PROGETTO DI LEGGE - N. 5363




        Onorevoli Colleghi! - Ennio Flaiano, nel Diario notturno, affermava che gli italiani sono un popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati (...) e, aggiungiamo noi, dopo la recente febbre del Superenalotto, di giocatori. Quest'anno è previsto, infatti, un volume di giocate di 24 mila miliardi di lire, pari al 163 per cento della manovra finanziaria del 1999. Grazie all'impressionante numero di combinazioni possibili, pari a 622 milioni, e al Jackpot, il Superenalotto è diventato il fenomeno nazionale. Milioni di italiani, si calcola i due terzi, giocano, sperano, sognano come mai prima: fanno di tutto per poter giocare il Superenalotto. E non è che l'inizio. Uno studio del Corpo della guardia di finanza attesta che il giro clandestino del gioco attiva ogni anno almeno 20 mila miliardi di lire, mentre gli esperti assicurano che le potenzialità di crescita del mercato italiano, soprattutto quelle relative alle scommesse sportive, siano addirittura superiori.
        Questo stato di ebbrezza collettiva preoccupa non solo i sociologi, gli psicologi e l'economia familiare, ma paradossalmente anche la SNAI (agenzie ippiche), la SISAL della famiglia Molo, la Lottomatica controllata da capitale pubblico, il CONI e i Monopoli perché, se da una parte tali soggetti assistono più o meno compiaciuti alla "moltiplicazione dei pani e dei pesci", che si traduce in impetuosa crescita di fatturato e di utili, dall'altra si guardano in cagnesco e si fanno la guerra a colpi di carte bollate, timorosi di perdere posizioni in un momento davvero cruciale. Ma soprattutto guardano con ansia al di là dei confini, alla Gran Bretagna soprattutto, patria delle scommesse. Infatti, da Londra, le grandi "companies" del gioco mondiale scrutano interessate la guerra di logoramento italiana. Giganti quali la Ladbrooke, come afferma in una recente inchiesta il settimanale Panorama, la William Hill, la Planet, la Let's bet, la Globet o la Eurobet aspettano fiduciose il loro turno e l'apertura del mercato. Quattro mesi fa un decreto del Ministro delle finanze ha introdotto le prime timide aperture alle scommesse sportive; il 1999 dovrebbe essere l'anno della svolta.
        Qui non viene messo in dubbio il diritto del gioco legale, né tantomeno delle vincite astronomiche o addirittura del ruolo dello Stato. Con la presente proposta di legge si prevede di destinare, per le vincite di oltre un miliardo di lire, il 5 per cento di tale somma alla realizzazione di opere di bonifica del territorio nonché alla ricerca ed alla sperimentazione scientifica.
        L'esigua entità decurtata da vincite superiori al miliardo di lire di sicuro non avrà riflessi sulla dinamica delle giocate e sul numero di giocatori; se poi consideriamo che un numero molto elevato di giocatori dichiara di voler destinare una parte della vincita in opere di beneficienza altro non facciamo che ottemperare alla loro manifesta volontà.




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