, con specifiche previsioni di vigilanza su ciascuna delle fasi del procedimento per la realizzazione delle opere pubbliche: progettazione e finanziamento, aggiudicazione, e gestione.
8) La previsione di strumenti atti a prevenire fenomeni di interferenza sin dalle fasi preliminari del procedimento per l'aggiudicazione delle gare d'appalto. L'adozione di soluzioni, - quali ad esempio il trasferimento ad organismi dell'Amministrazione centrale dello Stato delle funzioni di formazione dettagliata dei bandi ed espletamento delle gare per lavori pubblici, che gli enti locali abbiano deciso di progettare e realizzare sul proprio territorio, - allo scopo di impedire continuità tra le fasi di scelta dell'opera e di scelta del contraente.
9) La previsione di discipline atte a prevenire fenomeni di interferenza nella fase esecutiva dei lavori pubblici affidati in appalto. L'adozione di soluzioni - quale la costituzione di una «Authority», formata da soggetti con specifiche esperienze nell'azione di contrasto contro la criminalità organizzata, ed approfondite conoscenze in materia di criminalità economica e di riciclaggio - che permettano di vigilare su tutti gli atti di gestione dell'appalto, facendo salvi in ogni caso i poteri di vigilanza dell'ente sulla corretta esecuzione dei lavori e le sue scelte volte a modificare o precisare le caratteristiche dell'opera.
10) Il potenziamento mirato delle strutture di polizia, puntando sugli organi investigativi più efficienti e produttivi. Sarebbe opportuno procedere Ad un immediato e consistente aumento di organico del nucleo operativo dei Carabinieri di Catania, che è oggettivamente sottodimensionato, e tuttavia produce risultati eccellenti per quantità e qualità di lavoro investigativo svolto.
11) L'estensione del controllo del territorio anche in zone diverse dal centro urbano cittadino, in considerazione della espansione dei centri abitati al di là del perimetro tracciato dai confini comunali del capoluogo, con la formazione di un hinterland composto da piccoli


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centri ad esso saldati, che presenta, anch'esso, fenomeni di degrado e di devianza. La necessità di provvedere in modo analogo per gli agri, le campagne, le zone tradizionalmente dedite all'agricoltura.
12) La previsione di misure organizzative per procedere alla contestuale integrazione e centralizzazione informatica dei registri per misure di prevenzione custoditi nelle procure della repubblica. In modo da potere monitorare con precisione l'entità dei sequestri, la loro percentuale di conversione in confische, l'incidenza della lotta agli interessi economici della criminalità mafiosa anche con riferimento alla suddivisione per aree criminali, e per gruppi insistenti nella stessa area.
13) L'intervento normativo urgente per la razionalizzazione del procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione, al fine di adeguare la disciplina dello stesso al nuovo rito accusatorio adottato nel processo penale. La previsione dell'obbligatorio e contestuale esercizio del potere di sequestro dei beni nei confronti dei mafiosi sin dal momento della emissione della misura cautelare personale. Ed inoltre un intervento normativo di raccordo tra la disciplina dei sequestri prevista nella legge sulle misure di prevenzione e quella del sequestro preventivo antimafia ex artt. 12sexies l. n. 356/1992 - 321bis c.p.p.
14) Gli opportuni interventi normativi sulla legislazione che incentiva la denuncia dei commercianti sottoposti al racket delle estorsioni e dell'usura con la previsione dell'ampliamento delle tipologie dei possibili danni subìti, comprendendovi alcune forme di risarcimento, anche assicurativo, per i danni fisici del denunciante, per l'invalidità o, addirittura, per la morte in conseguenza della reazione al racket o all'usura, tutte ipotesi che non vengono compendiate dall'attuale legge.
15) La predisposizione di nuove e diverse strutture per la detenzione dei boss, adatte ad accogliere i detenuti sottoposti all'articolo 41 bis, da aggiungere alle strutture esistenti.
16) La attuazione di misure di sicurezza carcerarie afferenti alla sfera tecnologica e delle telecomunicazioni, quali la schermatura delle strutture penitenziarie che ospitano i detenuti sottoposti al regime dell'articolo 41-bis o.p. rispetto ai campi di frequenza ETACS e GSM.

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