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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del procuratore della Repubblica di Cassino, dottor Giovanni Francesco Izzo, e del sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Frosinone, dottor Alberto Amodio.
CESIDIO CASINELLI. Con il consenso del presidente, vorrei intervenire brevemente prima dell'audizione dei due magistrati per porre anche alla loro attenzione un problema.
rinvenuti alcuni fusti, sul cui contenuto erano in corso le analisi. Dopo quella visita, però, con il nuovo anno, si è verificata tutta una serie di rinvenimenti di fusti, fanghi e liquami, cui la stampa ha dato grandissima eco e risalto, con riferimento a Ceprano, Pontecorvo, Ferentino, Castelliri, Isola e Arpino. È stato tutto un susseguirsi di notizie molto allarmanti relative a sequestri, cui in alcuni casi è seguito il dissequestro. Vorrei capire se negli ultimi mesi vi sia una recrudescenza dei comportamenti malavitosi legati al ciclo dei rifiuti oppure se siamo al cospetto di scoperte riferite comunque a interramenti ed occultamenti avvenuti negli anni passati e senza un filo logico che connetta i singoli episodi.
PRESIDENTE. Non desidero certo anticipare la risposta, che ascolteremo dai due magistrati, ma indubbiamente i fenomeni cui ha fatto ora riferimento il collega Casinelli possono essere ricondotti anche - sottolineo «anche» - all'attenzione che, quando ci recammo a Frosinone, sollecitammo al prefetto su tutta la partita dei traffici illeciti dei rifiuti. Avevamo infatti fondati elementi - ci fu tra l'altro un'audizione in larga misura segretata - che configuravano l'area del frusinate come abbastanza tormentata dal punto di vista dei traffici illeciti.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Sono procuratore a Cassino dalla fine di luglio, quindi praticamente dal settembre successivo; quando é stata svolta la visita della Commissione alla prefettura di Frosinone.
PRESIDENTE. La data esatta è il 28 ottobre 1997.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Si era allora in un tempo in cui si era proposto - non posso dire riproposto perché non conosco il passato - con una certa urgenza ed importanza il problema della scoperta di queste discariche.
PRESIDENTE. Credo che potrà lasciare copia degli atti, cercando ora di sintetizzare gli aspetti di maggior rilievo,
rispondendo così anche alla domanda del collega Casinelli.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. D'accordo. Sono in possesso degli atti relativi a tre procedimenti; tutti e tre attengono a rinvenimenti e scoperte di pochi mesi fa, ma relativi ad interramenti che, sulla scorta delle notizie di fonte informativa e più propriamente testimoniale, risalgono agli anni 1984-1985 e 1986.
PRESIDENTE. Può ripetere, per cortesia, il sito in cui sono avvenuti questi ritrovamenti?
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Si tratta di un'ex cartiera, SIGICAR in Isoletta d'Arce.
PRESIDENTE. Mi permetto ricordare che, secondo le norme vigenti, il soggetto primo per i procedimenti di bonifica è l'autorità comunale; questa ovviamente può non avere le risorse necessarie, ma questo è un altro tema. L'attore primo è, ripeto, l'amministrazione comunale che segnala alla regione o al ministero - questo dipende dai mezzi strumentali e dalle risorse finanziarie...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Tutte cose che, trattandosi di amministrazioni comunali, costituiscono senz'altro un problema.
PRESIDENTE. Questo aspetto non è oscuro al legislatore, ma l'amministrazione comunale può avere la capacità di effettuare e proporre progetti di risanamento e messa in sicurezza, dopo di che la questione della strumentazione e delle risorse può essere affrontata in rapporto con la regione o con il ministero, ma soprattutto con la regione.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Ho avuto contatti nei mesi scorsi con il capo di gabinetto del ministro Ronchi ed ho rilevato il suo interesse...
PRESIDENTE. Purtroppo diamo per scontato che la gran parte delle bonifiche verrà fatta a spese della collettività, anche se forse in questo caso - potrà dircelo magari più avanti - se i rinvii a giudizio configurano responsabilità precise nei confronti dei soggetti che hanno operato, in prima battuta ci si dovrebbe rivalere nei confronti di tali soggetti, secondo il noto principio che chi ha inquinato paghi!
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. È un argomento che avrei voluto affrontare successivamente, ma che è meglio affrontare subito. Mi riferisco ovviamente al problema legislativo. Innanzitutto vorrei far presente un dato che è sotto gli occhi di tutti, anche se magari su di esso non ci si sofferma. Bisogna tenere presente che gli scavi che si effettuano quando si crede di aver individuato un luogo dove procedere (e si rende necessario intervenire nell'ambito del procedimento penale, quindi avvalendosi del NOE per l'assistenza e di ditte private che si fanno pagare il dovuto), costano un'enormità. Ho seguito l'ultimo in ordine di tempo di questi procedimenti, quello di Castelliri, e mi sono reso conto che gli scavi, in termini di impiego di tempo, di energie e di denaro, costano moltissimo alla collettività. Tali costi, in teoria, dovrebbero ricadere, all'esito di una sentenza passata in giudicato, sugli imputati condannati. In considerazione di questo, perché il Parlamento non si fa carico da un lato di dare un segnale importante e dall'altro di consentire un intervento più profondo ed efficace alla magistratura, trasformando questi reati da contravvenzionali in delitti?
PRESIDENTE. Proprio ieri sera, per motivi, cui ho accennato, di turbolenza dei lavori parlamentari alla Camera dei deputati, non abbiamo potuto tenere una seduta che si sovrapponeva ai lavori dell'Assemblea e che aveva come oggetto l'approvazione da parte della Commissione d'inchiesta di un documento elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dal senatore Lubrano di Ricco, che ha come tema non solo i principi, ma anche l'articolato di una proposta di legge (che ovviamente non può essere esaminata come tale nell'ambito di una Commissione bicamerale che non è previsto lavori in sede legislativa) che propone al Governo e
al Parlamento l'introduzione del delitto ambientale nel codice penale. È dalla passata legislatura che stiamo battendo su questo punto...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Possiamo dire che ci siamo?
PRESIDENTE. No, saremmo troppo ottimisti perché il nostro atto va nella direzione di rafforzare un'azione analoga condotta dal Ministero dell'ambiente che trova però - posso dirlo perché si tratta di una posizione pubblicamente espressa nel corso del convegno, organizzato dalla Commissione d'inchiesta, che si è recentemente svolto - ancora qualche perplessità da parte del Ministero di grazia e giustizia. Riteniamo comunque che questa azione, portata avanti con molta determinazione dalla Commissione d'inchiesta, possa fornire una risposta ai problemi che lei ha ricordato e che sono nella memoria - potremmo addirittura dire nel DNA - di questa Commissione fin dalla passata legislatura, e che tra l'altro sono posti a livello internazionale.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Ho voluto formulare una domanda retorica proprio per provocare la risposta che lei mi ha dato.
PRESIDENTE. Vorrei invece farle una domanda non retorica. Lei ha parlato di un rinvio a giudizio. Vorremmo capire quale sia il tipo di reati configurati.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Come ho già detto lascerò tutti gli atti in proposito. I reati configurati per il procedimento di cui parlavo sono quelli di cui agli articoli 25 e 26 del decreto presidenziale n. 915 del 1982 ed all'articolo 24 del decreto presidenziale n. 203 del 1988. Vi sono poi violazioni di sigilli di cui all'articolo 439 del codice penale; in questo caso si tratta di un delitto.
GIOVANNI LUBRANO DI RICCO. Nei precedenti casi sono sanzioni, in questo caso si tratta di delitti.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Sì, perché sono entrati nel sito della ex cartiera di cui ho parlato compiendo lavori...
PRESIDENTE. Mi scusi, siamo sempre curiosi a proposito del riferimento che lei ha fatto prima. Nel corso dell'indagine e rinvio a giudizio non ha potuto attivare, per esempio, il reato di associazione a delinquere?
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Questo è il problema dei reati contravvenzionali. Lei, presidente, mi ha spedito una lettera un paio di mesi fa, che ho riletto prima di venire, nella quale mi segnalava l'opportunità di riferire alla Commissione gli sviluppi dei procedimenti instaurati in considerazione della possibile connessione di queste attività con infiltrazioni camorristiche. In proposito devo dire che non abbiamo ancora prove di agganci diretti, di gestione diretta di tali attività da parte di malavitosi militanti in organizzazioni criminali; tuttavia ritengo che la gravità sussista indipendentemente dalla commistione fra malavita organizzata ed attività di stoccaggio e riciclaggio illecito. So di parlare a persone molto più esperte ed interessate di me a questi fenomeni, ma parlo come magistrato che solo da qualche mese è alle prese con questi problemi e che come cittadino - può testimoniarlo il mio amico, senatore Lubrano di Ricco - ha sempre provato amarezza per il fatto che potessero verificarsi atti di questo tipo. Come magistrato ho constatato di fatto una predisposizione a delinquere in alcuni soggetti che reputo addirittura superiore rispetto a quella di chi commette una rapina, un'estorsione o un omicidio con determinati moventi (ben sappiamo che tanti possono essere, infatti, i motivi per cui si commette un omicidio). Scavare e occultare, d'accordo con un intermediario
o un esponente di un'industria, materiale nocivo e tossico in grande quantità, ricevere per questo un compenso sapendo che il materiale così nascosto potrebbe rimanerlo per secoli, inquinando così le falde acquifere e i prodotti della terra ed espandendo tale inquinamento (in considerazione di tutti i fenomeni, anche biologici, che non si conoscono ma che sicuramente esistono), significa denotare un'indole criminale, una predisposizione al crimine, un'antisocialità che è molto spesso difficile da ravvisare in colui che delinque secondo i canoni della vecchia tradizione criminale. Ecco perché sostengo che è necessario ed urgente intervenire trasformando la natura dei reati e consentendo, quando se ne ravvisassero gli elementi, di configurare quel famoso delitto di cui all'articolo 416-bis, che al momento non ci è possibile applicare...
PRESIDENTE. Anche 416, ci basterebbe questo!
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Certamente. Ulteriore effetto negativo della configurazione come reato contravvenzionale è quello del breve termine di prescrizione. Vorrei segnalare al riguardo, tuttavia, che non occorre preoccuparsi più di tanto; non che sia superabile l'allarme e che non vi sia urgenza di operare la trasformazione in delitto, ma non bisogna pensare che gli effetti dell'archiviazione non possano essere attenuati. I fatti ai quali mi sono riferito risalgono a vecchia data e sono destinati a prescriversi se non in primo grado, in secondo grado.
PRESIDENTE. Sempre cercando di rimanere nel campo del penale vorrei sapere se nel corso delle indagini vi sia capitato di trovarvi di fronte a ipotesi di reato come truffa o falsa certificazione (penso ad analisi chimiche svolte da laboratori compiacenti sul materiale). Inoltre, mentre lei parlava, a me e al collega Lubranod Di Ricco venive in mente il fatto che l'inquinamento della falda acquifera configura un reato penale...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Quando avremo i risultati delle analisi, potremo anche pensare a configurare un reato di cui all'articolo 416...
GIOVANNI LUBRANO DI RICCO. O avvelenamento delle acque...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. O quanto meno avvelenamento delle acque, indipendentemente dall'articolo 416.
PRESIDENTE. Al di là dell'articolo 416, da quello che lei diceva si poteva pensare che la falda acquifera fosse stata avvelenata da questi inquinanti...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Per procedere in tal senso dovremmo essere certi dell'avvelenamento. Mentre dal punto di vista dell'osservazione scientifica è facile presumere che l'avvelenamento si sia verificato, per introdurre un elemento di prova nel procedimento penale dovremo avere una certificazione tranquilla... Lei chiedeva questo? Pensavo che lei si riferisse a certificazioni false che abbiano attestato la non tossicità dei materiali...
PRESIDENTE. Esattamente.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Ne abbiamo tante, proprio in riferimento al procedimento di Castelliri, nel quale abbiamo sei imputati di cui il primo, il capo banda, è un certo Notarantonio Felice. A leggere quello che gli si imputa viene subito in mente che un individuo simile dovrebbe già languire da tempo nelle patrie galere, cosa impossibile per la natura contravvenzionale dei reati. Questo signore, assieme ad altri due, Mastroianni Sergio e Quadrini Franco, ha creato una serie di società dedite a questa...
PRESIDENTE. Sempre se ciò non viola il segreto istruttorio, vorrei sapere una cosa a proposito di queste società. Ho il sospetto che vi siano società in comune tra le indagini che svolge la procura di Cassino e le indagini che svolge...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Forse la Consortium...
PRESIDENTE. Ad esempio, nome fatidico!
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Parlai infatti una volta al telefono con un collega in merito alla Consortium. Non so se il sostituto procuratore Amodio vuole aggiungere qualcosa in merito; il problema è comunque che la Consortium di Notarantonio ha fatto negli anni passati il bello e cattivo tempo in quel di Castelliri, Isola Liri ed anche Arpino. In quest'ultimo sito con un interramento che forse è il più grave di tutti perché è avvenuto al di sotto di un'enorme gettata di cemento, sulla quale è stato costruito un parcheggio. Il fatto di aver costruito un parcheggio fa pensare che sotto vi sia qualcosa di molto più tossico e nocivo di quanto non sia emerso in seguito a scavi effettuabili più facilmente.
ALBERTO AMODIO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Frosinone. Prima di riferire sulla Consortium, vorrei rappresentare la situazione di allarme del circondario di Frosinone che è certamente meno preoccupante rispetto al circondario di Cassino. Dico questo perché dalla rilettura
degli atti che hanno interessato la pretura circondariale di Frosinone emerge un dato abbastanza significativo a mio modo di vedere, cioè che nel campo del trattamento dei rifiuti, specificatamente per la gestione dei rifiuti propri, registriamo nove casi di rilevanza penale a fronte delle 8.500 notizie di reato pervenute alla procura della Repubblica. Dunque, nove casi attinenti a comportamenti illeciti per attività di gestione dei rifiuti propri.
PRESIDENTE. La Commissione è attenta alle notizie pubblicate dagli organi di stampa, ma abbiamo un calendario dei sopralluoghi da svolgere nel Lazio tant'è che in provincia di Frosinone abbiamo visitato innanzitutto l'impianto di Colfelice. Motivi di carattere diverso - che non
voglio ripetere perché siamo in audizione pubblica - ci hanno consigliato di allertare la prefettura di Frosinone su una serie di fenomeni collegati al progetto dell'alta velocità, non solo per quanto riguarda lo smaltimento illegale dei rifiuti utilizzando gli scavi effettuati per il rilevato ferroviario. Dottor Amodio, sono tanti 5.000 litri di olio per i trasformatori dell'alta velocità - ho anche il sospetto che abbiano a che fare con il PCB -; per i rifiuti pericolosi ci deve essere la massima attenzione, al di là del quesito posto alla Corte costituzionale. Chiederemo ai magistrati ed alle forze dell'ordine di concentrare il lavoro sullo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi, sforzandosi di comprenderne le conseguenze in termini di avvelenamento delle acque e catastrofe ecologica. A volte si spara con un cannone, ma non è la mosca il bersaglio da colpire, è sempre qualcosa di più grave. L'esiguo numero di denunce può liberare la coscienza, ma nelle vicinanze di Cassino...
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Non sono state presentate denunce.
ALBERTO AMODIO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Frosinone. Scusi, signor presidente, vorrei rilevare come gli organi di polizia, soprattutto i carabinieri perché la polizia di Stato ha avviato solo negli ultimi tempi il controllo sul territorio, svolgano una vigilanza costante. Dato che vivo in quelle zone, spero con tutto il cuore che fenomeni del genere non siano stati registrati a prescindere dalla loro scoperta.
PRESIDENTE. È un augurio che condividiamo anche se è molto ottimista. Premesso che il Lazio, come tante altre regioni, non ha l'agenzia regionale per la protezione ambientale, in assenza di controlli è facile per gli imprenditori che non hanno una deontologia sperimentata (utilizziamo questo eufemismo) comportarsi in modo illecito.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. La ditta Videocolor è più a nord, a Colleferro se non sbaglio.
PRESIDENTE. Era soltanto un esempio.
GIOVANNI LUBRANO DI RICCO. Poiché il decreto del Presidente della Repubblica n. 900 viene tuttora applicato, vorrei capire come si concilia con il cosiddetto decreto Ronchi.
CESIDIO CASINELLI. Lei, signor procuratore, non ha parlato di Arpino dove sono in corso indagini e campionamenti sulla discarica di proprietà di Notar Antonio.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Sì.
CESIDIO CASINELLI. Stava anche accennando alla struttura della Consortium che pare abbia interessi in tutti e due i mandamenti.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Sì, ha interessi; è una società costituita - ne siamo certi - per favorire la gestione dell'attività di smaltimento illecito dei rifiuti oltreché per produrre la documentazione cartacea atta a dimostrare la non tossicità dei rifiuti e l'osservanza delle condizioni di stoccaggio e smaltimento, anche e soprattutto mediante rilascio di certificazione attestante l'adeguatezza dei relativi siti. Per tale attività di supporto, ripeto, abbiamo elementi per ritenere che sia stata creata appositamente la società Consortium.
PRESIDENTE. Al collega Casinelli dico che sono in corso indagini da parte della polizia di Stato, del Corpo forestale e dall'Istituto nazionale di geofisica, rappresentato dal dottor Marchetti consulente della nostra Commissione, nell'area di Arpino e di Isola del Liri per il possibile smaltimento illegale di rifiuti pericolosi.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Ritengo fondatamente che ad Arpino sia stata occultata la maggiore quantità di rifiuti nocivi grazie alla costruzione di una vasta piattaforma adibita a parcheggio. Con riferimento a questo interramento specifico, abbiamo la testimonianza di una persona - di cui non faccio il nome - che seguì suo malgrado...
PRESIDENTE. Mi scusi, il parcheggio è di proprietà privata o pubblica?
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. In base ai miei ricordi è un parcheggio adibito alla sosta degli autocarri utilizzati per l'attività lecita dello stabilimento.
PRESIDENTE. Risulterà esattamente dalla documentazione che lascerete.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Premetto che farò tesoro della sua osservazione, signor presidente, di compulsare i sindaci nel più breve tempo possibile. Bonificando il terreno, ci si può trovare di fronte a scavi facili, meno facili, più o meno costosi. La ricerca e il reperimento dei rifiuti che si assume essere stati depositati e interrati sotto questa vasta piattaforma di cemento, è un problema particolare. Non si avrà la certezza dell'interramento finché il cemento non sarà stato - in fase di indagini preliminari di carattere penale o in fase di bonifica da parte del comune - divelto e asportato, fino a quel momento non saremo in grado di dire se sotto vi è quello che temiamo. Mi pongo il problema della eventuale negatività della ricerca, dello scavo e del costo sopportato che non sarebbe addebitabile ad alcuna persona imputata.
PRESIDENTE. La Commissione corre il rischio di diventare il promotore del progetto LARA del CNR che permette un'indagine dall'alto sul contenuto del sottosuolo, attraverso una sofisticata strumentazione a bordo di una piattaforma aerea.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Ho alleratato per iscritto, dopo averlo fatto oralmente, i comandanti delle stazioni dei carabinieri, le brigate della finanza ed i commissariati della polizia di Stato aventi giurisdizione sui territori interessati dai lavori della TAV affinché vigilino assiduamente e frequentemente, soprattutto nelle ore notturne, per evitare il pericolo che le enormi quantità di terreno movimentate siano utilizzate per ricoprire interramenti.
PRESIDENTE. Il decreto n. 915 resta come insieme di norme di riferimento, perché non è stato abrogato. Forse c'è un problema di compatibilità.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Lei mi chiede se esista la possibilità di contestazione anche del decreto legislativo n. 22?
PRESIDENTE. Poiché sono copresenti il decreto del Presidente della Repubblica
n. 915 del 1982 e il decreto legislativo n. 22 del 1997, credo che esistano dei margini di discrezionalità da parte della magistratura su quale norma scegliere.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. No, perché si deve sempre applicare la pena meno grave, secondo la regola del codice penale. Si applica cioè la previsione vigente nel momento in cui è stato commesso il fatto, tranne che non sia più grave di quella successivamente stabilita.
GIOVANNI IULIANO. Vorrei chiedere al dottor Izzo e al dottor Amodio se abbiano notizie di ritrovamenti di depositi di rifiuti speciali o pericolosi mascherati da allevamenti di lombrichi nel loro territorio. Vorrei anche chiedere se siano state individuate e deferite all'autorità giudiziaria per illecito traffico di rifiuti persone coinvolte in affari inerenti ad attività estrattive.
GIOVANNI FRANCESCO IZZO, Procuratore della Repubblica di Cassino. Non mi risulta che nel circondario di Cassino ci siano questioni relative alle cave - so, per esperienza diretta, che questo problema esiste nel territorio della provincia di Caserta - né che siano stati individuati falsi allevamenti di lombrichi.
ALBERTO AMODIO, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Frosinone. Neppure a Frosinone.
PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per il contributo offerto ai lavori della Commissione.
Abbiamo ritenuto di ascoltarvi nell'ambito di un'unica audizione perché, senza alcuna presunzione e solo sulla base delle informazioni che abbiamo, ma considerate anche le difficoltà che le procure incontrano agendo su territori diversi e non essendo di solito collegate tra loro, abbiamo la netta sensazione che per una parte delle inchieste da voi condotte si configuri una sorta di intersezione e risulta molto utile che ciò in qualche emerga da questa audizione, fornendo così eventuali collegamenti per le indagini.
Come ho annunciato in precedenza, la pubblicità della seduta è assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso, ma - ove lo riteneste opportuno, potrete chiedere in qualunque momento che alcune parti siano sottoposte a regime di riservatezza. In questo senso vi pregherei di esporre il più possibile in termini per i quali possa essere garantita la pubblicità, riservando allo stretto indispensabile le parti da sottoporre a riservatezza.
Qualche mese fa la Commissione è stata a Frosinone e allora la situazione dei rifiuti e delle attività illecite, se non sembrava tranquilla, era ritenuta almeno sotto controllo. Visitammo solamente le campagne di Pontecorvo dove erano stati
Per quanto riguarda la situazione di Arpino, ad esempio, a metà degli anni ottanta ero presidente dell'unità sanitaria locale di Sora e ricordo che ad Arpino vi fu una mobilitazione popolare in relazione a scarichi di rifiuti ritenuti tossici: fu sequestrata una discarica, furono fatte delle analisi e poi dei processi. Ora ho l'impressione, almeno per quanto riguarda Arpino, che si torni a parlare di quei fusti che erano e sono rimasti interrati lì. Non so di chi sia la colpa se, fatte le analisi ed i processi, quei bidoni non sono stati rimossi, ma soprattutto non so se continuiamo a parlare degli stessi fusti sequestrati, analizzati e ritengo poi dissequestrati 10 o 12 anni fa, oppure se l'attività è continuata anche in questi ultimi tempi. La gente del luogo dice che la discarica è chiusa e che non vi sono stati più nuovi apporti.
Il discorso si pone anche per altre discariche scoperte: si riferiscono ad attività che risalgono ad anni in dietro, scollegate le une dalle altre, oppure siamo di fronte ad una recrudescenza di attività di interramento collegata a fenomeni di più vasta scala?
Questo il problema che desideravo porre preliminarmente alla Commissione e ai due magistrati.
Non credo sia ottimistico pensare che in corrispondenza a quelle sollecitazioni motivate della Commissione si sia alzato il livello di attenzione su tali tematiche, che richiedono anche una certa specializzazione da parte dei corpi addetti al contrasto. Quale sia comunque la situazione a questo riguardo vorremmo saperlo ora dai nostri interlocutori.
Per rispondere al quesito se si tratti di recrudescenza o di scoperta di interramenti e smaltimenti antichi o comunque vecchi, risalenti a qualche anno fa, posso dar conto dei procedimenti attualmente instaurati presso la Procura di Cassino. Se la Commissione lo ritiene, posso darne informazione anche nei dettagli, nei limiti ovviamente del possibile.
L'allarme che si è creato - che io condivido e che anzi amplifico - è dovuto proprio alla scoperta preoccupante di discariche di rifiuti nocivi e spesso tossici di natura industriale che, a detta di alcuni testimoni e secondo elementi anche di deduzione abbastanza fondati e logici, debbono farsi risalire anche a dieci anni fa.
L'allarme appare fondato innanzitutto perché è lecito presumere che se sono rimasti finora impuniti e rischiano di rimanere tali dal punto di vista penale - ne parleremo di qui a un momento - interramenti effettuati dieci anni fa, è facile temere che dal 1984 al 1996 ne siano stati fatti altri. Sono il primo ad augurarmi che ciò non risponda a verità, ma il timore è ben fondato.
In ogni caso, se per un accidente fortunato le scoperte avvenute negli ultimi mesi risultassero gli unici occultamenti ed interramenti di rifiuti solidi nocivi e tossici, il segnale sarebbe ugualmente allarmante perché, come la Commissione potrà con calma desumere dagli atti dei tre procedimenti, si tratta di materiale tossico abbastanza importante. Questo occultamento inoltre è preoccupante sia per l'elevato volume sia per la profondità cui i rifiuti sono stati interrati, il che fa temere che qualche residuo non sia stato ancora individuato e portato alla luce negli scavi effettuati nella fase delle indagini preliminari nell'ambito dei procedimenti penali in atto.
In estrema sintesi, abbiamo innanzitutto un procedimento - il primo in ordine cronologico; il secondo è presso la procura di Cassino - instaurato in seguito ad indagini del corpo forestale dello Stato di Vigevano, che era sulle tracce di un'attività illecita criminale di questo genere avente ad oggetto una società di Bergamo; troverete infatti, negli imputati di questo procedimento, alcune persone residenti nelle province di Como e di Bergamo; si tratta di un'ex cartiera, denominata con l'acrostico SIGICAR, che avendo cessato la propria attività si era data ad altra attività consistente nel ricevimento ed occultamento o interramento di rifiuti tossici. Nella specie è stato accertato che si trattava di solventi esausti clorurati. Questo materiale veniva ed è attualmente depositato in alcuni silos e cisterne che, sia per il tempo trascorso sia per l'alta corrosività dei materiali, e forse anche per la non completa adeguatezza del materiale con cui sono costruiti, danno all'osservazione visiva segnali di cedimento, con le conseguenze che tutti possono comprendere. Dai campioni raccolti è risultato che si tratta di rifiuti tossici e nocivi per i parametri AS: addirittura arsenico, cadmio, HG mercurio, eccetera, quindi con deduzioni ben facili in riferimento sia all'indole delinquenziale delle persone che si sono prestate a questa attività sia all'urgenza di intervenire per la cosiddetta bonifica.
I tre procedimenti riguardano Isoletta d'Arce, Castelliri e Pontecorvo. Nel leggere gli atti non mi sono posto il problema di un giudizio circa la maggiore gravità di un procedimento rispetto all'altro, ma è veramente difficile dire quale dei tre casi sia il più grave. Sono tutti e tre gravissimi, sia per la facilità con cui sono stati fatti questi interramenti (ne sia prova il fatto che solo dopo dieci anni si è riusciti, per circostanze spesso fortuite, ad averne sentore), sia per la nocività dei materiali stoccati o interrati.
Il procedimento di Isoletta d'Arce riguarda, dicevo, materiali stoccati in silos e cisterne che danno già segni di usura. Per questo procedimento è stato già disposto il rinvio a giudizio ed in data di ieri ho scritto al ministro dell'ambiente e all'assessore all'ambiente della provincia di Frosinone chiedendo cosa intendano fare per la bonifica e la rimozione quanto più sollecite possibili del materiale.
Mi viene in mente questa argomentazione per quello che mi è stato riferito dal sostituto che si è occupato direttamente del processo; i carabinieri del NOE, a seguito della richiesta a loro rivolta di assistere la ditta appaltatrice privata che avrebbe dovuto scavare per individuare e portare alla luce i fusti, avrebbero chiesto il perché di quel lavoro, che sarebbe stato sicuramente inutile considerata la data dell'interramento (che era già nota) e quindi il pericolo più che concreto di prescrizione. Io e il sostituto abbiamo risposto - è un'osservazione che vale in generale - che non bisogna assolutamente demordere, pur considerato il pericolo della prescrizione breve (eventualità che, nel caso di specie, è una certezza), perché c'è sempre la possibilità di esperire l'azione civile proprio da parte delle amministrazioni comunali che, come il presidente ha osservato, sono le prime tenute alla bonifica del territorio.
Per esempio, nel caso del procedimento che riguarda la discarica di Ponte Corvo è ormai certo che i rifiuti tossico-nocivi (nella specie, solventi) provenivano dal vicino stabilimento della FIAT ubicato a Piè di Monte San Germano, a 5-6 chilometri dal luogo in cui sono stati trovati i fusti contenenti materiale di colore, di odore e di aspetto assolutamente allarmanti. Abbiamo anche qualche teste che ricorda - mi pare si tratti del proprietario del terreno, all'inizio complice, rinviato a giudizio ed a quanto pare desideroso di acquistare qualche benemerenza - di aver visto arrivare i camion accompagnati da commessi dello stabilimento FIAT in divisa. Questa circostanza non solo ci fornisce la prova specifica dal punto di vista testimoniale che i fusti partivano dalla FIAT, ma ci dà anche la possibilità di prefigurare la situazione che potrà verificarsi una volta che sia stata dichiarata l'archiviazione per prescrizione dei reati. Faremo cioè (molto probabilmente noi o eventualmente la Corte d'appello in secondo grado) un provvedimento di archiviazione in cui preciseremo, considerati una serie di fatti, che non possiamo che essere certi che la provenienza dei rifiuti era lo stabilimento della FIAT, indicando quindi la corresponsabilità di quest'ultima. Manderemo copia di questa archiviazione al sindaco del comune in cui insiste la FIAT e lo inviteremo a costituirsi parte civile e ad esperire l'azione di risarcimento danni, visto che si tratta di un danno enorme cagionato alla collettività del suo comune. Questo per quanto riguarda l'attenuazione degli effetti negativi della prescrizione breve.
Per il trattamento dei rifiuti prodotti da terzi sono interessate due discariche comunali e sette private, tra cui sei per i rifiuti speciali, ossia la demolizione degli automezzi, e una per i rifiuti pericolosi: mi riferisco alla sottostazione ferroviaria di Ceprano dove è stato trovato interrato un contenitore da 5.000 litri di olio utilizzato per i trasformatori dell'alta velocità.
Con riferimento alla Consortium - un fascicolo all'esame del collega Musolino - vorrei tranquillizzare le coscienze perché siamo in presenza di un impianto di trattamento gestito in assenza di autorizzazione. Non vi sono rifiuti interrati e quelli pericolosi trattati non presentano quell'allarme che può caratterizzare l'arsenico o altri materiali di cui poco si conoscono gli effetti.
Ricordo la visita svolta dalla Commissione a Frosinone ed il caso che l'ha motivata. Certo, va indubbiamente prestata la massima attenzione al controllo di questi fenomeni, tenendo conto della possibilità criminogena dello stesso e della capacità di approfittare della carenza legislativa per affari illeciti da parte della criminalità organizzata, ma il motivo che ha indotto la Commissione ad effettuare la visita era un falso allarme. Si trattava di una denuncia, ripresa dagli organi di stampa, relativa alla Italstrade Spa che è interessata alla realizzazione di strutture per l'alta velocità; secondo le notizie di stampa la società interrava rifiuti pericolosi di provenienza estera, tanto che erano stati segnalati automezzi con targhe inglesi. Nulla è stato trovato di interrato, posso dirlo con tranquillità e soddisfazione - mi auguro anzi che la tendenza criminale presenti un andamento discendente, non ascendente -; il tutto si basava sua una segnalazione anonima pervenuta al vicesindaco del comune di Patrica.
Per quanto riguarda i fenomeni rilevanti presenti sul territorio del circondario, posso dire che siamo di fronte a situazioni che non attengono tanto al trattamento dei rifiuti quanto all'aspetto ambientale: più esattamente il problema della TAV e quello del trattamento dei materiali provenienti da Colfelice che trovano collocazione definitiva nella discarica di Anagni. Sostanzialmente tre tipi di problemi a prescindere dalle fattispecie che hanno poca rilevanza in senso relativo.
La Consortium è sottoposta ancora ad indagini, le cui conclusioni non conosciamo; l'altro caso riguardante il trattamento di rifiuti prodotti da terzi - un certo Rizzi - probabilmente è da collegare a fenomeni di più ampia portata. Il Rizzi gestiva un impianto di trattamento di rifiuti con autorizzazioni prorogate, in base all'articolo 12 della vecchia legge, per quattordici o quindici volte senza lo svolgimento di alcun controllo sull'effettivo trattamento dei rifiuti. Ciò per il semplice fatto che all'epoca, ossia un anno e mezzo fa, in provincia di Frosinone si era dovuto affrontare la questione, ben più rilevante, dello smaltimento dei rifiuti urbani.
Posso garantire che sul fenomeno viene esercitata la massima attenzione; la vigilanza è costante tanto che sono state presentate circa 200 denunce concernenti fatti depenalizzati, ossia la mancanza di annotazione dei registri, la mancata comunicazione e via dicendo. Se la Corte costituzionale dovesse accogliere l'eccezione sollevata per i rifiuti pericolosi, probabilmente il fenomeno dovrebbe essere ricontrollato. Ho terminato.
Vorrei sapere dal procuratore di Cassino se, oltre alla FIAT, ha avuto notizie di altre industrie che producono o si servono di materiali inquinanti - per capirci, cito il nome della Videocolor - collocate lungo il tratto autostradale Roma-Frosinone .
Segnaleremo la possibilità che questo sistema o altri dello stesso genere siano oggetto di convenzione tra gli assessorati all'ambiente delle regioni, l'ENEA che dispone di un dipartimento ad hoc e il CNR, proprietario del sistema LARA, per ottenere il monitoraggio del sottosuolo. Il suo costo ammonta a pochi miliardi e potrebbe essere utilizzato dai magistrati e dalle autorità amministrative.
Per rispondere al senatore Lubrano, dirò che la normativa applicata è la n. 915 trattandosi di fatti di vecchia data. Mi rendo conto che il decreto legislativo n. 22 del 1997 ha comportato una modifica, ma non so se si ponga un problema di compatibilità. Ovviamente, queste persone dovranno essere giudicate in base alla normativa vigente all'epoca; sarà il pretore a stabilire quale.

